Grazie, frontiere spalancate!

Monteggio, nuova rapina. Però triciclo e burocrati federali vogliono i valichi aperti

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Venerdì mattina in quel di Monteggio, in prossimità di un valico incustodito con il Belpaese, è stata messa a segno l’ennesima rapina. Questa volta con tanto di sequestro. Bersaglio: un furgone portavalori. La persona legata e sequestrata è l’autista del mezzo. I criminali, almeno quattro ed armati, sono arrivati in auto attraverso la dogana spalancata. Sempre attraverso la medesima si sono dati alla fuga.

Com’era già la fregnaccia dei burocrati federali secondo cui chiudere i valichi non aumenterebbe la sicurezza?

Chiudere e presidiare

L’ennesima rapina in cui una dogana incustodita viene utilizzata da criminali stranieri, pericolosi ed armati, come facile (addirittura puerile) porta d’accesso alla Svizzera, conferma che i valichi secondari vanno chiusi di notte e presidiati di giorno. (I soldi per farlo ci sono: basta tagliare sui regali miliardari all’estero). E se questa fosse una violazione dei fallimentari accordi di Schengen, semplicemente si sospende Schengen, come hanno fatto numerosi Stati membri dell’UE.

E sia chiaro che per compiere un passo del genere non dobbiamo chiedere niente a nessuno. Se, come amano ripetere i $inistrati spalancatori di frontiere, “è giusto infrangere leggi ingiuste” noi infrangiamo delle norme ingiuste (quelle di Schengen) che mettono in pericolo i ticinesi. Oppure le leggi ingiuste si possono infrangere solo nell’interesse dei finti rifugiati con smartphone e bluetooth, mentre quando ad andarci di mezzo sono dei ticinesi…?

Buoni rapporti?

I burocrati federali, come sappiamo, rifiutano di applicare la mozione Pantani e di chiudere i valichi secondari di notte. Questo non certo perché la misura sia inutile, anche un bambino dell’asilo è in grado di rendersi conto che una giustificazione del genere non sta in piedi, ma perché infastidisce il Belpaese. Un pugno di burocrati federali del flauto traverso getta nel water la sicurezza del Ticino e dei ticinesi in nome di presunti buoni rapporti con il Belpaese, ma soprattutto per la fifa blu di venire rampognati dai loro padroni di Bruxelles.

Giù le braghe!

“Grazie” a Schengen, ossia a quell’accordo che, secondo la partitocrazia eurolecchina PLR-PPD-P$$, bisognava “assolutamente salvare” e quindi giù le braghedavanti al Diktat disarmista, il Ticino è diventato un self service per criminali in arrivo dal Belpaese.

“Grazie” alla direttiva disarmista dell’UE, che è uno sviluppo di Schengen, i malviventi continuano a girare armati (vedi la rapina di venerdì) mentre i cittadini onesti vengono disarmati per la gioia dei criminali. Applausi a scena aperta per il triciclo sovranofobo e per i suoi politicanti-soldatini!

Il tirapiedi

Vale la pena ricordare che a Berna a starnazzare contro la chiusura notturna dei valichi secondari c’era l’allora tirapiedi dell’ex ministra del 5% Jacques De Watteville. Costui pretendeva addirittura che il Ticino rinunciasse alla richiesta del casellario giudiziale. Mentre adesso, da pensionato d’oro con i nostri soldi, De Watteville è in giro a fare propaganda a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale, blaterando che “bisogna firmare subito”.

Che a comandare a Berna siano burocrati di questa risma, fautori dell’adesione della Svizzera all’UE e svenduti alla medesima, ma strapagati con i soldi del disprezzato contribuente svizzerotto (“chiuso e gretto”) per calpestarne le decisioni democratiche, è scandaloso. Serve un repulisti generale!

Come criminali

A proposito dei presunti buoni rapporti con il Belpaese: ai fatti ormai arcinoti (fiscalità dei frontalieri, accesso al mercato finanziario, opere di interesse italo-svizzero non eseguite, liste grigie illegali, eccetera) si aggiunge un ulteriore elemento. Nei giorni scorsi sul Sole 24 oreè stato pubblicato un interessante articolo in cui si illustra il modo in cui oltreramina vengono trattate le banche estere, e svizzere in particolare.

Si leggono frasi quali “messe sotto torchio dalla procura di Milano”, “tenere sotto scacco le banche straniere in Italia”,eccetera. E questo, secondo i politicanti calabraghisti, sarebbe buon vicinato?

E nümm a pagum

E intanto, anche quest’anno, i ticinesotti hanno versato 80 e rotti milioni di ristorni al Belpaese. Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio di Stato! Sì, il triciclo: perché i due “ministri” leghisti sono sempre stati, sono tuttora e saranno anche in futuro, favorevoli al BLOCCO dei ristorni.

Il governicchio ha proceduto solo al microblocco relativo ai debiti di Campione d’Italia (che intanto continuano a crescere in conseguenza dei servizi erogati “per solidarietà”). I vicini a sud possono giusto ridersela a bocca larga dei ticinesotti e leccarsi i gomiti. Eppure una sconosciuta deputata PD ha pensato bene di mettersi a starnazzare alla procedura illegale… uhhh, che pagüüüraaa!

Morale della favola: che nessun burocrate o politicante o tirapiedi si azzardi a cianciare di valichi che devono restare aperti in nome di “buoni rapporti di vicinato” che esistono solo nelle fantasie di qualcuno! Chiudere le frontiere!

Lorenzo Quadri

 

Intanto la partitocrazia vota contro la legittima difesa

Rapina in casa a Sementina: per ora pochi casi, ma in futuro, “grazie” al triciclo…

Venerdì, poco prima di mezzanotte, in quel di Sementina due malviventi a volto coperto hanno fatto irruzione nell’appartamento di un 56enne svizzero. L’uomo è stato minacciato e legato ad una sedia, nel mentre che i rapinatori svaligiavano l’appartamento. Dopo aver messo a segno il colpo, i delinquenti si sono dileguati. Mentre la vittima è riuscita a liberarsi e a dare l’allarme. Nessuno è rimasto ferito. Questo lo scarno comunicato del Ministero pubblico su una vicenda che a noi, notoriamente beceri populisti e razzisti, fa nascere spontanea qualche domandina.

Destinati ad “europeizzarci”

Tanto per cominciare: chi sono i due rapinatori? Chissà come mai, abbiamo il sospetto che non si tratti di “patrizi di Corticiasca” (e nemmeno di Monte Carasso). Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come, le frontiere spalancate giorno e notte non avrebbero dovuto aumentare (!) la sicurezza? (Quest’ultima fregnaccia della casta non se la berrebbe nemmeno un bambino dell’asilo).

Ma soprattutto: quella messa a segno è una rapina in casa, in presenza dell’inquilino, che è stato aggredito dai malviventi. Si tratta di una “tipologia di reato” che dalle nostre parti, per fortuna, è ancora relativamente rara. Non così al di là della ramina (anche poco al di là). Non serve il Mago Otelma per prevedere quale sarà l’evoluzione in regime di devastante libera circolazione delle persone e di frontiere spalancate, ovvero di libera circolazione dei delinquenti. Anche in campo di rapine in casa, siamo destinati ad “europeizzarci”. Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$!

C’è un altro elemento da considerare. In futuro sempre più persone, soprattutto anziane (ma non solo), abiteranno da sole. Saranno quindi facile bersaglio di delinquenti senza scrupoli.

Eppure, davanti a questa situazione, in Consiglio nazionale la partitocrazia è riuscita ad affossare l’iniziativa di chi scrive che chiedeva ilpotenziamento del diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria.

Hai capito i soldatini della casta?

Prima spalancano le frontiere alla criminalità straniera violenta (perché “bisogna aprirsi”). Poi bloccano qualsiasi misura volta ad evitare l’arrivo di delinquenti stranieri, vedi la chiusura notturna dei valichi secondari – mozione Pantani, da mettere in vigore subito! – o la sospensione dei fallimentari accordi di Schengen (una decisione, questa, già presa e prolungata ad oltranza da svariati Paesi UE). Già, perché la priorità della casta internazionalista non è la sicurezza della Svizzera e dei suoi abitanti. Ma quando mai! La priorità è la sottomissione ad accordi internazionali del piffero!

Poi arriva il climax: non ancora contenta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ rifiuta scandalizzata di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria. Il che di fatto significa impedire alle vittime di difendersi, criminalizzando chi lo fa. E’ il colmo: chi si difende da delinquenti penetrati nella sua abitazione (un luogo dove chiunque ha il sacrosanto diritto di sentirsi al sicuro), e di cui ovviamente non è in grado di valutare la pericolosità, rischia di finire sul banco degli imputati. Questo è ciò che accade ora. Se poi la vittima di un’aggressione in casa si difende con un’arma da fuoco, apriti cielo! Ed infatti sempre la stessa partitocrazia ha calato le braghe davanti al Diktat dell’UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Per fortuna contro questo ennesimo sconcio è stato lanciato il referendum, che è riuscito trionfalmente. Adesso speriamo nella volontà popolare.

