Il triciclo non vuole espellere gli stranieri che delinquono

Nuova conferma che la direttiva UE sulla cittadinanza ha la strada spianata!

 

Si torna a parlare di espulsione dei delinquenti stranieri, o meglio, della mancata espulsione dei medesimi, e questo alla faccia della volontà popolare.

Come non ci stancheremo di ripetere, nella denegata ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse diventare realtà, la Svizzera si vedrà imporre l’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. Una delle conseguenze sarà l’impossibilità di espellere delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari. Un’altra conseguenza sarà quella di dover accogliere e mantenere tutti i migranti economici in arrivo dall’Unione europea.

Rimangono qui

Ci sono peraltro dei legulei che hanno già tentato di applicare in anticipo la direttiva UE sulla cittadinanza, stabilendo che la devastante libera circolazione delle persone avrebbe la precedenza sull’espulsione dei delinquenti stranieri, malgrado quest’ultima sia contemplata dalla Costituzione. Il Tribunale federale ha però stabilito che non è così. Tutto a posto, quindi? Mica tanto.

Infatti, allo stato attuale i criminali stranieri vengono davvero espulsi dalla Svizzera? La risposta è: spesso e volentieri no. Ed a violare la volontà popolare sono i legulei dei tribunali.

Clausola di rigore?

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne votata dal popolo nell’ottobre del 2010. Per la sua attuazione si dovette però attendere il 2015 e l’articolo 66 a del Codice penale. Questo articolo contiene una lista di reati gravi, per i quali l’espulsione dell’autore straniero deve essere obbligatoriamente pronunciata. Fin qui tutto bene, non fosse per il secondo capoverso del citato articolo, che prevede la cosiddetta clausola di rigore. Esso recita: “Ilgiudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l’espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevale sull’interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Tiene in ogni modo conto della situazione particolare dello straniero nato o cresciuto in Svizzera”.

Facili profeti

La conseguenza di questa regolamentazione in regime di polikamente korretto e di buonismo-coglionismo era fin troppo facile da prevedere. Ovvero, che l’eccezione sarebbe diventata la regola, e questo in barba alle promesse di applicazione rigorosa della volontà popolare. Non a caso, e proprio per questo motivo, l’articolo in questione venne referendato. Purtroppo senza successo. E adesso le ultime statistiche ci dicono che un’espulsione su tre non viene pronunciata. La presa per i fondelli è dunque palese. Un’eccezione, come implica la definizione medesima, deve rimanere tale. Se oltre uno terzo dei casi diventa l’eccezione, è manifesto che i conti non tornano. L’espulsione dei delinquenti stranieri, che si sono resi colpevoli dei reati indicati nell’articolo 66 a, non è una facoltà. E’ un obbligo. Invece, nella realtà…

Strumento per aggirare

Ancora una volta, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha disatteso quanto deciso dal popolo. Invece di applicare la volontà dei cittadini, ha dato ai suoi giudici politicizzati uno strumento per aggirarla. I legulei dei tribunali sentenziano nell’interesse del delinquente straniero invece che in quello della sicurezza pubblica. Per determinate categorie di stranieri poi, in particolare per quelli che hanno sempre vissuto in Svizzera, l’espulsione non viene praticamente mai pronunciata. $ignori, guardate che il popolo ha stabilito ben altro!

La dimostrazione

Visto che la clausola di rigore è stata clamorosamente abusata, poiché quella che doveva essere la rara eccezione è invece diventata la regola – esattamente ciò che paventava la Lega prima della votazione popolare sul tema, ma naturalmente erano solo balle populiste e razziste – la logica conseguenza è che detta clausola deve essere cancellata.

Il tema è approdato in Consiglio nazionale nella sessione appena conclusa, a seguito di un’iniziativa parlamentare. Ed indovinate un po’ come è andata a finire? Esatto: il triciclo ha respinto l’iniziativa. Ecco la dimostrazione che la partitocrazia non vuole che i delinquenti stranieri vengano allontanati dalla Svizzera.

Stando così le cose, qualcuno crede davvero che il triciclo consideri la direttiva UE sulla cittadinanza – che come detto impedirà l’espulsione dal nostro paese dei delinquenti con passaporto comunitario – una “linea rossa invalicabile”? Ma va là! Non solo la calata di braghe è già decisa. Si sta perfino preparando il terreno. Sveglia! Ricordarsene alle elezioni di ottobre!

Lorenzo Quadri

Stop naturalizzazioni facili! Sei in assistenza? Aspetti!

Introdurre anche in Ticino l’attesa di 10 anni per chi è carico dello stato sociale

 

Sei un cittadino straniero che ha beneficiato di prestazioni assistenziali e vuoi naturalizzarti? Frena Ugo! Questo in sostanza il messaggio, giustissimo e doveroso, lanciato dal Gran Consiglio del Canton Argovia. Il Legislativo argoviese ha di recente confermato in seconda lettura, a larga maggioranza (86 voti contro 50) un giro di vite sulle naturalizzazioni facili: l’aspirante cittadino elvetico che è stato a carico dell’assistenza dovrà aspettare 10 anni – e non più solo 3 – per ottenere il passaporto rosso. Inutile dire che i $inistrati, da bravi naturalizzatori seriali, non solo hanno votato contro, ma hanno pure lanciato il referendum.

Regola federale

Secondo la nuova Ordinanza federale sulla cittadinanza svizzera (Ocit) non può essere naturalizzato “chi nei tre anni immediatamente precedenti la domanda o durante la procedura di naturalizzazione percepisce prestazioni dell’aiuto sociale”poiché “non soddisfa l’esigenza della partecipazione alla vita economica (…) salvo che le prestazioni dell’aiuto sociale siano state interamente restituite”.I Cantoni possono però scegliere di prolungare il termine dei tre anni senza assistenza fino a dieci anni. Così hanno fatto i Grigioni, e così hanno deciso di fare gli argoviesi, referendum permettendo.

Nei Grigioni

Il Canton Grigioni, che non ci risulta essere governato da beceri populisti e razzisti, è noto per le sue regolamentazioni restrittive in materia di assistenza. I furbetti in arrivo da paesi stranieri vicini e lontani che vogliono mettersi a carico del contribuente, nei Grigioni hanno vita dura. Per questo si assiste ad una migrazione verso il Ticino dove naturalmente, ben consigliati dalle solite associazioni contigue al P$, i furbetti riescono senza soverchio sforzo ad attaccarsi alla mammella dello Stato sociale.

Non sorprende dunque che proprio il Grigioni abbia deciso di portare da tre a dieci il numero di anni senza assistenza necessari per acquisire il passaporto svizzero.

In Ticino invece siamo fermi al minimo di tre anni. Al proposito è pendente, dallo scorso dicembre, un’iniziativa parlamentare generica presentata dall’allora deputato leghista Nicholas Marioli che chiede di salire a 10 anni.

Il referendum

Nel Canton Argovia, la regola dei 10 anni è stata approvata a larga maggioranza dal parlamento. Il referendum lanciato dai kompagni, con buona probabilità, si trasformerà in una débâcle. Certamente anche i $inistrati ne sono consapevoli. Ma lo lanciano comunque per farsi belli con i loro (futuri) elettori. Ovvero gli stranieri non integrati che mirano a diventare cittadini elvetici per il proprio tornaconto.

In Ticino, per contro, il Mago Otelma prevede che la partitocrazia respingerà schifata l’iniziativa Marioli e resterà attaccata alle naturalizzazioni facili come una cozza allo soglio.

Ridare valore al passaporto

Sul fatto che anche il Ticino debba adottare la regola grigionese ed argoviese non ci piove. Le naturalizzazioni facili hanno  ridotto il passaporto rosso ad un semplice pezzo di carta. Non solo “devono entrare tutti”, ma gli Svizzeri, in casa propria, non devono più  godere di alcun privilegio né priorità. Vanno parificati agli ultimi arrivati. Anzi, onde evitare infamanti (?) accuse di razzismo, agli ultimi arrivati diamo pure la precedenza. Questo andazzo deve finire. E’ urgente rivalutare il passaporto rosso. Esso deve tornare ad essere un premio per chi ha dimostrato di meritarlo. Altro che distribuirlo a piene mani a chiunque ne faccia richiesta!

Non ci sono scuse

Del resto, l’opposizione contro l’innalzamento del periodo senza assistenza da tre a dieci anni non ha proprio alcuna giustificazione plausibile. Passando alla regola dei dieci anni, il candidato alla naturalizzazione che è stato a carico del contribuente semplicemente dovrebbe attendere un po’ di più per ottenere la cittadinanza elvetica.  Ma mica verrebbe espulso. In tali casi, l’aumento del periodo attesa può essere un problema solo per chi è a caccia di neosvizzeri di dubbia integrazione per rimpolparsi il corpo elettorale. E per chi vuole le naturalizzazioni di massa per taroccare le statistiche sulla popolazione straniera.

Nomi e cognomi

Come detto, non ci vuole molta fantasia per immaginare che, nel Gran Consiglio ticinese, la partitocrazia multikulti boccerà l’iniziativa Marioli. Anche  solo per il fatto che viene dall’odiata Lega. Ma quelli che voteranno contro dovranno mettere fuori la faccia. Ed ovviamente il Mattino ne pubblicherà nomi e cognomi.

Lorenzo Quadri

Propaganda immigrazionista nella verifica di geografia

Scuola ro$$a: “abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per il Ticino”

 

“Abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti per la popolazione del Canton Ticino. Perché?”.  Questa la prima domanda che, nell’ambito di una verifica di geografia, e si è vista rivolgere una classe di scuola media del Luganese. Domanda alla quale un’allieva ha replicato lapidaria: “preferisco non rispondere a questa domanda. Saranno importanti per vari motivi. Ma io resto dell’idea che non lo sono”. Il solerte docente ha valutato la risposta come sbagliata, appioppando di conseguenza un voto 4+ (nel test evidentemente c’erano altre domande che hanno risollevato la nota).

Il padre della giovane ha pubblicato il tutto sui social. E la “rete” si è (giustamente) scatenata. Ma c’è anche chi ha tentato di giustificare l’ingiustificabile.

Strana coincidenza

Si può girarla e pirlarla come si vuole, ma qui siamo davanti ad un esempio plateale di scuola ro$$a. Particolare significativo:  l’istituto in cui si è verificato l’episodio è uno di quelli che si era proposto per la sperimentazione della scuola che (non) verrà del kompagno Bertoli, poi asfaltata in votazione popolare. Che strana coincidenza, eh?

