L’Area Schengen è morta e sepolta: la rivolta del Nord

Di scadenza in scadenza, i controlli sui confini vengono prorogati ad oltranza

 

Certo che siamo proprio fessi! La partitocrazia PLR-PPD-P$ ha accettato il diktat dell’UE contro le armi dei cittadini onesti, malgrado sia contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. L’indecente calata di braghe è stata giustificata, come al solito, col ricatto. Se non accettiamo, hanno a lungo blaterato i politicanti del triciclo, “la permanenza della Svizzera nello Spazio Schengen è a rischio”(uhhh, cha pagüüüraaa!). Da qui lo slogan populista: “dobbiamo salvare Schengen!”.

I controlli restano

Complimenti, soldatini della casta, proprio una bella pensata: l’ennesima. Infatti Schengen è già morto e sepolto. Gli svizzerotti sono tra i pochi che si ostinano a mantenere le frontiere spalancate. Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia nel 2015 a causa del caos asilo (grazie Anghela Merkel!) hanno temporaneamente (?) reintrodotto i controlli ai confini. Il termine per smantellarli scadeva la scorsa settimana. Eppure stranamente, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, nulla è successo. I paesi in questione hanno annunciato che i controlli resteranno in vigore per altri sei mesi. Scaduti i quali, non ci vuole una grande fantasia per immaginarlo, verranno ancora una volta prolungati. E così via. La Francia, dal canto suo, ha fatto sapere ad ottobre che la sua proroga scadrà ad aprile (di quale anno?). Il tutto per la gioia del “diversamente sobrio” presidente in scadenza della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che si presenta alle conferenze stampa con una scarpa blu ed una marrone; probabilmente a causa della nota “sciatica”).

Se anche loro…

L’accordo di Schengen e le frontiere spalancate, che dovrebbero essere delle vacche sacre della (fallita) Unione europea, appartengono ormai al passato. Non ci crede più nessuno. Passi i famigerati e vituperati paesi del blocco Visegrad. Ma se perfino Francia e Germania non ne vogliono sapere di dismettere i controlli “temporanei” sul confine, vuol dire che l’Unione europea ha davvero un piede nella fossa.

Gli unici servi

E chi sono gli unici che ancora si fanno “schiacciare gli ordini” dai funzionarietti di Bruxelles a cui ormai nessuno dà più retta? Gli svizzerotti. Succubi e proni al punto non solo da chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni diktat comunitario senza neanche essere paese membro, ma addirittura da voler REGALARE 1.3 MILIARDI all’UE perché – come hanno spiegato in coro l’Eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara – “bisogna oliare”. Ma oliare cosa, che presto non ci saranno più gli ingranaggi e nemmeno la macchina??

Anche il Gigi di Viganello si è accorto che siamo molto più “in Europa” noi dei paesi del blocco Visegrad, che pure sono  Stati membri. Chi ringraziare per questo scempio lo sappiamo benissimo: l’establishment internazionalista, che  è la rovina della Svizzera.

Lorenzo Quadri

Regalo miliardario all’UE: La farsa della partitocrazia

I politicanti adesso fingono di tirare il freno a mano; in realtà fanno il contrario!

 

Prosegue il teatrino dei pupi del triciclo spalancatore di frontiere! Adesso la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (uella) propone di sospendere l’esame del messaggio governativo sul “miliardo di coesione” fino a quando non saranno stati fatti dei passi avanti (?) nei rapporti con l’UE.

Come noto il Consiglio federale ha deciso, senza alcun motivo, di confermare il regalo di 1.3 miliardi di franchetti agli eurofalliti, naturalmente senza uno straccio di contropartita e senza nessun obbligo. Adesso le elezioni federali si avvicinano. Ed ai rappresentati del triciclo alle Camere federali comincia a venire fredda la camicia. Chiaro: i parlamentari devono farsi eleggere dal popolazzo. Altrimenti, addio cadrega. Non come i camerieri di Bruxelles in CF che rimangono in carica fino a quando non decidono graziosamente di levarsi dalle scatole.

Sicché gli illustri Senatori, sentendosi traballare le imbottite poltrone sotto le terga, adesso fingono di voler bloccare il versamento dello scandaloso regalo a Bruxelles.

Certo, come no! Questi esponenti del triciclo PLR-PPD-P$$ hanno sempre calato le braghe davanti ad ogni pretesa in arrivo dagli eurofalliti. Se qualcuno immagina che bloccheranno il versamento degli 1.3 miliardi, farà meglio a tornare sulla terra.

La condizione

Già, perché a cosa vincolano il proprio nullaosta i Consiglieri agli Stati? A dei passi avanti con l’UE. Il che, tradotto, può significare una cosa sola: sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrà i Diktat dell’UE ed i giudici stranieri.

Hai capito come la partitocrazia prende i cittadini per i fondelli? Facendo la vocina grossa sul regalo da 1.3 miliardi finge di difendere gli interessi della Svizzera, quando invece fa proprio il contrario. Perché è evidente che il triciclo alla fine deciderà di pagare eccome. Anzi, lo stop sul contributo di coesione serve ad accelerare le trattative sull’accordo istituzionale capestro.

Anche  il Gigi di Viganello ha ormai mangiato la foglia: la partitocrazia vorrebbe regalare 1.3 miliardi di franchetti del contribuente agli eurofalliti, ed in più sottoscrivere il trattato coloniale con Bruxelles!Capitolazione su tutta la linea, altro che storie!

Evidentemente non ci stiamo!

NO al miliardo di coesione, NO all’accordo quadro e SI’ all’iniziativa per l’autodeterminazione!

Lorenzo Quadri

Bruxelles vuole impedirci di espellere i criminali stranieri

L’ accordo quadro istituzionale sarebbe una manna per gli immigrati che delinquono

 

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Ancora una volta i funzionarietti dell’UE ormai con le valigie in mano – in primavera verranno mandati tutti a casa – tentano di fregarci. Naturalmente con la complicità dei loro camerieri incadregati a Palazzo federale.

Continuo rilancio

E’ noto che  sono in corso le trattative (?) per la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale. Come detto più volte, il trattato è di tipo coloniale. Esso  ci imporrebbe non solo i Diktat dell’UE, ma anche i suoi giudici (stranieri). Il che significa: rottamazione della nostra sovranità nazionale e dei nostri diritti popolari. Solo i calabraghisti di Berna, abituati ad inchinarsi a 90 gradi davanti ad ogni cip di Bruxelles, potrebbero prendere in considerazione di sottoscrivere un accordo del genere.

Tanto più che gli eurobalivi ormai in scadenza avanzano sempre nuove pretese. Chiaro: hanno capito che gli svizzerotti fessi cedono su tutta la linea, e quindi ne approfittano per alzare l’asticella.

Fuori come un doccione

Sicché adesso si pretende pure, sempre con lo sconcio accordo quadro, che la Svizzera aderisca alla direttiva UE sulla cittadinanza.  Qui qualcuno è fuori come un doccione.

Aderire alla direttiva UE sulla cittadinanza significa che, di fatto, non potremo più espellere nessun delinquente straniero se costui è cittadino UE. Il che equivale a buttare nel waterla votazione popolare del 2010 sull’espulsione dei delinquenti stranieri (inutile dire che i legulei del Tribunale federale, esponenti del triciclo spalancatore di frontiere, già oggi si arrampicano sui vetri per non espellere nessuno). Idem con patate per gli stranieri in assistenza. In altre parole: se sottoscriviamo lo sconcio accordo quadro istituzionale non potremo più espellere né criminali UE e nemmeno cittadini UE in assistenza. Visto che l’80% degli ospiti dell’Hotel Stampa non ha il passaporto rosso, tutti questi delinquenti, a meno che siano cittadini di Stati terzi, una volta fuori di galera rimarranno sul nostro territorio, con alto rischio di recidiva. I calatori di braghe bernesi, quelli sempre chinati ad angolo retto in sprezzo del rischio di ernie del disco, non si fanno alcun problema nel sacrificare la nostra sicurezza alle loro fregole d’apertura internazionale.

Contrordine compagni!

Del resto, è evidente che i sette scienziati del Consiglio federale nemmeno sanno quello che stanno facendo. Giocano agli apprendisti stregoni. A partire dall’italo-svizzero KrankenCassis. Prima infatti per settimane hanno raccontato la storiella che la direttiva UE sulla cittadinanza non c’entra un tubo con lo sconcio accordo quadro; che è tutto un altro paio di maniche; che non è oggetto delle trattative e quindi, anche sottoscrivendo l’immondo trattato capestro, sul fronte delle espulsioni degli stranieri che delinquono o che sono  a carico del nostro Stato sociale non cambierebbe nulla.

Poi, contrordine compagni!

Adesso infatti salta fuori che la direttiva sulla cittadinanza fa parte eccome delle trattative per l’accordo quadro. Però ci si viene a raccontare che essa sarebbe, per il consiglio federale, una delle linee rosse invalicabili (come l’ormai famosa regola degli otto giorni). Ohibò, ma chi si pensa di prendere per i fondelli?

Linee rosse?

Le linee rosse invalicabili sono una barzelletta. Come il tasto reset, esse non esistono. Alla fine il Consiglio federale capitola su tutto con la scusa che bisogna “salvare” i fallimentari accordi con l’UE. E’ quindi evidente che l’Accordo quadro, oltre ai disastri già noti, ne porterà molti altri al seguito. I camerieri di Bruxelles pretendono di venderci accordi di sudditanza e sono pronti a firmarli a scatola chiusa, senza nemmeno conoscerne le conseguenze! Apperò, questi sì che sono “grandi statisti”! Peggio di così…

Il dibattito urgente

Una decina di giorni fa in consiglio nazionale si è tenuto il dibattito urgente sullo sconcio accordo quadro istituzionale. A chiederlo sono stati i gruppi Udc e P$. Ebbene, durante il dibattito vari deputati esponenti della partitocrazia eurolecchina hanno posto domande a KrankenCassis. Il tentativo era quello di fargli dire pubblicamente che la direttiva UE sulla cittadinanza non c’entra nulla con l’ accordo quadro: sono tutte balle populiste e razziste!

Il tentativo di propaganda si è però trasformato in un miserando autogoal. Infatti il ministro degli esteri binazionale nonha detto che la direttiva UE sulla cittadinanza è un tema diverso dall’accordo quadro. L’unica cosa che ha potuto fare, con grande scorno di chi lo interrogava,  è stato ripetere a più riprese la fregnaccia della “linea rossa”. A cui, come detto, non crede nessuno. Perché il Consiglio federale di linee rosse non ne ha. Non c’è un punto su cui non sia pronto ad abbassarsi i calzoni fin sotto i calcagni. Non uno! L’esperienza, purtroppo, insegna.

Quindi: accordo quadro istituzionale uguale anche obbligo di tenerci tutti i delinquenti stranieri.E poi hanno ancora il coraggio di dire che non è vero che il triciclo PLR-PPD-P$ svende la Svizzera?

Lorenzo Quadri

Armi, NO al Diktat dell’UE: il Mattino e la Lega ci sono!

Il triciclo PLR-PPD-P$$ cala (ancora) le braghe e svende la Svizzera: asfaltiamolo!

 

Non è solo una questione di colpi e di caricatori: in gioco ci sono le nostre tradizioni, la nostra sovranità, la nostra indipendenza, i nostri diritti popolari!

Il lancio del referendum (peraltro annunciato da tempo) contro il Diktat UE che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti è un’ottima notizia. Il Mattino e la Lega saranno della partita.

Perché quello che Bruxelles ci vuole imporre, con il vergognoso benestare della partitocrazia cameriera dell’UE,  è un Diktat antisvizzero. Un Diktat contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alla nostra volontà popolare (espressa nel 2011), alla nostra sovranità ed alle nostre libertà. Come hanno ben spiegato i promotori del referendum, non si tratta di impegolarsi in dissertazioni tecniche sul numero di colpi che può contenere un caricatore. Il vero tema è un altro. Il vero tema è l’indipendenza della Svizzera; il futuro della nostra sovranità popolare. Siamo ancora padroni in casa nostra? Oppure la partitocrazia e la casta spalancatrice di frontiere ci hanno ridotti ad una patetica colonia di Bruxelles, che riceve ordini da un pugno di burocrati europei non eletti da nessuno, e dove il popolo “sovrano” non conta più un tubo?

Questa è la posta in gioco: il futuro della Svizzera. Di conseguenza, tutti siamo coinvolti. Non solo i tiratori, non solo i cacciatori, non solo i collezionisti di armi.

Non dimentichiamo poi che questi Diktat europei funzionano con la tattica del salame (una fetta alla volta). Si “evolvono”. Sicché gli svizzerotti vengono poi costretti ad adeguarsi ai vari sviluppi. Per la serie: “Visto che avete accettato A, adesso dovete accettare anche B, C e D, altrimenti salta tutto”. Uella! Non è così che funziona in casa nostra. Forse in quelle del diversamente sobrio “Grappino” Juncker e dei suoi tirapiedi sì. In casa nostra no. E non ci facciamo ricattare da questa eurofoffa.

Diktat inutile

Sia chiaro che la storiella della direttiva disarmista che servirebbe a combattere il terrorismo islamico (sottolineare: islamico) è una balla di fra’ Luca. La totale inutilità della direttiva a questo proposito è conclamata.

Nessuno, nei dibattiti a Berna, ha peraltro sostenuto che il Diktat di Bruxelles permetterebbe di compiere dei passi avanti nella lotta al terrorismo islamico. Una lotta che necessita di ben altri provvedimenti (che però la partitocrazia, imbesuita dal fallimentare multikulti, rifiuta di adottare; ma questo è un altro discorso). E’ anzi stato pubblicamente ammesso il contrario. L’oggetto del dibattito è uno solo: permettiamo all’UE di comandare in casa nostra  e di imporci dei Diktat antisvizzeri, oppure non glielo lasciamo fare? La risposta della Lega e del Mattino può essere una sola, chiara ed inequivocabile: NO, NO, e ancora NO! Balivi go home!

La partitocrazia cala le braghe

Il triciclo PLR-PPD-P$, invece, ha calato le braghe per l’ennesima volta: sembra non saper fare altro. E adesso tenta, goffamente, di giustificarsi venendo a raccontarci la fregnaccia dei fallimentari accordi di Schengen che sarebbero messi in pericolo (uhhh, che pagüüüraaa!) da un njet elvetico alla direttiva disarmista. Fregnaccia più penosa non la potevano inventare. Come se Bruxelles si sognasse di espellere la Svizzera da Schengen! Ma va là! Senza contare che, se gli accordi di Schengen, oltre che impedirci di difendere i nostri confini, ci riducono in schiavitù, è un bene che saltino.

Comunque, il triciclo PLR-PPD-P$ alle Camere federali il prossimo autunno i voti per conservare le cadreghe farà meglio ad andare a chiederli direttamente a Bruxelles. Non certo ai cittadini elvetici, visto che ha smesso di rappresentarli da un pezzo.

Tutti a firmare il referendum contro il Diktat degli eurofalliti! Asfaltiamo, ancora una volta, la partitocrazia serva della DisUnione europea! Il formulario per la raccolta firme verrà pubblicato anche sul Mattino a partire da domenica prossima: da ritagliare, compilare e spedire.

Lorenzo Quadri

 

 

Vergogna! Ve lo diamo noi il regalo da 1.3 miliardi all’UE!

Servi di Bruxelles fuori di cranio: vogliono donare i nostri soldi a chi ci ricatta!

Ah ecco, questa ci mancava! I camerieri bernesi dell’UE, malgrado due su sette (Doris uregiatta e “Leider” Ammann) abbiano già un piede fuori dalla porta, insistono: gli svizzerotti devono regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles come contributo di coesione! Li devono versare senza avere alcun obbligo e senza uno straccio di contropartita! Così, perché i soldi del solito sfigato contribuente vanno gettati al vento! Soldi di tutti, soldi di nessuno!

Il ricattino

Il bello è che, secondo le geniali pensate del Consiglio federale, noi dovremmo donare 1,3 miliardi dei nostri soldi ad un’unione europea fallita e che ci ricatta a giorni alterni, nel tentativo di ridurci ad una sua colonia! Vedi ad esempio le recenti esternazioni dell’eurofunzionarietto Johannes Hahn (Johannes chi?).

Costui, malgrado abbia, come tutta l’attuale e pessima commissione europea, già le valigie in mano, perché la prossima primavera andranno tutti A CASA, si permette addirittura di minacciarci, o di proferire quella che, secondo lui, dovrebbe essere una minaccia. Ovvero: “Senza l’ accordo quadro istituzionale non ci sarà nessun altro trattato tra Svizzera ed UE”!Uhhh, che pagüüüraaa!

Con la fallita DisUnione europea, nel caso non lo si fosse capito, non dobbiamo più sottoscrivere nessun accordo. Dobbiamo semmai cominciare a disdire quelli in essere. A cominciare dalla libera circolazione delle persone!

Invece no: i servi bernesi di Bruxelles vogliono regalare i nostri soldi agli eurofalliti per agevolare la conclusione dell’accordo quadro istituzionale. Ovvero di quell’accordo che ci imporrà le leggi ed i giudici dell’UE! E dire che nel 1291 il patto tra i cantoni primitivi venne concluso proprio per opporsi ai giudici stranieri… Se potessero vedere lo scempio che la partitocrazia eurolecchina sta facendo del paese che hanno costruito, i nostri antenati si rivolterebbero nella tomba.

Ci terremo i delinquenti stranieri

Da notare che lo sconcio accordo quadro istituzionale ci impedirebbe anche di espellere i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini UE. Alla faccia della votazione popolare del 2010. L’oscenità avverrebbe tramite il recepimento della direttiva UE sulla cittadinanza.

Fino all’altro giorno, ci si veniva a raccontare che questo non è tema dell’accordo quadro istituzionale, sono tutte balle populiste! Invece, nel dibattito d’attualità sull’accordo quadro tenutosi giovedì in Consiglio nazionale, il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha cambiato versione. A domanda esplicita, tra i consueti fumogeni ha dichiarato che la questione della cittadinanza UE sarebbe “una linea rossa”. Ovvero: fa parte eccome dello sconcio accordo quadro istituzionale, ma è un punto su cui il Consiglio federale non sarebbe disposto a cedere. E qui ci sganasciamo dalle risate. Perché di punti su cui il CF non sarebbe disposto a cedere, lo ha capito anche quello che mena il gesso, non ce ne sono. Le linee rosse del governicchio federale non sono affatto tali: lo si è ben visto con la regola degli otto giorni.

Ennesima dimostrazione che lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe la tomba della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari. Fior di decisioni dei cittadini verrebbero cancellate con un colpo di spugna.

Sicché: NO al regalo da 1.3 miliardi all’UE e NO all’accordo quadro! Su questi temi l’ultima parola spetta al popolo. Non certo ai camerieri bernesi dell’UE, due dei quali ormai scaduti. E’ chiaro il messaggio o ci vuole un disegno?

Lorenzo Quadri

Nuovo ricatto di Bruxelles: Berna, come al solito, tace

L’eurofunzionarietto con le valigie in mano si permette di minacciarci: ma vaffan…!

Certo che agli eurofalliti la faccia di tolla non manca mai, neppure l’arroganza e ancora meno la boria!

L’ultima penosa sbroccata l’abbiamo sentita proprio ieri. Tale Johannes Hahn (Johannes chi?), commissario europeo, ha rilasciato la seguente dichiarazione minatoria all’indirizzo dei camerieri bernesi dell’UE: “Senza l’accordo quadro istituzionale non ci sarà nessuna nuova intesa”.Uhhh, che pagüüüraaa!

E’ il colmo: questi balivi di Bruxelles hanno già le valigie in mano. Tra sette mesi saranno tutti a casa, spazzati via dalle elezioni europee. Però si immaginano ancora di poter fare la voce grossa. E di farla con chi? Naturalmente con gli svizzerotti, che calano sistematicamente le braghe! Vedi, per citare solo un esempio recente, la vergognosa calata di braghe del parlamento federale sul Diktat disarmista dell’UE!

Non ancora contento, il Johannes ha pure dichiarato che con l’accordo quadro istituzionale verranno cancellate le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E adesso, $inistrati internazionalisti eurolecchini, come la mettiamo?

Posizioni chiare

Degli squallidi ricatti di questi funzionarietti di Bruxelles non eletti da nessuno ed ormai politicamente morti, ne abbiamo piene le scuffie.

Come ne abbiamo piene le scuffie di questa fallita Unione europea che, mentre negli Stati membri perde terreno ogni giorno che passa, pretende di comandare in casa nostra!
Il Giuànn (Johannes) dice che senza lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe leggi e giudici stranieri) non ci saranno altri trattati tra la Confederella e l’UE? Benissimo! Non aspettavamo altro! Infatti con la Disunione europea non dobbiamo più firmare nessun accordo, di nessuno tipo! Anche perché poi questi accordi vengono utilizzati come cavalli di Troia per assoggettarci sempre di più. Infatti, il trattato viene poi “sviluppato” e gli svizzerotti  ricattati: se non accettate la nuova evoluzione salta tutto. Ed i camerieri bernesi dell’UE corrono terrorizzati ad inchinarsi a 90 gradi!

Quindi, “caro” Giuànn: visto che le posizioni sono chiare, chiudiamo subito la vertenza. Nessun nuovo accordo  tra Svizzera ed UE ed inizio della Swissexit, ovvero disdetta dei trattati attuali. A partire da quello sulla libera circolazione delle persone.

Naturalmente, mentre i funzionarietti di Bruxelles in scadenza si permettono di ricattarci, da Berna non giunge alcuna reazione. Nessun meritatissimo “Vaffa”. Macché. Citus mutus. I pavidi esponenti del governicchio federale tacciono. Poi ci chiediamo come mai questo Paese va sempre peggio.

Lorenzo Quadri

Armi: senza referendum andrà a finire in schifìo

Diktat disarmista dell’UE: è gara tra Nazionale e Stati a chi cala le braghe più in basso

 

Prosegue la calata di braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti. Quel Diktat inventato dagli eurofalliti con la scusa di combattere il terrorismo islamico. Quando è chiaro come il sole che non impedirà un solo attentato. Perché i terroristi islamici – sottolineare: islamici – non si servono certo di armi da fuoco legalmente dichiarate. Anzi, le armi da fuoco non le usano proprio. Abbiamo visto che le modalità sono ben altre (veicoli lanciati sulla folla, coltelli, eccetera).

Già l’inutilità accertata della normativa avrebbe dovuto portare alla sua rottamazione. Magari accompagnata da doverose scuse. Ma questo, va da sé, non accade. Perché il vero bersaglio del Diktat degli eurobalivi non è il terrorismo islamico. Sono le armi dei cittadini onesti. La casta spalancatrice di frontiere ha sempre considerato i cittadini dei nemici. Infatti vuole disarmarli. E vuole anche esautorarli: vedi i recenti attacchi frontali ai diritti popolari. Il popolazzo (che vota sbagliato) va ridotto al silenzio! Decide un cerchio magico di burattini non eletti da nessuno!

Le balle della partitocrazia

Come sappiamo, la direttiva disarmista dei balivi di Bruxelles è contraria alla legge svizzera, alle nostre tradizioni, alla volontà popolare (votazione del febbraio 2011). Ed è pure inutile. Quindi, per quale cavolo di motivo si perde tempo a discutere? Una simile ciofeca va respinta al mittente senza ulteriori commenti. Invece cosa succede? Succede che il Consiglio degli Stati , i $ignori Senatori (uella), sono riusciti nella strabiliante impresa di calare le braghe ancora più in basso di quanto fatto dalla maggioranza del Consiglio nazionale, asfaltando i pochi miglioramenti introdotti dalla Camera bassa alla proposta governativa. Il tutto per la massima goduria dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. A cominciare dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e dall’italo-svizzero KrankenCassis. Da restarci di palta. E come si spiega una simile aberrazione? Il mantra della partitocrazia è diventato: “bisogna (?) salvare gli accordi di Schengen”! E quindi “dobbiamo” calare le braghe! E’ “ineluttabile”! “Sa po’ fa nagott”!

Vergognoso. Questi politicanti del triciclo non lavorano per difendere la Svizzera. Si arrampicano sui vetri alla ricerca di sistemi per mettersi a 90 gradi davanti ad ogni pretesa della fallita UE.

Tre punti

Punto primo: non sta scritto da nessuna parte, e non l’ha detto nessuno che, in caso di njet elvetico all’ennesima sconcia imposizione coloniale di Bruxelles, la Confederella verrebbe espulsa dal fallimentare trattato di Schengen. Si tratta infatti di una fake news. Di una balla di fra’ Luca inventata dalla partitocrazia, che la ripete ad oltranza a scopo di lavaggio del cervello.  A parte che, senza degli accordi farlocchi che ci costano 100 milioni all’anno per impedirci di difendere i nostri confini staremmo solo meglio: è matematicamente escluso che l’UE decida di espellere la Svizzera da Schengen; per qualsivoglia motivo. Sarebbe contro il suo interesse! E’ un po’ come immaginare che improvvisamente Bruxelles potrebbe decidere di disdire la libera circolazione delle persone con la Svizzera. Ma quando mai!

Punto secondo:vi sono fior di Stati membri UE che rifiutano la direttiva disarmista. E dovremmo approvarla noi che non facciamo parte della fallita Unione europea? Ma stiamo scherzando?

Punto terzo:in primavera si terranno le elezioni europee. Ovunque negli Stati membri l’élite spalancatrice di frontiere cede terreno ai “populisti”. Il nuovo parlamento e la nuova Commissione UE potrebbero dunque avere orientamenti ben diversi da quelli attuali. La direttiva disarmista potrebbe finire semplicemente in dimenticatoio. E noi dovremmo correre ad adeguarci? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Morale della favola

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il ping-pong tra le due camere del parlamenticchio federale con il Diktat disarmista antisvizzero è un semplice esercizio alibi. Pippe mentali. La maggioranza sotto le cupole bernesi la detiene saldamente la partitocrazia. Ovvero il triciclo PLR-PPD-P$, cameriere dell’UE. Logica conseguenza: qualsiasi cosa uscirà dall’assemblea federale, non potrà che essere una ciofeca inaccettabile. Quindi: scaldare i motori in vista dell’inevitabile referendum!

Lorenzo Quadri

Asilanti eritrei: la farsa dei burocrati

20 rimpatri, tra l’altro volontari, sono una miseria! Altro che montare la panna!

I migranti economici eritrei dovrebbero essere rimandati tutti a casa loro, poiché si tratta di finti rifugiati

Qui davvero siamo alla presa per il lato B! La Segreteria di Stato della migrazione  (SEM) intenderebbe revocare lo statuto di ammesso provvisoriamente a 20 (sic!) finti rifugiati eritrei. I quali saranno invitati a tornare al loro Paese. Con il quale non è però stato firmato alcun trattato di riammissione di migranti economici. Quindi ci torneranno solo quei migranti economici che lo faranno volontariamente.

Ecco, magari il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, invece di partecipare prezzemolescamente in Ticino ad ogni evento mondano per fare campagna per l’ex partitone in vista delle elezioni di aprile e di calare le braghe con la fallita UE, farebbe bene ad occuparsi di questo problema: gli accordi di riammissione mancanti con i paesi d’origine dei finti rifugiati.

Intanto però gli svizzerotti fessi continuano imperterriti a versare aiuti internazionali all’Eritrea malgrado questa non si sogni di firmare accordi di riammissione. Ad Asmara menano il can per l’aia alla grande. Un po’ come il Belpaese con la fiscalità dei frontalieri, tanto per intenderci. Bloccare i sostanziosi contributi rossocrociati fino alla firma dell’accordo di riammissione? Non sia mai! La partitocrazia politikamente korretta insorge! E’ becero populismo e razzismo!

Tutti finti rifugiati

Adesso dunque la SEM intenderebbe ritirare l’ammissione provvisoria a venti asilanti eritrei, invitandoli cortesemente a rientrare a casa  loro. Cosa, cosa? Venti? I migranti eritrei devono essere allontanati tutti dalla Svizzera, dal momento che tutti sono finti rifugiati. Non sono perseguitati in patria. Tale circostanza è stata confermata da varie fonti internazionali.

Non solo gli asilanti eritrei sono tutti finti rifugiati, ma sono tutti in assistenza.Nel giro di 8 anni, come noto, il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è aumentato di oltre il duemila (!) percento. Ed i burocrati della SEM  ipotizzano il ritiro dell’ammissione provvisoria ad appena venti (!) di loro. Quando andrebbero rimpatriati tutti! Se questa non è una presa per i fondelli!

