Il bifolco dell’UE ci minaccia: e da Berna neanche un cip!

Continua il mobbing di Bruxelles per farci firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale

 

Dopo la sua improponibile uscita su chi finisce mangiato, l’ambasciatore dell’Unione europea Michael Matthiessen (Michael chi?) va dichiarato persona non grata in Svizzera

I balivi dell’UE continuano a minacciare ed a ricattare la Svizzera per farci firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale!

Ricordiamo per l’ennesima volta (repetita iuvant, come dicevano gli antichi romani) che accordo quadro significa ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva comunitaria sulla cittadinanza, cancellazione delle misure accompagnatorie, fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, bisonti UE in transito parassitario sulle nostre strade di giorno e di notte, rottamazione anche della protezione animali, eccetera eccetera.

Arriva anche il tirapiedi

Dopo l’ormai scaduto “Grappino” Jucker ed i suoi subito-sotto, adesso le minacce ed i ricatti vengono pure dall’ambasciatore dall’UE a Berna, tale Michael Matthiessen (Michael chi?). Questo sconosciuto tirapiedi, come ha riportato il Blick nei giorni scorsi, ha avuto la tolla di dichiarare che “chi non si siede al tavolo, finisce sul menù”!In altre parole: Svizzerotti, se non collaborate verrete mangiati!E poi, avanti con le trite fregnacce sull’accesso ai mercati, che non si possono più sentire. Uhhh, che pagüüüraaa!

Però, davanti a questo vero e proprio affronto alla Svizzera, dai camerieri dell’UE in Consiglio federale nemmeno un cip! Zitti ed asserviti come sempre!

L’imprenditore

Come ha ben spiegato il patron di Swatch Nick Hayek, che di mercati ne capisce un po’ di più del galoppino Matthiessen ed anche dei membri del governicchio federale, le esportazioni dipendono sostanzialmente dalla qualità dei prodotti. Ed inoltre, l’economia elvetica ha sempre esportato, prima dei bilaterali esportava più di adesso. E non si vede motivo per cui, sempre per dirla con Hayek, dovremmo abbandonare (leggi: gettare nel water) il modello di successo svizzero – quello con cui i politicanti del triciclo eurolecchino amano riempirsi ipocritamente la bocca –  per accodarci a fallimentari modelli UE! O meglio: il motivo purtroppo lo si vede benissimo. L’abitudine inveterata alla calata di braghe, ormai è sfociata nell’incapacità di fare altro.

La presa per i fondelli

Alle minacce, il giannizzero degli eurobalivi ha pure aggiunto le prese per i fondelli. In sprezzo del ridicolo, ha avuto il coraggio di lodare l’UE come una democrazia attiva (sic!). Qui si sta davvero disintegrando ogni limite di decenza. La cricca di Bruxelles è composta da scartine e trombati dei governi dei paesi membri, non eletti da nessuno, e la cui prima preoccupazione è proprio quella di togliere potere al popolo. E costoro hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con la democrazia? E di farlo in casa nostra? Ma questo ambasciatore del piffero va rimandato al paesello per direttissima! Dichiarare persona non grata in Svizzera!

Dettagli

C’è però un’affermazione del galoppino UE a proposito dello sconcio trattato coloniale che prendiamo per buona. Questa: “Spesso ci si preoccupa troppo dei dettagli e si perde di vista il quadro d’insieme”. Ed infatti, nella sua ultima richiesta di chiarimenti (che, l’ha capito anche il Gigi di Viganello, serve solo a menare il can per l’aia in attesa delle elezioni federali) il Consiglio federale ha chiesto spiegazioni a Bruxelles su questioni di dettaglio, come le misure accompagnatorie, dimenticando (o piuttosto: facendo finta di dimenticare) gli aspetti importanti: la ripresa automatica del diritto UE ed i giudici stranieri. Perché qui mica si sta decidendo se i padroncini UE per lavorare in Svizzera dovranno attendere quattro giorni o otto. Nossignori. Si sta decidendo il futuro della Svizzera!

Nell’interesse di chi?

Le continue sbroccate degli eurobalivi dimostrano, al di là di ogni dubbio, chiha interesse a firmare quanto prima lo sconcio accordo quadro istituzionale: l’UE. Se, come cercano di farci credere i politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, il trattato in questione fosse un regalo che la grande e potente Unione europea, nella sua infinita magnanimità, fa alla piccola ed insignificante Svizzera, perché diamine gli eurocrati, ormai allo sbando, dovrebbero ricorrere ad oltranza alle minacce, ai ricatti ed agli ultimatum per costringerci a firmare?

Swissexit!

Intanto, sempre per la serie “ci si perde nei dettagli dimenticandosi delle cose importanti”: la Svizzera rimane sulla lista grigia UE dei paradisi fiscali. Lo ha confermato Bruxelles nei giorni scorsi. Un’evidente discriminazione nei confronti del  nostro paese. Come peraltro il mancato riconoscimento dell’equivalenza borsistica. E noi regaliamo miliardi di coesione a chi ci discrimina e ci prende a pesci in faccia? In parlamento la partitocrazia aveva dichiarato pomposa che gli svizzerotti avrebbero versato la marchetta da 1.3 miliardi solo a condizione che Bruxelles non ci discriminasse. Adesso Bruxelles dimostra, ancora una volta, una chiara volontà discriminatoria. Però di bloccare il regalo miliardario non parla più nessuno. Chissà come mai, eh? Giù chinati a 90 gradi come al solito!

Cosa deve succedere ancora perché ci decidiamo finalmente a scendere dal pero ed a mandare affan… i balivi di Bruxelles? Altro che accordo quadro: Swissexit!

#votalegaoleuropatifrega

Lorenzo Quadri

L’accordo quadro è la tomba del sistema federale svizzero

L’asservimento a Bruxelles distruggerebbe anche l’autonomia cantonale e comunale

 

Lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed il governicchio federale smaniano per firmare, è come il vaso di Pandora.

Partendo da cinque settori commerciali, comunque fondamentali, i diktat dell’accordo si estenderebbero poi, a macchia d’olio, a molti altri ambiti. La parola chiave è “istituzionale”. Eppure il popolo svizzero ha sempre rifiutato legami istituzionali con la fallita Unione europea. Lo ha fatto nel 1992 con il voto contrario all’ingresso nello  SEE e lo ha fatto nel 2001 votando contro l’adesione della Svizzera all’UE. A ciò si aggiunge che i ticinesi si sono sempre espressi anche contro gli stessi accordi bilaterali.

Il ruolo della Lega

Per quel che riguarda il No allo SEE (6 dicembre 1992) vanno ricordate due cose.

  • Il ruolo fondamentale dell’allora “giovane” Lega dei Ticinesi. Grazie all’impegno in particolare del compianto Flavio Maspoli, che si batté strenuamente contro l’adesione, il Ticino votò un No massiccio che fece da ago della bilancia a livello nazionale.
  • Nella campagna che precedette quella votazione, la casta si produsse in un’operazione di terrorismo e di lavaggio del cervello, paventando chissà quale disastro in caso di Njet in votazione popolare. Come sappiamo, nessuna delle previsioni catastrofiste, volutamente farlocche, si è avverata.

Rientrare dalla finestra

Con il No allo SSE ed il No all’UE i cittadini elvetici hanno rifiutato il legame istituzionale con i  balivi di Bruxelles, scegliendo la via degli accordi bilaterali. Adesso sia gli eurobalivi che i loro camerieri in Consiglio federale che il triciclo eurolecchino vogliono far rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta. Ossia il legame istituzionale. Come si è arrivati a questo punto? Come spesso accade, con la tattica del salame. Gli accordi bilaterali sono stati dopati. I politicanti  della partitocrazia, asserviti alle lobby economiche che spalancano le frontiere per il proprio esclusivo tornaconto, hanno lasciato sempre più margine d’azione agli eurobalivi per comandare in casa nostra. Adesso si arriva al salto di qualità: ossia a mettere nero su bianco quel legame istituzionale che sancirebbe l’inquadramento della Svizzera nei meccanismi dell’UE.

Tra la firma dello sconcio accordo quadro e l’adesione all’Unione europea c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. Pensando di fare fessi i cittadini, i politicanti del triciclo spacciano l’accordo quadro per il continuamento della via bilaterale. Balle di fra’ Luca! E’ vero proprio il contrario. L’accordo quadro è l’affossamento della via bilaterale. Il passaggio dalla via bilaterale (votata dalla maggioranza degli svizzeri, ma mai dai ticinesi) alla via della sudditanza (che è sempre stata respinta da tutti).

Nessuna scelta

Altra truffa è la storiella secondo cui la ripresa dinamica del diritto UE sarebbe diversa dalla ripresa automatica, poiché la Svizzera potrebbe sempre rifiutare di conformarsi. Certo, come no! Peccato che un rifiuto sarebbe accompagnato da sanzioni tali che la partitocrazia finirebbe sistematicamente per calare le braghe. Senza eccezioni. Questo non lo dice il Mattino populista e razzista, e nemmeno il Gigi di Viganello. A chiarirlo è un parere giuridico realizzato dal Prof. Andreas Glaser dell’Università di Zurigo.

Il film l’abbiamo già visto, ed in tempi recenti, in occasione della votazione sul Diktat disarmista dell’UE. La partitocrazia ed il Consiglio federale hanno passato mesi a strillare istericamente che gli svizzerotti non potevano fare altro che calare le braghe perché “bisogna salvare Schengen”. La ripresa “dinamica” non contempla alcuna reale libertà di scelta della Svizzera.A maggior ragione con la partitocrazia, il governicchio federale e la stampa di regime che ci ritroviamo: tutti asserviti all’UE.

Federalismo kaputt

Lo sconcio accordo quadro istituzionale, se firmato, diventerà la pietra tombale dei diritti popolari, ma anche del federalismo. Questo perché a dettare legge sarebbe Bruxelles. La quale ci schiaccerebbe gli ordini anche in campi che sottostanno all’autonomia cantonale e comunale. I Comuni ed i Cantoni, dunque, vedrebbero drasticamente ridotto il proprio margine di manovra.

Incompatibile con la Svizzera

Le stesse decisioni popolari, inserite nella Costituzione, verrebbero cancellate con un colpo di spugna a seconda dei capricci di Bruxelles. La prima a cadere sarebbe l’espulsione dei delinquenti stranieri, a seguito della direttiva UE sulla cittadinanza, che ci verrebbe imposta in tempo di record (altro che la fregnaccia delle linee rosse).

Morale: l’accordo quadro istituzionale è del tutto incompatibile con la Svizzera. Con il suo sistema politico, con le sue tradizioni, con la sua democrazia, con il suo federalismo. Sicché, neanche un voto alla partitocrazia che lo sostiene!

Lorenzo Quadri

Il populismo climatico sarà la rovina della Svizzera

Ceto medio dissanguato e Confederazione svenduta all’UE: ecco il programma ambientalista

 

Il Paese va a ramengo, ma i politicanti della partitocrazia si sciacquano la bocca col clima per nascondere le proprie cappellate

L’ammucchiata cadregara ro $$overde da mesi cavalca il populismo climatico. Come abbiamo detto più volte, dietro la ragazzina svedese che bigia le lezioni, racconta cose di cui non ha la più pallida idea, però viene acclamata dalla stampa di regime neanche fosse un’eroina (che pessimo messaggio ai giovani!), ci sono interessi politici ed economici che non c’entrano un tubo con la tutela dell’ambiente. E che anzi vanno proprio nella direzione opposta.

Il populismo climatico è uno specchietto per le allodole che serve per sdoganare tutto il resto del programma politico della gauche-caviar: dalle frontiere spalancate alla distruzione degli Stati nazionali, dallo smantellamento dei diritti popolari allo sconcio accordo quadro istituzionale.

La svendita della Svizzera

Come già scritto, ma lo ripeteremo ad oltranza, chi vota per il populismo climatico pensando di dare in questo modo un segnale “ecologista”, in realtà vota la svendita della Svizzera (e dei suoi cittadini, e dei suoi lavoratori) alla fallita UE. Mentre per il clima il suo voto sarà privo d’effetto! L’ambiente è un tema planetario. L’influenza della Confederella in tale campo è minima. E’ una semplice questione di massa critica. Una Svizzera ostaggio del populismo climatico ro$$overde aumenterebbe a dismisura tasse, balzelli e vessazioni a carico dei cittadini; in primis degli automobilisti e dei proprietari di una casetta.  I $inistrati, per le loro crociate ideologiche, tartassano il già bastonato ceto medio con la scusa dell’ecologia, in cambio di risultati concreti irrisori.

Si calcola ad esempio che le proposte ro$$overdi, se attuate, costerebbero in media ad un nucleo familiare elvetico qualcosa come 20mila Fr all’anno, tra aumento di prezzo dei carburanti, tassa sull’elettricità proveniente dal nucleare, balzelli sui biglietti aerei, nuove tasse sul CO2, e via sproloquiando.

La prima causa

Per contro, le frontiere spalancate che tanto piacciono alla $inistra sono la prima causa del degrado ambientale in Svizzera: in poco più di un decennio, a seguito dell’immigrazione scriteriata, la popolazione del nostro Paese è cresciuta di un milione di persone. E continua ad aumentare. Siamo qui in troppi! E questi “troppi” hanno poi bisogno di spostarsi, di abitare, di scaldare la casa, ecc. Quindi consumano risorse naturali ed inquinano.

Grazie alla devastante libera circolazione, il Ticino deve pure subire l’invasione quotidiana dei 65mila frontalieri uno per macchina, più le migliaia di padroncini e distaccati.

Ed i kompagnuzzi che difendono ad oltranza simili scempi, che denigrano ed insultano chi osa opporsi (perché la $inistra è il partito dell’intolleranza e dell’odio), hanno ancora il coraggio di spacciarsi per paladini dell’ambiente? Ma chi pensano di prendere per i fondelli?

Il paradosso

La situazione è del tutto paradossale: lasciarsi infinocchiare dal populismo ambientale porterà poco o nulla al clima. Perché l’influenza elvetica in questo ambito è minima. Dove invece la Svizzera può davvero decidere, è nei rapporti con l’UE.  E le posizioni dell’ammucchiata ro$$overde in tale ambito sono peggio che deleterie.

Ergo: votare i partiti del populismo climatico significa demolire la sovranità elvetica, quindi fare un danno reale, enorme e tangibile alla nazione, in cambio di nessun beneficio ambientale. Anzi. Ricordiamo infatti che lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dalla partitocrazia $inistrati in primis, ci porterà, tra le varie sciagure: l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine del divieto di transito notturno per i mezzi pesanti, gli OGM, la rottamazione della nostra protezione degli animali specie di quelli da reddito (in Svizzera è molto più avanzata che nei paesi UE). E l’elenco potrebbe continuare.

Verde-dollaro

Niente di strano, dunque, che gli spalancatori di frontiere di tutti i colori sostengano il populismo climatico. Ma solo in chiave anti-sovranista. Perché ai globalizzatori, del clima non gliene potrebbe fregare di meno. Cavalcano l’onda (verde) per i propri interessi. Che sono semmai verde-dollaro.

Propaganda di regime

Alla Pravda di Comano, intanto, non passa giorno senza che i giornalai gauche-caviar che l’hanno colonizzata facciano il lavaggio del cervello al popolazzo sul clima.

E’ chiaro che si tratta di un pretesto per fare campagna elettorale all’area ro$$overde con il canone più caro d’Europa e nascondere gli altri disastri provocati dalla casta.

I benpensanti si stracciano le vesti (firmate) sul riscaldamento climatico, ma intanto il mercato del lavoro va a ramengo, i casi d’assistenza continuano ad aumentare, la spesa sociale (grazie anche all’immigrazione incontrollata) esplode, sempre più svizzeri non arrivano a fine mese, la fallita UE comanda in casa nostra, i premi di cassa malati debordano, i conti dell’AVS sono in rosso (però si regalano miliardi all’estero e si spendono altri miliardi per mantenere finti rifugiati), siamo diventati il Paese del Bengodi per furbetti, pufatt e criminali stranieri in arrivo dai quattro angoli del globo, eccetera. Sicché, politicanti del triciclo, altro che cianciare di clima sperando di nascondere le vostre cappellate!

Hanno perso la testa

E a dimostrazione di come, nel vano miraggio di ottenere qualche voto in più alle prossime elezioni federali, la partitocrazia abbia perso la testa: il PLR nazionale, sotto la guida della presidenta Petra Gössi, ha partorito un programma fotocopiato dai ro$$overdi, in cui si propone, tra le varie eco-boiate, anche il balzello sui biglietti aerei. Il che ha provocato le immediate dimissioni del vicepresidente liberale Christian Wasserfallen. Se all’interno del PLR dei liberali esistono ancora, a questo punto possono fare una sola cosa: cambiare partito.

Morale

Che i politicanti si preoccupino dei problemi della gente e del futuro della Svizzera!

Altro che autoerotizzarsi cerebralmente sul clima (facile, quando si ha il borsello rigonfio ed il posto sicuro, vero $ignori?)!

Altro che correr dietro alle “gretine” e soprattutto a quelli che le pilotano per i propri interessi di bottega; e che poi se la ridono a bocca larga del popolazzo che si lascia turlupinare!

Lorenzo Quadri

Il triciclo non vuole espellere gli stranieri che delinquono

Nuova conferma che la direttiva UE sulla cittadinanza ha la strada spianata!

 

Si torna a parlare di espulsione dei delinquenti stranieri, o meglio, della mancata espulsione dei medesimi, e questo alla faccia della volontà popolare.

Come non ci stancheremo di ripetere, nella denegata ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse diventare realtà, la Svizzera si vedrà imporre l’applicazione della direttiva UE sulla cittadinanza. Una delle conseguenze sarà l’impossibilità di espellere delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari. Un’altra conseguenza sarà quella di dover accogliere e mantenere tutti i migranti economici in arrivo dall’Unione europea.

Rimangono qui

Ci sono peraltro dei legulei che hanno già tentato di applicare in anticipo la direttiva UE sulla cittadinanza, stabilendo che la devastante libera circolazione delle persone avrebbe la precedenza sull’espulsione dei delinquenti stranieri, malgrado quest’ultima sia contemplata dalla Costituzione. Il Tribunale federale ha però stabilito che non è così. Tutto a posto, quindi? Mica tanto.

Infatti, allo stato attuale i criminali stranieri vengono davvero espulsi dalla Svizzera? La risposta è: spesso e volentieri no. Ed a violare la volontà popolare sono i legulei dei tribunali.

Clausola di rigore?

L’espulsione dei delinquenti stranieri venne votata dal popolo nell’ottobre del 2010. Per la sua attuazione si dovette però attendere il 2015 e l’articolo 66 a del Codice penale. Questo articolo contiene una lista di reati gravi, per i quali l’espulsione dell’autore straniero deve essere obbligatoriamente pronunciata. Fin qui tutto bene, non fosse per il secondo capoverso del citato articolo, che prevede la cosiddetta clausola di rigore. Esso recita: “Ilgiudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l’espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevale sull’interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Tiene in ogni modo conto della situazione particolare dello straniero nato o cresciuto in Svizzera”.

Facili profeti

La conseguenza di questa regolamentazione in regime di polikamente korretto e di buonismo-coglionismo era fin troppo facile da prevedere. Ovvero, che l’eccezione sarebbe diventata la regola, e questo in barba alle promesse di applicazione rigorosa della volontà popolare. Non a caso, e proprio per questo motivo, l’articolo in questione venne referendato. Purtroppo senza successo. E adesso le ultime statistiche ci dicono che un’espulsione su tre non viene pronunciata. La presa per i fondelli è dunque palese. Un’eccezione, come implica la definizione medesima, deve rimanere tale. Se oltre uno terzo dei casi diventa l’eccezione, è manifesto che i conti non tornano. L’espulsione dei delinquenti stranieri, che si sono resi colpevoli dei reati indicati nell’articolo 66 a, non è una facoltà. E’ un obbligo. Invece, nella realtà…

Strumento per aggirare

Ancora una volta, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha disatteso quanto deciso dal popolo. Invece di applicare la volontà dei cittadini, ha dato ai suoi giudici politicizzati uno strumento per aggirarla. I legulei dei tribunali sentenziano nell’interesse del delinquente straniero invece che in quello della sicurezza pubblica. Per determinate categorie di stranieri poi, in particolare per quelli che hanno sempre vissuto in Svizzera, l’espulsione non viene praticamente mai pronunciata. $ignori, guardate che il popolo ha stabilito ben altro!

La dimostrazione

Visto che la clausola di rigore è stata clamorosamente abusata, poiché quella che doveva essere la rara eccezione è invece diventata la regola – esattamente ciò che paventava la Lega prima della votazione popolare sul tema, ma naturalmente erano solo balle populiste e razziste – la logica conseguenza è che detta clausola deve essere cancellata.

Il tema è approdato in Consiglio nazionale nella sessione appena conclusa, a seguito di un’iniziativa parlamentare. Ed indovinate un po’ come è andata a finire? Esatto: il triciclo ha respinto l’iniziativa. Ecco la dimostrazione che la partitocrazia non vuole che i delinquenti stranieri vengano allontanati dalla Svizzera.

Stando così le cose, qualcuno crede davvero che il triciclo consideri la direttiva UE sulla cittadinanza – che come detto impedirà l’espulsione dal nostro paese dei delinquenti con passaporto comunitario – una “linea rossa invalicabile”? Ma va là! Non solo la calata di braghe è già decisa. Si sta perfino preparando il terreno. Sveglia! Ricordarsene alle elezioni di ottobre!

Lorenzo Quadri

L’accordo quadro rottama anche la protezione animali

Ecco un altro disastro di cui nessuno parla. E intanto i sedicenti ambientalisti…          

 

Lo abbiamo già detto ma lo ripetiamo. Lo sconcio accordo quadro istituzionale, bramato dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ come pure dai camerieri dell’UE in Consiglio federale (che adesso menano il can per l’aia per lasciar trascorrere le elezioni federali di ottobre; dopodiché, passata la festa, gabbato lo santo, ed accordo capestro sottoscritto per la gioia dei padroni di Bruxelles)  asservirà la Svizzera ai burocrati della DisUnione europea in ambiti della massima importanza.

A venire svendute sarebbero la nostra sovranità e la nostra indipendenza. E per cosa? Per permettere ai borsoni delle multinazionali – rappresentati dai soldatini di Economiesuisse, che poi schiacciano gli ordini al PLR – di ingrassarsi ulteriormente i già pingui portafogli.

Paragonato a questi reggicoda dell’UE, Giuda con i suoi 30 denari era un dilettante.

Conseguenze note

Tra gli effetti catastrofici che avrebbe la firma dello sconcio accordo quadro istituzionale sono a tutt’oggi noti: la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, la fine delle misure accompagnatorie, lo stop alla partecipazione statale in aziende (vedi banche cantonali con garanzia dello Stato, vedi aziende elettriche), la fine del divieto di transito notturno per i mezzi pesanti (i vicini d’Oltreramina si sono messi a starnazzare contro le limitazioni notturne e feriali che causerebbero disagi a Como), l’obbligo di versare miliardi di coesione alla fallita UE in modo ricorrente, eccetera.

 Quattrozampe allo sbaraglio

Ma c’è anche un altro ambito che sarebbe toccato pesantemente dallo sconcio accordo quadro istituzionale, di cui però non si sente parlare. Quello della protezione degli animali, ed in particolare degli animali da reddito.

In Svizzera la legislazione al proposito, cresciuta in modo democratico coinvolgendo tutti gli attori coinvolti, è da ritenersi particolarmente avanzata. Se confrontata con le normative europee, risulta assai più rispettosa degli animali rispetto alle altre. Nessuna sorpresa: le disposizioni comunitarie sono partorite nei sovradimensionati palazzi di Bruxelles da burocrati e da politici professionisti. Costoro sono lontani anni luce dalla realtà del territorio, dell’agricoltura e dell’allevamento.

Differenze sostanziali

Ad esempio: in Svizzera un’azienda agricola può detenere al massimo 18mila galline ovaiole, le norme UE autorizzano per contro una capienza fino a 100mila galline. Un tale ammassamento ha per conseguenza interventi quali l’accorciamento del becco, che in Svizzera non sono autorizzati in quanto nocivi e degradanti.

Analoga situazione si ritrova nei trasporti degli animali: in Svizzera non possono durare più di 8 ore, mentre l’UE ne permette fino a 28. E così via.

E’ chiaro anche il Gigi di Viganello che, nella denegata ipotesi in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse entrare in vigore, tramite ripresa dinamica ossia automatica verrà smantellato l’alto livello della protezione degli animali in Svizzera, di cui giustamente andiamo fieri.

Alla faccia dell’ecologia!

Intanto però i sedicenti ambientalisti sostengono lo sconcio accordo quadro istituzionale! Il motivo è chiaro, ed è sempre lo stesso. Questi non sono veri ecologisti. Sono dei verdi-anguria. Verdi fuori e ro$$i dentro. Altro che protezione dell’ambiente: questi pensano solo a spalancare frontiere e a sottomettere la Svizzera all’UE. E poi hanno ancora il coraggio di sciacquarsi la bocca con il populismo climatico?

Se davvero avessero a cuore la qualità dell’aria, questi esponenti della gauche-caviar andrebbero a manifestare in dogana, e bloccherebbero le frontiere. Infatti l’aria di questo sfigatissimo Cantone è impestata dai 65mila frontalieri e dalle svariate migliaia di padroncini che entrano tutti i giorni in Ticino uno per  macchina. Oltre che dai TIR UE in transito parassitario. Ah già: chi manifesta in dogana magari viene fatto sloggiare a randellate. Molto meglio andare a rumoreggiare in tutta comodità davanti alle sedi istituzionali, dove non si rischia niente!

Comunque, adesso le scuole sono chiuse. Sicché di studenti che bigiano per manifestare non se ne vedranno più. Tutti in vacanza, rigorosamente in aereo – perché al CO2 devono pensarci solo gli altri – con i soldi di papà e mammà?

Lorenzo Quadri

L’eurobalivo sbrocca contro la Svizzera: mandiamolo affan…!

Il burocrate Hahn mette per iscritto le intenzioni di Bruxelles: comandare in casa nostra

I funzionarietti di Bruxelles si producono nell’ennesimo atto ostile nei confronti della Svizzera.

Nel caso concreto, a sbroccare in via epistolare, in una lettera indirizzata al diversamente sobrio Jean-Claude “Grappino” Juncker, è tale eurocommissario Johannes Hahn (Johannes chi?). Questo bieco burocrate austriaco si è già segnalato in passato per gli atteggiamenti antisvizzeri. Evidentemente costui si dimentica che, tempo qualche settimana, o al massimo qualche mese, si troverà con le ciapett sospese nel vuoto. Come tutti i suoi colleghi della Commissione europea del resto. Perché forse a Bruxelles qualche strapagato burocrate non si è reso conto che lo scorso maggio si sono tenute le elezioni europee.

Legnate agli svizzerotti

Eppure questo signore con la data di scadenza già trascorsa si permette di bombardare con arroganza la Svizzera, rea di non avere sottoscritto lo sconcio accordo quadro istituzionale. Il funzionarietto austriaco, a cui la boria non manca, auspica quindi una linea dura esemplare per bastonare il nostro paese. Soprattutto adesso che c’è in ballo la Brexit, teorizza il grande statista, non bisogna fare concessioni a nessuno. Bisogna tiranneggiare. Non sia mai che ad altri Stati membri UE vengano delle strane idee… sicché, prendiamocela con gli svizzerotti, che tanto si mettono sempre e comunque a 90 gradi, per mostrare a tutti cosa succede a star fuori dall’UE!

In altre parole: il tamberla austriaco sta minacciando il popolo svizzero! Uhhh, che pagüüüraaa!

Consigliamo al signor Hahn, che in tedesco vuol dire gallo, di abbassare la cresta, ma in fretta. Perché, se crede di poterci ricattare, ha fatto male i conti.

Lettera illuminante

Lo scritto dell’eurobalivo Hahn è illuminante, per vari motivi.

  • Dimostra, a chi non l’avesse ancora capito, che l’Unione europea non è affatto un’entità amica, come qualcuno a Berna si ostina a credere. I balivi di Bruxelles sono nemici della Svizzera. Questa foffa pretende di comandare in casa nostra. E non le sta bene che i cittadini elvetici si ostinino a voler decidere le proprie sorti.
  • Il funzionarietto austriaco sbrocca perché la Svizzera allo stato attuale – malgrado le costanti calate di braghe dei politicanti del triciclo: vedi l’ultima, plateale, sul Diktat disarmista – ancora non si adegua a sufficienza all’evoluzione del diritto UE. Gli eurobalivi confermano quindi che l’accordo quadro istituzionale serve all’UE per dettare legge in casa nostra.Quindi, la “ripresa dinamica del diritto comunitario” con cui i politicanti federali calabraghisti si riempiono la bocca è una farsa, come da mesi scriviamo su queste colonne. In regime di accordo quadro, la ripresa del diritto UE diventa I balivi di Bruxelles, non eletti da nessuno, comanderanno in Svizzera al posto del popolo sovrano e dei suoi rappresentanti democraticamente eletti. Svizzera ridotta ad una colonia. Ecco il bel futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci prepara!
  • La parola chiave è istituzionale. Che è il contrario di “bilaterale”. Il popolo svizzero ha sempre rifiutato la sottomissione istituzionale agli eurobalivi, optando appunto per la via bilaterale (il Ticino, giustamente, ha sempre rifiutato anche quella). Con lo sconcio accordo quadro, la casta (governicchio federale, triciclo calabraghista PLR-PPD-P$$, stampa di regime, manager stranieri delle multinazionali, soldatini ed intellettualini da tre e una cicca) vuole contrabbandare la sottomissione istituzionale, spacciandola per la continuazione della via bilaterale. Quando invece sarebbe la sua fine!
  • Tra la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale e l’adesione all’UE c’è la stessa differenza che intercorre tra la zuppa ed il pan bagnato. La sbroccata epistolare di Hahn al proposito è chiarissima.
  • I funzionarietti dell’UE ci minacciano e ci ricattano per costringerci ad accettare di ridurci ad una loro colonia. E noi ancora paghiamo, grazie all’eurosenatore a vita Pippo Lombardi, la marchetta da 1.3 miliardi di Fr “per oliare”? Ma ci siamo bevuti il cervello? E’ evidente che il regalo va immediatamente cancellato e gli 1.3 miliardi versati nelle casse dell’AVS.
  • I soldatini della grande economia, ed in particolare i manager stranieri rappresentati da Economiesuisse, la piantino di fare il lavaggio del cervello pro-accordo quadro al popolazzo con la storiella delle esportazioni. Prima dei Bilaterali, le aziende svizzere esportavano più di oggi!
  • Adesso che, grazie al galletto austriaco Hahn, gli eurobalivi hanno messo nero su bianco le loro intenzioni ostili nei nostri confronti (peraltro già chiare da un pezzo; ma ora più nessuno può fingere di non vedere) cosa aspettiamo a mandare finalmente AFFAN… questa gentaglia? Altro sottoscrivere l’accordo quadro: SWISSEXIT!

L’ex portaborse

Tanto per non farsi mancare nulla, nei giorni scorsi è sceso in campo anche il burocrate europeista Jacques De Watteville, l’ex tirapiedi dell’allora ministra del 5% Widmer Schlumpf, e già caponegoziatore svizzero presso l’UE.

Costui ha dichiarato che “bisogna urgentemente firmare l’accordo quadro istituzionale”. E ti pareva!

De Watteville era quello che pretendeva di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché  intervenisse contro la richiesta del casellario giudiziale, che infastidiva i vicini a sud.

Con la sua nuova sortita, l’euroturbo De Watteville ha confermato di essere al servizio di Bruxelles.

Costui, quando era caponegoziatore con l’Unione europea svendeva la Svizzera contro la volontà dei cittadini, profumatamente pagato con i nostri soldi. Sicché: 1) adesso De Watteville la pensione di platino se la faccia pagare dall’Unione europea, visto che lavorava per lei; 2) visto che De Watteville è in pensione, abbia almeno la decenza di tacere!

Lorenzo Quadri

 

Ancora ricatti da Bruxelles! Intanto noi facciamo i regali

L’eurocrate ci minaccia: “svizzerotti, adesso vi togliamo l’equivalenza borsistica”

Partitocrazia e Consiglio federale, sveglia! Azzerare immediatamente il contributo di coesione da 1.3 miliardi!

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Il compianto Flavio Maspoli, di cui ricorre in queste settimane il dodicesimo anniversario della scomparsa, avrebbe commentato: “Wie immer, wie gewöhnlinch”. Ormai non passa un giorno senza che i funzionarietti della fallita UE si producano in un qualche attacco alla Svizzera. Obiettivo: mettere sotto pressione i pavidi politicanti bernesi, asserviti ai “poteri forti”, affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale.

Fretta sospetta

Questi eurocrati dovrebbero ricordarsi che hanno già le valigie in mano. Nel giro di qualche mese, nessuno di loro avrà più la seggiola sotto il tafanario. Sicché, giò do dida! E noi dovremmo prendere ordini da balivi in scadenza, anzi già scaduti?

Inoltre, domandina facile-facile: se, come il triciclo tenta di far credere al popolazzo tramite lavaggio del cervello permanente concertato con la stampa di regime, lo sconcio accordo quadro fosse una “benedizione per la Svizzera”, perché mai i funzionarietti di Bruxelles avrebbero tutta questa fretta di firmare? E’ evidente che questo accordo è invece nell’interesse dell’UE, dato che le permetterà di dettare legge in casa nostra. Nel senso letterale del termine.

 Accordo della ragione?

Però i liblab, agli ordini dei manager stranieri di Economiesuisse, da mesi starnazzano che bisogna firmare subito l’improponibile trattato coloniale, senza se né ma, perché si tratta – parola dell’ex partitone – dell’ “accordo della ragione”! Hai capito questi plr? Si sta svendendo la Svizzera e loro cianciano di “accordo della ragione”! Del resto, il grande burattinaio dell’ex partitone Fulvio Pelli andava in giro a dire che, grazie alla libera circolazione delle persone, i nostri giovani avrebbero potuto lavorare a Milano. Per cui…

Cavoli A-Maros

Si ricorderà che la settimana scorsa il presidente non astemio della commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker pretendeva di mettere via senza prete, in un paio di giorni, le richieste di ulteriori spiegazioni del governicchio federale sull’accordo quadro. Naturalmente, il Consiglio federale ha posto domande su questioni secondarie. Perché sulla ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, come pure sui giudici stranieri (della Corte di giustizia europea) che ci imporrebbero leggi straniere, a Berna sono perfettamente in chiaro: hanno già accettato tutto!Chinati a 90 gradi!

Adesso è il turno di tale Maros Sefcocic (Sefco chi?), vicepresidente della Commissione UE, di ricattare gli svizzerotti: a partire dal primo di luglio alla Confederella non sarà più riconosciuta l’equivalenza borsistica. Uhhh, che pagüüüraaa! Questo perché, secondo il Maros, “sull’accordo quadro non si progredisce” e “manca la volontà politica”. L’ultima affermazione è una boiata. La volontà politica, nel senso della volontà dei politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è eccome. Lor$ignori smaniano per abbassare le braghe fin sotto alle caviglie. E’ la volontà dei cittadini a mancare. E le elezioni federali sono vicine…

La casta contro i cittadini

Infatti, a mettere i bastoni fra le ruote alle mire di conquista dei burocrati di Bruxelles è ancora una volta il popolazzo elvetico; quello che vota sbagliato e dunque va ridotto al silenzio. L’ostacolo è la deplorevole democrazia diretta o semidiretta svizzera, che Bruxelles odia e cerca di eliminare, con un obiettivo chiaro: instaurare la dittatura internazionale della casta. Ed è infatti esattamente questo che intende fare l’UE con lo sconcio accordo quadro istituzionale: rottamare i diritti popolari in casa nostra.

Bella “lubrificazione”!

Da Bruxelles dunque continuano i ricatti al nostro indirizzo. Eccoli qua, i risultati del regalo da 1.3 miliardi di Fr che il triciclo vuole versare senza alcun obbligo né contropartita, ma solo “per oliare” (Eurosenatore a vita Pippo Lombardi dixit). Bella lubrificazione, non c’è che dire!

Ci pare inoltre di ricordare che il parlamenticchio federale, per non perdere completamente la faccia davanti ai cittadini, avesse dichiarato che la marchetta miliardaria sarebbe stata versata solo se l’UE non ci avesse discriminati. Adesso arriva la discriminazione. Però nessun esponente della partitocrazia parla di annullare il regalo.Chissà come mai, eh?

Stop regali!

Bruxelles pretende un “segnale chiaro” dalla Svizzera? Bene, inviamoglielo: azzeramento immediato del contributo di coesione e njet allo sconcio accordo quadro!

Mandiamo finalmente affan… questi eurocrati ed i loro camerieri di Berna! Quali ulteriori conferme ci servono ancora che questa foffa non considera affatto la Svizzera come un partner da trattare alla pari, bensì come una colonia a cui schiacciare gli ordini?

Come già detto: altro che via “bilaterale”. Quella che percorreremmo con l’accordo quadro è la via della sudditanza!

A proposito: il 30 giugno non scade solo l’equivalenza borsistica. Scade anche il termine per il versamento dei ristorni dei frontalieri. A buon intenditor…

#votalegaoleuropatifrega

 

Lorenzo Quadri

Vaffanjuncker! Non firmiamo!

Accordo quadro: altro che le pressioni UE per concludere in fretta! Stop calabraghe!  

Come volevasi dimostrare: sullo sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, abrogazione delle misure accompagnatorie, fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera) la presa per  i fondelli continua ad oltranza.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno deciso il venerdì della scorsa settimana di non firmare subito l’accordo quadro, ma di chiedere ulteriori chiarimenti all’Europa. Da sottolineare il “subito”. Altrimenti detto: il governicchio federale intende firmare, smania per farlo; così come la partitocrazia triciclata. Però non può farlo ora. Perché in ballo ci sono le elezioni federali. E, checché ne dicano i sondaggi farlocchi commissionati ad istituti compiacenti, la maggioranza della popolazione col fischio che approverebbe il trattato coloniale. E quindi firmare adesso significherebbe, per il triciclo, rischiare in termini di voti. Ergo, occorre menare il can per l’aia da qui alla fine di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e accordo firmato!

Sul nocciolo della questione…

Vale la pena anche evidenziare su cosail Consiglio federale ha chiesto spiegazioni a Bruxelles. Ne ha chieste sulla direttiva UE sulla cittadinanza, sulle misure accompagnatorie, sugli aiuti statali. Quindi si discute sul contorno. Per contro, il vero nocciolo della questione, vedi la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE ed i giudici stranieri, ovvero la fine della nostra sovranità, è condiviso ed approvato dal governicchio federale.

Messi via senza prete

E qual è la risposta del presidente “non astemio” della commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker, alle richieste di spiegazioni? Chiariamoci nel giro di qualche giorno, entro il 18 giugno, così poi finalmente si firma. Chiariamoci per modo dire; perché punto primo nel giro di un paio di giorni non si chiarisce proprio un bel niente, punto secondo l’ha capito anche il Gigi di Viganello (ma forse il ministro degli esteri binazionale KrankenCassis, PLR, non ci è ancora arrivato) che l’UE non intende in alcun modo cambiare le proprie posizioni. Del resto l’ha detto in tutte le salse.

E’ assolutamente scandaloso che il “diversamente sobrio” Juncker pretenda di mettere via la pendenza in quattro e quattr’otto, nel giro di pochi giorni. Ecco la considerazione di costui per la nostra democrazia.

Niente di “bilaterale”

Tutta questa fretta di concludere da parte europea conferma che lo sconcio accordo quadro istituzionale è solo nell’interesse della fallita UE, che vuole comandare in casa nostra. Di certo non è nell’interesse della Svizzera.

Il governicchio federale e la partitocrazia tentano di vendere al popolazzo il trattato coloniale come il proseguimento della via bilaterale. Ma stiamo scherzando? Altro che proseguimento. Questo è l’affossamentodella via bilaterale. Un rapporto bilaterale prevede infatti che i partner contrattino da posizioni paritarie. Con lo sconcio accordo quadro, accadrà proprio il contrario: la Svizzera diventerà una colonia di Bruxelles. Ecco perché gli eurobalivi hanno fretta di firmare. Ed è scandaloso che dalle nostre parti nessuno protesti. Addirittura, il Consiglio degli Stati ha detto che la via scelta dal governicchio federale è quella giusta. Ma col cavolo! L’accordo quadro non va firmato. Né adesso, né al 18 giugno, né mai. Non si svende la sovranità della Svizzera per un tozzo di pane. Anzi, ancora peggio:  non si svende la sovranità della Svizzera per permettere alle grandi aziende – dirette da manager stranieri (ai quali del nostro Paese non gliene frega un tubo) ed affiliate ad Economiesuisse – di  incrementare ulteriormente i propri profitti.

Servono più “sovranisti”

L’indegna sceneggiata dell’accordo quadro dimostra quanto sia importante per il Ticino mandare il maggior numero possibile di “sovranisti” a rappresentarlo a Berna.Altro che eleggere politicanti che poi approvano compulsivamente tutte le calate di braghe davanti all’UE. E di simili scempi, nella legislatura che volge ormai al termine, ne abbiamo visti fin troppi. A partire dalla rottamazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Eppure, con l’ammucchiata ro$$overde, il numero degli euroturbo ticinesi sotto le cupole federali rischia addirittura di aumentare. Bisogna a tutti i costi impedirlo!

Lorenzo Quadri

 

I camerieri di Bruxelles hanno fretta di disarmarci

Scandaloso! Il Diktat antisvizzero rischiava di entrare in vigore il 1° agosto

 

Oltre al danno, la beffa. Il Diktat disarmista dell’UE sarebbe dovuto entrare in vigore nientemeno che il prossimo 1° agosto, giorno della festa nazionale. Ricordiamo che l’ennesima calata di braghe nei confronti dell’UE, appoggiata – more solito – dai camerieri di Bruxelles in Consiglio federale e dal triciclo PLR-PPD-P$$ venne approvata a livello nazionale nella votazione dello scorso 19 maggio. Ma il Ticino disse No. Solo il nostro Cantone infatti ha resistito al lavaggio del cervello ed al terrorismo di regime con cui la casta spalancatrice di frontiere pretende di spingere gli svizzeri a rottamare la propria indipendenza e la propria sovranità. Evidentemente in questo risultato la Lega ed il Mattino hanno giocato un ruolo.

La posta in gioco

E’ palese, e l’abbiamo detto più volte, che la vera posta in gioco non era il numero di colpi che può contenere un caricatore, ma l’indipendenza della Svizzera. La minaccia di un’espulsione da Schengen, con tanto di ritorno, per gli svizzerotti, al regime del visto, era francamente ridicola. Nemmeno i cittadini albanesi sottostanno all’obbligo di visto; ed infatti l’Olanda ne ha chiesto la reintroduzione per motivi di sicurezza (la criminalità albanese, specie di stampo mafioso, dilaga grazie alla libertà di movimento all’interno dello spazio Schengen).

Allo stesso modo, lo sconcio accordo quadro istituzionale, che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ smania per firmare (ma deve contenersi fino alle elezioni federali di ottobre, altrimenti alle urne son dolori) non è certo una semplice questione “commerciale”: in gioco c’è il futuro della Svizzera.

Una sola priorità

Con la calata di braghe davanti al Diktat disarmista dell’UE è stato svenduto un altro pezzo del Paese. E qualche tamberla, sotto le cupole federali, pensava di mettere in vigore le nuove regole anti-svizzere addirittura il 1° agosto. Hai capito? A Berna ci sono dei beoti che pensavano di festeggiare il Natale della Patria assestandole un bello schiaffone. Un affronto a tutti quei cittadini che sono ancora legati al proprio Paese, al contrario dell’establishment eurolecchino. Ed anche la dimostrazione che, per i camerieri dell’UE in Consiglio federale e per i loro burocrati con i piedi al caldo, la Svizzera non conta nulla. La priorità è una sola: giù le braghe davanti agli ordini in arrivo da Bruxelles!

Sollecitata da una domanda “ad hoc”, lunedì la ministra di giustizia liblab Karin Keller Sutter (KKS) ha dovuto dichiarare davanti al Consiglio nazionale che la data d’entrata in vigore del Diktat disarmista non sarebbe stata il 1° agosto.

Oltretutto, non si capisce che fretta ci sarebbe di applicare la direttiva  UE sulle armi contro la quale, peraltro, è pendente anche un ricorso della Repubblica Ceca. Sarebbe infatti il colmo se gli svizzerotti dovessero mettere in vigore delle regole comunitarie… ancora prima degli Stati membri.

Ma purtroppo, con i calatori di braghe compulsivi che ci ritroviamo a Berna, al peggio non c’è limite.

Due misere settimane!

La liblab KKS ha dunque annunciato che la data di entrata in vigore del Diktat UE non sarà il 1° agosto, ma figuriamoci! Sarà invece “un’altra”. Quale altra? Forse il gennaio 2020, o magari anche dopo, dal momento che non c’è alcuna fretta di mettersi a 90 gradi? Macché!

Il mistero (?) è stato svelato qualche giorno dopo. La direttiva entrerà in vigore… il 15 agosto!

Resisi conto che la data del Primo d’agosto rischiava – giustamente! – di provocare un putiferio, i bernesi hanno rinviato della miseria di due settimane! Perché ubbidire a Bruxelles è imperativo!

Anche da simili vicende ci si rende conto che, con questa partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed i suoi politicanti, siamo messi davvero male. E intanto, non contenti di calare le braghe, paghiamo pure le marchette da 1.3 miliardi all’UE “per oliare”.

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro: l’offensiva dei sondaggi taroccati!

Nella prossima legislatura, a Berna si prenderanno decisioni fondamentali. E quindi…

 

Lavaggio del cervello ai cittadini: ecco come l’establishment politico, economico e mediatico sta tentando di sdoganare l’accordo quadro istituzionale. Ossia quel trattato che, se approvato, costituirà la lapide tombale della nostra sovranità, della nostra indipendenza, dei nostri diritti popolari.

Da settimane è in atto l’offensiva dei sondaggi taroccati, concepiti con lo scopo di far credere al “volgo” che il citato accordo coloniale godrebbe del sostegno della maggioranza.

La scorsa settimana Economiesuisse – organizzazione legata a doppio filo con il PLR, e dove a menare il torrone sono i manager stranieri delle multinazionali, ai quali del nostro paese importa meno di zero – ha pubblicato un’inchiesta, commissionata al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende sarebbe favorevole all’accordo quadro. A giustificazione dell’improbabile risultato, si recita il mantra della “certezza del diritto”. L’unica certezza che comporta in questo campo il trattato coloniale con l’UE sarebbe quella di doversi adeguare ai mutevoli Diktat in arrivo da Bruxelles. Si tratta della ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario. E poco importa se questi ordini impartiti dall’alto saranno o meno compatibili con le nostre leggi, con le nostre tradizioni, financo con la nostra volontà popolare e con la nostra Costituzione. Emblematico il recente caso del Diktat disarmista dell’UE, davanti al quale il solito triciclo PLR-PPD-PSS si è prontamente inginocchiato, riuscendo (ahinoi) a trascinare con sé la maggioranza dei cittadini elvetici; con l’unica lodevolissima eccezione dei ticinesi.

“Certezza del diritto” è semmai la garanzia che ciò che il popolo sovrano vota, venga anche applicato. L’accordo quadro comporta la distruzione totale di questa sicurezza, che sta alla base del modello politico svizzero.

Le domande “giuste”

E’ pertanto manifesto che le domande dei sondaggi farlocchi sull’accordo quadro sono state somministrate in forma quanto meno “suggestiva”. Vale a dire, con l’obiettivo di ottenere il responso, favorevole al trattato, desiderato dal committente dell’indagine demoscopica (ovvero: da colui che la paga, secondo il principio universalmente valido del “chi paga comanda”).

Ciò è plateale a maggior ragione per il sondaggio che pretende che il 60% dei cittadini elvetici sostenga l’accordo quadro. Qualcuno vuole forse farci credere che il 60% degli interpellati avrebbe risposto affermativamente a domande quali: “sei favorevole alla ripresa automatica del diritto UE? Sei favorevole ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia? Sei favorevole all’applicazione, in Svizzera, della direttiva europea sulla cittadinanza? Sei favorevole all’abolizione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione? Sei favorevole all’abbandono delle banche cantonali con garanzia dello Stato?”,eccetera. Suvvia, siamo seri.

La grancassa

Le stesse taroccature, sia d’impostazione che interpretative, sono state evidentemente applicate al sondaggio tra le aziende, per ottenere il responso desiderato dai “padroni del vapore” a scopi propagandistici. Obiettivo: permettere ai vertici nazionali di Economiesuisse di tornare alla carica con la pretesa di svendere la Svizzera in cambio di presunti – ma davvero solo presunti – vantaggi economici a beneficio di pochi privilegiati e a danno di tutti gli altri cittadini.

Inutile dire che sull’esito di queste indagini farlocche la stampa vicina all’establishment ha suonato la grancassa della propaganda di regime.

Nello stesso filone si inserisce, evidentemente, il terzo studio taroccato presentato di recente: quello con cui alcuni professorini neocastellani, che il Ticino l’hanno forse visto in cartolina, pretendono di insegnarci che i frontalieri sarebbero una manna dal cielo.

Il nuovo quadriennio

Con l’avvicinarsi delle elezioni federali e con l’apertura di un nuovo quadriennio in cui, a Berna, si decideranno i destini della Svizzera – nazione libera e sovrana, o colonia di Bruxelles? – la propaganda europeista gira al massimo regime. Sembra di essere tornati indietro di oltre un quarto di secolo, quando la posta in gioco era l’adesione del nostro Paese allo SEE: una sciagura che venne sventata grazie al Ticino ed alla Lega. C’è da sperare che la vicenda dell’accordo quadro si concluderà allo stesso modo. Altrimenti, povera Svizzera!

Lorenzo Quadri

 

Giù le braghe davanti all’UE!

I manager stranieri di Economiesuisse ordinano, e la presidenta PLR scatta sull’attenti

 

Ma guarda un po’: Economiesuisse, associazione al servizio dei manager stranieri delle multinazionali, ai quali della Svizzera non gliene potrebbe fregare di meno, di questi tempi si sta agitando a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale (ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, giudici stranieri, direttiva europea sulla cittadinanza, fine delle misure accompagnatorie, smantellamento delle banche cantonali, eccetera eccetera). A tale scopo sventola il sondaggio farlocco, da lei commissionato al solito istituto bernese compiacente, secondo cui il 67% delle aziende svizzere sarebbe favorevole all’immondo trattato capestro.

L’indagine fa pendant con l’altro sondaggio farlocco: quello secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe d’accordo di farsi dettare legge dai funzionarietti di Bruxelles, autorizzandoli pure a cancellare l’esito delle nostre votazioni popolari. Certo, come no!

“Segnale positivo”?

Sicché i manager stranieri, tramite i loro reggicoda di Economiesuisse, intimano agli svizzerotti “chiusi e gretti” di firmare subito e senza tante storie lo sconcio trattato coloniale. E prontamente il PLR ubbidisce. “Sì badroni”!

Intervistata giovedì dal Corriere del Ticino, quotidiano al servizio dell’ex partitone, la presidenta nazionale Petra Gössi dichiara che la Svizzera “deve dare un segnale positivo (!) all’UE”. Dare un “segnale positivo” significa, ma guarda un po’, calare le braghe ad altezza caviglia.

E’ il colmo: sono anni che i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale ed i politicanti del triciclo si chinano a 90 gradi ad ogni cip in arrivo dalla fallita UE, alla quale regalano pure i miliardi del contribuente (soldi nostri)! Però la buona Petra va in giro a dire che bisogna ancora dare “segnali positivi”! Il PLR sta ormai polverizzando tutti i record di asservimento a Bruxelles. Roba da laurea honoris causa in zerbinaggio…

Il sogno liblab

La presidenta nazionale PLR proprio non ce la fa a contenere la propria foga turboeuropeista, e sulle colonne del giornale “di supporto” deborda, immaginando forse che i lettori siano tutti scemi. Al punto da uscirsene addirittura con la seguente fregnaccia: “con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno riconosciute contrattualmente dall’UE”.Certo, come no!

Con l’accordo quadro, le misure accompagnatorie saranno ROTTAMATE dall’UE. Basti pensare che l’europarlamento è tornato ad impallinarle ancora di recente. Ma questo è proprio ciò che vuole il PLR:frontiere spalancate senza alcuna protezione dei lavoratori svizzeri e dei loro salari! Invasione di manodopera UE a basso costo per ingrassare ulteriormente i già rigonfi borselli dei padroni stranieri di Economiesuisse!

Stare a guardare

Interrogata sulla situazione del Ticino, il cui mercato del lavoro è devastato dalla libera circolazione, la Petra dichiara serafica: “La situazione dovrà essere costantemente monitorata, anche implementando gli strumenti che saranno disponibili grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie”.Ohibò, ma allora questi PLR ci prendono per i fondelli. Questo Cantone sta andando a ramengo per colpa delle scellerate aperture volute dalla partitocrazia, e la presidenta PLR dice che bisogna “monitorare”, ovvero STARE A GUARDARE! Stare a guardare senza fare un tubo, è chiaro. Perché se si fa qualcosa poi i padroni dell’UE si accigliano. Una chicca il richiamo, manifestamente a vanvera, alle nuove tecnologie (?): classico mantra con cui la casta si riempie la bocca quando non sa cosa dire, pensando così di impressionare il popolazzo.

Per chi avesse dei dubbi…

Ringraziamo comunque la Frau Gössi per aver chiarito definitivamente ai ticinesi che, non appena il club di manager stranieri di Economiesuisse (quelli che della Svizzera se ne fregano, quelli che vorrebbero rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari, quelli che pensano solo ai propri milioni) apre bocca, il PLR scatta sull’attenti. E la sezione ticinese dell’ex partitone è rigorosamente agli ordini del partito nazionale. Sicché, eventuali sussulti “sovranisti” in casa dei liblab ticinesi sono solo specchietti per le allodole per far fessa la gente in vista delle elezioni di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo!

Per fortuna ci sono ancora imprenditori del calibro di Nick Hayek a dichiarare chiaro e tondo che la Svizzera non deve calare le braghe davanti a Bruxelles. E se i politicanti della partitocrazia sono ridotti a prendere lezioni di svizzeritudine da un imprenditore di origine libanese, vuol dire che sono proprio alla frutta!

Lorenzo Quadri

 

Accordo quadro con l’UE: prima temporeggiano, poi ci fregano

Le domande di chiarimenti sono solo un pretesto per far passare le elezioni di ottobre

 

Quando si dice la presa per i fondelli! I camerieri dell’UE in Consiglio federale e la partitocrazia PLR-PPD-P$$ bramano di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. In particolare scalpita l’ex partitone, che prende gli ordini dai manager stranieri delle grandi aziende, rappresentati da Economiesuisse.

Venerdì però, il governicchio federale ha deciso di non sottoscrivere l’accordo coloniale, ma di chiedere ulteriori chiarimenti agli eurobalivi.

Tirare a campare

Ohibò, c’è forse stato un cambio di rotta? Camerieri di Bruxelles folgorati sulla via di Damasco, un po’ come i burocrati della SECO che all’improvviso (vediamo quanto dura…) avrebbero prodotto un documento in cui affermano che la libera circolazione delle persone non è poi così importante?

Evidentemente, niente di tutto questo. Semplicemente, i sette “grandi statisti” (?)  si trovano nella necessità di tirare a campare a fino alle elezioni di ottobre. Firmare prima dell’appuntamento con le urne potrebbe avere conseguenze elettorali perniciose per il triciclo PLR-PPD-P$$. Quindi nemmeno il CF crede ai sondaggi taroccati, commissionati al solito istituto compiacente, secondo cui il 60% dei cittadini ed il 67% delle imprese sarebbero favorevoli all’accordo quadro!

Domande farlocche

E allora, avanti con gli escamotage per guadagnare tempo. Richieste di rinegoziare (alle quali da Bruxelles hanno già risposto picche in tutte le salse) e adesso pure le domande di informazioni. Domande farlocche, beninteso: perché le risposte sono già note. La direttiva UE sulla cittadinanza, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro, ci verrebbe imposta; le misure accompagnatorie verrebbero rottamate per disposizione di Bruxelles. Idem dicasi con la partecipazione dello Stato in aziende (vedi banche cantonali, ma anche aziende elettriche), che secondo gli eurofunzionarietti turboliberisti costituisce “distorsione della concorrenza” (uella).

Come se non bastasse, qualsiasi risposta dovesse arrivare dall’UE non varrebbe la carta su cui è scritta, data la totale inaffidabilitàdel partner.

E tutto il resto?

Interessante notare che gli unici punti sollevati dal CF sono i tre di cui sopra. Sicché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, su altre questioncelle come la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE – che segnerebbe la FINE della nostra sovranità – così come pure la sottomissione ai giudici stranieri della Corte europea di giustizia, non hanno nulla da eccepire! “L’è tüt a posct”! Avanti con la svendita del Paese!

Un piccolo assaggio di cosa succederebbe in regime di sconcio accordo quadro, l’abbiamo avuto con il Diktat disarmista. Una volta che ci si è vincolati, Bruxelles schiaccia gli ordini. Ed suoi lacchè elvetici calano le braghe evocando – a scopo di lavaggio del cervello al popolazzo – scenari apocalittici in caso di rifiuto!

 Passata la festa…

E’ palese che le nuove domande a Bruxelles sono solo un diversivo per prendere tempo, e lasciar così trascorrere le elezioni federali di ottobre. Dopodiché: passata la festa, gabbato lo santo e sottoscritto l’accordo-capestro!E a quel punto, solo un referendum potrà salvare la Svizzera dalla svendita ad opera di politicanti del triciclo PLR-PPD-P$$. Del resto, senza lo spauracchio dei diritti popolari, la partitocrazia eurolecchina avrebbe già firmato da un pezzo.
Altro che pensare di prendere per i fondelli la gente con la fetecchiata del “Sì, ma”. In politica non esiste alcun “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Un governo degno di questo nome avrebbe detto subito No ad un accordo che trasformerebbe la Svizzera in una colonia dell’UE.
Non si svende la nazione per presunti – ma davvero solo presunti  – vantaggi economici a beneficio dei soliti pochi borsoni ed a danno di tutti gli altri!

Lorenzo Quadri

 

Ecco i GIUDICI STRANIERI che piacciono alla partitocrazia!

La Corte europea di Giustizia blocca i rimpatri dei finti rifugiati che delinquono

Ecco qui l’ennesima bella pensata dei giudici stranieri. Non si tratta di quelli della solita Corte europea dei diritti dell’Uomo, (CEDU), che applicano l’omonima Convenzione, bensì di quelli della Corte di giustizia dell’UE, con sede in Lussemburgo.

La Svizzera già ora sottostà ai giudici stranieri della CEDU, in quanto paese firmatario della Convenzione. I giudici della CEDU, tanto per dirne una, sono gli adepti del multikulti che sdoganano la sharia in Europa, malgrado essa sia, per loro stessa precedente sentenza (del 2003), contraria ai diritti dell’Uomo. Ma evidentemente negli ultimi 16 anni il vento è cambiato. Adesso comandano gli islamisti. E l’Europa si china a 90 gradi davanti ad ogni loro pretesa.

Il ritornello

La Svizzera ad oggi non sottostà invece alla Corte europea di giustizia (non siamo nell’UE).

Questo tribunale ha di recente stabilito che non si può (“sa po’ mia!”) espellere un finto rifugiato che delinque, anche se costituisce un pericolo per la sicurezza, se ci sono fondati timori che, al natìo paesello, la sua vita o la sua libertà (?) potrebbero essere minacciate, o se rischierebbe la tortura o trattamenti “inumani o degradanti”.

Ancora una volta ci viene sciorinato il ritornello che non si possono espellere pericolosi delinquenti stranieri, terroristi compresi, se a casa loro sarebbero in pericolo. E la tiritera viene applicata anche ai migranti economici. Questo significa che il migrante clandestino che viene da certi paesi non sarà tenuto a farvi ritorno, nemmeno se rappresenta una grave minaccia per lo Stato in cui si trova e per i suoi cittadini.

Il buonismo-coglionismo di questi legulei stranieri raggiunge vette sempre più vertiginose. Anzi, ormai siamo al coglionismo tout-court.  Sotto la toga di questi azzeccagarbugli lussemburghesi non ci sono dei giudici, bensì dei politicanti che spalancano le frontiere, fanno entrare tutti e non mandano via nessuno.

Comanderanno in casa nostra

Potremmo dire: a noi di quello che decidono alla Corte europea di giustizia poco ci cale, visto che non siamo un paese membro della fallita UE. Ed invece qui casca l’asino. Con lo sconcio accordo quadro istituzionale, infatti, i giudici stranieri della Corte europea di giustizia, quelli che prendono le decisioni di cui sopra, comanderanno anche in casa nostra. Infatti, non solo l’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE. Ma a decidere sulla sua applicazione non sarà la corte arbitrale farlocca con cui è solito riempirsi la bocca il ministro binazionale KrankenCassis. Sarà la Corte di giustizia europea. L’UE infatti non riconosce altra giurisdizione. Basti pensare che l’Unione europea in quanto tale non ha sottoscritto la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo proprio per non dover sottostare all’omonima Corte.

Silenzi sospetti

L’ultima sentenza dei giudici lussemburghesi ci dà dunque un assaggio di come saranno le decisioni che dovremmo applicare nel caso in cui lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse venire approvato.

Stranamente, ma tu guarda i casi della vita, a proposito di questo trattato-capestro al momento tutto tace. Citus mutus. Ultima novità (si fa per dire) su questo fronte: la richiesta farlocca della partitocrazia di nuove trattative con Bruxelles. Trattative che però non ci saranno mai, come ha capito anche il Gigi di Viganello. Del resto, “Grappino” Juncker e compagnia cantante sono stati molto espliciti.

La fregnaccia delle “nuove trattative” è soltanto un pretesto da tre e una cicca per guadagnare tempo. Perché la realtà, nuda e cruda, è la seguente: il triciclo PLR-PPD-P$$ ha già deciso di firmare l’accordo quadro, calando per l’ennesima volta le braghe ad altezza caviglia e trasformando la Svizzera in una colonia di Bruxelles. Però non può dirlo adesso, a pochi mesi dalle elezioni. Sarebbe un autogol clamoroso. Al sondaggio farlocco secondo cui il 60% degli svizzeri sarebbe favorevole all’accordo quadro, non ci crede nessuno. E dunque la partitocrazia per ora pavidamente tace. Poi, una volta lasciato alle spalle l’appuntamento con le urne, arriverà la fregatura: accordo quadro approvato e popolazzo infinocchiato! A quel punto solo un referendum ci potrà salvare.

Stesso copione per il demenziale patto ONU sulla migrazione, quello che mira ad introdurre la libera circolazione a livello mondiale. Al momento è stato opportunamente imboscato in un cassetto. Dopo le elezioni…

Lorenzo Quadri

Svendono la Svizzera per sordidi interessi di saccoccia

Accordo quadro: Economiesuisse (PLR) divulga un sondaggio farlocco per far credere che…

I soldatini PLR della direzione nazionale di Economiesuisse insistono con i tentativi di svendere la Svizzera  alla fallita UE per squallidi interessi di saccoccia. Giuda con i suoi 30 denari al confronto era un dilettante.

Bramosi di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale (quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, la cancellazione delle misure accompagnatorie, i regali miliardari ricorrenti a Bruxelles, i TIR da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, e la lista delle nefandezze è tutta in divenire) i soldatini PLR di Economiesuisse hanno commissionato l’ennesimo studio farlocco all’istituto bernese gfs.ch.

Obiettivo dell’indagine: fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti per convincerli – ricorrendo anche a massicce dosi di terrorismo di regime – che dire di no alla fallita UE “sa po’ mia”. Bisogna calare le braghe, sempre e comunque, chinarsi ad angolo retto senza esitare. Come già fanno i camerieri di Bruxelles della partitocrazia PLR-PPD-P$$  incadregati sotto le cupole federali: politicanti completamente scollegati dalla realtà, sempre al servizio delle lobby pro-saccoccia e mai a quello dei cittadini e della nazione.

Scelta non casuale

Economiesuisse non ha certo scelto gfs.ch per caso. Quest’ultimo è infatti lo stesso istituto che ha già realizzato lo studio farlocco secondo cui il 60% dei cittadini svizzeri sarebbe favorevole allo svergognato accordo-capestro. In casa gfs (come ovunque) hanno evidentemente capito l’antifona: se vogliono ottenere nuovi mandati, occorre che dal sondaggio escano i risultati desiderati dal committente. E manipolare un sondaggio è un gioco da ragazzi. Basta porre le domande “giuste”.

Di sicuro i signori di gfs.ch non hanno chiesto agli interpellati: “E’ d’accordo di farsi dettare legge da Bruxelles? E’ favorevole ad obbligare gli svizzeri a tenersi in casa, malgrado la volontà popolare contraria, tutti i delinquenti stranieri, se questi sono cittadini comunitari? E’ d’accordo di mantenere tutti i migranti economici UE? E’ favorevole all’eliminazione delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone? E’ d’accordo di sottostare alla Corte europea di giustizia? Eccetera eccetera. Queste sono le domande che i sondaggisti avrebbero dovuto porre. Evidentemente non l’hanno fatto. Altrimenti, altro che 60% di favorevoli all’accordo quadro…

Il nuovo farlocco

Dopo il sondaggio taroccato sui cittadini, ecco arrivare quello sulle aziende, il 67% delle quali sarebbe, secondo i soldatini PLR di Economiesuisse, favorevole all’accordo capestro. Sì certo, come no!

Di sicuro saranno favorevoli le grandi multinazionali, che di svizzero hanno semmai il  nome, dirette da manager stranieri, che del nostro Paese se ne impipano alla grande.

Che lo siano tutte le altre, è una clamorosa “fake news” a scopo di lavaggio del cervello. Del resto la taroccatura già emerge dalla presentazione del sondaggio a cura di Economiesuisse.

Ad esempio: secondo l’indagine, le società sarebbero favorevoli all’osceno trattato coloniale per “la certezza del diritto”. Certezza del diritto? Con l’accordo quadro in vigore, non ci sarebbe più nessuna certezza del diritto, poiché esso continuerebbe a cambiare, in settori fondamentali, a seconda capricci del momento, ossia dei Diktat dell’UE! E gli svizzerotti… giù le braghe! L’unica certezza sarebbe la sudditanza nei confronti di Bruxelles. Quella sì che sarebbe garantita. Idem la rottamazione dei diritti popolari. Cittadini elvetici esautorati e disarmati dai funzionarietti UE! In casa nostra comandano gli eurobalivi!

Boiata numero due: le aziende sarebbero favorevoli allo sconcio accordo quadro perché così si otterrebbe l’equivalenza borsistica. Ah ecco. Peccato che di recente il ministro degli esteri PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis abbia dichiarato che “l’equivalenza borsistica ha valore simbolico”. Adesso arrivano i soldatini PLR di Economiesuisse a sostenere l’esatto contrario: ossia, che l’equivalenza sarebbe così importante da giustificare la rinuncia alla  nostra sovranità ed alla nostra indipendenza! Ex partitone: poche idee ma ben confuse!

Infine, la perla: le ditte “hanno paura di pesanti ritorsioni da parte dell’UE”. Sempre meglio. Sicché si svende la Svizzera per pura VIGLIACCHERIA.I nostri antenati, quelli che hanno lottato per l’indipendenza del Paese, si rivoltano nella tomba.

Se siamo così fessi…

Se siamo diventati così fessi da gettare nel water la nostra sovranità e la nostra indipendenza – che i cittadini degli Stati comunitari ci invidiano! –  per andare ad ingrassare le già rigonfie saccocce di manager stranieri che se la ridono a bocca larga, allora vuol dire che ci meritiamo sia la partitocrazia calabraghista che il pavido ed evanescente governicchio federale.

E teniamo ben presente una cosa. La lobby dei manager stranieri Economiesuisse è quella che schiaccia gli ordini al PLR nazionale, che a sua volta li schiaccia alle sezioni cantonali, compresa ovviamente quella ticinese.

Ma continuate pure a votare per l’ex partitone del sedicente “buongoverno”, continuate a mandare a Berna i suoi politicanti a rappresentare il Ticino… poi però non lamentatevi.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Perché solo noi accettiamo tutte le porcate di Bruxelles?

 Quadri porta a Berna i privilegi del Lussemburgo, che non paga i ristorni dei frontalieri

Il Lussemburgo è arrivato a Berna. O meglio, il trattamento di favore di cui gode il Lussemburgo.

Il Granducato, per i frontalieri che lavorano sul proprio territorio, non paga ristorni. Né alla Francia, e neppure alla Germania. Si limita a concedere qualche spicciolo al Belgio. In Svizzera, come ben sappiamo, la situazione è ben diversa. Soprattutto in Ticino. A portare (come annunciato) sotto le cupole federali i privilegi del Lussemburgo, il deputato leghista Lorenzo Quadri con un recente atto parlamentare.

Come si spiega il trattamento di favore di cui gode il Lussemburgo?

Sarebbe bello averla, una spiegazione… Il Lussemburgo è membro fondatore dell’UE; eppure per i frontalieri che lavorano sul suo territorio non versa ristorni. Le proteste dei vicini, in particolare delle zone di frontiera francese, vengono ignorate. Senza contare che il Granducato rimane un paradiso fiscale. Il Lussemburgo non corrisponde ristorni in quanto applica alla lettera la direttiva OCSE in base alla quale il reddito viene tassato nello Stato in cui viene conseguito. La Svizzera invece paga, in particolare all’Italia, ristorni elevatissimi (38.8% delle imposte alla fonte dei frontalieri). La maggioranza PLR-PPD-PSS del Consiglio di Stato ogni fine giugno effettua il versamento, che ormai ha raggiunto quota 84 milioni di Fr. Questo malgrado il Belpaese nei nostri confronti sia inadempiente su tutto, non si sogni di ratificare il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri e addirittura mantenga la Svizzera iscritta sulle sue liste nere illegali.

Sì, ma com’è possibile che il Lussemburgo non paghi ristorni, mentre la Svizzera, ed il Ticino in particolare, ne versi di elevatissimi?

E’ quello che mi piacerebbe sapere. Attendo con curiosità le arrampicate sui vetri con cui il Consiglio federale tenterà di giustificare l’ingiustificabile. A pensar male, si potrebbe immaginare che giochi un ruolo il fatto che l’attuale presidente della commissione UE Juncker sia stato per quasi due decenni, prima di trasferirsi a Bruxelles, premier del Lussemburgo. Anche lasciando da parte le congetture, un dato di fatto è a questo punto innegabile: i politici lussemburghesi hanno saputo difendere gli interessi del proprio paese molto meglio di quelli svizzeri, pavidi ed arrendevoli. Il caso del piccolo Granducato è importante anche al di là del tema contingente dei ristorni.

In che senso?

Nel senso che sbugiarda senza appello la tesi, da anni reiterata come un mantra dal Consiglio federale, dalla partitocrazia PLR-PPD-PSS e dalla stampa di regime, che davanti ad ogni pretesa dell’UE dobbiamo capitolare.  Questo perché siamo piccoli. E quindi dobbiamo accettare tutte le porcate in arrivo da Bruxelles. Il Lussemburgo è poco più grande del Canton Ticino, eppure riesce a farsi valere. Il caso del Granducato è significativo. Fa apparire tutta l’incapacità di una maggioranza politica che continua a cedere e a svendere la Svizzera. Eppure fare diversamente sarebbe possibile. Il Granducato lo dimostra.

Cosa si aspetta da questa vicenda?

Mi aspetto che il Consiglio di Stato ne tragga le dovute conclusioni. Il mese prossimo, come ogni anno, dovrà decidere il versamento dei ristorni al Belpaese. Si parla di 84 milioni di Fr, non di noccioline. Oltre a tutti gli argomenti già noti a favore del blocco dei ristorni, che non sto a ripetere, ecco che arriva quest’altro elemento: il Lussemburgo non paga nulla, mentre il Ticino, per colpa della Confederazione, versa cifre spropositate, e questo da oltre quattro decenni. Davanti a tale evidenza, non capirei come la maggioranza PLR-PPD-PSS in Consiglio di Stato potrebbe ancora pagare i ristorni – servilismo nei confronti dei rispettivi partiti nazionali? – e contemporaneamente mettere fuori la faccia davanti ai ticinesi. Bloccare il pagamento dei ristorni è oltretutto l’unico sistema per ottenere finalmente la rinegoziazione della vetusta convezione del 1974.

E’ vero che il Lussemburgo avrebbe già ottenuto delle deroghe sulla (futura) regola UE secondo la quale a dover pagare la disoccupazione ai frontalieri sarà il paese in cui hanno lavorato, e non più quello di residenza?

Sembra di sì, ed è evidente che al proposito mi attendo delle spiegazioni chiare dal Consiglio federale, perché la situazione è scandalosa. Il nuovo regime UE danneggerebbe pesantemente il Ticino. Mentre in Lussemburgo i politici difendono i propri interessi e a quanto pare ottengono deroghe, a Berna si preoccupano solo di far digerire ai cittadini l’ennesima calata di braghe. Invece di opporsi alla nuova regola, si preparano già ad applicarla, per non dispiacere ai padroni di Bruxelles. E questo malgrado non ci sia alcun obbligo, da parte nostra, di recepire il (probabile) nuovo Diktat sulla disoccupazione dei frontalieri. Proprio come non c’era alcun obbligo di versare la marchetta da 1.3 miliardi all’UE.

MDD

 

Briciole ai disoccupati anziani pensando di tenerci buoni?

Le prese per i fondelli del Consiglio federale: dopo i milioni per chi assume asilanti…

E’ solo un trucchetto dei camerieri dell’UE per tentare di contrastare l’iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone in vista della votazione

Certo che le prese per i fondelli ad opera dei camerieri dell’UE in Consiglio federale non finiscono mai!

Costoro, come ben sappiamo, vorrebbero far lavorare i finti rifugiati in assistenza, ovvero quasi il 90% degli asilanti presenti in Svizzera, pagando ben 12mila Fr all’anno alle aziende disposte ad assumerli. Un vero schiaffo ai disoccupati svizzeri. Altro che “Prima i nostri”:  il governicchio federale fa passare i finti rifugiati davanti ai senza lavoro elvetici, e ne finanzia l’assunzione con soldi pubblici.

A parte il fatto che, trattandosi di persone non integrabili, le assunzioni di asilanti sono destinate a fallire miseramente, l’operazione viene giustificata dichiarando che “non è corretto che i rifugiati stiano in assistenza”. Signori, ma chi pensate di prendere per i fondelli? Certo che non è corretto che gli asilanti stiano in assistenza. Ma la soluzione non è certo quella di spendere una barcata di soldi pubblici per farli lavorare al posto degli svizzeri. La soluzione sta nel rimandare i finti rifugiati al natìo paesello! Avanti con i rimpatri!

Nuova ipocrisia

E’ poi chiaro che il tentativo, da parte del Consiglio federale, di fingere preoccupazione per lo stato sociale elvetico munto come una mucca Milka dai migranti economici, fa ridere i polli. E’ l’ennesima dimostrazione di ipocrisia. Infatti questi politicanti, naturalmente con l’appoggio del solito triciclo PLR-PPD-P$$, sono poi gli stessi che vogliono lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. A seguito di tale trattato coloniale, la Confederazione dovrà applicare la direttiva sulla cittadinanza dell’Unione europea (la storiella secondo cui tale direttiva sarebbe una “linea rossa invalicabile” è, evidentemente, una fregnaccia). E la direttiva sulla cittadinanza sancirà l’assalto alla diligenza dello Stato sociale svizzero da parte di immigrati in arrivo da tutta l’UE. In più, impedirà pure l’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano di prestazioni sociali.

Lavarsi la coscienza?

Alla gattata dei megasussidi per l’assunzione di asilanti, il Consiglio federale tenta di mettere una pezza con le rendite ponte per i senza lavoro ultrasessantenni che hanno esaurito il diritto alle indennità di disoccupazione.

Se qualcuno pensa di potersi lavare la coscienza con simili trucchetti, forse ha fatto male i conti. Spesso e volentieri, almeno alle nostre latitudini, questi lavoratori “in là con gli anni” sono stati lasciati a casa perché soppiantanti da frontalieri, “grazie” alla devastante libera circolazione delle persone voluta proprio dalla partitocrazia PLR-PPD-P$$ in generale, e dal Consiglio federale in particolare.

Il problema, dunque, è a libera circolazione. Però, invece di intervenire a questo livello (non sia mai!) i politicanti ricorrono ai mezzucci come le rendite ponte per i disoccupati ultrasessantenni. Ma stiamo scherzando?

In vista della votazione

L’operazione è dunque truffaldina. E’ stata concepita come tentativo di contrastare l’iniziativa popolare per l’abolizione della libera circolazione delle persone, in vista della votazione popolare.

Ricapitolando: in questo sfigatissimo Cantone, il mercato del lavoro  è stato devastato dall’invasione da sud. Ed i grandi scienziati bernesi pensano di rimediare con un’elemosina ai disoccupati ultrasessantenni? E tutte le altre categorie? Ed i giovani ormai costretti ad emigrare, come i nostri bisnonni, perché gli spalancatori di frontiere ci hanno distrutto il futuro?

Intanto però…

Una cosa però è interessante. Per la prima volta il Consiglio federale mette direttamente in relazione disoccupazione e libera circolazione. Quindi, ammette il fenomeno del soppiantamento di lavoratori svizzeri – non solo anziani, ma di ogni età – ad opera di manodopera estera a basso costo.

Ma come: non erano tutte balle populiste? Ma come: non erano “solo percezioni”? Ma come: immigrazione non era uguale a ricchezza? E invece adesso si scopre che è uguale a ricchezza solo per chi immigra; mentre per i cittadini elvetici immigrazione è uguale a POVERTA’.

Lorenzo Quadri

 

 

“Grazie, ma vi prendiamo lo stesso a pesci in faccia”

Calata di braghe sul Diktat disarmista, ecco il messaggio di Bruxelles agli svizzerotti

 

Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$!

Qui ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere! I funzionarietti della fallita ma sempre più arrogante UE non hanno perso tempo. La scorsa domenica, la maggioranza dei votanti elvetici, con l’unica eccezione dei ticinesi – il nostro Cantone è ormai rimasto l’ultimo baluardodella Svizzera – ha calato le braghe davanti al Diktat disarmista di Bruxelles. In altre parole, la maggioranza si è bevuta le fregnacce del triciclo PLR-PPD-P$$. Quello che non lascia trascorrere un giorno senza svendere la Svizzera. E tutto per reggere la coda alle lobby economiche, dominate dai manager stranieri delle multinazionali, ai quali del nostro paese non gliene potrebbe fregare di meno. Certo che, se i nostri (?) politicanti sono succubi di simili lobby e di simili personaggi…

Sempre la scorsa domenica, è stata approvata anche la RFFA, ossia la “riforma fiscosociale federale”. Anche questa riforma è stata resa necessaria da una calata di braghe davanti all’UE, sul tema degli statuti fiscali speciali delle imprese che realizzano la maggior parte dei propri utili all’estero. Statuti che Bruxelles non accetta più. Per lo meno, in questo caso, è stata trovata una soluzione che permette all’AVS di incassare 2 miliardi all’anno, e che porterà beneficio fiscale alle Piccole e medie imprese svizzere.

La dichiarazione dell’UE

Cosa accomuna  i due temi votati la scorsa domenica? Che il risultato di entrambe le consultazioni dovrebbe risultare gradito agli eurobalivi (quello sul Diktat disarmista solo a loro; quello sulla RFFA è accettabile anche per noi). E come esprimono questi parassiti blu stellati il proprio gradimento? Con dichiarazioni del seguente tenore: “siamo soddisfatti ma non facciamo passi indietro sull’accordo quadro”.E l’iscrizione della Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali, che sarebbe dovuta decadere in automatico con l’approvazione della RFFA? Naturalmente non è cambiato nulla! Perché, sfottono i balivi di Bruxelles, la cancellazione “dipende dai paesi membri”. Siamo a posto!

Liste “multicolor”

E’ forse il caso di ricordare che il Belpaese mantiene iscritta la Svizzera su una delle sue liste “multicolor” da quasi un ventennio a causa del segreto bancario. Che però non esiste più da anni in conseguenza dell’ennesima calata di braghe. Ringraziamo a tal proposito l’ex ministra del 5% Widmer Puffo che ha sfasciato la piazza finanziaria ticinese generando migliaia di disoccupati. E al proposito, ça va sans dire, $inistrati e $indakalisti vari non hanno nulla da dire. Loro pensano solo ai dipendenti dello Stato e del Parastato: vedi Officine FFS.

Il segreto bancario non c’è più. Però la Svizzera rimane sulla lista dei “cattivi”. E noi, da fessi patentati, continuiamo a versare i ristorni. 84 milioni all’anno. Quando il Lussemburgo, a Francia e Germania, versa ZERO.

Ma quali “negoziazioni”?

Il desolante copione si ripete sempre uguale. Gli svizzerotti si chinano a 90 gradi. E l’unico risultato che ottengono è quello di accrescere l’arroganza dei funzionarietti dell’UE. I quali prendono atto del voto di domenica ed immediatamente insistono per la firma dello sconcio accordo quadro istituzionale, escludendo nuove trattative.

Che sarebbe andata a finire così, del resto, era chiaro anche il Gigi di Viganello. E’ inutile che la partitocrazia calabraghista, per prendere per i fondelli la gente, continui a ripetere la storiella delle nuove negoziazioni. Sull’accordo quadro non ci sarà nessuna ulteriore trattativa. L’orrido trattato coloniale può essere solo o approvato o respinto così com’è, nella sua versione nota da vari mesi. In politica non esiste il “Sì, ma”. Esistono solo il Sì ed il No. Il triciclo PLR-PPD-P$$ ha detto Sì.  La fanfaluca delle nuove negoziazioni è solo un diversivo; una scusa per prendere tempo nell’imminenza delle elezioni federali.

La partitocrazia ha già calato le braghe ad altezza caviglia. Ma fino alle elezioni di ottobre è costretta – per non rischiare di venire penalizzata dalle urne – a menare il can per l’aia.

Peccato che a sbugiardare la truffa provvedano proprio i funzionarietti di Bruxelles, reiterando che non ci saranno nuove trattative. Questi loschi personaggi non intendono concedere nulla alla Svizzera. Vogliono solo comandare in casa nostra. Per questo non bisogna aprire nessuno spiraglio. Ed invece i politicanti del triciclo spalancano porte e portoni!

Tanto per chiarire

A chi non l’avesse ancora capito, ricordiamo cosa comporterà lo sconcio accordo quadro istituzionale voluto dalla partitocrazia e dal ministro degli esteri PLR KrankenCassis:

  • Ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE.
  • Giudici stranieri (quelli della Corte europea di giustizia).
  • Direttiva UE sulla cittadinanza, quindi a) esplosione dell’immigrazione nel nostro Stato sociale, e nümm a pagum: e poi hanno ancora il coraggio di venirci a dire che non ci sono soldi per l’AVS? E b) non si espelle più nessun delinquente straniero se questo è cittadino UE.
  • Fine delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone.
  • Obbligo di versare periodicamente contributi di coesione miliardari, senza poter emettere un cip.
  • Invasione di TIR UE da 60 tonnellate e fine del divieto di transito notturno.
  • Liberalizzazione della rete ferroviaria elvetica.
  • Fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato.
  • Eccetera eccetera.

A tutto questo, la partitocrazia  PLR-PPD-P$$ dice Sì. Ma avanti così, continuate a votare per il triciclo…

Lorenzo Quadri

Diktat disarmista: Ticino ultimo baluardo della Svizzera

Il nostro Cantone è stato l’unico a difendere i valori elvetici; triciclo ancora perdente

 

Nella votazione della scorsa domenica sulla direttiva con cui i funzionarietti di Bruxelles vogliono disarmare i cittadini svizzeri, il Ticino è stato l’unico Cantone ad aver votato un chiaro No, con una percentuale di No superiore addirittura del 20% alla media nazionale. Ha così dimostrato di essere l’ultimo baluardo della Svizzera.

La maggioranza dei votanti ticinesi, onore al merito, non si è lasciata infinocchiare dai ricatti e dalle fake news della partitocrazia PLR-PPD-P$$ ed ha respinto l’ennesimo tentativo dell’UE di dettarci legge. Questo indubbiamente grazie anche al lavoro della Lega e del Mattino.

Alle nostre latitudini, dunque, il triciclo esce di nuovo sconfitto dalle urne.Il voto sulle armi è stato, in buona parte, anche un voto contro l’Unione europea ed i suoi camerieri nostrani.

Di che riflettere

I ticinesi hanno capito qual era la posta in gioco domenica. Non certo il numero di colpi che può contenere un caricatore o altre amenità del genere, bensì la nostra sovranità e la nostra indipendenza.
I ticinesi hanno capito che accettare l’ennesima imposizione di Bruxelles avrebbe significato accondiscendere alla rottamazione delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare, e tutto questo per cosa? Solo per rincorrere una “classe politica” (?) da troppo tempo abituata chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni “cip” in arrivo da Bruxelles. In altri paesi, anche più piccoli del nostro, le cose funzionano diversamente; sicché c’è davvero da meditare su come si sono ridotti i partiti cosiddetti “storici”. Ormai conoscono solo i verbi “svendere”, “cedere”, “capitolare”, “genuflettersi” ed i vari sinonimi più o meno chic. Fossero state così anche le generazioni precedenti, il nostro Paese non esisterebbe più da un pezzo.

I ticinesi hanno altresì capito che la storiella di “Schengen in pericolo” era solo una panzana per ricattare gli elettori. Schengen non è mai stato in pericolo, e soprattutto non è una vacca sacra, anzi. Ci sono Stati membri dell’UE che ne hanno sospeso l’applicazione da mesi, se non da anni. E di certo non l’hanno fatto per autolesionismo.

Conosciamo i nostri polli

Domenica, i votanti del nostro Cantone sono rimasti da soli a difendere la sovranità e l’indipendenza della Svizzera. Evidentemente in Ticino  la maggioranza della popolazione ha capito di che pasta è fatta l’Unione europea; sa da tempo quali sono le sue intenzioni, tutt’altro che amichevoli. L’UE non vuole andare d’accordo con noi, non vuole trattare alla pari. Vuole comandare in casa nostra. Ed è il Ticino a trovarsi confrontato con l’invasione da sud, non solo di frontalieri, ma anche di delinquenti, come dimostra (tanto per fare un esempio) l’epidemia di assalti ai bancomat. Invasione che ci viene impedito di arginare a causa  di accordi internazionali scellerati… con l’UE: vedi libera circolazione, vedi il tanto magnificato Schengen.

O ci svegliamo, oppure…

Il No al Diktat disarmista fa onore al nostro Cantone. Ma, purtroppo, fa anche riflettere. E molto. Specie in vista delle prossime votazioni su temi della massima importanza per i rapporti tra Svizzera ed Unione europea. Ad esempio lo sconcio accordo quadro istituzionale voluto dalla solita partitocrazia PLR-PPD-PS che, se approvato, trasformerebbe il nostro paese in una colonia di Bruxelles.

O i cittadini elvetici si rendono conto che qui c’è una maggioranza politica triciclata che – in nome di trattati commerciali clamorosamente sopravvalutati a scopo di lavaggio del cervello, e in realtà vantaggiosi solo per pochi – è disposta a sacrificare il futuro della Svizzera come Stato sovrano ed indipendente, oppure ci aspettano tempi assai grami.

Visto poi che le elezioni federali si avvicinano, sarà bene ricordare che a Berna solo gli esponenti ticinesi di Lega ed Udc (ovvero: Roberta Pantani, Lorenzo Quadri, Marco Chiesa) hanno votato contro il Diktat disarmista dell’UE. I due consiglieri nazionali PPD si sono astenuti (?). Tutti gli altri…

Amaro risveglio

Adesso che purtroppo la direttiva UE sulle armi è stata approvata perché tutti i Cantoni tranne il Ticino hanno calato le braghe, quanti hanno creduto alle favolette della partitocrazia secondo cui, capitolando davanti al nuovo Diktat UE, non sarebbe cambiato niente, avranno modo di ricredersi.  Specie quando, tra qualche annetto, arriveranno gli inasprimenti già programmati. Che naturalmente, grazie ai politicanti calabraghisti del triciclo, dovremo accettare senza un cip. Chi si è bevuto le panzane della casta, presto aprirà gli occhi. Ma sarà troppo tardi.

Lorenzo Quadri

 

Diktat UE sulle armi: in gioco c’è la nostra indipendenza

C’è ancora qualche ora di tempo per mandare “affan” gli eurobalivi! Ogni voto conta!

 

Ci sono ormai ancora solo poche ore di tempo per votare NO al Diktat disarmista dell’UE. Il fronte dei favorevoli all’ennesima genuflessione davanti a Bruxelles si è prodotto in un quantitativo di panzane che ha ben pochi precedenti.

Tentare di sdoganare la tesi farlocca che “accettando la direttiva disarmista per noi non cambierebbe niente” vuol dire prendere la gente per fessa. Non solo con un sì la maggioranza della popolazione verrebbe privata del diritto di possedere armi normalmente in commercio, ma un sì equivarrebbe ad una rottamazione delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, delle nostre libertà  e della nostra volontà popolare. E tutto questo per cosa? Per, ancora una volta, sottomettersi agli ordini di Bruxelles.

Solo il primo passo

E’ allarmante che rappresentanti ticinesi alle Camere federali non capiscano, o fingano di non capire, che la posta in gioco non è il numero di colpi che può contenere un caricatore, bensì l’indipendenza della Svizzera ed i nostri diritti popolari, che adesso il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di accantonare ogni volta che a Bruxelles qualcuno solleva un sopracciglio.

E’ poi non solo evidente, ma apertamente dichiarato, che la direttiva disarmista sul cui recepimento voteremo il 19 maggio è solo il primo passo. Ogni 5 anni ci saranno inasprimenti. Con l’obiettivo di arrivare al disarmo totale del cittadini onesti, che la totalitaria UE considera nemici. Una concezione dei rapporti tra cittadino e Stato che è diametralmente opposta, e dunque inconciliabile, a quella vigente in Svizzera, basata sulla fiducia reciproca. E le maggioranze politiche vogliono ora gettare alle ortiche anche questo valore svizzero per compiacere i loro padroni di Bruxelles. La svendita del Paese continua!

Giravolte indecorose

E’ infatti manifesto che l’attuale diritto svizzero delle armi non rappresenta alcun problema. A nessuno – ad eccezione dei compagni rossoverdi – verrebbe in mente di stravolgerlo se non ci fosse una pretesa europea in questo senso. Nel  febbraio 2011 i cittadini respinsero un’iniziativa di sinistra che proponeva limitazioni meno incisive di quelle attualmente sul tavolo. I partiti del cosiddetto centro si opposero a tale iniziativa. Ma oggi, tra i manutengoli del Diktat disarmista di Bruxelles, troviamo gli stessi parlamentari federali che 8 anni fa erano in prima fila nel comitato per la tutela dello statu quo. Come si spiega questa indecorosa giravolta? Semplice: perché adesso è l’UE a pretendere; e allora, secondo certi partiti e certi politici, “bisogna genuflettersi”! Ma a che livelli siamo scesi?

Ricatti ridicoli

Quanto alla minaccia dell’espulsione della Svizzera da Schengen/Dublino: è semplicemente ridicola. La permanenza del nostro Paese nello spazio Schengen non è una questione giuridica, bensì politica. Nessuno a Bruxelles ha interesse ad “epurarci”. Ne conseguirebbe infatti la rinuncia ai contributi elvetici, che ammontano a svariate decine di milioni di Fr annui, e alle informazioni che la Svizzera fornisce al sistema. A parte questo, l’importanza della banca dati Schengen è ampiamente (e strumentalmente) sopravvalutata: un po’ come, all’indomani dell’approvazione popolare dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venne agitato lo spauracchio dell’esclusione della Svizzera dai programmi Erasmus plus, presentata come una catastrofe per il mondo universitario. Salvo poi accorgersi che questi programmi costano uno sproposito all’ente pubblico e sono frequentati da quattro gatti.

Va pure ricordato che la Svizzera aderisce a Schengen dal 2008; prima del 2008, il paese non viveva solo di pastorizia, come vorrebbero ora farci credere alcuni ambienti economici che per un franco svenderebbero la nonna, per cui figuriamoci la nazione. Nel 2008 c’erano più turisti di oggi, e non si formavano code chilometriche in dogana “causa visti”. Senza dimenticare che sono proprio gli accordi di Schengen a prescrivere le frontiere spalancate, con risultati deleteri per la sicurezza delle zone di confine (vedi l’epidemia di esplosioni ai bancomat).

Dublino in pericolo

Quando all’accordo di Dublino, quello che permette i famosi rinvii degli asilanti: esso è effettivamente minacciato, ma non certo da un eventuale rifiuto dei cittadini elvetici di farsi disarmare dai burocrati di Bruxelles, bensì dalle istanze europee a sostegno dell’immigrazione clandestina, che adesso viene ipocritamente definita “globale”. Le minacce all’accordo di Dublino vengono dall’UE e dal patto ONU sulla migrazione. Patto sostenuto proprio dalle stesse forze politiche che adesso si sciacquano la bocca con la fanfaluca di “Schengen/Dublino a rischio” nel goffo tentativo di giustificare l’ennesima capitolazione. Insomma, un coacervo di contraddizioni.

Votiamo un NO convinto alla direttiva UE sulle armi. Schengen non è in pericolo. La nostra indipedenza sì! C’è ancora qualche ora di tempo: sfruttiamola! Ogni scheda conta!

Lorenzo Quadri

Ogni pretesto è buono pur di “conformarsi” alla fallita UE

Allucinante: anche il contrassegno CH sulle auto diventa una scusa per calare le braghe

 

Ohibò, ecco che inizia una nuova telenovela: quella dell’adesivo “CH” sui veicoli. Tale adesivo è obbligatorio per chi viaggia all’estero ed è già stato fonte di problemi. Questo perché i vicini del Belpaese, a seconda dell’umore e delle fasi lunari, di tanto in tanto si mettono a fare i capricci e a multare i veicoli con targhe rossocrociate che non ostentano il fatidico autocollante; e anche quelli che ce l’hanno, ma troppo piccolo (le dimensioni contano).

Convenzione di Vienna

Le base legale per le sanzioni ai veicoli privi dell’adesivo CH viene identificata (uella) nella Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale del 1968, quindi un accordo non proprio recentissimo.

All’art. 37 capoverso 1 lettera a, la Convenzione recita quanto segue: “Ogni autoveicolo in circolazione internazionale deve recare nella parte posteriore, oltre al proprio numero di immatricolazione, il segno distintivo dello Stato in cui è immatricolato”.

Ora, le targhe svizzere comprendono sia la bandiera del Cantone che quella della Confederazione. Ma a quanto pare la bandiera non sarebbe un “segno distintivo” dello Stato ai sensi della Convenzione di Vienna: ci vuole la sigla. Il  famoso CH.

Non essendo degli intellettualini gauche-caviar, facciamo un po’ fatica ad immaginare, per una nazione, un segno più “distintivo” della bandiera. In particolare, non si capisce perché la bandiera sarebbe meno “distintiva” di una sigla.

Non certo irrisolvibile

Al di là di questo, il problema non sembra certo irrisolvibile. Basta che il governicchio federale mandi qualcuno dei suoi burocrati – di cui non c’è di sicuro carenza, essendo l’amministrazione bernese gonfiata come una rana – a chiarire alla comunità internazionale, magari tramite l’ausilio di qualche disegnino a beneficio dei più duri di comprendonio, che la bandiera è, a non averne  dubbio, un “segno distintivo” del Paese di provenienza, di modo che non ne servono altri. Non dovrebbe essere una fatica d’Ercole.

Questo per accontentare anche chi non ha apposto l’adesivo CH sulla propria vettura, o ne ha attaccato uno giudicato troppo piccolo, ed evitargli sanzioni in caso di passaggio della ramina.

Ci si potrebbe poi chiedere, ma questo è un altro discorso, per quale motivo qualcuno dovrebbe impuntarsi nel non apporre il famoso autocollante CH nelle dimensioni richieste. Ragioni estetiche? Sostenere che la sigla del nostro paese sarebbe una deturpazione, è una tesi piuttosto discutibile.

Diritti popolari scomodati

Come detto, il “caso” dell’adesivo CH, ammesso che di “caso” si tratti, sarebbe facilmente risolvibile mobilitando qualche galoppino della diplomazia federale non a rischio di burn out per il troppo lavoro.

Invece, ecco che qualche illuminato statista pensa di scomodare addirittura i diritti popolari. L’iniziativa “Integrazione del contrassegno nazionale nella targa”, lanciata ad inizio marzo, chiede infatti che sulle nuove targhe di veicoli e rimorchi figuri obbligatoriamente anche il segno distintivo CH. Il governicchio federale, rispondendo ad un’interrogazione sul tema, annuncia che “nei Cantoni  densamente popolati la scorta di targhe con sequenze  numeriche a sei cifre sarà presto esaurita” ciò che porterà ad un ripensamento complessivo del sistema. Quindi, nelle nuove targhe, la sigla CH sarà incorporata, sostituendo l’attuale adesivo.

Palla al balzo

E’ facile capire dove si andrà a parare: le targhe svizzere diventeranno uguali a quelle di un qualsiasi Stato della fallita UE. Addio bandierine – è roba da beceri nazionalisti! – e avanti con le siglette asettiche che tanto piacciono agli eurobalivi. Tutto fa brodo, pur di cancellare l’identità svizzera ed i suoi simboli. Invece di sistemare in quattro e quattr’otto un problemino di portata “micro”, si coglie la palla al balzo per “conformarsi” a quella UE in cui la partitocrazia PLR-PPD-P$$ ci vuole portare con la tattica del salame. Penoso.

Lorenzo Quadri