Punta dell’iceberg

La domanda posta nella verifica è chiaramente tendenziosa. Non è stato chiesto: “gli stranieri sono importanti per il Ticino?”, bensì “perché gli stranieri sono importanti per il Ticino?”. Il lavaggio del cervello in chiave immigrazionista è palese. Ma la domanda è solo la punta dell’iceberg. Il grosso è ciò che la precede. Ovvero quel “Abbiamo visto in classe che gli stranieri sono importanti”. Quindi: cosa “abbiamo visto in classe”? Cosa è stato insegnato? Evidentemente, le solite fregnacce multikulti: gli stranieri sono indispensabili, “immigrazione uguale ricchezza”, “devono entrare tutti”. Questa è propaganda di regime inculcata a ragazzi della scuola dell’obbligo. Il dipartimento dovrebbe intervenire, ma  è ovvio che  non lo farà.  Perché i  vertici condividono. Se la domanda fosse stata: “abbiamo visto in classe che limitare l’immigrazione è importante per la popolazione del Ticino. Perché?”,il docente reo di una tale abominevole eresia sarebbe stato sospeso all’istante.

La risposta “sbagliata”

A dimostrazione che siamo davanti ad un caso di propaganda immigrazionista a scuola,  la risposta dell’alunna – ovvero: “per me gli stranieri non sono importanti” – è stata giudicata sbagliata. Quindi: se mi vieni a pappagallare che “gli stranieri sono fondamentali”, che “immigrazione uguale ricchezza”, che “bisogna spalancare le frontiere” ti dò 6.  Se invece mi dici che non sei d’accordo, prendi zero punti. Al lavaggio del cervello si aggiunge il ricatto.

“Formulata male”?

Qualcuno in rete ha pure tentato di giustificare il fattaccio con argomenti del tipo: “forse la domanda era formulata male”. Ohibò. Quindi chi non sa formulare le domande è poi chiamato a giudicare le risposte? Ma il guaio è che la domanda era invece formulata perfettamente: ripetimi la propaganda pro-stranieri che ti ho propinato in classe, e se l’hai imparata a dovere ricevi un bel voto.  Se invece ti passa per la zucca la malsana idea di contestare…

Risposta lodevole

In questo senso è quindi ammirevole la ragazzina che, invece di piegarsi per portare a casa una bella nota, ha avuto il coraggio di esprimere il proprio dissenso, assumendosene le prevedibili conseguenze. Brava!

Altro che la “Gretina” del populismo climatico, che di clima ne capisce quanto il Gigi di Viganello, però viene invitata a pontificare in illustri (?) consessi su cose di cui non sa una fava; che bigia le lezioni, però viene incensata dai professorucoli rossoverdi che addirittura aizzano gli allievi a seguirne l’esempio (vedi certe lettere indecenti che giravano per i licei cantonticinesi nei mesi scorsi; anche in quell’occasione, ovviamente, dal DECS  infeudato alla gauche-caviar silenzio tombale).

Interesse reciproco

Quanto alla solita storiella che “gli stranieri hanno costruito le nostre strade e le nostre gallerie, hanno portato soldi nelle nostre banche, e quindi senza gli stranieri il Ticino sarebbe nel Medioevo”:simili ritornelli non si possono più sentire.

Punto primo:gli stranieri che hanno lavorato alle infrastrutture ticinesi non lo hanno fatto per beneficienza. Senza questa opportunità  professionale, avrebbero patito la fame. Anche chi ha portato soldi nelle banche ticinesi, pensava al proprio tornaconto. L’interesse era reciproco.

Punto secondo:le nostre strade ed i nostri tunnel sono stati costruiti anche da operai ticinesi. Ma naturalmente gli intellettualini della gauche-caviar non lo sanno, perché loro di nonni muratori mica ne hanno avuti: vengono da famiglie ricche da generazioni.

Punto terzo: poco ma sicuro che quelli che fanno il lavaggio del cervello agli alunni sugli “stranieri indispensabili al Ticino”, e se non vi adeguate a questa linea vi boccio, su questioncelle come la criminalità d’importazione, gli stranieri che arrivano per farsi mantenere dagli svizzerotti e poi sputano nel piatto dove mangiano, la sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, eccetera, non emettono un cip. Ad esempio: questi zelanti maestrini l’hanno detto che i tre quarti dei galeotti rinchiusi nelle nostre carceri sono stranieri? Che tra gli autori dei reati più gravi (omicidi, stupri,…) gli stranieri sono clamorosamente sovrarappresentati? Che il 90% dei sedicenti rifugiati è in assistenza? Che in Ticino l’occupazione cresce solo per i frontalieri? Ah già: queste sono nozioni che non rientrano nel piano di studio.

Lorenzo Quadri

 

Un problema di uomini stranieri

Violenza domestica: mette radici grazie a migranti “in arrivo da altre culture”

 

La cronaca nera ticinese si è purtroppo “arricchita” di un nuovo grave episodio. Nei giorni scorsi abbiamo letto del caso del 33enne italiano, ex agente di sicurezza, residente ad Arzo, che ha picchiato la moglie coetanea fino a mandarla in ospedale.

L’episodio ha di nuovo acceso i riflettori sulla piaga della violenza domestica. E a tal proposito vale la pena citare la dichiarazione del capodicastero polizia PLR (non un leghista populista e razzista) di Mendrisio, Samuel Maffi, che sul Corriere del Ticino di giovedì 2 maggio ha dichiarato: “Il numero dei casi di violenza domestica si è stabilizzato da qualche anno (…) semmai sono l’intensità e la violenza dei litigi ad essersi accresciute. Segno forse dei cambiamenti sociali degli ultimi anni, che hanno visto radicarsi in Svizzera culture ed ideologie per le quali la violenza verso le donne è purtroppo la normalità”.

Alla buon’ora!

In altre parole: grazie alla politica delle frontiere spalancate e del “devono entrare tutti”, in Svizzera (Ticino compreso) si è moltiplicato il numero di migranti, spesso e volentieri migranti economici, che sono sessisti e misogini; e magari pure razzisti, omofobi, antisemiti e cristianofobi. Queste persone, che non sono né integrate né integrabili, trasmettono i propri “disvalori” anche ai figli, radicandoli in casa nostra per le generazioni future.

La giornalista italiana di $inistra Lucia Annunziata lo ha detto a chiare lettere già tempo fa: l’immigrazione è un pericolo per le donne. E la cronaca lo dimostra.

Però, alle nostre latitudini, i residui del femminismo ro$$o vogliono le frontiere spalancate e predicano il “devono entrare tutti”. Addirittura abusano della festa del lavoro per manifestare contro i “muri”: un vero insulto a tutti quei disoccupati ticinesi, e sono tantissimi, che si trovano senza un lavoro proprio per la mancanza di “muri” e la conseguente invasione da sud.  Il discorso si può chiaramente estendere, in chiave unisex, a tutta la gauche-caviar sedicente paladina delle donne; in realtà antisvizzera e paladina soltanto dei migranti economici in arrivo da “altre culture”.

Quanto all’inutile e faziosa Commissione federale contro il razzismo, presieduta da un’ex politicante radikalchic, riesce a tacere omertosa anche davanti alla violenza sulle donne ad opera di immigrati.

Ma come…

E’ semplicemente scandaloso che chi dice di battersi contro le discriminazioni e la violenza di genere poi ipocritamente taccia sul ruolo di primo piano che riveste in questo deplorevole fenomeno l’immigrazione; che addirittura tenti di nasconderlo dietro squallide generalizzazioni. Così si sentono, sotto le cupole federali, frasi che dovrebbero essere “ad effetto” del tipo: “la violenza domestica è un problema di uomini”,dichiarazione fatta dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga.

Eh no: la violenza domestica è un problema di uomini stranieri,e le cifre al proposito parlano chiaro. Infatti è stata la stessa kompagna Simonetta ad incautamente sottolineare – con le intenzioni che ben si possono immaginare – che gli autori di violenze tra le mura di casa sono per metà svizzeri e per metà stranieri. Visto però che gli stranieri non sono la metà della popolazione svizzera, bensì un quarto, ne consegue che essi in percentuale sono responsabili del doppio dei casi di violenza domestica. Senza contare che il dato sulla nazionalità è ulteriormente taroccato (e non di poco) dalle naturalizzazioni di massa. Quanti mariti/compagni violenti indicati come “svizzeri” hanno in realtà l’inchiostro ancora bagnato sul passaporto rosso? Ovviamente, questa informazione viene prontamente imboscata. Ma come: gli stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? E invece…

Lorenzo Quadri

 

 

 

Svizzera: sempre più stranieri

E il colmo è che la stampa di regime pretenderebbe di farci credere il contrario

Certo che la stampa di regime è uno spettacolo! Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla!

Nei giorni scorsi si è appreso (sai che sorpresa) che il numero degli stranieri residenti in Svizzera è ulteriormente aumentato, e si attesta ora a 2 milioni e 90mila persone. Il “tetto” dei due milioni di stranieri è dunque stato polverizzato da un pezzo. Però gli spalancatori di frontiere hanno ancora il coraggio di starnazzare accuse di razzismo.

Gli stranieri aumentano; però la stampa di regime, naturalmente illudendosi di sbugiardare gli odiati “sovranisti”, scrive che essi “calano”. Certo, come no!

C’è semmai stata una leggerissima diminuzione dell’immigrazione (0,8%): come se si trattasse di un dato significativo. Peccato che l’emigrazionedalla Svizzera di stranieri residenti sia calata, questa sì in misura ben più tangibile, del 4.1%. Sicché il numero degli stranieri (ovvero: arrivi meno partenze) presenti nel nostro paese cresce! E non poteva essere diversamente, stante la politica delle frontiere spalancate voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$! Il grafico pubblicato in pagina dice più di mille parole. Ma il succo lo si può riassumere in quattro, di parole: “siamo qui in troppi”!

Il colmo è che la partitocrazia per anni ci ha raccontato la fetecchiata che “immigrazione è uguale a ricchezza” e che gli immigrati avrebbero pagato le pensioni agli svizzerotti. Campa cavallo che l’erba cresce! E allora come mai le casse dell’AVS, malgrado l’immigrazione scriteriata, si trovano – sempre secondo la partitocrazia – sull’orlo del baratro? Forse perché gli immigrati non finanziano neppure le loro, di pensioni, per cui figuriamoci se pagano le nostre? Del resto, già oggi solo la metà degli stranieri che si trasferiscono da noi arrivano perché hanno un lavoro. E se pensiamo che il triciclo, tramite il demenziale Patto ONU sulla migrazione, vorrebbe introdurre la libera circolazione a livello mondiale…

La ciofeca

Inutile dire, ma chiaramente al riguardo non sussisteva l’ombra di un dubbio, che la CIOFECA denominata “preferenza indigena light” ha effetti pari a ZERO. Sia sugli stranieri residenti che sull’invasione di frontalieri. I balivi dell’UE se la ridono a bocca larga. Il popolo elvetico ha deciso, in votazione popolare, che l’immigrazione deve essere controllata. Sotto le cupole bernesi, i politicanti della partitocrazia PLR-PPD-P$$ – ticinesi compresi!– hanno cancellato la decisione popolare. Ricordarsene alle elezioni di ottobre! Perché non serve a nulla lamentarsi che la volontà dei cittadini non viene ascoltata se poi, in preda ad incomprensibili raptus autolesionistici, si continua a mandare a Berna i rottamatori delle decisioni popolari!

Lorenzo Quadri

Galeotti stranieri: basta scuse spiegate quanto ci costano!

