Il PLR è un partito liberale? No, è un partito delle tasse!

La virata liblab in direzione del populismo climatico si fa sempre più grottesca

In occasione dell’assemblea di ieri, l’ex partitone è riuscito ad inserire nel proprio programma addirittura la tassa sui biglietti aerei! Quanti si rivoltano nella tomba?

Ormai il PLR è allo sbando, anche a livello nazionale. Letteralmente terrorizzato dal populismo climatico e dall’onda verde, sotto la sicura (?) guida della presidenta Petra Gössi, il partito sta inanellando una cappellata dietro l’altra. In pratica sta scopiazzando il programma elettorale dei Verdi (presunti) liberali, che è uguale a quello dei Verdi tout-court, che è uguale a quello dei ro$$i. Il tandem spalancatore di frontiere PLR-P$$ si rafforza!

Scopi di cadrega

L’improvviso risveglio ambientale del PLR ha solo fini cadregari in vista delle elezioni di ottobre: questo l’ha capito anche il Gigi di Viganello o di Gurtnellen. Non solo perché l’ex partitone dell’ambiente se ne è sempre impipato alla grande. Ma perché il PLR si fa schiacciare gli ordini da Economiesuisse, ovvero il club dei manager stranieridelle multinazionali! E tali personaggi, oltre a svendere la Svizzera alla fallita UE per ingrassarsi il già pingue portafoglio (del resto, essendo loro dei borsoni stranieri, cosa volete che gliene freghi della sovranità e dell’indipendenza del nostro Paese?) sono sensibili ad una sola tonalità di verde: quella del dollaro.

Al servizio dei ro$$i

Quindi, è perfettamente inutile che i liblab scrivano programmi elettorali farlocchi, che poi ovviamente non rispetteranno (passata la festa, gabbato lo santo) nell’illusione, vana, di salvare qualche voto! Ma davvero questi politicanti pensano che gli elettori svizzeri siano così fessi da cascarci?

Non serve essere dei grandi strateghi per capire che l’unico risultato che otterrà il PLR con l’improvvisa ed improvvida virata in direzione dell’isteria ambientale sarà quello di tirare la volata all’area ro$$overde, continuando a pubblicizzarne il cavallo di battaglia elettorale: ossia il populismo climatico. Dietro al quale, è chiaro, si nascondono interessi economici e politici che col clima c’entrano quanto il burro con la ferrovia.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole per sdoganare il resto del programma dell’ammucchiata ro$$overde. In particolare le frontiere spalancate e l’asservimento della Svizzera ai balivi di Bruxelles, cominciando dalla sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale.  Tutte cose che dal punto di vista ambientale sono semplicemente deleterie!

Inkazzature interne

Tornando all’ex partitone: la pacchiana svolta verde “contronatura” sta causando pesanti malumori interni. Ad esempio, la scorsa settimana sotto le cupole bernesi un – peraltro relativamente giovane – consigliere nazionale liberale doc, davanti ad una presa di posizione del suo partito su un tema economico, ha commentato tra i denti ma in modo da farsi comunque sentire: “Ah, credevo che ormai il partito parlasse solo di clima”.Certamente questo deputato non avrà apprezzato l’esito dell’assemblea PLR di ieri, che ha farcito ulteriormente il programma liblab di populismo ambientalista a buon mercato.

Anche la tassa sui voli!

E in quest’ambito il PLR l’ha fatta davvero fuori dal vaso. A dimostrazione che i vertici del partito hanno perso la bussola, è riuscito perfino ad esprimersi a favore dell’introduzione di una tassa sui biglietti aerei. Ormai siamo al copia-incolla dal P$; alla politica-Xerox in sprezzo del ridicolo e soprattutto in sprezzo dei tanto decanti principi liberali! Principi che evidentemente i “furono” liberali sono pronti a gettare nel water se in ballo ci sono delle CADREGHE.

Perché è chiaro: un PLR che inserisce nel proprio programma la tassa sui biglietti arei non è un partito liberale. E’ un partito delle tasse!

Di conseguenza, nell’ambito del nuovo corso (?), forse  è il caso di pensare a cambiare anche nome, vero Frau Gössi?

