Nuovo ricatto di Bruxelles: Berna, come al solito, tace

L’eurofunzionarietto con le valigie in mano si permette di minacciarci: ma vaffan…!

Certo che agli eurofalliti la faccia di tolla non manca mai, neppure l’arroganza e ancora meno la boria!

L’ultima penosa sbroccata l’abbiamo sentita proprio ieri. Tale Johannes Hahn (Johannes chi?), commissario europeo, ha rilasciato la seguente dichiarazione minatoria all’indirizzo dei camerieri bernesi dell’UE: “Senza l’accordo quadro istituzionale non ci sarà nessuna nuova intesa”.Uhhh, che pagüüüraaa!

E’ il colmo: questi balivi di Bruxelles hanno già le valigie in mano. Tra sette mesi saranno tutti a casa, spazzati via dalle elezioni europee. Però si immaginano ancora di poter fare la voce grossa. E di farla con chi? Naturalmente con gli svizzerotti, che calano sistematicamente le braghe! Vedi, per citare solo un esempio recente, la vergognosa calata di braghe del parlamento federale sul Diktat disarmista dell’UE!

Non ancora contento, il Johannes ha pure dichiarato che con l’accordo quadro istituzionale verranno cancellate le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. E adesso, $inistrati internazionalisti eurolecchini, come la mettiamo?

Posizioni chiare

Degli squallidi ricatti di questi funzionarietti di Bruxelles non eletti da nessuno ed ormai politicamente morti, ne abbiamo piene le scuffie.

Come ne abbiamo piene le scuffie di questa fallita Unione europea che, mentre negli Stati membri perde terreno ogni giorno che passa, pretende di comandare in casa nostra!
Il Giuànn (Johannes) dice che senza lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe leggi e giudici stranieri) non ci saranno altri trattati tra la Confederella e l’UE? Benissimo! Non aspettavamo altro! Infatti con la Disunione europea non dobbiamo più firmare nessun accordo, di nessuno tipo! Anche perché poi questi accordi vengono utilizzati come cavalli di Troia per assoggettarci sempre di più. Infatti, il trattato viene poi “sviluppato” e gli svizzerotti  ricattati: se non accettate la nuova evoluzione salta tutto. Ed i camerieri bernesi dell’UE corrono terrorizzati ad inchinarsi a 90 gradi!

Quindi, “caro” Giuànn: visto che le posizioni sono chiare, chiudiamo subito la vertenza. Nessun nuovo accordo  tra Svizzera ed UE ed inizio della Swissexit, ovvero disdetta dei trattati attuali. A partire da quello sulla libera circolazione delle persone.

Naturalmente, mentre i funzionarietti di Bruxelles in scadenza si permettono di ricattarci, da Berna non giunge alcuna reazione. Nessun meritatissimo “Vaffa”. Macché. Citus mutus. I pavidi esponenti del governicchio federale tacciono. Poi ci chiediamo come mai questo Paese va sempre peggio.

Lorenzo Quadri

Armi: senza referendum andrà a finire in schifìo

Diktat disarmista dell’UE: è gara tra Nazionale e Stati a chi cala le braghe più in basso

 

Prosegue la calata di braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti. Quel Diktat inventato dagli eurofalliti con la scusa di combattere il terrorismo islamico. Quando è chiaro come il sole che non impedirà un solo attentato. Perché i terroristi islamici – sottolineare: islamici – non si servono certo di armi da fuoco legalmente dichiarate. Anzi, le armi da fuoco non le usano proprio. Abbiamo visto che le modalità sono ben altre (veicoli lanciati sulla folla, coltelli, eccetera).

Già l’inutilità accertata della normativa avrebbe dovuto portare alla sua rottamazione. Magari accompagnata da doverose scuse. Ma questo, va da sé, non accade. Perché il vero bersaglio del Diktat degli eurobalivi non è il terrorismo islamico. Sono le armi dei cittadini onesti. La casta spalancatrice di frontiere ha sempre considerato i cittadini dei nemici. Infatti vuole disarmarli. E vuole anche esautorarli: vedi i recenti attacchi frontali ai diritti popolari. Il popolazzo (che vota sbagliato) va ridotto al silenzio! Decide un cerchio magico di burattini non eletti da nessuno!

Le balle della partitocrazia

Come sappiamo, la direttiva disarmista dei balivi di Bruxelles è contraria alla legge svizzera, alle nostre tradizioni, alla volontà popolare (votazione del febbraio 2011). Ed è pure inutile. Quindi, per quale cavolo di motivo si perde tempo a discutere? Una simile ciofeca va respinta al mittente senza ulteriori commenti. Invece cosa succede? Succede che il Consiglio degli Stati , i $ignori Senatori (uella), sono riusciti nella strabiliante impresa di calare le braghe ancora più in basso di quanto fatto dalla maggioranza del Consiglio nazionale, asfaltando i pochi miglioramenti introdotti dalla Camera bassa alla proposta governativa. Il tutto per la massima goduria dei camerieri dell’UE in Consiglio federale. A cominciare dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga e dall’italo-svizzero KrankenCassis. Da restarci di palta. E come si spiega una simile aberrazione? Il mantra della partitocrazia è diventato: “bisogna (?) salvare gli accordi di Schengen”! E quindi “dobbiamo” calare le braghe! E’ “ineluttabile”! “Sa po’ fa nagott”!

Vergognoso. Questi politicanti del triciclo non lavorano per difendere la Svizzera. Si arrampicano sui vetri alla ricerca di sistemi per mettersi a 90 gradi davanti ad ogni pretesa della fallita UE.

Tre punti

Punto primo: non sta scritto da nessuna parte, e non l’ha detto nessuno che, in caso di njet elvetico all’ennesima sconcia imposizione coloniale di Bruxelles, la Confederella verrebbe espulsa dal fallimentare trattato di Schengen. Si tratta infatti di una fake news. Di una balla di fra’ Luca inventata dalla partitocrazia, che la ripete ad oltranza a scopo di lavaggio del cervello.  A parte che, senza degli accordi farlocchi che ci costano 100 milioni all’anno per impedirci di difendere i nostri confini staremmo solo meglio: è matematicamente escluso che l’UE decida di espellere la Svizzera da Schengen; per qualsivoglia motivo. Sarebbe contro il suo interesse! E’ un po’ come immaginare che improvvisamente Bruxelles potrebbe decidere di disdire la libera circolazione delle persone con la Svizzera. Ma quando mai!

Punto secondo:vi sono fior di Stati membri UE che rifiutano la direttiva disarmista. E dovremmo approvarla noi che non facciamo parte della fallita Unione europea? Ma stiamo scherzando?

Punto terzo:in primavera si terranno le elezioni europee. Ovunque negli Stati membri l’élite spalancatrice di frontiere cede terreno ai “populisti”. Il nuovo parlamento e la nuova Commissione UE potrebbero dunque avere orientamenti ben diversi da quelli attuali. La direttiva disarmista potrebbe finire semplicemente in dimenticatoio. E noi dovremmo correre ad adeguarci? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Morale della favola

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il ping-pong tra le due camere del parlamenticchio federale con il Diktat disarmista antisvizzero è un semplice esercizio alibi. Pippe mentali. La maggioranza sotto le cupole bernesi la detiene saldamente la partitocrazia. Ovvero il triciclo PLR-PPD-P$, cameriere dell’UE. Logica conseguenza: qualsiasi cosa uscirà dall’assemblea federale, non potrà che essere una ciofeca inaccettabile. Quindi: scaldare i motori in vista dell’inevitabile referendum!

Lorenzo Quadri

Asilanti eritrei: la farsa dei burocrati

20 rimpatri, tra l’altro volontari, sono una miseria! Altro che montare la panna!

I migranti economici eritrei dovrebbero essere rimandati tutti a casa loro, poiché si tratta di finti rifugiati

Qui davvero siamo alla presa per il lato B! La Segreteria di Stato della migrazione  (SEM) intenderebbe revocare lo statuto di ammesso provvisoriamente a 20 (sic!) finti rifugiati eritrei. I quali saranno invitati a tornare al loro Paese. Con il quale non è però stato firmato alcun trattato di riammissione di migranti economici. Quindi ci torneranno solo quei migranti economici che lo faranno volontariamente.

Ecco, magari il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, invece di partecipare prezzemolescamente in Ticino ad ogni evento mondano per fare campagna per l’ex partitone in vista delle elezioni di aprile e di calare le braghe con la fallita UE, farebbe bene ad occuparsi di questo problema: gli accordi di riammissione mancanti con i paesi d’origine dei finti rifugiati.