Il bel regalo

Cittadini inermi, disarmati, a cui si impedisce di difendersi, alla mercé di una pericolosa delinquenza d’importazione a cui si sono spalancate le porte. Ecco l’ennesimo “bel regalo” della partitocrazia alla Svizzera; ed in particolare alle regioni di confine, che sono per ovvi motivi le più esposte. Prima o poi ci scapperà il morto, e allora si saprà chi ringraziare.

C’è da sperare che i cittadini, al momento di depositare la scheda elettorale nell’urna, ne terranno debito conto.

LORENZO QUADRI

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

RSI: ancora propaganda pro-migranti

Sparuta manifestazione ieri a Camorino, e la Pravda di Comano si precipita

 

Se i finti rifugiati – tutti giovani uomini – alloggiati al centro della Protezione civile gestito dalla Croce Rossa (mica dalla Lega populista e razzista!) non sono contenti della sistemazione, non hanno che da tornare a casa loro, dove certamente vivevano in megaville con piscina

Ohibò, in quel di Camorino si è tenuta ieri pomeriggio una manifestazione di quattro gatti, muniti dei soliti insulsi striscioni, a sostegno dei finti rifugiati (tutti giovani uomini) alloggiati nel locale centro della Protezione civile (PC).

Come era scontato, il non-evento ha ottenuto ampio spazio all’interno del Quotidiano RSI. Chiaro: basta che la sinistruccia spalancatrice di frontiere faccia un cip e la Pravda di Comano si precipita, con dovizia di uomini mezzi, a fare da megafono propagandistico. E’ per questo che paghiamo il canone più caro d’Europa!

I giovanotti africani si lamentano delle condizioni di vita al centro PC di Camorino: evidentemente non sono alla loro altezza. Ma guarda: costoro immigrano illegalmente in Svizzera e pretendono pure di farsi alloggiare in alberghi di lusso.

Oltretutto il servizio del Quotidiano si risolve in un vistoso autogoal. Le immagini mandate in onda sono ben lungi dal mostrare il degrado che pretendono di denunciare i finti rifugiati ed il loro sparuto gruppetto di esagitati supporters. Mostrano invece spazi ampi, puliti e ben tenuti.

Si dà inoltre il caso, ma forse i rossi manifestanti non lo sanno e nemmeno i finti rifugiati, che  tutti i cittadini svizzeri che hanno prestato servizio militare abbiano alloggiato per settimane se non mesi in centri della protezione civile. Compreso chi scrive. Centri messi anche assai peggio di quello di Camorino. E senza fare tante storie! O vuoi vedere che strutture che vanno bene per i militi svizzeri non sono abbastanza belle per i migranti economici?
E’ poi grottesco che i finti rifugiati ed i loro sostenitori puntino il dito accusatore (uella!) contro chi gestisce il centro PC di Camorino. Ovvero, contro la Croce Rossa. E’ il massimo: sicché secondo costoro – e secondo l’emittente di regime che con la massima goduria si presta a dare spazio –  la Croce Rossa (!) sarebbe un covo di beceri razzisti che maltrattano gli asilanti. La Croce Rossa! Mica la Lega dei Ticinesi!

Tanto per non farsi mancare nulla, i kompagni della RSI hanno anche pensato bene di intervistare uno dei giovanotti alloggiati al centro. Il quale ha dichiarato che, quando gli chiedono dove vive, non risponde al centro della protezione civile; risponde “al cimitero”.

Caro giovanotto, guarda che non te l’ha detto nessuno di venire in Svizzera, anzi. Se l’alloggio che ti è stato assegnato ti fa così schifo, invece di lamentarti davanti alle compiacenti telecamere della Pravda di Comano, fai fagotto e torni al tuo paese, dove certamente abitavi in una megavilla con piscina interna. Chiaro il messaggio?

Lorenzo Quadri

Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Moschea turca a Sciaffusa? Si sono bevuti il cervello!

Le autorità disposte ad accettare una simile aberrazione vanno mandate a casa subito

A Sciaffusa, è evidente, si sono bevuti il cervello. Il commento “nasce spontaneo” dopo la scellerata decisione di autorizzare la costruzione di una grande moschea, di fatto commissionata e telecomandata governo turco. Quello che, ma guarda un po’, in Svizzera vorrebbe realizzare non solo le moschee, ma pure le scuole. E gli svizzerotti, fessi come non mai, autorizzano tutto. “Bisogna aprirsi” agli islamisti!

Ecco come l’ATS (Agenzia telegrafica svizzera) presenta il progetto di Sciaffusa:

“La città di Sciaffusa ha approvato la costruzione di grande moschea turca. Lo stabile, del costo di 1,5 milioni di franchi, sarà lungo 30 metri, largo 16 e alto 12.

Secondo il domenicale SonntagsBlick l’avvio ai lavori dovrebbe avvenire durante l’estate. Secondo i piani di costruzione la moschea Aqsa comprenderà due spazi di preghiera – uno per gli uomini l’altro per le donne -, un locale per i giovani, un’aula dedicata alla formazione e un asilo per i bimbi musulmani.

All’origine del progetto c’è l’associazione islamica turca di Sciaffusa, la quale assicura che la costruzione non sarà finanziata con fondi esteri, precisa il domenicale.

Il terreno dove sorgerà la moschea appartiene alla fondazione islamica turca per la Svizzera, una propaggine del Diyanet, il ministero turco per la religione. Il presidente della fondazione, Ali Erbas, è un teologo consulente del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Gli imam che opereranno a Sciaffusa saranno scelti dal governo di Ankara”.

Diffondere l’islam radicale

Insomma,  è proprio vero che non c’è limite al peggio! Al finanziamento senza fondi esteri non ci crede nemmeno il Gatto Arturo; e comunque , dato il contesto, la questione è destinata a diventare marginale. Il legame a filo doppio con l’estremismo islamico del governo turco, che già in Svizzera finanzia altre moschee con l’obiettivo di radicalizzare i musulmani presenti sul nostro territorio, è in ogni caso manifesto. E’ evidente che la nuova moschea di Sciaffusa servirà a diffondere l’islam radicale e politico nel nostro Paese.

Verso il califfato

Allarmante apprendere che il luogo di culto – ma meglio sarebbe dire: di indottrinamento – sarà dotato anche di un asilo. Il perché è evidente: il lavaggio del cervello prima inizia, più è efficace. Non ci vuole poi grande fantasia per immaginare che un domani questi giovani turchi radicalizzati fin dalla più tenera età diventeranno cittadini svizzeri grazie ai naturalizzatori seriali della gauche-caviar e dintorni.  E’ sempre più vicino il momento in cui in  Svizzera, con la complicità dei tapini del multikulti – a partire dalle Simonette di turno –  vedrà la luce un “bel” partito islamico. Obiettivo: introdurre sharia, veli, e tutto il resto. Fare tabula rasa delle nostre regole e tradizioni ed imporne altre: quelle degli invasori. L’invasione islamica è in corso da tempo. Nei secoli scorsi la fermavano con l’esercito; oggi i nostri governanti, imbesuiti dal dogma del multikulti e delle aperture, stendono il tappeto rosso. Chi si oppone, farneticano questi poveracci,  è un “becero populista e razzista”. Se i nostri antenati avessero ragionato in questo modo, oggi saremmo un califfato. Gli islamisti lo sanno benissimo e se ne approfittano.  Basta ascoltare le tesi difensive della foffa del sedicente Consiglio centrale islamico della Svizzera (Blancho e compagnia brutta): libertà di religione, libertà di parola, eccetera. Li conoscono bene, costoro, i nostri diritti costituzionali. Li invocano per loro con l’intenzione di toglierli a noi. Il disegno è chiaro anche al Gigi di Viganello. Ma la partitocrazia politikamente korretta non si accorge di quello che sta succedendo sotto il suo naso.

Ma svegliatevi!

E’ evidente che la grande moschea turca di Sciaffusa è il primo passo. Se ottiene il via libera, si sarà creato un pericoloso precedente. Che verrà poi reiterato ad oltranza. Non solo dalla Turchia. Presto arriveranno anche i vari Qatar, Arabia saudita, e chi più ne ha più ne metta.  Spunteranno come funghi le moschee finanziate e teleguidate dall’estero, con imam scelti all’estero che indottrinano secondo i principi di chi paga. Peggio di così. Ma il vero scandalo è che a Sciaffusa non abbiano niente da dire. Fettone di salame sugli occhi? O il terrore di venire accusati di “razzismo ed islamofobia” è ormai più forte di qualsiasi istinto di conservazione e di autodifesa? Ma svegliatevi, tamburi!