Lorenzo Quadri

 

“Rimesse”: è ora di tassarle

I migranti inviano ogni anno svariati miliardi di franchetti nei paesi d’origine

Se il Belpaese può, perché noi non potremmo?

Ma guarda un po’. Finalmente si comincia a parlare di rimesse. Che non sono i garage, ma sono i soldi che gli immigrati in Svizzera mandano nel paese d’origine. Curiosamente, il tema è stato sollevato la scorsa domenica dal Caffè della Peppina.

L’ammontare delle rimesse è assai difficile da calcolare. Per la Svizzera si parla di oltre otto miliardi all’anno, ma alcune stime indicano una cifra doppia. Su una cosa sono tutti d’accordo: la somma cresce. E, visto che si parla di una barcata di soldi, la cosa non può lasciare indifferenti.

Due questioni

Le rimesse pongono almeno due interrogativi.

  • Questi soldi che i migranti inviano al natìo paesello, sono frutto del lavoro o provengono da aiuti sociali? Se si stratta di soldi guadagnati, evidentemente, i proprietari li possono mandare a chi più gli aggrada. Ma se sono invece soldi delnostro Stato sociale, è evidente che bisogna intervenire, ovvero che bisogna tagliare i sussidi.
  • I miliardi fatti “espatriare” sfuggono al nostro circolo economico, in quanto verranno spesi all’estero. E allora, non sarebbe forse il caso di gravarli con una modesta tassa per far rimanere qui qualche soldino? Il Belpaese, ad esempio, ha di recente introdotto una tassa sulle rimesse dell’1.5%. Perché la Svizzera non potrebbe fare la stessa cosa?

Atto parlamentare

Le due questioni sono state sollevate da chi scrive all’indirizzo del Consiglio federale, tramite atto parlamentare. Inutile dire che la risposta è stata un njet su tutta la linea, condita dalle consuete fregnacce politikamente korrette. Tagliare i sussidi agli stranieri? Non sia mai! Dobbiamo continuare ad essere il paese del Bengodi per tutti, tranne che per gli svizzeri! Inoltre, indagare sulla provenienza delle rimesse sarebbe “troppo complicato”! Quanto alla proposta di introdurre una modesta tassa: “Sa po’ mia! E poi ci vuole una base costituzionale…”.

Fregnacce di comodo

Ohibò, qui c’è gente che sta davvero passando il limite. “Sa po’ mia” una fava: se l’Italia può, possiamo anche noi. Quanto alla base costituzionale mancante: è il colmo! Proprio i camerieri dell’UE che buttano nel water la Costituzione per inginocchiarsi davanti ai loro padroni di Bruxelles (vedi la rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, vedi la calata di braghe davanti al Diktat disarmista in votazione oggi) quando fa comodo a loro pretendono di nascondersi dietro la Carta fondamentale.

Tanto per cominciare, se la base costituzionale per tassare le rimesse manca, nulla impedisce di crearla. Inoltre, è il caso di ricordare che il canone radioTV più caro d’Europa è stato trasformato in un’imposta SENZA uno straccio di base costituzionale. Per cui, cari signori “ministri”, certe fanfaluche le andate a raccontare a qualcun altro!

Avanti con la tassazione delle rimesse! E’ ora di piantarla con l’accanimento nei confronti degli svizzeri, mentre ai migranti viene applicato ogni tipo di trattamento di favore per paura di venire tacciati di “razzismo e xenofobia”.

Lorenzo Quadri

I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

 Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

Tassare i soldi inviati all’ estero dagli immigrati

Gli italiani hanno pronta una proposta governativa: perché non la riprendiamo anche noi?

Ma pensa te! Il governo italiano vorrebbe tassare i flussi di denaro che gli immigrati regolari inviano nei rispettivi paesi d’origine, tramite un emendamento proposto dalla Lega.

Un affare per le casse pubbliche

La tassa si applicherebbe agli immigrati extracomunitari. Secondo stime effettuate nel Belpaese, infatti, nel primo semestre del 2018 sarebbero stati spediti all’estero 2.71 miliardi di euro. Ciò significa che la cifra annuale è di 5.5 miliardi. L’80% di questo flusso avrebbe come destinazione dei paesi extraeuropei. L’idea dei vicini a Sud è quella di prelevare da questo 80% un 1.5%, ciò che porterebbe nelle casse pubbliche italiche  62 milioni di euro all’anno. Non proprio noccioline.

