$inistra: indignazione pelosa

Il polverone sollevato per la trasmissione RSI “Politicamente scorretto” è ridicolo

L’establishment si strappa le vesti per due ragazze in tutina, mentre la propaganda politica di parte spacciata per “informazione” va bene. Ah già, ma trattandosi di propaganda di $inistra, pro-UE, pro-immigrazione e pro-populismo climatico, ovvio che la casta politikamente korretta non abbia nulla da dire…

 Certo che questa $inistra con la morale a senso unico è uno spettacolo! Qualche kompagno e kompagna ro$$overde in manco di visibilità, e pure in manco di meglio da fare, ha pensato ben di scatenare una shitstorm (=tempesta di cacca) sulla trasmissione “politicamente scorretto” della RSI. Quale la colpa del programma? Aver ideato uno sketch in cui il neo ministro della sanità, l’uregiatto Raffaele De Rosa, ospite della trasmissione, ed il conduttore Casolini dovevano indicare con una bacchetta sul corpo di due avvenenti ragazze in tutina alcune parti dell’anatomia umana. Dove si trova il muscolo sartorio? E il gemello? E così via… E questo ha scatenato l’ira funesta dei puritani e soprattutto delle puritane della gauche-caviar, che si sono messi a strillare sui media e sui social.

Come se il problema della RSI fosse uno show “trash” (simile a quelli mandati in onda sulle TV private del Belpaese, che però almeno non siamo tenuti a foraggiare) mentre invece la propaganda politica di parte spacciata per “informazione” va bene. Ah già, ma trattandosi di propaganda di sinistra, pro-UE, pro-immigrazione e pro-populismo climatico, ovvio che i compagni non abbiano nulla da obiettare, anzi…
Che poi a lamentarsi per il sessismo della trasmissione siano proprio quelli e quelle che stendono il tappeto rosso agli islamisti (perché “devono entrare tutti”, perché “non bisogna discriminare”, ed avanti con le amenità…) e quindi al diffondersi di un’incultura sessista e misogina – oltre che antisemita, cristianofoba, omofoba, ecc – è davvero il massimo.
I benpensanti signori e le benpensanti signore si lamentano per le ragazze in tutina; grazie alla loro politica spalancatrice di frontiere e multikulti, tra un po’ le donne non potranno più indossare né tutine né minigonne, ma solo palandrane. A Parigi un autista di bus islamista ha impedito a due ragazze in minigonna di salire. Ma naturalmente al proposito i sedicenti paladini dei diritti e delle libertà delle donne non hanno nulla da dire.

Ciliegina sulla torta: una deputata verde ha pure gratificato Casolini della qualifica di “viscido leccaculo”. Fosse stato un politico leghista a definire in modo analogo uno dei vari giornalai ro$$i che hanno colonizzato la Pravda di Comano, e che rispondono assai meglio a tale descrizione rispetto al povero Casolini, non osiamo immaginare la cagnara che i $inistrati della “correttezza nel confronto politico” avrebbero scatenato. Ma, ancora una volta, da quelle parti la morale è a senso unico.

“Mancanza di rispetto”

Inevitabilmente (?), il caso “tutine e bacchetta” ha subito suscitato le reazioni della casta politically correct. Il presidente della CORSI, l’uregiatto Gigio Pedrazzini, è corso a deplorare l’accaduto, idem l’inutile Consiglio del pubblico, organo colonizzato sempre dalla solita area politica e che conta meno del due di briscola. L’illustre Consiglio è riuscito a produrre in tempi brevissimi un torrenziale comunicato che polverizza tutti i record di logorrea e pedanteria. Questi consessi da tre e una cicca si scaldano tanto per una trasmissione d’intrattenimento, ma non fanno un cip per la continua propaganda politica di parte, finanziata col canone più caro d’Europa, che la RSI ci propina ogni giorno: perché la condividono, ovviamente. Questa sì che è mancanza di rispetto nei confronti del pubblico (pagante). Altro che gli isterismi sulle parti anatomiche indicate con la bacchetta!

Vertici pavidi

Degna di nota anche la pusillanimità degli strapagati vertici della Pravda di Comano che, al primo cip proveniente dalla $inistruccia esagitata, hanno calato le braghe ad altezza caviglia, scaricando in malo modo trasmissione e conduttore (Casolini è stato pure costretto a scusarsi e ad autofustigarsi sulla pubblica piazza). E questi sarebbero dei manager? Ossignùr!

Lorenzo Quadri

 

$inistrati allo sbando: la questua per le cadreghe!

Elezioni federali, altro che preoccuparsi dei cittadini! Il P$$ vuole solo il “POTERE”!

 

Certo che in casa P$$ sono proprio allo sbando! I $inistrati infatti, famelici di cadreghe, hanno avuto la geniale idea di mettersi a fare la questua tra i cittadini per finanziare la campagna per le elezioni di ottobre.

A tale scopo, hanno pensato bene di inviare una lettera personalizzata a vari destinatari, con cui chiedono contributi finanziari per la loro propaganda elettorale. Non si sa con quale criterio i $inistrati abbiano scelto a chi inviare la missiva. Nel testo il presidente Christian Levrat (simpatico come un cactus nelle mutande) si esprime in prima persona, scrivendo addirittura: “le prossime elezioni federali sono le più importanti della mia presidenza PS” (per la serie: ecchissenefrega! In altre parole: Levrat pretende che i cittadini gli sgancino soldi per appagare la propria boria personale!).

A dimostrazione del poco acume della gauche-caviar, anche la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani si è ritrovata la richiesta di soldi nella bucalettere. E non per caso, visto che lo scritto inizia proprio con “cara signora Pantani” (uella!).

Geniale: Levrat chiede agli esponenti dell’odiata “destra” di finanziare la campagna elettorale del $uo partito… contro la “destra”! Ma sa po’?

Pensano solo alle cadreghe

Al di là della pacchiana gaffe, i contenuti della lettera del P$$ sono allucinanti. Si parla solo di seggi, e mai di proposte o idee! Hai capito i $inistrati? Conquista della cadrega fine a se stessa! Del resto, se ribadissero il loro programma (adesione all’UE, sì allo sconcio accordo quadro istituzionale, sì ai regali miliardari a Bruxelles, avanti con il soppiantamento di lavoratori svizzeri con stranieri a basso costo, porte spalancate ai migranti economici, islamizzazione della Svizzera, abolizione dell’esercito, più tasse, criminalizzazione degli automobilisti, nessuna espulsione per i criminali stranieri e nemmeno per i terroristi islamici, eccetera eccetera) non riceverebbero in donazione nemmeno un centesimo bucato!

Ed invece i kompagni si montano la testa e pretendono di ottenere centinaia di migliaia di franchetti! “Abbiamo bisogno di 280mila Fr per affiggere i manifesti elettorali nelle settimane che precedono le elezioni”,dichiara senza remore il kompagno Levrat!

