Una cappellata di proporzioni epiche

Improvvido ritiro dell’iniziativa “Si alla protezione della sfera privata”

 

Nuovo voltafaccia della partitocrazia che, sulla difesa del segreto bancario dei cittadini svizzeri, ha calato le braghe. E’ infatti stata ritirata l’iniziativa “Sì alla protezione della sfera privata”. L’iniziativa prevedeva l’inserimento del segreto bancario dei residenti nella Costituzione federale. Il motivo della poco onorevole retromarcia è noto. L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf (rottamatrice della piazza finanziaria svizzera ed in particolare ticinese; colei che ha causato la perdita di oltre 2700 posti di lavoro solo nelle banche di questo sfigatissimo Cantone, ma che alla Pravda di Comano veniva osannata come una dea) aveva pronto il progetto per cancellare anche il segreto bancario degli svizzeri. Per contrastare l’insano proposito dell’ex consigliera federale non eletta, era nata l’iniziativa “Per la protezione della sfera privata”. Da notare che i promotori sono esponenti degli stessi partiti borghesi che, quando la Lega lanciò l’iniziativa per inserire il segreto bancario (in generale) nella Costituzione, non l’appoggiarono dicendo che non era necessaria: il segreto bancario era già sufficientemente tutelato. Si è scoperto ben presto quanto lo fosse…

Adesso vediamo che il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Iniziativa inutile?

Tanto per una volta, la maggioranza del Consiglio federale non ha dato spago all’ex ministra del 5%. Sicché ha deciso di congelare il progetto di smantellamento del segreto bancario degli svizzeri. In tempi più recenti, ha annunciato di averlo cestinato definitivamente. Sicché – tesi del Consiglio federale – l’iniziativa per la protezione della sfera privata sarebbe diventata “inutile”. Da qui la pressante richiesta ai promotori di ritirarla. E loro, nei giorni scorsi, hanno deciso di ubbidire.

Cappellata epica

Tutto normale dunque? Per niente. Il ritiro dell’iniziativa costituisce una cappellata di proporzioni epiche. Il segreto bancario degli svizzeri, malgrado le promesse (farlocche) del Consiglio federale, non è affatto al sicuro. Lo è solo temporaneamente. Un domani – magari nemmeno tanto lontano – il governicchio federale potrebbe benissimo decidere di riesumare il progetto di Widmer Puffo. In effetti, perché i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno tanto insistito perché i promotori ritirassero l’iniziativa Per la sfera privata? Se davvero fosse “diventata inutile”, una sua eventuale approvazione in votazione popolare non avrebbe dato fastidio a nessuno. E allora, perché scaldarsi?

Il giochetto

Perché, evidentemente, l’inghippo c’è. Il Consiglio federale ha infatti dichiarato che l’eventuale inserimento del segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione federale avrebbe potuto provocare problemi con l’UE. Eccoci al dunque! Evidentemente, a Berna si aspetta che gli eurofalliti, nella loro brama di comandare in casa nostra, partano all’attacco del segreto bancario degli svizzeri: sicché i loro camerieri  a Palazzo federale hanno già preparato il terreno per la calata di braghe.

Ecco perché l’iniziativa andava mantenuta. Tanto più che sarebbe passata come una lettera alla Posta. Tutti i sondaggi hanno sempre dato una nettissima maggioranza degli svizzeri come favorevoli al mantenimento del segreto bancario in generale (compreso quello dei clienti esteri delle banche elvetiche); a maggior ragione, dunque, del loro. Per i promotori presentarsi alle urne con l’iniziativa “Per la tutela della sfera privata” sarebbe stato il classico esempio di “vincere facile”. Perché allora ritirarla? Perché il comitato proponente pullula di esponenti PLR e PPD. Quindi della partitocrazia asservita all’UE.

Occasione buttata

Morale: i cittadini – a partire dai quasi 120mila firmatari dell’iniziativa Per la sfera privata – vengono nuovamente presi per i fondelli.

C’era un’occasione d’oro per blindare il segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione federale. Questa occasione è stata gettata nel water; e con piena cognizione di causa.  Di modo che la privacy finanziaria rimane in pericolo. Perché alle promesse da marinaio del Consiglio federale non ci crede più nessuno: verranno spazzate via (more solito) al primo “cip” in arrivo da Bruxelles.

Lorenzo Quadri

 

 

Segreto bancario nella Costituzione: si voti!

Un errore ritirare l’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”

 

Il progetto di smantellamento partorito dall’ex ministra del 5% Widmer Puffo è finito nel cestino. Ma questo non vuol dire che un domani non potrà essere riesumato. Magari su pressione degli eurobalivi! La piazza finanziaria svizzera è ancora sotto attacco

Anche il Consiglio degli Stati, dopo il Nazionale, ha approvato (tacitamente) la mozione che chiede l’affossamento del progetto di riforma del diritto penale fiscale dell’ex ministra del 5%. La quale, come noto, voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Questo dopo aver cancellato senza alcuna contropartita il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria elvetica, cedendo su tutta la linea alle pressioni dell’UE. Naturalmente sappiamo che gli stessi paesi che additavano la Svizzera, i propri paradisi fiscali se li sono tenuti ben stretti.

Le conseguenze delle politiche dell’ex ministra de 5% – politiche appoggiate dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ – sono tristemente note: il Ticino in 15 anni ha perso oltre 2700 posti di lavoro  sulla piazza finanziaria.

Va da sé che i kompagni, su questa vera e propria ecatombe occupazionale, mai hanno fatto un cip. Da quelle parti, infatti, si strilla solo per gli impeghi che interessano a loro. Perché per la  $inistra ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

Non siamo al sicuro

Adesso che il Consiglio federale ha cestinato il progetto dell’ex ministra del 5% di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri; questo significa che l’iniziativa popolare “Per la sfera privata”, che chiedeva di  invece inserire il segreto bancario dei residenti   nella Costituzione, può essere ritirata? No di certo!

Chiaro: il Consiglio federale ed  i camerieri dell’UE sperano nel ritiro; ma sarebbe assai sciocco cadere nel tranello. Il segreto bancario degli svizzeri, infatti, non è al sicuro. Il fatto che il Consiglio federale abbia abbandonato il progetto della catastrofica Widmer Schlumpf di per sé non garantisce nulla. Perché è chiaro che alla prima occasione – ovvero: alla prima pressione di balivi di Bruxelles – esso verrà riesumato. E, naturalmente, verrà poi venduto al popolazzo come “ineluttabile”. Allo stesso modo in cui è stata spacciata per inevitabile la devastante libera circolazione delle persone.

Ecco perché il Consiglio federale e la partitocrazia insistono per il ritiro dell’iniziativa “Per la sfera privata”. Via l’iniziativa, avrebbero mano libera per far saltare il segreto bancario anche agli svizzerotti, non appena i padroni di Bruxelles lo pretenderanno!

Ricordiamoci che gli eurobalivi ci hanno inseriti nella lista grigia dei paradisi fiscali. E questo malgrado i sette scienziati abbiano dichiarato la loro intenzione di regalare 1.3 miliardi all’UE senza uno straccio di contropartita. (E senza alcun motivo plausibile, dal momento che l’economia dei paesi beneficiari non giustifica comunque simili interventi).

Insistenza sospetta

L’inserimento della Svizzera nella lista grigia dimostra che gli attacchi alla nostra piazza finanziaria non sono affatto finiti. Inserire nella Costituzione il segreto bancario degli svizzeri rimane pertanto una necessità. Indipendentemente dalla cancellazione del progetto Widmer –Schlumpf. Poiché tale cancellazione non fornisce alcuna certezza.

