Vogliono dissanguare la nostra socialità!

Ohibò: perfino il blasonato quotidiano radikalchic zurighese Tages Anzeiger si è accorto che la direttiva UE sulla cittadinanza avrebbeconseguenze disastrose sui costi della socialità in Svizzera.

La direttiva in questione ci verrebbe imposta da Bruxelles nel caso in cui i politicanti federali fossero tanto stolti da sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale; quello che piace all’italosvizzero KrankenCassis (PLR), al gremio di soldatini PLR di Economiesuisse, ed in generale alla casta.

Infatti, se la Svizzera, grazie ai camerieri di Bruxelles sotto le cupole federali, decidesse di firmare l’ignobile accordo quadro, il risultato sarebbe che non potremmo di fatto più allontanare nessuno straniero cittadino UE a carico dell’assistenza. Dovremmo mantenere tutti! Non solo disoccupati arrivati in Svizzera con contratti di lavoro farlocchi che “misteriosamente” vengono disdetti poche settimane dopo l’ottenimento del permesso di dimora. Anche immigrati che in Svizzera non hanno mai lavorato, studenti, e chi più ne ha più ne metta!

E’ evidente che una simile scellerata regolamentazione provocherebbe un autentico assalto alla diligenza ai danni delle casse del nostro Stato sociale! E poi i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, che vogliono una simile aberrazione, hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non ci sono soldi per l’AVS e che quindi dobbiamo andare in pensione a 90 anni? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

A ciò si aggiunge che, sempre in base alla citata direttiva UE, non potremmo più espellere nessun criminale straniero se questo è cittadino UE. Di conseguenza, la votazione popolare sull’espulsione degli stranieri che delinquono verrebbe bellamente cancellata dalla casta, nella sua fregola di servile sottomissione ai padroni di Bruxelles!

Interpellata dal TagesAnzeiger sui costi che potrebbe comportare per il solito sfigato contribuente rossocrociato l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza, la Segreteria di Stato per la migrazione ha affermato che “non ci sono calcoli affidabili”. Chiaro: per questi burocrati l’obiettivo è calare le braghe sempre e comunque. Costi quel che costi. Tanto paga Pantalone!

Come mai in Svizzera non esistano ancora i gilet gialli, rimane un mistero.

LORENZO QUADRI

Centro per “senza tetto” a Lugano?

 

Nei giorni scorsi, è stato individuato un senza tetto che dormiva nel tunnel di Besso.

Sul portale Tio la notizia è stata lanciata con l’intento manifesto  di promuovere la realizzazione di un centro per senza tetto in città. Il portale interpella la municipale PS Zanini Barzaghi (che col tema c’entra ben poco), la quale sostiene che ci sarebbero delle resistenze politiche (corbezzoli!) nei confronti della creazione di un centro per senza tetto. C’è perfino chi lascia galoppare la fantasia a briglie sciolte e si inventa la storiella della  settimana: che a Lugano si vorrebbe “nascondere la povertà”. Ma va là…

E’ forse il caso di rimettere il campanile (o il minareto, visti i tempi che corrono) al centro del villaggio. Perché le cose non stanno esattamente come vorrebbero far credere certi articoli unilaterali.

– Le strutture d’accoglienza non servono ai ticinesi o ai residenti che per un motivo o per l’altro sono temporaneamente senza un tetto, perché per loro i servizi sociali, e specialmente a Lugano, trovano delle soluzioni (ad esempio in una pensione). A meno che il diretto interessato per scelta personale preferisca dormire sotto le stelle (succede);
– gli “utenti” del centro di prima accoglienza sarebbero invece persone che non hanno diritto di restare da noi: ad esempio asilanti con decreto di espulsione, clandestini, o magari anche rom frontalieri del furto che si avvicinano così al “luogo di lavoro”: vogliamo renderci (più) attrattivi per queste categorie? (A sinistra qualcuno probabilmente lo vorrebbe);
– gestire queste strutture di “prima accoglienza” non è così semplice come si vuole far credere; si creano dei problemi di sicurezza e di sorveglianza (in caso di persone aggressive) non risolvibili solo tramite volontariato. Alla fine la gestione ed i relativi costi ricadono sull’ente pubblico ovvero sul contribuente;
– l’apertura “temporanea” o stagionale è un’illusione: se la struttura viene aperta, lo rimane definitivamente e tutto l’anno, perché si è creato il bisogno e la voce si sparge: e si sparge non tra i ticinesi, e nemmeno tra i residenti;
– se ci sono delle “resistenze politiche” (?) magari ci sono anche dei motivi che non hanno nulla a che vedere con la presunta “negazione della povertà”, che è una bufala. Lugano, anche più di altre città, si impegna a combattere la povertà con varie iniziative, a partire dall’apposito Regolamento sociale comunale (mica tutti i comuni ce l’hanno, compresi quelli che se lo potrebbero benissimo permettere), la promozione del volontariato, la partecipazione ad iniziative federali, eccetera. La città di Lugano può dunque a buon diritto sostenere di essere socialmente all’avanguardia. Le accuse di disinteresse nei confronti della povertà, o addirittura di volontà di negare il problema, sono campate in aria.