Lorenzo Quadri

 

 

Nel rigore, dobbiamo diventare i primi della classe

Immigrazione nello Stato sociale: ogni Cantone fa un po’ a modo suo. E in Ticino…

Anche in Svizzera interna la questione del ritiro di permessi B o C a stranieri in assistenza comincia a farsi urgente. A dar il là, il caso dell’imam predicatore d’odio di Nidau. Quello che ha stuccato al contribuente 600mila franchi nel corso degli anni. Costui continuava ad incassare prestazioni sociali “come se niente fudesse”; nel frattempo, non compiva alcuno sforzo per integrarsi. In effetti, non aveva alcuna intenzione di integrarsi. Il suo obiettivo era radicalizzare. E farsi mantenere dall’ente pubblico mentre svolgeva tale attività. E’ evidente che, se l’andazzo è andato avanti per anni, ciò significa che a questo imam integralista nessuno ha mai chiesto nulla. I permessi gli venivano rinnovati in scioltezza. E’ chiaro che non si tratta di un caso isolato. Oltregottardo hanno dunque  cominciato a guardarsi in giro. E hanno scoperto alcune cosette curiose.

Rimedio all’invecchiamento?

Tanto per cominciare, salta fuori in Svizzera nel 2015 (lo scrive di recente la SonntagsZeitung) c’erano 266mila persone a carico della socialità e  quasi la metà erano titolari di permessi  B o C. Hai capito? Altro che  “immigrazione uguale ricchezza”. Altro che la fregnaccia degli immigrati che pagherebbero le pensioni degli svizzeri. Altro che la bestialità dell’immigrazione incontrollata quale unico rimedio possibile all’invecchiamento della popolazione! Basta con queste idiozie politikamente korrette che la casta spalancatrice di frontiere cerca di imporci a suon di lavaggi del cervello. Il problema dell’invecchiamento della popolazione non ce l’ha di sicuro solo la Svizzera. Ce l’hanno anche altri paesi. Come ad esempio il Giappone. Dove però l’immigrazione è prossima allo zero e gli stranieri sono meno del 2% degli abitanti. E non crediamo proprio che i giapponesi siano destinati all’estinzione. Per cui, non farsi invadere si può eccome! Anche in presenza di un problema di denatalità.

Del resto, se avessero una certa sicurezza  economica ed occupazionale, anche gli svizzeri farebbero più figli. Invece c’è chi rinuncia per paura di non poterli poi adeguatamente mantenere. Chiaro: spalancando le frontiere si è mandato a ramengo il nostro mercato del lavoro. Ovvio quindi che gli svizzerotti coscienziosi si pongano degli interrogativi prima di formare una famiglia. Per contro, certi  stranieri in arrivo da altre culture il problema delle risorse necessarie a mantenere la prole non se lo pongono nemmeno. Anzi: fanno figli a cadenza di uno ogni tre anni per poter staccare sempre nuovi assegni di prima infanzia. E nümm a pagum.

Parametri diversi

Per tornare a bomba. La domanda che nasce spontanea è quella a sapere come mai con una percentuale così alta di stranieri che non è autonoma finanziariamente può rimanere in Svizzera. E al proposito le inchieste svolte oltregottardo hanno portato alla luce due cosette interessanti. Primo, che malgrado il numero degli stranieri a carico dello stato sociale sia alquanto elevato, quello del ritiro di permessi è molto piccolo. Ad esempio, lo scorso anno il Canton Berna ne ha ritirati solo 11, Basilea Campagna 8 e Argovia due.

Secondo, che ogni Cantone nella revoca (o non rinnovo) dei permessi a stranieri a carico della collettività applica parametri diversi. C’è chi è più restrittivo e chi lo è molto meno.

Sicurezza in pericolo

La situazione attuale non solo ci svuota le case pubbliche e fa galoppare il nostro stato sociale verso l’infinanziabilità. Costituisce anche un pericolo per la sicurezza. Perché – e l’ha detto di recente un esperto di islam, non la Lega populista e razzista – ad essere particolarmente attratti dalla facilità con cui in Svizzera gli ultimi arrivati si possono abbarbicare alla mammella pubblica sono gli estremisti islamici. Come il predicatore d’odio di Nidau, appunto.

Diventare i primi della classe

Da qui la necessità di darsi una svegliata, ma in fretta. Si renda finalmente chiaro a tutti che la pacchia è finita. Lo stato sociale svizzero non è un self service aperto all’intero pianeta. Da Paesi come il Giappone, l’USA e l’Australia abbiamo molto da imparare. Entra solo chi ha un lavoro e si mantiene da sé. I permessi B che gravano sulle spalle del nostro stato sociale devono partire tutti; questo è il minimo.  E i kompagnuzzi strillino e manifestino pure quanto vogliono. Il Ticino è uno dei Cantoni maggiormente presi d’assalto per la sua socialità generosa e per la sua posizione geografica. Doveroso, quindi, che dia l’esempio di rigore. In questo sì che dobbiamo diventare i primi della classe. Non certo nell’accogliere finti rifugiati con lo smartphome, come invece vorrebbe la kompagna Sommaruga.

Fa benissimo dunque il direttore del DI Norman Gobbi ad adottare una politica restrittiva in campo d’immigrazione e di ritiro di permessi a chi è qui per farsi mantenere. Anzi, rilanciamo e diciamo che, finché il Ticino non sarà diventato il Cantone più rigoroso di tutti, bisognerà andare avanti a stringere le viti!

Lorenzo Quadri

Lugano: regolamento di conti tra gang straniere!

Scene da Bronx per colpa delle frontiere spalancate! Grazie partitocrazia PLR-PPD-P$!

 

Grazie libera circolazione! Grazie multikulti! Siamo diventati Paese del Bengodi e crocevia di foffa d’importazione che si dà appuntamento da noi per regolare i propri conti a coltellate! Via subito questa feccia dalla Svizzera!

E adesso dalla Magistratura ci aspettiamo sanzioni esemplari! Oppure la nostra giustizia buonista-coglionista è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Sempre meglio! Immigrazione uguale ricchezza! Bisogna aprirsi! La libera circolazione è un valore! Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione concreta di questa “ricchezza” e di questo “valore”.

Nelle prime ore di sabato mattina, e più precisamente verso le 3 e 40,  il centro di Lugano è stato teatro di una scena da Bronx. Una maxirissa con accoltellamenti fuori dalla discoteca Blu Martini che, stando a quanto riportato dal portale Ticinonews, non sarebbe una zuffa scoppiata per futili motivi e poi degenerata (che già sarebbe grave). Ma la situazione è ancora peggiore. Il fatto di sangue in città farebbe l’epilogo di un vero e proprio regolamento di conti tra bande di delinquenti stranieri: da una parte un gruppo di albanesi residenti in Italia e dall’altra una gang di cittadini domenicani. Questi si sarebbero dati appuntamento a Lugano per sistemare a coltellate le proprie vertenze, a quanto pare legate a questioni di droga e/o prostituzione.

Le persone rimaste ferite sono quattro, tre cittadini albanesi residenti nel Belpaese ed uno svizzero (?) residente nel Mendrisiotto, tutti di età compresa tra i 22 ed i 27 anni. Ci piacerebbe sapere quanto “svizzero” sia il signore in questione; sarà mica qualche beneficiario di naturalizzazione facile?

L’accoltellatore fino a ieri sera risultava in fuga. Nessuno dei feriti è in pericolo di vita. Per uno è stato necessario il ricovero in ospedale.

Naturalmente vogliamo anche sapere se per caso tra i componenti delle gang che si sono scontrate c’è anche qualche beneficiario di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente ticinese!

Ecco la “ricchezza”!

Ma bene! Eccola qui la “ricchezza” portata dalla libera circolazione delle persone e dalle frontiere spalancate volute dalla partitocrazia!

Non solo ci riempiamo di delinquenti stranieri, ma la suddetta foffa si dà addirittura appuntamento a Lugano per i propri regolamenti di conti all’arma bianca! Ma cosa stiamo diventando grazie alle frontiere spalancate e al “devono entrare tutti”? Un sobborgo di Rio de Janeiro?

Noi non ci stiamo! Questa feccia estera in casa nostra non la vogliamo! Per cui, se tra i bravi giovani “non patrizi” coinvolti nella maxirissa con accoltellamenti di ieri ci sono degli stranieri residenti in Ticino, è evidente che vanno sbattuti fuori dalla Svizzera. E senza tanti autoerotismi cerebrali su “proporzionalità” e su fallimentari accordi internazionali! Perché ne abbiamo piene le scuffie!

Perché a Lugano?

Perché poi questi delinquenti si sono dati appuntamento per il loro regolamento di conti proprio a Lugano? Non sarà mica perché sanno che, male che vada, grazie alla nostra giustizia buonista-coglionista se la caveranno con un gradevole soggiorno all’Hotel Stampa?

E’ chiaro che ci aspettiamo delle sanzioni esemplari nei confronti di questi delinquenti d’importazione! O dobbiamo credere che la nostra Magistratura usi il pugno di ferro solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre per i veri criminali si trova sempre una qualche attenuante in nome del garantismo tafazziano?

Sappiamo chi ringraziare

E’ pacifico che non intendiamo tollerare che feccia straniera renda le nostre città dei posti dove si deve avere paura a girare di notte. Non siamo abituati a regolamenti di conti per strada e nemmeno intendiamo abituarci. E se simili scene da Bronx accadono a Lugano, sappiamo benissimo chi ringraziare: il triciclo PLR-PPD-P$ che ha spalancato le frontiere, e che non ne vuole sapere di espellere sistematicamente i delinquenti stranieri!

