Le carte d’identità che si falsificano col ciclostile!

Ottengono il permesso B con documenti contraffatti e attingono al nostro stato sociale

 

Gli uccellini cinguettano che a taroccare un documento d’identità rumeno è capace anche il Gigi di Viganello; e così i sedicenti cittadini UE si trasferiscono in Svizzera

Ah, poi hanno il coraggio di venirci a dire che non è vero che l’immigrazione è del tutto fuori controllo. Le agenzie di stampa (quindi non il Mattino populista e razzista) hanno recentemente “battuto” una notizia quanto mai interessante. Interessante ma certamente non inaspettata. La notizia è questa: un progetto pilota condotto nella città di Berna ha dimostrato che il 10% delle richieste di permessi di dimora sono correlate da documenti contraffatti. Apperò. Naturalmente stiamo parlando delle contraffazioni scoperte. Si può dunque immaginare, senza troppi voli pindarici, che quelle reali siano ben di più. E sarebbe interessante sapere quanti di questi titolari di permessi B ottenuti con l’inganno sono a carico del nostro stato sociale.

Ciò significa nel concreto che cittadini di Stati terzi  ottengono di trasferirsi in Svizzera presentando passaporti e carte d’identità fasulli di Stati UE. Si tratta in particolare kosovari, albanesi, serbi, turchi, russi, cinesi e brasiliani.

Con la ciclostile del nonno

Da parte nostra sappiamo ad esempio che a falsificare una carta d’identità rumena è capace anche il Gigi di Viganello.  E già questo è allarmante. Cosa fanno i balivi di Bruxelles, sempre pronti a vomitare sentenze contro gli svizzerotti (vedi l’ultima bestialità di tale eurocommissaria Marianne Thyssen, secondo cui dare la priorità agli svizzeri è discriminatorio)? Non sarebbe forse nel loro interesse imporre agli Stati membri di creare dei documenti d’identità seri, che non si possano taroccare con la ciclostile del nonno, visto che tali documenti danno la possibilità di immigrare nei Paesi UE? Certo che lo sarebbe. Ma naturalmente a questo proposito nulla si muove. Non sia mai! Immigrazione uguale ricchezza! E poi, si sa, l’autonomia degli Stati membri va rispettata; è solo quella degli svizzerotti che può essere tranquillamente presa a calcioni…

Tutti “casi isolati”?

Ovviamente ad essere oggetto di contraffazioni non sono solo le carte d’identità ma anche altri documenti necessari per l’ottenimento di un permesso B. In particolare il contratto di lavoro.

E allora immaginiamoci la seguente situazione: un cittadino extracomunitario falsifica un passaporto rumeno e, con un contratto di lavoro altrettanto farlocco, ottiene il permesso B. Una volta che l’ha ottenuto, attaccarsi alla mammella dello Stato sociale svizzero diventa un gioco da ragazzi. E che lo stato sociale svizzero sia diventato un self service per immigrati, non abbiamo bisogno di ripeterlo ancora. Ci sono, in questo ridente Cantone, famiglie straniere in cui  nessuno ha mai lavorato che tra assistenza, assegni familiari, e prestazioni sociali assortite costano al contribuente cifre allucinanti. Ma naturalmente tutto è dovuto; chi ha qualcosa da dire è un razzista e un fascista.

Ecco quindi che, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, ci troviamo a mantenere non solo immigrati nello Stato sociale con passaporto UE, ma anche immigrati nello Stato sociale che falsificano passaporti UE.

E non stiamo parlano di pochi “casi isolati”: stiamo parlando di un 10% accertato – quindi una cifra reale certamente maggiore  – e che senza dubbio è in crescita. E’ in crescita perché la voce si spande: è così bello fare fessi gli svizzerotti, per cui approfittiamone tutti!

Bloccare il rilascio di permessi

Ora, per non saper né leggere né scrivere, immaginiamo che ci siano dei paesi particolarmente inadempienti per quel che riguarda l’affidabilità dei documenti. Probabilmente non è solo la Romania ad avere delle carte d’identità  che anche i bambini sono in grado di taroccare. Se i sette scienziati di Berna avessero un minimo di attributi, visto l’imperversare degli abusi, scriverebbero subito ai balivi di Bruxelles: in attesa che gli stati membri oggi inadempienti si dotino di documenti d’identità seri, le domande di permesso B da parte di cittadini provenienti da questi Stati vengono bloccate, dato l’alto rischio che i documenti presentati siano farlocchi. Ma figuriamoci se in quel della capitale sono anche solo lontanamente sfiorati da simili pensieri indecenti. Non sia mai! Combattere gli abusi nel sociale? “Sa po’ fa nagott”!

Riflessione conclusiva. Se ci sono galantuomini che falsificano perfino il passaporto per staccare il permesso B, pensate forse che nelle autocertificazioni sui precedenti penali i candidati dimoranti dicano la verità? Ma bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli. Oppure chiamarsi Simonetta Sommaruga!

Lorenzo Quadri

 

La Brexit spazza via anni di lavaggio del cervello sull’integrazione europea. Quelli che “hanno perso tutto in una notte”

Oltre, ovviamente, alla fallimentare Unione europea ormai avviata sulla via della rottamazione, il trionfo della Brexit ha un’altra grande perdente: la stampa di regime.

In effetti, basta dare un’occhiata sui media nostrani per rendersi conto che non c’è un solo articolo, commento, elzeviro o notula a sostegno della Brexit. Non sia mai! Bisogna demonizzare a tutto campo!

E’ normale: i soldatini mediatici degli spalancatori di frontiere non possono che scrivere peste e corna del voto inglese. Perché questo voto cancella, in un sol colpo, anni di tentativi di lavaggio del cervello all’indirizzo degli svizzerotti. Si è suonata ad oltranza la manfrina dell’avvicinamento (=sottomissione) all’UE  doveroso, ineluttabile, necessario. In caso contrario? Le porte dell’inferno si spalancheranno sotto i nostri piedi di razzisti e xenofobi! Si è divisa la politica – e dunque la popolazione –  in due categorie: da un lato gli illuminati, i buoni, gli “aperti” che vogliono l’integrazione nella fallita UE; dall’altro i retrogradi, beceri e razzisti che non la vogliono. Ebbene, una storica notte di fine estate ha messo brutalmente fine al bieco giochetto.

Dogma farlocco

Il voto sulla Brexit ha spazzato via il dogma farlocco dell’ “integrazione europea ineluttabile”. Altro che dogma: era una fregnaccia, ed i fatti lo dimostrano. L’UE non è il Vangelo. Non solo non è necessario farsi fagocitare; addirittura chi è dentro – e non da ieri, ma come Stato fondatore – può uscirne. In una notte si è consumata la rivoluzione. Per gli spalancatori di frontiere politikamente korretti è un vero sacrilegio. Da qui le reazioni isteriche dei soldatini dell’UE – compresi quelli mediatici. Erano sicuri che la Brexit avrebbe fallito. Hanno fatto di tutto e di più per denigrarla e per diffamarne i promotori. Erano certi che nessuno avrebbe osato sfidare le minacce, i ricatti (economici e morali), i catastrofismi degli eurolecchini (e di quei padroni del vapore che, con le frontiere spalancate, si fanno gli attributi di platino speculando sulla manodopera straniera a basso costo). Ed invece è successo l’impensabile.

Persa anche la faccia

Sicché all’ira degli spalancatori di frontiere, al loro astio nei confronti del popolo bestia che vota sbagliato, al genuino schifo che costoro provano nei confronti della democrazia che osa smentirli, si aggiunge la necessità pressante di salvare la faccia.  O almeno di provarci. Il risultato non poteva che essere il festival dell’isterismo mediatico contro la Brexit. Si fa a gara a chi la spara più grossa. Parola libera ai tutti gli esperti da tre e una cicca, soldatini al servizio della partitocrazia, che, non avendo evidentemente imparato nulla dalla clamorosa batosta, credono ancora di poter spaventare ed intimidire i lettori: I dossier elvetici finiranno nel cassetto! Rapporti con l’UE più difficili! La nebbia sulla manica! Mancava solo “la fine del mondo è vicina!”. Questi sono alcuni dei titoli del flauto barocco che si potevano leggere sulla stampa del “day after”. Non è certo solo un fenomeno svizzero. Il Corriere della Sera, ad esempio, era pari-pari. Sulla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico, nelle cui redazioni la Brexit ha provocato il travaso di cisterne di bile, si può giusto stendere un velo pietoso (anzi un “burqa pietoso” che certamente, in quegli ambienti, è più apprezzato).

Mentre Calmy Rey…

Per quel che riguarda la situazione in Svizzera, tra tutte le starnazzanti minacce dei politicanti euroturbo (per la serie: svizzerotti, non osate rallegrarvi per la Brexit! E soprattutto: non osate neanche immaginare di poter anche voi uscire dalla sudditanza nei confronti degli eurobalivi in cui vi abbiamo cacciati per il nostro interesse!) spicca in positivo la posizione dell’ex ministra degli esteri Micheline Calmy Rey: che è una kompagna, mica una leghista populista e razzista. Calmy Rey non si è fatta problemi nello sbugiardare gli attuali consiglieri federali dicendo che la Brexit sarà positiva per la Svizzera. Certo che lo sarà: perché gli eurobalivi dovranno abbassare la cresta con tutti. E anche con noi.

Non è il solo

Del premier britannico dimissionario David Cameron si è scritto che “ha perso tutto in una notte”. Non è mica il solo. Anche molto più  vicino a noi c’è chi in una notte ha perso forse non “tutto”, ma la faccia e la credibilità di sicuro. Vero, stampa di regime?

Lorenzo Quadri

Brexit GRANDIOSA! Asfaltati i camerieri dell’UE, compresi quelli “nostrani”. Anche noi dobbiamo tornare padroni in casa nostra!

Grandioso. Non può essere definito diversamente il voto a favore della Brexit. Il momento è storico. E’ l’inizio della fine della fallimentare UE. E’ la rivalsa della sovranità popolare e della democrazia contro l’aborto antidemocratico di Bruxelles. Un paese come la Svizzera, dove la sovranità popolare ha un ruolo fondamentale, alla Brexit dovrebbe come minimo intestare una via.

La propaganda di regime ha fallito

La Brexit ha trionfato malgrado sia stata ostacolata e denigrata in tutti i modi. Perfino l’ormai scaduto presidente USA Barack Obama (il peggiore della storia recente) aveva pensato bene di ficcare il naso negli affari britannici; e si è beccato un bello schiaffone.

Il voto inglese segna anche il fallimento della propaganda di regime. I suoi manipolatori le hanno provate tutte per far passare il “remain”. Nulla è rimasto intentato. Dal terrorismo economico al ricatto morale degli intellettualini (quelli dell’equazione patriottismo=fascismo) alla svergognata strumentalizzazione dell’assassinio della deputata laburista (si sa che gli spalancatori di frontiere, autocertificati detentori della morale, non si fanno scrupolo nel camminare sui cadaveri). Offendendo l’intelligenza dei cittadini, si è arrivati al punto di mettere in campo perfino la minaccia del taglio dei finanziamenti europei  a talune note serie televisive. Uhhh, che pagüüüraaa!

Tutto è stato tentato; nulla è servito.

Momento storico

Il momento, dunque, è storico. La Gran Bretagna esce dall’UE, altri seguiranno. E il Regno Unito non è “n’importe qui”. E’ uno Stato fondatore dell’UE. Che però ancora godeva di importanti autonomie. Gli inglesi non sono (erano) certi quelli messi peggio nell’Europa disunita. La partenza di Londra è il via libera che molti altri aspettavano. La svolta Brexit è epocale anche per la Svizzera. L’era in cui i camerieri dell’UE in Consiglio federale venivano a raccontare – supportatati dalla partitocrazia, dalla stampa di regime, dall’élite spalancatrice di frontiere – che l’integrazione (=sudditanza) della Svizzera nei confronti dell’UE è ineluttabile, è una necessità, e via cianciando, è chiusa per sempre. Se uno Stato membro e fondatore può uscire dall’Unione europea,  anche noi che non siamo membri possiamo, anzi dobbiamo, riprenderci la nostra sovranità nazionale. Quella sovranità che i citati camerieri dell’UE hanno svenduto a suon di frottole, di minacce e di denigrazioni sistematiche (chi è contrario all’UE è un fascista e un razzista).

Tempi duri… per gli zerbini dell’UE

La Gran Bretagna se ne va; anche noi dobbiamo prendere il largo. Sono patetiche  le dichiarazioni del ministro dell’economia PLR “Leider” Ammann  e dei politologi al soldo degli internazionalisti. Costoro annunciano con tono da funerale (vabbè, per “Leider” Ammann è lo standard): “Per la Svizzera arriveranno tempi duri”. Maldestro tentativo di intimidire chi, dopo il voto inglese, adesso pretende che anche i nostri flebili e sottomessi negoziatori con l’UE portino finalmente a casa quanto deciso dal popolo il 9 febbraio. $ignori, chi pensate di prendere per il coccige? Certo che arrivano tempi duri: ma per voi; per quelli dell’ “integrazione (=sudditanza) europea ineluttabile”. Adesso siete irrimediabilmente sbugiardati. Anzi, il termine corretto sarebbe un meno casto “sputtanati”.

Da notare che il quasi ex premier inglese Cameron dopo l’approvazione del Brexit ha annunciato le dimissioni. I “nostri” camerieri dell’UE, invece, vengono asfaltati dalle urne ma restano attaccati alle cadreghe come cozze allo scoglio.

Quelli che rosicano

Chissà come rosica (dietro le dichiarazioni di facciata) il ministro degli Esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr, quello che vuole la ripresa dinamica (=automatica) del diritto UE ed i giudici stranieri. Gli uccellini bernesi cinguettano che Burkhaltèèèèr aspettasse solo il No alla Brexit (che lui riteneva scontato; e invece…) per tirar fuori dal cassetto la porcata dell’accordo quadro istituzionale, che avrebbe costituito la tomba della sovranità svizzera. Adesso la suddetta porcata dovrà finire nel cestino della carta straccia a fare compagnia alla domanda d’adesione all’UE. Se poi il Consiglio federale avesse un minimo di decenza, dopo il voto di giovedì  dovrebbe ritirare la decisione, anticostituzionale, di estendere la libera circolazione delle persone alla Croazia.

Per la Svizzera

Perché la Brexit è positiva per la Svizzera? Perché, oltre far calare “di due dita” una manica di eurofunzionarietti non eletti da nessuno ma affetti da delirio di onnipotenza, mette Bruxelles  davanti all’evidenza che sbattere le porte in faccia all’UE “sa po’”. Quindi,  se vuole avere una qualche chance di sopravvivenza, l’UE dovrà scendere a compromessi anche con altri paesi che chiedono più autonomia. In particolare in tema di controllo dell’immigrazione. Altro che starnazzare al principio fondante della libera circolazione delle persone senza limiti. O Bruxelles scende a più miti consigli, o il principio fondante diventerà affondante per l’UE.

Questo vale anche per la Svizzera e per il voto del 9 febbraio. Un voto che dovrà essere portato a casa nella sua integrità e non certo con l’inutile clausola del Consiglio federale. Ci sarà la preferenza indigena e chi saranno i contingenti all’immigrazione. Altrimenti, via  i Bilaterali, via Schengen e frontiere blindate. La via è tracciata. Come diceva qualcuno: Yes we can!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

I kompagni lo mettono nero su bianco: vogliono che ci teniamo tutti i finti rifugiati. P$$: lavoro ai migranti a scapito degli svizzerotti

Come da copione: nei giorni scorsi i kompagnuzzi hanno rese pubbliche le loro intenzioni in materia di finti rifugiati. Non a caso la $inistra ha sostenuto, con le consuete modalità (chi non è d’accordo è un razzista e un fascista)  la nuova legge sull’asilo. Adesso abbiamo la dimostrazione che questa legge serve per far arrivare in Svizzera tutti i migranti economici. E, ovviamente, per far sì che, una volta arrivati, non debbano più andarsene.

E quindi ecco che il P$ comincia subito ad avanzare pretese per i finti rifugiati: insegnamento della lingua  (quale?) a partire dal primo giorno su suolo elvetico (sic! naturalmente a spese del contribuente) e l’integrazione nel mondo del lavoro. Ma bravi! Sempre più cittadini svizzeri vengono tagliati fuori dal mondo del lavoro in casa loro grazie alla devastante libera circolazione delle persone e alla fallimentare politica delle frontiere spalancate volute dai kompagni. E costoro, non ancora contenti, vogliono tagliarne fuori ancora di più, per fare spazio ai finti rifugiati. Svizzera sempre più paese della cuccagna per immigrati! Gli stranieri prima degli svizzeri, come sempre secondo la $inistra: perché “dobbiamo aprirci”!

Pretesti per non espellere

Interessante pure la tesi della consigliera nazionale del Canton Vaud Cesla Amarelle (di Montevideo): che è poi la stessa che ha dichiarato che la Svizzera non ha il diritto di espellere dei terroristi islamici se questi nel paese d’origine rischiano la vita (quindi ci teniamo in casa i miliziani dell’Isis). “Tutti hanno interesse che ogni persona destinata a rimanere a lungo termine in Svizzera sia ben integrata e che l’integrazione avvenga il più rapidamente possibile”, ha detto la Cesla. Ma guarda un po’ che foffa politikamente korretta!

Tanto per cominciare, l’intenzione dei kompagnuzzi è proprio il contrario di quanto viene dichiarato. Ci si inventa corsi e misure di integrazione (integrazione solo sulla carta) per finti rifugiati per poi avere il pretesto per non espellerli. Per la serie: gretti razzisti e fascisti, non vorrete mica mandar via persone che si stanno integrando (nel nostro Stato sociale)?

Punto secondo: l’integrazione è compito dell’immigrato e non dello Stato con i soldi del contribuente.

 Con simili promotori…

Ma le fregnacce del P$$ non finiscono qui:  il presidente  Levrat (quello in simbiosi con la cadrega), ha ammesso, bontà sua, che nei prossimi mesi gli asilanti aumenteranno. Ma come, il caos asilo non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Adesso, dopo la votazione sulla nuova legge sull’asilo, ci si accorge invece che…

Naturalmente, aggiunge il presidente P$, i kompagnuzzi faranno tutto il possibile per evitare la chiusura dei confini e l’invio dell’esercito alle frontiere. Quindi, frontiere spalancate ad oltranza ai migranti economici. Ricordiamo che i $ocialisti hanno sostenuto la nuova legge sull’asilo, proposta dalla loro consigliera federale. E’ dunque evidente, nel caso ci fossero ancora dei dubbi, quali sono gli intenti di una legge  sull’asilo con simili promotori e supporter.

 Risolvere i problemi altrui?

E c’è ancora di meglio: secondo un altro kompagno, bisogna “trovare un accordo” di ripartizione dei rifugiati tra i “paesi Dublino”. Traduzione: gli accordi di Dublino vanno aboliti. La Svizzera deve continuare, naturalmente senza uno straccio di obbligo né di base legale, ma per puro masochismo, a farsi carico di decine di migliaia di finti rifugiati che non le spettano affatto. Dunque gli accordi di Dublino che dovrebbero permetterci di rinviare la grande maggioranza dei finti rifugiati arrivati in Svizzera, sono carta straccia. Mentre i fallimentari accordi di Schengen, quelli che spalancano le frontiere, si rispettano; sempre a nostro danno. E questo malgrado nemmeno i sostenitori di Schengen siano ormai più in grado di trovare uno straccio di argomento a loro favore: dall’inizio dell’emergenza asilo sono costretti a prodursi in vacue scempiaggini su presunti “principi irrinunciabili”.

“Anghela”, arrangiati!

Non poteva mancare la ciliegina (ciliegiona) sulla torta: “La Svizzera non dovrebbe rinviare in Germania e Austria “casi Dublino” fintanto che questi due paesi saranno confrontati con grandi numeri di richiedenti l’asilo”. Apperò! Qui ci vuole un premio Nobel! L’Anghela Merkel ha provocato l’invasione di finti rifugiati in Germania, con tanto di “fatti di Colonia”; e gli svizzerotti dovrebbero toglierle le castagne dal fuoco? Come direbbe il noto supermercato amico nostro: “non siamo mica scemi”! L’Anghela ha voluto i migranti? Se li tenga!

Ecco dunque nero su bianco il programma dei kompagnuzzi per riempire la Svizzera di finti rifugiati:

  • Mantenere le frontiere spalancate;
  • Farci carico di migranti economici che non ci spettano affatto;
  • Cominciare subito a spendere soldi del contribuente con sedicenti misure d’integrazione, così da usarle come pretesto per non respingere nessuno;
  • Promuovere l’occupazione degli asilanti a scapito degli svizzeri;
  • L’industria dell’asilo, riserva di posti di lavoro per kompagni, si gonfia ad oltranza.

Ma bene, avanti così!

Lorenzo Quadri

I padroni delle ferriere sbroccano: dàgli agli svizzerotti “chiusi” che credono a Guglielmo Tell! Nuova infornata di fregnacce in arrivo da Avenir Suisse

Ma guarda un po’! Era da qualche tempo che Avenir Suisse  non ci sollazzava con le sue pensate. Avenir Suisse è l’autoproclamato “laboratorio di idee” del mondo economico svizzero. Ma sarebbe meglio dire di una parte del mondo economico: quello dei “poteri forti”. Quello  dei padroni delle ferriere spalancatori di frontiere perché vogliono la manodopera straniera a basso costo, con cui sostituire i lavoratori locali. Non certo quello delle piccole e medie imprese e degli artigiani, che sono la spina dorsale dell’economia svizzera.

 La precedente pensata

Prima di arrivare all’ultima trovata di Avenir Suisse, vale la pena ricordare la precedente. I grandi pensatori (?) al soldo dei padroni del vapore hanno infatti spinto la faccia di tolla fino all’anatema contro i diritti popolari. Bisogna rendere più difficile la riuscita di iniziative e referendum, sproloquiavano lorsignori. La plebe non deve decidere: perché altrimenti ci mette i bastoni tra le ruote quando si tratta di spalancare le frontiere.

Ai galoppini di Avenir Suisse va tuttavia fatto presente, senza possibilità di equivoco, che i diritti popolari non si toccano. Il giochetto dei “pensatori” di Avenir Suisse è fin troppo facile: si sabotano i diritti popolari per sabotare la sovranità popolare di cui sono espressione. Meno potere al popolo! E quindi – perché è lì che si vuole andare a parare – affossamento del maledetto voto del 9 febbraio! Comandano le lobbies!

In linea

Anche l’ultima presa di posizione di Avenir Suisse è in linea con quanto sopra. Il direttore, tale Peter Grünefelder (chi è costui per permettersi di montare in cattedra?) sentenzia: “Nessun contenimento della spesa sulla formazione, credere a Guglielmo Tell non aiuta a creare impieghi”. Apperò, simpatico come un cactus nelle mutande, questo Peter. Che infatti prosegue con i soliti sciocchi apprezzamenti su quelli che vogliono una “Svizzera chiusa”. Peccato che, ma guarda un po’, nemmeno la libera circolazione aiuta a creare impieghi. Certamente non in Ticino per i ticinesi, dove genera invece soppiantamento. Anche se gli amici di merende di Grünefelder negano l’evidenza.

Cos’altro inventarsi?

Ma cosa escogitare ancora – devono essersi detti i pensatori del “laboratorio di pensiero” –  per fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti pro  libera circolazione e pro sudditanza nei confronti dell’UE? Questo: Avenir Suisse scende in campo a difesa della nuova vacca sacra, diventata il grimaldello per scassinare le frontiere: la formazione. E così ci si sciacqua la bocca con concetti politikamente korrettissimi quali la ricerca, le eccellenze e avanti  con i fumogeni. Peccato che ricerca ed eccellenza non vadano necessariamente di pari passo; il concetto di eccellenza viene pervertito per contrabbandare cose che con l’eccellenza non hanno nulla a che vedere. In altre parole: anche in ambito di ricerca si fanno, per dirla con Fantozzi, delle cagate pazzesche. Ma adesso le quotazioni, il “goodwill” della ricerca sono elevate.  Per cui, la si può utilizzare come pretesto passepartout per estorcere tutto quel che si vuole. Il classico coperchio per tutte le padelle.

 Coperchio per tutte le pentole

Ecco quindi che la ricerca e la formazione vengono sfruttate per montare la panna ad oltranza sul famigerato programma Horizon 2020, che negli ultimi tempi si è gonfiato come una mongolfiera. Visto che i funzionarietti di Bruxelles minacciano di escludere la Svizzera dal citato e sopravvalutato programma (uhhh, che pagüüüüraaaa!) in caso di mancata estensione della devastante  libera circolazione delle persone alla Croazia, ecco servito sul piatto d’argento l’argomento principe agli spalancatori di frontiere. Che infatti subito partono col terrorismo ed il ricatto morale (altri mezzi non ne conoscono): bisogna calare le braghe, bisogna violare la Costituzione, ne va di mezzo la formazione! E chi sarà mai così becero, oltre che razzista e fascista, da mettere in pericolo (?) i fondi per la ricerca?

 Strada spianata

E’ evidente che, se si viola il nuovo articolo 121 a in nome della formazione, la strada è spianata per violarlo in futuro nelle occasioni più svariate: si troverà sempre – o alla bisogna si inventerà – un qualche pretesto irrinunciabile (?) su cui ricamare ricatti e populismi. Così, con la tattica del salame (una fetta alla volta) si rottama il “maledetto voto”.  E proprio questo è l’obiettivo dei  “poteri forti” e dei loro soldatini di Avenir Suisse. Altro che formazione, altro che eccellenze, altro che ricerca di punta! Ad interessare sono le frontiere spalancate, l’immigrazione scriteriata e il sabotaggio del 9 febbraio. Quindi sarà bene evitare di farsi menare per il lato b.

Lorenzo Quadri

Asilanti respinti restano in Svizzera e delinquono

Sono quasi 6000 all’anno, ma naturalmente la kompagna Sommaruga non fa un tubo

I finti rifugiati entrano a frotte “grazie” alle frontiere spalancate, ma le espulsioni non funzionano

La nuova legge sull’asilo aumenta l’attrattività della Svizzera per i finti rifugiati. A ciò si aggiunge che, mentre la via balcanica è chiusa o semichiusa, quella del Mediterraneo rimane invece spalancata. Le conseguenze per il Ticino si possono facilmente immaginare. Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, solo nella prima settimana di giugno ben 719 finti rifugiati (tutti giovani uomini soli, altro che famiglie) sono arrivati a Chiasso. Interessante al proposito la proposta del presidente dell’Udc nazionale Albert Rösti di mandare le guardie di confine svizzere sui treni in arrivo in Ticino da Milano per far scendere i migranti economici. Come ha però osservato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, la misura sarebbe  fattibile solo in collaborazione con il Belpaese. Il quale, tuttavia, non ha alcun interesse ad impedire ai finti rifugiati che si trovano sul suo territorio di lasciarlo per andare in Svizzera. Al contrario: gli asilanti vengono istradati verso nord.

Quasi 6000 dispersi all’anno

Intanto, naturalmente solo quando la votazione sulla nuova legge sull’asilo voluta dagli spalancatori di frontiere è alle spalle, ecco che si comincia a parlare di migranti economici che spariscono nel nulla dopo che la loro domanda d’asilo è stata respinta. Così si scopre che da inizio anno in Ticino sono già “scomparsi” 78 finti rifugiati. Dalla risposta fornita dal governo alla consigliera nazionale leghista Roberta Pantani si apprende inoltre che nel 2014 sono stati oltre 5600 in tutta la Svizzera i finti rifugiati che si sono dati alla macchia; nel 2015 erano più di 5100.

Si danno alla delinquenza?

Dove vanno a finire queste persone? La risposta è che non lo sa nessuno. Lasciano la Svizzera? Alcuni forse. Ma certamente non tutti. Gli altri rimangono nel nostro paese in clandestinità. Magari alloggiano presso conoscenti. Magari si dedicano al lavoro nero o alla criminalità. Anche di stampo terroristico. Perché l’ISIS controlla il traffico dei barconi sui quali infiltra i suoi uomini. Niente di più “facile” che sviluppare anche in Svizzera – dove i servizi d’informazione si trovano ad operare in un quadro legale da medioevo – cellule dell’Isis servendosi di persone che risultano “scomparse”.

Se in media 5500 finti asilanti all’anno “spariscono dai radar” rimanendo però in Svizzera in clandestinità, è evidente che la sicurezza del paese è minacciata. Quanti di costoro, tanto per fare un esempio, sono già miliziani dell’ISIS o potrebbero diventarlo, contattati da cellule già presenti sul territorio (ogni finto rifugiato ha almeno uno smartphone)? Pensiamo davvero che gli attentati dei terroristi islamici avvengano solo lontano da noi? E quanti di questi “dispersi”, per restare su ipotesi meno pesanti, vivono di criminalità comune?

 Le espulsioni non funzionano

Se la situazione è quella sopra descritta, questo accade perché le espulsioni dei finti rifugiati, la cui domanda d’asilo è stata respinta, non funzionano. Ma, per correggere questa situazione, la kompagna Sommaruga non fa assolutamente un tubo. Con la nuova legge si aumenta l’attrattività della Svizzera per i migranti economici. Col risultato che ne arriveranno sempre più. Anche perché nulla impedisce loro di farlo: le frontiere rimangono spalancate. Perché “dobbiamo aprirci”! “Dobbiamo aiutare l’Italia”! “Schengen è una conquista irrinunciabile”!

Nel nome di queste ridicole fregnacce, si manda a ramengo la sicurezza interna. A seguito del “caos asilo”, non solo ci saranno le espropriazioni facili, con gente buttata in strada (vedi l’anziana coppia di Chiasso) per fare spazio ai flussi incontrollati di migranti. E chi si troverà con un centro per finti rifugiati vicino a casa avrà la qualità di vita devastata e il valore della proprietà svalutata. Naturalmente senza ricevere un copeco di indennità: al proposito ci sono delle sentenze del tribunale federale.

 Nuovi Diktat

Non solo, dunque, espropriazioni facili, ma anche impennata di clandestini potenzialmente dediti alla delinquenza. Ecco le belle conseguenze di una politica d’asilo che, invece di basarsi sul rispetto della legge e della tradizione umanitaria svizzera, promuove l’illegalità: asilo come grimaldello a disposizione dei migranti economici per immigrare illegalmente in Svizzera – e nel suo Stato sociale. Ma di chiudere le frontiere e di sospendere i fallimentari accordi di Schengen, naturalmente, non se ne parla nemmeno. Non sia mai! Anzi: agli svizzerotti è arrivato il Diktat di pagare sempre di più per Schengen; e sempre in base a questi accordi-ciofeca, anche l’arma a domicilio dei militi svizzeri è minacciata. Ma a Berna i camerieri dell’UE continuano a calare le braghe.

Lorenzo Quadri

Poi dicono che non è vero che riempiamo di criminali in arrivo dal Belpaese!! In Ticino anche un ex killer della ‘ndrangheta!

Ovviamente, lo stimato galantuomo ha mentito nell’autocertificazione dei precedenti penali quando non veniva ancora richiesto l’estratto del casellario giudiziale. Ma i camerieri dell’UE che siedono a Berna vorrebbero che tornassimo a rilasciare permessi di dimora alla cieca! Vergogna!

Ah, e poi hanno il coraggio di venirci a dire che non è vero che, con la devastante libera circolazione delle persone,  in questo sempre meno ridente Cantone ci tiriamo in casa tutta la foffa del Belpaese! Ma figuriamoci, sono tutte balle della Lega  populista e razzista!

E’ invece notizia di ieri, ma tu guarda i casi della vita, che tale Gennaro Pulice, ex killer della ‘ndrangheta, ha preso residenza a Lugano nel 2013.

Il galantuomo in questione, già sicario della cosca calabrese dei Cannazzaro-Daponte-Innazzo, ha sul groppone non uno, ma sviariati (!) omicidi, più una lunga serie di reati connessi alla sua attività malavitosa!

E questo raccomandabile signore, che tutti vorrebbero come vicino di casa, risiedeva indisturbato a Lugano, tranquillo come un tre lire! Intanto la partitocrazia, l’élite spalancatrice di frontiere, la stampa di regime, gli intellettualini da tre e una cicca, e via elencando, continuano a raccontarci la panzana che la criminalità d’importazione non è un problema! Anzi, non esiste proprio! Sono tutti “casi isolati”! Per poi raggiungere il “clou” nel settore fregnacce: “se gli immigrati delinquono la colpa è degli svizzerotti chiusi e gretti che non li integrano”! Bisogna aprirsi!

Balle nell’autocertificazione

Ma come ha fatto l’ex killer della ‘ndrangheta, con un curricolo criminale lungo come l’elenco del telefono, a staccare nel 2013 il permesso B “come se niente fudesse”?

Lo ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: Pulice ha semplicemente mentito nell’autocertificazione! Quando ha riempito il formulario  per la richieste del permesso di dimora, alla domanda se avesse dei precedenti penale nel paese d’origine, il killer ha candidamente risposto che non ne ha! Che la sua fedina penale è pura come un giglio!

Casellario forever!

Ecco cosa succede quando, per genuflettersi ai balivi dell’UE, si rilasciano permessi di dimora alla cieca. Per credere che un delinquente, intenzionato a trasferirsi in questo paese del Bengodi che si “apre” (perché “dobbiamo aprirci”!) a tutta la foffa straniera, risponda onestamente alla domanda sui suoi precedenti penali, bisogna essere caduti dal seggiolone da piccoli.

E’ evidente anche a quello che mena il gesso che, con in vigore la richiesta del casellario giudiziale, mai e poi mai l’ex sicario Pulice avrebbe ottenuto il permesso di trasferirsi in Ticino. Probabilmente non ci avrebbe nemmeno tentato. Ma nel 2013, quando ha presentato la domanda, l’estratto del casellario non veniva ancora richiesto. Ed ecco il risultato.

Kompagni: citus mutus?

E’ quindi ovvio che la richiesta del casellario giudiziale deve restare in vigore definitivamente. Checché ne dicano personaggi quali la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga,  il già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Jacques De Watteville, o, oltreconfine, il governatore della Lombardia Roberto Maroni, leghista autocertificato.

Cosa hanno da dire sull’allucinante vicenda dell’ex killer della ‘ndrangheta trasferitosi a Lugano la kompagna Sommaruga ed il suo P$ (contrario, anche la sezione ticinese, alla richiesta del casellario perché “non si può discriminare”)? Niente! Silenzio assordante! Ohibò: i solitamente logorroici esponenti della $inistra sono stati colpiti da mutismo selettivo? Il gatto gli ha mangiato la lingua?

Il funzionario calabrese

Ma c’è anche un altro aspetto del caso, che dovrà essere approfondito a dovere. Pulice ha dichiarato di aver corrotto con una mazzetta un funzionario cantonale di origine calabrese. Al momento la circostanza non risulta confermata. Non si capisce però perché il pluriomicida avrebbe dovuto raccontare una balla a questo proposito. Sia come sia, il Cantone farà bene a riflettere: magari, assumendo negli uffici pubblici più ticinesi – e non veniteci a raccontare la fandonia che non se ne trovano con i requisiti richiesti! – e meno “non patrizi di Corticiasca”, certe cose non succederebbero.

Lorenzo Quadri

 

Perfino i jihadisti ottengono il passaporto rosso!

E poi vengono a raccontarci che le naturalizzazioni facili sono una balla populista e razzista?

Ma guarda un po’: sono aumentati nell’ultimo mese i casi di jihadisti che partono dalla Svizzera. In totale è stata raggiunta quota 76.

Di questi, 29 erano in possesso della nazionalità elvetica e 17 avevano il doppio passaporto. A  dirlo è il servizio delle attività informative della Confederazione. Naturalmente queste sono le cifre ufficiali; quelle reali potrebbero essere ben più elevate.

I jihadisti aumentano

Sicché i jihadisti si moltiplicano anche in Svizzera. Niente di strano, se ci si ostina a tenere le frontiere spalancate. E ricordiamoci, lo ha sottolineato il capo dell’Europol, che tra i migranti economici  si infiltrano i miliziani dell’Isis. Con la nuova legge sull’asilo, voluta dalla kompagna Sommaruga e pistonata dagli spalancatori di frontiere, il numero di finti rifugiati presenti in Svizzera conoscerà un’impennata. Tanto più che a Berna i camerieri dell’UE non ne vogliono sapere di sospendere gli accordi di Schengen. Più finti rifugiati uguale più seguaci del terrorismo islamico.

E’ inoltre evidente che i paesi d’origine dei migranti economici – compresi quelli che incassano aiuti allo sviluppo pagati dagli svizzerotti ma fanno melina quando si tratta di sottoscrivere accordi di riammissione di loro cittadini espulsi dalla Svizzera – non si sognano, per ovvi motivi, di riprendersi i loro concittadini jihadisti. Sicché queste brave persone ce le teniamo in casa.

E le esplusioni?

A ciò si aggiunge che, come ha dichiarato la kompagna Sommaruga, la Svizzera non ha il diritto (?) di espellere i terroristi islamici se questi sarebbero in pericolo di vita nel paese d’origine. Eh già: visto che allontanare dal paese criminali stranieri pericolosi è cosa da razzisti e fascisti, ce li teniamo in casa. Più fessi di così! Ma la partitocrazia non aveva promesso, per estorcere al popolo il No all’iniziativa d’attuazione, che con le nuove norme votate dal parlamento le espulsioni di delinquenti stranieri sarebbero aumentate di otto volte (dalle attuali 500 all’anno a 4000)? Promesse già cadute in dimenticatoio, tanto gli svizzerotti hanno la memoria corta? Oppure si trattava, come di consueto, delle solite balle di fra’ Luca di cui è infarcita la propaganda di regime?

Dubbi sull’integrazione

II fatto che dei 76 jihadisti partiti dalla Svizzera 29 avessero il passaporto elvetico (si tratta, evidentemente, di svizzeri di carta) e 17 la doppia nazionalità, evidenzia ancora una volta il regime di naturalizzazioni facili imperante.

E’ evidente che quando c’è il minimo dubbio sull’integrazione del candidato, il passaporto rosso non va concesso. Altrettanto evidente è che questo non succede. Chiaro: i moralisti a senso unico hanno imposto la multikulturalità (completamente fallita) come se fosse un dogma, e chi non condivide è un bieco razzista e fascista. Come dicono certi kompagni: “già la sola richiesta di naturalizzazione dimostra che il candidato è sufficientemente integrato” (sic!). Quindi, chi si azzarda a contestare l’integrazione di un aspirante cittadino svizzero che non si riconosce nei nostri valori, considerando che la conseguenza di ogni “cip” è un perpetuo marchio d’infamia?

Clima censorio

Niente di più facile, con simili presupposti, e con il clima intimidatorio e censorio creato dai moralisti a senso unico, che anche gente tutt’altro che integrata riesca ad ottenere il passaporto rosso. Ricordiamoci che i due fratelli musulmani di Therwil (BL) che rifiutavano dare la mano alla loro docente perché donna, erano candidati alla naturalizzazione. Poco ma sicuro che, senza la vicenda della stretta di mano, si sarebbero trovati i tarlocchi pronti a farli diventare cittadini elvetici, perché “bisogna aprirsi”.

La punta dell’iceberg

La statistica dei jihadisti naturalizzati ci porta vari esempi di passaporti svizzeri concessi a  persone clamorosamente non integrate, al punto da partire per la “guerra santa”. Fortuna che sono partite, si potrebbe dire. Già, ma  questi 76 sono solo la punta dell’iceberg: quanti altri con le loro stesse idee si trovano in Svizzera e non si sognano di andarsene?

Inoltre, i jihadisti scelleratamente naturalizzati, proprio in virtù del passaporto rosso, potrebbero ritornare in Svizzera – o venirci rinviati. E di certo, diversamente da altri paesi, gli svizzerotti si riprenderebbero i loro connazionali di carta seguaci dell’Isis senza fare un cip.

Mozione bocciata

Eppure ancora nell’ultima sessione il consiglio nazionale, seguendo il governo, ha bocciato una mozione che chiedeva il ritiro della nazionalità svizzera ai jihadisti naturalizzati. Non sia mai! “Le basi legali attuali sul ritiro della nazionalità sono già sufficienti, non c’è motivo di cambiare”. Lo stesso mantra che si è sentito davanti alla richiesta di ancorare il segreto bancario nella Costituzione: “il segreto bancario è già sufficientemente protetto”. Infatti abbiamo visto come  è andata a finire. Inutile dire che, ad ogni rifiuto di norme più restrittive,  gli estremisti islamici presenti in Svizzera segnano un punto a proprio favore. E si ringalluzziscono.

Lorenzo Quadri

La kompagna Sommaruga sempre contro il Ticino!

9 febbraio: la ministra di giustizia ed i suoi legulei stanno sabotando la clausola ticinese

Il ministro degli esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr ha pensato bene di dire la sua sul Brexit, in votazione in Gran Bretagna il prossimo 23 giugno.

Naturalmente, ha detto la sua in senso negativo: se gli inglesi usciranno dall’UE ci sarebbero conseguenze negative per la Svizzera, ha ammonito il Consigliere federale liblab. Uhhh, che pagüüüraaa!

Invece di fare propaganda contro il Brexit, ed ovviamente agli inglesi di quello che dice Burkhaltèèèèr non gliene potrebbe fregare di meno, il ministro degli esteri elvetico farebbe meglio a preoccuparsi di quello che succede, o piuttosto che non succede, sul fronte dell’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Dove si fa melina alla grande. E tra quanti fanno melina emerge proprio il Burkhaltèèèèr. Ma prima di lui la kompagna Simonetta “Dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga. A proposito della Consigliera federale $ocialista, sull’ultimo numero della Weltwoche si può leggere un interessante articolo.

La clausola-ciofeca

Come noto, il Consiglio federale, per dare l’impressione di voler concretizzare il “maledetto voto”, ha fatto una sola cosa: ha scodellato una clausola di salvaguardia tanto fumogena quanto inutile. Una ciofeca tale che perfino la Commissione delle istituzioni politiche l’ha trovata insoddisfacente. Infatti in aprile ha incaricato il Dipartimento di Sommaruga di presentare un rapporto su come si potrebbe introdurre la preferenza indigena. Ossia su come far sì che un’azienda venga autorizzata ad assumere all’estero solo dopo aver cercato (e non aver trovato) nel mercato locale i profili professionali di cui necessita.

16 pagine di foffa?

Ebbene, la kompagna Simonetta ha fatto sfornare dai suoi galoppini un farraginoso documento di 16 pagine in cui ci si guarda bene dal proporre qualsiasi cosa che possa anche solo vagamente servire a dare la precedenza agli svizzeri sul nostro mercato del lavoro. Per contro, tutto l’esercizio si traduce in un’arrampicata sui vetri nell’intento di respingere qualsiasi soluzione che non sia la clausola-ciofeca del Consiglio federale. I legulei del Dipartimento di giustizia e polizia sono stati “messi sotto” affinché escogitassero tutte le scuse ed i pretesti possibili per dire, tra le altre cose, che adottare il famoso modello ticinese – quello elaborato dal Prof Ambühl, che non è proprio l’ultimo bambela –  non è possibile! “Sa po’ mia”!

“Insalata di concetti”

La Weltwoche definisce il documento di Sommaruga “un’insalata di concetti diversi difficilmente comprensibile anche per gli specialisti”. Evidentemente, pur di contrapporre il consueto muro di gomma a qualsiasi applicazione del “maledetto voto” che ne costituisca una concretizzazione e non l’affossamento, la ministra è pronta ad eseguire ogni sorta di contorsionismo. Va da sé che i legulei dipartimentali hanno una sola preoccupazione: non certo l’interesse degli svizzerotti (non sia mai) bensì il parere degli eurobalivi! Camerieri dell’UE fino al midollo!

Ad esempio: basta che una illustre signora nessuno come l’eurofunzionarietta Marianne Thyssen se ne esca a dire che dare la priorità agli svizzeri è discriminatorio (uella), che subito a Berna Sommaruga & Co, invece di mandarla a scopare il mare come meriterebbe, si affrettano a pappagallare simili boutade come se fossero la verità rivelata. I balivi dell’UE, spalancatori di frontiere, hanno sempre ragione; gli svizzerotti, chiusi e gretti, hanno sempre torto!

Rappresentanti cantonali “irritati”

Allo stesso modo, sembra che nell’ultimo incontro con i rappresentanti dei Cantoni (6 giugno) sul 9 febbraio, la kompagna Simonetta abbia respinto sistematicamente tutte le proposte alternative alla “sua” clausola-ciofeca con il ritornello del “sa po’ mia”. I pareri di parte dei suoi azzeccagarbugli di servizio, pagati per darle ragione, venivano citati come degli oracoli. Un ostruzionismo spocchioso che, a quanto pare, ha fatto saltare la mosca al naso a più di un ministro cantonale.

Per l’ennesima volta, dunque, la kompagna Sommaruga si dimostra nemica del Ticino e dei ticinesi. Del resto, cosa ci si poteva aspettare da chi ha sempre tentato di farci abolire la richiesta del casellario giudiziale, perché l’importante è far arrivare in Svizzera cani e porci; chissenefrega se in questo sempre meno ridente Cantone poi si stabiliscono delinquenti pericolosi!

Lorenzo Quadri

La Gran Bretagna spenderebbe meno di 7 euro al giorno per migrante economico. Finti rifugiati: vuoi vedere che paghiamo più di tutti?

Nella vicina Penisola la Fondazione Moressa ha realizzato uno studio su quanto spendono i vari paesi UE per i migranti. Ne è emerso che in cima alla classifica si trovano i Paesi Bassi che per ogni asilante spendono 65.9 euro al giorno. Segue il Belgio con 52.7 euro, la Finlandia con 38, l’Italia con 35, la Svezia con 32.7, la Francia con 25.1, la Germania con 18.4, l’Ungheria con 15.1, l’Austria con 9.5, il Regno unito con 6.7.

Ohibò. In mancanza di ulteriori informazioni sull’effettiva confrontabilità dei dati, salta all’occhio una cosa: la Gran Bretagna è quella che spende nettamente meno. In pratica un decimo dei Paesi Bassi.

Ma tu guarda questi inglesi…

Ma tu guarda questi inglesi. Sono uno Stato membro dell’UE però non solo si tengono la sterlina e portano a casa contributi da Bruxelles invece di pagarli, ma fanno i loro comodi nei più svariati ambiti, alla faccia degli eurobalivi.

Ad esempio sulla piazza finanziaria, che – come quella statunitense – si ingrassa alla grande permettendo di imboscare fondi non dichiarati, e contando sull’arretramento della piazza elvetica. Però solo gli svizzerotti vengono presi di mira da organismi internazionali privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica per via del segreto bancario. E naturalmente calano subito le braghe. Sappiamo chi ringraziare. Intanto britannici e yankees si portano a casa le fettone di torta e se la ridono a bocca larga.  E gli svizzeri, pur non essendo Stato membro UE, pagano miliardi di contributi di coesione. Però vengono ricattati e infamati per il voto del 9 febbraio.

Nella diatriba sulla questione del casellario giudiziale, un esponente politico del  Belpaese ha avuto modo di dire che la Svizzera “è più nell’UE della Gran Bretagna”. Purtroppo è vero. Ma non certo per volontà dei cittadini, che infatti ambiscono a tutt’altro. Bensì a seguito della politica delle braghe calate praticata dai camerieri dell’UE che siedono a Berna.

Ricollocazione

Naturalmente la Gran Bretagna non fa i compiti nemmeno per quel che riguarda la ricollocazione di finti rifugiati decisa sempre dall’UE. Lo stesso dicasi per gli altri Stati membri. Gli unici a scattare sull’attenti e ad eseguire di gran carriera sono, ancora una volta, gli svizzerotti. Infatti ci prendiamo 6000 finti rifugiati che spetterebbero ad altri. Lo facciamo, per soprammercato, senza alcuna base legale. Grazie kompagna Sommaruga! Proprio tu che quando si tratta di fare qualcosa per il Ticino invaso dai padroncini non muovi foglia adducendo la scusa che “non c’è la base legale”! Quando si tratta di far entrare finti rifugiati, invece…

E noi?

Tornando ai costi pro-capite per asilante. Viste le indicazioni in apertura in relazione ai  paesi UE, la domanda scontata è quanto spende invece la Svizzera. E’ difficile fare un paragone. Però c’è come il vago sospetto che si tratti di cifre ben più elevate di quelle dei paesi UE.

Il confronto è ostico per vari motivi. Il primo è il federalismo. Si sa che nel 2015 per l’asilo si sono spesi a livello federale 1,2 miliardi di franchetti, mentre manca il conteggio delle spese affrontate da Cantoni e Comuni. C’è chi ipotizza che, sommando tutto, si arrivi attorno ai 4 miliardi di fr all’anno. Il secondo motivo: non è chiaro se la tabella “europea” consideri solo i costi dei migranti in attesa di una decisione, o se consideri anche quelli della piccola percentuale di asilanti che vengono accettati come profughi.

Conti della serva

Con due conti della serva si potrebbe arrivare però al risultato seguente: 1,2 miliardi di Fr di spesa per l’asilo nel 2015 con 40mila arrivi, fanno un costo procapite di 82 Fr al giorno per migrante economico. Quindi assai di più dei 66 euro dei Paesi Bassi. E un’infinità in più dei 6.7 euro inglesi.

Chissà perché, c’è come il sospetto che questo calcolo, per quanto azzardato, non dia un’indicazione poi così sballata.

Lorenzo Quadri

 

 

La sciura Marianna pretende che gli svizzerotti si facciano invadere da lavoratori stranieri. La funzionarietta UE ci “schiaccia gli ordini”!

Siamo alle solite! Per l’ennesima volta i balivi di Bruxelles, non eletti da nessuno, pretendono di “schiacciare gli ordini” agli svizzerotti. Che tanto, si sa, calano le braghe. Non per nulla, ed è solo un esempio, pur non essendo membro UE, “grazie” alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, la Svizzera è l’unico paese che aderisce ai programmi di ricollocamento di finti rifugiati di Bruxelles, e si mette in casa – senza uno straccio di base legale! – migliaia di migranti economici che spetta ad altri mantenere.

L’ultimo Diktat
L’ultimo Diktat ci arriva da tale funzionarietta Marianne Thyssen (e chi l’ha mai sentita nominare?), commissaria europea per il lavoro e gli affari sociali (uella).
Dice la Marianna in un’intervista alla Schweizer Illustrierte: “Privilegiare i lavoratori svizzeri rispetto ai cittadini europei è una discriminazione contraria alla libera circolazione delle persone”. Ovviamente la strepitosa dichiarazione è stata rilasciata (?) nell’ambito del dibattito sulla concretizzazione del “maledetto voto” del 9 febbraio (al cui proposito Berna fa melina alla grande).

Uhhh, che pagüüüüraaaa!! Ma la Marianna ci è o ci fa? Certo che questi balivi della fallita UE non perdono occasione per farsi “catar via”! A loro non sta bene che gli svizzerotti in casa propria abbiano la precedenza nelle assunzioni. Perché i cittadini UE devono poter invadere e colonizzare il mercato del lavoro elvetico, mentre i “local” rimangono a casa in disoccupazione e in assistenza.
Ma bene! Non siamo più padroni in casa nostra, comandano i balivi di Bruxelles!

I collaborazionisti
Nella loro vergognosa arroganza, i funzionarietti come la Marianna trovano degli alleati nel nostro Paese: gli spalancatori di frontiere. Ad esempio i kompagni. Tanto per dirne una, è notizia di ieri che il P$ migranti intende diventare un organo del P$$ a tutti gli effetti. Eh sì, perché per la $inistra gli svizzeri non devono godere di alcun privilegio in casa propria. Non sia mai: il passaporto rosso è carta straccia!

Altri collaborazionisti degli eurobalivi sono gli intellettualini. I quali, a suon di terrorismo e di ricatti morali, vogliono imporre l’estensione della devastante libera circolazione delle persone alla Croazia, in violazione della Costituzione federale (ma poi, quando fa comodo, sono i primi a sciacquarsi la bocca con la “legalità”).
“La Svizzera rischia l’esclusione da Horizon 2020”, strillava sempre ieri tale Jean-Luc Barras del Fondo nazionale svizzero! Barras, giò do dida! Non ci facciamo ricattare né da te, né dai tuoi amici intellettualini di regime. E men che meno dalla Marianna Thyssen!

Accordi da disdire
E non è finita, perché sempre ieri è arrivata una novità anche per quel che riguarda le nuove limitazioni che gli eurobalivi vorrebbero imporre alla custodia di armi d’ordinanza a domicilio nell’ambito dei fallimentari accordi di Schengen. Pare che per la Svizzera verranno fatte delle eccezioni. Non si sa però di che tipo. A parte che gli accordi di Schengen vanno disdetti indipendentemente da quest’ultima bestialità sulle armi, perché costano uno sproposito e fanno solo danni: che i balivi di Bruxelles non si sognino di mettere il becco nelle tradizioni dell’esercito di milizia elvetico! Questi $ignori credono di poter trattare la Svizzera come terra di conquista, perché il Consiglio federale più debole della storia e la partitocrazia spalancatrice di frontiere gliel’hanno lasciato fare per troppo tempo. Ma adesso la musica cambia. I nostri cittadini-soldato si terranno le armi d’ordinanza al domicilio come da votazione popolare del 2011; e gli svizzeri, in applicazione del nuovo articolo costituzionale 121 a, saranno privilegiati nelle assunzioni!

E alla Marianna ed ai suoi colleghi funzionarietti che campano sul groppone dei contribuenti europei diciamo, in antica lingua celtica: “vadaviaiciapp”!

Del resto se il 23 di giugno, come speriamo, dovesse passare il Brexit, l’UE è finita. Per cui, la Marianna Thyssen e compagnia brutta comincino a preparare le valigie.
Lorenzo Quadri

Sfruttano il loro margine di manovra per decidere contro la sovranità svizzera. TF: bastonati i diritti popolari!

Ecco cosa succede quando i posti decisionali sono colonizzati dalla partitocrazia spalancatrice di frontiere

La scorsa settimana il Tribunale federale (a maggioranza di tre a due) si è prodotto in una vera e propria azione di sabotaggio ai danni dei diritti popolari e della sovranità svizzera. Il tema era l’iniziativa popolare cantonale lanciata dal “Guastafeste” Giorgio Ghiringhelli per le aggregazioni a Locarno e Bellinzona, da ottenersi mediante modifica costituzionale (e conseguente votazione popolare in tutto il Cantone). L’iniziativa, che aveva raccolto oltre 11’500 firme, è stata dichiarata irricevibile dal TF. Quindi i ticinesi non potranno esprimersi sul tema.

Non si va a votare
Come già detto domenica, non appoggiamo questa iniziativa. Si fosse votato, avremmo proposto di votare contro. Ma appunto: a votare non si andrà proprio. Per decisione del Tribunale federale. Il quale ha stabilito che l’iniziativa è irricevibile in quanto non conforme al diritto internazionale. Da notare che, come ha rilevato il promotore dell’iniziativa, è la prima volta che un’iniziativa popolare cantonale viene giudicata irricevibile perché non sarebbe conforme ad un accordo internazionale. Ma, essendo stato creato un precedente, senza dubbio altri casi seguiranno.
Non ci siamo proprio!

Il trattatello
Punto primo: se l’iniziativa fosse stata incompatibile con il diritto svizzero superiore, segnatamente con il nostro diritto costituzionale, sarebbe stato un conto. Ma qui la situazione è molto diversa. Infatti il problema è un trattato internazionale. E non certo uno di quelli che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini. Si tratta invece di un articolo della carta europea dell’autonomia locale, la quale stabilisce che per ogni modifica dei confini territoriali le collettività toccate devono essere consultate preliminarmente. Ironia della sorte: in nome dell’autonomia locale il Ticino non è autonomo di votare su un’iniziativa popolare. Ecco dunque dimostrato nella pratica come anche un trattato apparentemente innocuo oltre che sconosciuto, uno di quelli di cui nessuno si preoccupa più di tanto, possa provocare importanti limitazioni dei diritti popolari e quindi della sovranità popolare. Non siamo più padroni in casa nostra. E, se perfino un accordo di secondo (o terzo o quarto) piano come quello in questione porta ad una limitazione della nostra sovranità, immaginiamo quali conseguenze possono avere quelli “di peso”.

Mazzuolati dai legulei
Punto secondo: i legulei del tribunale federale ci mettono del loro per peggiorare la situazione. Infatti, ma tu guarda i casi della vita, l’articolo della Carta delle autonomie locali è stato interpretato dalla maggioranza dei giudici di Losanna in modo particolarmente restrittivo, come non avviene in nessun altro stato firmatario. Ancora una volta, dunque, svizzerotti più papisti del Papa, e a danno della propria democrazia diretta. L’accaduto conferma che al Tribunale federale ci sono dei camerieri dell’UE che usano il loro margine d’apprezzamento per prendere decisioni contro i diritti popolari e contro la sovranità svizzera. Questi legulei, esponenti dei partiti spalancatori di frontiere, fanno quanto in loro potere affinché a comandare in casa nostra siano altri. Un giudice che utilizza il proprio margine di manovra per prendere delle decisioni contro i diritti popolari e contro la sovranità svizzera, non è al suo posto. Va mandato a casa. Questa volta è stata invalidata un’iniziativa sulle aggregazioni comunali. Un domani potrebbe benissimo capitare ad altre iniziative, cantonali o federali, su temi fondamentali.

Camerieri dell’UE
Il Consiglio federale corre servilmente a sottoscrivere tutti gli accordi internazionali possibili ed immaginabili. Così ci troviamo in casa il diritto straniero ed i giudici stranieri. I legulei del Tribunale federale, da parte loro, si arrampicano sui vetri per interpretare e ad applicare questi accordi nel modo più rigido – e quindi lesivo della sovranità popolare – possibile. Perché bastonare i diritti popolari degli svizzerotti “chiusi e xenofobi” è una vera goduria per gli spalancatori di frontiere della partitocrazia!
Questa combinazione tra camerieri dell’UE esponenti della partitocrazia che sottoscrivono accordi internazionali (Consiglio federale e relativi tirapiedi) e altri camerieri dell’UE, sempre esponenti della partitocrazia, che li interpretano a danno degli svizzerotti (TF), è deleteria. Con l’iniziativa del Guastafeste per le aggregazioni comunali ne abbiamo ora una dimostrazione concreta. Quanto accaduto con questa iniziativa – che pure non avremmo approvato in votazione – è un campanello d’allarme. Non può essere ignorato. Ogni limitazione della sovranità svizzera, a partire dai famigerati accordi quadro con gli eurofalliti, deve esser combattuta a muso duro. Con la tattica del salame, una fetta alla volta, si toglie potere al popolo. L’obiettivo è chiaro: evitare altri “maledetti voti” come quello del 9 febbraio. Diamoci una mossa prima che sia troppo tardi!
Lorenzo Quadri

Per i partiti $torici non c’è problema! “Tüt a posct”!

Finti invalidi stranieri che ritornano al paesello con la rendita pagata da noi

Il Consiglio nazionale ha di recente asfaltato un’iniziativa che voleva far sì che gli immigrati avessero diritto alla rendita AI solo finché risiedono in Svizzera. Motivo? Non bisogna scontentare i funzionarietti di Bruxelles. Ma si può essere più cocomeri di così?

Stranieri e invalidità farlocca. Un tema certamente concreto. E scottante. Infatti da una recente trasmissione del Falò RSI è emerso che, dei finti invalidi residenti in Svizzera, l’80% potrebbero essere stranieri. Così ha testimoniato un investigatore privato incaricato di indagare sui beneficiari di rendite AI che truffano l’ente pubblico. Il quale ha pure precisato di che nazionalità sono gli imbroglioni. Si tratta in prima linea di portoghesi, albanesi, kosovari, turchi. Ma come, non dovevano essere tutte balle della lega populista e razzista? E i finti invalidi stranieri colti con le mani nella marmellata non dovevano essere dei “casi isolati” (come i giovani stranieri che delinquono)?

Sospetti
Tra gli stranieri a beneficio di rendite AI svizzere, particolarmente sospetti risultano essere quelli che tornano a trasferirsi nel paese d’origine (perché, come dice qualcuno di loro senza peli sulla lingua, “è più bello”), o che comunque vanno a stare all’estero. Portandosi dietro, però, la rendita finanziata dagli svizzerotti. Questi casi sono sospetti perché sono più difficili da controllare. Al di là delle verifiche istituzionali, rimanendo in Svizzera i finti invalidi stranieri si esporrebbero al rischio di delazione magari ad opera di qualche vicino (si chiama “controllo informale”). All’estero è ovvio che questo rischio di fatto non sussiste.

Aggiornamento?
Ma quante rendite d’invalidità di stranieri vengono trasferite all’estero? Non si tratta di pochi casi. Sappiamo ad esempio che già nel 2009 venivano esportate oltre 3000 rendite AI assegnate in Ticino (di cui 1700 di frontalieri), su un totale di circa 14mila. Non era noto l’ammontare complessivo, in franchetti, delle rendite espatriate. Al proposito sarebbe molto utile avere un aggiornamento sulla situazione attuale, ottenibile ad esempio tramite atto parlamentare al CdS. Sicuramente ci saranno uno o più granconsiglieri leghisti disposti a farsi carico della pendenza.

L’iniziativa del gruppo Udc
A livello federale, gli stranieri sono, come sappiamo, il 25% della popolazione residente. Però staccano il 50% delle prestazioni d’invalidità. La sproporzione è evidente: gli stranieri hanno tendenza doppia di ottenere una rendita AI. Sono messi così male fisicamente? Oppure è legittimo il sospetto, anche in considerazione di quanto dichiarato dall’ispettore intervistato dal Falò della RSI, che una fetta – non necessariamente insignificante – di queste prestazioni sia la conseguenza di abusi? Per la serie: è così bello fare fessi gli svizzerotti…
Il problema va preso seriamente. Per un’ovvia questione di equità e per altrettanto ovvie ragioni finanziarie: i conti dell’AI sono in rosso nei confronti dell’AVS. E non ci sfagiola per nulla l’idea che un domani non ci saranno più soldi per pagare le rendite di vecchiaia ai nostri anziani perché “bisogna” foraggiare finti invalidi stranieri. Grazie, spalancatori di frontiere!

E nümm a pagum
Il consiglio nazionale lunedì si è espresso su un’iniziativa parlamentare del gruppo Udc, sostenuta dalla Lega, che proponeva un paio di cosette molto semplici. Si chiedeva di modificare la legge sull’AI, stabilendo che gli stranieri hanno diritto alla rendita d’invalidità elvetica solo se:
• Hanno pagato i contributi in Svizzera per almeno due anni interi o hanno risieduto ininterrottamente in Svizzera per 10 anni e
• Hanno il domicilio o dimora abituale in Svizzera. Questo significa che lo straniero beneficiario di una rendita AI elvetica la perde se si trasferisce all’estero.
Queste richieste sono sacrosante. Si tratta da un lato di contenere l’immigrazione nel nostro Stato sociale. E, dall’altro, di impedire che questo si trasformi in un vero e proprio self service per immigrati furbetti. Lo straniero di turno (portoghese, albanese, kosovaro, turco, per citare le nazionalità indicate in apertura) arriva in Svizzera, si fa dichiarare invalido, e poi, dopo un po’, torna al natìo paesello dove gli viene puntualmente corrisposta la rendita targata CH. Rendita con la quale il beneficiario conduce un’esistenza da nababbo, grazie alla differenza di costo della vita, senza fare un tubo da mane a sera. E magari mantiene pure tutto il parentado. E nümm a pagum!

Il njet dei partiti $torici
Ma naturalmente i partiti $torici hanno detto njet all’iniziativa del gruppo Udc! Alzare l’asticella per l’accesso all’AI di migranti che non hanno contribuito (o l’hanno fatto solo in modo irrisorio) al finanziamento dell’assicurazione invalidità svizzera? Impedire ad invalidi (finti invalidi?) stranieri di esportare le rendite al paesello? Non sia mai! Vergogna! Razzisti! E poi, i funzionarietti di Bruxelles non sarebbero d’accordo: quindi, sa po’ mia!
Qui qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole. Mentre i Paesi UE, a partire dalla Gran Bretagna, prendono misure per impedire l’immigrazione nello stato sociale da parte di cittadini comunitari, gli svizzerotti rinunciano in partenza a fare qualsiasi cosa, terrorizzati dal pensiero di scontentare gli eurofalliti!
Sicché, grazie ai partiti $torici spalancatori di frontiere, il consiglio nazionale ha asfaltato l’iniziativa Udc per 123 voti a 67. Gli approfittatori stranieri ringraziano e se la ridono a bocca larga: “Ma come sono fessi gli svizzerotti”!
Lorenzo Quadri

Anche il Consiglio degli Stati approva la libera circolazione delle persone con la Croazia. Ticinesi di nuovo traditi dai loro rappresentanti

Come volevasi dimostrare, anche il Consiglio degli Stati, la scorsa settimana, ha approvato l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia. Si tratta di una decisione anticostituzionale, perché siglare un nuovo accordo di libera circolazione, di principio senza limiti (a parte il contingentamento per un periodo transitorio) è in urto con il nuovo articolo 121a della Costituzione federale “contro l’immigrazione di massa”.

La condizione farlocca
Il Consiglio degli Stati ha tuttavia introdotto una condizione: per la ratifica dell’accordo con Zagabria bisogna attendere l’attuazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. Si tratta della consueta foglia di fico atta a pararsi il lato B e a dare l’impressione di considerare la volontà popolare. Tuttavia, o si applica la devastante libera circolazione delle persone alla Croazia, o non la si applica. I “ma” non contano nulla: finiranno rapidamente spazzati via. Il senatore liblab Fabio Abate, intervistato dal CdT, l’ha detto senza giri di parole: “il segnale dato dal Parlamento è stato quello di votare sì all’estensione della libera circolazione alla Croazia”. Appunto: il resto è una presa per i fondelli.

Decisione anticostituzionale
Il fatto che ben 40 “senatori” abbiano votato per l’estensione  e solo 3 contro, la dice lunga su quanto i rappresentanti della Camera dei Cantoni rispettino il voto democratico del 9 febbraio 2014. E sì che, in uno sprazzo di lucidità, la commissione di politica estera degli Stati aveva chiesto approfondimenti sulla conformità della libera circolazione con la Croazia con il nuovo articolo costituzionale. E perfino l’ufficio federale di giustizia ha dovuto ammettere indirettamente che tale conformità non è data: poiché si tratta di un nuovo accordo inconciliabile con l’articolo 121 a.

Il ricatto morale
Eppure a Berna i camerieri dell’UE continuano ad inchinarsi a Bruxelles. Per quale inderogabile motivo? Non avendo scuse, Consiglio federale, partitocrazia e stampa di regime tirano fuori una delle vacche sacre del politikamente korretto: la formazione! I progetti di ricerca! Uella! Il ricatto morale è sempre lo stesso: chi saranno mai quei beceri che mettono in pericolo la formazione in nome della difesa di un voto popolare “razzista e xenofobo”?

Ma i conti non tornano. Infatti il citato programma di scambio di studenti Erasmus Plus, ben lungi dall’essere “intoccabile”, è invece un bidone manifesto. Meglio perderlo che trovarlo. Quanto al tanto magnificato Horizon 2020, la reale portata è poi tutta da dimostrare. Lo scandalo, quindi, rimane: pur di ubbidire agli ordini di Bruxelles, a Berna la maggioranza dei parlamentari viola la Costituzione. In barba ai giuramenti fatti al momento dell’elezione.

Camerieri dell’UE
Di conseguenza, ancora una volta, la politica federale si piega al ricatto dell’unione europea piuttosto che prendere le parti della maggioranza dal popolo svizzero. Quella stessa UE che viene a slinguazzare il tunnel AlpTransit e tenta di spacciarlo per dimostrazione di voglia di frontiere spalancate; quando invece il traforo in questione con la devastante libera circolazione delle persone non c’entra un tubo.
Inutile dire che i due rappresentanti ticinesi del nostro Cantone hanno votato contro la volontà del 70% dei loro concittadini. Ma se i loro elettori sono contenti così…
Lorenzo Quadri

Costi stradali generati dai frontalieri: è tempo di chiamare alla cassa. Quadri: “occorre introdurre una tassa d’entrata”

Ma guarda un po’! Il Dipartimento del territorio ha calcolato quanto costano i frontalieri in materia di usura delle strade cantonali. E, pallottoliere alla mano, tenendo conto dei costi di manutenzione e del numero di auto con targhe azzurre che ogni santo giorno invadono il Ticino, è arrivato alla cifra di 22.5 milioni di franchetti all’anno. Ciò rilancia il tema di come far pagare questi costi a chi li genera: ossia ai frontalieri.
A questo proposito, il Consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri aveva proposto tramite mozione a Berna l’introduzione di una “tassa d’entrata” per frontalieri.
Come commenta Quadri la cifra fornita nei giorni scorsi dal Dipartimento del territorio?
Non mi sorprende. Immaginavo, andando a spanne, che si trattasse di una somma compresa tra i 20 ed i 30 milioni di franchi all’anno. Il fatto che adesso la cifra sia stata indicata ufficialmente, accredita la mia richiesta di introduzione di una tassa d’entrata per frontalieri. Ricordo che l’economista dell’Università di Friborgo Reiner Eichenberger aveva pubblicamente dichiarato che introdurre una tassa di questo tipo è possibile, a copertura dei costi infrastrutturali e socio-economici generati dal frontalierato.
Ma a coprire questi costi non bastano già le imposte alla fonte?
Certamente no, tanto più che, come ben sappiamo, da oltre 40 anni quasi il 40% delle imposte alla fonte viene ristornato all’Italia malgrado i motivi per farlo siano da tempo venuti a mancare. I frontalieri non pagano imposte di circolazione in Ticino e quindi si giustifica l’introduzione di una tassa ad hoc a loro carico a parziale copertura dei costi che essi generano alle infrastrutture stradali. Senza poi contare i costi indiretti – sia economici che in termini di qualità dell’aria e, più in generale, di vita dei ticinesi – generati dalle strade intasate da veicoli di frontalieri, i quali entrano quotidianamente in Ticino uno per macchina. A ciò si aggiungono fenomeni occupazionali nefasti come la sostituzione di residenti con frontalieri e il dumping salariale. Questi sono fenomeni recenti, provocati dalla devastante libera circolazione delle persone senza limiti. Nei primi anni Settanta, quando si siglavano agli accordi tra Italia e Svizzera, sulla fiscalità dei frontalieri, questi temi erano ancora al di là da venire. Adesso, ad oltre quarant’anni di distanza, è cambiato il mondo. E occorre tenerne conto.
E’ solo per questo che propone la tassa d’entrata?
Ovviamente, c’è anche l’aspetto disincentivante: ovvero rendere il Ticino un po’ meno attrattivo per la forza lavoro italiana. Rilevo comunque che la mia proposta di “tassa d’entrata” per frontalieri è formulata di proposito in termini molto aperti. Ad esempio, non dice necessariamente che l’eventuale tassa la dovrebbero pagare i lavoratori. Potrebbe anche essere a carico di chi assume i frontalieri. Oppure suddivisa tra lavoratore e datore di lavoro.
A che punto è la trattazione della sua mozione?
Il Consiglio federale non ha ancora preso posizione. Ovviamente non mi aspetto che sia favorevole. Ma poi toccherà al parlamento dire la sua. E lì ci si potrà contare.
MDD

E il conto lo paga il contribuente! Ma come, non dovevano essere balle populiste? Stato sociale svizzero: un “self service” per stranieri!

Ma guarda un po’! Gli scienziati del Segretariato di Stato per l’economia hanno rimediato l’ennesima figura marrone. Solo un mese e mezzo fa, il responsabile della Direzione del lavoro della SECO Boris Zürcher se ne andava in giro a dichiarare tronfio: “con la libera circolazione delle persone non stiamo importando disoccupati”.
L’immane bestialità rientra a pieno titolo in quello che è ormai il mandato della SECO. Non certo svolgere indagini economiche, bensì produrre documenti taroccati per aiutare il Consiglio federale, i “poteri forti” e la stampa di regime a fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti nel senso della fregnaccia dei “bilaterali indispensabili, senza è lo sfacelo”.

200 milioni all’anno
E adesso arriva, da un’indagine della TV svizzero tedesca, la colossale smentita. Come ha di recente riferito il Mattino, la Svizzera spende 200 milioni all’anno per mantenere disoccupati stranieri all’estero: trattasi di persone che hanno lavorato in Svizzera anche solo un giorno. In base ad una nuova direttiva europea del 2012, che naturalmente i bernesi sono corsi ad applicare senza un cip, costoro possono non solo ricevere la disoccupazione elvetica, ma anche esportarla nel paese d’origine! Sicché si scopre che – ad esempio – paghiamo 4.7 milioni di franchetti a 1700 portoghesi che fanno gli stagionali e tornano al paesello durante l’inverno, dove se ne stanno in panciolle mantenuti dagli svizzerotti!

Si importa e si esporta
Grazie alla devastante libera circolazione delle persone e alle scellerate “aperture” (perché “dobbiamo aprirci” ai disoccupati UE) non solo importiamo clienti dello Stato sociale, ma permettiamo a questi ultimi di esportare le prestazioni finanziate da noi. Naturalmente di esportarle in paesi dove tali rendite consentono un potere d’acquisto ben maggiore di quello che garantiscono in Svizzera.
Da un lato infatti il cittadino UE che arriva da noi grazie ad un permesso B per esercizio di attività lucrativa, può esercitare questa attività anche solo per un giorno. Dopodiché, accede all’intera disoccupazione rossocrociata, se riesce a dimostrare di aver lavorato in un paese UE un tempo sufficiente per accendere il termine quadro elvetico. Ovviamente il risultato è il festival delle attestazioni taroccate. Gli scienziati della SECO, assieme ai feticisti della libera circolazione delle persone, dicevano che quanto sopra non avrebbe affatto portato ad un assalto alla diligenza dello Stato sociale elvetico; ma quando mai! Tutte balle populiste e razziste! Ed infatti sono state scoperte delle intere reti di truffatori UE di varia provenienza che fornivano ai loro connazionali contratti d’assunzione fasulli per staccare un permesso B. Poco dopo averlo ottenuto, “stranamente” il rapporto di lavoro terminava. Però l’ex dipendente rimaneva – e rimane – in Svizzera a beneficio della nostra disoccupazione! E quando l’AD finisce? Si va in assistenza!
Adesso arriva il nuovo capitolo: quello dell’esportazione delle prestazioni di disoccupazione. Che costa, appunto, l’enormità di 200 milioni all’anno.

E l’invalidità?
Naturalmente per farsi un’idea di come lo Stato sociale finanziato dai contribuenti elvetici sia diventato una specie di self service per troppi furbetti in arrivo da paesi esteri vicini e lontani occorre aggiungere il grosso capitolo delle prestazioni d’invalidità, magari simulata, che cittadini stranieri esportano nel paese d’origine: dove, a dimostrazione di quanto sono invalidi, magari si mettono a lavorare in nero! Qualche anno fa un’agenzia investigativa incaricata di sorvegliare alcuni presunti invalidi di origine balcanica, beneficiari di prestazioni AI svizzere, poi rientrati al paese d’origine con la rendita, ha dovuto rinunciare al mandato a seguito delle minacce ricevute!

Chiudiamo la SECO
E poi i premi Nobel della SECO hanno il coraggio di venirci a dire che “immigrazione è uguale ricchezza” e che non è vero che importiamo disoccupati!
Come no: non solo li importiamo, ma gli permettiamo pure di esportare la rendita e di fare la bella vita all’estero alla faccia nostra.
E’ il colmo: la SECO ci costa paccate di milioni all’anno e per cosa? Ma per farci il lavaggio del cervello pro-frontiere spalancate! A questo punto tanto vale chiuderla. Almeno recuperiamo parte dei soldi che spendiamo per mantenere disoccupati stranieri all’estero.
Lorenzo Quadri

Aiuti allo sviluppo: la spesa esplode senza risultati!

Il Consiglio federale vorrebbe aumentarli di 250 milioni all’anno nel prossimo quadriennio
I costi degli aiuti allo sviluppo continuano a lievitare. Per non dire che esplodono. Ormai siamo a quota 3.2 miliardi di Fr all’anno. Dal 2008 ad oggi le uscite a questa voce sono cresciute di oltre un miliardo, quindi di quasi un terzo. Forse che i paesi beneficiari stanno meglio? Non pare proprio. Infatti è scoppiato il caos asilo. Milioni di finti rifugiati, per il 75% giovani uomini soli (tutti con almeno uno smartphone e vestiti alla moda) che non scappano da alcuna guerra, si riversano sull’Occidente. Non perché cerchino protezione: infatti, fanno “shopping” tra i vari Stati sicuri. Scelgono di andare dove ottengono prestazioni sociali migliori. Vale a dire nella “vecchia Europa”, di cui fa parte anche la Svizzera.

Aiutare a casa loro
Obiettivo degli aiuti allo sviluppo sarebbe quello di sostenere i paesi più sfavoriti, e la rispettiva popolazione, a casa loro. Il caos migranti dimostra che questo obiettivo è clamorosamente fallito. Ma per gli spalancatori di frontiere non c’è problema, né contraddizione. Loro continuano a riempirci di finti rifugiati non integrabili e che quindi, se resteranno in Svizzera, causeranno gravi problemi sociali ed economici. In sostanza, i buonisti-coglionisti stanno costruendo anche nel nostro paese le “banlieues” parigine, perché “bisogna aprirsi”. Il “bello” è che, quando il disastro sarà fatto, e la nostra sicurezza (che è anche uno dei principali fattori competitivi della Svizzera) sarà solo un ricordo, gli internazionalisti beceri daranno ancora la colpa agli svizzerotti che “non hanno integrato” i finti rifugiati.

Solo noi facciamo i compiti
Noi non siamo, per fortuna, Stati membri UE. Eppure siamo gli unici che accettano, senza alcuna base legale, di farci carico di migliaia di finti rifugiati che spetterebbero ai paesi della disunione europea. Gli Stati UE, da parte loro, nemmeno si sognano di fare i compiti. Semplicemente, alle direttive dei balivi di Bruxelles rispondono con una pernacchia. Gli svizzerotti, fessi oltre ogni dire, corrono invece a fare anche la parte degli altri. Naturalmente sobbarcandosi i costi ed i problemi di sicurezza (vedi “fatti di Colonia”) che ne derivano. In cambio di cosa? Ma nemmeno di una pacca sulle spalle, visto che malgrado tutto continuiamo a venire trattati da razzisti! Un sentito grazie alla kompagna Sommaruga, autrice di cotante prodezze!

I costi dell’asilo esplodono
Riempirsi di migranti economici significa far esplodere i costi dell’asilo, ma anche quelli dell’assistenza: infatti le persone che rimarranno qui finiranno sul groppone del contribuente. Per il 2018, solo a livello federale, si spenderanno 2,4 miliardi di Fr per l’asilo: oltre il doppio della spesa del 2015.
Malgrado questo, crescono in contemporanea gli esborsi per gli aiuti allo sviluppo: quelli che dovrebbero servire ad impedire il caos asilo, ed invece non servono ad un tubo. Per i prossimi 4 anni, il Consiglio federale intende pomparli ogni anno di ulteriori 250 milioni di franchetti! Nel frattempo però si vuole tagliare mezzo miliardo ai contadini svizzeri. E si pretende perfino di venirci a raccontare che non ci sono soldi per l’AVS, sicché “bisogna” alzare l’età di pensionamento.

Accordi di riammissione? Njet!
Ma al peggio non c’è limite: gli esborsi per gli aiuti allo sviluppo vengono fatti debordare senza alcuna remora, e chi non ci sta viene denigrato come razzista e fascista. Ma dai paesi che beneficiano di tutti questi miliardi elvetici non si pretende nemmeno che sottoscrivano accordi per riprendersi i loro concittadini che immigrano illegalmente in Svizzera spacciandosi per rifugiati quando non lo sono.

Guai a voler le legare le due cose. Aiuti allo sviluppo condizionati alla firma di trattati di riammissione? Non sia mai! I politikamente korretti si mettono a strillare come aquile!

Così, per fare i buonisti-coglionisti, continuiamo a inviare all’estero miliardi su miliardi, senza alcuna contropartita né utilità. Poi però la kompagna Sommaruga ed i suoi accoliti ci vengono a dire che non ci sono più i soldi per garantire ai nostri anziani una socialità decente. I soldi ci sono per tutti i migranti economici, ci sono da sperperare all’estero, ma non ci sono per i “nostri”. Poi gli sveltoni di Palazzo federale si chiedono come mai la gente si “inalbera”?
Lorenzo Quadri

Per la débâcle BSI ci sono dei precisi responsabili: le colpe non vanno generalizzate. Piazza finanziaria: non facciamo i Tafazzi

La FINMA, sulla cui indipendenza è lecito avere dei dubbi, ha voluto colpirne uno (“stranamente” ticinese) per educarne cento?

L’ “affaire” BSI è precipitato come un meteorite sulla piazza finanziaria ticinese e luganese, che è pur sempre la terza della Svizzera.

I soliti populisti di $inistra nonché moralisti da canvetto non ci hanno messo molto per lanciarsi in un coro a cappella di criminalizzazione globale. Il tutto nella solita chiave anti-svizzera e anti-ticinese. Quando ci sono invece dei precisi responsabili con cui prendersela: ovvero chi teneva le redini della banca prima del 2013. E guarda caso si tratta di esponenti PLR, ma anche P$.
Ma d’altronde l’obiettivo dei kompagni e neo kompagni tuttologi, improvvisatisi esperti di questioni bancarie, non è quello di tutelare i posti di lavoro della piazza finanziaria, e nemmeno di ricevere delle risposte dal governo. Lo scopo è di ricordare al mondo (ossia all’elettorato) che loro esistono.

La FINMA non è insospettabile
La mazza chiodata della FINMA si abbatte sullo storico istituto bancario che portava il nome della Svizzera italiana. La piazza finanziaria ticinese viene così esposta al pubblico ludibrio. Come sempre in questi casi la domanda è: cui prodest? A chi giova? Evidentemente alle piazze concorrenti. Per cui vediamo di non lasciarci prendere dal tafazzismo (da Tafazzi: personaggio televisivo dedito a martellarsi gli attributi con una bottiglia). Perché è solo ciò che la concorrenza vuole.

E, se a pensar male si commette peccato ma ci si azzecca quasi sempre, sull’indipendenza della FINMA, l’organo di sorveglianza sugli operatori finanziari, è lecito avere dei dubbi.
Il sospetto che si sia voluta utilizzare la BSI e la piazza finanziaria ticinese come capro espiatorio non è fuori luogo. Se le stesse cose le avesse fatte una banca d’Oltralpe la FINMA avrebbe agito con pari severità? Come mai per altri fatti ben più gravi che hanno coinvolto UBS e Credit Suisse è stato usato un metro diverso?
Si è voluto “colpirne uno per educarne cento” scegliendo naturalmente di colpire il ticinese? Tanto, devono essersi detti gli alti papaveri della FINMA, notoriamente schierati a $inistra, della piazza finanziaria di un Cantone che plebiscita il 9 febbraio chissenefrega? O l’intenzione era proprio quella di randellare la piazza ticinese per avvantaggiare altri?

Una cosa è chiara: finché la FINMA sarà colonizzata da “accademici” il cui obiettivo non è sostenere il mondo bancario bensì mazzuolarlo, non ci si possono certo aspettare grandi cose.

La presa per i fondelli
Ma la vicenda BSI ha portato anche un’altra novità rivoluzionaria (?). Improvvisamente, per motivi di propaganda partitica, la $inistra finge di schierarsi a difesa dei dipendenti di banca. Ohibò: qui c’è qualcuno che pensa che la gente sia fessa. I kompagni hanno svolto un ruolo di primo piano nella rottamazione della piazza finanziaria svizzera. Non solo hanno mandato in governo l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf , ma hanno sempre concupito la fine del segreto bancario: quando è stato smantellato in tempo di record, i kompagni esultavano e brindavano.
E’ evidente che la fine del segreto bancario significa tanti impiegati di banca disoccupati. Infatti sulla piazza ticinese si licenzia da tempo. Poche unità per volta, per non fare scalpore, ma si licenzia.
Con quale lamiera chi ha voluto questi licenziamenti adesso finge di preoccuparsi dei dipendenti BSI che resteranno a piedi? I kompagnuzzi camerieri dell’UE si mettano il cuore in pace: i bancari ticinesi non andranno di certo ad appoggiare chi ha sempre voluto la loro rovina. E che magari s’immagina di rimediare riciclandoli nell’agricoltura.
Lorenzo Quadri

Bilaterali: gli spalancatori di frontiere tentano di farci credere all’ennesima indagine farlocca. Il sondaggio è come lo scarrafone: bello a mamma sua

I Bilaterali piacciono sempre di più? Oggi l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” sarebbe approvata solo dal 36% dei votanti? Certo: e gli asini volano!

Ma guarda un po’ : prosegue in grande stile l’operazione di lavaggio del cervello agli svizzerotti per promuovere i bilaterali e le frontiere spalancate. Ultimo in ordine di tempo: l’ennesimo sondaggio farlocco secondo cui l’82% degli interpellati sarebbe favorevole ai bilaterali, e 2/3 degli Svizzeri approverebbe l’estensione anticostituzionale della libera circolazione delle persone alla Croazia. E subito la stampa di regime si precipita, con il massimo godimento, a sparare titoli cubitali del seguente tenore: “I bilaterali piacciono sempre di più”. Frena Ugo!

Come lo scarrafone
Si dà infatti il caso, e lo si sa da quando le indagini demoscopiche (uella) esistono, che il sondaggio è come lo scarrafone di Pino Daniele: è bello a mamma sua.
La mamma di un sondaggio è il committente. E chi ha commissionato l’ultimo sondaggio con l’intento di farci credere che, per la stragrande maggioranza dei nostri connazionali, i bilaterali sono una libidine, sicché ad essere contraria può essere solo una sparuta minoranza di populisti e razzisti? La SECO? Il P$$? Economiesuisse? Quasi: trattasi di Interpharma, ossia l’associazione delle industrie farmaceutiche svizzere, la quale, tramite l’istituto Gfs.Bern avrebbe contattato 2500 persone tra il 18 aprile e il 7 maggio. Ohibò.

Campione non significativo
Cominciamo col dire che 2500 persone sono un campione per nulla significativo a livello nazionale. E se i sondaggi sulle elezioni comunali di Lugano hanno toppato alla grande con un campione di 1000 persone, figuriamoci la valenza che possono avere 2500 interpellati per tutta la Svizzera. Ci piacerebbe poi sapere quanti ticinesi sono stati contattati nell’indagine commissionata dagli spalancatori di frontiere di Interpharma.
Che il sondaggio sia più truccato della compianta Moira Orfei, lo dimostra anche la risultanza secondo cui il programma Horizon 2020 sarebbe “molto utile” per l’81% degli intervistati. Provate a scendere in strada a chiedere ai passanti quanti sanno cos’è Horizon 2020. Sicché, delle due l’una: o i sondaggisti al soldo dell’industria farmaceutica hanno interpellato solo i loro amichetti, oppure hanno posto le domande in modo sfacciatamente tendenzioso. Ciò spiegherebbe anche il dato secondo cui oggi solo il 36% degli svizzeri sosterrebbe l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. E noi dovremmo crederci?

Clausole – foffa
La strategia comunicativa dei borsoni internazionalisti di Interpharma – se l’inflazionato termine di “strategia” può essere usato per definire simili trucchetti di basso cabotaggio – è evidente anche a quello che mena il gesso. Si tratta di denigrare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Di far credere che gli svizzeri siano delle banderuole che hanno cambiato idea. E che quindi, spaventati dalla loro stessa audacia nell’opporsi, ormai oltre due anni fa, agli eurofalliti, sarebbero oggi disposti a ritirarsi con la coda tra le gambe. A gettare nella turca una spettacolare vittoria che ha portato scompiglio in tutta l’UE. E, di conseguenza, ad accettare clausole d’applicazione farlocche. Come quella del Consiglio federale, che è un insulto all’intelligenza. Un po’ meglio – o un po’ meno peggio – la clausola ticinese: almeno ha il pregio di mettere il focus sulla situazione occupazionale.

Brexit
Anche la continua panna montata sul Brexit è una misura diversiva, volta a fare melina (e nel frattempo si tenta con ogni mezzo di indurre gli svizzerotti a credere di aver cambiato idea). Il Brexit, su cui si stanno spalando tonnellate di melma, a partire dalle scandalose intrusioni del presidente USA ormai scaduto, non cambia il fatto che il 9 febbraio c’è, e che quindi va applicato. Del resto, nemmeno con pesanti taroccature è stato possibile far dire all’ultimo sondaggio che l’iniziativa del vicolo cieco, quella che vorrebbe cancellare il “maledetto voto”, potrebbe avere una pur remota chance di riuscita in votazione popolare.

I desideri reconditi
Secondo il Corriere del Ticino di lunedì, la deputata uregiatta Kathy Riklin (spalancatrice di frontiere) sarebbe in possesso di informazioni secondo cui Bruxelles esigerebbe di legare il tema “immigrazione di massa” all’accordo quadro istituzionale con l’UE.
L’accordo quadro istituzionale, fortemente concupito dal ministro degli esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr, assieme alla ripresa dinamica, cioè automatica (i sottili distinguo tra i due termini sono solo aria fritta) del diritto comunitario, significherebbe giudici stranieri che comandano in Svizzera; e significherebbe l’ obbligo, per noi, di piegarci al diritto degli eurofalliti. La fine della nostra sovranità nazionale, dunque. Questa è l’aspirazione della Kathy, di Burkhaltèèèèr e del segretario di Stato incaricato delle trattative con l’UE, ossia Jacques de Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5%: quello che pretendeva che la Deputazione ticinese a Berna facesse pressioni sul Consiglio di Stato affinché calasse le braghe sul casellario giudiziale.

Il 9 febbraio al contrario
In sostanza costoro, ben spalleggiati dalla partitocrazia, dai poteri forti, dall’élite spalancatrice di frontiere, dalla stampa di regime, e via elencando, vorrebbero questo: che l’applicazione del “maledetto voto” contro l’immigrazione di massa si concretizzasse in una clausola di salvaguardia che lo cancella. E vorrebbero pure che, per ottenere dai balivi di Bruxelles l’accettazione di questa clausola-foffa, accettassimo di sottometterci al diritto e ai giudici UE, rinunciando alla nostra sovranità.
Si tenta quindi, nientemeno, di trasformare il 9 febbraio proprio nel suo contrario: ovvero una definitiva svendita della Svizzera all’UE. $ignori, come recita il famoso slogan: “non siamo mica scemi”!
Lorenzo Quadri

Ricollocamento asilanti: solo gli svizzerotti ubbidiscono

Mentre gli Stati membri UE rifiutano di accollarsi ulteriori migranti economici

Come volevasi dimostrare il piano dei funzionarietti di Bruxelles per il ricollocamento dei migranti economici è un flop. Questo perché gli Stati membri UE sono i primi ad impiparsene bellamente delle decisioni comunitarie. Sempre più paesi non ne vogliono sapere di accogliere finti rifugiati che spetterebbero ad altri. Austria, Ungheria e Slovacchia (che da luglio avrà pure la presidenza di turno UE) non hanno ancora preso alcun impegno. Repubblica Ceca, Bulgaria ed Estonia rifiutano le domande di ricollocamento. La Polonia ha sospeso la procedura.

A Berlino…

E la Germania, dove l’ “Anghela” Merkel ha fatto un disastro con le sue scellerate dichiarazioni di  accoglienza? La Germania, che ha sempre spinto la politica dei ricollocamenti? Ebbene, ha accolto la miseria di 57 migranti sui 27’500 previsti. Hai capito l’ “Anghela”? Nell’obnubilazione buonista-coglionista spalanca le porte dell’Europa ai migranti economici, con l’intenzione però di spalmarli sugli altri paesi.  (Si metta il cuore in pace, Frau Merkel: il Nobel farlocco per la pace non lo prende comunque, ne hanno già dato uno ad Obama e anche alle pagliacciate politiche della giuria di Stoccolma c’è un limite).

Interessante notare che ci sono dei migranti che rifiutano il trasferimento in Stati come la Bulgaria, la Romania ed i paesi baltici. A dimostrazione dunque che si tratta di finti rifugiati, che non cercano un paese sicuro, ma uno Stato sociale il più possibile generoso da cui farsi mantenere.

Gli svizzerotti ubbidiscono

E intanto che i membri UE si rifiutano bellamente di attuare  i ricollocamenti, chi sono gli unici citrulli che scattano sull’attenti davanti alle imposizioni dei funzionarietti di Bruxelles? Ma naturalmente gli svizzerotti fessi! E questo grazie alla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga!

Ad inizio maggio sono infatti arrivati i primi 10 asilanti (se si pensa che la Germania ne ha ammessi 27, ossia meno del triplo, malgrado sia grande 10 volte la Svizzera, le proporzioni sono presto fatte). E, secondo un interessante articolo pubblicato dalla Berner Zeitung lo scorso sabato, la kompagna Sommaruga si sarebbe impegnata ad accogliere dall’UE 6000 finti rifugiati “extra”. 1500 sono già sicuri, gli altri 4500 seguiranno. Apperò!

6000 asilanti extra

La Berner Zeitung riferisce pure che, malgrado le richieste esplicite, il Segretariato di Stato per la migrazione si è rifiutato di indicare da dove provengono i 10 asilanti arrivati ad inizio mese. Bene, andiamo avanti così: si accolgono finti rifugiati, ma la gente non deve sapere niente! Segreto di Stato!

Ma c’è anche un altro aspetto decisamente degno di nota: per far arrivare in Svizzera 6000 asilanti sbarcati nell’UE, sottolinea sempre la Berner Zeitung, mancano le basi legali. Infatti non c’è nessuna norma che preveda la ripresa di asilanti da Stati UE sicuri, anzi, gli accordi di Dublino dicono proprio il contrario.

Due pesi e due misure

Applausi a scena aperta per la kompagna Sommaruga: quando si tratta di misure che servono a tutelare la sicurezza interna, come il casellario giudiziale, o il mercato del lavoro, vedi la trasmissione delle notifiche di padroncini e distaccati all’agenzia delle entrate italiana, dice njet nascondendosi dietro la mancanza della base legale. Invece i finti rifugiati dai paesi UE si accolgono e si mantengono, con i soldi degli svizzerotti, anche senza base legale. E naturalmente senza dare spiegazioni. Due pesi e due misure! L’importante è genuflettersi sempre e comunque al padrone di Bruxelles! “Bisogna aprirsi all’UE”!

Ma la kompagna Sommaruga ed  i suoi portaborse pensano che i cittadini siano tutti scemi?

Lorenzo Quadri