Diktat UE sulle armi: in gioco c’è la nostra indipendenza

C’è ancora qualche ora di tempo per mandare “affan” gli eurobalivi! Ogni voto conta!

 

Ci sono ormai ancora solo poche ore di tempo per votare NO al Diktat disarmista dell’UE. Il fronte dei favorevoli all’ennesima genuflessione davanti a Bruxelles si è prodotto in un quantitativo di panzane che ha ben pochi precedenti.

Tentare di sdoganare la tesi farlocca che “accettando la direttiva disarmista per noi non cambierebbe niente” vuol dire prendere la gente per fessa. Non solo con un sì la maggioranza della popolazione verrebbe privata del diritto di possedere armi normalmente in commercio, ma un sì equivarrebbe ad una rottamazione delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, delle nostre libertà  e della nostra volontà popolare. E tutto questo per cosa? Per, ancora una volta, sottomettersi agli ordini di Bruxelles.

Solo il primo passo

E’ allarmante che rappresentanti ticinesi alle Camere federali non capiscano, o fingano di non capire, che la posta in gioco non è il numero di colpi che può contenere un caricatore, bensì l’indipendenza della Svizzera ed i nostri diritti popolari, che adesso il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di accantonare ogni volta che a Bruxelles qualcuno solleva un sopracciglio.

E’ poi non solo evidente, ma apertamente dichiarato, che la direttiva disarmista sul cui recepimento voteremo il 19 maggio è solo il primo passo. Ogni 5 anni ci saranno inasprimenti. Con l’obiettivo di arrivare al disarmo totale del cittadini onesti, che la totalitaria UE considera nemici. Una concezione dei rapporti tra cittadino e Stato che è diametralmente opposta, e dunque inconciliabile, a quella vigente in Svizzera, basata sulla fiducia reciproca. E le maggioranze politiche vogliono ora gettare alle ortiche anche questo valore svizzero per compiacere i loro padroni di Bruxelles. La svendita del Paese continua!

Giravolte indecorose

E’ infatti manifesto che l’attuale diritto svizzero delle armi non rappresenta alcun problema. A nessuno – ad eccezione dei compagni rossoverdi – verrebbe in mente di stravolgerlo se non ci fosse una pretesa europea in questo senso. Nel  febbraio 2011 i cittadini respinsero un’iniziativa di sinistra che proponeva limitazioni meno incisive di quelle attualmente sul tavolo. I partiti del cosiddetto centro si opposero a tale iniziativa. Ma oggi, tra i manutengoli del Diktat disarmista di Bruxelles, troviamo gli stessi parlamentari federali che 8 anni fa erano in prima fila nel comitato per la tutela dello statu quo. Come si spiega questa indecorosa giravolta? Semplice: perché adesso è l’UE a pretendere; e allora, secondo certi partiti e certi politici, “bisogna genuflettersi”! Ma a che livelli siamo scesi?

Ricatti ridicoli

Quanto alla minaccia dell’espulsione della Svizzera da Schengen/Dublino: è semplicemente ridicola. La permanenza del nostro Paese nello spazio Schengen non è una questione giuridica, bensì politica. Nessuno a Bruxelles ha interesse ad “epurarci”. Ne conseguirebbe infatti la rinuncia ai contributi elvetici, che ammontano a svariate decine di milioni di Fr annui, e alle informazioni che la Svizzera fornisce al sistema. A parte questo, l’importanza della banca dati Schengen è ampiamente (e strumentalmente) sopravvalutata: un po’ come, all’indomani dell’approvazione popolare dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venne agitato lo spauracchio dell’esclusione della Svizzera dai programmi Erasmus plus, presentata come una catastrofe per il mondo universitario. Salvo poi accorgersi che questi programmi costano uno sproposito all’ente pubblico e sono frequentati da quattro gatti.

Va pure ricordato che la Svizzera aderisce a Schengen dal 2008; prima del 2008, il paese non viveva solo di pastorizia, come vorrebbero ora farci credere alcuni ambienti economici che per un franco svenderebbero la nonna, per cui figuriamoci la nazione. Nel 2008 c’erano più turisti di oggi, e non si formavano code chilometriche in dogana “causa visti”. Senza dimenticare che sono proprio gli accordi di Schengen a prescrivere le frontiere spalancate, con risultati deleteri per la sicurezza delle zone di confine (vedi l’epidemia di esplosioni ai bancomat).

Dublino in pericolo

Quando all’accordo di Dublino, quello che permette i famosi rinvii degli asilanti: esso è effettivamente minacciato, ma non certo da un eventuale rifiuto dei cittadini elvetici di farsi disarmare dai burocrati di Bruxelles, bensì dalle istanze europee a sostegno dell’immigrazione clandestina, che adesso viene ipocritamente definita “globale”. Le minacce all’accordo di Dublino vengono dall’UE e dal patto ONU sulla migrazione. Patto sostenuto proprio dalle stesse forze politiche che adesso si sciacquano la bocca con la fanfaluca di “Schengen/Dublino a rischio” nel goffo tentativo di giustificare l’ennesima capitolazione. Insomma, un coacervo di contraddizioni.

Votiamo un NO convinto alla direttiva UE sulle armi. Schengen non è in pericolo. La nostra indipedenza sì! C’è ancora qualche ora di tempo: sfruttiamola! Ogni scheda conta!

Lorenzo Quadri

Ogni pretesto è buono pur di “conformarsi” alla fallita UE

Allucinante: anche il contrassegno CH sulle auto diventa una scusa per calare le braghe

 

Ohibò, ecco che inizia una nuova telenovela: quella dell’adesivo “CH” sui veicoli. Tale adesivo è obbligatorio per chi viaggia all’estero ed è già stato fonte di problemi. Questo perché i vicini del Belpaese, a seconda dell’umore e delle fasi lunari, di tanto in tanto si mettono a fare i capricci e a multare i veicoli con targhe rossocrociate che non ostentano il fatidico autocollante; e anche quelli che ce l’hanno, ma troppo piccolo (le dimensioni contano).

Convenzione di Vienna

Le base legale per le sanzioni ai veicoli privi dell’adesivo CH viene identificata (uella) nella Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale del 1968, quindi un accordo non proprio recentissimo.

All’art. 37 capoverso 1 lettera a, la Convenzione recita quanto segue: “Ogni autoveicolo in circolazione internazionale deve recare nella parte posteriore, oltre al proprio numero di immatricolazione, il segno distintivo dello Stato in cui è immatricolato”.

Ora, le targhe svizzere comprendono sia la bandiera del Cantone che quella della Confederazione. Ma a quanto pare la bandiera non sarebbe un “segno distintivo” dello Stato ai sensi della Convenzione di Vienna: ci vuole la sigla. Il  famoso CH.

Non essendo degli intellettualini gauche-caviar, facciamo un po’ fatica ad immaginare, per una nazione, un segno più “distintivo” della bandiera. In particolare, non si capisce perché la bandiera sarebbe meno “distintiva” di una sigla.

Non certo irrisolvibile

Al di là di questo, il problema non sembra certo irrisolvibile. Basta che il governicchio federale mandi qualcuno dei suoi burocrati – di cui non c’è di sicuro carenza, essendo l’amministrazione bernese gonfiata come una rana – a chiarire alla comunità internazionale, magari tramite l’ausilio di qualche disegnino a beneficio dei più duri di comprendonio, che la bandiera è, a non averne  dubbio, un “segno distintivo” del Paese di provenienza, di modo che non ne servono altri. Non dovrebbe essere una fatica d’Ercole.

Questo per accontentare anche chi non ha apposto l’adesivo CH sulla propria vettura, o ne ha attaccato uno giudicato troppo piccolo, ed evitargli sanzioni in caso di passaggio della ramina.

Ci si potrebbe poi chiedere, ma questo è un altro discorso, per quale motivo qualcuno dovrebbe impuntarsi nel non apporre il famoso autocollante CH nelle dimensioni richieste. Ragioni estetiche? Sostenere che la sigla del nostro paese sarebbe una deturpazione, è una tesi piuttosto discutibile.

Diritti popolari scomodati

Come detto, il “caso” dell’adesivo CH, ammesso che di “caso” si tratti, sarebbe facilmente risolvibile mobilitando qualche galoppino della diplomazia federale non a rischio di burn out per il troppo lavoro.

Invece, ecco che qualche illuminato statista pensa di scomodare addirittura i diritti popolari. L’iniziativa “Integrazione del contrassegno nazionale nella targa”, lanciata ad inizio marzo, chiede infatti che sulle nuove targhe di veicoli e rimorchi figuri obbligatoriamente anche il segno distintivo CH. Il governicchio federale, rispondendo ad un’interrogazione sul tema, annuncia che “nei Cantoni  densamente popolati la scorta di targhe con sequenze  numeriche a sei cifre sarà presto esaurita” ciò che porterà ad un ripensamento complessivo del sistema. Quindi, nelle nuove targhe, la sigla CH sarà incorporata, sostituendo l’attuale adesivo.

Palla al balzo

E’ facile capire dove si andrà a parare: le targhe svizzere diventeranno uguali a quelle di un qualsiasi Stato della fallita UE. Addio bandierine – è roba da beceri nazionalisti! – e avanti con le siglette asettiche che tanto piacciono agli eurobalivi. Tutto fa brodo, pur di cancellare l’identità svizzera ed i suoi simboli. Invece di sistemare in quattro e quattr’otto un problemino di portata “micro”, si coglie la palla al balzo per “conformarsi” a quella UE in cui la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci vuole portare con la tattica del salame. Penoso.

Lorenzo Quadri

Non facciamoci calpestare dall’UE! Ogni voto conta!

Diktat disarmista: i sondaggi farlocchi sono una cosa, l’esito delle votazioni un’altra!

 

Secondo gli ultimi sondaggi, naturalmente commissionati agli istituti di regime, il Diktat con cui i funzionarietti di Bruxelles vorrebbero disarmare i cittadini svizzeri onesti verrebbe approvato il 19 maggio con il 60% dei voti. A sostenere i balivi dell’UE nel loro tentativo di comandare in casa nostra, oltre ai soliti camerieri del Consiglio federale, anche la partitocrazia calabraghista PLR-PPD-P$$.

Il Diktat UE – contrario alla nostra legge, alle nostre tradizioni, alla nostra volontà popolare – viene sostenuto raccontando macroscopiche frottole. Ad esempio, che in concreto non cambierebbe nulla:

  • balle, perché alla maggioranza dei cittadini onesti verrebbe impedito l’accesso ad armi normalmente in commercio;
  • balle, perché il Diktat prevede una clausola con inasprimenti regolari. Sicché, tra qualche anno, verranno ritirate anche le armi d’ordinanza dei militi. Il presidente della Commissione UE “Grappino” Juncker ha dichiarato pubblicamente che l’attuale direttiva è solo un primo passo.

Fregnacce su Schengen

Altro esempio delle fandonie dei calabraghisti: in caso di No al Diktat, Schengen sarebbe in pericolo. Ma evidentemente nessuno a Bruxelles ha interesse ad espellere la Svizzera da Schengen. Dunque, la partecipazione elvetica a detto trattato non è per nulla in pericolo; mentre la nostra libertà, la nostra sovranità e la nostra autonomia lo sono eccome!

Che la nuova imposizione di Bruxelles aumenterebbe la sicurezza in Svizzera, o addirittura che servirebbe a contrastare il terrorismo islamico, è una tale fregnaccia che più nessun politicante, opinionista o mitomane tuttologo con un minimo di decenza si azzarda più a raccontarla.

E Dublino?

A proposito dell’accordo di Schengen, è bene puntualizzare un paio di cosette. Tanto per cominciare, bisogna parlare di accordi di Schengen-Dublino. La parte Dublino, l’unica di un qualche interesse per la Svizzera, notoriamente è quella che prevede che i finti rifugiati vengano assegnati allo Stato firmatario in cui hanno depositato la prima domanda.

Ebbene, adesso la partitocrazia calabraghista istericamente strilla che, se gli svizzerotti non si chineranno per l’ennesima volta a 90 gradi davanti a “Grappino” Juncker ed ai suoi tirapiedi, salteranno gli accordi di Dublino, e quindi addio rinvii. Accipicchia!

 Peccato che:

1) come detto, gli accordi di Schengen/Dublino non sono affatto in pericolo in caso di Njet al Diktat disarmista di Bruxelles.

2) Cosa, invece, porterà alla fine certadell’accordo di Dublino? Risposta: il demenziale Patto ONU sulla migrazione, che trasformerà l’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura in un diritto umano!

Al momento, ma tu guarda i casi della vita, del Patto ONU non si parla più. Chiaro: le elezioni federali si avvicinano. Ma, una volta che l’appuntamento con le urne sarà stato lasciato alle spalle…

E chi vuole a tutti i costi  il Patto ONU che rottamerà il magnificato accordo di Dublino? Ma la stessa partitocrazia PLR-PPD-P$$ che adesso starnazza a Schengen/Dublino in pericolo se i votanti non accetteranno il Diktat disarmista dell’UE! Se questa non è una presa per i fondelli…

Un problema di tutti

Il sondaggio dell’establishment, evidentemente pilotato, vuole far credere che la maggioranza degli svizzeri sia pronta a calare le braghe davanti all’UE, permettendo ai funzionarietti di Bruxelles di comandare in casa nostra. Che la partita non sarebbe stata facile è noto fin dall’inizio. Ma i sondaggi farlocchi, come noto, possono anche venire smentiti. Idem dicasi per la stampa di regime, la quale ipocritamente tenta di far credere che la direttiva disarmista riguardi solo i tiratori, i cacciatori ed i collezionisti di armi; quando invece tocca direttamente tutti i cittadini in quanto in gioco ci sono, come detto, la nostra autonomia e la nostra sovranità. Quindi: diamoci da fare in questi ultimi giorni. Tutti a votare e a far votare NO al Diktat disarmista! Balivi UE, föö di ball! Ogni voto conta!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Bandiera UE: va messa nel rüt!

Fate sapere ai municipali del triciclo cosa ne pensate del lenzuolo blu stellato

 

Ha giustamente suscitato vivo malcontento la decisione di un certo numero di municipi – ci piacerebbe avere l’elenco completo – di esporre la bandiera UE domenica scorsa 5 maggio. Il vessillo blu con le 12 stelle faceva brutta mostra di sé anche su Palazzo delle Orsoline dove, per lo meno, era accompagnato dalla bandiera ticinese e da quella svizzera. A poche centinaia di metri, sul municipio di Bellinzona – sindaco P$, maggioranza radiko$ocialista – la bandiera dell’UE sventolava da sola al posto d’onore, oltretutto in anticipo (era esposta già sabato 4 maggio). Sicché lo sgradevole spettacolo si è protratto per due giorni. Molti cittadini non hanno mancato di esprimere il proprio fastidio (eufemismo). Le segnalazioni giunteci in redazione si sprecano.

Messaggio chiaro

La bandiera UE viene esposta il 5 maggio, in occasione della ricorrenza della fondazione del Consiglio d’Europa (5 maggio 1949), di cui la Svizzera fa parte dal 1963. La bandiera del Consiglio d’Europa è poi stata mutuata dall’UE.

A parte il fatto che anche sull’utilità della permanenza svizzera nel Consiglio d’Europa si potrebbe disquisire a lungo, “gli è che” la bandiera di detto inutile organismo è ormai quella che indentifica la fallita (dis)unione europea. Di conseguenza, è inutile nascondersi dietro i distinguo tra il Consiglio d’Europa e l’UE. Queste sono pippe mentali.

Il messaggio trasmesso al cittadino esponendo fuori dai municipi – in genere, oltretutto, da sola; quindi senza altri vessilli federali, cantonali e comunali – la bandiera blu stellata, è che si sta omaggiando l’UE.

Quindi, un atto servile nei confronti dei funzionarietti di Bruxelles. Quelli ai quali la partitocrazia PLR-PPD-P$$ regala i miliardi del contribuente (vedi la marchetta da 1.3 miliardi “per oliare”, recentemente decisa dalla maggioranza del parlamenticchio federale). Quelli che, per tutto ringraziamento, ci ricattano e ci discriminano. Quelli che – soprattutto – pretendono la firma dello sconcio accordo quadro istituzionale (che permetterebbe all’UE di letteralmente dettare legge in casa nostra in ambiti di importanza fondamentale).

Quelli che pretendono pure di disarmare i cittadini svizzeri onesti con lo squallido Diktat su cui voteremo il prossimo 19 maggio (tutti a votare NO all’ennesima calata di braghe!). Quelli che, tanto per non farsi mancare nulla, ci inseriscono pure nelle liste grigie dei paradisi fiscali. E l’elenco potrebbe continuare.

Föö di ball!

E’ quindi pacifico che di bandiere dell’UE in casa nostra non ne vogliamo vedere. Né il 5 maggio né in qualsiasi altro giorno. La parola d’ordine è: eurobalivi, föö di ball!

La contrarietà (inkazzatura) dimostrata dai cittadini nel trovarsi il vessillo di “Grappino” Jucker sui rispettivi municipi, è anche un monito al triciclo PLR-PPD-P$$. Ricordiamo infatti che la partitocrazia, una volta passate le elezioni federali (prima il rischio elettorale sarebbe troppo alto) si chinerà a 90 gradi ed accetterà di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro internazionale. A quel punto, solo un referendum potrà salvare il futuro della Svizzera.

Grazie, cancelliere PLR!

Ma perché la bandiera UE viene esposta? A chiedere di issarla è la Cancelleria dello Stato (cancelliere PLR) tramite lettera circolare inviata ai Comuni. Evidentemente, non tutti danno seguito all’invito. I municipi con maggioranze euroturbo come Bellinzona – che ha pure il $indako $ocialista il quale scrive articoli pieni frottole a sostegno del Diktat disarmista dell’UE –  corrono entusiasti ad eseguire. Altri invece, come Lugano, ma anche Locarno, non ci pensano proprio.

Sarebbe bene che i cittadini di quei Comuni dove i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ si ostinano ad esporre la bandiera UE facessero sapere ai loro rappresentati (?) cosa ne pensano di una simile iniziativa.

E sarebbe anche ora che la Cancelleria dello Stato, data la posizione della larga maggioranza dei ticinesi che ha sempre respinto gli accordi con l’UE, la piantasse di mandare in giro inviti ad esporre la bandiera di un club sovranazionale che di certo NON è amico del nostro Paese.

Tanto per gradire, si ricorda che in Danimarca, Stato membro dell’Unione e europea, di panni blu con le stelle non se ne vede nemmeno uno.

Lorenzo Quadri

Solo fandonie per permettere a Bruxelles di dettarci legge

Il Diktat disarmista dell’UE? Un deleterio precedente da respingere! Mentre il triciclo…

 

Il 19 maggio si voterà sul diktat dell’UE che, sfruttando cinicamente il pretesto della “lotta al terrorismo“ (perché solo di pretesto si tratta) mira a disarmare i cittadini onesti.

Pur di genuflettersi davanti all’ennesima prepotenza di Bruxelles la maggioranza politica, ovvero il solito triciclo euroturbo PLR-PPD-PSS, non esita a fare strame delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare, delle nostre leggi, del nostro diritto delle armi: ovvero, di un sistema che funziona benissimo da oltre un secolo e mezzo.

Evidentemente, per certi politicanti, non esiste sacrificio troppo grande pur di compiacere (qualcuno direbbe: “oliare”) i burocrati di Bruxelles.

I sostenitori dell’ennesima capitolazione davanti all’Unione europea difendono il recepimento della direttiva disarmista con una lunga serie di fandonie.

Tante panzane

  • “Schengen è in pericolo!”. La permanenza della Svizzera all’interno dello spazio Schengen (sulla cui opportunità si potrebbe peraltro disquisire a lungo) non sarebbe affatto in discussione, anche in caso di No popolare alla direttiva UE. La permanenza della Svizzera nello spazio Schengen è una questione politica e non giuridica. In caso di divergenze su temi quali la legislazione sulle armi, come spiegava lo stesso Consiglio federale nel 2005 ai tempi della votazione popolare su Schengen, i trattati prevedono che si trovi una soluzione pragmatica per la continuazione dell’accordo. Forse che l’UE avrebbe un qualche interesse a rifiutare la ricerca di una “soluzione pragmatica” e ad espellere la Svizzera da Schengen? Rinunciando alle decine di milioni che essa paga ogni anno, ed alle informazioni che fornisce? Forse che l’UE sarebbe d’accordo di conferire al nostro paese la facoltà di reintrodurre controlli sistematici sul confine, magari in funzione antifrontalieri, per la gioia dei vicini a sud? Ma non facciamo ridere i polli!
  • “L’espulsione della Svizzera da Schengen avrebbe conseguenze catastrofiche sulla sicurezza, sul turismo, e genererebbe code al confine”. A parte che, vedi al punto precedente, non ci sarà nessuna epurazione. Qualcuno farebbe bene a ricordarsi che gli accordi di Schengen sono in vigore in Svizzera dal 2008. Quindi da appena 10 anni. Non da mille. Forse che 10 anni fa il nostro Paese versava nella situazione disastrosa che adesso la maggioranza PLR-PPD-PSS paventa a scopo di lavaggio del cervello? Ma quando mai! 10 anni fa il turismo girava meglio di adesso, di frontalieri ce n’erano già troppi, eppure non si formavano code quotidiane fino a Milano. Quanto alle tanto magnificate banche dati di Schengen: la loro importanza nella lotta alla criminalità è ampiamente sopravvalutata, per evidenti fini politici. Non sono certo l’unico strumento, e nemmeno il più efficace, vista la scarsa qualità dei dati immessi da vari Paesi membri.
  • “La direttiva UE serve a combattere il terrorismo”. Falso. La direttiva UE è del tutto inutile a tale scopo. Non c’è un solo atto di terrorismo islamico che sia stato commesso con armi legalmente dichiarate. I terroristi ed i criminali continueranno a procurarsi le armi da fuoco – quando se ne servono – sul mercato nero. Che non è toccato in nulla dal Diktat comunitario. La direttiva UE vuole, semplicemente, impedire ai cittadini onesti il possesso di armi. Disarmare i cittadini è una mossa tipica dei regimi totalitari. Come limitare la libertà d’espressione. Bruxelles fa entrambe le cose. Infatti le sue derive antidemocratiche sono evidenti.
  • “Accettando la direttiva UE non cambia praticamente nulla”. Il Diktat UE introduce, tra l’altro, proprio quelle misure che erano state respinte in votazione popolare nel febbraio 2011, come la clausola del bisogno e l’obbligo di registrazione a posteriori. Un sì il 19 maggio permetterebbe quindi a Bruxelles di dettar legge in Svizzera contro la volontà popolare. E avrebbe anche delle conseguenze immediate: la maggior parte dei cittadini onesti perderebbe il diritto di detenere una normale arma da fuoco. Questo diritto esiste in Svizzera dal 1848. E soprattutto: la direttiva comunitaria prevede un inasprimento a cadenza quinquennale. A cui naturalmente le pavide autorità elvetiche non potranno (né vorranno) opporsi. Nel giro di pochi anni dunque, con la più classica tattica del salame, si arriverebbe al disarmo totale dei cittadini. Il presidente della Commissione UE Juncker l’ha dichiarato senza mezzi termini: quanto contenuto nella direttiva oggetto della votazione del 19 maggio “è solo un primo passo”.

Se lo dice lei…

La Svizzera è un paese ad alta densità di armi da fuoco, Eppure praticamente non ci sono problemi. In molte parti del mondo se ne stupiscono. Questo dimostra che nel nostro paese si fa un uso responsabile delle armi”. Parole e musica non del comitato referendario contro il Diktat disarmista dell’UE, bensì della Ministra di Giustizia Karin Keller Sutter, PLR, favorevole alla direttiva. Quindi: il sistema svizzero funziona e non abbiamo alcun motivo di cambiarlo. E se a dirlo sono proprio quelli che lo vorrebbero rottamare…

Diritto di difendersi

Il diritto all’autodifesa è un diritto fondamentale. Permette di proteggere altri diritti fondamentali (vita, integrità fisica e sessuale, proprietà privata,…) nel momento in cui sono concretamente minacciati. Una limitazione di questi diritti è possibile solo in presenza di una base legale, di un interesse pubblico, e se la limitazione appare proporzionata. Recepire il Diktat disarmista dell’UE non adempie a nessuno di questi requisiti. Esso è contrario alla nostra legge, non persegue alcun interesse pubblico (l’attuale diritto svizzero delle armi non presenta problemi di sorta) e non è proporzionato, dal momento che non permette in nessun modo di raggiungere il suo scopo dichiarato, ovvero combattere il terrorismo.

Politicanti svenduti

Un capitolo a parte lo meritano poi quei politici PLR e PPD che nel 2011 si opponevano all’iniziativa popolare contro le armi, la quale conteneva restrizioni analoghe (anzi, più circoscritte) di quelle che ora ci vuole imporre Bruxelles. Otto anni fa, questi signori difendevano – giustamente – il diritto svizzero delle armi. Adesso, invece, giravolta a 180 gradi. Perché? Non certo perché le limitazioni che ci verrebbero imposte abbiano uno straccio di giustificazione. Se non l’avevano otto anni fa, non l’hanno nemmeno ora. Ma soltanto perché “bisogna ubbidire a Bruxelles”.

Tutti a votare NO!

Non c’è dunque alcun motivo per cui il popolo elvetico dovrebbe approvare il Diktat disarmista. Un Sì il 19 maggio permetterebbe all’UE di comandare in casa nostra, e di farlo contro le nostre leggi, contro le nostre tradizioni, contro la nostra volontà popolare. Un precedente deleterio che avrebbe pesanti conseguenze per il futuro della Svizzera. Non cediamo!

Lorenzo Quadri

 

I fumogeni della partitocrazia

Accordo quadro: il triciclo finge di volere “nuove negoziazioni” con l’UE. Ma poi…

Accipicchia, questa sì che è una sorpresa! Si fa per dire, ovviamente.

I balivi di Bruxelles hanno ribadito di nuovo – questa volta per bocca del portavoce della Commissione UE Margaritis (sic!) Schinas – che sullo sconcio accordo quadro istituzionale gli svizzerotti non hanno margine per ulteriori trattative.  L’accordo è quello sul tavolo. Prendere o lasciare.

E, davanti a questa non-notizia, la partitocrazia e la stampa di regime al suo servizio fingono sorpresa e sconcerto. Probabilmente pensano che la gente sia scema.

Si sa da mesi

Sai che sorpresa, sai che sconcerto! E’ da mesi che si sa come stanno le cose. Lo sconcio accordo quadro istituzionale, riducendo la Svizzera ad una colonia di Bruxelles, ci imporrà: la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario; i giudici stranieri; l’applicazione anche in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza europea; la fine delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone; l’obbligo di pagare la disoccupazione ai frontalieri; l’attraversamento, anche notturno, dei TIR comunitari da 40 tonnellate in transito parassitario; eccetera eccetera.

In altre parole: la Svizzera, quindi i cittadini elvetici, non potranno più decidere su temi della massima importanza per il futuro del Paese. I funzionarietti di Bruxelles detteranno legge in casa nostra. Cancellando anche l’esito delle nostre votazioni popolari.

Ma quali linee rosse?

Da mesi si sa che le cosiddette “linee rosse” sono una monumentale presa per i fondelli. Non esiste alcuna linea rossa.

Lo sconcio accordo quadro istituzionale potrà solo essere o respinto, o accettato senza condizioni. Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha già indicato chiaramente cosa vuole fare: accettare. Cioè svendere la Svizzera.

Non è certo un caso che il primo a dire Sì all’indecente trattato coloniale sia stato il PLR, ovvero il partito di riferimento dei manager stranieridelle multinazionalirappresentati da Economiesuisse. Il secondo è stato il P$$, che con detti manager stranieri ci va a manina. Altro che difendere i lavoratori!

“Non siamo mica scemi”

La pretesa farlocca di negoziazioni aggiuntive, quando da Bruxelles hanno detto in mille salse che non si negozia più una cippa, è l’ennesima fregnaccia inventata dalla partitocrazia a mo’ di specchietto per le allodole. La storiella delle negoziazioni aggiuntive l’hanno estratta dal cilindro i politicanti delle Commissioni dell’economia e dei tributi delle Camere federali. Anche il Gigi di Viganello ha capito che si tratta di un petardo bagnato. Ancora una volta:  non esiste alcun “Sì ma”. Esistono solo il Sì o il No. O di qua o di là. O dalla parte dei cittadini svizzeri, o da quella dei funzionarietti di Bruxelles. Vie di mezzo non ce ne sono.

Decisione già presa

La realtà è che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ sullo sconcio accordo quadro ha già deciso di calare le braghe; ad altezza caviglia e senza alcuna condizione. Lo ha anche detto pubblicamente. Tuttavia, in ottobre ci saranno le elezioni federali. Sicché il triciclo si trova nella necessità di far credere che difende gli interessi della Svizzera. Fino ad ottobre, dunque, la casta andrà avanti col penoso teatrino dei “distinguo” sul nulla. Blatererà, in malafede, di ulteriori negoziati che non ci saranno mai. I politicanti del triciclo lo sanno benissimo.

Poi, una volta lasciate alle spalle le elezioni: passata la festa, gabbato lo santo! Nessuno parlerà più di linee rosse, né di negoziati aggiuntivi. Alle Camere federali, il partito unico eurolecchino PLR-PPD-P$$ voterà Sì allo sconcio quadro strillando che “bisogna salvare gli accordi bilaterali”. Proprio come ha stanziato il regalo da 1.3 miliardi a Bruxelles senza alcun obbligo né contropartita. Proprio come ha votato la capitolazione davanti alla direttiva disarmista dell’UE raccontando la panzana che “bisogna salvare Schengen”. Altro che Schengen! Qui da salvare c’è il futuro della Svizzera. Solo il referendum ed il voto popolare potranno farlo.

Lorenzo Quadri

 

Galeotti stranieri: basta scuse spiegate quanto ci costano!

Adesso la casta scopre che sono oltre il 70%. Ma come, non erano tutte balle populiste?

 

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Da uno studio commissionato dall’inutile Consiglio d’Europa sulla popolazione delle strutture carcerarie europee e realizzato da due ricercatori dell’Università di Losanna, è emerso chein Svizzera il 71.4% dei galeotti è straniero.La media europea dei detenuti stranieri è invece del 15.9%. Tra la nostra realtà e la media continentale, dunque, c’è un abisso.

Con la sua percentuale spaventosa, la Confederella si situa al quinto posto della classifica dei paesi con più delinquenti stranieri nelle proprie prigioni. Prima di noi troviamo solo microstaterelli quali: Principato di Monaco, Andorra, Liechtenstein e Lussemburgo.

Da notareche i detenuti beneficiari di naturalizzazioni facili vengono conteggiati come “svizzeri”; sicché le statistiche dei carcerati stranieri nelle galere rossocrociate risultano abbellite artificialmente. La realtà è dunque ancora più grave di come viene presentata.
Ricordiamo inoltre che all’Hotel Stampa, la percentuale di detenuti stranieri, a seconda dei periodi, supera anche l’80%. Apperò! 8 galeotti d’importazione su 10!

Stop pippe mentali

Come spiegano queste cifre allucinanti i ricercatori di Losanna? Non potendosi esimere dal citare l’altissima percentuale di stranieri presente in Svizzera (oltre un quarto della popolazione, ed anche qui il dato risulta taroccato dalle naturalizzazioni facili) gli illuminati accademici tentano poi di svicolare producendosi nella prevedibile infilata di pippe mentali su fattori legati all’età, alla posizione geografica, eccetera. Del resto, come sempre, lo studio deve risultare gradito al committente. Altrimenti, addio mandati per il futuro. Ed essendo il committente il Consiglio d’Europa…

Non serve l’università…

Cari signori, ma chi pensate di prendere per il lato B? Non serve essere andati all’università (nemmeno a quella di Losanna) per capire come stanno le cose. Se gli stranieri in Svizzera sono un quarto della popolazione, ma nelle carceri sono i tre quarti, è ovvio che la propensione a commettere reati gravi tra gli immigrati è molto più elevata che tra gli svizzeri.Già, reati gravi; mica furti di ciliegie. Dalle nostre parti, prima di finire dietro le sbarre, bisogna averla combinata davvero grossa. A meno di essere qualche sfigato automobilista incappato nelle maglie di Via Sicura.

Traduzione: a causa della deleteria politica delle frontiere spalancate, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, ci siamo riempiti di delinquenti stranieri. Altro che “immigrazione uguale ricchezza”! Questa foffa ha trovato in Svizzera il Pese del Bengodi. Grazie al buonismo-coglionismo istituzionale, le condanne sono miti, le carceri dotate di ogni comodità e simili ad alberghi (con tanto di menù a scelta e palestre) ed il rischio di espulsione basso. Perché ci pensano i legulei dei tribunali a sabotare le espulsioni degli stranieri che delinquono, malgrado siano state decise dal popolo.
A tal proposito, teniamo sempre ben presente che, se la Svizzera dovesse firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale, così come vuole il triciclo PLR-PPD-P$$, non potremmo più espellere nessun delinquente se questo è cittadino UE.


Inoltre: non c’era bisogno di uno studio universitario per scoprire la percentuale di stranieri nelle carceri svizzere, peraltro già nota da tempo (sono anni infatti che il Mattino “populista e razzista” ne scrive). Basta consultare le statistiche: attività, questa, alla portata anche del Gigi di Viganello.

La domanda da porre

A degli universitari si sarebbe semmai potuto e dovuto domandare di svolgere un calcolo, nemmeno dei più complicati. Ovvero: quanto costano questi detenuti stranieri al contribuente svizzero? Si chiede il costo globale, compreso quello delle infrastrutture. Cioè delle prigioni che, di fatto, vengono costruite solo per i delinquenti stranieri.

In questo modo si metterebbe in evidenza, con tanto di cifre, la necessità impellente di far sì che i delinquenti stranieri scontino la pena a casa loro.Per raggiungere tale obiettivo occorre però sottoscrivere i relativi accordi internazionali. Chiaro il messaggio, Consiglieri federali PLRIgnazio KrankenKassis (ministro degli Esteri) e Karin Keller Sutter (KKS), ministra di Giustizia? Altro che calare le braghe davanti alla fallita UE e fare campagna elettorale per l’ex partitone, oltretutto con scarsi risultati!

Lorenzo Quadri

 

 

Perché noi versiamo i ristorni, mentre il Lussemburgo…?

L’esponente francese: “La Svizzera è molto più generosa”. La conferma che siamo FESSI!

 

E i trattamenti di favore a beneficio del natìo paesello di “Grappino” Juncker non finiscono qui. I camerieri dell’UE in Consiglio federale, che invece calano braghe, dovranno rispondere a parecchie domande. Interrogazione leghista in arrivo!

Quando si dice “svizzerotti fessi”! Nei giorni scorsi, il portale swssinfo.ch ha pubblicato un interessante articolo sulla fiscalità dei frontalieri nel Lussemburgo.

Il Granducato non versa praticamente alcun ristorno fiscale agli Stati di provenienza dei frontalieri attivi sul proprio territorio. Dettaglio non irrilevante: l’attuale presidente (per fortuna) in scadenza della Commissione UE, Jean-Claude “Grappino” Juncker, fu primo ministro del Lussemburgo dal 1995 al 2013.

Applicazione restrittiva

Nel Granducato, i frontalieri sono circa 170mila. Arrivano da Germania, Francia, Belgio. A parte qualche spicciolo ai belgi, il Lussemburgo a tutti gli altri non versa un centesimo. Infatti, applica in modo restrittivo la direttiva OCSE che prevede che un Paese ha il diritto di incassare l’imposta sul reddito del lavoro esercitato sul proprio territorio.

Svenduti

Davanti a certe notizie, cadono le calzette ed altro. Esse dimostrano, ancora una volta, quanto la maggioranza triciclata dei politicanti elvetici sia debole, inetta e svenduta.

Ma come: il Lussemburgo non versa un centesimo di ristorni. Il Ticino invece, grazie alla famigerata Convenzione del 1974, accredita al Belpaese quasi il 40% delle imposte alla fonte riscosse dai permessi G, e questo da 45 anni. E così andrà avanti all’infinito, se il governicchio cantonale non si deciderà finalmente a bloccare i ristorni. Perché il Belpaese non vuole il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Dal canto loro, i camerieri dell’UE in Consiglio federale, a partire dall’esponente PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio Cassis, non si sognano di denunciare la Convenzione del 1974: al solo pensiero di scontentare i vicini a sud, vengono assaliti da invalidanti crisi di panico.

Silenzio assordante

Il Lussemburgo non versa un centesimo di ristorni e si tiene la totalità delle imposte alla fonte dei frontalieri. Le autorità delle regioni di provenienza dei frontalieri si lamentano: l’articolo di swissinfo.ch si basa infatti sull’intervista al Delegato alla cooperazione istituzionale della città lorenese di Metz, Louis-François Reitz, incaricato delle relazioni transfrontaliere. Eppure, malgrado le proteste dei potenti vicini, il Lussemburgo – membro e fondatore della fallita DisUnione europea! – continua a farsi gli affari propri. Indisturbato. E da Bruxelles, nemmeno un cip: forse perché Grappino Juncker è stato premier del piccolo Granducato per quasi un ventennio?

Ovviamente, le autorità lussemburghesi non si sognano di calare le braghe. Del resto, perché dovrebbero? Solo gli svizzerotti fessi vengono minacciati e ricattati dagli eurobalivi. E solo gli svizzerotti fessi si chinano, sempre e comunque, a 90 gradi. Col risultato di venire ricattati ancora di più: il sistema, manifestamente, funziona a meraviglia!

Restarci di palta

Nell’intervista a Swissinfo, Reitz è molto chiaro. Le seguenti tre affermazioni lasciano basiti:

  • “La Svizzera è più solidale del Lussemburgo, uno degli Stati fondatori dell’UE”.Commento: “solidale” è un eufemismo per indicare “generoso”. E, quando si tratta di politica internazionale, “generoso” è sinonimo di “FESSO”.
  • “Alcuni politici svizzeri iniziano però a interrogarsi, alla luce della generosità di Francia ed Europa nei confronti del Lussemburgo”.Commento: nuova conferma che la Svizzera, per colpa dei suoi politicanti, ha sempre calato le braghe senza motivo. Perché “Siamo piccoli e dobbiamo cedere”. Se la Svizzera è “piccola”, il Lussemburgo è poco più grande del Canton Ticino! Però non cede. Come la mettiamo?
  • E, ciliegina sulla torta: “Il Lussemburgo sta ottenendo importanti deroghe rispetto alle nuove norme europee (sui frontalieri disoccupati). Queste ultime prevedono che sia il Paese in cui lavorano i permessi G a versare le rendite di disoccupazione e non più lo Stato di residenza”.Commento: Cosa, cosa? Vuoi vedere che l’UE dalla Confederella pretenderà invece l’applicazione incondizionata delle nuove regole sulla disoccupazione dei frontalieri, ed i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$ caleranno subito le braghe fin sotto ai talloni? Mentre nel Lussemburgo andranno avanti come prima, senza che nessuno abbia da obiettare?

Perché…?

E’ evidente che il Consiglio federale dovrà rispondere a parecchie domande sul perché il Lussemburgo, Stato membro UE, può fare i propri comodi. Mentre noi continuiamo a metterci a 90 gradi. Interrogazione in arrivo!

Lorenzo Quadri

 

 

Kompagni, caliamo le braghe!

Diktat UE: il P$ vuole che gli svizzerotti paghino la disoccupazione ai frontalieri

 

Ohibò, questa è bella! Anche in Romandia i politicanti si accorgono di avere un problema con la fiscalità dei frontalieri, i quali lasciano in Svizzera troppe poche tasse. Da notare che i ristorni delle imposte prelevate ai permessi G ai rispettivi paesi d’origine sono regolati in modo diverso con i vari Stati di provenienza. In altre parole: ciò che viene ristornato all’Italia non corrisponde a quel che ottiene l’Austria, mentre con la Francia c’è un’altra convenzione e con la Germania un’altra ancora.

Per quel che riguarda questo sfigatissimo Cantone, la grottesca telenovela del nuovo accordo fiscale con il Belpaese che a Roma hanno imboscato in un cassetto, dove è destinato a rimanere nei secoli dei secoli, è tristemente nota; non serve ripeterla.

Ma cosa succede in Romandia? Succede che il P$ del Canton Giura, udite udite, chiede di aumentare le imposte ai frontalieri!

Dalle nostre parti, una simile proposta da parte della gauche-caviar sarebbe impensabile: i $inistrati fanno sempre e solo gli interessi degli stranieri, e le tasse semmai le alzano ai ticinesi per mantenere sempre più migranti economici.

I $ocialisti giurassiani, dunque, sorprendono in positivo; non fosse che… sotto c’è sempre un inghippo! Infatti i kompagni del Giura vogliono aumentare le imposte ai frontalieri perché, dicono loro, “tra qualche anno” (?) gli svizzerotti dovranno pagare la disoccupazione ai permessi G.

Frena Ugo! Tale demenziale disposizione è infatti al momento al vaglio degli organi della fallita UE. Tuttavia, anche nel caso in cui venisse definitivamente approvata, la Confederella non sarebbe affatto tenuta ad applicarla: mica siamo uno Stato membro! A meno che, ovviamente, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ per l’ennesima volta si chini a 90 gradi davanti al Diktat in arrivo da Bruxelles.Evidentemente, i kompagni giurassiani partono dal presupposto che la calate di braghe avverrà. Non solo, ma evidentemente la approvano pure! Infatti, invece di battersi – come fa la Lega – affinché il (probabile) nuovo Diktat degli eurofalliti NON venga recepito in Svizzera, vogliono aumentare le imposte ai frontalieri!

Proprio vero che la $inistra non si smentisce mai! Del resto il programma del P$$ prevede l’adesione della Svizzera alla DisUnione europea. E quindi…

Lorenzo Quadri

19.5: si vota sulla ripresa automatica del diritto UE

Il Diktat disarmista di Bruxelles non è un tema di nicchia, ma ci riguarda tutti

 

Archiviate queste elezioni cantonali, i cittadini ticinesi dovranno tornare alle urne tra poche settimane per la votazione del 19 maggio. All’ordine del giorno ci sarà il recepimento della direttiva disarmista dell’UE. I cittadini svizzeri dovranno insomma decidere se calare le braghe davanti al  Diktat di Bruxelles, gettando nel water le nostre leggi, le nostre tradizioni, perfino la nostra volontà popolare – poiché le misure che i funzionarietti dell’UE bramano ora d’imporci sono state respinte dal popolo nel febbraio del 2011 – o se dimostrare di essere padroni in casa propria. Fermo restando che se, magari credendo all’isterico quanto farlocco ricatto della casta su “Schengen in pericolo”, ci si china a 90 gradi adesso, vuol dire che la strada sarà segnata anche per il futuro.

Questo è il succo della questione; questo è il vero tema su cui si vota. Il 19 marzo si tratta di dire di Sì o di No alla svendita della Svizzera a Bruxelles.

Argomenti penosi

Come sappiamo, sotto le cupole federali la partitocrazia cameriera dell’UE (PLR-PPD-P$) ha approvato la calata di braghe davanti alla direttiva disarmista di Bruxelles. Usando argomenti a dir poco penosi.

Per il suo obiettivo ufficiale, ovvero la lotta al terrorismo islamico, il Diktat di Bruxelles è del tutto inutile: i seguaci dell’Isis – come pure i delinquenti in generale – per i loro crimini non utilizzano di certo armi legalmente dichiarate. Questo è riconosciuto da tutti;  è emerso anche nel dibattito alle Camere federali. La nuova ministra di giustizia, la liblab Karin Keller Sutter (KKS), davanti all’evidenza, si è dovuta inventare l’astrusa teoria secondo cui la calata di braghe davanti ai funzionarietti di Bruxelles non sarebbe una misura di “lotta al terrorismo”, bensì di “lotta agli abusi”. Di quali “abusi” si tratterebbe, non è dato sapere.

La linea ora assunta dalla casta per infinocchiare i cittadini è adesso quella negazionista: sostenere che, anche adottando la nuova direttiva, “non cambia niente”. Questa è una balla clamorosa. Se con la direttiva non cambia niente, come mai ci sono degli Stati membri UE che la rifiutano? Se non cambia niente, perché dovremmo calare le braghe? Siamo già in regola così…

Cambia tutto

E’ invece evidente che le cose, se il Diktat disarmista dovesse passare, cambieranno eccome. Ed infatti, la norma prevede – secondo la notoria tattica del salame – un inasprimento a ritmo quinquennale.  Quindi: si comincia con cambiamenti (relativamente) circoscritti. Poi arriva la pillola. Ed arriva in automatico. Senza che il cittadino possa emettere un cip.

E’ chiaro che la posta in gioco il prossimo 19 maggio non sono solo le armi in possesso dei cittadini onesti, dei tiratori, dei cacciatori, dei collezionisti, eccetera. Non si tratta di andare a disquisire su caricatori di dieci o venti colpi; questioni di cui il “comune cittadino” non ha peraltro la più pallida idea.

I sostenitori dell’ennesima calata di braghe tentano di contrabbandare l’oggetto in votazione per un tema di nicchia, che tocca solo alcune categorie di cittadini, mentre per la grande maggioranza non cambierebbe nulla.

Ebbene, non è affatto così: gettare nel water la volontà popolare, cancellare le nostre tradizioni e le nostre leggi, farci schiacciare gli ordini da Bruxelles, è un cambiamento radicale e catastrofico. Oggi è la direttiva UE sulle armi. Domani sarà quella sulla cittadinanza, sui TIR da 60 tonnellate, sulle misure accompagnatorie, eccetera. Se il Diktat disarmista UE dovesse venire accolto, il popolo elvetico spalancherebbe porte e finestre alla ripresa automatica del diritto comunitario. E questa sarebbe una vera catastrofe. Per tutti i cittadini svizzeri. E per la nostra democrazia diretta.

“Salvare Schengen”?

Quanto alla fregnaccia di “Schengen in pericolo” se non caliamo le braghe anche questa volta: non se la beve nessuno!

Punto primo: i balivi di Bruxelles, dalla permanenza della Svizzera nello spazio Schengen, ci guadagnano dei bei soldoni, oltre che informazioni affidabili. Non hanno alcun interesse ad escludere la Confederella, costi quel che costi.

Punto secondo:l’importanza delle banche dati Schengen – anche a causa della scarsa qualità delle informazioni inserite da taluni Stati – è ampiamente sopravvalutata. Questo accade per evidenti ragioni politiche. Fa comodo far credere che Schengen sia indispensabile. Ebbene, non lo è. Del resto, la Svizzera ha deciso di aderirvi solo nel 2005.

Il prossimo 19 maggio, asfaltiamo il Diktat disarmista dell’UE!

In gioco non ci sono “solo” le armi dei cittadini onesti. In gioco ci sono la nostra indipendenza, la nostra sovranità, i nostri diritti popolari. E questi non sono temi di nicchia. Sono temi che ci riguardano tutti!

Fino a quando?

Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha appena votato la marchetta da 1.3 miliardi all’UE, vuole lo sconcio accordo istituzionale che ci trasformerà in un baliaggio di Bruxelles, adesso anche la direttiva disarmista. Fino a quando permetteremo che questi politicanti svendano la Svizzera?

Lorenzo Quadri

I salari si difendono solo stando alla larga dall’UE

Se il voto di protesta per le disparità sociali premia gli spalancatori di frontiere…

Come detto in più occasioni, la battaglia determinante per il futuro della Svizzera è quella sui rapporti con la fallita UE. I funzionarietti di Bruxelles, come ben sappiamo, vogliono comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale. Quello sostenuto dalla partitocrazia, dalla stampa di regime e da Economiesuisse. Questi ultimi sono poi i soldatini dei manager STRANIERI delle multinazionali. I quali manager vogliono il mercato aperto per ingrassarsi le saccocce; e se ne impipano della Svizzera e degli svizzeri.

Si cederà su tutto

La partitocrazia PLR-PPD-P$$, sullo sconcio accordo quadro, ha calato le braghe ad altezza caviglia. Perché non esiste alcun “Sì, ma”. Se si dirà Sì, poi sarà piegamento a 90 gradi. Su tutto e senza condizioni. Altro che venire a raccontare, pensando di fare fesso il popolazzo, storielle del tipo: “Sì all’accordo quadro, ma le espulsioni degli stranieri che delinquono non sono in discussione”; oppure: “sì all’accordo quadro, ma non vogliamo mantenere tutti i migranti economici con passaporto UE”; o ancora: “sì all’accordo quadro, ma le misure accompagnatorie non si toccano”. Queste sono solo emerite FREGNACCE: una volta sottoscritto il trattato coloniale, il triciclo PLR-PPD-P$$ in men che non si dica capitolerà sulla protezione dei salari, sull’espulsione dei criminali stranieri, sul transito dei TIR comunitari da 60 tonnellate, e su tutto il resto. Ai cittadini verrà propinata la solita fanfaluca che “bisogna salvare i rapporti con l’UE”. Il tutto condito con gli ormai abituali sondaggi farlocchi. Come quello recente, che va ben oltre il limite della barzelletta,  secondo cui il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole all’ accordo quadro. Certo, come no!

Basta con il mantra

E’ ora di piantarla di utilizzare il mantra dei “rapporti con l’UE da salvare” per contrabbandare qualsiasi oscenità. E bisogna essere consapevoli che non si sta cedendo su questioni di dettaglio, o di “nicchia”. Quella in atto è nientemeno che  la svendita della Svizzera. A parole il triciclo nega scandalizzato di volere l’adesione del nostro paese all’UE. Nei fatti, invece, ci sta portando nella fallita Disunione europea con la tattica del salame (una fetta alla volta). E lo sconcio accordo quadro costituisce una bella fettona.

Solo poche settimane fa il triciclo PLR-PPD-P$$ ha deciso di versare la marchetta da 1.3 miliardi di Fr all’UE. Quella che, secondo l’eurosenatore Pippone Lombardi ed il presidente liblab Bixio Caprara, sarebbe servita “per oliare”. Ed infatti, è servita così tanto che, a distanza di pochi giorni, Bruxelles ha sparato zero sulle misure accompagnatorie, pretendendone l’eliminazione.

Protezione dei salari?

Al proposito è stata plateale la giravolta dei $inistrati. Altro che “protezione dei salari”. La “linea rossa” è stata spazzata via, eppure loro ancora vogliono l’accordo quadro. Perché, a $inistra, la smania di Europa la fa da padrona. Altro che difendere i lavoratori! I lavoratori ed in salari, mettiamocelo bene in zucca, si difendono solo combattendo la sudditanza della Svizzera all’UE!

Ed in questo senso, specie in Ticino, è preoccupante che – a quanto pare: perché poi la verità rivelata non l’ha in tasca nessuno… – il 7 aprile una parte del voto di protesta sia andato a partitini a $inistra della $inistra; ma comunque sempre spalancatori di frontiere.

Il colmo

Non serve essere dei politologi per capire che il voto di protesta è legato alle crescenti disparità sociali: si sta “lasciando indietro” troppa gente. La principale causa è lo sfascio del mercato del lavoro generato dall’invasione da sud. Le cifre – non stiamo qui a ripeterle per l’ennesima volta – non permettono dubbi. Le cifre vere, ovviamente; non i dati taroccati della SECO.

Che il voto di protesta per le disparità sociali vada a chi ne ha sempre sostenuto ad oltranza, e con isteriche accuse di razzismo agli oppositori, la prima causa, ovvero la libera circolazione, è davvero il colmo. Gli akkulturati parlerebbero di sindrome di Stoccolma. Un tema su cui riflettere.

Lorenzo Quadri

Triciclo: cosa s’inventano pur di salvarsi i “ciapett”

Accordo quadro: la storiella dei negoziati complementari non se la beve nessuno

E’ ormai manifesto che la partitocrazia ha completamente perso il senso del ridicolo! Visto che ormai le elezioni federali si avvicinano, i politicanti del triciclo si producono in acrobatiche giravolte nel tentativo di salvarsi i “ciapett”.

Il tema è lo sconcio accordo quadro istituzionale con la fallita UE: argomento fondamentale per il futuro della Svizzera. Perché, come abbiamo avuto più volte modo di scrivere, se questo obbrobrioso trattato capestro dovesse venire sottoscritto, i balivi di Bruxelles verrebbero a dettar legge in casa nostra in ambiti fondamentali. Sarebbe la fine della Svizzera come Stato indipendente; e sarebbe anche la fine dei nostri diritti popolari.

A manina

Ora, il triciclo PLR-PPD-P$$ lo sconcio accordo quadro istituzionale lo vuole. Eccome che lo vuole. L’ha detto apertamente. Perché la partitocrazia, nei confronti dell’UE, conosce una sola politica: quella della calata di braghe ad altezza caviglia. “Dobbiamo cedere, non abbiamo altra scelta, siamo piccoli e deboli, altrimenti l’UE….”ed avanti con i ricatti e con il terrorismo di regime!

Anche i manager stranieridella grande economia vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale. Sicché, quando si tratta di mettersi a 90 gradi davanti all’UE, i $inistrati vanno gioiosi a manina con gli odiati padroni. E poi la gauche-caviar ha ancora il coraggio di sostenere che lei difenderebbe i salari. Certo, come no!  Ma a chi pensano di darla a bere?

Panico elettorale

La partitocrazia vuole lo sconcio accordo quadro istituzionale, ma evidentemente la maggioranza dei cittadini è di ben altro parere e comincia ad averne piene le scuffie di politicanti che svendono il paese ogni giorno che passa. Ed ai sondaggi farlocchi secondo cui il 60% dei cittadini elvetici sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro, evidentemente, non ci crede nessuno; nemmeno la partitocrazia.

Purtroppo per l’élite serva dell’UE,  le elezioni federali si avvicinano. Ed i cittadini potrebbero manifestare nelle urne il proprio malcontento nei confronti del calabraghismo “off limits” dei politicanti attivi sotto le cupole bernesi. Come fare per salvare le cadreghe? Chiaro: si tenta di infinocchiare il popolazzo!

Così ecco arrivare, da parte delle Commissioni dell’economia e dei tributi delle due Camere federali, la richiesta al CF di negoziati complementari (?) con l’UE: uella! Peccato che l’UE abbia già detto che altre trattative non ci saranno. E spunta pure l’opposizione, chiaramente farlocca e di facciata,  alla direttiva europea sulla cittadinanza. Delle misure accompagnatorie, invece, non si parla già più.

A pericolo scampato…

$ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Anche il Gigi di Viganello ha capito da un pezzo come andrà a finire. Non ci sarà nessuna nuova negoziazione con Bruxelles. La partitocrazia approverà lo sconcio accordo quadro nella sua versione attuale, ed accetterà pure la direttiva UE sulla cittadinanza. Perché “bisogna salvare i rapporti con l’UE” e bisogna pure oliarli con regali da 1.3 miliardi.

Adesso i politicanti del triciclo sono terrorizzati dalle vicine elezioni. Di conseguenza, fingono di fare i sostenuti con Bruxelles: ma figuriamoci! Quando il pericolo elettorale sarà alle spalle, fine delle commediola e ritorno alla quotidianità. Ovvero, braghe calate ed un bel  “sì badrone” davanti a qualsiasi richiesta in arrivo dall’UE!

Lorenzo Quadri

Schengen: “in temp da guera…”

Il lavaggio del cervello a proposito della direttiva disarmista dell’UE è già iniziato

Giovedì 21 marzo, primo giorno di primavera, il Consiglio nazionale si è sollazzato per ore dibattendo sullo studio commissionato dalla Confederella sui presunti vantaggi di Schengen.

Lo studio era stato chiesto al governo nel 2015 tramite postulato del P$$ spalancatore di frontiere. A farlo eseguire sono stati i camerieri dell’UE in Consiglio federale: quelli che hanno sempre difeso Schengen a spada tratta e con dovizia di terrorismo di regime e di fake news. A realizzare lo studio è stata invece la società Ecoplan, già autrice di un “discusso” (leggi: farlocco) rapporto di slinguazzamento degli accordi bilaterali.

Con simili premesse, era chiaro che il risultato sarebbe stato un documento di sostegno incondizionatoa Schengen. Un mucchio di carta, pagato a caro prezzo, la cui credibilità è paragonabile a quella delle statistiche della SECO sulla disoccupazione.

Le strane coincidenze

Ed infatti, ma guarda un po’, gli scenari che vengono presentati nel caso di uscita della Svizzera dagli accordi di Schengen sono apocalittici: si parla di costi stimati, da qui al 2030, di oltre 10 miliardi di fr, di danni per il turismo, per l’economia, per la sicurezza, ed avanti con le fanfaluche!

Per una “strana coincidenza”, la discussione al Nazionale è stata agendata proprio in prossimità della votazione del 19 maggio sul referendum contro l’adozione della direttiva UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Una direttiva che – come sappiamo – la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ha deciso di recepire, facendo così strame della nostra autonomia ed indipendenza.

E perché, secondo il triciclo eurolecchino, la Svizzera dovrebbe assolutamente calare le braghe e conformarsi al Diktat disarmista dell’UE? Non certo perché esso serva in qualche modo a raggiungere il suo scopo dichiarato, ovvero la lotta al terrorismo islamico, ma perché quest’ultimo è un acquis di Schengen. Da qui il ridicolo ricatto: se non caliamo le braghe, la Svizzera verrà espulsa da Schengen! Ecco dunque spiegata la necessità di dipingere tale fallimentare accordo come essenziale per il futuro della nazione. E di farlo ora.

I ricattini

Il giochetto è fin troppo chiaro. Chi rifiuta di mettere il Paese a 90 gradi davanti all’ennesima pretesa dell’UE viene accusato di sabotare la permanenza della Svizzera nello spazio Schengen (come se ci fosse anche la remota possibilità che a Bruxelles qualcuno decidesse di espellerla!) e dunque di danneggiare l’economia  e blablabla. Questi ricattini della casta sono sempre uguali e non impressionano più nessuno dai tempi del voto sull’adesione allo SEE!

Sistema sopravvalutato

Eppure in Consiglio nazionale, per preparare il terreno alla votazione sul referendum contro l’accettazione del Diktat disarmista, di ricattini se ne sono sentiti a iosa. Magari è il caso di ricordare alla casta eurolecchina che la Svizzera aderisce allo spazio Schengen solo dal 2005. E non è che prima vivessimo nel Medioevo! Di turisti ce n’erano più di adesso. L’economia non andava peggio. Ed i controlli in dogana non creavano code di centinaia di chilometri.

Quanto al famoso sistema informativo di Schengen: esso viene ampiamente – e di proposito – sopravvalutato. La realtà è che la sua importanza è secondaria  rispetto ad altri sistemi di ricerca, come ad esempio quello dell’Interpol. Anche perché i paesi Schengen non sempre inseriscono i dati, oppure li inseriscono in modo incompleto.

Da quando in qua…

Sicché sotto le cupole bernesi si è assistito addirittura allo spettacolo improponibile di $inistrati internazionalisti multikulti – quelli che vogliono fare entrare tutti, quelli che rifiutano l’espulsione dei delinquenti stranieri, quelli che strillano che “sa po’ mia!” rimandare a casa loro i terroristi islamici – che si sciacquavano la bocca con la sicurezza della Svizzera per merito (?) di Schengen.

Non facciamoci prendere per i fondelli:  da quando in qua spalancando le frontiere aumenta la sicurezza? Inoltre, se davvero Schengen servisse ad impedire l’arrivo nel nostro Paese di delinquenti stranieri, i kompagnuzzi sarebbero i primi a non volerlo!

No al Diktat

Naturalmente la partitocrazia, mentre in Consiglio nazionale sparava fregnacce sulle catastrofiche, deleterie, apocalittiche conseguenze di un’espulsione della Confederella da Schengen (espulsione che mai ci sarà), si guardava bene dal dire un paio di cosette.

Ad esempio, che dal 2005 gli accordi di Schengen si sono “arricchiti” di circa 200 sviluppi, che equivalgono ad altrettante perdite di sovranità; e la sovranità non ha prezzo. Oppure che i l costi di Schengen, invece degli 8 milioni promessi dal governicchio federale prima della votazione del 2005, sono ormai vicini ai 200 milioni annui. Tanto per dire.

Morale della favola: il 19 maggio tutti a votare No al Diktat disarmista dell’UE. Stop lavaggio del cervello!

Lorenzo Quadri

 

Ci ricattano con i black out!

Senza vergogna! Accordo con l’UE: pontifica anche uno che ha cancellato 6000 impieghi

Prosegue lo scandaloso terrorismo di regime a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE! Ovvero, quell’accordo coloniale che comporterebbe:

  • la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto della fallita UE;
  • i giudici stranieri;
  • l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza (vale a dire: tutti i cittadini UE potranno immigrare in Svizzera ed attaccarsi senza remore alle mammelle del nostro stato sociale, mentre d’altro canto gli svizzerotti non potranno più espellere nessun delinquente straniero, se questo è un cittadino comunitario);
  • la rottamazione delle misure accompagnatorie, alla faccia della protezione dei salari (vero $inistrati?).

A volere questa ennesima mostruosità, che è solo nell’interesse dell’UE e della grande economia, ma che sarà una catastrofe per la Svizzera, sono in prima linea il PLR ed il P$. Rappresentanti ticinesi compresi. Ricordarsene ai prossimi appuntamenti elettorali. Non solo a quello del 7 aprile, ma a tutti.

L’ennesimo alto papavero

Visto che sullo sconcio accordo quadro istituzionale il lavaggio del cervello è in atto da un pezzo, naturalmente accompagnato da dosi industriali di terrorismo di regime (la modalità è sempre la stessa), ecco che a ricattare gli svizzerotti, affinché calino le braghe e si mettano a 90 gradi davanti all’UE, arriva  l’ennesimo alto papavero della casta: nel concreto l’ex CEO di Swisscom Jens Alder, attualmente direttore dell’azienda elettrica Alpiq. Il quale, ovviamente, non trova di meglio che strillare all’approvvigionamento elettrico a rischio se non si firma lo sconcio accordo quadro internazionale. Acciderba, nientemeno!

Terrorismo ridicolo

In altre parole, adesso spunta il buon Alder e addirittura minaccia che, se non si fa quello che vuole lui – e che vogliono i balivi di Bruxelles – ci saranno black out prolungati! Gli svizzerotti resteranno al buio, dovranno tornare ad accendere le candele e le lampade a petrolio! Dovranno  scaldare con la stufa a legna! Jens, di tutto cuore: mavadaviaiciapp!

Qui qualcuno ha davvero passato il limite. Quali saranno le prossime “cagate pazzesche” (cit. Fantozzi) che ci toccherà sentire? Che senza l’accordo quadro un gigantesco meteorite si scontrerà con la Terra? Che se non firmiamo lo sconcio trattato coloniale, in Svizzera tornerà la peste bubbonica? Che arriveranno le 10 piaghe bibliche?

Il rottamatore di 6000 impieghi

Simili tentativi terroristici dimostrano che i fautori della capitolazione davanti alla fallita UE ormai hanno esaurito le cartucce.  Per non parlare della credibilità: quella, è già a ramengo da un pezzo.

Di transenna, è il caso di ricordare che il buon Alder, che fu CEO di Swisscom dal 1998 al 2006 – per quale modesta paghetta da dumping?  1,8 milioni di Fr all’anno, come l’attuale direttore generale? –  durante il suo periodo in carica riuscì nella bella impresa di cancellare 6000 posti di lavoro. Hai capito il Jens (che non ha freddo ai piedi)?

Il “working poor” Alder fu costretto a sloggiare quando il Consiglio federale, e nel concreto l’allora ministro di giustizia Christoph Blocher, vietò a Swisscom di acquistare l’irlandese Eircom, sconfessandone così il megalomane CEO.

Ora, ci pare evidente che non gettiamo nel water la sovranità nazionale e la nostra democrazia diretta per correre dietro alle fetecchiate di uno che ha cancellato 6000 posti di lavoro, e che quindi è responsabile di una vera e propria ecatombeoccupazionale. Però costui ha ancora il coraggio di montare in cattedra a calare lezioni! Proprio vero che la tolla di certi soggetti non conosce limiti!

Per colpa di chi?

Una cosa però va sottolineata. Alder ha gioco facile nell’evocare la dipendenza della Svizzera dall’ elettricità prodotta all’estero. Ma qual è una delle principali ragioni di questa dipendenza? L’avventata decisione politica di uscire dal nucleare. Una decisione che la partitocrazia prese nel 2011, in prossimità delle elezioni federali, calando le braghe davanti ai ricatti morali del populismo rossoverde.La catastrofe di Fukushima era recente; naturalmente venne cavalcata, alla grande e senza remore, dalla gauche caviar per i propri scopi di bottega.  Sicché adesso, grazie a questi  kompagni ambientalisti spalancatori di frontiere, noi svizzerotti siamo diventati ancora più ricattabili dai funzionarietti dell’UE. Ricordarsene alle prossime elezioni! Tanto più che questi sono poi gli stessi politicanti che vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale: $inistrati e PLR manina con il “tagliatore di teste” Jens Alder! Ma che meraviglia!

Ed inoltre, memori del precedente appena citato, evitiamo di ricascarci adesso che siamo in periodo di manifestazioni di piazza sul clima. Manifestazioni grondanti ideologia politikamente korrettissima dietro le quali, ma guarda un po’, ci sono tanti signori e signore che si fanno gli zebedej di platino; sia in soldoni che in termini di potere. E che se la ridono a bocca larga!

Intanto Hayek…

Va da sé che le improponibili fregnacce del buon Alder sugli svizzerotti al buio senza lo sconcio accordo quadro sono state ampiamente riprese dalla stampa di regime. Due settimane fa, per contro, uno dei più importanti imprenditori della Svizzera, Nicolas Hayek, ha invece dichiarato che NON dobbiamo farci ricattare dall’UE; che il mondo – specie quello globalizzato – è assai più grande della peraltro fallita Unione europea; ed in particolare il mercato mondiale è più grande di quello “comunitario”. Sicché, bisogna smetterla di capitolare sempre e comunque dicendo che “siamo e piccoli e deboli” e pertanto non abbiamo altra scelta (mantra del triciclo PLR-PPD-P$$). E se lo dice Hayek…

Povera Svizzera!

Certo che siamo davvero messi male: “grazie” alla partitocrazia spalancatrice di frontiere, ormai siamo ridotti al punto di prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm! E povera Confederella! Ma sappiamo chi ringraziare…

Inoltre, chissà come mai, l’inverecondo ricatto pro-Accordo quadro di Alder è stato ampiamente ripreso dalla sempre slinguazzante stampa di regime. Le dichiarazioni di Hayek, invece… silenziate!

E poi qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di “informazione indipendente”? Si vede che il primo aprile è alle porte!

Lorenzo Quadri

 

Servi dell’UE: è ammucchiata

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$ sostiene all’unanimità lo sconcio accordo quadro

 

Come da copione, il triciclo PLR-PPD-P$$, con partitini di contorno, sostiene al gran completolo sconcio accordo quadro istituzionale che ci trasformerà a tutti gli effetti in un baliaggio dell’UE. Alla faccia della nostra sovranità, della nostra autonomia e dei diritti popolari. La partitocrazia dunque, pur di chinarsi a 90 gradi davanti a Bruxelles, è disposta a rottamare tutti i valori svizzeri.

Voto praticamente unanime

La Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, riunitasi lunedì e martedì, ha infatti detto sì all’osceno trattato coloniale. La calata di braghe integrale è stata decisa per 16 voti a 9. Questo significa che il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato a favore praticamente all’unanimità.

Dopo il PLR ed il P$$, anche gli uregiatti sono dunque usciti allo scoperto: pure il PPD vuole trasformare la Svizzera in una colonia di Bruxelles.

Il partito dei manager stranieri

Il PLR già il mese scorso si era affrettato a calare le braghe sullo sconcio accordo quadro. E dire che la base del partito si era espressa contro la ripresa automatica del diritto UE e contro l’applicazione della direttiva comunitaria sulla cittadinanza. Tale direttiva, lo ricordiamo, ci obbligherebbe a mantenere tutti i migranti economici UE e ci impedirebbe di espellere i criminali stranieri, se questi sono cittadini di un qualsiasi Stato membro. In tal modo, oltre al “maledetto voto” del 9 febbraio, verrebbe gettata nel water anche la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri. Ma evidentemente gli alti papaveri dell’ex partitone se ne impipano di quel che vuole la base. Il PLR ormai si fa schiacciare gli ordini dai soldatini di Economiesuisse. I quali non difendono certo gli interessi dei cittadini svizzeri. Nemmeno quelli delle piccole e medie imprese, che costituiscono la spina dorsale dell’economia elvetica. Difendono gli interessi delle multinazionali e dei loro manager STRANIERI. Ai quali, evidentemente, della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno.

Quindi: PLR = partito dei manager stranieri.                 

Protezione dei salari?

E che dire dei kompagnuzzi? Per anni si sono sciacquati la bocca con le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone. Hanno pure tentato di farci bere la fregnaccia secondo cui le misure accompagnatorie sarebbero la “conditio sine qua non” per l’accettazione della libera circolazione delle persone da parte dei $inistrati. Come no. Ed infatti il P$ (Partito degli Stranieri), che nel suo programma ha l’adesione all’UE, corre ad accodarsi giulivo ai rottamatori delle misure accompagnatorie. Altro che blaterare di protezione dei salari dei lavoratori svizzeri!

Il PPD, come di consueto, tra uno slalom e l’altro, alla fine si è unito beato agli amichetti dell’establishment.

Intanto l’europarlamento…

Ormai l’ha capito anche il Gigi di Viganello. Ex partitone, kompagni ed uregiatti non sono tre partiti: costituiscono il partito unico della calata di braghe davanti all’UE.

Il triciclo aveva posto quale condizione imprescindibile per l’accettazione dell’accordo quadro il rispetto delle cosiddette linee rosse. Nel giro di pochi mesi, le linee rosse sono finite nello sciacquone. Solo nei giorni scorsi, l’europarlamento ha asfaltato le misure accompagnatorie, pretendendone la cancellazione. E cosa fa il triciclo PLR-PPD-P$$? Si schiera a favore dell’accodo quadro! Più chiaro di così…

Lorenzo Quadri

 

Non volete l’accordo quadro? Non votate per l’ex partitone!

Il PLR, a manina con il P$$, vuole svendere la Svizzera per un piatto di lenticchie

Allora, chiariamo una cosa. Lo sconcio accordo istituzionale è un attentato alla sovranità della Svizzera, alla sua indipendenza ed ai diritti popolari.

In regime di sconcio accordo quadro, in ambiti fondamentali ci faremmo dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles. Ci trasformeremmo in un baliaggio!

Vantaggi solo per gli amici

L’accordo quadro prevede la svendita della Svizzera all’UE in cambio di presunti vantaggi economici. Di questi vantaggi economici beneficerebbero solo i soliti noti: ovvero, gli amichetti della grande economia targata PLR. Ed infatti costoro da tempo, con l’aiuto della stampa di regime, stanno facendo il lavaggio del cervello al popolazzo. Gli uccellini bernesi cinguettano che, attualmente, i soldatini di Economiesuisse starebbero studiando con i loro esperti di comunicazione quali fregnacce raccontare per infinocchiare la gente e cosa invece va taciuto ad ogni costo.

 Peccato che:

1) I citati vantaggi economici per pochi, un giorno ci sarebbero e quello successivo si sarebbero già volatilizzati: perché la fallita UE è abituata a cambiare le carte in tavola. Altrimenti detto, ci prende per il lato B. Mentre la sovranità nazionale, una volta che è stata svenduta, non torna indietro. Non si può accettare di mettere in discussione i valori fondanti della Svizzera. Il PLR, a manina con il P$$, quasi valori non li mette solo in discussione; li svende per un piatto di lenticchie.

2) A dimostrazione della malafade degli eurofalliti: costoro sono riusciti a mantenere la Svizzera iscritta nella lista grigia dei paradisi fiscali. Cosa, cosa? E noi dovremmo sottoscrivere accordi di sudditanza (perché di questo si tratta) con chi non perde occasione per discriminarci? A questa foffa europea dovremmo permettere di comandare in casa nostra? A questa gente dovremmo regalare 1.3 miliardi di Fr “per oliare”?

3) I camerieri bernesi dell’UE ormai non possono più tenerlo nascosto. Lo sconcio accordo quadro istituzionale ci imporrebbe la direttiva europea sulla cittadinanza.Conseguenza: i cittadini UE potrebbero arrivare tranquillamente in Svizzera e dopo un anno mettersi a carico dell’assistenza, attingendo quindi a piene mani dalle casse dello stato sociale finanziato dagli svizzerotti. Un vero Bengodi! Naturalmente, ma guarda un po’, nessun ufficio federale del piffero, e certamente non i soldatini della SECO, ha quantificato i costi enormiche una tale scelleratezza comporterebbe per il solito sfigato contribuente. Però i politicanti spalancatori di frontiere hanno il coraggio di venirci a dire che non ci sono i soldi per l’AVS!

4) Come è finalmente emerso in modo esplicito in queste settimane in Consiglio nazionale, e come la ministra di giustizia PLR Karin Keller Sutter ha confermato, se la direttiva UE sulla cittadinanza venisse applicata, non sarebbe più possibile espellere nessun delinquente straniero, se questo ha il passaporto di un paese UE. Tranne forse – forse! – i terroristi.

In altre parole: con la direttiva UE sulla cittadinanza in vigore, ci terremo in casa tutti i criminali d’importazione. Intanto, già oggi le “patrie galere” scoppiano, con un tasso di ospiti stranieri che raggiunge anche l’80%.

Due votazioni gettate nel WC

Dopo aver rottamato la preferenza indigena, perché i padroni del vapore targati PLR vogliono lavoratori stranieri a basso costo con cui sostituire gli svizzeri, adesso l’ex partitone vuole gettare nel water anche l’espulsione dei delinquenti stranieri, votata dal popolo. Ecco come il PLR rispetta i cittadini elvetici. Sempre meno diritti popolari, sempre più casta!

Tirando le somme

Comunque, la situazione è chiara: chi vuole che la Svizzera venga svenduta all’UE per un piatto di lenticchie, vota PLR. Chi non ci sta, vota lista Lega-Udc.

Opporsi nelle votazioni popolari alla svendita della Svizzera ma poi alle elezioni continuare a sostenere la partitocrazia eurolecchina è schizofrenia politica.

Lorenzo Quadri

 

 

Ci fregano un’altra volta!

Disoccupazione dei frontalieri: arriva un nuovo Diktat UE, dovrà pagarla la Svizzera

Come c’era da aspettarsi, le istituzioni della fallita Unione europea avrebbero trovato un compromesso (?) sull’annosa questione delle indennità di disoccupazione dei frontalieri.

Il compromesso, ma tu guarda i casi della vita, comporta che gli svizzerotti verranno infinocchiati per l’ennesima volta.Infatti, esso prevede che a pagare la disoccupazione dei frontalieri non sarà più il paese di domicilio, come ora, bensì quello dove il frontaliere lavora(va). L’accordo raggiunto viene giudicato “fragile” dagli esperti; il Parlamento europeo e gli Stati membri lo devono ancora approvare; ma, per non saper né leggere né scrivere, noi crediamo che diventerà realtà.

Conseguenze pesanti

Per la Svizzera, le conseguenze di una simile regolamentazione sarebbero deleterie. Si stimano costi di svariate decine di milioni di franchetti annui a carico della Confederella: e scusate se sono pochi. Ma anche i Cantoni con molti – leggi: troppi – frontalieri pagherebbero un pesante scotto; a partire ovviamente dal nostro (sfigatissimo). Infatti:

  • I costi per il potenziamento degli Uffici regionali di collocamento (URC), necessario a far fronte all’iscrizione in massa di frontalieri, sarebbero a carico dei Cantoni. Attualmente solo pochi frontalieri si iscrivono agli URC. Con il nuovo regime, si iscriveranno tutti.
  • La partitocrazia cameriera dell’UE nel dicembre 2016 rottamò la preferenza indigena votata dal popolo (9 febbraio 2014) trasformandola in quella ciofeca denominata “preferenza indigena light”. Essa prevede di “avvantaggiare” (?), tramite obbligo di annuncio agli URC dei posti di lavoro vacanti, i disoccupati di alcuni rami professionali: quelli dove il tasso di disoccupazione a livello nazionale (!) – calcolato secondo i criteri farlocchi della SECO! – supera l’8%. Ma se tutti i frontalieri saranno iscritti agli URC, esattamente come gli svizzeri, spieghino i camerieri bernesi di Bruxelles in che modo i cittadini elvetici sarebbero avvantaggiati dall’obbligo di annuncio! Al proposito, chi scrive ha presentato un’interpellanza al Consiglio federale. Vedremo in quale nuova arrampicata sui vetri si produrrà detto gremio per raccontare che “l’è tüt a posct”.
  • Come potrebbero gli svizzerotti impedire abusi oltreconfine? Ad esempio: frontalieri ufficialmente disoccupati che percipiscono la rendita elvetica ma lavorano in nero in patria?

Verso la calata di braghe

Ora, la Svizzera non sarebbe di per sé obbligata ad adeguarsi al nuovo Diktat UE sulla disoccupazione dei frontalieri (ammesso che venga confermato). Ma è chiaro che i balivi di Bruxelles pretenderanno che lo faccia. Ovviamente accompagnando la pretesa con i consueti ricatti e le solite minacce: uhhh, che pagüüüraaa!

E poco ma sicuro che i burocrati bernesi prima, e la partitocrazia poi, caleranno le braghe. Del resto, la casta spalancatrice di frontiere – in primis PLR e P$$ – brama di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE a tutti gli effetti. Per cui, figuriamoci se si sognerebbe di opporsi ad una qualsiasi richiesta dei suoi padroni di Bruxelles! Ma nemmeno in mille anni!

Ecco il risultato

Solo lunedì, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha votato giulivo il regalo dal 1.3 miliardi all’UE. Una marchetta che, come noto, viene versata senza alcun obbligo né contropartita, ma solo  “per oliare”. Ebbene: ecco i primi risultati concreti di cotanta “lubrificazione”: i soliti calci nelle gengive! Complimenti alla partitocrazia che ci SVENDE! E, alle elezioni, ricordiamoci di tanta benemerenza…

 

Lorenzo Quadri

Legulei al servizio dell’UE

Nuova sconcezza del Tribunale federale: gli svizzerotti non possono espellere il pufatt

 

I giudici di Losanna, incadregati dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere, trasformano la Confederella nel paese del Bengodi per tutti i furbetti della disUnione europea 

Ormai siamo allo sbando totale. I legulei lottizzati del Tribunale federale, piazzati lì dalla partitocrazia cameriera dell’UE, hanno emesso l’ennesima sentenza che grida vendetta.

Un cittadino francese, arrivato in Vallese nel 2004, dopo aver lavorato un’impresa locale, è diventato amministratore unico di una società di investimenti. In questa veste, ha accumulato precetti esecutivi per un totale di 1,2 milioni di franchi ed attestati di carenza di beni per quasi mezzo milione.

Sulla scorta di simili monumentali puff, nella consapevolezza che non verranno mai ripagati, l’autorità cantonale vallesana già  nel 2015 aveva deciso di revocare il permesso di dimora al francese. Ma il Tribunale federale ha scandalosamente ribaltato la decisione. Non si sa se il pufatt gallico sia anche a beneficio di aiuti sociali, ma con tutta probabilità sì (anche nella denegata ipotesi in cui avesse un’attività professionale, gli verrebbe lasciato solo il minimo vitale, visto che il resto verrebbe pignorato per ridurre i debiti).

I pufatt esultano

Al di là di questo, la sentenza dei legulei del Tribunale federale è gravissima. Infatti costoro vi stabiliscono che, a seguito della devastante libera circolazione delle persone voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$, i cittadini UE possono essere espulsi solo se costituiscono una minaccia per l’ordine pubblico o per la salute pubblica e che – come se non bastasse – questi concetti vanno interpretati in modo restrittivo. Quindi il pufatt francese ha tutto il diritto di restare, alla faccia degli svizzerotti! Lui e, ovviamente, tanti altri come lui…

Il Diktat

La “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) che i cittadini UE possono venire espulsi solo se rappresentano un pericolo per l’ordine pubblico eccetera ci suona familiare. Infatti è assai vicina all’ignominiosa direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Ovvero a quel Diktat degli eurofalliti che, se recepito, impedirebbeagli svizzerotti di espellere qualsiasi cittadino comunitario. Tranne, forse, se si tratta di un terrorista. E che le cose stiano proprio così, lo ha ammesso anche la Consigliera federale liblab Karin Keller Sutter (KKS) davanti al parlamento.

Disposizioni violate

Lo sconcio accordo quadro ci imporrebbe di recepire la direttiva europea sulla cittadinanza.  E la partitocrazia PLR-PPD-P$$, sguattera dell’UE, da consuetudine consolidata accetterebbe anche questo. Paventando, ovviamente, chissà quali misure di ritorsione nel caso in cui gli svizzerotti osassero rifiutare un Diktat che viola non una, ma addirittura due disposizioni della Costituzione federale. Disposizioni che nella Costituzione vi sono entrate a seguito di altrettante votazioni popolari: quella contro l’immigrazione di massa (“maledetto voto” del 9 febbraio 2014) e quella per l’espulsione dei delinquenti stranieri.

Si portano avanti

Il Tribunale federale, ancora una volta, con la sua sentenza sul caso del pufatt francese si mette a fare politica spalancatrice di frontiere. Regge la coda alla casta: comincia a “portarsi avanti” restringendo sempre più la possibilità per gli svizzerotti di rimandare al natìo paesello cittadini comunitari che ne combinano peggio di Bertoldo. L’obiettivo è chiaro: preparare il terreno all’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. L’italosvizzero KrankenCassis e compagnia cantante avranno buon gioco nel raccontare che detta direttiva è in gran parte già realtà (?), e quindi “si tratta solo di fare un passo in più (?) in cambio della certezza del diritto a vantaggio dell’economia”ed avanti con le svergognate balle di fra’ Luca!Certezza del diritto? Farsi dettare legge da Bruxelles in ambiti fondamentali, secondo questi politicanti del PLR sarebbe “certezza del diritto”? Quanto ai presunti vantaggi economici dello sconcio accordo quadro: Nicholas Hayek, patron di Swatch, sulla stampa d’Oltralpe le ha cantate chiare ai soldatini dichiarando che: 1) non dobbiamo farci ricattare e 2) al di fuori della fallita UE c’è un mondo intero e soprattutto c’è un mercato che è molto più grande di quello europeo! E se a dirlo è uno dei maggiori industriali svizzeri e non un becero leghista, populista e razzista…

Certo che è davvero desolante: grazie alla nullità del triciclo PLR-PPD-P$$ ormai siamo costretti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese. Pori nümm, e povera Svizzera!

Fare repulisti

Tornando al Tribunale federale che con le sue sentenze del piffero trasforma la Svizzera nel paese del Bengodi per furbetti ed approfittatori di tutta Europa. E’ evidente che all’interno di questa Corte che emette sentenze contrarie alle votazioni popolari e che abusa del proprio ruolo per fare politica spalancatrice di frontiere, bisogna fare repulisti. Avanti con le pulizie di primavera, che è ora!  E ABOLIRE la libera circolazione!

Lorenzo Quadri

 

La calata di braghe

Marchetta da 1.3 miliardi all’UE: solo Lega ed Udc hanno votato

Per la partitocrazia eurolecchina i soldi da regalare ai balivi di Bruxelles ci sono, quelli per l’AVS no. Prendere nota! E neanche un voto a chi SVENDE la Svizzera!

Nessuna sorpresa. Calata di braghe integrale era prevista, e calata di braghe integrale è stata. Dopo ore di sconclusionati ed inascoltabili blabla, anche la partitocrazia PLR-PPD-P$$ in Consiglio nazionale, ad “immagine e somiglianza” di quanto fatto agli Stati, ha deciso che il contributo di coesione, ovvero la marchetta da 1.3 miliardi all’UE, va versata.

L’ignominiosa decisione è stata presa a larga maggioranza: 125 favorevoli, 65 contrari, nessun astenuto.  Ed è stata presa, come ormai sanno anche i paracarri, senza che ci fosse alcun obbligo in tal senso. E senza uno straccio di contropartita. Ma semplicemente perché, per i camerieri dell’UE sotto le cupole federali, ogni desiderio della fallita Unione europea è un ordine.

Il partner

E dire che solo la scorsa settimana la DisUnione europea ha deciso di mantenere la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali con pretesti del piffero. E da mesi ci ricatta per farci sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, che ci ridurrebbe ad un baliaggio di Bruxelles; eppure PLR e P$$ applaudono giulivi al nuovo trattato-capestro.

Questo per dire a che razza di “partner” la partitocrazia regala i miliardi dei cittadini elvetici: soldi che poi, è evidente, mancano in patria.

In più, il ministro degli esteri KrankenCassis ha detto in aula che il contributo svizzero è di fatto una briciola. E allora, cosa lo versiamo a fare? Per dimostrare che siamo i più fessi del reame?

Soldi buttati nel water

Gli 1.3 miliardi vengono regalati nella perfetta consapevolezza che non serviranno assolutamente ad un tubo.L’obiettivo ufficiale di questi pizzi dovrebbe infatti essere quello di limitare l’immigrazione di massa dai “nuovi” stati membri UE verso quelli dell’Europa occidentale, Svizzera compresa. Il precedente contributo, sempre da 1.3 miliardi, non ha portato alcun risultato. Lo stesso accadrà con questo.

Ma il contributo è inutile anche come marchetta. Abbiamo ben visto cosa porta “oliare” l’UE, per usare la calzante definizione dell’eurosenatore Pippo Lombardi: porta zero. I funzionarietti di Bruxelles, malgrado abbiano già le valigie in mano, continuano a trattarci a pesci in faccia. Adesso saranno ancora più incoraggiati a continuare su questa strada. Gli svizzerotti fessi non solo non reagiscono, ma continuano a pagare. Di un simile inaudito servilismo ci si può solo vergognare.

Per l’AVS…

Come se non bastasse, la partitocrazia ha pensato bene di tagliare fuori il popolo. Il regalo da 1.3 miliardi infatti non è nemmeno referendabile. Il bello è che lo stesso triciclo che regala miliardi all’UE – la quale per tutto ringraziamento ci ricatta, ci discrimina e pretende di comandare in casa nostra – poi ha il coraggio di starnazzare alle casse vuote dell’AVS.

Eh già: per i regali all’UE, il triciclo PLR-PPD-P$$ i soldi li trova. Per gli anziani svizzeri no.I nostri antenati si rivoltano nella tomba.

La fregnaccia delle “condizioni”

Il fatto che al versamento agli eurobalivi siano state poste delle condizioni – l’UE non ci deve discriminare – è l’ennesima presa per il lato B. Non se la beve nessuno. La marchetta miliardaria è stata decisa proprio quando l’UE ci sta discriminando e ricattando. Allora, a chi si pensa di far credere che in caso di comportamento scorretto dei funzionarietti di Bruxelles non verrebbe versata? Già adesso l’UE si comporta in modo scorretto. Ma il regalo è stato stanziato lo stesso.

Quella decisa dalla partitocrazia è dunque una capitolazione a tutti gli effetti.Una resa senza condizioni. E non sarà nemmeno l’ultima. Ricordiamo che, se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire sottoscritto, i contributi di coesione diventerebbero un automatismo.

Il partito della capitolazione

Degno di nota che in Consiglio nazionale a difendere la marchetta da 1.3 miliardi davanti al Consiglio nazionale c’erano entrambi i Consiglieri federali del PLR,ovvero il doppiopassaporto KrankenCassis e Karin Keller Sutter (KKS). Ulteriore dimostrazione che il PLR è il partito della calata di braghe davanti a Bruxelles.

Del resto ricordiamo che, quando l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, con il suo voto determinante, aveva fatto uscire un Sì alla maxi-marchetta dalla Commissione di politica estera degli Stati da lui presieduta, e per questo era stato giustamente criticato in Ticino, il presidente cantonale del PLR Bixio Caprara era subito corso in suo aiuto. E si era affrettato a dichiarare che gli svizzerotti non hanno altra scelta che inginocchiarsi sempre e comunquedavanti ai balivi di Bruxelles. Parola di liblab. E questo sarebbe il partito che sogna di raddoppiare le proprie cadreghe nel governicchio cantonale?

Voto ticinese

Come hanno votato i Consiglieri nazionali ticinesi sulla marchetta da 1.3 miliardi all’UE? Esattamente come previsto. Ovvero: solo gli esponenti di Lega ed Udc, quindi Roberta Pantani, Lorenzo Quadri e Marco Chiesa hanno votato contro. Tutti gli altri hanno votato a favore.Come a favore hanno votato a suo tempo i due Consiglieri agli Stati ticinesi.Dicano gli elettori se questo significa rappresentare il Ticino.

Ricordarsene il sette aprile, ma anche alle elezioni federali di ottobre: neanche un voto a chi svende la Svizzera!

Lorenzo Quadri

Via il Diktat disarmista dell’ UE: una battaglia da vincere!

Salviamo la nostra sovranità dal calabraghismo della partitocrazia eurolecchina!

 

In gioco non ci sono solo le armi dei cittadini svizzeri onesti, ma l’indipendenza del paese

125mila firme raccolte, quando per la sua riuscita ne sarebbero bastate 50mila. Il referendum – appoggiato anche dalla Lega e dal Mattino – contro il Diktat disarmista dell’UE ha ottenuto un risultato a dir poco trionfale.

Come sappiamo, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, servilmente seguiti dai soldatini della partitocrazia PLR-PPD-P$$ alle Camere, hanno calato le braghe ad altezza caviglia, accettando di sottomettere la Svizzera alla normativa con cui Bruxelles vuole ritirare le armi che onesti cittadini svizzeri legalmente detengono.

Doppia vergogna

La direttiva è contraria alle nostre leggi, alla nostra tradizione, alla volontà popolare espressa nel 2011. E ciononostante la partitocrazia si è chinata a 90 gradi davanti all’UE.

A maggior vergogna del triciclo e dei suoi politicanti, la calata di braghe è avvenuta, come direbbero nel Belpaese, “senza giusta causa”. Lo scopo dichiarato del Diktat disarmista sarebbe quello di contrastare il terrorismo islamico; naturalmente guardandosi bene dal pronunciare quell’aggettivo, “islamico”, perché non è politikamente korretto. Ma anche il Gigi di Viganello è perfettamente consapevole che si tratta di una fregnaccia. Nella lotta al terrorismo islamico, ritirare le armi ai cittadini onesti non porta assolutamente un piffero. Ben altre sono le misure da prendere, come abbiamo più volte scritto su queste colonne. A partire dal divieto dei finanziamenti esteri alle moschee ed ai luoghi di culto islamici. Ma queste misure non vengono prese. Perché? Perché sarebbero rivolte ai musulmani. A dei migranti in arrivo da altre culture. E, si sa, gli svizzerotti non possono (“sa po’ mia!”) discriminare. Invece, il diktat disarmista penalizza gli svizzeri. E martellarsi sugli attributi è sempre cosa buona e giusta e politikamente korretta!

Futuro cupo

La totale inutilità della direttiva UE nella lotta al terrorismo islamico non è una scoperta di oggi. E’ conclamata da tempo. E’ stata riconosciuta esplicitamente anche durante il dibattito parlamentare sul suo recepimento in Svizzera. Eppure la partitocrazia l’ha approvata lo stesso.

Quindi, ricapitolando: il Diktat è inutile e non raggiunge nemmeno lontanamente lo scopo che, a parole, si prefigge. Il Diktat è contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alla nostra volontà popolare. Eppure la partitocrazia l’ha approvato lo stesso!

Il fatto è vergognoso, oltre che drammatico. Se già adesso si calano le braghe in queste condizioni, vuol dire che le si caleranno sempre. E immaginiamoci poi cosa accadrebbe nella denegata e deleteria ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dal liblab italo-svizzero KrankenCassis, venisse sottoscritto. A Berna, il triciclo PLR-PPD-P$$ approverebbe senza un cip qualsiasi ordine in arrivo dall’UE.

Le Fake news della casta

Come si è giustificato l’ingiustificabile recepimento della direttiva disarmista dell’UE? Con terrorismo e fake news, ormai gli unici argomenti rimasti alla partitocrazia. Evocando lo spettro della possibile esclusione della Svizzera dal FALLIMENTARE accordo di Schengen, di cui la direttiva disarmista costituisce uno “sviluppo” (quando si dice la tattica del salame…).

“Bisogna salvare Schengen”, strillavano e tuttora strillano i soldatini del triciclo, a cominciare dalla neo-ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS); “bisogna chinarsi a 90 gradi”!

Adesso quindi, per salvare l’accordo di Schengen – che non vale un tubo, che ci impedisce di difendere i nostri confini, ma che “in compenso” ci costa un occhio della testa (oltre 100 milioni all’anno, quando ne sarebbe dovuti costare 7) – dovremmo sacrificare le nostre tradizioni, le nostre leggi e buttare nel water la volontà popolare. Eccoli qua, i grandi statisti della partitocrazia. A ciò si aggiunge che nessuno si sognerebbe mai di espellere la Svizzera da Schengen. Perché i milioni degli svizzerotti fanno, come sempre, assai comodo.

Altro che Schengen…

Oltretutto, ai tempi della votazione popolare sull’adesione del nostro paese alla ciofeca-Schengen (la Lega era contraria) il governicchio federale esplicitamente promise che mai il diritto svizzero delle armi sarebbe stato messo in discussione a seguito di tale trattato. Abbiamo visto come è andata a finire. Si trattava dell’ennesima balla di fra’ Luca. Come una balla di fra’ Luca è la favoletta di “Schengen in pericolo” (anche se lo fosse davvero, poi, avremmo tantissimo da guadagnare ed assai poco da perdere).

Bisogna vincere!

La battaglia contro la direttiva UE non è solo una battaglia sulle armi dei cittadini onesti. E’ – anche e soprattutto – una battaglia per la nostra sovranità ed indipendenza. Per questo va vinta assolutamente.

La valanga di firme raccolte dal referendum è, senza dubbio, un segnale incoraggiante. Ma occorre vincere la votazione popolare (e prepariamoci, prima dell’appuntamento con le urne, all’ennesima martellante campagna di terrorismo e di lavaggio del cervello ad opera della casta e della stampa di regime; le prime avvisaglie ci sono già state).

Non sarà una passeggiata: grazie alle naturalizzazioni facili di persone non integrate, volute dalla partitocrazia, ci siamo riempiti di neo-svizzeri che del nostro Paese, della sua sovranità e della sua indipendenza, se ne impipano. E anche loro votano. Come pure i galoppini della partitocrazia calabraghista che ci svende all’UE.

Lorenzo Quadri