Il prossimo attacco UE sarà ai nostri diritti popolari?

I camerieri di Bruxelles calano le braghe e si preparano a disarmare i cittadini onesti

Una cosa dovrebbe averla capita anche il Gigi di Viganello: quando i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale parlano di “soluzione pragmatica” in relazione ai rapporti con la fallita Unione europea, intendono  una sola cosa: calata di braghe integrale e ad altezza caviglia. Perché è questo l’unico tipo di “soluzione pragmatica” che conoscono.

Squallore vergognoso

Così accade anche a proposito dalla famosa nuova normativa UE sulle armi. Questa normativa utilizza il pretesto del terrorismo islamico (sottolineare: islamico) per disarmare non già i jihadisti, bensì i cittadini onesti.

Una manovra di uno squallore vergognoso, naturalmente sempre contro il popolo: ma dai funzionarietti di Bruxelles ci si può solo attendere il peggio. Infatti non si è mai visto un terrorista islamico che per i suoi attentati utilizza delle armi legalmente registrate. Costoro, nei casi in cui si servono di armi di fuoco (ciò che avviene assai raramente perché i mezzi impiegati, come sappiamo, sono ben altri: dagli esplosivi fai da te ai camion ai coltelli) le acquistano sul mercato nero. Come fanno tutti i criminali, del resto. Mica le comprano alla luce del sole e declinando la propria identità.

Un favore al terrorismo

Accanirsi contro le armi legalmente detenute dai cittadini significa semmai fare un favore ai terroristi islamici, ed alla criminalità in generale, riducendo le possibilità dei cittadini di esercitare la legittima difesa in caso, ad esempio, di una rapina in casa. Il terrorismo diventa quindi la scusa, per la fallita UE, per colpire non già i seguaci dell’Isis, bensì i cittadini onesti. E’ evidente: la casta arraffona e spalancatrice di frontiere ha paura dei cittadini. Ed infatti li ha vessati in ogni modo.

Non si combatte il terrorismo disarmando i cittadini onesti. Il terrorismo si combatte con misure quali: frontiere chiuse, un calcio al fallimentare multikulti, espulsione dei musulmani radicalizzati, messa fuori legge delle loro associazioni, stop all’accoglienza di finti rifugiati in arrivo da paesi islamisti, divieto di finanziamenti esteri alle moschee, eccetera. Invece niente di tutto questo accade. Mentre il Giappone (grande!) in sei mesi ha accolto tre (!) domande d’asilo su quasi 8600, l’ Europa – Svizzera compresa – continua a “far entrare tutti”.

Scusa miserevole

La storiella della lotta al terrorismo è dunque una scusa miserevole. La realtà è che l’UE  vuole disarmare i suoi cittadini. Ed i camerieri di Bruxelles in CF sono subito scattano sull’attenti, da bravi soldatini. A partire, ovviamente, dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, che per somma sfiga nazionale è la titolare di questo dossier. Osiamo sperare che nessuno pretenda di farci credere che codesta signora intende combattere il terrorismo islamico. Perché gli ridiamo  in faccia. Proprio lei, che non vuole nemmeno impedire i finanziamenti esteri alle moschee! Proprio lei, che non ne vuole sapere di vietare associazioni islamiste come “La vera religione”, già messe fuorilegge nei paesi vicini! Proprio lei, che ci porta in casa i finti rifugiati dal Belpaese (quanti  tra loro sono estremisti islamici?) perché “bisogna dare l’esempio” nell’aderire ai piani di ricollocamento! Proprio lei, che non vuole espellere i jihadisti nel caso questi criminali fossero in pericolo nel paese d’origine!

Limitazioni pesanti

Il governo bernese tenta di spacciare le imposizioni degli eurofalliti in materia di armi come questioncelle di poco conto, con conseguenze pratiche irrilevanti. Balle di Fra’ Luca. Le limitazioni ci saranno eccome. E saranno pesanti. Tanto per citarne alcune: il Consiglio federale nella sua posizione prevede la clausola del bisogno per l’acquisto di armi da fuoco e il divieto generalizzato di acquisto per una serie di altre armi, quali le armi lunghe semiautomatiche in grado di accettare caricatori con più di 10 colpi. In buona sostanza, quali armi lunghe, rimarrebbero legali solamente i fucili da caccia ed i vecchi moschetti della prima metà del secolo scorso.

Per il tiro sportivo, bisognerà dimostrare di essere iscritti ad una società di tiro o fornire prova di frequentare con regolarità il poligono di tiro. E chi non può più andarci, ad esempio perché è anziano? Si vedrà sequestrare le armi? Tutti propositi contrari alla tradizione ed alla legge svizzera, che il popolo elvetico ha già respinto in votazione popolare nel febbraio del 2011.

Sommaruga e compagnia cantante vogliono, per l’ennesima volta, permettere all’UE di imporci le sue leggi. Che sono contrarie alle nostre regole, alle nostre tradizioni ed anche alla volontà popolare. Oggi nel mirino (tanto per restare in tema) ci sono le armi; domani magari toccherà ai diritti popolari?

Sembra una barzelletta: paghiamo miliardi di coesione all’UE per permettere a Bruxelles di comandare in casa nostra. Ed è chiaro che, dovesse passare lo scempio disarmista ed antisvizzero partorito da Sommaruga & Co, questo non farà che spalancare le porte ad ulteriori invasioni di campo degli eurofunzionarietti in casa nostra. Ma per questa situazione ci sono dei precisi responsabili. Non si può certo pretendere di rimanere padroni in casa propria quando si è governati da personaggi evanescenti (per usare un eufemismo).

Se salta Schengen…

Come da copione, i sette scienziati tentano di imporre l’ennesima vergognosa ciofeca con il ricatto: essendo la nuova direttiva sulle armi parte degli acquis di Schengen, se non passa salta tutto il pacchetto – Schengen. Uhhhh, che pagüüüüraaaa! E allora? Se Schengen salta, stappiamo lo champagne!

Ormai noi svizzerotti siamo tra i pochi che continuano a mantenere le frontiere spalancate invece di ripristinare i controlli sistematici sul confine. Quindi siamo tra i pochi che continuano ad applicare i fallimentari accordi di Schengen. Perché i trattati internazionali che fanno entrare tutti non si toccano. Guai! Fare diversamente è becero razzismo! Naturalmente questi rimproveri ipocriti vengono mossi solo a noi. Che siamo il paese più accogliente di tutti e abbiamo il 25% di popolazione straniera, oltre ad un milione di doppi passaporti. Invece il Giappone fa entrare tre asilanti in sei mesi – e fa benissimo! – e nessuno osa fare un cip.

Unica speranza: il referendum

Sicché, Schengen è sacro e non si tocca. Quando però si tratta di procedere ai rimpatri-Dublino, invece, la musica cambia. Ad esempio, arrivano i legulei buonisti-coglionisti del Tribunale amministrativo federale a dire che non si può – sa po’ mia! – rinviare i finti rifugiati in Ungheria perché gli ungheresi brutti e cattivi sono troppo severi nel concedere l’accesso alle procedure d’asilo.

Le associazioni di tiro hanno annunciato il referendum contro l’ennesima imposizione di Bruxelles che vuole disarmare i cittadini onesti. C’è da sperare che siano pronte a lanciarlo. Non bisogna infatti illudersi che il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali si opporrà ad un qualsivoglia Diktat UE! Figuriamoci: la partitocrazia seguirà servilmente i propri esponenti governativi. Solo il popolo potrà evitare l’ennesima vergogna.

Lorenzo Quadri

I migranti economici ci sfruttano: parola di ambasciatore

Un diplomatico propone di introdurre le Green card USA: entri solo per lavorare

 

Asfaltati anche gli aiuti all’estero: “è illusorio pensare che dissuadano gli africani dal lasciare il loro continente”

Chi ha detto che in Svizzera c’è una marea di finti rifugiati eritrei perché costoro fanno venire i loro compatrioti raccontando quanto è bello il nostro Paese e quanto sono generose ed abbondanti le prestazioni sociali pagate dagli svizzerotti fessi?

Chi ha detto che eritrei e somali non arrivano in Svizzera per lavorare ma perché sanno che non verranno rispediti indietro, ed infatti in 8 anni il numero degli eritrei a carico dell’assistenza è aumentato del 2282% (sic)?

Chi ha detto che i somali che stanno arrivando ora vanno respinti?

E chi ha detto che “è un’utopia credere che ampliando l’aiuto allo sviluppo si possa dissuadere gli africani dal lasciare il loro continente”?

E’ forse stato un becero leghista populista e razzista? No. E’ stato nientemeno che un ex ambasciatore svizzero. Trattasi di Dominik Langenbacher, che si è espresso nei termini sopra citati in un’intervista rilasciata al Blick. E Langenbacher, quando dice che: “spesso valutiamo gli africani in maniera sbagliata: hanno una strategia di sopravvivenza e sono molto creativi” sa di cosa parla. Diversamente dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga. La quale però, pur non sapendo, monta in cattedra con piglio da maestrina a calare sentenze. Ad esempio, quella secondo cui l’islam non può essere messo “sotto sospetto generale” malgrado sia manifestamente incompatibile con la società occidentale. Manca solo che Sommaruga aggiunga che l’islam deve diventare religione ufficiale in Svizzera. Poco ma sicuro che la sua posizione è quella!

Cosa ne pensa la Simonetta?

E chissà cosa pensa la ministra del “devono entrare tutti” delle affermazioni dell’ex ambasciatore Langenbacher che la sbugiardano (per usare un termine casto) in modo integrale. Lei e le sue politiche di accoglienza, tanto il conto lo paga il contribuente.

Del resto l’ex ambasciatore non è mica l’unico ad aver detto che le prestazioni sociali elvetiche, eccessivamente generose con i migranti economici, ci attirano in casa ogni sorta di foffa. La stessa cosa l’ha detta l’esperto di estremismo islamico Thomas Kessler, tra l’altro un ex parlamentare verde (quindi: uno di $inistra!) a proposito degli estremisti islamici. Costoro arrivano in Svizzera perché il nostro è uno dei paesi dove un furbetto straniero può attaccarsi alla mammella pubblica con la maggiore facilità. Senza dover compiere alcuno sforzo per integrarsi e per rendersi autosufficiente.

Green card

E chissà cosa pensa  la ministra del “devono entrare tutti” della proposta concreta avanzata dell’ex ambasciatore  Langenbacher, il quale suggerisce di modificare radicalmente il sistema dell’asilo, passando al modello americano delle Green Card. In sostanza,  secondo questa proposta, il migrante per entrare in Svizzera deve disporre di un importo di partenza di 20mila Fr. Dopodiché, avrà sei mesi di tempo per trovare un lavoro, durante i quali non potrà usufruire delle prestazioni sociali. Se non l’avrà trovato, dovrà lasciare la Svizzera. Più semplice di così!

Non osiamo immaginare la faccia che farebbe la kompagna Sommaruga, e non solo lei, davanti ad un’ipotesi di questo genere. Non c’è più religione se nemmeno gli ex ambasciatori osano asfaltare il sacro pensiero unico dell’accoglienza  indiscriminata, e  perorare l’introduzione di modelli fascisti e razzisti come le Greencard USA!

Noi, già che ci siamo, proponiamo di considerare anche il modello Giapponese: il paese del Sol Levante nei primi tre mesi dell’anno corrente ha riconosciuto 3 domande d’asilo  su 8560! E allora piantiamola di farci menare per il naso…

Asfaltati gli aiuti all’estero

Degna di nota anche l’affermazione di Langenbacher secondo cui non è continuando a scialacquare miliardi in aiuti allo sviluppo che si convincono gli africani a rimanere nel loro continente. Peccato che invece sia proprio questa  la scusa che da anni ed annorum viene propinata al popolino rossocrociato per giustificare come mai miliardi dei nostri soldi partono per lidi esotici invece di rimanere qui e venire spesi per le nostre necessità.  E’ quindi evidente che sugli aiuti all’estero bisogna tagliare, ma e alla grande, e allo stesso modo bisogna chiudere i rubinetti dello Stato sociale ai finti rifugiati. Se lo propone un ex ambasciatore…

E ripetiamo: il Giappone, che non è la Germania degli anni Quaranta, fa entrare tre asilanti in sei mesi; e noi dovremmo farci dei problemi a chiudere i rubinetti? Ma non sta né in cielo né in terra!

E intanto…

E il colmo è che, mentre si inviano miliardi all’estero con la scusa che questi prevengono il caos asilo quando sono tutte balle di fra’ Luca; mentre altri miliardi vengono bruciati per mantenere finti asilanti che arrivano per attaccarsi alla mammella pubblica, i sette camerieri dell’UE hanno il faccia di palta di venirci a dire che non ci sono i soldi per procedere al promesso potenziamento delle guardie di confine per aumentare la sicurezza del nostro territorio, ed in particolare delle regioni di frontiera!

Vergognoso. Evidentemente in quel di  Berna credono di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma ancora più vergognoso è che questo sia tollerato.

Lorenzo Quadri

Svizzera sulla black list UE? Provateci…

 

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere! Adesso circola voce che la Svizzera potrebbe finire sulla black list degli eurofalliti (uhhh, che pagüüüraaaa!) a seguito della bocciatura della Riforma III delle imprese.  La lista nera UE verrà allestita il prossimo 5 dicembre alla riunione dell’Ecofin, ossia dei ministri delle finanze della (Dis)unione europea. Vi figureranno i paesi non cooperativi in ambito fiscale. Da indiscrezioni in arrivo dal Belpaese (ma smentite da Berna) la Svizzera sarebbe destinata ad avere un posto nell’elenco.

Calando le braghe…

Evviva! Ecco qua l’ennesimo strabiliante successo della politica della calata di braghe compulsiva davanti ad ogni cip degli eurobalivi. Ecco cosa ci si guadagna a versare senza uno straccio di motivo miliardi di coesione agli eurofalliti (ed il “magic duo” liblab Burkhaltèèèr e Leider Ammann vorrebbe versarne ancora). Ecco cosa ci si guadagna a smantellare il segreto bancario  senza alcuna contropartita. Ecco cosa ci si guadagna a tradire i cittadini sul “maledetto voto” del 9 febbraio per inginocchiarsi all’UE e mantenere le frontiere spalancate. Ecco cosa ci si guadagna a permettere agli eurofalliti di comandare in casa nostra (l’invereconda genuflessione del consiglio federale al diktat di Bruxelles sulle armi è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo). Ecco cosa ci si guadagna a gettare il proprio Paese in pasto al dumping salariale, alla sostituzione di lavoratori locali con stranieri, alla delinquenza d’importazione, tutto  per accontentare il padrone europeo. Ecco cosa ci si guadagna a riempirsi di finti rifugiati (quanti gli integralisti islamici?) che non ci spettano perché “bisogna dare l’esempio” nell’aderire ai programmi di ricollocamento dell’UE.

Dobbiamo continuare? La situazione è chiara anche al Gigi di Viganello. Invece di mandare gli eurobalivi affanbagno, i camerieri bernesi di Bruxelles continuano ad obbedire come soldatini.  L’UE, per tutto ringraziamento, tratta la Svizzera come una pezza da piedi. E la partitocrazia lascia fare!

Attendiamo al varco

Se la Svizzera sarà o no inserita  nelle black list degli eurofalliti, lo sapremo solo ad inizio dicembre. Questi $ignori dell’Ecofin non hanno che da attuare tale insano proposito, che poi ci divertiamo noi. Il nuovo ministro degli Esteri KrankenCassis dovrà dire: ci mettete sulle black list? Allora noi non vi trasmettiamo neanche uno straccio di informazione bancaria, applichiamo la preferenza indigena votata dal popolo, buttiamo all’aria la libera circolazione delle persone e – già che ci siamo – anche il fallimentare accordo bilaterale sui trasporti terrestri, ripristiniamo  i controlli sistematici ai confini, non vi versiamo nemmeno un centesimo di contributo di coesione, non facciamo più entrare neanche un finto rifugiato, espelliamo tutti i delinquenti stranieri dal primo all’ultimo e facciamo una bella alleanza con i paesi del blocco Visegrad ai quali, con tutta probabilità, andrà prossimamente ad aggiungersi l’Austria. Poi vediamo se qualcuno non scende a più miti consigli.

Inutile dire che attendiamo al varco il nuovo direttore del DFAE ed il suo famoso tasto “reset”!

Lorenzo Quadri

“Quasi residenti”: i camerieri dell’UE ci fregano di nuovo!

Berna prepara l’ennesimo regalo fiscale ai frontalieri. Il conto? Ai ticinesi!

Come da copione ecco che arriva una nuova legnata al Ticino. Si tratta dell’ultimo disastro dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, eletta dai kompagni e dagli uregiatti per scalzare l’odiato Blocher.

Alla ministra del 5% – e ad suoi galoppini P$$ e PPD che l’hanno prima piazzata in Consiglio federale per quattro anni, e  che poi l’hanno confermata per un altro quadriennio – dobbiamo, come noto, l’azzoppamento della piazza finanziaria ticinese. Sempre a lei dobbiamo anni di prese per i fondelli nelle trattative con il Belpaese. Ricordiamoci che la signora nel giugno 2014 promise il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri “entro pochi mesi”.  E promise pure ritorsioni nei confronti della Penisola in caso di reticenza. Abbiamo visto come è andata a finire.

Tassazione ordinaria

Adesso si arriva al dunque su un altro capitolo: la famosa tassazione ordinaria dei frontalieri. Traduzione: chi consegue il 90% del proprio reddito in Svizzera è considerato un quasi residente. Dunque (?) deve poter beneficiare delle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo significa che i 65’500 frontalieri che entrano tutti i giorni in questo sempre meno ridente Cantone (naturalmente uno per macchina) potranno chiedere le stesse deduzioni dei ticinesi. L’ordinanza in questo senso, partorita ai tempi di Widmer Schlumpf, è stata posta in consultazione nei giorni scorsi.

Sfoggio di masochismo

Al momento, nessuno è in grado di cifrare in modo esatto le conseguenze per il Ticino di questa bella pensata. Ma non ci vuole il mago Otelma per prevedere che essa comporterà meno entrate per l’erario cantonale (a seguito delle deduzioni) accoppiate alla necessità di assumere più tassatori per – appunto – calcolare le deduzioni dei frontalieri.

Più spese per incassare meno soldi! Un’operazione in pura perdita; un esercizio di puro masochismo. E perché la Confederazione la propone? Il motivo è sempre lo stesso: l’abitudine compulsiva alla calata di braghe davanti all’Unione europea. Addirittura a titolo preventivo.

Chi è discriminato?

Dietro a tutto sta infatti una sentenza del Tribunale federale del gennaio 2010, in cui si stabilisce che i quasi residenti, quindi i frontalieri, hanno diritto alle stesse deduzioni delle persone tassate in Svizzera in via ordinaria. Altrimenti è discriminazione.

E dàgli con questa fetecchiata della “discriminazione” che evidentemente preoccupa solo noi svizzerotti! Nell’UE, per contro, se ne fanno un baffo. Ed in particolare nella vicina Penisola. Inoltre, si potrebbe parlare di discriminazione se ci fossero situazioni uguali trattate in mode diverso. Ma la situazione dei ticinesi e quella dei frontalieri non sono uguali proprio per nulla, come ha ormai capito anche “quello che mena il gesso”. I frontalieri non devono far fronte al costo della vita in Svizzera (a partire dai premi di cassa malati); di conseguenza, non si vede perché dovrebbero beneficiare delle deduzioni fiscali che sono pensate per chi vive da noi. Già non sta né in cielo né in terra che ricevano gli assegni per i figli come i lavoratori elvetici, malgrado i figli dei frontalieri risiedano oltre confine. Adesso vogliamo aggiungerci anche le deduzioni?

Da notare che anche  l’Italia prevede gli assegni per i figli. Però, ma tu guarda i casi della vita, ammontano ad un decimo di quelli elvetici. Ma visto che i figli dei frontalieri vivono nella vicina Repubblica, perché mai non dovrebbero ricevere gli stessi assegni che spettano ai pargoli di chi vive e lavora in Italia?

Oltre sette anni e mezzo!

Inoltre: la sentenza del Tribunale federale sulle deduzioni fiscali dei frontalieri con cui i burocrati bernesi si riempiono la bocca è di inizio 2010. Oltre sette anni e mezzo fa. Nel frattempo, non è successo proprio nulla! Nessuno è più venuto a pretendere che gli svizzerotti si adeguassero. Di conseguenza, non c’era alcuna necessità di agire. Si poteva benissimo lasciare le cose come stavano. Invece, per l’ennesima volta, qualche strapagato funzionario ha pensato “bene” di fare il primo della classe. Tanto il prezzo lo pagano i ticinesi, per cui chissenefrega!

Sicché prossimamente, con la cavolata dei “quasi-residenti”, arriverà l’ennesimo regalo fiscale ai frontalieri pagato da noi sottoforma di maggiori spese amministrative e di perdita di gettito. I frontalieri, che sono fiscalmente privilegiati rispetto agli italiani che lavorano in Italia, dovrebbero semmai pagare più tasse. Gli scienziati bernesi, invece, vogliono fargliene pagare ancora meno!

Applausi a scena aperta per i camerieri dell’UE!

Disoccupazione

E nel frattempo ancora nulla si sa sulla vertenza della disoccupazione dei frontalieri. I balivi di Bruxelles vorrebbero ribaltarne i costi dal paese di residenza a quello in cui il frontaliere aveva l’ultimo lavoro. Immaginiamoci le conseguenze per la Svizzera ed il Ticino di un simile cambiamento di paradigma. L’ennesima calata di braghe federale a nostro danno ci attende?

Lorenzo Quadri

Violenze in Catalogna: balivi di Bruxelles, vergogna!

La disunione europea è la prima nemica dei diritti popolari: giriamo al largo!

 

Come volevasi dimostrare, sul voto in Catalogna per l’indipendenza si è abbattuta la cieca violenza a senso unico dello Stato centrale. L’oppressore di Madrid ha scatenato la Guardia Civil contro inermi cittadini – tra cui molti anziani – che volevano semplicemente decidere in modo democratico del proprio futuro. Le fotografie apparse sui media sono sconvolgenti. Risultato: 844 feriti. Vedremo se si arriverà effettivamente alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza.

Alla votazione hanno  partecipato 2.2 milioni di elettori, il 90% dei quali ha detto sì all’indipendenza, su 5.3 chiamati alle urne. Che i restanti fossero contrari, è tutto da dimostrare. E ci vuole un’ incredibile faccia di tolla da parte del premier Mariano Rajoy per sostenere che non si sarebbe tenuto alcun referendum. Ah no? E i 10mila agenti entrati in azione in tenuta antisommossa sono intervenuti per cosa? Per una festa campestre? Per una sagra della paella? Non migliore la prestazione del re-marionetta, il quale si è affrettato a condannare la slealtà (?) dei catalani, senza fare un cip sulle indegne violenze subite ai seggi. Penoso, per un re che dovrebbe essere il sovrano di tutti. Ma forse si tratta dell’ennesimo esemplare di monarca buono solo per riempire i rotocalchi rosa (a riempire le pagine di cronaca giudiziaria, per contro, provvede già la sorella).

Ma altrettanto penoso è ovviamente l’atteggiamento degli amichetti di Bruxelles, defilatisi pavidamente con la storiella della “questione interna alla Spagna”. La realtà è che questa inutile ed incapace UE è la prima nemica della democrazia, dei diritti popolari e dell’indipendenza dei popoli.

Per gli eurofunzionarietti i cittadini non devono certo votare, men che meno su questioni importanti. Queste le decide la casta, l’establishment, i club Bilderberg e compagnia cantante, secondo il proprio tornaconto e le proprie balorde ideologie spalancatrici di frontiere e multikulti. Popolo sovrano? Per i funzionarietti di Bruxelles, non eletti da nessuno, è l’equivalente di una bestemmia!

Come già detto, la soppressione dei diritti democratici in Catalogna con la fattiva complicità dell’UE ha portato alla luce, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il vero volto della Disunione. Da questa UE dobbiamo stare il più lontani possibile. Sicché, altro che sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale: facciamo saltare la libera circolazione delle persone!  Ma in fretta!

Lorenzo Quadri

Voto sull’indipendenza: noi stiamo con la Catalogna!

Lo spettacolo indegno dell’oppressore di Madrid e dei suoi amichetti di Bruxelles

 

Il referendum in Catalogna mostra impietoso il vero volto degli eurobalivi. Le loro vere inclinazioni. Sempre dalla parte di chi soffoca le libertà dei cittadini. Sempre contro le votazioni popolari. Sempre contro il diritto della gente di scegliersi democraticamente il proprio futuro. Chiaro: il popolo-bestia non può e non deve decidere nulla. Che non si illuda di essere “sovrano” per davvero! A decidere è la casta internazionalista e spalancatrice di frontiere!

Diritto all’autodeterminazione? Diritto all’indipendenza? Connais-pas!

Chi sono i sovversivi?

In Spagna sta andando in scena una delle più clamorose violazioni delle libertà dei cittadini. Questo accade nel bel mezzo dell’Europa. In uno Stato fondatore dell’UE. E’ il massimo: un paese che si dice democratico impedisce ai cittadini di votare. Lo impedisce con la violenza, con le minacce, con i blitz della Guardia Civil. E poi accusa il governo catalano di essere sovversivo, denunciando i suoi esponenti i quali rischiano fino ad otto anni di galera?

Sovversiva è semmai la crassa violazione dei diritti fondamentali dei catalani. Sovversivo è dunque il governo centrale spagnolo. Quello che mobilita 10mila militari e 5mila poliziotti per impedire ai catalani di decidere sulla loro indipendenza. E sovversivi sono gli eurobalivi che appoggiano questo indegno sopruso.

UE contro la democrazia

La fallita UE, infatti, non ha nulla da dire su quanto stanno subendo i cittadini della Catalogna. L’avvinazzato presidente della Commissione europea “Grappino” Juncker ed i suoi strapagati funzionarietti, davanti ad una vera crisi, battono in ritirata. Questa foffa burocratica, non eletta da nessuno, è forte con i deboli e debole con i forti. Fa la voce grossa solo quando si tratta di impedire agli svizzerotti (che tanto calano le braghe sempre e comunque) l’applicazione dell’iniziativa popolare Contro l’immigrazione di massa. Perché le frontiere spalancate, volute dalla casta, devono rimanere tali, costi quel che costi!

Del resto, qualcuno poteva forse aspettarsi che un’istituzione non solo antidemocratica, ma nemica della democrazia quale è l’UE, si sarebbe schierata a difesa dei diritti popolari, in Catalogna o altrove? Ma figuriamoci! Gli eurobalivi di Bruxelles, il diritto di voto lo abolirebbero più che volentieri.

Sappiamo da che parte stare

Intanto l’oppressore di Madrid non si sta facendo mancare nulla. Ieri, oltre ad aver sbarrato i seggi, ha annunciato di aver “annullato il referendum”, bloccando con un blitz della Guardia Civil il sistema che potrebbe essere utilizzato per il conteggio dei voti e per il voto elettronico.

Il portavoce del governo catalano Jordi Turull ha però affermato che il blitz non impedirà lo svolgimento del referendum.

Il governo spagnolo e l’UE stanno dando uno spettacolo vergognoso. Stanno creando scenari da guerra civile. Noi sappiamo da che parte stare. Dalla parte del popolo  catalano che legittimamente vuole decidere del proprio futuro con una votazione democratica. Non certo da quella di chi ricorre a tutto l’arsenale tipico dei regimi totalitari per impedirlo, con l’appoggio degli amichetti di Bruxelles.

Lorenzo Quadri

 

Assistenza, esplode la spesa: chissà perché?

 

Ohibò: adesso in quel di Berna i camerieri dell’UE si sono accorti che i costi dell’assistenza sono esplosi nel giro di pochi anni. Ma buongiorno! Da un rapporto del Consiglio federale emerge infatti che la spesa per l’assistenza sociale è passata da 1.7 miliardi nel 2005 a 2,6 miliardi nel 2015. Apperò, quasi un miliardino in più nel giro di un decennio! Ed evidentemente la tendenza è quella ad una  crescita sempre più incontrollata.

Chissà come mai, per qualche strano motivo il Consiglio federale si dimentica di rilevare che l’esplosione delle spese dello stato sociale è andata di pari passo con l’esplosione dell’immigrazione. Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? Invece, dalle cifre emerge tutt’altro!

I dati risultano comunque di difficile lettura, essendo gli aiuti sociali strutturati diversamente da Cantone in Cantone. Ad esempio in Ticino la percentuale di persone in assistenza sarebbe inferiore alla media nazionale, mentre quella dei beneficiari di aiuti sociali è nettamente superiore.

Selezionare i beneficiari

E’ un dato di fatto, comunque, che la spesa sociale sta galoppando verso l’infinanziabilità e questo a tutti i livelli: federale, cantonale e comunale.  Traduzione: lo Stato non sarà più in grado di sostenere tutti. Sicché è giunto il momento delle scelte, ed è inutile che gli spalancatori di frontiere continuino a mettere la testa sotto la sabbia e a strillare al razzismo pensando di nascondere il problema. Il rapporto del Consiglio federale dimostra quello che da tempo scriviamo. Ossia che bisognerà cominciare a selezionare i beneficiari di aiuti pubblici. Quindi, punto primo: bloccare l’immigrazione nello stato sociale; punto secondo: tagliare l’assistenza ai permessi B; punto terzo: stop migranti economici e rimpatrio dei finti rifugiati che sono qui a farsi mantenere dal contribuente quando potrebbero benissimo tornare al loro paese. Vedi il caso degli eritrei; la spesa sociale da loro causata è aumentata del 2282% nel giro di otto anni!

E’ poi evidente che bisognerà anche promuovere le reti di reciproco aiuto tra i cittadini, perché l’Ente pubblico non sarà più in grado di rispondere a tutti i bisogni.

La partitocrazia, l’élite spalancatrice di frontiere, la stampa di regime, i sindacati e compagnia cantante hanno voluto che ci “aprissimo” alla fallita UE. Questo ha creato disoccupazione, povertà e assalto alla diligenza della socialità elvetica (per non parlare poi dell’esplosione della criminalità d’importazione). Adesso arriva il conto.

Lorenzo Quadri

La presa per il lato B continua

Il Belpaese esige sempre di più dagli svizzerotti; ma quando si tratta di dare…

 

Ma guarda un po’! Ecco che la Guardia di Finanza italica torna all’attacco e pretende dagli svizzerotti informazioni sui titolari di 10mila conti presso il Credit Suisse,  per presunta evasione fiscale. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che da parte elvetica “si” scatterà sull’attenti, mettendosi subito al servizio del padrone tricolore.

Eh già: i vicini a sud hanno ottenuto, senza alcuna contropartita, lo smantellamento del segreto bancario grazie all’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Adesso possono imperversare.

E quando è il turno degli italiani di fare la propria parte nei confronti della Svizzera? Lì la musica cambia; e in modo radicale. Gli svizzerotti vengono blanditi con salamelecchi e ringraziamenti, ma al momento in cui occorre venire al dunque e sottoscrivere degli impegni… zac! Infinocchiati! Per l’Italia, trattare con dei partner così gnucchi come i bernesi che vanno a Roma a parlare in inglese, dev’essere una vera goduria!

Non si avanza di un millimetro

I temi  sul tappeto li conosciamo. Sono sempre i soliti. E non avanzano di un millimetro: accesso al mercato italiano degli operatori finanziari svizzeri (doveroso, vista la calata di braghe sul segreto bancario), fiscalità dei frontalieri, trenini, depuratori, Alptransit, eccetera. Il bello è che, malgrado i politicanti nostrani i mezzi per richiamare all’ordine il Belpaese li avrebbero – ad esempio il blocco dei ristorni, o la disdetta unilaterale della Convenzione del 1974 sulla fiscalità dei frontalieri – non si sognano di usarli. Non sia mai! I vicini a Sud andrebbero immediatamente a frignare a Bruxelles. E solo all’idea di venire ripresi dai loro padroni UE, i nostri “governanti” vengono colti da gravissimi disordini intestinali. Non solo: in Ticino il triciclo PLR-PPD-P$ in Consiglio di Stato, invece di bloccare i ristorni, è riuscito a calare le braghe sul casellario giudiziale. Per togliere “l’ultimo ostacolo” (sic) alla firma del nuovo accordo fiscale sui frontalieri da parte dell’Italia. Una firma che, ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello, non arriverà mai. Ma evidentemente a qualcuno va bene così!

Regio inutile

L’andazzo di cui sopra viene confermato integralmente dall’ultimo incontro della Regio Insubrica, tenutosi venerdì. Il resoconto, così come pubblicato sui media, è a dir poco desolante. Ci si scambia informazioni, si sottolinea l’importanza dei buoni uffici, si “ricorda formalmente che”, e via cianciando. Solo aria ai denti!

Essendo manifesto che le Regioni nel Belpaese contano meno del due di picche, ed essendo altrettanto manifesto che chi invece, a Roma, ha facoltà di decidere sulle questioni italo-svizzere, ci prende per il lato B, la domanda è: per quale motivo bisognerebbe continuare a perdere tempo con la Regio Insubrica, visto che ciò non porta a nulla? La Regio è solo uno dei tanti pretesti per “condir via” gli svizzerotti. Serve a simulare una volontà di collaborazione che invece da parte italiana non esiste. Ma tanto il partner rossocrociato ci casca tutte le volte. E allora, perché cambiare una tattica che ha sempre dimostrato di funzionare?

Lorenzo Quadri

 

Grazie, libera circolazione! Stipendi da fame nel terziario

Impiegati di commercio sempre più sottopagati: ma non erano “solo percezioni”?

 

Ma come, non erano solo “percezioni”? Sostituzione di residenti con frontalieri e dumping salariale non erano tutte balle della Lega populista e razzista? Gli scienziati della SECO non ci hanno appena detto che in Svizzera arriva solo la manodopera altamente qualificata che qui non si trova? Eh già: i 65mila frontalieri attivi in questo sfigatissimo Cantone, di cui 40mila nel terziario, sono tutti profili altamente formati (scienziati nucleari?) che tra noi poveri analfabeti non esistono!

Inoltre, qualcosa non torna. Risulta infatti che le università elvetiche siano tra le migliori al mondo. Però, chissà come mai, i profili “altamente qualificati” bisogna continuare ad importarli dall’estero. Ohibò. I cittadini UE che arrivano con la devastante libera circolazione delle persone sarebbero tutti più qualificati degli svizzerotti? Oppure sono più qualificati solo nell’utilizzo creativo della lapa, ovvero quando si tratta di vendere fumo per autopromuoversi?

Le bufale

La bufala del “personale altamente qualificato che non si trova in Svizzera” appare nelle sue immani proporzioni soprattutto in Ticino. Speriamo infatti che nessuno ci venga a dire, a giustificazione dell’esplosione del numero dei frontalieri nel terziario, che tutte le migliori intelligenze d’Europa si trovano concentrate nell’area di Como e Varese; perché gli ridiamo in faccia.

Del resto, ma tu guarda i casi della vita, le fregnacce della SECO su sostituzione e dumping salariale vengono smentite da uno studio della Divisione dell’economia pubblica del Canton Zurigo, pubblicato alcuni mesi fa e prontamente messo in dimenticatoio dall’élite spalancatrice di frontiere. Dal documento emerge che solo uno su sei dei frontalieri attivi in Ticino lavora in un ambito dove c’è effettiva carenza di manodopera locale. La logica conseguenza è che 5 frontalieri su 6 non colmano alcuna “lacuna” ma semplicemente si sostituiscono ai lavoratori residenti. Si chiama “soppiantamento”; ma va da sé che per gli scienziati della SECO il fenomeno non esiste. E non esiste nemmeno per i luminari dell’IRE, l’Istituto ricerche economiche diretto dal buon Rico Maggi, quello che fa svolgere gli studi sul frontalierato a ricercatori frontalieri. Sostituzione? Dumping salariale? Sono solo “percezioni”!

Quasi il 30%…

Probabilmente, secondo i sopra citati galoppini della libera circolazione, anche quanto pubblicato venerdì sul Giornale del Popolo a proposito degli impiegati di commercio sottopagati “è solo una percezione”.

Risulta infatti che il 15.8% delle assunzioni di impiegati di commercio effettuate in Ticino negli ultimi due anni sia avvenuta con salari al di sotto del minimo di riferimento. Tra i frontalieri, quelli assunti con paghe troppo basse negli anni di disgrazia 2015 e 2016 sarebbero addirittura il 28.9% del totale. Ovvero quasi un terzo. Naturalmente queste sono le cifre ufficiali. Manca il nero. Ossia i contratti con assunzione e stipendio a metà tempo, ma lavoro effettivo al 100%. Ennesima prassi, sempre più diffusa alle nostre latitudini, importata da Oltreramina (perché “bisogna aprirsi”).

E’ quindi evidente che i frontalieri vengono assunti – magari da datori di lavoro connazionali – non certo per “le competenze che non si trovano tra i residenti” ma semplicemente per pagarli meno. Di conseguenza, anche i ticinesi che vogliono lavorare si devono adeguare, altrimenti restano a piedi. Più chiaro di così. Altro che “percezioni”, altro che le statistiche farlocche per negare l’evidenza e per far credere agli svizzerotti che la libera circolazione delle persone è una figata pazzesca, mentre i disastri che provoca sono solo balle populiste e razziste!

Annuncio scandaloso

Ed intanto, sempre per la serie “il dumping salariale è solo una percezione”, nei giorni scorsi è apparso un annuncio di ricerca di lavoro pubblicato da una ditta con sede a Massagno. L’azienda cerca per il suo “settore commerciale internazionale”  un impiegato a tempo pieno, con ottima conoscenza dell’inglese, ad una paga lorda annua (!) che va dai 23mila ai 35mila Fr. Ovvero, se suddividiamo in dodici mensilità (parlare di tredicesime con tali cifre sarebbe una vera e propria presa per i fondelli) otteniamo uno stipendio mensile lordo compreso tra i 1900 ed i 2700 Fr al mese. Bene, scienziati della SECO e dell’IRE: visto che il dumping salariale secondo voi non esiste, questi stipendi come vogliamo definirli?

Intanto nel settore privato il divario salariale tra il Ticino ed il resto della Svizzera continua a crescere. Ma naturalmente la libera circolazione delle persone e conseguente invasione da sud non c’entra nulla, vero?

L’importante, per gli spalancatori di frontiere ed i loro galoppini “scientifici” – finanziati dal contribuente – è negare l’evidenza per reggere la coda alla libera circolazione.

Lorenzo Quadri

Nuova scandalosa marchetta della $inistra agli stranieri

Il deputato P$$ Wermuth: “albanese e serbo croato nuove lingue nazionali”. E l’arabo no?

 

Consiglio al buon Wermut: prima di inventarti nuove lingue nazionali farlocche, comincia ad imparare quelle attuali, visto che non le sai

E ti pareva! A $inistra sbroccano di nuovo. Naturalmente il mantra è sempre lo stesso: ovvero frontiere spalancate e multikulti.

A regalare l’ennesima scempiaggine, naturalmente poi ampliata dai portali online  che visto il periodo estivo e il conseguente manco di notizie non sanno più cosa inventarsi per aumentare i click (più visualizzazioni uguale miglior posizionamento sul mercato pubblicitario), è ancora una volta tale consigliere nazionale P$$ Cedric Wermuth, simpatico come un cactus nelle mutande.

Costui, ex presidente della Gioventù Socialista (GISO: è quella che organizza le marce-flop contro le guardie di confine, quindi contro dei lavoratori, ed a sostegno degli immigrati clandestini e di conseguenza dei passatori e dell’Isis) già la scorsa settimana se ne era uscito a blaterare di introduzione in Svizzera del cosiddetto “ius soli”. Traduzione: chi nasce in nel nostro paese ottiene automaticamente la cittadinanza elvetica.

L’obiettivo che i kompagnuzzi perseguono con questa proposta è evidente: naturalizzare a tutto spiano ed in massa persone non integrate, che magari odiano e disprezzano la Svizzera e gli svizzeri (ma certamente non le prestazioni sociali pagate dal contribuente; quelle, invece, “piacciono” eccome). Intento partitico: tamponare l’emorragia di elettori P$$ con neo-svizzeri non integrati, così da poter portare avanti un programma politico che è contro la Svizzera e gli Svizzeri. Perché ormai la sigla PSS questo sta a significare: Partito contro la Svizzera e contro gli Svizzeri.

Nuove lingue nazionali

L’ultima sbroccata rossa  è dunque la seguente: il citato Wermuth dichiara che bisogna rendere lingue nazionali anche l’albanese ed il serbo-croato.

E’ evidente che non si tratta solo di una opinione personale del  Cedric, che conta come il due di briscola, ma  di una posizione condivisa all’interno del partito nazionale. Il quale infatti, ma tu guarda i casi della vita, ben si guarda dal distanziarsene ufficialmente.

A parte che una simile esternazione denota una clamorosa ignoranza della storia del nostro paese – ma è notorio che i kompagni se ne fregano della Svizzera, non per nulla in Ticino sono istericamente contrari all’insegnamento della civica – i conti non tornano. Wermuth, perché solo l’albanese ed il serbo croato? E l’arabo dove lo lasci? Ed il tigrino, ovvero la lingua dei finti rifugiati eritrei che voi kompagnuzzi volete “fare entrare tutti”? Non sarà che la gauche-caviar discrimina, vero?

Oltretutto, con questa ennesima marchetta agli stranieri, non gli si rende nemmeno un gran servizio, poiché sembra che la rivendicazione delle nuove lingue nazionali venga da loro.

La linea

Le sbroccate del deputatucolo Wermuth, malgrado come detto il peso politico di costui sia paragonabile a quello della sua collega Addolorata Marra di Botrugno (Puglia), ovvero tendente a zero, ben illustrano quali siano i programmi della $inistruccia rossocrociata; quella che se ne frega degli svizzeri e si preoccupa solo degli stranieri, a cominciare dai finti rifugiati. Visto poi che Wermuth è relativamente giovane, è verosimile immaginare che l’evoluzione, o piuttosto l’involuzione, del partito andrà nella direzione da lui indicata.

In sintesi

Ecco dunque riassunti i punti salienti del programma della $inistra (anti)svizzera:

– naturalizzare tutti;
– albanese e serbo croato, e magari prossimamente anche l’arabo, come nuove lingue nazionali;

– islam religione ufficiale;

– accogliere e mantenere tutti i finti rifugiati con lo smartphone (vedi marcia-flop dello scorso sabato);

– aumentare le tasse per finanziare l’accoglienza a tutti i migranti economici, e di conseguenza l’industria sociale ro$$a che vi ruota attorno;

– adesione e sottomissione integrale all’UE (Svizzera colonia di Bruxelles);
– nessuna espulsione di criminali d’importazione: ci teniamo in casa tutti i delinquenti stranieri, jihadisti compresi;

– in nome del multikulti, introduzione in Svizzera di leggi speciali per i musulmani.

Il mistero

Il mistero è come sia possibile che qualcuno voti ancora un partito con idee del genere. Che può piacere solo ai neo-svizzeri non integrati. Ecco perché i compagni vogliono naturalizzare tutti: in caso contrario, la cabina telefonica come sala per le riunioni plenarie diventa addirittura troppo spaziosa.

Ci sono paesi in cui nascono dei partiti islamisti. Da noi non serve: c’è già il P$$.

PS: suggerimento al “buon” Wermuth: invece di inventarti nuove lingue nazionali farlocche, comincia ad imparare quelle attuali, visto che non le sai.

 

Lorenzo Quadri

Slinguazzata alla francese! Servilismo anche con Macron

“Naturalmente” la Doris non poteva fare a meno di magnificare la libera circolazione

 

E ti pareva se l’incontro della presidente di turno della Confederella, l’uregiatta Doris Leuthard (quella che appoggia gli smantellamenti di uffici postali) con il presidente francese Macron, non si traduceva nell’ennesima genuflessione elvetica al padrone straniero e all’UE. “Se la Francia sta bene, anche la Svizzera sta bene”, ha declamato la Doris. Come dire: dipendiamo in tutto e per tutto da voi!

Brava, proprio un bell’esordio! Evidentemente a Berna non si sono ancora accorti che i paesi a noi confinanti, e l’UE in generale, non sono amiconi con cui andare a fare partite a bocce, bensì avversari.  I quali (diversamente dalla Svizzera) perseguono i propri interessi. E all’occorrenza non esitano ad approfittarsi degli svizzerotti.

Buona collaborazione?

In effetti il presidente francese Macron ha sottolineato come esempio di “buona collaborazione” i “progressi compiuti in materia di scambio di informazioni fiscali”. Una clamorosa presa per i fondelli. Altro che “collaborazione”. I paesi  a noi confinanti hanno lanciato, per i propri interessi di bottega, un vero assalto alla diligenza della piazza finanziaria svizzera. La catastrofica ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, messa in Consiglio federale dal P$$ e dal PPD,  ha calato le braghe. Capitolazione immediata e, va da sé, senza condizioni. Questa il buon Macron ha  il coraggio di chiamarla “collaborazione”? E alla Doris va bene così?

Ricordiamo che il risultato dell’operazione è stato il seguente: perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro in tutta la Svizzera. Ticino in prima linea.  I paesi a noi confinanti se la ridono a bocca larga. Naturalmente sulla piazza finanziaria ticinese si licenzia a go-go nella totale indifferenza dei $indakati rossi. Ciò che stride con la cagnara autopromozionale accompagnata da baracconata in stile italico messa in atto per i 34 posti della navigazione a Locarno quando il salvataggio degli impieghi era già cosa fatta.

Esempio che non segue nessuno

Slinguazzata alla francese anche materia di caos asilo, con Marcon che “accoglie favorevolmente il ruolo della Svizzera nelle recenti crisi migratorie internazionali”. Eh già: la Svizzera aderisce,  senza avere alcun obbligo in questo senso, ai piani di ricollocamento di finti rifugiati dell’UE. La Confederazione si prende in casa migranti economici che spetterebbero al Belpaese. Macron “applaude”. Però si guarda bene dal seguire l’esempio. Infatti, alle richieste dell’Italia di sostenerla nella gestione del caos asilo, la Francia ha sempre risposto con un cippelimerli. Immigrati vostri? Ve li smazzate voi! Per i passatori (compresi quelli che invocano motivi sedicenti umanitari) la Giustizia francese propone pene severe: svariati mesi di detenzione. Altro che aliquote sospese condizionalmente, come i nostri buonisti-coglionisti. Quando poi la vicina Repubblica ha chiesto per favore ai vicini “gallici” di far attraccare qualche barcone nel porto di Marsiglia, perché in Sicilia non ce la fanno più a gestirli, in risposta è giunto un immediato e perentorio Njet, con tanto di pernacchie.

Gli unici a correre in soccorso del Belpaese (grazie alla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga) sono gli svizzerotti. “Dobbiamo dare l’esempio”, moraleggia la Simonetta. Peccato che si tratti di un esempio assolutamente inutile. Nell’UE infatti nessuno si sogna di seguirlo, sull’onda del noto slogan: “non siamo mica scemi”.  Intanto, come abbiamo sentito la scorsa settimana dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Alfano (da non confondere con Albano) l’Italia esprime la propria gratitudine al nostro paese per gli aiuti ricevuti nella gestione dei finti rifugiati. Questi untuosi salamelecchi non impediscono però ai politicanti d’oltreconfine di fregarci davanti e di dietro non appena se ne presenta l’occasione. E anche di scatenarci addosso delle vere e proprie shitstorm ( = tempeste di cacca) quando fa comodo per motivi elettorali e di visibilità. Ricordiamo che il Ministero degli Esteri italiano diretto proprio dal buon Alfano che adulava Burkhaltèèèr è lo stesso che ha convocato d’urgenza l’ambasciatore svizzero per i famosi tre valichi secondari chiusi di notte.

“Forte pilastro”?

La retorica della Doris all’incontro con Macron ha però raggiunto il clou con la seguente affermazione: “La libera circolazione delle persone  resta un forte pilastro della Svizzera”. Immonda fregnaccia che si iscrive nell’operazione di continuo lavaggio del cervello ai cittadini pro-frontiere spalancate.

Altro che “pilastro della Svizzera”. La libera circolazione sta distruggendo la Svizzera. Come sappiamo, è in gestazione  l’iniziativa popolare per rescinderla. Questa prospettiva evidentemente sta facendo diventar fredda la camicia alle élite spalancatrici di frontiere, malgrado le alte temperature. Sicché la Doris se ne esce con il solito mantra: “libera circolazione pilastro della Svizzera! Invadeteci pure!”. Vedremo ancora per quanto, cara Doris…

Lorenzo Quadri

 

Nuovo triste spettacolo dei camerieri di Bruxelles

Contro l’ iniziativa “Per l’autodeterminazione” è già iniziato il terrorismo di regime

 

I camerieri dell’UE in Consiglio federale non si smentiscono mai. Ed infatti, con in testa la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, respingono schifati l’iniziativa popolare “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri” (detta anche “Per l’autodeterminazione”). L’iniziativa, lanciata dall’Udc svizzera, ha raccolto 116’500 firme valide consegnate nell’agosto 2016. Il Consiglio federale ha preso posizione la scorsa settimana, proponendo di respingere l’iniziativa senza controprogetto. Ovviamente, trattandosi di iniziativa popolare, a decidere sarà il popolo: quindi il parere del CF conta come il due di picche.  Ma tuttavia, ancora una volta, i camerieri dell’UE si pregiano di esibire la propria pochezza ed il proprio asservimento compulsivo ai padroni di Bruxelles.

Secco njet

Già il solo fatto che l’iniziativa venga respinta senza controprogetto, è indicativo. Soprattutto se si pensa che i sette “grandi statisti” sarebbero stati disposti ad entrare nel merito di un controprogetto per la sconcia iniziativa del vicolo cieco, quella che chiede di cancellare la votazione del 9 febbraio. Apperò! Capito l’andazzo dei camerieri dell’UE? Su un’iniziativa vergognosa, che prende a pesci in faccia il nostro sistema democratico (lanciare un’iniziativa per cancellare un voto popolare sgradito a pochi mesi di distanza dal responso delle urne, è un comportamento che grida vendetta)  il Consiglio federale era pronto ad entrare nel merito con controprogetti. Eh già: pur di calare le braghe davanti all’UE, tutto è lecito. Quando invece, come nel caso dell’iniziativa “diritto svizzero anziché giudici stranieri”, la richiesta è quella di affermare la nostra sovranità nazionale e di ribadire che in questo paese le leggi le fanno il popolo ed il parlamento, e di ribadire pure che non si può cancellare la volontà popolare tramite accordi internazionali del menga, la musica cambia. Eccome che cambia! La ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga, a nome del Consiglio federale, carica l’artiglieria pesante. E sbrocca contro gli iniziativisti. La Svizzera,  minaccia Sommaruga, in caso di accettazione dell’iniziativa rischierebbe di essere chiamata a rispondere dell’inadempienza di trattati internazionali (uhhh, che pagüüüraaa)! La certezza del diritto sarebbe in pericolo (uella)! Ed inoltre – fregnaccia somma – “vi è il rischio di indebolire la tutela internazionale delle garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU)”.

In sostanza, appoggiare l’iniziativa sarebbe quasi un crimine.

Le “criminose” richieste

E quali sono le delinquenziali richieste dell’iniziativa che suscitano l’indignazione della kompagna Simonetta? Che il diritto costituzionale svizzero abbia la priorità  su quello internazionale. Che gli accordi internazionali non compatibili con la Costituzione federale vengano o adattati o denunciati. Che solo i trattati internazionali il cui decreto d’approvazione è stato assoggettato a referendum siano determinanti per il Tribunale federale.

Da notare che, dal 1848 fino agli anni Novanta – quindi non nell’antichità classica – nessuno aveva dei dubbi sul fatto che la Costituzione svizzera avesse la priorità sul diritto internazionale. Ma negli ultimi anni, con la vergognosa sottomissione della Svizzera ai funzionarietti di Bruxelles voluta dalla partitocrazia, quello che prima era scontato è improvvisamente diventato scandaloso.

Ohibò. Qui l’unica cosa scandalosa è l’atteggiamento del Consiglio federale  e della ministra del “devono entrare tutti”, che istericamente difendono l’asservimento del nostro Paese ad organismi sovranazionali non eletti da nessuno!

Di simili rappresentanti politici che si tirano giù la pelle di dosso per smontare la sovranità nazionale, ci possiamo solo vergognare.

Esempio concreto

La presa di posizione del Consiglio federale non fa che confermare il tristo andazzo già noto. Le élite spalancatrici di frontiere vogliono esautorare il popolo a suon di accordi internazionali imposti dall’alto, pretendendo che questi ultimi, in casa nostra, contino di più di quanto i cittadini decidono. Così si cancella la volontà popolare.

Un esempio, molto concreto ed attuale, di ciò che tale andazzo comporta, lo vediamo con la nuova direttiva UE contro le armi al domicilio. Una direttiva che calpesta le nostre tradizioni, la nostra volontà popolare, le nostre regole e la nostra libertà. Ma il Consiglio federale – sempre con in testa la kompagna Sommaruga – cala le braghe e vuole a tutti i costi eseguire. Perché? Perché il nuovo Diktat è l’evoluzione di un (fallimentare) accordo internazionale: quello di Schengen. E quindi gli svizzerotti, ligi e pavidi, “devono” adeguarsi! Intanto la Repubblica Ceca, Stato membro UE, ha già fatto sapere agli eurofunzionarietti che di applicare la direttiva in questione non se ne parla nemmeno…

Un sacco di panzane

Oltretutto, per opporsi all’iniziativa  per l’autodeterminazione, i camerieri dell’UE in Consiglio federale raccontano un sacco di fregnacce, che fanno acqua da tutte le parti. Infatti sembrerebbe che, accogliendola, dovremmo cancellare trattati internazionali a go-go. Delle due l’una: o la scelleratezza dei politicanti spalancatori di frontiere è tale che costoro hanno approvato una sfracca di accordi che contraddicono la nostra Costituzione, e allora ci sarebbe da scendere in piazza con i forconi, oppure la Simonetta e compagnia cantante non la raccontano giusta.

E che dire della fetecchiata dell’ “incertezza del diritto che nuoce alla piazza economica” (ennesima roboante  frase fatta che viene ripetuta come un mantra pensando di impressionare il popolino)? A generare incertezza è semmai il doversi continuamente adeguare ai Diktat degli eurofalliti o alle compulsive calate di braghe di un governicchio federale che sottoscrive accordi internazionali come fossero noccioline. Stabilire la preminenza della Costituzione porta certezze, e non incertezze.

L’ennesima buffonata

Sostenere poi che la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) sarebbe in pericolo in caso di accettazione dell’iniziativa per l’autodeterminazione, è l’ennesima buffonata. Come dire che il nostro paese, che accoglie e mantiene tutti, senza il controllo di qualche strapagato funzionarietto di Bruxelles non sarebbe in grado di rispettare i diritti umani. Perché – messaggio sottointeso – gli svizzerotti sono “razzisti e disumani”. Kompagna Sommaruga, vai a Baggio a suonare l’organo!

Ma forse è il caso di ricordare di transenna che la CEDU è quel trattato in base al quale non si possono (“sa pò mia!”) espellere i terroristi islamici se nel paese d’origine sarebbero in pericolo. Questa disposizione, come avrebbe detto il compianto Paolo Villaggio, è una “cagata pazzesca”; non la si può sdoganare come tutela dei diritti umani. Si proteggono i terroristi islamici a scapito delle loro potenziali vittime? Ecco, se queste scempiaggini giuridiche vengono a cadere, tutto di guadagnato. E non è perché un domani non saremmo più assoggettati a regole-foffa di questo tipo, assolutamente improponibili quando ci si trova a lottare contro l’insediamento dell’Isis in casa nostra, che la Svizzera diventerà uno Stato canaglia che non rispetta i diritti umani.

Tutti a votare Sì

Il rifiuto schifato da parte del Consiglio federale di schierarsi, almeno per una volta, dalla parte della Costituzione e del popolo elvetico, è l’ennesimo passo sulla via della rottamazione della Svizzera e della sovranità popolare. L’ennesimo schiaffo inferto dalle élite al popolo.

Ringraziamo la partitocrazia ed i suoi esponenti governativi. E, ovviamente, prepariamoci a votare un Sì convinto all’iniziativa per l’autodeterminazione!

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: i paesi UE difendono i propri confini

I vicini “comunitari” rispondono picche all’Italia. Gli svizzerotti invece…

 

Ma guarda un po’! In Ticino il numero di ingressi clandestini è più che raddoppiato. Nei primi 5 mesi del 2017 sono stati 6’726. Nello stesso periodo del 2016, invece, eravamo a quota 3’374. Naturalmente i migranti economici entrano illegalmente passando dal Belpaese, che non chiude le frontiere marittime. E c’è chi (non gli svizzerotti) a questa situazione reagisce. Marsiglia ad esempio ha detto chiaro e tondo che non intende togliere le castagne dal fuoco all’Italia facendo entrare i barconi con gli asilanti nel suo porto, tanto più che non saprebbe dove alloggiarli. “Ci sono cittadini – ha spiegato il vicesindaco – che aspettano anni per ottenere degli alloggi popolari”. Traduzione: “prima i nostri”. Altro che il “devono entrare tutti”, e nümm a pagum, della kompagna Sommaruga!

“Vogliamo solo i veri profughi”

Pochi giorni dopo, il presidente francese Macron davanti al parlamento ha detto che la Francia è disposta ad accogliere solo i veri perseguitati ma non i finti rifugiati con lo smartphone (tutti giovani uomini soli che non scappano da alcuna guerra) che – grazie anche alle ONG – sbarcano a migliaia nei porti italici. Sicché, questi migranti economici che se li tenga l’Italia.
La Spagna dal canto suo già quando al governo c’era la $inistra praticava il respingimento in mare (ossia i barconi intercettati venivano riportati al punto di partenza).

L’Austria

E che dire dell’Austria? Ad inizio settimana, il ministro della Difesa Hans Peter Doskozil ha dichiarato che avrebbe schierato l’esercito sul confine del Brennero; che erano già pronti i mezzi blindati e 750 militi. “Credo che molto presto saranno attivati controlli alle frontiere e ci sarà bisogno di un dispiegamento dell’esercito”, aveva detto il ministro austriaco, aggiungendo che la misura sarà “indispensabile se l’afflusso di migranti dall’Italia non diminuisce”.

Nei giorni successivi la casta spalancatrice di frontiere ha costretto Vienna al dietrofront. Ma la minaccia, o meglio la promessa, è nell’aria. Infatti il cancelliere austriaco ha precisato che il flusso di clandestini dall’Italia è rimasto costante. Traduzione: dovesse aumentare, l’esercito al Brennero ce lo mandiamo eccome.

In Germania…

Ed è forse il caso di ricordare che i Länder tedeschi hanno accusato più di una volta noi svizzerotti di avere i confini come l’Emmental perché in Germania arrivano troppi finti rifugiati. Di conseguenza, i vicini a nord ci hanno detto che avrebbero reintrodotto i controlli sistematici alle frontiere con la Confederella, “anche contro il volere dell’UE”. Non risulta che il quasi ex ministro degli Esteri Burkhaltèèèr abbia convocato d’urgenza l’ambasciatore di Germania dopo queste affermazioni.

Ciliegina sulla torta: perfino l’ex premier italiano PD Matteo “Selfie” Renzi ha detto: “aiutiamo i profughi a casa loro”. Ohibò, ci risulta che questo fosse il motto della Lega Nord. E che l’italica $inistruccia, solo sentendolo, diventasse cianotica e strillasse al razzismo. Ma evidentemente la politica-Xerox non esiste solo in Ticino.

I razzisti saremmo noi?

Naturalmente, davanti a questo popo’ di iniziative, quelli razzisti e disumani, quelli che vengono accusati di “chiudere le frontiere” (magari!) ai finti rifugiati che si trovano a Como (dove sono aperte inchieste sui legami tra l’Isis e i migranti economici) sono gli svizzerotti. Ma il perché questo accada è fin troppo facile da capire. Se i moralisti a senso unico si mettono a berciare accuse di razzismo contro un qualsiasi paese europeo (in senso geografico) che rifiuta di farsi carico di finti rifugiati, i suoi governanti se ne impipano e proseguono per la loro strada. Quindi non vale la pena. La partitocrazia rossocrociata, invece, cala le braghe. Prendersela con gli svizzerotti paga…

Ricollocamento

Fatto sta che gli Stati membri UE che confinano con il Belpaese, non hanno alcuna intenzione di tollerare di venire invasi da finti rifugiati con lo smartphone, che mai s’integreranno in quanto non sono integrabili. E quindi prendono provvedimenti adeguati – o si preparano a prenderli.

Invece la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga va nel Belpaese a farsi prendere per i fondelli alla grande (come tutti i burocrati bernesi che vanno in Italia, e lo abbiamo ben visto sia con la fiscalità dei frontalieri che con il collegamento ferroviario Lugano-Malpensa). E  naturalmente promette aiuti che non siamo affatto tenuti a fornire. Vedi ad esempio, la famigerata adesione della Svizzera ai piani di ricollocamento UE di finti rifugiati “per dare l’esempio”. Invece ci sono stati membri dell’Unione europea, i paesi del blocco Visegrad, che di questi piani di ricollocamento non ne vogliono sapere. Non solo per le conseguenze economiche, ma anche per sacrosanti motivi di sicurezza e di sicurezza sociale. Le inchieste in corso hanno infatti confermato il legame diretto tra Isis ed immigrazione clandestina. E, come ha detto chiaramente la Repubblica Ceca (quella che ha mandato “affanc” gli eurobalivi anche sulle direttive disarmiste) “non vogliamo che sul nostro territorio si formi una forte presenza musulmana”. Da noi invece il P$, partito della ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga, vuole far diventare l’Islam religione ufficiale.

La domanda

Non solo: gli svizzerotti fessi sono addirittura pronti a far saltare gli accordi di Dublino perché non è giusto (?) restituire al Belpaese – che ci frega ogni volta che può – i finti rifugiati che gli spettano. Dobbiamo ospitarli noi!

La domanda è una sola, sempre la stessa: cosa hanno fatto di male gli svizzeri per meritarsi simili rappresentanti? In realtà una risposta c’è: hanno continuato a votare certi partiti cosiddetti $torici…

Lorenzo Quadri

Ennesimo paragone umiliante per i nostri camerieri dell’UE

Diktat disarmisti di Bruxelles: la Repubblica Ceca non cala le braghe, la Svizzera sì 

Se gli eurobalivi volessero davvero combattere il terrorismo islamico, farebbero ben altro

Dalla Repubblica Ceca, Stato membro UE, arriva una nuova lezione ai calatori di braghe compulsivi del Consiglio federale.

Di recente i camerieri  bernesi di Bruxelles si sono infatti affrettati ad annunciare la servile adesione della Svizzera al nuovo Diktat dell’UE sulle armi. Nei giorni scorsi, invece, la Repubblica Ceca a quello stesso Diktat ha risposto picche. Il suo ministero dell’interno ha comunicato che presenterà una “richiesta di annullamento della direttiva europea 91/477, votata dal parlamento Ue lo scorso 14 marzo”.

“La Direttiva – spiega il governo ceco nel comunicato ufficiale – viola i principi di proporzionalità e non-discriminazione. Non possiamo permettere che l’Unione europea interferisca in maniera irragionevole con la posizione degli Stati membri e con quella dei loro cittadini con il pretesto di combattere il terrorismo. La Direttiva di disarmo colpirebbe praticamente tutti i legali possessori di armi, che in Repubblica ceca sono circa 300.000″.

Il pretesto

Usando come pretesto la lotta al terrorismo,  gli eurobalivi vogliono disarmare i cittadini onesti. Con questa brillante pensata, le armi resteranno appannaggio unico dei criminali e dei terroristi islamici che – come hanno sempre fatto – si forniranno sul mercato nero. E che, grazie all’ennesima cappellata disarmista dei funzionarietti di Bruxelles, potranno tranquillamente partire dal presupposto di avere a che fare con vittime inermi.

In questo modo non si combattono i terroristi islamici. Gli si facilita il “lavoro”.

Magari le scartine che i governi degli Stati membri hanno mandato a Bruxelles a fare i “commissari” (aridatece il commissario Rex) potrebbero rendersi conto che, se i cittadini onesti fossero armati ed addestrati all’uso delle armi, i terroristi islamici potrebbero mietere meno vittime. Perché verrebbero abbattuti prima. La polizia non può essere presente ovunque. Soprattutto, non può teletrasportarsi sul luogo di un attentato. E, intanto che arriva…

Decisioni ben diverse

Se volessero davvero combattere il terrorismo islamico, i funzionarietti di Bruxelles prenderebbero decisioni di tutt’altro tenore. Ad esempio, chiuderebbero le frontiere all’invasione di finti rifugiati con lo smartphone. I legami tra l’Isis ed il caos asilo sono ormai ampiamente dimostrati. Inoltre le migrazioni di popoli dall’Africa oggi permesse se non addirittura incoraggiate dall’UE, stanno riempiendo l’Europa di giovani uomini musulmani non integrati e non integrabili, in arrivo da “culture” incompatibili con la nostra.

Questi giovanotti africani con lo smartphone ed i  vestiti alla moda, che non scappano da nessuna guerra, non hanno in Europa alcuna prospettiva economica né sociale: grazie alle frontiere spalancate e alla globalizzazione, non c’è più lavoro nemmeno per i cittadini degli Stati membri, figuriamoci per migranti economici senza alcuna formazione.

Sicché, se questi finti rifugiati non sono già radicalizzati al loro arrivo in Occidente, diventeranno facile preda dei predicatori del terrorismo islamico che ci siamo messi in casa col multikulti e le frontiere spalancate. Non per niente l’Isis gestisce i barconi: per portare in Europa i potenziali futuri miliziani.

Mettere fuori legge

Oppure, sempre per restare nel campo degli esempi, se l’Europa volesse combattere il terrorismo, comincerebbe a dichiarare fuorilegge tutta una serie di associazioni musulmane sospette, e proibirebbe i finanziamenti esteri alle moschee. Se poi ci saranno musulmani “particolarmente osservanti” che decideranno di trasferirsi altrove a seguito di nuove disposizioni di questo tenore, tanto di guadagnato. L’Islam con l’Europa non ha nulla a che vedere, lo sapevano già Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona oltre 500 anni fa. Islamexit!

E, sempre se volesse davvero combattere il terrorismo islamico, l’UE procederebbe con l’espulsione sistematica dei fiancheggiatori dell’Isis. Quindi cancellerebbe dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo aberrazioni buoniste-coglioniste, anzi coglioniste e basta, come quella che prevede che non è possibile (!) espellere un jihadista se il galantuomo sarebbe in pericolo nel paese d’origine. Disposizioni demenziali che naturalmente, dalle nostre parti, i legulei spalancatori di frontiere del Tribunale federale applicano con massimo zelo e somma goduria, alla faccia della sicurezza nazionale.

Stati canaglia?

Ma naturalmente a Bruxelles decisioni sul tenore di quelle sopra esemplificate non vengono prese. Guai! La rotta mediterranea rimane spalancata. I paesi che, per difendersi dall’invasione, costruiscono muri sui loro confini (che coincidono con i confini esterni dell’UE) vengono denigrati come Stati canaglia, nonché razzisti e fascisti. Gli Stati membri che rifiutano per giustificatissime ed evidenti ragioni di sicurezza (anche sociale) interna di farsi carico di sempre più finti rifugiati (musulmani) vengono minacciati di sanzioni e ritorsioni.

Mandare affanc…

Però con la scusa di combattere quel terrorismo islamico che l’Occidente si è messo in casa tramite l’immigrazione scriteriata ed il fallimentare multikulti, che ha generato società parallele, i funzionarietti di Bruxelles si accaniscono contro le armi dei cittadini onesti. Questi eurobalivi vanno semplicemente mandati “affanc”.

Invece i camerieri dell’UE in Consiglio federale calano le braghe, guidati dalla ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga. Calano le braghe gettando nel water la nostra libertà, la nostra sovranità, le nostre tradizioni e la volontà popolare. Berna si inchina ai diktat di Bruxelles perché gli svizzerotti fessi devono ubbidire. Sempre. Invece la Repubblica Ceca, Stato membro dell’Unione europea, dice njet agli scellerati diktat comunitari. Per i sette scienziati bernesi ennesimo paragone umiliante.

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro con l’UE: i camerieri di Bruxelles insistono!

E’ ora di chiarire a “Grappino” Juncker che la Svizzera non si farà dettar legge

 

E ti pareva! I camerieri dell’UE in Consiglio federale insistono nel negoziare con Bruxelles l’immondo accordo quadro istituzionale. Lo hanno deciso ad inizio settimana. Ma bravi! Applausi a scena aperta!

Come noto, l’accordo quadro istituzionale è quello che ci  imporrebbe la ripresa automatica del diritto degli eurofalliti, nonché  i loro giudici. Si tratta, in sostanza, di permettere ai funzionarietti di Bruxelles di dettare  legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine. Cosa questo comporti, lo stiamo vedendo bene con il Diktat UE sulle armi.  Con il quale – utilizzando il politikamente korrettissimo pretesto della lotta al terrorismo, che però nel caso concreto non c’entra un tubo – la (Dis)Unione europea pretende di cancellare le nostre leggi, le nostre tradizioni, le nostre libertà e la nostra volontà popolare: infatti la votazione del febbraio 2011 a proposito della detenzione di armi al domicilio stabilisce regole ben diverse da quelle “disarmiste” che da Bruxelles ci vorrebbero imporre.

Dopo aver, more solito, raccontato un sacco di panzane, la kompagna Sommaruga ed i degni colleghi intendono calare le braghe davanti al Diktat sulle armi. Permettendo all’UE, per l’ennesima volta, di metterci sotto i piedi. Per contro, la Repubblica Ceca, Stato membro UE, ha già detto agli eurobalivi che a conformarsi alle nuove direttive non ci pensa nemmeno.

A tal proposito, abbiamo già scritto che se, dopo il Consiglio federale, anche il parlamento calerà le braghe (e visto come è messa la maggioranza PLR-PPD-P$, c’è ben poco da stare allegri) dovrà essere referendum.

Ebbene, questo che ci fa giustamente gridare allo scandalo è un solo caso. Con l’immondo accordo quadro istituzionale diventerebbe invece la regola. La normalità.  Quindi, è ora di piantarla con le trattative con l’UE che mirano all’introduzione di una simile aberrazione, che è del tutto insostenibile per un paese neutrale, sovrano e democratico quale la Svizzera è e deve rimanere.

Se a ciò si aggiunge che il Consiglio federale e la sua diplomazia invece di ottenere qualcosa dalle negoziazioni si limitano a genuflettersi, è evidente che la parola d’ordine può essere una sola: basta!

Si dica finalmente in faccia a “Grappino” Juncker o a chi per esso che di accordi quadro istituzionali non se ne parla proprio. E, tanto per essere chiari, nemmeno di versare all’UE ulteriori miliardi di coesione. Interrompere immediatamente delle trattative che faranno solo danni!

Poiché il njet, senza se né ma, all’accordo quadro istituzionale sarà uno dei temi principe della politica elvetica, essendo fondamentale per il nostro futuro, ci pare evidente che da chi prenderà il posto lasciato libero dal PLR euroturbo Didier Burkhaltèèèr ci aspettiamo che abbia una posizione chiara al proposito: nessun accordo quadro.

Sicché, se l’ex partitone pensa invece di presentare candidati, anche ticinesi, che lo sconcio accordo quadro lo bramano, perché “dobbiamo aprirci all’UE”,  i sostegni li potrà andare ad elemosinare tra i kompagni.

Lorenzo Quadri

 

Sappiamo benissimo quel che vogliamo: mandarvi affan…!

Accordo quadro, gli eurobalivi sbroccano: “la Svizzera non sa quello che vuole”

Uhhhh, che pagüüüüraaa! Secondo le ultime notizie in arrivo da Oltregottardo (TagesAnzeiger, ripreso anche dai portali online ticinesi) gli eurofunzionarietti sarebbero “irritati con la Svizzera” che “non sa quello che vuole”. Oggetto del contendere è il vergognoso accordo quadro istituzionale. Quello – repetita iuvant – che ci imporrebbe di riprendere automaticamente in Svizzera il diritto degli eurofalliti, e a sottostare a giudici UE.

Il passo inverso

La Gran Bretagna, a seguito della Brexit, ha deciso di far passare una per una le normative imposte in passato dall’UE per poi decidere autonomamente cosa tenere e cosa buttare. Noi invece, con lo sconcio accordo quadro istituzionale, dovremmo fare il contrario. Ciò che avrebbe conseguenze catastrofiche. Un bell’esempio (bello si fa per dire) di adeguamento al diritto UE lo abbiamo visto nei giorni scorsi con l’infame decisione del Consiglio federale a proposito della trasposizione delle direttive comunitarie sulle armi, che costituiscono uno sviluppo (?) del fallimentare accordo di Schengen. Se questa scandalosa calata di braghe non verrà buttata all’aria dal parlamento federale (improbabile vista l’aria che tira) oppure da un referendum, le tradizioni svizzere in materia di arma d’ordinanza al domicilio verranno gettate nel water. E non solo loro: nel water andrà anche la volontà espressa dai cittadini a proposito del possesso legale di armi (espressa nel febbraio 2011) e più in generale ci andranno la nostra libertà e la nostra sovranità. Riprendere il diritto UE significa infatti permettere agli eurobalivi di dettare legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine. Alla faccia della sovranità nazionale, della democrazia diretta e dei diritti popolari.

Vendiamo ai cinesi

Sappiamo che il quasi ex ministro degli esteri PLR Didier Burkhaltèèèr (Didier, ciaone!) spalleggiato dal suo compare di partito Johann “Leider” Ammann, vorrebbe sottoscrivere  l’accordo quadro istituzionale che prevede appunto la ripresa automatica del diritto UE, ovvero la nostra trasformazione a tutti gli effetti in colonia di Bruxelles. Per tanto così – visto che gli ordini, nell’illuminata visione del liblab Burkhaltèèèr, ce li schiaccerebbero direttamente i funzionarietti di Bruxelles non eletti da nessuno – tanto vale che chiudiamo Palazzo federale e vendiamo anche quello ai cinesi (meglio non dirlo troppo forte, altrimenti Leider Ammann potrebbe pensarci davvero).

I “Giuda” sono avvisati…

Il colmo è che, nella loro smisurata arroganza, i balivi di Bruxelles pretenderebbero addirittura che gli svizzerotti firmassero l’osceno accordo quadro entro fine anno! Qui qualcuno ha preso un colpo di calore. Oppure ha esagerato con i grappini (vero presidente “non astemio” della Commissione UE, Jean-Claude Juncker?).

Se lor$ignori di Bruxelles ritengono che “la Svizzera non sa cosa vuole”, sono fuori strada. In effetti, maggioranza dei cittadini svizzeri sa benissimo cosa vuole: mandare finalmente affan… la fallita Unione europea!

Per contro, la partitocrazia spalancatrice di frontiere e cameriera dell’UE vorrebbe, per l’ennesima volta, calare le braghe. Ma questi signori dovranno stare bene attenti nel portare avanti i loro piani da Giuda della volontà popolare. Perché, per loro sfiga, i diritti popolari e soprattutto le elezioni esistono ancora.  Accordo quadro istituzionale? Col piffero!

Lorenzo Quadri

Caos asilo: ancora brutte sorprese in arrivo per noi!

A Berna vogliono fare in modo di respingere meno finti rifugiati. Intanto a Como…

 

Ohibò, quando il Consiglio federale se ne esce ufficialmente con certe dichiarazioni, c’è ben poco da stare allegri! L’ultima esternazione che giustamente ha fatto scattare i campanelli d’allarme è la seguente: i camerieri dell’UE in governo intendono “impegnarsi per lo sviluppo del sistema” degli accordi di Dublino.

Chissà perché, ma c’è come il vago sospetto che qui l’unica cosa che si sta “sviluppando” è una monumentale fregatura per i cittadini!

Riforme?

Gli accordi di Dublino prevedono infatti che ad occuparsi dei migranti economici debba essere il primo Paese firmatario in cui sono stati registrati (a patto ovviamente che le registrazioni avvengano, ciò che non è scontato).  Naturalmente questo permette alla Svizzera di respingere un numero interessante di finti rifugiati. Questo però non piace a chi si vede “restituire” i migranti. E quindi adesso si sostiene che il  sistema va  riformato. Su questo naturalmente il Consiglio federale non solo è disposto ad entrare nel merito, ma anche ad impegnarsi in prima linea. Perché “bisogna aiutare l’Italia”. Perché “bisogna aiutare la Grecia”. E soprattutto perché i finti rifugiati “devono entrare tutti”.

I nostri vicini…

Quindi, quei trattati internazionali che prevedono i respingimenti di migranti si possono mettere in discussione. Invece i fallimentari accordi di Schengen, quelli che impongono di tenere le frontiere spalancate, non si toccano! Guai! Sono scolpiti nella granito! Vanno applicati alla lettera con masochistico zelo! E questo malgrado l’Italia stessa ne abbia sospeso l’applicazione in occasione del G7, mandando addirittura i militari a presidiare i confini con la Svizzera. E questo malgrado la Germania nelle prossime settimane –  poco ma sicuro  – deciderà di reintrodurre i controlli sistematici ai confini con la Confederella, perché “attraverso quelle frontiere a colabrodo passano troppi finti rifugiati”. E i controlli, hanno fatto sapere i ministri degli interni dei “Land” tedeschi a noi vicini, verranno ripristinati “anche autonomamente”. Ovvero, si procederà alla chiusura dei valichi impipandosene degli accordi internazionali. Perché loro, i tedeschi,  “possono”. Così come gli italiani possono di fatto applicare “prima i nostri” annullando l’assunzione di stranieri alla direzione di alcuni importanti musei. Solo gli svizzerotti non “possono” mai!

Fuori da Schengen!

Sicché, di “riformare” gli accordi di Dublino nel senso di far entrare in Svizzera sempre più finti rifugiati con lo smartphone, magari legati all’Isis, non se ne parla nemmeno! Ma siamo bolliti al punto da accettare giulivi, ed addirittura promuovere, ogni modifica di accordi internazionali a nostro svantaggio? Mentre quando si tratta di limitare l’invasione caliamo sistematicamente le braghe?

Cominciamo invece  DISDIRE i fallimentari accordi di Schengen e a ripristinare i controlli sistematici sui confini. Poi vederemo!

Allarme Jihad

Oltretutto, sarebbe anche bello sapere cosa intende fare il Consiglio federale adesso che il Magistrato antiterrorismo italiano Franco Roberti ha informato che è in corso un’indagine a Como – quindi ad un tiro di schioppo da noi! – sul sostegno logistico dato dall’Isis ai flussi migratori. Come noto, la stragrande maggioranza dei finti rifugiati entra in Ticino proprio da Como. E adesso che si fa? Andiamo avanti come se niente fudesse? Facciamo entrare jihadisti perché chiudere le frontiere “sa po’ mia”? Insistiamo con la politica del suicidio, o finalmente facciamo passare la sicurezza interna davanti alle fregole internazionaliste?

Temere il peggio

Chissà perché, c’è da temere il peggio. E’ infatti evidente che la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga vuole:

  • Ridurre drasticamente le riconsegne al Belpaese di migranti economici giunti in Ticino;
  • Aumentare la capacità d’accoglienza di finti rifugiati. Infatti il centro asilanti di Losone, contrariamente a quanto era stato promesso, non verrà chiuso in ottobre. E anche a Chiasso si cominciano a temere brutte sorprese;
  • Infischiarsene dell’allarme Isis lanciato a Como dal procuratore italiano antiterrorismo;
  • Mantenere le frontiere spalancate, quando i paesi attorno a noi fanno il contrario;
  • Dare agli asilanti provvisoriamente ammessi sempre più possibilità di rimanere. Sommaruga ha mandato in consultazione un progetto in questo senso. A parte i kompagni, l’hanno respinto tutti i partiti… ma è chiaro che la ministra P$$ tornerà alla carica. Perché non solo in Svizzera “devono entrare tutti”, ma chi è entrato deve anche restare.

Il colmo

Ciliegina sulla torta: a quanto risulta, c’è un asilante con permesso F, sospettato di legami con l’Isis, che ha lasciato la Svizzera per svariati mesi. Dove sia stato realmente in questo periodo non lo sa nessuno: magari in Siria? Eppure il signore ha potuto rientrare allegramente in Svizzera, e adesso si pare si trovi in Ticino a carico dell’assistenza! Qui qualcuno ha davvero perso la trebisonda. Vero kompagna Simonetta?

Lorenzo Quadri

Bukhaltèèèr slinguazza l’UE: sempre più imbarazzante!a

“Consolidare e sviluppare” la via bilaterale? Didier, vai a Baggio a suonare l’organo!

Il ministro degli Esteri elvetico Didier Burkhaltèèèr, PLR, è in brodo di giuggiole. Prima corre a slinguazzare senza ritegno il neo-eletto presidente francese. Ovvio: Marine Le Pen all’Eliseo avrebbe fatto vedere i sorci verdi ai funzionarietti di Bruxelles che il cameriere Burkhaltèèèr idolatra. E vi ricordate l’osceno discorso del Capodanno del 2014 quando il Didier, da presidente della Confederazione, poco prima del “maledetto voto” del 9 febbraio, invitava gli svizzerotti (chiusi e gretti) ad “aprirsi all’UE”?. Inoltre Macron è un soldatino delle élite spalancatrici di frontiere: proprio come Burkhaltèèèr. E chi s’assomiglia…

Lo Stato – zerbino

Dopo aver leccato il soldatino dell’establishment spuntato dal nulla (Macron)  con la stessa solerzia con cui si era affrettato a deplorare l’elezione dell’odiato populista Trump (ma non eravamo neutrali?) il ministro della svendita della Svizzera all’estero Burkhaltèèèr prosegue nel suo sport preferito: reggere la coda all’Unione europea.

Chiaro: la nave comunitaria affonda. Gli Stati membri scalpitano: anche loro si rendono conto che la libera circolazione delle persone è un disastro e la arginano come riescono. Se del caso anche violando le regole europee (ma loro “possono”; è solo agli svizzerotti che si risponde sempre col mantra del “sa pò mia”, e loro sono così fessi che se lo fanno andar bene).

In questo clima di disfacimento (uella), Burkhaltèèèr ci tiene a rassicurare i funzionarietti di Bruxelles ed il presidente non astemio della Commissione  UE Jean-Claude “grappino” Juncker: tra tanti felloni, potranno sempre contare su uno Stato zerbino la cui fedeltà è a prova di bomba: la Svizzera appunto, grazie al liblab Didier e ai suoi degni colleghi.

L’ennesima perla

Sicché, in occasione dei recenti colloqui di casa Von Wattenwyl, Burkhaltèèèr se ne è uscito con uno dei suoi brillanti discorsetti che gli organi di stampa hanno riportato nei termini seguenti: Bisogna consolidare e sviluppare la via bilaterale, portando avanti i negoziati sui meccanismi istituzionali degli accordi di accesso al mercato tra la Svizzera e l’UE”.

Traducendo dal politichese stretto, la frase di Burkhaltèèèr suona più o meno così: bisogna (?) sottoscrivere l’immondo accordo quadro istituzionale e versare senza un cip non solo il nuovo miliardo di coesione che Bruxelles pretende, ma anche tutti i futuri tributi che i balivi UE esigeranno dagli svizzerotti. Dal momento che, grazie ai politicanti alla Burkhaltèèèr, la  Confederella è diventata una colonia della Disunione europea, i padroni comunitari esercitano i propri diritti di signoria, e lo faranno anche in futuro.

Prospettiva indegna

Ricordiamo che l’accordo quadro istituzionale imporrebbe alla Svizzera di riprendere automaticamente il diritto europeo e di sottostare a giudici stranieri. Questa prospettiva, lo abbiamo già scritto, metterebbe la pietra tombale sulla sovranità svizzera. Nessuno Stato non membro UE con un minimo di dignità si sognerebbe di prendere in considerazione uno scenario così umiliante anche solo per un secondo. Ma evidentemente certi calabraghe compulsivi la dignità non sanno nemmeno più dove sta di casa.

Quanto all’ulteriore miliardo di coesione, è solo il primo di una lunga serie di futuri tributi che verranno richiesti con sempre maggiore insistenza, essendo gli svizzerotti gli unici cocomeri che ancora si prosternano ai piedi dell’UE.

Siamo messi male!

A casa Von Wattenwyl, le parole del ministro della svendita della Svizzera all’estero Burkhaltèèèr sono parse inopportune perfino ai rappresentanti della partitocrazia presenti. Come si legge nelle cronache, “i partiti” (quindi: non “un partito”, non l’UDC), hanno sentito il bisogno di dichiarare che, nei negoziati (chiamali “negoziati”…) con l’UE “è necessario tenere in considerazione non solo gli interessi di politica estera ma anche e soprattutto quelli interni”.

Se perfino la partitocrazia spalancatrice di frontiere ha dunque detto in faccia al Didier che lui ed i “suoi” diplomatici eccedono nel servilismo, vuol dire che a livello governativo siamo proprio messi male!

Bisogna…

Altro che “bisogna aprirsi”, altro che “bisogna sottoscrivere l’accordo quadro istituzionale”, altro che “bisogna versare il nuovo miliardo di coesione e tutti i contributi futuri” . Qui “bisogna” fare solo due cose:

  • disdire la devastante libera circolazione delle persone; e se con essa cadranno tutti i bilaterali, pazienza (quindi: avanti con l’iniziativa popolare!)
  • mandare a casa certi consiglieri federali camerieri dell’UE!

Lorenzo Quadri

 

“Avanti con i controlli sui confini con la Svizzera!”

Nuovo cazziatone dalla Germania, con tanto di violazione annunciata di Schengen

 

I ministri degli interni di Baviera e Baden Württemberg: “agiremo in autonomia, anche contro il parere dell’UE”. Evidentemente loro “possono”. Solo gli svizzerotti si fanno comandare da tutti!

Ma allora è proprio vero che noi svizzerotti,  a furia di calare le braghe davanti a tutti, siamo diventati lo zerbino d’Europa!

Da sud, il Belpaese ci infama come populisti e razzisti accusandoci di chiudere i confini ai finti rifugiati con lo smartphone. E i “nostri” spalancatori di frontiere multikulti, che controllano tra l’altro la radiotelevisione di regime oltre ad un buon numero di organi d’informazione, corrono a fare da cassa di risonanza alle accuse. Pensando di colpevolizzarci. Perché “devono entrare tutti”.

Caos asilo a Como

Per l’estate, nella vicina Penisola si prospetta  di nuovo il caos asilo. In Italia nei primi mesi dell’anno gli arrivi sono aumentati del 60%. E la ministra elvetica responsabile della migrazione cosa fa per tutelare il nostro paese? Aumenta le capacità d’accoglienza riempiendo il Ticino di centri asilanti. E poi corre a promettere al Belpaese che continuerà ad “aiutare”.

Per tutto ringraziamento, i politicanti d’oltreramina scatenano una “shitstorm” (tempesta di cacca) contro il Ticino per la chiusura di tre dicasi tre valichi secondari di notte, decisa per evidenti ragioni di sicurezza. Ma il Ticino è terra di conquista per i vicini a sud. Per cui, che i ticinesi non si azzardino ad alzare la cresta e a pretendere di poter ancora comandare in casa loro. Con gli accordi bilaterali, sono stati svenduti:  se ne facciano una ragione!

Gattiker non si “scalda”

In Ticino nell’anno di disgrazia 2016 ci sono state 34mila entrate illegali: il 70% del totale a livello nazionale. Per i prossimi mesi si annuncia, come detto, il caos asilo a Como. Cioè appena fuori dalla nostra porta di casa. Eppure, davanti alla prospettata emergenza, il subito sotto della ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, l’ineffabile Mario Gattiker, si limita a dichiarare che “si applicheranno gli accordi di Dublino”  (e quindi si effettueranno i rinvii da essi consentiti). E ci mancherebbe anche che non li si applicassero, gli accordi di Dublino. Oppure c’è qualche  scienziato che vorrebbe dirci che si rispettano  solo i trattati internazionali che “fanno entrare tutti”, e guai a sgarrare (vergogna razzisti!) mentre quelli che invece consentono di respingere qualche finto rifugiato si devono violare?

I tedeschi fanno i propri comodi

Mentre i nostri governanti davanti alla prospettiva del caos asilo in Ticino reagiscono con il nulla, cosa ci tocca sentire da nord? Che gli amici tedeschi tornano alla carica.

Il numero di entrate illegali in Germania attraverso la Confederella è minimo.  Il ministro degli interni del Baden Württemberg, ad esempio, ha sbroccato perché  nel primo trimestre dell’anno le entrate clandestine dalla Svizzera sono state circa 900. Ohibò, 900 ingressi illegali in tre mesi fanno, in un anno, 3600. Un decimo (!) di quelli che si deve sorbire il Ticino per colpa della sua posizione a ridosso con l’Italia!

Eppure, sulla scorta di queste modeste cifre, i politici borghesi tedeschi, sostanzialmente esponenti della CSU e della CDU (partiti “fratelli”) vorrebbero reintrodurre i controlli al confine con la Svizzera. E precisano pure: “se necessario procederemo in modo autonomo, senza il benestare dell’UE”.

Hai capito i germanici? Nessuno però dice niente! Loro possono fare tutto  quello che vogliono. E se si metteranno in testa di impiparsene dei fallimentari accordi di Schengen e di ripristinare i controlli sistematici sui confini elvetici, lo faranno eccome. E da Berna non giungerà un cip! Nemmeno se in Baviera o nel Baden Württemberg dovessero mettersi in mente di piazzare barriere e fili spinati sui nostri confini. Perché noi, diversamente dai tedeschi, dobbiamo stare agli ordini di tutti. Dobbiamo calare le braghe, sempre e comunque.

Scolaretti ciula

Qualsiasi cosa accada sul fronte dell’asilo, Sommaruga e compagnia  brutta continueranno ad applicare pedissequamente tutte le regole e tutti i cavilli, e a fare i compiti. Fino in fondo. Costi quel che costi. Da bravi scolaretti un po’ ciula. Così il caos asilo ce lo porteremo in casa.

Non ancora contenti, continueranno anche a far arrivare in Svizzera finti rifugiati che non ci spettano affatto, aderendo in modo entusiastico, e senza avere alcun obbligo, ai programmi di ridistribuzione dell’UE (che sempre più Stati membri giustamente rifiutano).  Sommaruga ha già dato ai suoi padroni di Bruxelles precise rassicurazioni in questo senso.

“Dare l’esempio”

L’importante è rispettare le regole. Gli altri non lo fanno? A partire dalla Germania, nazione faro dell’UE? Che importa, dicono gli scienziati bernesi. Noi svizzerotti non dobbiamo guardare gli altri. Noi dobbiamo sempre dare l’esempio! Sì, l’esempio dell’autolesionismo. Ma ormai, se si è pirla, si è pirla. C’è poco da fare.

Lorenzo Quadri

Caliamo le braghe perché “bisogna andare d’accordo”

Le “strategie” del Consiglio federale nei rapporti con l’UE. Intanto in Gran Bretagna…

 

Il presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker ha di recente cenato con la premier inglese Theresa May. Tema dell’incontro, ovviamente, la Brexit. Secondo “Grappino” Juncker, il bilancio del colloquio è  negativo. E lui sarebbe “più pessimista”.

Ohibò: il lussemburghese con il calicetto in mano pensava forse di trattare con i suoi camerieri e lustrascarpe del consiglio federale, a cui deve semplicemente “schiacciare gli ordini” e quelli non solo eseguono, ma fanno ancora più di quanto richiesto perché – questa la loro illuminante visione (?) – “bisogna andare d’accordo”?

Eccola qua la geniale strategia (?) politica bernese: bisogna “andare d’accordo” con l’interlocutore . E quindi, per farlo contento, si calano sistematicamente le braghe.

Ambasciatore di chi?

Basti pensare alla scandalosa iniziativa dell’ambasciatore di Svizzera in Italia. Il diplomatico ha avuto il coraggio di chiedere al Consiglio di Stato di abolire il famoso casellario giudiziale. Motivo: non piace al Belpaese.

Come no: il Ticino è il più importante datore di lavoro di cittadini italiani, ma i loro politicanti tentano ancora di comandare in casa nostra. Naturalmente nei confronti della Svizzera in generale, e del Ticino in particolare, i vicini a sud sono inadempienti su tutto, ci prendono per i fondelli, si limitano ai blabla e poi trovano ogni scusa per non concludere. Vedi l’esempio dell’accesso degli operatori finanziari svizzeri al mercato della Penisola. Sono anni che se ne parla. Di recente gli italici hanno detto che “il tema è sul tavolo”: i negoziatori svizzerotti (quelli che vanno a Roma a parlare in inglese) si sono subito gonfiati come rane, credendo di aver ottenuto chissà che risultato. Non si rendono conto, i tapini, che avanti di questo passo non succederà nulla per i prossimi decenni!

Lo psicodramma

E tralasciamo di citare nuovamente l’indegno psicodramma montato contro la famosa chiusura notturna dei tre valichi secondari da veline forzitaliche e tronfi kompagnuzzi del PD in cerca di visibilità mediatica. Una sconcia sceneggiata in cui questi politicanti d’oltreramina – ed i loro pennivendoli di servizio – hanno tra l’altro dimostrato una totale ignoranza in materia di rapporti transfrontalieri. Ed intanto la Germania si prepara a reintrodurre i controlli sistematici alle frontiere con la Svizzera, impipandosene degli accordi di Schengen, perché passano troppi finti rifugiati.

E nümm a pagum

Eppure gli svizzerotti non solo continuano a pagare all’Italia i ristorni dei frontalieri, ma arriva pure l’ambasciatore a Roma Giancarlo Kessler a dire che bisognerebbe rinunciare alla richiesta del casellario giudiziale. Questo oltretutto quando la stessa UE sa benissimo l’importanza di conoscere i precedenti penali degli immigrati (a maggior ragione in tempi di terrorismo islamico dilagante): ed infatti spuntano le banche dati con questa funzione. Ma i ticinesi dovrebbero rinunciare al casellario perché “bisogna andare d’accordo” con l’Italia. Qui abbiamo un ambasciatore di Svizzera che viene a dirci di gettare nel water la nostra sicurezza per “andare d’accordo” con i vicini. Consiglio al buon Kessler: il prossimo stipendio, andare a chiederlo direttamente alla Farnesina.

“Grappino” sotto shock

E’ certo comprensibile lo sbigottimento di “Grappino” Juncker dopo l’ultimo incontro con Theresa May, la quale ha dichiarato che la Gran Bretagna non si farà dettare la linea della Brexit dall’UE. Che abissale differenza con gli incontri con la ministra del “devono entrare tutti”, kompagna Simonetta Sommaruga, o più recentemente con la Doris uregiatta! A Londra “Grappino” Juncker si è trovato davanti un’interlocutrice fermamente intenzionata a rispettare la decisione popolare sulla Brexit. Niente a che vedere con gli spalancatori di frontiere svizzerotti. Quelli che, all’indomani del 9 febbraio 2014, sono praticamente corsi a scusarsi con l’UE;  non hanno nemmeno tentato un negoziato; e, con il supporto fattivo della partitocrazia, hanno cancellato il “maledetto voto” (decisione parlamentare dello scorso dicembre). Il  giorno stesso dello scempio, il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, PLR, è corso tutto scodinzolante a telefonare al citato “Grappino”.  Naturale che, se i termini di paragone di Juncker sono questi, gli sembri – come ha dichiarato – che May “viva su un’altra galassia”.

La nuova fregatura

E intanto i camerieri e lustrascarpe bernesi si preparano a farsi imporre da Bruxelles anche l’accordo quadro istituzionale (pietra tombale sulla nostra sovranità) e a pagare il miliardo di coesione. Perché “bisogna andare d’accordo”. Questi sono solo i regali “principali” che ci stanno preparando gli eurofalliti. Ma  naturalmente ce ne sono anche altri. Ad esempio il progetto europeo di far pagare la disoccupazione dei frontalieri non allo stato di residenza come ora, bensì all’ultimo paese in cui hanno lavorato. Le conseguenze di un simile cambio di paradigma (uella!) per il Ticino e la Svizzera si possono facilmente immaginare. Cosa fa Berna? Risposta recente del Consiglio federale: “segue con attenzione l’evolversi della situazione”. Ovvero, sta a guardare. In attesa dell’ennesima supposta. Che naturalmente verrà accettata senza un cip. Perché “sa po’ fa nagott”. “Bisogna andare d’accordo”.

Lorenzo Quadri