L’insistenza con cui il CF preme per il ritiro dell’iniziativa popolare “Per la protezione della sfera privata” è eloquente. Ma compiere questo passo sarebbe un atto tafazziano. Non solo le firme sono state raccolte, ma l’iniziativa ha delle elevate chance di riuscita. Secondo l’ultimo sondaggio, il 60 – 65% degli svizzeri sarebbe favorevole al segreto bancario ancorato nella Costituzione. Rinunciare a “portarlo a casa” ritirando l’iniziativa sarebbe dunque:

  • Un gesto autolesionista;
  • Un tradimento nei confronti di chi l’iniziativa l’ha firmata;
  • Una manifesta rinuncia a difendere la nostra piazza finanziaria ciò che equivale ad un invito agli eurobalivi a tornare all’attacco.

Per cui, che sul segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione decida il popolo!

Lorenzo Quadri

 

Il Consiglio federale pronto all’ennesima calata di braghe

Ritirare l’iniziativa a sostegno del segreto bancario degli svizzeri? Col piffero!

 

L’abbandono del progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, che bramava di rottamare il segreto bancario anche per gli svizzeri, è uno specchietto per le allodole: il CF spera di indurre al ritiro dell’iniziativa “Sì alla sfera privata” così da essere libero, in futuro, di ubbidire servilmente al fin troppo prevedibile Diktat di Bruxelles contro la nostra privacy  finanziaria

Incredibile ma vero, ogni tanto (raramente) anche il Consiglio federale prende qualche decisione azzeccata. Nel concreto, quella di affossare il progetto dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, la quale bramava di abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. L’ennesimo tentativo di sfasciare del tutto la privacy bancaria anche a danno dei residenti e senza che nessuno lo chiedesse, è stato fatto nel 2013. Colmo dell’ipocrisia: solo poche settimane prima, l’ex ministra aveva dichiarato che “il segreto bancario dei residenti non è in discussione”. Il Consiglio federale aveva a maggioranza congelato il progetto. Adesso ha deciso di abbandonarlo del tutto. Almeno fino a lì ci sono arrivati. Sarebbe però interessante sapere il danno sia economico che occupazionale provocato dall’ex ministra del 5% alla piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare.

Widmer Schlumpf ha calato integralmente le braghe davanti ad ogni pretesa degli eurofalliti e di Stati esteri intenzionati a smantellare, a proprio vantaggio, la piazza finanziaria svizzera. Naturalmente senza ottenere nulla in cambio. Altri paesi invece si sono tenuti ben stretti i propri paradisi fiscali. Ed oggi ci spernacchiano.

Iper-regolamentazione fantozziana

Ma la svendita senza contropartita dei nostri “vantaggi competitivi” è solo l’inizio. Widmer Schlumpf era infatti una marionetta della $inistra (che assieme al PPD l’ha  portata in Consiglio federale, non certo per le sue capacità ma unicamente per estromettere l’odiato Blocher). Di conseguenza, ha seguito in toto la foga tipicamente ro$$a di criminalizzare non solo le banche in quanto tali (che i kompagni considerano più o meno al livello di associazioni a delinquere) ma anche i cittadini che hanno risparmiato qualcosa nel corso della vita invece di scialacquare tutto e poi farsi mantenere dallo Stato. Il che ha prodotto una iper-regolamentazione fantozziana del settore bancario elvetico. Naturalmente, ciò è avvenuto con il supporto della partitocrazia PLR-PPD-P$ alle Camere federali che, imbesuita dal politikamente korretto, vota qualsiasi ciofeca che vada in tal senso. Il risultato lo vediamo. La piazza finanziaria svizzera non è più attrattiva. Anche UBS, come ha detto il CEO Sergio Ermotti (dando prova di una notevole faccia di tolla, visti i precedenti dell’istituto da lui diretto; ma questo è un altro discorso) potrebbe spostare all’estero la propria sede centrale. E questo a causa – appunto – della pletora di leggi politikamente korrette che paralizza gli operatori sulla piazza finanziaria rossocrociata.

Naturalmente questo sfacelo comporta licenziamenti e perdita di posti di lavoro. Ma i $indakati ro$$i si mobilitano al massimo per i dipendenti italiani della Navigazione di Locarno. Non certo per gli impiegati di banca ticinesi.  Sulla loro associazione professionale, l’ASIB, ed in particolare sulla sua sezione cantonticinese, stendiamo un velo pietoso che è meglio.

Non cadiamo nella trappola

Il Consiglio federale ha deciso, giustamente, di rottamare il progetto di  Widmer Schlumpf che voleva abolire il segreto bancario anche per gli svizzeri. Ma perché è stata presa questa decisione? Noi agli improvvisi rinsavimenti non crediamo. E allora occorre vedere i retroscena. La decisione del CF è una reazione all’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”, iniziativa lanciata proprio per contrastare gli scellerati disegni dell’ex ministra del 5% contro la privacy bancaria degli svizzeri. Poiché non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che questa iniziativa – appoggiata anche dalla Lega – ha buone chance di venire accettata in votazione popolare, i camerieri dell’UE sono corsi ai ripari: togliamo di mezzo l’effetto scatenante, ossia il progetto di Widmer Schlumpf, per ottenere il ritiro dell’iniziativa. Così facciamo pari e patta. Tüt a posct? Per nulla. Se il Consiglio federale, come vuole far credere, non intende abolire il segreto bancario degli svizzeri, perché l’iniziativa “Sì alla sfera privata” dovrebbe dargli fastidio? Il motivo è semplice. I sette non vogliono una votazione popolare a sostegno del segreto bancario. E soprattutto non vogliono il segreto bancario nella Costituzione. Infatti un suo inserimento nella Carta fondamentale impedirebbe calate di braghe quando Bruxelles pretenderà dagli svizzerotti – magari minacciando l’inserimento della Confederella su liste nere farlocche – l’eliminazione degli ultimi residui di privacy finanziaria. Magari in nome dell’ “uniformità con gli eurofalliti”.

Capito il giochetto? Il CF non vuole difendere quel poco che resta del segreto bancario. Vuole solo riservarsi la possibilità di poter calare le braghe in futuro. Per questo spera di indurre i promotori a ritirare l’iniziativa “Sì alla sfera privata”. La quale dunque non va assolutamente ritirata. Solo votando a piene mani questa iniziativa ci potremo tutelare da future – ma fin troppo prevedibili – capitolazioni.

Lorenzo Quadri

Segreto bancario nella Costituzione: la Lega aveva ragione

 Peccato che nel frattempo la maggior parte dei buoi sia ormai uscita dalla stalla

 

La scorsa settimana il Consiglio nazionale ha ribadito, a maggioranza, il proprio sostegno all’iniziativa ”Per la protezione della sfera privata”, e quindi all’inserimento del segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione. La Camera del Popolo ha infatti detto “Sì” sia all’iniziativa che al controprogetto, che va nella stessa direzione, con 81 voti favorevoli, 39 contrari e 68 astenuti. Il Consiglio degli Stati aveva invece respinto entrambi.

Già otto anni fa…

La decisione del Nazionale è senz’altro positiva. Prendendola, i deputati hanno di fatto ammesso che la Lega aveva ragione. Eh già: nel 2009 la Lega lanciò un’iniziativa popolare per l’inserimento del segreto bancario in generale nella Costituzione, ritenendo insufficiente la tutela nella sola legge. Questo perché già allora si sospettava che il Consiglio federale, confrontato con le pressioni degli eurofalliti, avrebbe calato le braghe. Con danno enorme per la piazza finanziaria svizzera in generale e ticinese in particolare. La realtà si è poi dimostrata peggiore delle più pessimistiche previsioni. Per questo possiamo evidentemente ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, marionetta dei kompagni (atteggiamento mantenuto anche dopo l’uscita dal governo) che ha svenduto il segreto bancario dei clienti esteri senza alcuna contropartita. E come noto ha tentato di smantellare pure quello degli svizzeri: i padroni UE, abituati a comandare in casa nostra perché i loro camerieri in Consiglio federale glielo lasciano fare, potrebbero infatti avere qualcosa da dire anche a tal proposito. Il proditorio tentativo dell’ex ministra è andato a vuoto. Ma è chiaro che ne seguiranno altri. Ed infatti c’è già chi tenta di sdoganare la fine del segreto bancario anche per i residenti blaterando di “standard internazionali”.