Adesso la casta scopre che sono oltre il 70%. Ma come, non erano tutte balle populiste?

 

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Da uno studio commissionato dall’inutile Consiglio d’Europa sulla popolazione delle strutture carcerarie europee e realizzato da due ricercatori dell’Università di Losanna, è emerso chein Svizzera il 71.4% dei galeotti è straniero.La media europea dei detenuti stranieri è invece del 15.9%. Tra la nostra realtà e la media continentale, dunque, c’è un abisso.

Con la sua percentuale spaventosa, la Confederella si situa al quinto posto della classifica dei paesi con più delinquenti stranieri nelle proprie prigioni. Prima di noi troviamo solo microstaterelli quali: Principato di Monaco, Andorra, Liechtenstein e Lussemburgo.

Da notareche i detenuti beneficiari di naturalizzazioni facili vengono conteggiati come “svizzeri”; sicché le statistiche dei carcerati stranieri nelle galere rossocrociate risultano abbellite artificialmente. La realtà è dunque ancora più grave di come viene presentata.
Ricordiamo inoltre che all’Hotel Stampa, la percentuale di detenuti stranieri, a seconda dei periodi, supera anche l’80%. Apperò! 8 galeotti d’importazione su 10!

Stop pippe mentali

Come spiegano queste cifre allucinanti i ricercatori di Losanna? Non potendosi esimere dal citare l’altissima percentuale di stranieri presente in Svizzera (oltre un quarto della popolazione, ed anche qui il dato risulta taroccato dalle naturalizzazioni facili) gli illuminati accademici tentano poi di svicolare producendosi nella prevedibile infilata di pippe mentali su fattori legati all’età, alla posizione geografica, eccetera. Del resto, come sempre, lo studio deve risultare gradito al committente. Altrimenti, addio mandati per il futuro. Ed essendo il committente il Consiglio d’Europa…

Non serve l’università…

Cari signori, ma chi pensate di prendere per il lato B? Non serve essere andati all’università (nemmeno a quella di Losanna) per capire come stanno le cose. Se gli stranieri in Svizzera sono un quarto della popolazione, ma nelle carceri sono i tre quarti, è ovvio che la propensione a commettere reati gravi tra gli immigrati è molto più elevata che tra gli svizzeri.Già, reati gravi; mica furti di ciliegie. Dalle nostre parti, prima di finire dietro le sbarre, bisogna averla combinata davvero grossa. A meno di essere qualche sfigato automobilista incappato nelle maglie di Via Sicura.

Traduzione: a causa della deleteria politica delle frontiere spalancate, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, ci siamo riempiti di delinquenti stranieri. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Questa foffa ha trovato in Svizzera il Pese del Bengodi. Grazie al buonismo-coglionismo istituzionale, le condanne sono miti, le carceri dotate di ogni comodità e simili ad alberghi (con tanto di menù a scelta e palestre) ed il rischio di espulsione basso. Perché ci pensano i legulei dei tribunali a sabotare le espulsioni degli stranieri che delinquono, malgrado siano state decise dal popolo.
A tal proposito, teniamo sempre ben presente che, se la Svizzera dovesse firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, così come vuole il triciclo PLR-PPD-P$$, non potremmo più espellere nessun delinquente se questo è cittadino UE.


Inoltre: non c’era bisogno di uno studio universitario per scoprire la percentuale di stranieri nelle carceri svizzere, peraltro già nota da tempo (sono anni infatti che il Mattino “populista e razzista” ne scrive). Basta consultare le statistiche: attività, questa, alla portata anche del Gigi di Viganello.

La domanda da porre

A degli universitari si sarebbe semmai potuto e dovuto domandare di svolgere un calcolo, nemmeno dei più complicati. Ovvero: quanto costano questi detenuti stranieri al contribuente svizzero? Si chiede il costo globale, compreso quello delle infrastrutture. Cioè delle prigioni che, di fatto, vengono costruite solo per i delinquenti stranieri.

In questo modo si metterebbe in evidenza, con tanto di cifre, la necessità impellente di far sì che i delinquenti stranieri scontino la pena a casa loro.Per raggiungere tale obiettivo occorre però sottoscrivere i relativi accordi internazionali. Chiaro il messaggio, Consiglieri federali PLRIgnazio KrankenKassis (ministro degli Esteri) e Karin Keller Sutter (KKS), ministra di Giustizia? Altro che calare le braghe davanti alla fallita UE e fare campagna elettorale per l’ex partitone, oltretutto con scarsi risultati!

Lorenzo Quadri

 

 

I saccheggiatori stranieri!

Urgono sanzioni esemplari per gli immigrati che truffano il nostro Stato sociale!

Il bello è che i $inistrati hanno lanciato (venendo poi asfaltati dalle urne) il referendum contro i detective sociali! P$ dalla parte dei finti invalidi d’importazione!

Siamo proprio il paese del Bengodi per tutti i truffatori stranieri! Quelli che arrivano qui per attaccarsi senza remore alle mammelle del nostro Stato sociale, ed ottengono prestazioni per centinaia di migliaia di franchetti (soldi del solito sfigato contribuente)! Nel frattempo lavorano in nero e fanno la bella vita. “Tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente”!

Caso eclatante

L’ultimo caso eclatante, emerso in questi giorni, riguarda un 54enne macedone, che negli scorsi quattro anni ha percepito aiuti sociali per circa 250mila franchetti: apperò!

250mila Fr in quattro anni fanno 62’500 Fr all’anno, ovvero oltre 5200 Fr al mese! Quanti cittadini ticinesi – anche a causa del dumping salariale generato dalla devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ – non guadagnano questa cifra, pur lavorando onestamente e a tempo pieno?

Si bullava sul macchinone

Di questi 250mila Fr di aiuti sociali incassati dal truffatore macedone, ben 160mila sono  stati percepiti indebitamente, in quanto il bellimbusto ha lavorato per tre anni in nero, venendo pagato in contanti. Davanti al Tribunale penale di Basilea Città, il macedone ha dichiarato di essere invalido al 100%, ed ha negato di aver lavorato in nero. Il genio amava però bullarsi in rete a bordo di una BMW X6 nuova di zecca. Con questo macchinone non esattamente proletario è pure stato pizzicato mentre viaggiava sull’A3 a 140 Km/h, su una tratta con limite 100.

Per la truffa, la Corte basilese ha condannato l’uomo a 12 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni, mentre per l’eccesso di velocità la sanzione decisa è stata una pena pecuniaria, pure sospesa.

Il fatto che il truffatore macedone finto invalido si bullasse sui social con il macchinone nuovo fiammante dimostra due cose: o il signore non è proprio un’aquila, oppure, chissà come mai, era sicuro di potersi permettere tutto; tanto  non sarebbe mai stato beccato!

E quelli più scaltri?

Sicché immaginiamoci quanti furbetti “non patrizi”, un po’ più scaltri del macedone, continuano indisturbati a farsi gli zebedej di platino a spese nostre, ridendosela a bocca larga!

Perché è evidente che quello del 54enne della Macedonia non è un caso isolato. Infatti, nemmeno tanto tempo fa venne beccata e condannata a Zurigo una coppia di libanesi che aveva incassato indebitamente ben 330mila franchetti di prestazioni sociali, e scusate se sono pochi! E lorsignori hanno addirittura avuto la faccia di lamiera di presentarsi alle udienze a bordo di una Jaguar!

E il bello è che i $inistrati del P$ (Partito degli Stranieri) hanno pura lanciato il referendum contro i “detective sociali”, venendo poi asfaltati in votazione popolare.

I kompagni non volevano permettere alle assicurazioni sociali di ingaggiare degli investigatori per sorvegliare i presunti truffatori! Traduzione: P$ dalla parte degli approfittatori stranieri! Ricordarsene alle elezioni di  ottobre!

Gli svizzeri tirano la cinghia

E’ evidente che ne abbiamo piene le scuffie, ma proprio stracolme, di sentire vicende come quella del truffatore macedone! Anche perché, mentre gli approfittatori stranieri prosperano e saccheggiano il nostro stato sociale, a troppi cittadini svizzeri in difficoltà si fa invece tirare la cinghia!

Se poi chi è in difficoltà ha pure la “sfiga” di possedere una casetta, magari ereditata, può stare certo che non  riceverà alcun aiuto!

E poi i politicanti hanno ancora il coraggio di venirci a raccontare che la spesa sociale è troppo alta? Certo che lo è, ma perché  da un lato c’è chi se ne approfitta, e dall’altro perché dalle nostre parti vige l’assistenza facile per migranti economici! Gli ultimi arrivati, anche senza commettere alcun reato ma in totale legalità, si mettono “in scioltezza” a carico dell’assistenza, e nümm a pagum! Poi si scopre, ma guarda un po’, che l’84% degli oltre 4000 cittadini somali residenti in Svizzera si trova in assistenza, percentuale che peraltro vale anche per eritrei, angolani, e compagnia cantante! In altre parole: la quasi totalità degli asilanti che rimane nella Confederella finisce a carico dell’Ente pubblico! Ma come: immigrazione non doveva essere uguale a ricchezza?

Chi rinuncia

Tanti ticinesi, specie se non più giovani, rinunciano a chiedere prestazioni sociali alle quali avrebbero diritto, perché si vergognano! Certi signori e signore in arrivo da paesi esteri vicini e lontani, invece, la vergogna nemmeno sanno dove sta di casa! Ridurre la spesa sociale? Certo, ma tagliando sui migranti economici di vario ordine e grado! Ed il margine di manovra non manca di sicuro: basti pensare che in Ticino oltre il 40% dei beneficiari di assistenza non è svizzero!

Fino a quando…?

Tornando al caso del truffatore macedone, la domanda da un milione è la seguente: fino a quando intendiamo farci prendere per i fondelli da simile foffa? Fino a quanto continueremo, in nome del buonismo-coglionismo, ad essere il paese del Bengodi dei truffatori stranieri?

E’ evidente che:

  • I controlli devono diventare più efficaci, se si vuole che siano davvero deterrenti per i malintenzionati!
  • Le condanne per i truffatori devono essere esemplari!
  • Il delinquente macedone deve restituire quanto percepito indebitamente fino all’ultimo centesimo e con gli interessi!
  • Il truffatore in questione va espulso dalla Svizzera!

Pena ridicola

Invece, quanto scommettiamo che i 160mila Fr stuccati alla nostra socialità non li rivedremo mai più?

E vuoi vedere che il furbetto “non patrizio” ha addirittura beneficiato dell’avvocato d’ufficio, pagato con i nostri soldi?

Quanto alla pena inflittagli: “naturalmente” è sospesa per un periodo di prova di due anni. Questo significa che il signore non si farà un giorno di prigione! E di espulsione neanche a parlarne: sarebbe becero populismo e razzismo! Ohibò, è quasi più pesante la condanna inflitta per l’eccesso di velocità che quella per la truffa ai danni delle assicurazioni sociali! Ma allora è vero che siamo dei tamberla!

Lorenzo Quadri

 

L’immigrazione sempre più in aumento! Altro che diminuire!