Rottamare Schengen!

Il fatto che la banda di albanesi sia residente in Italia è poi  l’ennesima dimostrazione che bisogna ripristinare i controlli sistematici sulla frontiera. Rottamare immediatamente gli accordi di Schengen e potenziare le Guardie di confine!

Il colmo è che i camerieri dell’UE in Consiglio federale sono pronti a sperperare un miliardo per la candidatura di Sion per le Olimpiadi del 2026, ma hanno avuto il coraggio di rimangiarsi il promesso potenziamento delle guardie di confine adducendo la miserevole scusa delle ristrettezze finanziarie. Però quando si tratta di sperperare miliardi per i finti rifugiati con lo smarphone  o di mantenere delinquenti stranieri con i soldi dell’assistenza, di “ristrettezze finanziarie” non ce ne sono mai! Ma vergognatevi!

Lorenzo Quadri

 

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Legittima difesa: il CdS inginocchiato al “pensiero unico”

Il Messaggio governativo contro l’iniziativa popolare sul tema è una ciofeca

 

Il tema della legittima difesa torna alla ribalta dopo quanto accaduto di recente a Brissago, dove un agente intervenuto durante una lite in una struttura che ospita asilanti ha dovuto aprire il fuoco su un richiedente l’asilo armato di due coltelli (!), per difendere se stesso ed altri due richiedenti.

L’accaduto avrebbe dovuto spingere il Consiglio di Stato a trattare seriamente il delicato tema della legittima difesa. Come il poliziotto di Brissago, la persona minacciata da un aggressore, in genere nella propria vita e nella propria integrità fisica, deve reagire in pochi secondi, o addirittura in frazioni di secondo. E se in queste condizioni valutare la situazione è un esercizio difficile per un agente di polizia addestrato anche per simili evenienze, immaginiamoci per un cittadino comune.

Con i tempi che corrono, ed in regime di buonismo-coglionismo ad oltranza che difende i delinquenti (che tra l’altro, alla faccia della volontà popolare nemmeno vengono espulsi, vedi il caso del picchiatore zurighese) e criminalizza i cittadini onesti, la vittima di un’aggressione viene di fatto spinta a non difendersi del tutto, quindi a mettere in pericolo se stessa e gli altri, per paura di finire a sua volta sul banco degli imputati, con l’accusa di eccesso di legittima difesa.

Iniziativa popolare

Il tema della legittima difesa – specialmente di chi viene aggredito da malviventi nella propria abitazione – è al centro del dibattito politico in vari paesi. A partire dalla Vicina Penisola, dove la Camera dei deputati ha approvato una modifica di legge che prevede una serie di casi in cui l’eccesso di legittima difesa è ritenuto scusabile di principio. Sta eventualmente alla magistratura inquirente dimostrare che, nel caso concreto, l’autore non era scusabile.

In Ticino nel marzo del 2016 è stata presentata un’iniziativa popolare sul tema della legittima difesa (primo firmatario Giorgio Ghiringhelli, accompagnato da un comitato interpartitico) che riguarda  l’unica parte della questione che può essere regolata a livello cantonale. Ossia i costi legali che chi, accusato di eccesso di legittima difesa, ma poi assolto, ha dovuto comunque sostenere, in particolare per l’avvocato di fiducia. Si dirà che si tratta di un intervento “di nicchia”: ma lo spazio in cui ci si può muovere è quello. Infatti il tema della legittima difesa è regolato a livello federale nel Codice penale. Che evidentemente non può essere modificato tramite un’iniziativa popolare cantonale.

Livello rasoterra

Ebbene di recente è arrivato il Messaggio del Consiglio di Stato sull’iniziativa in questione. Che “naturalmente” propone di respingerla. Le argomentazioni governative meravigliano per la loro pochezza. A parte che si confonde la procedura penale federale con quella cantonale, a stupire è il livello rasoterra delle considerazioni generali sul tema della legittima difesa.

Ad esempio si dice che, poiché il numero di furti nelle abitazioni in Ticino sarebbe diminuito negli ultimi anni, l’iniziativa “non risponde ad un bisogno” ed ha solo scopo preventivo. Ah ecco: quindi secondo il CdS le leggi si devono fare solo in situazioni di emergenza, e meglio ancora quando i buoi sono già fuori dalla stalla. Evviva. La diminuzione dei furti nelle abitazioni in Ticino potrebbe benissimo essere un fenomeno temporaneo. A non essere temporaneo è  per contro il salto di qualità di una criminalità che si fa viepiù violenta. Da un lato rapinare le banche è sempre più difficile. Dall’altro sempre più persone, spesso anziane, vivono sole in casa e diventano un facile bersaglio per i malviventi. Specie dalle nostre parti, dove le misure di sicurezza sulle abitazioni in genere oscillano tra il ridicolo e l’inesistente. Niente di strano che i rapinatori  più violenti (tutti stranieri, ça va sans dire) si “convertano” alle razzie nelle case. Del resto basta guardare appena al di fuori dei confini cantonali per accorgersi che nel centro-nord Italia le rapine in casa sono triplicate tra il 2003 ed il 2013. E’ evidente che i rapinatori (non di rado provenienti dai paesi dell’Est) che operano oltreconfine, grazie alla deleteria politica delle frontiere spalancate arriveranno anche da noi. Nascondersi dietro una statistica sul calo dei furti è, a voler essere gentili, ben poco lungimirante.

La balla del “Far West”

Va ancora peggio con la tesi politikamente korrettissima e tristemente “mainstream” secondo cui  qualsiasi sostegno al diritto alla legittima difesa equivarrebbe a sdoganare una logica da Far West e ad incoraggiare la giustizia fai da te. Balle di fra’ Luca.

Punto primo: l’iniziativa popolare si applica solo a chi è stato assolto dall’accusa di eccesso di legittima difesa, quindi si tratta di una persona che ha agito nella legalità.

Punto secondo: nessuno ha mai messo in dubbio il principio fondamentale della legittima difesa, che deve servire a respingere un attacco e non a punire l’aggressore, altrimenti non è più legittima. Si tratta di considerare meglio la posizione di chi è aggredito – specie se in casa propria – da delinquenti di cui non può conoscere la pericolosità (e non si creda che un coltello sia meno letale di una pistola). Non si può pretendere che la vittima di un’aggressione e rinunci a difendersi, mettendo in pericolo la propria stessa vita, per paura di passare dalla parte del torto. Invece oggi accade proprio questo.

Punto terzo: Il CdS sembra dimenticarsi che la polizia non ha ancora il dono  dell’ubiquità e nemmeno quello del teletrasporto. Per restare alle rapine in casa: nel momento in cui la vittima viene aggredita dai rapinatori nella propria abitazione, la polizia non è lì per difenderla. Al massimo può intervenire a posteriori, cercando di assicurare i criminali alla giustizia.

Punto quarto: ma davvero qualcuno pensa che rafforzando il diritto alla legittima difesa il comune  cittadino si metterebbe a sparare all’impazzata a tutto quello che si muove? Suvvia, non siamo assurdi.

Con tutto il rispetto parlando, il Messaggio del Consiglio di Stato contro l’iniziativa popolare per la legittima difesa è foffa.

Lorenzo Quadri

 

Avanti con le misure per ridurre il numero di frontalieri

Incredibile! Gli spalancatori di frontiere scoprono l’ inquinamento d’importazione

 

Preferenza indigena uguale meno frontalieri uguale meno auto occupate da una sola persona sulle nostre strade e quindi meno inquinamento: più facile di così…

E  poi, ecotassa per targhe azzurre; e se oltreconfine i politicanti in fregola di visibilità strillano alla “discriminazione”, chissenefrega.

Di certo, comunque, non si introdurranno trasporti pubblici gratuiti (ossia, pagati dal solito sfigato contribuente ticinese) per i frontalieri.

“Lo smog non si ferma in dogana”. A dirlo è forse un becero leghista, populista e razzista? No: le parole sono del compagno prof dr Franco Cavalli, già capogruppo P$$ alle Camere federali. Cavalli si è espresso commentando uno studio comasco, pubblicato sull’International Journal of Cardiology, che ha messo in evidenza una possibile correlazione tra aria inquinata ed infarti e ictus.

Il compagno prof dr  ha pure riconosciuto (ci sarebbe mancato altro…) che il “traffico transfrontaliero fa parte del problema” e quindi “occorre prendere delle misure coraggiose”. E porta anche un esempio di misura: offrire sempre i trasporti pubblici gratuiti ai frontalieri che rinunciano ad usare l’auto (sic!).

Fenomeno non marginale

Fa piacere che anche a $inistra finalmente ci si renda conto che la devastante libera circolazione delle persone, fortemente voluta e difesa dai kompagni, ha effetti altamente nocivi anche sulla qualità dell’aria. Non ci voleva un premio Nobel per accorgersene. Ma visto che il motto degli spalancatori di frontiere è “negare anche l’evidenza pur di fare il lavaggio del cervello ai ticinesotti chiusi e gretti”, l’ammissione è già un passo avanti.