Sfera privata

E’ bene ribadire che la tutela della sfera privata, di cui fa parte anche la sfera privata finanziaria, è una delle grandi conquiste della democrazia. La privacy finanziaria sancisce il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato. E’ un valore tipicamente elvetico. Niente di strano, dunque, che a volerlo spazzare via siano i soliti rottamatori della Svizzera (quelli che “la Svizzera non esiste”). Sta di fatto che nel nostro paese il tasso di evasione fiscale è nettamente più basso che nell’UE. Per contro, lo “Stato ficcanaso” stimola gli evasori.

Iniziativa – Xerox

La maggioranza del Nazionale, stabilendo che il segreto bancario dei residenti deve essere inserito nella Costituzione, ha dunque dato ragione alla Lega, che sosteneva questa posizione già otto anni fa.  Meglio tardi che mai. Magra consolazione, però. Se le maggioranze odierne fossero scese dal pero in tempo utile, magari la piazza finanziaria sarebbe messa meglio; soprattutto in Ticino. Invece, nel 2009 c’erano anche i partiti cosiddetti borghesi a sfottere l’iniziativa leghista.  A dire che il segreto bancario era già “sufficientemente garantito”. Evidentemente perché l’iniziativa veniva dalla parte sbagliata. Poi, la giravolta: contrordine compagni! Serve la tutela costituzionale! Ed ecco servita l’iniziativa-Xerox, fotocopiata dalle proposte dell’odiato Movimento. Peccato che nel frattempo i buoi siano scappati dalla stalla al gran galoppo.

Fregature italiche

Nel frattempo, si avvicina a grandi passi il 2018. Data in cui, a seguito della fine del segreto bancario per i clienti esteri, le banche elvetiche saranno tenute a fornire informazioni a go-go alle autorità fiscali di un gran numero di paesi. In prima linea proprio l’Italia. La quale però, ma tu guarda i casi della vita, non si sogna, nemmeno lontanamente, di fare la propria parte a proposito dell’accesso degli operatori finanziari svizzeri alla piazza finanziaria tricolore. Accesso previsto dalla road map, Ma a Roma se ne impipano; tanto gli svizzerotti si fanno sempre fregare, come ha ben dimostrato “Leider” Ammann durante l’ultima gita enogastronomica a Roma, riuscendo nella titanica impresa di farsi infinocchiare addirittura da tale ministro Carlo Calenda (Calenda chi?).

Fatto sta che il governo italiano ha stabilito tramite decreto governativo che se le banche svizzere vogliono lavorare oltreramina devono aprire una succursale in loco. Il che significa: spostare anche il personale nel Belpaese. Le conseguenze sono evidenti: ulteriore perdita massiccia di impieghi in Ticino e creazione di nuovi posti di lavoro in Italia, ovviamente a vantaggio di cittadini italici. Come se il mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone non fosse già sufficientemente devastato dall’invasione da sud. Ma per il consiglio federale, naturalmente, l’è tüt a posct.

E in queste condizioni noi versiamo ristorni dei frontalieri e ci apprestiamo a consegnare dati bancari? Forse siamo davvero affetti dalla sindrome di Tafazzi. Solo che, invece di martellarci i gioielli di famiglia con una bottiglia, utilizziamo una mazza chiodata medievale.

Lorenzo Quadri

La presa per il lato B continua

Il Belpaese esige sempre di più dagli svizzerotti; ma quando si tratta di dare…

 

Ma guarda un po’! Ecco che la Guardia di Finanza italica torna all’attacco e pretende dagli svizzerotti informazioni sui titolari di 10mila conti presso il Credit Suisse,  per presunta evasione fiscale. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che da parte elvetica “si” scatterà sull’attenti, mettendosi subito al servizio del padrone tricolore.

Eh già: i vicini a sud hanno ottenuto, senza alcuna contropartita, lo smantellamento del segreto bancario grazie all’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Adesso possono imperversare.

E quando è il turno degli italiani di fare la propria parte nei confronti della Svizzera? Lì la musica cambia; e in modo radicale. Gli svizzerotti vengono blanditi con salamelecchi e ringraziamenti, ma al momento in cui occorre venire al dunque e sottoscrivere degli impegni… zac! Infinocchiati! Per l’Italia, trattare con dei partner così gnucchi come i bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, dev’essere una vera goduria!

Non si avanza di un millimetro

I temi  sul tappeto li conosciamo. Sono sempre i soliti. E non avanzano di un millimetro: accesso al mercato italiano degli operatori finanziari svizzeri (doveroso, vista la calata di braghe sul segreto bancario), fiscalità dei frontalieri, trenini, depuratori, Alptransit, eccetera. Il bello è che, malgrado i politicanti nostrani i mezzi per richiamare all’ordine il Belpaese li avrebbero – ad esempio il blocco dei ristorni, o la disdetta unilaterale della Convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri – non si sognano di usarli. Non sia mai! I vicini a Sud andrebbero immediatamente a frignare a Bruxelles. E solo all’idea di venire ripresi dai loro padroni UE, i nostri “governanti” vengono colti da gravissimi disordini intestinali. Non solo: in Ticino il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, invece di bloccare i ristorni, è riuscito a calare le braghe sul casellario giudiziale. Per togliere “l’ultimo ostacolo” (sic) alla firma del nuovo accordo fiscale sui frontalieri da parte dell’Italia. Una firma che, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello, non arriverà mai. Ma evidentemente a qualcuno va bene così!

Regio inutile

L’andazzo di cui sopra viene confermato integralmente dall’ultimo incontro della Regio Insubrica, tenutosi venerdì. Il resoconto, così come pubblicato sui media, è a dir poco desolante. Ci si scambia informazioni, si sottolinea l’importanza dei buoni uffici, si “ricorda formalmente che”, e via cianciando. Solo aria ai denti!

Essendo manifesto che le Regioni nel Belpaese contano meno del due di picche, ed essendo altrettanto manifesto che chi invece, a Roma, ha facoltà di decidere sulle questioni italo-svizzere, ci prende per il lato B, la domanda è: per quale motivo bisognerebbe continuare a perdere tempo con la Regio Insubrica, visto che ciò non porta a nulla? La Regio è solo uno dei tanti pretesti per “condir via” gli svizzerotti. Serve a simulare una volontà di collaborazione che invece da parte italiana non esiste. Ma tanto il partner rossocrociato ci casca tutte le volte. E allora, perché cambiare una tattica che ha sempre dimostrato di funzionare?

Lorenzo Quadri

 

Sul segreto bancario, i senatori tradiscono di nuovo

I Consiglieri agli Stati contro la privacy finanziaria: asfaltiamoli in votazione!

Il Consiglio degli Stati dice Njet sia all’iniziativa “Per la protezione della sfera privata” che al controprogetto

Il Consiglio degli Stati, dove uregiatti e kompagni sono ampiamente sovrarappresentati, l’ha fatta di nuovo fuori dal vaso. Infatti, ha pensato bene di respingere sia l’iniziativa popolare “Per la protezione della sfera privata” che il controprogetto elaborato dal Consiglio nazionale.

L’iniziativa – sostenuta da Udc, Lega e Plr – chiede come noto che nella Costituzione federale venga inserita la tutela del segreto bancario per i residenti in Svizzera. Il nostro paese è infatti costruito sul rapporto di fiducia tra cittadino e Stato. La sfera privata, anche finanziaria, è un valore svizzero. Da notare che i kompagnuzzi opponendosi alla nuova Legge sui sistemo informativi (LSI) strillavano come aquile alla violazione della privacy. La LSI serve a dotare l’ “intelligence” svizzera degli strumenti necessari a combattere il terrorismo islamico (sottolineare: islamico. Ossia, legato a quell’Islam che il P$ vorrebbe però far diventare religione ufficiale nel nostro paese). La “privacy” che la $inistra voleva tutelare era dunque quella dei sospetti terroristi. Capita l’antifona ro$$a? Gli immigrati (magari mantenuti dal nostro stato sociale) sospettati di essere dei miliziani dell’Isis hanno diritto alla privacy. Gli onesti lavoratori che hanno messo da parte qualche spicciolo, invece, no. Di conseguenza, vanno tutti trattati da presunti evasori fiscali. Questa posizione è profondamente antielvetica. Eppure la maggioranza dei senatori la segue giuliva. Ma questo paese è ancora la Svizzera o siamo diventati una repubblica delle banane?