Intanto però gli svizzerotti fessi continuano imperterriti a versare aiuti internazionali all’Eritrea malgrado questa non si sogni di firmare accordi di riammissione. Ad Asmara menano il can per l’aia alla grande. Un po’ come il Belpaese con la fiscalità dei frontalieri, tanto per intenderci. Bloccare i sostanziosi contributi rossocrociati fino alla firma dell’accordo di riammissione? Non sia mai! La partitocrazia politikamente korretta insorge! E’ becero populismo e razzismo!

Tutti finti rifugiati

Adesso dunque la SEM intenderebbe ritirare l’ammissione provvisoria a venti asilanti eritrei, invitandoli cortesemente a rientrare a casa  loro. Cosa, cosa? Venti? I migranti eritrei devono essere allontanati tutti dalla Svizzera, dal momento che tutti sono finti rifugiati. Non sono perseguitati in patria. Tale circostanza è stata confermata da varie fonti internazionali.

Non solo gli asilanti eritrei sono tutti finti rifugiati, ma sono tutti in assistenza.Nel giro di 8 anni, come noto, il numero degli eritrei a carico dell’ assistenza è aumentato di oltre il duemila (!) percento. Ed i burocrati della SEM  ipotizzano il ritiro dell’ammissione provvisoria ad appena venti (!) di loro. Quando andrebbero rimpatriati tutti! Se questa non è una presa per i fondelli!

Hanno ancora da ridire

Ed il colmo è che, naturalmente, i signori del “devono entrare tutti” hanno ancora da ridire. E’ quello che aspettava la SEM per poter ribadire al popolazzo la validità (?)  delle misure prese, spacciandosi così per hardliner in materia migratoria. Come recita il noto slogan: “non siamo mica scemi”! L’irrisoria cifra di 20 permessi (forse) ritirati avete il coraggio di spacciarla per “linea dura”? Ma non facciamo ridere i polli! Ribadiamo: tutti i finti rifugiati eritrei, e sono svariate migliaia, attualmente  mantenuti in Svizzera con i nostri soldi, vanno rimandati al natìo paesello. Del resto parecchi di essi  già ci tornano per le vacanze: perché  – parole loro – lì è più bello. E si potrebbe iniziare dagli ospiti del centro asilanti di Camorino: quelli  che si lamentano perché il centro della protezione civile dove alloggiano non sarebbe abbastanza confortevole.

E, se qualche spalancatore di frontiere ha qualcosa da obiettare, può sempre accompagnare i suoi protetti a destinazione. Naturalmente con biglietto di sola andata.

Lorenzo Quadri

 

Accordo “light” con l’UE? Presa per i fondelli “heavy”!

KrankenCassis allo sbando: vorrebbe svendere la Svizzera con la tattica del salame

 

Il ministro degli esteri italosvizzero Ignazio KrankenCassis (PLR) nella sua brama di svendere la Svizzera all’UE adesso immagina di rifilarci lo sconcio accordo quadro istituzionale ricorrendo alla tattica del salame: una fetta alla volta. Obiettivo: prendere per i fondelli gli svizzerotti. Complimenti, ecco un ennesimo esempio del “buongoverno” dell’ex partitone!

Una ca_ata pazzesca

Ad inizio settimana infatti il ministro (ex) doppiopassaporto se ne è uscito con la geniale proposta, meritevole di un premio Nobel: dividere il dossier (appunto) a fette, cominciando col far passare le parti meno controverse (?) e poi rimandare ad un secondo tempo i punti più spinosi.

Questa sarebbe politica estera? No: questa è una “ca_ata pazzesca” (cit. Fantozzi)!  Il tentativo di infinocchiare gli svizzerotti è manifesto. Perfino  sfacciato. Indipendentemente da quel che possono pensare i balivi di Bruxelles della proposta (con tutta probabilità, non andrà bene nemmeno a loro, anche se per altri motivi).

Punto primo

Non esistono aspetti  “non controversi” nello sconcio accordo quadro istituzionale. Si tratta infatti di un accordo coloniale,con cui la fallita UE ci imporrebbe le sue leggi ed i suoi giudici (stranieri).

Il colmo è che il Consigliere federale binazionale tra i punti “non controversi” della trattativa indica la “risoluzione delle vertenze tra Svizzera ed UE”. Come sarebbe a dire, punto non controverso? A chi si pensa dare a bere questa monumentale fregnaccia? Il punto è controverso eccome. Si tratta nientemeno che dei giudici stranieri. Infatti la famosa corte arbitrale farlocca, composta da giudici svizzeri ed UE,  non deciderebbe sull’applicazione delle leggi  comunitarie in Svizzera. Perché sul diritto della fallita UE  decide la corte europea di giustizia. Quindi i giudici stranieri. Non il tribunale arbitrale “mezzo e mezzo” (ad immagine e somiglianza di KrankenCassis).

Il nodo centrale dello sconcio accordo quadro istituzionale è la perdita di sovranità della Svizzera e lo smantellamento della nostra democrazia diretta: e questo è quanto il ministro degli esteri PLR vorrebbe ora rifilarci spacciandolo come “aspetto non problematico”. Non problematico un piffero! Questa è l’essenza stessa dell’accordo!

Punto secondo

Le questioni indicate come “problematiche” sono controversie puntuali. Motivi in più per rottamare senza appello lo sconcio accordo quadro. Infatti:

  • Non se ne parla nemmeno di abolire le già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone.
  • Non se ne parla nemmeno di tenerci in casa i cittadini UE delinquenti, malgrado il popolo abbia votato l’espulsione dei criminali stranieri, perché i balivi di Bruxelles pretendono di imporci l’adozione delle loro normative del piffero sulla cittadinanza europea.
  • Non se ne parla nemmeno di mettere in discussione l’esistenza delle nostre banche cantonali, che sono la spina dorsale della nostra economia, perché questi istituti con garanzia dello Stato non vanno bene al “diversamente sobrio” Juncker ed alla sua corte dei miracoli fatta di scartine e trombati.

Ma anche nella denegata ipotesi in cui i balivi di Bruxelles rinunciassero alle pretese sopra elencate, l’accordo quadro resta inaccettabile.

Punto terzo

Il disegno di KrankenCassis è evidente ed al limite del puerile. Con la scusa che si è firmata la prima parte dello sconcio accordo quadro, si dirà che “bisogna” calare le braghe ed accettare anche tutte le imposizioni successive. In caso contrario, si andrà incontro a chissà quali ritorsioni dell’ UE (uhhhh, che pagüüüüraaaa!) e poi giù col terrorismo di regime!

Morale della favola

La versione light dell’accordo quadro è una presa per i fondelli. Non si sottoscrive nessun nuovo trattato con Bruxelles, ma al contrario bisogna disdire la libera circolazione delle persone. E, il 25 novembre, tutti a votare SI’ all’iniziativa Per l’autodeterminazione (contro i giudici stranieri). Così lo sconcio accordo quadro che tanto piace ai camerieri bernesi dell’UE sarà già morto sul nascere.

L’UE ne fa peggio di Bertoldo

I balivi di Bruxelles hanno da ridire anche sulle banche cantonali. Mandiamoli affan…!

 

Ripetiamo per l’ennesima volta ai camerieri bernesi della DisUnione europea: la sottoscrizione dello SCONCIO accordo quadro istituzionale ve la levate subito dalla zucca! E col piffero che aboliamo l’ora legale per correre dietro a “Grappino” Juncker!

La fallita Unione europea ne combina ormai peggio di Bertoldo. Eppure i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ed il triciclo PLR-PPD-P$$ insistono nel calare le braghe ad altezza caviglia davanti ad uno stuolo di strapagati funzionarietti non eletti da nessuno!

L’ultima “scoperta”, si fa per dire, è che gli eurobalivi, oltre a pretendere di comandare in casa nostra, di imporci i loro giudici, di cancellare la nostra sovranità e la nostra democrazia diretta, di impedirci di espellere i delinquenti stranieri cittadini degli Stati membri, di pretendere un regalo da 1.3 miliardi di Fr, di abrogare le misure accompagnatorie, e la lista potrebbe continuare a lungo, adesso si mettono a blaterareanche contro le  nostre banche cantonali.

Pensate un po’: a questi tamberla non va bene che in Svizzera – che NON E’ un Paese membro UE – ci siano delle banche cantonali garantite dallo Stato. Cosa, cosa? Ma qui qualcuno si è davvero bevuto il cervello! Le banche cantonali costituiscono la spina dorsale della nostra economia ed i balivi di Bruxelles pretendono di metterci in becco in vista della conclusione dello sconcio accordo quadro istituzionale? A questo punto anche il Gigi di Viganello dovrebbe aver capito che di concludere nuovi trattati-capestro con la fallita Unione europea non se ne parla nemmeno! Basta! Mandare finalmente affanc… i funzionarietti di Bruxelles! Swissexit!

