TV di Stato: una presa per i fondelli chiamata “Piano R”

100 milioni di risparmi con un canone di 1.3 MILIARDI: e lo chiamano “un taglio”?

Il lancio dell’iniziativa popolare per ridurre il canone a 200 Fr si fa sempre più urgente

Come c’era da aspettarsi dall’emittente di regime SSR: passata la festa, gabbato lo santo. La “festa” è quella della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag (4 marzo scorso). Il santo è invece lo sfigato cittadino elvetico, costretto a pagare il canone più caro d’Europa anche se non ascolta la radio e non guarda la TV. Il quale cittadino ancora una volta è stato sontuosamente preso per i fondelli.

Specchietti per le allodole

Si ricorderà infatti come gli alti papaveri della SSR, persa completamente la bussola, nelle settimane precedenti la votazione sul No Billag si profusero in accorate promesse: ci ridimensioneremo, ci emenderemo, faremo tutto quello che volete, basta che bocciate la “criminale” iniziativa! Votate “No critico” a No Billag e vedrete esauditi i vostri desideri di cambiamento!

Da queste colonne, abbiamo ammonito più volte: le promesse della SSR sono specchietti per le allodole. Il No critico si trasformerà immediatamente in un Sì acritico all’andazzo attuale. E – spiace dirlo – i fatti ci danno ragione.

Nulla è cambiato

La SSR, “Comano” in prima fila, suona sempre la stessa musica: invece dell’informazione corretta ed equidistante, che il mandato pubblico imporrebbe, propina la solita propaganda da pensiero unico (Sì all’UE, alle frontiere spalancate, al multikulti, ai finti rifugiati; no agli odiati “populisti”). L’emittente di regime non “informa” il pubblico: tenta di indottrinarlo nel senso voluto. E quale sia il senso voluto quando l’86% dei giornalisti SSR è di $inistra o di Centro-$inistra, non ci vuole molta fantasia ad immaginarlo.

Dal 4 marzo l’andazzo propagandistico non è dunque mutato; ed anche per quanto attiene al sovradimensionamento della radioTV di Stato, la presa per i fondelli è plateale.

Piano R come Ridicolo

Infatti il famoso piano di risparmio, pomposamente definito come “piano R” (che probabilmente sta per “piano Ridicolo”) è una barzelletta.100 milioni di “tagli” (?) a fronte di un incasso annuale di 1.3 miliardi di Fr dal canone a cui vanno aggiunti ancora gli introiti pubblicitari!

E una misura cosmetica di questo tipo, praticamente tagli fatti con le forbicine delle unghie, si tenta goffamente di venderla come un cambio di paradigma? Ma chi si pensa di fare fesso?

Avanti con le megalomanie!

L’iniziativa è naturalmente coordinata con le prefiche di regime, che si strappano i capelli e strillano ai tagli importanti, catastrofici, apocalittici e – va da sé – alla perdita di posti di lavoro. Già: i posti di lavoro. Si tratterebbe in totale di 250 impieghi, di cui 40 in Ticino, da ridurre nel giro di quattro anni.Visto che la Pravda di Comano ha 1200 dipendenti, è evidente che i 40 posti in 4 anni verranno gestiti, con la massima tranquillità, all’interno delle normali fluttuazioni (pensionamenti e partenze). Quindi, nessuno si accorgerà di alcunché.Non solo: il kompagno direttore Maurizio Canetta si è premurato di precisare che “nessuna trasmissione verrà cancellata” (e sì che, in materia di trasmissioni da cancellare, in casa della RSI ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta) e che – ça va sans dire! – la realizzazione del megalomane campus (uella!) da 100 e passa milioni proseguirà senza intoppi.

Eh già: mentre tutti gli organi di informazione che non beneficiano della manna del canone più caro d’Europa, a cominciare dai giornali, tirano la cinghia – anzi, tirano proprio le cuoia: vedi Giornale del Popolo, vedi Le Matin, vedi… – i $ignori  con i piedi al caldo grazie all’imposta pro-SSR si costruiscono pure la piramide di Cheope nella lussureggiante campagna di  Comano. Nemmeno in una zona industriale. Nel bel mezzo di un comune a vocazione residenziale pregiata (valore medio del terreno al metroquadro?). Ma vadaviaiciapp! E poi hanno ancora il coraggio parlare di “tagli”? E’ un insulto all’intelligenza dei cittadini.

