SECO: “La libera circolazione? Non è poi così importante”

Dopo anni di propaganda pro-frontiere spalancate, la verità comincia a venire a galla?

 

Scusate ma ci scappa da ridere!

Sembra che i burocrati della SECO, Segreteria di Stato dell’economia,  abbiano cambiato idea sulla devastante libera circolazione delle persone. Da un documento riservato (?) anticipato dal Blick emerge infatti che adesso la SECO considera il famigerato accordo bilaterale “non più così importante per il paese”. Accipicchia! Pare davvero di stare in una commedia dell’assurdo.

Proprio i soldatini della SECO, che per anni ed anni hanno fatto il lavaggio del cervello agli svizzerotti con la fregnaccia della “libera circolazione indispensabile senza la quale arriva l’Apocalisse”; proprio i soldatini della SECO, che a getto continuo propinano statistiche taroccate sulla disoccupazione illudendosi di convincere in questo modo il popolazzo che l’invasione di frontalieri non genera né sostituzione dei lavoratori residenti, né dumping salariale (“sono solo percezioni”); proprio loro, adesso fanno il salto della quaglia!

Contrordine compagni

Fino a ieri, a chi osava mettere in dubbio il sacro dogma delle frontiere spalancate, la SECO replicava con il mantra della “libera circolazione indispensabile”. Ora arriva, improvviso, il contrordine compagni.

Cos’è successo? Ma è chiaro: prima a capo del dipartimento federale dell’economia c’era il liblab Johann “Leider” Ammann. Visto che il PLR vuole le frontiere spalancate e vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ecco che la SECO dovevafare propaganda di regime alla posizione del PLR (il partito che si fa schiacciare gli ordini dai manager stranieri delle multinazionali rappresentati da Economiesuisse). Adesso che a capo del Dipartimento federale dell’economia c’è l’UDC Guy Parmelin, si può anche raccontarla giusta – o comunque: più giusta – sulla reale importanza della libera circolazione.

Non è ineluttabile

Su queste colonne lo ripetiamo da anni: la libera circolazione delle persone non è affatto una necessità ineluttabile. E’ solo una paturnia ideologica che la casta impone a suon di lavaggio del cervello, terrorismo e fake news. Una paturnia della $inistra multikulti, che però fa anche l’interesse monetario della grande economia. Ecco dunque i kompagni andare a manina con gli odiati “padroni”, in una “santa alleanza” che puzza di bruciato a chilometri di distanza!

Stop fregnacce

Sta di fatto che si possono benissimo concludere accordi commerciali internazionali senza alcun bisogno di ficcarci dentro la libera circolazione delle persone. Del resto i più recenti trattati (con il Canada, con paesi dell’estremo oriente) mica la prevedono.

E’ ora di piantarla di considerare la libera circolazione come una vacca sacra, perché non lo è.  La libera circolazione è un errore della storia. Come tale, può e deve essere disdetta. Certo con qualche conseguenza. Ma il prezzo del suo mantenimento ed addirittura estensione (vedi la direttiva UE sulla cittadinanza, conseguenza dello sconcio accordo quadro istituzionale) sarebbe infinitamente più alto. E la storiella che con la libera circolazione delle persone verrebbero a cadere tutti gli accordi bilaterali è tutta da dimostrare. L’applicazione della clausola ghigliottina, che comunque riguarda solo i 7 accordi del pacchetto dei Bilaterali 1, è una questione di volontà politica. Altro che automatismi.

I bilaterali non sono un’elemosina dei balivi di Bruxelles alla Svizzera. L’UE di regali non ce ne ha mai fatti! Che l’UE, specie quella uscita dall’avanzata sovranista, vorrà buttare all’aria accordi commerciali da cui ci guadagna nel caso in cui la libera circolazione delle persone con la Svizzera dovesse venire limitata o abolita, è ancora tutto da dimostrare.

Non tutti rinsaviscono

Purtroppo, se la SECO dà segni di rinsavimento (vediamo quanto dura…), altri non ci pensano proprio. Nel Dipartimento federale di giustizia diretto dalla liblab Karin Keller Sutter (KKS) la propaganda di regime pro-UE prosegue al massimo dei giri. Ed infatti, in totale contraddizione con la “nuova” linea della SECO, la buona KKS, prendendo posizione sull’iniziativa popolare “Per un’immigrazione moderata”, ovvero l’iniziativa che chiede la fine della libera circolazione delle persone, si lancia nelle consuete fregnacce retoriche sull’ “immigrazione uguale ricchezza”. Boiate che non si possono proprio sentire! Ad esempio questa: “il nostro benessere è dovuto in larga parte alla libera circolazione delle persone che consente alle imprese di assoldare forza lavoro estera in maniera poco burocratica”.

O KKS, ma ci sei o ci fai? Secondo la ministra PLR, dunque, il benessere (?) del Ticino sarebbe dovuto al fatto che le aziende sono libere di assumere frontalieri a basso costo e di lasciare a casa  ticinesi, senza che nessuno possa emettere un cip! Ma è il colmo! Eccoli qua, i grandi statisti dell’ex partitone!

Sì alla Swissexit!

Se poi, come dichiara con intenti terroristici la KKS, un Sì all’iniziativa “Per un’immigrazione moderata” equivarrebbe ad una Brexit svizzera: questo è solo un argomento a sostegno dell’iniziativa.

Perché è ora di scegliere: per la Svizzera vogliamo un futuro di libertà e di indipendenza, o uno di sempre più opprimente ed umiliante sudditanza dai balivi di Bruxelles?

Lorenzo Quadri

Informazioni manipolate per giustificare le braghe calate

I burocrati federali fanno di tutto e di più per esaltare gli accordi di Schengen/Dublino

Quando si dice l’informazione pilotata! Per la serie: “ma tu guarda i casi della vita”, di recente la SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, ha reso noto che in Svizzera i rimpatri di finti rifugiati con il sistema Dublino funzionerebbero a meraviglia. Il sistema Dublino prevede in sostanza che le domande d’asilo vengano trattate nello Stato in cui sono depositate.

Mai per caso

Certe notizie non escono mai per caso. Escono per un motivo. Per trasmettere un messaggio. Ed il messaggio che i burocrati della SEM intendono far passare è il seguente: “bisogna salvare gli accordi di Dublino!”.

Ohibò. Come tutti sanno, è da vario tempo che il “sistema Dublino” viene messo in discussione a livello di Unione europea. Non risulta però che i camerieri dell’UE in Consiglio federale si siano tirati giù la pelle di dosso in sua difesa. Perché, dunque, questo improvviso entusiasmo?

Il 19 maggio

La risposta è semplice. Perché il 19 maggio si voterà sul recepimento in Svizzera del Diktat comunitario che vuole togliere ai cittadini onesti il diritto a possedere armi che si trovano normalmente in commercio.

Del tutto inutile nella lotta al terrorismo ed alla criminalità, il Diktat in questione è contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni, alla nostra volontà popolare. Si tratta dell’ennesimo atto di arroganza, con cui i burocrati di Bruxelles pretendono di comandare in casa nostra. Ciononostante, il triciclo PLR-PPD-PSS, come sempre succube di Bruxelles (a cui regala addirittura i miliardi del contribuente) ha deciso di chinarsi a 90 gradi anche questa volta. Il 19 maggio il popolo avrà la possibilità di sconfessarlo respingendo la direttiva comunitaria. Una possibilità che è anche un dovere.

Terrorismo e ricatti

Non avendo uno straccio di argomento a sostegno dell’ ennesima invereconda calata di braghe, ecco che la partitocrazia, per convincere il popolo a seguirla, ricorre al ricatto ed al terrorismo. S’ inventa dunque la panzana secondo cui un No popolare al Diktat UE provocherebbe l’espulsione della Svizzera dall’accordo di Schengen, paventandone poi le conseguenze apocalittiche.

Evidentemente, si tratta di frottole. L’UE non ha alcun interesse a buttar fuori la Svizzera da Schengen. Al contrario, ha tutto l’interesse che vi rimanga.