Oltretutto, a testimonianza di quanto il presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker ed i suoi soldatini siano ormai completamente allo sbando, arriva la pantomima sull’ora legale. Adesso i funzionarietti vorrebbero abolirla. Ma vadaviaiciapp! Sono queste le priorità dell’UE? Abolire l’ora legale? Forse perché da quelle parti preferiscono l’ora illegale?

Tanto per chiarire: è evidente che la Svizzera mantiene il cambio dell’ora e non stravolge tutto per correre dietro all’ennesima ridicola paturnia di un’Europa ormai alla frutta. Anzi, magari un domani la differenza oraria  ci renderà meno attrattivi per il frontalieriato. Chissà.

Lorenzo Quadri

 

L’accordo quadro è MORTO!

Gli eurobalivi adesso pretendono di farci tenere in casa i delinquenti stranieri

E’ veramente inconcepibile che, malgrado siano falliti, gli eurobalivi continuino ad avanzare nuove pretese ed a formulare ricatti nei confronti degli svizzerotti (ormai gli unici rimasti a dare corda).

Ma ancora più inconcepibile è che i camerieri bernesi di Bruxelles –  a partire da KrankenCassis (ex) doppio passaporto e “Leider” Ammann, entrambi liblab – si facciano ricattare e calino le braghe. Naturalmente in nome del “buongoverno”; come no!

L’ultima prevaricazione europea avviene, ma guarda un po’, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe le leggi degli eurobalivi come pure i loro giudici). Infatti, adesso Bruxelles pretenderebbe perfino che la Svizzera rinunciasse ad espellere i delinquenti stranieri. Malgrado l’espulsione dei delinquenti stranieri sia stata votata dal popolo (nell’ormai lontano 2010) e figuri dunque nella Costituzione.

I funzionarietti di Bruxelles vorrebbero infatti – così ha scritto di recente il Blick – che la Svizzera adottasse le linee guida sulla cittadinanza dell’UE. La conseguenza sarebbe che l’espulsione di delinquenti cittadini UE risulterebbe ulteriormente ostacolata. Di fatto impossibilitata.E dire che già la partitocrazia (ed i suoi legulei nei tribunali) l’hanno trasformata in una farsa: erano state promesse 4000 espulsioni all’anno; la cifra reale è di un decimo. Il Ticino, grazie a Norman Gobbi, è uno dei pochi Cantoni che si salva.

Pretese svergognate

Anche il Gigi di Viganello è in grado di rendersi conto che in nessun caso possiamo accettare la svergognata pretesa della DisUnione europea di tenerci in casa i delinquenti stranieri; contro la volontà popolare e  contro la Costituzione! Ma siamo andati fuori di cranio? NON SIAMO uno Stato membro della fallita UE. Però – tanto per citare alcuni esempi – i suoi funzionarietti, a partire dal presidente “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che barcolla ai vertici NATO), pretendono di:

  • Disarmare i cittadini svizzeri (vedi Diktat UE sulle armi)
  • Cancellare la nostra volontà popolare
  • Dettarci le loro leggi
  • Imporci i loro giudici
  • Impedirci di espellere i delinquenti stranieri
  • Eccetera eccetera

E sotto le cupole federali c’è ancora qualche tamberla che sta a sentire questi balivi da tre e una cicca?

 

Cancellare tutte le trattative

E’ evidente che, davanti a simili pretese, le trattative per la conclusione delle sconcio accordo quadro non vanno solo congelate. Vanno cancellate. In via definitiva. Sveglia cocomeri! Al di fuori della FALLITA Unione europea c’è un MONDO, dagli Stati Uniti all’Asia: un mondo fatto di Paesi interessati – a partire dagli stessi USA – a concludere accordi commerciali con la Svizzera. E senza pretendere né di invaderci con la libera circolazione, né di venire a dettare legge in casa nostra!

Una nazione FINITA

E’ poi evidente che una nazione che non è più in grado di decidere in modo autonomo chi resta sul suo territorio e chi no, è una nazione FINITA. Una democrazia  che si vede cancellare l’esito delle votazioni popolari da funzionarietti stranieri non eletti da nessuno, è una democrazia FINITA.

Altrettanto evidente è che, sullo sconcio accordo quadro istituzionale, i $inistrati spalancatori di frontiere pensano di prendere la gente per i fondelli. Infatti, continuano a remenarla sulla regola degli otto giorni, che Bruxelles vorrebbe cancellare, e sulla (presunta) protezione del mercato del lavoro. Eh già, perché attualmente il mercato del lavoro svizzero sarebbe protetto, vero gauche-caviar? Ma non fateci ridere!

Intendiamoci: non c’è alcun motivo per calare le braghe sulle striminzite misure accompagnatorie per far contenti gli eurobalivi. Già abbiamo poco, molto poco; ci mancherebbe anche che rinunciassimo a quel poco.

Ma che i $inistrati ed il resto della partitocrazia eurolecchina non credano di poterci fare fessi riducendo lo sconcio accordo quadro istituzionale ad una questione di misure accompagnatorie e “quindi”, se si risolve questo problema, “l’è tüt a posct” e si può correre giulivi a firmare! Ma col piffero!

Altro che gli otto giorni…

La questione degli otto giorni, cari esponenti dell’élite rottamatrice della Svizzera, è “il meno della cavagna”. Il vero tema è la nostra sovranità nazionale e la nostra democrazia, che i balivi di Bruxelles ed i loro servi della partitocrazia  sognano di mandare al macero. Non solo pretendono, come detto, di imporci le loro leggi ed i loro giudici in settori importanti. Adesso si scopre (?)  che vogliono perfino costringerci a tenere in casa – e magari pure a mantenere! – i delinquenti stranieri. E noi siamo così fessi da accettare simili condizioni? Ma anche no!

Accordo quadro istituzionale? Nemmeno per sogno! Non si firma proprio un bel niente, con o senza la regola degli otto giorni!

E, quando saremo finalmente chiamati alle urne sul tema, votare un  SI’ convinto all’iniziativa – riuscita in tempo di record – che chiede la FINE della devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

Accordo quadro con l’UE? “Non siamo mica scemi!”

Altro che firmare nuovi trattati-capestro! Bisogna disdire qualcuno di quelli in vigore

 

Il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis ha fretta di concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quell’accordo capestro che – lo ripetiamo per l’ennesima volta, ma come dicevano gli antichi romani repetita iuvant – ci trasformerebbe di fatto in unacolonia dell’UE.

Con un simile trattato in vigore, in ambiti importanti non potremmo più decidere un tubo: ci arriverebbero i diktat direttamente da Bruxelles, con i giudici stranieri ad applicarli. Sì, giudici stranieri. Altro che la fregnaccia della Corte arbitrale composta da magistrati svizzeri e della DisUnione europea che adesso tentano di spacciarci per buona.  Una simile corte potrebbe semmai decidere sull’applicazione del diritto svizzero. Ma per il diritto UE, gli eurobalivi non riconoscono altra giurisdizione che quella della Corte di giustizia europea.

Lavaggio del cervello

Se il risultato del famoso “tasto reset” è la corsa autolesionista alla sottoscrizione dell’accordo quadro, siamo a posto. In realtà il tasto reset è stato sì schiacciato, ma sulle promesse fatte dal ministro degli Esteri liblab prima della sua elezione.

Ulteriore aggravante: i due consiglieri federali PLR, ovvero KrankenCassis ed il ministro dell’economia Johann “Leider” Ammann, sarebbero pronti a scarificare sull’altare dell’accordo che “va assolutamente concluso” perfino le striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione. Non è certo un caso che l’inqualificabile SECO, Segreteria di Stato dell’economia, inquadrata nel Dipartimento di “Leider” Ammann, abbia ripreso con rinnovato vigore le operazioni di lavaggio del cervello agli svizzerotti. Obiettivo: far credere che la libera circolazione sia una figata pazzesca che genera zero problemi.  Soppiantamento? Dumping salariale? Non esistono! Tutte balle della Lega populista e razzista!

E quindi, visto che – secondo i soldatini della SECO – la libera circolazione non ha alcuna controindicazione, le misure accompagnatorie non servono. Di conseguenza, non si perde nulla a rottamarle per far contenti i padroni di Bruxelles. Elementare, no?

Incompatibilità

E visto che la credibilità della SECO è più o meno ai livelli di quella del Gatto Arturo,per ulteriormente lavare il cervello al popolazzo vengono attivati gli istituti demoscopici di regime.  Missione: presentare un sondaggio da cui emerge che il gradimento dell’accordo quadro sarebbe in rialzo tra la popolazione. Certo, come no! Ce li immaginiamo i sondaggisti prezzolati che chiedono alla sciura Maria di anni 87 cosa ne pensa dell’accordo quadro istituzionale e pongono le domande in modo da ottenere la risposta desiderata dal committente!

