SECO: da inutile è diventata nociva. Chiudiamola!

Ennesimo rapporto-ciofeca a sostegno della devastante libera circolazione 

I burocrati bernesi insistono: “soppiantamento e dumping salariale non esistono”. E intanto in Ticino ESPLODONO i casi d’assistenza!

Neanche d’estate il segretariato di Stato dell’economia (SECO) ci risparmia le sue invereconde fregnacce propagandistiche a sostegno della devastante libera circolazione delle persone.

Il recente rapporto sui 15 anni (2002-2017) di libera circolazione  delle persone pubblicato nei giorni scorsi – o almeno, quel che ne hanno riportato i media – è il solito distillato di fetecchiate. Il mantra è sempre lo stesso: l’è tüt a posct! La libera circolazione è una figata pazzesca! Immigrazione uguale ricchezza! Sostituzione dei lavoratori svizzeri con frontalieri? Il fenomeno non esiste! Dumping salariale? Idem con patate! Sono tutte balle populiste e razziste! Sono “solo percezioni”!

Schiaffi ai disoccupati

Sentite questa perla: “La forte immigrazione, scrive la SECO,  si spiega con la rallegrante evoluzione dell’economia elvetica. L’economia ha “fame” di manodopera proveniente dallo spazio europeo, in particolare di lavoratori qualificati”. Certo, cara direttrice SECO Marie Gabrielle Ineichen Fleisch Serbelloni Mazzanti Viendalmare: i 65mila frontalieri che ogni giorno entrano in Ticino uno per macchina, a cui vanno aggiunti i permessi B farlocchi (che in realtà risiedono in Italia), nonché le svariate migliaia di padroncini, sono tutti lavoratori qualificati che non si trovano in Ticino! I 40mila frontalieri impiegati nel terziario sono “lavoratori qualificati che non si trovano in Ticino”, dove notoriamente non ci sono residenti disposti a lavorare negli uffici!

Ma con che coraggio un istituto della Confederazione, che costa al contribuente 100 milioni di Fr all’anno, se ne esce con simili bestialità? Con che coraggio i “ricercatori” (?) della SECO, con il posto di lavoro garantito a vita, si permettono di prendere a schiaffi in questo modo i cittadini svizzeri che sono finiti in disoccupazione perché al loro posto sono stati assunti stranieri a basso costo?

La SECO costa 100 milioni all’anno

E’ evidente che questi sedicenti “studi” rispondono ad una sola logica: quella della propaganda “pro-sacoccia Consiglio federale”. In nome della “sacra” libera circolazione i camerieri dell’UE nella stanza dei bottoni calano sistematicamente le braghe ad altezza caviglia davanti ai funzionarietti di Bruxelles. Ma la libera circolazione ciurla nel manico. Sempre più economisti non asserviti alla casta spalancatrice di frontiere ne mettono in evidenza gli effetti deleteri. Addirittura, alla faccia delle scempiaggini dello SECO, da un recente studio zurighese è emerso che quattro lavoratori stranieri su cinque non sono affatto necessari all’economia e tra i frontalieri soltanto un lavoratore su sei è impiegato in settori in cui non si trova manodopera locale. 

A ciò si aggiunge che l’Udc ha annunciato per l’autunno il lancio dell’attesa iniziativa per disdire la libera circolazione. Sicché, nelle ovattate stanze bernesi, a qualcuno comincia a diventare fredda la camicia. E allora, avanti con il lavaggio del cervello ai cittadini! Avanti con la propaganda di regime! Avanti con il terrorismo di Stato per ricattare gli svizzerotti e piegarli alla volontà dell’élite!

E il contribuente  dovrebbe continuare a pagare 100 milioni all’anno per finanziare la SECO, organo di propaganda pro-frontiere spalancate? Chiudiamo la SECO ed i 100 milioni annui così risparmiati li utilizziamo per promuovere l’occupazione degli svizzeri. E con 100 milioncini all’anno un po’ di cosette si riesce a farle…

Chiudiamo la SECO anche perché da tempo da inutile è diventata nociva. I suoi studi farlocchi servono da pretesto al Consiglio federale, in primis al ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann (PLR) a sbattersene della situazione del Ticino: “ma se gli studi ci dicono che l’è tüt posct…”.

Botta di sfiga

Peccato che gli scienziati della SECO abbiano avuto una botta di sfiga con la tempistica. Infatti il giorno successivo la divulgazione del loro rapporto-marchetta, il Consiglio di Stato ticinese ha annunciato l’esplosione delle richieste di sostegno sociale in questo sempre meno ridente Cantone. Richieste che infatti sono aumentate del 62% dal 2010 al 2016! Mentre le spese sono aumentate dell’80%.

Ma come: se il numero di casi d’assistenza esplode in concomitanza con l’invasione da sud, allora vuol dire che soppiantamento e dumping salariale ESISTONO! Alla faccia della SECO, dell’IRE e di tutta la compagnia cantante. E, davanti a questo disastro, come reagisce il Consiglio di Stato? Assume cinque nuovi dipendenti presso l’Ufficio del sostegno sociale per far fronte all’aumento del numero delle domande d’assistenza! Ora, cercare di rendere più rapida la reazione statale alle richieste d’aiuto da parte dei cittadini in difficoltà – che oggi aspettano vari mesi prima di ottenere risposte – ci sta. Ma “magari” sarebbe anche il caso di preoccuparsi di intervenire per invertire la perniciosa tendenza. Ad esempio, applicando subito “Prima i nostri” e decretando la moratoria sui permessi G, per lo meno nel terziario. Invece su questo fronte…

Lorenzo Quadri