Ecco quindi che il bilancio della libera circolazione si appesantisce: non solo mercato del lavoro devastato dall’invasione da sud; non solo criminalità d’importazione; non solo esplosione della spesa sociale; non solo collasso delle infrastrutture, in primis viarie (ed in Ticino lo vediamo quotidianamente, con strade ed autostrade perennemente infesciate di targhe azzurre; mentre gli automobilisti locali vengono messi in croce a suon di PVP); ma anche inquinamento dell’aria.

E il fenomeno non è certo marginale: del resto, con 65mila frontalieri che (quasi tutti) entrano in Ticino uno per macchina, l’impatto ambientale non può che essere assai pesante. O forse qualche spalancatore di frontiere ci vuole venire a raccontare che dal tubo di scappamento delle automobili dei frontalieri esce vapore acqueo? O che sono tutti veicoli elettrici? O che funzionano a pedali?

Interventi mirati

Visto che finalmente anche a $inistra c’è chi comincia a rendersi conto che il frontalierato fuori controllo è deleterio anche dal punto di vista ambientale, allora i kompagni concorderanno sulla necessità di intervenire. Quindi: applicare la preferenza indigena votata dal 60% dei ticinesi, senza se né ma, così da diminuire il numero di frontalieri, e dunque anche quello delle loro automobili.

Poi, introdurre un’ecotassa per i frontalieri, di modo da “incoraggiarli” ad usare mezzi di trasporto pubblici o a condividere l’auto. E se i politicanti d’oltreramina in  perenne fregola di visibilità starnazzano alla “discriminazione” (vedi la “shitstorm” ( = tempesta di cacca) scatenata contro la Svizzera per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte), chissenefrega. Se la Lara Comi di turno va a frignare a Bruxelles tramite atto parlamentare scritto dalla mamma, chissenefrega. Visto che il problema ambientale del Ticino è in gran parte imputabile al frontalierato, ci vogliono misure mirate sul frontalierato. E non certo provvedimenti che colpiscano solo (o prevalentemente) l’automobilista ticinese: perché è questo che in realtà bramano i ro$$overdi.

Trasporti gratuiti?

Quanto ai trasporti pubblici gratuiti per i frontalieri ipotizzati dal compagno prof dr Cavalli: è chiaro che non se ne parla nemmeno.

“Gratuito” significa infatti “pagato dal (solito sfigato) contribuente ticinese”. Sicché, ci mancherebbe che chi soppianta i residenti sul mercato del lavoro venisse pure premiato con le trasferte gratis, mentre i ticinesotti si pagano sia le loro che quelle dei frontalieri. Rispettivamente, ci mancherebbe che chi assume frontalieri a scapito dei residenti – magari trattasi di datore di lavoro italico che sfrutta il territorio ed assume solo suoi connazionali per pagarli meno – si vedesse recapitare i dipendenti stranieri sul posto di lavoro, con il conto dell’operazione a carico del (solito sfigato) contribuente.

Lorenzo Quadri

 

 

Ma la $inistra pretende le naturalizzazioni di massa!

Gli esperti confermano: molti stranieri nati in Svizzera non sono affatto integrati

 

Come se l’immigrazione incontrollata ed il fallimentare multikulti non avessero già fatto abbastanza disastri, la gauche-caviar vorrebbe introdurre pure lo “ius soli”. Ma col piffero!

 

Si può vivere in Svizzera, anche da molto tempo, senza essere minimamente integrati. Gli esempi a questo proposito si sprecano. Il padre 48enne di origine turca, residente a Basilea città, condannato per aver costretto entrambe le figlie a matrimoni forzati,  abitava nel nostro Paese da trent’anni.  I due studenti che non davano la mano alla docente perché donna, erano addirittura in predicato di diventare cittadini elvetici.

Grazie al fallimentare multikulti, è senz’altro possibile per un immigrato proveniente da “altre culture” risiedere in Svizzera per anni ed anni ma continuare a vivere secondo le regole e la mentalità del suo paese d’origine. Per questi migranti che rifiutano di integrarsi, la Svizzera è solo una mucca da mungere. Nei suoi confronti non sentono alcun legame. Sono da noi solo perché gli conviene. Magari nei confronti del nostro paese e dei suoi abitanti nutrono disprezzo ed avversione.

Altro che “razzisti”!

Alla faccia delle fregnacce dei moralisti a senso unico che istericamente strillano alla Svizzera “chiusa e xenofoba” contrapponendola ai paesi scandinavi “aperti e progressisti”, solo pochi giorni fa è stata pubblicata la classifica dei migliori Stati al mondo dove immigrare. Ne emerge, ma tu guarda i casi della vita, che la Svezia è sì al primo posto, seguita dal Canada. Ma poi arrivano, in quest’ordine, Svizzera, Australia e Germania. Ennesima conferma che gli spalancatori di frontiere che cercano di ricattarci e di criminalizzarci  blaterando accuse di chiusura e xenofobia, possono venire tranquillamente mandati a Baggio a suonare l’organo.

Un paese attrattivo per gli immigrati lo è anche per quelli che non si sognano di integrarsi. E la mancata integrazione causata dal fallimentare multikulti comincia ora a presentarci il conto. In Europa i jihadisti sono spesso e volentieri giovani di cosiddetta terza generazione. Ossia, proprio quelle persone che in Svizzera da qualche tempo beneficiano della naturalizzazione quasi automatica. Per questa fantastica novità possiamo ringraziare, naturalmente, la $inistra. Ma anche i pavidi partiti del cosiddetto centro che, terrorizzati dall’etichetta di razzisti e xenofobi, si fanno ricattare dagli spalancatori di frontiere, e li seguono.

Jihadisti nati in Svizzera

Di recente Paul Roullier, esperto elvetico di terrorismo a Ginevra, ha sottolineato come in Svizzera i miliziani dell’Isis sono in buona parte  persone nate nel nostro paese o che comunque ci vivono da tanti anni. In Svizzera, ha dichiarato l’esperto, si sta creando un vivaio jihadista “endogeno”. A conferma dunque che l’essere nato qui è tutt’altro che garanzia di integrazione. Quest’ultima deve infatti essere verificata caso per caso.

E cosa fanno i kompagni spalancatori di frontiere davanti questa realtà? Semplicemente, non la considerano. Sicché, non ancora contenti del regime di immigrazione incontrollata, non ancora contenti di aver reso pressoché automatica la naturalizzazione degli stranieri di cosiddetta terza generazione, adesso vorrebbero addirittura lo “ius soli”. Ossia vorrebbero che lo straniero che nasce nel nostro Paese diventasse automaticamente svizzero. Quindi svariati seguaci dell’Isis, in conseguenza di cotanta geniale pensata, acquisirebbero il passaporto rosso. Lo stesso varrebbe, senza andare a prendere esempi così estremi, per tanti immigrati non integrati.

Ecco quindi che ancora una volta la $inistra al caviale dimostra di voler ridurre il passaporto svizzero ad un pezzo di carta privo di qualsiasi valore. Un documento da regalare a chiunque senza porre alcuna condizione.  Chi lo ottiene non se lo deve meritare. Lo riceve senza far nulla.

Stop doppi passaporti

Gli islamisti che beneficerebbero di simili “naturalizzazioni di massa” chiaramente prima o poi tenteranno – con la complicità dei multikulti – di imporre in casa nostra loro regole, riprese al Corano. Il che equivarrebbe a fare tabula rasa di secoli di battaglie per la libertà e per i diritti civili.  Quindi, “ius soli” un piffero. La verifica dell’integrazione prima della concessione del passaporto rosso deve al contrario diventare ancora più approfondita. Perché adesso, per paura delle campagne d’odio della $inistra spalancatrice di frontiere, troppo spesso si naturalizza con leggerezza; “per non avere storie”.

Proprio in ragione della presenza di numerosi stranieri non integrati le naturalizzazioni devono diventare più selettive.

Ed è anche tempo che gli aspiranti cittadini svizzeri siano chiamati a scegliere: o il passaporto rossocrociato o quello del paese d’origine. Ma tutte due – per poter estrarre il documento più conveniente a seconda della circostanza – no. Chi invece davvero non se la sente di abbandonare il passaporto originario, evidentemente non è pronto per diventare svizzero.

Lorenzo Quadri

Funzionari dirigenti frontalieri o con doppio passaporto

La situazione è già indecorosa di suo, non serve fantasticare su possibili spionaggi

 

Nel Canton Ginevra è divampata la polemica sulla nomina a direttrice del fisco di una funzionaria frontaliera. Nel concreto si tratta di una donna con la doppia nazionalità, svizzera e francese, residente in Francia.  La quale avrà accesso a dati fiscali confidenziali. E c’è chi, come il giornale Les Observateures, si è spinto ad ipotizzare che la donna potrebbe essere addirittura un’agente al soldo della Francia. Una spia di Parigi infiltrata nelle dichiarazioni fiscali ginevrine.

Un deputato cantonale PLR deplora la scelta di una frontaliera evidenziando problemi di protezione dei dati: “cosa succederebbe se la neo-direttrice del fisco dovesse perdere il suo telefonino in Francia, o se il suo computer dovesse venire hackerato dopo aver superato la frontiera?”. Un assist che ha permesso al direttore del Dipartimento cantonale delle finanze di spiegare che nella sua precedente mansione la funzionaria frontaliera aveva accesso ai medesimi dati e che comunque i suoi supporti elettronici sono criptati.

Autocensura

Ecco un bell’esempio di cosa succede quando per deplorevoli esigenze di autocensura – dettata dalla paura dell’ignominiosa etichetta, quella di “populista e razzista” – ci si arrampica sui vetri nel tentativo di cercare di giustificare una posizione, che è sacrosanta, con argomenti artificiosi ma politikamente korretti.

Certo, il rischio che la direttrice frontaliera del fisco ginevrino smarrisca il telefonino o il computer oltreconfine può essere un argomento. Ma è davvero questo il punto? Evidentemente no. La questione è che nella pubblica amministrazione – a maggior ragione in posti sensibili! – bisogna assumere svizzeri, residenti in Svizzera. Si abbia una buona volta il coraggio di dirlo apertamente, come ha fatto Norman Gobbi in relazione al noto funzionario corrotto all’Ufficio della migrazione.

E non c’è alcun bisogno di giustificare questa posizione andando a parare su improbabili  infiltrazioni informatiche  all’estero. La preferenza indigena è realtà costituzionale, votata dal popolo. Bisogna avere il coraggio di attuarla e di affermarla. Sembra invece che si provi vergogna.

Le radici nel territorio sono requisito imprescindibile per chi si occupa di gestire la cosa pubblica. Vengono richieste – giustamente ed ovviamente – ai politici, la cui presenza è temporanea. Non le vogliamo chiedere ai funzionari che, una volta nominati, “ti saluto Rosina”? Nemmeno ai funzionari dirigenti che contano più dei politici, oltre che durare di più?

La fantasia non serve

La spiegazione prodotta dal capodipartimento finanze ginevrino ( la donna già aveva accesso ai dati confidenziali nella precedente funzione) non solo non giustifica nulla, ma è un plateale autogoal. La frontaliera con doppio passaporto non ha neppure fatto lo sforzo di spostare il domicilio in Svizzera malgrado ricoprisse un ruolo delicato nella pubblica amministrazione. E viene addirittura promossa e premiata.

La situazione è indecorosa di suo. Non c’è alcun bisogno di far volare la fantasia ed immaginare che l’alta funzionaria cantonale sia addirittura una spia francese.

Doppio passaporto

E come la mettiamo con la doppia nazionalità? Chi vuole fare carriera nell’ente pubblico, con posti di responsabilità, non può essere “servo di due padroni” (nel concreto di due passaporti). C’è tutto il diritto di pretendere che questi funzionari, qualora non siano svizzeri di nascita, rinuncino al passaporto d’origine. E di pretenderlo senza bisogno di sentirsi costretti a giustificarsi con pippe mentali politikamente korrette.

Ciò vale a maggior ragione per i politici, la cui posizione è incompatibile con la doppia nazionalità. Per ora il tema è lasciato alla sensibilità individuale (carente?). L’obiettivo futuro è di far sì che, in generale, acquisire il passaporto rosso implichi la perdita di quello d’origine. Non ci vuole il Mago Otelma per pronosticare che ciò permetterebbe inoltre di sventare un po’ di naturalizzazioni di comodo. Di sicuro non tutte, perché l’approfittatore incallito se ne frega di ogni passaporto. Ma un certo numero sì. E sarebbe già un bel risultato.

Lorenzo Quadri

Associazioni islamiche pericolose: divieto bocciato per un pelo

La “prodezza”, compiuta dal Consiglio nazionale il 16 marzo, è passata inosservata

 

Il terrorismo islamico in Europa non è un concetto astratto. E’ qualcosa di molto concreto. Lo sanno bene, ad esempio, in Germania. E questo grazie alle sciagurate politiche dell’Anghela Merkel, che ha spalancato le frontiere dell’Europa ai finti rifugiati con lo smartphone, tra i quali si trovano i seguaci dell’Isis. Ma anche il Ticino ha toccato con mano l’estremismo islamico, grazie al mandato diretto del DSS alla famigerata Argo1. Per la quale, come noto, lavorava un presunto reclutatore dello stato islamico. E lavorava come sorvegliante in un centro asilanti. Ohibò, vuoi vedere che il califfato si serve (anche) di questi centri per reclutare miliziani? Ma come, non dovevano essere tutti deliri della Lega populista e razzista?

La Germania proibisce

Si diceva della Germania. La quale però, quando vuole, è assai più rapida di noi in materia di sicurezza interna. Perché si fa meno pippe mentali. Berlino ha infatti vietato su territorio tedesco l’associazione musulmana “La vera religione”. Un divieto che, si immaginerà, non è spuntato come un fungo, ma poggia su solide motivazioni. L’associazione in questione ha infatti reclutato, su territorio tedesco, oltre 140 jihadisti che sono poi partiti per la Guerra santa in Iraq ed in Siria. Ora, “La vera religione” non ha messo radici solo in Germania. Infatti è presente anche in Svizzera, come si è “scoperto” lo scorso dicembre. Da noi, però, mica è vietata. E ti pareva! E perché non lo è? Risposta degli esperti: perché manca la base legale. C’è dunque assai poco da stare allegri. La questione è stata portata a Berna da chi scrive tramite mozione. Il Consiglio federale si è affrettato a rispondere che è vero che attualmente la  base legale necessaria a vietare su territorio elvetico associazioni islamiche pericolose non c’è; però ci sarà presto, essendo contenuta nella nuova legge sui sistemi informativi, la cui entrata in vigore è prevista il primo settembre. Tüt a posct, dunque? Mica tanto. Perché l’inghippo politikamente korretto c’è. Berna non sarebbe Berna se così non fosse! Ed infatti la nuova legge si affretta a precisare che il divieto di associazioni islamiche pericolose dovrà fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

Eh certo: non sia mai che gli svizzerotti siano in grado di decidere autonomamente qualcosa in casa propria; non sia mai che siano “sovrani”. Eresia! Populismo! Razzismo! A decidere deve sempre essere un qualche organismo internazionale non eletto da nessuno, che viene a “schiacciare gli ordini” ai camerieri bernesi dell’UE. Anche in materia di sicurezza interna. Penoso!

Sotto tutela!

Ora, si dà il caso che stiamo parlando di terrorismo islamico e di jihadisti. Ovverosia di individui che organizzano attentati. Attentati  che possono costare la vita a decine, se non a centinaia di persone. Stiamo dunque parlando di una questione essenziale di sicurezza interna, mica del raggio di curvatura delle banane. E allora, è mai possibile che gli svizzerotti siano messi così male da non poter vietare per conto proprio, in casa loro, un’associazione potenzialmente pericolosa, senza farsi mettere sotto tutela dall’organismo internazionale di turno? Ci si sciacqua la bocca con la prevenzione, però anche tale concetto viene applicato a senso unico, come la morale.

Per un pelo

Logica conseguenza è che, alla luce delle nuove minacce, la legge che entrerà in vigore nei prossimi mesi è già lacunosa e necessita dunque di un’ “aggiustatina”. Si tratta di correggere il tiro a favore della sicurezza interna.

Tuttavia, attendersi un simile provvedimento dal Consiglio federale significa credere  a Gesù bambino. Quindi l’impulso deve venire dal parlamento. La scorsa settimana c’era l’occasione per farlo. Bastava approvare la mozione citata sopra. Come si sarà capito, ciò non è avvenuto.  A far girare le scatole, è che non è avvenuto per un pelo. Infatti la mozione è stata respinta dalla Camera bassa con 89 voti favorevoli, 92 contrari ed un paio di astensioni. Se un paio di deputati – ad esempio dell’ex partitone!  – avessero votato diversamente, il gioco sarebbe stato fatto. Uella, per il PLR sradicare l’estremismo islamico in Svizzera non è una priorità? E’ più importante tirarsi giù la pelle di dosso nel tentativo di affossare i 70 franchetti al mese in più per i nostri (futuri) anziani?

L’aspetto positivo è tuttavia che uno scarto così esiguo può essere – forse – recuperato. Basta non mollare l’osso e tornare alla carica. Intanto però il tempo passa e si rimane fermi al palo. Grazie, politikamente korretti!

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: l’Ungheria bagna il naso a tutti

Mentre le politiche della Simonetta sono proprio l’esempio di ciò che non va fatto

Ma tu guarda questi governanti dei paesi dell’Est che tornano, tranquilli come un tre lire, ad asfaltare non solo gli svizzerotti, ma anche i membri della fallita UE.

A che proposito tornano ad asfaltare? A proposito, lo si sarà immaginato, dei finti rifugiati.

Dopo i famosi muri sul confine, l’Ungheria ha annunciato che ripristinerà la custodia cautelare per i migranti economici. I quali dunque, durante la procedura, non si potranno muovere liberamente. La misura, ha detto il premier Viktor Orban, va contro le norme internazionali, precedentemente accettate anche dall’Ungheria; “ma la applicheremo lo stesso”. Ohibò.

