Il finto rifugiato avvelenatore rimane beato in Svizzera!

TF: ennesima sentenza buonista-coglionista a beneficio di un criminale straniero

 

Evvai con le sentenze buoniste-coglioniste del Tribunale federale a beneficio dei criminali stranieri, che possono rimanere tutti in Svizzera! Ci rimangono a delinquere e, nel contempo, a farsi mantenere dagli svizzerotti fessi!

E’ il massimo: il solito sfigato contribuente è costretto dall’élite spalancatrice di frontiere a mantenere tutta la foffa. E poi la stessa élite – partitocrazia, stampa di regime (a partire dall’emittente di Stato), intellettualini da tre e una cicca,… – senza vergogna accusa i cittadini svizzeri di essere “razzisti, chiusi, gretti”.

Il caso di questa volta è particolarmente grave. Il delinquente straniero in questione è un finto rifugiato afghano di 28 anni, arrivato in Svizzera da bambino e che ha cominciato a delinquere quando di anni ne aveva 15. E non si è trattato di un inciampo isolato. Fin dall’adolescenza questo finto rifugiato infrange la legge in modo grave. E’ un criminale incallito ed evidentemente incorreggibile.

5 anni di prigione

Di condanne ne ha infatti cumulate nove, facendosi in totale cinque anni di prigione. E, con la nostra giustizia lassista (come sappiamo è inflessibile solo con gli automobilisti incappati nel bidone Via Sicura), per farti cinque anni di galera, soprattutto sei giovane, devi già averne combinate di belle grosse!

Ed infatti la fedina penale del migrante afghano sembra l’elenco del telefono:

  • Rapina
  • Furto
  • Vie di fatto
  • Violazioni di domicilio
  • Danneggiamenti
  • E addirittura “lesioni personali semplici con l’uso di veleno”!

A ciò si aggiunge che anche nelle nostre lussuose carceri stellate finanziate dal contribuente (effetto dissuasivo: pari allo zero, soprattutto per chi arriva da  realtà “un po’” diverse dalla nostra) il comportamento dell’asilante emulo dei Borgia è stato tutt’altro che esemplare: infatti si è reso colpevole di episodi di violenza nei confronti di altri detenuti (presumibilmente anche loro “non patrizi”;  basti pensare che all’Hotel Stampa gli “ospiti” stranieri arrivano fino all’80%).

Lo ospitano i burocrati?

Adesso, accade che al “Borgia” afghano è finalmente stato revocato il permesso di domicilio. Già nel 2010 e nel 2014 il servizio della migrazione friborghese (Cantone che ha l’onore ed il piacere di ospitare una simile “risorsa da integrare, che pagherà le pensioni agli svizzeri”) aveva chiesto alla SEM (Segreteria di Stato della migrazione, organo della Confederella) di revocare al galantuomo lo statuto di rifugiato. Alla buon’ora, si potrebbe dire. Ma i burocrati della SEM hanno risposto entrambe le volte picche! Evviva! Il finto rifugiato e criminale incallito, lo ospitano a casa loro questi funzionari con i piedi al caldo?

Il Cantone ha dunque deciso di revocare il permesso di domicilio, intimando all’afghano di lasciare la Svizzera. Decisione confermata dal Tribunale amministrativo cantonale (che presumibilmente non è un covo di beceri leghisti, populisti e razzisti).

Irrompe il TF

Tutto è bene quel che finisce bene? Col piffero, perché sulla vicenda, e ti pareva, irrompono i legulei del Tribunale federale. Irrompono, evidentemente, non di propria iniziativa, ma perché il finto rifugiato avvelenatore ha presentato ricorso. Da notare che gli avvocati glieli paga il contribuente!

E gli azzeccagarbugli del TF, come c’era da temere, se ne escono con l’ennesima sentenza buonista-coglionista a tutto beneficio del delinquente straniero. L’Alta corte ammette che il ricorrente “ha dimostrato una totale incapacità ad adattarsi al sistema giuridico svizzero”. Però gli svizzerotti lo devono accogliere e mantenere lo stesso! Infatti, secondo il TF, la decisione dell’autorità cantonale non rispetta il principio di proporzionalità. E questo perché, qualora il 28enne dovesse tornare in Afghanistan, faticherebbe a reintegrarsi e sarebbe esporto al rischio di tortura (?). “La decisione cantonale ha dunque violato l’art. 96 della Legge sugli stranieri e l’art. 65 della Legge sull’asilo”, conclude il TF.

I conti non tornano

Ohibò. Sinceramente, delle difficoltà di reintegrazione che l’avvelenatore straniero incontrerebbe al suo paese d’origine non ce ne potrebbe fregare di meno. E chi lo dice che sarebbe esposto al rischio di tortura? E’ stata commissionata una perizia segretissima al Gigi di Viganello?

Qui i conti non tornano. Se al Tribunale amministrativo cantonale hanno deciso per l’espulsione, vuol dire che anche questa ipotesi era giuridicamente sostenibile. A meno che si voglia sostenere che i giudici cantonali non capiscano un tubo di diritto… O vuoi vedere che al TF (nominato dalla casta) hanno per l’ennesima volta utilizzato il loro margine di manovra per praticare la politica del “devono entrare tutti” e tenere in Svizzera tutti i delinquenti stranieri, impipandosene delle decisioni popolari in senso contrario?

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

“Devono entrare tutti”, anche l’omicida straniero

Ennesima scandalosa sentenza del Tribunale federale: a Losanna urgono repulisti

 

I legulei buonisti-coglionisti del Tribunale federale ci regalano una nuova perla: un omicida con doppia cittadinanza macedone e kosovara potrà ottenere il permesso di domicilio (C)  per ricongiungimento familiare in Svizzera  con la moglie kosovara e la figlioletta.

Sicché, per i giudici spalancatori di frontiere, nel nostro paese deve entrare proprio tutta la foffa straniera: assassini compresi.

E le istanze precedenti?

Sulla nota stampa dell’ATS leggiamo che il macedone-kosovaro in questione aveva ucciso una persona al suo paese a 22 anni, nel 1994. Dopo aver passato alcuni mesi in carcerazione preventiva, venne rilasciato e si trasferì in Kosovo. Nel 2001 giunse in Svizzera a seguito del matrimonio con una kosovara residente nel nostro paese. Nel 2008 ottenne il permesso di domicilio. Nel 2009 venne arrestato su mandato di cattura internazionale (!) e nel 2011 fu estradato in Macedonia, dove venne condannato a 7 anni. Nel 2014 è uscito di prigione. Nel 2015 la moglie ha chiesto il ricongiungimento familiare essendo nel frattempo scaduto il permesso C dell’immacolato maritino. L’ufficio cantonale della migrazione (il Cantone in questione è Sciaffusa) ha risposto picche. Stessa cosa hanno fatto il Consiglio di Stato ed il Tribunale cantonale sciaffusano. Il Tribunale federale ha invece ribaltato queste decisioni: l’assassino macedone-kosovaro potrà ricongiungersi in Svizzera con la moglie connazionale.

Ennesima dimostrazione che al Tribunale federale urgono pulizie di primavera. Se infatti all’ufficio cantonale della migrazione, al consiglio di Stato di Sciaffusa, e soprattutto al Tribunale cantonale di Sciaffusa, hanno deciso che l’omicida straniero non poteva stabilirsi in Svizzera, vuol dire che a sostegno di questa scelta c’erano degli argomenti giuridici fondati. A meno che si voglia sostenere che tutte queste istanze siano composte da ignoranti. Il TF si  è invece arrampicato sui vetri alla ricerca di argomenti per rilasciare il permesso B al macedone.

Quindi a Losanna si fa politica per spalancare le frontiere. E la si fa tramite sentenze-ciofeca che però, ahinoi, creano giurisprudenza. Risultato: dentro tutti in Svizzera, assassini stranieri compresi!

Motivazioni deliranti

Le motivazioni della sentenza, così come riportate dagli organi d’informazione, sono prossime al delirio: certo, l’omicidio è un delitto grave ma in fondo “si è trattato di un atto unico, ormai datato e commesso in gioventù”. Che schifo! Pur di spalancare le porte all’ennesimo criminale straniero, anche l’omicidio viene derubricato a reato-bagattella. Come se il buon uomo avesse rubato le ciliegie al mercato rionale quando andava alle elementari! E poi, insomma, è stato “un atto unico”! Il bravo signore “non patrizio” ha ammazzato una sola persona, in seguito non ne ha più uccise altre! Per cui, mica lo vorremo criminalizzare per questo piccolo “sbaglio di gioventù”! Santo subito! Porte spalancate! Il ricongiungimento familiare in Svizzera con la moglie kosovara ha la priorità su tutto il resto!

Ricongiungimento? A casa loro!

A parte il fatto che l’omicida macedone-kosovaro non sembra essere poi tanto pentito dal momento che è stato arrestato su mandato internazionale quando si trovava nel nostro Paese dopo essersi sposato con una connazionale ivi residente, quindi a scontare la pena per il suo crimine non ci pensava proprio:

davanti alle teorie fuori di testa della suprema (?) corte federale, non si può che restare basiti. Ennesima  dimostrazione che la giustizia svizzera è inflessibile solo con gli automobilisti incappati nelle maglie di Via Sicura, mentre con i criminali stranieri è l’apoteosi del buonismo-coglionismo.

E per favore non veniteci a raccontare la fregnaccia del ricongiungimento familiare. La famigliola si sarebbe benissimo potuta ricongiungere in Macedonia o in Kosovo, visto che la moglie oltretutto è kosovara.  Ma naturalmente si preferisce stare in Svizzera, paese del Bengodi per i delinquenti stranieri. Avanti di questo passo e, grazie ai legulei del Tribunale federale, regaleremo i permessi di domicilio anche ai serial killer stranieri.

A quando la naturalizzazione dell’omicida macedone-kosovaro siccome “perfettamente integrato”?

Lorenzo Quadri

 

Abusi nel sociale: andiamo avanti a farci male da soli!

Buonismo-coglionismo: il Tribunale federale fa un nuovo regalo ai finti invalidi

 

Con la miniriforma “fiscosociale” da poco presentata, il Consiglio di Stato immagina di introdurre un nuovo assegno parentale per le famiglie. Si tratta dunque di una ulteriore prestazione sociale. I soldi necessari a finanziarla però non vengono cercati nel budget della DSS, ad esempio tagliando sulla spesa per i migranti economici. I costi vengono invece fatti gravare sulle aziende. Comprese quelle piccole e medie che già si trovano in difficoltà a causa della concorrenza sleale provocata dalla devastante libera circolazione delle persone.