Ricorrere a simili trucchetti per tentare di manipolare l’opinione pubblica è semplicemente penoso.

Si può girarla e pirlarla finché si vuole. L’accordo quadro è e rimane incompatibile con la sovranità svizzera e con i diritti popolari. Anzi, è semplicemente incompatibile con la dignità di un qualsiasi Stato,visto che impone leggi e giudici stranieri.

Si avvicina il Primo d’agosto e noi ci ritroviamo con un ministro degli Esteri binazionale che sogna di festeggiare il Natale della Patria svendendola a Bruxelles tramite l’ennesimo trattato-capestro. Non ancora contento, vorrebbe addirittura aggiungerci un regalo di 1.3 miliardi di Frdi contributo di coesione. E cosa ci dà l’UE in cambio? Facile: il solito calcione nel fondoschiena!

Perfino al DFE…

Perfino il direttore del DFE Christian Vitta, PLR, ha dichiarato, in relazione allo sconcio accordo quadro istituzionale, che “piuttosto che firmare un brutto accordo è meglio attendere”. In realtà anche KrankenCassis a parole inizialmente sosteneva una tesi del genere. Poi però è scattato il “contrordine compagni”; e adesso la linea è diventata quella del “firmare ad ogni costo”.

Non ci siamo proprio. L’accordo quadro non va firmato. Né adesso né mai. Perché con l’UE non bisogna più sottoscrivere alcun trattato. Al contrario, bisogna cominciare a disdire qualcuno di quelli in essere.

Visto che il Primo agosto è ormai alle porte, un suggerimento ai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale per fare un regalo alla Patria in occasione della sua festa: una bella letterina al presidente della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che al vertice NATO non si reggeva in piedi, non si sa se per eccessi alcolici o per altri problemi). Bastano due punti facili-facili:

  • Non si firma nessun accordo quadro, né adesso né mai;
  • Il regalo da 1.3 miliardi ve lo levate dalla capoccia.

E’ così difficile?

Lorenzo Quadri

Direttiva disarmista: bloccare tutto!

Ma guarda un po’: il famoso Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti, del tutto inutile nella lotta al terrorismo islamico che manifestamente è solo un pretesto di comodo, ciurla sempre più nel manico.

Nei giorni scorsi infatti la Commissione affari costituzionali del Senato del Belpaese ha ascoltato in audizione il presidente di Assoarmieri Antonio Bana. Il quale ha ribadito ai Senatori italici che la famigerata direttiva disarmista è “sub iudice”. Infatti su di essa è pendente il ricorso di Repubblica Ceca e Polonia presso la Corte di giustizia europea. Bana ha quindi invitato a riflettere se anche l’Italia non dovrebbe associarsi a tale ricorso, contribuendo così ad affossare sul nascere il Diktat di Bruxelles.

E noi svizzerotti invece, che nemmeno – e per fortuna! – siamo un Paese membro dell’UE, dovremmo accettare di farci schiacciare gli ordini dagli eurofunzionarietti con disposizioni che sono contrarie alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare? A maggior ragione quando l’atto che dovremmo recepire – pena, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, la messa a rischio dei fallimentari accordi di Schengen: echissenefrega! – è a rischio di nullità? E questo perché, sotto le cupole federali, il triciclo cameriere dell’UE come al solito si è inchinato a 90 gradi? Bloccare tutto!

Lorenzo Quadri

Ma la Simonetta si lagna con l’UE: “devono entrare tutti!”

In Europa il vento sui finti rifugiati sta cambiando. Ma a Berna la kompagna Sommaruga…

 

Certo che siamo proprio messi bene! Mentre sempre più Stati a noi vicini, a cominciare dal Belpaese, stanno cambiando marcia a proposito dei finti rifugiati con lo smartphone, e mentre il vento giocoforza anche a Bruxelles dovrà cambiare, ecco che salta su – ovviamente non richiesta – la kompagna Simonetta Sommaruga. La quale non trova di meglio che lanciare farneticanti appelli all’UE affinché i migranti economici “vengano fatti entrare tutti”.

A che titolo parla la Simonetta, non eletta da nessuno ma nominata in base ad inciuci parlamentari? Evidentemente costei NON ha alcun titolo per esprimersi a nome dei cittadini svizzeri. Ed infatti la Simonetta al massimo può parlare per i  $inistrati spalancatori di frontiere. Quelli che con il business dell’asilo si fanno gli zebedej di platino. E per gruppi d’interesse pro-saccoccia che stanno dietro all’immigrazione clandestina.

Dietro il businness dell’asilo non c’è solo chi ci lucra direttamente gestendo l’accoglienza. C’è anche chi lo fa in modo indiretto. Ovvero, chi ha tutto l’interesse a promuovere l’invasione dell’Europa. Obiettivo: trasformare, un domani, i finti rifugiati con lo smartphone in forza lavoro a basso costo. Con cui ovviamente sostituire quella residente. Dopo la devastante libera circolazione delle persone a livello europeo, la catastrofica libera circolazione a livello mondiale. E’ una delle facce (di palta) della globalizzazione. E dalla globalizzazione, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, ci guadagnano le multinazionali; i poteri forti. Mentre la gente comune ha solo da perderci.

La macchina del fango

Gli spalancatori di frontiere pro-sacoccia ed i loro isterici soldatini denigrano e criminalizzano chi si oppone all’invasione e protegge la sovranità ed i confini nazionali. Senza vergogna, i buonisti-coglionisti ricattano moralmente l’opinione pubblica servendosi perfino dei bambini morti.

E allora deve essere chiara una cosa: la responsabilità per bambini morti ce l’ha chi fomenta le partenze dei finti rifugiati. Non certo chi si sforza di impedirle.

La responsabilità per i bambini morti la porta chi li imbarca in viaggi ad alto rischio sulle carrette del mare. E chi questi viaggi ad alto rischio li provoca. A partire dalle  navi delle ONG che – foraggiate con  i soldi degli autocertificati “filantropi” della globalizzazione  – si aggirano nelle acque nordafricane offrendo il loro servizio taxi verso l’Europa.Perché queste navi non “salvano”; queste navi “trasportano” verso il vecchio continente il “materiale umano” per l’invasione pianificata. Negli anni trenta del secolo scorso il Piano Kalergi teorizzava l’immigrazione incontrollata dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa per sostituirne la popolazione. Curiosamente, lo stesso Kalergi, un filosofo ed aristocratico boemo morto nel 1972 (Richard Niklaus conte di Coudenhove-Kalergi) era giapponese da parte di madre. Ed il Giappone è un paese dove l’immigrazione è praticamente inesistente: 2% di stranieri, mentre gli asilanti accolti annualmente si contano sulle dita di una mano.

Chi favorisce i passatori?

La kompagna Simonetta Sommaruga con i suoi scriteriati appelli a Bruxelles affinché “si facciano entrare tutti” aiuta i passatori nel mantenere e sviluppare i loro affari criminali. Procura loro la clientela. Il messaggio che invia agli aspiranti finti rifugiati è chiaro:  “Noi vi vogliamo!”.  E allora, tutti sul barcone per raggiungere gli svizzerotti fessi!

La Simonetta, ovviamente, non si limita agli appelli (unica fortuna: a livello internazionale la signora conta meno del due di briscola). Costruisce anche nuovi centri per finti rifugiati. L’abbiamo vista di recente mentre a Zurigo, in compagnia della locale cricca gauche-caviar, posava, giuliva, la prima pietra per un nuovo centro asilanti.

Le due cose vanno di pari passo. Visto che si costruiscono i nuovi centri d’accoglienza– che bisognerebbe più correttamente chiamare “poli d’attrazione” – bisogna anche riempirli. Sicché  “devono entrare tutti”.

Rimpatriare

E poi, ovviamente, una volta arrivati da noi, i finti rifugiati non vanno rimandati nei paesi d’origine. Ed infatti il Consiglio federale non si straccia certo le vesti per ottenere accordi di riammissione con questi Stati, magari vincolando il versamento degli aiuti allo sviluppo alla firma di tali accordi. Per contro, vuole spendere 132 milioni di Fr all’anno (soldi del contribuente) per  integrare professionalmente  in Svizzera (flop annunciato; ma intanto qualche servizio ro$$o lavorerà e fatturerà) i migranti economici. Integrazione  che, è chiaro, può avvenire solo a scapito dei disoccupati residenti. Dal canto suo la SEM, Segreteria di Stato per la migrazione, si inventa gli algoritmi del piffero per meglio spalmare i finti rifugiati tra i Cantoni. E’ evidente: Berna  non sta affatto lavorando sui rimpatri, ma solo sull’assorbimento dei flussi migratori.

