Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

Schengen: un flop completo e anche pagato a peso d’oro

La fattura dei fallimentari accordi continua a lievitare, mentre la nostra sovranità…

 

Un paio di settimane fa, i camerieri dell’UE in Consiglio federale ci hanno sbolognato l’ennesimo studio farlocco, commissionato a scopo di propaganda politica. Quello su quanto costerebbe alla Svizzera uscire dai fallimentari accordi di Schengen.

Naturalmente lo studio eseguito per reggere la coda all’élite spalancatrice di frontiere sostiene che l’operazione “Swissexit” da Schengen avrebbe costi terrificanti: qualcosa come 10 miliardi. Ohibò. E’ più facile credere a Babbo Natale che a ricerche del genere. A maggior ragione se effettuate – come nel caso concreto – dalla stessa agenzia, Ecoplan, già nota per aver realizzato un’altra indagine taroccata sugli accordi bilaterali. I quali, ça va sans dire, risultavano essere una figata pazzesca.

Gonfiati come rane

Lo studio Ecoplan non solo spara cifre assurde sui costi dell’uscita della Svizzera da Schengen, ma non dice un tubo su quello che ci costa rimanerci. Intanto però il carrozzone degli sviluppi dell’acquis  Schengen continua a gonfiarsi come una rana. A danno della nostra sicurezza; perché la storiella che spalancando le frontiere e rinunciando ai controlli sistematici in entrata si aumenti la sicurezza, la andate a raccontare a qualcun altro. Ma a scapito anche della nostra sovranità, che viene smontata pezzo per pezzo. Chiaro: per ogni nuovo settore che viene fagocitato da Schengen, noi svizzerotti diventiamo semplici esecutori di ordini altrui. La democrazia viene smantellata con la tattica del salame (una fetta alla volta).  Ringraziamo la partitocrazia internazionalista e spalancatrice di frontiere!

21 milioni in più

Come c’era da attendersi, di recente in Consiglio nazionale il triciclo PLR-PPD-P$ ha approvato l’ennesimo sviluppo dei fallimentari accordi di Schengen. La Svizzera pagherà dunque 21 milioni all’anno in più al fondo per la sicurezza interna… in cambio di nulla. Perché non c’è uno straccio di nuovo compito concreto in materia di protezione dei confini dell’area Schengen che andremmo a finanziare. 21 milioni all’anno di spesa in più e nemmeno un finto rifugiato con lo smartphone in meno! Stesso discorso per i delinquenti che si muovono liberamente nello spazio Schengen.

E i valichi chiusi di notte?

A proposito: che fine ha fatto la famosa chiusura notturna dei valichi secondari, decisa dalla Camere federali e poi imboscata nel nulla dopo il periodo di prova, magari per fare l’ennesimo favore ai vicini a sud? (Evidentemente i camerieri dell’UE incadregati in Consiglio federale non hanno ancora capito che il Belpaese li mena per il naso da anni).

E non pensate di venirci a raccontare la fregnaccia che chiudere le frontiere non serve ad aumentare la sicurezza, perché vi ridiamo in faccia.

I frontalieri del furto con scasso, che razziano con bella regolarità il Mendrisiotto ma anche il resto del Cantone, entrano a commettere reati in macchina, passando per i valichi incustoditi. Se li si chiude, non possono più entrare. Perché di certo le automobili non sono in grado di attraversare la frontiera verde. Sicché i valichi secondari con il Belpaese bisognerebbe inchiavardarli non solo di notte, ma anche di giorno.

Avanti con lo Swissexit

Morale della favola: “grazie” a Schengen paghiamo un prezzo stratosferico, sempre più stratosferico, per non poter controllare le nostre frontiere, per “aiutare l’Italia” (concetto ripetuto ad oltranza dalla kompagna Sommaruga in Consiglio nazionale) e anche per farci dettare gli ordini da Bruxelles, gettando nel water la nostra sovranità ed indipendenza.
Quanto ci costano ora gli accordi di Schengen? Prima della votazione sul tema (2005) avevano promesso: al massimo 8 milioni all’anno. Nel frattempo siamo già probabilmente in zona 200 milioni. Adesso ne aggiungiamo altri 21… Ed è evidente che l’escalation è destinata a continuare.

Fuori subito da Schengen! In attesa, va da sé, di uscire anche dalla devastante libera circolazione delle persone. Firmate l’apposita iniziativa popolare, se non l’avete ancora fatto!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro istituzionale? Mai! E’ tempo di Swissexit!

Gli eurobalivi ci ricattano? E noi facciamo saltare la devastante libera circolazione

 

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Prima (era il 23 novembre) il presidente non astemio della commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker, arriva in Svizzera riempiendosi la bocca con grandi profferte di amicizia. Chiaro: si trattava di portare a casa l’impegno, da parte dei camerieri di Bruxelles in Consiglio federale,  a  versare all’UE un regalo da 1.3 miliardi di Fr. Soldi di proprietà del solito sfigato contribuente (quello a cui si dice di tirare la cinghia e di andare in pensione a 70 anni perché “gh’è mia da danée”). E’ davvero un regalo a tutti gli effetti in quanto – è bene ricordarlo – la Svizzera non è obbligata a versare nulla a Bruxelles, ed il pagamento avverrebbe senza uno straccio di contropartita.

Inutile dire che anche il neoministro degli esteri italo-svizzero, Ignazio KrankenCassis, era d’accordo di pagare. Alla faccia del tasto reset, che a quanto pare è stato pigiato solo sulle promesse elettorali , oltre che su svariate centinaia di “tweet”. Cinguettii diventati imbarazzanti perché probabilmente contenevano posizioni che il direttore del DFAE non ha alcuna intenzione di mantenere. Perché, come si dice dalle sue parti (nel Belpaese) “passata la festa, gabbato lo santo”.

La connection uregiatta

In quel fantozziano 23 novembre, i camerieri dell’UE in Consiglio federale si sono fatti fare fessi davanti e di dietro dalle smancerie dell’eurobalivo. Il quale ha sfoderato tutto l’arsenale: dai soliti bacetti salivosi alle promesse di amore eterno, passando per  la colazione segreta tra uregiatti, con il presidente nazionale del partito Gerhard Pfister e l’allora presidenta della Confederella  Doris Leuthard. La connection “democristiana” ha dunque concordato il furto a danno dei cittadini svizzeri per far contento il padrone di Bruxelles.

Amicizia?

Con una rivoltante faccia di tolla, “Grappino” Juncker ha perfino definito lo scandaloso accordo quadro istituzionale un “accordo di amicizia”. Costui ci prende proprio per scemi. L’accordo quadro istituzionale segnerebbe la fine della sovranità elvetica e dei nostri diritti popolari. E Juncker lo chiama “accordo d’amicizia”? Il trattato in questione è semplicemente un suicidio: ed infatti il P$$ – ossia il partito contro la Svizzera e contro gli Svizzeri – smania per sottoscriverlo subito (magari in contemporanea con l’elevazione dell’islam a religione ufficiale del nostro paese).

Cornuti e mazziati

La maschera è caduta ben presto. “Grappino” Juncker non ha fatto a tempo a tornare a Bruxelles con in tasca la promessa di ricevere gli 1.3 miliardini, che subito ha dimostrato la natura della propria “amicizia” nei confronti della Svizzera. Poco prima di Natale, dall’UE è infatti giunto l’annuncio che l’equivalenza della borsa elvetica sarà garantita solo per il 2018. Il motivo? “Progressi insufficienti sull’accordo quadro istituzionale”. Tiè! Svizzerotti fessi cornuti e mazziati!

La discriminazione è evidente, ed il ricatto schifoso. Ma bravo “Grappino” Juncker! E’ così che tratti gli “amici”?

Sopruso sbracato

Il sopruso UE è così sbracato e volgare – qui siamo ai livelli politici di una dittatura africana – che perfino il Consiglio federale si è visto costretto a prendere posizione. Debolmente, sia chiaro. E, va da sé, infarcendola di pavidi condizionali: “la decisione dell’UE sembrerebbe una discriminazione… potrebbe essere illegale… il Consiglio federale ha l’impressione che abbia lo scopo di indebolire la piazza finanziaria svizzera”. Ma va? Peccato che, se siamo arrivati a questo punto, la colpa è del triciclo PLR-PPD-P$$ (inclusi ovviamente i suoi esponenti governativi) che ha sempre permesso all’UE di trattarci come una colonia.

E’ evidente che il Consiglio federale deve:

  • ritirare immediatamente l’impegno a regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles;
  • chiarire all’UE che non verrà sottoscritto nessun accordo quadro istituzionale; né entro il 2018 né mai.

Negoziare? Ma anche no!

Che la pacchiana mossa dei balivi UE sia illegale lo hanno notato anche svariati esperti di diritto comunitario. I quali però suggeriscono alla Svizzera di comunque “negoziare”. Ma anche no! Negoziare, a Berna, significa “calare le braghe”. E di fare “regali” a questa fallita e dittatoriale (dis)unione europea, forte con i deboli e debole con i forti, ne abbiamo piene le tasche. L’ultima goccia ha fatto traboccare il vaso.  Questi eurofunzionarietti da tre e una cicca, che altro non sono se non trombati e scartine dei governi degli Stati membri, vogliono semplicemente sfruttare la Svizzera. Il tempo delle concessioni è finito da un pezzo. E’ arrivato, per contro, quello dello Swissexit. Via dalla libera circolazione persone! E se l’UE ci discrimina, noi facciamo lo stesso con l’UE e cominciamo col chiudere le frontiere.

Iniziativa popolare

Il 2018 sarà l’anno del lancio dell’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone. La Lega raccoglierà le firme in Ticino. Altro che sottoscrizione dell’ “accordo quadro istituzionale” svergognatamente definito “accordo di amicizia”! La direzione da prendere è quella opposta.

Lorenzo Quadri

 

 

 

1.3 miliardi REGALATI all’UE!

Nuova scandalosa marchetta del Consiglio federale agli eurofalliti, e nümm a pagum 

Ma poi naturalmente ai cittadini elvetici i sette cocomeri vengono a dire che bisogna tirare la cinghia ed andare in pensione a 70 anni!

Sarebbero questi i risultati del “tasto reset” nei rapporti con l’UE? Avanti con lo Swissexit e con lo sciopero fiscale!

E ti pareva! Come il Mago Otelma aveva previsto, i sette camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno fatto – con i soldi del solito sfigato contribuente – l’ennesimo regalo agli eurofalliti. E naturalmente al presidente “non astemio” della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker. Il quale, ancora una volta, può tornare vittorioso a Bruxelles a pavoneggiarsi. Gli svizzerotti hanno di nuovo calato le braghe!

Gli eurolecchini del Consiglio federale  hanno infatti deciso di pagare quello che loro (e la stampa di regime) chiamano un (ulteriore) miliardo di coesione all’ UE. Un miliardo? La somma è 1.3 miliardi, quindi un terzo in più di quanto i camerieri dell’UE vogliono far credere ai cittadini per farli fessi! Giocando con la comunicazione, la casta tenta di minimizzare la cifra dello scandalo!

Pagamento volontario

La somma stratosferica di 1.3 miliardi di franchetti viene versata a titolo puramente volontario. Lo ha sottolineato lo stesso “Grappino” Juncker. Quindi non c’era alcun obbligo di pagamento da parte elvetica. E’ un regalo a tutti gli effetti. Come non c’è alcun obbligo da parte nostra di ricollocare i finti rifugiati del Belpaese. Però lo facciamo lo stesso grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. In cambio da Oltreramina riceviamo prese per i fondelli (vedi accordo sui frontalieri), pesci in faccia ed accuse di “xenofobia”.

Intanto gli svizzeri tirano la cinghia

Sempre meglio! Ai cittadini si dice che devono tirare la cinghia, che non ci sono soldi per l’AVS, che devono andare in pensione a settant’anni, eccetera. Però i miliardi da regalare alla fallita Unione europea si trovano. Ed i governi europei  assieme agli eurofunzionarietti – quelli che ci fanno invadere con la devastante libera circolazione delle persone, quelli che sono partiti all’assalto della nostra piazza finanziaria – se la ridono a bocca larga degli svizzerotti fessi che pagano MILIARDI in cambio di una cippa! E più vengono bistrattati, più pagano!

Complimenti, Doris uregiatta e compagnia cantante: è così che si invogliano i contribuenti elvetici a versare le imposte federali. Vi meritereste un bello sciopero fiscale.

“Investimento”? Tutte balle!

Ma la presa per i fondelli prosegue ad oltranza. La Doris uregiatta viene a raccontare la fregnaccia che il regalo di 1.3 miliardi sarebbe un “investimento”.  Doris, ma chi credi di prendere per scemi? Investimento? Di miliardi di coesione ne abbiamo già versati, con la scusa che servivano a diminuire le disparità tra gli Stati UE  (da quando siamo un membro dell’UE?) e quindi a contenere i flussi migratori. Con quali risultati? ZERO! Siamo invasi dall’immigrazione incontrollata! Ed in più, per tutto ringraziamento, ogni volta che il popolo prende delle decisioni per tutelare il paese dall’assalto alla diligenza, i balivi di Bruxelles si permettono di minacciarci e di ricattarci.

Come prima

Che gli 1,3 miliardi verranno versati in cambio di NIENTE lo avrebbe capito anche il Gigi di Viganello. Ma “Grappino” Juncker e la Doris uregiatta hanno pensato bene di esplicitarlo. I due piccioncini candidamente ammettono: non c’è alcun legame tra il REGALO e la famosa questione dello sconcio accordo quadro istituzionale, con cui gli eurofalliti pretendono di imporci automaticamente le loro leggi. Traduzione: l’UE incassa gli 1.3 miliardi e poi va avanti  come prima. Come prima, più di prima, pretenderà di colonizzarci.

Con una tolla che va oltre ogni decenza, “Grappino” Juncker ha pure dichiarato che “il termine accordo quadro è orribile, chiamiamolo accordo d’amicizia”. Prima di mettere un microfono davanti a questo signore, sarebbe bene farlo soffiare nell’etilometro. Accordo d’amicizia una pippa! Gli eurobalivi vogliono comandare in casa nostra e hanno il coraggio di parlare di “accordo d’amicizia”? Ma “vaffa”!

Era già deciso

L’epilogo di questo ennesimo scandalo bernese era prevedibile. La sedicente “politica europea” del Consiglio federale si riduce a due azioni: calate di braghe e marchette. Altro che la fregnaccia del tasto “reset” promesso dall’italo-svizzero KrankenCassis. Chi si è bevuto questa panzana, è servito.

La scorsa settimana il portavoce dei camerieri bernesi dell’UE aveva dichiarato che, in occasione della visita di “Grappino” Juncker, si sarebbe discusso del “miliardo” (sic!) di coesione. Era quindi evidente che il governicchio federale aveva già  deciso di prodursi nella maxi-marchetta da 1.3 miliardi. Perfino sulla somma hanno raccontato balle; non solo sulla volontà di negoziare (?) lo stratosferico REGALO.

Swissexit unica speranza

Povera Svizzera e poveri svizzeri.  Governati (?) da simili zerbini dell’UE, dove pensiamo di andare, se non dritti dritti nel baratro?

Vedremo cosa dirà il parlamento della maxi-marchetta da 1.3 miliardi. Ma, visto che all’assemblea federale la maggioranza ce l’ha il triciclo PLR-PPD-P$$, l’esito è scontato.  Calzoni abbassati ad altezza caviglia! Svizzerotti, pagate e tacete!

E qualcuno ha ancora il coraggio di dire che non bisogna lanciare l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone? Ormai la nostra unica speranza è lo Swissexit.

Lorenzo Quadri

 

Un nuovo miliardo di coesione? Questi si sono bevuti il cervello!

Camerieri dell’UE, basta con le marchette a Bruxelles! Avanti con lo Swissexit! 

Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello. I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ancora blaterano di regalare nuovi miliardi di coesione alla fallita Unione europea. Il tema verrà  affrontato, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Consiglio federale André Simonazzi, in occasione della prossima visita in Svizzera del presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker, agendata per il 23 novembre.

Ohibò,  perché mai ancora si parla del nuovo miliardo di coesione, che tanto piaceva ai liblab Burkhaltèèèr e Leider Ammann? Perché esso  sarebbe “un’importante risorsa per far avanzare il dialogo con l’UE sullo sviluppo delle relazioni bilaterali. Lo stanziamento di un contributo di coesione sarebbe un atto volontario da parte di Berna”.

Le mani nelle tasche

No, ma allora ditelo che prendete la gente per i fondelli! Poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti vengono sistematicamente fregati. Nei negoziati con l’UE, i sette scienziati per ottenere qualcosa sanno solo promettere sempre più soldi del contribuente.

E’ incredibile: Bruxelles pretende di dettare legge in casa nostra. Nel vero senso della parola. Con la scusa dei fallimentari accordi bilaterali ci vuole imporre la ripresa automatica del diritto comunitario, il che equivarrebbe alla fine della sovranità della Svizzera, ed anche dei nostri diritti popolari, più volte presi di  mira da associazioni internazionali del piffero (alle quali non va bene che il popolo decida: perché  a decidere, va da sé, devono essere i “poteri forti” ossia la casta spalancatrice di frontiere).

Davanti a pretese di questo genere, che vanno respinte al mittente nel giro di un nanosecondo ed in modo categorico, cosa fanno invece i camerieri dell’UE? Sperano di rabbonire gli eurobalivi mettendo pesantemente le mani nelle tasche dei cittadini svizzeri. Dalle quali vogliono sottrarre un ulteriore miliardo di coesione! Nientemeno!

In cambio di cosa?

Un miliardo di franchi pubblici da regalare a chi ci tratta da Stato-canaglia, e non ancora contento continua a pretendere sempre di più! Cosa abbiamo ottenuto, infatti, in cambio del primo miliardo di coesione?

  • Attacchi indegni al nostro segreto bancario; noi naturalmente, “grazie” all’ex ministra del 5%, abbiamo calato le braghe, mentre gli altri paesi si sono tenuti ben stretti i proprio paradisi fiscali, e adesso ci spernacchiano.
  • Attacchi alla volontà popolare con l’ordine – prontamente eseguito dalla partitocrazia iscariota PLR-PPD-P$ – di rottamare il maledetto voto del 9 febbraio.
  • Pretesa di riempirci di finti rifugiati con lo smartphone.
  • Pretesa di imporci le leggi degli eurofalliti nonché i loro giudici.
  • Pretesa di ulteriori miliardi di coesione.
  • Scandalose accuse di razzismo e di xenofobia quando abbiamo il 40% di popolazione straniera o naturalizzata (e naturalmente i sette scienziati incassano senza fiatare).

Circolo vizioso

Più i balivi di Bruxelles chiedono, più ottengono dagli svizzerotti fessi. E più ottengono, più chiedono. Un circolo vizioso di cui non si vede la fine. E tutto questo per cosa? Per tenere in piedi degli accordi bilaterali che servono solo a generare disoccupazione, a riempirci di delinquenza d’importazione, a trasformarci in corridoio a basso costo per  TIR UE in transito parassitario attraverso la Svizzera, a far esplodere la spesa sociosanitaria (premi di cassa malati compresi).

E malgrado tutto  questo a Berna sono ancora disposti a mettere sul tavolo un ulteriore miliardo di coesione all’UE, naturalmente a titolo del tutto volontario, per – dicono loro  – “facilitare le trattative”? Bisogna essersi bevuti il cervello, ma sul serio!  Questo ulteriore miliardo è una squallida tangente, un “pizzo” che non abbiamo alcuna intenzione di pagare. E il colmo è che contro lo stratosferico versamento non si potrebbe neppure lanciare il referendum! Vergogna!

Swissexit urgente

All’UE e a “Grappino” Juncker, il 23 novembre bisognerà solo dire che i bilaterali già ciurlano nel manico; e quindi che la piantino di avanzare pretese fuori di zucca.

Ma è evidente che, con al “potere” la partitocrazia cameriera dell’UE, quella che continua a riempirsi la bocca con la fregnaccia dei “bilaterali indispensabili” quando invece sono balle di fra’ Luca, un discorso del genere non verrà mai fatto. La triste realtà è ormai chiara anche a quello che mena il gesso: finché saranno in vigore gli attuali accordi con l’UE, il Consiglio federale continuerà ad abbassare sempre più le braghe fino alla totale svendita della Svizzera a Bruxelles

Ciò significa che solo lo Swissexit può salvarci. Occorre quindi far SALTARE la libera circolazione delle persone tramite votazione popolare. Avanti con l’iniziativa!

Lorenzo Quadri