La “preferenza indigena light” è una ciofeca! E intanto comincia il lavaggio del cervello

Si può girarla e pirlarla come si vuole, ma per sventare l’invasione abbiamo una sola possibilità: votare SI’ all’iniziativa per disdire la devastante libera circolazione delle persone! 

Ma tu guarda i casi della vita! Nell’anno di disgrazia 2018 il saldo migratorio in  Svizzera è ancora aumentato. A dirlo sono i burocrati federali della Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Per saldo migratorio s’intende il numero degli arrivi meno quello delle partenze. Il saldo è dunque stato nel 2018 di circa 55 mila persone, in crescita di quasi il 3% rispetto all’anno precedente. A queste 55mila persone vanno poi aggiunti i finti rifugiati. Di questi ne sono arrivati circa 15mila. Quindi siamo già ad un totale di 70mila persone in più:l’equivalente della città di Lugano, ed in un solo anno. Questo quando in Svizzera siamo già qui in troppi, con tutti i problemi che ne derivano. Anche in ambito di tutela dell’ambiente e di pianificazione territoriale. Ma naturalmente a tal proposito i verdi-anguria (verdi fuori ma rossi – e quindi spalancatori di frontiere – dentro) non hanno nulla da dire.

Una ciofeca

Inoltre, l’immigrazione è aumentata malgrado la messa in vigore di quella ciofeca denominata “Preferenza indigena light”con cui la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio. Ecco dunque la conferma che la preferenza indigena light non serve assolutamente ad un tubo, e non limita l’immigrazione nemmeno di un’unità. I cittadini svizzeri, quindi il Sovrano, hanno deciso che vogliono meno immigrazione. Ma i politicanti del triciclo gliene propinano di più.

2 milioni di stranieri

Si dà inoltre il caso che in Svizzera ci siano attualmente oltre 2 milioni di stranieri, ovvero un quarto della popolazione (e poi qualche tamberla ha ancora il coraggio di accusare gli svizzeri di razzismo e di chiusura? Mavadaviaiciapp!). In Ticino la percentuale è addirittura di un terzo.  Senza contare, poi, i beneficiari di naturalizzazioni faciliche, una volta resi svizzeri, spariscono dalle statistiche degli stranieri. E a suon di 50mila naturalizzazioni all’anno, si fa presto a taroccare le cifre.

Ricordiamo che in Giappone gli stranieri sono il 2% della popolazione. E, nel paese del Sol Levante, nessuno si sogna di propinare la fregnaccia che l’immigrazione sarebbe “indispensabile” per contrastare l’invecchiamento demografico.

Il lavaggio del cervello

Appare poi in tutta evidenza che i balivi della Segreteria di Stato della migrazione e la stampa di regime hanno già iniziato il lavaggio del cervellocontro l’iniziativa popolare che chiede la disdetta della devastante libera circolazione delle persone.

L’iniziativa, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega, come noto è riuscita alla grande. Ha raccolto 120mila sottoscrizioni in 6 mesi, quando ne sarebbero bastate 100mila da raccogliere in un anno e mezzo. Evidentemente, davanti ad un simile risultato trionfale, ai camerieri bernesi di Bruxelles sta già diventato fredda la camicia al pensiero della votazione popolare. Sicché passano all’attacco: l’immigrazione aumenta (+3% rispetto al 2017)  ma i burocrati della SEM vengono invece a raccontarci che è diminuita… rispetto al 2008! Quando si dice la faccia di lamiera!

Altro che 10mila all’anno…

Ma il disegno è chiaro: da qui alla votazione sulla disdetta della devastante libera circolazione delle persone l’establishment – ovvero la partitocrazia, i burocrati bernesi, la stampa di regime, gli intellettualini da tre e una cicca, i soldatini delle associazioni economiche e sindacali, e compagnia cantante – tenterà di praticare al popolazzo il lavaggio del cervello, ripentendo a mo’ di mantra che l’immigrazione  starebbe diminuendo, quando invece aumenta!  

Già: perché l’equivalente, ogni anno, di una città di Lugano in più, malgrado sia in vigore la preferenza indigena light, la partitocrazia vorrebbe spacciarla per “diminuzione”.   E naturalmente la casta spalancatrice di frontiere ben si guarderà dal ricordare che nel 2002 (quindi non nell’alto medioevo) il Consiglio federale promise che, con la libera circolazione delle persone, il saldo migratorio sarebbe stato di 10mila persone all’anno al massimo. Certo, come no! E’ sette volte superiore, ma nessuno fa un cip!

Per contro, il triciclo – con slinguazzante stampa di regime al seguito  – si sciacquerà ad oltranza la bocca con la favoletta dell’economia elvetica che avrebbe bisogno dell’immigrazione incontrollata e blablabla. Altra svergognata fandonia! Infatti solo una minoranza, e meglio il 48% degli immigrati, arriva in Svizzera per lavorare. Lo dice la SEM. Non il Mattino populista e razzista.

Sì all’iniziativa

Non solo: il triciclo vorrebbe addirittura sottoscrivere il demenzialepatto ONU sulla migrazione (ennesima perla del liblab (ex) doppiopassaporto KrankenCassis!)  i cui obiettivi sono: introdurre la libera circolazione a livello mondiale, equiparare i migranti economici ai profughi e creare un diritto – anzi, ancora di più: un diritto umano! – all’immigrazione.

Questo andazzo deleterio va bloccato: tanto per cominciare, col piffero che si sottoscrive il patto ONU sulla migrazione; e se la partitocrazia alle Camere federali dovesse avere la malaugurata idea di decidere per la firma… referendum garantito!

E poi: votare Sì alla disdetta della libera circolazione!

Lorenzo Quadri

Naturalizzare tutti per non creare “tensioni inutili”

La partitocrazia regala passaporti rossi. E con motivazioni sempre più bislacche

Non abbiamo intenzione di tollerare né le naturalizzazioni “per quieto vivere” di stranieri non integrati, e nemmeno la continua denigrazione di chi giustamente pretende rigore nel concedere l’attinenza comunale!

Cari $ignori del triciclo PLRPPD- P$ (soprattutto questi ultimi): il passaporto elvetico è prezioso, anche se alcuni di voi lo considerano carta straccia

In quel di Locarno tornano a tenere banco le naturalizzazioni “dubbie”. Nella sua ultima seduta il Consiglio comunale ha dibattuto su tre candidature. Secondo quanto riportato sui giornali, i contrari alle tre naturalizzazioni hanno sottolineato che i candidati discussi, pur vivendo da vario tempo da noi, parlerebbero male l’italiano e non avrebbero “familiarizzato con il modo di vivere, gli usi ed i costumi svizzeri”. Da notare che il relatore del rapporto contrario alla concessione dell’attinenza comunale è un esponente del PLR e non un leghista populista e razzista. Alla fine, però, l’hanno spuntata i favorevoli. E così, grazie alla partitocrazia, sono state concesse tre nuove naturalizzazioni facili.

Alcune considerazioni

Chi scrive evidentemente non conosce il dossier né le persone coinvolte, quindi non è in grado di esprimersi sull’effettiva integrazione dei candidati. Tuttavia alcune considerazioni di carattere generale sulle naturalizzazioni facili sono possibili e doverose.

1) Il conferimento della cittadinanza elvetica è un atto irreversibile. Il passaporto rosso, una volta concesso, non può più essere ritirato. A meno che il neosvizzero si renda colpevole di terrorismo. Essendo la Svizzera diventata, grazie alle frontiere spalancate ed al fallimentare multikulti, il paese del Bengodi per estremisti islamici, i casi di terroristi naturalizzati sono destinati a moltiplicarsi. Ma anche in quel caso, arriverà qualche giudice straniero della Corte europea dei diritti dell’uomo a blaterare che espellere questi terroristi “sa po’ mia” perché sarebbero in pericolo nel paese d’origine. Ergo, la naturalizzazione è un atto irreversibile (e lo rimane anche ai tempi dell’Isis). Di conseguenza, se sussistono dubbi non va concessa.

2) La naturalizzazione non è il punto di partenza del percorso d’integrazione, bensì il punto d’arrivo. La concessione della cittadinanza elvetica è il riconoscimento dell’avvenuta integrazione, non un incentivo per continuare ad integrarsi (e poi, una volta che il neo-svizzero ha portato a casa il passaporto rosso… passata la festa, gabbato lo santo).

3) Durante il dibattito in Consiglio comunale (partendo dal presupposto che quanto riportato sui giornali sia fedefacente), da parte dei favorevoli alla naturalizzazione facile dei candidati di “dubbia integrazione” si è sentito un campionario di “perle”.

Del tipo: a) “Si parla di atti amministrativi e non politici o intrepretativi”; “Ci sono interpretazioni influenzate da pregiudizi”. E no, la naturalizzazione non è un atto amministrativo. E’ un atto politico. Quindi comporta una scelta politica. Creare un nuovo cittadino elvetico non è come compilare un formulario delle imposte. Oltremodo squallido il tentativo, da parte della gauche-caviar, di squalificare i dubbi sull’effettiva integrazione di un candidato come dei “ pregiudizi”. Ennesima dimostrazione e dell’intolleranza della $inistra nei confronti di chi osa pensarla diversamente.

b) “ Al posto di affrontare il concetto di integrazione bisogna promuovere il rispetto reciproco”. Non si vede perché una cosa dovrebbe escludere l’altra. Ma è degno di nota il tentativo di smontare il requisito dell’integrazione, in nome della consueta massima $inistrata: “devono entrare tutti, devono restare tutti e tutti devono diventare svizzeri”: e quindi, non si parli più di integrazione! Visto che tale concetto “si presta ad interpretazioni” lo aboliamo direttamente e diamo il passaporto a rosso a tutti! Bella prospettiva, complimenti. Bella per quelle forze politiche che svendono la Svizzera ogni giorno e quindi, per far passare le loro posizioni antisvizzere e per ottenere sostegno elettorale, hanno bisogno di naturalizzati che non si sentano svizzeri, che non si riconoscano nelle peculiarità svizzere e che votino ed eleggano di conseguenza.

c) “ Polemiche che creano tensioni inutili e controproducenti”. Ah ecco. Adesso sollevare dei legittimi dubbi sull’integrazione degli aspiranti al passaporto elvetico significa “creare tensioni inutili e controproducenti”.

Sicché, “per non creare tensioni”, facciamo diventare svizzero chiunque lo richieda! d) Per finire, la chicca: “ bisogna esplorare nuove forme di partecipazione, coinvolgere maggiormente gli stranieri che vivono qui (…)”. In altre parole: bisogna fare in modo che tra uno svizzero ed un migrante non ci sia più alcuna differenza. Il passaporto rosso deve diventare carta straccia. E a questo punto, già che ci siamo, introduciamo il voto agli stranieri.

Preoccupante

Il fatto che la maggioranza del legislativo locarnese, approvando le tre naturalizzazioni contestate, abbia deciso di dar retta alle posizioni sopra indicate è preoccupante.

Dimostra come le naturalizzazioni facili siano una realtà, ovviamente non solo in riva al Verbano. Testimonia del tentativo di denigrare e di ricattare moralmente chi chiede rigore nella concessione della cittadinanza svizzera. E lo chiede perché – piaccia o non piaccia ai sinistrati spalancatori di frontiere e multikulti – il passaporto svizzero è prezioso.

Andazzo generalizzato

Questo andazzo evidentemente non si manifesta solo a Locarno. Basti pensare che il padre basilese musulmano che vietava alle figlie la partecipazione alle lezioni di nuoto aveva una domanda di naturalizzazione in corso. E come la mettiamo con quei candidati e quelle candidate al passaporto rosso che durante l’esame rifiutano di dare la mano alle persone del sesso opposto? Li facciamo diventare tutti svizzeri perché in fondo riconoscersi nel nostro modo di vivere, nei nostri usi e costumi è un fatto secondario, e poi, suvvìa, mica vorremo “creare delle tensioni inutili” con l’assurda e razzista pretesa che un neo-cittadino elvetico si senta anche svizzero!

La pazienza è finita

E’ sempre più evidente che in campo di naturalizzazione urge un giro di vite. Le naturalizzazioni facili di persone non integrate “per quieto vivere”, “per non discriminare” e per altre analoghe “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) non siamo disposti a tollerarle.

LORENZO QUADRI

Richiesta del casellario: una storia di successo!

Ma guarda un po’: la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale serve! Come abbiamo letto la scorsa settimana, la prassi introdotta da Norman Gobbi nel 2015 ha impedito il rilascio o il rinnovo di un permesso B o G a 251 delinquenti pericolosi. Tutta foffa straniera che, senza la richiesta del casellario – “grazie” alla devastante libera circolazione delle persona voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ – adesso si troverebbe sul nostro territorio a combinarne peggio di Bertoldo. O magari alloggerebbe a nostre spese all’Hotel Stampa (creato per l’appunto per i delinquenti stranieri, che costituiscono fino all’80% degli “ospiti”) dove ci costerebbe 400 Fr al giorno.

Pochi?

A chi dice che 251 permessi rifiutati o non rinnovati sono pochi è facile replicare: 1) 251 delinquenti pericolosi in meno in Ticino certamente non sono pochi! 2) Ovviamente questa statistica non tiene conto (e come potrebbe?) dell’effetto deterrente. Ossia di tutti quelli che, sapendo della richiesta dell’estratto del casellario, hanno rinunciato a presentare domanda per un permesso di frontaliere o di dimorante. E questi casi potrebbero essere migliaia!

Carichi pendenti

E’ anche opportuno ricordare che inizialmente, per maggior sicurezza, veniva richiesto anche il certificato dei carichi pendenti; il casellario infatti contiene solo condanne cresciute in giudicato. Purtroppo però la partitocrazia in governicchio, davanti alle pressioni congiunte del Belpaese – che non ha apprezzato la misura (i vicini a sud immaginano forse di rifilarci i loro criminali?) – e dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, che si schierano sistematicamente contro il Ticino e dalla parte dell’Italia, ha calato le braghe sui carichi pendenti.

Il tirapiedi dell’ex ministra

Ma c’è di peggio, e non bisogna dimenticarlo. La burocrazia federale, e per essere precisi l’ex Segretario di Stato De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, ha pure tentato di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché questa a sua volta chiedesse al governicchio di rinunciare alla richiesta del casellario. Perché, blaterava lo spocchioso burocrate, bisogna “oliare” i rapporti con il Belpaese. Ohibò, ‘sta fregnaccia del “bisogna oliare” cominciamo a sentirla un po’ troppo spesso! A cosa servano simili operazioni di lubrificazione lo hanno capito anche i sassi: a niente. Infatti il Belpaese ci prende per i fondelli all’infinto sul nuovo (ormai non più tanto nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Inoltre, sentenziava De Watteville, il casellario sarebbe “inutile”. Come no! Si fosse dato retta a questo balivo bernese, adesso non avremmo né il casellario né men che meno l’accordo fiscale sui frontalieri. Ed in Ticino si trasferirebbe allegramente tutta la foffa. Perché, per immaginare che Roma avrebbe sottoscritto il citato accordo in cambio dell’abolizione del casellario, bisogna essersi bevuti il cervello. Eppure questi sono i ragionamenti (?) che vengono fatti nell’amministrazione federale. E non dall’ultimo güzzalapis arrivato, ma dei vertici! Da chi decide la linea diplomatica da tenere! E poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti restano regolarmente fregati?

E il colmo è che perfino il triciclo PLR-PPD-P$ in governicchio si era detto pronto a rinunciare alla richiesta del casellario in cambio della firma italica sull’accordo fiscale. Non se ne è fatto nulla.

Valichi da chiudere

C’è anche un altro aspetto da tenere presente. I burocrati federali che hanno tentato di venderci la fanfaluca che la richiesta del casellariogiudiziale “non serve”, sono gli stessi che hanno sabotato la chiusura notturna dei valichi secondari, approvata dal parlamento federale che ha sostenuto la mozione della leghista Roberta Pantani. Con che argomento? Che non serve, ça va sans dire!

E’ quindi evidente che sulla chiusura notturna dei valichi occorre tornare alla carica perché – nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito – in linguaggio bernese “non serve” equivale a: “non piace alla vicina Repubblica, rispettivamente ai funzionarietti di Bruxelles”. E davanti a questa gentaglia, secondo la casta, noi svizzerotti dovremmo sempre e comunque chinarci a 90 gradi!

LORENZO QUADRI

Espulsioni di stranieri: nuova gaffe dei $inistrati

Tentano di denigrare l’odiato “ministro” leghista e rimediano ancora una figura marrone

Ma guarda un po’: i $inistrati, ed anche alcuni radikali, di recente hanno pensato bene di interrogare il governicchio sui ritiri e mancati rinnovi di permessi di dimora agli stranieri. Il messaggio politico che vuole far passare la gauche-caviar con tale ozioso atto parlamentare è chiaro: nel Ticino “populista e razzista” le revoche – e quindi le espulsioni – sarebbero troppe (?) ed immotivate (?). Certo, come no!

Ai $inistrati del “devono entrare tutti”, “devono restare tutti” e “gli svizzerotti fessi devono mantenere tutti” non sta bene che vengano espulsi gli stranieri che delinquono o che sono a carico dello Stato sociale. Perché questi sono i motivi per cui un immigrato viene allontanato dal nostro Paese. Non altri. Anche se ovviamente ci piacerebbe assai che un domani ai frontalieri che insultano la Svizzera e gli svizzeri venisse ritirato il permesso G.

Quindi i kompagnuzzi del P$, con alcuni radikalchic al seguito, non si limitano a fare il partito degli stranieri, ma il partito degli stranieri delinquenti e/o mantenuti con i soldi di chi lavora e paga le tasse (svizzero o immigrato che sia). Cosa non si inventano questi $inistrati  pur di non difendere i lavoratori ticinesi!

Quanti ritiri? Troppo pochi!

Alla domanda su quanti permessi vengono ritirati in Ticino, la risposta può essere una sola: sempre troppo pochi. E per questo possiamo ringraziare buonismo-coglionismo, garantismo, e tutti gli altri “ismi” a causa dei quali sul nostro territorio rimangono persone che proprio non ci dovrebbero essere.

Ad esempio, ricordiamo che i giudici STRANIERI della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che tanto piacciano a $inistrati e spalancatori di frontiere assortiti (basti pensare a come strillavano isterici prima della votazione popolare sull’iniziativa “contro i giudici stranieri”), hanno annullato l’espulsione dalla Svizzera di sei terroristi islamici iracheni. Questo perché tali delinquenti sarebbero in pericolo nel paese d’origine. Sicché, ci teniamo in casa dei terroristi islamici, che potrebbero passare all’atto da un momento all’altro. Però il P$ ha ancora il coraggio di protestare contro le troppe espulsioni. Ovviamente nel (vano) tentativo di denigrare e demonizzare l’operato del direttore del Dipartimento delle Istituzioni, ovvero l’odiato leghista Norman Gobbi.

A Bellinzona…

In più, ciliegina sulla torta, proprio lunedì in quel di Bellinzona la polizia cantonale ha dovuto effettuare un delicato intervento: due finti rifugiatialgerini, già noti alla polizia e colpiti da decreto di espulsione, a seguito di un controllo si sono barricati in un appartamento con altri 4 familiari minacciando di buttarsi di sotto, ciò che ha reso necessaria la mediazione del gruppo negoziati della PolCant. Anche questi sarebbero, secondo i compagni, dei ritiri di permesso ingiustificati? E quanto è costato l’intervento? Così, tanto per curiosità…

Le promesse

E’ poi il caso di ricordare che, prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, il Consiglio federale e la partitocrazia avevano promesso che, con la nuova legge sugli stranieri, ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. La cifra reale però è poco più di un decimo.

Il Ticino è tra i Cantoni “virtuosi” nell’espulsione dei delinquenti stranieri – grazie al leghista Gobbi – e questo provoca al club del “devono entrare e devono restare tutti” insopportabili travasi di bile.

Revoche fondate

Tramite la loro interrogazione, i politicanti $ocialisti e radikalchic, oltre a mirare al sabotaggio delle espulsioni, vogliono anche sapere quante revoche di permesso sono state impugnate ed annullate dalle istanze giudiziarie. Pensiero sottointeso: il Dipartimento leghista e razzista espelle senza motivo e poi arrivano, provvidenziali, i giudici incadregati dal triciclo PLR-PPD-P$$ a rimettere la chiesa al centro del villaggio e ad annullare le revoche di permesso prese arbitrariamente.

Ebbene, anche questa volta ai $inistrati è andata buca. Il governicchio non ha ancora risposto all’interrogazione dei kompagni, però il portale Ticinonews ha svolto un paio di accertamenti presso i tribunali, dai quali è emerso che i ricorsi accolti contro revoche o mancati rinnovi di permesso naviga attorno al 10%-20% di quelli presentati. In altre parole: la stragrande maggioranza delle decisioni di revoca è perfettamente fondata. Prendere su e portare a casa!

Le domande mancanti

Sarebbe bello a questo punto sapere quanto costano tali ricorsi, che non di rado arrivano fino al Tribunale federale, e chi li paga: forse – spesso e volentieri – il solito sfigato contribuente (svizzero o straniero che sia) con i soldi delle sue imposte? E a quanto ammontano i costi di tali ricorsi?

Chissà come mai i kompagnuzzi queste domandine non le hanno poste? E sì che sono facili-facili…

Lorenzo Quadri

Socialità troppo costosa? Si risparmi sugli stranieri

Più che “spalmare” diversamente la spesa dell’assistenza, occorre scremare i beneficiari

 

“Prima i nostri” anche nell’accesso alle prestazioni sociali

I costi della socialità in Svizzera ed in Ticino sono andati fuori controllo e galoppano verso l’infinanziabilità. Certo: il discorso sui soldi che non ci sono potrebbe anche sembrare strano, visto che, secondo taluni politicanti bernesi (vedi EuroSenatore Pippo Lombardi ed il suo voto determinante nella Commissione della politica estera degli Stati), dovremmo regalare 1.3 MILIARDI di Fr alla fallita Unione europea. E questo senza uno straccio di obbligo, né di contropartita, e nemmeno di vantaggio tangibile. Come ha infatti ben spiegato a posteriori l’EuroSenatore, si tratta di “oliare”. In sostanza, una squallida marchetta a degli eurobalivi con già le valigie in mano. Sempre secondo la casta spalancatrice di frontiere, dovremmo anche spendere ogni anno 130 milioni in più per integrare i finti rifugiati nel mondo del lavoro.

Hai capito l’establishment? Invece di rimandare i migranti economici a casa loro, immagina di integrarli professionalmente – operazione peraltro destinata a miserando fallimento – con i nostri soldi, e a scapito dei lavoratori svizzeri.

In Ticino

Il discorso finanziario sui costi della socialità, in considerazione di queste ed altre aberrazioni, potrebbe dunque sembrare strano. Ma purtroppo è realistico. In Ticino a fine 2016 la spesa sociale complessiva era di quasi 360 milioni; nel 2010 era di 280. Nello stesso periodo, i costi della sola assistenza sono passati da 60 milioni a 110: praticamente un raddoppio nel giro di soli sei anni! E’ quindi evidente che bisogna correre ai ripari.

Chiavi di riparto

Di recente alcuni Comuni ticinesi hanno presentato un’iniziativa volta a ripartire diversamente la quota parte (25%) dei costi dell’assistenza sociale che ricade sui comuni. Si tratta, però, di una “non soluzione”: i costi attuali verrebbero semplicemente spalmati con una chiave di riparto differente. Conseguenza: alcuni comuni (ed i relativi contribuenti) pagherebbero meno. Altri (ed i relativi contribuenti) pagherebbero di più. Ma la spesa sociale di per sé non diminuirebbe.

Frontiere spalancate

Cosa ha provocato l’esplosione della spesa dell’assistenza? E’ chiaro: malgrado le statistiche farlocche della SECO, le altrettanto farlocche “percezioni” dell’IRE e la propaganda di regime (leggi: lavaggio del cervello) pro-UE e pro-libera circolazione con cui la casta spalancatrice di frontiere ci martella ogni giorno, il problema risiede nell’immigrazione incontrollata. Da un lato c’è sostituzione di lavoratori ticinesi con frontalieri, con i primi che finiscono in disoccupazione e poi in assistenza. Dall’altro c’è l’immigrazione facile nello Stato sociale. Immigrazione che, sia detto per inciso, la partitocrazia PLR-PPD-P$ vorrebbe rendere ancora più facile sottoscrivendo lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE; ovvero un vergognoso trattato coloniale che ci imporrebbe poi di mantenere tutti gli immigrati UE e di non espellerne nessuno; nemmeno se criminale. Alla faccia del voto popolare del 2010.

“Prima i nostri”

Visto che l’immigrazione incontrollata è la causa principale dell’assistenza, è evidente che, se si vuole ridurne i costi, bisogna 1) far saltare la libera circolazione delle persone e 2) tagliare le prestazioni sociali agli stranieri. “Prima i nostri” anche nella socialità!

Ovviamente, si comincia a tagliare da chi è giunto in Svizzera in tempi più recenti. Vale a dire dai titolari di permessi B (dimora). Le prestazioni sociali ai dimoranti vanno azzerate. Il permesso B viene  infatti rilasciato a chi è in grado di mantenersi con le proprie risorse. Nel momento in cui non lo è più, il motivo del permesso decade. Il premesso va dunque ritirato e non vanno versate prestazioni sociali.

Naturalmente sentiamo già la casta, imbesuita dal politikamente korretto, che starnazza a pieni polmoni al “razzismo” (fa tanto chic e “progressista”). Eh no, cari $ignori, non ci stiamo. Non è razzismo, è legittima difesa. E, se si è giunti a questa situazione, la colpa è di chi ha spalancato le frontiere provocando l’assalto alla diligenza. Quindi, che se ne assuma finalmente la responsabilità!

Finti rifugiati

E’ poi evidente che i finti rifugiati, che non scappano da nessuna guerra, vanno rimpatriati. A partire dagli eritrei, che costituiscono la nazionalità maggiormente rappresentata tra gli asilanti in Svizzera. Nel giro di otto anni, il numero degli eritrei a carico dell’assistenza sociale è aumentato di quasi il 2300% (sic!). Essendo ormai ufficialmente appurato che gli eritrei sono tutti finti rifugiati, è pacifico che vanno rimpatriati in toto.

Combattere gli abusi

Altro filone su cui si può e si deve intervenire per contenere la spesa sociale è quello degli abusi. Il 25 novembre voteremo su una modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che permetterà a queste ultime di ricorrere ai servigi di investigatori privati per sorvegliare (e smascherare) i “furbetti”, nel caso di concreto sospetto di abuso. Questa pratica non è di per sé una novità. Era in vigore fino all’autunno del 2016. Tra il 2009 ed il 2016 ha permesso all’ente pubblico di risparmiare ben 320 milioni di franchetti, e scusate se sono pochi. Poi la Corte europea dei diritti dell’uomo (giudici stranieri!) ha stabilito che mancava la necessaria base legale. Adesso la base legale è arrivata. E dunque dobbiamo sostenerla in votazione popolare. Gli abusi nella socialità vanno sventati. In caso contrario, ad andarci di mezzo sono i veri bisognosi. Dunque, il 25 novembre, tutti a votare Sì!

Lorenzo Quadri

 

 

Rapine in casa: e intanto la partitocrazia…

 

Nei giorni scorsi sono stati arrestati due delinquenti stranieri – un 22 enne algerino ed un 25enne marocchino – con l’accusa di aver messo a segno una serie di furti con scasso in abitazioni ed automobili, in Ticino e nei Grigioni. Durante una razzia in una casa, le due “risorse da integrare” hanno picchiato l’inquilino.

Ma come: “immigrazione non era uguale a ricchezza”?

La settimana precedente si è invece celebrato il processo, tra l’altro con una richiesta di pena ridicola (tre anni) al criminale rumeno che a Minusio 11 anni fa fece irruzione in un’abitazione assalendo a coltellate, oltre trenta, gli anziani occupanti. E tutto per un bottino di poche centinaia di Fr.

Grazie alla politica delle frontiere spalancate, voluta dal solito triciclo PLR-PPD-P$, le rapine in casa, in presenza degli abitanti, diventeranno sempre più una realtà anche da noi. Nel Belpaese, purtroppo, lo sono già.

Ma almeno lì, grazie al nuovo governo gialloverde, è stato potenziato il diritto alla legittima difesadi chi viene aggredito in casa propria, ma anche sul posto di lavoro. Nelle scorse settimane la modifica di legge che tutela le vittime è stata approvata a larga maggioranza dal Senato.

Non così in Svizzera. A Berna la partitocrazia, imbesuita dal politikamente korretto, rifiuta schifata ogni proposta di potenziamento della legittima difesa, strillando istericamente al Far West.

Complimenti signori del triciclo, avanti così. Invece di rendere la vita più facile a chi viene aggredito in casa propria e si difende, continuate a spingere i cittadini a non difendersi dai delinquenti, e quindi a mettersi in pericolo per paura di finire sul banco degli imputanti. Solo nei confronti degli automobilisti la partitocrazia vara leggi draconiane:  vedi la ciofeca “Via Sicura”. Quando si tratta di delinquenti, invece, il buonismo-coglionismo la fa da padrone. I signori della partitocrazia pensano di vivere ancora ai tempi in cui, alle nostre latitudini, il massimo della delinquenza era il ladro di polli. Invece proprio loro hanno spalancato le frontiere alla criminalità straniera più feroce. E non vogliono nemmeno che i cittadini si difendano.

Lorenzo Quadri

La violenza domestica è un problema di uomini stranieri

L’inutile commissione contro il razzismo tace, mentre gli spalancatori di frontiere…

Se i responsabili di aggressioni tra le mura di casa sono per metà svizzeri e per metà stranieri, e gli stranieri sono il 25% della popolazione, ne consegue che percentualmente essi delinquono il doppio. Imbarazz tremend imbarazz della ministra del “devono entrare tutti” davanti al Consiglio nazionale, mentre i soldatini del multikulti si autoerotizzano cerebralmente con il “racial profiling”

Sul finto problema del razzismo in Svizzera si continua a montare la panna senza remore. Pensiamo ad esempio all’inutile Commissione federale contro il razzismo, ovvero un gremio radikalchic che  abusa del proprio ruolo ufficiale per fare politichetta pro frontiere spalancate e pro immigrazione incontrollata. E che quindi è da chiudere.

La Commissione in questione – che il solito sfigato contribuente paga profumatamente per farsi colpevolizzare e ricattare moralmente – si guarda bene dall’affrontare il vero problema che dovrebbe interessarla. Cioè  il razzismo d’importazione. Vale a dire, l’arrivo incontrollato di migrati di “altre culture” (principalmente islamici) che sono antisemiti, razzisti, sessisti, omofobi. E che nutrono (e trasmettono alle nuove generazioni) odio nei confronti di chi è di religione diversa dalla loro. In una parola: si tratta di persone non integrabili. Incompatibili con la nostra società. Ed infatti – tanto per fare un esempio – sempre più ebrei lasciano la Francia, poiché si sentono minacciati a seguito dell’esplosione dell’immigrazione islamica. E non è “solo una percezione”.

Ma naturalmente l’inutile e lottizzata Commissione federale contro il razzismo su questi temi “scomodi” non ha nulla da dire. Chiaro: chi sostiene l’immigrazione scriteriata “non può” fare altro che negarne gli effetti deleteri, al prezzo di miserevoli arrampicate sui vetri.

Delinquono il doppio

E’ quanto accaduto martedì mattina in Consiglio nazionale sul tema della violenza domestica. Ha dichiarato al proposito la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga: “gli autori sono per metà svizzeri e per metà stranieri”. Visto però che gli stranieri sono il 25% della popolazione, la logica conseguenza è che essi in percentuale sono responsabili del doppio dei casi di violenza domestica. Senza contare che il dato sulla nazionalità è ulteriormente taroccato (e non di poco) dalle naturalizzazioni di massa. Quanti autori di violenza domestica indicati come “svizzeri” hanno in realtà l’inchiostro ancora bagnato sul passaporto? Ovviamente, questa informazione non la sapremo mai. Ma come: gli stranieri violenti non erano tutta una balla della Lega populista e razzista? E invece…

 Imbarazz tremend imbarazz

Cosa ha risposto la ministra del “devono entrare tutti” all’inoppugnabile dato statistico sugli stranieri violenti tra le mura di casa? Come da sua abitudine, non ha risposto. Ha infatti blaterato che, poiché il 95% degli autori di violenza domestica sono uomini, è un problema di uomini. E no, “cara” Simonetta: è un problema di uomini stranieri!Quelli a cui tu ed i tuoi kompagnuzzi e kompagnuzze della gauche-caviar spalancate le frontiere. Quelli che vi rifiutate di espellere. E poi avete ancora il coraggio di tentare di spacciarvi per paladini delle donne vittime di violenza? Ma andate a scopare il mare!

