Canone SSR: ci rubano 600 milioni per farsi il tesoretto!

Lorenzo Quadri: “Furto pianificato a tavolino, Berna deve dare indietro i soldi!”

E intanto stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone! A quando l’iniziativa per ridurre quest’ultimo a 200 Fr (che rimangono comunque troppi)?

Ad evidenziare l’inghippo è stato Le Matin nell’edizione di venerdì (edizione online: ormai c’è solo quella). Altro che la storiella del canone radioTV a 365 franchi. 11 economie domestiche su 12 nell’anno di disgrazia 2019 pagheranno di più. Anche parecchio di più. Di conseguenza, nelle casse federali alla voce “canone” entreranno 1,9 miliardi invece degli annunciati 1,3: 600 milioni extra, che verranno estorti ai cittadini dalla Serafe. Ovvero la società di incasso che ha preso il posto della Billag. E questi soldi prelevati “in esubero” non verranno mai più restituiti!

Fatturazione galeotta

Come è possibile un simile ladrocinio? Risposta: tramite il sistema di fatturazione deciso dall’Ufficio federale della comunicazione (UFCOM). Sistema che prevede per il 2019 una riscossione in acconti, con l’invio delle bollette scaglionato sull’arco dei 12 mesi, a cui si aggiunge il canone annuale. Chi ad esempio è inserito nel gruppo che riceverà la fattura in maggio dovrà pagare una fattura parziale di 152.10 Fr, quota parte da inizio anno fino a maggio, in seguito riceverà la fattura completa di 365 Fr per il periodo che va da maggio 2019 a maggio 2020. Chi riceverà la fattura in ottobre dovrà pagare la quota parte per i mesi da gennaio ad ottobre (273.75 Fr) più il canone intero per il periodo da ottobre 2019 ad ottobre 2020. La fattura successiva, di 365 Fr, gli arriverà in ottobre 2020, e coprirà i 12 mesi seguenti. E così via. Più tardi arriva la fattura parziale per il 2019, più essa diventa consistente. Il problema è che il canone dovrà essere versato “a vita”; non è un sistema a termine da cui si possa uscire. A meno di trasferirsi all’estero.

Quindi, i soldi versati in più nel 2019 tramite le fatture parziali non saranno né compensati, e nemmeno restituiti l’anno dopo (per informazioni più dettagliate, si veda il sito www.lematin.ch).

Il tesoretto così accumulato, come detto di circa 600 milioni di Fr, servirà – secondo le dichiarazioni dell’UFCOM a Le Matin – a “coprire i bisogni finanziari dei beneficiari del canone nel 2019”. Quindi in massima parte se lo cuccherà l’emittente di regime SSR!

“UFCOM peggio di Bertoldo”

La situazione non va giù al consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri,membro del comitato No Billag.

“La prima considerazione –osserva Quadri – è che, se i cittadini svizzeri avessero approvato l’iniziativa No Billag, questi problemi non li avremmo… Fuor di battuta, l’ “era” della Serafe comincia decisamente col piede sbagliato. Prima il caos con gli indirizzi, adesso questa vicenda dei versamenti parziali che non verranno restituiti. Di conseguenza, per l’anno 2019, ci saranno economie domestiche che, oltre ai 365 Fr di canone, pagheranno fino a 334 Fr in più: si tratta di quelle inserite nella fatturazione di dicembre, come spiega Le Matin di venerdì. Dunque, c’è chi per il 2019 pagherà quasi due canoni radiotv. Questo è un furto legalizzato. Si derubano i cittadini per ingrassare la SSR. Senza contare che stiamo ancora aspettando la restituzione integrale dell’IVA prelevata illegalmente sul canone. La situazione è scandalosa. L’UFCOM ne combina peggio di Bertoldo”.

Chi è responsabile del furto?

La modalità di fatturazione scaglionata sui 12 mesi è stata decisa dall’Ufficio federale delle telecomunicazioni. Quindi la colpa dei furti è sua. Proprio perché a decidere la rapina ai danni dei cittadini è stato un ufficio federale, è evidente che la politica deve intervenire. Quanto riscosso tramite fatture parziali per il 2019 va restituito nel 2020, fino all’ultimo centesimo. Il sospetto è che il furto sia stato pianificato a tavolino, per dotare l’emittente di regime SSR di risorse supplementari.

E se la restituzione non fosse possibile per motivi tecnici?

Spero che i burocrati federali non pretenderanno di propinarci anche questa fregnaccia. Ci si riempie la bocca con la “digitalizzazione” e poi non si è in grado di fare due conti con il pallottoliere? Ribadisco: questi soldi vanno restituiti. Altro che creare tesoretti a beneficio degli amichetti della SSR! Inoltre, secondo le dichiarazioni dell’UFCOM, le economie domestiche sono state ripartite nei 12 gruppi di fatturazione (uno al mese) in modo del tutto casuale. Ciò significa che se qualcuno pagherà un surplus alto o basso dipende unicamente dalla “sfiga”. Ma stiamo scherzando? E’ chiaro che su questo tema presenterò un atto parlamentare a Berna.

Che conclusioni trarre da questa vicenda?

Che nell’ambito della votazione sull’iniziativa No Billag, i cittadini sono stati presi doppiamente per i fondelli. Primo: come c’era da aspettarsi, i cambiamenti promessi dalla radioTV di Stato sono rimasti lettera morta, perché nulla è successo. Secondo: adesso “si scopre che” anche il canone a 365 Fr è una fanfaluca. Mi auguro che questa autentica truffa statale ai danni dei cittadini dia finalmente il là al lancio dell’attesa iniziativa popolare per ridurre il canone radiotelevisivo a 200 Fr. E spero anche che, quando si tratterà di votare su questa iniziativa, la maggioranza degli svizzeri avrà aperto gli occhi…

MDD

 

RSI: faziosità ed arroganza

Inaudito: il presidente RAI Marcello Foa e Tito Tettamanti trattati come delle nullità

L’allucinante e-mail mandata da un giornalista di Comano – nell’esercizio delle sue funzioni, non da privato cittadino – al circolo Cultura insieme di Chiasso

Nei giorni scorsi, il circolo Cultura insieme di Chiasso ha organizzato un (assai frequentato) dibattito su mass media e società, dal titolo “A che punto è la notte” (vedi articolo a pag. 30). Invitati due relatori di indubbio prestigio e competenza: il finanziere Tito Tettamanti ed il presidente della RAI Marcello Foa. Moderatore: Corrado Bianchi Porro.

Apriti cielo. Alla Pravda di Comano, la scelta dei relatori ha provocato reazioni grottescamente scomposte. Un giornalista della RSI, dal proprio indirizzo elettronico professionale, ha infatti inviato al presidente del Circolo avv. Flavio Cometta la seguente comunicazione:

Vi ringrazio per l’informazione sull’evento. Sono allibito per la scelta dei due relatori da parte del vostro Circolo: chiamare due personaggi così discussi e così discutibili per una conferenza sull’informazione, senza nemmeno una controparte, significa dare un “taglio” unilaterale alla serata. Sono sicuro che la Svizzera italiana ha molto di meglio e, soprattutto, di più credibile da offrire per parlare di media e di società”.

L’identità del giornalista non è nota. Per scrupolo di correttezza, il destinatario dell’email non intende rivelarla. Ma contenuto e toni  della comunicazione lasciano davvero basiti. Che boria! Che totale mancanza di professionalità! Teniamo presente che il messaggio è stato trasmesso in veste ufficiale, dall’indirizzo professionale del giornalista; quindi coinvolge il suo datore di lavoro. Non si tratta di una presa di posizione da privato cittadino.

Messaggio rivelatore

L’email è drammaticamente rivelatrice della mentalità e dell’andazzo imperanti all’emittente che dovrebbe essere di “servizio pubblico”.

Quando un dibattito ha relatori, anche indubbiamente importanti come nel caso concreto, ma che non piacciono – per motivi ideologici – ai sinistrati redattori della RSI, si snobba l’evento e ci si permette pure di bacchettare con spocchia gli organizzatori. Invece, per ogni flatulenza emessa dagli amichetti ro$$i, ecco che la Pravda di Comano si mobilita in forze (e nümm a pagum).  Vedi ad esempio il caso recente della manifestazione di quattro gatti a Bellinzona a sostegno dell’immigrazione illegale, amplificata e magnificata dalla RSI in spregio di qualsiasi parvenza di servizio pubblico, ma solo per fare propaganda alle posizioni “gradite”. Una manifestazione dove venivano attaccati personalmente singoli esponenti leghisti. E senza uno straccio di contraddittorio.
Di conseguenza, che alla RSI si abbia ancora il coraggio di accusare altri di “dare tagli unilaterali”, di “non fare contraddittori”, va ben oltre il ridicolo. Ma se a Comano è prassi quotidiana! Quando si dice: “la pagliuzza e la trave”. Con la differenza, però, che il circolo Cultura insieme di Chiasso non è finanziato con il canone più caro d’Europa e non ha i conseguenti obblighi di oggettività. La RSI invece ce li ha eccome. Ma si comporta come se non gli avesse. Cosa ne pensa il compagno direttore Canetta?

La direttrice indicata della SRF Nathalie Wappler ha dichiarato in una recente intervista che l’emittente statale dovrebbe smettere di fare “giornalismo di opinione” (eufemismo per indicare “giornalismo fazioso”). Alla RSI nessuno si sogna di fare un discorso del genere. Comprensibilmente. Perché non avrebbe alcuna credibilità. Occorrerebbe prima fare tabula rasa (o quasi) nelle redazioni.

Lorenzo Quadri

 

 

 

SSR/RSI: Il piano R, ovvero i cittadini presi per il lato B

Sarebbe questa ciofeca il “cambiamento” con cui la casta si è riempita la bocca per mesi?

 

La presa per il lato B prosegue! Il 5 marzo scorso i votanti respinsero la “criminale” iniziativa No Billag. In Ticino i Sì all’iniziativa furono tuttavia il 35% (ben al di sopra della media nazionale), ovvero 50mila persone.

Non sono quantificabili, per contro, i famosi “No critici”. Ovvero coloro che hanno respinto l’iniziativa per “permettere alla RSI di continuare ad esistere (?) e di cambiare” (questo il mantra che si è sentito per mesi).

Quotidiani, portali e compagnia cantante erano infesciati di opinioni a sostegno del “No critico”. Opinioni scritte per lo più da politicanti che si sono sempre lamentati della faziosità e dello sbilanciamento a sinistra dell’emittente di regime. Ma che poi, quando si è trattato di venire al dunque e di appoggiare l’iniziativa, hanno calato le braghe, terrorizzati dall’idea che la TV di Stato si sarebbe vendicata boicottandoli. Ovvero non invitandoli più ad oziosi dibattiti con più partecipanti che spettatori: roba da perderci il sonno di notte! E si sa che, quando c’è di mezzo l’ego…

Invece di mantenere le promesse…

Ci sono tutti i motivi per ritenere che i No critici  fossero più del 15%; parecchi di più. Che, sommati al 35% di Sì all’iniziativa, fanno una robusta (anche se non quantificabile esattamente) maggioranza di ticinesi. Questi ticinesi si aspettano cambiamenti tangibiliin casa RSI. Del resto, nel 2015 la maggioranza dei votanti di questo sfigatissimo Cantone respinse la nuova Legge sulla radiotelevisione (quella che prevede il canone obbligatorio).

Ma al posto di mantenere le promesse, ecco che la SSR se ne esce con la “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) del cosiddetto “Piano R” (uella), dove R può stare solo per “Ridicolo”. Esso prevede, per la RSI,  la soppressione di 43 posti di lavoro nei prossimi anni. Evidentemente tramite le normali fluttuazioni (pensionamenti e partenze). Visto che i posti di lavoro tra Comano e Besso sono 1200, è chiaro che quello che viene venduto come “un taglio” non è affatto tale. E chissà se il Piano R(idicolo) avrà almeno delle ripercussioni sui pensionati d’oro della RSI che continuano imperterriti a lavorare per la TV di Stato, e non certo a titolo grazioso?

Zero

A parte questa misuricchia di risparmio, del famoso cambiamento strombazzato prima del 5 marzo non si vede assolutamente nulla. Zero. Al contrario: la propaganda di regime pro-pensiero unico (sì all’UE, frontiere spalancate, multikulti, sostegno ai finti rifugiati con lo smartphone che “devono entrare tutti”, eccetera) e sempre contro gli odiati populisti, imperversa alla grande.

Chiaro: quando l’86% dei giornalisti è di centro-sinistra, non ci si può attendere altro. Addirittura, la nuova concessione alla SSR (grazie Doris!)  prevede “più attenzione ai cittadini con un passato migratorio”; come se non ne ricevessero già abbastanza!

Evviva! Siamo costretti a pagare il canone più caro d’Europa per fare una radioTV per stranieri. Ancora una volta, grazie alla casta spalancatrice di frontiere, sono gli svizzeri a doversi adattare ai migranti invece del contrario. Ma questa è la logica della partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto e dallo stolto mantra del “dobbiamo aprirci”.

Manovra diversiva

L’enfasi messa sui 43 posti cancellati è, evidentemente, uno specchietto per le allodole. Alla Pravda di Comano non ci sarà un solo licenziamento. Nemmeno tra le folte schiere di pennivendoli residuati dell’ormai asfaltata $inistra italica, che hanno trovato nelle sovradimensionate redazioni della RSI “ul signur indurmentàa”; sicché ci tettano dentro con collaborazioni di vario ordine e grado, ma tutte profumatamente remunerate con i nostri soldi.

In altre realtà si licenzia alla grande senza che nessuno – in particolare i politicanti – faccia un cip. E men che meno lo fa la RSI.

