Socialità troppo costosa? Si risparmi sugli stranieri

Più che “spalmare” diversamente la spesa dell’assistenza, occorre scremare i beneficiari

 

“Prima i nostri” anche nell’accesso alle prestazioni sociali

I costi della socialità in Svizzera ed in Ticino sono andati fuori controllo e galoppano verso l’infinanziabilità. Certo: il discorso sui soldi che non ci sono potrebbe anche sembrare strano, visto che, secondo taluni politicanti bernesi (vedi EuroSenatore Pippo Lombardi ed il suo voto determinante nella Commissione della politica estera degli Stati), dovremmo regalare 1.3 MILIARDI di Fr alla fallita Unione europea. E questo senza uno straccio di obbligo, né di contropartita, e nemmeno di vantaggio tangibile. Come ha infatti ben spiegato a posteriori l’EuroSenatore, si tratta di “oliare”. In sostanza, una squallida marchetta a degli eurobalivi con già le valigie in mano. Sempre secondo la casta spalancatrice di frontiere, dovremmo anche spendere ogni anno 130 milioni in più per integrare i finti rifugiati nel mondo del lavoro.

Hai capito l’establishment? Invece di rimandare i migranti economici a casa loro, immagina di integrarli professionalmente – operazione peraltro destinata a miserando fallimento – con i nostri soldi, e a scapito dei lavoratori svizzeri.

In Ticino

Il discorso finanziario sui costi della socialità, in considerazione di queste ed altre aberrazioni, potrebbe dunque sembrare strano. Ma purtroppo è realistico. In Ticino a fine 2016 la spesa sociale complessiva era di quasi 360 milioni; nel 2010 era di 280. Nello stesso periodo, i costi della sola assistenza sono passati da 60 milioni a 110: praticamente un raddoppio nel giro di soli sei anni! E’ quindi evidente che bisogna correre ai ripari.

Chiavi di riparto

Di recente alcuni Comuni ticinesi hanno presentato un’iniziativa volta a ripartire diversamente la quota parte (25%) dei costi dell’assistenza sociale che ricade sui comuni. Si tratta, però, di una “non soluzione”: i costi attuali verrebbero semplicemente spalmati con una chiave di riparto differente. Conseguenza: alcuni comuni (ed i relativi contribuenti) pagherebbero meno. Altri (ed i relativi contribuenti) pagherebbero di più. Ma la spesa sociale di per sé non diminuirebbe.

Frontiere spalancate

Cosa ha provocato l’esplosione della spesa dell’assistenza? E’ chiaro: malgrado le statistiche farlocche della SECO, le altrettanto farlocche “percezioni” dell’IRE e la propaganda di regime (leggi: lavaggio del cervello) pro-UE e pro-libera circolazione con cui la casta spalancatrice di frontiere ci martella ogni giorno, il problema risiede nell’immigrazione incontrollata. Da un lato c’è sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, con i primi che finiscono in disoccupazione e poi in assistenza. Dall’altro c’è l’immigrazione facile nello Stato sociale. Immigrazione che, sia detto per inciso, la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe rendere ancora più facile sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE; ovvero un vergognoso trattato coloniale che ci imporrebbe poi di mantenere tutti gli immigrati UE e di non espellerne nessuno; nemmeno se criminale. Alla faccia del voto popolare del 2010.

“Prima i nostri”

Visto che l’immigrazione incontrollata è la causa principale dell’assistenza, è evidente che, se si vuole ridurne i costi, bisogna 1) far saltare la libera circolazione delle persone e 2) tagliare le prestazioni sociali agli stranieri. “Prima i nostri” anche nella socialità!

Ovviamente, si comincia a tagliare da chi è giunto in Svizzera in tempi più recenti. Vale a dire dai titolari di permessi B (dimora). Le prestazioni sociali ai dimoranti vanno azzerate. Il permesso B viene  infatti rilasciato a chi è in grado di mantenersi con le proprie risorse. Nel momento in cui non lo è più, il motivo del permesso decade. Il premesso va dunque ritirato e non vanno versate prestazioni sociali.

Naturalmente sentiamo già la casta, imbesuita dal politikamente korretto, che starnazza a pieni polmoni al “razzismo” (fa tanto chic e “progressista”). Eh no, cari $ignori, non ci stiamo. Non è razzismo, è legittima difesa. E, se si è giunti a questa situazione, la colpa è di chi ha spalancato le frontiere provocando l’assalto alla diligenza. Quindi, che se ne assuma finalmente la responsabilità!

Finti rifugiati

E’ poi evidente che i finti rifugiati, che non scappano da nessuna guerra, vanno rimpatriati. A partire dagli eritrei, che costituiscono la nazionalità maggiormente rappresentata tra gli asilanti in Svizzera. Nel giro di otto anni, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza sociale è aumentato di quasi il 2300% (sic!). Essendo ormai ufficialmente appurato che gli eritrei sono tutti finti rifugiati, è pacifico che vanno rimpatriati in toto.

Combattere gli abusi

Altro filone su cui si può e si deve intervenire per contenere la spesa sociale è quello degli abusi. Il 25 novembre voteremo su una modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che permetterà a queste ultime di ricorrere ai servigi di investigatori privati per sorvegliare (e smascherare) i “furbetti”, nel caso di concreto sospetto di abuso. Questa pratica non è di per sé una novità. Era in vigore fino all’autunno del 2016. Tra il 2009 ed il 2016 ha permesso all’ente pubblico di risparmiare ben 320 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. Poi la Corte europea dei diritti dell’uomo (giudici stranieri!) ha stabilito che mancava la necessaria base legale. Adesso la base legale è arrivata. E dunque dobbiamo sostenerla in votazione popolare. Gli abusi nella socialità vanno sventati. In caso contrario, ad andarci di mezzo sono i veri bisognosi. Dunque, il 25 novembre, tutti a votare Sì!

Lorenzo Quadri

 

 

Rapine in casa: e intanto la partitocrazia…

 

Nei giorni scorsi sono stati arrestati due delinquenti stranieri – un 22 enne algerino ed un 25enne marocchino – con l’accusa di aver messo a segno una serie di furti con scasso in abitazioni ed automobili, in Ticino e nei Grigioni. Durante una razzia in una casa, le due “risorse da integrare” hanno picchiato l’inquilino.

Ma come: “immigrazione non era uguale a ricchezza”?

La settimana precedente si è invece celebrato il processo, tra l’altro con una richiesta di pena ridicola (tre anni) al criminale rumeno che a Minusio 11 anni fa fece irruzione in un’abitazione assalendo a coltellate, oltre trenta, gli anziani occupanti. E tutto per un bottino di poche centinaia di Fr.

Grazie alla politica delle frontiere spalancate, voluta dal solito triciclo PLR-PPD-P$, le rapine in casa, in presenza degli abitanti, diventeranno sempre più una realtà anche da noi. Nel Belpaese, purtroppo, lo sono già.

Ma almeno lì, grazie al nuovo governo gialloverde, è stato potenziato il diritto alla legittima difesadi chi viene aggredito in casa propria, ma anche sul posto di lavoro. Nelle scorse settimane la modifica di legge che tutela le vittime è stata approvata a larga maggioranza dal Senato.

Non così in Svizzera. A Berna la partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto, rifiuta schifata ogni proposta di potenziamento della legittima difesa, strillando istericamente al Far West.

Complimenti signori del triciclo, avanti così. Invece di rendere la vita più facile a chi viene aggredito in casa propria e si difende, continuate a spingere i cittadini a non difendersi dai delinquenti, e quindi a mettersi in pericolo per paura di finire sul banco degli imputanti. Solo nei confronti degli automobilisti la partitocrazia vara leggi draconiane:  vedi la ciofeca “Via Sicura”. Quando si tratta di delinquenti, invece, il buonismo-coglionismo la fa da padrone. I signori della partitocrazia pensano di vivere ancora ai tempi in cui, alle nostre latitudini, il massimo della delinquenza era il ladro di polli. Invece proprio loro hanno spalancato le frontiere alla criminalità straniera più feroce. E non vogliono nemmeno che i cittadini si difendano.