Quale maggioranza?

E che dire del seguente passaggio: “Il nostro obiettivo è di  porre fine alla risicata maggioranza della destra in Consiglio nazionale composta da PLR e UDC”?

Levrat, ma di quale maggioranza “di destra” vai farneticando?

In Consiglio nazionale non c’è alcuna maggioranza “di destra”, c’è invece una maggioranza del PUT, il Partito Unico Triciclato PLR-PPD-P$$, che sistematicamente svende la Svizzera alla fallita UE! Il P$ con il PLR ci va a manina!

E’ quella composta dall’establishment eurolecchino PLR-PPD-P$$ la maggioranza che bisogna contrastare!

Altro che remenarla con vetuste contrapposizioni destra-sinistra che non vogliono più dire un tubo. Adesso la contrapposizione è tra chi cala le braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles, in prima linea proprio i $ocialisti che vorrebbero addirittura l’adesione della Svizzera all’UE, e chi invece difende il nostro Paese!

 

Lorenzo Quadri

Salario minimo: chi sono i becchini? Sono i $inistrati!

Senza misure compensatorie sarebbe solo un regalo ai frontalieri e un danno ai ticinesi

 

I kompagni spalancatori di frontiere, assieme ad ex partitone e PPDog, hanno affossato la preferenza indigena votata dal popolo, che era condizione indispensabile per l’introduzione del salario minimo in Ticino

Come da copione, visto che ormai le elezioni si avvicinano, i kompagni ed i verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) adesso starnazzano perché in Gran Consiglio il salario minimo è nuovamente entrato in fase di stallo, e perché comunque vivendo in Ticino con 3000 Fr al mese non si va lontano (eufemismo).

Chiaramente il P$, sedicente “grande difensore delle donne”, tenta di sviare l’attenzione dallo scandalo degli abusi sessuali commessi rispettivamente imboscati da suoi esponenti, saldamente incadregati nella gerarchia del partito e da esso premiati con cariche pubbliche.

Sicché, cari $inistrati, prima di mettersi a strillare, è forse il caso di cominciare a fare pulizia in casa. Se poi pensiamo che l’ ex funzionario pluriabusatore P$ “innominabile” (perché del partito “giusto”, con gli amici “giusti”, altro che la favoletta della protezione delle  vittime):

  • non farà un giorno di prigione;
  • percepisce ancora il lauto stipendio pagato dal solito sfigato contribuente;
  • se ne andrà in prepensionamento tranquillo come un tre lire;
  • ha addirittura beneficiato dell’avvocato d’ufficio…

CHI ha rottamato la preferenza indigena?

Comprensibile dunque il tentativo del P$, chiaramente in difficoltà (e ci sarebbe mancato altro) di prodursi in manovre diversive attaccandosi alla telenovela del salario minimo. Con il Consigliere di Stato Manuele “La scuola che NON verrà” Bertoli in prima fila a sbroccare dalla sua paginuzza di faccialibro (facebook). Peccato che si tratti di un nuovo autogoal!

O $inistrati, CHI ha affossato la preferenza indigena votata dal popolo perché “bisogna aprirsi” e perché “Prima i nostri è roba da beceri razzisti e xenofobi”?Il Gigi di Viganello? O forse è stato il triciclo PLR-PPD-P$$ con il vostro contributo entusiasta?

Il salario minimo senza preferenza indigena non sta in piedi.Sono due facce della stessa medaglia. Cari kompagnuzzi, cosa pensate che succederebbe introducendo il salario minimo nell’attuale regime didevastantelibera circolazione delle persone senza limiti, regime voluto e difeso da voi?

Non c’è bisogno di essere dei premi Nobel per l’economia per scoprirlo:

  • Salario minimo che comunque ai ticinesi non permette di vivere, mentre per i frontalieri costituirebbe la manna dal cielo, con paghe che nel Belpaese nemmeno si sognerebbero; logica conseguenza:
  • ulteriore assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese da parte di frontalieri, a scapito dei residenti.
  • Pressione al ribasso sulle paghe dei ticinesi con tendenza ad appiattirle sul salario minimo;
  • Salario minimo aggirato alla grande, specie da aziende italiche, tramite frontalieri assunti al 50% ma che poi in realtà lavorano al 100%.

Servono meccanismi compensatori

Altrimenti detto: Salario minimo senza preferenza indigena uguale regalo ai frontalieri da un lato, stipendi comunque insufficienti per i ticinesi dall’altro.

E non solo serve la preferenza indigena, ma servono anche delle misure di compensazione.

Se infatti  un ticinese ed un frontaliere ricevono lo stesso stipendio, la differenza di reddito disponibile tra i due è clamorosa. Tra il costo della vita in Ticino e quello in Italia c’è un abisso. Risultato: con la medesima paga il Ticinese tira la cinghia, il frontaliere se la spassa da nababbo.

Vogliamo che i frontalieri ed i ticinesi costino uguale al datore di lavoro? Allora punto primo si fissa un salario minimo che permetta di vivere decorosamente in Ticino, il che non è il caso dei 3000 Fr al mese, e punto secondo si introducono dei meccanismi di compensazione: vale a dire dei prelievi sul salario dei frontalieri, che facciano sì che, a parità di stipendio,  ticinesi e frontalieri abbiano anche un tenore di vita equivalente. I soldi prelevati vanno poi utilizzati per finanziare misure d’inserimento professionale a beneficio dei ticinesi.

(Oppure, in alternativa, si portano i costi della vita in Ticino allo stesso livello di quelli in Lombardia: chi ha la bacchetta magica si faccia avanti).

E vogliono pure l’accordo quadro!

Cari kompagni, non volete le “discriminazioni” di cui sopra tra frontalieri e ticinesi (perché anche i frontalieri sono iscritti ai $indakati, pagano le relative quote, e sappiamo chi comanda in casa P$)? Ebbene, cari compagni, allora i responsabili dello stallo sul salario minimo siete solo voi.

Senza compensazioni e senza preferenza indigena il salario minimo diventa un vuoto slogan elettorale che non risolve affatto i problemi del mercato del lavoro ticinese. Genera solo ulteriore iniquità. Uno slogan strillato – e questo è proprio il colmo – da chi lo sfascio del nostro mercato del lavoro l’ha voluto e continua a volerlo, osannando la libera circolazione delle persone.

Se poi pensiamo che i $inistrati non solo difendono ad oltranza la libera circolazione perché “devono entrare tutti”, ma vogliono pure sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionaleche porterebbe, tra altre ed anche più gravi sciagure, pure lo smantellamento delle già striminzite misure accompagnatorie,ecco che ci si rende conto che alla tolla di certuni non c’è davvero limite!