Lorenzo Quadri

Capodicastero formazione, sostegno e socialità

 

11,11 miliardi per l’estero, ma i soldi per l’AVS non ci sono?

Altro che pensionamento a 67 anni con la scusa delle casse vuote!

Ah ecco: come volevasi dimostrare, quando si tratta di regalare miliardi all’estero, non si fa mai fatica a trovarli. Ed infatti la Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati ha dato il via libera ad un credito quadro della bellezza di 11,11 miliardi di franchetti per gli anni 2017 – 2020, destinati alla cooperazione internazionale.

Al Nazionale la Commissione omologa aveva approvato la “manna” proposta dal Consiglio federale con maggioranza risicata (12 a 11). La stessa cosa l’aveva fatta il plenum. Contrari, ovviamente, Udc e Lega, ed anche il PLR.  Il Consiglio degli Stati voterà invece in settembre.

I kompagni ne volevano 16,2

E non è ancora finita. Per i kompagni 11,11 miliardi, corrispondente allo 0.48% del PIL, erano ancora troppo pochi. Infatti loro avrebbero voluto spedire all’estero addirittura lo 0.7% del PIL. Vale a dire, facendo due conti, 16.2 miliardi (miliardi!) di franchetti di proprietà del contribuente! Apperò!

Quando si tratta di aiuti all’estero e di immigrazione scriteriata,  non si bada a spese. “Bisogna aprirsi”!

E’ forse il caso di ricordare che i costi dell’asilo sono letteralmente esplosi. Ma va da sé che parlare di quanto costano i finti rifugiati “sa po’ mia”! Non è politikamente korretto! E’ immorale!

Alcune cifre

Un paio di cifre tanto per inquadrare la situazione:

  • La Confederazione ha già annunciato che il preventivo 2017 sforerà di quasi un miliardo (!) di franchi a causa dell’aumento della spesa per l’asilo;
  • Già nel marzo dello scorso anno, sempre Berna indicava che per il 2018 si aspettava, per il settore dell’asilo, una spesa di 2.4 miliardi. Nel 2015 la fattura era di 1.2 mia. Quindi stiamo parlando di un raddoppio. Nel frattempo, però, sono esplose le entrate illegali in Svizzera a seguito della chiusura della via balcanica. Sicché i 2.4 miliardi di cui sopra, poco ma sicuro che sono già superati dagli eventi: la cifra reale sarà assai superiore. E nümm a pagum.
  • Già nei mesi scorsi, il disavanzo provvisorio del Cantone risultava aumentato di 12.3 milioni di Fr a causa di spese extra nel settore dell’asilo. Però il direttore del DECS Manuele Bertoli, che va a Como per perorare la causa delle frontiere spalancate ai finti rifugiati, dice che per motivi di risparmio bisogna chiudere la piscina del Liceo Lugano 1. I soldi per i migranti economici ci sono, quelli per i nostri giovani no.
  • In mancanza di dati ufficiali al proposito si stima che, tra aiuti allo sviluppo e costi complessivi dell’asilo – quindi anche quelli a carico di Cantoni e comuni – si arrivi ad esborsi per qualcosa come 7 miliardi all’anno.

Soluzione facile

Ed intanto, proprio venerdì, la commissione della sicurezza sociale del Consiglio nazionale a maggioranza ha detto che per motivi di finanziamento dell’AVS “bisognerà” andare in pensione a 67 anni. Ciò corrisponde in sostanza alle proposte del dipartimento del kompagno Berset.

Capita l’antifona? I miliardi per gli aiuti allo sviluppo ci sono. I miliardi per i finti rifugiati ci sono, ed anzi i buonisti predicano l’accoglienza indiscriminata di migranti economici con lo smartphone, che non scappano da alcuna guerra, senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze sulle casse pubbliche. Però agli svizzerotti che hanno lavorato tutta la vita si dice che per loro i soldi non ci sono, e quindi bisogna andare in pensione più tardi. La domanda è sempre la stessa: chi si crede di prendere per il lato B?

Soluzione facile: frontiere blindate per i migranti economici e travasare qualche miliardino dai conti dell’asilo e della cooperazione allo sviluppo a quelli dell’AVS.

Lorenzo Quadri

Frontalierato: ecco i costi dell’invasione da sud!

Ma intanto il CF blatera che introdurre una tassa d’entrata per frontalieri “sa po’ mia”

 

Nei rapporti con la vicina Penisola si procede all’insegna della calata di braghe. Nei giorni scorsi, il Consiglio federale ha risposto che introdurre una tassa d’entrata per i frontalieri “sa po’ mia”: perché sarebbe discriminatorio. Uhhh, che pagüüüüraaa!

Ancora una volta si assiste con disappunto, ma senza alcuna sorpresa, al solito desolante copione. I camerieri dell’UE di stanza a Berna continuano ad inchinarsi ai Diktat di Bruxelles, quasi ancora prima che vengano pronunciati. Diktat di cui gli stessi Stati membri si fanno – giustamente – un baffo.

Stesse possibilità d’accesso?

Esempio recente: l’eurofunzionarietta di turno che nessuno conosce dichiara alla stampa svizzera (l’unica a concederle spazio…) che dare la precedenza ai lavoratori svizzeri significa discriminare. Dopo un paio di settimane il Consiglio federale, prendendo posizione su una mozione leghista (presentata da chi scrive) dichiara che una tassa d’entrata per i frontalieri – o per chi li assume: nell’atto parlamentare non si specifica, di proposito, da chi andrebbe riscossa) – sarebbe “discriminatoria”. Questo perché – udite udite – tutti devono avere le stesse possibilità d’accesso al mercato del lavoro ticinese.

Gaudium Magnum! In sostanza, nell’illuminata visione dei sette scienziati bernesi, il mercato del lavoro ticinese è un selfservice cui tutti i cittadini UE (lombardi in primis) devono (sic!) poter accedere senza che i residenti vengano minimamente tutelati. Una valvola di sfogo per la crisi economica italiana, come ha titolato in passato la stampa comasca. Grazie, partitocrazia spalancatrice di frontiere! Grazie, devastante libera circolazione delle persone!

No alla tassa d’entrata

Ora, si dà il caso che la “tassa d’entrata” per frontalieri – che servirebbe sia disincentivare l’assunzione di stranieri che a coprire un po’ di costi generati dall’invasione da sud – non sia una sparata del solito leghista Quadri, notoriamente razzista e fascista. A proporla per primo è infatti stato il prof Reiner Eichenberger dell’Università di Friburgo. Che, tra l’altro, è probabilmente l’unico accademico ad avere gli attributi per mettersi in rotta di collisione con l’establishment, dichiarando che “la Svizzera può andare avanti benissimo anche senza bilaterali”.

Se un professore universitario afferma pubblicamente che una data misura è fattibile, ai Consiglieri federali, che ne sanno molto meno di lui, dovrebbe venire il sospetto che magari potrebbe anche avere ragione. Ma naturalmente niente di tutto questo accade. I camerieri dell’UE sono sempre in servizio. Nulla li distoglie. Sicché, ecco levarsi il solito muro di gomma dei “sa po’ mia”!

Sbugiardati dal Consiglio di Stato

Intanto però a sbugiardare (per i meno bacchettoni: sputtanare) il governo federale ci pensa il Consiglio di Stato che proprio in questi giorni ha scritto una lettera a Berna. Il CdS ha preso il pallottoliere e ha fatto un paio di conti su quel che costa al contribuente ticinesotto l’invasione quotidiana da sud. Il risultato è notevole – e ricordiamo che si tratta dei conti del governo, mica del Mattino – anche se la stampa di regime tenta di passare all’acqua bassa.

Dopo le cifre “minori” ma sempre milionarie – 2 milioni per la tratta ferroviaria Albate-Chiasso, interamente finanziata dai ticinesi, quasi altrettanti per controlli sul mercato del lavoro, 1.15 milioni per le pattuglie supplementari della polizia stradale, 1.2 mio di costi extra generati all’Ufficio della migrazione per la gestione dei permessi B (ma una bella moratoria?) – arriva la “bomba”: 22,5 milioni all’anno di usura delle strade cantonali! Apperò! Non sono proprio noccioline!

E’ forse uno scandalo immaginare che per questa cifra si possa attivare una compensazione “ad hoc”? Se è vero che i frontalieri pagano le imposte alla fonte, altrettanto vero è che non pagano imposte di circolazione in Ticino. E non è tutto perché, sempre dai calcoli del Consiglio di Stato, si apprende che l’invasione di frontalieri provoca al nostro Cantone minori entrate di perequazione per 174 milioni. Vogliamo continuare a far finta che sia tutto a posto?

Continuate a fregarvene…

Davanti a simili cifre, e anche davanti al danno occupazionale provocato dal frontalierato fuori controllo (dumping salariale, soppiantamento, aumento della disoccupazione tra i residenti, eccetera) ci vuole già un bel coraggio a scagliarsi contro la tassa d’entrata per frontalieri, come detto “lanciata” da un professore universitario che sa il fatto suo! Vero Consiglio federale? Ovvio comunque che il discorso non si chiude qui.

In ogni caso, complimenti ai signori Consiglieri federali: andate avanti così, andate avanti a strillare alla discriminazione degli stranieri in Svizzera infischiandovene bellamente dei ticinesi discriminati in casa propria per colpa della devastante libera circolazione delle persone da voi voluta ed imposta.

Avanti così, continuate pure ad impiparvene dello sfacelo del mercato del lavoro ticinese. Continuate pure a sventolare statistiche farlocche da voi stessi commissionate. Il Ticino si arrangerà sempre più da solo. Poi però non venite a lamentarvi.

Lorenzo Quadri

Ma grazie al moltiplicatore cantonale prima o poi il giochetto riuscirà. Bertoli voleva aumentare le tasse, ma gli è andata buca

Ma guarda un po’! Il kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli (quello che accusa i ticinesi “chiusi e gretti” di non essere abbastanza accoglienti con gli stranieri, e infama il nostro Cantone con paragoni con il Sudafrica dell’Apartheid) al comitato cantonale P$ ha espresso le proprie perplessità sulla manovra da 185 milioni del Consiglio di Stato. Le perplessità sulla manovra sono evidentemente legittime. Anche in Via Monte Boglia ce ne sono parecchie, anche se “probabilmente” le motivazioni sono differenti. Interessante però l’outing del direttore del DECS al comitato cantonale $ocialista. Bertoli ha dichiarato di aver proposto al governo un ritocco verso l’alto (?) del moltiplicatore cantonale d’imposta, incontrando però l’opposizione dei colleghi di governo (e ci sarebbe mancato altro…).

Il chiodo fisso
Già all’indomani della votazione sul moltiplicatore cantonale – la Lega era l’unica forza di governo ad essere contraria – Bertoli non aveva nascosto che gli sarebbe piaciuto tanto-tanto poter usare il giocattolo nuovo per mettere le mani nelle tasche dei contribuenti aumentando le imposte.

Visto che la competitività fiscale del Ticino è già a ramengo, e il borsello dei contribuenti pure, aumentare il moltiplicatore cantonale è proprio l’ultima cosa da fare. Ma si sa che a $inistra hanno il chiodo fisso…
E dato che il giocattolo per aumentare le tasse, ovvero il moltiplicatore cantonale, c’è, è evidente che prima o poi verrà anche utilizzato. La storiella, pure ampiamente sentita ai tempi della votazione sul tema, del “creiamo lo strumento ma poi non lo utilizziamo” fa letteralmente ridere i polli. Tra l’altro: è la stessa panzana che ci vengono a raccontare i partiti $torici in vista della nuova legge sull’asilo al proposito delle espropriazioni facili per costruire nuovi centri d’accoglienza per migranti economici: “le espropriazioni facili ci saranno, ma nessuno se ne servirà”, fanfaronano lor$ignori. Ma chi si chi pensa di prendere per il lato B? La storia si ripete, i trucchetti da tre e una cicca anche. Vediamo di non cascarci.

Grazie partiti $torici
Lo ribadiamo: il moltiplicatore cantonale prima o poi verrà usato, data l’incapacità della politica di controllare la spesa pubblica. E chi l’ha voluto? PLR, PPD e naturalmente P$. L’allora ministra delle finanze PLR Laura Sadis ne era entusiasta promotrice. E adesso lo stesso partito liberale (?), che sostiene anche gli aumenti delle stime immobiliari e la decurtazione delle deduzioni per le spese di trasferta professionale, pensa di essere credibile mentre si spaccia per paladino del “basta tasse”? E tutto per avversare la tassa di collegamento che non graverà sui cittadini bensì su 194 grandi generatori di traffico. I quali però, è ormai comprovato, “schiacciano gli ordini” in casa PLR, dove contano più del gruppo parlamentare e più del Consigliere di Stato messi assieme.
Lorenzo Quadri

Bilaterali: le cifre distruggono la propaganda di regime

Lo studio smonta gli accordi con l’UE: tanti problemi e vantaggi irrisori

Ma guarda un po’, adesso anche l’istituzionalissimo Corriere del Ticino comincia ad interrogarsi sul reale valore dei bilaterali, ed in particolare della devastante libera circolazione delle persone. Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?

In effetti, da anni – almeno da quando l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è entrata di prepotenza nel dibattito politico – l’ammucchiata partitocratica, i cosiddetti “poteri forti”, la stampa di regime e le élite spalancatrici di frontiere ripetono come un disco rotto il mantra dei “Bilaterali indispensabili per la Svizzera”. Ciò con il manifesto obiettivo di fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti (chiusi e razzisti).

Loro “valgono”?
Il problemino, come da tempo evidenziano anche professori di economia (niente a che vedere con gli intellettualini di partito da tre e una cicca, voluttuosamente interpellati ogni tre per due dalla televisione di servizio a pontificare a sostegno delle frontiere spalancate) risiede nel fatto che nessuno ha mai saputo dire se i Bilaterali valgono effettivamente qualcosa per gli Svizzeri. E, se sì, quanto.

Incidenza sopravvalutata
Che l’incidenza reale di questi accordi fosse sopravvalutata “alla grande” lo si sospettava da tempo. Adesso arriva a confermarlo uno studio dell’economista Florian Schwab, richiesto da Tito Tettamanti. In base a questa indagine, il valore medio di Bilaterali potrebbe esse di 500 Fr all’anno per abitante. E da questa misera cifra si devono però ancora detrarre diversi svantaggi.

Da accordi che da anni vengono venduti come “indispensabili per la Svizzera” ci si attenderebbe ben altri numeri.

Alcune osservazioni
Un paio di cose è interessante notarle.
La prima è che i calcoli fatti non contemplano i costi infrastrutturali generati dalla devastante libera circolazione delle persone.
Il saldo migratorio promesso del Consiglio federale in regine di bilaterali avrebbe dovuto essere di 12’500 persone all’anno. Invece è di 80mila. Ci è dunque stata raccontata una balla clamorosa, l’ennesima. Già solo per questo motivo, non si vede perché bisognerebbe far fede alla fetecchiata dei “bilaterali indispensabili”. 80mila stranieri all’anno in più consumano le infrastrutture svizzere; l’aumento della popolazione ne rende necessarie di nuove. Non solo. Nel nostro sempre meno ridente Cantone, 62’500 frontalieri e di decine di migliaia di padroncini e distaccati entrano ogni giorno in Ticino uno per macchina, intasando la rete viaria. Le colonne permanenti, generate dalle targhe azzurre, hanno dei costi per l’economia, eccome che ce li hanno; però stranamente a questo proposito si tace. Ed è evidente che le nostre infrastrutture risultano usurate da questo utilizzo extra, e nümm a pagum. Aggiungiamo anche i rifiuti prodotti dall’assalto quotidiano da sud, raccolti e smaltiti a spese dei ticinesotti. Tirando le somme, quindi, altro che “vantaggi dei Bilaterali”!

La seconda cosetta è che – citiamo sempre dal Corriere – perfino gli studi taroccati pro-saccoccia-governo, quelli della SECO e di Economiesuisse, sono costretti ad ammettere che “non è possibile dimostrare un rapporto di causalità tra l’aumento del PIL ed i Bilaterali”. Anni di frottole pro-frontiere spalancate polverizzati in una sola frase. Economiesuisse licenzierà il correttore di bozze che non ha cancellato dal testo definitivo dello studio l’imbarazzante constatazione?

La crosta
La conclusione è dunque una sola. I Bilaterali non sono indispensabili all’economia. Sono semmai indispensabili alla politica del servilismo nei confronti dell’UE. Quella politica fallimentare che Berna ci propina da anni. E che farebbe un ulteriore “salto di qualità” con il demenziale progetto di “ripresa dinamica” (ossia automatica) del diritto UE in Svizzera. Un progetto perseguito dal ministro degli esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr.
Nel suo servizio dedicato ai Bilaterali, il Corriere, rielaborando un paragone fatto dalla direttrice di Economiesuisse (sabotatrice del 9 febbraio) Monika Rühl, titola: “una Monna Lisa non così preziosa”. Dovere istituzionale. Altro che Monna Lisa “poco preziosa”: siamo davanti ad una crosta. Per anni, però, ce l’hanno spacciata per capolavoro. E continuano a farlo.
Lorenzo Quadri

Asilo: gli scienziati bernesi slinguazzanol’UE. Ci fregheranno un’altra volta!

A Losanna ci sono problemi con gli asilanti. La locale sezione dell’Udc ha cominciato a raccogliere le firme affinché i sedicenti rifugiati ospitati in città non superino il 22.2% di quelli che la Confederazione ha scaricato sul Canton Vaud (percentuale calcolata in base alla popolazione), mentre attualmente sono al 30%.
Quella lanciata è una petizione. Non è un’iniziativa o un referendum. Ciononostante, si tratta sempre di un mezzo di pressione importante. A condizione, va da sé, che le firme raccolte siano molte. Ad esempio: la petizione a sostegno della richiesta del casellario giudiziale introdotta da Norman Gobbi di firme ne ha raccolte oltre 12mila senza particolare sforzo: un’enormità. Certamente anche a Losanna i risultati della mobilitazione saranno buoni. E’ poi chiaro che i promotori saranno sufficientemente accorti per abbinare la raccolta di firme per la petizione a quella per il referendum contro l’ennesima riforma del settore dell’asilo, appena approvata dalle Camere federali.

Cornuti e mazziati
Sì, perché è qui che casca l’asino. Grazie alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, la Svizzera corre in soccorso degli eurofalliti travolti dall’assalto di migranti economici. Si associa a quote di distribuzione UE ancora prima che vengano approvate. E cosa ottiene dai funzionarietti di Bruxelles in cambio di tanto zelo prossimo al servilismo? Forse delle aperture sul 9 febbraio? Ma neanche per sogno! Siamo facili profeti: un conto, diranno gli eurobalivi, è l’emergenza asilo; altra storia i (presunti) “valori fondanti” della (dis)unione europea, come la devastante libera circolazione. La domanda a questo punto è: ma i sette scienziati bernesi pensano davvero di ottenere qualcosa dall’UE slinguazzandola? Oppure è solo quello che vogliono far credere alla gente per sdoganare l’arrivo in massa di migranti economici che, in base agli accordi internazionali in vigore, non ci spettano affatto? Per la serie: facciamo uno sforzo adesso che verremo ricompensati dalla benevolenza di Bruxelles? Quanto ci scommettiamo che, invece, rimarremmo fregati ancora una volta?

Raccolte di firme
L’ennesima revisione della legge sull’asilo amputa in modo scandaloso i diritti dei cittadini a difendersi dall’improvviso spuntare di centri asilanti vicino a casa loro in strutture della Confederazione. Quest’ultima ha avocato a sé – e più precisamente al Dipartimento della kompagna Simonetta – tutti i diritti di decisione. I cittadini devono dunque mobilitarsi adesso prima che sia troppo tardi. Del resto c’è come il sospetto che, in materia di asilo, nei prossimi tempi in vari Cantoni – non solo nel Canton Vaud e non solo a Losanna – ci saranno delle raccolte di firme.

E ti pareva…
Proprio ieri, per la serie “non c’è limite al peggio”, in quel di Ginevra ben (?) 400 persone, naturalmente provenienti dai collettivi di $inistra, hanno pensato bene di manifestare contro la politica d’asilo svizzera definita “disumana”. Uella! Questi figli di papà con i piedi al caldo potrebbero non solo cominciare ad ospitare migranti economici a casa propria, ma anche ad andare a prestare aiuto nei paesi in guerra. Perché aiutare sul posto i veri perseguitati costa molto meno ed è molto più utile che attirare in Svizzera fiumane di finti rifugiati (e nümm a pagum) in nome del politikamente korretto e delle frontiere spalancate.
Lorenzo Quadri

Consiglio federale: prosegue la presa per i fondelli. 8500 casi isolati?

Secondo l’ennesimo rapporto tarocco, commissionato e poi approvato dall’esecutivo, le misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone sarebbero efficaci. Come no!

Il Consiglio federale insiste con le prese per i fondelli. E così arriva anche l’ultima affermazione del piffero sugli accordi bilaterali: “le misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone sono efficaci”. Gli abusi sono “casi isolati”.
Questo, a quanto risulta, l’illuminante contenuto dell’ultimo rapporto approvato dal Consiglio federale.

E i ticinesi in assistenza?
Certo, come no. I padroncini e distaccati che lavorano in Ticino in nero sono casi isolati. Dumping salariale e soppiantamento dei residenti con frontalieri sono casi isolati. A seguito di pochi casi isolati il Ticino ha plebiscitato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Le segretarie frontaliere a 1000 Fr al mese per un lavoro a tempo pieno sono casi isolati. I distaccati che poi sono costretti a restituire parte del salario percepito in Ticino al datore di lavoro estero (è successo anche sul cantiere LAC gestito dagli spagnoli) sono casi isolati. Gli stipendi pagati in euro sono casi isolati. E come la mettiamo con gli 8500 ticinesi in assistenza? 8500 “casi isolati” ovviamente!
Del resto anche gli stranieri che delinquono erano “casi isolati” ed infatti, da un caso isolato all’altro, l’80% degli ospiti della Stampa sono stranieri.

Rapporto tarocco
E’ evidente che l’ennesimo rapporto tarocco del Consiglio federale, che prima si fa allestire gli studi farlocchi pro-saccoccia, e poi li approva (il colmo della farsa!), è solo un tassello in più nella campagna di lavaggio del cervello dei cittadini con l’obiettivo di sabotare il 9 febbraio. Purtroppo per gli scienziati bernesi, ed i partiti $torici in Ticino se ne sono già resi conto, non è continuando a ripetere che “l’è tüt a posct” che le cose cominciano ad andare bene.

Autogiustificazione
Ovvio: l’ennesimo rapporto taroccato è anche un tentativo per giustificare l’ultima legnata che i sette scienziati, a cominciare dal ministro dell’economia ossia il liblab Schneider Ammann, hanno dato al Ticino. Vale a dire il njet al potenziamento delle misure accompagnatorie, poi giustificato con pretesti del flauto traverso. Ecco le prodezze dei massimi rappresentanti dell’ex partitone: e a contare a Berna sono loro, non certo le promesse dei liblab ticinesi in campagna elettorale.

Tante misure
A proposito: ci pare di ricordare che fosse stato proprio Schneider Ammann a dire che a tutela del mercato del lavoro bisogna prendere tante misure, magari anche di basso cabotaggio se considerate singolarmente, ma che messe assieme compongono un quadro efficace .
A parte che l’unica misura efficace a tutela del mercato del lavoro di questo ridente cantone è la fine della libera circolazione delle persone senza limiti, il buon Schneider Ammann, su ordine della grande economia, si premura di fucilare tutti i provvedimenti che si potrebbero prendere.
Ma davvero questi signori pensano che bastino un paio di statistiche taroccate per fare fessi gli svizzerotti?
Lorenzo Quadri

Spesa sociale sempre più su; confermata la sovrarappresentazione degli stranieri. E quando non si potrà più pagare?

La spesa sociale continua a schizzare verso l’alto. L’esempio di Lugano è emblematico. La spesa complessiva per l’assistenza (ovvero la quota a carico del Comune più quella a carico del Cantone) naviga sui 24 milioni di Fr, per una città di 70mila abitanti. L’assistenza diventa sempre meno un aiuto transitorio per trasformarsi in una rendita di lunga durata. A livello cantonale la situazione è la medesima. I casi d’assistenza sono circa 8500. Però i produttori seriali di rapporti taroccati della SECO ci dicono che va tutto bene, perché dalle statistiche della disoccupazione “non risulta che…”. Certo che “non risulta”: la grande maggioranza delle persone in assistenza infatti non figura più nelle statistiche della disoccupazione. Se poi si considera che secondo i ricercatori “di regime” chi lavora un’ora al giorno viene considerato occupato, si capisce facilmente che i conti non tornano.

46.7% di stranieri
Ma i conti non tornano neanche per quel che riguarda gli stranieri a carico dello stato sociale. La loro sovrarappresentazione tra i casi assistenziali non è una fantasia populista e razzista. Al livello federale nel 2013 il 46.7% dei beneficiari di prestazioni erano stranieri. Peccato che in quell’anno la popolazione straniera in Svizzera fosse il 23,8% della popolazione. In proporzione dunque gli stranieri in assistenza sono il doppio degli svizzeri.
Le cifre si fanno ancora più spropositate nel settore dell’asilo. Tra chi ha ottenuto lo “status” di asilante, l’83% è in assistenza con punte fino al 91% per quel che riguarda gli eritrei: e stiamo parlando di persone che potrebbero lavorare, ed anzi sarebbero tenute a farlo.
Prolifera l’industria sociale
L’immigrazione nello stato sociale dunque non è certo un’allucinazione collettiva. E’, invece, un’evidente realtà. Una realtà creatasi perché lo stato sociale svizzero è troppo attrattivo. E non solo. E’ anche soggetto a derive sconsiderate. Ci sono piccoli Comuni che si sono visti costretti ad aumentare il moltiplicatore. Non per essersi imbarcati in spese folli come il LAC di turno. A causa della presenza anche di una sola famiglia di asilanti non integrati, che costa alla collettività centinaia di migliaia di Fr all’anno in servizi di supporto, assistenti sociali, e via elencando. Ciò accade soprattutto in Svizzera interna, dove i costi sociali gravano in proporzione maggiore sui Comuni e minore sul Cantone rispetto al Ticino (da noi la suddivisione è 75% Cantone e 25% Comune). Insomma l’industria sociale prolifera. E non solo, ma si autoalimenta. Anche perché è un’importante riserva di posti di lavoro.
Un paio di cosette…
I costi sociali continuano a salire. E questo è un problema di tutti, perché l’infinanziabilità è dietro l’angolo. E allora cosa si farà? Quando non ci saranno più soldi, si taglierà indiscriminatamente su tutti, compresi i ticinesi in difficoltà, per aver “voluto” (sappiamo grazie a chi) mantenere troppi stranieri a nostre spese? Ma non se ne parla neanche!
Ci sono quindi un paio di cosette da fare urgentemente.
La prima è applicare il contingentamento dei frontalieri, ed anche ai padroncini. Perché delle opportunità di lavoro in Ticino devono beneficiare i ticinesi e non chi vive all’estero. Questo è un principio basilare da cui non si scappa. I nuovi permessi G per profili che sono evidentemente reperibili anche da noi – ad esempio impiegati d’ufficio – vanno semplicemente rifiutati (o formalmente o di fatto: basta ricalcare le tempistiche della burocrazia della vicina Penisola).
La seconda è rendere meno attrattivo il nostro stato sociale per gli immigrati. Quindi: nessuna prestazione sociale a permessi B (che ottengono di poter dimorare in Ticino perché autosufficienti economicamente). In ogni caso: niente sussidi se non si è risieduto almeno un “tot” minimo di anni in Svizzera senza chiedere niente a nessuno. Altrimenti è troppo facile. Gli stranieri beccati ad abusare dello Stato sociale vanno immediatamente espulsi. Come peraltro votato dal popolo.
In quanto autorità di prossimità, i Comuni possono senz’altro fare dei primi passi. E’ nel loro interesse, visto che pagano il 25% dei conti dell’assistenza. Primi passi possono essere: sorvegliare il territorio e preavvisare negativamente tutte le domande d’assistenza presentate da titolari di permessi B.
Lorenzo Quadri

Iniziativa sul volontariato

Elaborare ed inserire nel diritto tributario cantonale una base legale affinché le spese occasionate dall’esercizio del volontariato possano essere dedotte fiscalmente.