Legittima difesa: njet del triciclo a Berna e in Ticino

Partitocrazia allo sbando: nessun gesto a sostegno delle vittime delle aggressioni

Nel Belpaese la legge che prevede il potenziamento del diritto alla legittima difesa verrà con tutta probabilità votata ed approvata dalla Camera la prossima settimana. Da notare che la norma italiana prevede di rafforzare il diritto alla legittima difesa non solo di chi viene aggredito nella propria abitazione, ma anche sul luogo di lavoro.

Per contro, alle nostre latitudini il triciclo PLR-PPD-P$$ si è espresso controil potenziamento del diritto alla legittima difesa, anche se limitato alle vittime di aggressioni in casa.

In altre parole: la partitocrazia si schiera dalla parte degli aggressori e contro gli aggrediti. Perché la partitocrazia vuole cittadini inermi in balia dei delinquenti. Non a caso sempre il triciclo ha calato le braghe davanti alla direttiva disarmista dell’UE che colpisce le armi detenute legalmente dai cittadini onesti. Mentre i criminali, che le loro armi se le procurano sul mercato nero, se la ridono a bocca larga.

Iniziativa bocciata a Berna

Alle Camere federali il triciclo PLR-PPD-P$ è dunque riuscito nella brillante impresa di votare contro l’iniziativa, presentata da chi scrive, che chiedeva di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria.

Già oggi chi eccede nella legittima difesa “per scusabile eccitazione o sbigottimento” non è colpevole. L’iniziativa proponeva di aggiungere una disposizione in base alla quale  “se un terzo si introduce senza diritto in un’abitazione, l’eccitazione del proprietario/inquilino è scusabile e il suo sbigottimento presunto”.

Perfino davanti ad una proposta moderata di questo tipo – mica si è chiesta la licenza di aprire il fuoco su tutto quello che si muove! – il triciclo si è messo a starnazzare al “Far West” (?) ed ha detto njet. Partiti $torici dalla parte degli aggressori invece che da quella delle vittime: bravi, avanti così!

L’incresciosa vicenda risale al marzo dello scorso anno. Ma è bene ricordarsene, visto che si avvicinano le elezioni. Non solo quelle cantonali, ma anche quelle federali.

In Ticino iniziativa popolare

Anche a livello cantonale la legittima difesa è un tema di attualità. Nel 2016 il Guastafeste ha presentato un’iniziativa popolare, appoggiata dalla Lega, che chiede che alla vittima di un’aggressione, accusata di eccesso di legittima difesa e poi assolta (o nei cui confronti il procedimento penale è stato abbandonato) venga rimborsata l’integralità delle spese sopportate.

Si tratta anche in questo caso di una proposta “minimalista”, ma è quel che si può a fare a livello cantonale per potenziare il diritto alla legittima difesa. Il tema è infatti regolato dalla legge federale. Abbiamo visto che a Berna il triciclo PLR-PPD-P$$ non ne vuole sapere di potenziare il diritto alla legittima difesa. Lo stesso scenario si sta ora verificando anche in Ticino con l’iniziativa popolare del Guastafeste.

Il triciclo non firma

Di questa iniziativa popolare si sta occupando la Commissione della Legislazione del Gran Consiglio. La deputata leghista Sabrina Aldi ha preparato un controprogetto che riprende i punti essenziali dell’iniziativa. Il rapporto è pronto ma mercoledì scorso, in occasione della seduta settimanale della Legislativa, gli esponenti del triciclo non hanno voluto sottoscriverlo. Gli uccellini cinguettano che l’ex partitone vorrebbe presentare un rapporto contrario all’iniziativa. Ma evidentemente non intende presentarlo ora. Chiaro: non vuole farsi “catar via” a dire No all’iniziativa prima delle elezioni, poiché ciò potrebbe comportare ripercussioni negative.

Sicché, gli esponenti del triciclo, PLR in primis, si guardano bene dal venire adesso a dire pubblicamente che si oppongono perfino ad un piccolo potenziamento del diritto alla legittima difesa. Dunque vorrebbero turlupinare l’elettorato imboscando la spinosa questione fino alle elezioni per poi uscirsene solo dopo con l’impopolare njet. Passata la festa, gabbato lo santo. Signori, ma chi pensate di prendere per il lato B?

Tenere a mente

Il rifiuto di firmare il rapporto Aldi dice già tutto. Il triciclo PLR-PPD-P$$ non ne vuole sapere di potenziare il diritto dei cittadini di difendersi dalle aggressioni in casa propria. Non ne vuole sapere a Berna e non ne vuole sapere nemmeno a Bellinzona. Ricordarsene prima di compilare la scheda elettorale.

Lorenzo Quadri

 

Triciclo: “tremend imbarazz”!

Accordo quadro: rimandata la presa di posizione del CdS perché la partitocrazia…

 

Era attesa per  questi giorni la presa di posizione del governicchio a proposito dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE (ripresa dinamica ossia automatica del diritto comunitario, giudici stranieri, sottomissione alla direttiva UE sulla cittadinanza, fine delle misure accompagnatorie, eccetera). I termini della consultazione indetta dalla Confederella scadono infatti nella prima decade del corrente mese.

Lo scorso sabato il PLR, per il tramite del suo gruppo parlamentare a Berna (che include i tre rappresentanti ticinesi) ha detto Sì all’accordo capestro che  svende la Svizzera all’UE in cambio di presunti “vantaggi economici”, naturalmente a beneficio esclusivo dei soliti, pochi privilegiati dal borsello rigonfio. Ecco come l’ex partitone difende la nostra sovranità, la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari.

Inutile dire che in Ticino sulla scellerata decisione del PLR l’ “indipendentissima” informazione di regime ha fatto calare la censura. Obiettivo: non danneggiare elettoralmente il partito in vista dell’appuntamento di aprile.

La verità non si può dire

Adesso toccherebbe dunque al CdS dire la sua sullo sconcio accordo quadro. I due leghisti Gobbi e Zali sono pronti ad uscire con un njet categorico, ma gli uccellini di Piazza della Foca cinguettano che i “ministri” del triciclo PLR-PPD-P$ starebbero invece menando il can per l’aia. Sicché la presa di posizione governativa, che  sarebbe tranquillamente potuta uscire già questa settimana, con tutta probabilità slitterà a dopo le vacanze di Carnevale.

E’ evidente che la partitocrazia si trova in una situazione di imbarazz, tremend imbarazz. I partiti del triciclo sono infatti favorevoli alla svendita della Svizzera alla fallita UE. Le prese di posizione che cominciano a giungere a livello federale lo dimostrano. Però in Ticino non possono dirlo. Non prima del 7 aprile. Sarebbe un autogol micidiale: i ticinesi hanno sempre votato CONTRO l’UE e la partitocrazia locale, telecomandata dai rispettivi partiti federali, per l’ennesima volta non solo se ne sbatte della volontà popolare, ma fa proprio il contrario? E questo proprio mentre è in giro ad elemosinare voti per occupare le bramate cadreghe? Tatticamente insostenibile.

“Non siamo mica scemi”

Siamo quindi curiosi di vedere che presa di posizione uscirà dal governicchio sullo sconcio accordo quadro. Vedremo dunque se gli esponenti del triciclo cameriere dell’UE pretenderanno di annacquare il njet dei due leghisti. Oppure se avranno la tolla di accodarsi a scopo di campagna elettorale, contraddicendo le posizioni fin qui assunte (politica Xerox: prima denigrare l’odiata Lega, poi fotocopiarla) per poi rimangiarsi tutto l’8 aprile. Magari pensando che la gente sia disposta a farsi prendere per il “lato B” da improvvisi quanto improbabili ravvedimenti. Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”!

Lorenzo Quadri

 

Preghiere con messaggi d’odio: il mantra del “non problema”

Ancora una volta il triciclo PLR-PPD-P$ in Gran Consiglio mette la testa sotto la sabbia

 

Se, come annunciato, sul tema verrà lanciata un’iniziativa popolare, la partitocrazia ne uscirà di nuovo asfaltata

Come c’era da attendersi, martedì il Gran Consiglio ha respinto a larga maggioranza la petizione del “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli che chiede di vietare su suolo pubblico le preghiere contenenti messaggi d’odio e di discriminazione nei confronti di fedeli di altri religioni. Ovvero le preghiere islamiche, essendo le uniche che adempiono a tali requisiti. La proposta è stata di fatto appoggiata solo da Lega ed Udc.

Com’era scontato, il solito triciclo PLR-PPD-PS si nasconde dietro il mantra del “non problema”. Traduzione: prima aspettiamo che i buoi siano fuori dalla stalla; poi magari – con calma, neh – valuteremo se non potrebbe essere il caso di fare qualcosa.
La continua litania del “non problema”, recitata dagli esponenti dei partiti cosiddetti storici per reggersi la coda l’uno con l’altro, è diventata inascoltabile. Sicché l’avanzata dell’estremismo islamico alle nostre latitudini sarebbe un “non problema”. E quali sarebbero allora i veri problemi? Forse i rimborsi delle spese telefoniche dei Consiglieri di Stato?
Evidentemente qualcuno non ha capito che, a furia di mettersi le fettone di salame sugli occhi davanti a questi “non problemi”, tra un po’ ci ritroveremo con la sharia in casa. E potremo salutare i nostri diritti fondamentali.

Del resto i giudici stranieri della CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo), tanto apprezzati dai citati partiti storici, puntano con decisione all’importazione della sharia in Europa; e dire che solo nel 2003 l’avevano giudicata “incompatibile con i diritti umani”. I tempi cambiano ed anche i giudici, è evidente, invece di emettere sentenze fanno politica multikulti.

Triciclo verso l’asfaltatura

Comunque, se il Ghiro, come annunciato, lancerà un’iniziativa popolare contro le preghiere che incitano all’odio su suolo pubblico, il Mago Otelma prevede che la partitocrazia verrà ancora una volta  asfaltata. Perché il popolo plebisciterà il divieto, allo stesso modo in cui ha plebiscitato la norma costituzionale antiburqa (altro notorio “non problema”).
Il tema merita comunque di essere sollevato anche a livello federale. Il consigliere nazionale Udc Andreas Glarner, con buona probabilità, non sarà l’unico a muoversi in questo senso.

Curioso anche il comportamento degli “indipendentissimi” media ticinesi. La petizione di Ghiringhelli è stata ampiamente snobbata, come accade con bella regolarità con i temi scomodi (non sia mai che essi rubino spazio prezioso alla campagna elettorale degli amici del partito giusto).

Nel resto della Svizzera, e anche al di fuori dalla Svizzera, le cose sono andate diversamente. Un qualche motivo ci sarà.

Lorenzo Quadri

 

L’Area Schengen è morta e sepolta: la rivolta del Nord

Di scadenza in scadenza, i controlli sui confini vengono prorogati ad oltranza

 

Certo che siamo proprio fessi! La partitocrazia PLR-PPD-P$ ha accettato il diktat dell’UE contro le armi dei cittadini onesti, malgrado sia contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. L’indecente calata di braghe è stata giustificata, come al solito, col ricatto. Se non accettiamo, hanno a lungo blaterato i politicanti del triciclo, “la permanenza della Svizzera nello Spazio Schengen è a rischio”(uhhh, cha pagüüüraaa!). Da qui lo slogan populista: “dobbiamo salvare Schengen!”.

I controlli restano

Complimenti, soldatini della casta, proprio una bella pensata: l’ennesima. Infatti Schengen è già morto e sepolto. Gli svizzerotti sono tra i pochi che si ostinano a mantenere le frontiere spalancate. Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia nel 2015 a causa del caos asilo (grazie Anghela Merkel!) hanno temporaneamente (?) reintrodotto i controlli ai confini. Il termine per smantellarli scadeva la scorsa settimana. Eppure stranamente, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, nulla è successo. I paesi in questione hanno annunciato che i controlli resteranno in vigore per altri sei mesi. Scaduti i quali, non ci vuole una grande fantasia per immaginarlo, verranno ancora una volta prolungati. E così via. La Francia, dal canto suo, ha fatto sapere ad ottobre che la sua proroga scadrà ad aprile (di quale anno?). Il tutto per la gioia del “diversamente sobrio” presidente in scadenza della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che si presenta alle conferenze stampa con una scarpa blu ed una marrone; probabilmente a causa della nota “sciatica”).

Se anche loro…

L’accordo di Schengen e le frontiere spalancate, che dovrebbero essere delle vacche sacre della (fallita) Unione europea, appartengono ormai al passato. Non ci crede più nessuno. Passi i famigerati e vituperati paesi del blocco Visegrad. Ma se perfino Francia e Germania non ne vogliono sapere di dismettere i controlli “temporanei” sul confine, vuol dire che l’Unione europea ha davvero un piede nella fossa.

Gli unici servi

E chi sono gli unici che ancora si fanno “schiacciare gli ordini” dai funzionarietti di Bruxelles a cui ormai nessuno dà più retta? Gli svizzerotti. Succubi e proni al punto non solo da chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni diktat comunitario senza neanche essere paese membro, ma addirittura da voler REGALARE 1.3 MILIARDI all’UE perché – come hanno spiegato in coro l’Eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara – “bisogna oliare”. Ma oliare cosa, che presto non ci saranno più gli ingranaggi e nemmeno la macchina??

Anche il Gigi di Viganello si è accorto che siamo molto più “in Europa” noi dei paesi del blocco Visegrad, che pure sono  Stati membri. Chi ringraziare per questo scempio lo sappiamo benissimo: l’establishment internazionalista, che  è la rovina della Svizzera.

Lorenzo Quadri

Triciclo: sette anni di letargo prima di accorgersi che…

Calcolo degli alimenti: al Ticino non si possono applicare i parametri di Zurigo

 

Correva l’anno di grazia 2011, quindi sono passati sette anni, quando chi scrive, in qualità di deputato in Gran Consiglio, inoltrava una mozione che chiedeva di rivedere il sistema di calcolo dei contributi che i genitori non affidatari sono tenuti a versare all’ex coniuge per il mantenimento dei figli. La mozione è stata ripresa e portata avanti dal deputato leghista Michele Guerra dopo la mia uscita dal parlamento cantonale (grazie!).

Il problema è che in Ticino i contributi alimentari vengono calcolati sulla base delle tabelle di Zurigo; questo a seguito di una vetusta decisione della Prima Camera civile del Tribunale d’appello.

Le tabelle di Zurigo, come dice il nome, sono commisurate alla situazione – e agli stipendi – di Zurigo. Ma la realtà ticinese è “un po’” diversa. E lo diventa sempre di più. Grazie alla libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, il divario tra le paghe ticinesi e quelle d’Oltregottardo cresce inesorabilmente. Si chiama pressione al ribasso sui salari. E non è una “percezione”, checché ne dicano i burocrati della SECO (quelli specializzati in statistiche farlocche) ed i ricercatori frontalieri dell’IRE.

Per non parlare delle persone a rischio di povertà. Che in Ticino sono quasi un terzo (!) della popolazione; nel resto della Svizzera meno del 15%. Ci siamo “aperti”, come blatera l’establishment un giorno sì e l’altro pure. Ed ecco i risultati. Altro che “ricchezza”!

Sotto la soglia

I contributi alimentari calcolati sulla base delle tabelle di Zurigo fanno sì che parecchi genitori non affidatari finiscano non solo sotto la soglia della povertà, ma addirittura sotto quella del minimo vitale, pur lavorando. “Il genitore non affidatario, a seguito della non deducibilità degli alimenti non beneficerà né di sussidi né di aiuti statali col risultato di trovarsi con un reddito disponibile residuale di gran lunga inferiore al minimo vitale stabilito nella LAS e nella LEF”, recita la mozione.

Senza contare che, se vuole esercitare il suo diritto di tenere con sé i figli nel fine settimana, il genitore non affidatario deve disporre di un appartamento di dimensioni adeguate ad ospitarli. E quindi pagare il relativo affitto (elevato). Altrimenti, nisba!

Non son uno standard

Altro elemento importante: le tabelle di Zurigo non sono affatto uno “standard nazionale”. Altri Cantoni fanno calcoli ben diversi. I contributi alimentari previsti nel Canton Argovia, ed esempio, sono chiaramente inferiori. In alcuni Cantoni romandi gli alimenti sono una percentuale del reddito. Questo significa che il Ticino ha tutto il margine di manovra (“sa pò!”) per trovare una soluzione adeguata alla sua realtà. Tanto più che, con la metà dei matrimoni che finiscono in divorzi, il problema degli alimenti non è certo una questione “di nicchia”.

Blaterano di povertà e poi…

E’ inaudito che in un Cantone in cui tutte le aree politiche si sciacquano la bocca con la “povertà” ci siano voluti sette anni (!) – dal 2011 ad oggi – affinché il Gran Consiglio cominciasse a chinarsi su una distorsione evidente. Che può senz’altro essere (ed in vari casi è) fonte di povertà. E sì che non serve essere dei premi Nobel per l’economia per rendersi conto che i calcoli economici fatti sulla realtà zurighese non possono essere applicati pari-pari (copia-incolla) a quella ticinese. Non sarà che, in tempo di isteria  “me too”, non è politikamente korretto sollevare un problema che tocca principalmente uomini (visto che nella stragrande maggioranza dei casi il genitore non affidatario è il padre)?

Ancora sette anni?

Solo nei giorni scorsi a grande maggioranza il Gran Consiglio ha deciso di dare seguito alla mozione proponendo – alla buon’ora! – di dare il via libera all’abbandono delle tabelle di Zurigo per passare ad un sistema di calcolo che sia aderente alla nostra realtà. Adesso si tratta di individuare i nuovi parametri. Si parla anche di un apposito programma informatico. Speriamo solo che non ci vogliano altri sette anni per avere la nuova base di calcolo. Perché sarebbe l’ennesima presa per i fondelli!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Accordo quadro: il triciclo vuole firmare ad ogni costo!

Spettacolo inguardabile: il ministro degli esteri PLR chinato a 90° davanti all’UE

 

Anche il Gigi di Viganello l’ha ormai capito: non esiste – e non è mai esistita – alcuna “linea rossa invalicabile”!

Prosegue lo psicodramma sullo sconcio accordo quadro istituzionale, ossia un accordo coloniale, che sancirebbe la totale sudditanza della Svizzera alla fallita UE. Un accordo che ci imporrebbe i Diktat di Bruxelles ed i giudici stranieri. Con la direttiva disarmista degli eurobalivi (firmate tutti il referendum! Il formulario lo trovate a pagina 32)  abbiamo avuto un primo assaggio di cosa comporta inginocchiarsi agli ordini dell’UE: rottamazione delle nostre tradizioni, della nostra democrazia diretta, delle nostre leggi, della nostra Costituzione. E la partitocrazia spalancatrice di frontiere vuole proprio questo. Il suo obiettivo è infatti tagliar fuori i cittadini. Il  “popolazzo becero che vota sbagliato” non può decidere. Men che meno può autodeterminarsi. La democrazia diretta va abolita: comandano le élite internazionaliste! Questo è il disegno del triciclo PLR-PPD-P$$: e sarà bene tenerlo sempre presente ad ogni appuntamento elettorale. Perché è inutile lamentarsi ma poi continuare a votare sempre gli stessi partiti e personaggi.

“Ci siamo quasi”

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis, dopo essersi completamente dimenticato del tasto reset, adesso smania per concludere l’obbrobrioso accordo quadro istituzionale. “Ci siamo quasi”, ha infatti dichiarato venerdì, in brodo di giuggiole, durante la seduta della Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati. Quella Commissione di grandi statisti che, con il voto determinante del suo presidente, il senatore uregiatto Pippo Lombardi, ha deciso che il REGALO da 1,3 miliardi alla fallita UE s’ha da fare.

A parte che sembra di sentire la favoletta del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la cui conclusione sarebbe “imminente” da almeno 4 anni. Per il ministro degli esteri liblab, la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale è evidentemente un obiettivo da raggiungere, costi quel che costi. Altro che tutte le fanfaluche che veniva a raccontare sui trattati con gli eurofalliti che si concludono solo se portano vantaggi alla Svizzera, altrimenti si può anche lasciare perdere: scaricate nell’ecocentro assieme al tasto reset. L’inversione di rotta è stata rapida e totale. Adesso si tenta di spacciare l’accordo quadro per indispensabile. E nel contempo si procede al solito lavaggio del cervello ai cittadini, corredato di sondaggi taroccati, secondo i quali la maggioranza degli svizzeri sarebbe favorevole ad una tale oscenità.

Promemoria

“Ci siamo quasi”, si esalta il ministro PLR. “Ci siamo quasi”… a cosa? Forse è opportuno un breve ripasso su alcune delle conseguenze che l’ennesimo trattato-capestro porterebbe con sé:

  • Sottomissione ai Diktat dell’UE tramite ripresa automatica del diritto della DisUnione europea;
  • Giudici stranieri che decidono in casa nostra;
  • Obbligo di recepire la direttiva europea sulla cittadinanza, a seguito della quale non potremmo più espellere nessun criminale straniero se costui è cittadino UE;
  • Socialità svizzera completamente alla mercé degli immigrati comunitari;
  • Fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (quelle misure con cui i $inistrati si sono sempre riempiti la bocca);
  • Invasione di TIR UE da 60 tonnellate (niente da dire, kompagni ro$$overdi?);
  • Fine delle banche cantonali, perché agli eurofunzionarietti in scadenza non sta bene che esse dispongano della garanzia dello Stato;
  • Annullamento di votazioni popolari;
  • Eccetera eccetera.

Ecco qua gli obiettivi del ministro degli esteri PLR e della casta spalancatrice di frontiere!

Linee rosse?

Anche il Gigi di Viganello ha capito che sui temi di cui sopra è impossibile avvicinare le posizioni della Svizzera a quelle degli eurofalliti, poiché sono diametralmente opposte. Se, come racconta KrankenCassis, lo sconcio accordo quadro istituzionale potrebbe essere concluso “prima della fine dell’anno o addirittura nelle prossime settimane”, questo può voler dire solo una cosa: che i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno già deciso di calare le braghe su ogni punto. In barba alla fregnaccia delle “linee rosse invalicabili”, che è solo uno specchietto per le allodole per fare fessi i cittadini! Non esiste alcuna linea rossa che i politicanti eurosvenduti non siano disposti a calpestare. Le trattative tra Svizzera ed UE seguono sempre lo stesso desolante copione: 1) Berna dice una cosa; 2) Bruxelles risponde che non va bene; 3) Berna cala le braghe incondizionatamente, e per giustificarsi dipinge scenari apocalittici nel caso in cui gli svizzerotti avessero la scelleratezza di opporsi ad un qualsiasi desiderio dell’UE!

Referendum

Certo che il rappresentante parzialmente ticinese che il PLR ha mandato in Consiglio federale rende dei grandi servizi al Cantone. Come no…

Comunque, nella denegata ipotesi che l’accordo quadro venisse  sottoscritto, è evidente che sarà referendum. E allora vedremo se la casta e la stampa di regime (a partire dall’emittente di sedicente servizio pubblico) riusciranno a fare il lavaggio del cervello ai cittadini a suon di catastrofismi farlocchi e di fake news, o se invece le cose andranno in un altro modo.

Lorenzo Quadri

La sentenza della vergogna Il jihadista resta in Svizzera

I giudici: “I media lo hanno reso riconoscibile, al suo paese sarebbe in pericolo”

 

Che dire? Questa proprio ci mancava! Il Tribunale d’appello basilese ha raggiunto una nuova vetta di demenza politikamente korretta. Secondo una sua sentenza risalente a febbraio, ma resa nota solo di recente, un jihadista 26enne cittadino iracheno residente in Svizzera non può (“Sa po’ mia!”) essere rimandato al natio paesello. Da notare che il jihadista in questione è arrivato in Svizzera da bambino come asilante. Chiaro: il bravo giovane non patrizio è stato accolto e mantenuto dal solito sfigato contribuente. E, come ringraziamento, ti va a fiancheggiare i terroristi islamici. Ecco cosa ci si guadagna a “far entrare tutti”! Vero gauche-caviar?

La responsabilità? Solo vostra!

Ma per quale motivo i legulei del Tribunale d’appello basilese hanno deciso che il jihadista iracheno e deve rimanere in Svizzera,  sconfessando l’ufficio cantonale della migrazione che gli aveva invece revocato lo statuto di (finto) rifugiato in quanto pericoloso per la sicurezza pubblica? Perché – e qui c’è davvero da non credere alle proprie orecchie – costui è stato descritto “troppo dettagliatamente dai media”. Di conseguenza, malgrado nessuno abbia fatto il suo nome ma sia noto solo come “Alì il farmacista”, è diventato troppo riconoscibile. Quindi (?) in Iraq sarebbe in pericolo di vita (?) sicché, morale della favola, gli svizzerotti fessi dovranno tenerselo sul proprio territorio! Non ancora contenti della bestialità partorita, i legulei basilesi puntano il dito contro la stampa, colpevole di aver rivelato troppi dettagli a proposito del jihadista iracheno.

E’ il colmo!
Legulei da tre e una cicca, altro che tentare di scaricare la colpa sui media! Se l’ennesimo finto rifugiato ma in realtà criminale straniero pericoloso resterà in Svizzera, la responsabilità non sarà certo della stampa. La responsabilità sarà solo vostra,visto che la scellerata decisione di farlo restare – contro la quale, c’è da sperare, verrà interposto ricorso – l’avete presa VOI! Voi  e nessun altro!

Per non “mettere in pericolo” un terrorista islamico dovremmo tenercelo noi, così il pericolo si crea per la sicurezza interna del nostro Paese? E questo malgrado l’espulsione dei delinquenti stranieri sia prevista dalla Costituzione, in quanto votata dal popolo? Qui si sta davvero grattando il fondo del barile. Esiste una qualche altra nazione al mondo dove si è altrettanto FESSI? C’è davvero da dubitarne!

Precedente deleterio

Oltretutto, con la loro balorda decisione, gli azzeccagarbugli basilesi hanno creato un deleterio precedente.

D’ora in poi i seguaci dell’Isis che ci siamo messi in casa grazie alle frontiere spalancate e al rifiuto isterico di combattere la radicalizzazione (perché “non bisogna discriminare”!) faranno in modo di rendersi riconoscibili: così saranno sicuri che arriverà il giudice di turno a stabilire che espellerli “sa po’ mia”. Altro che dare la colpa ai media, tamberla!

Grazie triciclo!

E’ evidente che il delinquente straniero ed oltretutto pericoloso per la Svizzera non è meno pericoloso perché “riconoscibile”. Questo è unicamente un problema suo. Ma arrivare al punto, pur di non espellere, di prodursi in pippe mentali sulla “riconoscibilità” del criminale straniero, rende evidente  che la norma sulle espulsioni dei delinquenti stranieri, voluta dal popolo, è stata trasformata in un colabrodo. Chi ha commesso lo scempio? Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$$, ovviamente!

Il margine di manovra che il triciclo ha fortissimamente voluto attribuire ai giudici – la grande maggioranza dei quali è composta da soldatini della casta spalancatrice di frontiere – ha trasformato la volontà popolare (espulsione dei delinquenti stranieri) in una farsa. Che questo accada anche per i criminali pericolosi, come i fiancheggiatori del terrorismo islamico, è doppiamente scandaloso. L’accaduto dimostra che la Lega, l’Udc ed il Mattino avevano ragione ad opporsi alla nuova legge sugli stranieri che conteneva questo tipo di (non) applicazione della volontà popolare. Uella signori, qui siamo davanti ad un 9 febbraio bis, e le cifre lo confermano! Prima della votazione i camerieri dell’UE in Consiglio federale avevano promesso che, con le nuove norme vendute al popolazzo come “restrittive” (certo, come no…), ci sarebbero state 4000 espulsioni all’anno. Ed “infatti”, ma tu guarda i casi della vita, la cifra reale è di 400: un decimo!

Avanti così, che ci stiamo trasformando nel paese del Bengodi dei terroristi islamici. E quando succederà qualcosa di brutto anche da noi, sapremo chi ringraziare. Vero politicanti e giudici buonisti-coglionisti?

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Grazie partitocrazia! Tappeto rosso agli estremisti islamici

Triciclo PLR-PPD-P$ e Simonetta, sveglia! Di buonismo-coglionismo si può anche morire

Svizzera paese del Bengodi per radicalizzatori: il messaggio sta diventando internazionale

Le posizioni scellerate della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, così come della grande maggioranza del Consiglio degli Stati – compresi i rappresentati ticinesi –in materia di estremismo islamico si stanno diffondendo a livello internazionale.

Sommaruga e la partitocrazia alla Camera dei Cantoni stanno infatti trasformando la Svizzera nel Paese del Bengodi per gli estremisti islamici. I politicanti del triciclo, imbesuiti dal multikulti, lo lasciano dilagare senza far nulla. I tapini blaterano di “non discriminazione”. E al proposito il “think tank” Gatestone institute ha commentato: “E’ come se il Consiglio federale esponesse un cartello con scritto: radicalizzazione benvenuta!”.

Fingere di non vedere

Qual è la notizia che si sta diffondendo a livello internazionale? Che i politicanti del Consiglio degli Stati, compresi i due rappresentanti ticinesi (tenere a mente per le prossime elezioni) hanno avuto la bella idea di seguire la posizione dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, e di affossare la mozione di chi scrive, che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e di imporre agli imam di predicare nella lingua del luogo(così da un lato tutti possono capire quel che viene detto, dall’altro gli imam sono obbligati ad impararla, la lingua, ciò che implica almeno un minimo di integrazione). Apriti cielo! “Non bisogna discriminare, non si può (sa po’ mia!) porre sotto sospetto generale”si sono messi a farneticare in coro la Simonetta ed i politicanti del Consiglio degli Stati, reggendosi la coda a vicenda.

E proprio mentre i buonisti-coglionisti a Berna davano la propria benedizione alla diffusione impunita dell’estremismo islamico in Svizzera, l’Austria– che non risulta essere una dittatura nazifascista ma uno Stato membro dell’UE – chiudeva sette moschee e decretava l’espulsione di decine di imam rei di radicalizzare.

Come sempre: tutti gli altri “possono”. Solo gli svizzerotti fessi non possono mai fare nulla.

Idiozia politikamente korretta

La decisione del Consiglio degli Stati a proposito dei finanziamenti esteri alle moschee, che contrasta con quella del Consiglio nazionale (la camera del Popolo aveva infatti accettato, seppur a maggioranza risicata, il divieto), costituisce un’ incredibile dimostrazione di idiozia politikamente korretta.

In Svizzera ci sono circa 250 moschee, per non parlare dei sedicenti centri culturali islamici. Con la sua decisione, la partitocrazia  multikulti si rifiuta, di proposito, di sapere chi li finanzia. Chiude gli occhi per non vedere.

La premiata attivista per i diritti umani Saïda Keller Messahli, quindi non una becera leghista populista e razzista, ha dichiarato che ingenti somme di denaro provenienti dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dal Qatar, dal Kuwait e dalla Turchia fluiscono nelle moschee svizzere e che la Lega Musulmana mondiale sta dietro “ad una rete di moschee radicalizzate in Svizzera (…) con la chiara intenzione di diffondere il pensiero salafita”.

Sempre peggio

Come se non fossimo messi già abbastanza male, politicanti di Sciaffusa, non si sa in preda a quale raptus, hanno avuto la bella idea di autorizzare la costruzione di una “grande moschea turca”. Con imam nominati dal governo turco. E con tanto di asilo d’infanzia. Così le nuove generazioni di turchi residenti in Svizzera vengono radicalizzate già dalla più tenera età.

Ciliegina sulla torta: gli islamisti Blancho e Illi, esponenti “di punta” del Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS), organizzazione salafita, sono stati inopinatamente assolti dall’accusa di propaganda jihadista dal Tribunale penale federale di Bellinzona. Intanto, fuori dall’aula, si radunavano i gruppi di supporter che urlavano “Allah Akbar”. Lo stesso TPF, con decisione incomprensibile,  aveva procrastinato l’emissione della sentenza nei confronti dei due islamisti e di alcuni loro compagni di merende alla metà di giugno, “in considerazione del Ramadan”. Eh già, perché adesso in Svizzera si festeggia il Ramadan!

Ora Blancho e soci, “benedetti” dal Tribunale penale federale, dalle Simonette e dai politicanti del Consiglio degli Stati, se la ridono a bocca larga. E con loro tutti gli estremisti islamici che ci ritroviamo in Svizzera grazie alla politica del “devono entrare tutti”.

Vale anche la pena ricordare che, se il CCIS ed i suoi pagliacci (pagliacci pericolosi, sia chiaro) come Blancho ed Illi beneficiano di larga “audience”, è soprattutto grazie all’emittente di regime SSR che ha sempre dato ampia visibilità a questa foffa. Avanti così: paghiamo il canone più caro d’Europa per offrire vetrine pubblicitarie agli islamisti!

L’importante…

Sta di fatto che il Consiglio federale e la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti, con le proprie scelte sconsiderate all’insegna del politikamente korretto, hanno lanciato un messaggio chiarissimo agli islamisti di tutto il mondo: “venite pure in Svizzera a radicalizzare, il triciclo PLR-PPD-P$$ ve lo lascia fare! E se qualcuno tenta di mettersi per traverso, ci pensa il triciclo a denigrarlo e delegittimarlo come becero razzista, fascista ed islamofobo!”.

Anche “quello che mena il gesso” è in grado di rendersi conto delle conseguenze di un simile approccio. Ovvero, la messa in pericolo di tutti coloro che vivono in Svizzera, indipendentemente dal passaporto e dalla religione. Machissenefrega: l’importante è appunto “non discriminare”! Rischiare di dare ragione agli odiati “populisti”? Non sia mai! Piuttosto si muore. Di buonismo-coglionismo.

Lorenzo Quadri

Partitocrazia in governicchio Il festival delle figure di palta

Ristorni dei frontalieri: il triciclo PLR-PPD-P$ si arrampica sui vetri per non decidere

Come volevasi dimostrare, i rappresentanti della partitocrazia PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato non ne vogliono sapere di difendere gli interessi dei ticinesi. Ed infatti sui ristorni preparano l’ennesima calata di braghe.

Nuova dimostrazione che il triciclo è succube dei rispettivi partiti federali (che di quello che succede in questo sfigatissimo Cantone se ne impipano). Del resto, da una partitocrazia che affossa la preferenza indigena votata due volte dal popolo, e che si illude di scaricarsi delle proprie responsabilità invocando il trito mantra del “sa po’ mia”, cosa ci si poteva attendere?

Il triciclo (assieme a tutta la casta) ha voluto la devastante libera circolazione delle persone. E quando si tratta di rimediare al disastro fatto? Forse che recita il mea culpa? Forse che cerca di trovare delle soluzioni? Ma col piffero! Si nasconde dietro la foglia di fico del “Sa po’ mia”, affossa le proposte altrui e rottama le votazioni popolari!

Nemmeno sul minimo…

Sui ristorni, l’impostazione non cambia. Sul tavolo, come noto, c’è la proposta di Zali, appoggiata da Gobbi, di vincolare parte di questo “tesoretto” – che ricordiamo ammonta ormai ad oltre  80 milioni di Fr all’anno, e scusate se sono pochi– alla realizzazione, da parte del Belpaese, di opere di interesse transfrontaliero. Così come previsto dalla Convenzione del 1974. Il pagamento verrebbe effettuato, per ovvi motivi, solo a realizzazione avvenuta. Una proposta, lo abbiamo già scritto, assolutamente sensata. Addirittura minimalista. Un “compromesso svizzero”. Eppure, la partitocrazia non ne vuol sapere. E, pur di non dare ragione all’odiata Lega, si arrampica sui vetri per non decidere. Non decide perché sa bene che un No alla proposta leghista costituirebbe un clamoroso autogol, oltre che una figura marrone di proporzioni epiche. Ma bene!

Nulla di fatto

L’ammucchiata antileghista in Consiglio di Stato è così arrivata a tirare in ballo anche la visita del governatore della Lombardia Attilio Fontana. L’evento mondano si è tenuto venerdì. Ovviamente non ha portato nulla di nuovo. Lo si sapeva fin dall’inizio. Ma, quando si è a caccia di pretesti, tutto fa brodo. Oltretutto si tratta dell’ennesima dimostrazione di incoerenza. Il triciclo ha sempre rifiutato qualsiasi intervento cantonale nella questione dei ristorni con la scusa che si tratta di competenza nazionale: quindi di Berna da un lato e Roma dall’altro. Una versione che tra l’altro è stata appena sconfessata dal Consiglio federale.

E adesso per non decidere – e quindi per non dare ragione all’odiata Lega – ci si attacca all’incontro con Fontana? Che è governatore della Lombardia, mica presidente del Consiglio! Proprio vero che al ridicolo non c’è fine.

Nessuna sorpresa

In un passato ormai sepolto (2014) il PLR aveva lanciato una petizione per la disdetta della Convenzione del 1974; oggi evidentemente la musica è cambiata (sarà perché l’attuale presidente dell’ex partitone di lavoro fa il funzionario della Confederella?) ed il partito si è adagiato sull’integralismo calabraghista. E, in duetto con i kompagni, blatera di trattative con l’Italia. Come se con il Belpaese gli svizzerotti non avessero già trattato ad oltranza, prendendola regolarmente in quel posto! Non ci sono quindi dubbi sul fatto che PLR e PS, anche per accontentare i rispettivi partiti nazionali, vogliano a tutti i costi regalare anche quest’anno 80 milioni di ristorni Belpaese. Delude invece la posizione del Beltraministro PPD, visto che il suo partito ha comunque mostrato delle timide aperture verso l’idea di vincolare i ristorni all’esecuzione di opere di interesse comune transfrontaliero. Opere che, pur essendo state promesse da lungo tempo, giacciono imboscate nei cassetti! Oppure non funzionano: vedi il trenino dei puffi Stabio-Arcisate, titolare del record mondiale dei ritardi. Intanto però i vicini a sud investono nella costruzione di una nuova strada per agevolare l’invasione del Ticino da frontalieri e padroncini in arrivo uno per macchina. Per quella i soldi ce li hanno.

La fregnaccia delle “trattative”

I tapini della partitocrazia, come detto, ancora farneticano di trattative con il Belpaese sul nuovo accordo fiscale sui frontalieri. Ed intanto il presidente del Consiglio regionale della Lombardia ha già scritto ai presidenti di Camera e Senato chiedendo di NON ratificare il nuovo accordo! Il quale ormai è morto, sepolto e mummificato.

Cosa deve ancora succedere perché la partitocrazia si decida a bloccare i ristorni? Ma teniamoci questi soldi e piantiamola di farci prendere per i fondelli! Sveglia!

Lorenzo Quadri

 

 

Ristorni dei frontalieri: siamo al dunque

Presto vedremo fino a che punto il triciclo PLR-PPD-P$ si è svenduto

 

Quando si tratta di non farsi fare fessi dai vicini a sud, in governicchio gli unici che si muovono sono gli esponenti leghisti. Ed infatti in questi giorni Zali ha proposto di versare i ristorni dei frontalieri solo dopo la realizzazione di opere concrete che siano di interesse italo-svizzero. Fosse per il triciclo PLR-PPD-PS, pur di calare le braghe davanti ai bernesi e davanti a Bruxelles, ogni anno continueremmo a versare al Belpaese oltre 80 milioni di franchetti di ristorni. Con questi soldoni, un po’ di cose (un bel po’ di cose) a vantaggio dei ticinesi si potrebbero fare!

E, per tutta risposta, i vicini a sud non solo nei nostri confronti sono inadempienti su tutto, ma starnazzano pure al razzismo e alla “discriminazione dei frontalieri”. Una penosa frottola, visto che in Ticino ad essere discriminati sono i ticinesi. Ma è ben comprensibile che chi sta all’estero non si capaciti del fatto che la “nostra” partitocrazia triciclata, pur di ubbidire a Bruxelles, arrivi al punto di discriminare i propri concittadini per avvantaggiare gli stranieri. E questo senza che gli svizzerotti scendano in piazza con i forconi.

Proposta “minimalista”

La proposta di Zali di vincolare i ristorni alla realizzazione di opere di interesse transfrontaliero è senz’altro sensata, ed anzi doverosa. In effetti, i ristorni bisognerebbe smettere di versarli del tutto. Perché, come ben sappiamo, non hanno più alcuna giustificazione, mentre il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non lo vedremo mai. Del resto già 4 anni fa l’allora ministra del 5% Widmer Puffo aveva promesso di disdire la famosa Convenzione del 1974 ma naturalmente non se ne è fatto nulla! Figuriamoci se i camerieri bernesi dell’UE hanno gli attributi necessari a compiere un gesto unilaterale.

Se non si trova una maggioranza…

La proposta di versare i ristorni solo dietro realizzazione di opere di interesse comune è assolutamente ragionevole. E’ perfino minimalista. Come detto, i ristorni andrebbero bloccati del tutto. Ma se nel CdS non si trova nemmeno un altro esponente, oltre ovviamente a Gobbi, disposto a seguire la proposta Zali in modo da farla passare a maggioranza, vuol dire che il triciclo PLR-PPD-P$ è proprio alla frutta. Che la partitocrazia è indegnamente telecomandata da Berna, a sua volta telecomandata da Bruxelles. Gli interessi del Ticino? Chissenefrega! L’obiettivo è uno solo: ottenere le cadreghe. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Ricordarsene alle prossime elezioni: non manca poi tanto.

Lorenzo Quadri

E “Leider” Ammann viene a parlarci di proporzioni?

Grazie spalancatori di frontiere! In Ticino la maggioranza dei lavoratori è straniera

Intanto povertà ed assistenza continuano a crescere, nel totale menefreghismo del triciclo PLR-PPD-P$ preoccupato solo di non mettere a rischio la “sacra” (?) libera circolazione

Certo che siamo proprio messi bene! Di recente si è saputo che in Ticino il tasso di povertà è oltre il  doppio rispetto al resto del Paese. In Svizzera è del 7.5%; da noi è superiore al 17%.  Le persone a rischio di povertà nel nostro Cantone sono un terzo della popolazione. Fino al 2013 erano meno del 25%. La media nazionale delle persone a rischio di povertà è del 14.7%. Ossia meno della metà rispetto al Ticino!

Peggioramento rapido e continuo

Il peggioramento è quindi continuo. E pure rapido. Altro che continuare a blaterare di miglioramento della situazione, di economia in ripresa. Il tutto naturalmente corredato da statistiche della SECO taroccate ad arte. “Ad arte”, nel senso che sono state taroccate scegliendo gli indicatori in modo da farsi dire che, con la devastante libera circolazione delle persone, va tutto bene. Intanto, le cose vanno così bene che in Ticino si è registrato l’ennesimo record dei casi d’assistenza. Rispetto a gennaio dell’anno scorso, ce n’erano  272 in più. I beneficiari sono dunque passati da 7.834 a  8.106.

Aspettiamo ovviamente di sapere quanti sono cittadini svizzeri e quanti sono invece stranieri.

I nuovi impieghi

E’ chiaro che, con 65’500 frontalieri che soppiantano i residenti sul mercato del lavoro, si genera precariato e povertà. I frontalieri attivi nel terziario, dove non ce ne dovrebbe essere nemmeno uno perché non c’è alcuna lacuna di manodopera residente, sono quadruplicati in pochi anni. E continuano ad aumentare. Il numero di nuovi frontalieri ed il quantitativo di posti di lavoro creati indica chiaramente che il soppiantamento è una realtà (altro che “percezione”). Se così non fosse, il numero di posti di lavoro annualmente creati in Ticino dovrebbe essere nettamente superiore a quello dei nuovi frontalieri. Invece la situazione è ben diversa. Le due cifre sono sostanzialmente equivalenti. Ciò significa: tutti i nuovi posti vengono occupati da frontalieri.

Ma quali proporzioni?

E’ evidente che si tratta di un’invasione. Però il ministro dell’economia PLR Johann “Leider” Ammann viene a raccontarci che gli svizzerotti si devono scordare qualsiasi preferenza indigena sul mercato del lavoro in casa propria. “Non basta essere svizzeri per lavorare” ha infatti dichiarato il Consigliere federale liblab davanti ad un’entusiasta platea targata PLR in una serata organizzata dal club dei mille dell’ex partitone! I lavoratori stranieri vanno bene, dice Leider Ammann, è solo una questione di “proporzione”.

Proporzione che però,  grazie all’invasione da sud voluta dalla partitocrazia (Leider Ammann compreso), è andata completamente a ramengo. In Ticino un terzo della forza lavoro è rappresentata da  frontalieri. In totale, i lavoratori stranieri sono la maggioranza. E’ chiaro che di proporzione non ce n’è proprio. Nessun Paese accetterebbe una situazione così aberrante. Nessuno tranne la Confederella. Ristabilire delle proporzioni sensate è proprio l’obiettivo degli  “spregevoli razzisti e xenofobi” quotidianamente infamati dall’establishment spalancatore di frontiere e dalla stampa di regime. Per raggiungere tale obiettivo, occorre far saltare la libera circolazione.

Invece “Leider” Ammann va nella direzione opposta. Non vuole nessuna limitazione dell’immigrazione. E poi ha ancora il coraggio di venirci a parlare di proporzioni?

Povertà va a braccetto con dumping salariale al cui proposito, grazie alle frontiere spalancate, gli esempi si sprecano. Nei giorni scorsi una ditta di Chiasso cercava un impiegato a tempo pieno, con esperienza, per 2300 Fr al mese. Grado d’occupazione: 100%! Avanti così!

Migranti economici

Ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia. In Svizzera non arriva solo chi lavora, magari a scapito dei residenti ed a salario inferiore. Immigra anche chi non lavora. Così ci ritroviamo in casa sempre  più stranieri a carico dello Stato sociale. Che, evidentemente, vanno a farcire la statistica della povertà.

Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Sì, ma solo per chi immigra e per chi gestisce il business delle frontiere spalancate. Negli USA, il vituperato Trump ha parlato chiarissimo: negli States entra solo chi porta un arricchimento al paese. Da noi invece entrano tutti. I risultati si vedono.

Mancano dati

Naturalmente, ma tu guarda i casi della vita, le statistiche della povertà e dell’assistenza pubblicate dalla stampa non riferiscono alcune informazioni che pure sarebbe interessante avere. Ad esempio: tra le persone in assistenza, tra quelle classificate come povere e tra quelle indicate come “a rischio di povertà”, quanti sono gli svizzeri e quanti gli stranieri? E gli stranieri: che tipo di permesso hanno? Da quanto tempo risiedono in Svizzera?

Non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che, disponendo di questi dati, si scoprirebbe che col piffero “immigrazione uguale ricchezza”!

Lorenzo Quadri

 

Versare i ristorni è come pagare gli 1.3 miliardi all’UE

Altro che “non è il momento”! I rubinetti vanno chiusi ora! Basta regali al Belpaese!

 

Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Ignazio KrankenCassis era in visita ufficiale al Consiglio di Stato (tanto per una volta, non è sceso in Ticino per eventi mondani o conferenze autopromozionali con scatole di cartone e palle – palle mostrate e raccontate). Ovviamente, e come poteva essere altrimenti, si è parlato anche di rapporti con il Belpaese. Il quale, come ben sappiamo, nei nostri confronti è inadempiente, e alla grande.

Il famoso nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è ormai ufficialmente morto e sepolto. In realtà il decesso risale a parecchio tempo fa. Perché le lobby dei frontalieri, con i relativi politicanti di servizio, si sono mobilitate quasi subito per scongiurare una spaventosa eventualità: quella che i frontalieri vengano un domani obbligati a pagare le tasse come i loro connazionali che lavorano in Italia, e quindi privati della situazione di sfacciato privilegio fiscale di cui godono oggi. Un privilegio che, peraltro, non è giustificato da nulla. Un qualche sindaco della fascia di confine ha tentato l’arrampicata acrobatica sui vetri per trovare delle motivazioni, ma ha rimediato solo figure marroni.

Se già il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri era morto prima delle elezioni nella Penisola, il 4 marzo ne è stato celebrato ufficialmente il funerale.

Altre questioncelle

Sul tavolo delle trattative con la vicina Repubblica ci sono poi altre questioncelle. Ad esempio, gli investimenti non fatti nelle opere infrastrutturali di interesse italo-svizzero. Alla faccia dei quarant’anni di ristorni incassati – e ben presto dilapidati.  Ma anche la diatriba dell’accesso degli operatori elvetici al mercato finanziario italico. Non si tratta di un tema “di nicchia”. In ballo ci sono infatti tanti posti di lavoro sulla piazza finanziaria ticinese, già falcidiata dalle scellerate politiche calabraghiste dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, prontamente assecondata dal triciclo PLR-PPD-P$ cameriere dell’UE.

Visto dunque che un nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri non ci sarà mai, e visto che quello attuale – comprensivo del versamento dei ristorni – è superato dagli eventi e si basa su presupposti non più dati (segreto bancario), è chiaro a tutti che i ristorni vanno bloccati.

Basta scuse

Già un paio di anni fa, il governicchio aveva prodotto un documento di varie pagine in cui elencava tutti i buoni motivi per bloccare i ristorni… concludendo però che li avrebbe versati lo stesso! Se questa non è una presa per il lato B…

Adesso però di scuse per non procedere al blocco non ce ne sono proprio più. Sicché, la Lega tornerà alla carica. E vedremo presto se, tra i “ministri” della partitocrazia, se ne troverà almeno uno disposto ad unirsi ai leghisti e a formare così una maggioranza per fermare l’emorragia di milioni verso sud; o se invece il triciclo PLR-PPD-P$ preferirà andare avanti con la svendita del Ticino.

Forse qualcuno non si è ancora accorto che continuare a versare i ristorni è come pagare gli 1.3 miliardi di coesione agli eurofalliti: regali ingiustificati, in cambio di niente!

Cosa ne pensa il ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis del blocco dei ristorni? Il quesito è giocoforza uscito nell’incontro di giovedì con il CdS. La risposta è un’uregiatada di prima grandezza: “Le pressioni vanno bene, però devono essere fatte quando c’è un governo, ed in Italia non c’è, quindi bisogna aspettare”.

Sì certo: con la storiella che “va bene fare pressioni sul Belpaese ma non adesso, non è il momento, bisogna attendere” i bernesi ci hanno fatti fessi per anni. Intanto il tempo passa, il Ticino perde tutti i treni, “nüm a pagum” i ristorni, ed i vicini a sud se la ridono a bocca larga.

Decidere subito
Eh no, il giochetto non funziona più! Come diceva Totò: “Accà nisciuno è fesso”, caro ministro degli Esteri liblab. La decisione di bloccare i ristorni va presa subito. E, ovviamente, essi resteranno bloccati anche quando la Penisola sarà riuscita a dotarsi di un governo (sulla cui durata, tra l’altro, probabilmente nessuno scommetterebbe il classico soldo bucato). Altro che “non è il momento”! Il momento è adesso. Non perdiamo l’ennesimo treno! Vogliamo continuare a regalare soldi al Belpaese?

Lorenzo Quadri

 

 

Il “triciclo” PLR-PPD-P$ fa un altro regalo agli islamisti

In Consiglio nazionale la partitocrazia approva i finanziamenti esteri alle moschee

Ennesima cappellata del triciclo PLR-PPD-P$$ che nell’ultima sessione del Consiglio nazionale è riuscito a respingere di misura, per 95 voti a 91 e 7 astensioni, una mozione (del deputato Udc vallesano Jean-Luc Addor) che chiedeva di vietare alle moschee di ricevere finanziamenti da Stati sospettati di appoggiare il terrorismo e/o che non garantiscono i diritti umani.

Tutti gli esperti di islamismo concordano sul fatto che una misura efficace – forse la più efficace – per combatterlo consiste nel chiudere i rubinetti dei finanziamenti stranieri a moschee e centri culturali islamici. Tali finanziamenti provengono infatti da Stati o organizzazioni che pagano per promuovere la diffusione dell’estremismo e della jihad nel nostro Paese. Però la maggioranza della partitocrazia non ne vuole sapere di intervenire: l’è tüt a posct!

Altro che cianciare di “non discriminazione”

Ancora meno ne vuole sapere, ça va sans dire, la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. La quale continua a cianciare di “non discriminazione”. Brava kompagna Simonetta, avanti così. Continua a trattare gli islamisti come se fossero gente pacifica intenzionata ad integrarsi, mentre è proprio il contrario. Quando anche la Svizzera comincerà ad essere insanguinata dagli attentati dei terroristi islamici – ed è solo questione di tempo – ai parenti delle vittime, a orfani/e, vedove/i, ai genitori che hanno perso i figli, eccetera, andrai a raccontare che non hai fatto un tubo per combattere l’islamismo perché la priorità non è la sicurezza della Svizzera e di chi ci vive (svizzeri o stranieri che siano)! No! La priorità è “non discriminare” gli estremisti islamici! Perché “bisogna aprirsi”!

Tra l’altro, spesso e volentieri le vittime dei terroristi islamici sono proprio i musulmani moderati o non osservanti e desiderosi di integrarsi e di vivere come occidentali, a cui i jihadisti vogliono far scontare il “tradimento”.

La ministra del “devono entrare tutti” ed il suo partito spalancatore di frontiere ed islamofilo non hanno ancora capito, o forse non sono in grado di capire, che la sicurezza del paese non riguarda solo i beceri populisti e razzisti. Riguarda tutte le persone che ci vivono onestamente, indipendentemente dalla nazionalità.

Assistenza facile

Inutile dire che la kompagna Sommaruga e gli isterici ed intolleranti soldatini del fallimentare multikulti fremono d’orrore alla sola idea di dare un giro di vite all’ “assistenza facile” ai migranti economici. Quella che permette agli islamisti di vivere con i soldi del solito sfigato contribuente. Così da avere, grazie a questo “reddito di cittadinanza”, tutto il proprio tempo a disposizione per radicalizzare seguaci. Un esempio tra i tanti: il famoso imam (?) predicatore d’odio di Bienne. Quello che invocava la distruzione di ebrei, cristiani, induisti, russi e sciiti. Per la cronaca, costui nel corso degli anni è riuscito a stuccare allo stato sociale svizzerotto ben 600mila franchetti, e scusate se sono pochi. Quanti anni deve lavorare un ticinese medio per guadagnarli?

Non fanno un tubo

La triste realtà è che i camerieri di bernesi di Bruxelles non stanno facendo nulla per combattere il dilagare dell’islamismo in Svizzera. Come da collaudata tradizione, si limitano a riempirsi la bocca con gli “stiamo facendo”, pensando così di far fesso il popolazzo. Il tanto decantato piano anti-radicalizzazione è il consueto, stucchevole esercizio-alibi che consiste nello scaricare compiti sui Comuni e sui Cantoni, nell’illusione di lavarsi la coscienza. Il tutto, naturalmente senza metterci un ghello. Perché i soldi servono a mantenere i finti rifugiati. Tra i quali, ma guarda un po’, abbondano gli estremisti islamici. Non a caso è notizia recente che si sono moltiplicati i dossier di migranti economici esaminati dai servizi d’informazione, e sono triplicati gli asilanti che l’ “intelligence” ha raccomandato di non accogliere in quanto pericolosi.

A proposito di soldi: gli oltre tre miliardi di entrate “extra” che la Confederella si è ritrovata nei forzieri nell’anno di grazia 2017, come si pensa di utilizzarli? Regali all’UE? Prestazioni a migranti economici? Costi di Schengen?

Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che non è bocciando tutte le misure che sarebbero efficaci per combattere l’islamismo e difendendo istericamente la sciagurata politica delle frontiere spalancate che si mette la Svizzera al riparto dai jihadisti. E men che meno con piani farlocchi contro la radicalizzazione, che fanno ridere i polli.

Rimane sul tavolo

In ogni caso, la questione dei finanziamenti esteri alle moschee ed ai centri culturali islamici è tutt’altro che chiusa, in barba alla deleteria decisione presa dalla maggioranza del Nazionale (grazie partitocrazia per esserti di nuovo schierata contro gli svizzeri!). Infatti, nei mesi scorsi lo stesso Consiglio nazionale ha deciso proprio il contrario, approvando una mia mozione con contenuto analogo a quella appena respinta.

Il tema dei finanziamenti alle moschee quindi rimane sul tavolo della politica; assieme a quello della totale inaffidabilità della partitocrazia quando si tratta di difendere gli interessi fondamentali del Paese (e non i propri affarucci di cadrega; perché, quando si tratta di quelli, l’impegno del triciclo è massimo).

Lorenzo Quadri

 

Non possiamo stare senza una difesa dall’invasione

LIA: abrogazione o no, di tornare al Far West non se ne parla proprio, vero “triciclo”?

 

Intanto attendiamo i sindacati al varco dell’iniziativa contro la devastante libera circolazione delle persone

Prosegue la telenovela della LIA, la Legge sulle imprese artigianali.

La LIA venne plebiscitata in Gran Consiglio tre anni fa (era il marzo del 2015)  da tutte le forze politiche. Che naturalmente tentarono anche di saltare sul carro, attribuendosi meriti che non avevano. Perché l’iniziativa di creare una legge per tutelare gli artigiani e le piccole imprese ticinesi dalla concorrenza sleale d’Oltreramina venne dal Consigliere di Stato leghista Claudio Zali. Niente di strano: se aspettiamo che la partitocrazia spalancatrice di frontiere, che ha messo nella palta questo Cantone con la devastante libera circolazione delle persone, faccia qualcosa per rimediare, aspettiamo un pezzo. Basta vedere quel che è successo con Prima i nostri e, in precedenza, con il 9 febbraio.

Hai capito il triciclo PLR-PPD-P$? Prima fa il disastro. Poi, non ancora contento, si arrampica sui vetri per non frenarlo, a suon di “sa po’ fa nagott”.

Becchini delle misure accompagnatorie

E che dire dei $inistrati? Costoro fortissimamente vogliono la libera circolazione delle persone senza alcun limite. La difendono a suon di campagne d’odio contro chi non ci sta (perché gli svizzerotti, “chiusi e gretti”, devono “aprirsi”; perché “devono entrare tutti”). Poi si riempiono la bocca con le misure accompagnatorie (cerotti sulla gamba di legno: se si trattasse di provvedimenti efficaci, sarebbe già scattato il muro di gomma dei “sa po’ mia”). E adesso queste misure accompagnatorie le vorrebbero però gettare nel water in nome dell’asservimento all’UE. Il P$ è infatti accanito supporter dello sconcio accordo quadro istituzionale, quello che ci trasformerebbe a tutti gli effetti in una colonia dell’UE, mandando a ramengo la nostra autonomia e la nostra democrazia. Si guardano però bene dal dire, i kompagnuzzi, che la diretta conseguenza della sottoscrizione dello scellerato accordo sarebbe proprio la fine delle misure accompagnatorie.

“Io non c’ero…”

Tornando alla LIA. Al momento della votazione parlamentare, tutti hanno tentato di saltare sul carro. Ma quando sono cominciati a sorgere dei problemi, si è assistito al consueto, e vigliacco, fuggi-fuggi generale. All’insegna dell’ “io non c’ero, e se c’ero dormivo”!

Addirittura il PPD prima ha votato a piene mani la legge (con una sola opposizione) e poi, quando il governo ha comunicato l’intenzione di ritirarla, si è messo a sbraitare pretendendo rimborsi. Facendosi peraltro bacchettare dal suo ex deputato ed ex municipale di Bellinzona Filippo Gianoni.

Il fronte contro l’abrogazione

Adesso si aggiunge una nuova puntata. Spunta infatti il fronte contro l’abrogazione della LIA. L’Unione delle Associazioni dell’Edilizia nei giorni scorsi ha lanciato un appello, tramite conferenza stampa, affinché la legge rimanda al suo posto. “Ha tantissimi aspetti positivi e solo alcune criticità – ha dichiarato il presidente dell’UAE Piergiorgio Rossi –. Va quindi corretta e non snaturata”. Traduzione: non gettiamo il bambino assieme all’acqua sporca.

Anche i sindacalisti di UNIA e OCST presenti alla conferenza hanno sostenuto questa posizione. Lo hanno fatto descrivendo con toni accorati il degrado sul mercato del lavoro ticinese: “c’è un imbarbarimento; i sindacati passano ore in procura per reati di natura penale come l’usura e la tratta di esseri umani che coinvolgono il mondo del lavoro”. Peccato che ci “si” dimentichi  di citare un fatto essenziale (ma tu guarda i vuoti di memoria che brutti scherzi che giocano). Non si dice infatti che la causa del degrado e dell’imbarbarimento è la devastante libera circolazione delle persone. E chi l’ha voluta? Risposta: i sindacati, assieme al padronato e alla partitocrazia! E allora, signori sindacalisti, chi pensate di prendere in giro con le vostre lacrime di coccodrillo? Visto che ormai anche i paracarri hanno capito che nella realtà ticinese frontiere spalancate e tutela dei lavoratori fanno a botte, scegliete da che parte stare. O fate gli spalancatori di frontiere e di conseguenza gli affossatori del mercato del lavoro ticinese, oppure fate i difensori dei lavoratori. Entrambe le cose assieme non è possibile; è una contraddizione in termini. Aspettiamo dunque al varco  i sindacati sull’iniziativa contro la libera circolazione.

Due certezze

Quale sarà il destino della LIA non sappiamo. Due cose però sono certe:

  • Se il gran consiglio deciderà di abrogare la LIA, bisognerà inventare subito un altro sistema per difendere l’artigianato e le PMI ticinesi dall’invasione di padroncini e distaccati in arrivo dalla vicina Penisola. Un sistema che non crei difficoltà agli operatori locali, ma metta i bastoni tra le ruote a quelli esteri. Protezionismo? Sì, e ce ne vantiamo. Del resto, i vicini a sud hanno poco da starnazzare, dal momento che fanno esattamente la stessa cosa.
  • In Consiglio di Stato, solo gli esponenti della Lega si preoccupano di tutelare il paese dalla devastante libera circolazione delle persone: vedi LIA, vedi casellario giudiziale, eccetera. Gli altri? Stendiamo un velo, anzi un burqa pietoso…

Lorenzo Quadri

 

 

 

Dal triciclo ancora pesci in faccia per gli svizzeri

Il Consiglio degli Stati vuole imporci le leggi degli eurobalivi ed i giudici stranieri!

Prosegue a ritmo serrato la rottamazione dei diritti del popolo svizzero ad opera della partitocrazia PLR-PPD-P$$: certo che se gli elettori continuano a votare certe forze politiche che poi li fregano davanti e di dietro…

E ti pareva: il Consiglio degli Stati ha deciso di respingere senza controprogetto per 36 voti contro 6 l’iniziativa “Per l’autodeterminazione” ovvero l’iniziativa popolare che si oppone ai giudici stranieri e soprattutto alle leggi straniere. Non si tratta certo di una sorpresa, visto il voto nella Commissione affari giuridici (CAG) della Camera alta, che ha asfaltato l’iniziativa con 12 No contro un solo Sì. Quando si dice: le decisioni che fanno CAG…

Chi osa contrastare…

Sicché ancora una volta i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$, naturalmente con la fattiva collaborazione della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, attentano alla democrazia elvetica. La casta spalancatrice di frontiere, rottamatrice della Svizzera e sguattera dell’UE non perde occasione per prendere a pesci in faccia i cittadini che, facendo uso dei propri diritti, osano opporsi ai suoi disegni antisvizzeri. Coloro che osano contrastare la casta vengono dunque, ancora una volta, pitturati come dei delinquenti; dei beceri populisti e razzisti che osano attentare ai diritti umani! Perché durante il dibattito agli Stati si sono pure sentite fregnacce di questo calibro.

CEDU? Ma anche no

Questi camerieri di Bruxelles, non hanno capito da che parte sorge il sole. Tanto per cominciare, la Svizzera non ha alcun bisogno di diktat internazionali e dei giudici stranieri per tutelare i diritti umani in casa propria. Lo ha fatto prima e meglio di tanti altri. Per cui, il tentativo di criminalizzare l’iniziativa per l’autodeterminazione sostenendo che indebolirebbe l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) in Svizzera, fa ridere i polli. Per tutelare i diritti umani, il diritto svizzero ed in particolare la Costituzione bastano. A cosa serve, allora, la tanto slinguazzata CEDU? Serve sostanzialmente ai legulei dei tribunali come pretesto per non espellere delinquenti stranieri, facendosi beffe delle decisioni popolari. A beneficiare della CEDU ci sono anche i terroristi islamici. Che, grazie ad essa, ottengono di rimanere in Svizzera facendo valere che al loro paese potrebbero trovarsi in pericolo. Un argomento che in genere viene portato in tribunale servendosi di avvocati d’ufficio pagati dal solito sfigato contribuente. Quindi, che si abbia la decenza di risparmiarci la panzana che un indebolimento dell’applicazione della CEDU in Svizzera avrebbe chissà quali catastrofiche conseguenze. Perché sono balle di fra’ Luca.

Fregnacce “economiche”

Anche sostenere, come è stato fatto, che sostenere l’iniziativa per l’autodeterminazione – e quindi dare la priorità alla Costituzione svizzera rispetto ai Diktat di Bruxelles – “danneggerebbe la piazza economica svizzera” (uella) equivale a prendere i cittadini per scemi. La precedenza della Costituzione sul diritto internazionale è stata un indiscusso dato di fatto fino a pochi anni fa. Tentare di fare terrorismo di Stato raccontando che il ritorno ad una situazione antecedente che funzionava benissimo sarebbe un pericolo, fa ridere i polli. Oltretutto, sono sempre le solite fregnacce: anche della preferenza indigena, che è stata in vigore dalla notte dei tempi fino al 2004, si è detto peste e corna. Forse che 14 anni fa la Svizzera era immersa nel Medioevo? Ma certo che no!

Inoltre: a starnazzare istericamente al presunto pericolo per l’economia sono le stesse organizzazioni economiche dell’establishment che vogliono le frontiere spalancate per poter assumere stranieri a basso costo lasciando a casa gli svizzeri. E che vogliono pure sabotare i diritti popolari, per impedire ai cittadini di difendersi. Queste associazioni del menga, sempre contro la Svizzera e contro gli svizzeri e a favore della globalizzazione, possono andare a Baggio a suonare l’organo!

Diritti popolari in pericolo

Il colmo è che, mentre i camerieri della partitocrazia si inginocchiano davanti all’UE per permetterle di comandare a casa nostra, trasformandoci così in una colonia a tutti gli effetti, in tutto il resto del mondo avviene proprio il contrario. In Germania le massime autorità giudiziarie hanno stabilito che la Costituzione tedesca ha la priorità sul diritto internazionale. La Gran Bretagna, a seguito della Brexit, si appresta a cestinare le leggi degli eurobalivi: rimarranno in vigore solo quelle esplicitamente approvate dal parlamento inglese.

Invece da noi i calatori di braghe compulsivi rifiutano l’iniziativa per l’autodeterminazione, vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, la ripresa automatica delle leggi di Bruxelles ed i giudici stranieri. E sabotano la volontà dei cittadini. Gli esempi al proposito si sprecano: 9 febbraio non applicato, Prima i nostri non applicato, delinquenti stranieri non espulsi. Il njet all’iniziativa contro i giudici stranieri è un njet ai diritti popolari, un njet alla democrazia e un  njet alla Svizzera. La partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$$  ancora una volta è schierata compatta contro i cittadini. Ma è possibile essere così mal rappresentati? Alle prossime elezioni, dire a questi signori senatori di andare a chiedere i voti a Bruxelles, a “Grappino” Juncker e compagnia cantante, visto che sono a Berna a fare i loro interessi e non certo quelli della gente svizzera.

Lorenzo Quadri

 

Il triciclo PLR-PPD-P$$ vota contro la nostra sicurezza!

La partitocrazia ha bocciato una mozione contro i finanziamenti esteri alle moschee

Il triciclo PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale si è prodotto nell’ennesima cappellata. E’ infatti riuscito a bocciare, seppur a stretta maggioranza (95 a 91 e 7 astensioni) una mozione (dell’Udc vallesano Jean-Luc Addor) che chiedeva di vietare alle moschee in Svizzera di ricevere finanziamenti da Stati sospettati di appoggiare il terrorismo e/o che non garantiscono i diritti umani.

Complimenti alla partitocrazia triciclata, che a maggioranza si schiera dalla parte delle frontiere spalancate, del fallimentare multikulti e dell’islamizzazione della Svizzera!

I jihadisti se la ridono

Gli estremisti islamici infatti, davanti ad una simile decisione parlamentare all’insegna del buonismo-coglionismo e del politikamente korretto, se la ridono a bocca larga. Chiunque si sia confrontato col problema del radicalismo islamico dilagante sa bene che i radicalizzatori, spesso e volentieri, sono foraggiati da Stati o organizzazioni straniere che hanno tutto l’interesse a diffondere la jihad in Occidente; Svizzera evidentemente compresa. Chiudendo i rubinetti dei finanziamenti, si mettono i bastoni tra le ruote a simili operazioni!

E invece, per l’ennesima volta, la partitocrazia si rifiuta di proposito di combattere l’estremismo islamico in Svizzera nascondendosi dietro le solite pippe mentali sulla “non discriminazione”. Avanti così, che andremo molto lontani! Se qualche “nipotino/a di Einstein” pensa di combattere l’Isis con la “non discriminazione” ed il politikamente korretto, è meglio che si dia all’ippica.

Non solo non si chiudono i rubinetti alle moschee ed ai centri culturali (?) musulmani  che vengono foraggiati per radicalizzare in Svizzera. Non si vietano nemmeno le associazioni islamiste: vedi la famigerata “Lies”, quella che distribuisce gratuitamente i Corani. In Germania (Germania! Non Ungheria!) è proibita da tempo. Da noi invece i camerieri dell’UE blaterano che “sa po’ mia”, che “manca la base legale”, che “sarebbe discriminatorio”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Nulla si muove

Inutile dire che anche sul fronte delle “prestazioni sociali facili” ai migranti economici predicatori d’odio nulla si muove. Costoro continuano a venire mantenuti ad oltranza dagli svizzerotti fessi. Così, grazie al “vitalizio” pagato dal solito sfigato contribuente, hanno a disposizione tutto il santo giorno per reclutare seguaci. Vedi il famigerato imam di Bienne, che predicava la distruzione di cristiani ed ebrei. Costui, nel corso degli anni, è riuscito a mungere allo stato sociale rossocrociato la bella somma di 600mila franchetti!

Gli esperti di islam hanno a più riprese ammonito: l’assistenza facile è un micidiale attrattore di imam predicatori d’odio. La Svizzera dunque – assieme ad un paio di paesi nordici – sta rischiando grosso. Ma forse che succede qualcosa?  Nemmeno per sogno! La maggioranza dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$ (a partire, è chiaro, dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga)  va avanti “come se niente fudesse”! Accoglienza scriteriata e frontiere spalancate über Alles! Chissenefrega della nostra sicurezza! E poi, mica si vorrà darla vinta ai beceri populisti e razzisti? Ma piuttosto chi schiacciamo i gioielli di famiglia sotto un rullo compressore!

Resta sul tavolo

Unica nota positiva:  il tema del divieto dei finanziamenti esteri a moschee e centri culturali islamici è ancora sul tavolo. Infatti una mozione di chi scrive, dal contenuto analogo a quella di Addor, nei mesi scorsi è invece stata approvata a (sempre risicata) maggioranza. Sicché, la battaglia prosegue.

Lorenzo Quadri

 

Mercato del lavoro ticinese? La partitocrazia se ne frega

Il triciclo PLR-PPD-P$ ha annullato la preferenza indigena decisa dai cittadini

Come c’era da aspettarsi, vista l’aria che tira nella partitocrazia, la maggioranza del parlamento cantonale ha tradito i cittadini e calpestato la democrazia, affossando l’iniziativa “Prima i nostri”. Si tratta della replica di quanto accaduto a Berna nel dicembre 2016 con il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Diritto superiore?

A Palazzo delle Orsoline il triciclo PLR-PPD-P$ (con qualche eccezione all’interno del PPD) ha deciso che la volontà popolare sgradita alla casta non si applica, continuando a ripetere il ritornello dell’ “incompatibilità con il diritto superiore” ovvero del “sa po’ mia”. Ma anche il Gigi di Viganello ha capito benissimo che il “sa po’ mia” è un pretesto. La realtà è che il triciclo NON VUOLE.

E’ inutile menarla con il diritto superiore, perché “Prima i nostri” è perfettamente conforme alla Costituzione federale (art 121 a). E’ invece la legge federale d’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, voluta dalla casta per bastonare il popolazzo becero che vota sbagliato e per fare bella figura con i padroni UE, ad essere anticostituzionale.

“Sa po’ fa nagott”

Senza contare che “Prima i nostri” ha ottenuto la garanzia federale. Signore e signori del triciclo, non ci si può sempre nascondere dietro la storiella del margine di manovra nullo quando il margine di manovra c’è, semplicemente non viene utilizzato. Perfino gli Stati membri UE fanno (giustamente) le leggi per proteggere il proprio mercato del lavoro.

I ticinesotti sono invasi dai frontalieri; la  maggioranza dei lavoratori in questo Cantone non è svizzero. L’emergenza è evidente da anni; e non stiamo qui a dilungarci su ciò che è noto anche ai paracarri. E qual è la posizione della partitocrazia? Il nulla! “Sa po’ fa nagott”! Il Ticino deve rimanere la “valvola di sfogo” per il disastro occupazionale italiano. Oltreconfine se la ridono a bocca larga dei ticinesotti che votano per difendersi dall’invasione e si vedono annullare l’esito della votazione dai propri politicanti.

Se usasse le stesse energie

La vergognosa sceneggiata parlamentare conferma che la partitocrazia pensa solo ai posti di lavoro della Pravda di Comano, tirandosi giù la pelle di dosso per combattere la “criminale” iniziativa No Billag. Mentre di quelli di tutti gli altri ticinesi se ne impipa! Avanti con l’invasione! “Dobbiamo aprirci”! Chissenefrega di quanti rimangono in disoccupazione ed in assistenza!

Se il triciclo usasse le stesse energie che sta utilizzando per reggere la coda alla  TV di Stato (ovvero per difendere un proprio centro di potere e di propaganda, ovvero ancora per farsi gli affari propri) per tutelare il lavoro dei ticinesi, metà dei problemi di questo Cantone sarebbero già stati risolti da un pezzo.

Senza contare che, se la questione dei frontalieri si ponesse in termini inversi, ovvero se  le Province italiane a noi confinanti avessero il 30% dei posti di lavoro occupati da frontalieri ticinesi, i vicini a sud avrebbero già costruito un muro sul confine da fare invidia a quello di Trump col Messico. Da noi invece i politicanti hanno perfino paura ad applicare le decisioni del popolo.

La farsa delle misure accompagnatorie

Particolarmente ridicolo, poi, il richiamo alle misure accompagnatorie. Da un lato queste misure sono il classico cerotto sulla gamba di legno; quindi inutile tentare di spacciarle per la soluzione. Dall’altro, le misure accompagnatorie sono destinate a decadere in caso di sottoscrizione del famigerato accordo quadro istituzionale voluto, ma guarda un po’, sempre dal triciclo (a livello federela). Per cui, ci vuole già una bella tolla ad invocarle, quando in realtà si sta lavorando per la loro cancellazione integrale!

E che dire del kompagno Bertoli che ricorda che “i cittadini svizzeri hanno votato i bilaterali” dimenticandosi invece che i ticinesi li hanno sempre avversati?

Prendere nota

La rottamazione di “Prima i nostri” dimostra l’urgenza di far saltare la devastante libera circolazione delle persone: sotto con le firme! E ovviamente, prendere nota dei becchini della democrazia in Ticino. Per ricordarsi di non votarli quando, alle prossime elezioni, saranno in giro a fare la questua di schede e crocette per salvare le cadreghe.

Lorenzo Quadri

Nuovo record di frontalieri! Grazie “triciclo”!

Due giorni dopo l’affossamento di “prima i nostri” in Gran Consiglio 

Intanto l’ex partitone pontifica: “No a Prima i nostri, Sì a Prima i migliori”. Traduzione: “Ticinesi , siete a casa in disoccupazione e in assistenza? La colpa è vostra: non valete una sverza! I 65mila frontalieri, invece, sono tutti candidati al Nobel!”

Quando si dice “i casi della vita”! Mercoledì la partitocrazia in Gran Consiglio ha preso a pesci in faccia il 60% dei cittadini ticinesi, rottamando l’iniziativa “Prima i nostri”. Lo ha fatto adducendo il solito pretesto del “sa po’ fa nagott” a cui ormai non crede più nemmeno il Gigi di Viganello. La realtà è che la partitocrazia NON VUOLE fare alcunché per tutelare il mercato del lavoro ticinese devastato dall’invasione da Sud. Evidentemente al triciclo PLR-PPD-P$ e partitini di contorno sta bene così.

Neanche a farlo apposta, per colmo di sfiga, venerdì sono usciti i nuovi dati sul frontalierato in Ticino. E cosa emerge? Esatto! Emerge che i frontalieri sono di nuovo aumentati su base annua, raggiungendo quota 64’885. E l’esplosione c’è stata, ma guarda un po’, nel settore Terziario. Ossia in quelle professioni in cui i frontalieri non colmano alcuna lacuna, ma semplicemente soppiantano i lavoratori ticinesi. I frontalieri attivi nel Terziario avevano raggiunto a fine 2017 quota 41mila, con una crescita di quasi 900 unità nel giro di un anno! Davanti a queste cifre, che vanno di pari passo con l’esplosione dell’assistenza, la partitocrazia cosa fa? Affossa la preferenza indigena! Chissenefrega del lavoro dei ticinesi! Dentro tutti i frontalieri!

Del resto l’ex partitone ha respinto con stizza perfino il micro-provvedimento dei controlli sistematici antidumping sui nuovi permessi di lavoro. Per cui, cosa ci vogliamo aspettare?

Già che ci siamo, ricordiamo anche che il comitato del PLR votò  all’unanimità contro l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”, e venne asfaltato dalle urne ticinesi. E che, ai tempi della votazione popolare sui bilaterali I (era il 2000) l’allora presidente liblab Fulvio Pelli fece la seguente memorabile dichiarazione: “grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani potranno andare a lavorare a Milano”.

La ciliegina

Tanto per mettere la ciliegina sulla torta: all’indomani del Njet a Prima i Nostri con cui ha tradito la volontà popolare e fatto un regalo ai frontalieri e agli imprenditori che abusano della libera circolazione (ricordarsene alle prossime elezioni) l’ex partitone se ne è pure uscito con una perla della seguente levatura: “Noi (PLR) non siamo per “prima i nostri”, siamo per “prima i migliori”. Geniale! I grandi economisti (diploma CEPU?) targati liblab, forti di questo dogma, potranno ora andare a visitare tutti i ticinesi senza lavoro, spiegando a questi ultimi che, se sono in disoccupazione e/o in assistenza, è perché sono delle “mazze”! I 65mila frontalieri in continuo aumento grazie alla partitocrazia, invece, sono tutti candidati al Nobel!

Ma il presidente del PLR Bixio Caprara, che sostanzialmente accusa i ticinesi lasciati a casa e sostituiti con frontalieri di essere delle schiappe e di non valere una sverza, non è mica un funzionario federale con il posto di lavoro ben pagato e garantito a vita?

Lorenzo Quadri

 

 

Ma il triciclo PLR-PPD-P$ vuole affossare “Prima i nostri”!

Prosegue l’esplosione del frontalierato: nel terzo trimestre, +5% rispetto al 2016

E avanti con le agevolazioni fiscali alle aziende “virtuose” che assumono ticinesi

Ma come, non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Invasione da sud, soppiantamento di ticinesi con frontalieri, dumping salariale e tutte le altre distorsioni del mercato del lavoro che la partitocrazia spalancatrice ci ha regalato: non erano solo “percezioni”? Parola di IRE e di ricercatore frontaliere che fa le indagini sui frontalieri…

Nuovi “rumors”

Ed intanto, ma per ora siamo solo a livello di “rumors”,  arriva una nuova new entry, ossia la storia di responsabili del personale che assumerebbero frontalieri facendosi anche pagare un pizzo di un paio di mensilità in cambio del contratto di lavoro. Si tratterebbe, se confermato, di caporalato della peggiore specie. E, chissà perché, c’è come il sospetto che a praticarlo non siano dei patrizi di Corticiasca.

Come la cassa malati

Tornando a bomba: nei giorni scorsi è arrivata la solita notizia, ormai diventata non notizia, dei frontalieri  che sono ancora aumentati. Nello specifico, nel terzo trimestre del 2017 la crescita è stata del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Ohibò, come i premi di cassa malati: avanti a colpi di aumenti del 5% all’anno, e si finisce nella palta profonda. E questo vale sia per il mercato del lavoro che per l’assicurazione malattia. Tanto più che le statistiche federali non sono certo fatte per ingigantire il fenomeno del frontalierato; semmai per minimizzarlo pro-sacoccia bilaterali. Essendo infatti ormai certo il lancio dell’iniziativa contro la scellerata libera circolazione, è chiaro che l’establishment spalancatore di frontiere si trova nella necessità di puntellarla con rinnovata energia. Ed infatti l’UST parla di 65’200 frontalieri in Ticino quando già nell’estate altre statistiche riportavano la cifra di 65’500.  Si potrebbe dire che sono dettagli, ma comunque…

Adesso vogliamo sentirli, i soldatini della libera circolazione  che vengono a raccontarci che i frontalieri “sono indispensabili all’economia ticinese”.  Uella signori, guardate che in Ticino ci sono in totale più lavoratori stranieri che svizzeri! Per colpa vostra!

Quadruplicati nel terziario

Se di per sé l’aumento dei frontalieri è diventato, purtroppo, una non notizia (e per questo sappiamo chi ringraziare), decisamente più significativa l’indicazione a proposito dei settori professionali in cui il numero dei frontalieri è cresciuto. Infatti, l’aumento maggiore si registra nel terziario, ovvero negli uffici, dove la crescita è stata del 7.1% rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso: i frontalieri hanno raggiunto quota 41’200.

Ebbene, si dà il caso che nel 2000 i frontalieri nel terziario fossero 10mila, quindi il loro numero è più che quadruplicato! Sicché, altro che necessità dell’economia: il numero dei frontalieri è esploso proprio in quegli ambiti professionali dove non c’è affatto bisogno di attingere a manodopera estera per rispondere alle richieste dell’economia ticinese. La conseguenza è che questi “nuovi frontalieri” hanno preso il posto dei lavoratori residenti, ovvero li hanno soppiantati. Però il buon Rico Maggi e compagnia cantante ci propinano gli studi farlocchi secondo i quali il soppiantamento “è solo una percezione”!

Per contro, nel settore secondario i frontalieri sono aumentati “solo” dell’1,4% a circa 23’500 addetti, mentre nel primario sono calati del 3.3% a 509.

Frontalierato nocivo

Quindi, nei settori dove i frontalieri erano presenti anche prima della devastante libera circolazione perché effettivamente la  loro presenza colmava una lacuna, c’è una crescita moderata (quando non una diminuzione). La libera circolazione, e le cifre lo dimostrano, ha invece spalancato le porte al frontalierato nocivo: quello che non colma nessun ammanco ma, semplicemente, porta via il lavoro ai ticinesi.

Per questo ribadiamo che 30-35mila frontalieri – ossia quelli presenti quando la preferenza indigena era in vigore –  sono un quantitativo di frontalieri sostenibile per il Ticino. I 65’500 attuali, invece, non lo sono assolutamente!

Li aspettiamo al varco

Eppure, davanti a simili elementari evidenze, il triciclo PLR-PPD-P$, dopo aver rottamato a Berna il “maledetto voto” del 9 febbraio, si appresta a fare lo stesso in Ticino con la preferenza indigena prevista da “Prima i nostri”!

E’ chiaro che lorsignori li aspettiamo al varco.  Vogliamo vederli mettere fuori la faccia davanti alla popolazione per spiegare che, malgrado la situazione di emergenza sia di un’evidenza solare (65’500 frontalieri, e il numero continua a crescere) bisogna andare avanti senza fare nulla, accampando scuse miserevoli come la fandonia della presunta illegalità dell’applicazione di “Prima i nostri”! Ma quale illegalità, quando la preferenza indigena è contemplata sia nella Costituzione federale che in quella cantonale?

Qui ci sono migliaia e migliaia di posti di lavoro che spettavano a residenti e che invece sono andati a persone in arrivo da oltreconfine, le quali tra l’altro in Ticino non lasciano nemmeno un franco. Per fare, in nome delle sciagurate aperture, da valvola di sfogo  per lo sfacelo occupazionale della vicina Penisola, ci siamo messi nella palta noi. E dovremmo andare avanti a tollerarlo all’infinito?

Aziende virtuose

E’ poi evidente che l’esplosione del frontalierato pone con urgenza il tema della promozione dell’assunzione di residenti anche tramite le agevolazioni fiscali alle imprese virtuose: ossia quelle che assumono ticinesi (vedi l’ intervista a pag 15).

Lorenzo Quadri