Esempio concreto

Proprio nei giorni scorsi su un gruppo social di frontalieri un baldo giovanotto d’oltreconfine si rallegrava di aver trovato “dopo ben 5 mesi di ricerca (sic!)un posto di lavoro in Ticino come grafico, inizialmente a 3200 Fr al mese in aumento. E speriamo che nessuno venga a raccontarci la fregnaccia che non ci sono giovani grafici ticinesi. Certo che ci sono, solo che il lavoro non lo trovano in 5 mesi, ma vanno in disoccupazione prima ed in assistenza poi.

Siamo dunque di fronte ad un vistoso ed ennesimo episodio di soppiantamento di ticinesi con frontalieri(ma come, non erano “solo percezioni”?). E questo malgrado il salario superiore all’ipotetico salario minimo.

Chi ringraziamo per questo scempio? Ringraziamo la partitocrazia PLR-PPD-P$che ha affossato la preferenza indigena. Perché, con la preferenza indigena in vigore, un permesso G del genere mai verrebbe rilasciato.

Applausi a scena aperta per il triciclo che svende il Ticino!

Lorenzo Quadri

 

 

Scuole medie di Mendrisio: la “trasparenza” della $inistra

La risposta all’interrogazione arriva prima ai giornali che sui tavoli del governo

 

Naturalmente nel merito delle segnalazioni sulla docente frontaliera di tedesco dal ro$$o DECS giungono silenzi e  camionate di sabbia: “l’è tüt a posct”!

Alle scuole medie di Mendrisio, così come pure a Morbio, si è alzato un bel polverone attorno alla docente frontaliera di tedesco che ha pubblicato un libro sul vicinato tra Svizzera ed Italia, patrocinato dal DECS e scritto a quattro mani con un giornalista free lance. Il giornalista in questione, sia detto per inciso, è quello che alcune settimane fa aveva pubblicato sui social un annuncio per la ricerca di un frontaliere che sfottesse il Ticino, per un programma per la terza rete radio della RSI.

L’interrogazione

Sul caso della docente di tedesco a Mendrisio  il deputato leghista Massimiliano Robbiani ha presentato un’interrogazione al governicchio lo scorso 18 febbraio. Le censure che vengono mosse all’insegnante sono numerose: dall’aver indicato nel citato libro persone reali e riconoscibili alle assenze anche all’estero per promuoverlo, dalle espressioni offensive nei confronti degli allievi dei corsi B al programma d’insegnamento non rispettato all’insufficiente conoscenza della materia che insegna.

Nel mirino anche la direzione della scuola media di Mendrisio ed i servizi cantonali del DECS, rei di non essersi mai attivati malgrado l’assemblea dei genitori segnali il proprio malcontento da ormai due anni.

La vicenda ha avuto ampia eco mediatica. Ha dato il là ad una serie di articoli e di approfondimenti. A dimostrazione che l’atto parlamentare non era una boutade, bensì faceva stato di un problema incancrenito. Perfino gli allievi si sono mossi in prima persona.

Fretta improvvisa

Dopo due anni di orecchie da mercante, ecco che improvvisamente al DECS del kompagno Bertoli adesso sembra esserci fretta: sarà il periodo elettorale con l’aggravante che il seggio del P$ in Consiglio di Stato traballa, ulteriormente indebolito dallo scandalo dell’ex funzionario P$ “innominabile” e degli abusi sessuali commessi e coperti?

Fatto sta che la risposta all’atto parlamentare di Robbiani è arrivata in una decina di giorni. Non solo, ma il testo è pervenuto prima ai giornalisti che al Consiglio di Stato stesso che lo deve approvare. Evidentemente qualcuno, internamente al DECS, ha ritenuto una buona idea farlo filtrare in anticipo ai media.

Ira funesta

Questo per quel che riguarda tempistiche e procedura. E per i contenuti della risposta dipartimentale all’interrogazione Robbiani?

Le tre pagine del documento si possono riassumere in poche parole: “l’è tüt posct!”; la docente è adeguata al ruolo!

Una simile presa di posizione, ovviamente, non ha soddisfatto nessuno. In più,  tra le righe, emerge palese  l’ira funesta del Dipartimento Bertoli per essere stato scomodato, oltre alla caratteristica spocchia.

Alcuni esempi?

  • Il DECS accusa l’interrogante (e la stampa) di “mescolare impropriamentequestioni molto diverse, che vanno dal contenuto del libro alle presunte assenze improprie della docente da scuola, dai dubbi sulla qualità dell’insegnamento ad elementi connessi con nazionalità e domicilio dell’insegnante”. Ohibò. Mescolare impropriamente? E dove starebbe il mescolamento improprio, visto che si sta parlando sempre della stessa persona e di questioni che si ripercuotono poi sugli allievi?
  • Alla domanda “al DECS sembra logico e normale che la docente si vanti di essere la migliore amica della direttrice davanti agli allievi?”il dipartimento rifiuta stizzito di rispondere.
  • Il DECS si lamenta dell’ “inusuale eco mediatica della lettera di denuncia… che certamente non giova ad una disamina serena”. Ossignùr: a provocare l’eco mediatica non è forse stata l’inazione dipartimentale?
  • Alla domanda: “corrisponde al vero che la docente (italiana) ha preso domicilio in Svizzera e poi, una volta ottenuta la nomina, è tornata a risiedere in Italia?”,il DECS rifiuta stizzito di rispondere.

L’escalation

Il resto? Blablabla… che ovviamente ha sconcertato genitori ed allievi delle scuole medie di Mendrisio e Morbio. Il tutto condito con stigmatizzazioni per “i toni e la veemenza fuori misura” che avrebbe assunto la vicenda e per la “messa alla berlina di una persona che svolge il proprio lavoro”. Fantastico. Il Dipartimento latita per due anni e poi si lamenta se la gente perde la pazienza con conseguente “escalation dei toni”.

Certo che, se questa è la “trasparenza” tanto invocata a $inistra…

Lorenzo Quadri

 

 

Salario minimo affossato dalla $inistra

I $inistrati in palese difficoltà (anche a seguito dello scandalo dell’ex funzionario abusatore targato P$ e delle coperture di cui ha goduto) adesso si immaginano di sviare l’attenzione dalle loro magagne montando la panna sul salario minimo. Peccato che si tratti dell’ennesimo autogol della gauche-caviar!

Chi sono infatti i becchini del salario minimo? Sono gli stessi kompagni ro$$overdi che adesso se ne servono per farsi campagna elettorale.

La $inistra, assieme all’ex partitone ed agli uregiatti, ha infatti rottamato la preferenza indigena votata dal popolo. Ma il salario minimo senza preferenza indigena non sta in piedi! Infatti da un lato si trasformerebbe in un regalo ai frontalieri, mentre dall’altro i ticinesi tirerebbero comunque la cinghia ed anzi, i salari ticinesi superiori al minimo stabilito subirebbero una pressione al ribasso! Ovvero: ulteriore dumping!

La differenza tra il costo della vita in Ticino ed al di là della ramina è tale che dare lo stesso stipendio ad un lavoratore ticinese e ad un frontaliere equivale a discriminare il ticinese. Frontalieri e ticinesi, cari $inistrati,non sonouguali!