Lorenzo Quadri

La violenza domestica è un problema di uomini stranieri

L’inutile commissione contro il razzismo tace, mentre gli spalancatori di frontiere…

Se i responsabili di aggressioni tra le mura di casa sono per metà svizzeri e per metà stranieri, e gli stranieri sono il 25% della popolazione, ne consegue che percentualmente essi delinquono il doppio. Imbarazz tremend imbarazz della ministra del “devono entrare tutti” davanti al Consiglio nazionale, mentre i soldatini del multikulti si autoerotizzano cerebralmente con il “racial profiling”

Sul finto problema del razzismo in Svizzera si continua a montare la panna senza remore. Pensiamo ad esempio all’inutile Commissione federale contro il razzismo, ovvero un gremio radikalchic che  abusa del proprio ruolo ufficiale per fare politichetta pro frontiere spalancate e pro immigrazione incontrollata. E che quindi è da chiudere.

La Commissione in questione – che il solito sfigato contribuente paga profumatamente per farsi colpevolizzare e ricattare moralmente – si guarda bene dall’affrontare il vero problema che dovrebbe interessarla. Cioè  il razzismo d’importazione. Vale a dire, l’arrivo incontrollato di migrati di “altre culture” (principalmente islamici) che sono antisemiti, razzisti, sessisti, omofobi. E che nutrono (e trasmettono alle nuove generazioni) odio nei confronti di chi è di religione diversa dalla loro. In una parola: si tratta di persone non integrabili. Incompatibili con la nostra società. Ed infatti – tanto per fare un esempio – sempre più ebrei lasciano la Francia, poiché si sentono minacciati a seguito dell’esplosione dell’immigrazione islamica. E non è “solo una percezione”.

Ma naturalmente l’inutile e lottizzata Commissione federale contro il razzismo su questi temi “scomodi” non ha nulla da dire. Chiaro: chi sostiene l’immigrazione scriteriata “non può” fare altro che negarne gli effetti deleteri, al prezzo di miserevoli arrampicate sui vetri.

Delinquono il doppio

E’ quanto accaduto martedì mattina in Consiglio nazionale sul tema della violenza domestica. Ha dichiarato al proposito la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga: “gli autori sono per metà svizzeri e per metà stranieri”. Visto però che gli stranieri sono il 25% della popolazione, la logica conseguenza è che essi in percentuale sono responsabili del doppio dei casi di violenza domestica. Senza contare che il dato sulla nazionalità è ulteriormente taroccato (e non di poco) dalle naturalizzazioni di massa. Quanti autori di violenza domestica indicati come “svizzeri” hanno in realtà l’inchiostro ancora bagnato sul passaporto? Ovviamente, questa informazione non la sapremo mai. Ma come: gli stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? E invece…

 Imbarazz tremend imbarazz

Cosa ha risposto la ministra del “devono entrare tutti” all’inoppugnabile dato statistico sugli stranieri violenti tra le mura di casa? Come da sua abitudine, non ha risposto. Ha infatti blaterato che, poiché il 95% degli autori di violenza domestica sono uomini, è un problema di uomini. E no, “cara” Simonetta: è un problema di uomini stranieri!Quelli a cui tu ed i tuoi kompagnuzzi e kompagnuzze della gauche-caviar spalancate le frontiere. Quelli che vi rifiutate di espellere. E poi avete ancora il coraggio di tentare di spacciarvi per paladini delle donne vittime di violenza? Ma andate a scopare il mare!

Nuova fregnaccia: il “racial profiling”

Chiaramente, la sola (inutile) Commissione federale contro il razzismo non poteva bastare. Negli ultimi tempi i soldatini del multikulti montano la panna su una nuova fregnaccia: il “racial profiling” (uella!). Ovvero, il “controllo di una persona da parte di agenti di polizia o guardie di confine a causa delle sue caratteristiche fisiognomiche”. Con tanto di presunti esperti che, sulla base di “percezioni” (sic) e di ridicole arrampicate sui vetri, hanno la tolla di contestare l’evidenza statistica. E le statistiche certificano che gli immigrati, in proporzione, delinquono molto più degli svizzeri. Ma si sa che il motto della casta, davanti alle realtà scomode, è: “negare sempre, negare comunque, negare ad oltranza”.  Questo, però,  non cambia la realtà. E la realtà è che oltre il 70% degli ospiti dell’Hotel Stampa non ha il passaporto rosso. E da una statistica di qualche tempo fa sui reati commessi in Ticino sull’arco di un anno, fornita dal Consiglio di Stato in risposta ad un atto parlamentare, emergono le seguenti percentuali:

  • Rapine: 66,7% autori stranieri
  • Risse: 100% autori stranieri
  • Borseggio: 94.4% autori stranieri
  • Furto con destrezza: 81.6% autori stranieri
  • Taccheggio: 78.3% autori stranieri.

Bufalari

E il bello è che i bufalari radikalchic, non contenti di negare l’evidenza, hanno ancora il coraggio di sostenere che: “l’impressione che gli stranieri commettano più reati degli svizzeri è alimentata dalla stampa”. Ohibò! Questa “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi) l’ha detta – assieme ad altre –  tale Dirk Baier, responsabile dell’Istituto di delinquenza e prevenzione della criminalità dell’Università di scienze applicate di Zurigo (uella). Nuovo eclatante esempio di come gli istituti scientifici (o presunti tali) vengano strumentalizzati dalla casta a scopi di propaganda pro-pensiero unico. E questo in sprezzo del ridicolo. Infatti, anche i paracarri si sono accorti che  l’informazione di regime indica sistematicamente la nazionalità dell’autore di un reato quando questi è svizzero. Se invece è straniero, la musica cambia. Quindi, accade proprio il contrario di quanto asserito dal buon Baier.

Tutti masochisti?

Comunque, i conti non tornano proprio. Se il nostro, come vanno blaterando gli spalancatori di frontiere in funzione di lavaggio del cervello, è un paese di spregevoli razzisti, come mai ci ritroviamo con un quarto della popolazione straniera (un terzo in Ticino), oltretutto in continuo aumento causa immigrazione scriteriata? Milioni di immigrati sono arrivati in Svizzera – e continuano ad arrivare – per farsi maltrattare? Tutti masochisti, questi stranieri? Ma va là!

Lorenzo Quadri

La truffatrice straniera che ha trovato “ul signur indurmentàa”

Il 25 novembre Sì alla modifica di legge contro i furbetti (magari importati) dell’AI

Ma come: gli stranieri che abusano del nostro stato sociale non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?  Invece, nei giorni scorsi abbiamo appreso la lieta novella che il Tribunale federale (TF) ha confermato l’espulsione dalla Svizzera di una donna serba di 35 anni che ha truffato l’invalidità per centinaia di migliaia di franchi. Poiché sappiamo che i legulei del TF non hanno certo l’espulsione facile, ma al contrario si arrampicano sui vetri per far restare tutti, vuol dire che l’ennesima “non patrizia” che ha trovato in Svizzera “ul signur indurmentàa” l’ha combinata grossa. In effetti, se la truffa non fosse stata scoperta, la signora si sarebbe cuccata oltre 1.2 milioni di franchetti dalla nostra assicurazione invalidità da qui al pensionamento.

Ed i soldi che Madame ha intascato, dove sono andati a finire? Come da copione, nella costruzione di una lussuosa magione al natìo paesello. Apperò!

Finti invalidi stranieri

Come ha fatto la 35enne serba ad ottenere una rendita AI? Elementare, Watson: tramite certificato medico farlocco in cui si attesta che la sciura è invalida per sedicenti motivi psichici. Eh già: la diretta interessata era così sofferente da essere un’assidua frequentatrice di discoteche e locali pubblici. Senza tuttavia essersi minimamente integrata. Dopo 20 anni di permanenza nel nostro paese, la signora ha ancora bisogno di un interprete (pagato da chi?) per rapportarsi con le autorità elvetiche. Evidentemente la 35enne serba conduceva, con i soldi della nostra AI, una vita a 5 stelle, e frequentava solo con il clan dei connazionali. Integrarsi? Non sia mai! In Svizzera ci si va solo per mungere. Tanto gli svizzerotti sono così fessi che mantengono tutta la foffa d’importazione!

Inutile dire che le centinaia di migliaia di franchetti che la signora ha ciucciato dalle nostre assicurazioni sociali non le vedremo più. Ci piacerebbe però sapere qualcosa anche sul medico che ha stilato i certificati farlocchi, causando un considerevole danno economico alla collettività. I medici compiacenti sono complici dei truffatori, e sarebbe il colmo se non venissero chiamati alla cassa.