Tutti avranno a questo punto capito dove vogliamo andare a parare. Perché una tassa del genere non la pensiamo anche noi? Se i vicini a sud “possono”, perché noi non potremmo?

Se avanzano soldi…

In Svizzera ogni anno gli immigrati spedirebbero all’estero in totale circa 17 miliardi di Fr (si tratta di una stima; c’è chi indica cifre diverse, anche superiori). Su questi miliardi si sa molto poco. In particolare, non si conosce la loro provenienza. E’ reddito da lavoro? Oppure si tratta di prestazioni assistenziali che vengono mandate al natìo paesello dai beneficiari? Se così fosse, ci sarebbe un problema. In effetti, tali prestazioni servono al sostentamento di chi risiede da noi. Se invece avanzano soldi da inviare all’estero, questo significa che vengono versati sussidi in esubero. Quindi si impongono delle decurtazioni alle rendite.

Vederci più chiaro

Dal momento che stiamo parlando di svariati miliardi che ogni anno partono per “altri lidi”, non sembra certo fuori posto pretendere di vederci un po’ più chiaro in questo vero e proprio tesoro. Tanto più che al solito sfigato contribuente reo di possedere  “qualcosa” (ad esempio una casetta o appartamento) lo Stato fa  i conti in tasca non fino all’ultimo centesimo, ma ancora di più. Di recente i valori di stima sono stati pompati dal DFE targato PLR per fare cassetta ai danni di chi vive in un’abitazione di proprietà.

Occhi chiusi?

Inutile dire che invece sui miliardi inviati all’estero da immigrati i camerieri bernesi dell’UE preferiscono chiudere gli occhi. Dicono che indagare sarebbe troppo complicato. Sul fatto che sarebbe complicato, non ci piove. Che lo sarebbe “troppo”, a fronte dell’involarsi di somme miliardarie, è una tesi piuttosto azzardata. Il sospetto – per la serie: a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre – è che i motivi del “disinteresse” siano ben altri e legati al solito politikamente korretto.

Se gli italici “possono”…

Visto dunque che su questi soldi non si vuole svolgere alcun approfondimento, allora tanto vale copiare la misura pensata dai vicini a sud. Ovvero, inventarsi un bel balzello sulle somme che gli immigrati trasferiscono all’estero, da usare poi per finanziare lo Stato sociale. I costi della socialità sono infatti esplosi a causa dell’immigrazione scriteriata. Idem dicasi per quelli della sicurezza. E allora, è sensato immaginare di compensare trattenendo qualcosa sui soldi che i migranti hanno guadagnato o comunque incassato in Svizzera, e che però non verranno immessi nel circuito economico elvetico bensì in quello dei paesi d’origine.

E se lo fa l’Italia – che è pure Stato membro UE – non si vede perché non dovremmo poter fare anche noi la stessa cosa.

Lorenzo Quadri

 

I cittadini ticinesi hanno deciso di aumentarsi le tasse

Nuova legge sull’energia e fetido balzello: l’importante è essere consapevoli

 

Come ci si poteva attendere, vista la disparità delle forze in campo, la scorsa domenica alle votazioni cantonali e comunali è passato il doppio sì. Sì alla legge sull’energia e sì al fetido balzello cantonale sul sacco del rüt. Non si può, ovviamente, che prenderne atto (fossero passati i due No, a $inistra pretenderebbero di rifare la votazione). C’è tuttavia spazio per alcune considerazioni conclusive.

  • Gli svizzeri ed i ticinesi hanno democraticamente deciso di aumentarsi tasse e balzelli. Il sì alla strategia energetica comporterà inoltre ulteriori limitazioni della libertà, misure dirigistiche e burocrazia. Vedremo poi che fine faranno i posti di lavoro nel settore dell’olio combustibile e delle centrali nucleari. I costi a carico dei cittadini e dell’economia saranno pesanti. Già domenica il Consigliere di Stato P$ se ne è uscito giubilante a dichiarare che “aumenteranno un po’ le bollette” (evidentemente a qualcuno ogni nuovo prelievo dai sempre più esausti borsellini dei ticinesi provoca il massimo godimento). Quell’ “aumenteranno un po’” sta ovviamente ad indicare aumenti massicci.
  • Che gli esponenti dell’economia, a partire dall’AITI, abbiano potuto sostenere la strategia energetica 2050, è incomprensibile. O forse è fin troppo comprensibile: leggi “ordini di scuderia”.
  • C’èda sperare che il sì al fetido balzello sul sacco del rüt sia stato depositato nell’urna nella consapevolezza che per la raccolta e lo smaltimento rifiuti con la nuova legge si pagherà complessivamente di più e non certo di meno. Perché la legge di fresca approvazione prevede una copertura del 100% di questi costi tramite tasse causali (tassa di base più tassa sul sacco). E solo pochissimi comuni raggiungono oggi tale grado di copertura. In tutti gli altri, siamo ben lontani dal 100%. Ciò vale, nota bene, anche per svariati comuni dove il fetido balzello è già in vigore. La vecchia Bellinzona, ad esempio, pur avendo da tempo la tassa di base e quella sul sacco, dovrà aumentare il proprio grado di copertura attuale (61%) del 39%. Ciò sarà possibile, è chiaro, solo tramite aumenti massicci del prelievo “causale” o presunto tale (perché sulla “causalità” della tassa di base, si potrebbe disquisire a lungo).
  • Il fetido balzello cantonale è stato approvato in sostanza dai comuni dove è già in vigore. Il che non sorprende, dal momento che un No non avrebbe portato all’abolizione dei balzelli esistenti. L’argomento che forse non è passato è che – proprio in virtù di quel tasso di copertura del 100% delle spese di raccolta e smaltimento rifiuti tramite tasse causali previsto dalla nuova legge – anche chi ha già la tassa di base e la tassa sul sacco pagherà di più. Con pochissime eccezioni (5 o 6 comuni).
  • E’ pacifico che a Lugano il moltiplicatore va abbassato per l’equivalente dell’introito dei nuovi balzelli sulla monnezza, dal momento che non si può pagare due volte (con le imposte e con le tasse causali) per la stessa prestazione. Non diminuire il moltiplicatore equivarrebbe dunque a procedere ad un aggravio fiscale occulto. Questo deve essere molto chiaro.  Le maschere cadranno presto: chi si opporrà alla diminuzione del moltiplicatore confermerà che le storielle sulla legalità, sulla tutela dell’ambiente e tutti gli altri leitmotiv del politikamente korretto che ci sono stati somministrati in dosi industriali nelle scorse settimane erano emerite fregnacce: l’obiettivo era semplicemente quello di fare ulteriormente cassetta a spese del contribuente, dopo aver già aumentato il moltiplicatore del 10%.
  • Visto che il moltiplicatore deve essere approvato dal consiglio comunale, ul bel vedè…
  • Non esistono nuove tasse che fanno risparmiare e soprattutto ogni nuova tassa è destinata ad aumentare.
  • Il fetido balzello è un regalo al Consiglio di Stato: in futuro per ogni necessità il governo potrà non solo aumentare i balzelli causali già esistenti, ma inventarsene di nuovi per mungere il cittadino senza toccare le aliquote fiscali (ma il risultato è lo stesso). Ovviamente i nuovi balzelli causali verranno presentati con motivazioni all’insegna del politikamente korrettissimo: quindi “non si potranno rifiutare”, pena la messa alla pubblica gogna come beceri populisti.
  • I contrari al fetido balzello hanno trionfato a Lugano (quasi il 65% dei voti) e hanno ottenuto il 42% a livello cantonale. Il risultato è senz’altro importante se si considera a) lo sparuto gruppetto di promotori e b) il fatto che il margine d’azione esisteva in pratica solo nei comuni dove non c’è la tassa sul sacco. Che infatti l’hanno massicciamente respinta. In questo senso, dunque, il referendum è stato un successo.
  • Lo schiacciante No dei luganesi al fetido balzello andrà evidentemente tenuto in considerazione. Ciò significa: giù il moltiplicatore.
  • Impareggiabili le pippe mentali dei commentatori della stampa di regime (controllata dalla partitocrazia) su presunte lotte di potere (uhhh, che pagüüüüraaaa!) tra la corrente movimentista e quella istituzionale della Lega. Per questo pattume mediatico non si paga la tassa sul sacco?

Lorenzo Quadri

Aumento massiccio di tasse e balzelli? Ma col piffero!

Criminalizzazione degli automobilisti: le “perle” dell’ ex funzionario cantonale

Ma guarda un po’! Nei giorni scorsi sul portale Tio sono apparse le corbellerie del per fortuna ex ex ex capo della Sezione della protezione dell’aria Mario Camani. Il quale, a quanto ci consta, non è più funzionario dirigente del Cantone da oltre un decennio. E, leggendo l’intervista su Tio, c’è davvero motivo per rallegrarsene. L’ex ex ex regala (?) infatti ai lettori tutta un’infilata di “perle” tipiche del talebanismo verde, all’insegna della criminalizzazione dell’automobilista. Del tipo:

  • Bisogna introdurre subito il limite fisso di 80 km all’ora in autostrada ovunque;
  • Bisogna alzare massicciamente il costo della benzina e le tasse di circolazione;
  • Il nostro inquinamento lo produciamo noi, inutile dare la colpa alla Lombardia;
  • Il Ticino è tutto inquinato, bisogna parlarne ancora di più, bisogna gridarlo.

Posizioni “istruttive”

Che dire? Veramente istruttive le posizioni di questo signore! Avanti con la criminalizzazione ad oltranza degli automobilisti responsabili di tutti i mali ambientali, come se le macchine fossero l’unica fonte d’inquinamento! E naturalmente solo le macchine targate Ticino.

Forse l’ex ex ex  alto funzionario ha trascorso gli ultimi  15 anni  sul pianeta Marte e non si è accorto che nel frattempo, “grazie” alla libera circolazione delle persone, il nostro Cantone è quotidianamente invaso da 65mila frontalieri (dichiarati; più quelli in nero) nonché da migliaia e migliaia di padroncini (dichiarati; più quelli in nero). E tutta questa gente, ma guarda un po’, entra in Ticino uno per macchina!  E allora, Camani, cosa facciamo? Tartassiamo il solito sfigato automobilista con targa rossoblù che ha bisogno del veicolo per andare a lavorare  facendo esplodere  le tasse di circolazione ed il costo della benzina, ed invece chiudiamo gli occhi sull’invasione da sud? Cosa pensa che esca dai tubi di scappamento frontalieri, l’ex ex ex? Vapore acqueo? Viks Vapo Rub? Essenze di eucalipto? Lo sa quanti frontalieri hanno l’auto diesel?

E come la mettiamo con l’accordo bilaterale sui trasporti terrestri, sottoscritto dall’ex ministro P$ Moritz “Implenia” Leuenberger,  che ha trasformato il Ticino in un corridoio per TIR UE in transito parassitario?

E le frontiere?

Se davvero volesse tutelare l’aria,  il granitico ex ex ex funzionario dovrebbe anche proporre di chiudere le frontiere! Invece, a questo proposito, non un cip! Anzi: difende pure la Lombardia! Sono solo i ticinesotti che vanno martellati: noi tutti costretti ad andare in bicicletta o a piedi o a dorso di mulo (ah no, il mulo emette gas serra dal posteriore) perché, secondo l’illuminata visione di Camani, l’automobile deve tornare ad essere un lusso per i “borsoni” che si possono permettere di pagare le tasse ed i balzelli stratosferici che a suo dire andrebbero introdotti subito. Frontalieri e padroncini, invece, tranquillamente in giro uno per macchina ad intasare le strade ticinesi, che diventerebbero, di fatto, di loro uso quasi esclusivo. Naturalmente per i residenti in Italia nessun balzello aggiuntivo, perché altrimenti oltreramina starnazzano!

E sostenere poi che tutte le fabbriche della fascia di confine non avrebbero influenza sulla qualità dell’aria ticinese…

Urgono repulisti?

Ovviamente, non possiamo che essere lieti che uno che pretende di bastonare ad oltranza gli automobilisti ticinesi non lavori più per l’amministrazione pubblica da oltre un decennio. Come si dice nel Belpaese: ciaone!

A preoccupare è che, profumatamente pagati con i nostri soldi, potrebbero esserci tutt’oggi altri funzionari con le medesime idee e progetti. Se così fosse, urgono repulisti.

Lorenzo Quadri