Se si pensa che alle nostre latitudini,  all’indomani dei fatti di Colonia, la proposta di limitare la libertà di movimento, durante le notti del fine settimana, dei finti rifugiati ospiti dei centri d’accoglienza (tutti giovanotti con lo smartphone che non scappano da alcuna guerra) per evitare che molestassero sessualmente le donne, ha fatto strillare come aquile i politikamente korretti, ci accorgiamo che la differenza è abissale.

Un rischio per la sicurezza

“I migranti – ha aggiunto Orban – rappresentano un rischio per la cultura e la sicurezza degli ungheresi e una minaccia sul fronte del terrorismo: per questo motivo, l’Ungheria deve sorvegliare ancora di più i suoi confini”.

Parole di una semplicità, ma anche di una veridicità disarmante. Mai i milioni di finti rifugiati musulmani che si stanno riversando in Europa potranno essere integrati; e del resto i diretti interessati nemmeno si sognano di integrarsi. Le conseguenze saranno quelle citate da Orban.

Il quale non è peraltro l’unico a  dire le cose senza tanti giri di parole, impipandosene delle censure isteriche degli spalancatori di frontiere. Anche il suo omologo della Repubblica ceca, il socialdemocratico (!) Sobotka, ha detto in faccia all’ Anghela Merkel che il suo paese non aderirà a nessun piano UE di ridistribuzione dei finti rifugiati. Non solo, ma Praga – dove di migranti non se ne vede nemmeno uno – impedirà anche che si formi una presenza islamica numericamente rilevante nel Paese.

Da noi invece i kompagni del P$$, ovvero il partito della ministra competente per l’asilo Simonetta Sommagura, esigono di  “far entrare tutti”. Addirittura pretendono di promuovere l’islam a religione ufficiale.

“Dare l’esempio”

“I politici europei incoraggiano la migrazione con la politica dell’accoglienza”, ha detto ancora Orban. Ed anche questa volta, per nostra disgrazia, la kompagna Sommaruga costituisce un plateale esempio in tal senso. Va in Italia a dire che la Svizzera si farà carico di sempre più finti rifugiati senza essere affatto obbligata, ma solo “per dare l’esempio”. Dopo aver fatto passare l’avvocato gratis (ossia pagato dal contribuente) per i migranti economici e le espropriazioni facili per costruire nuovi centri asilanti senza dover chiedere niente a nessuno, la kompagna Simonetta vorrebbe ora “conferire maggiori garanzie” alle ammissioni provvisorie dei sedicenti rifugiati: il che significa renderle definitive.

Il risultato di simili politiche è che la spesa per l’asilo esplode senza alcun controllo. Si pensi solo che nel giro di 8 anni, dal 2006 al 2014, il numero degli eritrei in assistenza presenti in Svizzera è aumentato di oltre il 2200%! E senza alcun controllo (magari addirittura con l’aiuto di qualche passatore ro$$o) entrano nel nostro paese persone potenzialmente vicine all’Isis  – o che possono essere facilmente radicalizzate dalle cellule già presenti in loco grazie al catastrofico multikulti.

“Da noi – ha chiosato Orban annunciando la reintroduzione della custodia cautelare per gli asilanti – non ci saranno camion che investono chi festeggia”. In Svizzera invece ci sono tutte le ragioni per ritenere che ci saranno. Le prime avvisaglie già si sono viste a Zurigo lo scorso dicembre. E si saprà chi ringraziare.

Lorenzo Quadri

Eritrei in assistenza: dal 2008 al 2014 aumento del 2’272%!

E poi dicono che non è vero che siamo il paese del Bengodi per migranti economici?

 

I costi della socialità svizzera sono andati “allegramente” fuori controllo. Ciò è accaduto con il fattivo contributo dell’immigrazione scriteriata e del caos asilo.

I dati a livello federale parlano chiaro: il numero degli svizzeri in assistenza resta più o meno costante per rapporto alla popolazione, mentre in altre nazionalità si evidenziano delle vere e proprie esplosioni.

“Cambio di prassi”

Per quel che riguarda gli svizzeri in assistenza, occorrerebbe poi verificare quanti di questi svizzeri sono effettivamente tali e quanti sono invece naturalizzati di fresco (lo stesso problema che si presenta quando si leggono le statistiche della criminalità).

Vedi al proposito, in Ticino, il caso eclatante citato di recente come “cambio di prassi” del Consiglio di Stato in materia di espulsione di dimoranti a carico dello Stato sociale. La compagna sudamericana in assistenza di un “cittadino svizzero” (anch’egli in assistenza) potrà rimanere in Ticino a seguito della nuova prassi governativa. Peccato che il compagno in questione il passaporto svizzero ce l’abbia da un paio d’anni.

Eritrea: cifre allucinanti!

Qual è il dato più eclatante (ripreso dalle statistiche federali) sulle nazionalità di riceve l’assistenza in Svizzera? Quello dei cittadini eritrei, che evidentemente sono arrivati da noi come asilanti. Malgrado non scappino da alcuna guerra. Malgrado, come disse il consigliere del presidente eritreo in visita a Berna, si tratti di “giovani formati, sui quali il nostro paese ha investito, e che tornano a casa per le vacanze, a dimostrazione che non sono dei perseguitati”. Ebbene, dicono le statistiche federali che nel 2006 in Svizzera c’erano 276 eritrei in assistenza, mentre nel 2014 ce n’erano 6’547 (oggi, a seguito del caos asilo, saranno di sicuro parecchi di più). Fatto sta che l’aumento di eritrei in assistenza in otto anni è stato di ben il 2’272%! E poi gli spalancatori di frontiere hanno il coraggio di  venirci a dire che non è vero che siamo il paese del Bengodi per migranti economici, che sono tutte balle della Lega populista e razzista?

Immigrazione uguale ricchezza?

Oggi, tra le nazionalità straniere più rappresentate tra i beneficiari di prestazioni sociali  in Svizzera, gli eritrei si collocano al quinto posto. In cima alla classifica troviamo il Portogallo (il 9.22% degli stranieri in assistenza in Svizzera hanno nazionalità portoghese), seguito da Turchia (9.06%), Italia (8.56%), Serbia (5.69%), e, appunto, Eritrea (5.4%).

Ma se il numero di eritrei in assistenza è aumentato del 2’272% (sic!) in 8 anni (e gli ultimi due anni mancano ancora dalle statistiche) anche altre nazionalità hanno raddoppiato, triplicato o quadruplicato la propria presenza percentuale. Comprese quelle UE. Tra il 2006 ed il 2014 i rumeni in assistenza sono aumentati del 168%. I bulgari del 159%. Perfino i tedeschi sono raddoppiati! E non dimentichiamoci che queste cifre non tengono conto delle naturalizzazioni facili.

Cos’è che venivano a raccontarci gli spalancatori di frontiere e camerieri dell’UE? “Immigrazione uguale ricchezza”? “Con la libera circolazione arrivano forze di lavoro specializzate indispensabili per l’economia”?

 Paese del Bengodi

La Svizzera – chiusa e razzista – oltre ad avere il tasso di stranieri più elevato di tutta Europa (con l’unica eccezione del piccolo Lussemburgo) si ritrova con un saldo migratorio dalla sola UE di 80mila persone in più all’anno. Che in cifre assolute aumenti il numero degli stranieri a carico dello stato sociale è la logica conseguenza. Assai meno conseguente è l’aumento percentuale. Per prendere l’esempio dei tedeschi (così magari anche gli amici d’Oltralpe ci fanno una qualche riflessione): tra il 2006 ed il 2014 il loro numero in Svizzera è senz’altro aumentato; però la percentuale di tedeschi in assistenza avrebbe dovuto rimanere costante. Invece è cresciuta alla grande. E questo testimonia della  massiccia immigrazione nello Stato sociale. Altro che balle della Lega populista e razzista!

 

Avanti così…

E come la mettiamo, per chiudere il cerchio, con quell’aumento del 2272% (sic!) degli eritrei in assistenza? Vogliamo continuare a fare entrare e a mantenere tutti? Poi ci chiediamo come mai ci toccherà andare in pensione a 70 anni e farci tartassare sempre di più?

Lorenzo Quadri

Ulteriore scandaloso attentato ai diritti popolari

Il Consiglio federale dà corda all’iniziativa che vuole cancellare il 9 febbraio

I camerieri dell’UE preparano un nuovo schiaffo al Ticino e la $inistruccia manifesta la propria goduria. L’unico controprogetto ammissibile all’iniziativa del “vicolo cieco” è la disdetta tout-court della libera circolazione delle persone!

E’ proprio vero che non c’è limite al peggio ed in particolare non c’è limite al peggio dei camerieri dell’UE in Consiglio federale.