Hanno ancora da ridire

Ed il colmo è che, naturalmente, i signori del “devono entrare tutti” hanno ancora da ridire. E’ quello che aspettava la SEM per poter ribadire al popolazzo la validità (?)  delle misure prese, spacciandosi così per hardliner in materia migratoria. Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”! L’irrisoria cifra di 20 permessi (forse) ritirati avete il coraggio di spacciarla per “linea dura”? Ma non facciamo ridere i polli! Ribadiamo: tutti i finti rifugiati eritrei, e sono svariate migliaia, attualmente  mantenuti in Svizzera con i nostri soldi, vanno rimandati al natìo paesello. Del resto parecchi di essi  già ci tornano per le vacanze: perché  – parole loro – lì è più bello. E si potrebbe iniziare dagli ospiti del centro asilanti di Camorino: quelli  che si lamentano perché il centro della protezione civile dove alloggiano non sarebbe abbastanza confortevole.

E, se qualche spalancatore di frontiere ha qualcosa da obiettare, può sempre accompagnare i suoi protetti a destinazione. Naturalmente con biglietto di sola andata.

Lorenzo Quadri

 

Accordo “light” con l’UE? Presa per i fondelli “heavy”!

KrankenCassis allo sbando: vorrebbe svendere la Svizzera con la tattica del salame

 

Il ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) nella sua brama di svendere la Svizzera all’UE adesso immagina di rifilarci lo sconcio accordo quadro istituzionale ricorrendo alla tattica del salame: una fetta alla volta. Obiettivo: prendere per i fondelli gli svizzerotti. Complimenti, ecco un ennesimo esempio del “buongoverno” dell’ex partitone!

Una ca_ata pazzesca

Ad inizio settimana infatti il ministro (ex) doppiopassaporto se ne è uscito con la geniale proposta, meritevole di un premio Nobel: dividere il dossier (appunto) a fette, cominciando col far passare le parti meno controverse (?) e poi rimandare ad un secondo tempo i punti più spinosi.

Questa sarebbe politica estera? No: questa è una “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi)!  Il tentativo di infinocchiare gli svizzerotti è manifesto. Perfino  sfacciato. Indipendentemente da quel che possono pensare i balivi di Bruxelles della proposta (con tutta probabilità, non andrà bene nemmeno a loro, anche se per altri motivi).

Punto primo

Non esistono aspetti  “non controversi” nello sconcio accordo quadro istituzionale. Si tratta infatti di un accordo coloniale,con cui la fallita UE ci imporrebbe le sue leggi ed i suoi giudici (stranieri).

Il colmo è che il Consigliere federale binazionale tra i punti “non controversi” della trattativa indica la “risoluzione delle vertenze tra Svizzera ed UE”. Come sarebbe a dire, punto non controverso? A chi si pensa dare a bere questa monumentale fregnaccia? Il punto è controverso eccome. Si tratta nientemeno che dei giudici stranieri. Infatti la famosa corte arbitrale farlocca, composta da giudici svizzeri ed UE,  non deciderebbe sull’applicazione delle leggi  comunitarie in Svizzera. Perché sul diritto della fallita UE  decide la corte europea di giustizia. Quindi i giudici stranieri. Non il tribunale arbitrale “mezzo e mezzo” (ad immagine e somiglianza di KrankenCassis).

Il nodo centrale dello sconcio accordo quadro istituzionale è la perdita di sovranità della Svizzera e lo smantellamento della nostra democrazia diretta: e questo è quanto il ministro degli esteri PLR vorrebbe ora rifilarci spacciandolo come “aspetto non problematico”. Non problematico un piffero! Questa è l’essenza stessa dell’accordo!

Punto secondo

Le questioni indicate come “problematiche” sono controversie puntuali. Motivi in più per rottamare senza appello lo sconcio accordo quadro. Infatti:

  • Non se ne parla nemmeno di abolire le già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone.
  • Non se ne parla nemmeno di tenerci in casa i cittadini UE delinquenti, malgrado il popolo abbia votato l’espulsione dei criminali stranieri, perché i balivi di Bruxelles pretendono di imporci l’adozione delle loro normative del piffero sulla cittadinanza europea.
  • Non se ne parla nemmeno di mettere in discussione l’esistenza delle nostre banche cantonali, che sono la spina dorsale della nostra economia, perché questi istituti con garanzia dello Stato non vanno bene al “diversamente sobrio” Juncker ed alla sua corte dei miracoli fatta di scartine e trombati.

Ma anche nella denegata ipotesi in cui i balivi di Bruxelles rinunciassero alle pretese sopra elencate, l’accordo quadro resta inaccettabile.

Punto terzo

Il disegno di KrankenCassis è evidente ed al limite del puerile. Con la scusa che si è firmata la prima parte dello sconcio accordo quadro, si dirà che “bisogna” calare le braghe ed accettare anche tutte le imposizioni successive. In caso contrario, si andrà incontro a chissà quali ritorsioni dell’ UE (uhhhh, che pagüüüüraaaa!) e poi giù col terrorismo di regime!

Morale della favola

La versione light dell’accordo quadro è una presa per i fondelli. Non si sottoscrive nessun nuovo trattato con Bruxelles, ma al contrario bisogna disdire la libera circolazione delle persone. E, il 25 novembre, tutti a votare SI’ all’iniziativa Per l’autodeterminazione (contro i giudici stranieri). Così lo sconcio accordo quadro che tanto piace ai camerieri bernesi dell’UE sarà già morto sul nascere.

L’UE ne fa peggio di Bertoldo

I balivi di Bruxelles hanno da ridire anche sulle banche cantonali. Mandiamoli affan…!

 

Ripetiamo per l’ennesima volta ai camerieri bernesi della DisUnione europea: la sottoscrizione dello SCONCIO accordo quadro istituzionale ve la levate subito dalla zucca! E col piffero che aboliamo l’ora legale per correre dietro a “Grappino” Juncker!

La fallita Unione europea ne combina ormai peggio di Bertoldo. Eppure i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ed il triciclo PLR-PPD-P$$ insistono nel calare le braghe ad altezza caviglia davanti ad uno stuolo di strapagati funzionarietti non eletti da nessuno!

L’ultima “scoperta”, si fa per dire, è che gli eurobalivi, oltre a pretendere di comandare in casa nostra, di imporci i loro giudici, di cancellare la nostra sovranità e la nostra democrazia diretta, di impedirci di espellere i delinquenti stranieri cittadini degli Stati membri, di pretendere un regalo da 1.3 miliardi di Fr, di abrogare le misure accompagnatorie, e la lista potrebbe continuare a lungo, adesso si mettono a blaterareanche contro le  nostre banche cantonali.

Pensate un po’: a questi tamberla non va bene che in Svizzera – che NON E’ un Paese membro UE – ci siano delle banche cantonali garantite dallo Stato. Cosa, cosa? Ma qui qualcuno si è davvero bevuto il cervello! Le banche cantonali costituiscono la spina dorsale della nostra economia ed i balivi di Bruxelles pretendono di metterci in becco in vista della conclusione dello sconcio accordo quadro istituzionale? A questo punto anche il Gigi di Viganello dovrebbe aver capito che di concludere nuovi trattati-capestro con la fallita Unione europea non se ne parla nemmeno! Basta! Mandare finalmente affanc… i funzionarietti di Bruxelles! Swissexit!

Oltretutto, a testimonianza di quanto il presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker ed i suoi soldatini siano ormai completamente allo sbando, arriva la pantomima sull’ora legale. Adesso i funzionarietti vorrebbero abolirla. Ma vadaviaiciapp! Sono queste le priorità dell’UE? Abolire l’ora legale? Forse perché da quelle parti preferiscono l’ora illegale?

Tanto per chiarire: è evidente che la Svizzera mantiene il cambio dell’ora e non stravolge tutto per correre dietro all’ennesima ridicola paturnia di un’Europa ormai alla frutta. Anzi, magari un domani la differenza oraria  ci renderà meno attrattivi per il frontalieriato. Chissà.

Lorenzo Quadri

 

L’accordo quadro è MORTO!

Gli eurobalivi adesso pretendono di farci tenere in casa i delinquenti stranieri

E’ veramente inconcepibile che, malgrado siano falliti, gli eurobalivi continuino ad avanzare nuove pretese ed a formulare ricatti nei confronti degli svizzerotti (ormai gli unici rimasti a dare corda).

Ma ancora più inconcepibile è che i camerieri bernesi di Bruxelles –  a partire da KrankenCassis (ex) doppio passaporto e “Leider” Ammann, entrambi liblab – si facciano ricattare e calino le braghe. Naturalmente in nome del “buongoverno”; come no!

L’ultima prevaricazione europea avviene, ma guarda un po’, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe le leggi degli eurobalivi come pure i loro giudici). Infatti, adesso Bruxelles pretenderebbe perfino che la Svizzera rinunciasse ad espellere i delinquenti stranieri. Malgrado l’espulsione dei delinquenti stranieri sia stata votata dal popolo (nell’ormai lontano 2010) e figuri dunque nella Costituzione.

I funzionarietti di Bruxelles vorrebbero infatti – così ha scritto di recente il Blick – che la Svizzera adottasse le linee guida sulla cittadinanza dell’UE. La conseguenza sarebbe che l’espulsione di delinquenti cittadini UE risulterebbe ulteriormente ostacolata. Di fatto impossibilitata.E dire che già la partitocrazia (ed i suoi legulei nei tribunali) l’hanno trasformata in una farsa: erano state promesse 4000 espulsioni all’anno; la cifra reale è di un decimo. Il Ticino, grazie a Norman Gobbi, è uno dei pochi Cantoni che si salva.

Pretese svergognate

Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che in nessun caso possiamo accettare la svergognata pretesa della DisUnione europea di tenerci in casa i delinquenti stranieri; contro la volontà popolare e  contro la Costituzione! Ma siamo andati fuori di cranio? NON SIAMO uno Stato membro della fallita UE. Però – tanto per citare alcuni esempi – i suoi funzionarietti, a partire dal presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che barcolla ai vertici NATO), pretendono di:

  • Disarmare i cittadini svizzeri (vedi Diktat UE sulle armi)
  • Cancellare la nostra volontà popolare
  • Dettarci le loro leggi
  • Imporci i loro giudici
  • Impedirci di espellere i delinquenti stranieri
  • Eccetera eccetera

E sotto le cupole federali c’è ancora qualche tamberla che sta a sentire questi balivi da tre e una cicca?

 

Cancellare tutte le trattative

E’ evidente che, davanti a simili pretese, le trattative per la conclusione delle sconcio accordo quadro non vanno solo congelate. Vanno cancellate. In via definitiva. Sveglia cocomeri! Al di fuori della FALLITA Unione europea c’è un MONDO, dagli Stati Uniti all’Asia: un mondo fatto di Paesi interessati – a partire dagli stessi USA – a concludere accordi commerciali con la Svizzera. E senza pretendere né di invaderci con la libera circolazione, né di venire a dettare legge in casa nostra!

Una nazione FINITA

E’ poi evidente che una nazione che non è più in grado di decidere in modo autonomo chi resta sul suo territorio e chi no, è una nazione FINITA. Una democrazia  che si vede cancellare l’esito delle votazioni popolari da funzionarietti stranieri non eletti da nessuno, è una democrazia FINITA.

Altrettanto evidente è che, sullo sconcio accordo quadro istituzionale, i $inistrati spalancatori di frontiere pensano di prendere la gente per i fondelli. Infatti, continuano a remenarla sulla regola degli otto giorni, che Bruxelles vorrebbe cancellare, e sulla (presunta) protezione del mercato del lavoro. Eh già, perché attualmente il mercato del lavoro svizzero sarebbe protetto, vero gauche-caviar? Ma non fateci ridere!

Intendiamoci: non c’è alcun motivo per calare le braghe sulle striminzite misure accompagnatorie per far contenti gli eurobalivi. Già abbiamo poco, molto poco; ci mancherebbe anche che rinunciassimo a quel poco.

Ma che i $inistrati ed il resto della partitocrazia eurolecchina non credano di poterci fare fessi riducendo lo sconcio accordo quadro istituzionale ad una questione di misure accompagnatorie e “quindi”, se si risolve questo problema, “l’è tüt a posct” e si può correre giulivi a firmare! Ma col piffero!

Altro che gli otto giorni…

La questione degli otto giorni, cari esponenti dell’élite rottamatrice della Svizzera, è “il meno della cavagna”. Il vero tema è la nostra sovranità nazionale e la nostra democrazia, che i balivi di Bruxelles ed i loro servi della partitocrazia  sognano di mandare al macero. Non solo pretendono, come detto, di imporci le loro leggi ed i loro giudici in settori importanti. Adesso si scopre (?)  che vogliono perfino costringerci a tenere in casa – e magari pure a mantenere! – i delinquenti stranieri. E noi siamo così fessi da accettare simili condizioni? Ma anche no!

Accordo quadro istituzionale? Nemmeno per sogno! Non si firma proprio un bel niente, con o senza la regola degli otto giorni!

E, quando saremo finalmente chiamati alle urne sul tema, votare un  SI’ convinto all’iniziativa – riuscita in tempo di record – che chiede la FINE della devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

Accordo quadro con l’UE? “Non siamo mica scemi!”

Altro che firmare nuovi trattati-capestro! Bisogna disdire qualcuno di quelli in vigore

 

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha fretta di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quell’accordo capestro che – lo ripetiamo per l’ennesima volta, ma come dicevano gli antichi romani repetita iuvant – ci trasformerebbe di fatto in unacolonia dell’UE.

Con un simile trattato in vigore, in ambiti importanti non potremmo più decidere un tubo: ci arriverebbero i diktat direttamente da Bruxelles, con i giudici stranieri ad applicarli. Sì, giudici stranieri. Altro che la fregnaccia della Corte arbitrale composta da magistrati svizzeri e della DisUnione europea che adesso tentano di spacciarci per buona.  Una simile corte potrebbe semmai decidere sull’applicazione del diritto svizzero. Ma per il diritto UE, gli eurobalivi non riconoscono altra giurisdizione che quella della Corte di giustizia europea.

Lavaggio del cervello

Se il risultato del famoso “tasto reset” è la corsa autolesionista alla sottoscrizione dell’accordo quadro, siamo a posto. In realtà il tasto reset è stato sì schiacciato, ma sulle promesse fatte dal ministro degli Esteri liblab prima della sua elezione.

Ulteriore aggravante: i due consiglieri federali PLR, ovvero KrankenCassis ed il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, sarebbero pronti a scarificare sull’altare dell’accordo che “va assolutamente concluso” perfino le striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione. Non è certo un caso che l’inqualificabile SECO, Segreteria di Stato dell’economia, inquadrata nel Dipartimento di “Leider” Ammann, abbia ripreso con rinnovato vigore le operazioni di lavaggio del cervello agli svizzerotti. Obiettivo: far credere che la libera circolazione sia una figata pazzesca che genera zero problemi.  Soppiantamento? Dumping salariale? Non esistono! Tutte balle della Lega populista e razzista!

E quindi, visto che – secondo i soldatini della SECO – la libera circolazione non ha alcuna controindicazione, le misure accompagnatorie non servono. Di conseguenza, non si perde nulla a rottamarle per far contenti i padroni di Bruxelles. Elementare, no?

Incompatibilità

E visto che la credibilità della SECO è più o meno ai livelli di quella del Gatto Arturo,per ulteriormente lavare il cervello al popolazzo vengono attivati gli istituti demoscopici di regime.  Missione: presentare un sondaggio da cui emerge che il gradimento dell’accordo quadro sarebbe in rialzo tra la popolazione. Certo, come no! Ce li immaginiamo i sondaggisti prezzolati che chiedono alla sciura Maria di anni 87 cosa ne pensa dell’accordo quadro istituzionale e pongono le domande in modo da ottenere la risposta desiderata dal committente!

Ricorrere a simili trucchetti per tentare di manipolare l’opinione pubblica è semplicemente penoso.

Si può girarla e pirlarla finché si vuole. L’accordo quadro è e rimane incompatibile con la sovranità svizzera e con i diritti popolari. Anzi, è semplicemente incompatibile con la dignità di un qualsiasi Stato,visto che impone leggi e giudici stranieri.

Si avvicina il Primo d’agosto e noi ci ritroviamo con un ministro degli Esteri binazionale che sogna di festeggiare il Natale della Patria svendendola a Bruxelles tramite l’ennesimo trattato-capestro. Non ancora contento, vorrebbe addirittura aggiungerci un regalo di 1.3 miliardi di Frdi contributo di coesione. E cosa ci dà l’UE in cambio? Facile: il solito calcione nel fondoschiena!

Perfino al DFE…

Perfino il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha dichiarato, in relazione allo sconcio accordo quadro istituzionale, che “piuttosto che firmare un brutto accordo è meglio attendere”. In realtà anche KrankenCassis a parole inizialmente sosteneva una tesi del genere. Poi però è scattato il “contrordine compagni”; e adesso la linea è diventata quella del “firmare ad ogni costo”.

Non ci siamo proprio. L’accordo quadro non va firmato. Né adesso né mai. Perché con l’UE non bisogna più sottoscrivere alcun trattato. Al contrario, bisogna cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Visto che il Primo agosto è ormai alle porte, un suggerimento ai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale per fare un regalo alla Patria in occasione della sua festa: una bella letterina al presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che al vertice NATO non si reggeva in piedi, non si sa se per eccessi alcolici o per altri problemi). Bastano due punti facili-facili:

  • Non si firma nessun accordo quadro, né adesso né mai;
  • Il regalo da 1.3 miliardi ve lo levate dalla capoccia.

E’ così difficile?

Lorenzo Quadri

Direttiva disarmista: bloccare tutto!

Ma guarda un po’: il famoso Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti, del tutto inutile nella lotta al terrorismo islamico che manifestamente è solo un pretesto di comodo, ciurla sempre più nel manico.

Nei giorni scorsi infatti la Commissione affari costituzionali del Senato del Belpaese ha ascoltato in audizione il presidente di Assoarmieri Antonio Bana. Il quale ha ribadito ai Senatori italici che la famigerata direttiva disarmista è “sub iudice”. Infatti su di essa è pendente il ricorso di Repubblica Ceca e Polonia presso la Corte di giustizia europea. Bana ha quindi invitato a riflettere se anche l’Italia non dovrebbe associarsi a tale ricorso, contribuendo così ad affossare sul nascere il Diktat di Bruxelles.

E noi svizzerotti invece, che nemmeno – e per fortuna! – siamo un Paese membro dell’UE, dovremmo accettare di farci schiacciare gli ordini dagli eurofunzionarietti con disposizioni che sono contrarie alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare? A maggior ragione quando l’atto che dovremmo recepire – pena, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, la messa a rischio dei fallimentari accordi di Schengen: echissenefrega! – è a rischio di nullità? E questo perché, sotto le cupole federali, il triciclo cameriere dell’UE come al solito si è inchinato a 90 gradi? Bloccare tutto!

Lorenzo Quadri

Ma la Simonetta si lagna con l’UE: “devono entrare tutti!”

In Europa il vento sui finti rifugiati sta cambiando. Ma a Berna la kompagna Sommaruga…

 

Certo che siamo proprio messi bene! Mentre sempre più Stati a noi vicini, a cominciare dal Belpaese, stanno cambiando marcia a proposito dei finti rifugiati con lo smartphone, e mentre il vento giocoforza anche a Bruxelles dovrà cambiare, ecco che salta su – ovviamente non richiesta – la kompagna Simonetta Sommaruga. La quale non trova di meglio che lanciare farneticanti appelli all’UE affinché i migranti economici “vengano fatti entrare tutti”.

A che titolo parla la Simonetta, non eletta da nessuno ma nominata in base ad inciuci parlamentari? Evidentemente costei NON ha alcun titolo per esprimersi a nome dei cittadini svizzeri. Ed infatti la Simonetta al massimo può parlare per i  $inistrati spalancatori di frontiere. Quelli che con il business dell’asilo si fanno gli zebedej di platino. E per gruppi d’interesse pro-saccoccia che stanno dietro all’immigrazione clandestina.

Dietro il businness dell’asilo non c’è solo chi ci lucra direttamente gestendo l’accoglienza. C’è anche chi lo fa in modo indiretto. Ovvero, chi ha tutto l’interesse a promuovere l’invasione dell’Europa. Obiettivo: trasformare, un domani, i finti rifugiati con lo smartphone in forza lavoro a basso costo. Con cui ovviamente sostituire quella residente. Dopo la devastante libera circolazione delle persone a livello europeo, la catastrofica libera circolazione a livello mondiale. E’ una delle facce (di palta) della globalizzazione. E dalla globalizzazione, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, ci guadagnano le multinazionali; i poteri forti. Mentre la gente comune ha solo da perderci.

La macchina del fango

Gli spalancatori di frontiere pro-sacoccia ed i loro isterici soldatini denigrano e criminalizzano chi si oppone all’invasione e protegge la sovranità ed i confini nazionali. Senza vergogna, i buonisti-coglionisti ricattano moralmente l’opinione pubblica servendosi perfino dei bambini morti.

E allora deve essere chiara una cosa: la responsabilità per bambini morti ce l’ha chi fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi si sforza di impedirle.

La responsabilità per i bambini morti la porta chi li imbarca in viaggi ad alto rischio sulle carrette del mare. E chi questi viaggi ad alto rischio li provoca. A partire dalle  navi delle ONG che – foraggiate con  i soldi degli autocertificati “filantropi” della globalizzazione  – si aggirano nelle acque nordafricane offrendo il loro servizio taxi verso l’Europa.Perché queste navi non “salvano”; queste navi “trasportano” verso il vecchio continente il “materiale umano” per l’invasione pianificata. Negli anni trenta del secolo scorso il Piano Kalergi teorizzava l’immigrazione incontrollata dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa per sostituirne la popolazione. Curiosamente, lo stesso Kalergi, un filosofo ed aristocratico boemo morto nel 1972 (Richard Niklaus conte di Coudenhove-Kalergi) era giapponese da parte di madre. Ed il Giappone è un paese dove l’immigrazione è praticamente inesistente: 2% di stranieri, mentre gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano.

Chi favorisce i passatori?

La kompagna Simonetta Sommaruga con i suoi scriteriati appelli a Bruxelles affinché “si facciano entrare tutti” aiuta i passatori nel mantenere e sviluppare i loro affari criminali. Procura loro la clientela. Il messaggio che invia agli aspiranti finti rifugiati è chiaro:  “Noi vi vogliamo!”.  E allora, tutti sul barcone per raggiungere gli svizzerotti fessi!

La Simonetta, ovviamente, non si limita agli appelli (unica fortuna: a livello internazionale la signora conta meno del due di briscola). Costruisce anche nuovi centri per finti rifugiati. L’abbiamo vista di recente mentre a Zurigo, in compagnia della locale cricca gauche-caviar, posava, giuliva, la prima pietra per un nuovo centro asilanti.

Le due cose vanno di pari passo. Visto che si costruiscono i nuovi centri d’accoglienza– che bisognerebbe più correttamente chiamare “poli d’attrazione” – bisogna anche riempirli. Sicché  “devono entrare tutti”.

Rimpatriare

E poi, ovviamente, una volta arrivati da noi, i finti rifugiati non vanno rimandati nei paesi d’origine. Ed infatti il Consiglio federale non si straccia certo le vesti per ottenere accordi di riammissione con questi Stati, magari vincolando il versamento degli aiuti allo sviluppo alla firma di tali accordi. Per contro, vuole spendere 132 milioni di Fr all’anno (soldi del contribuente) per  integrare professionalmente  in Svizzera (flop annunciato; ma intanto qualche servizio ro$$o lavorerà e fatturerà) i migranti economici. Integrazione  che, è chiaro, può avvenire solo a scapito dei disoccupati residenti. Dal canto suo la SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, si inventa gli algoritmi del piffero per meglio spalmare i finti rifugiati tra i Cantoni. E’ evidente: Berna  non sta affatto lavorando sui rimpatri, ma solo sull’assorbimento dei flussi migratori.

Nessun nuovo centro

Di conseguenza, anche a seguito del voto popolare chiaramente negativo sulla riapertura dell’ex caserma di Losone come centro per migranti economici, occorre opporsi alla creazione di qualsiasi nuovo centro asilanti in Ticino (vedi quello annunciato in zona Pasture). No all’aumento della capacità d’accoglienza: sia in Ticino che in Svizzera.Queste iniziative incoraggiano le partenze dal Nordafrica. Che invece vanno disincentivate. Solo impendendo le partenze si combattono i passatori e si combattono le morti in mare.

Chi usa i bambini morti a scopo di ricatto morale per ottenere l’apertura di porti e frontiere e per ottenere la realizzazione di nuovi centri asilanti, si vergogni. Perché, di queste morti, che tenta squallidamente di imputare ad altri (agli odiati “nemici”, che vanno denigrati e criminalizzati), ne porta la responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

La casta ci riprova: ecco il “libro bianco” dei soldatini

Avenir Suisse lancia l’ennesima operazione propagandistica pro Accordo quadro con l’UE

Arieccoli! I soldatini di Avenir Suisse – un sedicente “serbatoio di pensiero” (Think Tank) di area liblab – tornano alla carica.

Questi  galoppini al soldo dell’élite spalancatrice di frontiere hanno infatti di recente presentato un “libro bianco” (ci ricorda qualcosa) contenente sei scenari sul futuro  delle relazioni tra Svizzera ed UE.

Obiettivo dichiarato di Avenir Suisse: “stimolare un confronto onesto”. Obiettivo non dichiarato ma evidente anche a quello che mena il gesso: fare il lavaggio del cervello a sostegno dell’europeismo, della devastante libera circolazione, dello sconcio accordo quadro istituzionale (quello che metterebbe la pietra tombale sulla nostra democrazia diretta).

Del resto i soldatini di Avenir Suisse sono gli stessi che vogliono rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Ad esempio aumentando il numero di firme necessarie  alla riuscita di iniziative e referendum. Chiaro: il popolazzo becero non deve votare, perché sennò poi sconfessa la casta. Quindi va ridotto al silenzio. Ma i soldatini PLR di Avenir Suisse non si vergognano ad uscirsene con simili boiate? Altro che “serbatoio  di pensiero”: serbatoio di minchiate!

Bufale a go-go

Avenir Suisse fa dunque propaganda a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Naturalmente per far credere che la sua sottoscrizione sarebbe l’ipotesi ottimale. Allo scopo racconta una barca di balle (“fake news”, per i più trendy). La BaslerZeitung (BaZ) ha pubblicato  un interessante servizio sul tema.

Per cominicare: il “libro bianco” di Avenir Suisse sostiene la madre di tutte le panzane. Ossia che la devastante libera circolazione delle persone sarebbe “particolarmente vantaggiosa” (sic!) per la Svizzera! Ma questi signori di Avenir Suisse, ci sono o ci fanno? Il bello è che, a sostegno della loro tesi, costoro citano uno studio di Economiesuisse: ovvero dell’associazione “sorella” liblab pro frontiere spalancate.

Hai capito il trucchetto? I vari soldatini realizzano studi farlocchi a scopo propagandistico e poi li usano per citarsi a vicenda!

Peccato che, come osserva la BaZ, lo studio di Economiesuisse non sia per nulla significativo.  E,  naturalmente, per una strana dimenticanza, non considera i COSTI generati dall’immigrazione scriteriata! Costi sociali, occupazionali, infrastrutturali, ambientali, eccetera! Un po’ che i camerieri dell’UE in Consiglio federale che hanno pubblicato l’ennesimo rapporto farlocco dal quale emergerebbe che per la Svizzera uscire da Schengen comporterebbe una fattura “miliardaria” (??), senza naturalmente fare un cip su quanto ci costa – e non solo in soldoni – rimanere associati a questo scellerato accordo.

Esportazioni

Già la bufala della “libera circolazione particolarmente vantaggiosa” meriterebbe di far finire il “libro bianco” di Avenir Suisse nel posto ad esso più congeniale: il cestino della carta straccia.

Ma naturalmente questo è solo il punto di partenza. Perché il documento omette di proposito di citare fatti rilevanti, ma sgraditi ai committenti.

Ad esempio, si continua a menarla con le esportazioni. Dimenticandosi di dire che per esportare non c’è affatto bisogno della libera circolazione delle persone. La Svizzera esportava già prima dei Bilaterali. Anche più di adesso.

In generale: per concludere accordi commerciali vantaggiosi, non c’è per nulla bisogno di spalancare le frontiere. I balivi di Bruxelles lo sanno benissimo. Non a caso l’UE in tempi recenti ha firmato trattati commerciali con gli USA, con la Cina e col Canada: nei quali di libera circolazione non si parla proprio!

Naturalmente i galoppini di Avenir Suisse non citano neppure la Brexit. Ma l’UE dovrà concludere con la Gran Bretagna dei nuovi accordi commerciali, che però non tocchino la sovranità inglese in materia di immigrazione. E’ evidente che una simile soluzione potrebbe fungere da modello per i futuri rapporti tra Svizzera ed eurofalliti.

E i diritti popolari?

Avenir Suisse, poi, slinguazza l’ Accordo quadro istituzionale sostenendo che esso favorirebbe la crescita economica della Svizzera, ma senza ovviamente spiegare per quale motivo dovrebbe favorirla. E a proposito delle conseguenze deleterie di detto accordo sulla nostra sovranità nazionale e sui nostri diritti popolari, chiaramente, nemmeno un cip. Ovvio: Avenir Suisse, come abbiamo visto, la nostra democrazia diretta la vorrebbe rottamare, poiché essa rompe le uova nel paniere alla casta.

La casta si agita

Il “libro bianco” di Avenir Suisse, da mandare al macero, è una testimonianza dell’agitazione, per non dire della fifa, della casta. L’élite vede che la situazione le sta scappando di mano. La vittoria elettorale in Italia dei partiti “populisti” contro l’establishment è solo l’ultimo di una lunga serie di campanelli d’allarme. Da qui il tentativo di correre ai ripari con campagne di propaganda ad ampio raggio. Non caschiamoci e firmiamo l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

CF: attaccati ai loro “Niet” come le cozze allo scoglio

Piegati a 90 gradi: i camerieri bernesi dell’UE contro il divieto di burqa nazionale

 

E ti pareva se il Consiglio federale non riusciva per l’ennesima volta a fare incetta di punti “minus”!

I camerieri bernesi dell’UE, ed in particolare la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (titolare del dossier) non ne vuole sapere di un divieto di dissimulazione del viso (volgarmente detto “divieto di burqa”) su scala nazionale.

“Gliela facciamo vedere noi”

Ed infatti, il Consiglio federale strilla il proprio njet all’iniziativa popolare che propone di vietare simili strofinacci integrali in tutta la Svizzera. Propone invece un controprogetto all’insegna del politikamente korretto: in sostanza i soliti compromessi-ciofeca che non servono ad un tubo.

Del resto, nessuna sorpresa. La ministra del “devono entrare tutti” sognava di affossare anche l’esito del voto ticinese (iniziativa del Guastafeste, appoggiata da Lega e Udc) sulla dissimulazione del viso. Nel senso che, con la massima goduria, già immaginava di non concedere la garanzia federale alla modifica costituzionale antiburqa: così “gliela facciamo vedere noi” ai ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato.

Il brutto tiro

Purtroppo per la Simonetta, la Corte europea dei diritti dell’uomo ai tempi le giocò un brutto tiro (proprio vero che: “on n’est jamais trahi que par le siens”), dichiarando che il divieto di burqa in vigore in Francia, su cui è modellato quello ticinese, era perfettamente compatibile con i diritti fondamentali (e ci sarebbe mancato che decidesse diversamente). Con le pive nel sacco e digrignando i denti, i sette scienziati dovettero quindi proporre al parlamento di concedere la garanzia federale al divieto ticinese. Ma naturalmente non persero l’occasione per “deplorare” (uhhh, che pagüüüraaa!)  il voto del 65% dei ticinesi, reiterando le solite fregnacce su aperture, multikulturalità, “devono entrare tutti” e via blaterando.

 Tappeti ro$$i

La musica, insomma, è sempre la stessa: no (scandalizzato e stizzito) a qualsiasi limitazione nei confronti degli islamisti. A costoro si spiana la strada perché “non bisogna discriminare”: ma si può essere più tamberla di così?

Il njet al divieto di burqa è infatti solo l’ultimo esempio di una lunga serie di aberranti decisioni analoghe. Vedi l’isterica opposizione al divieto di finanziamenti esteri per le moschee. Vedi la pletora di “sa po’ mia!” che viene opposta ad ogni ipotesi di messa fuori legge di associazioni islamiste.

Sicurezza a rischio

Intanto che gli svizzerotti fessi, in nome del multikulti, si inchinano a 90 gradi davanti agli estremisti islamici, mettendo in questo modo in pericolo la sicurezza interna (ma l’importante, secondo la Simonetta e la partitocrazia spalancatrice di frontiere, è non rischiare di venire accusati di “discriminare”; di tutto il resto chissenefrega) l’Austria chiude le moschee ed espelle decine di Imam. Il paragone tra i due governi è devastante.

Beccati!

Tornando al divieto di burqa: da notare che, quando si trattava di concedere la garanzia federale al divieto ticinese, la Simonetta ed i $inistrati venivano a raccontare che non è logico avere regole diverse nei vari Cantoni. Quindi semmai si sarebbe dovuto pensare ad una norma su scala nazionale. Adesso che arriva la proposta di divieto federale, contrordine compagni! Devono decidere i Cantoni! Ma nemmeno all’asilo Mariuccia si fanno “catar via” così…

Il mago Otelma prevede…

E mentre sempre più parlamenti e governi europei (vedi Danimarca, Olanda,…) introducono divieti di burqa spontaneamente,il Consiglio federale, confrontato con un’iniziativa popolare, rimane attaccato come una cozza allo scoglio ai propri njet politikamente korretti. Per non parlare di tutte le misure contro l’islamizzazione che NON vengono prese: guai! Coerenti come sempre nel dimostrare di non valere una sverza.

Comunque, il mago Otelma prevede che i politicanti multikulti contrari al divieto  nazionale di burqa rimedieranno l’ennesima asfaltatura in votazione popolare.

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro istituzionale È già lavaggio del cervello!

La casta spalancatrice di frontiere mobilita i soldatini e pubblica sondaggi taroccati

 

La casta spalancatrice di frontiere insiste: bisogna calare le braghe con l’UE e firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale! Occorre  svendere la Svizzera perché  tale è l’interesse delle nostre saccocce! Sovranità nazionale? Diritti popolari? Autodeterminazione? E soprattutto: tutela dei lavoratori? Chissenefrega! Conta solo il nostro borsello! Sì all’immigrazione sfrenata per sostituire gli svizzeri con stranieri a basso costo!

Telecomandati da Bruxelles

Ricordiamo per l’ennesima volta: con l’accordo quadro, la Svizzera sarebbe costretta a farsi dettare legge dagli eurobalivi in svariati ambiti importanti. Prima vittima sarebbero le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione: a Bruxelles infatti le vedono come il fumo negli occhi. Non solo i funzionarietti di Bruxelles ci calerebbero dall’alto le loro leggi, ma ci imporrebbero pure i giudici stranieri. E dire che  il Patto del Grütli è nato anche e soprattutto contro i giudici stranieri… qui si sta svendendo l’essenza stessa della Svizzera.

Già a livelli di guardia

Il lavaggio del cervello messo in atto dalla casta a sostegno dell’accordo quadro sta raggiungendo i livelli di guardia. Ed il peggio deve ancora arrivare. Solo in questi giorni abbiamo visto:

  • “Fake news” a tutto spiano sulle “linee rosse”: prima i camerieri bernesi dell’UE si inventano sussulti d’orgoglio sulle presunte barriere invalicabili; sulle cosiddette “linee rosse” appunto. Nel cui ambito rientrerebbero le famose misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Poi, arriva il contrordine compagni: in realtà si può trattare. In seguito, nuova smentita: no, non si tratta. Però chiediamo ai partner sociali ed ai Cantoni se si potrebbe trattare. E’ quindi evidente che a) non esiste nessuna “linea rossa”, poiché quelle indicate come tali in realtà sono negoziabili; e nella pratica bernese “negoziabile” equivale a “svendibile” e b) le braghe elvetiche si abbassano sempre di più.
  • Le grandi imprese che lucrano sulle frontiere spalancate e sulla manodopera straniera a basso costo, rappresentate da Economiesuisse, sono favorevoli all’accordo quadro. Chiaro: qui c’è gente dalle saccocce ringonfie che, non avendone mai abbastanza, vorrebbe farcirle ancora di più. E che della Svizzera e degli svizzeri – alla faccia di quel “suisse” inserito come specchietto per le allodole nel nome dell’associazione mantello – se ne impipa. Si tratta degli ambienti della destra economica targata A tali ambienti si aggancia anche il famigerato Think Tank (“serbatoio di pensiero) AvenirSuisse. Quello che vorrebbe rottamare i diritti popolari perché il popolazzo becero vota sbagliato, e quindi non deve poter decidere. Quindi questa è semplice propaganda pro-frontiere spalancate della casta.
  • Sondaggio farlocco secondo cui il “gradimento” dell’accordo quadro istituzionale sarebbe in aumento tra la popolazione. Certo, come no! Questi sondaggi hanno lo stesso valore delle statistiche della SECO sulla disoccupazione. Ossia nessuno. Sono taroccati ad arte per farsi dire quello che il committente vuole sentirsi dire. In questo caso il committente è il gruppo Tamedia. Quindi stiamo parlando, ancora una volta, dei “poteri forti”. Della casta di cui al punto precedente. Quella che vuole la manodopera straniera a basso costo per “massimizzare i propri profitti” sulle spalle dei lavoratori. Il gruppo Tamedia è peraltro quello che sta chiudendo testate e licenziando dipendenti a go-go. E questi vorrebbero venirci a raccontare che lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe nell’interesse della gente svizzera? Scusate ma ci scappa da ridere!
  • La gauche-caviar sbrodola per l’accordo quadro. Chiaro: costoro vorrebbero l’adesione all’UE, figuriamoci se non gli va bene di sottoscrivere l’ennesimo trattato-capestro che mira esplicitamente a trasformarci in una colonia di Bruxelles. Poi però i $inistrati con i piedi al caldo hanno ancora il coraggio di blaterare di “protezione dei salari e dei lavoratori”. Quei salari e quei lavoratori che loro stessi hanno distrutto. Perché “bisogna aprirsi” e perché più invasione di frontalieri c’è, e più caos si genera sul mercato del  lavoro, più i $indakati ro$$i che tengono in ostaggio il P$$ s’ingrassano.
  • Incredibili pippe mentali sulla “certezza del diritto”. Qui è proprio il mondo che gira al contrario. I balivi UE vorrebbero imporci le loro leggi. Il che significa rottamare le nostre, ivi comprese quelle che nascono da votazioni popolari. E i camerieri dell’UE vengono a blaterare di “certezza del diritto”? L’accordo quadro istituzionale porta proprio il contrario della certezza del diritto. L’unica certezza che fornisce, è quella della sudditanza da Bruxelles.

Ci stanno ancora ricattando

Morale della favola: è ora di piantarla di raccontare fregnacce per giustificare l’ingiustificabile. La realtà è che, con l’accordo quadro, gli eurobalivi ci stanno di nuovo ricattando. Ricattano noi, perché sanno che gli svizzerotti fessi calano le braghe terrorizzati all’idea che una qualsiasi resistenza possa nuocere ai “sacri ed intoccabili” accordi bilaterali. E, non contenti di ricattarci, i funzionarietti dell’UE pretendono pure che gli regaliamo 1,3 miliardi di Fr di contributo di coesione. E noi stiamo ancora a dargli retta? Ma finiamola una buona volta con questa politica dell’inchino perpetuo a 90 gradi!

NO all’accordo quadro istituzionale – alla faccia dell’establishment, dei suoi tentativi di lavaggio del cervello, e dei suoi sondaggi farlocchi – e avanti con lo SWISSEXIT! Traduzione: invece di sottoscrivere nuovi trattati con l’UE cominciamo a disdire qualcuno di quelli esistenti.

Lorenzo Quadri

 

Regalo miliardario all’UE: governicchio favorevole!

Improponibile presa di posizione del CdS sul contributo di coesione agli eurofalliti

 

Il popolo ticinese, che nel 2006 aveva rifiutato ad ampia maggioranza il primo contributo di coesione, di nuovo preso a pesci in faccia

La Svizzera ha già versato all’UE un miliardo di coesione: nel 2006 la maggioranza dei cittadini elvetici, ma non dei ticinesi, accettò, sotto il ricatto del terrorismo di regime, di pagare la spropositata mazzetta.

Adesso lo scenario rischia di ripetersi. E addirittura in peggio. Il contributo è infatti lievitato a 1.3 miliardi.

Questi 1.3 miliardi di franchetti (nostri, non di KrankenCassis, di “Leider” Ammann o della kompagna Simonetta) sono un regalo a Bruxelles. Ma i regali si fanno agli amici. Gli eurobalivi non sono nostri amici. Ci discriminano (vedi ad esempio l’equivalenza delle borse) e nel contempo pretendono di comandare in casa nostra. Ultima trovata a tale scopo: lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un accordo coloniale, con cui i funzionarietti UE  vogliono dettarci legge ed imporci pure i giudici stranieri.

Perfino il triciclo…

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno promesso lo scorso novembre a “Grappino” Juncker che gli svizzerotti fessi avrebbero pagato il pizzo da 1,3 miliardi senza un cip. Visto però che l’UE continua a trattarci come pezze da piedi, perfino la partitocrazia ora sente  il bisogno di abbozzare una – seppur minima – resistenza: non fosse altro che per salvarsi la faccia (di palta) davanti agli elettori (già sapendo che li tradirà per l’ennesima volta).

Il copione è già noto

Ed infatti dalla consultazione federale appena conclusa emergono da parte dei partiti delle resistenze al dono miliardario. Motivate in particolare con l’equivalenza della borsa svizzera, che Bruxelles riconosce solo fino a fine anno.  Sarà  anche un tema importante. Ce ne sono però di più importanti: come la sovranità nazionale ed i diritti popolari minacciati dall’UE. Il triciclo però non li cita. Evidentemente se ne impipa.

Intendiamoci:  nessuno si fa fare fesso da questi “moti d’orgoglio” dell’ultim’ora. Quando si tratterà di venire al dunque, ovvero di votare alle Camere federali gli 1.3 miliardi di contributo di coesione, i deputati del triciclo si produrranno in tanti blablabla critici sperando di fari riprendere dai media; poi, da bravi soldatini, tutti a schiacciare il tasto verde.E, va da sé, la partitocrazia farà tutto quello che potrà affinché il popolazzo non possa votare sul regalo da 1.3 miliardi all’UE (attualmente la procedura non prevede la chiamata alla urne).

CdS fuori a sbalzo

Purtroppo non c’è limite al peggio. Se infatti nella consultazione sugli 1.3 miliardi di coesione la partitocrazia ha sollevato qualche eccezione, ilgovernicchio cantonale, invece, non ne ha sollevata nessuna.Si è dichiarato favorevole, senza condizioni, a pagare il contributo di coesione. Questo il messaggio inviato a Berna: “Salutiamo favorevolmente il sostegno posto in consultazione, preso atto delle ricadute positive che il primo contributo (deciso nel 2007) ha avuto – direttamente o indirettamente – sull’economia svizzera e di quelle, altrettanto positive, prospettate per il (secondo) contributo in oggetto (cfr. Rapporto ad 3.3), e considerato lo scopo di promuovere e consolidare un quadro istituzionale stabile all’interno dell’Unione europea, che favorisca i mercati e agevoli i rapporti e gli scambi commerciali”.

Fantozzi direbbe: “Una ca_ata pazzesca”. Noi rimaniamo senza parole davanti ad un simile concentrato di baggianate politikamente korrette. Che è  farina del sacco di chi? Del Dipartimento PLR o del cancelliere PLR?

Schiaffo ai ticinesi

Piccolo promemoria. Nel 2006, quando si trattò di votare sul primo miliardo di coesione,  il 63% dei ticinesi lo bocciò sonoramente.Se sul nuovo regalo all’UE, ingiustificato e senza uno straccio di contropartita,  il popolo potrà decidere (e sarebbe il minimo…) poco ma sicuro che i ticinesi lo affosseranno con l’80% di NO. Ciò significa che il Consiglio di Stato verrebbe letteralmente asfaltato. Ma il governicchio ci tiene così tanto a farsi male da solo?

Unica “consolazione”: all’atto pratico queste consultazioni contano come il due di briscola. Ma è evidente che il sì del CdS a Berna verrà utilizzato contro il Ticino. Pori nümm…

La nostra posizione è chiara: all’UE nemmeno un centesimo, gli 1.3 miliardi sciaguratamente promessi rimangono in Svizzera a beneficio dei cittadini elvetici, nessun accordo quadro istituzionale e disdetta della libera circolazione. SWISSEXIT!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

I jihadisti con passaporto rosso

Evviva! Sempre meglio! L’estremismo  islamico dilaga in Svizzera, ma la partitocrazia multikulti fa finta di non vedere. Oppure è talmente imbesuita del politikamente korretto che non si accorge più di niente.

E’ dei giorni scorsi la notizia che quattro sostenitori “svizzeri” dell’Isis sarebbero stati fermati in Siria. Evviva! Radicalizzatori con cittadinanza elvetica! Ci piacerebbe proprio sapere se costoro sono cittadini elvetici oppure titolari di un passaporto rosso con l’inchiostro ancora bagnato. Chissà perché, c’è come il sospetto che la risposta corretta sia la seconda. Com’era già la storiella che sentiamo ripetere fino alla nausea dagli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$? Quelli che (per citare un esempio tra i tanti possibili) a Lugano tra lunedì sera e martedì sera sono riusciti a concedere qualcosa come un centinaio di nuove attinenze comunali?

Che le naturalizzazioni facili non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista, che tutti i neo-svizzeri sono perfettamente integrati? Certo, come no! Ed infatti ci troviamo addirittura i jihadisti con passaporto rosso. I quali possono tranquillamente dilagare, perché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, come pure la partitocrazia, non fanno un tubo per contrastare la radicalizzazione in casa nostra. La priorità di costoro, infatti, non è certo la sicurezza interna. Lorsignori (e signore) hanno un solo motto: “non bisogna discriminare gli islamisti”!

Adesso, il minimo che ci si può attendere è che questi “sostenitori svizzeri dell’Isis” non rientrino mai più nel nostro paese e che i loro passaporti elvetici vengano ritirati seduta stante. Che se ne stiano in Siria!

Ma evidentemente non ci si possono fare illusioni. Perché  il buonismo-coglionismo impera. Il Ministero pubblico della Confederazione ha fatto sapere di aver avviato un procedimento penale nei confronti dei jihadisti elvetici. Ma visti i clamorosi –  e costosi – flop rimediati di recente dall’MPC (vedi l’assoluzione degli islamisti Blancho e Illi) c’è ben poco da stare allegri.

Lorenzo Quadri