Sgravi fiscali al ceto medio ed ai “single”: basta scuse!

Le casse cantonali scoppiano: la partitocrazia deve smetterla di tartassare i cittadini

 

Accipicchia, questo sì che è un tesoretto! Anzi, un tesorone! Come sappiamo da settimana scorsa, il consuntivo del 2018 di questo sfigatissimo Cantone chiuderà con ben 137.2 milioni di franchetti di avanzo d’esercizio. Apperò! Il che equivale a 130 milioni in più di quanto iscritto nel preventivo (che indicava un utile di 7.5 mio) e di quasi 70 milioni in più rispetto al dato intermedio reso noto a giugno.

Chissà come mai queste notizie rallegranti per i conti pubblici (ma proprio solo per loro) saltano sempre fuori a ridosso delle elezioni? Se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, si potrebbe anche pensare che “qualche” ministro delle finanze dell’ex partitone l’abbia fatto di proposito per potersene uscire a dire: “guarda, o popolazzo, come sono stato bravo…”.

Contribuenti: tasche vuote

Resta il fatto che, dopo tanti allarmismi e “lacrime e sangue” a spese del solito sfigato contribuente, si ricasca ancora nello stesso scenario: casse pubbliche che scoppiano di soldi ma tasche della gente vuote.

E’ chiaro che non va bene!

Visto che i soldi ci sono, adesso è tempo ed ora di procedere agli sgravi fiscali. Il Ticino in materia di fiscalità è fermo al palo da 15 anni. Le categorie su cui intervenire con urgenza sono il ceto medio (quello che paga per tutti, quello che non è abbastanza “povero” per ricevere aiuti pubblici né abbastanza ricco per poter “ottimizzare”) e le persone sole, ovvero i cosiddetti “single”.

E’ infatti evidente anche al Gigi di Viganello che la struttura della nostra società è cambiata; che le persone sole senza, o senza più figli a carico sono sempre più numerose; e che queste persone non sono mica tutte benestanti! Basti pensare, tanto per fare un esempio, che a Lugano, sempre nel 2018, oltre il 54% di coloro che hanno beneficiato degli aiuti finanziari elargiti in base al Regolamento sociale comunale sono single. Del fatto che queste persone sono tante (oltre 100mila) e che votano pure, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ se ne è resa conto solo da qualche settimana. Però, in vista delle elezioni cantonali della scorsa domenica, ha comunque tentato di farle fesse dichiarando di essere favorevole a sgravi fiscali mirati alla categoria. Certo, come no! Peccato che solo nel giugno del 2018 il triciclo PLR-PPD-P$$ abbia votato compatto, con unicamente un paio di eccezioni, control’iniziativa parlamentare generica dell’ex deputata Iris Canonica datata 2001 (!) che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole.

Le priorità

Adesso che le casse cantonali scoppiano di soldi, non ci sono più scuse. Urgono:

  • Sgravi al ceto medio ed in particolare ai proprietari di una casetta o appartamento (altro che fare cassetta con le stime immobiliari dopate);
  • Sgravi ai singles;
  • Basta con la macelleria sociale, in particolare per quel che riguarda i sussidi di cassa malati.

Cari politicanti del triciclo, non potete mettere nella palta i ticinesi spalancando le frontiere all’invasione da sud, non potete rottamare il segreto bancario e la piazza finanziaria e  poi tagliare sugli aiuti sociali a chi non ha lavoro! Perché siete stati VOI, con le vostre sciagurate “aperture”, a trasformare tanti lavoratori del ceto medio, che avrebbero potuto benissimo continuare ad essere autosufficienti, in disoccupati costretti a far capo alle prestazioni sociali!

Basta immobilismo!

Quindi: visto che i soldi ci sono, avanti con gli sgravi fiscali e basta con i tagli sociali ingiustificati. Se bisogna risparmiare, si comincia a farlo sull’ amministrazione statale (sempre più elefantesca ed opprimente), sui migranti economici, sui finti rifugiati con lo smartphone, e sulla kultura senza pubblico.

Con i conti in attivo di 137 milioni, l’immobilismo fiscale non è più accettabile.  Aspettiamo dunque al varco i politicanti neo-eletti o appena rieletti!

O vuoi vedere che le promesse elettorali fatte al ceto medio ed ai single sono già state dimenticate, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”?

Lorenzo Quadri

 

 

 

Fisco: ceto medio dimenticato

Sgravi fiscali, il silenzio assordante di ex partitone e PPDog. Ed anche sui single…

 

In tempi decisamente sospetti (un mese dalle elezioni…) ecco che l’AITI (Associazione industrie ticinesi) tematizza la questione della fiscalità, in vista della votazione del 19 maggio sulla riforma fiscale federale ed il finanziamento dell’AVS (altro circo mediatico-politico in arrivo; al proposito ci piacerebbe invece sapere quando si voterà sui tagli agli aiuti all’estero ed alla spesa per i finti rifugiati per assicurare il finanziamento dell’AVS).

Non è un tema

Si sarà notata una cosa: per la partitocrazia, in queste elezioni cantonali il fisco non è un tema. Se i $inistrati si dimenticano del fisco tanto meglio, visto che se parlano di imposte è solo per alzarle. Ma ex partitone e PPDog?

Priorità

Gli sgravi fiscali per quel che resta del ceto medio (in particolare i tartassatissimi proprietari di una casetta) e per le persone singole sono e rimangono una priorità. Anche se purtroppo si tratta di una priorità sempre meno detta. E’ scandaloso che la politica di questo sfigatissimo Cantone passi ore, giorni e settimane a blaterare sui rimborsi telefonici dei membri del governicchio (con la stampa di regime che dà ampio spazio…) ed ignori invece un tema centrale quale la fiscalità dei cittadini. Tanto più che le finanze cantonali stanno meglio: quindi i soldi per gli sgravi ci sono.

Le ipotesi

Quali i motivi di questi silenzi? Possibili ipotesi:

  • PLR e PPDog hanno vergogna a citare il ceto medio, perché questo è stato messo in ginocchio dalla devastante libera circolazione, con conseguente invasione da sud, voluta dalla partitocrazia. La quale partitocrazia, non ancora contenta, in preda all’ennesimo raptus calabraghista ha pure sfasciato la piazza finanziaria ticinese distruggendo migliaia di posti di lavoro che andavano a beneficio proprio del ceto medio.
  • PLR e PPDog hanno una fifa blu del partito delle tasse. Il P$, partito spalancatore di frontiere, filo-UE, pro-stranieri ed anti-svizzeri, è chiaramente indebolito dalla lunga serie di cappellate internazionaliste. Eppure il “centro” politico è terrorizzato del njet ro$$o ad ogni e qualsiasi sgravio fiscale. Quando si dice i cuor di leone…
  • PLR e PPDog se ne fregano del ceto medio e delle persone singole. Del resto, l’esito della votazione in Gran Consiglio nel giugno 2018 sull’iniziativa parlamentare Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per i single parla chiaro. L’iniziativa è stata votata solo da Lega ed Udc. Nel PLR appena un paio di deputati l’ha sostenuta, e nessun uregiatto.
  • Alla partitocrazia va bene che il ceto medio e le persone singole continuino a venire munte. Così la politica del tassa e spendi può proseguire ad oltranza.
  • Solo Lega ed Udc sostengono gli sgravi per il ceto medio e le persone singole. PLR e PPDog li affossano. Di queste cose sarà bene ricordarsene il sette aprile. Chi vuole una fiscalità più leggera non vota il triciclo. Che al massimo si inventa sgravi per le imprese o per i super-ricchi; ma per i comuni mortali… una cippa!

Lorenzo Quadri

 

Il coraggio che mancava ieri non si è materializzato oggi

In arrivo sgravi fiscali per tutti? Senza un’iniziativa popolare, ce li sogniamo!

 

Si vede che la campagna elettorale è iniziata! La scorsa settimana il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha annunciato che il DFE starebbe “approfondendo la possibilità di abbassare il moltiplicatore d’imposta cantonale riducendo così l’onere fiscale non solo alle aziende ma anche a tutti i cittadini”.

Finalmente in arrivo gli sgravi fiscali per tutti? Sì certo, per chi crede ancora a Babbo Natale!

Semplice boutade

Anche il Gigi di Viganello ha infatti capito che si tratta di una mossa di marketing elettorale. In realtà a Palazzo delle Orsoline non c’è nessuna maggioranza a favore degli sgravi fiscali per le persone fisiche, in particolare per il ceto medio ed in single. Perché il triciclo PLR-PPD-P$ non li vuole.

Al contrario, nel recente passato il ceto medio è stato continuamente gravato di nuovi balzelli: vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta (regalo, ma guarda un po’, dello stesso DFE).

Quanto alle persone singole: pochi mesi fa gli esponenti del triciclo in Gran Consiglio, compresa la grande maggioranza dei deputati PLR, sono riusciti a votare contro l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica, datata 2001, che chiedeva una fiscalità più equa per le persone sole. Argomento per il njet? La solita fregnaccia del “non è il momento, e poi gh’è mia da danée”.Insomma: per occuparsi delle persone singole non è mai il momento. E adesso “si” pretende di farci credere che improvvisamente il vento sarebbe cambiato e che il momento degli sgravi per tutti sarebbe arrivato? Ma va là! Non siamo mica venuti giù con l’ultima piena…

Il coraggio che non c’è

“Il coraggio, se uno non ce l’ha, mica se lo può dare”, diceva il manzoniano Don Abbondio. La considerazione vale anche per Vitta e per la maggioranza del Consiglio di Stato. I “cuor di leone” fiscali, infatti, per evitare l’emigrazione di massa dei redditi alti, hanno partorito una riformetta fiscale mignon, con sgravi solo per i ricchi e per le imprese: quella votata in aprile ed accettata per il rotto della cuffia.  E già allora, spaventati dalla loro stessa audacia (?), i “ministri” si sono sentiti in dovere di ulteriormente annacquare la manovricchia. Così ne hanno fatto un unico pacchetto con le famose misure sociali. Che di per sé con il fisco non hanno nulla a che vedere. E nonostante tutto i $inistrati, che solo a sentire le parole “sgravi fiscali” diventano cianotici, hanno lanciato il referendum.

Mancano i numeri

E adesso che le elezioni cantonali si avvicinano, ci si vorrebbe far credere che il coraggio, che mancava fino a qualche mese fa, si è improvvisamente materializzato? Ma non se la beve nessuno!

E’ infatti evidente che né in governo e nemmeno in parlamento – come dimostrano i precedenti di cui sopra, in particolare la bocciatura dell’iniziativa Canonica – ci sono i numeri per l’approvazione di una riforma fiscale degna di questo nome. Quella di Vitta è dunque, semplicemente, una boutade da campagna elettorale, fatta approfittando del vuoto di notizie estivo (ormai la polemica sui giocatori della nazionale che esultano con le aquile si è esaurita). Speriamo che l’ex partitone, con la sua bulimia di cadreghe, non intenda regalare a questo sfigatissimo Cantone una campagna elettorale di 9 mesi. E’ già accaduto quattro anni fa con esiti deleteri: paralisi dell’attività politica. Alla faccia del Buongoverno!

Iniziativa popolare

Gli sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole ci vogliono. La Lega e questo giornale lo dicono da anni. Ma tramite le vie istituzionali (governo e parlamento) si ottiene zero. Inondare il Gran Consiglio di iniziative parlamentari non porta dunque a nulla. Se si vuole una vera riforma fiscale per i cittadini, c’è una sola opzione: l’iniziativa popolare. Ossia, raccogliere le firme e far votare la gente. Il resto è solo blabla. E la boutade di Vitta è destinata a fare la fine della canicola: dimenticata con il primo acquazzone.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali: “amnesie” su persone sole e ceto medio

Senza un’iniziativa popolare queste categorie non otterranno nulla, perché il triciclo…

 

L’AITI, Associazione Industrie ticinesi, ha commissionato alla SUPSI uno studio sulla fiscalità delle aziende. Dal quale emerge che il Ticino in campo fiscale è fermo al palo da oltre quindici anni, che si trova sul fondo della classifica della competitività fiscale intercantonale e che la situazione è per noi rischiosa. Cose che in realtà si sapevano anche senza bisogno di tanti studi! Un po’ come le cause della crisi di via Nassa a Lugano…

Lo studio si inserisce nel dibattito in corso a Berna sul progetto fiscale 2017 per le imprese.

Giusto parlare di fiscalità delle aziende, ma non dimentichiamoci di quella del ceto medio ed in particolare delle persone singole, che sono snobbate da anni!

Contribuenti dimenticati

Per questi contribuenti, che costituiscono l’ossatura della nostra società, non si fa un tubo dalla notte dei tempi. La riformetta fisco-sociale, passata per il buco della serratura, contemplava degli sgravi a vantaggio dei “borsoni” onde evitarne un catastrofico fuggi-fuggi dall’ “inferno fiscale” ticinese. E tutti gli altri? Il ceto medio e le persone singole vengono ignorate perché non possono spostare il domicilio all’estero in quattro e quattr’otto?

Queste categorie non solo non hanno beneficiato di alcun “alleggerimento fiscale”, ma negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare nuove tasse e balzelli. Vedi le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta, con cui il DFE ha voluto mettere le mani nelle tasche dei proprietari di un appartamento o di una casetta. In più, il loro reddito disponibile viene continuamente eroso dagli aumenti di premio di cassa malati: DSS, se ci sei, batti un colpo!

Se aspettiamo la partitocrazia…

Per qualche strano motivo, quando si tratta di sgravi fiscali per ceto medio e persone singole i soldi non ci sono mai. Ci sono per i ricchi, ci sono per le aziende, ci sono per mantenere frotte di immigrati nello Stato sociale e di finti rifugiati con lo smartphone. E’ ora di darci un tagli a questo andazzo, ma è evidente che se aspettiamo il triciclo PLR-PPD-P$$ aspettiamo un pezzo.

Il triciclo è perfino riuscito nel recente passato a bocciare l’iniziativa parlamentare generica (!) dell’ex deputata Iris Canonica che chiedeva una fiscalità più equa per le aliquote B.

Serve un’iniziativa popolare

Presentare iniziative parlamentari chiedendo sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole è giusto, ma all’atto pratico inutile. La partitocrazia le affossa senza fallo. E sempre con la stessa scusa: “gh’è mia da danée”!  Ohibò, e come mai invece i soldi per tutto il resto ci sono? Se  “gh’è mia da danée”, l’elefantesca amministrazione cantonale comincia a risparmiare e si comincia anche a tagliare i sussidi agli immigrati nello Stato sociale. La pacchia è finita.

Ma naturalmente il triciclo non ne vuol sapere e quindi l’unica soluzione, se si vuole una fiscalità meno oppressiva per il ceto medio e per i single, è l’iniziativa popolare.In caso contrario rimarremo sempre fermi al palo.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali per il ceto medio? Impossibili senza raccolta firme

In parlamento la partitocrazia non li voterà mai: è succube del tassa e spendi

Sono passati vent’anni (quasi) esatti da quando la Lega dei Ticinesi lanciò l’iniziativa popolare “per un’esenzione della imposizione delle successioni e delle donazioni, più sociale”. L’iniziativa, dal titolo un po’ ostico, venne infatti pubblicata sul Foglio ufficiale dell’11 maggio del 1998, ed approvata in votazione popolare il 6 febbraio del 2000. Grazie ad essa, e quindi grazie alla Lega, non si pagano più le imposte di successione tra coniugi e tra genitori e figli.

“Le nostre iniziative –scriveva il Nano sulla prima pagina del Mattino del 6 febbraio del 2000, giorno della votazione popolare – non sono fatte per i ricchi, come affermano i socialisti, ma per tutti! Per chi non riesce più a tirare alla fine del mese, oppresso da uno Stato che, compreso l’affitto, gli succhia il 64% del reddito; per chi ha una piccola azienda artigianale in buone condizioni ma si vede rapinare dallo Stato metà degli utili conseguiti; per chi eredita una casa e deve venderla per pagare un’imposta di successione che quasi tutti i cantoni hanno abolito!”.

Dopo due decenni…

La votazione popolare benedì, come detto, l’iniziativa leghista. Nel frattempo sono passati quasi due decenni, durante i quali abbiamo assistito all’introduzione di nuove tasse e balzelli (pensiamo ad esempio a quelli sul rüt) e all’incremento di quelli già esistenti. A ciò si aggiunge che i premi di cassa malati, di fatto una forma di imposizione confiscatoria, sono esplosi. Le piccole aziende artigianali, dal canto loro, non devono confrontarsi solo con le “rapine di Stato” ma anche con la concorrenza sleale di  padroncini e distaccati in arrivo dal Belpaese. Un problema, anzi un dramma, che nel febbraio del 2000 era ancora al di là da venire. Come al di là da venire era l’invasione di frontalieri. Quanto ai proprietari di un’abitazione, si sono appena visti appioppare le stime immobiliari gonfiate per fare cassetta.

Fermi al palo

Di sgravi fiscali per il ceto medio, dunque, ce n’è bisogno eccome. Ma da quindici anni questo sfigatissimo Cantone è fermo al palo. Parlare di sgravi fiscali a Palazzo delle Orsoline è diventato tabù. Si dirà che è appena stata approvata (per un soffio) la riform(ett)a fiscale e sociale. Ma quella è “solo” un cerotto per sventare il pericolo di fuga dei maggiori contribuenti dall’ “inferno fiscale” ticinese. Non è una vera riforma. La grande maggioranza dei contribuenti, ed in particolare il ceto medio ed i tartassatissimi single, non ne beneficerà.

Centro?

Il recente affossamento in Gran Consiglio dell’iniziativa parlamentare generica di Iris  Canonica (2001) che chiedeva una tassazione più equa per le persone singole lo dimostra: la partitocrazia non ha alcuna intenzione di varare degli sgravi fiscali per tutti. Non solo la $inistra notoriamente partito delle tasse. Ma anche il PLR e il PPD. Le iniziative parlamentari recentemente presentate da LaDestra sono destinate a venire asfaltate. Il perché è semplice: il cosiddetto “centro” della politica si è spostato a $inistra. PLR e PPD sono diventati dei partiti delle tasse. L’ala liberale dell’ex partitone è praticamente estinta e tra un po’ sarà dichiarata specie protetta dal WWF; mentre il PPD è in mano ad un paio di deputati-sindacalisti in costante smania di visibilità mediatica.

Altro che raccontare che il Gran Consiglio si sarebbe spostato a destra. E’ vero che la $inistra “conclamata” si è indebolita. Ma  i partiti di centro sono diventati di $inistra: il tripudio della $inistra mascherata! Chiaro che poi il P$ si ritrova a fare le assemblee plenarie in una cabina telefonica: c’è stata invasione di campo da parte delle forze “ex borghesi”.

Raccolta firme

Per gli sgravi fiscali per il ceto medio ed i single, la strada possibile è una sola. Quella dei primi anni duemila. Quella, cioè, delle iniziative popolari. E’ illusorio immaginare di trovare in parlamento una maggioranza favorevole ad una fiscalità più leggera. E, se anche per delirio d’ipotesi la si dovesse trovare, i $inistrati lancerebbero il referendum all’istante: mica si vorrà togliere risorse all’ente pubblico che poi mancano quando si tratta di mantenere stranieri in assistenza! E, quando viene lanciato un referendum, sono i promotori ad avere in mano il boccino. Molto meglio dunque scendere in campo per primi e lanciare una o più iniziative popolari che chiedano, finalmente, sgravi fiscali per tutti, ed in particolare per il ceto e per le persone singole. L’attesa è stata fin troppo lunga.

Lorenzo Quadri

Sgravi fiscali: ceto medio e singles hanno finito la pazienza

Dopo quasi due decenni di attesa e di pretesti, adesso non ci sono più scuse

 

Per il rotto della cuffia, domenica scorsa i ticinesi hanno approvato la riform(ett)a fisco-sociale. O meglio, hanno approvato la parte messa in votazione, che era quella fiscale. Senza di essa però, come è stato spiegato in mille salse, non sarebbero entrate in vigore nemmeno le misure sociali.

Che la riformetta sia stata approvata è positivo. La competitività fiscale del Ticino, a livello nazionale, è finita sotto la suola delle scarpe. Il rischio di fuga di buoni contribuenti – rispettivamente, fatto non certo meno grave: di incapacità di attrarne di nuovi – è tutto fuorché fantasia. Le conseguenze di un fuggi-fuggi sarebbero alquanto gravi per l’erario pubblico. Meno buoni contribuenti uguale meno gettito uguale tagli sociali. L’equazione è molto semplice. Con una piramide fiscale come la nostra (pochi “borsoni” ed aziende che pagano una grossa fetta del gettito) aspettare la “catastrofe” senza far nulla – e questo per i soliti motivi ideologici e per correr dietro ai populismi di $inistra (odio per i ricchi) – sarebbe stato irresponsabile.

Il  turno che non arriva mai

Quello detto prima della votazione va però ribadito ora. La riform(ett)a fisco-sociale non può nemmeno essere chiamata una “riforma”. Non ne ha né l’ampiezza né le visioni. E’ una semplice “pezza”. Un correttivo mirato, necessario per evitare il peggio. Adesso tocca agli sgravi fiscali per il ceto medio e per le persone singole,che da quasi due decenni aspettano pazientemente – fin troppo pazientemente – che venga anche il loro turno. Un turno che però non arriva mai. Perché per gli sgravi per i singles e per il ceto medio non è mai il momento. Se i conti del Cantone sono in rosso, si dice che “non c’è margine”. Se i conti – come è il caso del 2017 – sono clamorosamente in nero e saltano fuori i tesoretti, si racconta che è un caso, che “il miglioramento non è strutturale” che “è frutto di fattori imponderabili”; e quindi, ancora una volta, “non c’è margine”. Ceto medio? Infinocchiato! Intanto però, per mettere le mani nelle tasche della gente, il “margine” la partitocrazia del “tassa e spendi” (o dello “spendi e poi tassa”) lo trova sempre. Vedi  moltiplicatori cantonali e stime immobiliari pompate per fare cassetta.

La pazienza di quei contribuenti che si vedono falcidiare lo stipendio da tasse e cassa malati senza beneficiare di alcun sostegno statale  è al lumicino. Il triciclo farà bene a rendersene conto. Perché anche questi cittadini votano.

Votazione di nicchia

Che il sì a favore della riformetta/rattoppo fisco-sociale sia stato risicato non sorprende troppo, dopo una campagna dei contrari condotta a suon di populismi di $inistra e sciorinando il mantra del “regalo agli odiati ricchi”. Sorprende forse maggiormente la scarsa affluenza alle urne: appena il 32.4%, malgrado il “vivace dibattito” pre-consultazione. Le spiegazioni possibili sono tante. Disaffezione, per non dire delusione, nei confronti della politica? Forse. Del resto, la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$ ha reiteratamente preso a pesci in faccia la volontà popolare su temi fondamentali, anzi sul tema più fondamentale di tutti: libera circolazione e preferenza indigena. Il che, è ovvio, non incentiva la gente a partecipare alle votazioni. I cittadini ne hanno comprensibilmente pieni i santissimi di politicanti che, una volta ottenuta la bramata cadrega, tradiscono gli elettori (c’è da sperare che i ticinesi se ne ricorderanno alla prossime elezioni, e pure a tutte quelle a venire). Però la votazione precedente a quella di domenica scorsa, ovvero la chiamata alle urne sulla “criminale” iniziativa No Billag, ha fatto segnare una partecipazione esattamente doppia: 64.8%. E sono passati meno di due mesi. Il che lascia supporre che il difetto stia nel manico, ovvero nel tema proposto. E qui si torna a quanto scritto sopra. Al di là dell’obiezione dell’ “argomento tecnico” (ma quale argomento non lo è?) il problema è che la votazione sulla riform(ett)a fisco-sociale era “di nicchia”.Toccava da un lato ricchi ed aziende, dall’altro famiglie con bimbi piccoli. La maggioranza dei ticinesi però non rientra in nessuna delle due categorie. Rientra invece in chi è stato “dimenticato”: ceto e medio e single. Ed è qui che adesso urge intervenire. Senza più accampare scuse. Chiaro il messaggio?

Lorenzo Quadri