Nei giorni scorsi l’esecutivo ha infatti annunciato che non appoggia l’iniziativa RASA, ossia l’iniziativa del vicolo cieco: quella che, lanciata dagli spalancatori di frontiere, vorrebbe cancellare il “maledetto e voto” del 9 febbraio. Si sa infatti che la gauche caviar e dintorni provano un sentimento di incoercibile ribrezzo, di incontrollato schifo nei confronti dei diritti popolari, e meglio nei confronti del popolino becero che osa contraddire le élite delle frontiere spalancate e del multikulti. Sicché le votazioni popolari il cui esito non piace alla  $inistra vanno rifatte. Quelle – sempre più rare – i cui risultati vanno bene ai politikamente korretti, invece, non vengono messe minimamente in discussione. Ad esempio: la nuova legge sulla radiotelevisione, quella che ha reso il pagamento del canone radioTV obbligatorio per tutti, compreso chi non ha né radio né televisione, è passata per 3000 voti a livello nazionale, ma nessuno a $inistra si è messo a sindacare su questo risultato. Citus mutus!

Ennesimo tentativo di sabotaggio

Il Consiglio federale dunque non appoggia l’iniziativa del vicolo cieco, e ci mancherebbe altro. Però, e qui sta lo scandalo, non difende nemmeno la volontà popolare. Il CF ha infatti annunciato che ci sarà un controprogetto diretto. Ciò significa che il governo intende modificare, ossia SABOTARE, la volontà popolare e quanto inserito nella Costituzione il 9 febbraio del 2014. Il governo vuole cancellare  contingenti migratori, tetti massimi e ovviamente la preferenza indigena. Questo, evidentemente, per scodinzolare davanti ai padroni di Bruxelles. Perché  la volontà dei cittadini svizzeri non conta nulla, mentre i diktat dei trombati (definizione dell’industriale radikalchic Carlo De Benedetti) dell’UE… Inutile precisare che la $inistruccia ha accolta la notizia del controprogetto con gioia orgasmica.

E’ quindi chiaro che il Consiglio federale sta preparando l’ennesimo schiaffo al Ticino, che ha plebiscitato l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” con il 70% dei consensi. Ci provino ancora, lorsignori, a metter fuori la faccia a sud del Gottardo per farsi propaganda… E il governo ticinese non ha nulla da dire al proposito?

Preminenza del diritto internazionale?

Pare inoltre che nel controprogetto all’iniziativa del vicolo cieco il Consiglio federale voglia inserire il principio della preminenza del diritto internazionale sulla Costituzione svizzera. Se così fosse, si tratterebbe di una oscena svendita della sovranità nazionale: roba da scendere in piazza col forcone. E oltretutto sarebbe anche una mossa assai sciocca. Infatti, solo il mese scorso, è riuscita l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione, che chiede proprio il contrario.  E, se i cittadini la voteranno…

L’unico controprogetto accettabile

Ma tu guarda questi camerieri dell’UE che invece di applicare la volontà popolare fanno di tutto, ma proprio di tutto, per sabotarla. L’iniziativa No Billag la respingono schifati senza alcun controprogetto, ed anzi pubblicano pure un rapporto sul servizio pubblico in campo radiotelevisivo in cui dicono che nell’emittente di regime “l’è tüt a posct”. Rapporto che viene contestato perfino dall’interno dell’amministrazione federale (figura da cioccolatai).

Quando invece, come nel caso del 9 febbraio, non c’è alcun margine di manovra perché il popolo ha già deciso, e quindi il Consiglio federale non può fare altro che adeguarsi,  si assiste a squallide arrampicate sui vetri pur di sabotare la volontà popolare. Come dire che in fondo, quando si tratta di spalancare le frontiere e rifiutare di controllare l’immigrazione, la democrazia può anche essere stuprata.

Vogliamo opporre un controprogetto all’iniziativa del vicolo cieco? Allora questo: la disdetta tout-court della libera circolazione delle persone. Ma i camerieri dell’UE, è ovvio, hanno mire diametralmente opposte.

Lorenzo Quadri

E nümm a pagum anche per i vandalismi dei “no borders”

La manifestazione di Chiasso a sostegno dei clandestini  è costata quasi 70mila Fr

Ma i teppisti italiani con precedenti penali potranno continuare ad arrivare in Svizzera perché – Sommaruga dixit – non hanno compiuto reati di una gravità tale da giustificare il divieto d’accesso al paese. Intanto però  il questore di Como…

Nel settore dell’asilo,  la Confederazione prevede  un raddoppio dei costi a carico del contribuente dal 2015 al 2018. Già lo scorso  marzo, Berna preventivava un’escalation della spesa a 2,4 miliardi di franchetti per il 2018, contro gli 1,2 del 2015. Se pensiamo che nel mese di agosto in questo ridente Cantone abbiamo avuto punte di 3000 arrivi clandestini, probabilmente le previsioni di marzo non sono più così attendibili.

Ma oltre ai costi generati dai migranti economici con lo smartphone (giovanotti che non scappano da alcuna guerra) e che se per caso ottengono di  rimanere in Svizzera come ammessi  provvisoriamente fanno esplodere la spesa sociale  –  perché non solo vanno in assistenza ma “naturalmente” vengono seguiti individualmente da una pletora di operatori sociali di ogni ordine e grado – c’è anche la fattura per le gesta di  taluni imbecilli. Vale a dire, dei cosiddetti “no borders” che oltre un mese fa hanno pensato bene di organizzare un corteo a Chiasso a sostegno dell’immigrazione clandestina: questo perché – come direbbero anche i kompagni del P$ – gli svizzeri “chiusi e gretti” devono far entrare tutti.

Altro che “manifestazione pacifica”

Spacciato per manifestazione assolutamente pacifica, il corteo a Chiasso si è ben presto rivelato qualcosa di assai diverso. Ovvero un festival dell’insulto e della minaccia all’indirizzo della polizia e delle Guardie di confine, condito con  danneggiamenti a go-go. Il tutto “arricchito” dalla presenza di vandali col volto nascosto da un passamontagna. Chissà se costoro saranno stati multati anche per la violazione della nuova legge contro la dissimulazione del viso?

Il conto di queste prodezze lo paga ancora una volta il contribuente. Se si pensa che a “manifestare” e a vandalizzare Chiasso c’era anche un nutrito distaccamento di no-borders italiani, a noi populisti e razzisti girano oltremodo le scatole.

Fattura da 66mila Fr

Il deputato leghista Massimiliano Robbiani ha interrogato il Consiglio di Stato per avere qualche doverosa informazione su quanto è costata al contribuente ticinese la manifestazione dei “no borders” a Chiasso. Si scopre così che essa ha reso necessario l’intervento di 54 agenti, 49 della polizia cantonale e 5 della comunale, per un costo di 55mila Fr. Intanto noi non solo paghiamo il conto ma, evidentemente, gli agenti incaricati di tenere a bada i no borders non potevano essere impiegati altrove.

Al totale mancano i costi dell’impiego delle guardie di confine, visto che lì la cassa non l’ha il Cantone bensì  la Confederazione. Ma sempre di soldi pubblici si tratta.

A ciò si aggiungono gli imbrattamenti: ne sono stati censiti 34 per un danno totale di circa 11mila Fr.  La fattura del “corteo” di Chiasso sale così a 66mila Fr. E nümm a pagum. Cosa che non ci sta bene proprio per niente.

Sappiamo che il Municipio di Chiasso ha sporto denuncia contro ignoti per gli atti vandalici commessi su proprietà comunale: speriamo che le denunce abbiano portato ad indentificare qualche responsabile.

Porte spalancate

Non si sa quanti dei “no borders”  di Chiasso fossero italiani poiché, come precisa il governo nella sua risposta, non è stato possibile controllare tutti i partecipanti – circa 400 – alla manifestazione. Si sa però che sono stati identificati 31 cittadini italiani di cui tre posti in arresto per sommossa. Alcuni di loro avevano precedenti penali in Italia. Ma naturalmente gli svizzerotti – e qui arriva il secondo punto della questione – non vogliono proibire ai vandali italici l’ingresso al Paese. “Sa po’ mia” limitare la libera circolazione dei delinquenti, ha dichiarato in consiglio nazionale la ministra di giustizia, kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. Ohibò,  e perché “sa po’ mia”? Risposta: perché i reati commessi dai vandali “no borders” non sono sufficientemente gravi per giustificare una misura di questo tipo.

Intanto  Como…

Non ci pare che quello di “sommossa” sia propriamente un reato-bagattella. Se poi si aggiunge che i responsabili hanno pure precedenti penali in Italia, la risposta della Simonetta  risulta  ancora più scalcagnata. Sembra quasi un invito ai vandali d’Oltreconfine: venite pure in Svizzera  a minacciare, insultare e imbrattare a sostegno della violazione della legge (immigrazione clandestina); non solo vi spalanchiamo le porte, ma vi stendiamo pure il tappeto rosso.

E tuttavia a Como per la stessa fattispecie (uella) hanno utilizzato un metro assai diverso. Lì il questore ha infatti consegnato  il foglio di via ad 11 no borders, tra i quali 4 svizzeri. Costoro  non potranno entrare nel capoluogo lariano per un periodo compreso tra uno e tre anni. Ma allora gli unici a garantire senza un cip la libera circolazione ai vandali stranieri  sono, ancora una volta, gli svizzerotti?

Lorenzo Quadri