Spesa fuori controllo

Si pone quindi, per l’ennesima volta, la questione della spesa sociale. Che non può continuamente essere fatta lievitare,  a fini di propaganda elettorale, scaricando però i costi sul gobbo dei contribuenti. La spesa sociale va contenuta. E non tagliando linearmente su tutti perché è più semplice, bensì selezionando i beneficiari. Quindi cominciando a risparmiare sui finti rifugiati con lo smartphone  e sugli immigrati nello Stato sociale. E’ infatti evidente la socialità rossocrociata non può continuare ad essere una specie di self  service dove tutti possono tranquillamente accomodarsi, ed in particolare gli ultimi arrivati. Malintenzionati compresi. Un esperto di radicalismo islamico, non un leghista populista e razzista, ha infatti dichiarato che in Svizzera l’accesso alle prestazioni assistenziali è troppo facile per gli immigrati. E oltretutto viene accordato anche agli stranieri che non si vogliono integrare. Ad esempio gli estremisti islamici; e c’è da temere che non si tratti di due gatti.

Del resto, un recente sondaggio effettuato nelle vicina Penisola sull’integrazione dei musulmani ha dato risultati inquietanti. Circa un terzo di essi non si sente integrato e nemmeno si vuole integrare, mentre un altro terzo non è integrato ma dichiara di voler provvedere. Fatto sta che nel Belpaese circa due terzi degli immigrati di religione musulmana si ritengono (!) non integrati. Ecco il bel risultato del multikulti, del devono entrare tutti e del caos asilo! Non illudiamoci che da noi la situazione sia molto diversa.

Gli abusi

Ma c’è anche un altro grosso ed oscuro capitolo della nostra socialità: quello relativo agli abusi ed in particolare nell’assicurazione contro l’invalidità (AI). In altre parole, dei finti invalidi. Ebbene, i dati più recenti non sono rallegranti.  Da essi emerge infatti che gli abusi smascherati nell’AI sono in aumento. Nel 2016 a livello federale sono stati scoperti 650 “furbetti”. I casi di irregolarità accertata, si legge ancora nelle statistiche ufficiali, nel 2016 sono stati 110 in più rispetto all’anno precedente, mentre nel 2012 erano “solo” 400. Per cui, delle due l’una: o c’è sempre più gente disonesta che abusa, oppure il numero di abusi è costante, ma ne vengono scoperti di più. Questa seconda ipotesi appare però ben poco probabile. La scoperta degli abusi sopra citati permette di risparmiare 178 milioni di franchetti, che sono dei bei soldi.

Domande supplementari

Naturalmente, essendo noi dei beceri populisti e razzisti, gradiremmo avere delle informazioni complementari su questi finti invalidi pescati con le mani nella marmellata. Ad esempio sulla loro nazionalità. Sul tipo di permesso di cui dispongono. Su quando sono arrivati in Svizzera. Su eventuali precedenti penali. Su altrettanto eventuali naturalizzazioni. Insomma, qui ci sarebbe da sbizzarrirsi. Ma naturalmente  i dati più interessanti, chissà come mai, non solo non saranno divulgati, ma non verranno nemmeno raccolti. Tanto per essere  sicuri di non doverli mettere a disposizione.

La bella pensata del TF

Ora, per identificare chi truffa le assicurazioni sociali, ci vogliono anche i controlli. Ma c’è come l’impressione che questi diventino sempre meno incisivi. Per un motivo molto semplice: se i beneficiari di prestazioni aumentano sempre di più, mentre il numero dei controllori rimane uguale, è chiaro che la loro azione perde di efficacia. Ma non è ancora finita, perché a peggiorare le cose ci si mettono anche i legulei del Tribunale federale. Costoro hanno pensato bene di uscirsene nelle scorse settimane con l’ennesima sentenza-ciofeca. Con essa hanno stabilito che gli uffici preposti non possono più far pedinare i titolari di prestazioni AI sospettati di essere dei finti invalidi.  Sa po’ mia! E perché sa po’ mia? Esatto: perché manca la base legale.

Di questo ritornello della base legale mancante cominciamo ad averne davvero piene le scuffie. Pedinare i finti invalidi sa po’ mia. Espellere i jihadisti sa po’ mia. Proibire le associazioni islamiste sa po’ mia. E non stiamo a ripetere tutta la litania.

Siamo messi bene…

Certo che siamo proprio messi bene. Gli immigrati nello stato sociale accedono allegramente alle generose prestazioni assistenziali finanziate dal contribuente svizzerotto. Ed i controlli si fanno sempre più evanescenti. Da un lato perché mancano le risorse, dall’altro perché ad impedire di fare quel che poco che si potrebbe fare arrivano i legulei buonisti-coglionisti, sempre schierati dalla parte dei sospetti truffatori e mai da quella della collettività onesta. Avanti così, che siamo proprio messi bene. Poi ci chiediamo come mai la spesa sociale esplode… e guarda caso, esplode di pari passo con la libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

 

“Ticinesotti, dovete mantenere i dimoranti in assistenza!”

Il Tribunale federale insiste: allontanare qualcuno dalla Svizzera? Giammai!

 

Proseguono le perle del Tribunale federale all’insegna del “devono rimanere tutti”. La Corte di Losanna la scorsa settimana ha infatti accolto il ricorso di una cittadina tedesca cui il Canton Ticino aveva deciso di revocare il permesso di dimora, ossia il permesso B, in quanto a carico dell’assistenza. La donna è arrivata in Svizzera nel novembre del 2011 per lavorare in un albergo dei Grigioni, ed in quel Cantone ha ottenuto un permesso di dimora valido per 5 anni. Ma un anno dopo, nel 2012, ha perso il posto ed è entrata in disoccupazione. Nel 2013 si è trasferita in Ticino. Nel luglio del 2014 ha trovato un nuovo impiego, durato pochi mesi. Nel maggio 2015 ne ha trovato un altro, lasciato però già a luglio. Dal marzo del 2014 dipendeva dall’aiuto sociale. Questo quanto riportato dalle note di cronaca.

Due considerazioni

Sulla base della situazione sopra descritta, la Sezione della popolazione aveva deciso di revocare alla donna il permesso di dimora. Decisione sacrosanta. E bastano un paio di semplici considerazioni per accorgersene.

  • Il permesso B per esercizio di attività lucrativa lo ottiene chi si trasferisce in Svizzera per lavorare. Niente attività lucrativa, niente permesso. Altrimenti è immigrazione nello Stato sociale. Ma gli stessi eurobalivi hanno dichiarato che la libera circolazione non serve a fare shopping di prestazioni assistenziali, trasferendosi nello Stato dove si può “mungere” meglio.
  • La signora tedesca in questione è arrivata in Svizzera nel 2011, quindi quasi sei anni fa. In sei anni, ha lavorato in totale un anno e qualche mese. Ossia per una parte decisamente minoritaria del tempo trascorso nel nostro l paese. Ergo, non si può certo dire che sia in Svizzera per esercitare un’attività lucrativa. Ed infatti dal tre anni la donna dipende dall’aiuto pubblico. Ovvio quindi che il permesso va ritirato.

Giuridicamente sostenibile

Da notare che la decisione di revoca del permesso è stata confermata dal Consiglio di Stato e  poi ancora dal Tribunale cantonale amministrativo. Il fatto che il Tram ci abbia messo la firma dimostra che la decisione è sostenibile dal punto di vista giuridico. Poi però arriva il solito Tribunale federale a buttare tutto all’aria. All’insegna del solito motto: gli svizzerotti devono accogliere e mantenere tutti.

La donna tedesca, dice il TF, deve poter restare in quanto “non risulta che si trovi in una situazione di disoccupazione volontaria né che abbia adottato una condotta abusiva”. E allora? Visto che non lavora ma è a carico dello Stato sociale, la donna non ha più alcun titolo per mantenere il suo permesso B.  Sono venuti a mancare i presupposti necessari. Non c’è scritto da nessuna parte che bisogna anche essere delinquenti e/o approfittatori per venire allontanati. Questo ulteriore requisito è una fregnaccia inventata dagli azzeccagarbugli di Losanna per imporre agli svizzerotti di mantenere tutti!

Il TF fa politica

Ecco dunque che i legulei di Mon Repos, quelli che alleggeriscono le pene ai jihadisti e rifiutano di espellerli perché “nel paese d’origine rischiano il carcere”, e quindi ci teniamo in casa i terroristi islamici e magari li manteniamo pure in assistenza, rendono l’ennesimo “servizio” al paese. E’ evidente che ci sono giudici che usano il margine di manovra di cui dispongono per sventare le espulsioni ogni volta che possono: basta che esista un minimo appiglio per farlo. Perché in Svizzera “devono entrare tutti”. Questa è una precisa scelta politica del potere giudiziario. Una scelta contraria alla volontà popolare e alla Costituzione, la quale dice che l’immigrazione va limitata. Applausi a scena aperta!

La beffa

Morale della favola: grazie al TF, i ticinesotti dovranno continuare a mantenere la signora tedesca, che se la ride a bocca larga. Inutile dire che il contribuente le ha già pagato i ricorsi fino al Tribunale federale.

E al danno si aggiunge la beffa: proprio la Germania ha stabilito che gli immigrati, compresi quelli UE, nei primi 5 anni di presenza su territorio tedesco non hanno diritto ad accedere agli aiuti sociali. La Germania, dunque, discrimina e fissa delle priorità. Gli svizzerotti fessi invece mantengono dimoranti in assistenza: tedeschi compresi. Grazie, Tribunale federale!

Lorenzo Quadri

 

Grazie, Tribunale federale! Due disastri in due giorni!

Avanti così! Pene ridicole e niente espulsione dalla Svizzera per i miliziani dell’Isis!

 

Avanti così! A suon di sentenze balorde, i giudici del Tribunale federale stanno trasformando la Svizzera nel paese del Bengodi per i miliziani dell’Isis e di analoghe associazioni criminali. Stiamo parlando di terroristi islamici, mica di ladri di ciliegie. Proprio nel preciso momento in cui il terrorismo islamico – e quell’aggettivo, islamico, lo sottolineiamo per benino – semina il panico in Europa, vedi l’attentato di Westminster, vedi l’attentato mancato ad Anversa, i legulei di Losanna almanaccano sui diritti dei terroristi islamici. Naturalmente in nome del sacro dogma del “non si espelle nessuno alla faccia della volontà del popolo becero” e delle “pene buoniste”. Nel giro di un paio di giorni si sono viste due decisioni da far rizzare i capelli in testa ai calvi.

Ai jihadisti si riduce la pena

Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha condannato due uomini iracheni a quattro anni e otto mesi di carcere per partecipazione ad un’organizzazione criminale, nel concreto l’Isis (ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come: gli stranieri che delinquono non erano tutta una balla della Lega populista e razzista?).

Il TPF non è propriamente un covo di leghisti. Ed infatti quattro anni ed otto mesi sono ancora una pena mite. Altrove simili soggetti li sbattono in cella e buttano via la chiave. Giustamente. Eppure i due jihadisti iracheni non hanno nemmeno la decenza di volare basso. Macché: presentano ricorso contro la sentenza (gli avvocati glieli paga il contribuente?) ed il Tribunale federale in quel di Losanna che fa? Dà loro ragione e intima al TPF di emettere una condanna ancora più all’acqua di rose!

Abuso dell’ospitalità

L’aspetto obbrobrioso della vicenda è che il Tribunale federale non annulla la decisione del TPF perché i due iracheni non sono colpevoli o hanno delle attenuanti. Macché. La colpevolezza è confermata in pieno. Ma il calcolo della pena massima possibile, sentenziano i legulei di Losanna, a Bellinzona non è stato eseguito in modo corretto. Scrivono, tranquilli come un tre lire, i giudici politically correct: “La corte penale ha considerato a torto (sic!) come fattore aggravante, che i due imputati avevano abusato dell’ospitalità della Svizzera”.

Ma è il colmo! Qui ci sono delinquenti stranieri che arrivano nella Svizzera paese del Bengodi e per tutto ringraziamento impiantano cellule terroristiche di matrice islamica (ri-sottolineiamo l’aggettivo). Però l’abuso dell’ospitalità della Svizzera (fessa) non può essere considerato un’aggravante! Tale aggravante non è stata inserita nella sentenza da dei beceri leghisti, populisti e razzisti, ma da dei giudici di una corte penale federale. E si suppone che questi ultimi conoscano la legge. Sicché, se hanno inserito l’abuso dell’ospitalità come aggravante (bravi!)  vuol dire che ciò è giuridicamente sostenibile. Invece, ecco che arrivano i luminari del TF a dire che “sa po’ mia”!

Con queste sentenze del cavolo, diventeremo un polo d’attrazione per terroristi islamici e sapremo chi ringraziare.

Seconda prestazione

E il peggio deve ancora venire, perché non contento dell’esaltante prestazione di cui sopra, il TF ha pensato bene di farne subito un’altra. Al centro ci sono ancora i jihadisti iracheni. La Fedpol ne ha disposto l’espulsione, uno di essi è pure intenzionato a tornare spontaneamente in Iraq. Ma, ancora una volta, nel faraonico palazzo di Losanna gli azzeccagarbugli politically correct si mettono per traverso. Il miliziano dell’Isis deve rimanere in Svizzera, altro che espulsioni razziste! Deve rimanere in Svizzera perché – udite udite – se l’ennesimo pericoloso delinquente straniero che ci siamo messi in casa tornasse al suo paese, sarebbe a rischio di incarcerazione o di tortura. E noi dovremmo preoccuparci se un terrorista islamico (non un ladro di galline!) viene incarcerato o torturato nel suo paese? Ma stiamo scherzando? E per evitargli questo rischio  – che il diretto interessato è disposto a correre: è lui che intende partire – ce lo teniamo in Svizzera libero di organizzare attentati che possono costare la vita a decine di onesti cittadini? (Come si è visto, non c’è mica bisogno di un arsenale bellico per seminare morte, basta un’automobile lanciata in una zona pedonale affollata). Per tutelare un criminale mettiamo in pericolo la sicurezza interna? E oltretutto, rafforziamo ulteriormente la deleteria immagine di una Svizzera buonista-coglionista, covo ideale per miliziani dell’Isis?

Qualcuno ha perso la trebisonda

Qui qualcuno ha proprio perso la trebisonda. Ma il popolo non aveva votato l’espulsione dei delinquenti stranieri? Ed invece, non solo non vengono espulsi i delinquenti comuni, ma ci teniamo in casa pure i terroristi islamici!

Evidentemente, per evitare ulteriori sconci, urge cambiare qualche legge. E magari qualche giudice. E magari anche disdire qualche convenzione internazionale a tutela dei criminali che – ça va sans dire – gli svizzerotti fessi sono gli unici ad applicare. Pedissequamente. Contro i propri interessi vitali. Ma forse la sicurezza dei terroristi è più importante di quella della Svizzera, nevvero luminari di Losanna?

Lorenzo Quadri

Indecente: il rapinatore straniero rimane in Ticino!

I legulei del Tribunale federale fanno un nuovo regalo al Cantone ed ai suoi abitanti 

Criminale straniero? Se è giovane (per quanto maggiorenne da un pezzo) ve lo tenete. E lo mantenete pure in assistenza!

Ma bene! Proprio vero che non c’è limite al peggio, ed in particolare al peggio propinato dai legulei buonisti.

Qual è infatti l’ultima prodezza del Tribunale federale? Questa: il cittadino italiano che nel 2011 armato di pistola soft air rapinò la banca Raiffeisen di Cadenazzo, fuggendo con una maxirefurtiva di oltre 160mila Fr (non proprio noccioline) non verrà espulso. L’ennesimo giovane delinquente straniero ce lo terremo in casa, e questo malgrado sia la Sezione della migrazione che il Consiglio di Stato che anche il Tribunale amministrativo (Tram) avessero deciso che costui doveva lasciare la Svizzera. E non solo ce lo terremo, ma lo manterremo anche.

E’ pure in assistenza

Il bravo giovane “non patrizio” infatti è stato condannato a 15 mesi con la condizionale ed inoltre, udite udite, è pure in assistenza dal novembre 2010. Ed è già costato al contribuente ticinese la bellezza di 86mila franchetti. Però, secondo i legulei del Tribunale federale, non deve essere espulso. Quindi rimarrà in questo sempre meno ridente Cantone a mungere le casse pubbliche. E non stiamo parlando di uno che ha rubato ciliegie al mercato. Stiamo parlando dell’autore di una rapina a mano armata (poi che la pistola fosse soft air, le vittime non lo potevano sapere).

La fregnaccia regina

E perché il rapinatore italiano, secondo il TF, non deve venire espulso, malgrado il crimine commesso e malgrado sia in assistenza? Qui si arriva alla fregnaccia regina. Perché al momento dei fatti era “alquanto giovane”. Ohibò. Il delinquente, quando rapinò  la banca, aveva 22 anni. Mica 12. Era maggiorenne da un pezzo. E, se era abbastanza adulto per mettere a segno una rapina a mano armata fruttata 160mila franchetti, è evidente che era – ed è – abbastanza adulto anche per fare i conti con le conseguenze delle sue azioni. Oppure vuoi vedere che anche la maggiore età è un’opinione, da manipolare a piacimento e naturalmente secondo i dettami del politikamente korretto?

Nuovo sconcio

Il Tribunale federale ci propina dunque l’ennesimo sconcio. Il popolo svizzero, e questo già nel 2010, ha deciso l’espulsione dei criminali stranieri. Eppure chi dovrebbe eseguire continua ad inventarsi  scuse per non farlo, non appena intravvede uno spiraglio. E quella della giovane età è francamente ridicola. Se invece di 22 anni il rapinatore ne avesse avuti 62, cosa si sarebbero inventati i giudici di Losanna per lasciare in Ticino il galantuomo? Che era “alquanto anziano”?

Morale della favola. I ticinesotti, chiusi e razzisti, devono tenersi in casa stranieri pericolosi e gli devono pure versare l’assistenza. Poi ci si chiede come mai, e grazie a chi, la spesa sociale è andata completamente fuori controllo.

Solo gli automobilisti…?

Lo scorso 28 febbraio si è votato sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Quell’iniziativa chiedeva che le espulsioni venissero eseguite senza tanti “se” né “ma”. Ma le élite spalancatrici di frontiere, con il supporto della stampa di regime, hanno azionato la consueta macchina del fango. Contro l’iniziativa e, va da sé, contro i promotori, “more solito” denigrati come razzisti, fascisti, disumani (uella).

Se quell’iniziativa fosse stata approvata, vicende scandalose come quella del rapinatore straniero in assistenza che continuerà a farsi mantenere dai ticinesotti ridendosela a bocca larga, non si sarebbero mai potute verificare. Chi il 28 febbraio 2016 ha votato No ed oggi si scandalizza, ci pensi.

Proprio vero la “giustizia” di questo paese è inflessibile solo con gli automobilisti. Poi ci si chiede come mai la gente non ha fiducia nelle istituzioni.

Lorenzo Quadri

Niente espulsione per l’asilante fiancheggiatore dell’Isis?

Alla faccia della nostra sicurezza e dei piani (?) contro il terrorismo

 

Proseguono le “perle” della magistratura buonista.

Domenica scorsa si è saputo che il Tribunale federale ha deciso lo scarceramento di uno degli iracheni condannati come fiancheggiatori dell’ISIS. Il Tribunale penale federale di Bellinzona aveva rimesso l’uomo in libertà in luglio. Per fortuna la sezione dell’immigrazione del Canton Argovia, luogo di residenza dell’uomo, ne aveva subito disposto il ri-arresto, in vista dell’espulsione dalla Svizzera, fissata a fine ottobre. Ma il TF si è messo per traverso, e ha annullato la decisione cantonale: l’iracheno fiancheggiatore dell’Isis non deve rimanere dietro le sbarre. Non solo. Il difensore dell’uomo ha pensato bene di bullarsi che il suo assistito non potrà (?) comunque venire espulso dalla Svizzera. Perché, afferma il legale, “nel paese d’origine rischierebbe la vita”. Da notare che l’iracheno è arrivato in Svizzera come asilante. Ma come: i finti rifugiati miliziani dell’Isis non dovevano essere tutta un’invenzione della Lega populista e razzista? Ed invece, ecco cosa succede a far entrare tutti!

Ce li teniamo in casa?

Da notare che l’asilante iracheno supporter dei terroristi islamici è stato scarcerato “come se niente fudesse”, senza una reale valutazione della sua pericolosità. E adesso c’è pure il rischio che qualche leguleio trasformi in realtà – creando un pericolosissimo precedente – la teoria della kompagna consigliera nazionale P$ Cesla Amarelle (originaria di Montevideo): “La Svizzera non ha il diritto (sic) di espellere un immigrato terrorista, se questo  nel paese d’origine rischia la vita”.

Ah bene: quindi i terroristi islamici ce li teniamo in casa, magari li manteniamo pure con i soldi della nostra socialità, e li lasciamo liberi di farsi i propri comodi? La vita di un finto asilante terrorista vale di più di quella delle molte persone che potrebbero rimanere vittima di attentati da lui organizzati?

La votazione del 2010

Non illudiamoci che la Svizzera sia al sicuro dagli orrori del terrorismo islamico. Specie se continuiamo a far entrare finti asilanti, che mai si integreranno, e se NON espelliamo i fiancheggiatori dell’Isis. Con un simile atteggiamento “alla Tafazzi,” la Svizzera non farà che rendersi sempre più attrattiva per i terroristi. Per la serie: venite pure da noi, che tanto non si vi succede niente.

E ciò è tanto più grave se si pensa che il popolo svizzero  nel lontano 2010 ha votato l’espulsione degli stranieri che delinquono. Invece non si espellono nemmeno i terroristi. Chi dobbiamo ringraziare?

Lorenzo Quadri

I cassamalatari s’intascavano anche i premi dei morti: sconfessati. E’ ora di cominciare a restituire

I cassamalatari hanno incassato una bella scoppoletta. Per gli assicuratori malattia non sarà un dramma; però per gli assicurati è una vittoria. Il Guastafeste, tramite la sua rappresentante legale, la granconsigliera leghista Sabrina Aldi, è riuscito a far riconoscere dal Tribunale federale di Lucerna il diritto al rimborso, in caso di morte, della quota parte mensile di premio già pagata dal defunto. Il premio dovrà essere rimborsato pro rata. Dunque, se l’assicurato muore il 10 del mese ed il premio, già pagato, è di 300 Fr mensili, 200 vanno restituiti.
Il tribunale cantonale delle assicurazioni aveva respinto in prima istanza il ricorso del Guastafeste, dicendo che il premio è indivisibile. Il Tribunale federale ha ribaltato la sentenza con una maggioranza di tre giudici a due. La decisione farà giurisprudenza e varrà anche in caso di partenza per l’estero. I cassamalatari non potranno che conformarsi. Ancora da chiarire la questione della retroattività, vedi il caso dell’IVA indebitamente prelevata sul canone radiotv. C’è da sperare, nell’interesse dei cittadini, che l’esito non sarà il medesimo.

Far pagare ai risarciti?
Ma guarda un po’ questi assicuratori malattia, i cui lobbysti (anche ticinesi) si trovano in parlamento e non nei corridoi ad adescare ora l’uno ora l’altro, ma proprio nelle aule a fare i deputati. Prima i cassamalatari si gonfiano le riserve a spese della popolazione di alcuni cantoni, in particolare dei ticinesotti; poi, quando l’esistenza del giochetto, prima negato ad oltranza, viene ufficialmente certificata, non ne vogliono sapere di restituire il maltolto. Ricordiamo infatti che il famoso risarcimento agli assicurati di questo sempre meno ridente Cantone per i premi pagati in eccesso dal 1996 in poi ammonta a meno di 70 milioni, mentre il capitale “stuccato” naviga attorno (secondo uno studio effettuato dall’Ordine dei medici del Canton Ticino) ai 450. E continua a crescere. Infatti i premi applicati ai ticinesi rimangono troppo alti.
E non è ancora finita, perché alcuni assicuratori, una ventina, hanno anche avuto la brillante iniziativa di finanziare i risarcimenti non già con le loro riserve create in eccesso, ma tramite prelievi sul groppone degli assicurati stessi. Un’iniziativa scandalosa; una vera e propria presa per i fondelli. A dimostrazione che c’è chi crede di potersi permettere di tutto e di più. Figuriamoci dunque se gli stessi “attori economici” che si producono nelle prodezze sopra indicate, si facevano problemi nell’incassare i premi dei morti…

Il campanile al centro del villaggio
La sentenza del Tribunale federale sul ricorso del Guastafeste, rappresentato da Sabrina Aldi, rimette la Chiesa al centro del villaggio. Tanto per una volta, dà ragione agli assicurati e non ai cassamalatari per i quali la parola restituzione è, evidentemente, un tabù. Si spera almeno (la speranza è l’ultima a morire) che questi ultimi, per pagare le restituzioni dei premi dei morti, o di chi ha lasciato la Svizzera, avranno la decenza di attingere alle pingui riserve (che servono a questo…) invece di ricorrere all’abituale trucchetto dell’aumento dei premi. Comunque, essendo i costi dell’operazione stimati dallo stesso Guastafeste ad una quindicina di milioni l’anno, l’eventuale aumento di premio per finanziare il risarcimento dovrebbe essere di meno di due franchi annui a testa.
Comunque se i cassamalatari dovessero tentare il giochetto di far pagare agli assicurati le restituzioni dei premi dei defunti, l’Ufficio federale della sanità pubblica – che sottostà, ma guarda un po’, al Dipartimento del kompagno Alain Berset – sarà ovviamente chiamato in causa tramite atto parlamentare leghista. Prima, però, lo sarà per la questione del risarcimento dei premi pagati in eccesso fatto pagare agli assicurati da risarcire.
Lorenzo Quadri

Il Tribunale federale sostiene l’immigrazione nello Stato sociale. Nuovo regalo agli stranieri in assistenza

Sembra una di quelle notiziole un po’ astruse di cui al cittadino in fondo poco importa. Il Tribunale federale ha infatti stabilito, in una sentenza del 27 ottobre e resa nota nei giorni scorsi, che gli assegni familiari integrativi (AFI) e gli assegni di prima infanzia (API), previsti dal diritto ticinese, non vanno considerati come un aiuto sociale.
Tale era però la prassi finora seguita dall’Ufficio della migrazione e dal Consiglio di Stato, sulla scorta della giurisprudenza del Tribunale amministrativo. Questa giurisprudenza viene ora smentita dal Tribunale federale.
Di conseguenza, come si legge nel comunicato diramato venerdì dal Dipartimenti delle istituzioni “i servizi cantonali competenti provvederanno quindi da subito a conformarsi ai termini della decisione del Tribunale federale, ciò stando a significare che non sarà più data la possibilità di adottare dei provvedimenti quali: l’ammonimento, la non concessione, il mancato rinnovo rispettivamente la revoca di permessi B o C a quei cittadini stranieri che beneficiano degli assegni AFI e API”.

I permessi B ringraziano
A questo punto il comune cittadino potrebbe dire: “boh, ma che roba è? Che m’importa?”.
Invece importa eccome. Ancora una volta il TF ha allargato la possibilità per permessi B che sono a carico del nostro stato sociale di rimanere in Svizzera a spese del contribuente. Quindi si agevola l’immigrazione nello stato sociale, giocando sulla definizione di “aiuto sociale”. Il Ticino ha una politica generosa a sostegno delle famiglie con figli. Il TF trasforma adesso questa generosità in boomerang. All’interno della stessa UE – alla faccia della libera circolazione – si prendono provvedimenti, sempre più incisivi, per evitare che l’immigrazione svuoti le casse pubbliche. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”, come starnazzano i nostrani adepti del politikamente korretto. Invece da noi, ancora una volta, si va controcorrente. Aumenta la generosità nei confronti degli immigrati che sono a carico del contribuente. E quindi l’attrattività. La stessa cosa accade con gli asilanti.

Autonomia finanziaria
Chi ottiene un permesso B per esercizio di attività lavorativa deve essere anche autonomo finanziariamente. Si tratta di un requisito essenziale per l’ottenimento del permesso. Sappiamo che c’è chi fa il furbo: vedi le reti di contratti di lavoro farlocchi su cui basare il rilascio del permesso. Però nel giro di un paio di mesi (ma anche meno) i contratti di lavoro vengono “misteriosamente” rescissi. Sicché il neo dimorante si mette a carico della disoccupazione e dell’assistenza (e nümm a pagum). Nel Canton Berna ad esempio è stata scoperta una rete gestita da cittadini portoghesi.

Meccanismo che non funziona
Ma anche per chi è in perfetta buona fede le cose possono cambiare e l’autonomia finanziaria che inizialmente c’era può venire a mancare. Non è colpa del diretto interessato. Ma neanche della collettività ticinese. Il prezzo di questa situazione non deve dunque pesare sul groppone del contribuente. Patti chiari, amicizia lunga: se l’autonomia finanziaria finisce, finisce anche il permesso rilasciato con quel presupposto.
Però questo meccanismo già ora non funziona: infatti attualmente a Lugano il 16% dei casi d’assistenza sono permessi B. A livello cantonale la situazione è senz’altro analoga. Dopo la decisione del Tribunale federale la percentuale aumenterà. E con essa la spesa.

Chi ne approfitta
Inoltre, per la serie “accà nisciuno è fesso”, sappiamo bene che c’è chi si approfitta allegramente degli API facendo di proposito un figlio ogni tre anni per staccare un nuovo assegno.
L’assegno di prima infanzia, infatti, garantisce il reddito di tutta la famiglia quando almeno un figlio ha un’età inferiore ai tre anni: e questa non sarebbe una prestazione assistenziale? Per contro, l’assegno integrativo copre solo il fabbisogno dei figli che non hanno ancora compiuto 15 anni.

Calamita
La sentenza del TF non mancherà dunque generare un effetto calamita. I servizi colonizzati dai kompagni che sull’immigrazione ci campano, già si fregano le mani. E si preparano ad affrontare “a dovere” i potenziali beneficiari: non temete, i ticinesotti vi mantengono! Già oggi ritirare un permesso B causa assistenza, in caso di ricorsi, era un’operazione proibitiva. Tant’è che le volte in cui riusciva, faceva notizia. Figuriamoci da oggi via.
A questo punto una domandina s’impone:
– quali conseguenze finanziarie si prevede avrà la nuova giurisprudenza del TF che viene incontro ai dimoranti a carico del contribuente?
Lorenzo Quadri