Se si vuole che il dipendente frontaliere costi al datore di lavoro tanto quanto il ticinese, allora bisogna introdurre delle misure compensatorie, affinché il tenore di vita di frontalieri e ticinesi, a parità di paga, diventi paragonabile. Ciò significa che dal salario dei frontalieri vanno effettuati dei prelevamenti. Ai kompagni questa via non va bene perché sarebbe una discriminazione (?), e soprattutto perché anche i frontalieri pagano le loro brave quote sindacali, e sappiamo che il P$ è ostaggio dei sindacati rossi che vogliono più frontalieri per pomparsi gli introiti?

Cari kompagni, assieme alle altre due ruote del triciclo partitocratico avete spalancato le frontiere all’invasione da sud, che ha generato soppiantamento di residenti e dumping salariale. Non solo avete commesso il disastro, ma vi rifiutate di rimediare. Pur di lasciare le cose nello stato deleterio in cui si trovano, avete rottamato la preferenza indigena votata dal popolo: è gravissimo! E adesso, pensate di farvi belli con la storiella del salario minimo uguale per tutti, senza preferenza indigena, senza distinzioni per settore lavorativo né compensazioni, il che costituirebbe una nuova manna dal cielo per i frontalieri, con conseguente ulteriore assalto alla diligenza del mercato del lavoro ticinese da parte di aspiranti permessi G? Ma complimenti!

Lorenzo Quadri

Iniziativa sugli insediamenti stop alla sindrome di Tafazzi

Con il populismo di $inistra, la Svizzera si è già scottata più volte: vedi “Via Sicura”

Inutile nascondersi dietro un dito. Se si vuole la libera circolazione delle persone senza limiti, se si vuole “far entrare tutti”, la logica conseguenza è che bisogna costruire, quindi cementificare, per alloggiare i nuovi arrivati. E bisogna pure costruire le infrastrutture necessarie, strade in primis

Eccessiva, ideologica, antisvizzera. Queste le caratteristiche dell’iniziativa  “Contro la dispersione degli insediamenti” lanciata dai giovani verdi, su cui saremo chiamati a votare il prossimo 10 febbraio. L’ iniziativa prevede di bloccare a tempo indeterminato le zone edificabili sul nostro territorio.

Un’iniziativa del genere andrebbe respinta già solo per il suo pacchiano antifederalismo. Il federalismo è infatti un valore svizzero, che però certa partitocrazia internazionalista vorrebbe rottamare. Per contrastare questo andazzo, le proposte che prevedono di togliere competenze ai Comuni ed ai Cantoni per consegnarle su un piatto d’argento ai burocrati  federali andrebbero bocciate già di bel principio. A maggior ragione quando si tratta, come in questo caso, di gestione e pianificazione del territorio.  Cioè delcompito di prossimità per eccellenza.

Populismo di $inistra

Nel merito del contenuto dell’iniziativa: si tratta di un ulteriore sfoggio di populismo di sinistra (alla faccia di chi continua a rinfacciarlo all’odiata “destra”). Nel 2013 il popolo ha accettato la revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT), con misure incisive volte a contrastare la dispersione degli insediamenti. Per passare da una regolamentazione restrittiva ad una talebana come quella proposta dai verdi, e questo nel giro pochissimi anni, dovrebbe essersi verificata nel frattempo una situazione di grave emergenza. Per fortuna non è così. Gli iniziativisti parlano alla pancia dei cittadini (stranamente, quando lo fa la “destra” è uno scandalo, quando invece lo fa la sinistra va tutto bene) ricamando sull’allarme cementificazione. Che nel corso degli anni si siano costruite varie brutture è manifesto. Ma è anche il caso di ricordare che in Ticino gli insediamenti ricoprono circa il 5.6% del territorio, le zone agricole il 12.9%, e che oltre la metà della superficie del Cantone è composta da bosco. Possiamo quindi permetterci di restare su una via restrittiva ma ragionevole, regolata da una base legislativa moderna: le disposizioni che datano del 2013, non del 1913, quindi non possono certo essere considerate superate dagli eventi. Non servono derive estremiste.

Del resto il disastro fatto con Via Sicura, con l’attuale “coda polemica” a proposito della dottoressa milanese del traffico, dovrebbe aver aperto gli occhi su quel che succede quando si legifera sotto la pressione del populismo rossoverde. Stesso discorso per l’uscita della Svizzera dal nucleare, decisa di pancia e – ma guarda un po’ – nell’approssimarsi delle elezioni federali del 2011 sull’onda di quanto accaduto a Fukushima. Ai cittadini elvetici il prezzo (in soldoni) di questa scelta riserverà tante amare soprese.

I nostri borselli

Anche l’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti” avrebbe conseguenze per i nostri borselli. Una sua approvazione farebbe aumentare i costi dei terreni e quindi delle case e quindi gli affitti. Senza contare che essa toccherebbe anche le edificazioni pubbliche: scuole, case per anziani, centri sportivi, ospedali, eccetera.

Degno di nota che gli iniziativisti denuncino gli eccessi edilizi senza però affrontare il vero problema. Che è quello migratorio. Se si vuole la libera circolazione delle persone senza limiti, se si vuole “far entrare tutti”, la logica conseguenza è che bisogna costruire, quindi cementificare, per alloggiare i nuovi arrivati. E bisogna pure costruire le infrastrutture necessarie, strade in primis. Non stiamo parlando di quattro gatti: ogni anno immigrano in Svizzera dalla sola UE circa 80mila persone. Per proteggere il paesaggio, bisognava sostenere l’iniziativa Ecopop, che prevedeva dei tetti massimi per l’immigrazione (articolo 2: “In Svizzera la popolazione residente permanente non può crescere in seguito ad immigrazione di oltre lo 0,2 per cento annuo nell’arco di tre anni”).

Invece i primi a sparare addosso a quell’iniziativa ed ai suoi promotori, denigrando l’una e gli altri con le consuete accuse di “fascismo”, furono proprio i rossoverdi.

Di operazioni tafazziane (dal noto personaggio televisivo che si martellava i “gioielli di famiglia” con una bottiglia) sotto pretesti ambientali ne abbiamo già fatte a sufficienza. Cerchiamo di non reiterare. Il  10 febbraio votiamo No all’iniziativa “contro la dispersione degli insediamenti”.

Lorenzo Quadri

 

Dopo aver affossato la 13a AVS adesso la vorrebbero copiare!

$inistrati senza vergogna: prima spalano palta sulla proposta dell’odiata Lega, e poi…

Proprio vero che alla tolla di certi personaggi non c’è limite! I kompagni dell’USS, Unione sindacale svizzera, legata a doppio filo con il P$ (Partito degli Stranieri), hanno lanciato il loro nuovo (?) tema di campagna elettorale: la Tredicesima AVS.