Nuova fregnaccia: il “racial profiling”

Chiaramente, la sola (inutile) Commissione federale contro il razzismo non poteva bastare. Negli ultimi tempi i soldatini del multikulti montano la panna su una nuova fregnaccia: il “racial profiling” (uella!). Ovvero, il “controllo di una persona da parte di agenti di polizia o guardie di confine a causa delle sue caratteristiche fisiognomiche”. Con tanto di presunti esperti che, sulla base di “percezioni” (sic) e di ridicole arrampicate sui vetri, hanno la tolla di contestare l’evidenza statistica. E le statistiche certificano che gli immigrati, in proporzione, delinquono molto più degli svizzeri. Ma si sa che il motto della casta, davanti alle realtà scomode, è: “negare sempre, negare comunque, negare ad oltranza”.  Questo, però,  non cambia la realtà. E la realtà è che oltre il 70% degli ospiti dell’Hotel Stampa non ha il passaporto rosso. E da una statistica di qualche tempo fa sui reati commessi in Ticino sull’arco di un anno, fornita dal Consiglio di Stato in risposta ad un atto parlamentare, emergono le seguenti percentuali:

  • Rapine: 66,7% autori stranieri
  • Risse: 100% autori stranieri
  • Borseggio: 94.4% autori stranieri
  • Furto con destrezza: 81.6% autori stranieri
  • Taccheggio: 78.3% autori stranieri.

Bufalari

E il bello è che i bufalari radikalchic, non contenti di negare l’evidenza, hanno ancora il coraggio di sostenere che: “l’impressione che gli stranieri commettano più reati degli svizzeri è alimentata dalla stampa”. Ohibò! Questa “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi) l’ha detta – assieme ad altre –  tale Dirk Baier, responsabile dell’Istituto di delinquenza e prevenzione della criminalità dell’Università di scienze applicate di Zurigo (uella). Nuovo eclatante esempio di come gli istituti scientifici (o presunti tali) vengano strumentalizzati dalla casta a scopi di propaganda pro-pensiero unico. E questo in sprezzo del ridicolo. Infatti, anche i paracarri si sono accorti che  l’informazione di regime indica sistematicamente la nazionalità dell’autore di un reato quando questi è svizzero. Se invece è straniero, la musica cambia. Quindi, accade proprio il contrario di quanto asserito dal buon Baier.

Tutti masochisti?

Comunque, i conti non tornano proprio. Se il nostro, come vanno blaterando gli spalancatori di frontiere in funzione di lavaggio del cervello, è un paese di spregevoli razzisti, come mai ci ritroviamo con un quarto della popolazione straniera (un terzo in Ticino), oltretutto in continuo aumento causa immigrazione scriteriata? Milioni di immigrati sono arrivati in Svizzera – e continuano ad arrivare – per farsi maltrattare? Tutti masochisti, questi stranieri? Ma va là!

Lorenzo Quadri

La truffatrice straniera che ha trovato “ul signur indurmentàa”

Il 25 novembre Sì alla modifica di legge contro i furbetti (magari importati) dell’AI

Ma come: gli stranieri che abusano del nostro stato sociale non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?  Invece, nei giorni scorsi abbiamo appreso la lieta novella che il Tribunale federale (TF) ha confermato l’espulsione dalla Svizzera di una donna serba di 35 anni che ha truffato l’invalidità per centinaia di migliaia di franchi. Poiché sappiamo che i legulei del TF non hanno certo l’espulsione facile, ma al contrario si arrampicano sui vetri per far restare tutti, vuol dire che l’ennesima “non patrizia” che ha trovato in Svizzera “ul signur indurmentàa” l’ha combinata grossa. In effetti, se la truffa non fosse stata scoperta, la signora si sarebbe cuccata oltre 1.2 milioni di franchetti dalla nostra assicurazione invalidità da qui al pensionamento.

Ed i soldi che Madame ha intascato, dove sono andati a finire? Come da copione, nella costruzione di una lussuosa magione al natìo paesello. Apperò!

Finti invalidi stranieri

Come ha fatto la 35enne serba ad ottenere una rendita AI? Elementare, Watson: tramite certificato medico farlocco in cui si attesta che la sciura è invalida per sedicenti motivi psichici. Eh già: la diretta interessata era così sofferente da essere un’assidua frequentatrice di discoteche e locali pubblici. Senza tuttavia essersi minimamente integrata. Dopo 20 anni di permanenza nel nostro paese, la signora ha ancora bisogno di un interprete (pagato da chi?) per rapportarsi con le autorità elvetiche. Evidentemente la 35enne serba conduceva, con i soldi della nostra AI, una vita a 5 stelle, e frequentava solo con il clan dei connazionali. Integrarsi? Non sia mai! In Svizzera ci si va solo per mungere. Tanto gli svizzerotti sono così fessi che mantengono tutta la foffa d’importazione!

Inutile dire che le centinaia di migliaia di franchetti che la signora ha ciucciato dalle nostre assicurazioni sociali non le vedremo più. Ci piacerebbe però sapere qualcosa anche sul medico che ha stilato i certificati farlocchi, causando un considerevole danno economico alla collettività. I medici compiacenti sono complici dei truffatori, e sarebbe il colmo se non venissero chiamati alla cassa.

Il 25 novembre si voterà sulla modifica della Legge federale sulle assicurazioni sociali, che prevede l’introduzione della base legale per far sorvegliare i presunti “furbetti”. Una modifica da approvare; a tutela di chi invalido lo è davvero!

Lorenzo Quadri

 

12 condanne, ma il delinquente macedone rimane in Svizzera!

Come da copione: i legulei multikulti del TF non vogliono espellere nessuno!

 

Il popolo ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma i giudici del triciclo se ne impipano

Prosegue ed assume contorni sempre più inquietanti il golpe dei giudici del triciclo PLR-PPD-P$$ contro il popolo svizzero che ha deciso l’espulsione dei delinquenti stranieri.

L’ultima sentenza emanata al proposito dai legulei del Tribunale federale (TF) polverizza ogni decenza. Lorsignori hanno infatti deciso che un cittadino macedone 34enne potrà continuare a rimanere in Svizzera malgrado tra inizio 2003 e metà 2014 abbia collezionato qualcosa come 12 condanne, in particolare per furti e guida senza patente. In media una condanna all’anno. Come se non bastasse, il galantuomo “non patrizio” è pure un pufatt, avendo accumulato 73mila Fr di debiti. Però, secondo gli azzeccagarbugli multikulti, il macedone sarebbe “ben integrato”. Qui qualcuno è fuori come un davanzale. 12 condanne in 12 anni e puff a go-go, eppure lo straniero sarebbe “integrato”? Cosa deve allora fare un migrante perché i giudici multikulti e spalancatori di frontiere si degnino di considerarlo “non integrato”?

 L’arrampicata sui vetri

Emblematica è soprattutto l’arrampicata sui vetri con cui i giudici di Mon Repos tentano di giustificare l’ingiustificabile, ovvero la mancata espulsione. Nessuna delle numerose condanne cumulate dal 34enne “ha superato l’anno di detenzione, ciò che in base alla Legge sugli stranieri avrebbe giustificato l’espulsione”. Ecco perché dicevamo che la “nuova” legge sugli stranieri, quella che prometteva di concretizzare la decisione popolare sulle espulsioni, è una ciofeca. Grazie alla giustizia buonista, prima di venire condannati a più di un anno di carcere bisogna aver perpetrato una strage o giù di lì. Lo straniero che invece continua a commettere reati su reati che portano a condanne inferiori ad un anno nell’hotel Stampa, rimane allegramente in Svizzera – magari mantenuto dal solito sfigato contribuente – e viene addirittura giudicato “integrato”.  Se poi pensiamo che con tutta probabilità, il 34enne pluridelinquente macedone, in quanto pufatt, ha beneficiato del gratuito patrocinio, ovvero del patrocinio pagato dal contribuente, il bel quadretto è completo.

Ricordiamoci infine che la sentenza del TF fa giurisprudenza.

Morale della favola

Tirando quindi le somme: i galoppini della partitocrazia che quest’ultima ha piazzato nei tribunali – perché come funziona l’elezione dei magistrati l’ha capito anche il Gigi di Viganello: funziona con la stessa logica del mercato delle vacche: io do una cadrega a te e tu dai una cadrega a me – fanno di tutto e di più per impedire l’espulsione dei delinquenti stranieri. Sicché già adesso, invece delle 4000 espulsioni all’anno che erano state ipocritamente promesse prima della votazione popolare sull’iniziativa d’attuazione (febbraio 2016) , ce ne troviamo 400: ovvero un decimo. I balivi di Bruxelles, tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale, pretenderebbero di imporci, in casa nostra, l’applicazione delle direttive sulla cittadinanza dell’UE. Ciò significa che di fatto non potremmo espellere più nessun cittadino comunitario.  Ed i camerieri bernesi di Bruxelles sbavano per firmare quanto prima anche questo ennesimo accordo-capestro.

Ecco come la casta PLR-PPD-P$ azzera le decisioni del popolo e ci costringe a tenerci in casa tutti i delinquenti stranieri, che arrivano in Svizzera grazie alla politica d’immigrazione scriteriata voluta sempre dalla casta.

Come sia possibile, stando così le cose, che i cittadini alle elezioni continuino a votare per il triciclo PLR-PPD-P$$, rimane un mistero impenetrabile.

Lorenzo Quadri

Il truffatore kosovaro in invalidità e la sua BMW X5

Vicende estive da non dimenticare: ma come, non erano tutte balle populiste e razziste?

 

Ennesimo “caso isolato”? Chi ringraziamo se la Svizzera è diventata il Paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse il solito triciclo PLR-PPD-P$$?

Gli spalancatori di frontiere multikulti verranno di sicuro a dirci che si tratta di un “caso isolato”: l’ennesimo, ovviamente. Un 53enne kosovaro in invalidità ha tentato di truffare l’assicurazione per pagarsi il leasing della BMW  X5 (mica un’utilitaria di seconda mano!). Il galantuomo si è inoltre reso  colpevole di minacce e vie di fatto reiterate (sic). La sentenza emessa nei suoi confronti è ridicola: 6 mesi con la condizionale, ossia neanche un nemmeno un giorno di prigione. Un automobilista che incappa nelle maglie della ciofeca “Via Sicura” si becca condanne molto più pesanti. E questo per un eccesso di velocità privo di qualsiasi conseguenza. Chiaro: criminalizzare gli automobilisti è politikamente korretto. Sanzionare a dovere –  ed espellere! – i delinquenti stranieri, invece, è becero populismo e razzismo.

Il bello è che il kosovaro ha pure annunciato che presenterà ricorso. Ricorso contro una condanna del genere (di fatto una non-condanna)? E’ il colmo! E chi gli paga l’avvocato? Forse il solito sfigato contribuente? Lo stesso che già gli versa le prestazioni di invalidità?
Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono e che abusano delle prestazioni sociali non erano tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come: gli immigrati, secondo gli spalancatori di frontiere, non dovrebbero pagarci le pensioni (quando invece non si pagano nemmeno le loro)?