Panna montata

Come logica vuole, per dare maggior peso alla fanfaluca sull’espulsione della Svizzera da Schengen/Dublino, si magnifica la portata di detti accordi. Ecco dunque proliferare i tentativi truffaldini di spacciarli per trattati di importanza capitale.

Sicché saltano fuori gli studi farlocchi, basati sul nulla, che ci raccontano favolette fantasiose su quanto costerebbe alla Svizzera l’uscita da Schengen. Da notare, per inciso, che detti accordi sono applicati nel nostro Paese dal 2008; forse che prima di quella data vivevamo in condizioni terzomondiste?

E adesso saltano fuori pure i presunti strepitosi successi del trattato di Dublino. Trattato che però, come detto, viene messo  in discussione all’interno della stessa UE.

Lavaggio del cervello

Siamo dunque davanti ad evidenti manipolazioni. Obiettivo: fare il lavaggio del cervello ai cittadini. La tattica non è affatto nuova. Venne utilizzata già nel 1992, nel tentativo di costringere i cittadini elvetici a votare l’adesione allo SEE. I votanti rifiutarono – determinante ai tempi fu il risultato ticinese – e nessuna delle previsioni apocalittiche si avverò. Ora la storia si ripete. Il 19 maggio, diciamo  NO alla genuflessione davanti al Diktat disarmista dell’UE. I burocrati di Bruxelles non hanno alcun diritto di comandare in casa nostra!

 

L’Area Schengen è morta e sepolta: la rivolta del Nord

Di scadenza in scadenza, i controlli sui confini vengono prorogati ad oltranza

 

Certo che siamo proprio fessi! La partitocrazia PLR-PPD-P$ ha accettato il diktat dell’UE contro le armi dei cittadini onesti, malgrado sia contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. L’indecente calata di braghe è stata giustificata, come al solito, col ricatto. Se non accettiamo, hanno a lungo blaterato i politicanti del triciclo, “la permanenza della Svizzera nello Spazio Schengen è a rischio”(uhhh, cha pagüüüraaa!). Da qui lo slogan populista: “dobbiamo salvare Schengen!”.

I controlli restano

Complimenti, soldatini della casta, proprio una bella pensata: l’ennesima. Infatti Schengen è già morto e sepolto. Gli svizzerotti sono tra i pochi che si ostinano a mantenere le frontiere spalancate. Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia nel 2015 a causa del caos asilo (grazie Anghela Merkel!) hanno temporaneamente (?) reintrodotto i controlli ai confini. Il termine per smantellarli scadeva la scorsa settimana. Eppure stranamente, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, nulla è successo. I paesi in questione hanno annunciato che i controlli resteranno in vigore per altri sei mesi. Scaduti i quali, non ci vuole una grande fantasia per immaginarlo, verranno ancora una volta prolungati. E così via. La Francia, dal canto suo, ha fatto sapere ad ottobre che la sua proroga scadrà ad aprile (di quale anno?). Il tutto per la gioia del “diversamente sobrio” presidente in scadenza della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che si presenta alle conferenze stampa con una scarpa blu ed una marrone; probabilmente a causa della nota “sciatica”).

Se anche loro…

L’accordo di Schengen e le frontiere spalancate, che dovrebbero essere delle vacche sacre della (fallita) Unione europea, appartengono ormai al passato. Non ci crede più nessuno. Passi i famigerati e vituperati paesi del blocco Visegrad. Ma se perfino Francia e Germania non ne vogliono sapere di dismettere i controlli “temporanei” sul confine, vuol dire che l’Unione europea ha davvero un piede nella fossa.

Gli unici servi

E chi sono gli unici che ancora si fanno “schiacciare gli ordini” dai funzionarietti di Bruxelles a cui ormai nessuno dà più retta? Gli svizzerotti. Succubi e proni al punto non solo da chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni diktat comunitario senza neanche essere paese membro, ma addirittura da voler REGALARE 1.3 MILIARDI all’UE perché – come hanno spiegato in coro l’Eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara – “bisogna oliare”. Ma oliare cosa, che presto non ci saranno più gli ingranaggi e nemmeno la macchina??

Anche il Gigi di Viganello si è accorto che siamo molto più “in Europa” noi dei paesi del blocco Visegrad, che pure sono  Stati membri. Chi ringraziare per questo scempio lo sappiamo benissimo: l’establishment internazionalista, che  è la rovina della Svizzera.

Lorenzo Quadri

Schengen: un flop completo e anche pagato a peso d’oro

La fattura dei fallimentari accordi continua a lievitare, mentre la nostra sovranità…

 

Un paio di settimane fa, i camerieri dell’UE in Consiglio federale ci hanno sbolognato l’ennesimo studio farlocco, commissionato a scopo di propaganda politica. Quello su quanto costerebbe alla Svizzera uscire dai fallimentari accordi di Schengen.

Naturalmente lo studio eseguito per reggere la coda all’élite spalancatrice di frontiere sostiene che l’operazione “Swissexit” da Schengen avrebbe costi terrificanti: qualcosa come 10 miliardi. Ohibò. E’ più facile credere a Babbo Natale che a ricerche del genere. A maggior ragione se effettuate – come nel caso concreto – dalla stessa agenzia, Ecoplan, già nota per aver realizzato un’altra indagine taroccata sugli accordi bilaterali. I quali, ça va sans dire, risultavano essere una figata pazzesca.

Gonfiati come rane

Lo studio Ecoplan non solo spara cifre assurde sui costi dell’uscita della Svizzera da Schengen, ma non dice un tubo su quello che ci costa rimanerci. Intanto però il carrozzone degli sviluppi dell’acquis  Schengen continua a gonfiarsi come una rana. A danno della nostra sicurezza; perché la storiella che spalancando le frontiere e rinunciando ai controlli sistematici in entrata si aumenti la sicurezza, la andate a raccontare a qualcun altro. Ma a scapito anche della nostra sovranità, che viene smontata pezzo per pezzo. Chiaro: per ogni nuovo settore che viene fagocitato da Schengen, noi svizzerotti diventiamo semplici esecutori di ordini altrui. La democrazia viene smantellata con la tattica del salame (una fetta alla volta).  Ringraziamo la partitocrazia internazionalista e spalancatrice di frontiere!

21 milioni in più

Come c’era da attendersi, di recente in Consiglio nazionale il triciclo PLR-PPD-P$ ha approvato l’ennesimo sviluppo dei fallimentari accordi di Schengen. La Svizzera pagherà dunque 21 milioni all’anno in più al fondo per la sicurezza interna… in cambio di nulla. Perché non c’è uno straccio di nuovo compito concreto in materia di protezione dei confini dell’area Schengen che andremmo a finanziare. 21 milioni all’anno di spesa in più e nemmeno un finto rifugiato con lo smartphone in meno! Stesso discorso per i delinquenti che si muovono liberamente nello spazio Schengen.

E i valichi chiusi di notte?

A proposito: che fine ha fatto la famosa chiusura notturna dei valichi secondari, decisa dalla Camere federali e poi imboscata nel nulla dopo il periodo di prova, magari per fare l’ennesimo favore ai vicini a sud? (Evidentemente i camerieri dell’UE incadregati in Consiglio federale non hanno ancora capito che il Belpaese li mena per il naso da anni).

E non pensate di venirci a raccontare la fregnaccia che chiudere le frontiere non serve ad aumentare la sicurezza, perché vi ridiamo in faccia.

I frontalieri del furto con scasso, che razziano con bella regolarità il Mendrisiotto ma anche il resto del Cantone, entrano a commettere reati in macchina, passando per i valichi incustoditi. Se li si chiude, non possono più entrare. Perché di certo le automobili non sono in grado di attraversare la frontiera verde. Sicché i valichi secondari con il Belpaese bisognerebbe inchiavardarli non solo di notte, ma anche di giorno.

Avanti con lo Swissexit

Morale della favola: “grazie” a Schengen paghiamo un prezzo stratosferico, sempre più stratosferico, per non poter controllare le nostre frontiere, per “aiutare l’Italia” (concetto ripetuto ad oltranza dalla kompagna Sommaruga in Consiglio nazionale) e anche per farci dettare gli ordini da Bruxelles, gettando nel water la nostra sovranità ed indipendenza.
Quanto ci costano ora gli accordi di Schengen? Prima della votazione sul tema (2005) avevano promesso: al massimo 8 milioni all’anno. Nel frattempo siamo già probabilmente in zona 200 milioni. Adesso ne aggiungiamo altri 21… Ed è evidente che l’escalation è destinata a continuare.

Fuori subito da Schengen! In attesa, va da sé, di uscire anche dalla devastante libera circolazione delle persone. Firmate l’apposita iniziativa popolare, se non l’avete ancora fatto!

Lorenzo Quadri

 

L’UE ammette: gli accordi di Schengen sono FALLITI

Prolungati per altri tre mesi i controlli su alcune frontiere interne alla (dis)Unione

E perché la Svizzera non dovrebbe a questo punto reintrodurre i controlli sistematici in dogana? Perché la kompagna Simonetta Sommaruga, esponente del partito del “devono entrare tutti”, non vuole?

Ma guarda un po’: la Commissione europea (sic!) è favorevole al mantenimento per altri tre mesi dei controlli alle frontiere interni all’UE messi in atto da Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia.

Ecco l’ennesima dimostrazione che Schengen è un fallimento. Lo ammette anche Bruxelles: alla prima emergenza il sistema va in tilt, e bisogna sospenderlo. Un fallimento che ci costa però 100 milioni di franchetti all’anno.
A questo punto la domanda è una sola. Cosa aspetta la Svizzera a reintrodurre i controlli sistematici alle frontiere (anche se la signora Simonetta Sommaruga, esponente del partito del “devono entrare tutti”, non vuole)?

E’ evidente che la Signora “devono entrare tutti” Sommaruga dovrà prossimamente rispondere ad un atto parlamentare in cui si chiederà come mai l’UE prolunga – magari sine die? – la sospensione di Schengen, mentre gli svizzerotti, più papisti del Papa, non ne vogliono sapere.  Come se Como non fosse dietro l’angolo. Come se nuove ondate di migranti economici non potessero da un momento all’altro riversarsi sulla vicina Penisola e quindi sul confine di Chiasso. Ma forse per la ministra di Giustizia i problemi del Ticino non sono problemi della Svizzera. A proposito: e come la mettiamo con il nuovo centro asilanti di Cavallasca, su territorio italiano ma a 500 metri dal valico non sorvegliato di Pedrinate e dalla frontiera verde? In che modo la Confederazione sta tutelando l’interesse dei chiassesi?

Intanto il presidente USA Donald Trump ha annunciato il prolungamento del muro sul confine con il Messico (che già esiste: la costruzione l’ha iniziata il democratico Bill Clinton). La motivazione è di un’evidenza solare: i muri servono a proteggere. Anche la Svizzera ha bisogni di sicurezza. Anzi, forse qualche spalancatore di frontiere politikamente korretto si è dimenticato che uno dei punti di forza del nostro Paese è proprio quello. Per cui, avanti con i muri anche da noi!

La lista di Trump

Intanto il presidente USA ci sta sempre più simpatico. Ha infatti  dato ordine di pubblicare settimanalmente una lista dei reati commessi dagli immigrati. Ma guarda un po’! E’ da tempo che la Lega chiede di indicare nei comunicati delle autorità giudiziarie e della polizia cantonale la nazionalità degli autori di reati. Ma naturalmente sa po’ mia! “Bisogna tutelare la personalità dei presunti delinquenti”! La Lega, ancora una volta, ha dunque precorso i tempi.

Inutile dire che una bella lista come quella annunciata da Trump va introdotta anche dalle nostre parti, precisando il genere di reato, la nazionalità dell’autore ed il tipo di permesso di cui dispone. E magari anche i casi di recidiva.
A voler fare i “di più” bisognerebbe anche indicare i reati commessi da naturalizzati (che però nelle statistiche finiscono sotto la casella “svizzeri”).
Poi vediamo se “immigrazione è uguale ricchezza”, come blaterano gli spalancatori di frontiere, o se è invece più uguale a delinquenza.

Lorenzo Quadri