L’abrogazione della LIA e lo strano risveglio dei sindacati

Prima affossano il 9 febbraio, poi denunciano l’inutilità della “preferenza indigena light” 

Come era ampiamente previsto la LIA, Legge sulle imprese artigiane, va verso l’abrogazione. Il Consiglio di Stato ha infatti licenziato il Messaggio in questo senso al Gran Consiglio. La LIA andrà anche verso l’abrogazione, ma il problema che vi sta a monte, ossia la concorrenza sleale da parte di padroncini e distaccati in arrivo da Oltreconfine grazie alla devastante libera circolazione delle persone, sicuramente no. Infatti l’invasione da sud prosegue. Se si abroga la LIA non si può andare allo sbaraglio senza nulla. Occorre dunque proporre delle alternative. Perché le promesse di potenziamento dei controlli non bastano. Oltretutto i controlli servono solo a punire le violazioni quando sono già avvenute. Ed in genere delle sanzioni degli svizzerotti (“che tanto sono fessi e non si accorgono di niente”) al di là della ramina se ne fanno un baffo.

“Sa po’ fa nagott”: per colpa di chi?

Il ritiro della LIA, così come pure l’affossamento della preferenza indigena da parte del triciclo PLR-PPD-P$ con la  solita scusa del “sa po’ mia”, confermano che, a seguito della devastante libera circolazione delle persone, qualsiasi tentativo per tutelare il mercato del lavoro ticinese è destinato a naufragare per colpa degli spalancatori di frontiere. I quali senza vergogna reiterano il ritornello del “sa po’ fa nagott”. E per colpa di chi “sa po’ fa nagott”? Chi ci ha trasformati, contro il volere dei ticinesi, in una colonia di Bruxelles?

I casi della vita

Per una curiosa coincidenza, il giorno stesso in cui il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per il ritiro della LIA, i $inistrati del $indakato UNIA hanno denunciato tramite veemente comunicato stampa (uella) che le misure per attuare la “preferenza indigena light”, che entreranno in vigore il prossimo primo luglio, non servono ad un tubo. La “preferenza indigena light” è poi il tristemente famoso compromesso-ciofeca che azzera il 9 febbraio. E’ il colmo! Prima i kompagnuzzi di UNIA salgono sulle barricate CONTRO la preferenza indigena perché loro lucrano sugli affiliati frontalieri: per cui più ce n’è meglio è. E adesso saltano fuori a dire che le misure, da loro volute, per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio sono inutili. Ma che bella scoperta!

E non solo le misure sono già di per sé inutili. Ma le percentuali di disoccupazione per settore che farebbero scattare l’obbligo d’annuncio agli Uffici regionali di collocamento (URC) dei posti vacanti sono calcolate su scala nazionale. Dunque, non tengono minimamente conto della situazione ticinese.  Se questa non è una presa per i fondelli! Come diceva la nota canzone? “Svegliati è primavera!”. Che le cose stessero così l’aveva già capito fin da subito anche il Gigi di Viganello. E i $indakalisti con l’Audi A6, quelli che dovrebbero essere esperti del mercato del lavoro, adesso scendono dal pero?

Il tornaconto

Se i $indakalisti di UNIA volevano delle misure efficaci a tutela del mercato del lavoro ticinese avrebbero dovuto sostenere il 9 febbraio e “Prima i nostri”. Invece erano in prima fila nell’opera di demolizione della volontà popolare sgradita. Assieme al triciclo PLR-PPD-P$$ e a tutto l’establishment al gran completo. E strillavano, i kompagnuzzi di UNIA, al razzismo e al fascismo. Tutto per motivi di tornaconto pro saccoccia. Per i sindacati più frontalieri ci sono meglio è, visto che anche i frontalieri pagano le loro brave quote. Se i sindacati volessero difendere il lavoro dei ticinesi, sosterrebbero e firmerebbero l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone. Ma naturalmente non solo i sindakalisti rossi si guardano bene dal farlo, ma addirittura il partito da essi controllato, ossia il P$$, si agita come sui carboni ardenti perché vuole assolutamente lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Piccolo dettaglio: nella denegata ipotesi in cui detto osceno trattato (che faremo tutto quanto in nostro potere per affossare) dovesse entrare in vigore, le prime vittime sarebbero proprio le famigerate misure accompagnatorie con cui a $inistra amano riempirsi la bocca. In altre parole: accordo quadro istituzionale uguale ROTTAMAZIONE delle misure accompagnatorie.

Domanda da un milione

Per quanto tempo andrà avanti questi presa per i fondelli? O si spalancano le frontiere o si tutela il mercato del lavoro ticinese. Le due operazioni sono in contraddizione. Non possono convivere sotto lo stesso tetto.

Lorenzo Quadri

 

Lavoratori di serie A e lavoratori di serie B

Ecco i bei regali della devastante libera circolazione delle persone, sostenuta ad oltranza dalla partitocrazia, dai media di regime (RSI in primis), dal padronato e dai sindacati. Nei giorni scorsi è comparso su un portale l’ennesimo annuncio di lavoro-scandalo: una ditta con sede a Chiasso (evidentemente gestita da italici) cerca un laureato per pagarlo 600 Fr al mese (sic!). Per un impiego a tempo pieno. Fa specie vedere deputati-sindacalisti che – bramosi di farsi marketing professionale e politico – ostentano indignazione davanti a situazioni che loro stessi hanno contribuito a creare, spalancando le frontiere all’invasione da sud e a tutte le sue nefaste conseguenze che non stiamo qui per l’ennesima volta ad elencare.

I sindacati rossi

Il giorno precedente a fare il suo verso su un altro tema, ovvero l’aumento degli iscritti, è stato il sindacato rosso UNIA, di cui il P$ è ormai una succursale.

Con toni drammatici, il sindacato bellamente si autoincensa: “la gente è disperata per la situazione attuale nel mondo del lavoro ticinese, siamo l’ultimo baluardo, per questo gli iscritti aumentano”. Per poi aggiungere una frase alquanto significativa: “noi tra frontalieri e residenti non facciamo differenza”.

Tirando le somme

Motivo principale della situazione catastrofica in Ticino: libera circolazione.
Posizione di UNIA sulla libera circolazione: favorevole.

Posizione di UNIA sulla preferenza indigena: istericamente contraria.
Morale della favola: la protezione del mercato del lavoro è stata sacrificata dai sindacati rossi sull’altare dell’ideologia internazionalista e spalancatrice di frontiere. E anche su quello del tornaconto monetario. Cosa significa infatti la frase “noi non facciamo differenza tra frontalieri e residenti”? Significa che più frontalieri ci sono, meglio è: così gli iscritti ai sindacati lievitano, le entrate idem, ed i dirigenti di UNIA possono girare in Audi A6 e trascorrere le vacanze a Forte dei Marmi.

Sicché, si abbia almeno la decenza di non prendere in giro la gente presentandosi pomposamente come ultimo baluardo  contro una situazione di cui si è corresponsabili.

L’ipocrisia della casta

Che poi politicanti, sindacalisti e compagnia cantante che:

– hanno spalancato le frontiere sfasciando il mercato del lavoro del nostro Cantone;

– gioivano per lo smantellamento del segreto bancario con conseguente sparizione di quasi 3000 impieghi solo nelle banche ticinesi;

adesso istericamente starnazzino contro l’iniziativa No Billag facendo terrorismo sulle pretese conseguenze occupazionali per l’emittente di regime, è il colmo.
Evidentemente, in questo Cantone ci sono alcuni lavoratori di serie A: i privilegiati per cui la casta si mobilita. Mentre tutti gli altri sono di serie B, per non dire di serie Z. E di questi la casta se ne impipa alla grande.

Lorenzo Quadri