Ohibò, questo concetto ci suona “vagamente” familiare. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, la Tredicesima AVS è una storica – ventennale! – battaglia del Mattino e della Lega. Una battaglia che era particolarmente cara al compianto Nano. Sicché l’USS pratica la più smaccata politica-Xerox: fotocopia idee altrui spacciandole per proprie.

Certo, una differenza c’è: essendo la Lega un Movimento cantonale e non un partito (né ovviamente un $indakato) federale, la nostra proposta era quella di introdurre una prestazione cantonale “facente funzione” di Tredicesima mensilità dell’AVS. Invece i kompagni dell’USS intendono versare, letteralmente, una tredicesima del Primo pilastro. Ma questi “distinguo”, per il Gigi di Viganello, sono questioni di lana caprina.

La proposta leghista era migliore

Non solo: la proposta leghista era nettamente migliore di quella dell’USS. Non è un’opinione; è un dato di fatto. Si trattava infatti di un aiuto mirato agli anziani di condizioni economica modesta.Quindi destinato a chi ne ha davvero bisogno. Invece, della tredicesima mensilità proposta dai $indakalisti rossi, beneficerebbe anche Blocher (tanto per fare un esempio).

Però, pur di affossare la proposta leghista, i $inistrati ticinesi strillarono senza vergogna gli “aiuti ad innaffiatoio”.

Eh già. Perché i più accaniti oppositori della Tredicesima AVS leghista ai “noss vecc” furono proprio i kompagnuzzi. Quelli che si arrampicano sui vetri per inventarsi ogni sorta di aiuto-assegno-sussidio ai migranti economici;  ma quando si tratta dei ticinesi…

Sabotare l’odiata Lega

Il P$, trascinandosi dietro le altre due componenti del triciclo, ovvero P(L)R ed uregiatti, condusse contro la proposta leghista una delle sue campagne incattivite ed isteriche. Il triciclo aveva – allora come oggi – un unico obiettivo: non permettere all’odiata Lega di vincere una delle sue battaglie storiche. Questa è la partitocrazia, questi sono i $inistrati. Altro che riempirsi la bocca con l’interesse comune.

Calcoli da retrobottega

Come andò lo sappiamo: la proposta leghista venne affossata dalla partitocrazia in Consiglio comunale di Lugano il 10 febbraio del 2009,  malgrado l’allora Municipio l’avesse approvata all’unanimità. E l’avesse approvata non con il mitra puntato alla schiena, ma dopo attento esame: a dimostrazione che era ben strutturata. Ma poi, in un secondo tempo, subentrarono gli squallidi calcolucci da retrobottega partitica ed i conseguenti, inverecondi, voltafaccia.

A livello cantonale, invece, la Tredicesima AVS venne respinta in votazione popolare – sempre “grazie” al triciclo ed alla stampa di regime – il 23 settembre 2012.

Aspettiamo al varco

Adesso ci piacerebbe proprio vedere con quale faccia di tolla (per non dire d’altro) i kompagnuzzi del P$, a cominciare dai principali becchini della 13a AVS – leggi Pietro Martinelli e Martino Rossi – sosterranno invece la proposta dell’USS; questa sì ad innaffiatoio, dal momento che la intascheranno anche i miliardari. Vogliamo proprio vederla, la tanto declamata coerenza della gauche-caviar!

Tagliare gli aiuti all’estero

E oltretutto, come pensano i $indakalisti dell’USS di finanziare la loro Tredicesima? Essa  arriva sulla scena proprio quando uno dei principali temi della politica federale sono le “casse vuote dell’AVS”,  la presunta necessità di alzare l’età di pensionamento per far quadrare i conti, eccetera.

Eppure, cari spalancatori di frontiere, rafforzare l’AVS, con o senza Tredicesima, sarebbe facile. Basta tagliare sugli aiuti all’estero.Già, perché la Svizzera ogni  anno sperpera a questa voce  5 miliardi di franchetti. E oltretutto la partitocrazia vorrebbe ancora regalare 1.3 miliardi agli eurofalliti. Di grasso che cola, dunque, ce n’è a iosa. Ma naturalmente né l’USS, e men che meno i suoi soldatini politici del P$$, si sognano di sostenere una simile opzione.

Chiaro: i primi ad indebolire l’AVS, regalando all’estero i soldi del contribuente, e sperperandoli per mantenere finti rifugiati ed approfittatori stranieri assortiti, sono proprio loro, i ro$$i. Altro che fingere di volerla rafforzare!

Lorenzo Quadri

Lugano: i kompagni vogliono il dormitorio… ma per chi?

E’ evidente che di creare strutture per attrarre clandestini non se ne parla neanche

 

In quel di Lugano, adesso il PS insiste perché si crei un dormitorio per i senza tetto, preferibilmente nei pressi della stazione FFS. Anche il Gigi di Viganello ha capito che dietro la mozione socialista, presentata nei giorni scorsi, c’è l’imboccata. La richiesta non coglie di sorpresa. Il tema “dormitorio” è infatti oggetto di approfondimento da parte dei servizi comunali da prima dell’inoltro della mozione. Evidentemente i punti da chiarire sono vari: logistici (cosa serve? Ci sono degli spazi idonei a disposizione?), organizzativi (chi gestisce?), economici (chi paga il conto?). Ammesso che l’aspetto logistico possa essere risolto e che la struttura venga gestita interamente da un’associazione terza a costo zero per la città (difficile da credere, ma non poniamo limiti alla provvidenza), rimane il punto cruciale. Quello della necessità di un dormitorio, e per chi.

I cittadini svizzeri e domiciliati, nel caso si trovassero per un qualche motivo senza un tetto sulla testa, non devono andare sotto i ponti: possono far capo ai servizi sociali che organizzano soggiorni temporanei in pensioni o modesti alberghi. Sempre che lo desiderino: esistono anche persone “originali” che, almeno nella bella stagione, preferiscono dormire all’aperto. Se portati in una pensione, se ne vanno subito.

Di questa possibilità non può usufruire – e ci mancherebbe altro! – chi si trova illegalmente su territorio elvetico: immigrati clandestini, asilanti con decreto d’espulsione, frontalieri del furto con scasso residenti in campi Rom italici che pernottano in Ticino per essere già “sul posto di lavoro”, eccetera. E’ evidente che di realizzare dormitori per una simile “utenza” non se parla nemmeno. Sarebbe un invito esplicito a venire a Lugano.

Il vecchio dormitorio

In passato un dormitorio cosiddetto di “bassa soglia” in città (zona Resega) c’era, gestito con le ACLI e la croce rossa. La struttura venne chiusa qualche anno fa poiché la gestione tramite vegliatori volontari non forniva le sufficienti garanzie di sicurezza, ed una professionalizzazione sarebbe costata più dei collocamenti in albergo, data la poca utenza.

Chi poteva accedere al vecchio dormitorio? Solo cittadini domiciliati nel Luganese. Per precisa scelta politica del Municipio.

A queste condizioni, si può anche immaginare – se la fattibilità pratica ed economica fosse data – di riaprire un dormitorio. Ma di certo non si aprono dormitori per  attirare clandestini a Lugano. Ed il vago sospetto è che il PS, quando parla di dormitori, pensi proprio a chi soggiorna illegalmente alle nostre latitudini.

Infine, chi dovesse avvistare una persona che dorme su una panchina, invece di scattare la foto col telefonino per poi inviarla ai portali online, potrebbe magari chiederle se ha bisogno di qualcosa.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

La “shitstorm” di $inistra contro il nostro esercito

Tutto fa brodo pur di attaccare una delle principali specificità svizzere

 

Ogni episodio di bullismo o di nonnismo che dir si voglia è fonte di goduria massima per quelli che sognano di rottamare l’esercito e con esso la Svizzera. I moralisti a senso unico sfruttano, per la propria politichetta, le sofferenze di chi ha subito soprusi

Come da copione! I $inistrati ed i media di regime starnazzano con la massima goduria per il caso di nonnismo o bullismo (chiamiamolo come si vuole) presso la scuola reclute di Emmen.

Nel ridente sito lucernese, commilitoni ed un sergente avrebbero lanciato noci e sassi (?) contro una recluta ticinese. Nel frattempo, l’episodio è stato messo in forse.

E’ chiaro che, se accaduto realmente, il fattaccio va sanzionato con la massima severità. Senza però dimenticare che di  un episodio appunto si tratta.

Ed invece, ma tu guarda i casi della vita,  i  $inistrati colgono la palla al balzo per criminalizzare l’esercito in generale, come istituzione, presentandolo come una specie di associazione a delinquere. Un luogo dove il sopruso, la sopraffazione – specie contro i ticinesi – sarebbero elevati a sistema. “Esercito uguale omertà!” è corso infatti ad urlare un deputato comunista. “Rompete l’omertà! Soprusi grigioverdi!” strillava il giorno dopo in prima pagina il giornale di servizio radiko$ocialista (LaRegione). Intanto alla Pravda di Comano la panna, a furia di venire montata, si è trasformata in burro Floralp.  Questo solo per citare un paio di esempi.

La “tempesta di cacca”

In questi giorni stiamo quindi assistendo ad una shitstorm (=tempesta di cacca) contro l’esercito in generale. Una shitstorm creata tramite quelle generalizzazioni populiste che i $inistrati sono soliti rimproverare agli altri. Se sono loro a farle, invece, va tutto bene: perché loro “possono”. Esempio concreto: se un becero leghista dichiara “stranieri uguale delinquenza” i kompagnuzzi immediatamente si mettono a strillare al razzismo. Malgrado il tasso di delinquenza tra gli stranieri, e lo dicono le statistiche ufficiali della Confederella, sia un multiplo di quello tra gli svizzeri, specie nei reati violenti.

Populismo rosso

Sicché i $inistrati  possono dire che “esercito uguale bullismo”. Intendiamoci, i casi di bullismo ci saranno anche, come ci sono ovunque. E vanno combattuti con decisione: nell’esercito come in altri ambienti.

Gli episodi di bullismo o nonnismo nell’esercito fanno però molto più rumore degli altri, perché la gauche-caviar e la sua stampa di servizio li cavalcano alla grande. Sicché l’esercito è costantemente sotto attacco, mediatico e politico. Specie quando deve chiedere un credito in parlamento.Chiaro: quando fa comodo, anche gli antipopulisti diventano populisti.

Va da sé che gli episodi positivi di militi che si aiutano a vicenda non vengono riportati perché non fanno notizia: dell’esercito si parla solo quando se ne può parlare male.

Coesione nazionale?

L’obiettivo di chi monta la panna è chiaro. Del resto si tratta delle cerchie che vogliono l’abolizione dell’esercito, e quindi colgono ogni spunto per metterlo in cattiva luce. Queste stesse cerchie sinistrate vogliono peraltro anche l’abolizione della Svizzera. Il nostro esercito di milizia è un valore tipicamente elvetico. Per questo chi ci vuole portarci nella fallita Unione europea mira a rottamarlo; assieme alle nostre radici, alla nostra identità, alle nostre specificità.

L’esercito di milizia con i suoi annessi e connessi – come ad esempio l’arma a domicilio dei militi – fa parte della nostra identità svizzera e va difeso.

L’esercito, oltre che esperienza di vita, è anche un elemento importante della coesione nazionale. Cosa che invece non è l’emittente di regime SSR. Ed infatti, le percentuali di utenti che guardano i canali delle altre regioni linguistiche sono infime. Fa quindi ridere i polli che proprio quelli che, ai tempi dell’isterica campagna contro la “criminale” iniziativa No Billag, starnazzavano come oche padovane alla funzione di coesione nazionale della SSR, che come detto non esiste proprio, siano poi gli stessi che vogliono abolire l’esercito, che invece la coesione nazionale la promuove eccome. Coerenza, $inistrati, coerenza!

Aboliamo anche la scuola?

Chi scrive ha svolto la scuola reclute ed i corsi di ripetizione. E di atti di bullismo ne ha visti zero. Ce ne sono molti di più nelle scuole che nelle caserme.
E allora, seguendo la logica di quelli che vogliono l’abolizione dell’esercito, dovremmo cancellare anche la scuola “causa bullismo”?

Lorenzo Quadri

 

 

I multikulti pretenderanno di sdoganare anche la poligamia?

L’immigrazione scriteriata fa impennare i matrimoni forzati. E il prossimo passo…

 

Ecco che anche in Svizzera tengono banco i matrimoni forzati. Uno studio della Confederazione realizzato nel 2012, citato di recente dal Corriere del Ticino, parla di 700 prese di contatto all’anno per gli uffici che si occupano di combattere questa piaga. Ovviamente dati statistici ufficiali non ce ne sono. Ed altrettanto ovviamente non tutte le persone (spesso donne) che si trovano costrette a sposare un coniuge imposto dalla famiglia denunciano la propria situazione.

Nei mesi scorsi è stata pronunciata la prima sentenza  in Svizzera per matrimonio forzato. Il condannato è un padre musulmano di origine turca. Da notare che l’uomo vive nella Confederella (Basilea) da trent’anni ed ha pure ottenuto il passaporto rosso.

Ringraziare le “aperture”

I matrimoni forzati sono dunque l’ennesimo sconcio e l’ennesima violenza contro le donne per i quali possiamo ringraziare la politica dell’immigrazione scriteriata. Ad organizzarli ed imporli sono infatti genitori di origine straniera ed in genere di religione islamica. Il fatto che il padre turco di recente condannato viva in Svizzera da 30 anni e ne abbia pure acquisito la nazionalità dimostra:

  1. a) che le naturalizzazioni facili di persone che non sono per nulla integrate non sono un’invenzione della Lega populista e razzista, bensì una realtà, e
  2. b) che troppi immigrati accolti in Svizzera “perché devono entrare tutti” non sono integrabili: pertanto, non saranno mai integrati.

Il caso danese

Nei mesi scorsi è stato pubblicato uno studio sulla poligamia in Europa. Ad importare tale usanza sono stati, evidentemente, degli immigrati musulmani. Ci sono infatti nel vecchio continente degli imam che non si fanno problemi nel celebrare matrimoni “aggiuntivi”; alla faccia delle leggi della nazione dove sono ospiti.

Il focus dell’indagine sulla poligamia era mirato sulla Danimarca, dove si è verificato un caso assai singolare. Un asilante siriano ha raggiunto il paese, lasciando però indietro tre mogli e 20 figli (sic!). Le norme sul ricongiungimento familiare hanno permesso ad una delle spose di raggiungere il marito assieme ad otto figli. Ma l’asilante pretende di fare lo stesso anche con le altre due consorti. E, va da sé, con la rispettiva prole. Naturalmente tutto il clan finirebbe a carico dello Stato sociale danese. Il capofamiglia, con una faccia di tolla olimpionica, si dichiara inabile al lavoro per motivi psichici, causati dalla separazione dai figli. Peccato che sia stato lui stesso ad abbandonarli.

$inistra pro poligamia

Da questa vicenda è nata una vivace diatriba. I kompagnuzzi danesi – ma guarda un po’! – non solo appoggiano le tesi del migrante poligamo, ma puntano addirittura al riconoscimento ufficiale della poligamia. Fino a tal punto la $inistruccia è rincoglionita dal multikulti e dall’internazionalismo becero. Ormai è pronta a qualsiasi aberrazione. La poligamia comporta una pesantissima discriminazione della donna. Ne lede in maniera insopportabile i diritti, le libertà e la dignità. Ma naturalmente i bolliti residui del femminismo rosso non hanno nulla da obiettare al suo sdoganamento in Europa. Ormai pensano solo a far entrare tutti i finti rifugiati e a piegarsi alle loro usanze; comprese le più illegali, aberranti ed incompatibili con i principi di una democrazia occidentale. E, naturalmente, a strillare al razzismo e all’islamofobia. In Danimarca un’esponente (donna!) di questa improponibile $inistra ha addirittura dichiarato che “la poligamia sarà la regola nei prossimi decenni”. A lasciar fare a voi, di sicuro…

Non integrabili

Non bisogna pensare che questi problemi li abbia solo la Danimarca. La Svizzera è esposta allo stesso flusso migratorio di persone non integrabili: vedi, appunto, la questione dei matrimoni forzati. I quali, come detto, sono molto più numerosi di quel che si creda. Per non parlare poi di altri fenomeni quale antisemitismo, razzismo, sessismo, omofobia, eccetera, importati dai finti rifugiati magrebini con lo smartphone. Ma naturalmente a tal proposito dai multikulti con la morale a senso unico giunge il solito silenzio assordante. I tapini, così pronti a servirsi – tanto per fare un esempio – di accuse farlocche di sessismo per spalare palta sull’odiata “destra”, sognano di far entrare in Svizzera centinaia di migliaia di migranti sessisti.

Questione di tempo

Certo, finora alle nostre latitudini nessuno è stato così scriteriato da proporre l’introduzione della poligamia. Finora, appunto. Ma se si pensa che tale kompagno Cedric Wermuth (simpatico come un cactus nelle mutande) vorrebbe rendere l’albanese ed il serbo-croato lingue nazionali; se si pensa che il presidente del P$$ nonché $enatore Christian Levrat predica che l’islam dovrebbe diventare religione ufficiale in Svizzera, appare chiaro che è solo questione di tempo.  Prima o poi i soliti noti pretenderanno – naturalmente in nome delle aperture, del multikulti, della comprensione, dell’antirazzismo – di sdoganare la poligamia anche in Svizzera. Proprio come accade in Danimarca.

Lorenzo Quadri

 

Gauche-caviar asfaltata: l’estrema destra non c’entra!

Minacce al rapper decerebrato e al WKND: gli autori sono due imbecillotti isolati

Ma guarda un po’! Nelle minacce alla discoteca WKND contro l’esibizione del rapper coglionazzo “Bello Figo”, l’estrema destra non c’entra.

Il rapper in questione, giustamente sconosciuto ai più, è un immigrato ghanese che si inventa “canzoni” (oddio, canzoni…) di stupidità rara; immaginando, il poveretto, di essere “provocatorio”. Ed infatti tutta la sua capacità di grande provocatore si riduce all’evocare atti sessuali di vario tipo ogni tre parole.

L’estrema destra non c’entra

Ebbene, è emerso che gli autori delle minacce all’esercizio pubblico luganese non sono un gruppo di estrema destra, bensì due imbecillotti che hanno agito per conto loro. Una cappellata monumentale, di cui avranno modo di pentirsi amaramente. Perché quello commesso è un reato che prevede una pena detentiva fino a tre anni (anche se ovviamente nessuno andrà in prigione per i volantini). Quindi non è un reato bagattella. E questo serva a chiarire in modo definitivo che non si “difendono i nostri valori”, come pretendevano gli stampatori di volantini con le svastiche, con comportamenti e simboli che calpestano questi stessi valori. Chi partorisce simili iniziative aberranti, dei valori che pretende di difendere non ha capito un tubo.

La Caporetto dei kompagni

Detto questo, la vicenda si è risolta in una vera e propria Caporetto per la sinistruccia luganese  che era partita in tromba con la politicizzazione spinta della vicenda. L’interpellanza al municipio, addirittura classificata come “urgente” dagli autori, ha come primo firmatario il presidente della sezione P$ di Lugano Raoul Ghisletta. Ed è partita il giorno stesso dei fatti. A dimostrazione della fregola di cavalcare partiticamente l’accaduto. Piatto ricco mi ci ficco, si sono detti i kompagni. L’obiettivo era quello non solo di montare la panna, ma di arrivare fino al burro Floralp.

E va da sé che a reggere la coda alla gauche caviar c’era la sua stampa di servizio in grande spolvero, a partire dalla quella finanziata col canone più caro d’Europa, che ha dato alla vicenda la massima enfasi possibile. Per inventarsi ciofeche sulla presunta minaccia dell’estrema destra, teoria poi clamorosamente smentita, la Pravda di Comano ha avuto tempo e spazio. Per andare alla consegna delle firme del referendum finanziario obbligatorio, invece, no.