Il 25 novembre si voterà sulla modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che prevede l’introduzione della base legale per far sorvegliare i presunti “furbetti”. Una modifica da approvare; a tutela di chi invalido lo è davvero!

Lorenzo Quadri

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri

 

 

Sempre più stranieri assunti alla faccia degli svizzeri

Ecco cosa succede a continuare a votare per la partitocrazia spalancatrice di frontiere

 

Lo dice l’Ufficio federale di statistica. “Immigrazione uguale ricchezza”? Certo, ma solo per chi immigra!

Niente di nuovo sotto il sole (e neppure sotto i rovesci temporaleschi): certe notizie che non piacciono alla casta vengono fatte passare il più possibile sotto silenzio. O mascherate (leggi: taroccate) ad arte. E’ il caso dell’ultima indagine su lavoratori stranieri e svizzeri nel nostro paese, pubblicata di recente dall’Ufficio federale di statistica (UST).

Cosa ci dicono i nuovi dati dell’UST? Ci dicono che in Svizzera la crescita dei lavoratori stranieri è il triplodi quella dei lavoratori elvetici. In altre parole: a fine marzo del 2018, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il numero di svizzeri assunti è aumentato dello 0.6%, mentre quello degli stranieri dell’1.7%. Quasi tre volte tanto, appunto.

In Ticino stiamo peggio

Da notare che le statistiche dell’UST si riferiscono a tutta la Svizzera. La situazione ticinese è ben peggiore. Grazie alla devastante libera circolazione delle persone, il numero dei nuovi impieghi creati annualmente in Ticino è praticamente uguale, quando non addirittura inferiore, a quello dei nuovi permessi G rilasciati! Traduzione: si creano posti di lavoro solo per frontalieri.

E cosa accade sul fronte della disoccupazione? I dati ufficiali taroccati “pro saccoccia spalancatori di frontiere” indicano, sempre tra il marzo del 2017 e quello del 2018, una crescita dello 0,1%. Cifra che, come ormai sappiamo, non dice granché. Perché non tutti i senza lavoro rientrano nelle statistiche sulla disoccupazione. In particolare, chi è in assistenza non vi figura più. E sappiamo che l’assistenza in Ticino inanella sempre nuovi record.

Povertà

Lo stesso accade, ma tu guarda i casi della vita, per la povertà.

In Svizzera, secondo l’Ufficio federale di statistica, è povero il 7.5% della popolazione, mentre in questo sfigatissimo Cantone siamo al 17%. Le persone a rischio povertà sono in Svizzera il 14.7%; in Ticino si raggiunge un inquietante 31.4%. Ovvero, praticamente un terzo della popolazione ticinese è a rischio di povertà. La percentuale cresce a ritmo accelerato: nel 2013 infatti eravamo al 24.4%.

Ma come: immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza? L’immigrazione è esplosa ed i Ticinesi sono sempre più poveri. Vuoi vedere che si intendeva dire: “immigrazione uguale ricchezza, ma solo per gli immigrati”?

Il quadro è chiaro

Numero dei lavoratori stranieri in Svizzera che cresce del TRIPLO rispetto a quello dei lavoratori con passaporto rosso, mentre la disoccupazione aumenta per i cittadini elvetici. Il quadro dunque è chiaro. In questo Paese (s)governato da camerieri di Bruxelles ci si continua ad “aprire”, terrorizzati dall’idea di venire accusati di “razzismo”. Ci si ostina a far entrare tutti quando in Svizzera c’è già il 25%  di popolazione straniera. E il conto è salato. In Ticino addirittura lavorano più stranieri che ticinesi. In nessun’altra parte del mondo la classe politica (uella) tollererebbe una situazione del genere. In Giappone gli stranieri sono il 2% e nessuno ci trova  da ridire.

Chi è responsabile?

Se il nostro mercato del lavoro è nella palta, la responsabilità principale la porta la devastante libera circolazione delle persone e chi l’ha voluta. Ovvero, partitocrazia PLR-PPD-P$$, stampa di regime, padronato, sindacati, intellettualini e compagnia cantante.

La Lega al contrario si batte da quasi vent’anni contro la libera circolazione. Già alla fine dello scorso millennio (!) il nostro Movimento ne aveva previsto con esattezza le conseguenze. Invece i politicanti del triciclo blateravano di ticinesi che avrebbero trovato lavoro a Milano! I $indakati dal canto loro strillavano che gli ammonimenti leghisti erano solo becero populismo; intanto si fregavano le mani pensando ai nuovi affiliati frontalieri e alle relative quote.

Da due decenni…

La Lega ha sempre combattuto, fin dall’inizio, la libera circolazione.  Se il “maledetto voto” del 9 febbraio non viene applicato, se la preferenza indigena è stata rottamata, la colpa è della partitocrazia PLR-PPD-P$$. Non certo della Lega che in Ticino è partito di maggioranza RELATIVA. Mentre la maggioranza ASSOLUTA ce l’ha il triciclo; sia in governo che in parlamento. Questa maggioranza ha sempre voluto spalancare le frontiere. Continua a volerlo. E quindi rottama le votazioni popolari a sostegno della preferenza indigena.

Ma è inutile continuare a votare per la partitocrazia euroturbo e succube delle rispettive dirigenze nazionali che del Ticino se ne sbattono, e poi lamentarsi perché “non si fa nulla” per tutelare il mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud. La Lega fa; il triciclo euroturbo affossa. Ricordatevene alle prossime elezioni. Nel frattempo, tutti a firmare l’iniziativa popolare contro la libera circolazione!

Lorenzo Quadri

Il lavaggio del cervello per ingerlarci l’accordo quadro

Altro che firmare nuovi trattati con Bruxelles: bisogna disdire quelli attuali!

 

Come volevasi dimostrare il neo-ministro degli Esteri KrankenCassis, doppio passaporto fino a “cinque minuti” prima dell’elezione in Consiglio federale, insiste con la ciofeca dell’accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale accordo comporta che, negli ambiti da esso regolati, in casa nostra comandano i balivi di Bruxelles. Non i cittadini svizzeri. Il meccanismo è ben visibile con i fallimentari accordi di Schengen e con la direttiva UE per disarmare i cittadini onesti. Con il pretesto che questa direttiva fa parte dell’acquis Schengen, tale ciofeca viene imposta anche alla Svizzera, in quanto Stato firmatario. E questo malgrado sia contraria alle  nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. Non si capisce come mai, però, la Repubblica Ceca – che è un Paese membro UE – possa invece tranquillamente rifiutare le modifiche al proprio diritto sulle armi che i balivi UE vorrebbero imporre. Sono solo gli svizzerotti fessi a venire “minacciati” con la disdetta degli accordi di Schengen nel caso di rifiuto del nuovo Diktat UE?  Minaccia per modo di dire, dato che la fine del regime-Schengen sarebbe per noi una benedizione; ma questo è un altro discorso.

L’interesse della Svizzera…

Il buon KrankenCassis è stato membro della Pro Tell, associazione che si batte per un diritto liberale delle armi, per accattarsi qualche voto parlamentare. Ne è però uscito dopo un battito di ciglia per poi schierarsi sul fronte opposto.

il neo ministro degli esteri non ha difeso in alcun modo l’autonomia degli Svizzeri dagli eurobalivi che pretendono di imporci il loro diritto delle armi. La stessa cosa accadrà, poco ma sicuro, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Di cui il ministro degli Esteri continua, tra l’altro, a parlare. Chiaro tentativo di lavaggio del cervello. Secondo l’ultima versione, le trattative a livello tecnico con Bruxelles si potrebbero concludere entro l’estate. Ma anche no! E questa sarebbe una bella notizia? E’ inutile che KrankenCassis continui ad imbonirci con la storiella che si sottoscriveranno solo accordi nell’interesse della Svizzera. L’interesse della Svizzera imporrebbe di non sottoscrivere nessun nuovo accordo con l’UE, ed anzi disdirne qualcuno degli esistenti.Vedi libera circolazione delle persone, vedi Schengen, tanto per citare un paio di esempi. E’ chiaro che KrankenCassis l’accordo quadro lo vuole eccome, proprio come il suo predecessore Burkhaltèèèr. E questo in barba agli interessi della Svizzera. La musica non è affatto cambiata. Faremo bene a rendercene conto.