Iniziativa urgente

Particolarmente significativa la puntualizzazione del kompagno Canetta a proposito della non cancellazione di trasmissioni malgrado i 40 posti di lavoro (su 1200, senza contare le collaborazioni esterne) in meno. Ovvero: faremo le stesse cose che facciamo ora, ma con meno gente. Quindi, un’ammissione esplicita che a Comano ci sono almeno 40 persone (in realtà molte di più) che sono lì per tirar sera. Del resto gli sprechi sono palesi: perfino per le cronache dal Gran consiglio, si mobilitano la metà di mille con camion grandi come incrociatori.

Il lancio dell’iniziativa popolare per ridurre il canone a 200 Fr si fa sempre più urgente.

La ciliegina

A margine della bufala del “piano R” non poteva mancare l’imbarazzante presa di posizione dell’associazione dei giornalai di $inistra “Impressum”, che blatera di “importanti tagli alla SSR” (??), piagnucola la propria preoccupazione e poi se ne esce con la seguente perla: “In un tempo in cui i mezzi d’informazione privati sono costretti a ridurre drasticamente il loro personale chiediamo l’ampliamento del servizio d’informazione interno alla SSR, essenziale per la società e la democrazia svizzere”.Qui c’è qualcuno che dovrebbe urgentemente soffiare nel palloncino. Come dire: “chissenefrega della tanto decantata pluralità d’informazione, chissenefrega della stampa cartacea! Corriamo tutti ad accularci nella SSR del “pensiero unico”, poi scarichiamo  il conto sul groppone del contribuente”. E’ ovvio che per  “tutti” si intende tutti i giornalai $inistrati; meglio se godono di parentele interne all’emittente. Gli altri, nelle sovradimensionate redazioni della SSR (che Impressum aspira a gonfiare ancora di più), colonizzate dai kompagnuzzi, non entrano nemmeno per sbaglio. E questi “altri”, secondo Impressum, possono tranquillamente finire tutti in disoccupazione ed in assistenza.

Lorenzo Quadri

 

 

 

Leuthard senza vergogna: vuole la SSR per migranti

“No critici” al No Billag presi per i fondelli alla grande: tutto come prima? Peggio!

La proposta di nuova concessione alla TV di Stato contraddice clamorosamente tutte le promesse fatte prima della votazione popolare sull’iniziativa contro il canone. Chi si è fatto infinocchiare dai  blabla dell’emittente di regime e della Doris uregiatta è servito! Ben gli sta!

Proprio come avevamo previsto: passata la festa, gabbato lo santo! Prima del 4 marzo scorso, data della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag, l’emittente di regime si è prodotta  in ogni sorta di promessa di emendarsi. Non ha risparmiato i toni catastrofisti e lacrimosi. Purtroppo molti cittadini ci sono cascati ed hanno votato il famoso “No critico” all’iniziativa per l’abolizione del canone. Ovvero: voto No, ma a patto che voi (emittente di regime) cambiate finalmente rotta. Così come avete promesso di fare.

Adesso vediamo in quale considerazione vengono tenuti i tanti cittadini che hanno votato “No critico” al No Billag: Cornuti e mazziati!

La radioTV di Stato – che, con i soldi del canone, il “servizietto”  lo fa all’establishment multikulti e spalancatore di frontiere; altro che servizio pubblico – ha dunque preso per i fondelli i cittadini. Lo stesso ha fatto la ministra delle telecomunicazioni: ovvero la Doris uregiatta (quella che, tanto per dirne una, regge la coda ad oltranza alla direttrice della Posta Susanne “un milione all’anno” Ruoff).

Aprire gli occhi

Ed infatti la proposta di nuova concessione alla SSR per il periodo 2019 – 2022, appena approdata alla commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (ma la concessione la decidono i sette camerieri dell’UE, il parlamento può al massimo fare delle proposte) è un’autentica presa per i fondelli. La clamorosa e svergognata smentita di tutte le promesse fatte prima del 4 marzo e a cui, malauguratamente, in tanti hanno abboccato. Adesso i “No critici” al No  Billag dovranno giocoforza aprire gli occhi. Ma purtroppo è tardi.

Tutto dimenticato

Tanto per cominciare. Nella nuova concessione alla SSR, non si accenna neppure a “fare con meno”, a “ridimensionarsi”, così come promesso in tutte le salse prima della votazione sul canone. Colpo di spugna! Tasto Reset! Al contrario, la TV di Stato viene invitata a dilagare nel settore online,facendo in questo modo concorrenza sleale (dopata con i soldi del canone) agli operatori privati. Chiaro: la casta vuole controllare e manipolare, con i soldi del canone più caro d’Europa, anche le informazioni in rete. (Del resto, le web news sono un settore in crescita. Il TG della Pravda di Comano invece, ormai ridotto a bollettino parrocchiale del P$, non se lo fila più nessuno). Espandersi vuol dire costare di più. Chi paga? Il cittadino, con il canone più caro d’Europa!

Intrattenimento?

Non ancora contenti, la Doris ed i suoi reggicoda continuano a montare la panna sull’intrattenimento SSR. Un segmento che andrebbe semmai stralciato dal servizio pubblico. Perché proporre quiz cretini, magari con concorrenti frontalieri, e serie ribollite, non è servizio pubblico. E non può essere fatto pagare a tutti i cittadini, compresi quelli che non guardano la TV. Forse qualcuno crede ancora di essere negli anni 50. Con il moltiplicarsi dei canali, delle TV tematiche, con  internet, la rivoluzione digitale, Youtube, Netflix e chi più ne ha più ne metta, chi ha ancora bisogno della televisione di Stato per farsi propinare l’intrattenimento… di Stato? E’ evidente che questo settore non ha alcun futuro. E’ un morto che cammina. O piuttosto: è un piano occupazionale per far lavorare amici, parenti, raccomandati ed immanicati vari.

TV per migranti

L’intrattenimento dovrebbe semmai limitarsi a quel che attiene alla promozione delle tradizioni e delle particolarità del nostro Paese. Ma la direzione che si vuole ufficialmente prendere è proprio quella opposta. E qui arriva la magistrale (?) prestazione della Doris uregiatta: incaricare esplicitamente la SSR (che non aspettava altro) di fare la radiotelevisione per migranti. Con la missione di reggere la coda all’immigrazione scriteriata. Di praticare il lavaggio del cervello agli svizzerotti “chiusi e gretti” affinché facciano entrare tutti. Lo sconcio proposito è contenuto nell’articolo 14 della nuova concessione: “La popolazione “con passato migratorio” (nuovo eufemismo per dire: gli stranieri) in Svizzera aumenta sempre di più (grazie a chi?, ndr) e la SSR deve considerare questa realtà nella sua offerta, promuovere l’integrazione e la comprensione reciproca”e avanti con le trite fregnacce politikamente korrette. Il disegno è chiaro: usare i soldi del canone più caro d’Europa per fare politica multikulti, pro – frontiere spalancate, pro – immigrazione scriteriata, pro – islamizzazione della Svizzera. Ed inserirlo a chiare lettere nella concessione. Già adesso la SSR, invece di informazione di servizio pubblico, produce e diffonde propaganda politica per il  “devono entrare tutti”. Immaginiamo il giorno in cui dovesse venire incaricata ufficialmente di farla, tale propaganda. Questa bella pensata della Doris e dei suoi reggicoda giustificherebbe già da sola l’azzeramento del canone.

Vogliono sempre più soldi!

E le sconcezze non sono finite. Altro che plafonare le entrate della SSR come era stato promesso prima della votazione sul No Billag. Con la nuova concessione, e segnatamente con l’articolo 40, si fa proprio il contrario.  La disposizione recita infatti: “La SSR può far valere al massimo (!) ogni quattro anni nuove necessità finanziarie(…) restano riservate situazioni straordinarie”.

Senza vergogna! La casta vuole dare sempre più soldi (soldi nostri) all’emittente di regime. Vuole permetterle di dilagare nell’online, vuole gonfiarla sempre di più a scapito della pluralità dell’informazione e quindi a danno della democrazia, vuole incaricarla esplicitamente di fare il lavaggio del cervello alla popolazione a sostegno del multikulti, del “devono entrare tutti” e dell’islamizzazione della Svizzera. Davanti ad un simile schifo, la risposta può essere una sola: lanciare subito l’iniziativa per abbassare il canone a 200 Fr! Perché dal No Billag, e le dimostrazioni fioccano a cadenza quotidiana, i capoccioni dell’emittente di regime (e l’élite spalancatrice di frontiere che la controlla) non hanno imparato assolutamente nulla. Non solo, rimangiandosi senza alcuna decenza tutte le promesse fatte, vanno avanti come prima; vorrebbero fare addirittura di peggio!

Lorenzo Quadri

 

No Billag: i ricatti della Doris

La ministra uregiatta prima rifiuta tutti i compromessi sul canone, poi va in panico

 

L’isterismo di vertici della SSR/RSI, nonché della partitocrazia, a causa della “criminale” iniziativa No Billag continua a crescere, malgrado manchino tre mesi alla votazione. I  vertici dell’emittente, in barba alle reiterate dichiarazioni di “serenità” e di “rispetto per diritti popolari” sono tutt’altro che sereni. E quanto all’accettare che il popolo possa esprimersi anche sul canone radioTV… Risultato: ogni volta che lorsignori aprono bocca, danneggiano la loro causa.

Adesso anche la Doris, come ministra delle telecomunicazioni, ha pensato bene di scendere in campo. Naturalmente con i soliti metodi da Doris. Ossia con panzane e ricatti. Del resto, la Doris ha raccontato panzane sulla strategia energetica 2050, raccontando la storiella del costo massimo di 40 Fr all’anno per economia domestica. Balle di Fra’ Luca, come dimostrano i superbalzelli previsti nella legge sul CO2. I contrari alla strategia energetica 2050, che parlavano di maggiori costi di 3000 franchetti all’anno, sono assai più vicini alla realtà.

E sempre la Doris ricattava per sdoganare la vignetta autostradale a 100 Fr all’anno. Ed infatti è stata asfaltata dalle urne.

C’è chi non impara

Ma evidentemente c’è chi non impara mai. Sicché, ecco che la quasi ex presidenta della Confederella sul torna alla carica sul No Billag ricattando senza vergogna le minoranze linguistiche: se la “scellerata” iniziativa passa – tuona la ministra uregiatta –  salteranno i programmi radioTV delle minoranze!  “La SSR – annuncia infatti la Doris – non potrebbe più applicare il suo sistema di perequazione finanziaria interna per sostenere con proventi realizzati nella Svizzera tedesca programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia”.

E’ piuttosto allucinante che, malgrado il numero francamente eccessivo di anni trascorsi nel governicchio federale, la Doris non abbia ancora capito che ricattare i cittadini, ed in particolare le minoranze linguistiche (che in più di un’occasione hanno fatto da ago della bilancia) non è una buona idea.

 

Paghiamo anche noi

Geniale, poi, la trovata di sottolineare agli Svizzeri tedeschi che col loro canone eccessivo  – che però paghiamo anche noi, mica solo loro! – finanziano anche la RSI, la quale si è gonfiata come una rana ed il servizio pubblico nemmeno sa dove sta di casa. Praticamente un’esortazione agli amici d’Oltregottardo a votare contro il canone.  Ma la Doris fa campagna per il No Billag?

Stendiamo un velo pietoso sulla fanfaluca della “pluralità dell’informazione” con cui la ministra delle telecomunicazione si sciacqua la bocca, quando il 70% dei giornalisti SSR è di $inistra ed un altro 16% di centro$initra. Altro che pluralità dell’informazione: propaganda a senso unico.

Non ancora contenta, la Doris ha voluto ripetere la menata che, in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag, “Non c’è un piano B”, già detta del direttore generale della SSR Gilles Marchand. Ma bene! Qui c’è un manager da quasi 600mila Fr all’anno che si  bulla di non avere un piano B. E una ministra che ripete la stessa cosa. Il numero delle persone non al proprio posto si moltiplica.

Esame di coscienza?

La Doris, prima di andare a ricattare e a minacciare a destra e a manca, potrebbe inoltre farsi un esame di coscienza. La SSR ha rifiutato qualsiasi soluzione di compromesso per un abbassamento del canone. La Doris (assieme alla partitocrazia) come di consueto ha spalleggiato la TV di Stato: sfottendo, denigrando e criminalizzando tutte le proposte di riduzione del canone. Poi però è subentrato il panico. Ecco dunque l’uscita sullo sconto farlocco: da 451 Fr a 365 Fr all’anno per due anni (2019 – 2020). Sconto, sia chiaro, che è stato deciso soltanto in presenza dell’iniziativa No Billag. Altrimenti, col fischio che qualcuno si sarebbe sognato di procedere in questo senso. L’iniziativa No Billag ha quindi già ottenuto il risultato concreto di far risparmiare ai cittadini qualche soldino. Altro che criminalizzare i promotori (quattro gatti) tentando di dipingerli come i “nemici del popolo”.

Promesse farlocche

Chiaramente però anche il Gigi di Viganello ha capito che, mai come in questo caso, vale il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”. Sicché, se l’iniziativa No Billag – pur non passando – non dovesse ottenere un numero dignitoso di consensi, a partire dal 2020 lo sconto sul canone più caro d’Europa ce lo possiamo scordare. Come detto più volte, non esiste alcun “No critico”. Dire No all’iniziativa “No Billag” significa non solo approvare, ma incoraggiare l’andazzo attuale. Nelle ultime settimane i vertici dell’emittente di regime si sono profusi in accorate promesse di cambiamenti radicali. Ma queste promesse farlocche finiranno immediatamente nella tazza del water se l’iniziativa No Billag dovesse venire respinta con maggioranza schiacciante perché i cittadini hanno ceduto al ricatto della casta.

Lorenzo Quadri

 

No Billag: all’emittente di regime è già Carnevale

Predicano la rottamazione della Svizzera, e poi si nascondono dietro la bandiera?

 

A Comano sono così “sereni” che da settimane va in scena il lavaggio del cervello; e i cittadini, a tre mesi dalla votazione, ne hanno già piene le scuffie

Si avvicina Natale, ma a leggere certe posizioni della RSI sembra già Carnevale. Particolarmente carnascialesco il comunicato, diffuso di recente, con cui la Pravda di Comano (e le emittenti private) garantiscono un “dibattito equilibrato” sulla “criminale” iniziativa No Billag ed assicurano che non useranno il canone (più caro d’Europa) per fare campagna di votazione. Scusate ma ci scappa da ridere! E l’ilarità aumenta leggendo dichiarazioni del seguente tenore: “L’iniziativa popolare costituisce un diritto democratico che va riconosciuto serenamente e senza irrigidimenti”. Oppure: “In nessun caso queste emittenti utilizzeranno risorse provenienti dal canone radiotelevisivo per una campagna in merito alla votazione del 4 marzo 2018”. O ancora: “Le emittenti che assicurano il servizio pubblico radiotelevisivo garantiscono nei loro programmi un dibattito oggettivo e pluralistico, ospitando in modo equilibrato le opinioni contradditorie sul tema”.

Sereni?

L’iniziativa No Billag va riconosciuta “serenamente”? Ed infatti i galoppini di  Comano e Besso sono così “sereni” che da settimane ormai si stanno producendo in un improponibile ed isterico lavaggio del cervello ai cittadini, con scenari sempre più catastrofisti. Nemmeno si stesse votando sulla terza guerra mondiale. Vedi il grottesco slogan “No Billag – No Svizzera”. Come se la Svizzera esistesse grazie all’emittente di regime! Ma soprattutto: con quale faccia di tolla certa gente, che ha sempre sostenuto la rottamazione della Svizzera – perché bisogna essere “aperti”, multikulti ed “eurocompabili” (ovvero: eurosguatteri) – adesso si permette di nascondersi dietro la nazione?

La stessa Pravda di Comano, organo di propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate, pro-finti rifugiati, e soprattutto ferocemente contraria agli odiati nazionalisti, che vengono sistematicamente equiparati ai fascisti, adesso che se la vede grigia tira in ballo la bandiera rossocrociata? Dopo averla sempre sminuita e disprezzata secondo i dettami dell’ideologia becero-internazionalista ro$$a? Ma chi credono di prendere per il tafanario questi signori?

Geometrie variabili

E ricordiamoci che quelli che piagnucolano e strillano allo scandalo perché la “criminale” iniziativa No Billag metterebbe a rischio dei posti di lavoro (come se fosse plausibile una sua accettazione a livello nazionale) sono gli stessi che hanno sempre fiancheggiato lo smantellamento della piazza finanziaria, che in Ticino ha perso quasi 3000 impieghi in 15 anni. E sono sempre quelli che reggono la coda alla devastante libera circolazione delle persone, che genera sostituzione e dumping salariale. Ma evidentemente ci sono posti di lavoro che “valgono” (quelli occupati dai kompagni dell’emittente di regime) e quelli che invece non contano una cippa (quelli di tutti gli altri).

Obiettivi?

In quel di Comano e Besso sono così “sereni” che il direttore kompagno Canetta rilascia ormai un’intervista al giorno contro il No Billag, una più catastrofista dell’altra, con tanto di accuse (pronunciate con la massima serenità, sia chiaro) ai sostenitori della “criminale” iniziativa contro il canone di essere bugiardi.

In quel di Comano sono così “sereni” che, alla disperata ricerca di suffragetti/e, stanno slinguazzando senza ritegno tutti i politicanti che ritengono possano fare campagna anti No Billag. Un solo esempio tra tanti: i grotteschi quantitativi di panna montata – che proprio nulla hanno a che vedere con il servizio pubblico – sull’arrivo di Rocco Cattaneo in Consiglio nazionale.

E sono così “obiettivi”, a Comano, da infarcire i notiziari RSI di propaganda contro l’iniziativa No BIllag, e nemmeno tanto subliminale (lavaggio del cervello).  E come la mettiamo con i dipendenti dell’emittente impegnati sui social a fare campagna permanente, 24 ore al giorno?

Equilibrati?

Non utilizzano risorse del canone per fare campagna”, recita ancora il comunicato. Ohibò. Lo stipendio del buon Canetta non è forse pagato con i soldi del canone? La gestione ordinaria della CORSI non è forse finanziata con i soldi del canone? E non è forse la CORSI, con il presidente uregiatto Gigio Pedrazzini, a gestire la questua per il finanziamento della maxi-campagna contro i quattro gatti che sostengono ufficialmente il No Billag, con tanto di polizze di versamento intestate all’ex partitone (Ovvero: chi vuole sostenere la campagna contro il No Billag deve spedire i propri soldi al PLR)?

E gli uccellini cinguettano pure di una risorsa interna alla RSI (quadro dirigente, ovviamente pagato col canone) il cui compito attuale sarebbe proprio quello di coordinare la campagna contro il No Billag… ma naturalmente si tratta delle solite maldicenze, vero?

“Il dibattito equilibrato è garantito”? Ma chi si pensa di fare fessi? I dibattiti equilibrati alla RSI non sono garantiti nemmeno su temi che non vedono l’emittente di regime quale parte in causa. Figuriamoci allora quando lo è…

Imposta

E’ forse anche il caso di ricordarsi che l’attuale canone non è nemmeno tale. Infatti è  stato trasformanto – senza la necessaria base costituzionale! – in un’imposta pro-SSR. Una sfacciata contraddizione del famigerato principio del “chi consuma paga”. Un principio che la partitocrazia, a cominciare dalla gauche-caviar, sostiene ad oltranza. Tranne, ma guarda un po’, in questo caso. Perché, quando si tratta di foraggiare l’emittente di regime, quella che permette al centro-$inistra di mantenere potere e cadreghe – il 70% dei giornalisti della SSR sono di $inistra e un ulteriore 16% di centro-($inistra) – allora ecco che scatta il “contrordine compagni”: tutti devono pagare indiscriminatamente! Anche se non consumano alcun prodotto radiotelevisivo, perché non possono o non vogliono. Ed in più, per vedere quello che desiderano, devono ancora pagare gli abbonamenti alle emittenti tematiche. Questo sistema è uno sconcezza. Costretti per legge ad acquistare una prestazione che non si vuole? E che non è affatto un servizio di base al cittadino, dal momento che rientra ampiamente nella sfera del superfluo? Non sta né in cielo né in terra. E questo già basta, ed avanza, per sostenere l’iniziativa No Billag.

Lorenzo Quadri

Il facile trucchetto per infinocchiare i cittadini

Riduzione temporanea del canone radioTV per sabotare l’iniziativa No Billag

E’ chiaro che, senza l’iniziativa per l’abolizione del canone, mai e poi mai quest’ultimo sarebbe stato abbassato. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito che la fregatura è dietro l’angolo. Se infatti l’iniziativa No Billag dovesse venire asfaltata dalle urne…

Quando si dice i casi della vita! Il Consiglio federale ha finalmente fissato la data per la votazione sull’iniziativa No Billag: si andrà alle urne il prossimo 4 marzo. In contemporanea, ha deciso di ridurre il canone radioTV da 451 a 365 Fr all’anno per il biennio 2019 – 2020. Che strana coincidenza eh?

Un paio di cosette appaiono evidenti anche al Gigi di Viganello.

  • Senza lo spauracchio dell’iniziativa No Billag, col fischio che il Consiglio federale avrebbe deciso di abbassare il canone! Ecco quindi che l’iniziativa No Billag ha già sortito il primo effetto positivo sulle tasche dei cittadini.
  • Malgrado i continui piagnistei dell’emittente di regime, ecco dunque la dimostrazione che abbassare il canone radioTV si può, senza con questo mettere in pericolo la coesione nazionale e nemmeno la democrazia, come invece blaterava qualche alto papavero dell’azienda in preda a deliri di onnipotenza.
  • E’ evidente che ridurre il canone da 451 Fr all’anno a 365 è meglio di un calcio nelle gengive, ma si può certamente fare meglio. In effetti, come ha spiegato il Consiglio federale, questa riduzione garantisce alla radioTV di Stato un contributo fisso di 1,2 miliardi di Fr all’anno. A questi bei soldoni vanno ovviamente aggiunti gli introiti pubblicitari. Nel 2015 il provento del canone era di 1,213 miliardi. Mancano quindi all’appello poco più di dieci milioni su 1,2 miliardi! Non stiamo certo parlando di una misura draconiana. Come dice la nota canzone: “si può fare di più”… E non solo si può, ma si deve.
  • Infatti, la SSR, a parità di canone per le economie domestiche, incassa sempre di più. Ciò a seguito dell’aumento della popolazione (per la SSR sì che “immigrazione uguale ricchezza”!), del nuovo sistema di calcolazione per le aziende, e del fatto che il canone è stato trasformato in un’imposta pro-SSR che tutti devono pagare (compresi quelli che non hanno né radio né TV).
  • Senza l’iniziativa No Billag, ovviamente il canone non sarebbe diminuito di un centesimo. Ciò significa che la SSR sarebbe andata avanti a gonfiarsi come una rana senza doversi porre alcun problema di uso parsimonioso delle risorse e monopolizzando sempre di più il panorama mediatico svizzero. Altro che la fregnaccia della “SSR indispensabile alla democrazia”. L’elefantesca SSR nuoce alla pluralità dell’informazione, e quindi semmai danneggia la democrazia.
  • Quanto sopra significa quindi che, adesso che il canone è stato abbassato, non serve più votare per l’iniziativa No Billag? Assolutamente no! Il tranello in cui il Consiglio federale ed in particolare la Doris uregiatta vogliono far cadere gli svizzerotti è evidente. Se infatti il cittadino si ritiene soddisfatto dal canone a 365 Fr e per questo rinuncia a sostenere l’iniziativa No Billag, col risultato di provocarne l’asfaltatura nelle urne, non solo perde l’occasione di pagare ancora meno, ma si spara nei gioielli di famiglia. Perché poi a fine 2020 il canone verrebbe fatto di nuovo risalire con qualche scusa. Passata la festa, gabbato lo santo!
  • Solo se l’iniziativa No Billag otterrà un buon sostegno popolare, si potrà essere sicuri che il canone verrà ridotto – magari anche in misura maggiore rispetto al taglietto indolore deciso dal Consiglio federale a titolo di prova – e che la riduzione durerà nel tempo.
  • Morale: il 4 marzo prossimo, tutti a votare Sì all’iniziativa “No Billag”!

Lorenzo Quadri