Qualche domandina

La vicenda fa nascere qualche domandina facile-facile.

Ad esempio:quanti invalidi, o sedicenti tali, o titolari di prestazioni d’assistenza, “non patrizi di Corticiasca” girano con macchinoni e magari hanno pure la villa nel paese d’origine?

Come mai quando, qualche anno fa, un’assicurazione decise di mandare degli investigatori in questi paesi per verificare la situazione sul posto, fu costretta a rinunciare a causa delle minacce ricevute?

Ah già: ma in Svizzera arriva solo brava gente, come no! E intanto gli svizzerotti mantengono tutti; non solo, ma si sorbiscono pure le accuse di razzismo e xenofobia!

Vari esperti hanno già ammonito che le prestazioni sociali facili agli immigrati attirano nel nostro paese approfittatori di ogni genere, compresi i seguaci della jihad. Ma forse che succede qualcosa? Macché! “Devono entrare tutti”!

E le espulsioni?
A proposito: come procede l’espulsione degli stranieri che delinquono, votata dal popolo nel lontano 2010?
Continua forse (domanda retorica) a rimanere lettera morta o giù di lì, con – a livello nazionale – un numero di espulsioni che è un decimodi quello che era stato promesso dal Consiglio federale e dalla partitocrazia? E chi ringraziamo per questo? Forse il solito triciclo PLR-PPD-PS ed i suoi galoppini nei tribunali?

Lorenzo Quadri

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Inchinati a 90° davanti agli estremisti islamici

Consiglio degli Stati: il triciclo non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee

 

Come da copione, il Consiglio degli Stati è riuscito nella “brillante” (si fa per dire) impresa di respingere la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici. L’esito è deludente ma certo non è una sorpresa. Già la Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati (la famosa CAG, quella che fa… CAG) aveva affossato la proposta a larga maggioranza (uhhh, che pagüüüraaa!). Diversamente dal Consiglio nazionale che l’aveva invece approvata, seppur di misura. Non è strano dunque che il plenum abbia seguito la propria commissione.

Va detto che con la stessa maggioranza bulgara la CAG ha pure respinto l’iniziativa popolare per l’autodeterminazione (“iniziativa contro i giudici stranieri”). Sicché, se questa commissione approva una proposta, si può tranquillamente partire dal presupposto che sia toppata. Altro che “affari giuridici”: affari della casta!

Testa sotto la sabbia

Ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti all’estremismo islamico nascondono la testa sotto la sabbia. Che vietare i finanziamenti esteri a moschee e centri culturali musulmani sia una misura efficace per prevenire la radicalizzazione, non è un’invenzione del solito leghista populista e razzista. Lo dicono gli esperti di islam. Però la partitocrazia non ne vuole sapere. Semplicemente perché la priorità del triciclo non è la sicurezza dei cittadini. E’, invece, schivare qualsiasi accusa di “razzismo ed islamofobia”. I signori senatori, è chiaro, pensano di vivere nel paese delle meraviglie. Si immaginano di poter fermare l’avanzata islamista a suon politikamente korretto, di buonismo-coglionismo, di braghe calate ad altezza caviglia. O magari con il famoso “piano d’azione nazionale contro l’estremismo violento”. Un piano d’azione che non servirà ad un bel tubo. Esso consiste semplicemente nello scaricare compiti su cantoni e comuni, naturalmente senza dotarli delle risorse necessarie. Una barzelletta.

Alternative?

I soldatini della partitocrazia dicono njet al divieto di finanziamenti esteri alle moschee, ma di alternative mica ne propongono. La radicalizzazione, blaterano infatti lorsignori, va combattuta “con altri mezzi”. E dagli con il ritornello del bisogna fare “ben altro”, che poi nel concreto si traduce nel non fare assolutamente nulla! Perché a tutte le proposte concrete si risponde con il solito njet: “sa po’ mia”! E i pretesti addotti sono ridicoli. Ad esempio la seguente, epocale fregnaccia: “sarebbe problematico focalizzare la legislazione su una specifica comunità religiosa”.Ma questi politicanti della sedicente “camera alta”, ci sono o ci fanno? E’ ovvio che se i problemi li genera una “specifica comunità”, bisogna concentrarsi lì. Non risulta infatti che in Europa ci sia un problema di terrorismo cristiano, buddista o animista.

I jihadisti se la ridono

Intanto gli islamisti se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi. Nessuna limitazione alla loro attività (“vergogna! Sarebbe discriminazione!”); prestazioni assistenziali facili ai migranti (compresi gli imam predicatori d’odio, che così non solo possono continuare a radicalizzare, ma possono farlo nel mentre che si fanno mantenere con denaro pubblico); addirittura richiesta di rendere l’islam religione ufficiale in Svizzera (e proprio da parte dei $inistrati, quelli che una volta dicevano che “la religione è l’oppio dei popoli”: ma, quando si tratta di stendere il tappeto rosso ai migranti economici, quando si tratta di applicare il fallimentare multikulti per bastonare gli svizzeri “chiusi e gretti”, allora la gauche-caviar sposa anche la causa del radicalismo (pseudo)religioso, gettando nel water i propri stessi principi. Un po’ come i bolliti residui del femminismo che vanno in giro a difendere istericamente il burqa e a spalancare le frontiere ai clandestini-molestatori).

Cose “turche”

Nel frattempo a Sciaffusa, grazie agli spalancatori di frontiere multikulti, sorgerà la grande moschea turca, finanziata dal governo turco, con imam nominati da Ankara. Obiettivo evidente dell’operazione: diffondere l’islam radicale in Svizzera. Quello che tanto piace al satrapo Erdogan. La moschea disporrà addirittura di un asilo infantile. Chiaro: il lavaggio del cervello iniziato in giovane età è più efficace. Erdogan vuole inoltre aprire delle scuole turche nel nostro Paese (e non solo nel nostro). Va da sé che la partitocrazia multikulti autorizza tutto, concede tutto, e  non fa un cip! Se non per rampognare gli svizzerotti “chiusi e gretti” che devono “aprirsi”. Allegria!

E poi ci chiediamo…

Ci ritroviamo dunque con una partitocrazia che:

–        cala le braghe davanti agli islamisti perché “non bisogna discriminare”;

  • Vuole che in casa nostra i Diktat degli eurobalivi abbiano la precedenza sulla Costituzione e quindi sulla volontà popolare;

–       Permette che i cittadini svizzeri onesti vengano disarmati dai funzionarietti di Bruxelles.

E poi ci chiediamo come mai questo paese va sempre peggio? Del resto, se alle elezioni i cittadini continuano a premiare la partitocrazia che poi non perde occasione per “ringraziare” fregandoli…

Lorenzo Quadri

 

Criminali stranieri: altro che espulsioni! Restano tutti qui!

Ci avevano promesso 4000 allontanamenti ogni anno: nel 2017 ne hanno fatti 400!

 

Per l’ennesima volta, gli svizzerotti sono stati presi per i fondelli dai politicanti del triciclo PLR-PPD-P$. E pure dai giudici buonisti-coglionisti, esponenti del medesimo triciclo.  A che proposito? A proposito dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Espulsione che, alla faccia della volontà popolare, avviene solo in una sparuta minoranza dei casi. In pratica, solo il 10% dei criminali stranieri lascia effettivamente la Svizzera. Gli altri? Ce li teniamo in casa!

Ricordiamo ad esempio la vicenda scandalosa del picchiatore 27enne tedesco che, secondo i legulei del tribunale cantonale zurighese, non potrebbe venire rimandato al suo paese, e questo a causa della devastante libera circolazione delle persone.

Hai capito come funzionano le cose? Il popolo vota una disposizione costituzionale – l’espulsione dei delinquenti stranieri – ed i giudici esponenti della casta si rifiutano, di proposito, di applicarla!

Popolo sabotato

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne accettata in votazione popolare nell’ormai lontano autunno del 2010. Preso atto che sotto le cupole federali la partitocrazia era chiaramente intenzionata a sabotare la volontà popolare sgradita, l’UDC nazionale lanciò la cosiddetta iniziativa d’attuazione, in cui veniva elencato con precisione in quali casi il delinquente straniero sarebbe stato sbattuto fuori dal Paese. L’iniziativa venne sottoposta al voto popolare nel febbraio 2016. L’élite spalancatrice di frontiere la combatté con una campagna dai toni apocalittici: seconda, per isterismo, solo a quella condotta contro il No Billag. E l’iniziativa d’attuazione venne respinta dalle urne.

Campagna isterica

La propaganda di regime contro l’iniziativa d’attuazione non fu solo isterica. Fu anche infarcita di svergognate fake news – o balle di fra’ Luca che dir si voglia. Si raccontò ad esempio che, con le nuove regole che il parlamenticchio federale stava elaborando, ci sarebbero state addirittura 4000 espulsioni all’anno, e quindi non c’era affatto bisogno dell’iniziativa d’attuazione. La nuova legge sugli stranieri è entrata in vigore nell’ottobre 2016. E che ne è stato delle 4000 espulsioni annuali promesse? Facile: passata la festa, gabbato lo santo! Infatti nell’anno di disgrazia 2017 i decreti d’espulsione pronunciati sono stati la miseria di 832. E, come se non bastasse, solo la metà di questi è stata messa in atto. Traduzione: altro che 4000 espulsioni! Ce ne sono state 400! Ovvero, UN DECIMO di quanto era stato promesso ai cittadini nella campagna di votazione!

Si è dunque ripetuto quanto successo ai tempi della votazione sui bilaterali. Allora i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale raccontarono che, con la libera circolazione delle persone, in Svizzera sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Nella realtà ne arrivano otto volte di più.

O ancora: ai tempi della votazione sul bidone-Schengen, sempre i bernesi promisero che i costi sarebbero ammontanti a 7-8 milioni all’anno. Ed invece siamo in zona 200 milioni!

Clausola truffaldina

Il popolo ha votato l’espulsione dei delinquenti stranieri. I delinquenti stranieri, però, NON vengono espulsi. Perché? Perché a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ e partitini di contorno, ancora una volta, hanno preso i votanti per i fondelli. Come l’hanno fatto?  Inventandosi la “clausola di rigore”, secondo cui “i giudici potranno eccezionalmente rinunciare all’espulsione se la misura dovesse porre il condannato in una situazione grave, e l’interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. Si dovrà anche tener conto del caso particolare di una persona nata e cresciuta nella Confederazione”.

Anche il Gigi di Viganello era in grado di prevedere che l’eccezione sarebbe diventata la regola. Così è stato. Morale: delinquenti stranieri non vengono rimandati a casa loro. Rimangono in Svizzera a recidivare. Spesso e volentieri, tanto per non farsi mancare nulla, a spese del solito sfigato contribuente. Che paga pure l’assistenza giudiziaria gratuita. Grazie partitocrazia!  Ricordarsene alle prossime elezioni!

Lorenzo Quadri