Il piazzista tedesco

E’ poi evidente che l’UE vuole imporre l’accordo quadro alla Svizzera per comandare in casa nostra. Nei giorni scorsi è giunto a Berna il presidente tedesco, tale Frank-Walter Steinmeier, SD, uno che nemmeno in Germania sanno chi sia. Il quale ha pensato bene di venire a raccontare agli svizzerotti immonde fetecchiate del tipo: “L’Unione europea non è un nemico della Svizzera”. Di sicuro non è un amico. E’ un’entità che si fa gli affari propri a scapito nostro. E quindi, se continua a ripeterci che dobbiamo firmare l’accordo quadro istituzionale, è perché ciò rientra nel suo interesse; non certo nel nostro.

Cominciamo inoltre ad essere stufi di vedere che qualsiasi politicante straniero in visita nel nostro paese – compresi quelli, come il $inistrato Steinmeier, che nemmeno a casa loro contano un tubo – si crede nella posizione di calarci lezioni su come ci dobbiamo comportare con l’UE. Ma stiamo scherzando?

Starsene a casa

Oltretutto l’alto papavero germanico parla pure a vanvera. O meglio: il ghost writer pagato dal contribuente tedesco che gli prepara gli interventi scrive a vanvera. Infatti nello stesso discorso il kompagno “Frank-Walter” è riuscito ad elogiare la democrazia svizzera e a fare propaganda per l’accordo quadro. Il quale però con la democrazia non c’entra un tubo.  A volerlo fortissimamente è la casta,  con l’intenzione di togliere potere al popolazzo becero che “vota sbagliato”.  Il tedesco, dunque, ci racconta tutto e il contrario di tutto.

Altro che dare cene di gala in onore di Steinmeier. Lo sconosciuto signore avrebbe dovuto essere imbarcato sul primo volo in partenza per Berlino.

L’europeista Cassis si metta l’anima in pace: non vogliamo nessuno accordo quadro con l’UE, non vogliamo nessun Diktat di Bruxelles sulle armi, e qualsiasi piazzista europeo che avesse una mezza idea di arrivare da noi per tentare di sbolognarceli, è cordialmente invitato a starsene a casa propria.

Lorenzo Quadri

Tre stranieri accusati di tentato omicidio

 Lugano, accoltellamento al Quartiere Maghetti: “immigrazione uguale ricchezza”!

Avanti così! “Immigrazione uguale ricchezza”! Per l’ormai tristemente famoso accoltellamento al Quartiere Maghetti in pieno centro Lugano, avvenuto lo scorso 21 ottobre, tre  uomini sono accusati di tentato omicidio intenzionale. E chi sono i tre modelli di virtù? Si tratta, ma guarda un po’, di  stranieri poco più che ventenni: un cubano di 25 anni, un 23enne boliviano ed un 22enne serbo naturalizzato svizzero. Gli uccellini momò cinguettano che la naturalizzazione di quest’ultimo sia avvenuta malgrado la sua fedina penale non fosse esattamente immacolata. Va da sé che al proposito vogliamo vederci chiaro, perché se i cinguettii risultassero confermati…

Tutti “casi isolati”?

Ma come: i giovani stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? Non si trattava solo di “casi isolati”?

Da notare che uno dei tre indagati, il serbo naturalizzato, era stato inizialmente indicato come “cittadino svizzero”. Certo, come no! Ecco come si fa a taroccare le statistiche della criminalità d’importazione. Le quali, anche dopo le taroccature, rimangono comunque allarmanti. Fino all’80% degli ospiti dell’Hotel Stampa, infatti, non ha il passaporto rosso.

E’ anche il caso di ricordare che l’accoltellamento al Maghetti  si è consumato nell’ambito di un regolamento di conti tra gang di stranieri, tra cui anche un gruppo di albanesi residenti in Italia.

Che questa feccia  d’importazione arrivi a Lugano a per risolvere le proprie vertenze a coltellate, non ci sta bene proprio per niente. E’ evidente che le persone straniere residenti in Svizzera implicate nella vicenda vanno espulse senza tante storie. Inoltre, aspettiamo sempre di sapere se tra gli imputati ci sono beneficiari di prestazioni sociali pagate dal solito sfigato contribuente: quello che, oltre a mantenere delinquenti stranieri, per tutto ringraziamento si vede portare il Bronx in casa da questi figuri. Grazie spalancatori di frontiere! Grazie multikulti!

Speriamo  che la condanna nei confronti di questi ennesimi delinquenti stranieri che scorrazzano per il Ticino sia esemplare. Ma siamo anche stufi degli interventi “a posteriori”, dopo che i reati sono stati commessi. Puntiamo invece sulla prevenzione: fare repulisti dei criminali stranieri già presenti su suolo elvetico, evitare che ne entrino altri e introdurre controlli sistematici in dogana.

Lorenzo Quadri

 

Elezioni federali del 2019: cominciamo a “toccarci”

Prospettiva mostruosa: il P$ (Partito degli Stranieri) sogna di raggiungere il 20%

Proseguono i vaneggiamenti dei $inistrati del P$$. Il presidente, kompagno Christian Levrat, ha dichiarato di voler raggiungere il tetto del 20% dei consensi alle prossime elezioni nazionali. Visto che la Svizzera non ha ancora sufficienti sfighe, ci mancherebbe anche questa. Magari è il caso di ricordare – così, tanto per gradire –  alcuni punti della politica della gauche-caviar elvetica (elvetica per modo dire, data l’alta percentuale di “non patrizi” negli organi dirigenti del partito).

  • Adesione della Svizzera alla fallita UE.
  • Abolizione dell’esercito.
  • Sì all’accordo quadro istituzionale con gli eurobalivi, che permetterebbe a questi ultimi di comandare in casa nostra, alla faccia della nostra sovranità e rottamando i nostri diritti popolari (ma si sa che, secondo i $initrati, il popolazzo becero vota sbagliato: che decidano dunque gli eurobalivi, perché loro sì che spalancano le frontiere nazionali, mica come gli svizzerotti “chiusi e gretti”).
  • Conseguenza dell’accordo quadro istituzionale: abolizione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Sì, proprio quelle con cui i kompagni amano riempirsi la bocca. Chiaro: per la gauche-caviar ubbidire agli eurofalliti ha la priorità su ogni parvenza di protezione dei lavoratori svizzeri, in particolare ticinesi, dall’invasione da sud.
  • Preferenza indigena? “Prima i nostri”? Ma allora ditelo che siete degli spregevoli razzisti!
  • Versare subito, senza se né ma, e con tante scuse per il ritardo visto che la promessa risale a novembre, il regalo di 1.3 miliardi di Fr all’UE: perché ogni desiderio di Bruxelles è un ordine e perché “bisogna aprirsi”. E poi, i ricchi svizzeri se lo possono permettere. Chissenefrega dei buchi nell’AVS!
  • Islam religione ufficiale in Svizzera: mica vorremmo discriminare i migranti economici, i quali a casa nostra devono poter fare tutti i propri comodi, meglio ancora se mantenuti dall’assistenza (così il businness ro$$o della socialità prospera).
  • Abolizione delle feste cristiane (recente richiesta dei giovani (?) $ocialisti di Zurigo), e conseguente sostituzione con quelle islamiche: perché, è chiaro, non si può di certo pretendere da immigrati in arrivo da “altre culture” la rinuncia alle loro tradizioni. Sarebbe becero populismo e razzismo.
  • Sì al burqa, si preparino anzi quelle scostumate delle donne elvetiche, che vanno in giro in minigonna e poi hanno ancora il coraggio di lamentarsi se vengono molestate da qualche migrante economico. Non è mica colpa di questi giovanotti con lo smartphone se, secondo la loro cultura, un centimetro di pelle in vista significa “sono disponibile”.
  • Finti rifugiati: devono entrare tutti, e tutti devono venire mantenuti.
  • Non si espelle nessuno (né delinquente straniero, né falso asilante).
  • Albanese e Serbo Croato lingue nazionali (proposta di un Consigliere nazionale $ocialista).
  • “La Svizzera non esiste”: dichiarazione del Primo agosto della kompagna Addolorata Marra di Botrugno, Consigliera nazionale P$$
  • Passaporti rossi per tutti. “Già il solo fatto che richieda la naturalizzazione, dimostra che il candidato è integrato”: frase pronunciata da un ex deputato P$ nel Gran Consiglio ticinese. Per agevolare il compito agli aspiranti cittadini elvetici – che magari non parlano bene la lingua del posto, perché mica si può pretendere che la imparino – la Confederella potrebbe allestire un sito in varie lingue (arabo, albanese, serbo croato, turco, eccetera) tramite il quale ordinare online il passaporto svizzero, che verrebbe poi spedito automaticamente a casa accompagnato da un piccolo dono di benvenuto. Siamo o non siamo per la “digitalizzazione dell’amministrazione”?
  • Aggravi fiscali e nuove tasse per gonfiare lo Stato come una rana, per mantenere tutti gli “ospiti” e per versare contributi miliardari all’estero, evidentemente tutti a fondo perso;
  • Aumento del canone radioTV per statalizzare tutti i media;
  • Criminalizzazione ad oltranza degli automobilisti: un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza va punito almeno altrettanto duramente di una rapina;
  • No alla legittima difesa; i criminali devono poter entrare indisturbati nelle abitazioni, fare tutto quello che vogliono ad oggetti ed abitanti, senza che questi ultimi alzino un dito;
  • Proibizione ai cittadini onesti di detenere delle armi (così gli unici in possesso di armi, illegali, saranno i criminali);
  • Eccetera eccetera.