Nessun nuovo centro

Di conseguenza, anche a seguito del voto popolare chiaramente negativo sulla riapertura dell’ex caserma di Losone come centro per migranti economici, occorre opporsi alla creazione di qualsiasi nuovo centro asilanti in Ticino (vedi quello annunciato in zona Pasture). No all’aumento della capacità d’accoglienza: sia in Ticino che in Svizzera.Queste iniziative incoraggiano le partenze dal Nordafrica. Che invece vanno disincentivate. Solo impendendo le partenze si combattono i passatori e si combattono le morti in mare.

Chi usa i bambini morti a scopo di ricatto morale per ottenere l’apertura di porti e frontiere e per ottenere la realizzazione di nuovi centri asilanti, si vergogni. Perché, di queste morti, che tenta squallidamente di imputare ad altri (agli odiati “nemici”, che vanno denigrati e criminalizzati), ne porta la responsabilità.

Lorenzo Quadri

 

La casta ci riprova: ecco il “libro bianco” dei soldatini

Avenir Suisse lancia l’ennesima operazione propagandistica pro Accordo quadro con l’UE

Arieccoli! I soldatini di Avenir Suisse – un sedicente “serbatoio di pensiero” (Think Tank) di area liblab – tornano alla carica.

Questi  galoppini al soldo dell’élite spalancatrice di frontiere hanno infatti di recente presentato un “libro bianco” (ci ricorda qualcosa) contenente sei scenari sul futuro  delle relazioni tra Svizzera ed UE.

Obiettivo dichiarato di Avenir Suisse: “stimolare un confronto onesto”. Obiettivo non dichiarato ma evidente anche a quello che mena il gesso: fare il lavaggio del cervello a sostegno dell’europeismo, della devastante libera circolazione, dello sconcio accordo quadro istituzionale (quello che metterebbe la pietra tombale sulla nostra democrazia diretta).

Del resto i soldatini di Avenir Suisse sono gli stessi che vogliono rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Ad esempio aumentando il numero di firme necessarie  alla riuscita di iniziative e referendum. Chiaro: il popolazzo becero non deve votare, perché sennò poi sconfessa la casta. Quindi va ridotto al silenzio. Ma i soldatini PLR di Avenir Suisse non si vergognano ad uscirsene con simili boiate? Altro che “serbatoio  di pensiero”: serbatoio di minchiate!

Bufale a go-go

Avenir Suisse fa dunque propaganda a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale. Naturalmente per far credere che la sua sottoscrizione sarebbe l’ipotesi ottimale. Allo scopo racconta una barca di balle (“fake news”, per i più trendy). La BaslerZeitung (BaZ) ha pubblicato  un interessante servizio sul tema.

Per cominicare: il “libro bianco” di Avenir Suisse sostiene la madre di tutte le panzane. Ossia che la devastante libera circolazione delle persone sarebbe “particolarmente vantaggiosa” (sic!) per la Svizzera! Ma questi signori di Avenir Suisse, ci sono o ci fanno? Il bello è che, a sostegno della loro tesi, costoro citano uno studio di Economiesuisse: ovvero dell’associazione “sorella” liblab pro frontiere spalancate.

Hai capito il trucchetto? I vari soldatini realizzano studi farlocchi a scopo propagandistico e poi li usano per citarsi a vicenda!

Peccato che, come osserva la BaZ, lo studio di Economiesuisse non sia per nulla significativo.  E,  naturalmente, per una strana dimenticanza, non considera i COSTI generati dall’immigrazione scriteriata! Costi sociali, occupazionali, infrastrutturali, ambientali, eccetera! Un po’ che i camerieri dell’UE in Consiglio federale che hanno pubblicato l’ennesimo rapporto farlocco dal quale emergerebbe che per la Svizzera uscire da Schengen comporterebbe una fattura “miliardaria” (??), senza naturalmente fare un cip su quanto ci costa – e non solo in soldoni – rimanere associati a questo scellerato accordo.

Esportazioni

Già la bufala della “libera circolazione particolarmente vantaggiosa” meriterebbe di far finire il “libro bianco” di Avenir Suisse nel posto ad esso più congeniale: il cestino della carta straccia.

Ma naturalmente questo è solo il punto di partenza. Perché il documento omette di proposito di citare fatti rilevanti, ma sgraditi ai committenti.

Ad esempio, si continua a menarla con le esportazioni. Dimenticandosi di dire che per esportare non c’è affatto bisogno della libera circolazione delle persone. La Svizzera esportava già prima dei Bilaterali. Anche più di adesso.

In generale: per concludere accordi commerciali vantaggiosi, non c’è per nulla bisogno di spalancare le frontiere. I balivi di Bruxelles lo sanno benissimo. Non a caso l’UE in tempi recenti ha firmato trattati commerciali con gli USA, con la Cina e col Canada: nei quali di libera circolazione non si parla proprio!

Naturalmente i galoppini di Avenir Suisse non citano neppure la Brexit. Ma l’UE dovrà concludere con la Gran Bretagna dei nuovi accordi commerciali, che però non tocchino la sovranità inglese in materia di immigrazione. E’ evidente che una simile soluzione potrebbe fungere da modello per i futuri rapporti tra Svizzera ed eurofalliti.

E i diritti popolari?

Avenir Suisse, poi, slinguazza l’ Accordo quadro istituzionale sostenendo che esso favorirebbe la crescita economica della Svizzera, ma senza ovviamente spiegare per quale motivo dovrebbe favorirla. E a proposito delle conseguenze deleterie di detto accordo sulla nostra sovranità nazionale e sui nostri diritti popolari, chiaramente, nemmeno un cip. Ovvio: Avenir Suisse, come abbiamo visto, la nostra democrazia diretta la vorrebbe rottamare, poiché essa rompe le uova nel paniere alla casta.

La casta si agita

Il “libro bianco” di Avenir Suisse, da mandare al macero, è una testimonianza dell’agitazione, per non dire della fifa, della casta. L’élite vede che la situazione le sta scappando di mano. La vittoria elettorale in Italia dei partiti “populisti” contro l’establishment è solo l’ultimo di una lunga serie di campanelli d’allarme. Da qui il tentativo di correre ai ripari con campagne di propaganda ad ampio raggio. Non caschiamoci e firmiamo l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

CF: attaccati ai loro “Niet” come le cozze allo scoglio

Piegati a 90 gradi: i camerieri bernesi dell’UE contro il divieto di burqa nazionale

 

E ti pareva se il Consiglio federale non riusciva per l’ennesima volta a fare incetta di punti “minus”!

I camerieri bernesi dell’UE, ed in particolare la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga (titolare del dossier) non ne vuole sapere di un divieto di dissimulazione del viso (volgarmente detto “divieto di burqa”) su scala nazionale.

“Gliela facciamo vedere noi”

Ed infatti, il Consiglio federale strilla il proprio njet all’iniziativa popolare che propone di vietare simili strofinacci integrali in tutta la Svizzera. Propone invece un controprogetto all’insegna del politikamente korretto: in sostanza i soliti compromessi-ciofeca che non servono ad un tubo.

Del resto, nessuna sorpresa. La ministra del “devono entrare tutti” sognava di affossare anche l’esito del voto ticinese (iniziativa del Guastafeste, appoggiata da Lega e Udc) sulla dissimulazione del viso. Nel senso che, con la massima goduria, già immaginava di non concedere la garanzia federale alla modifica costituzionale antiburqa: così “gliela facciamo vedere noi” ai ticinesotti “chiusi e gretti” che votano sbagliato.

Il brutto tiro

Purtroppo per la Simonetta, la Corte europea dei diritti dell’uomo ai tempi le giocò un brutto tiro (proprio vero che: “on n’est jamais trahi que par le siens”), dichiarando che il divieto di burqa in vigore in Francia, su cui è modellato quello ticinese, era perfettamente compatibile con i diritti fondamentali (e ci sarebbe mancato che decidesse diversamente). Con le pive nel sacco e digrignando i denti, i sette scienziati dovettero quindi proporre al parlamento di concedere la garanzia federale al divieto ticinese. Ma naturalmente non persero l’occasione per “deplorare” (uhhh, che pagüüüraaa!)  il voto del 65% dei ticinesi, reiterando le solite fregnacce su aperture, multikulturalità, “devono entrare tutti” e via blaterando.

 Tappeti ro$$i

La musica, insomma, è sempre la stessa: no (scandalizzato e stizzito) a qualsiasi limitazione nei confronti degli islamisti. A costoro si spiana la strada perché “non bisogna discriminare”: ma si può essere più tamberla di così?

Il njet al divieto di burqa è infatti solo l’ultimo esempio di una lunga serie di aberranti decisioni analoghe. Vedi l’isterica opposizione al divieto di finanziamenti esteri per le moschee. Vedi la pletora di “sa po’ mia!” che viene opposta ad ogni ipotesi di messa fuori legge di associazioni islamiste.

