Sempre meglio! Finti rifugiati vendono i permessi sui social

Il tedesco “Der Spiegel” denuncia lo scandalo. Poco ma sicuro che anche in Svizzera…

Nelle scorse settimane, si è appreso della decisione della Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) di rivedere lo status di circa 3200 finti rifugiati eritrei. Ciò avviene a seguito di una sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF) dell’agosto dello scorso anno. Il tribunale ha certificato che gli eritrei, ma guarda un po’, non corrono il rischio di subire trattamenti “disumani” in patria. Ah beh, dopo averne mangiate cinquanta fette, anche al TAF si accorgono che era polenta! E’ chiaro che i finti rifugiati eritrei, mantenuti in Svizzera, non sono perseguitati in patria, visto che tanti di loro ci ritornano per le vacanze, perché “lì è più bello”.

Non si è però  capito come mai la SEM voglia rivedere lo statuto di soli 3200 migranti economici eritrei, quando in Svizzera ce ne sono circa 9400: e tutti gli altri?

Niente accordi di riammissione

Nei giorni scorsi anche il console onorario svizzero in Eritrea, Toni Locher, ha dichiarato alla stampa d’Oltralpe che il 99% degli eritrei presenti in Svizzera sono migranti economici. Eppure, secondo la kompagna Sommaruga ed accoliti, “devono entrare tutti”, e devono pure restare. Già, perché i 3200 finti rifugiati eritrei di cui si starebbe rivedendo lo statuto, ammesso e non concesso che si giunga ad un suo ritiro, non è mica sicuro che lascerebbero la Svizzera. Questo perché l’Eritrea non ha sottoscritto alcun accordo di riammissione con la Confederella, ed accetta solo rientri su base volontaria (si può immaginare quanti siano: si contano sulle dita di una mano).  Intanto il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis è in giro per la Svizzera a fare il prezzemolino ad ogni sorta di sagre e sfilate che non c’entrano un tubo con il suo lavoro.

I gruppi su facebook

E dalla Germania è arrivata una nuova puntata della saga dei finti rifugiati. Lo “Spiegel” Online ha infatti pubblicato un interessante approfondimento che racconta come dei migranti economici che hanno ottenuto uno statuto di rifugiato in caso di rientro (definitivo o temporaneo) al loro paese vendono i documenti d’identità rilasciati dallo Stato tedesco. Questo vuol dire che ad arrivare in Germania con questi documenti è poi un’altra persona, sotto mentite spoglie. Fantascienza? Non tanto, perché il commercio è fiorente. Come spiega lo  Spiegel, ci sono degli appositi gruppi su facebook (non a caso i finti rifugiati hanno tutti lo smartphone). E il periodico tedesco racconta anche un caso concreto, di un asilante siriano che ha deciso di rimpatriare e per fargli raggiungere la destinazione i passatori gli hanno chiesto di cedere a loro i suoi documenti.

Altri migranti invece, che sono intenzionati a rientrare in Germania, vendono i loro permessi in patria. Poi annunciano al consolato tedesco di averli persi, e ne chiedono la sostituzione.

Il colmo è che le autorità germaniche sono a conoscenza del traffico illecito: lo Spiegel cita un’analisi confidenziale della polizia federale, dove si legge che: “sui social media sono offerti in vendita soprattutto documenti d’asilo tedeschi”.

Arrivano terroristi islamici

Il pericolo di questa pratica è evidente. Non solo immigrazione illegale, ma anche molto peggio. Chi arriva in Occidente con i documenti di un’altra persona? “Solo” clandestini o anche e soprattutto terroristi? Chi gestisce i gruppi facebook dove si organizza la compravendita? Forse affiliati alla jihad? L’aspetto più inquietante è che il sistema, per quanto incredibile possa sembrare,  funziona. Come afferma allo Spiegel un alto funzionario: “Se si riesce a riprendere completamente l’identità di un’altra persona, vale a dire se si possiedono tutti i suoi documenti rilevanti, solo di rado si viene scoperti”. Allegria!

Chissà perché, c’è come il vago sospetto che non siano solo i documenti d’asilo tedeschi ad essere oggetto di mercimonio. Poco ma sicuro che lo sono anche quelli svizzeri! Vuoi vedere che i finti rifugiati accolti dalla Confederella che tornano al loro paese per le vacanze  ne approfittano anche per portare a termine operazioni di compravendita di permessi come quelle denunciate dallo Spiegel?

Da Berna, naturalmente, giunge il consueto silenzio assordante.

Lorenzo Quadri

Palazzo federale: Multikulti über Alles!

Ancora terrorismo islamico, questa volta a New York. E ancora una volta scatta la censura

Il terrorismo islamico (sottolineare: islamico) colpisce ancora, questa volta a New York. Martedì sera il jihadista di turno, un uzbeko, è piombato con un camioncino su una pista ciclabile falciando i presenti. Bilancio: 8 morti e 11 feriti.

Per l’ennesima volta i terroristi islamici mietono vittime in Occidente “in nome di Allah”. E di nuovo, ma guarda un po’, lo fanno senza servirsi di armi da fuoco. Eppure i patetici funzionarietti dell’UE, ben spalleggiati dai loro camerieri in Consiglio federale,  con la scusa farlocca della lotta al terrorismo vogliono disarmare i cittadini onesti. E lo fanno a suon direttive comunitarie che non valgono la carta su cui sono scritte. Direttive grondanti foffa politikamente korretta, alle quali la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga è vogliosa di inchinarsi.

Altro che raccontare storielle di “applicazione pragmatica”. La kompagna Simonetta vuole applicare la nuova direttiva UE sulle armi – contraria alla tradizione svizzera ed anche alla volontà popolare – nel consueto modo: ossia con pedissequo calabraghismo. E non si pensi che il neo-consigliere federale italo-svizzero, quello entrato ed uscito in tempo di record e per eclatante opportunismo dalla Pro Tell (associazione che tra l’altro si batte contro la direttiva disarmista degli eurofunzionarietti) cambierà qualcosa. Sul triciclo PLR-PPD-P$$ alle camere federali stendiamo un velo, anzi un burqa pietoso; sicché l’unica speranza per salvare la tradizione e l’autonomia elvetica è il referendum.

Se la prendono con i cittadini

I camerieri bernesi dell’UE, con la scusa del terrorismo (che loro non chiamano con il suo nome, ossia “islamico”, perché bisogna essere aperti e multikulti) vogliono disarmare i cittadini onesti. Anche perché li temono (comprensibilmente, visto che gliene hanno combinate peggio di Bertoldo). Capito l’andazzo? Se la prendono con i cittadini. Mica combattono gli islamisti. Al contrario: su questo fronte, si arrampicano sui vetri per non fare un tubo. Il ritornello è sempre lo stesso: “non c’è la base legale, non si può discriminare, sa po’ mia, vergogna xenofobi, le frontiere devono rimanere spalancate” e avanti con l’ormai tristemente nota raffica di boiate.

Colpevoli autocensure

Nuova nota di demerito, poi, per la presidenta della Confederazione, la Doris uregiatta, che nel suo solito tweet di condoglianze (è sempre lo stesso testo riproposto col copia-incolla: possibile che la sua schiera di addetti alla comunicazione, sontuosamente pagata con i nostri soldi, non sappia produrre niente di più originale?) parla genericamente di “violenza”. Ma, per l’ennesima volta, la Doris ha paura di pronunciare (scrivere) quell’imbarazzante aggettivo: islamico. Preferisce censurare ed autocensurare. Multikulti über Alles! Certo che, avanti di questo passo, andremo molto lontani. Come no!

Lorenzo Quadri

 

 

 

$ignori del multikulti, cosa dobbiamo ancora tollerare?

Terrorismo islamico: il duplice omicidio di Marsiglia potrebbe succedere anche da noi

 

E ci risiamo! Un altro, l’ennesima brutale mattanza “in nome di Allah” insanguina l’Europa. E’ accaduto la scorsa domenica a Marsiglia  alla stazione ferroviaria Saint Charles. Un giovane tunisino ha aggredito due donne, anzi due ragazze ventenni, con un coltello da macellaio, uccidendole al grido di “Allah Akbar”.

Qui  c’è  (c’era) dunque un terrorista islamico nordafricano, che era in Francia come finto rifugiato in quanto non scappava da alcuna guerra, che ha seminato morte colpendo persone innocenti.

Verso un traumatico risveglio

Se crediamo che crimini come quello di Marsiglia non possano accadere anche da noi, a maggior ragione in considerazione della politica migratoria scriteriata praticata dal Dipartimento della ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga, ci aspetta un risveglio traumatico. E ci aspetta in tempi brevi. Quel giorno che anche in Svizzera delle persone, in genere donne, colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, finiranno trucidate dal fanatico islamico migrante economico di turno, sapremo perfettamente chi ringraziare. Vero spalancatori di frontiere? Vero $ignori del multikulti imposto infangando i contrari a suon di accuse di razzismo?

E chissà se le kompagne del “devono entrare tutti”, quando si accorgeranno che la loro incolumità è in pericolo, quando dovranno aver paura ad uscire di casa, scenderanno finalmente dal pero? Lo ha detto, già tempo fa, la ro$$i$$ima giornalista italiana Lucia Annunziata: l’immigrazione dai paesi musulmani mette le donne occidentali in pericolo di vita.

Ci prendono per i fondelli?

I femminicidi  a Marsiglia sono islamici. Gli stupri di branco di questa estate a Rimini erano islamici. Ma, almeno dalle nostre parti, guai a dirlo! Le anime belle (?) del pensiero unico strillano allo scandalo. Le dame della gauche-caviar, a cominciare dalla Simonetta Sommaruga, ancora insistono col ritornello che non si può discriminare l’Islam. Che non lo si può mettere sotto sospetto generalizzato.

Insomma, i multikulti spalancatori di frontiere, pur di non ammettere le proprie enormi responsabilità e le clamorose cappellate fatte negli anni, insistono nel ripetere che l’islam non è il problema. C’è davvero da mettersi le mani nei capelli. Il problema è proprio l’islam e chi, pur ricoprendo cariche istituzionali di responsabilità, insiste nel negarlo, o non è al suo posto o vuole prendere la gente per i fondelli.

Islam non integrabile

L’islam, come ha detto il professor Giovanni Sartori (uno dei maggiori sociologi a livello internazionale, scomparso in aprile) non è integrabile. E’ l’unica ideologia religiosa che invita all’uccisione degli infedeli per guadagnarsi il paradiso. Poi ovviamente la grande maggioranza dei musulmani non si conforma a simili propositi. E ci mancherebbe altro!

Essendo l’islam, così come è oggi, in rotta di collisione con la società occidentale, è lampante che non può essere messo sullo stesso piano del cristianesimo e del giudaismo, da cui la società occidentale prende origine.

E’ inquietante che a non rendersi  conto  della situazione sia la ministra di Giustizia Sommaruga. La quale, assieme alla partitocrazia politikamente korretta, ci condurrà alla catastrofe.

PLR, ci sei o ci fai?

A questo proposito è assurdo che un consigliere nazionale PLR abbia obiettato alla mozione (presentata da chi scrive) per il divieto di finanziamenti esteri alle moschee e per l’obbligo degli imam di predicare nella lingua locale (poi approvata dalla maggioranza della Camera del popolo) che allora per parità di trattamento bisognerebbe anche proibire la messa in latino. Ma questo deputato liblab ed il suo partito ci sono o ci fanno? Non si può trattare allo stesso modo ciò che è vistosamente diverso, come la religione cristiana e quella musulmana. Sicché, ci sono solo due possibilità. O l’islam si riforma profondamente, e si rende compatibile con la società occidentale, oppure dovrà essere “islamexit” dall’Europa.

Il fallimento clamoroso delle aperture scriteriate e del multikulti ha già comportato un tributo di sangue abbastanza pesante. Fino a quando vogliamo chiudere gli occhi?

Lorenzo Quadri

 

 

 

Terroristi islamici? Ma quando mai, sono solo “squilibrati”!

L’ultima frontiera della stampa di regime per nascondere i disastri del multikulti

 Nei giorni scorsi in Francia ci sono stati ben tre attentati ad opera di terroristi islamici. Il 13 settembre a Tolosa un uomo ha ferito tre passanti e due poliziotti al grido di Allah Akhbar. Due giorni dopo, il 15 settembre, venerdì, alla mattina presto nella stazione del metrò di Chatelet a Parigi un uomo armato di coltello si è scagliato contro un soldato “urlando delle frasi che lodavano Allah”, ma è stato fermato e bloccato dallo stesso militare. Sempre venerdì ma nel pomeriggio, l’attacco più grave: due donne  sono state aggredite a Chalon-sur-Saône, nella Saone et Loire (centro est), da un uomo armato di un martello. Secondo alcuni testimoni al momento del gesto l’aggressore avrebbe urlato “Allah Akhbar”. Le donne sono rimaste seriamente ferite.

Sempre venerdì a seguito di un attentato jihadista nel metrò di Londra sono state ricoverate in ospedale 29 persone.

Assuefazione

Gli attentati dei terroristi islamici imperversano nella cronaca europea. Sta sopraggiungendo l’abitudine. Per non dire l’assuefazione. I commenti sono diventati del seguente tenore: “meno male, solo dei feriti”. Ma stiamo uscendo di testa?

Per questa situazione sappiamo ovviamente chi ringraziare. Quelli che hanno spalancato le frontiere. Quelli che grazie al multikulti permettono agli islamisti di mettere radici e di radicalizzare in Occidente. Quelli del “devono entrare tutti”, che continuano a portare in Europa finti rifugiati con lo smartphone: questi giovanotti non saranno mai integrati, andranno praticamente tutti in assistenza, ed un domani saranno facili da radicalizzare (ammesso che non lo siano già quando arrivano nel vecchio continente). Quelli che non espellono i jihadisti e che permettono ai gruppi islamisti di fare proselitismo; e quei governanti che, ormai del tutto rincretiniti dal politikamente korretto, giustificano la loro scandalosa inazione farfugliando di “basi legali mancanti” (Vero Consiglio federale?).

Truccate anche le notizie

Intanto, ma guarda un po’, la casta e la stampa di regime proseguono con la censura dell’aggettivo islamico: si arrampicano sui vetri per non affiancarlo al sostantivo terrorismo. Parlare genericamente di “vili atti terroristici” omettendo di dire che si tratta di terrorismo islamico, perché su certe cose bisogna glissare, è penoso e squallido. Però la presidenta della Confederella Doris Leuthard, nel suo tweet di condoglianze trasmesso a Barcellona, ha fatto proprio questo. E che dire poi della situazione francese? Tre attentati di terroristi islamici nel giro di due giorni. I criminali urlavano Allah Akbar. E, per non saper né leggere né scrivere, non ci risulta che Allah Akbar sia una marca di patatine fritte. Però la stampa di regime francese non parla di terroristi islamici. Parla di “squilibrati”. Ah ecco: non c’è alcuna rete jihadista nel paese, chi potrebbe mai pensarlo. Gli attentatori sono solo dei poveri pazzi. Ma chi si pensa di prendere per i fondelli? Evidentemente il presidente Macron, marionetta dell’establishment con la popolarità in caduta libera, oltre a spendere un capitale per truccarsi la faccia, pretende che vengano truccate anche le notizie.

“Lo stupro? Brutto solo all’inizio”

Intanto nel Belpaese ecco uscire alla ribalta l’ennesimo pirla. In riferimento agli ultimi stupri di branco, guarda un po’ commessi da immigrati magrebini, che hanno fatto (giustamente) scalpore nella Penisola, tale senatore Vincenzo D’Anna (chi sarebbe costui?) dichiara pubblicamente che le donne “non devono vestirsi da prede sessuali”.  Bravo senatore, avanti così! Burqa per tutte! Se magari l’Europa, invece di dire alle donne che devono girare ricoperte da palandrane altrimenti se vengono stuprate è colpa loro, la smettesse di far entrare immigrati, provenienti da paesi islamici, che ritengono che una donna che esce la sera sia a loro disposizione? Una “cultura” ben spiegata da uno che se ne intende: ossia il mediatore culturale (!) coinvolto nelle violenze di gruppo a Rimini. Il quale senza vergogna ha pubblicamente dichiarato (citazione): “Lo stupro è brutto solo all’inizio, poi quando il pisello entra la donna gode come in un rapporto normale”.

Questa è la “cultura” da cui l’Europa – Svizzera compresa – si sta facendo invadere. Con la fattiva collaborazione dei bolliti residui del femminismo di $inistra.

Se invece si cominciasse a non far più entrare esponenti della “cultura” dello “stupro brutto solo all’inizio, poi…”  e a buttar fuori i finti rifugiati che, per dirla con la kompagna Simonetta Sommaruga, “non rispettano le donne”?

Lorenzo Quadri

Il terrorismo islamico mette radici anche in Svizzera

Grazie, spalancatori di frontiere! Grazie, cricca del “devono entrare tutti”!

 

Bene (si fa per dire): come volevasi dimostrare, il terrorismo islamico diventa realtà anche in Svizzera. Nei giorni scorsi tre presunti jihadisti sono stati arrestati nel Canton Vaud. Non è stata  resa nota la nazionalità (patrizi di Corticiasca?), ma il procuratore generale vodese ha dichiarato che “potevano passare all’azione in modo relativamente rapido”. Quindi si tratta di terroristi pericolosi.

Evento “totalmente isolato”?

I tre fermi, sempre secondo il procuratore generale del Canton Vaud, sarebbero un “evento totalmente isolato” ed inoltre “dal punto di vista geografico (?) non è opportuno parlare di cellula”. Sarà anche vero che le cose stanno così, ma magari no. Anche se l’articolo pubblicato dal Corriere del Ticino sulle presunte istruzioni date dal governo tedesco a proposito della gestione dell’informazione nei casi di terrorismo si è poi dimostrato farlocco, non ci vuole una grande fantasia per immaginare che l’andazzo sia proprio quello di nascondere e di minimizzare.  Del resto la stessa cosa succede anche in altri ambiti. Infatti, anche in materia stranieri che delinquono (delinquenza comune) o che sono a carico dello Stato sociale, si fa di tutto e di più per scopare il problema sotto il tappeto. Ad esempio, evitando di indicare in modo sistematico la nazionalità di chi commette reati. E naturalmente omettendo di precisare, nel caso in cui a delinquere fossero dei cittadini elvetici, se essi hanno “trascorsi migratori” come si usa dire adesso per indicare con un’espressione politikamente correttissima chi ha il passaporto rosso ancora fresco di stampa. Dunque, non ci sarebbe certo da stupirsi se anche in campo di terrorismo islamico si abbellissero le informazioni.

Un caso?

Sarà infatti certamente un caso, come no, che lo spettacolare  arresto di jihadisti sia avvenuto nel ro$$i$$imo e multikulti Canton Vaud. Non sarà mica che a furia di accogliere indiscriminatamente, perché “devono entrare tutti”, si sono accolti anche terroristi musulmani? E non sarà mica che, a furia di permettere a chiunque di farsi i propri comodi in casa nostra senza integrarsi (se non magari nello Stato sociale attingendo a prestazioni) abbiamo permesso alle cellule terroristiche di proliferare? Non sarà che ha ragione chi, come il recentemente scomparso prof Giovanni Sartori, sottolinea che l’islam non è integrabile e che in 1500 anni l’integrazione di musulmani in società non islamiche è sempre fallita?

Vivaio jihadista

Nei giorni scorsi, l’esperto di terrorismo Paul Roullier ha dichiarato che in Svizzera si sta creando un vivaio jihadista. Questo significa che ci sono dei militanti della guerra santa islamica che sono cresciuti nel nostro Paese. Queste persone dunque, pur vivendo da noi, non si sono mai integrate. A conferma di quanto osservato dal prof. Sartori a proposito dell’impossibilità di integrare l’Islam. Questo vivaio jihadista, è ovvio, viene alimentato dai nuovi acquisti. Ovvero migranti economici, che, se non sono già radicalizzati, sono facilmente radicalizzabili. Essi non hanno alcuna prospettiva economica né sociale nel nostro paese dove, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, di lavoro non ce n’è più nemmeno per i residenti. E’ chiaro che i jihadisti del “vivaio” non faranno troppa fatica a trovare seguaci in questo humus.

“Terza generazione”

Ma l’osservazione dell’esperto di terrorismo sui jihadisti cresciuti in Svizzera (fenomeno che si osserva anche in altri paesi europei) è interessante anche per un altro motivo: l’entrata in vigore delle naturalizzazioni (quasi) automatiche dei giovani stranieri di cosiddetta “terza generazione”. Ed è proprio tra questa categoria che, come ha spiegato Rouiller, si moltiplicano i seguaci dello Stato islamico. Anche nel nostro paese. Però gli  svizzerotti in nome del politikamente korretto concedono il passaporto rosso alla leggera (poiché fare diversamente comporterebbe le consuete accuse di razzismo, temute evidentemente più del terrorismo). Ben sapendo che la cittadinanza elvetica, una volta concessa, di fatto non può più venire revocata.

Senza contare che la Svizzera, nella lotta al terrorismo islamico, rimane il fanalino di coda, non disponendo i servizi d’intelligence di strumenti adeguati. E che il tribunale federale emette sentenze buoniste-coglioniste sui seguaci dell’Isis, che spesso e volentieri non vengono nemmeno espulsi.

In queste condizioni, si capirà che per la Svizzera il passo tra isola felice al riparo dal terrorismo islamico e paese del bengodi per jihadisti si fa breve. Pericolosamente breve.

Lorenzo Quadri

I disastri delle frontiere spalancate e del multikulti

Terrorismo islamico: l’ultimo attentato a Parigi e le prospettive per la Svizzera

 

Si  moltiplicano gli attentati messi a segno in Europa da terroristi islamici. L’ultimo nei giorni scorsi, in una Parigi blindatissima per le elezioni. Evidentemente non c’è misura di sicurezza che tenga, in un Paese dove ci sono 15mila jihadisti conosciuti alle autorità (più quelli sconosciuti). Che naturalmente non è possibile controllare 24 ore al giorno: servirebbero 60mila agenti. Questa è materia su cui dobbiamo riflettere anche in Svizzera. “Grazie” alle sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale, infatti, gli svizzerotti si tengono in casa i simpatizzanti dell’Isis. Perché, dissero i legulei di Losanna, “non si può” (sa po’ mia!) espellere un terrorista islamico se costui sarebbe in pericolo nel suo paese. L’immane boiata è stata confermata dal Consiglio federale in risposta ad atti parlamentari.

Sapremo chi ringraziare

Abbiamo dunque un governo che non vuole vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai sedicenti centri culturali islamici. Che non vuole proibire le associazioni musulmane pericolose. Che non ci sta ad espellere i miliziani dell’Isis. Tutto messo lì nero su bianco. Un governo che non ha – e non vuole avere – alcun controllo sull’islam politico infiltrato anche in Svizzera; però vorrebbe inventarsi pure l’Imam nell’esercito. Un governo che aumenta la capacità d’accoglienza per i finti rifugiati con lo smartphone, che non saranno mai integrati e saranno facili da radicalizzare. Sempre che non siano già radicalizzati quando arrivano da noi. Perché evidentemente nessuno ha l’etichetta di jihadista stampata in fronte.

Quando i terroristi islamici colpiranno anche in Svizzera, sapremo perfettamente chi ringraziare.

Il disastro multikulti

L’ultimo attentato di Parigi è l’ennesimo fallimento del multikulti. Quel multikulti che partitocrazia, élite spalancatrice di frontiere, stampa di regime ed intellettualini da tre e una cicca insistono nel propinarci con la denigrazione ed il ricatto morale: o siete per il multikulti, o siete razzisti ed “estremisti di destra”.

E’ a causa del multikulti se – come occidentali – abbiamo rinunciato a pretendere che gli immigrati si assimilassero alle nostre regole e ai nostri principi. In nome del multikulti si è permesso che i migranti continuassero a vivere come se fossero a casa loro, disprezzando il paese che li ospita. Perché guai ad imporre qualcosa agli ultimi arrivati: è becero populismo e razzismo.

La deleteria politica delle frontiere spalancate, che è poi semplicemente il naturale complemento del multikulti, ha portato a flussi migratori del tutto insostenibili. Visto che non c’è lavoro per i residenti, figuriamoci per gli immigrati; specie se non integrati e non integrabili.  Il multikulti e l’immigrazione scriteriata hanno così creato ampie fasce di marginalizzati: l’humus ideale per il terrorismo islamico.

L’integrazione al contrario

Se si è giunti a questo punto ci sono dei responsabili ben chiari ed è inutile arrampicarsi sui vetri raccontando imbecillità sul “passato  coloniale”. La Svezia, di recente colpita, ha un passato coloniale degno di nota? Sì, forse ai tempi dei vichinghi…  e poi 13 anni di costa d’oro svedese in Africa a metà del Seicento. La Svezia è in prima linea in operazioni belliche in paesi islamici?

Altra fregnaccia $inistrorsa: la colpa degli attentati terroristici sarebbe dell’Occidente reo di “non aver integrato”. Ah ecco: non sono i terroristi islamici ad essere dei macellai, sono le loro vittime occidentali ad essere razziste. Kompagnuzzi, ma vi siete bevuti il cervello? L’Occidente ha certamente delle colpe, ma di genere ben diverso. Le colpe europee sono quelle indicate sopra. Ossia, fare entrare tutti. Permettere ai migranti di non integrarsi. Arrivare al paradosso di pretendere che siano i cittadini residenti ad integrarsi agli immigrati e non il contrario. Addirittura aver fatto della non integrazione un sistema e  un valore morale: il fallimentare multikulti, appunto.

Fare tabula rasa

Sono state compiute delle scelte politiche completamente sbagliate. Del multikulti e delle frontiere spalancate occorre adesso fare tabula rasa. Primi passi: stop all’immigrazione di massa, frontiere blindate, controlli su moschee e centri culturali islamici, espulsione certa e sistematica dei simpatizzanti dell’Isis. Altro che “devono entrare tutti”: qui c’è un sacco di gente che deve uscire. Verstanden, kompagna Sommaruga?

Lorenzo Quadri

Associazioni islamiche pericolose: divieto bocciato per un pelo

La “prodezza”, compiuta dal Consiglio nazionale il 16 marzo, è passata inosservata

 

Il terrorismo islamico in Europa non è un concetto astratto. E’ qualcosa di molto concreto. Lo sanno bene, ad esempio, in Germania. E questo grazie alle sciagurate politiche dell’Anghela Merkel, che ha spalancato le frontiere dell’Europa ai finti rifugiati con lo smartphone, tra i quali si trovano i seguaci dell’Isis. Ma anche il Ticino ha toccato con mano l’estremismo islamico, grazie al mandato diretto del DSS alla famigerata Argo1. Per la quale, come noto, lavorava un presunto reclutatore dello stato islamico. E lavorava come sorvegliante in un centro asilanti. Ohibò, vuoi vedere che il califfato si serve (anche) di questi centri per reclutare miliziani? Ma come, non dovevano essere tutti deliri della Lega populista e razzista?

La Germania proibisce

Si diceva della Germania. La quale però, quando vuole, è assai più rapida di noi in materia di sicurezza interna. Perché si fa meno pippe mentali. Berlino ha infatti vietato su territorio tedesco l’associazione musulmana “La vera religione”. Un divieto che, si immaginerà, non è spuntato come un fungo, ma poggia su solide motivazioni. L’associazione in questione ha infatti reclutato, su territorio tedesco, oltre 140 jihadisti che sono poi partiti per la Guerra santa in Iraq ed in Siria. Ora, “La vera religione” non ha messo radici solo in Germania. Infatti è presente anche in Svizzera, come si è “scoperto” lo scorso dicembre. Da noi, però, mica è vietata. E ti pareva! E perché non lo è? Risposta degli esperti: perché manca la base legale. C’è dunque assai poco da stare allegri. La questione è stata portata a Berna da chi scrive tramite mozione. Il Consiglio federale si è affrettato a rispondere che è vero che attualmente la  base legale necessaria a vietare su territorio elvetico associazioni islamiche pericolose non c’è; però ci sarà presto, essendo contenuta nella nuova legge sui sistemi informativi, la cui entrata in vigore è prevista il primo settembre. Tüt a posct, dunque? Mica tanto. Perché l’inghippo politikamente korretto c’è. Berna non sarebbe Berna se così non fosse! Ed infatti la nuova legge si affretta a precisare che il divieto di associazioni islamiche pericolose dovrà fondarsi su una decisione delle Nazioni Unite o dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”.

Eh certo: non sia mai che gli svizzerotti siano in grado di decidere autonomamente qualcosa in casa propria; non sia mai che siano “sovrani”. Eresia! Populismo! Razzismo! A decidere deve sempre essere un qualche organismo internazionale non eletto da nessuno, che viene a “schiacciare gli ordini” ai camerieri bernesi dell’UE. Anche in materia di sicurezza interna. Penoso!

Sotto tutela!

Ora, si dà il caso che stiamo parlando di terrorismo islamico e di jihadisti. Ovverosia di individui che organizzano attentati. Attentati  che possono costare la vita a decine, se non a centinaia di persone. Stiamo dunque parlando di una questione essenziale di sicurezza interna, mica del raggio di curvatura delle banane. E allora, è mai possibile che gli svizzerotti siano messi così male da non poter vietare per conto proprio, in casa loro, un’associazione potenzialmente pericolosa, senza farsi mettere sotto tutela dall’organismo internazionale di turno? Ci si sciacqua la bocca con la prevenzione, però anche tale concetto viene applicato a senso unico, come la morale.

Per un pelo

Logica conseguenza è che, alla luce delle nuove minacce, la legge che entrerà in vigore nei prossimi mesi è già lacunosa e necessita dunque di un’ “aggiustatina”. Si tratta di correggere il tiro a favore della sicurezza interna.

Tuttavia, attendersi un simile provvedimento dal Consiglio federale significa credere  a Gesù bambino. Quindi l’impulso deve venire dal parlamento. La scorsa settimana c’era l’occasione per farlo. Bastava approvare la mozione citata sopra. Come si sarà capito, ciò non è avvenuto.  A far girare le scatole, è che non è avvenuto per un pelo. Infatti la mozione è stata respinta dalla Camera bassa con 89 voti favorevoli, 92 contrari ed un paio di astensioni. Se un paio di deputati – ad esempio dell’ex partitone!  – avessero votato diversamente, il gioco sarebbe stato fatto. Uella, per il PLR sradicare l’estremismo islamico in Svizzera non è una priorità? E’ più importante tirarsi giù la pelle di dosso nel tentativo di affossare i 70 franchetti al mese in più per i nostri (futuri) anziani?

L’aspetto positivo è tuttavia che uno scarto così esiguo può essere – forse – recuperato. Basta non mollare l’osso e tornare alla carica. Intanto però il tempo passa e si rimane fermi al palo. Grazie, politikamente korretti!

Lorenzo Quadri

Rientro in Svizzera dei jihadisti: la partitocrazia ronfa

No al ritiro automatico del passaporto significa via libera ai tribunali buonisti

 

E ti pareva se, ancora un volta, non si assisteva al trionfo del buonismo-coglionismo da legulei in materia di delinquenti stranieri ed addirittura di jihadisti. Quindi terroristi islamici, non ladri di ciliegie al mercato. Il Consiglio degli Stati ha infatti definitivamente trombato la mozione del consigliere nazionale PPD Marco Romano (accettata, invece, dal Nazionale) che chiedeva il ritiro automatico del passaporto svizzero ai “foreign fighters” partiti per combattere la Jihad. L’obiettivo è quello di evitare, con certezza, il rientro in Svizzera di queste persone.

Al proposito un paio di considerazioni:

  • Il fatto che ci siano dei jihadisti (e non pochi) con la doppia cittadinanza dimostra che il regime delle naturalizzazioni facili è una realtà. Si regalano passaporti rossi a persone straniere che non sono affatto integrate. Sono anzi proprio la negazione dell’integrazione, trattandosi di terroristi islamici. Chi ha naturalizzato simili delinquenti? Forse qualche kompagno spalancatore di frontiere e fautore del multikulti?
  • Con le naturalizzazioni pressoché automatiche dei giovani stranieri di terza generazione, il numero dei jihadisti in possesso del passaporto svizzero aumenterà ulteriormente. Nei paesi a noi vicini l’esperienza insegna che i terroristi islamici sono non di raro proprio i giovani stranieri di cosiddetta terza generazione (alcuni sociologi parlano di “generazione Allah”). I quali, contrariamente alla monumentale serie di fregnacce raccontate dalla partitocrazia prima della votazione dello scorso 12 febbraio, non sono affatto integrati per definizione.
  • Il passaporto svizzero va ritirato a chiunque sia partito per la jihad, anche se costui per delirio d’ipotesi dovesse avere rinunciato alla cittadinanza originaria in occasione della naturalizzazione. I miliziani dell’Isis sono pericolosi. In nessun caso devono rientrare in Svizzera. Senza il passaporto rischiano di rimanere apolidi? Chissenefrega! Sono partiti per andare ad ingrossare la fila del califfato; che restino dove hanno voluto andare.

Miliziani in casa

Ironia della sorte, la decisione degli Stati arriva proprio quando il Ticino scopre di avere in casa almeno un reclutatore dell’Isis. Trattasi come noto di un cittadino straniero (turco) naturalizzato. E, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, il kompagno Sergej Roic (non patrizio di Corticiasca) sul portale liberaTV aveva indicato proprio costui come un “esempio di integrazione”.

“Si può” non è “si fa”

Il Consiglio degli Stati ha respinto la mozione per il ritiro automatico del passaporto ai foreign fighters con doppia cittadinanza, indicando che tale operazione “è già possibile”. Di cose possibili ce ne sono tante. Ma questo ancora non vuol dire che vengano anche fatte. Anzi. Ed infatti nei tribunali, a partire del TF, i legulei spalancatori di frontiere si arrampicano sui vetri alla ricerca di scuse per non espellere nessuno. Il Consiglio federale, dal canto suo, ha confermato la madre di tutte le fregnacce: un terrorista islamico non può essere rimandato nel paese d’origine se lì rischierebbe la vita. Quindi ce lo teniamo in casa, in attesa che commetta un attentato, mietendo magari centinaia di vittime. Per non mettere in pericolo un criminale straniero si preferisce mettere in pericolo tanti cittadini onesti. In Svizzera devono entrare, e devono rimanere tutti!

Questo è il risultato del buonismo-coglionismo imperante. In simili circostanze, aspettarsi che ai foreign fighter con doppia nazionalità venga sistematicamente ritirato il passaporto per impedirne il rientro in Svizzera, vuol dire credere a Gesù bambino.

No al rientro

Ed infatti ad inizio settimana si è saputo del caso del jihadista di origini bosniache partito da Losanna alla volta dell’Irqa per combattere per il califfato. Il bravo giovane straniero perfettamente integrato vorrebbe ora rientrare in Svizzera per presunti motivi di salute. Questo personaggio, riconosciuto come pericoloso dall’intelligence, potrebbe dunque un domani tornare nel nostro Paese. E magari addirittura farsi curare a spese del contribuente. Dopodiché, tanto per non farsi mancare niente, potrebbe andare a carico dell’assistenza. O magari, perché no?, ricevere anche una rendita AI più prestazione complementare. Finanziata sempre dal contribuente.

Ma anche nel caso in cui il jihadista dovesse rientrare in Svizzera e venire incarcerato, la pillola a carico del contribuente sarebbe bella sostanziosa, visto che una giornata di detenzione costa sui 400 Fr al mese.  E le nostre prigioni, ormai l’hanno capito anche i paracarri, sono “a 5 stelle”. Ricordiamo la notizia della scorsa settimana a proposito del delinquente spagnolo che non ne vuole sapere di uscire di prigione perché “è come un albergo di lusso”. No, i terroristi stranieri (o svizzeri di carta) partiti dal nostro Paese per combattere per il califfato, in Svizzera non ci devono più poter tornare. Nemmeno come detenuti (e nümm a pagum). Il carcere lo scontano semmai nel paese dove hanno scelto di andare a combattere.

 

Quando ci toglieremo le fette di salame dagli occhi?

Ginevra, estremista in moschea. Mentre nel Canton Vaud le associazioni islamiche…

 

Andiamo proprio bene! La moschea di Ginevra si trova di nuovo nella bufera in quanto uno dei responsabili sarebbe un integralista islamico, schedato come tale in Francia. Ne ha dato notizia Le Temps nei giorni scorsi. Da notare che il sospetto estremista è schedato in Francia perché è un frontaliere francese: avanti con la libera circolazione delle persone! E poi gli spalancatori di frontiere hanno il coraggio di venirci a dire che non bisogna chiedere l’estratto del casellario giudiziale prima di rilasciare permessi B e G? Inoltre: alla moschea non trovavano un residente da assumere?

Il bello è che il presunto estremista si sarebbe dovuto occupare proprio di “prevenire altre derive jihadiste”, dopo che due giovani frequentatori della moschea ginevrina sono partiti per la Siria.

Ovviamente il problema non è che dei fiancheggiatori dell’Isis siano partiti; il problema è che di simili personaggi ce ne sono anche Svizzera, e per questo possiamo ringraziare l’immigrazione incontrollata ed il multikulti; ed il problema è anche che questi jihadisti, non di rado neo-svizzeri grazie al regime di naturalizzazioni facili, potrebbero anche tornare nel nostro paese.

I politikamente korretti

Certo che è il massimo: alla moschea di Ginevra mettono un presunto jihadista residente in Francia a prevenire le derive jihadiste! Letteralmente la volpe nel pollaio! E poi i soliti politikamente korretti – a partire dal Consiglio federale – hanno il coraggio di venirci a dire che applicare delle misure di “sorveglianza speciale” alle moschee “sa po’ mia”!

Esempio concreto: chi scrive ha proposto al Consiglio federale di vietare i finanziamenti esteri ai luoghi di culto musulmani. Questo poiché chi finanzia, specie se proviene da paesi dove impera l’estremismo islamico, ovviamente lo fa con secondi fini (propagandare la “guerra santa” anche dalle nostre parti). Oltre al divieto di finanziamenti esteri, per ragioni di trasparenza e anche di integrazione, andrebbe imposto l’obbligo di predicare nella lingua del luogo. Replica scandalizzata del Consiglio federale: ma non se ne parla nemmeno! Sarebbe una “massiccia violazione della libertà di religione”!

Come se i finanziamenti esteri e l’obbligo di predicare in lingua locale avessero qualcosa a che vedere con la libertà di religione…

Prospettive fosche

Con il Consiglio federale che ci ritroviamo, il futuro è plumbeo. Se poi si pensa che ci sono dei politicanti spalancatori di frontiere, come il presidente del P$$ Christophe Levrat, che vorrebbero far diventare l’Islam religione ufficiale in Svizzera, come l’Islam c’entrasse qualcosa con il nostro paese – che è cristiano e costruito su base cristiana -, c’è davvero di che mettersi le mani nei capelli.

Avanti con l’islamizzazione della Svizzera grazie anche al fattivo contributo dei kompagnuzzi!

Nel Canton Vaud…

Intanto nel Canton Vaud  nei giorni scorsi le associazioni musulmane hanno per la prima volta preso una posizione politica. Oltretutto l’hanno presa contro la nuova legge votata dal parlamento cantonale che vieta l’accattonaggio, sostenendo che l’elemosina sarebbe uno dei pilastri dell’Islam. Bene, se è un pilastro dell’Islam, che la si pratichi nei paesi musulmani. Di certo l’accattonaggio non è un pilastro della Svizzera; e quindi in casa nostra non lo vogliamo.

E’ inoltre  degno di attenzione che le associazioni musulmane vodesi abbiano preso posizione contro una nuova legge perché non in linea con le loro usanze e valori. Usanze e valori che evidentemente, alla faccia dell’integrazione, vogliono imporre in casa nostra.

Se questo non è un chiaro campanello d’allarme!

Fin troppo facile immaginare quale sarà il prossimo passo: fondare un partito, ottenere cariche politiche, e pretendere di cambiare le nostre leggi dall’interno, per sostituirle con regole d’ispirazione islamica. A partire dalla sharia.

Magari sarebbe il caso che qualcuno cominciasse a togliersi le fettone buoniste di salame dagli occhi.

Lorenzo Quadri

Terrorismo: stiamo ronfando!

Per fortuna la maggioranza del Consiglio nazionale ha preso almeno una decisione giusta

Rischiamo di essere l’unico paese che, davanti alla minaccia dei miliziani dell’ISIS, rimane ancorato al buonismo-coglionismo come una cozza allo scoglio

 

Beh, tanto per una volta la maggioranza del Consiglio nazionale ci ha azzeccato: infatti ha approvato per 108 voti contro 79 e 6 astenuti una mozione del deputato PPD Marco Romano che chiedeva la revoca sistematica del passaporto svizzero ai jihadisti con doppia nazionalità che sono partiti per la “guerra santa”. E che, come sono partiti, potrebbero anche rientrare nel nostro paese.

Queste persone non devono più poter mettere piede in Svizzera dove, evidentemente, costituirebbero un pericolo per la sicurezza. Il colmo è che il Consiglio federale era contrario anche ad un provvedimento di una tale, disarmante, ovvietà. Il che la dice purtroppo lunga sulla volontà, inesistente, di difendere la sicurezza del paese e dei suoi abitanti dai pericoli del terrorismo islamico. Non sia mai! Prevale il politikamente korretto, il buonismo-coglionismo, la fobia di venire etichettati come populisti e xenofobi!

Alcune questioncelle

La posizione del Consiglio federale, segnatamente della ministra “competente” ovvero la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, in materia di ritiro del passaporto rosso ai jihadisti naturalizzati, solleva allarmanti interrogativi.

  • La stessa Sommaruga ha da poco presentato il piano anti terrorismo, naturalmente evitando di specificare che trattasi di terrorismo islamico. Si può immaginare quanto possano essere “incisivi” i provvedimenti proposti se non si vuole nemmeno ritirare il passaporto rosso ai neosvizzeri partiti per la jihad, per impedire loro di tornare in Svizzera a piazzare bombe nelle stazioni o nei grandi magazzini. Ucci ucci, si sente puzza di foffa politikamente korretta.
  • I jihadisti partiti dalla Svizzera secondo l’ultimo censimento risultano essere 76. Non sappiamo invece quanti sono quelli ancora presenti sul nostro territorio. Evidentemente questi 76 qualcuno li ha naturalizzati. Quindi le naturalizzazioni facili di stranieri NON integrati – addirittura pericolosi! – sono una realtà, non una balla della Lega razzista e fascista. Soluzione: diventare più restrittivi nella concessione della cittadinanza elvetica. Ma evidentemente la buona Simonetta e compagnia cantante non si sognano… addirittura nel suo partito c’è chi sostiene che già la richiesta del passaporto rosso dimostra che il candidato è sufficientemente integrato. E a questo proposito non servono ulteriori commenti.
  • Un Consiglio federale che rifiuta di ritirare il passaporto svizzero ai Jihadisti – non ai ladri di galline! – naturalizzati, fa una pessima figura di fronte ai cittadini (alla faccia della “credibilità delle istituzioni”) e lancia segnali pericolosissimi. Ai seguaci dell’ISIS si dice a chiare lettere che in Svizzera la priorità non l’ha la lotta al terrorismo, bensì il buonismo-coglionismo. Oltretutto questo messaggio si aggiunge a quello lanciato da quei giudici che infliggono condanne-barzelletta ai fiancheggiatori dell’ISIS (vedi pene sospese condizionalmente, mentre gli automobilisti vengono mandati in galera) e che magari nemmeno li espellono dalla Svizzera. E questo malgrado il popolo elvetico già sei anni fa abbia stabilito che i delinquenti stranieri vanno buttati fuori.
  • Mentre tutti gli altri paesi prendono disposizioni ad hoc contro il nuovo ed allarmante fenomeno del terrorismo islamico, noi – e solo noi – rimaniamo ancorati al buonismo multikulti come cozze allo scoglio? Vogliamo davvero diventare un polo d’attrazione per jihadisti?
  • Per limitare i rischi di foreign fighters svizzeri dobbiamo cominciare ad evitare che ne vengano formati. Il che significa controllo stretto sulle moschee, a partire dal divieto di finanziamenti stranieri e dall’obbligo di predicare nella lingua locale. Ma anche a questo proposito, a Berna si preferisce fare orecchie da mercante.

Lorenzo Quadri

Niente espulsione per l’asilante fiancheggiatore dell’Isis?

Alla faccia della nostra sicurezza e dei piani (?) contro il terrorismo

 

Proseguono le “perle” della magistratura buonista.

Domenica scorsa si è saputo che il Tribunale federale ha deciso lo scarceramento di uno degli iracheni condannati come fiancheggiatori dell’ISIS. Il Tribunale penale federale di Bellinzona aveva rimesso l’uomo in libertà in luglio. Per fortuna la sezione dell’immigrazione del Canton Argovia, luogo di residenza dell’uomo, ne aveva subito disposto il ri-arresto, in vista dell’espulsione dalla Svizzera, fissata a fine ottobre. Ma il TF si è messo per traverso, e ha annullato la decisione cantonale: l’iracheno fiancheggiatore dell’Isis non deve rimanere dietro le sbarre. Non solo. Il difensore dell’uomo ha pensato bene di bullarsi che il suo assistito non potrà (?) comunque venire espulso dalla Svizzera. Perché, afferma il legale, “nel paese d’origine rischierebbe la vita”. Da notare che l’iracheno è arrivato in Svizzera come asilante. Ma come: i finti rifugiati miliziani dell’Isis non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ed invece, ecco cosa succede a far entrare tutti!

Ce li teniamo in casa?

Da notare che l’asilante iracheno supporter dei terroristi islamici è stato scarcerato “come se niente fudesse”, senza una reale valutazione della sua pericolosità. E adesso c’è pure il rischio che qualche leguleio trasformi in realtà – creando un pericolosissimo precedente – la teoria della kompagna consigliera nazionale P$ Cesla Amarelle (originaria di Montevideo): “La Svizzera non ha il diritto (sic) di espellere un immigrato terrorista, se questo  nel paese d’origine rischia la vita”.

Ah bene: quindi i terroristi islamici ce li teniamo in casa, magari li manteniamo pure con i soldi della nostra socialità, e li lasciamo liberi di farsi i propri comodi? La vita di un finto asilante terrorista vale di più di quella delle molte persone che potrebbero rimanere vittima di attentati da lui organizzati?

La votazione del 2010

Non illudiamoci che la Svizzera sia al sicuro dagli orrori del terrorismo islamico. Specie se continuiamo a far entrare finti asilanti, che mai si integreranno, e se NON espelliamo i fiancheggiatori dell’Isis. Con un simile atteggiamento “alla Tafazzi,” la Svizzera non farà che rendersi sempre più attrattiva per i terroristi. Per la serie: venite pure da noi, che tanto non si vi succede niente.

E ciò è tanto più grave se si pensa che il popolo svizzero  nel lontano 2010 ha votato l’espulsione degli stranieri che delinquono. Invece non si espellono nemmeno i terroristi. Chi dobbiamo ringraziare?

Lorenzo Quadri

Quadri: “La sinistra difende l’islamizzazione”

Il consigliere nazionale leghista sulla crociata dei kompagni a favore del burkini

 

Anche la Germania si prepara a vietare il velo islamico integrale. I ministri regionali degli interni della CSU/CDU (il partito dell’Anghela Merkel) sono favorevoli ad imporre l’obbligo di mostrarsi nei luoghi pubblici a viso scoperto.

Cosa pensa di questa evoluzione il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, membro  molto attivo del comitato promotore del divieto di burqa lanciato dal Guastafeste Giorgio Ghiringhelli?

E’ di certo una bella soddisfazione. Per anni il divieto di burqa è stato denigrato come populista, razzista, xenofobo, islamofobo. E, più subdolamente, è stato etichettato come un “non problema” da quelli che questo divieto non lo vogliono. E chi si oppone lo fa per un solo motivo: perché rifiuta, per principio, di difendere ed imporre i nostri valori agli immigrati in arrivo da “altre culture”, incompatibili con la nostra.

Però adesso anche a sinistra si levano voci contro il burqa.

Alle Camere federali la sinistra si è battuta contro la concessione della garanzia federale al divieto di burqa, inserito della Costituzione ticinese per volontà del 65% dei votanti. Adesso arriva la giravolta: a sinistra dicono di essere contrari al burqa, ma anche a vietarlo. Evidentemente perché a sostenere il divieto è la parte politica sbagliata. Quella “populista e razzista” a cui non bisogna mai dare ragione. Ma è chiaro che i cittadini sanno riconoscere simili uregiatade.

Adesso si parla anche del divieto di burkini, che i giovani leghisti hanno chiesto per lidi e piscine di tutto il Cantone.

Sono chiaramente d’accordo con le mozioni leghiste. Il burkini,  come ha detto il primo ministro francese Manuel Valls (che fa parte di un governo di sinistra), è l’ “espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna” e quindi “incompatibile con i valori occidentali”. Inoltre immagino che entrare vestiti in piscina comporti anche dei problemi igienici.

Il PS (giovani e donne) si oppongono fermamente al divieto di burikini.

Fa piacere apprendere che le grandi battaglie della sinistra ticinese sono diventate le crociate a favore del burqa, del burkini e dei finti rifugiati. A dimostrazione che si tratta di un partito contro la Svizzera e contro gli svizzeri. Comunque, vadano pure avanti così. Contento loro…

I socialisti dicono che ognuno può vestirsi come vuole.

Non mi risulta che si possa entrare in piscina con i jeans o con le scarpe. E nemmeno che le donne possano stare al lido in topless.  I kompagni, e non è la prima volta, usano la libertà individuale come una foglia di fico. In realtà ciò che vogliono è opporsi alla difesa dei valori occidentali e aprire le porte all’islamizzazione della Svizzera. Usano la libertà individuale come uno specchietto per le allodole. Un fumogeno per camuffare il vero obiettivo, che è la difesa ad oltranza della multikulturalità completamente fallita e, di conseguenza, dell’immigrazione illimitata. Del resto a sinistra sono i primi a voler imporre sempre nuove regole e divieti. E’ chiaro che, quando esponenti di quell’area invocano la libertà individuale, non sono credibili; se ne servono per altri scopi.

MDD

La Germania dell’ “accogliamo tutti” fa i conti con le statistiche della delinquenza. Asilanti: esplode la criminalità

 

Ma come, non erano tutte balle populiste e razziste? Avanti con le frontiere BLINDATE!

Ma come, gli asilanti che delinquono non dovevano essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Invece, ma guarda un po’, dalla Germania arrivano cifre che raccontano tutta un’altra storia. Le cifre sono quelle delle statistiche criminali dell’anno di disgrazia 2015.

E visto che con la bella stagione i flussi migratori si intensificano, non ci vuole una fantasia particolarmente perversa per immaginare che nei primi sei mesi dell’anno in corso la situazione sia peggiorata assai.

Da notare che le statistiche in questione erano state allestite dall’Ufficio federale della criminalità per uso interno della polizia. Ma poi sono “misteriosamente filtrate” sulla Bild, diventando così di dominio pubblico (questo già nei mesi scorsi; ma alle nostre latitudini sono ancora “inedite”). Si fosse trattato di dati pensati per la pubblicazione, hai voglia le taroccature in stile “Studio della SECO sull’occupazione”…

Aumento dei delitti fino al 270%

Cosa dicono dunque le statistiche germaniche? Un paio di cosette interessanti. Ad esempio, che i crimini commessi dai migranti economici nel 2015 sono aumentati, a livello nazionale, del 79%. Il  numero dei delitti è infatti salito a 208’344, ossia 92mila in più dell’anno precedente. Ovviamente, se si va a vedere nelle regioni più toccate dal caos asilo provocato dalla scriteriata politica dell’ “Anghela” Merkel, i dati s’impennano. In Baviera, ad esempio, sempre nel 2015, gli interventi di polizia contro finti rifugiati sono stati 17’246. Rispetto al 2014, si registra un bell’aumento del 270%. E il ministro dell’interno bavarese ha pure aggiunto una precisazione eloquente: “la polizia ha raggiunto il limite nel tenere la situazione sotto controllo”. Sempre più spesso, ha poi detto il ministro, gli agenti sono bersaglio di aggressioni, “soprattutto le poliziotte”.

Il rapporto riferisce inoltre di 240 tentativi di omicidio commessi da migranti nel 2015, mentre nel 2014 erano 127, e di 27 migranti uccisi da altri asilanti. Eh già, perché proprio in Germania era venuta alla luce la triste vicenda dei rifugiati cristiani aggrediti nei centri d’accoglienza da migranti islamici che tentano di spacciarsi per “perseguitati”. E invece, come dimostrano simili comportamenti, sono tutt’altro.

“Si annoiano”

Interessante notare la tesi riportata dal capo della grande società tedesca che si occupa della sicurezza dei centri d’accoglienza, per spiegare il comportamento criminoso dei migranti: “dopo un po’ nei centri si annoiano”. Ah ecco! Quindi si giustificano le aggressioni, specie quelle a sfondo sessuale: devono pur passare il tempo, tutti questi giovanotti con gli ormoni in esubero. Colpa dei cittadini chiusi e razzisti che non mettono a disposizione degli immigrati parchi di divertimento, palestre, serate al cinema e piscine dedicate. Avanti, trasformiamo i centri asilanti in tanti bei club méd. Così gli ospiti non si annoiano e quindi (?) non delinquono.

Mancano i “fatti di Colonia”

E c’è anche un altro aspetto che va considerato. La statistica dei crimini commessi da migranti nel 2015 è incompleta per una parte importante. I famigerati “fatti di Colonia”, avvenuti a cavallo del 2016, non sono ancora considerati. Quindi l’impennata dei reati commessi è assai maggiore del già monumentale +79% che vi figura.

Né ovviamente, trattandosi di statistiche del 2015, esse possono considerare ciò di cui ha dato notizia la stampa tedesca nelle scorse settimane: ossia che il numero di molestie nelle piscine tedesche, ad opera di migranti, è “enormemente aumentato”  – e ci sono stati anche degli stupri.

Vuoi vedere che presto le donne non potranno più andare in piscina a causa della minacciosa presenza di finti rifugiati, magari ben carburati con bevande alcoliche? Ma guai a vietare a questi ultimi l’accesso ai lidi: i politikamente korretti strillano allo scandalo ed al fascismo. Perché, è chiaro, la sicurezza della popolazione residente – ed in particolare delle donne, ma non solo – non è una priorità. La priorità è “aprirsi”. Semmai si dirà alle bagnanti di indossare il costume intero o, perché no?, magari un bel “burqini”. Insisti a metterti il bikini – perché non ti sta bene che ti si prescriva cosa puoi indossare e cosa no in funzione degli immigrati clandestini – e vieni molestata (o peggio)? Colpa tua, svergognata: te la sei andata a cercare. Anzi, magari l’hai pure fatto di proposito. Non te l’ha mica ordinato il medico di girare mezza biotta. Ecco, questa è la mentalità degli autocertificati “progressisti” e detentori della morale.

Anche da noi…

Gli asilanti, ovviamente, non delinquono solo in Germania. Lo fanno anche da noi. E’ notizia degli scorsi giorni che il finto rifugiato eritreo, ospite del centro di Losone, condannato per stupro ai danni di una connazionale, è di nuovo uccel di bosco. Da notare che l’asilante-stupratore, che era stato condannato a 9 mesi di carcere e al pagamento di 3000 Fr per torto morale, ha impugnato la sentenza presso la Corte d’appello. E ne ha pure ottenuto l’annullamento. Motivo? Il suo interrogatorio in aula non era stato verbalizzato. Per cui, processo da rifare. Che però non si rifarà poiché il reo ne ha approfittato per rendersi latitante. Adesso ci piacerebbe proprio sapere quanto è costata al contribuente ticinese questa procedura giudiziaria (compreso l’avvocato d’ufficio del finto rifugiato) conclusa con un nulla di fatto (finita nella tazza del water, per i meno raffinati).

La morale è sempre la stessa. Visto che di migranti economici ne abbiamo troppi, con oltretutto il rischio terrorismo che questo comporta, è ora di blindare le frontiere. L’esempio della Germania ben ci mostra cosa succede ad “aprirsi”. E noi siamo già overbooked.

Lorenzo Quadri

Terrorismo islamico, adesso deve cambiare tutto

Buonismo-coglionismo: basta difendere il modello fallimentare che ha provocato il disastro!

 

Come scriveva il Mattino la scorsa settimana, è tempo di BLINDARE e di ESPELLERE

Chissà se adesso gli spalancatori di frontiere nonché fautori della  multikulturalità completamente fallita apriranno gli occhi? La domanda è retorica. Già si conosce la risposta: è no. Perché nella talebana chiusura ideologica di lorsignori (altro che sciacquarsi la bocca con le “aperture”!) la ragionevolezza non fa breccia.

Alla bestiale strage di Nizza ad opera di un terrorista islamico tunisino (ribadiamo: terrorista islamico e tunisino, che ha pianificato la mattanza) hanno fatto seguito episodi che hanno mietuto meno vittime, per fortuna, ma non per questo sono meno allarmanti. In effetti è solo una questione di mezzi a disposizione dei killer. Vedi  il 17enne asilante afghano, seguace dell’Isis, che ha aggredito con un ascia ed un coltello i passeggeri di un treno regionale in Baviera, ferendo cinque persone prima di venire freddato dalla polizia. Il giovane terrorista islamico era arrivato l’anno scorso in Germania come minorenne non accompagnato ed era stato, così hanno detto i media, accuratamente seguito dai servizi sociali. Traduzione: il “bravo ragazzo” era pure costato parecchio alla collettività tedesca. Vediamo con quale risultato.

Non ci facciamo colpevolizzare

Naturalmente e come previsto, dopo la strage di Nizza risuonano, alte e querule, le solite fregnacce volte a colpevolizzare l’Europa “chiusa e razzista”, rea di non avere integrato i migranti economici  musulmani. Intendiamoci, una responsabilità l’Europa di certo ce l’ha; ma non è quella di “non aver integrato”. E’ quella di aver lasciato arrivare troppe persone provenienti da “altre culture”. “Culture” incompatibili con i principi di una società occidentale. A queste persone, in nome del fallimentare multikulti, non è stato nemmeno imposto il più scontato degli aut aut: o adeguarsi alla nostra realtà, o tornare da dove sono venute. Guai solo a pensare una cosa del genere! Gli intellettualini rossi, la partitocrazia e la stampa di regime insorgono: “vergognatevi, spregevoli razzisti”!

Meglio morti che xenofobi?

Il risultato è che in Svizzera ci troviamo ragazzotti musulmani che rifiutano di dare la mano alla loro insegnante perché donna. Questi bravi giovani stranieri, perfettamente integrati, vengono pure giustificati dalla direzione scolastica (naturalmente di $inistra). Non solo. Colmo dei colmi, erano pure candidati alla naturalizzazione.

Del resto, basta guardare l’elenco dei jihadisti svizzeri di carta per rendersi conto che le naturalizzazioni facili, senza alcuna reale verifica dell’integrazione dei candidati, sono una triste realtà. Altro che balle della Lega populista e razzista! Ma la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, come pure la maggioranza di centro-$inistra del Consiglio nazionale, ha rifiutato scandalizzata la proposta di ritiro sistematico del passaporto rosso a tutti i jihadisti naturalizzati. Orrore! E’ “discriminazione”! Meglio farci massacrare dai miliziani dell’Isis che rischiare di passare per xenofobi!

Censura di regime

Non solo si è fatto il disastro permettendo liberamente a chi ci vuole morti di entrare in casa nostra e di farsi largo, ma si è pure criminalizzato chi  metteva in guardia. Gli oppositori dell’immigrazione scriteriata non sono stati solo sistematicamente denigrati e delegittimati  come spregevoli razzisti, la cui opinione – è ovvio – è spazzatura. Sono stati proprio criminalizzati, con l’invenzione dell’articolo 261 bis del Codice penale. Il politikamente korretto ha instaurato una censura di regime, tipica delle dittature. Una vera epurazione “in stile Erdogan” delle posizioni scomode.

Due esempi

E’ notizia dei giorni scorsi. Nella vicina Penisola, a Torre del Lago Puccini (provincia di Viareggio) dei migranti economici pakistani hanno rifiutato di svolgere lavori di pubblica utilità in un cimitero. Perché? Risposta: “perché ci sono troppi simboli cristiani”. E questa gente magari un domani entrerà in Svizzera e verrà mantenuta con i nostri soldi?

Altro esempio: uno dei più ascoltati imam di Nizza, di origini algerine, ha dichiarato che gli attentati del 14 luglio sono colpa della laicità francese. Ai musulmani non viene dato sufficiente spazio nella società, ha detto il predicatore alla stampa. Ci vogliono più moschee; bisogna poterle costruire senza opposizioni. Le leggi e la costituzione francesi devono adeguarsi alla Sharia. E avanti con le bestialità. Queste cose però si possono dire. Non solo in Francia. Sarebbero autorizzate anche da noi. Per simili aberrazioni non vige alcuna censura di regime. Non ci sono articoli 261 bis del Codice penale!

Cambiamento radicale

Dopo la strage di Nizza, dopo l’attentato del giovane afgano in Germania, dopo tutto quello che succederà in un prossimo futuro, assistiamo ancora allo squallido tentativo di mantenere in vigore quei modelli fallimentari che hanno provocato il disastro. Sentiamo blaterare che “bisogna continuare come prima”. Quindi avanti con le frontiere spalancate, con il politikamente korretto, con il buonismo-coglionismo. E perché poi? Non essendoci alcuna scusa plausibile, arriva la frasetta retorica ad effetto (retorica da tre e una cicca, che ben s’intenda): perché fare diversamente sarebbe “una sconfitta”. Uella! Qualcuno si è bevuto il cervello. Le cose, invece, devono cambiare. Ed in modo radicale. Forse che, nel caso di una palazzina costruita in una zona a rischio valanghe, dopo la prima slavina si va avanti come  prima? No di certo. Qui è la stessa situazione.

Blindare ed espellere

Come scriveva il Mattino la scorsa settimana, bisogna BLINDARE ED ESPELLERE. Chiudere le frontiere.  Via subito Schengen. Muri sul confine. Allontanare dalla Svizzera in modo certo e sistematico i delinquenti stranieri. Vietare i finanziamenti esteri alle moschee. Inasprire, ma alla grande, le pene per i fiancheggiatori dei terroristi islamici. Altro che condanne con la condizionale e scarcerazioni anticipate per i jihadisti!

Continuare con il buonismo-coglionismo equivarrebbe, semplicemente, ad un suicidio collettivo. Vogliamo permettere agli spalancatori di frontiere di suicidarci?

Lo ripetiamo per l’ennesima volta: non si combatte il terrorismo islamico con il politikamente korretto.

Lorenzo Quadri

Basta pene con la condizionale per i miliziani dell’Isis!

Quadri: “Le condanne-barzelletta nei confronti dei jihadisti sono inaccettabili”

Il consigliere nazionale leghista: “aspetto di vedere con quali argomenti un parlamento federale che ha criminalizzato gli automobilisti con Via Sicura rifiuterà un giro di vite nei confronti del terrorismo islamico e dei suoi fiancheggiatori”. E sulla petizione del lic iur Paolo Bernasconi…

Era un po’ che non si sentiva. Cominciavamo a preoccuparci. Invece, va da sé con la grancassa del giornale di servizio del partito delle tasse (LaRegione), ecco che torna a mettersi in mostra il solito avvocato Paolo Bernasconi. Il quale pare tragga il suo diletto dal passare al setaccio ogni numero del Mattino della domenica alla spasmodica ricerca di spunti da strumentalizzare politicamente in funzione anti-Lega. Sicché adesso monta la panna su un articoletto senza firma di poche righe, pubblicato la scorsa domenica,  in cui si criticava pesantemente il Tribunale penale federale di Bellinzona per la condanna-barzelletta (18 mesi con la condizionale) inflitta ad un Jihadista. Bernasconi ha annunciato di voler trasmettere al Consiglio nazionale una petizione con la richiesta di imporre (?) a Lorenzo Quadri, in quanto direttore del Mattino e deputato a Berna, di scusarsi pubblicamente per i contenuti del trafiletto in questione. Cosa ne pensa il diretto interessato?

“Il  parlamento non ha alcuna competenza per mettersi a sindacare su questioni relative all’attività professionale dei deputati – risponde Quadri -. Basta andare a consultare la legge sull’Assemblea federale e le relative ordinanze e regolamenti. E men che meno il parlamento è competente per disquisire sui contenuti dei giornali. Quella dell’avv. Bernasconi è la solita iniziativa antileghista, a scopo politico, mirata ad acquisire visibilità e a zittire posizioni sgradite. Ma il Mattino non si fa imbavagliare così facilmente. Criticare una sentenza del Tribunale penale federale si può, e ci mancherebbe altro. I toni dell’articoletto in questione non saranno stati da the pomeridiano a Buckingham Palace, ma resta il fatto che un condanna a 18 mesi con la condizionale ad un jihadista è inaccettabile.  Indignarsene è legittimo. Oltretutto, il TPF è pure recidivo. Martedì era pronto a scarcerare un altro simpatizzante del sedicente Stato islamico, un iracheno, per buona condotta. Per fortuna è intervenuto l’ufficio della migrazione del Canton Argovia, che ha stabilito il prolungamento della carcerazione in vista dell’espulsione. Mi pare ovvio che c’è un problema.”

Insomma a suo parere la Svizzera non combatte seriamente il terrorismo islamico.

Con sentenze come quella di cui si diceva, più che combatterlo finirà con l’incoraggiarlo. E’ come dire ai simpatizzanti dell’Isis: venite pure qui ad insediare le vostre basi, tanto non vi succede nulla. Non può essere che un automobilista che infrange un limite di velocità senza alcuna conseguenza pratica finisce in prigione, mentre ad un  jihadista si concede la sospensione condizionale con una pacca sulla spalla, oppure la scarcerazione anticipata per buona condotta. Se penso che in Austria un Imam che reclutava terroristi è stato condannato a 20 anni di reclusione, direi che abbiamo seri motivi per preoccuparci di quello che si fa, o piuttosto che non si fa, in Svizzera.

Cosa bisognerebbe fare?

Tanto per cominciare, vietare i finanziamenti esteri alle moschee ed ai luoghi di culto islamici, come ho chiesto con una mozione parlamentare; alla quale “va da sé”, il Consiglio federale ha risposto picche. Poi ritirare il passaporto svizzero a tutti i sostenitori dell’Isis che si sono naturalizzati (alla faccia di chi ripete che le naturalizzazioni facili sono un’invenzione della Lega populista e razzista). Espulsioni certe e sistematiche per i supporters del sedicente Stato islamico. E, soprattutto, inasprimento massiccio delle pene per reati legati al terrorismo. Aumento della durata della carcerazione e nessuna sospensione condizionale, tanto per cominciare. Come deputato non mancherò di formulare proposte di questo tenore a livello parlamentare.

E pensa di ottenere dei risultati?

Con una battuta, ma nemmeno poi tanto scherzosa, posso rispondere che vorrei vedere con che coraggio lo stesso parlamento che criminalizza gli automobilisti con il fallimentare progetto Via Sicura si rifiuterebbe di inasprire le pene per i terroristi islamici ed i loro fiancheggiatori. Più realisticamente, sulla maggioranza politikamente korretta e buonista dell’Assemblea federale, per non parlare del Consiglio federale, non mi faccio certo illusioni. Mi sembra già di sentire i soliti noti che strillano al razzismo e alla discriminazione. Staremo a vedere.

MDD

Il terrorismo islamico campa sulle nostre “aperture”

Se la morale a senso unico non ci ha ancora del tutto rincitrulliti, dobbiamo reagire

 

E’ stata attiva il sabato della scorsa settimana al mercato di Bellinzona una delle ultime bancarelle di raccolta firme per estendere il divieto di burqa in tutta la Svizzera. Presenti il promotore del divieto ticinese, ossia il Guastafeste Giorgio Ghiringhelli, ed il deputato leghista Mauro Minotti. L’iniziativa si può comunque ancora sottoscrivere scaricando il formulario dal sito www.ilguastafeste.ch .

Il feroce attentato di Nizza ad opera di un fanatico islamico tunisino era cronaca tragica e recentissima, mentre si raccoglievano le firme a Bellinzona. Naturalmente la bancarella era programmata da tempo. La tragica concomitanza con la strage del 14 luglio non fa che ricordarci la necessità di non lasciare il minimo spazio all’avanzata del fondamentalismo islamico. E l’avanzata si blocca anche vietando i suoi simboli.

L’humus perfetto

La fallimentare multikulturalità e la rinuncia ad imporre i nostri valori hanno provocato il disastro: la creazione di società parallele incompatibili con la nostra. Non illudiamoci di esserne immuni. In più, l’invasione di finti rifugiati sta portando in Europa – Svizzera compresa – frotte di giovani uomini che non sarà mai possibile integrare. E non per xenofobia e razzismo, come tentano di far credere i politikamente korretti per costringerci ad aprire le frontiere sotto i colpi del ricatto morale. Semplicemente perché non c’è lavoro. Non ce n’è nemmeno per i residenti, figuriamoci per i migranti economici. Niente lavoro, niente integrazione. E’ matematico. Si creeranno così vaste sacche di emarginazione tra i giovani musulmani. L’humus perfetto per chi vuole radicalizzare e fabbricare kamikaze.

Più bolliti di così…

Il bello è che, in nome delle scriteriate aperture, lasciamo che gli estremisti si insedino tranquillamente da noi. Il Consiglio federale, con inaudita codardia, rifiuta di vietare i finanziamenti esteri a moschee e luoghi di culto islamici. Eppure sono state proprio le moschee alimentate con denaro saudita a formare i macellai di Dacca in Bangladesh. Lo ha detto la più nota attivista locale dei diritti umani in una recente intervista al Corriere della Sera; mica il Mattino populista e razzista. Ma pur di evitare di fare il proprio dovere nella tutela della sicurezza del paese, il Consiglio federale va in cerca di squallidi pretesti. Impedire finanziamenti stranieri alle moschee diventa così, a mente del governo, nientemeno che una “massiccia limitazione della libertà di culto”. Come se con tale divieto si impedisse a qualcuno di praticare la propria religione!

Si potrebbe credere che con questa fregnaccia i sette scienziati abbiano toccato il fondo. Invece fanno anche di peggio. Infatti sentenziano pure che intervenire solo sui finanziamenti esteri delle moschee, tralasciando dunque altre religioni, “sarebbe discriminazione”. Ma si può essere più bolliti di così? Forse che i terroristi che macellano centinaia di innocenti in Europa sono di qualche altra religione che non sia l’Islam? No, evidentemente. Sono tutti terroristi islamici. Anche se alle nostre scartine politikamente korrette non piace sentirselo dire. Ecco perché sono i finanziamenti esteri delle moschee che bisogna impedire, mica quelli dei templi buddhisti.

E di che religione sono i predicatori che aizzano allo sterminio degli infedeli? Sempre islamici. Altro che venire a blaterare di uguaglianze di trattamento tra situazioni che di uguale non hanno proprio nulla!

Ma ormai la maggioranza dei nostri politicanti sono ridotti come i cani di Pavlov, quelli che salivavano al suono della campanella. Non appena si tematizza la necessità di intervenire nei confronti del radicalismo islamico, ecco che subito parte il disco ipocrita della “non discriminazione”.

La sentenza della vergogna

Ma il fondo lo abbiamo toccato settimana scorsa, quando il Tribunale penale federale di Bellinzona ha condannato un jihadista alla ridicola pena di 18 mesi con la condizionale. E’ evidente che una sentenza del genere è tutto il contrario che deterrente. E’ un incoraggiamento ai miliziani dell’Isis. Una vergogna. Se è in questo modo che pensiamo di combattere il terrorismo islamico, facciamo prima a chiudere baracca. O si cambia marcia, o si finisce travolti. E il divieto di burqa, per tornare a dove siamo partiti, rientra nel quadro dell’indispensabile cambio di marcia. Certo: da solo non basta. Ma anche interventi di questo genere hanno un peso (infatti, se non lo avessero, gli spalancatori di frontiere non starnazzerebbero a tutto volume contro il divieto di burqa): servono a rendere la Svizzera meno appetibile per i fondamentalisti. A far capire a questa gentaglia che non siamo ancora del tutto rincoglioniti dal politikamente korretto, circostanza sui cui loro forse contano per farsi largo; e nemmeno così  a torto, purtroppo.

Quindi, avanti con la raccolta firme per vietare il burqa in tutta la Svizzera. Nella consapevolezza che altre battaglie dovranno seguire.

Lorenzo Quadri

Dopo gli attentati ad opera dei terroristi islamici, il Belgio scende dal pero: e la Svizzera? Vogliamo anche noi il “contratto d’integrazione”!

Ci sono voluti gli attentati di Bruxelles. Ma almeno in Belgio qualcuno comincia a scendere dal pero. E si accorge che l’immigrazione scriteriata e senza regole è un catastrofico fallimento. Sicché ecco il governo vara il “contratto d’integrazione”. Chi decide di andare a vivere in Belgio da un Paese fuori dall’Unione europea dovrà firmare un contratto che lo impegna a integrarsi nella società, rispettare i suoi usi e costumi, imparare una delle lingue ufficiali dello Stato e denunciare ogni atto che possa essere legato al terrorismo. Il testo verrà consegnato a tutti coloro che decidono di rimanere in Belgio per più di 30 giorni. Qualsiasi violazione porterà all’espulsione dal paese.

Il sorpasso belga
E dire che da noi, prima della votazione sull’iniziativa d’attuazione, le élite politikamente korrette e spalancatrici di frontiere (che con la “società civile” non c’entrano un tubo), assieme alla partitocrazia, agli strasussidiati intellettualini rossi e alla stampa di regime, hanno calunniato ad oltranza, trattandoli da “disumani”, quelli che volevano espellere gli immigrati che delinquono o che abusano dello Stato sociale. Adesso arriva il sorpasso del Belgio. Dove ha sede, ma guarda un po’, la capitale dell’UE. E si abbia almeno la decenza di non mettersi a cavillare sul fatto che la legge belga si applica – per quanto tempo? – solo ai cittadini degli stati extra UE, contrariamente all’iniziativa d’attuazione. L’espulsione è sempre espulsione: quindi, secondo la cricca buonista, una cosa “disumana, gretta, razzista”. O vuoi vedere che i belgi possono e gli svizzerotti no?

Si scherza col fuoco
Certo è che si moltiplicano in maniera allarmante le dimostrazioni che gli unici a continuare a genuflettersi, complessati e tremebondi, davanti ad ogni accusa, per quanto pretestuosa, di razzismo, siamo noi. Proprio noi che abbiamo il tasso di stranieri più elevato d’Europa!

Attenzione: gli svizzerotti che, terrorizzati dalla prospettiva di venire tacciati di xenofobia, rinunciano sistematicamente a combattere l’immigrazione scriteriata e ad espellere gli stranieri che abusano dell’ospitalità ricevuta, scherzano col fuoco. Il cocciuto rifiuto di sospendere l’applicazione dei fallimentari accordi di Schengen potrebbe portarci in casa da un giorno all’altro il caos migranti. A maggior ragione se si considera che, invece di diminuire la nostra attrattività per i finti rifugiati, la stiamo aumentando (vedi l’avvocato gratis per gli asilanti). Il No all’iniziativa d’attuazione rafforza all’estero, segnatamente nei paesi di provenienza dei malintenzionati, la nomea della Svizzera paese del Bengodi per delinquenti stranieri: tanto non vengono espulsi.

Regali ai terroristi
In più, la solita $inistruccia si batte (?) per il diritto degli immigrati di impiparsene delle nostre regole e delle nostre usanze: tant’è che sdogana perfino il burqa. Infatti attacca istericamente ogni forma di divieto del velo integrale. Quindi, grazie ai kompagnuzzi, Svizzera paese del Bengodi anche per i musulmani che rifiutano l’integrazione. Tra questi ci sono, e arriviamo al punto saliente, anche i terroristi islamici. Ed infatti, mentre il mondo è ancora sotto shock per gli attentati di Bruxelles, i $inistrorsi rossocrociati (rossocrociati si fa per dire, visto che schifano i simboli nazionali e parecchi di loro hanno ancora l’inchiostro bagnato sul passaporto) sono riusciti a lanciare il referendum contro la nuova legge federale sui sistemi informativi. Quella legge necessaria per permettere all’intelligence svizzera di combattere le cellule del terrorismo islamico arrivate da noi grazie all’immigrazione senza limiti.

E perché la citata legge è da bocciare? Ma perché bisogna difendere la privacy! La privacy dei terroristi, che diamine!

E noi?
Misure come il contratto d’integrazione varato dal governo di Bruxelles possono tranquillamente essere adottate anche dalla Svizzera. Di sicuro l’UE non avrà nulla da dire: Bruxelles ne è addirittura la capitale. O vuoi vedere che lo spauracchio del biasimo comunitario e il bieco mantra dei “sa po’ mia” sono solo l’ennesima scusa?
La realtà non è che agli svizzerotti è impedito difendere i propri confini e lasciarsi alle spalle la “multikulturalità completamente fallita” (Merkel dixit). La realtà è che la maggioranza politica non vuole. Per loro le frontiere spalancate sono tutto; la sicurezza dei cittadini, la tutela del loro futuro professionale, invece, non sono niente!
Lorenzo Quadri