La speranza delusa

In Ticino dunque, secondo i kompagnuzzi con annessa stampa di servizio, dilagherebbero l’estremismo di destra ed il razzismo. Allarme! Scandalo! È la colpa di chi è? Ma naturalmente degli odiati populisti che provocano il “degrado” e blablabla! Perché evidentemente era lì che si voleva andare a parare…

E poi la speranza, ardente, ossessiva, patologica, che gli autori delle minacce fossero in qualche modo riconducibili alla Lega o in subordine all’Udc. Fosse emerso un qualsiasi coinvolgimento degli odiati “nemici”, hai voglia le interpellanze, le lettere sui giornali, gli editoriali sulla stampa di regime! Sarebbe bastata una parentela di quinto grado a scatenare furiosi onanismi cerebrali sull’ambiente familiare del reo, al fine di giustificare la tesi che la $inistruccia brama ardentemente di accreditare (cumulando però continue frustrazioni): ossia che leghisti e nazisti è la stessa cosa.

Che smacco!

Invece, lo smacco. E che smacco! Dietro alle minacce al WKND non c’è nessuna associazione estremista di destra. Non solo. Il collegamento politico c’è, ma non è quello sperato. Infatti il giovane che si è costituito è figlio di un deputato in Gran Consiglio ma, orrore!, trattasi di esponente di un partito storico.  Da notare che, se il giovane bischero fosse stato figlio di un deputato leghista, quest’ultimo sarebbe stato sbattuto in prima pagina con gigantografia, nome, cognome e numero di scarpe. Qui invece…

Come i pifferi di montagna

Il castello di carte dei kompagni, dei moralisti a senso unico e dei loro reggicoda mediatici, dunque, è crollato miseramente. Come i pifferi di montagna, partirono per suonare ma vennero suonati. Ed infatti sono improvvisamente ammutoliti. L’unico risultato del loro frenetico agitarsi nel costruire fittizie “emergenze di estrema destra” è stato quello di attirare l’attenzione sui casi precedenti di minacce ad organizzatori di eventi. E queste minacce precedenti, ma guarda un po’, vengono dall’estrema sinistra. Curiosamente però di interpellanze al proposito la gauche caviar mica ne ha presentate.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

 

Il rapper imbecillotto e le minacce degli estremisti

I neonazi con i loro volantini minatori non difendono i nostri valori, li offendono

 

Ecco servito venerdì il nuovo “tormentone” luganese. Il gestore della discoteca WKND viene minacciato di “gravi conseguenze” se non annullerà la prevista esibizione, nel suo locale, del rapper “Bello Figo”. Quest’ultimo – per la serie: e chi l’ha mai sentito nominare – sarebbe un ghanese immigrato nella vicina Penisola che produce testi ad alta levatura intellettuale. Il tenore è il seguente: “Non pago affitto, non paghiamo l’affitto, dai c… siamo negri noi”; “poi ho bisogno di una f…ga  bianca perché alla mattina mi sveglio con il c… duro duro duro”; “avremo 35 euro al giorno in albergo a fare festa con le f… bianche” e avanti così. Insomma, un perfetto coglione, tanto per restare in tema. Prodotto tipico del pattume mediatico italiano. Uno che non merita né visibilità né attenzione. E, per invitare un idiota del genere ad esibirsi a Lugano, ci vuole proprio tutta.

Senonché la situazione, come sappiamo, è degenerata. I gerenti della discoteca WKND sono stati pesantemente minacciati da un sedicente gruppo La Nuova destra (?) che firma i volantini con le svastiche. Il tenore del messaggio è il seguente: o cancellate l’esibizione, oppure ci saranno conseguenze pesanti, prima durante e dopo, per il locale e per il “profugo da voi invitato”.

Dopo consulto con la polizia, l’esercizio pubblico ha deciso di annullare l’evento onde evitare disordini.

Tre considerazioni su questa vicenda:
1) Chi minaccia un esercente per un evento – per quanto il “perfomer” sia un idiota – invocando la nostra cultura e la nostra nazione non è un patriota, è un delinquente che commette un reato penale. Non si difendono la nostra cultura, i nostri principi ed i nostri ideali con azioni violente e ricatti che ne costituiscono la negazione. Le minacce inviate da questi estremisti non “difendono i nostri valori”, li offendono solo. Non si può rivendicare la libertà d’espressione per sé e poi pretendere di negarla agli altri con la violenza, le minacce anonime, i “se non fate quel che diciamo spacchiamo tutto”. Che questa associazione che firma i volantini con le svastiche torni quanto prima nel nulla da cui è venuta e da cui mai sarebbe dovuta uscire.

2) L’iniziativa di questi estremisti è stata un boomerang. In effetti, ha portato una vagonata di pubblicità gratuita all’altrimenti sconosciuto (giustamente sconosciuto) imbecillotto ghanese. Se non ci fossero state le minacce, alla sua esibizione ci sarebbero andati forse tre gatti. Nessuno si sarebbe accorto di nulla. E non solo: le squinternate minacce dei neonazi hanno regalato ai kompagnuzzi spalancatori di frontiere un assist mica da poco per sbragare su “estremismo di destra” e “razzismo”. E infatti, vi si sono subito gettati a pesce. Non aspettavano altro. Gli atti parlamentari sono stati redatti in tempo di record.

3) Il modo in cui i compagni luganesi  stanno tentando di cavalcare la vicenda è squallido. Prevedibilmente squallido. Proprio i compagni, che organizzavano le manifestazioni contro il Mattino, vorrebbero ora ergersi a paladini della libertà d’espressione? Ma non facciamo ridere i polli. Scrivono, i kompagni, di “fatto grave, senza precedenti”. Che fregnaccia! I precedenti ci sono eccome: li hanno creati gli estremisti di $inistra.  Dov’erano i $ocialisti quando i “no borders” imperversavano, vandalizzavano e minacciavano a Chiasso a sostegno dei finti rifugiati con lo smartphone (quelli che per il PS “devono entrare tutti”)? Come mai nessun parlamentare socialista ha presentato interpellanze urgenti sull’ “estremismo di sinistra”? E quando otto anni fa a Lugano l’Associazione liberisti ticinesi invitò un ex ministro cileno, gli organizzatori ricevettero dall’estrema $inistra minacce pesantissime, dello stesso tenore di quelle ricevute dai gerenti della discoteca WKND. Ma stranamente i kompagni non presentarono atti parlamentari, men che meno urgenti, dai toni apocalittici sul pericolo rappresentato dagli estremisti di $inistra. Ennesimo caso di indignazione selettiva?

L’unica cosa che urge

Nell’interpellanza del PS luganese al Municipio, l’unica cosa che urge è la “voglia matta” di montare la panna per far credere che in Ticino esista, quando invece così non è, un problema di estremismo di destra – e quindi ovviamente di razzismo. Problema di cui naturalmente incolpare i soliti “populisti, razzisti, xenofobi, ecc. ecc. ecc.”. E anche il Gigi di Viganello ha ben chiaro dove si vuole andare a parare.
Compagni, state diventando scontati. La vostra indignazione – strumentale e selettiva – merita la stessa attenzione delle esibizioni del rapper citrullo: ossia nessuna.

Lorenzo Quadri