Sicurezza a rischio

Intanto che gli svizzerotti fessi, in nome del multikulti, si inchinano a 90 gradi davanti agli estremisti islamici, mettendo in questo modo in pericolo la sicurezza interna (ma l’importante, secondo la Simonetta e la partitocrazia spalancatrice di frontiere, è non rischiare di venire accusati di “discriminare”; di tutto il resto chissenefrega) l’Austria chiude le moschee ed espelle decine di Imam. Il paragone tra i due governi è devastante.

Beccati!

Tornando al divieto di burqa: da notare che, quando si trattava di concedere la garanzia federale al divieto ticinese, la Simonetta ed i $inistrati venivano a raccontare che non è logico avere regole diverse nei vari Cantoni. Quindi semmai si sarebbe dovuto pensare ad una norma su scala nazionale. Adesso che arriva la proposta di divieto federale, contrordine compagni! Devono decidere i Cantoni! Ma nemmeno all’asilo Mariuccia si fanno “catar via” così…

Il mago Otelma prevede…

E mentre sempre più parlamenti e governi europei (vedi Danimarca, Olanda,…) introducono divieti di burqa spontaneamente,il Consiglio federale, confrontato con un’iniziativa popolare, rimane attaccato come una cozza allo scoglio ai propri njet politikamente korretti. Per non parlare di tutte le misure contro l’islamizzazione che NON vengono prese: guai! Coerenti come sempre nel dimostrare di non valere una sverza.

Comunque, il mago Otelma prevede che i politicanti multikulti contrari al divieto  nazionale di burqa rimedieranno l’ennesima asfaltatura in votazione popolare.

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro istituzionale È già lavaggio del cervello!

La casta spalancatrice di frontiere mobilita i soldatini e pubblica sondaggi taroccati

 

La casta spalancatrice di frontiere insiste: bisogna calare le braghe con l’UE e firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale! Occorre  svendere la Svizzera perché  tale è l’interesse delle nostre saccocce! Sovranità nazionale? Diritti popolari? Autodeterminazione? E soprattutto: tutela dei lavoratori? Chissenefrega! Conta solo il nostro borsello! Sì all’immigrazione sfrenata per sostituire gli svizzeri con stranieri a basso costo!

Telecomandati da Bruxelles

Ricordiamo per l’ennesima volta: con l’accordo quadro, la Svizzera sarebbe costretta a farsi dettare legge dagli eurobalivi in svariati ambiti importanti. Prima vittima sarebbero le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione: a Bruxelles infatti le vedono come il fumo negli occhi. Non solo i funzionarietti di Bruxelles ci calerebbero dall’alto le loro leggi, ma ci imporrebbero pure i giudici stranieri. E dire che  il Patto del Grütli è nato anche e soprattutto contro i giudici stranieri… qui si sta svendendo l’essenza stessa della Svizzera.

Già a livelli di guardia

Il lavaggio del cervello messo in atto dalla casta a sostegno dell’accordo quadro sta raggiungendo i livelli di guardia. Ed il peggio deve ancora arrivare. Solo in questi giorni abbiamo visto:

  • “Fake news” a tutto spiano sulle “linee rosse”: prima i camerieri bernesi dell’UE si inventano sussulti d’orgoglio sulle presunte barriere invalicabili; sulle cosiddette “linee rosse” appunto. Nel cui ambito rientrerebbero le famose misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Poi, arriva il contrordine compagni: in realtà si può trattare. In seguito, nuova smentita: no, non si tratta. Però chiediamo ai partner sociali ed ai Cantoni se si potrebbe trattare. E’ quindi evidente che a) non esiste nessuna “linea rossa”, poiché quelle indicate come tali in realtà sono negoziabili; e nella pratica bernese “negoziabile” equivale a “svendibile” e b) le braghe elvetiche si abbassano sempre di più.
  • Le grandi imprese che lucrano sulle frontiere spalancate e sulla manodopera straniera a basso costo, rappresentate da Economiesuisse, sono favorevoli all’accordo quadro. Chiaro: qui c’è gente dalle saccocce ringonfie che, non avendone mai abbastanza, vorrebbe farcirle ancora di più. E che della Svizzera e degli svizzeri – alla faccia di quel “suisse” inserito come specchietto per le allodole nel nome dell’associazione mantello – se ne impipa. Si tratta degli ambienti della destra economica targata A tali ambienti si aggancia anche il famigerato Think Tank (“serbatoio di pensiero) AvenirSuisse. Quello che vorrebbe rottamare i diritti popolari perché il popolazzo becero vota sbagliato, e quindi non deve poter decidere. Quindi questa è semplice propaganda pro-frontiere spalancate della casta.
  • Sondaggio farlocco secondo cui il “gradimento” dell’accordo quadro istituzionale sarebbe in aumento tra la popolazione. Certo, come no! Questi sondaggi hanno lo stesso valore delle statistiche della SECO sulla disoccupazione. Ossia nessuno. Sono taroccati ad arte per farsi dire quello che il committente vuole sentirsi dire. In questo caso il committente è il gruppo Tamedia. Quindi stiamo parlando, ancora una volta, dei “poteri forti”. Della casta di cui al punto precedente. Quella che vuole la manodopera straniera a basso costo per “massimizzare i propri profitti” sulle spalle dei lavoratori. Il gruppo Tamedia è peraltro quello che sta chiudendo testate e licenziando dipendenti a go-go. E questi vorrebbero venirci a raccontare che lo sconcio accordo quadro istituzionale sarebbe nell’interesse della gente svizzera? Scusate ma ci scappa da ridere!
  • La gauche-caviar sbrodola per l’accordo quadro. Chiaro: costoro vorrebbero l’adesione all’UE, figuriamoci se non gli va bene di sottoscrivere l’ennesimo trattato-capestro che mira esplicitamente a trasformarci in una colonia di Bruxelles. Poi però i $inistrati con i piedi al caldo hanno ancora il coraggio di blaterare di “protezione dei salari e dei lavoratori”. Quei salari e quei lavoratori che loro stessi hanno distrutto. Perché “bisogna aprirsi” e perché più invasione di frontalieri c’è, e più caos si genera sul mercato del  lavoro, più i $indakati ro$$i che tengono in ostaggio il P$$ s’ingrassano.
  • Incredibili pippe mentali sulla “certezza del diritto”. Qui è proprio il mondo che gira al contrario. I balivi UE vorrebbero imporci le loro leggi. Il che significa rottamare le nostre, ivi comprese quelle che nascono da votazioni popolari. E i camerieri dell’UE vengono a blaterare di “certezza del diritto”? L’accordo quadro istituzionale porta proprio il contrario della certezza del diritto. L’unica certezza che fornisce, è quella della sudditanza da Bruxelles.

Ci stanno ancora ricattando

Morale della favola: è ora di piantarla di raccontare fregnacce per giustificare l’ingiustificabile. La realtà è che, con l’accordo quadro, gli eurobalivi ci stanno di nuovo ricattando. Ricattano noi, perché sanno che gli svizzerotti fessi calano le braghe terrorizzati all’idea che una qualsiasi resistenza possa nuocere ai “sacri ed intoccabili” accordi bilaterali. E, non contenti di ricattarci, i funzionarietti dell’UE pretendono pure che gli regaliamo 1,3 miliardi di Fr di contributo di coesione. E noi stiamo ancora a dargli retta? Ma finiamola una buona volta con questa politica dell’inchino perpetuo a 90 gradi!

NO all’accordo quadro istituzionale – alla faccia dell’establishment, dei suoi tentativi di lavaggio del cervello, e dei suoi sondaggi farlocchi – e avanti con lo SWISSEXIT! Traduzione: invece di sottoscrivere nuovi trattati con l’UE cominciamo a disdire qualcuno di quelli esistenti.

Lorenzo Quadri

 

Regalo miliardario all’UE: governicchio favorevole!

Improponibile presa di posizione del CdS sul contributo di coesione agli eurofalliti

 

Il popolo ticinese, che nel 2006 aveva rifiutato ad ampia maggioranza il primo contributo di coesione, di nuovo preso a pesci in faccia

La Svizzera ha già versato all’UE un miliardo di coesione: nel 2006 la maggioranza dei cittadini elvetici, ma non dei ticinesi, accettò, sotto il ricatto del terrorismo di regime, di pagare la spropositata mazzetta.

Adesso lo scenario rischia di ripetersi. E addirittura in peggio. Il contributo è infatti lievitato a 1.3 miliardi.

Questi 1.3 miliardi di franchetti (nostri, non di KrankenCassis, di “Leider” Ammann o della kompagna Simonetta) sono un regalo a Bruxelles. Ma i regali si fanno agli amici. Gli eurobalivi non sono nostri amici. Ci discriminano (vedi ad esempio l’equivalenza delle borse) e nel contempo pretendono di comandare in casa nostra. Ultima trovata a tale scopo: lo sconcio accordo quadro istituzionale. Un accordo coloniale, con cui i funzionarietti UE  vogliono dettarci legge ed imporci pure i giudici stranieri.

Perfino il triciclo…

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno promesso lo scorso novembre a “Grappino” Juncker che gli svizzerotti fessi avrebbero pagato il pizzo da 1,3 miliardi senza un cip. Visto però che l’UE continua a trattarci come pezze da piedi, perfino la partitocrazia ora sente  il bisogno di abbozzare una – seppur minima – resistenza: non fosse altro che per salvarsi la faccia (di palta) davanti agli elettori (già sapendo che li tradirà per l’ennesima volta).

Il copione è già noto

Ed infatti dalla consultazione federale appena conclusa emergono da parte dei partiti delle resistenze al dono miliardario. Motivate in particolare con l’equivalenza della borsa svizzera, che Bruxelles riconosce solo fino a fine anno.  Sarà  anche un tema importante. Ce ne sono però di più importanti: come la sovranità nazionale ed i diritti popolari minacciati dall’UE. Il triciclo però non li cita. Evidentemente se ne impipa.

Intendiamoci:  nessuno si fa fare fesso da questi “moti d’orgoglio” dell’ultim’ora. Quando si tratterà di venire al dunque, ovvero di votare alle Camere federali gli 1.3 miliardi di contributo di coesione, i deputati del triciclo si produrranno in tanti blablabla critici sperando di fari riprendere dai media; poi, da bravi soldatini, tutti a schiacciare il tasto verde.E, va da sé, la partitocrazia farà tutto quello che potrà affinché il popolazzo non possa votare sul regalo da 1.3 miliardi all’UE (attualmente la procedura non prevede la chiamata alla urne).

CdS fuori a sbalzo

Purtroppo non c’è limite al peggio. Se infatti nella consultazione sugli 1.3 miliardi di coesione la partitocrazia ha sollevato qualche eccezione, ilgovernicchio cantonale, invece, non ne ha sollevata nessuna.Si è dichiarato favorevole, senza condizioni, a pagare il contributo di coesione. Questo il messaggio inviato a Berna: “Salutiamo favorevolmente il sostegno posto in consultazione, preso atto delle ricadute positive che il primo contributo (deciso nel 2007) ha avuto – direttamente o indirettamente – sull’economia svizzera e di quelle, altrettanto positive, prospettate per il (secondo) contributo in oggetto (cfr. Rapporto ad 3.3), e considerato lo scopo di promuovere e consolidare un quadro istituzionale stabile all’interno dell’Unione europea, che favorisca i mercati e agevoli i rapporti e gli scambi commerciali”.

Fantozzi direbbe: “Una ca_ata pazzesca”. Noi rimaniamo senza parole davanti ad un simile concentrato di baggianate politikamente korrette. Che è  farina del sacco di chi? Del Dipartimento PLR o del cancelliere PLR?

Schiaffo ai ticinesi

Piccolo promemoria. Nel 2006, quando si trattò di votare sul primo miliardo di coesione,  il 63% dei ticinesi lo bocciò sonoramente.Se sul nuovo regalo all’UE, ingiustificato e senza uno straccio di contropartita,  il popolo potrà decidere (e sarebbe il minimo…) poco ma sicuro che i ticinesi lo affosseranno con l’80% di NO. Ciò significa che il Consiglio di Stato verrebbe letteralmente asfaltato. Ma il governicchio ci tiene così tanto a farsi male da solo?

Unica “consolazione”: all’atto pratico queste consultazioni contano come il due di briscola. Ma è evidente che il sì del CdS a Berna verrà utilizzato contro il Ticino. Pori nümm…

La nostra posizione è chiara: all’UE nemmeno un centesimo, gli 1.3 miliardi sciaguratamente promessi rimangono in Svizzera a beneficio dei cittadini elvetici, nessun accordo quadro istituzionale e disdetta della libera circolazione. SWISSEXIT!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

I jihadisti con passaporto rosso

Evviva! Sempre meglio! L’estremismo  islamico dilaga in Svizzera, ma la partitocrazia multikulti fa finta di non vedere. Oppure è talmente imbesuita del politikamente korretto che non si accorge più di niente.

E’ dei giorni scorsi la notizia che quattro sostenitori “svizzeri” dell’Isis sarebbero stati fermati in Siria. Evviva! Radicalizzatori con cittadinanza elvetica! Ci piacerebbe proprio sapere se costoro sono cittadini elvetici oppure titolari di un passaporto rosso con l’inchiostro ancora bagnato. Chissà perché, c’è come il sospetto che la risposta corretta sia la seconda. Com’era già la storiella che sentiamo ripetere fino alla nausea dagli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$? Quelli che (per citare un esempio tra i tanti possibili) a Lugano tra lunedì sera e martedì sera sono riusciti a concedere qualcosa come un centinaio di nuove attinenze comunali?

Che le naturalizzazioni facili non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista, che tutti i neo-svizzeri sono perfettamente integrati? Certo, come no! Ed infatti ci troviamo addirittura i jihadisti con passaporto rosso. I quali possono tranquillamente dilagare, perché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, come pure la partitocrazia, non fanno un tubo per contrastare la radicalizzazione in casa nostra. La priorità di costoro, infatti, non è certo la sicurezza interna. Lorsignori (e signore) hanno un solo motto: “non bisogna discriminare gli islamisti”!

Adesso, il minimo che ci si può attendere è che questi “sostenitori svizzeri dell’Isis” non rientrino mai più nel nostro paese e che i loro passaporti elvetici vengano ritirati seduta stante. Che se ne stiano in Siria!

Ma evidentemente non ci si possono fare illusioni. Perché  il buonismo-coglionismo impera. Il Ministero pubblico della Confederazione ha fatto sapere di aver avviato un procedimento penale nei confronti dei jihadisti elvetici. Ma visti i clamorosi –  e costosi – flop rimediati di recente dall’MPC (vedi l’assoluzione degli islamisti Blancho e Illi) c’è ben poco da stare allegri.

Lorenzo Quadri

Sorpresa! L’accordo quadro non ha più la maggioranza?

KrankenCassis scaricato in mezzo al guado dai colleghi del governicchio federale?

 

Tempi assai grami per il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis e per la sua smania di concludere trattati con la fallita UE. Questo quando con gli eurobalivi non bisogna sottoscrivere nessun accordo. Semmai, urge disdire qualcuno di quelli in vigore! A partire, ovviamente, dalla libera circolazione delle persone.

Settembre?

Alla faccia del tanto decantato “tasto reset”, KrankenCassis ha fretta di firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con la DisUnione europea (che sta già saltando per aria per conto proprio, a seguito del caos asilo). Trattasi, come noto, di accordo capestro tramite il quale i funzionarietti di Bruxelles, non eletti da nessuno, ci imporrebbero le loro leggi. E ci imporrebbero anche  i giudici stranieri.

KrankenCassis brama di concludere l’accordo quadro con l’UE entro l’autunno. Prima si parlava di ottobre. Adesso addirittura di settembre. Ma col piffero!

“Appeso a un filo”

Eppure, anche se sembra incredibile, in Consiglio federale potrebbe non esserci una maggioranza a sostegno del ministro degli esteri. La stampa d’Oltregottardo scrive che “la politica europea di Cassis è appesa ad un filo”. La notizia è che Cassis avrebbe una “politica europea”. Finora ha semplicemente scopiazzato quella del suo predecessore, Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr. Come ha ben detto Blocher: “il vino è sempre lo stesso, cambia solo la bottiglia”.

Ma perché la presunta politica europea del ministro (ex) doppiopassaporto sarebbe appesa ad un filo? Perché con le sue belle pensate il buon Cassis è riuscito a scontentare sia la “destra” che la $inistra. Sicché la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale parrebbe non trovare un consenso sufficiente nel governicchio federale. Dove i due UDC ed i due P$, sommati, fanno la maggioranza.

Come mai?

Da un lato l’UDC di accordo quadro istituzionale non vuole – giustamente – sentir parlare. Quindi i due ministri democentristi, Maurer e Parmelin, non appoggeranno Cassis. Dall’altro anche i $inistrati del P$ stanno facendo retromarcia. Ed il fatto nuovo è questo. Fino ad un paio di mesi orsono, i $ocialisti cianciavano di accordo quadro da firmare “subito”: perché, quando Bruxelles comanda, i poveri tapini svizzerotti possono fare una sola cosa, ovvero scattare sull’attenti! Ma adesso, da un po’ di tempo, la gauche-caviar tace. Citus mutus. Perché? Facile: perché i kompagni si sono finalmente accorti (dopo averne mangiate cinquanta fette…) che l’accordo quadro segnerebbe la FINE delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone. L’UE infatti vuole che queste misure spariscano. Cassis si è detto pronto a calare le braghe: tutto, pur di firmare un nuovo trattato con i balivi di Bruxelles! Ma poiché i kompagni si sono sempre riempiti la bocca con le misure accompagnatorie, adesso sono loro malgrado costretti, per non diventarne i becchini, a fare retromarcia sull’accordo quadro.

Conseguenza: nemmeno i $ocialisti in Consiglio federale – ovvero la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga e Alain Berset – appoggiano la “politica” di Cassis. Il quale, apparentemente, può contare solo sul sostegno del compagno di partito “Leider” Ammann  (quello che, il giorno stesso in cui i Giuda delle Camere federali rottamarono il “maledetto voto” del 9 febbraio, corse  tutto scodinzolante  a telefonare a “Grappino” Juncker per annunciargli la lieta novella). E su quello della Doris “pieno sostegno a Susanne Ruoff” uregiatta.

La maggioranza, dunque, non c’è!

Ribadiamo il concetto

E in ogni caso, ribadiamo il concetto: essendo ormai accertato che sulla devastante libera circolazione delle persone i cittadini svizzeri saranno chiamati a votare (l’iniziativa per la sua abolizione ha raccolto qualcosa come 125mila firme in meno di sei mesi) di nuovi accordi con l’UE il buon Cassis non ne conclude nemmeno in sogno.

Lorenzo Quadri

 

KrankenCassis: il festival delle gaffe e delle cappellate

Picconate alle misure accompagnatorie, calate di braghe con l’UE, ditte italiche in casa…

 

Il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si sta impegnando nel galoppinaggio pro-PLR in Ticino. Il suo presenzialismo – esteso agli eventi più marginali e senza uno straccio di attinenza con la politica estera – è eloquente. Eppure non sta di certo facendo dei regali all’ex partitone. Infatti le vicissitudini delle ultime settimane (senza andare a rivangare i mesi precedenti) che lo riguardano, formano una lunga infilata di gaffes e di cappellate.

  • Dichiarazione di Cassis: le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone possono essere gettate nel water pur di sottoscrivere l’accordo quado con l’UE.Ah bene! Prima il PLR, assieme alle altre due ruote del triciclo, ossia PPD e P$$, rottama la preferenza indigena, trasformandola in quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) della “preferenza indigena light” che non serve assolutamente ad un tubo. Adesso il ministro degli esteri liblab viene a raccontare che si può rinunciare anche alle già striminzite misure accompagnatorie; quelle che dovrebbero servire a contrastare dumping salariale e concorrenza sleale, in particolare nel nostro sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud – invasione voluta sempre dalla partitocrazia (e dall’establishment tutto). Certo, l’efficacia delle misure accompagnatorie è limitata. Si trattasse di misure incisive, l’UE avrebbe già preteso – e subito ottenuto dai suoi camerieri bernesi  – la loro abrogazione. E allora? Per quale motivo dovremmo calare le braghe anche questa volta?
  • Sull’opzione di introdurre, nelle trattative con gli eurofunzionarietti, nuovi elementi quali appunto la capitolazione (inchinati a 90 gradi!) sulle misure accompagnatorie, KrankenCassis è stato pubblicamente e platealmente smentitodal suo subito-sotto Balzaretti. Figura marrone (o almeno beige)!
  • Altra sortita del ministro degli Esteri: “Bisogna concludere in fretta lo sconcio accordo quadro istituzionale”. O Cassis, ma ci sei o ci fai? Prima, per fare fessi gli “euroscettici” e raccattare voti in vista dell’elezione nel governicchio federale, ti sei inventato inesistenti tasti “reset” sulla politica dell’euroturbo Burkhaltèèèr. Adesso, invece, fai pressing affinché la Svizzera per l’ennesima volta CALI LE BRAGHE con la fallita UE sottoscrivendo un ulteriore trattato-capestro? Con l’accordo quadro istituzionale – che il presidente “diversamente sobrio” della Commissione UE, Jean-Claude “grappino” Juncker, ha avuto la tolla di definire “accordo d’amicizia”, quando si tratta manifestamente di un accordo coloniale che nessun Paese terzo con un minimo di amor proprio sarebbe disposto ad accettare – i balivi ci detterebbero le loro leggi e ci imporrebbero i loro giudici stranieri. Sì, giudici stranieri. Perché la storiella della corte arbitrale con rappresentanti dei due partner contrattuali è una fanfaluca. Sul diritto UE, Bruxelles non riconosce altro giudice se non la Corte di giustizia dell’Unione europea. Quindi ribadiamo il concetto: non solo con l’UE non si firma nessun nuovo accordo, ma si comincia a disdire qualcuno di quelli in essere. La scellerata dismissione della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari deve finire!
  • La presidenta del PLR nazionale Petra Gössi sostiene le posizioni di KrankenCassis sull’accordo quadro. Quindi il PLR vuole svendere la Svizzera. Ma avanti così, continuate a votare per l’ex partitone…
  • Questione di dettaglio, ma nemmeno poi tanto, sull’accordo quadro istituzionale. Qualora gli svizzerotti fossero fessi al punto di accettarlo, ci verrebbe automaticamente imposto di pagare la disoccupazione ai frontalieri,con tutte le conseguenze del caso. Ossia: costi di centinaia di milioni di Fr all’anno per la Confederella e, per il Ticino, obbligo di potenziare gli URC a proprie (nostre) spese. Tutto questo dopo che sei anni fa, per far quadrare i conti dell’Assicurazione contro la disoccupazione, la politica federale ha deciso pesanti tagli a danno dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). Però i soldi per i frontalieri ci sono. E poi KrankenCassis ha il coraggio di venire a dire che l’accordo quadro istituzionale sarebbe tutto sommato una questione secondaria, un dettaglio? Pori nümm…
  • Nei giorni scorsi, nuova figura di palta per il ministro degli esteri. La stampa d’Oltregottardo scopre che, nell’ambito di lavori di ristrutturazione nella sua lussuosa residenza di Montagnola, è stata chiamata una ditta italiana per istallare l’ascensore per le auto (apperò). Come se non  bastasse, l’azienda in questione sottopagava gli operai. Ma bene! Il Consigliere federale PLR sul cantiere di casa sua fa lavorare aziende d’Oltreramina. Poi naturalmente scarica la colpa sui progettisti.  Quando si dice che l’esempio viene dall’alto! Se perfino i Consiglieri federali fanno eseguire – o lasciano che vengano eseguiti – nelle loro magioni lavori da ditte italiche, cosa dovrebbe fare il “comune” cittadino che tira la cinghia nella sua casetta?
  • Capiamo che un ministro che fino a 10 minuti dall’elezione aveva il passaporto italiano, volendo seguire il principio del “Prima i nostri”, possa avere qualche difficoltà nel definire chi sono i “suoi”. Ma sta di fatto che, tramite la ditta italica attiva in casa sua per azione – od omissione, fa lo stesso – del Consigliere federale, de facto KrankenCassis incita i ticinesi a chiamare i padroncini. Bell’esempio!Si spera che i rappresentanti degli artigiani e delle impese di questo sfigatissimo Cantone si facciano sentire.
  • Questa l’hanno notata anche i media d’Oltralpe: le misure accompagnatorie che il direttore del DFAE vorrebbe abrogare nell’ennesimo raptus calabraghista nei confronti dell’UE servono proprio ad identificare e a sanzionare i furbetti dell’italico quartierino, come la ditta torinese che lavorava in casa sua, che arrivano da noi impipandosene delle nostre regole e facendo concorrenza sleale agli operatori locali.
  • Sul “tormentone” dei calciatori kosovari della nazionale elvetica (?) che esultano con il gesto dell’aquila, inutile dire che il buon Cassis – che prima della partita aveva twittato: “speriamo che i giocatori kosovari ci aiutino a vincere” – ha preso le difese di Xhaka e Shaqiri. Il club dei doppi passaporti! Del resto, se non ci si aiuta tra “parzialmente svizzeri”…
  • Aquando la revoca della promessa, sconsideratamente fatta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale a “Grappino” Juncker, di versare all’UE un regalo di 1.3 miliardi di Fr,senza alcun obbligo né contropartita?
  • Anche il Gigi di Viganello ha capito che il PLR ticinese tenta di servirsi di KrankenCassis a scopo di galoppinaggio per le prossime elezioni cantonali. Ma magari, visti i precedenti di cui sopra (che sono solo quelli degli ultimi giorni: altri seguiranno certamente) sarebbe il caso di cambiare tattica.

Lorenzo Quadri

 

 

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri