Porre fine alla complicità con il terrorista rosso!

Caso Baragiola: Brasile e Bolivia consegnano il terrorista Battisti, la Svizzera invece…

 

Cassis e Keller Sutter (PLR) si attivino! E le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta si possono anche cambiare quando ci sono di mezzo terroristi assassini (mica ladri di ciliegie!): mozione in arrivo!

Il Brasile e la Bolivia hanno consegnato all’Italia, dopo quarant’anni di latitanza, il terrorista rosso Cesare Battisti che trascorrerà (secondo le dichiarazioni del ministro dell’interno Salvini) il resto dei suoi giorni in prigione.

Altri brigatisti rossi si trovano però a tutt’oggi liberi, latitanti all’estero, invece di stare in galera a scontare la loro pena.

Uno dei casi più scandalosi, citato in abbondanza anche negli scorsi giorni in relazione alla consegna di Battisti al Belpaese, è quello di Alvaro Lojacono Baragiola. Costui, come brigatista,  si è macchiato di una lunga serie di crimini, tra cui la partecipazione nel 1978 alla strage di via Fani, ovvero l’uccisione della scorta del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro ed il rapimento di quest’ultimo.

Latitante

Lojacono Baragiola per la giustizia italiana è “latitante” in Svizzera.

Nel nostro Paese costui ha trascorso 11 anni in carcere per l’assassinio di un magistrato, essendogli tale condanna stata inflitta dalla giustizia elvetica. Ma questa è solo una piccola parte delle pene che il terrorista deve espiare. In Italia Baragiola è stato condannato in contumacia all’ergastolo per la strage di via Fani nel processo Moro quater (sentenza confermata nel 1997)  e a 16 anni di carcere per l’omicidio di uno studente. E a queste condanne il terrorista si sottrae “grazie” al doppio passaporto. Baragiola ha infatti ottenuto la cittadinanza elvetica tramite naturalizzazione facile in quanto figlio di madre ticinese (di cui ha assunto il cognome: Baragiola appunto). Non a caso su Wikipedia il “nostro” è indicato come: “Alvaro Lojacono, brigatista italiano con cittadinanza svizzera”.

Non è l’unico

La complicità della Svizzera con terroristi rossi italiani è una vergogna per il Paese. Oltretutto il caso Baragiola è senz’altro il più eclatante, ma non è l’unico. Anche altri poco raccomandabili figuri (certamente, e per fortuna, non a questo livello) vicini alle brigate rosse se la spassano allegramente dalle nostre parti.

Vergogna doppia

La vergogna elvetica nel caso Baragiola è doppia se si pensa che costui non solo si trova a piede libero, ma beneficia addirittura del pubblico impiego.Prima ha lavorato per la Pravda di Comano che, con i soldi del canone più caro d’Europa, stipendia brigatisti assassini. Adesso invece risulta dipendente dell’Università di Friburgo, come ha scritto il portale Tio.ch nei giorni scorsi.

Non ci sono davvero parole per un simile sconcio: mentre tante persone oneste sono in disoccupazione o in assistenza, lo Stato, con i soldi dei contribuenti, fa lavorare un terrorista rosso assassino. Naturalmente ciò può avvenire solo grazie alla connivenza di $inistrati ai vertici di “datori di lavoro esemplari” come l’emittente di regime e l’università di Friburgo.

E la famosa “reputazione internazionale”?

Il caso Baragiola è uno scandalo. E’ tempo di mettervi fine. Svizzera peggio del Brasile e della Bolivia, che Battisti l’hanno consegnato? Cosa hanno da dire al proposito quelli – gauche-caviar in prima linea! –  che si sciacquano la bocca con la “reputazione internazionale” del nostro paese? Forse che proteggere e stipendiare assassini latitanti condannati all’ergastolo non nuoce alla “reputazione internazionale” della Confederella?

Stop alla complicità con dei terroristi!

La Lega pretende che i due Consiglieri federali di riferimento, guarda caso entrambi PLR, ossia il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis e la ministra di giustizia Keller Sutter, si attivino sul caso Lojacono Baragiola affinché questo criminale venga consegnato all’Italia. Altro che pubblico impiego presso l’Università di Friburgo!