Se il P$ – Partito degli Stranieri – nel 2019 dovesse raggiungere il 20% agognato da Levrat, sarebbe la dimostrazione che le naturalizzazioni facili hanno ottenuto l’effetto sperato dai kompagni.

Lorenzo Quadri

 

Il mondo che gira al contrario

Giura: invece di pensare al delinquente straniero, la polizia si preoccupa dei “post”

 

E’ il mondo che gira al contrario. Nei giorni scorsi alla stazione di Delémont un uomo di colore ha aggredito e picchiato, senza motivo apparente, un giovane che se ne stava tranquillo per i fatti suoi. Qualcuno ha ripreso la scena con l’immancabile smartphone (intervenire no, eh?) e il filmato è finito sui social network.

E lì, come prevedibile, ha suscitato vari commenti “sopra le righe”. Anche a sfondo razziale, viste le caratteristiche somatiche dell’aggressore. Riprovevole ma non sorprendente. Social e blog sono diventati dei veri sfogatoi, che spesso e volentieri degenerano in fogne a cielo aperto.

Tuttavia, e qui arriva il bello: la polizia cantonale giurassiana ha pubblicato sulla propria pagina di “faccialibro” (facebook) un comunicato dai toni minacciosi in cui condanna duramente… le espressioni razziste sui social!

Capita l’antifona? A preoccupare le forze dell’ordine non è che ci sia stata un’aggressione in stazione ai danni di un ragazzino che non stava facendo nulla di particolare. No! Lorsignori si preoccupano dei commenti razzisti sull’aggressore. Sono queste le priorità della polizia?

A noi, che siamo beceri populisti e xenofobi, pare proprio che le forze dell’ordine dovrebbero semmai pensare ad assicurare alla giustizia i delinquenti, invece di passare il tempo sui social a condannare i commenti ai danni, nota bene, non della vittima, bensì dell’autore straniero (finto rifugiato?) di un’aggressione!

Fulgido – ed ennesimo – esempio di morale a senso unico. Già, perché sugli insulti che i soldatini della $inistra partito dell’odio vomitano in abbondanza in rete su chi osa non pensarla come loro, nessun benpensante ha nulla da dire. Citus mutus! Va tutto bene! E di certo non si mobilita la polizia cantonale per minacciare gli isterici leoni da tastiera.

Tornando al caso di Delémont: se il Ministero pubblico giurassiano riterrà di perseguire penalmente gli autori di eventuali post razzisti, è affar suo. Ma che la polizia si preoccupi di assicurare alla giustizia i troppi delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa con la scellerata politica delle frontiere spalancate, invece di difenderli dai post al loro indirizzo!

Del resto l’improvvida sortita su fb della polizia cantonale giurassiana, che chiaramente l’ha fatta fuori dal vaso, ha irritato vari utenti del social. “Incredibile: i nostri ragazzini vengono aggrediti da delinquenti stranieri e noi dovremmo starcene buoni come agnellini”, ha ad esempio commentato uno di loro.

Lorenzo Quadri

 

La santificazione del delinquente

I miracoli del buonismo-coglionismo ed il mondo che gira al contrario

E ti pareva! Si è concluso con una condanna per abuso di autorità e vie di fatto, con pena sospesa condizionalmente, il processo celebrato presso la Pretura penale di Bellinzona a due poliziotti della Cantonale accusati di aver malmenato nel 2015 un ladro rumeno durante una perquisizione in un garage di Camorino. L’ennesimo malvivente straniero “operativo” in Ticino era stato sorpreso in flagranza di reato, assieme ai due complici.

La vicenda è esemplare, in senso negativo, e la condanna pure. Si pretende infatti che, con delinquenti entrati nel nostro paese apposta per commettere reati, che vengono colti sul fatto e che magari sono pure pericolosi (non si può partire dal presupposto che non siano violenti) i poliziotti utilizzino i guanti. Neanche stessero trattando con dei lord inglesi incontrati per un tè al castello di Balmoral. La colpevolezza di chi delinque e viene colto sul fatto è manifesta. Il malvivente sa benissimo che, se viene scoperto nel bel mezzo dell’atto, non si può aspettare riverenze ed  inchini. Se non voleva rischiare di prendersi qualche sberla, non doveva scassinare. Stiamo parlando di delinquenti professionisti, non di verginelle! Ci piacerebbe poi sapere come sarebbe stato trattato il ladro rumeno se fosse stato beccato a rubare dalla polizia del suo paese. Altro che presunte “vie di fatto”…

Questa inversione dei ruoli decisa dal Pretore di Bellinzona con la condanna ai due poliziotti non ci sta bene proprio per niente. Il delinquente è il ladro. Non certo gli agenti che lo hanno assicurato alla giustizia con metodi forse un po’ energici. Visto che si parla solo di vie di fatto, e neppure di lesioni semplici, al momento del fermo (2015) non può certo essere successo chissà cosa. Al massimo saranno volati un paio di scappellotti. Ad uno scassinatore rumeno colto con le mani nel sacco. Mica ad un automobilista che ha lasciato scadere il posteggio…

Conseguenze perniciose

Questo garantismo ad oltranza, questo buonismo-coglionismo assolutamente malriposto, è pernicioso. Bene dunque ha fatto chi, come il granconsigliere Fabio Schnellmann, se ne è indignato pubblicamente. E’ pernicioso perché deborda nella santificazione del delinquente (il mondo che gira al contrario!) e lo è perché costituisce un pericoloso deterrente per chi – i poliziotti – ogni giorno rischia parecchio del proprio per garantire la sicurezza del paese e dei cittadini. Qualche tutore dell’ordine potrebbe anche chiedersi: “perché dovrei intervenire per fermare uno scassinatore se poi questo mi accusa di averlo malmenato e alla fine vengo condannato io? Molto meglio girarsi dall’altra parte e fingere di non aver visto nulla, per non avere guai giudiziari”. E’ infatti chiaro che per un agente una macchia sul casellario giudiziale non è cosa da poco. La sentenza contro i due poliziotti inibisce e mortifica i tutori dell’ordine, e quindi la legalità stessa, mentre ringalluzzisce i delinquenti. In particolare d’importazione. I quali hanno già imparato che in casa degli svizzerotti fessi basta strillare di essere stati malmenati dagli agenti per trasformarsi da delinquenti a vittime. Naturalmente potendo contare su difese d’ufficio coi fiocchi, pagate dal solito sfigato contribuente. Ci piacerebbe infatti sapere quanto ci è costata la difesa del ladro rumeno che sarebbe stato malmenato durante il fermo.  Ma va da sé che non lo sapremo mai.

Lorenzo Quadri

 

Nuovo regalo ai finti rifugiati

La partitocrazia insiste: costruire centri asilanti deve diventare sempre più facile

 

Ennesimo schiaffo della ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga, nonché della maggioranza del Consiglio nazionale, ai Comuni destinati ad ospitare i costruendi centri per finti rifugiati con lo smartphone. Ai Comuni e, ovviamente, ai loro abitanti.

Come sappiamo, la nuova legge sull’asilo rende la Svizzera sempre più attrattiva per i migranti economici (avvocato gratis). Una volta che costoro sono arrivati nella Confederella paese del Bengodi, la  kompagna Simonetta li vuole tenere tutti qui. Poi ci chiediamo come mai il numero di eritrei in assistenza è aumentato di oltre il 2282% nel giro di otto anni! Visto che ovviamente l’esplosione dei finti rifugiati in assistenza è un problema, qual è la geniale proposta del Dipartimento Sommaruga? Rimandarli a casa loro? Non sia mai! La ministra del “devono entrare tutti” vuole invece Integrarli nel mercato del lavoro svizzero, ovviamente a scapito dei residenti! Questa boiata è addirittura contenuta nell’ordinanza d’applicazione del compromesso-ciofeca che rottama il 9 febbraio.

Davvero non c’è limite alla tolla di certi politicanti. Il popolo ha votato per arginare l’immigrazione di massa. I camerieri bernesi dell’UE non solo cancellano la votazione popolare sgradita, ma inventano sotterfugi per tener qui i finti rifugiati invece di rimpatriarli.

Paletti rimossi

Evidentemente aumentare l’attrattività della Svizzera per i migranti economici significa farne arrivare ancora di più. Di conseguenza, bisogna creare nuovi centri asilanti. Il Dipartimento Sommaruga si premunisce: le nuove strutture le vuole costruire senza dover chiedere niente a nessuno. In particolare senza dove coinvolgere i Comuni, che tali centri sul loro territorio non li vogliono!

Nel dibattito sul Messaggio sugli immobili della Confederazione, la Commissione del Nazionale ha tentato a maggioranza di inserire qualche paletto, prescrivendo il coinvolgimento nelle procedure di Cantoni e Comuni ai quali verranno appioppati i nuovi centri. Ma la proposta, più che sensata, nei giorni scorsi è stata di nuovo stralciata nel plenum della Camera bassa. Responsabile: un inciucio uregiatto-ro$$o/verde, cui l’ex partitone è corso subito ad accodarsi!

Morale: mano libera alla ministra delle frontiere spalancate ed ai suoi tirapiedi per costruire centri per finti rifugiati a go-go. Alla faccia di chi con queste strutture si troverà poi a dover convivere!

Ringraziamo la partitocrazia per questo ennesimo regalo ai cittadini! Ricordarsene alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

Stranieri assunti al posto dei lavoratori svizzeri

Lo conferma anche l’Ufficio federale di statistica: avanti con “Prima i nostri”!

 

Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Ed in più ci toccherà andare in pensione sempre più tardi…

Gli ultimi rilevamenti dell’Ufficio federale di statistica (UST) sull’occupazione in Svizzera contengono alcune informazioncelle interessanti.  Naturalmente imboscate tra la valanga di numeri, di percentuali, e di blabla fumogeni.

Da notare – è risaputo, ma “repetita iuvant” – che l’Ufficio federale di statistica ha il mandato di puntellare la libera circolazione delle persone. Di certo non quello di metterla in cattiva luce. Non siamo ancora al livello degli studi farlocchi della SECO e dell’IRE, ma nemmeno troppo lontani.

Ebbene, che ci dice l’UST di interessante a proposito della situazione attuale sul mercato del lavoro elvetico? Sostanzialmente due cose.

Primo

Che nel periodo esaminato, ossia il terzo trimestre del 2017, il numero dei lavoratori stranieri è progredito del 3% rispetto allo stesso periodo del 2016. Quello dei lavoratori svizzeri, invece,  ha stagnato. I permessi B sono aumentati del 3.9%, i frontalieri del 3.1% (su scala nazionale).

Ah ecco! Questo cosa vuol dire? Vuol dire che gli svizzeri restano disoccupati mentre frontalieri e dimoranti, ovvero gli ultimi arrivati, vengono assunti al loro posto! Ad occupare i nuovi impieghi creati in Svizzera, dunque, non sono gli svizzeri; sono gli stranieri.

Questa, signori cari, si chiama sostituzione, o anche soppiantamento. Proprio quel fenomeno, ma tu guarda i casi della vita, che secondo gli studi taroccati dell’IRE sul frontalierato, svolti da frontalieri (!), non dovrebbe esistere! Ed invece a spiattellarcelo sotto il naso arriva l’Ufficio federale di statistica. Mica il Mattino populista e razzista.

Secondo

Nel periodo esaminato è cresciuta anche la sottoccupazione. Sottoccupate sono quelle persone che lavorano a tempo parziale non per libera scelta, ma perché non hanno trovato altro. Un fenomeno di cui si parla assai poco. Eppure esiste eccome. Ed infatti sempre l’UST ci informa che in Svizzera i sottoccupati nel terzo trimestre dell’anno corrente erano ben 355mila (più degli abitanti del Canton Ticino). Il tasso di sottoccupazione era del 7.3% contro il 7% dello stesso periodo del 2016. Quindi anche su questo fronte la situazione continua a peggiorare! Ma naturalmente la libera circolazione delle persone non c’entra nulla, nevvero?

Casalinghe/i per forza

Se poco si parla dei tempi parziali obbligati, ancora meno si parla delle casalinghe – o dei casalinghi – per forza. Ossia di coloro che perdono l’impiego, non ne trovano un altro, esauriscono il termine quadro della disoccupazione ma poi non vanno in assistenza. Non ci vanno perché il marito o la moglie o il partner o quel che è guadagna a sufficienza per mantenere entrambi. Il nucleo familiare dunque non diventa dipendente dallo stato sociale. Però perde potere d’acquisto, capacità contributiva, eccetera: con tutti i danni che ne derivano per l’economia e l’erario. Questi senza lavoro spariscono dalle statistiche: non figurano più in quelle della disoccupazione e nemmeno compaiono su quelle dell’assistenza. Eppure esistono. E sono numerosi.

Urge preferenza indigena

Morale della favola. Ad ogni rilevamento ufficiale – ed i rilevamenti ufficiali sono pilotati pro-libera circolazione –  emerge con sempre maggiore insistenza la necessità di reintrodurre la preferenza indigena, che peraltro era in vigore in Svizzera fino a quindici anni fa. Non si tratta quindi di inventarsi l’acqua calda!

Dopo la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale, la scorsa settimana anche quella degli Stati ha dato il via libera alla concessione della garanzia federale all’iniziativa “Prima i nostri” (che contiene appunto la preferenza indigena). E’ quindi evidente che tale iniziativa deve essere applicata. E che deve esserlo fino in fondo e senza tante storie! Altro che inventarsi fregnacce sulla presunta incompatibilità con il diritto superiore, quando “Prima i nostri” è perfettamente compatibile con la Costituzione federale e meglio con il famoso articolo 121 a!  E di diritto superiore alla Costituzione federale non ce n’è: gli accordi internazionali ciofeca, come quelli sulla libera circolazione delle persone, non lo sono.

Un problema per tutti

Del resto, la libera circolazione non soltanto è un problema in Svizzera, e ben lo evidenzia il crollo nel giro di un anno del consenso popolare dei bilaterali, approvati ormai solo dal 60% degli svizzeri, mentre nel 2016 la percentuale era dell’81%. E’ un problema per tutti gli Stati membri dell’UE. E pertanto evidente che, o la si mette da parte, o l’Unione europea va a ramengo!

Sicché, vogliamo proprio vedere con quale tolla la partitocrazia PLR-PPD-P$ tenterà di affossare “Prima i nostri” in Gran Consiglio per mantenere in vigore l’attuale regime di devastante libera circolazione delle persone senza limiti!

E le pensioni…

Sempre la scorsa settimana è stata sbugiardata anche l’ultima fregnaccia degli spalancatori di frontiere. Ha detto infatti  il CEO di UBS Sergio Ermotti: “in futuro bisognerà lavorare fino a 72 anni”.

Ma come: mica ci avevano raccontato che gli immigrati ci avrebbero pagato le pensioni? Ed invece ci siamo fatti invadere, eppure dobbiamo lavorare sempre più a lungo (senza peraltro nemmeno poterlo fare, visto che chi perde il lavoro a 50 anni non ha speranza di trovarne un altro)!

Un motivo in più per non avere remore nel rottamare la libera circolazione.

Lorenzo Quadri

Fregnacce contro la Svizzera: il pavido silenzio bernese

Il Ministro degli esteri, invece di fare il suo lavoro, fa campagna contro No Billag

 

Le recenti fregnacce dell’ONU – o di taluni suoi membri che farebbero molto meglio a guardare in casa propria – sulla Svizzera razzista non possono passare sotto silenzio. Perché noi, da bravi tamberla, paghiamo fior di contributi alle Nazioni Unite. Per poi sentirci rivolgere accuse che non stanno né in cielo né in terra? Chiudere i rubinetti è il minimo che si possa fare.

Ricordiamo che la Svizzera ha aderito all’ONU solo nel recente passato, e meglio nel 2002, dopo una votazione popolare risicata e – va da sé – preceduta dalla consueta propaganda di regime pro-frontiere spalancate. Come siamo entrati nell’inutile club, così possiamo (e dobbiamo) uscirne.

La casta va in brodo di giuggiole

Nelle scorse settimano abbiamo quindi sentito il Venezuela, una dittatura comunista a rischio di default, starnazzare perché in Svizzera ci sarebbe della stampa “di destra” (clamorosamente minoritaria, tra l’altro, poiché la maggioranza degli organi d’informazione è la grancassa al pensiero unico internazionalista e multikulti).

Proprio il Venezuela, che di recente ha introdotto la censura di regime contro chi critica il governo Maduro, con pene fino a 20 anni di carcere, si permette di venire a sindacare in Svizzera. Questa dittatura rossa da operetta, che i diritti umani nemmeno sa dove stiano di casa – interessante al proposito la testimonianza del giornalista ticinese Filippo Rossi, recentemente incarcerato a Tocoron –  non contenta di aver introdotto la censura in casa propria, pretende di introdurla in casa nostra. E’ il colmo.

Naturalmente la casta spalancatrice di frontiere, lungi dal risentirsene, va invece in brodo di giuggiole. A partire dall’emittente di regime foraggiata con il canone più caro d’Europa, che ha enfatizzato la grottesca posizione venezuelana con la massima goduria. In sprezzo del ridicolo, va da sé, e prendendo la gente per scema. Perché qui siamo davanti ad una dittatura che si permette di andare in giro a calare lezioni a democrazie plurisecolari. Ma chissenefrega di questi dettagli. L’importante, per la Pravda di Comano, è starnazzare ad oltranza il suo ritornello preferito: “in Svizzera c’è un problema di razzismo! Gli svizzeri sono razzisti! Tutta colpa degli spregevoli populisti! Dobbiamo aprirci! Devono entrare tutti!”.

Se questo non è lavaggio del cervello…

Il paese con più stranieri

Lo ripetiamo per l’ennesima volta. La Svizzera è il paese al mondo con più stranieri. Il 40% della popolazione residente, o è straniera o ha un passato migratorio: ovvero è naturalizzata. In Ticino le due categorie (stranieri e naturalizzati) sono in maggioranza. Cifre del genere non esistono da nessun’altra parte del globo. Siamo così fessi da far entrare tutti. E di farli pure restare. Anche quando avremmo invece il diritto, anzi il dovere, di sbatterli fuori. Vedi il caso del 27enne picchiatore tedesco senza lavoro, che i legulei del Canton Zurigo hanno autorizzato a rimanere in Svizzera con il pretesto farlocco della libera circolazione. Venendo pure bacchettati da una professoressa universitaria di diritto europeo.

E poi dobbiamo accettare patenti di xenofobia e di razzismo da parte di paesi che i migranti li accettano col contagocce?

Anche alla nostra pazienza, e alla nostra dabbenaggine, ci deve pure essere un limite da qualche parte!

Il sogno proibito

Del resto, se le scempiaggini del Venezuela contro la stampa di destra in Svizzera vengono pubblicizzate ad oltranza (con l’obiettivo di legittimarle) c’è un motivo. Introdurre la censura di regime con la scusa del razzismo è infatti il sogno della casta politikamente corretta e spalancatrice di frontiere. La quale, dopo aver passato anni a denigrare come spregevoli razzisti quelli che osano non allinearsi al suo pensiero unico, si sente ora pronta per il salto di qualità:  mettere direttamente fuori legge le posizioni sgradite. E ogni sostegno in questa direzione è benvenuto. Anche quello di una dittatura comunista in bancarotta. Mica si può guardare tanto per il sottile…

Silenzio assordante

Ora, evidentemente, il Venezuela può raccontare tutte le fregnacce che vuole. Sta alla Svizzera non farsele andar bene. E rispedirle subito al mittente, magari con il giusto corredo di “Vaffa”. Invece il neoministro degli Esteri Ignazio KrankenCassis nelle sue prime uscite pubbliche  – che dal punto di vista della tempistica  sarebbero cadute proprio a fagiolo – di cosa ha parlato? Ha ribadito la via bilaterale con l’UE, naturalmente con tutte le calate di braghe annesse e connesse (il famoso tasto “reset” è già stato dimenticato: serviva solo ad abbindolare i boccaloni). Poi si è premurato di fare campagna elettorale contro l’iniziativa No Billag, raccontando la solita trita panzana della “coesione nazionale in pericolo” a cui non crede più nemmeno il Gigi di Viganello, visto che la coesione nazionale non se l’è certo inventata la SSR. Peccato però che la campagna No Billag non c’entri un tubo con la politica estera. Ma si vede che reggere la coda agli amichetti dell’emittente di regime è prioritario rispetto all’esercizio del proprio mandato. Sulle fregnacce dell’ONU, ed in particolare del Venezuela, contro la Svizzera, invece, il buon KrankenCassis non ha fatto un cip. E sì che esprimersi su questi temi è compito specifico di un capo del DFAE. E le occasioni per farlo non sarebbero certo mancate. Se il buon giorno si vede dal mattino, possiamo stare certi che la politica estera della Confederella continuerà ad essere quella della genuflessione ad oltranza.

Lorenzo Quadri

Risse col coltello in Ticino: delinquenza straniera a go-go

Come volevasi dimostrare, tra i responsabili di svizzeri di nascita non ce ne sono

 

Ma guarda un po’! “Dobbiamo aprirci!”;“Immigrazione uguale ricchezza!”; “Tutta brava gente!”; “Delinquenti stranieri? Solo un’invenzione della Lega populista e razzista!”.

Ed infatti, a “dimostrazione” – come no… – di quanto sopra, ecco le novità più recenti sulle risse con accoltellamento che nell’ultimo mese hanno tenuto banco nelle cronache (nere) di questo sempre meno ridente Cantone.

Quartiere Maghetti

Nei giorni scorsi è stato arrestato il presunto (?) accoltellatore del Blu Martini (quartiere Maghetti, in centro Lugano) dove il 21 ottobre si è svolto l’ormai famoso regolamento di conti all’arma bianca tra gang di delinquenti stranieri.

Ebbene, il presunto accoltellatore è un 45enne cittadino cubano che abita in Provincia di Como. Dopo il suo arresto, le manette sono scattate anche per tre persone residenti nel Mendrisiotto, accusate di aver partecipato alla rissa. Si tratta forse di oriundi della Valle di Muggio? No! I tre arrestati sono: un boliviano di 23 anni, un cubano di 25 anni e – udite udite – uno “svizzero” di 22 anni. Peccato che gli uccellini momo’ cinguettino che il sedicente “svizzero” sia in realtà un serbo naturalizzato. E pare addirittura che sia stato naturalizzato malgrado la  fedina penale non propriamente immacolata. Fosse vero, è chiaro che vogliamo sapere chi ha conferito il passaporto rosso a questo bravo giovane perfettamente integrato!

Altro che parlare di “svizzeri” in riferimento a beneficiari di naturalizzazioni facili che contraccambiano l’ospitalità ricevuta con azioni criminose! Ecco perché ribadiamo che nei comunicati di polizia – o del ministero pubblico – non solo bisogna indicare sempre la nazionalità dei delinquenti, ma, in caso di cittadini svizzeri, va anche specificato se si tratta svizzeri di nascita o di titolari di un passaporto rosso ancora fresco di stampa. Perché, spesso e volentieri…

Riazzino

Passiamo ora da Lugano a Riazzino, dove una settimana dopo i fatti del Maghetti si è registrata al Vanilla una rissa con coltello che ha portato al ferimento di un 18enne bulgaro. Nei giorni scorsi è stato arrestato un 21enne, residente nel Locarnese (nazionalità?) il quale ha ammesso di aver preso parte alla rissa “con il gruppo giunto dalla Svizzera interna”.

A proposito di questo gruppo, responsabile della zuffa poi degenerata, gli spalancatori di frontiere si erano ben presto messi ad inveire contro gli odiati “populisti e razzisti”, rei di aver subito parlato di delinquenti stranieri. “Ma che stranieri – s’indignavano i multikulti – arrivano dalla Svizzera interna! Basta con la xenofobia!”. Ed infatti, il gruppetto di rissosi arrivava sì dalla Svizzera interna. Ma non per questo si trattava di una comitiva di oriundi di Altdorf. Ed infatti, ora si scopre che i giovanotti in questione sono albanesi! Imbarazz, tremend imbarazz dei politikamente korretti!

Quanto al 21enne “residente nel Locarnese” arrestato, che viene indicato come “già noto alla giustizia”: è chiaro che ci interessa molto sapere che passaporto ha costui, e anche quali sono esattamente i suoi precedenti penali. E magari beneficia pure di prestazioni assistenziali?

Locarno

Ultima novità di giovedì notte: rissa in Piazza Castello a Locarno dove un 30enne ucraino residente nella regione è stato accoltellato e ferito in modo grave da un 37enne definito come “svizzero”, pure residente nel Locarnese. Anche in questo caso, va da sé, vogliamo sapere quanto “svizzero” è questo 37enne: è cittadino elvetico come il 22enne “svizzero” del Blu Martini (quello che è in realtà un serbo naturalizzato)?

La cultura del coltello in tasca – magari a farfalla – non è certo ticinese, bensì d’importazione. Lo ha confermato di recente (non che servissero particolari conferme) un esperto di locali notturni. Quindi, c’è come il vago sospetto che il 37enne “svizzero” non sia propriamente tale!

Ecco i bei risultati della fallimentare politica delle frontiere spalancate e del multikulti: ci siamo riempiti di foffa estera! Fuori i delinquenti stranieri dalla Svizzera, senza se né ma! Applicare la volontà popolare! O la nostra giustizia (?) è inflessibile solo con gli sfigati automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura?

Lorenzo Quadri

Il tamberla europeo: “fate di più per i finti rifugiati”

Il Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti. E Burkhaltèèèr scatta sull’attenti

 

Adesso ne abbiamo veramente piene le scuffie di sentire imbecillità da parte di organismi internazionali che contano come il due di briscola e che si accaniscono contro svizzerotti perché sono gli unici fessi che ancora gli danno corda!

L’ultima sortita del Consiglio d’Europa a proposito degli asilanti in Svizzera è semplicemente allucinante. Secondo tale commissario Nils Muiznieks (Nils chi?) l’approccio elvetico sarebbe troppo restrittivo (sic!). Ci vuole “più protezione per i migranti”. Cosa, cosa? Qui qualcuno deve avere preso un colpo di sole.

Mentre manteniamo tutti…

La Svizzera fa entrare e mantiene tutti. E’ al secondo posto (dopo la Germania, che però è un po’ più grande di noi) nel mettersi in casa – senza avere alcun obbligo! – finti rifugiati che spettano al Belpaese.

La Svizzera si riprende i migranti economici che la Germania rimanda indietro. Ma a sua volta, a seguito dell’ennesima sentenza buonista-coglionista del Tribunale federale amministrativo, rinuncia al proprio buon diritto, sancito dagli accordi di Dublino, di rispedire migranti economici in Ungheria perché il paese sarebbe troppo restrittivo nell’accesso alle procedure d’asilo. E vuoi vedere che presto, sempre dando retta alle sentenze buoniste-coglioniste, non potremo più rimandare finti rifugiati nemmeno all’Austria visto l’esito delle elezioni della scorsa domenica?

In più c’è la nuova legge sull’asilo. Quella dell’avvocato gratis (cioè pagato dal contribuente) per i finti rifugiati. Quella delle espropriazioni facili per creare nuovi alloggi per asilanti, aumentando così la “capacità ricettiva” e quindi l’attrattività della Svizzera. Quella che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga ha venduto ai cittadini come restrittiva. Come no. Così restrittiva che infatti i tapini del Consiglio d’Europa la lodano senza riserve.

 

Anche il fratello dell’assassino

La Svizzera deve fare di più per i migranti, farnetica l’ennesimo eurofunzionarietto spalancatore di frontiere. E intanto nel centro asilanti di Chiasso c’erano pure il fratello del terrorista islamico pluriassassino di Marsiglia e gentil consorte, ritenuto da chi lo conosce ancora più pericoloso del congiunto. E se questo ennesimo criminale che abbiamo fatto entrare avesse avuto la bella idea di mettersi ad accoltellare donne gridando “Allah Akbar” alla stazione di Chiasso, seguendo le orme del fratello a Marsiglia, chi si sarebbe preso la responsabilità? La kompagna Sommaruga? I multikulti?

La Svizzera deve fare di più per i migranti, blatera il Consiglio d’Europa. Intanto a livello federale nel giro di 8 anni il numero degli asilanti eritrei in assistenza, quelli che  trascorrono le vacanze in patria perché lì è più bello, è aumentato del 2242%.  Mentre la spesa per l’asilo è raddoppiata. E nümm a pagum.

“Non limitare”?

Secondo il commissario Nils Muiznieks la Svizzera “non deve limitare i diritti di chi non ottiene lo status di rifugiato per quanto riguarda l’assistenza sociale, la mobilità e la riunificazione familiare”. A Strasburgo la grappa deve avere una gradazione troppo elevata.

Sicché oltre a far entrare e mantenere tutti i finti rifugiati – perché chi non ottiene lo status  profugo, è un finto rifugiato – dovremmo far arrivare e mantenere anche tutti i loro familiari? Nils, e tu quanti asilanti ospiti a casa tua?

Approccio giapponese

Il colmo è che i camerieri dell’UE in  Consiglio federale, non appena un qualche organismo sovranazionale fa il proprio verso, sentono il bisogno compulsivo di scattare sull’attenti. Un po’ come i cani di Pavlov che salivavano al suono della campanella. Mai una volta che siano in grado di replicare con un meritato Vaffa.

Sicché, bontà sua, Didier Burkhaltèèèr, corre a garantire ai padroni spalancatori di frontiere del Consiglio d’Europa che “la Svizzera non ha un approccio restrittivo” in materia d’asilo. Ma va? Prendiamo nota. E prendano nota anche gli sfaccendati marciatori pro-finti rifugiati. Grazie Didier per aver confermato che gli svizzerotti fessi fanno entrare tutti.

Per contro, non si sa cosa ne pensi della vicenda il successore di Burkhaltèèèr agli Esteri, Ignazio KrankenCassis. Pare che si stia già esercitando a slacciarsi la cintura.

Quello che pensiamo noi lo abbiamo invece già scritto. La Svizzera non deve avere un approccio restrittivo in materia di migranti economici. Deve avere un  approccio giapponese. Tokyo in sei mesi ha accolto tre asilanti su 8600 domande. Chiaro il messaggio, Nils?

Criminali tunisini

Il colmo è che la rampogna del tamberla del Consiglio d’Europa contro gli svizzerotti “chiusi e razzisti” arriva proprio in contemporanea con un’altra notizia: tra i finti rifugiati che entrano illegalmente in Ticino dal Belpaese sono esplosi tunisini ed algerini. E questi giovanotti non sono solo migranti economici che non scappano da nessuna guerra. Tanti di loro sono pure dei delinquenti. Infatti la Tunisia ha pensato bene di svuotare le patrie galere, concedendo in poco tempo l’indulto ad un totale di quasi duemila detenuti. Questi galantuomini partono in direzione Belpaese e noi – che ci ostiniamo a mantenere le frontiere spalancate – ce li ritroviamo a Chiasso. Ai delinquenti comuni vanno poi aggiunti gli estremisti islamici travestiti da finti rifugiati. E il bello è che di recente dopo una visita in Tunisia la kompagna Sommaruga se ne usciva beatamente a dichiarare che i tunisini non chiedono più asilo in Europa.

Giudici stranieri

Non ancora contento delle fregnacce sull’asilo, il commissario del Consiglio d’Europa ha pensato bene di mettersi ad inveire anche contro i diritti popolari in Svizzera; in particolare, contro l’iniziativa anti-“giudici stranieri”. Ma a questa performance dedichiamo un articolo a sé.

Intanto il prossimo atto parlamentare a Berna è già pronto: la Svizzera esca dal Consiglio d’Europa.

Lorenzo Quadri