E ridàgli: targa svizzera non vuol dire conducente svizzero

 

Giornalai italici fomentano astio contro i ticinesi. Ma se chiudessimo le frontiere…

 

Ohibò, da Oltreconfine si continua a fomentare l’astio contro gli svizzerotti. Ed in questa attività eccelle (?) il quotidiano di Como La Provincia, già noto per la panna montata sugli automobilisti con targa svizzera che commettono infrazioni nel Belpaese. Su questo tema, lo scorso Natale, era stata imbastita una vera e propria telenovela. Naturalmente senza che venisse mai considerato un fattore fondamentale. Ovvero, che tra l’avere la targa svizzera sull’auto e l’essere cittadini svizzeri, ce ne corre! In Ticino un terzo della popolazione è straniera (e, se si aggiungessero i beneficiari di naturalizzazioni facili, si arriverebbe come niente alla maggioranza). E quale categoria di stranieri residenti in Svizzera, con tutta probabilità, si reca con maggior frequenza nel Belpaese? Forse gli italiani stessi?

E la proposta di legge?

Sicché i giornalai d’oltreramina, prima di strillare agli automobilisti “svizzeri” cafoni che commettono infrazioni nella vicina Repubblica,  sperando in questo modo di incrementare i lettori, dovrebbero tenere ben presente che ci sono buone probabilità che i “cafoni” in questione non siano svizzeri, bensì italiani. Quindi: prima di definire come “svizzero” un automobilista maleducato, assicurarsi che abbia davvero il passaporto rosso.

C’è chi nel Comasco ha anche cavalcato politicamente la questione. Come quel deputato di Fratelli d’Italia che negli scorsi mesi ha presentato una proposta di legge – con tanto di scimmiottature della campagna “Bala i ratt” – affinché ai conducenti stranieri che non saldano le contravvenzioni ricevute in Italia venga sequestrato il veicolo. Inutile dire che poi del disegno di legge non si è più saputo nulla.

Pure gli insulti al sindaco?

Nei giorni scorsi l’ondata di odio antisvizzero è stata nuovamente fomentata dal solito quotidiano la Provincia con un bel titolone del seguente tenore in apertura di pagina: “Svizzero parcheggia al posto dei disabili ed insulta il sindaco che lo rimprovera”. Il fattaccio si sarebbe verificato a Carlazzo. Peccato che, come al solito, non c’è alcuna prova che l’automobilista in questione fosse cittadino elvetico. L’identità dell’automobilista rimane infatti sconosciuta.

Nei mesi scorsi una Ferrari con targhe ticinesi parcheggiata su un posto riservato ai disabili a Milano aveva fatto esplodere i social media. Dopo qualche giorno di feroci polemiche, si è scoperto che il proprietario del bolide era un cittadino italiano. A Carlazzo potrebbe benissimo essere accaduta la stessa cosa. Però “si” preferisce puntare il dito accusatore contro gli svizzeri, ripetendo come un mantra il cliché, malevolo e farlocco, dei ticinesi “ligi in patria ma maleducati in casa d’altri”.

Provocazioni poco intelligenti

Nelle province di confine italiane, aizzare all’odio contro i ticinesi per vendere qualche copia di giornale aggiuntiva o per ottenere qualche click in più, non è di certo una scelta intelligente. Infatti, è bene tenere sempre presente che, tra frontalieri, padroncini e le loro famiglie, sono almeno 300mila gli abitanti della fascia di confine della Vicina Repubblica ad avere la pagnotta sul tavolo grazie al Ticino. Poiché – alla faccia degli studi farlocchi divulgati dai soliti prezzolati soldatini della casta spalancatrice di frontiere – ciò avviene spesso e volentieri a scapito dei lavoratori ticinesi, maggior rispetto e cautela da parte italiana sarebbero senz’altro doverosi. Certa gente, al di là della ramina, prima di parlare della Svizzera dovrebbe sciacquarsi la bocca. In concreto, sarebbe assai opportuno evitare di lanciare accuse a vanvera. Perché, dalle nostre parti, a qualcuno prima o poi potrebbe scappare la poesia. E allora saranno cavoli non dolcificati. Ad esempio: “gilet gialli” ticinesi che bloccano le dogane per protesta?

Lo squinternato

La querelle farlocca sul presunto “svizzero” che a Carlazzo parcheggia al posto dei disabili ed insulta il sindaco,  ha naturalmente dato il là ai vari haters da tastiera: la famosa “legione di imbecilli” di Umberto Eco.

Uno di questi idioti ha superato sé stesso pubblicando il seguente delirio (vedi il “post” sotto): “Sabato mi piazzo davanti al Bennet di Como ed ogni macchina targata TI la spacco (…) io che sono italiano alla Svizzera a fine anno lascio in tasse più della media svizzera (…) ANDATE A CAGARE (in maiuscolo) razzisti del ca…”.

Qui qualcuno sta andando fuori di testa; anzi probabilmente ci è già andato.
1) Visto che questo esagitato odia la Svizzera e gli svizzeri, cosa ci sta a fare qui? Rientrare subito al natìo paesello! Föö di ball!
2) Mettere in atto l’insano proposito indicato nel post significherebbe distruggere le macchine di tanti suoi connazionali, visto che TARGA ticinese non vuol dire automobilista ticinese.
3) Simili squinternati sono un motivo in più per evitare di andare a fare la spesa in Italia, e fare lavorare invece il commercio ticinese. Visto che, secondo l’ennesimo leone da tastiera, i ticinesi (o presunti tali) che vanno a fare la spesa in Italia sono un fastidio… non lasciare nemmeno un centesimo nel Balpaese. Così sono tutti contenti.

Lorenzo Quadri

Zurigo ed il divieto di distribuire il Corano in strada

A proporlo è nientemeno che il “ministro della sicurezza” Mario Fehr… targato P$!

 

Ma guarda un po’! Dopo aver rischiato di trovarsi in casa il megaraduno degli estremisti islamici, le autorità cantonali zurighesi cominciano a scendere dal pero. Adesso il Dipartimento della sicurezza del Canton Zurigo raccomanda ai comuni di impedire la distribuzione gratuita del Corano sul loro territorio. Da notare che il Consigliere di Stato responsabile del Dipartimento in questione è il kompagno (!) Mario Fehr. Ma come, a $inistra non starnazzavano come germani reali perfino contro il divieto di burqa? E adesso sono favorevoli al divieto di distribuire il Corano? Ma come, i kompagnuzzi non volevano addirittura promuovere l’Islam a religione ufficiale in Svizzera?

Richieste zurighesi

Interessante dunque notare che, anche tra i ranghi della  gauche-caviar, qualcuno – evidentemente minoritario – giunto ormai alla decima fetta, comincia ad accorgersi che è polenta. Sicché il Dipartimento della sicurezza zurighese esorta a  vietare la distribuzione del Corano rilevando come queste azioni “hanno il solo scopo di reclutare affiliati (integralisti), incitandoli a sostenere attività illegali”. Ah sveglia! Benvenuto nel mondo reale, caro kompagno Fehr!

Il Canton Zurigo chiede inoltre alla Confederazione di proibire il ramo elvetico del gruppo “La vera religione”, all’origine della distribuzione del Corano.

Associazioni salafite

“La vera religione” è un’associazione salafita (quindi integralista) che in Germania è stata vietata nel novembre del 2016. Ohibò: la richiesta di proibire questa associazione è stata formulata al Consiglio federale tramite mozione anche da chi scrive. Ma naturalmente la risposta è stata il solito njet: non sia mai che si impedisca  agli islamisti radicali di prendere piede in Svizzera! “Bisogna aprirsi”!

Ebbene, si dà il caso che lo scorso marzo la mozione di cui sopra sia stata respinta in Consiglio nazionale solo con un paio di voti di scarto. E naturalmente i kompagni hanno votato contro in blocco! Chissà cosa ne pensa il buon Fehr dell’ennesima exploit del $uo partito, che di fatto gli ha già trombato la proposta? Imbarazz, tremend imbarazz! O vuoi vedere che i soldatini ro$$i se la stessa richiesta dovesse venire da uno dei “loro” la sosterebbero, mentre ovviamente qualsiasi cosa provenga dall’odiata Lega…

E il CCIS?

Giusto impedire la distribuzione gratuita del Corano, visto che serve a reclutare integralisti. Altrettanto giusto (e doveroso) vietare il gruppo “La vera religione”, dato che la Germania l’ha fatto. Già che ci siamo, si potrebbe proibire anche il sedicente Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS), presieduto dallo squinternato convertito Nicolas Blancho e da Qaasim Illi marito di Nora Illi (quella che viene in Ticino a fare le sceneggiate in burqa). Il Consiglio centrale islamico è inoltre l’organizzatore del maxiraduno di estremisti in quel di Zurigo – per la serie: tanto gli svizzerotti sono fessi e “si aprono” – poi sventato all’ultimo momento. Ma sventato non su intervento delle autorità, bensì dei proprietari dell’immobile dove si sarebbe dovuto tenere il meeting. I quali, dopo aver scoperto di cosa si trattava, hanno fatto retromarcia.

Finanziamenti esteri

Oltre a vietare la distribuzione gratuita del Corano poiché organizzata da gruppi “le cui idee sono in contrasto con i nostri valori”, bisognerebbe per lo stesso motivo vietare i finanziamenti esteri a moschee e gruppi islamici (a partire dal CCIS) dal momento che questi soldi, in genere in arrivo dai paesi del golfo, servono a finanziare la diffusione dell’islam politico in Svizzera. Che è, appunto, in contrasto con i nostri valori e con le nostre leggi. Ma su questo punto, va da sé, il Consiglio federale dice No. Magari il dipartimento della sicurezza zurighese, che sembra ormai lanciatissimo, potrebbe farsi sentire!

Lorenzo Quadri