Dovremmo pure lodarlo?

I legulei  naturalmente ci vengono a raccontare che estradare Baragiola “sa po’ mia” a causa del doppio passaporto: la legge svizzera non prevede l’estradizione di suoi concittadini (?). Sicché, non solo dovremmo continuare a proteggerel’assassino e terrorista, ma dovremmo pure tollerare che occupi un posto di lavoro statale alla faccia dei tanti cittadini onesti disoccupati? E magari dovremmo pure lodarlo perché si sarebbe “ravveduto”, e quindi “lo scopo rieducativo della pena sarebbe stato raggiunto”? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Fosse stato un nazifascista…

Se invece di un brigatista rosso, Baragiola fosse stato un criminale nazifascista, vogliamo proprio vedere se non sarebbe stato consegnato, in un modo o nell’altro, alle autorità del paese dove ha commesso le sue efferatezze e dove è stato condannato. O vuoi vedere che le famiglie delle vittime di assassini di sinistra possono anche rinunciare ad avere giustizia, mentre quelle di assassini di destra…?

Le leggi si possono cambiare

La legge che non prevede l’estradizione di cittadini svizzeri si può anche modificare. Ad esempio, si può creare un’eccezione per i crimini di terrorismo.Una proposta in tal senso verrà presentata a Berna.
E non sarebbe certo una “lex Baragiola”.Il tema diventa infatti di scottante attualità con il dilagare del terrorismo islamico. 
Non sarebbe nemmeno una “cessione di sovranità”. I terroristi “svizzeri” sono svizzeri solo sulla carta. Si tratta di beneficiari di naturalizzazioni facili, o di persone che scandalosamente approfittano del doppio passaporto per disonorare il nostro Paese. Per cui, che vadano pure a scontare ergastoli all’estero (così oltretutto ci risparmiamo di mantenerli nelle nostre carceri Deluxe, dove ci costerebbero 400 Fr al giorno).

Lorenzo Quadri

 

Giudici stranieri: terrorismo di regime, come nel 1992

La partitocrazia vuole tagliar fuori i cittadini a suon di accordi internazionali

Il 25 novembre, votiamo Sì all’iniziativa “per l’autodeterminazione” per salvare i nostri diritti popolari!

L’agitazione dell’establishment contro l’iniziativa per l’autodeterminazione ha decisamente superato i livelli di guardia. Ma chi combatte l’iniziativa, combatte i diritti popolari. Questo deve essere chiarissimo. La volontà dichiarata della casta è infatti quella di cancellare le votazioni popolari sgradite (vedi il “maledetto voto” del 9 febbraio). E questo a suon di accordi internazionali. Nel mirino dell’establishment c’è proprio il famoso  “modello di successo svizzero”. Quel modello con cui la partitocrazia triciclata, quando fa comodo, si riempie  la bocca. Ebbene questo “successo” è arrivato grazie alla democrazia diretta, grazie ai diritti popolari e grazie al rispetto della volontà dei cittadini.

Agitano fantasmi

Nella loro agitazione, le élite internazionaliste evocano i fantasmi delle centinaia di accordi internazionali che verrebbero disdette (?), dei diritti umani in pericolo (??) e della sicurezza del diritto a ramengo (??). Tre argomenti, tre fetecchiate. E naturalmente sul tema centrale della votazione, ovvero l’autodeterminazione, nemmeno un cip. Imbarazzato ed imbarazzante silenzio. Eh già: malgrado i tentativi di depistaggio, l’oggetto della votazione è: vogliamo o non vogliamo che i nostri diritti popolari abbiano un futuro? Vogliamo o non vogliamo che il popolo rimanga “sovrano”? Oppure preferiamo una dittatura della casta tramite accordi internazionali?

Vogliamo essere l’unico Paese al mondo dove il diritto internazionale ha sistematicamente la precedenza sulla Costituzione, ossia sulla Carta fondamentale dello Stato e sulla volontà popolare? Perché, nel caso qualcuno  non se ne fosse accorto, questi e non altri sono i temi della votazione del 25 novembre. Non a caso l’iniziativa si chiama “per l’autodeterminazione”.