La solita solfa

Quale giustificazione del loro njet all’iniziativa per la tutela della sfera privata, i $ignori senatori scioriano la solita litania della “misura non necessaria” poiché il segreto bancario dei residenti in Svizzera sarebbe “già tutelato”. Questa è l’ennesima presa per i fondelli, dal momento che non è affatto vero che il segreto bancario dei residenti è già tutelato. Infatti c’è chi vi attenta. Sia dall’esterno che dall’interno.  Ricordiamo che  l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, prima ha dichiarato che “il segreto bancario per gli svizzeri non è in discussione”, poi però ha presentato in Consiglio federale un progetto per affossarlo, dimostrando così, al di là di ogni dubbio, di essere una bugiarda. Il progetto in questione è sì dormiente, ma non tolto dal tavolo. Questo significa che potrebbe venire riesumato in qualsiasi momento. Alla faccia del “già tutelato”. Una storiella, quella del “sem già a posct”, che peraltro si sentiva già nel 2009. Si è visto come è andata a finire. La ministra del 5% il segreto bancario l’ha svenduto senza alcuna contropartita. Causando danni incalcolabili. Non solo al settore bancario, ma a tutta l’economia. Ed in particolare a quella ticinese. Se la via Nassa a Lugano è sempre più deserta, se i negozi chiudono uno dopo l’altro, una bella fetta di responsabilità la porta il tracollo della piazza finanziaria.

I rottamatori della Svizzera

A non volere il segreto bancario nella Costituzione sono i soliti rottamatori della Svizzera. Quelli che vogliono cancellare le nostre peculiarità e la nostra sovranità. Quelli che non vogliono inserire il segreto bancario nella Costituzione per non scontentare i padroni di Bruxelles. A questi politicanti, di quel che pensano i cittadini svizzeri non gliene potrebbe fregare di meno.

Per fortuna, trattandosi di iniziativa popolare, l’unica cosa che il parlamento ed il consiglio federale sono chiamati a stabilire è l’indicazione di voto. Ma a decidere sull’oggetto saranno i cittadini. I sondaggi valgono quello che valgono. Però hanno sempre indicato che i cittadini elvetici sono a larga maggioranza favorevoli al segreto bancario. Quindi, c’è motivo di ritenere che, quando si tratterà di votare sull’iniziativa a tutela della sfera privata, i signori senatori verranno asfaltati dalle urne. E con loro i consiglieri federali.

I quali, è bene ricordarlo, respingono schifati l’iniziativa per la privacy bancaria. Però sono vergognosamente disposti ad entrare nel merito della sconcia iniziativa del vicolo cieco, quella che vorrebbe cancellare la votazione del 9 febbraio. Quindi, tutti a votare Sì all’iniziativa “per la protezione della sfera privata”! Difendiamo una tradizione svizzera, alla faccia dei camerieri dell’UE!

Lorenzo Quadri

Segreto bancario nella Costituzione: il Sì del Consiglio nazionale all’iniziativa. Almeno una decisione sensata sono riusciti a prenderla

Ohibò: la maggioranza del Consiglio nazionale almeno una decisione decente l’ha presa. Quella sull’iniziativa “per la protezione della sfera privata”. Ossia per l’inserimento del segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione federale. La Camera del popolo ha infatti deciso di appoggiare sia l’iniziativa che il controprogetto. Controprogetto che è farina del sacco commissionale (gli scienziati del Consiglio federale proponevano di semplicemente respingere la proposta).

Gli antefatti sono noti. L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ha smantellato senza contropartita il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria elvetica. In questo modo ha arrecato un danno incalcolabile all’economia ed all’occupazione in Svizzera; Ticino ovviamente compreso. Per non parlare del crollo del gettito fiscale. Ecco chi svuota le casse pubbliche: Widmer Schlumpf ed i suoi reggicoda, a partire dai kompagni. Ovviamente i paesi che attaccavano la Svizzera per il segreto bancario si sono ben guardati dal mettersi in regola: i loro “paradisi” se li tengono ben stretti. Ed anzi ci sono piazze finanziarie USA che, con una tolla senza pari, si propagandano come “la nuova Svizzera”.

A rischio

Sappiamo anche che l’ex ministra del 5%, dopo aver dichiarato che il segreto bancario per gli svizzeri “non è in discussione”, ha poi tentato di farne passare l’abolizione in Consiglio federale. L’operazione finora non è riuscita. Ma verrà senz’altro ritentata. Il tutto chiaramente nell’ottica della servile sottomissione a norme ed organismi internazionali.

A ciò si aggiunge che, proprio nella sessione appena trascorsa, il Consiglio degli Stati ha affossato la proposta di lasciare ai Cantoni l’autonomia di introdurre delle amnistie fiscali una tantum: quindi non uno scudo fiscale sul modello italiano, ma un’operazione che il contribuente vede, di fatto, una volta nella vita. Il rischio concreto è quindi quello che il segreto bancario cada senza nemmeno la possibilità di mettersi in regola. Questo per chi ha qualcosa di non dichiarato.

La criminalizzazione

Per tutti, invece, la fine della privacy finanziaria costituisce l’introduzione della cultura (o piuttosto dell’incultura) della sfiducia, del sospetto e della criminalizzazione nei rapporti tra stato e cittadino. Chi ha un conto in banca è di principio un bieco evasore fiscale, fino a prova del contrario. Un’incultura che è estranea alla tradizione elvetica: viene mutuata da realtà a noi vicine. Da notare che i kompagni, sempre in prima fila quando c’è da criminalizzare ad oltranza chi ha qualche spicciolo non dichiarato, poi difendono gli stranieri che abusano dello Stato sociale e gli immigrati clandestini. Perché questi non danneggiano le casse pubbliche, nevvero? Oppure le casse pubbliche devono essere piene proprio per poter mantenere tutti i “furbi” in arrivo dai quattro angoli del globo, perché “devono entrare tutti”?

Primo appoggio

Quello compiuto dal Consiglio nazionale è, all’atto pratico, un piccolo passo. Nel senso che 1) l’oggetto deve ancora essere discusso dal Consiglio degli Stati e 2) comunque la decisione spetta al popolo. Tuttavia è un segnale importante: il primo appoggio istituzionale al salvataggio dei rimasugli del segreto bancario tramite inserimento nella Costituzione.

Certo che “magari” ci si poteva anche svegliare un po’ prima. Perché – ad esempio – i liblab che adesso sostengono l’iniziativa “per la protezione della sfera privata”, non si sono certo stracciati le vesti per fermare i disastri di Widmer Schlumpf. Anzi, li hanno assecondati.

Xerox

Va infine ricordato che nel 2009, grazie alla lungimiranza del Nano, la Lega lanciò un’iniziativa popolare per inserire il segreto bancario nella Costituzione, che però fallì perché nessun partito nazionale fu disposto ad appoggiarla: l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli (quello che “grazie alla libera circolazione delle persone i nostri giovani potranno lavorare a Milano”), ad esempio, sentenziava che il segreto bancario era già “sufficientemente garantito” dalle leggi. Abbiamo visto.

Adesso il popolo potrà decidere su un’iniziativa che è una brutta copia (politica Xerox) di quella della Lega, con l’obiettivo di salvare il salvabile. Non è molto, ma è meglio di un calcio nelle gengive.

Lorenzo Quadri

Salviamo almeno il segreto bancario degli svizzeri

Dopo la vergognosa calata di braghe su uno dei motori della nostra economia

La prossima settimana il Consiglio nazionale dibatterà sull’iniziativa “Sì alla protezione sfera privata”. L’iniziativa, riuscita nel 2014 con oltre 117 mila firme, chiede di inserire nella Costituzione la tutela del segreto bancario almeno per i residenti in Svizzera, tramite modifica dell’articolo 13 (protezione della sfera privata).

“Grazie” a Widmer Schlumpf

Grazie all’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf – una marionetta della $inistra spalancatrice di frontiere – la Svizzera, attaccata a livello internazionale per il segreto bancario, ha calato immediatamente le braghe, cedendo su tutta la linea e senza ottenere nulla, o ben poco, in cambio. La maggioranza parlamentare naturalmente ha seguito, gettando scriteriatamente a mare uno dei motori economici del paese. Al punto che ancora in questa sessione parlamentare si voteranno accordi sullo scambio di informazioni bancarie con stati campioni di corruzione come il Brasile. Perché sicuramente ci sono tanti svizzeri che hanno dei conti in banca in Brasile, nevvero? Di certo l’erario elvetico incasserà milioni da questo accordo, come no…

Gli altri non si adeguano

Intanto, come sappiamo, mentre gli svizzerotti sono corsi ad adeguarsi alle nuove pretese in materia di scambi di informazioni bancarie, altri si sono ben guardati dal farlo. A partire dagli accusatori del nostro paese. Addirittura ci sono piazze finanziarie USA che, con incredibile faccia di tolla, si pubblicizzano come “la nuova Svizzera”. La quale ha raschiato il fondo del barile accettando, sempre grazie all’ex ministra del 5%, il Diktat Fatca, con cui gli Stati Uniti sono venuti a dettar legge in casa nostra.

In tempo di record si è così distrutto un sistema che garantiva benessere al paese e a decine di migliaia di famiglie svizzere. E senza alcuna contropartita. Le conseguenze saranno pesantissime anche per il Ticino, in termini di occupazione, di potere d’acquisto, di gettito fiscale.

Il prossimo passo

Spazzato via il segreto bancario per i clienti esteri della piazza finanziaria, il prossimo passo è quello di cancellarlo anche per i residenti. Si ricorderà che Widmer Schlumpf aveva assicurato che il segreto bancario “degli svizzeri” non era in discussione. Poi, nel giro di poche settimane, ha portato in Consiglio federale un progetto per cancellarlo. Ma, almeno in quell’occasione, una maggioranza di colleghi ha avuto il buonsenso di asfaltarla. L’accaduto fa comunque ulteriore chiarezza sul personaggio che il duo P$-PPDog ha messo abusivamente in Consiglio federale per 8 anni di disastri che non potranno mai essere riparati.

Decretare l’altolà

E’ ovvio che i tentativi di smantellare il segreto bancario per gli svizzeri, anche sotto la pressione dei Cantoni, continueranno. Perché, secondo il “nuovo corso” internazional-$inistrorso il risparmiatore (come l’automobilista) è un delinquente. Il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato, uno dei cardini della Svizzera, deve dunque essere spazzato via e sostituito da una criminalizzazione in stile fallita UE. Bisogna “aprirsi”, “adeguarsi”, diventare uguali a tutti gli altri!

E’ quindi necessario decretare subito l’altolà ai rottamatori delle specificità svizzere, inserendo quel che resta della protezione della sfera privata finanziaria nella Costituzione.

La privacy

A battersi contro la tutela della privacy finanziaria è la $inistra. Il che di per sé non sarebbe strano, dal momento che i kompagni hanno sempre voluto la fine del segreto bancario, e dei posti di lavoro ad esso legati (però ci sono parlamentari P$$ che si sono fatti eleggere con i voti degli impiegati di banca, spacciandosi per loro sindacalisti). Non fosse che però, per contrastare la nuova legge sui sistemi informativi – quella che serve a dotare l’intelligence svizzera degli strumenti necessari a combattere il terrorismo islamico – la $inistra è pure riuscita a tirare in ballo la tutela della privacy. Sicché, secondo i kompagnuzzi, i risparmiatori svizzeri non hanno diritto alla privacy, ma i sospetti terroristi islamici sì.

Figura marrone

E, anche a proposito di tutela del segreto bancario per i residenti, il Consiglio federale si produce nell’ennesima figura di palta. Infatti, respinge l’iniziativa “Sì alla protezione della sfera privata” senza nemmeno un controprogetto. Perché l’iniziativa potrebbe configurare un ostacolo a livello di rapporti internazionali. I camerieri dell’UE non si fanno ormai alcuno scrupolo nello svendere il paese. Però il controprogetto alla vergognosa iniziativa del “vicolo cieco”, quella che vuole cancellare il “maledetto voto” del 9 febbraio, i sette scienziati l’hanno partorito. Invece di respingerla seccamente al mittente come la schifezza che è. Il controprogetto diretto, che riprende il nucleo della richiesta dell’iniziativa (informazioni bancarie sono possibili solo se c’è un fondato sospetto di frode fiscale o di grave evasione) è infatti  farina del sacco del parlamento.

 Politica Xerox

Va pure ricordato che la Lega, grazie alla lungimiranza del Nano, già nel 2009 lanciò l’iniziativa per inserire il segreto bancario nella Costituzione federale, visto l’aria che tirava. Ma l’iniziativa non riuscì a raccogliere le firme necessarie alla sua riuscita, poiché i partiti nazionali che dicono di sostenere l’economia se ne impiparono. “Inserire il segreto bancario nella Costituzione non serve, è già abbastanza protetto dalla legge” sentenziava ad esempio l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli. Abbiamo visto come è andata a finire. E adesso quegli stessi partiti – in nome della politica-Xerox – corrono ai ripari con una brutta copia della proposta della Lega.

L’iniziativa per la protezione della sfera privata è indispensabile per salvare il segreto bancario almeno per i residenti in Svizzera, e va dunque sostenuta.

Lorenzo Quadri

Sfera privata finanziaria, un bene da proteggere

Segreto bancario degli svizzeri: se non viene inserito nella Costituzione, sarà rottamato
L’iniziativa popolare denominata “Sì alla protezione della sfera privata” mira ad introdurre nella Costituzione federale la protezione dalla “sfera privata finanziaria”, ciò tramite la modifica dell’articolo 13 (Protezione della sfera privata).
Si tratta, in sostanza, di inserire il segreto bancario dei residenti in Svizzera nella Costituzione.

Il precedente
L’iniziativa è stata lanciata nel giugno del 2013, ma l’idea di mettere al sicuro il segreto bancario ancorandolo nella Carta fondamentale è precedente. Quattro anni prima infatti, su impulso di Giuliano Bignasca, la Lega dei Ticinesi lanciò un’iniziativa che chiedeva di inserire il segreto bancario in generale (quindi non solo quello degli svizzeri) nella Costituzione. Già allora si avvertivano infatti le avvisaglie delle pressioni internazionali – ipocrite, interessate, ed ammantate di finto moralismo – di cui la Svizzera sarebbe diventata bersaglio. Ma, soprattutto, era prevedibile l’intenzione della maggioranza politica di genuflettersi a tali pressioni.

Sufficientemente tutelato?
Tuttavia l’iniziativa promossa dalla Lega non riuscì a raccogliere le sottoscrizioni necessarie alla sua riuscita, poiché nessun partito nazionale la volle sostenere. L’argomento addotto fu il seguente: “il segreto bancario è già sufficientemente tutelato”. Quanto fosse “sufficientemente tutelato” lo ha dimostrato la cronaca successiva. Infatti è stato smantellato senza contropartita. Quei paesi, a cominciare dagli USA, che sono partiti all’assalto della piazza finanziaria svizzera (con l’ovvio scopo di indebolirla a proprio vantaggio), da parte loro non si sono nemmeno lontanamente sognati di creare, in casa propria, quella trasparenza che hanno invece imposto ad altri col ricatto. Sicché gli Stati Uniti sono oggi il più grande paradiso fiscale del mondo. Però, chissà come mai, non finiscono su nessuna lista nera o grigia redatta da servili organizzazioni internazionali prive di legittimità democratica.

Inversione di rotta
Nel mentre che si consumava, senza resistenza alcuna, la capitolazione sulla privacy bancaria dei clienti esteri, quelle stesse forze politiche borghesi secondo le quali introdurre il segreto bancario nella Costituzione sarebbe stato un atto inutile in quanto “la tutela attuale è sufficiente”, si sono prodotte nel più classico dei salti della quaglia. Un’operazione che, nel concreto, ha assunto la forma di un copia-incolla. Hanno dunque ripreso e rimaneggiato l’iniziativa leghista, quella che avevano irriso solo qualche anno prima, riproponendola nel tentativo di salvare quella parte della privacy finanziaria che ancora non era stata irresponsabilmente rottamata.
IL CF non convince

Inutile dire che il Consiglio federale si è espresso negativamente sull’iniziativa. Non ha nemmeno ritenuto di proporre un controprogetto. Le sue motivazioni però non convincono. Gli argomenti sollevati sono sostanzialmente due. Il primo è quello già sentito – e già clamorosamente smentito dai fatti: ossia che la tutela attuale “è sufficiente”. Il secondo è che una norma di questo genere potrebbe provocare problemi (?) a livello internazionale. Questa seconda giustificazione è certamente più realistica della prima. Rimane però inaccettabile: mette nero su bianco la manifesta inclinazione del Consiglio federale ad inginocchiarsi alle pressioni estere ancora prima che vengano formulate.

Sotto attacco
L’iniziativa “Sì alla protezione della sfera privata” è necessaria. L’ex Ministra delle finanze Widmer Schlumpf, dopo aver dichiarato pubblicamente che “il segreto bancario per gli svizzeri non è in discussione” ha tentato di farne passare l’abolizione in Consiglio federale. Non ci è riuscita e, nel frattempo, non siede più in governo. Tuttavia non mancheranno altri tentativi. Uno è già arrivato a fine aprile. In occasione della sessione speciale del Consiglio nazionale, il PSS ha infatti tentato di intrufolare tra gli obiettivi della legislatura 2015 -2019 anche l’abolizione del segreto bancario per gli svizzeri. Pure questo tentativo è andato a vuoto. Ma per quanto?

Uno spiraglio?
Eppure qualche segnale positivo c’è. Nelle scorse settimane, la Commissione dell’Economia e dei Tributi del Consiglio nazionale si è espressa a favore di un controprogetto diretto all’iniziativa per la protezione della sfera privata, con sempre l’obiettivo della tutela costituzionale del segreto bancario degli svizzeri. Questa è sicuramente un’evoluzione positiva. Anche se, è chiaro, l’ultima parola spetterà al popolo. Il quale, c’è da sperarlo, non si farà abbindolare dalle rassicurazioni farlocche del Consiglio federale.
Lorenzo Quadri

Segreto bancario: dopo averne mangiate cinquanta fette…

La commissione del Nazionale per il controprogetto all’iniziativa per la protezione della sfera privata
Ma guarda un po’! Adesso la commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET) è d’accordo, per 18 voti a 7, di entrare in materia sul controprogetto diretto all’iniziativa popolare “Sì alla protezione della sfera privata”.
L’iniziativa in questione è quella che chiede che il segreto bancario degli svizzeri venga inserito nella Costituzione federale.

L’iniziativa leghista
Eh già. Si ricorderà che nel 2009, grazie alla lungimiranza del Nano, la Lega lanciò un’iniziativa popolare per inserire il segreto bancario nella Costituzione. Ma i partiti cosiddetti “borghesi” negarono il proprio appoggio. “Il segreto bancario è già sufficientemente tutelato”, dichiarò l’allora presidente dell’ex partitone Fulvio Pelli. Che acume!
Abbiamo visto come è andata a finire. Il segreto bancario è stato svenduto senza contropartita dall’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. In questo modo si è decimata la piazza finanziaria ticinese. Infatti i licenziamenti proseguono a pieno regime, ma a poche unità per volta, per non dare mediaticamente nell’occhio. Ma tutti, a partire dai partiti $torici e dalla stampa di regime, se ne fregano.

Ipocrisia USA
Il bello è che, come è stato confermato nelle scorse settimane, gli USA, grandi accusatori a suon di ricatto morale del segreto bancario svizzero, sono ora diventati il più grande paradiso fiscale del mondo. Chi ha soldi non dichiarati, oggi li deposita negli States.

L’ipocrisia yankee non ha limiti. Ma naturalmente per gli Stati Uniti non c’è alcuna lista nera o grigia: loro possono permettersi di farsi tutti i porci comodi. E le organizzazioni sovranazionali, sempre pronte a starnazzare puntando il dito accusatore contro gli svizzerotti? Silenzio! Citus mutus!
A far girare le scatole ad elica non è neppure tanto l’ipocrita falsità a stelle e strisce. La calata di braghe, immediata e senza condizioni, degli svizzerotti, è quasi più urtante.

Peggio è possibile
Sappiamo però che la spirale discendente non è finita. L’ex ministra del 5% voleva infatti cancellare il segreto bancario anche per i cittadini elvetici. Per fortuna non ha fatto a tempo. Ma, c’è da scommetterci, qualcuno ci proverà di nuovo. A partire dai kompagnuzzi. Quelli che “fortissimamente vogliono” la fine di qualsiasi privacy bancaria, perché per loro risparmiatore è sinonimo di ladro. Sicché pretendono misure anti-segreto bancario che poi generano migliaia di disoccupati sulla piazza finanziaria. Però ci sono politicanti di $inistra, come il consigliere nazionale P$ Jean Christophe Schwaab, presidente della sezione romanda dell’Associazione impiegati di banca (ASIB), che si fanno eleggere spacciandosi per paladini dei posti di lavoro negli istituti di credito. Ma poi, una volta poggiate le natiche sulla cadrega parlamentare, sostengono senza remore quelle misure che cancellano proprio quei posti di lavoro che loro dovrebbero difendere.

Iniziativa-Xerox
Per cui i partiti borghesi si sono accorti, come al solito con anni di ritardo, che la Lega aveva ragione. E così, quando i buoi erano già fuori dalla stalla, hanno lanciato l’iniziativa-Xerox per salvare almeno il segreto bancario per gli svizzeri inserendolo nella Costituzione. Adesso la maggioranza della Commissione dell’economia e dei tributi ha proposto un controprogetto indiretto con lo stesso fine. Ovviamente non c’è da farsi grosse illusioni, ma almeno è un segnale politico al Consiglio federale.

Che poi le banche ed in particolare quelle grandi siano contrarie al segreto bancario “costituzionale”, non sorprende. Queste multinazionali, di svizzero hanno ormai solo il nome. A loro interessa l’accesso illimitato ai mercati mondiali. Le piazze finanziarie svizzere, a partire da quella ticinese, sono sacrificabili. Ancora di più lo sono i posti di lavoro in questo sempre meno ridente Cantone. Ed infatti le banche assumono italiani a go-go. Pochi frontalieri, forse. Ma tanti dimoranti farlocchi: gente che ha ottenuto il permesso B indicando un domicilio fittizio in Ticino, ma che in realtà vive con la famiglia oltreramina. Così si “abbelliscono” le statistiche dei dipendenti frontalieri. Ma guarda un po’!

Non facciamoci illusioni
A confermare che non ci si può fare troppe illusioni su eventuali rinsavimenti bernesi, provvede la stessa CET. Che infatti ha respinto una proposta che chiedeva al Consiglio federale di completare l’accordo sulla fiscalità del risparmio tra Svizzera ed UE in modo da impedire lo scambio di dati con paesi che non hanno avviato il processo di regolarizzazione.

Ma allora farci prendere per il “lato B” ci piace proprio! Ci sta bene calare le braghe a nostro danno, mentre altri paesi non si sognano di farlo e approfittano tranquillamente delle informazioni trasmesse dagli svizzerotti fessi!
Lorenzo Quadri

Negli USA, i veri paradisi fiscali ridono a bocca larga

Segreto bancario: gli svizzerotti hanno ceduto al ricatto e hanno calato le braghe

Ma guarda un po’: allora la Lega e il Mattino avevano ragione! E’ emerso di recente, in tutta evidenza – ne ha parlato anche il quotidiano economico romando Agefi – che i paradisi fiscali ci sono ancora eccome. Ma certamente non nel nostro paese. Sono infatti negli Stati Uniti. Eh già: gli yankees hanno detto peste e corna della Svizzera, ricattata moralmente ed economicamente, esposta al ludibrio dei finti moralisti di tutto il globo terracqueo come la fonte di tutti i mali per via del segreto bancario. Come se fosse questa la causa della crisi economica mondiale. La quale invece, ma tu guarda i casi della vita, va ricercata ancora una volta negli USA: ovvero, nella scellerata finanza a stelle e a strisce.

Terreno fertile
Naturalmente le pressioni americane hanno subito trovato a Berna terreno fertile. Vale a dire, pantaloni abbassati all’altezza delle caviglie; anzi, fin sotto ai talloni. Per questo possiamo ringraziare l’ ex ministra del 5%, messa in carica dalla $inistra e marionetta della medesima. I nemici interni della Svizzera hanno ottenuto la fine della privacy bancaria elvetica, denigrata come un vergognoso regalo ai delinquenti. C’è davvero da restare “col naso in mezzo alla faccia”, se si pensa che a sostenere siffatte posizioni è la stessa area politica che ha lanciato il referendum contro la legge sui sistemi informativi: cioè quella legge che vuole dare ai servizi segreti svizzeri gli strumenti necessari a combattere i terroristi nell’era dei social network. E lo ha lanciato, questo referendum masochista, dicendo che “bisogna tutelare la privacy”. Ohibò. Se uno più uno fa ancora due, se ne deduce che la sfera privata dei terroristi è degna di protezione; quella dei risparmiatori no. Eccola qua, la morale di coloro che hanno spalancato le frontiere e non vogliono espellere di delinquenti stranieri. I cittadini esteri che depositano soldi nelle banche svizzere, creando posti di lavoro, vanno messi in fuga. Mentre gli stranieri che ammazzano, rapinano, stuprano, quelli ce li dobbiamo tenere in casa nostra. Magari anche mantenuti con i nostri soldi. E’ un “obbligo morale” (?). Espellerli, come farneticano i finti moralisti dalle pagine di giornale acquistate all’uopo, sarebbe “disumano”.
A proposito, quanto costa la campagna di quelli che vogliono tenere in Svizzera i criminali stranieri? Chi paga il conto? Magari un qualche miliardario residente negli USA?

Capitolazione istantanea
Grazie ad un’ex ministra delle finanze che ha fatto della calata di braghe il proprio credo e grazie ai suoi supporter interni, gli USA hanno ottenuto dagli svizzerotti la capitolazione immediata sullo trasmissione d’informazioni bancarie. Attenzione: trasmissione, mica scambio. Perché gli yankee non mollano un bel niente. Reciprocità? Manco per sogno!
La piazza finanziaria svizzera, una delle principali ricchezze del paese, è stata dunque svenduta senza alcuna remora. Ma la controparte americana non aveva alcuna intenzione di mettersi in regola I suoi paradisi fiscali se li tiene belli stretti. Per la serie: “non siamo mica scemi”. Questa situazione è ormai chiara anche a quello che mena il gesso, ed anche a livello internazionale. Altro che balle della Lega populista e razzista.
Gli svizzerotti, rappresentati dai rottamatori della nazione, sono rimasti un’altra volta con la Peppa Tencia in mano. E, soprattutto, con tanti, ma tanti introiti fiscali in meno. Per non parlare della moria di posti di lavoro. Naturalmente, di questo nessuno verrà chiamato a rendere conto.

Negli USA…
Gli svizzerotti si sono quindi fatti prendere per il lato B: niente più segreto bancario per i clienti esteri, ma i paradisi fiscali oltreoceano sono ancora lì indisturbati: non applicano gli standard internazionali e sullo sfascio della piazza finanziaria elvetica ci lucrano senza vergogna. Spingono l’ipocrisia, quelli che venivano a farci i ricatti morali (ed i politikamente korretti nostrani dietro a reggere la coda) al punto di usare la decimazione della piazza finanziaria elvetica per farsi pubblicità: un veicolo di marketing.

Nella Costituzione
E allora, se non vogliamo rimanere completamente in braghe tela, dobbiamo salvare – contro il parere dei rottamatori della Svizzera – il segreto bancario almeno per i residenti. Questo significa che dobbiamo votare l’iniziativa “Sì alla sfera privata”, che permetterà di ancorarlo nella Costituzione. Naturalmente i contrari starnazzano alla presunta incompatibilità con i trattati internazionali. Beh, se così fosse, vuol dire che ci hanno fatto sottoscrivere un fottìo di trattati internazionali autolesionisti, che vanno contro il nostro interesse e che i veri paradisi fiscali non si sognano di rispettare. Accordi che sono, quindi, da gettare a mare.
Lorenzo Quadri

Doppia imposizione con l’Italia, il pacchetto viene spacchettato. Ticino ancora dimenticato per strada

Ma guarda un po’: come annunciato domenica scorsa su queste colonne, lunedì il Consiglio nazionale ha votato il protocollo di modifica della Convenzione di doppia imposizione (CDI) con l’Italia, che prevede lo scambio di informazioni su richiesta in materia fiscale. Il tema non è certo nuovo. Tuttavia una cosa salta all’occhio. In effetti, ci pareva di ricordare che la modifica in questione avrebbe dovuto essere decisa nell’ambito di un pacchetto di contrattazione comprendente alcune altre questioncelle quali: la fiscalità dei frontalieri, la cancellazione della Svizzera dalle black list illegali della vicina Penisola, l’accesso degli operatori finanziari elvetici alla piazza finanziaria italica, eccetera.

Il pacchetto
Il Ticino, proprio per evitare di rimanere con la Peppa Tencia in mano, aveva sempre sostenuto che il pacchetto non andava diviso. Anche la quasi ex ministra del 4%, negli incontri con la deputazione ticinese a Berna, assieme al suo tirapiedi De Watteville, aveva ribadito che era opportuno che i dossier sopra citati, riguardanti in prima linea il Ticino, rimanessero legati. Invece, ecco che ora il pacchetto viene spacchettato. Per decisione di chi? Ma sempre della quasi ex ministra. Sicché l’Italia ottiene quello che le interessa; mentre quando è il turno degli svizzerotti di portare a casa, ci si accorge costernati, ma guarda un po’, che sono finite le cartucce.

Gesti distensivi?
Visto che ancora una volta veniamo sontuosamente presi per i fondelli, il No ticinese al protocollo di modifica della CDI sarebbe stato la cosa più ovvia. A maggior ragione se si considera il comportamento della vicina ed ex amica Penisola. Pensiamo ad esempio alla sbroccate del governatore della Lombardia Roberto Maroni, sedicente leghista, contro il Ticino, con tanto di invito ai frontalieri a scioperare per un giorno per (dice Maroni) mettere in ginocchio il nostro Cantone (il governatore evidentemente non ha capito bene da che parte sorge il sole). Per non parlare dell’accoglienza riservata, sempre dal medesimo destinatario, al “gesto distensivo” – ovvero: alla calata di braghe – del Consiglio di Stato sul certificato dei carichi pendenti. Subito da Oltreconfine, ma anche da Berna, è arrivata la pretesa che si abolisse anche la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale. E come la mettiamo con il continuo inveire contro la chiusura notturna dei valichi secondari, denunciata al di là della ramina quale scandalosa iniziativa unilaterale degli svizzerotti populisti e razzisti? Certo che ci vuole già una bella tolla: e l’iscrizione della Svizzera su black list italiane illegali non è forse stata unilaterale? Il Belpaese si cucca i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri come pizzo per l’accettazione del segreto bancario. Poi però, proprio a seguito del segreto bancario, ecco che la Svizzera viene inserita sulle black list… ma intanto i ristorni continuano allegramente a venire intascati.

Approvare l’andazzo?
Non si vede dunque per quale motivo bisognerebbe approvare accordi con l’Italia, che nei nostri confronti è inadempiente su tutto, contravvenendo al principio del “pacchetto” di cui sopra. Ma accettare la modifica della CDI equivale – è chiaro – ad approvare questo andazzo. Sicché i rappresentanti ticinesi in Consiglio nazionale avrebbero dovuto quanto meno fare il gesto politico di votare No. Ciò invece non è successo. La modifica è stata approvata con 129 voti favorevoli, 13 contrari e 39 astensioni. Tra i consiglieri nazionali ticinesi solo i due leghisti e l’Udc hanno votato contro, mentre i due PPD si sono astenuti e i due PLR e la P$ hanno votato a favore. Ma guarda un po’…
Lorenzo Quadri

Mentre si taglia sui cittadini svizzeri. I miliardi volano all’estero!

Evidentemente chi mira ad approfittarsene ha trovato un modo facile per ottenere ciò che vuole dagli svizzerotti: il ricatto morale. Con il ricatto morale si smantellano segreti bancari, si spalancano frontiere e soprattutto si ottengono soldi. Tanti.

Eppure di motivi per piegarsi a ricatti morali in nome del politikamente korretto, i cittadini elvetici non ne hanno.
Non ne hanno per quel che riguarda i rimasugli del segreto bancario: la crisi economica mondiale che ha svuotato le casse pubbliche di tante nazioni non dipende infatti dal segreto bancario, bensì dalla scellerata finanza USA.
Non ne hanno in materia di accoglienza: il nostro è il paese che ospita più stranieri, quasi un quarto della popolazione. Il saldo migratorio, ossia gli arrivi meno le partenze, ammonta ad 80mila persone in più all’anno. Questo significa che ogni anno si forma l’equivalente di una città più grande di Lugano (70mila abitanti) solo con l’immigrazione. Questo significa anche che, avanti di questo passo, nel 2050 in Svizzera gli stranieri saranno in maggioranza.
Non ne hanno in campo di politica d’asilo. Anche in questo caso, il nostro è di gran lunga il paese che accoglie più rifugiati per rapporto agli abitanti. Sicché la Svizzera non deve accettare di farsi carico di quote di riparto migranti stabilite dall’UE. Quote che sono poi la conseguenza delle deliranti uscite dell’ “Anghela” Merkel, all’insegna dell’ “ospitiamo tutti”.

Aiuti all’estero
Soprattutto, i cittadini elvetici non hanno alcun motivo per farsi ricattare moralmente sugli aiuti all’estero. Ogni anno la Svizzera versa a questo capitolo la spesa stratosferica di 2.5 miliardi di Fr. E qui davvero non ci siamo: perché, malgrado queste cifre strastoferiche che escono con bella regolarità dalle tasche del contribuente elvetico – e guai a contestarle, si avvia il coro di proteste isteriche: populisti! Razzisti! Chiusi! Gretti! – continuiamo ad essere paese di destinazione di fiumane di migranti economici. L’asilo infatti ci costa 1.8 miliardi all’anno. Segno quindi che gli aiuti non servono a migliorare l’assetto dei paesi che li ricevono.

Nuovi regali
Però di questi contributi senza effetto se ne versano sempre di più. Ed infatti di recente la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga è riuscita ad andare in Etiopia a regalare 6 milioni di aiuti extra, neanche fossero noccioline. Visto che non si tratta di soldi della Simonetta, bensì di soldi nostri, si concederà che di questo genere di “liberalità” ne abbiamo piene le scuffie. Tanto più che poi vengono recuperate sulla pelle dei cittadini elvetici! Ed infatti , praticamente in contemporanea con il nuovo regalo ad Addis Abeba, il Consiglio federale ha annunciato, “come se niente fudesse”, la decurtazione del tasso d’interesse minimo della previdenza professionale che, dal prossimo primo gennaio, sarà ridotto dall’attuale 1.75% all’1.25%. Questo, tradotto in parole povere, significa tagli alle pensioni.

Quindi: i milioni extra da regalare all’estero si trovano in un batter di ciglia e senza chiedere niente a nessuno. Però si tagliano le pensioni.

Ma il peggio deve ancora venire, perché la scure dei risparmi si abbatterà anche sull’AVS, sottoforma di aumenti dell’età di pensionamento e non solo.

Sia chiaro che a Berna si tolgono dalla testa di tagliare sugli anziani svizzeri, che hanno costruito questo paese – il paese che la cricca dei partiti storici sta vergognosamente smontando perché “bisogna aprirsi” – per sperperare 2.5 miliardi all’anno in aiuti all’estero e 1.8 nell’asilo. Non se ne parla proprio!

La ministra del 4% sta per liberare la cadrega I primi effetti positivi

Lo sfascio del segreto bancario anche per gli svizzeri sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo – andare incontro ad una battuta d’arresto. Il Consiglio federale ha congelato il progetto di allentare la privacy bancaria dei contribuenti a beneficio delle amministrazioni fiscali cantonali. Questo perché la consultazione sul tema si è trasformata in una levata di scudi contro il disegno partorito dalla ministra del 4%.
Non ci vuole ovviamente la sfera di cristallo per capire che la decisione del Consiglio federale di fare retromarcia è dovuta alla partenza di Widmer Schlumpf. Che già esplica i primi effetti positivi. Poiché è evidente che la “donna del baratro” non ha agito da sola, ma – per far passare i propri deleteri progetti – trovava delle maggioranze tra i sette scienziati, ne esce un quadro inquietante di come gli altri membri dell’esecutivo si facessero menare per il naso dalla quasi ex ministra del 4%.

Levata di scudi
La levata di scudi degli ambienti consultati significa che Widmer Schlumpf voleva rottamare il segreto bancario degli svizzeri contro la volontà della società civile. La Svizzera non è d’accordo con questa nuova iniziativa mirata alla distruzione delle prerogative elvetiche. E’ infatti chiaro che nel mirino non c’è solo la privacy bancaria. C’è la privacy in generale. Quella bancaria è solo la prima fetta del salame.
La levata di scudi indica anche che l’elettorato svizzero con buna probabilità appoggerà l’iniziativa, sostenuta dalla Lega, per ancorare nella Costituzione il segreto bancario per i cittadini elvetici. La consultazione che ha affossato, almeno per il momento, il progetto di Widmer Schlumpf, è dunque allo stesso tempo una promozione per l’iniziativa “Per la sfera privata”, che dovrà essere sottoposta al voto popolare.

Regalo fiscale
E’ dunque evidente che chi prenderà il posto della ministra del 4% – e noi speriamo, nell’interesse del Ticino, che si tratti di Norman Gobbi – dovrà impegnarsi in un duro lavoro di “correzione della rotta”: quella rotta da troppi anni improntata alla svendita del nostro paese e delle sue prerogative. Questo si aspettano gli elettori.
E, per quel che riguarda più strettamente il Ticino, c’è anche un’altra scandalosa pensata di Widmer Schlumpf da buttare all’aria quanto prima, poiché gravida di conseguenze negative per questo sempre meno ridente Cantone: la marchetta fiscale ai frontalieri, ossia quella riforma che vorrebbe che anche a loro venissero riconosciute le stesse deduzioni di cui possono beneficiare i residenti. Ma stiamo dando i numeri? Asfaltare subito!
Lorenzo Quadri