Unica possibilità

Tutto come previsto, dunque. Coloro che hanno votato “No critico” all’iniziativa No Billag sono stati sontuosamente presi per i fondelli: ecco cosa succede a fidarsi delle promesse dell’emittente di regime.

Per cambiare sul serio c’è una sola possibilità: l’iniziativa popolare per portare il canone a 200 Fr. Si spera che l’iniziativa venga lanciata presto, perché ce n’è oltremodo bisogno. Intanto un abbonamento a Netflix costa meno di 12 franchi al mese (meno di 144 Fr all’anno), ed offre una scelta praticamente sterminata di film, serie TV, documentari di alto livello, ed altro ancora. Senza i telegiornali, certo. Ma per informarsi, al giorno d’oggi, non c’è di sicuro bisogno della SSR, della sua faziosità e dei suoi lavaggi del cervello.

Lorenzo Quadri

 

 

Altro che “pluralità”: pensano solo all’emittente di regime

Togliere qualcosa alla SSR per darlo alla carta stampata? Il Dipartimento Doris indignato

 

Eccola qua la casta che, in occasione del dibattito sulla “criminale” iniziativa No Billag, la menava ad oltranza sulla “pluralità nell’informazione”. Dimostrazione che si trattava di storielle. Della pluralità d’informazione, a costoro non gliene frega un fico. L’unico obiettivo era assicurarsi che l’emittente di regime SSR, ovvero la macchina propagandistica dell’establishment e del pensiero unico, potesse continuare il proprio lavoro di lavaggio del cervello alla popolazione. Senza alcuna limitazione di “uomini e mezzi”. Popolazione che, come noto, dall’anno prossimo sarà obbligata a pagare il canone più caro d’Europa. E questo anche se non guarda la Tv, non ascolta la radio, è cieca e sorda, e non possiede uno straccio di apparecchio di ricezione.

 La rana si gonfia

Infatti, dopo aver incassato la trombatura della “criminale” iniziativa No Billag, il Consiglio federale, e meglio il Dipartimento Doris, ha partorito una nuova concessione alla SSR (che sarà in vigore fino alla fine del 2022)  in cui non solo si dice che “l’è tüt a posct” (alla faccia della metà della popolazione svizzera che, già nel 2015 in occasione della votazione sulla nuova Legge sulla radiotelevisione, passata per il rotto della cuffia, aveva invece detto chiaramente di “a posto” c’era poco) ma si aprono le porte a richieste di ulteriori mezzi da parte della sovradimensionata TV di Stato. Invece di dire che la rana deve sgonfiarsi, la si autorizza a gonfiarsi ancora di più.

I sedicenti paladini

Se si vuole parlare di “pluralità d’informazione”, l’ultima ad aver bisogno di puntelli è proprio l’emittente di regime. Infatti, i miliardi dei cittadini le entrano in automatico. Ed essa è la negazione della pluralità.

Se i politicanti avessero un qualche interesse alla pluralità dell’informazione, si preoccuperebbero seriamente della sopravvivenza della carta stampata. Messa in pericolo anche dalla SSR che razzia il sempre più magro mercato pubblicitario. Le testate cartacee, come ben si è visto, muoiono come mosche. In Ticino, in Romandia ed anche nella Svizzera interna. E dove sono i paladini della “pluralità”, al di là delle vuote frasi di circostanza? Non pervenuti! Se poi a chiudere i battenti sono pubblicazioni non in linea con il pensiero unico, quelli che si sciacquano la bocca con la pluralità e con la libertà di stampa – ma solo per chi la pensa come loro – stappano lo champagne.

 L’eresia

Da qui la proposta “eretica”, che stana i paladini farlocchi della pluralità nell’informazione. Visto che in marzo la popolazione ha deciso a larga maggioranza a favore del mantenimento del canone radiotelevisivo, se ne tolga una parte alla SSR, dove il grasso cola a gogò, e la si versi alla stampa scritta; compresa ovviamente quella che non piace alla casta. Del resto, la qualità dei giornali è spesso e  volentieri superiore a quella della SSR. Cari signori della partitocrazia, troppo facile difendere la pluralità dell’informazione a parole, e poi nella pratica far piovere sempre sul bagnato perché la TV di Stato vi fa campagna elettorale.

La mozione

La proposta di decurtare una parte del canone alla SSR per distribuirlo alla stampa scritta è contenuta nella mozione che chi scrive ha presentato in giugno in Consiglio nazionale. Naturalmente dal Dipartimento Doris arriva il njet su tutta la linea: che nessuno osi mettere le mani nel piatto della TV di Stato! Particolarmente comica la motivazione: la Costituzione prevede che il canone sia corrisposto solo alla radiotv. Ma va? Ed infatti era proprio questo che la mozione chiedeva di modificare. Perché i tempi cambiano. L’articolo costituzionale risale a svariati decenni orsono. E’ obsoleto. Ai tempi la TV era giovane, l’online non esisteva ed i giornali prosperavano.  Adesso la TV lineare è un relitto del passato tenuto in vita artificialmente per tornaconto politico-partitico, le piattaforme social si pappano tutta la pubblicità, la gente, essendo già costretta a pagare il canone più caro d’Europa per una TV che magari nemmeno guarda, non è più disposta a spendere per i giornali, e si “accontenta” dell’informazione fornita gratuitamente dai portali web. E la stampa scritta è minacciata d’estinzione. Non sarebbe dunque il momento di formulare delle proposte di cambiamento?

Che tolla!

Si rimane poi basiti davanti alla faccia di tolla di un Consiglio federale che si appella alla Costituzione solo quando gli fa comodo. Nello specifico, per non sostenere i giornali. Perché sull’articolo 121 a (immigrazione di massa) abbiamo visto come è andata a finire. Il triciclo PLR-PPD-PS alle Camere federali ha varato una legge d’applicazione crassamente anticostituzionale. E il ministro PLR “Leider” Ammann, a nome del governicchio federale, ben lungi dall’indignarsi, telefonava tutto scodinzolante ai suoi padroni di Bruxelles per annunciare la vittoria dell’élite sul “popolazzo becero che vota sbagliato”. Un consiglio ai camerieri bernesi dell’UE: prima di citare un’altra volta la Costituzione, sciacquarsi la bocca.

Comunque, sulla proposta di togliere una parte del canone all’emittente di regime per distribuirla alla stampa, dovrà decidere il parlamento. Non che ci si possano fare soverchie illusioni. Ma i falsi ed ipocriti sostenitori della “pluralità d’informazione” dovranno giocoforza uscire allo scoperto.

Lorenzo Quadri

 

Concessione SSR: proprio vero che, passata la festa…

Altro che ridimensionarsi! La Doris vuole gonfiare ancora di più la TV di Stato

Ma guarda un po’. A fine anno scadrà la concessione della SSR, sicché il Consiglio federale (e segnatamente il Dipartimento Leuthard) si prepara a rilasciare quella nuova, valida per il periodo 2019 – 2022.

Nel frattempo la SSR ha annunciato il proprio piano di risparmio. Il famoso “Piano R”, che evidentemente sta per “Piano Ridicolo”. Quella che con enfasi da tragedia greca viene presentata come una riforma “incisiva” per mantenere le promesse fatte prima della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag è infatti una barzelletta. Essa prevede 100 milioni di risparmi, a fronte di un canone da 1.3 miliardi di Fr all’anno, a cui vanno aggiunte ancora le entrate pubblicitarie. Altro che tagli. Queste sono le briciole!

E’ dunque confermato quanto più volte previsto su queste colonne: passata la festa, gabbato lo santo.All’emittente di regime, dopo il 4 marzo, tutto va avanti come prima. La “cacarella” provocata dal No Billag non ha portato alcun ravvedimento. Al contrario: la propaganda di regime spacciata per servizio pubblico continua ad oltranza. Come pure il lavaggio del cervello agli svizzerotti, chiusi e gretti, che vanno ammaestrati al “pensiero unico” multikulti, eurolecchino, xenofilo, islamofilo e spalancatore di frontiere.

Se si vuole che la SSR cambi, la via è una sola: l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr. Si spera dunque che verrà lanciata quanto prima.

La musica non cambia

Detto della dirigenza SSR. Forse che i sette scienziati bernesi, rispettivamente il Dipartimento Doris, intendono tenere conto, nella nuova concessione, di quanto emerso dal dibattito sul No Billag? Ed in particolare del famigerato “No critico” all’iniziativa?

Ricordiamo inoltre che già dalla  votazione del giugno del 2015 sul canone obbligatorio, passato letteralmente per il buco della serratura (ovvero per meno di 3000 schede), il Dipartimento Leuthard  non ha tratto alcuna conclusione. Nei suoi rapporti farlocchi sulla SSR ha continuato a suonare sempre lo stesso disco: “l’è tüt a posct!”.

Ebbene, e c’era da scommetterci, la musica non cambia nemmeno ora. Proprio come la SSR, anche la Doris ed i suoi reggicoda prendono la gente per i fondelli. Nella nuova concessione all’emittente di regime per il periodo 2019 – 2022, infatti, non figura proprio nulla delle promesse pre-votazione sul No Billag. Al contrario: si va avanti come prima; addirittura peggio di prima! E, alla faccia dei presunti risparmi, il governicchio federale continua a gonfiare l’emittente di regime come una rana.

La “piramide di Cheope”

Del resto, come abbiamo visto di recente, il kompagno Canetta , direttore della Pravda di Comano, ha annunciato che i lavori per il nuovo campus megalomane da 100 milioni continueranno come previsto. Hai capito? Questi strillano per i “tagli” ma poi non solo non cancellano nemmeno una trasmissione (e sì che al proposito avrebbero solo l’imbarazzo della scelta), ma costruiscono pure la piramide di Cheope in quel di Comano. Etutto per una radiotelevisione con un bacino d’utenza lillipuziano; inversamente proporzionale alle manie di grandezza dei suoi dirigenti.

Quarant’anni fa, quando nel Belpaese c’era praticamente solo la RAI, e l’allora RTSI si riceveva in gran parte dell’Italia, una politica televisiva “espansionistica” poteva avere un senso. Ma nel frattempo il mondo è cambiato. Il bacino italico è andato perso. Però alla Pravda di Comano ancora si crogiolano in un’anacronistica “grandeur”,  reggendosi la coda uno con l’altro. Un po’ come quei generali che, a guerra persa, muovono divisioni che non esistono più.

Gonfiare come una rana

Si diceva che il Dipartimento Leuthard prosegue nell’operazione: “gonfiamo la SSR come una rana”. Chiaro: si tratta del megafono della casta. Ed infatti la Doris vorrebbe permettere alla Tv di Stato di “svilupparsi”, quindi di dilagare, anche nel settore online. Con i soldi del canone più caro d’Europa. Il che costituirebbe un clamoroso esempio di concorrenza sleale, distorta con soldi pubblici, a quei portali che devono sopravvivere in internet senza i miliardi estorti al contribuente. Non è finita. Con incredibile faccia di tolla, nella nuova concessione si vorrebbe permettere alla TV di Stato di avanzare ogni quattro anni nuove pretese finanziarie (ovvero: chiedere più soldi!). Qui qualcuno (qualcuna) è caduto/a dal seggiolone da piccolo/a. Si blatera di “risparmi” e poi…? Ma non se ne parla nemmeno! Il canone “Billag” va dimezzato!

Il mandato

Naturalmente, anche per quel che riguarda il mandato all’emittente di regime, la nuova concessione lancia nel water tutte le promesse pre-votazione sul No Billag. Ad esempio: alla faccia del risparmio e del ridimensionamento, si continua a montare la panna sull’ “intrattenimento” radiotelevisivo: un settore che non rientra neppure più nel tanto decantato (ed abusato) concetto di servizio pubblico. Nell’anno di disgrazia 2018 la gente non ha certo bisogno della SSR per farsi intrattenere. Tanto più che quest’ultima – e gli esempi si sprecano – abusa perfino dell’intrattenimento (ma anche dello sport) per fare propaganda di regime pro “aperture”. Sicché, quello dell’intrattenimento è un settore da cui la SSR, RSI in primis, deve fare dei passi indietro. Ah già: ma ci sono i raccomandati della casta da piazzare… a partire dai registi fratelli dei direttori.

“Integrazione”?

Ultima boiata: nella nuova concessione è previsto addirittura un articolo apposta per i migranti, il 14. Come no: paghiamo il canone più caro d’Europa per fare una televisione per immigrati. Con una tolla degna di miglior causa, il Dipartimento Leuthard si riempie la bocca con la TV che “deve contribuire all’integrazione” (sempre per la serie: “devono entrare tutti e devono restare tutti”!).

Ma col piffero! Integrarsi è compito dello straniero che arriva in Svizzera. E di certo nonpaghiamo il canone più caro d’Europa perché venga utilizzato per l’ennesimo piano di (fallimentare) “promozione dell’integrazione”. A questa voce già si spendono vagonate di soldi pubblici; e qualcuno ci magna alla grande.

Lorenzo Quadri

 

TV di Stato: una presa per i fondelli chiamata “Piano R”

100 milioni di risparmi con un canone di 1.3 MILIARDI: e lo chiamano “un taglio”?

Il lancio dell’iniziativa popolare per ridurre il canone a 200 Fr si fa sempre più urgente

Come c’era da aspettarsi dall’emittente di regime SSR: passata la festa, gabbato lo santo. La “festa” è quella della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag (4 marzo scorso). Il santo è invece lo sfigato cittadino elvetico, costretto a pagare il canone più caro d’Europa anche se non ascolta la radio e non guarda la TV. Il quale cittadino ancora una volta è stato sontuosamente preso per i fondelli.

Specchietti per le allodole

Si ricorderà infatti come gli alti papaveri della SSR, persa completamente la bussola, nelle settimane precedenti la votazione sul No Billag si profusero in accorate promesse: ci ridimensioneremo, ci emenderemo, faremo tutto quello che volete, basta che bocciate la “criminale” iniziativa! Votate “No critico” a No Billag e vedrete esauditi i vostri desideri di cambiamento!

Da queste colonne, abbiamo ammonito più volte: le promesse della SSR sono specchietti per le allodole. Il No critico si trasformerà immediatamente in un Sì acritico all’andazzo attuale. E – spiace dirlo – i fatti ci danno ragione.

Nulla è cambiato

La SSR, “Comano” in prima fila, suona sempre la stessa musica: invece dell’informazione corretta ed equidistante, che il mandato pubblico imporrebbe, propina la solita propaganda da pensiero unico (Sì all’UE, alle frontiere spalancate, al multikulti, ai finti rifugiati; no agli odiati “populisti”). L’emittente di regime non “informa” il pubblico: tenta di indottrinarlo nel senso voluto. E quale sia il senso voluto quando l’86% dei giornalisti SSR è di $inistra o di Centro-$inistra, non ci vuole molta fantasia ad immaginarlo.

Dal 4 marzo l’andazzo propagandistico non è dunque mutato; ed anche per quanto attiene al sovradimensionamento della radioTV di Stato, la presa per i fondelli è plateale.

Piano R come Ridicolo

Infatti il famoso piano di risparmio, pomposamente definito come “piano R” (che probabilmente sta per “piano Ridicolo”) è una barzelletta.100 milioni di “tagli” (?) a fronte di un incasso annuale di 1.3 miliardi di Fr dal canone a cui vanno aggiunti ancora gli introiti pubblicitari!

E una misura cosmetica di questo tipo, praticamente tagli fatti con le forbicine delle unghie, si tenta goffamente di venderla come un cambio di paradigma? Ma chi si pensa di fare fesso?

Avanti con le megalomanie!

L’iniziativa è naturalmente coordinata con le prefiche di regime, che si strappano i capelli e strillano ai tagli importanti, catastrofici, apocalittici e – va da sé – alla perdita di posti di lavoro. Già: i posti di lavoro. Si tratterebbe in totale di 250 impieghi, di cui 40 in Ticino, da ridurre nel giro di quattro anni.Visto che la Pravda di Comano ha 1200 dipendenti, è evidente che i 40 posti in 4 anni verranno gestiti, con la massima tranquillità, all’interno delle normali fluttuazioni (pensionamenti e partenze). Quindi, nessuno si accorgerà di alcunché.Non solo: il kompagno direttore Maurizio Canetta si è premurato di precisare che “nessuna trasmissione verrà cancellata” (e sì che, in materia di trasmissioni da cancellare, in casa della RSI ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta) e che – ça va sans dire! – la realizzazione del megalomane campus (uella!) da 100 e passa milioni proseguirà senza intoppi.

Eh già: mentre tutti gli organi di informazione che non beneficiano della manna del canone più caro d’Europa, a cominciare dai giornali, tirano la cinghia – anzi, tirano proprio le cuoia: vedi Giornale del Popolo, vedi Le Matin, vedi… – i $ignori  con i piedi al caldo grazie all’imposta pro-SSR si costruiscono pure la piramide di Cheope nella lussureggiante campagna di  Comano. Nemmeno in una zona industriale. Nel bel mezzo di un comune a vocazione residenziale pregiata (valore medio del terreno al metroquadro?). Ma vadaviaiciapp! E poi hanno ancora il coraggio parlare di “tagli”? E’ un insulto all’intelligenza dei cittadini.

Iniziativa urgente

Particolarmente significativa la puntualizzazione del kompagno Canetta a proposito della non cancellazione di trasmissioni malgrado i 40 posti di lavoro (su 1200, senza contare le collaborazioni esterne) in meno. Ovvero: faremo le stesse cose che facciamo ora, ma con meno gente. Quindi, un’ammissione esplicita che a Comano ci sono almeno 40 persone (in realtà molte di più) che sono lì per tirar sera. Del resto gli sprechi sono palesi: perfino per le cronache dal Gran consiglio, si mobilitano la metà di mille con camion grandi come incrociatori.

Il lancio dell’iniziativa popolare per ridurre il canone a 200 Fr si fa sempre più urgente.

La ciliegina

A margine della bufala del “piano R” non poteva mancare l’imbarazzante presa di posizione dell’associazione dei giornalai di $inistra “Impressum”, che blatera di “importanti tagli alla SSR” (??), piagnucola la propria preoccupazione e poi se ne esce con la seguente perla: “In un tempo in cui i mezzi d’informazione privati sono costretti a ridurre drasticamente il loro personale chiediamo l’ampliamento del servizio d’informazione interno alla SSR, essenziale per la società e la democrazia svizzere”.Qui c’è qualcuno che dovrebbe urgentemente soffiare nel palloncino. Come dire: “chissenefrega della tanto decantata pluralità d’informazione, chissenefrega della stampa cartacea! Corriamo tutti ad accularci nella SSR del “pensiero unico”, poi scarichiamo  il conto sul groppone del contribuente”. E’ ovvio che per  “tutti” si intende tutti i giornalai $inistrati; meglio se godono di parentele interne all’emittente. Gli altri, nelle sovradimensionate redazioni della SSR (che Impressum aspira a gonfiare ancora di più), colonizzate dai kompagnuzzi, non entrano nemmeno per sbaglio. E questi “altri”, secondo Impressum, possono tranquillamente finire tutti in disoccupazione ed in assistenza.

Lorenzo Quadri

 

 

 

SSR: il canone a 200 Fr aspetta al varco!

 

E’ evidente che a Comano non hanno imparato un tubo dall’iniziativa “No Billag” e si sono rimangiati tutte le promesse fatte

Il direttore generale della SSR Gilles Marchand durante l’assemblea dell’inutile e stralottizzata CORSI ha annunciato fantomatici “piani R”. R come “Riforma”.

Staremo a vedere in concreto di che “Riforma” si tratterà. Che l’elefantesca TV di Stato vada ridimensionata ed il canone ridotto, è evidente. Ma c’è anche un’altra evidenza. Ossia che, almeno a Comano, dopo il voto sull’iniziativa “No Billag” non è cambiato un tubo.

Prima della votazione, gli alti papaveri dell’emittente di regime, pur di ottenere un No alla “criminale” iniziativa, si sono profusi in ogni sorta di promesse. Molti ci sono cascati ed hanno votato il famigerato “no critico” al “No Billag”. Ed è accaduto proprio quello che avevamo previsto. Il “no critico” è stato trasformato in un “sì acritico”. Passata la festa, gabbato lo santo! Infatti a Comano si va avanti con la tendenziosità di sempre. La propaganda di regime prosegue, lo sbilanciamento a $inistra pure. A pontificare vengono invitati i soliti amici degli amici, dagli onnipresenti esponenti del clan di Lumino all’economista di corte, candidato P$ “in pectore” al Consiglio degli Stati.

Nei sovradimensionati uffici dirigenziali della Pravda di Comano con le poltrone in pelle umana, qualcuno evidentemente sta facendo il furbetto. E finge di dimenticarsi che in Ticino, se si sommano i Sì al No Billag (50mila, il 35% dei votanti) ed i “No critici” (impossibili da quantificare ma certamente tanti), si arriva ad una robusta maggioranza. E questa maggioranza non può venire di nuovo presa a pesci in faccia. Perché, se qualcuno pensa che l’iniziativa popolare per il canone a 200 Fr sia musica del passato, ha fatto male i conti. Le continue provocazioni – sia da parte dell’emittente che non ha imparato nulla dalla votazione del 4 marzo, che dalla ministra “di riferimento” ossia la Doris uregiatta, che vuole un TV per migranti – non fanno che accelerare i tempi. E il Mago Otelma prevede che un’iniziativa popolare per portare il canone a 200 Fr all’anno farebbe man bassa di voti. Per cui: Achtung!

Lorenzo Quadri

 

 

Leuthard senza vergogna: vuole la SSR per migranti

“No critici” al No Billag presi per i fondelli alla grande: tutto come prima? Peggio!

La proposta di nuova concessione alla TV di Stato contraddice clamorosamente tutte le promesse fatte prima della votazione popolare sull’iniziativa contro il canone. Chi si è fatto infinocchiare dai  blabla dell’emittente di regime e della Doris uregiatta è servito! Ben gli sta!

Proprio come avevamo previsto: passata la festa, gabbato lo santo! Prima del 4 marzo scorso, data della votazione sulla “criminale” iniziativa No Billag, l’emittente di regime si è prodotta  in ogni sorta di promessa di emendarsi. Non ha risparmiato i toni catastrofisti e lacrimosi. Purtroppo molti cittadini ci sono cascati ed hanno votato il famoso “No critico” all’iniziativa per l’abolizione del canone. Ovvero: voto No, ma a patto che voi (emittente di regime) cambiate finalmente rotta. Così come avete promesso di fare.

Adesso vediamo in quale considerazione vengono tenuti i tanti cittadini che hanno votato “No critico” al No Billag: Cornuti e mazziati!

La radioTV di Stato – che, con i soldi del canone, il “servizietto”  lo fa all’establishment multikulti e spalancatore di frontiere; altro che servizio pubblico – ha dunque preso per i fondelli i cittadini. Lo stesso ha fatto la ministra delle telecomunicazioni: ovvero la Doris uregiatta (quella che, tanto per dirne una, regge la coda ad oltranza alla direttrice della Posta Susanne “un milione all’anno” Ruoff).

Aprire gli occhi

Ed infatti la proposta di nuova concessione alla SSR per il periodo 2019 – 2022, appena approdata alla commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale (ma la concessione la decidono i sette camerieri dell’UE, il parlamento può al massimo fare delle proposte) è un’autentica presa per i fondelli. La clamorosa e svergognata smentita di tutte le promesse fatte prima del 4 marzo e a cui, malauguratamente, in tanti hanno abboccato. Adesso i “No critici” al No  Billag dovranno giocoforza aprire gli occhi. Ma purtroppo è tardi.

Tutto dimenticato

Tanto per cominciare. Nella nuova concessione alla SSR, non si accenna neppure a “fare con meno”, a “ridimensionarsi”, così come promesso in tutte le salse prima della votazione sul canone. Colpo di spugna! Tasto Reset! Al contrario, la TV di Stato viene invitata a dilagare nel settore online,facendo in questo modo concorrenza sleale (dopata con i soldi del canone) agli operatori privati. Chiaro: la casta vuole controllare e manipolare, con i soldi del canone più caro d’Europa, anche le informazioni in rete. (Del resto, le web news sono un settore in crescita. Il TG della Pravda di Comano invece, ormai ridotto a bollettino parrocchiale del P$, non se lo fila più nessuno). Espandersi vuol dire costare di più. Chi paga? Il cittadino, con il canone più caro d’Europa!

Intrattenimento?

Non ancora contenti, la Doris ed i suoi reggicoda continuano a montare la panna sull’intrattenimento SSR. Un segmento che andrebbe semmai stralciato dal servizio pubblico. Perché proporre quiz cretini, magari con concorrenti frontalieri, e serie ribollite, non è servizio pubblico. E non può essere fatto pagare a tutti i cittadini, compresi quelli che non guardano la TV. Forse qualcuno crede ancora di essere negli anni 50. Con il moltiplicarsi dei canali, delle TV tematiche, con  internet, la rivoluzione digitale, Youtube, Netflix e chi più ne ha più ne metta, chi ha ancora bisogno della televisione di Stato per farsi propinare l’intrattenimento… di Stato? E’ evidente che questo settore non ha alcun futuro. E’ un morto che cammina. O piuttosto: è un piano occupazionale per far lavorare amici, parenti, raccomandati ed immanicati vari.

TV per migranti

L’intrattenimento dovrebbe semmai limitarsi a quel che attiene alla promozione delle tradizioni e delle particolarità del nostro Paese. Ma la direzione che si vuole ufficialmente prendere è proprio quella opposta. E qui arriva la magistrale (?) prestazione della Doris uregiatta: incaricare esplicitamente la SSR (che non aspettava altro) di fare la radiotelevisione per migranti. Con la missione di reggere la coda all’immigrazione scriteriata. Di praticare il lavaggio del cervello agli svizzerotti “chiusi e gretti” affinché facciano entrare tutti. Lo sconcio proposito è contenuto nell’articolo 14 della nuova concessione: “La popolazione “con passato migratorio” (nuovo eufemismo per dire: gli stranieri) in Svizzera aumenta sempre di più (grazie a chi?, ndr) e la SSR deve considerare questa realtà nella sua offerta, promuovere l’integrazione e la comprensione reciproca”e avanti con le trite fregnacce politikamente korrette. Il disegno è chiaro: usare i soldi del canone più caro d’Europa per fare politica multikulti, pro – frontiere spalancate, pro – immigrazione scriteriata, pro – islamizzazione della Svizzera. Ed inserirlo a chiare lettere nella concessione. Già adesso la SSR, invece di informazione di servizio pubblico, produce e diffonde propaganda politica per il  “devono entrare tutti”. Immaginiamo il giorno in cui dovesse venire incaricata ufficialmente di farla, tale propaganda. Questa bella pensata della Doris e dei suoi reggicoda giustificherebbe già da sola l’azzeramento del canone.

Vogliono sempre più soldi!

E le sconcezze non sono finite. Altro che plafonare le entrate della SSR come era stato promesso prima della votazione sul No Billag. Con la nuova concessione, e segnatamente con l’articolo 40, si fa proprio il contrario.  La disposizione recita infatti: “La SSR può far valere al massimo (!) ogni quattro anni nuove necessità finanziarie(…) restano riservate situazioni straordinarie”.

Senza vergogna! La casta vuole dare sempre più soldi (soldi nostri) all’emittente di regime. Vuole permetterle di dilagare nell’online, vuole gonfiarla sempre di più a scapito della pluralità dell’informazione e quindi a danno della democrazia, vuole incaricarla esplicitamente di fare il lavaggio del cervello alla popolazione a sostegno del multikulti, del “devono entrare tutti” e dell’islamizzazione della Svizzera. Davanti ad un simile schifo, la risposta può essere una sola: lanciare subito l’iniziativa per abbassare il canone a 200 Fr! Perché dal No Billag, e le dimostrazioni fioccano a cadenza quotidiana, i capoccioni dell’emittente di regime (e l’élite spalancatrice di frontiere che la controlla) non hanno imparato assolutamente nulla. Non solo, rimangiandosi senza alcuna decenza tutte le promesse fatte, vanno avanti come prima; vorrebbero fare addirittura di peggio!

Lorenzo Quadri

 

Sì a No Billag, altrimenti la casta si rimangerà tutte le promesse

Ultimo appello a sostegno dell’iniziativa contro il canone: sì alla libertà di scelta

Finalmente oggi si vota sull’iniziativa No Billag. Una votazione che arriva dopo mesi di lavaggio del cervello alla popolazione ad opera dei contrari alla “criminale” iniziativa. Una campagna martellante, decisamente degna di miglior causa. Una campagna condita di isterismi, di ricatti, di fake news, di scenari apocalittici partoriti dall’establishment schierato al gran completo e – fatto grave! – dalla stessa TV di Stato. La RSI ha infatti gettato nel water il mandato di servizio pubblico per darsi alla più sfrontata propaganda pro-saccoccia.

A ciò si aggiunge la rabbiosa agitazione dei dipendenti della RSI sui social, impegnati a dispensare insulti ed insinuazioni a destra e a manca, con il capo dell’informazione che ha definito dei “Göbbels” i sostenitori dell’iniziativa, accostandoli così ai gerarchi nazisti. E per questo genere di “servizio pubblico” dovremmo pagare il canone più caro d’Europa?

Abbiamo visto i $ignori della partitocrazia, tutti assieme appassionatamente, difendere l’emittente di regime montando la panna sui posti di lavoro. Proprio loro, che degli impieghi dei ticinesi se ne sbattono, ed infatti hanno appena rottamato la preferenza indigena per non ostacolare l’invasione di frontalieri!

Imbrattano la proprietà pubblica

Naturalmente i cosiddetti “amici della RSI”, capitanati da ospiti fissi della TV di Stato, hanno pensato bene di tappezzare il Cantone di striscioni (quanti abusivi?) e di imbrattare la proprietà pubblica con adesivi (tutti abusivi) incollati perfino sulle porte degli stabili comunali dove si trovano i seggi. Alla faccia del rispetto della democrazia e della proprietà pubblica! Va da sé che le spese di pulizia vanno fatturate agli “amici della RSI”, dato che hanno soldi da spendere. Ma l’impostazione che sta dietro queste iniziative è chiara: cose di tutti, cose di nessuno. Allo stesso modo i soldi di tutti – ad esempio quelli del canone – sono considerati, da costoro, soldi di nessuno. Pertanto, secondo i signori dell’establishment, possono venire tranquillamente sperperati per foraggiare gli amici degli amici. Cosa che in effetti accade, dal momento che il canone è stato trasformato in una gigantesca mangiatoia a cui attingono le categorie più disparate.

Colpito nel segno

Le reazioni fuori di testa da parte di contrari al No Billag dimostrano che l’iniziativa ha colpito nel punto più sensibile della partitocrazia. Cioè nelle cadreghe. Lorsignori  si riempiono la bocca con il “servizio pubblico” (che fa tanto politikamente korretto), tentando di nascondere che la SSR il servizio lo fa alla casta, con i soldi dei cittadini. E’ servizio pubblico al contrario. Ed infatti la partitocrazia difende a spada tratta la TV di Stato trattandosi di un suo strumento di propaganda e di conservazione del potere. La SSR non è affatto “indipendente dallo Stato” come qualcuno, prendendo la gente per scema, vorrebbe far credere. La SSR è lo Stato. Il Potere. L’Establishment. Il megafono del pensiero unico: frontiere spalancate, multikulti, sudditanza all’UE, fango sugli odiati “populisti di destra” (mentre ai populisti di $inistra slinguazzate ad oltranza), eccetera.

Senza l’iniziativa…

Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato alcun abbassamento del canone a 365 Fr (vedremo però quanto durerà questa mossa da campagna elettorale, dopo che l’iniziativa verrà respinta). Senza l’iniziativa No Billag non ci sarebbe stato uno straccio di dibattito sulla SSR e sul “servizio pubblico” radiotelevisivo. Adesso tutti ammettono che servono riforme profonde (e le promettono pure). Prima del No Billag, ma guarda un po’, lo si negava ad oltranza! Ma sono tutte promesse da marinaio. Chi le ha fatte aspetta solo l’occasione per rimangiarsele. E, di questo possiamo stare certi, se il Sì non passerà in Ticino, o se comunque non otterrà un percentuale importante, a Comano l’andazzo attuale andrà avanti ad oltranza. La RSI non ha alcuna volontà di cambiamento. Autocritica è un termine sconosciuto. La RSI è già stata bocciata dalla popolazione ticinese nel 2015, con la votazione sulla nuova legge sulla radioTV. Cosa ha fatto per correggersi? Nulla! E’ andata avanti con la consueta faziosità ed arroganza, impipandosene allegramente di quello che pensa il pubblico, che deve solo pagare e tacere. E che il popolazzo becero non osi alzare la testa davanti all’emittente dei “potenti”!

La posizione di monopolio della SSR, inoltre, nuoce alla pluralità dell’informazione e alla democrazia.

Paga chi non consuma?

Nell’era della rivoluzione digitale, non è più pensabile che i cittadini siano costretti a pagare il canone più caro d’Europa per una radioTV di cui non usufruiscono, o usufruiscono in misura minima. Lo stesso direttore generale della SSR ha ammesso che un canone obbligatorio è sempre più difficile da giustificare. I giovani la RSI non la guardano più. Il principio del “chi consuma paga” vale per tutti, viene applicato perfino ai servizi di base al cittadino (vedi raccolta e smaltimento rifiuti), ma non vale per l’emittente di propaganda della casta? Quella, il cittadino è costretto a pagarla “a prescindere”? E perché mai? Non è così che funziona. L’attuale sistema è un relitto del passato. Viene mantenuto artificialmente in vita solo perché è nell’interesse dell’establishment; non certo dei cittadini. Se la SSR non esistesse già da 80 anni, nessuno si sognerebbe di inventarla oggi. La Tv di Stato è un morto che cammina.

C’è ancora qualche ora…

La storiella poi che, pur nel quadro di un No a livello federale a No Billag, un Sì ticinese porterebbe ad un drastico taglio della quota parte di canone di cui beneficia la RSI, è l’ennesimo squallido ricatto. La casta se l’è inventato quando si è accorta che la percentuale ticinese di Sì  poteva essere superiore (anche in modo importante) alla media nazionale. Ma, se c’è un canone obbligatorio, i ticinesi dovranno continuare a pagarlo come tutti gli altri svizzeri, indipendentemente dall’esito del voto sul No Billag a livello cantonale.  Di conseguenza, avranno diritto anche alle stesse prestazioni dei loro concittadini d’Oltregottardo.

C’è ancora qualche ora di tempo per votare Sì a No Billag. Fatelo, altrimenti tutte le promesse di cambiamento e di riforma che abbiamo sentito nelle scorse settimane verranno cancellate con un colpo di spugna.

Lorenzo Quadri

 

I contrari al “No Billag” proseguono lo stalking

Il martellamento è durato fino all’ultimo; e poi anche la direttiva farlocca…

La campagna dei contrari alla “criminale” iniziativa No Billag – infarcita di panzane in base al collaudato motto “in temp da guera, püssee ball che tera” – prosegue fino all’ultimo minuto.

Ancora in questi giorni, in sprezzo del ridicolo, i galoppini della TV di Stato tentano di sdoganare  via social (uella) la fregnaccia che il comitato di quattro di gatti che in Ticino sostiene ufficialmente il  No Billag abbia beneficiato di chissà quali finanziamenti. Lo spunto: da un’indagine risulta che, in questo sfigatissimo Cantone, sui giornali  ci siano stati più annunci a sostegno dell’iniziativa che contro.

Peccato che siano stati conteggiati anche gli annunci pubblicati sul Mattino; ed inoltre, se il censimento venisse rifatto a bocce ferme, ossia dopo la votazione, c’è come  il sospetto che il risultato sarebbe diverso. Infatti, dopo l’ultimo sondaggio che dava il No Billag  “in bilico” in Ticino, la casta ha ulteriormente perso la bussola e ha fatto pubblicare sui quotidiani una pletora di annunci farlocchi.

E tutto il resto?

Ma soprattutto: chi credono di prendere per i fondelli i galoppini della TV di Stato? Forse che la campagna contro il No Billag si è svolta solo con le inserzioni sui giornali? E tutto il resto, dove lo lasciamo? Gli “amici della RSI” e compagnia cantante, oltre ad una pletora di annunci su giornali e portali online, ha affisso manifesti, inviato volantini a tutti i fuochi, realizzato spot pubblicitari per i cinema, imbrattato la proprietà pubblica con autocollanti abusivi, disseminato striscioni ovunque (quanti regolarmente autorizzati?), organizzato eventi, volantinaggi, concerti, eccetera eccetera. Hanno pure riservato il LAC per ritrovarsi oggi pomeriggio in attesa dell’esito della votazione: una scelta perfettamente in linea con l’establishment gauche-caviar.

Per realizzare tutto questo – un vero e proprio lavaggio del cervello che non ha precedenti in Svizzera  – bisogna mettere sul tavolo dei bei soldoni. E tanti.

Non parliamo poi dei costi interni alla RSI, con i vertici, a partire dal direttore kompagno Maurizio Canetta, che da mesi sono attivi a tempo pieno nella propaganda contro il No Billag.

Quindi, che i galoppini dell’emittente di regime abbiano il buon senso di non rendersi ulteriormente ridicoli pensando di far credere che i  “quattro gatti” del comitato ticinese di sostegno all’iniziativa contro il canone obbligatorio avessero chissà quali finanziamenti a disposizione (e magari producendosi pure in astruse pippe mentali, con chiari intenti diffamatori, sulla provenienza dei presunti finanziamenti).

Stalking fino all’ultimo minuto

Intanto il martellamento da parte di Comano e dintorni continua: persone “esposte pubblicamente” solo nei giorni scorsi hanno ricevuto svariate decine (!) di messaggini che li esortavano a votare No, anche da parte dei vertici dell’inutile CORSI. Uno stalking a tutti gli effetti, dunque, di proporzioni mai viste, che dimostra l’isteria della casta nel difendere la TV di Stato quale proprio centro di potere, di propaganda e di spartizione di cadreghe.

Venerdì si è poi appreso della direttiva interna farlocca con cui ai dipendenti della RSI viene fatto divieto (?) di esultare sui social in caso di bocciatura dell’iniziativa No Billag. Sicuramente varrà quanto l’altra direttiva in cui, prima dell’inizio della campagna, si blaterava di atteggiamento sobrio e professionale nel periodo pre-votazione.

Qui siamo davvero alla barzelletta. Prima alla Pravda di Comano fanno quattro mesi di lavaggio del cervello (con i soldi del canone, ça va sans dire) ai cittadini contro la “criminale” iniziativa No Billag. E poi, a mezzanotte meno un minuto, tentano ancora di darsi una patina di rispettabilità e di professionalità emanando direttive farlocche (sicuramente redatte sganasciandosi dalle risa)?

E chissà a quali severe punizioni andranno incontro quelli che infrangeranno l’ordine di scuderia (e poco ma sicuro che saranno in tanti): licenziamento in tronco? Fustigazione pubblica nell’immenso atrio della Pravda di Comano (che in confronto la galleria degli specchi di Versailles è uno sgabuzzino)? Crocifissione in sala mensa? Ma va là…

Quattro gatti vs establishment

Qualsiasi sarà la percentuale di consensi racimolata in Ticino dall’iniziativa No Billag, ricordiamoci che questi Sì li ha ottenuti un comitato davvero lillipuziano. Quattro gatti che avevano contro l’establishment al gran completo, con la schiuma alla bocca e l’artiglieria pesante schierata,  accompagnato dai suoi soldatini, rabbiosi e ansiosi di servire il “potere”.

Tra le forze politiche, solo la Lega ha indicato di votare Sì all’iniziativa. Dal punto di vista mediatico, soltanto il Mattino ed il Paese hanno sostenuto il No Billag.  Tutti gli altri organi di stampa, sia elettronici che cartacei che online, erano schierati contro l’iniziativa. Lo scenario era di quelli “bulgari”.

E, se domenica avrete voglia di seguire in TV o alla radio lo spoglio delle schede ed i risultati della votazione, guardateli ed ascoltateli sulle emittenti di Teleticino e non sulla RSI.

 

L’iniziativa No Billag ha già portato benefici ai cittadini

Abbassamento del canone, dibattito sul servizio pubblico, ammissione che bisogna cambiare

In queste settimane contro l’iniziativa No Billag se ne sono sentite di tutti i colori. Nemmeno per temi molto più importanti si è vista una simile agitazione. Che, però, contraddistingue un solo campo: quello dei contrari. I quali hanno tappezzato il Cantone di striscioni (regolarmente autorizzati?) hanno imbrattato la proprietà pubblica con adesivi (tutti abusivi), hanno colonizzato le rubriche di opinioni e di “spazio aperto” dei giornali, hanno inviato volantini a tutti i fuochi (si vede che hanno soldi da spendere ). Costoro possono inoltre beneficiare del sostegno compatto – pochissime e note le eccezioni – della partitocrazia e della stampa.

Principio difficile da contestare

Alla base dell’iniziativa No Billag sta un principio difficilmente contestabile: non si può obbligare ad acquistare dei prodotti mediatici chi non li vuole (o non li può) consumare. Il paragone con servizi essenziali al cittadino (quali ad esempio la scuola, la polizia, la sanità) non reggono: perché, appunto, la radioTV di Stato non è un servizio essenziale. Tanto più che, per essere informati, non c’è bisogno della SSR (e ancora meno ce n’è bisogno per farsi intrattenere). Con la rivoluzione digitale, le possibilità di accedere a prodotti mediatici – sia giornalistici che ricreativi – si sono moltiplicate quasi all’infinito. La pretesa della SSR di essere l’unica fonte di informazione “di qualità” e “indipendente” è arrogante e falsa. Arrogante perché misconosce che il lavoro giornalistico fatto da altri (televisioni private, giornali, portali) può essere altrettanto “qualitativo” di quello della TV pubblica; se non di più. Falsa perché l’emittente di Stato, controllata dalla politica, non è né libera né indipendente. Infatti l’establishment se ne serve  per influenzare (manipolare) l’opinione pubblica. E’ un suo strumento di conservazione del potere. E questo ne spiega la furiosa difesa a spada tratta.

La stessa RSI, commettendo un pacchiano autogol , da mesi si è lanciata in una martellante operazione propagandistica contro l’iniziativa No Billag. Ha così confermato di non essere equidistante e quindi di non fare servizio pubblico. Il suo finanziamento tramite una (pesante) tassa non è dunque giustificato.

Oltre al martellamento ed ai toni esagitati, la campagna in vista del 4 marzo ha “regalato” plateali dimostrazioni di ipocrisia. Che dire infatti di quei politicanti, che dei valori svizzeri hanno sempre fatto strame ogni volta che hanno potuto (perché bisogna essere “aperti” ed “eurocompatibili”) che adesso si riempiono la bocca proprio con questi “valori svizzeri”? E di quelli che vorrebbero rifare le votazioni popolari di cui non gradiscono l’esito, e ora tentano di spacciarsi per paladini della democrazia (come se  far votare i cittadini sul canone più caro d’Europa fosse un attentato alla democrazia e non un legittimo esercizio della medesima)?

Risultati concreti

Intanto, l’iniziativa No Billag ha già ottenuto alcuni risultati positivi concreti, nell’interesse di tutti i cittadini.

  • L’abbassamento del canone a 365 Fr all’anno annunciato per il 2019-2020 (e poi?): mai il Consiglio federale avrebbe compiuto un simile passo in mancanza un appuntamento con le urne.
  • Il dibattito sul servizio pubblico radiotelevisivo, i suoi limiti, i suoi contenuti, ed i mezzi a disposizione. Un dibattito che la SSR e la politica avrebbero dovuto aprire dal giugno del 2015, quando metà della popolazione elvetica respinse la nuova Legge sulla radiotelevisione (approvata per una manciata di schede e con il contributo determinante degli svizzeri all’estero, che il canone neppure lo pagano). Invece nulla è successo. Anzi: politica ed emittente si sono ciecamente arroccate su uno statu quo ormai anacronistico. Grazie alla votazione sul No Billag oggi tutti ammettono che è necessario cambiare, riformare, ridimensionare. Ma cosa succederà dopo il 4 marzo, se l’iniziativa verrà respinta?
  • L’iniziativa No Billag ha aperto gli occhi ai cittadini sulla vera natura del canone: un enorme self-service a cui attingono le categorie più disparate (a cominciare dai sedicenti “creatori di cultura”). Il servizio pubblico radiotelevisivo è ormai una foglia di fico per coprire gli interessi di numerose saccocce private.

La bufala del No critico

Il “No critico” all’iniziativa No Billag è una presa in giro. C’è un solo modo per costringere la politica e l’emittente a mantenere le promesse che abbiamo sentito a profusione nelle scorse settimane. Quel modo è impegnarsi affinché l’iniziativa No Billag raccolga, alle urne, il maggior numero possibile di consensi. In caso di secca bocciatura, l’attuale malandazzo andrà avanti all’infinito: la SSR e le maggioranze politiche non hanno alcuna volontà di cambiamento; e l’hanno ampiamente dimostrato.

Non si capisce poi perché questa iniziativa susciti un tale terrore. Se il prodotto della SSR è così apprezzato dal pubblico come ci viene detto, ciò significa che la grande maggioranza dei cittadini si abbonerà volontariamente, nell’inverosimile ipotesi in cui il No Billag dovesse venire accettato.

 

Lorenzo Quadri

 

No Billag: La TV di Stato ricatta la piccole imprese

E inoltre rifiuta a priori qualsiasi ipotesi di riduzione delle sue spropositate entrate

 

Anche il Gigi di Viganello si è accorto che la TV di Stato sta facendo di tutto e di più per recuperare consensi in vista del voto del 4 marzo sulla “criminale” iniziativa No Billag. Vedi l’ipocrita riesumazione delle commedie dialettali, che erano state accantonate perché il diktat della casta recita: “bisogna essere aperti, multikulti, pensare a chi ha trascorsi migratori”!

Questa campagna elettorale di un isterismo mai visto è finanziata con i soldi del canone. In sostanza, il direttore kompagno Canetta e accoliti da mesi lavorano a tempo pieno, con i nostri soldi, per inculcare ai cittadini, tramite lavaggio del cervello, che le sorti della Svizzera, anzi del mondo, anzi dell’Universo, dipendono dal prelievo del canone obbligatorio più caro d’Europa.

Proprio vero che il ridicolo non uccide; altrettanto vero che, se la partitocrazia dedicasse al mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone o all’esplosione dei premi di cassa malati (tanto per citare due esempi evidenti) la stessa energia e gli stessi soldi che ha investito per difendere la R$I – centro di propaganda e di conservazione del potere dell’establishment – metà dei problemi che affliggono i ticinesi sarebbero già risolti. Invece il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio è riuscito ad affossare “Prima i nostri”!

Doppia imposizione

A partire dal 2019 (a meno che venga approvata l’iniziativa No Billag) il canone si trasformerà in un’imposta, che tutti saranno costretti a versare. Anche i ciechi dovranno pagare per la TV ed i sordi per la radio. Un’imposta che, oltretutto, è priva della necessaria base costituzionale.

Pagheranno pure le aziende, tutte quelle con una cifra d’affari sopra il mezzo milione. Per loro il canone crescerà in base al fatturato, fino ad un massimo di 36mila Fr. Questa è una forma, sfacciata, di doppia imposizione. Sia i titolari che i dipendenti delle aziende, se vivono in Svizzera, pagano già il canone. Non si capisce perché dovrebbero versarlo anche le imprese, incluse quelle piccole, visto che i collaboratori sono lì per lavorare e non per guardare la TV! Si tratta, è chiaro anche ai paracarri, di un trucchetto per riempire ulteriormente la mangiatoia del canone (a cui, come è apparso con evidenza in queste settimane, attingono “cani e porci”).

Il ricatto

Stupisce che in Ticino i rappresentanti dell’economia non insorgano contro questo sfrontato ladrocinio.  Ma il motivo è presto detto. La Pravda di Comano ricatta le aziende con cui collabora. Vedi la famosa clausola di salvaguardia comparsa (ma tu guarda i casi della vita…) sui contratti  con i fornitori. Clausola che recita così:

La SSR si riserva il diritto di disdire il presente contratto per la fine di un mese civile, nel rispetto di un preavviso di tre mesi, qualora siano apportate modifiche all’articolo 93 della Costituzione federale, alla legge federale sulla radiotelevisione (LRTV) o al quadro normativo di riferimento (ad es. alla Concessione) che potrebbero comportare un peggioramento del finanziamento a svantaggio del gruppo SSR”.

Rifiuto a priori

Capita l’antifona? Non solo l’emittente di regime minaccia di lasciare a piedi i partner commerciali in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag ma, sapendo bene che l’iniziativa non passerà, aggiunge anche “il quadro normativo di riferimento che potrebbe comportare un peggioramento del finanziamento”. Quindi, l’emittente di regime rifiuta a priori, e con tanto di minacce, qualsiasi ipotesi di riduzione degli spropositati mezzi finanziari di cui ora dispone; e ne dispone indipendentemente da ogni crisi, perché li pesca direttamente dalle tasche del contribuente! E qualcuno ancora si illude che le promesse di riforma e di emendamento che abbiamo sentito a profusione nelle scorse settimane verranno mantenute dopo il 5 marzo? Ma è come credere a Babbo Natale!

Altro che “svizzera”!

Tramite il ricatto inserito nei contratti, RSI e dintorni hanno costretto l’economia ad un’operazione tafazziana. Quella di scendere in campo a sostegno di un ladrocinio a proprio danno. Ma il messaggio giunto dai grandi “manager” di Comano – quelli che non si assumono uno straccio di rischio aziendale visto che le entrate sono garantite; e che non hanno nemmeno il piano  B – è chiarissimo. O scendete in campo contro il No Billag, o con noi avete chiuso. Vi tagliamo i viveri. Per cui, vedete un po’ voi cosa vi conviene di più… E questa sarebbe l’emittente che pretende di ergersi ad “essenza e simbolo” della Svizzera? Ma non fateci ridere. Altro che Svizzera. Questo è il Venezuela!

Darsi da fare

Un concetto va ribadito. La TV di Stato non si accontenta di vincere la votazione sul No Billag: che le chance di accettazione dell’iniziativa siano prossime allo zero, era chiaro fino dall’inizio. La TV di Stato vuole invece (con i nostri soldi) stravincere. Asfaltare. Perché così potrà rimangiarsi tutte le promesse di riforma e di ridimensionamento fatte negli scorsi mesi. Per impedire questa ennesima presa per i fondelli dei cittadini, c’è un solo modo. Darsi da fare affinché l’iniziativa No Billag ottenga il maggior sostegno possibile. Sicché, per chi non l’avesse ancora fatto: tutti a votare sì!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Per cambiare e risparmiare Si deve votare Sì a No Billag

Il sondaggio manda in tilt la casta: in Ticino la “criminale” iniziativa potrebbe passare

Dall’ultimo sondaggio in vista della votazione sulla “criminale“ iniziativa No Billag è emerso che in Ticino i Sì al No Billag sarebbero il 48%, mentre a livello federale il 35%. La notizia ha mandato definitivamente in tilt l’establishment e la Pravda di Comano. Infatti il quadro appare chiaro:

  • Non c’è rischio di chiusura della SSR (e nemmeno della RSI) visto che l’iniziativa non passerà a livello federale. La campagna anti-No Billag impostata sul terrorismo di regime e sui ricatti (chiude la TV di Stato, migliaia di posti di lavoro cancellati, e avanti con gli scenari apocalittici) è dunque diventata inutilizzabile.
  • L’iniziativa potrebbe venire approvata in Ticino. Il che non porterebbe evidentemente alla chiusura della RSI. Però  costringerebbe Comano a tener fede alle promesse di “cambiare” fatte a profusione negli scorsi mesi. Promesse che ai piani alti della TV di Stato non hanno alcuna intenzione di mantenere. Il kompagno direttore Maurizio Canetta auspica(va) infatti di “stravincere” per poter poi, a partire dal 5 marzo, applicare il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”.
  • Da qui l’improvvisa virata: la casta ora si inventa la storiella che un sì del Ticino a No Billag ridurrebbe drasticamente (?) la quota parte di canone destinata alla RSI. A parte che alla Pravda di Comano una cura dimagrante non farebbe certo male in quanto:
  • E’ gonfiata come una rana in modo assolutamente sproporzionato alle esigenze del territorio. Questo ha generato, tra l’altro, un’ipermediatizzazione perniciosa per il paese (campagna elettorale permanente, politicanti dall’ego a mongolfiera sempre in video).
  • A Comano usano i soldi del canone per fare il lavaggio del cervello ai cittadini in funzione del pensiero unico (libera circolazione, frontiere spalancate, multikulti, stop ai “beceri populisti”, eccetera).

Sta però di fatto che la storiella della quota parte di canone che verrebbe falcidiata in caso di Sì ticinese al No Billag è una balla di fra’ Luca! L’ennesima frottola inventata dalla casta per fare fessi i cittadini. Infatti, finché c’è un canone obbligatorio, c’è anche l’obbligo di servizio equivalente in tutte le regioni linguistiche. Se i ticinesi continuano a pagare lo stesso canone radiotv degli altri cittadini elvetici, hanno diritto alle stesse prestazioni. O la casta vuole magari sostenere che i ticinesi sono svizzeri di serie B?

  • Il nuovo risibile slogan dei contrari al No Billag per spingere i ticinesi ad affossare la “criminale” iniziativa è il seguente: “non seghiamo il ramo su cui siamo seduti”. Qualcuno evidentemente crede di essere ancora a Carnevale. Il ramo su cui “siamo” seduti? Eh no! Su quel ramo ci stanno seduti quelli che intascano il canone, a partire dai vertici di Comano e dai loro galoppini. Sul ramo ci sta la casta. Non certo i cittadini costretti a pagare e a tacere!
  • Un sostegno massiccio al No Billag è importante per aprire la strada ad iniziative future. Come quella per l’abbassamento del canone a 200 Fr. Se invece l’iniziativa No Billag venisse asfaltata, ci terremo in eterno il canone più caro d’Europa. Dopo essere sceso per un paio d’anni a 365 Fr, il balzello tornerà ai 451 Fr precedenti. Volete proprio continuare a pagarli, questi soldi? Vi crescono in tasca?
  • L’emittente di Stato il “servizio” lo fa all’establishment: manipolazione dell’opinione pubblica ai fini della conservazione e della spartizione del potere. Non lo fa certo ai cittadini, etichettati come “chiusi e gretti” e costretti a pagare e a tacere. Chi non è d’accordo con questo “servizio pubblico” al contrario, ha ancora una settimana di tempo per votare SI’ a No Billag.
  • Il “No critico” non esiste. Se scrivete “No critico” sulla scheda di votazione, ve la annullano. Il No critico è in realtà un Sì acritico all’andazzo attuale. Se in Ticino il Sì non sarà forte, e meglio ancora maggioritario, al dinosauro di Comano non cambierà proprio nulla. Chi vuole il cambiamento vota Sì!

Lorenzo Quadri

Campagna contro il No Billag: la casta ha rotto i santissimi

Il Consiglio di Stato si inventa pure la conferenza stampa in pompa magna

 

Della martellante campagna, un vero e proprio lavaggio del cervello, contro la “criminale“ iniziativa No Billag non se ne può davvero più. L’ establishment continua ad inondare i cittadini di prese di posizioni farcite di fake news (meno castamente: balle), ricatti e scenari apocalittici. Idem, ovviamente, la Pravda di Comano. Che oltretutto per la sua campagna pro-saccoccia usa i nostri soldi. Quelli che dovrebbe impiegare per il “servizio pubblico”. Ed invece…

Nuova presa di posizione

Martedì il Consiglio di Stato – o meglio: i consiglieri di Stato Bertoli e Vitta più il cancelliere – sono riusciti a convocare addirittura una conferenza stampa governativa in pompa magna per ribadire il categorico “njet “dell’Esecutivo cantonale al No Billag: la mangiatoia del canone non si tocca! I cittadini devono continuare a pagare il canone più caro d’Europa per foraggiare la propaganda della SSR (e della RSI)! Argomento principe: molti soldi arrivano dalla Svizzera interna, sicché spendiamoli tutti, e che nessuno si azzardi a fare un cip! A parte che il balzello pro-SSR lo paghiamo anche noi ticinesi come tutti gli altri cittadini svizzeri (a parte i dipendenti dell’emittente, ai quali come noto lo paga il datore di lavoro e quindi lo paghiamo sempre noi), non è perché c’è un flusso finanziario a vantaggio del Ticino che 1) ci si può permettere di buttare questi soldi (che sono sempre soldi pubblici) dalla finestra e 2) che bisogna farsi per forza andare bene tutto.

Un bidone

E’ poi un vistoso bidone l’argomento della promozione dell’italianità, della cultura della cinematografia che verrebbero a cadere in caso di approvazione del No Billag. Questi sono infatti compiti previsti in altri articoli costituzionali, ovvero 69, 70 e 71. Che non vengono toccati dall’iniziativa No Billag e  che rimarrebbero in ogni caso al loro posto. Di conseguenza, la Confederazione potrà tranquillamente continuare a svolgere tali compiti anche senza bisogno del canone. E per trovare le risorse al di fuori del canone, basterà – tanto per dirne una – cominciare a non versare gli 1.3 miliardi di coesione all’UE e a fare meno regali all’estero.

D’altronde è forse il caso di ricordare che, tanto per citare un esempio di promozione culturale col canone, la SSR ha scaricato l’orchestra della Svizzera italiana sul groppone del contribuente, ed in particolare di quello luganese. Il quale, dunque, paga il canone ed in più finanzia l’OSI con le proprie imposte. E questo grazie allo scarica-barile della SSR.

Insistenza sospetta

Al di là dei contenuti della presa di posizione del Consiglio di Stato contro l’iniziativa No Billag, che come detto sono sempre i soliti slogan catastrofisti, a non andare bene è l’insistenza. Il CdS infatti ha già preso posizione una volta contro l’iniziativa. Per quale cavolo di motivo deve tornare a farlo una seconda, ed oltretutto con tanto di conferenza stampa? Forse a Palazzo delle Orsoline si sono dimenticati che si tratta di un tema federale, sicché  già una presa di posizione rischia di essere di troppo. Figuriamoci due!

E i problemi dei ticinesi?

Sarebbe bello vedere il governo – o la casta in generale – stracciarsi le vesti per i temi importanti allo stesso modo in cui lo sta ora facendo per difendere la propria sovradimensionata macchina propagandistica SSR/RSI. Invece le cose vanno assai diversamente. Esempio banale: i ticinesi vengono derubati da oltre 20 anni sui premi di cassa malati. Però a palazzo delle Orsoline regna la Beltraserenità. E mai si è vista la partitocrazia scendere in piazza a difendere il potere d’acquisto dei ticinesi contro i cassamalatari.

Stesso discorso dicasi per il mercato del lavoro devastato dall’invasione da sud. Il massimo che si sente dire al tal proposito è che l’economia “è in ripresa” (per chi?), e comunque “sa po’ fa nagott” perché c’è la “sacra” libera circolazione.

Morale della favola

Se la partitocrazia ed il Consiglio di Stato, le stesse energie che impiegano per reggere la coda all’emittente di regime le impiegassero per occuparsi di questioni che sono effettivamente importanti per i ticinesi (occupazione, costi della salute, eccetera), la metà dei problemi di questo sempre meno ridente Cantone sarebbe già  stata risolta da un pezzo!

Lorenzo Quadri

La casta usa i dipendenti della SSR come scudi umani

No Billag: la propaganda della TV di Stato si fa sempre più martellante

 

Il lavaggio del cervello contro la “criminale” iniziativa No Billag che la TV di Stato sta praticando da mesi – almeno da novembre – con i soldi del canone, è la miglior conferma che il 4 marzo bisogna votare Sì a No Billag.  Tale lavaggio del cervello è infatti un’operazione vergognosa che nulla ha a che vedere con il servizio pubblico. E’, semplicemente, propaganda di regime,  oltretutto infarcita di panzane. Altro che “baluardo contro le fake news”. La TV di Stato, controllata dalla partitocrazia, con le redazioni colonizzate dai kompagni, è la prima produttrice di “fake news”; sul No Billag  e non solo.  Fa stato l’intramontabile motto: “in temp da guèra, püssée ball che tèra”.

E di sicuro la casta, di cui la SSR è organo propagandistico e centro di potere, in guerra lo è eccome. Anzi, più che una guerra è proprio una jihad. Una jihad contro il “popolazzo becero”, sempre meno disposto a farsi ricattare dall’establishment spalancatore di frontiere. Anche perché, con la rivoluzione digitale, il cittadino non è più succube dell’informazione di regime della monopolista SSR, manipolata dalla partitocrazia (controllo dell’informazione uguale potere). Dispone di innumerevoli fonti alternative. E’ quindi meno incline a bersi tutte le panzane propinate dal  “pensiero unico”.

I politicanti vogliono ingigantire sempre di più la TV di Stato – che nel corso dei decenni si è gonfiata come una rana – per garantirsi il potere. Il potere e le cadreghe, da spartire con logiche partitiche e dinastiche.

Logiche “di regime”

La SSR è di regime perché funziona con logiche da anni Trenta del Novecento (quando è stata fondata). E’ una specie di agenzia educativa del popolo bestia. Il quale va appunto educato, o  rieducato, secondo il “pensiero unico” imposto dalla casta: libera circolazione “indispensabile”, frontiere spalancate, multikulti, nessuna limitazione dell’immigrazione, sudditanza nei confronti dell’UE, preferenza indigena da rottamare, svizzeri da criminalizzare come razzisti…  E’ la propaganda così come la intendevano gli appositi ministri dei regimi autoritari. I contenuti sono cambiati. Il metodo no.

Senza dimenticare l’aspetto utilitaristico: i politicanti difendono il canone obbligatorio più caro d’Europa con argomentazioni carnascialesche (tipo: “No Billag – No Svizzera”) ed isteria decisamente degna di miglior causa perché la RSI permette a lorsignori di farsi campagna elettorale con i soldi del canone. I cadregari dei partiti giusti, con le idee giuste, vengono premiati con presenze ossessive negli studi di Comano, nonché con compiacenti microfoni a disposizione per ogni “flatulenza”. Una vera e propria manna per l’ego a mongolfiera di certuni; una manna da difendere con le unghie e con i denti! E’ servizio pubblico al contrario: il beneficiario finale non è il cittadino che lo paga, bensì la partitocrazia.

Il ritornello

La panzana più evidente, che peraltro è praticamente l’unico argomento degli oppositori della “criminale” iniziativa No Billag, è il ritornello che essa porterebbe alla chiusura della SSR (e quindi della RSI). Non è vero. La SSR continuerebbe ad esistere; ovviamente dovrebbe riformarsi in modo radicale, e mettersi a dieta. Ma questo accadrà in ogni caso, indipendentemente dall’esito della votazione sul No Billag, perché la rivoluzione digitale e la globalizzazione sono delle realtà. Perfino il direttore generale della SSR Gilles Marchand ha ammesso che diventa sempre più difficile giustificare un canone obbligatorio. Il tempo non si ferma votando No al No Billag.

Lavoratori di serie A e lavoratori di serie B

Fa specie vedere politicanti, magari assieme a qualche anziano professore, che non hanno fatto un cip né a proposito della devastazione della nostra piazza finanziaria a seguito delle calate di braghe davanti all’UE  – quasi 3000 posti di lavoro persi solo nelle banche ticinesi! –  e nemmeno sullo sfascio del mercato del lavoro  causato dalla libera circolazione delle persone (che loro anzi sostengono come il “bene supremo”!), scendere in piazza e stracciarsi le vesti in presunta difesa degli impieghi alla SSR. E tutti quelli che non lavorano per l’emittente pubblica cosa sono: lavoratori di serie B?

Nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito: i dipendenti della TV di Stato vengono semplicemente utilizzati come scudi umani. La dirigenza della SSR, controllata dalla partitocrazia, ne combina peggio di Bertoldo e poi si nasconde dietro i collaboratori per minacciare i cittadini. Per la serie: guardate che se osate ribellarvi e votare “sbagliato”, poi ci vanno di mezzo i dipendenti! Sarà “colpa vostra”! Eh no, cari $ignori, troppo facile. Se il 4 marzo la SSR dovesse uscire perdente dalle urne, la colpa sarà dei “capitani” (manager e politicanti) che l’hanno condotta alla bocciatura popolare!

Il piano B

Il piano B (in caso di approvazione del No Billag), evidentemente, è fattibile. L’USAM (Unione svizzera arti e mestieri) ha avanzato delle proposte concrete. Ma naturalmente i contrari al No Billag negano ad oltranza, continuando a reiterare il ricatto della chiusura. Chiaro: non farlo, ammettere che le alternative ci sono, equivarrebbe a perdere una campagna basata sul terrorismo, sui ricatti e sul populismo più becero (e poi i populisti sarebbero gli altri?).

Agitazione ingiustificata

Infine, l’agitazione della RSI, dei suoi soldatini che berciano insulti sui “social”, dei politicanti della casta, è del tutto fuori luogo in Ticino. Il futuro del canone obbligatorio non lo decidono certamente i quattro gatti del comitato ticinese di sostegno al No Billag. E non lo decideranno nemmeno i votanti ticinesi, poiché la partita si gioca Oltregottardo. Ma è chiaro che i vertici della RSI, già asfaltati dai cittadini nel 2015 in occasione della votazione sulla nuova LRTV, temono il “bis” come la peste. E ne hanno ben donde.

Lorenzo Quadri

No Billag: establishment tra panzane e terrorismo

I contrari all’iniziativa fedeli al motto: “in temp da guèra, püssée ball che tèra”

 

Nel clima di isteria generalizzata creato di proposito dall’establishment attorno alla “criminale” iniziativa No Billag (neanche si trattasse di decidere le sorti della Svizzera! No Billag è oggettivamente un tema secondario) i contrari all’iniziativa hanno scelto di ispirarsi al noto principio: “in temp da guèra, püssée ball che tèra”.

Alle balle, lor$ignori hanno aggiunto le campagne denigratorie ad personam contro chi ufficialmente sostiene l’iniziativa (il comitato dei quattro gatti): la modalità è tipica della $inistruccia, che infatti alla Pravda di Comano la fa da padrona.

1200 disoccupati?

Tra le numerose panzane raccontate, cominciamo a prenderne in considerazione un paio.

La prima: “se passa la (criminale) iniziativa No Billag, la RSI chiude e ci saranno 1200 disoccupati in più”.

 Già il fatto che in Ticino la TV di Stato abbia 1200 dipendenti dovrebbe essere motivo di scandalo e non certo di vanto. Sarebbe come se per l’amministrazione cantonale lavorassero 50mila persone. Bullarsi di essersi gonfiati come una rana grazie all’eccesso di soldi prelevati forzosamente dalle tasche dei cittadini, mentre gli altri media si arrabattano per sopravvivere, non pare una grande strategia difensiva.

La strada è segnata

Ma in ogni caso, né la RSI né la SSR chiuderanno. Dovranno però cambiare radicalmente e – è ovvio – ridimensionarsi. Non solo perché oggi sono pachidermiche in modo del tutto ingiustificato anche per rapporto alla produttività ed alle necessità del territorio e del tanto decantato “servizio pubblico”, concetto stiracchiato senza vergogna per farci rientrare di tutto e di più, tanto il conto lo paga il solito sfigato contribuente. Dovranno cambiare e ridimensionarsi perché la rivoluzione digitale lo impone. Lo stesso direttore generale della SSR Gilles Marchand ha ammesso che è sempre più difficile giustificare un canone obbligatorio per tutti. La strada è dunque già segnata. Non si scappa. Se l’iniziativa No Billag venisse asfaltata, la SSR, e quindi anche la RSI, potrà tirare a campare così come è ora al massimo  per qualche altro annetto. Poi la resa dei conti arriverà comunque.

Chi rischia la cadrega?

Certo, il 5 marzo, in caso di approvazione (oggettivamente improbabile) dell’iniziativa No Billag, qualcuno rischia fortemente di venire lasciato a casa: i dirigenti dell’emittente di regime che l’hanno portata alla bocciatura popolare.

Mai una campagna di votazione è stata combattuta con uno squilibrio così clamoroso tra le forze in campo. Da un lato l’establishment al gran completo. Che spazia a 360 gradi. Dalla partitocrazia che vede minacciato un proprio importante centro di potere (la SSR, che le maggioranze politiche utilizzano per manipolare l’opinione pubblica, per farsi propaganda elettorale, per spartirsi cadreghe ed impieghi) ai greppianti della kultura, che attingono a piene mani ai soldi del canone: lampante dimostrazione che la tassa pro-SSR serve a finanziare un’enorme mangiatoia  a beneficio degli amici degli amici; il servizio pubblico è solo un debole – sempre più debole – pretesto.

Se malgrado la grottesca sproporzione tra le forze in campo in vista del 4 marzo (quattro gatti contro l’intero establishment) la TV di Stato dovesse venire bastonata dalle urne, la responsabilità sarà dei suoi dirigenti e dei suoi conducator politici (Doris uregiatta in prima fila) che hanno voluto andare al muro contro muro, rifiutando qualsiasi compromesso. E’ quindi evidente che qualcuno dovrà fare le valigie. I vertici SSR che declamano slogan catastrofisti in caso di approvazione della “criminale” iniziativa No Billag non stanno difendendo il posto di lavoro dei loro collaboratori (dei quali peraltro non necessariamente gliene importa poi granché: o ci siamo già dimenticati dei licenziamenti “all’americana” in  quel di Comano?). Stanno difendendo le proprie cadreghe.

Le promesse da marinaio

Seconda panzana (o gruppo di panzane): tutte le promesse, da parte dei vertici SSR/RSI,  di emendarsi se il popolo vorrà mantenere l’anacronistica, eccessiva ed ingiusta tassa pro-SSR. Nelle scorse settimane ne abbiamo sentite che di più non si potrebbe. Peccato che siano le classiche balle di fra’ Luca. L’emittente di regime ha avuto decenni di tempo per correggere la rotta. Non l’ha mai fatto. Ha scelto di  andare avanti “come se niente fudesse”. Di snobbare le critiche con la consueta spocchia. Di continuare a farsi i propri comodi, in un’illusione di intoccabilità.  Nella primavera del 1789, con la rivoluzione francese alle porte, a Versailles si susseguivano feste e balli. A Comano è successa la stessa cosa.

Nel 2015 (votazione sul canone obbligatorio) la TV di Stato venne già stata bocciata dalla metà dei cittadini svizzeri. Oggi come allora, i rimproveri sono gli stessi: inaccettabile imporre di pagare il canone più caro d’Europa anche a chi non vuole o non può consumare, strutture elefantesche, servizio pubblico trasformato in propaganda di regime (filo UE, pro-frontiere spalancate, pro- multikulti; e sempre contro gli odiati “populisti”).

Cosa hanno fatto la SSR ed i suoi politicanti di riferimento per correggere il tiro? Niente!

La posizione della Lega

A chi si sorprende (o finge di farlo) perché  la Lega sostiene il No Billag, è facile rispondere. La posizione del Movimento non è caduta improvvisamente dal cielo. A parte che fu il Nano ad inventare gli aeroplanini col canone Billag, la Lega per un quarto di secolo ha cercato il dialogo con l’emittente. Che naturalmente è stato rifiutato a priori: alla TV di Stato ritengono di avere ragione per definizione. Si sono sempre reputati i detentori della Verità: atteggiamento tipico della gauche-caviar. La Lega ha anche tentato la via di far sentire la propria voce dall’interno dell’ “azienda”, partecipando alle elezioni della CORSI (organo ormai diventato del tutto inutile). Risultato: la partitocrazia, e la RSI stessa, alle assemblee CORSI hanno mobilitato in massa i propri soldatini per sbarrare la strada all’eventuale elezione di odiati populisti. La CORSI e la RSI sono cosa nostra! Giù le mani!

Quando poi un paio di esponenti del Movimento hanno graziosamente ottenuto l’accesso alla CORSI, si sono ritrovati a  fare le foglie di fico. Ed infatti hanno deciso, dopo un po’, di andarsene. Commento del presidente della CORSI Gigio Pedrazzini: “Se ne vanno? Non è importante”. Mancava che aggiungesse: “non aspettavamo altro, finalmente fuori dai santissimi”, ma il senso è chiaro.

Cambiare la RSI dall’interno non è possibile. Semplicemente perché la RSI non è ormai più in grado di cambiare. I malandazzi sono cementificati e strutturali.  Lo scossone deve venire dall’esterno con il No Billag.

Lorenzo Quadri

 

No Billag: i ricatti della Doris

La ministra uregiatta prima rifiuta tutti i compromessi sul canone, poi va in panico

 

L’isterismo di vertici della SSR/RSI, nonché della partitocrazia, a causa della “criminale” iniziativa No Billag continua a crescere, malgrado manchino tre mesi alla votazione. I  vertici dell’emittente, in barba alle reiterate dichiarazioni di “serenità” e di “rispetto per diritti popolari” sono tutt’altro che sereni. E quanto all’accettare che il popolo possa esprimersi anche sul canone radioTV… Risultato: ogni volta che lorsignori aprono bocca, danneggiano la loro causa.

Adesso anche la Doris, come ministra delle telecomunicazioni, ha pensato bene di scendere in campo. Naturalmente con i soliti metodi da Doris. Ossia con panzane e ricatti. Del resto, la Doris ha raccontato panzane sulla strategia energetica 2050, raccontando la storiella del costo massimo di 40 Fr all’anno per economia domestica. Balle di Fra’ Luca, come dimostrano i superbalzelli previsti nella legge sul CO2. I contrari alla strategia energetica 2050, che parlavano di maggiori costi di 3000 franchetti all’anno, sono assai più vicini alla realtà.

E sempre la Doris ricattava per sdoganare la vignetta autostradale a 100 Fr all’anno. Ed infatti è stata asfaltata dalle urne.

C’è chi non impara

Ma evidentemente c’è chi non impara mai. Sicché, ecco che la quasi ex presidenta della Confederella sul torna alla carica sul No Billag ricattando senza vergogna le minoranze linguistiche: se la “scellerata” iniziativa passa – tuona la ministra uregiatta –  salteranno i programmi radioTV delle minoranze!  “La SSR – annuncia infatti la Doris – non potrebbe più applicare il suo sistema di perequazione finanziaria interna per sostenere con proventi realizzati nella Svizzera tedesca programmi destinati alla Svizzera italiana, romanda e romancia”.

E’ piuttosto allucinante che, malgrado il numero francamente eccessivo di anni trascorsi nel governicchio federale, la Doris non abbia ancora capito che ricattare i cittadini, ed in particolare le minoranze linguistiche (che in più di un’occasione hanno fatto da ago della bilancia) non è una buona idea.

 

Paghiamo anche noi

Geniale, poi, la trovata di sottolineare agli Svizzeri tedeschi che col loro canone eccessivo  – che però paghiamo anche noi, mica solo loro! – finanziano anche la RSI, la quale si è gonfiata come una rana ed il servizio pubblico nemmeno sa dove sta di casa. Praticamente un’esortazione agli amici d’Oltregottardo a votare contro il canone.  Ma la Doris fa campagna per il No Billag?

Stendiamo un velo pietoso sulla fanfaluca della “pluralità dell’informazione” con cui la ministra delle telecomunicazione si sciacqua la bocca, quando il 70% dei giornalisti SSR è di $inistra ed un altro 16% di centro$initra. Altro che pluralità dell’informazione: propaganda a senso unico.

Non ancora contenta, la Doris ha voluto ripetere la menata che, in caso di approvazione dell’iniziativa No Billag, “Non c’è un piano B”, già detta del direttore generale della SSR Gilles Marchand. Ma bene! Qui c’è un manager da quasi 600mila Fr all’anno che si  bulla di non avere un piano B. E una ministra che ripete la stessa cosa. Il numero delle persone non al proprio posto si moltiplica.

Esame di coscienza?

La Doris, prima di andare a ricattare e a minacciare a destra e a manca, potrebbe inoltre farsi un esame di coscienza. La SSR ha rifiutato qualsiasi soluzione di compromesso per un abbassamento del canone. La Doris (assieme alla partitocrazia) come di consueto ha spalleggiato la TV di Stato: sfottendo, denigrando e criminalizzando tutte le proposte di riduzione del canone. Poi però è subentrato il panico. Ecco dunque l’uscita sullo sconto farlocco: da 451 Fr a 365 Fr all’anno per due anni (2019 – 2020). Sconto, sia chiaro, che è stato deciso soltanto in presenza dell’iniziativa No Billag. Altrimenti, col fischio che qualcuno si sarebbe sognato di procedere in questo senso. L’iniziativa No Billag ha quindi già ottenuto il risultato concreto di far risparmiare ai cittadini qualche soldino. Altro che criminalizzare i promotori (quattro gatti) tentando di dipingerli come i “nemici del popolo”.

Promesse farlocche

Chiaramente però anche il Gigi di Viganello ha capito che, mai come in questo caso, vale il principio del “passata la festa, gabbato lo santo”. Sicché, se l’iniziativa No Billag – pur non passando – non dovesse ottenere un numero dignitoso di consensi, a partire dal 2020 lo sconto sul canone più caro d’Europa ce lo possiamo scordare. Come detto più volte, non esiste alcun “No critico”. Dire No all’iniziativa “No Billag” significa non solo approvare, ma incoraggiare l’andazzo attuale. Nelle ultime settimane i vertici dell’emittente di regime si sono profusi in accorate promesse di cambiamenti radicali. Ma queste promesse farlocche finiranno immediatamente nella tazza del water se l’iniziativa No Billag dovesse venire respinta con maggioranza schiacciante perché i cittadini hanno ceduto al ricatto della casta.

Lorenzo Quadri

 

No Billag: all’emittente di regime è già Carnevale

Predicano la rottamazione della Svizzera, e poi si nascondono dietro la bandiera?

 

A Comano sono così “sereni” che da settimane va in scena il lavaggio del cervello; e i cittadini, a tre mesi dalla votazione, ne hanno già piene le scuffie

Si avvicina Natale, ma a leggere certe posizioni della RSI sembra già Carnevale. Particolarmente carnascialesco il comunicato, diffuso di recente, con cui la Pravda di Comano (e le emittenti private) garantiscono un “dibattito equilibrato” sulla “criminale” iniziativa No Billag ed assicurano che non useranno il canone (più caro d’Europa) per fare campagna di votazione. Scusate ma ci scappa da ridere! E l’ilarità aumenta leggendo dichiarazioni del seguente tenore: “L’iniziativa popolare costituisce un diritto democratico che va riconosciuto serenamente e senza irrigidimenti”. Oppure: “In nessun caso queste emittenti utilizzeranno risorse provenienti dal canone radiotelevisivo per una campagna in merito alla votazione del 4 marzo 2018”. O ancora: “Le emittenti che assicurano il servizio pubblico radiotelevisivo garantiscono nei loro programmi un dibattito oggettivo e pluralistico, ospitando in modo equilibrato le opinioni contradditorie sul tema”.

Sereni?

L’iniziativa No Billag va riconosciuta “serenamente”? Ed infatti i galoppini di  Comano e Besso sono così “sereni” che da settimane ormai si stanno producendo in un improponibile ed isterico lavaggio del cervello ai cittadini, con scenari sempre più catastrofisti. Nemmeno si stesse votando sulla terza guerra mondiale. Vedi il grottesco slogan “No Billag – No Svizzera”. Come se la Svizzera esistesse grazie all’emittente di regime! Ma soprattutto: con quale faccia di tolla certa gente, che ha sempre sostenuto la rottamazione della Svizzera – perché bisogna essere “aperti”, multikulti ed “eurocompabili” (ovvero: eurosguatteri) – adesso si permette di nascondersi dietro la nazione?

La stessa Pravda di Comano, organo di propaganda di regime pro-UE, pro-frontiere spalancate, pro-finti rifugiati, e soprattutto ferocemente contraria agli odiati nazionalisti, che vengono sistematicamente equiparati ai fascisti, adesso che se la vede grigia tira in ballo la bandiera rossocrociata? Dopo averla sempre sminuita e disprezzata secondo i dettami dell’ideologia becero-internazionalista ro$$a? Ma chi credono di prendere per il tafanario questi signori?

Geometrie variabili

E ricordiamoci che quelli che piagnucolano e strillano allo scandalo perché la “criminale” iniziativa No Billag metterebbe a rischio dei posti di lavoro (come se fosse plausibile una sua accettazione a livello nazionale) sono gli stessi che hanno sempre fiancheggiato lo smantellamento della piazza finanziaria, che in Ticino ha perso quasi 3000 impieghi in 15 anni. E sono sempre quelli che reggono la coda alla devastante libera circolazione delle persone, che genera sostituzione e dumping salariale. Ma evidentemente ci sono posti di lavoro che “valgono” (quelli occupati dai kompagni dell’emittente di regime) e quelli che invece non contano una cippa (quelli di tutti gli altri).

Obiettivi?

In quel di Comano e Besso sono così “sereni” che il direttore kompagno Canetta rilascia ormai un’intervista al giorno contro il No Billag, una più catastrofista dell’altra, con tanto di accuse (pronunciate con la massima serenità, sia chiaro) ai sostenitori della “criminale” iniziativa contro il canone di essere bugiardi.

In quel di Comano sono così “sereni” che, alla disperata ricerca di suffragetti/e, stanno slinguazzando senza ritegno tutti i politicanti che ritengono possano fare campagna anti No Billag. Un solo esempio tra tanti: i grotteschi quantitativi di panna montata – che proprio nulla hanno a che vedere con il servizio pubblico – sull’arrivo di Rocco Cattaneo in Consiglio nazionale.

E sono così “obiettivi”, a Comano, da infarcire i notiziari RSI di propaganda contro l’iniziativa No BIllag, e nemmeno tanto subliminale (lavaggio del cervello).  E come la mettiamo con i dipendenti dell’emittente impegnati sui social a fare campagna permanente, 24 ore al giorno?

Equilibrati?

Non utilizzano risorse del canone per fare campagna”, recita ancora il comunicato. Ohibò. Lo stipendio del buon Canetta non è forse pagato con i soldi del canone? La gestione ordinaria della CORSI non è forse finanziata con i soldi del canone? E non è forse la CORSI, con il presidente uregiatto Gigio Pedrazzini, a gestire la questua per il finanziamento della maxi-campagna contro i quattro gatti che sostengono ufficialmente il No Billag, con tanto di polizze di versamento intestate all’ex partitone (Ovvero: chi vuole sostenere la campagna contro il No Billag deve spedire i propri soldi al PLR)?

E gli uccellini cinguettano pure di una risorsa interna alla RSI (quadro dirigente, ovviamente pagato col canone) il cui compito attuale sarebbe proprio quello di coordinare la campagna contro il No Billag… ma naturalmente si tratta delle solite maldicenze, vero?

“Il dibattito equilibrato è garantito”? Ma chi si pensa di fare fessi? I dibattiti equilibrati alla RSI non sono garantiti nemmeno su temi che non vedono l’emittente di regime quale parte in causa. Figuriamoci allora quando lo è…

Imposta

E’ forse anche il caso di ricordarsi che l’attuale canone non è nemmeno tale. Infatti è  stato trasformanto – senza la necessaria base costituzionale! – in un’imposta pro-SSR. Una sfacciata contraddizione del famigerato principio del “chi consuma paga”. Un principio che la partitocrazia, a cominciare dalla gauche-caviar, sostiene ad oltranza. Tranne, ma guarda un po’, in questo caso. Perché, quando si tratta di foraggiare l’emittente di regime, quella che permette al centro-$inistra di mantenere potere e cadreghe – il 70% dei giornalisti della SSR sono di $inistra e un ulteriore 16% di centro-($inistra) – allora ecco che scatta il “contrordine compagni”: tutti devono pagare indiscriminatamente! Anche se non consumano alcun prodotto radiotelevisivo, perché non possono o non vogliono. Ed in più, per vedere quello che desiderano, devono ancora pagare gli abbonamenti alle emittenti tematiche. Questo sistema è uno sconcezza. Costretti per legge ad acquistare una prestazione che non si vuole? E che non è affatto un servizio di base al cittadino, dal momento che rientra ampiamente nella sfera del superfluo? Non sta né in cielo né in terra. E questo già basta, ed avanza, per sostenere l’iniziativa No Billag.

Lorenzo Quadri

Adesso promettono, ma poi…

No Billag: in casa SSR vale il principio del “passata la festa, gabbato lo santo” 

I primi impegni che verranno disattesi: mantenere il canone a 365 Fr dopo il 2020 ed abolire il privilegio dei dipendenti che non pagano il canone

Ma guarda un po’. Il direttore della Pravda di Comano, kompagno Maurizio Canetta, ormai sta rilasciando un’intervista al giorno contro l’iniziativa No Billag. Nuova  dimostrazione che i vertici della SSR hanno ormai perso la trebisonda a causa della votazione del  4 marzo. Lanciatissimi in un’operazione di lavaggio del cervello al popolazzo, stanno però ottenendo il risultato contrario a quello desiderato. Infatti la gente ne ha già piene le scuffie, e mancano ancora più di tre mesi  alla votazione.

Il bello è che solo pochi giorni fa sono  state pubblicate delle direttive nelle quali si legge più o meno: “l’emittente non fa campagna politica contro la (criminale) iniziativa No Billag, no agli isterismi, siamo equilibrati e sopra le parti”. Per fortuna!

Tutti pagano, tranne…

In una interminabile intervista concessa (uella) al portale LiberaTV,  Canetta tematizza il privilegio di cui beneficiano i dipendenti della SSR. Ossia: non pagano il canone radiotv. Capita l’antifona? Tutti devono pagare il canone. Anche chi non ha una televisione né una radio. Anche chi è cieco e sordo. Infatti a seguito della votazione del 2015 il canone è stato trasformato in un’imposta pro SSR. Che tutti devono sborsare. Alla faccia del principio del “chi consuma paga” con cui la partitocrazia ama riempiersi la bocca; ma evidentemente solo quando torna comodo.  Tutti pagano, compreso chi non consuma. Ma i dipendenti dell’emittente no.

E che Canetta e/o il presidente dell’inutile CORSI Gigio Pedrazzini abbiano almeno la decenza di non venirci a raccontare la storiella che “l’azienda paga il canone ai collaboratori”. L’azienda un piffero! A pagare sono gli utenti con il loro canone. Perché è da lì che vengono i soldi della SSR. O magari qualcuno pensa che nell’ampio parco di Comano – opportunamente cintato per paura di intrusioni (sic) – i franchetti crescano sulle piante?

Perché solo adesso?

Va da sé che in quel di Comano la questione del canone se la pongono solo oggi, in vista della votazione  sull’iniziativa No Billag. Senza questa votazione, nessuno si sarebbe sognato di tematizzare quello che adesso tutti – Pedrazzini e Canetta compresi – bollano come indebito privilegio.  Senza il No Billag, tutto sarebbe stato dato per scontato in eterno. Anzi: se in condizioni “normali” qualche tapino avesse osato sollevare obiezioni circa l’esenzione dal canone dei dipendenti RSI, sarebbe stato immediatamente spernacchiato e ridotto al silenzio. Giù le zampe! I diritti acquistiti non si toccano!

Come mai, inoltre, i buoni  Canetta e Pedrazzini, che da anni ormai siedono ai vertici dell’emittente di regime, al “privilegio anacronistico” ci pensano solo ora? Come mai non l’hanno fatto prima? Il tempo non è di certo mancato. Soprattutto: come mai non ci hanno pensato nemmeno dopo l’asfaltatura rimediata dalle urne ticinesi nel giugno 2015 quando si votò sul canone obbligatorio? Ennesima dimostrazione che in casa RSI, come pure in casa SSR, se ne sono sempre sbattuti  di ogni critica. Mettersi in discussione? Non sia mai! Noi siamo “dalla parte giusta”;  gli altri sono beceri populisti! Atteggiamento tipico della gauche-caviar…

Nel water

Del resto, anche quello che mena il gesso ha capito che, se l’iniziativa No Billag dovesse venire asfaltata, tutti questi bei discorsi sulla fine dei “privilegi anacronistici” verranno gettati direttamente nella tazza del water. La stessa sorte toccherà alla riduzione temporanea del canone a 365 Fr all’anno.

Ricapitolando:

  • Senza l’iniziativa No Billag, la Doris uregiatta non avrebbe deciso di abbassare per due anni (2018 e 2019) il canone a 365 Fr. Se detta iniziativa dovesse venire asfaltata, è ovvio che dal 2020 il canone tornerà a risalire a 451 Fr annuali.
  • Senza l’iniziativa No Billag, mai sarebbe stato messo in discussione il privilegio dei dipendenti SSR che non pagano il canone. Se l’iniziativa dovesse venire asfaltata, tutto andrà in dimenticatoio.
  • Ed infatti, il buon Canetta sta già mettendo le mani in avanti a proposito del canone dei collaboratori della RSI: nell’intervista a LiberaTV precisa che c’è di mezzo la convenzione collettiva dei dipendenti dell’emittente di regime,  che bisogna trattare con i $indakati e blablabla. Traduzione: adesso che bisogna fare campagna per la votazione sull’iniziativa No Billag vi facciamo balenare tante belle promesse e poi… passata la festa, gabbato lo santo!

Lorenzo Quadri

Fregnacce contro la Svizzera: il pavido silenzio bernese

Il Ministro degli esteri, invece di fare il suo lavoro, fa campagna contro No Billag

 

Le recenti fregnacce dell’ONU – o di taluni suoi membri che farebbero molto meglio a guardare in casa propria – sulla Svizzera razzista non possono passare sotto silenzio. Perché noi, da bravi tamberla, paghiamo fior di contributi alle Nazioni Unite. Per poi sentirci rivolgere accuse che non stanno né in cielo né in terra? Chiudere i rubinetti è il minimo che si possa fare.

Ricordiamo che la Svizzera ha aderito all’ONU solo nel recente passato, e meglio nel 2002, dopo una votazione popolare risicata e – va da sé – preceduta dalla consueta propaganda di regime pro-frontiere spalancate. Come siamo entrati nell’inutile club, così possiamo (e dobbiamo) uscirne.

La casta va in brodo di giuggiole

Nelle scorse settimano abbiamo quindi sentito il Venezuela, una dittatura comunista a rischio di default, starnazzare perché in Svizzera ci sarebbe della stampa “di destra” (clamorosamente minoritaria, tra l’altro, poiché la maggioranza degli organi d’informazione è la grancassa al pensiero unico internazionalista e multikulti).

Proprio il Venezuela, che di recente ha introdotto la censura di regime contro chi critica il governo Maduro, con pene fino a 20 anni di carcere, si permette di venire a sindacare in Svizzera. Questa dittatura rossa da operetta, che i diritti umani nemmeno sa dove stiano di casa – interessante al proposito la testimonianza del giornalista ticinese Filippo Rossi, recentemente incarcerato a Tocoron –  non contenta di aver introdotto la censura in casa propria, pretende di introdurla in casa nostra. E’ il colmo.

Naturalmente la casta spalancatrice di frontiere, lungi dal risentirsene, va invece in brodo di giuggiole. A partire dall’emittente di regime foraggiata con il canone più caro d’Europa, che ha enfatizzato la grottesca posizione venezuelana con la massima goduria. In sprezzo del ridicolo, va da sé, e prendendo la gente per scema. Perché qui siamo davanti ad una dittatura che si permette di andare in giro a calare lezioni a democrazie plurisecolari. Ma chissenefrega di questi dettagli. L’importante, per la Pravda di Comano, è starnazzare ad oltranza il suo ritornello preferito: “in Svizzera c’è un problema di razzismo! Gli svizzeri sono razzisti! Tutta colpa degli spregevoli populisti! Dobbiamo aprirci! Devono entrare tutti!”.

Se questo non è lavaggio del cervello…

Il paese con più stranieri

Lo ripetiamo per l’ennesima volta. La Svizzera è il paese al mondo con più stranieri. Il 40% della popolazione residente, o è straniera o ha un passato migratorio: ovvero è naturalizzata. In Ticino le due categorie (stranieri e naturalizzati) sono in maggioranza. Cifre del genere non esistono da nessun’altra parte del globo. Siamo così fessi da far entrare tutti. E di farli pure restare. Anche quando avremmo invece il diritto, anzi il dovere, di sbatterli fuori. Vedi il caso del 27enne picchiatore tedesco senza lavoro, che i legulei del Canton Zurigo hanno autorizzato a rimanere in Svizzera con il pretesto farlocco della libera circolazione. Venendo pure bacchettati da una professoressa universitaria di diritto europeo.

E poi dobbiamo accettare patenti di xenofobia e di razzismo da parte di paesi che i migranti li accettano col contagocce?

Anche alla nostra pazienza, e alla nostra dabbenaggine, ci deve pure essere un limite da qualche parte!

Il sogno proibito

Del resto, se le scempiaggini del Venezuela contro la stampa di destra in Svizzera vengono pubblicizzate ad oltranza (con l’obiettivo di legittimarle) c’è un motivo. Introdurre la censura di regime con la scusa del razzismo è infatti il sogno della casta politikamente corretta e spalancatrice di frontiere. La quale, dopo aver passato anni a denigrare come spregevoli razzisti quelli che osano non allinearsi al suo pensiero unico, si sente ora pronta per il salto di qualità:  mettere direttamente fuori legge le posizioni sgradite. E ogni sostegno in questa direzione è benvenuto. Anche quello di una dittatura comunista in bancarotta. Mica si può guardare tanto per il sottile…

Silenzio assordante

Ora, evidentemente, il Venezuela può raccontare tutte le fregnacce che vuole. Sta alla Svizzera non farsele andar bene. E rispedirle subito al mittente, magari con il giusto corredo di “Vaffa”. Invece il neoministro degli Esteri Ignazio KrankenCassis nelle sue prime uscite pubbliche  – che dal punto di vista della tempistica  sarebbero cadute proprio a fagiolo – di cosa ha parlato? Ha ribadito la via bilaterale con l’UE, naturalmente con tutte le calate di braghe annesse e connesse (il famoso tasto “reset” è già stato dimenticato: serviva solo ad abbindolare i boccaloni). Poi si è premurato di fare campagna elettorale contro l’iniziativa No Billag, raccontando la solita trita panzana della “coesione nazionale in pericolo” a cui non crede più nemmeno il Gigi di Viganello, visto che la coesione nazionale non se l’è certo inventata la SSR. Peccato però che la campagna No Billag non c’entri un tubo con la politica estera. Ma si vede che reggere la coda agli amichetti dell’emittente di regime è prioritario rispetto all’esercizio del proprio mandato. Sulle fregnacce dell’ONU, ed in particolare del Venezuela, contro la Svizzera, invece, il buon KrankenCassis non ha fatto un cip. E sì che esprimersi su questi temi è compito specifico di un capo del DFAE. E le occasioni per farlo non sarebbero certo mancate. Se il buon giorno si vede dal mattino, possiamo stare certi che la politica estera della Confederella continuerà ad essere quella della genuflessione ad oltranza.

Lorenzo Quadri