Le fanfaluche

Perché gli argomenti dei contrari all’iniziativa sono storielle?

  • “Centinaia di accordi internazionali verrebbero disdetti”. Quali? Se queste centinaia di accordi esistessero davvero: dov’ è l’elenco? Non c’è. Perché queste centinaia di accordi in pericolo, come ben evidenziato anche dal dottore in diritto Hansheiri Inderkum (PPD!), uno dei “padri” dell’ultima revisione della Costituzione federale, “esistono solo nel regno della fantasia”. L’accordo internazionale che collide con la nostra Costituzione è infatti uno solo: quello sulla devastante libera circolazione delle persone, su cui i cittadini saranno comunque chiamati a votare (iniziativa popolare riuscita).
  • “Diritti umani in pericolo”. Sostenere che dare la precedenza alla Costituzione sui trattati internazionali equivale a mettere in pericolo i diritti umani – non solo in Svizzera – è, come direbbe Fantozzi, “una cagata pazzesca”. I diritti umani sono già contenuti nella Costituzione. Il problema di eventuali conflitti costituzionali con la CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’Uomo) può sorgere solo con l’espulsione dei criminali stranieri. Allora il triciclo abbia la decenza di ammettere che vuole far restare in Svizzera tutti i criminali stranieri. E’ poi il caso di ricordare che la stessa UE non aderisce alla CEDU poiché non riconosce la giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo, ma solo quella della “sua” Corte di giustizia europea. Ovvero: nemmeno l’UE tollera i giudici stranieri. E dovremmo tollerarli noi?
  • “Certezza del diritto”: solo stabilendo, una volta per tutte, che la Costituzione, e quindi le decisioni popolari, hanno la precedenza sugli accordi internazionali, si crea certezza. Solo chiarendo che le votazioni popolari vengono applicate, si crea certezza. I contrari vogliono invece indebolire sistematicamente i diritti popolari, sottraendo così potere al popolo. Vedendo che le loro decisioni non vengono applicate, i cittadini smetteranno di andare a votare, perché “tanto i politicanti fanno comunque quello che vogliono”. Missione riuscita per la casta!

Come nel 1992

La martellante propaganda di regime ed il lavaggio del cervello cui assistiamo ed assisteremo fino al 25 novembre, ricordano da vicino quelli del 1992 quando si trattava di decidere sull’adesione allo SEE. Il popolo ha rifiutato l’adesione, e nessuno degli scenari apocalittici paventati dall’establishment si è verificato. La storia si ripete.

Votando Sì il 25 novembre metteremo al sicuro la sovranità svizzera dalle mire della casta. Se invece passasse il no, i legulei del Tribunale federale, i professorini delle università, i politicanti del triciclo ed i loro padroni daranno sistematicamente la precedenza al diritto internazionale a scapito della Costituzione e della volontà popolare. E allora, i cittadini finirebbero sotto tutela. E addio democrazia diretta.

Lorenzo Quadri

Il prossimo attacco UE sarà ai nostri diritti popolari?

I camerieri di Bruxelles calano le braghe e si preparano a disarmare i cittadini onesti

Una cosa dovrebbe averla capita anche il Gigi di Viganello: quando i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale parlano di “soluzione pragmatica” in relazione ai rapporti con la fallita Unione europea, intendono  una sola cosa: calata di braghe integrale e ad altezza caviglia. Perché è questo l’unico tipo di “soluzione pragmatica” che conoscono.

Squallore vergognoso

Così accade anche a proposito dalla famosa nuova normativa UE sulle armi. Questa normativa utilizza il pretesto del terrorismo islamico (sottolineare: islamico) per disarmare non già i jihadisti, bensì i cittadini onesti.

Una manovra di uno squallore vergognoso, naturalmente sempre contro il popolo: ma dai funzionarietti di Bruxelles ci si può solo attendere il peggio. Infatti non si è mai visto un terrorista islamico che per i suoi attentati utilizza delle armi legalmente registrate. Costoro, nei casi in cui si servono di armi di fuoco (ciò che avviene assai raramente perché i mezzi impiegati, come sappiamo, sono ben altri: dagli esplosivi fai da te ai camion ai coltelli) le acquistano sul mercato nero. Come fanno tutti i criminali, del resto. Mica le comprano alla luce del sole e declinando la propria identità.

Un favore al terrorismo

Accanirsi contro le armi legalmente detenute dai cittadini significa semmai fare un favore ai terroristi islamici, ed alla criminalità in generale, riducendo le possibilità dei cittadini di esercitare la legittima difesa in caso, ad esempio, di una rapina in casa. Il terrorismo diventa quindi la scusa, per la fallita UE, per colpire non già i seguaci dell’Isis, bensì i cittadini onesti. E’ evidente: la casta arraffona e spalancatrice di frontiere ha paura dei cittadini. Ed infatti li ha vessati in ogni modo.

Non si combatte il terrorismo disarmando i cittadini onesti. Il terrorismo si combatte con misure quali: frontiere chiuse, un calcio al fallimentare multikulti, espulsione dei musulmani radicalizzati, messa fuori legge delle loro associazioni, stop all’accoglienza di finti rifugiati in arrivo da paesi islamisti, divieto di finanziamenti esteri alle moschee, eccetera. Invece niente di tutto questo accade. Mentre il Giappone (grande!) in sei mesi ha accolto tre (!) domande d’asilo su quasi 8600, l’ Europa – Svizzera compresa – continua a “far entrare tutti”.

Scusa miserevole

La storiella della lotta al terrorismo è dunque una scusa miserevole. La realtà è che l’UE  vuole disarmare i suoi cittadini. Ed i camerieri di Bruxelles in CF sono subito scattano sull’attenti, da bravi soldatini. A partire, ovviamente, dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che per somma sfiga nazionale è la titolare di questo dossier. Osiamo sperare che nessuno pretenda di farci credere che codesta signora intende combattere il terrorismo islamico. Perché gli ridiamo  in faccia. Proprio lei, che non vuole nemmeno impedire i finanziamenti esteri alle moschee! Proprio lei, che non ne vuole sapere di vietare associazioni islamiste come “La vera religione”, già messe fuorilegge nei paesi vicini! Proprio lei, che ci porta in casa i finti rifugiati dal Belpaese (quanti  tra loro sono estremisti islamici?) perché “bisogna dare l’esempio” nell’aderire ai piani di ricollocamento! Proprio lei, che non vuole espellere i jihadisti nel caso questi criminali fossero in pericolo nel paese d’origine!

Limitazioni pesanti

Il governo bernese tenta di spacciare le imposizioni degli eurofalliti in materia di armi come questioncelle di poco conto, con conseguenze pratiche irrilevanti. Balle di Fra’ Luca. Le limitazioni ci saranno eccome. E saranno pesanti. Tanto per citarne alcune: il Consiglio federale nella sua posizione prevede la clausola del bisogno per l’acquisto di armi da fuoco e il divieto generalizzato di acquisto per una serie di altre armi, quali le armi lunghe semiautomatiche in grado di accettare caricatori con più di 10 colpi. In buona sostanza, quali armi lunghe, rimarrebbero legali solamente i fucili da caccia ed i vecchi moschetti della prima metà del secolo scorso.

Per il tiro sportivo, bisognerà dimostrare di essere iscritti ad una società di tiro o fornire prova di frequentare con regolarità il poligono di tiro. E chi non può più andarci, ad esempio perché è anziano? Si vedrà sequestrare le armi? Tutti propositi contrari alla tradizione ed alla legge svizzera, che il popolo elvetico ha già respinto in votazione popolare nel febbraio del 2011.

Sommaruga e compagnia cantante vogliono, per l’ennesima volta, permettere all’UE di imporci le sue leggi. Che sono contrarie alle nostre regole, alle nostre tradizioni ed anche alla volontà popolare. Oggi nel mirino (tanto per restare in tema) ci sono le armi; domani magari toccherà ai diritti popolari?

Sembra una barzelletta: paghiamo miliardi di coesione all’UE per permettere a Bruxelles di comandare in casa nostra. Ed è chiaro che, dovesse passare lo scempio disarmista ed antisvizzero partorito da Sommaruga & Co, questo non farà che spalancare le porte ad ulteriori invasioni di campo degli eurofunzionarietti in casa nostra. Ma per questa situazione ci sono dei precisi responsabili. Non si può certo pretendere di rimanere padroni in casa propria quando si è governati da personaggi evanescenti (per usare un eufemismo).

Se salta Schengen…

Come da copione, i sette scienziati tentano di imporre l’ennesima vergognosa ciofeca con il ricatto: essendo la nuova direttiva sulle armi parte degli acquis di Schengen, se non passa salta tutto il pacchetto – Schengen. Uhhhh, che pagüüüüraaaa! E allora? Se Schengen salta, stappiamo lo champagne!

Ormai noi svizzerotti siamo tra i pochi che continuano a mantenere le frontiere spalancate invece di ripristinare i controlli sistematici sul confine. Quindi siamo tra i pochi che continuano ad applicare i fallimentari accordi di Schengen. Perché i trattati internazionali che fanno entrare tutti non si toccano. Guai! Fare diversamente è becero razzismo! Naturalmente questi rimproveri ipocriti vengono mossi solo a noi. Che siamo il paese più accogliente di tutti e abbiamo il 25% di popolazione straniera, oltre ad un milione di doppi passaporti. Invece il Giappone fa entrare tre asilanti in sei mesi – e fa benissimo! – e nessuno osa fare un cip.

Unica speranza: il referendum

Sicché, Schengen è sacro e non si tocca. Quando però si tratta di procedere ai rimpatri-Dublino, invece, la musica cambia. Ad esempio, arrivano i legulei buonisti-coglionisti del Tribunale amministrativo federale a dire che non si può – sa po’ mia! – rinviare i finti rifugiati in Ungheria perché gli ungheresi brutti e cattivi sono troppo severi nel concedere l’accesso alle procedure d’asilo.

Le associazioni di tiro hanno annunciato il referendum contro l’ennesima imposizione di Bruxelles che vuole disarmare i cittadini onesti. C’è da sperare che siano pronte a lanciarlo. Non bisogna infatti illudersi che il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali si opporrà ad un qualsivoglia Diktat UE! Figuriamoci: la partitocrazia seguirà servilmente i propri esponenti governativi. Solo il popolo potrà evitare l’ennesima vergogna.

Lorenzo Quadri

Il Paese del Bengodi degli estremisti islamici

Abusano del nostro stato sociale troppo generoso con i migranti economici 

A dirlo è un esperto di radicalismo; non il Mattino populista e razzista

Il costo dello stato sociale svizzero galoppa fuori controllo. E lo fa rapidamente. L’ultimo indicatore è il rapporto sui costi dell’assistenza adottato di recente dal Consiglio federale. Ne emerge che la fattura a questa voce è passata da 1.7 miliardi nel 2005 a 2.6 nel 2015. Quasi un miliardo in più! Naturalmente ciò è avvenuto, ma guarda un po’, in concomitanza con la devastante libera circolazione delle persone.

La situazione del Ticino è emblematica. Invasione di frontalieri (con conseguente soppiantamento dei residenti sul mercato del lavoro, che finiscono in disoccupazione e poi magari in assistenza), immigrazione nello Stato sociale e caos asilo non possono che produrre un cocktail esplosivo. Ed impagabile. Nel senso che non lo si può pagare.

Prima i nostri

Ecco dunque l’ennesima dimostrazione che occorre applicare il primanostrismo anche nell’accesso allo stato sociale. Attualmente infatti gli ultimi arrivati in Svizzera (o in Ticino) possono attaccarsi alla mammella pubblica con troppa facilità. Oltretutto, tanto per peggiorare ulteriormente la situazione, a mungere arriva pure foffa della peggiore specie: tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente. Ad esempio estremisti islamici. E’ recente il caso dell’imam predicatore d’odio della moschea di Nidau. Costui, giunto in Svizzera come finto  rifugiato, ha stuccato allegramente  600mila Fr alla socialità elvetica. Nel frattempo radicalizzava. E naturalmente le autorità non c’erano, e se c’erano dormivano.

Il caso non è isolato

Il caso non è certo isolato. E a dirlo non è solo il Mattino razzista e fascista. E’ anche l’esperto di ambienti islamisti Thomas Kessler. Il quale non usa nemmeno molti giri di parole. Il nostro sistema di assistenza sociale, dichiara Kessler, rende la Svizzera la base ideale per i terroristi islamici. Perché? Perché da noi, come in alcuni paesi nordici, “si possono ottenere molte risorse con poco sforzo”. “I jihadisti – prosegue l’esperto – abusano del sistema sociale elvetico ed utilizzano il paese come base logistica per il loro estremismo. Gli islamisti temono la perdita dell’assistenza sociale assai più delle pene detentive”.

Più chiaro di così! E allora che si fa? Facile: “per chi non desidera o non vuole integrarsi, è sufficiente l’aiuto d’emergenza” conclude Kessler. Il quale, tra l’altro, è un ex deputato Verde.

Tradotto, ciò significa che bisogna tagliare drasticamente le prestazioni sociali agli stranieri che non si integrano. Meglio ancora azzerarle del tutto ed espellerli.

Ulteriore aggravante

Il quadro attuale è desolante. L’eccessiva generosità del nostro stato sociale con gli ultimi arrivati non solo svuota le casse a danno degli svizzeri nel bisogno, in particolare anziani ma non solo. Ci rende addirittura una base ideale per gli estremisti islamici. Se davanti a questa evidenza non interveniamo, vuol dire che le fregnacce multikulti e politikamente korrette ci hanno bruciato completamente il cervello.

Tanto più che c’è un’ulteriore aggravante: i legulei buonisti-coglionisti nei tribunali. Quelli che fanno di tutto per non espellere nessuno, nemmeno i seguaci dell’Isis. E questo alla faccia della volontà del popolo svizzero che nel lontano 2010 ha deciso che gli stranieri che delinquono vanno allontanati dal paese.

Controlli e risorse

Poiché per scoprire gli abusi nello stato sociale da parte di migranti economici islamisti servono i controlli, occorrono anche le risorse per svolgerli. Se gli uffici preposti si trasformano in semplici passacarte, se nessuno verifica cosa realmente accade sul terreno, e se chi sa tace per non aver storie, continueremo a farci fregare. Perdendo non solo soldi, ma anche sicurezza, visto che foraggeremo estremisti e radicalizzatori. I quali si faranno ben presto raggiungere dai loro degni compari.

Morale della favola: meno aiuti all’estero – ed in particolare ai paesi di provenienza degli estremisti islamici! – e più risorse per i controlli sugli abusi sociali.

Ma le risorse finanziarie non bastano. Ci vogliono anche i mezzi legali per poter svolgere le indagini. E allora, quando si legge che il Tribunale federale ,nell’ennesima alzata d’ingegno, ha stabilito che non ci sono le basi legali per pedinare i finti invalidi, cadono le braccia (ed anche altre parti anatomiche).

Per difenderci non abbiamo mai le basi legali né risorse; quelle ci sono solo per fare entrare e mantenere tutti. Si può essere più allocchi di così? Ma svegliamoci, che è ora!

Lorenzo Quadri

I frutti del multikulti e del “devono entrare tutti”

Il terrore raggiunge Stoccolma: un altro attentato insanguina l’Europa

 

Un nuovo attentato insanguina l’Europa. Questa volta è toccato a Stoccolma. Un camion lanciato venerdì sulla folla in zona pedonale ha provocato quattro morti e 15 feriti. Si tratta, a quanto se ne sa al momento, di terrorismo islamico.

Non ci vogliono grandi analisi socio-economico-kulturali per rendersi conto che la Svezia, presa ad esempio dalle varie $inistrucce europee per le largheggianti politiche migratorie, adesso paga il prezzo del multikulti e del “devono entrare tutti”. Un prezzo che si paga anche in sangue. Tanto.

Non siamo al riparo

L’accaduto, è evidente, deve fare riflettere anche in Svizzera. Perché non possiamo illuderci di essere al riparo a tempo indeterminato dalla follia del terrorismo islamico. E la prima cosa da fare è attivarsi per sradicare le cellule già presenti sul territorio ed evitare che ne arrivino di nuove. Ma su questo fronte abbiamo poco da stare allegri. Perché il buonismo-coglionismo imperversa, ed i miliziani dell’Isis ci sguazzano. Le demenziali dichiarazioni istituzionali, con tanto di sentenze del Tribunale federale, secondo cui la Svizzera non può (sa po’ mia!) espellere un terrorista  islamico se quest’ultimo si troverebbe in pericolo nel paese d’origine, fanno letteralmente accapponare la pelle. Per non dire delle pene da barzelletta che vengono comminate ai seguaci della Jihad dai nostri tribunali.

Vogliamo proprio vedere in quali altri paesi – tutti firmatari degli ameni trattati internazionali su cui i legulei buonisti di Losanna basano le proprie sentenze – si prenderebbero decisioni di un simile tenore! Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che in questo modo si trasforma la Svizzera in un paese del Bengodi per miliziani del sedicente Stato islamico. Ed infatti nei giorni scorsi è arrivata la ciliegina sulla torta. Il “famoso” jihadista iracheno disabile, arrivato nel nostro paese come finto rifugiato, non solo rimarrà in Svizzera, ma ci rimarrà a spese del solito sfigato contribuente. Capito, popolino chiuso e becero? Non solo ti tieni in casa dei terroristi islamici che da un giorno all’altro potrebbero mettere a segno un attentato provocando decine di morti, perché sbattere fuori questa feccia “sa po’ mia”, ma li foraggi pure con i soldi del tuo Stato sociale!

Musica per integralisti

Nelle scorse settimane, inoltre, il Consiglio nazionale è riuscito a respingere una mozione che chiedeva di vietare in Svizzera l’associazione salafita “La vera religione”. La Germania, dove il gruppo in questione ha reclutato 140 jihadisti, l’ha fatto. In Svizzera invece si blatera di “basi legali mancanti”; e naturalmente non si vuole crearne di adeguate.

E che dire poi del rifiuto da parte dei camerieri dell’UE insediati a Berna di vietare il burqa a livello nazionale, o di proposte del piffero come quelle del presidente del P$$ kompagno Levrat che smania per rendere l’Islam religione ufficiale in Svizzera? Tutta musica per gli integralisti musulmani. I quali evidentemente inseriranno la Confederella tra i paesi con una classe politica ed una giustizia particolarmente “accoglienti” nei loro confronti. L’ideale per installarvi delle basi, dunque.

Migranti

Basi da “alimentare” tramite migranti. Non solo tra i finti rifugiati con lo smartphone –  e in Svizzera grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna  Simonetta Sommaruga ne arrivano ormai 40mila all’anno –  si nascondono i miliziani dello Stato islamico (vedi il caso del jihadista disabile ex finto rifugiato), dal momento che l’Isis controlla i barconi. Ma anche tra i giovanotti musulmani non integrabili che entrano in Svizzera come migranti economici non manca il terreno fertile per radicalizzare pure chi, al momento dell’arrivo, ancora non lo è.

Se i vituperatissimi Stati del blocco Visegrad (membri dell’Unione europea!) rifiutano di aderire ai programmi di ridistribuzione UE dei migranti economici anche per il rischio terrorismo, qualche motivo ci sarà. Troppo facile continuare a ripetere la trita manfrina del razzismo e della xenofobia! Invece la Svizzera, come noto, ai programmi di ridistribuzione dell’UE aderisce spontaneamente, senza avere alcun obbligo, e la kompagna Simonetta aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri per asilanti.

Se cambiamento non ci sarà…

E’ evidente dunque che in Svizzera, se si vuole tutelare la popolazione residente dai terroristi islamici, dovranno cambiare varie cose. Dalla politica migratoria alle sentenze dei tribunali, dalle leggi al fallimentare multikulti. Se cambiamento non ci sarà, prepariamoci al peggio. In quel caso, sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri