Gli spalancatori di frontiere violano la Costituzione

Estensione della libera circolazione senza limiti alla Croazia: “grazie”, partiti $torici!

Il Consiglio federale ha violato la volontà popolare e con essa la Costituzione. Infatti, ha approvato l’estensione dell’accordo della libera circolazione delle persone senza limiti alla Croazia. Però dal 9 febbraio 2014 la limitazione della libera circolazione è iscritta nella Costituzione. Ed infatti, all’indomani della votazione, il Consiglio federale aveva sospeso l’estensione della libera circolazione delle persone al nuovo Stato membro UE. Perché, disse allora il governo, non c’erano più le condizioni per farlo. Ed infatti le cose stavano proprio così: a seguito del “maledetto voto”, la libera circolazione delle persone senza limiti è diventata anticostituzionale.

E’ cambiato qualcosa?
Forse che nel frattempo è cambiato qualcosa? No di certo. Però adesso il consiglio federale, calando le braghe davanti alle pressioni UE, vuole la libera circolazione senza limiti alla Croazia, illudendosi in questo modo di ottenere in cambio l’accesso a dei fondi di ricerca UE. Non solo: il Consiglio federale è pure pronto a versare i 45 milioni di Fr di contributo di coesione alla Croazia. Perché, per quello, i soldi ci sono. Davvero non c’è limite al peggio. Non solo ci si piega ai Diktat degli eurofalliti. Si versano contributi di coesione all’UE che ci sanziona per un voto democratico.

L’unica decisione giusta
Con la sua proposta di estendere la libera circolazione alla Croazia, il Consiglio federale ha dunque cancellato una delle poche, per non dire l’ unica, decisione giusta da 14 mesi a questa parte. E nei giorni scorsi la maggioranza della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, come c’era da attendersi, gli ha dato ragione. I soldatini marciano! Questo è, chiaramente, un tradimento della volontà popolare ad opera dei partiti $torici che ci vogliono svendere all’UE.

Il bello, o piuttosto il brutto, è che ancora una volta la Svizzera cala le braghe senza ottenere nulla in cambio. Non c’è infatti alcuna certezza che, una volta pagata la mazzetta di 45 milioni alla Croazia e concessa la libera circolazione violando la Costituzione, poi effettivamente l’UE “smollerà” i fondi per la ricerca.
Insomma, è proprio vero che la lezione non si impara mai. Già sul segreto bancario si sono calate le braghe in cambio di nulla. Qui succederà la stessa identica cosa. E’ poi inaudito che lo stato violi la Costituzione, però pretenda dai cittadini il rispetto della legge.

Tattica del salame
Il consiglio federale quindi, è manifesto, tenta di prendere per i fondelli i cittadini con la consueta tattica del salame. Prima propone un’applicazione del 9 febbraio che non limita in alcun modo l’immigrazione: infatti s’inventa dei contingenti che non verranno mai raggiunti. Poi, tramite uno scandaloso voltafaccia, cede al ricattino dell’Unione europea e cala le braghe con la Croazia. Insomma: di applicare la volontà popolare a Berna non ne vogliono proprio sapere. Però – colmo dei colmi – il Segretario di Stato Jacques De Watteville (quello che va a negoziare a Roma parlando in inglese), già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, ha anche la tolla di venire a dire che il Ticino dovrebbe cancellare la richiesta del casellario giudiziale, come pure l’albo artigiani. Perché così, dice il Jacques, l’Italia ci aiuterà con l’UE nel portare a casa le limitazioni della libera circolazione votate del popolo (sic). Eh già, perché proprio il Belpaese, che voleva inserire nei nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri una clausola ghigliottina anti-9 febbraio, ci aiuterebbe a concretizzare il “maledetto voto”. Un voto che è stato plebiscitato in Ticino proprio per contenere l’invasione di frontalieri e padroncini, che è invece di grande importanza per la Penisola. Delle due l’una: o De Watteville pensa che siamo fessi noi, oppure è fesso lui. Ecco, queste sono le punte di diamante della diplomazia elvetica. E ricordiamo che De Watteville manterrà il mandato negoziale con l’UE anche dopo il suo pensionamento, previsto per quest’estate.

La speranza a questo punto è che, se l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia verrà votata dalla maggioranza del Parlamento, ci sarà un referendum…
Lorenzo Quadri

Dopo gli attentati ad opera dei terroristi islamici, il Belgio scende dal pero: e la Svizzera? Vogliamo anche noi il “contratto d’integrazione”!

Ci sono voluti gli attentati di Bruxelles. Ma almeno in Belgio qualcuno comincia a scendere dal pero. E si accorge che l’immigrazione scriteriata e senza regole è un catastrofico fallimento. Sicché ecco il governo vara il “contratto d’integrazione”. Chi decide di andare a vivere in Belgio da un Paese fuori dall’Unione europea dovrà firmare un contratto che lo impegna a integrarsi nella società, rispettare i suoi usi e costumi, imparare una delle lingue ufficiali dello Stato e denunciare ogni atto che possa essere legato al terrorismo. Il testo verrà consegnato a tutti coloro che decidono di rimanere in Belgio per più di 30 giorni. Qualsiasi violazione porterà all’espulsione dal paese.

Il sorpasso belga
E dire che da noi, prima della votazione sull’iniziativa d’attuazione, le élite politikamente korrette e spalancatrici di frontiere (che con la “società civile” non c’entrano un tubo), assieme alla partitocrazia, agli strasussidiati intellettualini rossi e alla stampa di regime, hanno calunniato ad oltranza, trattandoli da “disumani”, quelli che volevano espellere gli immigrati che delinquono o che abusano dello Stato sociale. Adesso arriva il sorpasso del Belgio. Dove ha sede, ma guarda un po’, la capitale dell’UE. E si abbia almeno la decenza di non mettersi a cavillare sul fatto che la legge belga si applica – per quanto tempo? – solo ai cittadini degli stati extra UE, contrariamente all’iniziativa d’attuazione. L’espulsione è sempre espulsione: quindi, secondo la cricca buonista, una cosa “disumana, gretta, razzista”. O vuoi vedere che i belgi possono e gli svizzerotti no?

Si scherza col fuoco
Certo è che si moltiplicano in maniera allarmante le dimostrazioni che gli unici a continuare a genuflettersi, complessati e tremebondi, davanti ad ogni accusa, per quanto pretestuosa, di razzismo, siamo noi. Proprio noi che abbiamo il tasso di stranieri più elevato d’Europa!

Attenzione: gli svizzerotti che, terrorizzati dalla prospettiva di venire tacciati di xenofobia, rinunciano sistematicamente a combattere l’immigrazione scriteriata e ad espellere gli stranieri che abusano dell’ospitalità ricevuta, scherzano col fuoco. Il cocciuto rifiuto di sospendere l’applicazione dei fallimentari accordi di Schengen potrebbe portarci in casa da un giorno all’altro il caos migranti. A maggior ragione se si considera che, invece di diminuire la nostra attrattività per i finti rifugiati, la stiamo aumentando (vedi l’avvocato gratis per gli asilanti). Il No all’iniziativa d’attuazione rafforza all’estero, segnatamente nei paesi di provenienza dei malintenzionati, la nomea della Svizzera paese del Bengodi per delinquenti stranieri: tanto non vengono espulsi.

Regali ai terroristi
In più, la solita $inistruccia si batte (?) per il diritto degli immigrati di impiparsene delle nostre regole e delle nostre usanze: tant’è che sdogana perfino il burqa. Infatti attacca istericamente ogni forma di divieto del velo integrale. Quindi, grazie ai kompagnuzzi, Svizzera paese del Bengodi anche per i musulmani che rifiutano l’integrazione. Tra questi ci sono, e arriviamo al punto saliente, anche i terroristi islamici. Ed infatti, mentre il mondo è ancora sotto shock per gli attentati di Bruxelles, i $inistrorsi rossocrociati (rossocrociati si fa per dire, visto che schifano i simboli nazionali e parecchi di loro hanno ancora l’inchiostro bagnato sul passaporto) sono riusciti a lanciare il referendum contro la nuova legge federale sui sistemi informativi. Quella legge necessaria per permettere all’intelligence svizzera di combattere le cellule del terrorismo islamico arrivate da noi grazie all’immigrazione senza limiti.

E perché la citata legge è da bocciare? Ma perché bisogna difendere la privacy! La privacy dei terroristi, che diamine!

E noi?
Misure come il contratto d’integrazione varato dal governo di Bruxelles possono tranquillamente essere adottate anche dalla Svizzera. Di sicuro l’UE non avrà nulla da dire: Bruxelles ne è addirittura la capitale. O vuoi vedere che lo spauracchio del biasimo comunitario e il bieco mantra dei “sa po’ mia” sono solo l’ennesima scusa?
La realtà non è che agli svizzerotti è impedito difendere i propri confini e lasciarsi alle spalle la “multikulturalità completamente fallita” (Merkel dixit). La realtà è che la maggioranza politica non vuole. Per loro le frontiere spalancate sono tutto; la sicurezza dei cittadini, la tutela del loro futuro professionale, invece, non sono niente!
Lorenzo Quadri

Bilaterali: le cifre distruggono la propaganda di regime

Lo studio smonta gli accordi con l’UE: tanti problemi e vantaggi irrisori

Ma guarda un po’, adesso anche l’istituzionalissimo Corriere del Ticino comincia ad interrogarsi sul reale valore dei bilaterali, ed in particolare della devastante libera circolazione delle persone. Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?

In effetti, da anni – almeno da quando l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è entrata di prepotenza nel dibattito politico – l’ammucchiata partitocratica, i cosiddetti “poteri forti”, la stampa di regime e le élite spalancatrici di frontiere ripetono come un disco rotto il mantra dei “Bilaterali indispensabili per la Svizzera”. Ciò con il manifesto obiettivo di fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti (chiusi e razzisti).

Loro “valgono”?
Il problemino, come da tempo evidenziano anche professori di economia (niente a che vedere con gli intellettualini di partito da tre e una cicca, voluttuosamente interpellati ogni tre per due dalla televisione di servizio a pontificare a sostegno delle frontiere spalancate) risiede nel fatto che nessuno ha mai saputo dire se i Bilaterali valgono effettivamente qualcosa per gli Svizzeri. E, se sì, quanto.

Incidenza sopravvalutata
Che l’incidenza reale di questi accordi fosse sopravvalutata “alla grande” lo si sospettava da tempo. Adesso arriva a confermarlo uno studio dell’economista Florian Schwab, richiesto da Tito Tettamanti. In base a questa indagine, il valore medio di Bilaterali potrebbe esse di 500 Fr all’anno per abitante. E da questa misera cifra si devono però ancora detrarre diversi svantaggi.

Da accordi che da anni vengono venduti come “indispensabili per la Svizzera” ci si attenderebbe ben altri numeri.

Alcune osservazioni
Un paio di cose è interessante notarle.
La prima è che i calcoli fatti non contemplano i costi infrastrutturali generati dalla devastante libera circolazione delle persone.
Il saldo migratorio promesso del Consiglio federale in regine di bilaterali avrebbe dovuto essere di 12’500 persone all’anno. Invece è di 80mila. Ci è dunque stata raccontata una balla clamorosa, l’ennesima. Già solo per questo motivo, non si vede perché bisognerebbe far fede alla fetecchiata dei “bilaterali indispensabili”. 80mila stranieri all’anno in più consumano le infrastrutture svizzere; l’aumento della popolazione ne rende necessarie di nuove. Non solo. Nel nostro sempre meno ridente Cantone, 62’500 frontalieri e di decine di migliaia di padroncini e distaccati entrano ogni giorno in Ticino uno per macchina, intasando la rete viaria. Le colonne permanenti, generate dalle targhe azzurre, hanno dei costi per l’economia, eccome che ce li hanno; però stranamente a questo proposito si tace. Ed è evidente che le nostre infrastrutture risultano usurate da questo utilizzo extra, e nümm a pagum. Aggiungiamo anche i rifiuti prodotti dall’assalto quotidiano da sud, raccolti e smaltiti a spese dei ticinesotti. Tirando le somme, quindi, altro che “vantaggi dei Bilaterali”!

La seconda cosetta è che – citiamo sempre dal Corriere – perfino gli studi taroccati pro-saccoccia-governo, quelli della SECO e di Economiesuisse, sono costretti ad ammettere che “non è possibile dimostrare un rapporto di causalità tra l’aumento del PIL ed i Bilaterali”. Anni di frottole pro-frontiere spalancate polverizzati in una sola frase. Economiesuisse licenzierà il correttore di bozze che non ha cancellato dal testo definitivo dello studio l’imbarazzante constatazione?

La crosta
La conclusione è dunque una sola. I Bilaterali non sono indispensabili all’economia. Sono semmai indispensabili alla politica del servilismo nei confronti dell’UE. Quella politica fallimentare che Berna ci propina da anni. E che farebbe un ulteriore “salto di qualità” con il demenziale progetto di “ripresa dinamica” (ossia automatica) del diritto UE in Svizzera. Un progetto perseguito dal ministro degli esteri PLR Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr.
Nel suo servizio dedicato ai Bilaterali, il Corriere, rielaborando un paragone fatto dalla direttrice di Economiesuisse (sabotatrice del 9 febbraio) Monika Rühl, titola: “una Monna Lisa non così preziosa”. Dovere istituzionale. Altro che Monna Lisa “poco preziosa”: siamo davanti ad una crosta. Per anni, però, ce l’hanno spacciata per capolavoro. E continuano a farlo.
Lorenzo Quadri

Chi spalanca le frontiere poi non si lamenti del precariato

Agenzie interinali: giusto protestare, ma non tutti sono legittimati a farlo

Le elezioni comunali sono vicine, a casa sono arrivate le schede per la votazione ed “improvvisamente” si scopre, ma tu guarda i casi della vita, che il mercato del lavoro di questo sempre meno ridente Cantone ha qualche problemino.
Settimana scorsa si è saputo che in Ticino le persone in assistenza sono quasi 9000. Certamente tra questi ci sono dei furbi, spesso e volentieri “non patrizi”, che trovano il modo di sfuggire alle maglie dei controlli. Del resto, se il 28 febbraio i partiti $torici non avessero affossato l’iniziativa d’attuazione – quella che chiedeva l’espulsione certa e sistematica degli stranieri che delinquono e/o che abusano dello Stato sociale – magari qualcuno si farebbe qualche scrupolo in più. Invece, grazie alla brillante mobilitazione dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere (altro che “società civile”) contro l’ “iniziativa disumana” (uella!) adesso si sa che gli svizzerotti fessi non solo non espellono gli stranieri che delinquono, ma neppure quelli che abusano dello Stato sociale.

Mercato saturo
Tra le quasi 9000 persone in assistenza in Ticino, dunque, ci sono i furbi. Non per questo la cifra, cresciuta del 44% in cinque anni, è meno preoccupante. Soprattutto se si considera che un terzo di questi 9000 sono giovani sotto i 26 anni: significa che nel mondo del lavoro non si riesce più ad entrare. Perché è saturo. Chi l’ha saturato? Ovviamente, personale in arrivo dal Belpaese grazie alla devastante libera circolazione delle persone.

Manifestazione contro Adecco
Ad inizio settimana, invece, a Bellinzona c’è stata una manifestazione contro Adecco, organizzata dalla “sinistra della sinistra”. Ma erano presenti anche vari esponenti P$, magari candidati alle elezioni comunali.
Giusto protestare contro il degrado e la precarizzazione del mercato del lavoro ticinese. Non lo si scopre oggi che le agenzie di lavoro temporaneo assumono frontalieri a go-go: del resto non di rado i dirigenti di queste agenzie arrivano dal Belpaese.

Questo personale temporaneo, assunto a condizioni che solo i frontalieri si possono permettere, viene poi utilizzato da talune aziende non già per sopperire a delle “punte” produttive, ma al posto delle assunzioni regolari. Inutile dire che anche i responsabili di queste “talune aziende” spesso e volentieri non sono “a chilometro zero”.
Ecco cosa succede ad “aprirsi” quando si sa che dall’altra parte dell’apertura c’è la vicina Penisola con i suoi ben noti metodi!

Una conquista?
E non ci si venga a ripetere il solito mantra della “flessibilità come conquista”: la flessibilità può essere una conquista nella misura in cui costituisce una libera scelta. Ad esempio di chi ha bisogno di qualche ora in più arrotondare. O per lo studente che, nel periodo estivo, vuole racimolare un po’ di soldi. Ma la maggioranza dei lavoratori interinali non ha certo questo profilo. E’ gente che, semplicemente, non ha altra scelta. E’ quindi logico che, come giustamente richiesto anche dai gran consiglieri Boris Bignasca e Giorgio Fonio, il Consiglio di Stato vigili su questa come su altre derive del mercato del lavoro. Derive che però, è bene ricordarlo, sono un regalo degli accordi bilaterali.
Ecco che sorgono allora un paio di questioncelle di coerenza, che hanno pure un valore.

Due questioncelle
La prima: gli URC stessi invitano gli iscritti a rivolgersi alle agenzie di lavoro temporaneo.
La seconda: a $inistra, alcune piccole formazioni sono contrarie alla libera circolazione delle persone. Ma questo non è il caso del P$. Non solo i $ocialisti hanno sempre voluto la libera circolazione, ma hanno fatto campagna dura contro il 9 febbraio. Sia prima della votazione, starnazzando accuse di razzismo e fascismo. Sia dopo la votazione: infatti da due anni tentano di farci il lavaggio del cervello con la fetecchiata del voto da rifare.
Che quelli che hanno voluto la libera circolazione delle persone, ad un paio di settimane dalle elezioni comunali tentino di rifarsi una verginità protestando contro il precariato, che della libera circolazione è la diretta e prevedibile conseguenza, è una presa per i fondelli. E questo è bene saperlo.
Lorenzo Quadri

Uno studio demolisce gli accordi con l’UE. I bilaterali valgono “una cialata”

Incredibile ma vero, adesso anche sull’istituzionalissimo Corriere del Ticino vengono avanzati dei dubbi sulla reale valenza dei bilaterali. Quegli accordi che da anni vengono spacciati come “indispensabili per la Svizzera”; e questo in un’operazione che non è nemmeno più semplice propaganda di regime: è un vero e proprio tentativo di lavaggio del cervello ad opera del Consiglio federale, della partitocrazia, dei “poteri forti”, della stampa di servizio, dell’élite politikamente korretta spalancatrice di frontiere.

E i costi?
Ma da uno studio che il finanziere Tito Tettamanti ha commissionato all’economista Florian Schwab, al quale il Corriere del Ticino nell’edizione di venerdì dedica generosi spazi, emerge qualcosa di ben diverso dal solito mantra con cui veniamo tempestati 24 ore al giorno. Emerge infatti che i bilaterali potrebbero valore 500 Fr all’anno per abitante della Svizzera: quindi una “cialata”. A questa somma vanno ancora dedotti i costi. In particolare quelli infrastrutturali generati dall’immigrazione scriteriata e dall’invasione di frontalieri e padroncini. Non ci vuole molta fantasia ad immaginare che per il nostro sempre meno ridente Cantone il bilancio sia addirittura negativo.

Saldo migratorio
Da notare che perfino in un’indagine commissionata da Economiesuisse (notoria sabotatrice del 9 febbraio) figura nero su bianco che non è possibile stabilire un legame diretto tra crescita del PIL svizzero e accordi bilaterali. Ma come: questo vuol dire che da anni ci raccontano balle grandi come case! Senza dimenticare, aspetto che non viene mai sottolineato abbastanza: quando si trattava di raccontare fregnacce per convincere gli svizzerotti ad “aprirsi all’UE” e a votare la devastante libera circolazione delle persone, si prometteva un saldo migratorio (ossia gente che si trasferisce in Svizzera, meno quella che parte) di 12’500 persone all’anno. Peccato che il saldo migratorio reale sia di 80mila: una circostanza che già da sola basterebbe ampiamente per far scattare clausole di salvaguardia unilaterali. Senza neppure bisogno del “maledetto voto” del 9 febbraio.

Salvare ad ogni costo?
Morale della favola: i Bilaterali sono ben lungi dall’essere indispensabili all’economia svizzera. Semmai, sono la base della politica delle braghe calate nei confronti dell’UE, che da anni viene falsamente spacciata (al pari dei bilaterali) come “ineluttabile” da chi dovrebbe difendere il nostro paese ed invece lo svende.
Per cui, non veniteci più a devastare i “gioielli di famiglia” con gli accorati appello ai “bilaterali da salvare ad ogni costo”, perché non attacca.
Lorenzo Quadri

Terremo in Svizzera anche i sostenitori dell’Isis!

Grazie all’élite politikamente korretta che ha affossato l’iniziativa d’attuazione
Terremo in Svizzera anche i sostenitori dell’Isis!

Nei giorni scorsi presso il Tribunale penale federale di Bellinzona è stato celebrato il processo a quattro iracheni, residenti in Svizzera, accusati di essere dei sostenitori dell’Isis. Tre di loro sono stati condannati a pene detentive di vari anni. Per i giudici è dimostrato che il trio ha “cercato di introdurre in Svizzera informazioni, materiale e persone in vista della realizzazione di un attentato”. Nientemeno!

Pene pecuniarie?
Interessante notare la linea di difesa adottata dai tre spalleggiatori dell’Isis. Si reputavano colpevoli solo di incitazione all’entrata illegale, quindi di attendevano delle pene pecuniarie sospese, e perfino risarcimenti per i giorni trascorsi in carcere. Apperò. Hai capito questi delinquenti stranieri? Vengono da noi a sostenere il terrorismo islamico, tanto gli svizzerotti sono fessi e al massimo emettono pene pecuniarie con la condizionale, ciò che equivale al NULLA!
Chi dobbiamo ringraziare se ci siamo creati la reputazione internazionale di paese del Bengodi per delinquenti stranieri? Forse i politikamente korretti spalancatori di frontiere?
Altro particolare degno di nota: il processo ai tre complici del terrorismo islamico è già costato al contribuente almeno mezzo milione di franchetti in avvocati d’ufficio. Inutile dire che anche le spese detentive (400 Fr al giorno a testa) saranno a carico nostro.

Il dopo
Emessa la sentenza di condanna, si pensa già, giustamente, al dopo. Cosa succederà a questi supporter iracheni del terrorismo islamico una volta scontata la loro pena nelle confortevoli carceri svizzere (nulla a che vedere con le prigioni del natio Iraq)? Forse che verranno espulsi dal paese, visto che rappresentano manifestamente un pericolo pubblico? Sono stati infatti incarcerati per aver pianificato attentati, non per aver rubato le ciliegie al mercato ortofrutticolo!
Ebbene, il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber ha già chiarito che i tre iracheni non verranno rimandati a casa loro: “Il loro rinvio nei paesi d’origine è escluso a causa dei rischi ritenuti troppo alti”.

Sicurezza in pericolo
Qui qualcuno ha perso la trebisonda. E noi svizzerotti fessi dovremmo tenere sul nostro territorio – e magari pure foraggiarli con i soldi dell’assistenza? – dei supporters iracheni del terrorismo islamico perché per loro sarebbe troppo pericoloso tornare in Iraq? E quindi mettiamo in pericolo la nostra sicurezza per tutelare quella di delinquenti stranieri? Per la giustizia buonista-coglionista, gli onesti cittadini svizzeri valgono meno dei fiancheggiatori dell’Isis! Se questa non è una vergogna!

Le verginelle
Non ci sono dubbi che saranno in molti a scandalizzarsi per questa situazione. Anche tra i politicanti dei partiti $torici. Gli stessi, ma guarda un po’, che nelle scorse settimane urlavano come ossessi contro l’iniziativa d’attuazione: ossia quell’iniziativa che chiedeva l’espulsione certa e sistematica dei criminali stranieri. “Iniziativa disumana”, strillava l’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere.
Se l’iniziativa “disumana” fosse stata approvata, per i delinquenti iracheni condannati a Bellinzona l’espulsione sarebbe stata ordinaria amministrazione. Le cose, però, sono andate diversamente. Quindi ci terremo in casa i sostenitori dell’Isis. Il che, oltretutto, costituisce una vera incitazione ai terroristi islamici a venire qui, da quei minchioni degli svizzerotti. Minchioni al punto da mettere in pericolo la loro sicurezza interna piuttosto che espellere gli organizzatori di attentati.

Chi ringraziamo?
Teniamo ben presente una cosa: l’ammucchiata partitocratica che ha condotto la campagna denigratoria contro l’iniziativa d’attuazione ha fatto una promessa precisa. Ha assicurato che, grazie alle nuove modifiche di legge votate dal parlamento federale, il numero delle espulsioni di delinquenti stranieri sarebbe pressoché decuplicato, passando dalle attuali 500 all’anno a 4000. La volontà dei cittadini svizzeri, che nel 2010 hanno approvato l’iniziativa popolare per l’espulsione dei delinquenti stranieri, sarebbe dunque stata “rispettata in modo rigoroso”.
Come no. Così rigoroso che adesso scopriamo che non faremo sloggiare nemmeno i sostenitori del terrorismo islamico.
Per questo brillante risultato possiamo ringraziare i partiti $torici. Ricordiamocene ai prossimi appuntamenti elettorali.
Lorenzo Quadri

Delinquenti stranieri, le espulsioni dovranno decuplicare

Le nuove regole entreranno in vigore il primo ottobre. E gli impegni presi sono molti

Dalle attuali 500 a quasi 4000 la differenza è abissale: pertanto, non potrà certo passare inosservata!

Il Consiglio federale ha stabilito che le nuove norme sulle espulsioni, quelle votate dal parlamento, entreranno in vigore il primo ottobre.
Eh già. Le cronache post-votazione della stampa di regime hanno tentato di far passare il messaggio che, dopo la bocciatura a livello federale dell’iniziativa d’attuazione, l’espulsione dei delinquenti stranieri fosse ormai cosa archiviata; cancellata dalla faccia della terra. Vale la pena ricordare che, se in Svizzera l’iniziativa ha perso, in Ticino ha vinto con quasi il 60% dei consensi. E non certo perché l’élite politikamente korretta – che la stampa di regime ha tentato di spacciare per “società civile” quando è una cosa ben diversa – abbia strillato meno forte da noi che altrove. Semplicemente, i votanti ticinesi hanno di nuovo asfaltato la partitocrazia.

Il voto è lì
L’iniziativa d’attuazione a livello nazionale ha dunque perso. Ma il voto del 2010 sull’espulsione dei delinquenti stranieri è sempre lì, ben scolpito nella Costituzione federale.
E’ pertanto un dato di fatto che l’espulsione degli stranieri che delinquono dovrà diventare realtà.
Nella foga di convincere gli svizzerotti che la legge votata dal parlamento corrisponde in tutto e per tutto a quanto da loro deciso nel 2010, il Consiglio federale si è anche sbilanciato a prendersi degli impegni numerici. Le nuove norme, così ci è stato ripetuto fino alla nausea nelle scorse settimane, avrebbero permesso di espellere quasi 4000 stranieri delinquenti all’anno. Attualmente la cifra delle espulsioni è ridicolmente bassa, circa 500 all’anno, con una grande disparità tra Cantoni. Indicatore, questo, di qualcosa che non va: perché dovrebbe esserci uniformità a livello nazionale. Il diritto degli stranieri non lo decidono i Cantoni, ma la Confederazione. Altrimenti i Cantoni più “largheggianti” si trasformano in ancore di salvataggio per i criminali stranieri, permettendo loro di rimanere in Svizzera.

Ogni promessa è debito
Ogni promessa è debito, recita il vecchio adagio. E qui la promessa è stata esplicita in più punti. I debiti fatti con i cittadini sono parecchi. Si è giurato e spergiurato che la clausola di rigore sarebbe stata applicata solo in casi estremi; quindi l’eccezione sarebbe rimasta tale e non sarebbe diventata la regola. Sulle future espulsioni in base alla legge votata dal parlamento, sono state fatte pure delle cifre. Cifre che non sono leggermente superiori a quelle attuali. Sono superiori di quasi 10 volte: da 500 espulsioni annue a 4000. Sicché la differenza tra il prima e il dopo si dovrà sentire.

Ottobre arriva presto
Non è certo un caso se la stampa di regime, a partire dalla SSR, ha insistito in modo così fazioso sulla bocciatura dell’iniziativa d’attuazione. Non si tratta solo della consueta goduria di chi dovrebbe fare “informazione equidistante” (ma non l’ha mai fatta) davanti ad una sconfitta degli odiati “populisti e razzisti”. Si tratta, invece, di un tentativo chiaro di manipolare la realtà. Come se il voto del 28 febbraio avesse cancellato anche quello del novembre del 2010. Ma così, evidentemente, non è. Non solo l’espulsione degli stranieri che delinquono è una realtà, ma dovranno essere espulsi quasi 4000 stranieri all’anno. E controllare le cifre è facile: basta il pallottoliere. Ottobre, data fissata per l’entrata in vigore delle nuove regole, arriva “in un boffo”. Noi aspettiamo al varco.
Lorenzo Quadri

Zurigo: anche il bagnino apposta per i finti rifugiati!

Sempre peggio! Svizzera sempre più Paese del Bengodi per i migranti economici!

Mentre i paesi UE reintroducono uno dopo l’altro i controlli al confine, noi andiamo avanti sulla via del masochismo più spinto. Continuiamo a trasformarci in paese del Bengodi per migranti economici, con le iniziative più decerebrate. Abbiamo visto i corsi di scuola guida per asilanti nel Canton Svitto: gli svizzerotti, ormai ridotti a cittadini di serie B in casa loro, pagano di tasca propria. Per gli asilanti, invece, paga il contribuente. C’è chi ha pensato di inventarsi anche i corsi di sci per sedicenti rifugiati. Adesso arrivano pure gli zurighesi con una pensata da premio Nobel: alla piscina coperta di Zurigo – Altstetten è stato assunto da inizio anno un bagnino apposta per i migranti, che parla arabo ed inglese. La motivazione è allucinante: nello stesso quartiere della piscina si trova un centro di accoglienza della Confederazione; nel fine settimana i baldi giovanotti che vi alloggiano si recano in gruppo nello stabilimento balneare (sic!), solo che molti di loro non sanno nuotare o nuotano male. Da qui la geniale iniziativa del direttore della piscina e dei responsabili del centro asilanti: assumiamo un bagnino apposta per i finti rifugiati. E chi paga il conto? Forse il contribuente?

No limits!
Ormai si infrange ogni limite di decenza. Fossimo al primo d’aprile, penseremmo ad un “pesce”. Ma invece siamo ad inizio marzo. Solo gli svizzeri potevano raggiungere un livello tale di servilismo nei confronti dei finti rifugiati, tutti giovani uomini soli che non scappano da alcun conflitto. E il bello è che poi dobbiamo pure sorbirci le accuse di razzismo…
Se gli immigrati illegali non sanno nuotare, per evitare incidenti la soluzione è semplicissima: non li si fa entrare in piscina. Punto. Altro che bagnino apposta per loro! A quando i biglietti gratis, ossia pagati dal contribuente, per permettere ai finti rifugiati di accedere ai centri wellness, ovviamente con bagnini, ma anche massaggiatori al loro esclusivo servizio?

I conti non tornano
Ecco come la Svizzera, grazie alla kompagna Sommaruga e alla maggioranza politikamente korretta, scoraggia l’assalto di finti rifugiati. 1) Non sospende i fallimentari accordi di Schengen. 2) Ai migranti economici paga pure l’avvocato. 3) Vuole introdurre le espropriazioni facili affinché la Confederazione, invece di chiudere le frontiere per arginare l’afflusso di clandestini (non sia mai! Le frontiere devono rimanere spalancate ad oltranza!), possa costruire sempre nuovi centri asilanti, in spregio del diritto fondamentale alla proprietà privata e delle procedure edilizie. 4) Alcune menti superiori si inventano sempre nuovi e assurdi “benefit” a vantaggio dei finti rifugiati: ad esempio il bagnino “dedicato”.
Qui i conti non tornano: se i giovanotti ospiti dei centri non sanno cosa fare durante il fine settimana, altro che piscina. Li si mandi piuttosto a sistemare i sentieri dei boschi. O a spalare la neve, quando la meteo è come quella di ieri.

Il messaggio che passa
Visto che i migranti economici sono tutti muniti di telefonini di ultimissima generazione (dove trovano i soldi per comprarli?) non crederete mica che la notizia dei trattamenti di favore di cui qualcuno pensa bene di farli beneficiare, non raggiunga anche i “colleghi” che si trovano altrove o che sono in procinto di partire? Il messaggio è chiaro: venite tutti in Svizzera, non solo gli svizzerotti non faranno nulla per impedirvi di entrare nel paese, vi tratteranno pure da Pascià! Sempre meglio! Per fortuna, grazie al referendum contro la nuova legge sull’asilo, i cittadini saranno chiamati a votare sull’avvocato gratis ai finti rifugiati e sulle espropriazioni facili per far proliferare i centri d’accoglienza.
Lorenzo Quadri

“Clausola di salvaguardia”: come previsto, una ciofeca!

Sui frontalieri il nulla: Ticinesi presi di nuovo a pesci in faccia!
“Clausola di salvaguardia”: come previsto, una ciofeca!
Mentre l’allargamento della libera circolazione delle persone alla Croazia, in plateale violazione della Costituzione, è un vero scandalo

La grande attesa (uella) per la clausola di salvaguardia ha lasciato spazio al… nulla. La tanto magnificata clausola risulta essere aria fritta.  Del resto, se l’obiettivo era quello di trovare un provvedimento unilaterale che però “piacesse” ai funzionarietti di Bruxelles (quelli che pretendono di comandare in casa nostra) era ovvio che dall’esercizio sarebbe uscito il vuoto spinto. Forse a Berna non si sono ancora accorti che non devono rendere conto agli eurofalliti, bensì alla maggioranza dei cittadini svizzeri che hanno votato Sì all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Fatto sta che nessuno ha capito come la clausola fumogena potrebbe limitare in modo significativo l’immigrazione.

E i frontalieri?
Il dato più vistoso è che la clausola non contiene, di fatto, un tubo sui frontalieri. L’invasione quotidiana da sud è il principale motivo che ha portato il 70% dei ticinesi a plebiscitare l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, asfaltando i partiti $torici e determinando il risultato a livello nazionale. Ma i sette di Berna se ne escono a dire che per limitare l’assalto alla diligenza da sud e conseguente soppiantamento dei ticinesi non si farà un bel niente. I frontalieri potrebbero essere considerati nei tetti massimi solo se l’eventuale valore-soglia venisse superato a livello nazionale. Quindi se – come certamente accadrà – il Ticino continuerà ad essere invaso, ma in Svizzera il valore soglia non verrà raggiunto, non si sarà alcuna limitazione. Se questa non è una presa per i fondelli dei Ticinesi che, ancora una volta, vengono presi a pesci in faccia…! E’ quindi evidente che la clausola di salvaguardia va rispedita al mittente per direttissima. Due anni di presunto “lavoro” per uscirsene con una simile ciofeca? Poi si meravigliano se la gente si “inalbera”??

Clausole – foffa
Anche nel campo dell’immigrazione “residenziale”, peraltro, non si capisce come la clausola potrebbe servire a qualcosa. Si parla di valori soglia; ma questi sono ancora sconosciuti sia nel loro livello quantitativo, sia nei criteri di definizione (cosa si guarda? Il saldo migratorio? L’immigrazione? Il tasso di disoccupazione?). Il contingentamento verrebbe applicato a posteriori, ossia quando i buoi sono già fuori dalla stalla. E per fissare i tetti massimi il Consiglio federale dovrebbe consultare una fantomatica commissione in materia d’immigrazione, certamente composta da spalancatori di frontiere.

Gli asilanti contano più dei ticinesi
Insomma, la melina prosegue. E naturalmente non poteva mancare la perla di saggezza. Citazione dal comunicato d’agenzia: “Per sfruttare al meglio il potenziale dei lavoratori residenti, il Consiglio federale intende agevolare l’accesso ad un’attività lucrativa alle persone del settore dell’asilo che possono rimanere in Svizzera”.
Qui qualcuno ha perso la trebisonda. Il Consiglio federale nella sua clausola di (non) salvaguardia non parla di limitazioni per i frontalieri. Quindi il governo rifiuta di prendere qualsiasi misura per sostenere l’occupazione dei Ticinesi, soppiantati da frontalieri e padroncini a seguito della devastante libera circolazione delle persone. Però si preoccupa di sostenere l’occupazione degli asilanti. Sul fatto che questi ultimi non devono essere a carico dello Stato sociale, non ci piove.  Ma il risultato va raggiunto rimandando gli asilanti al proprio paese appena possibile. Cosa che adesso non accade.
Prendiamo quindi atto che per i sette scienziati, kompagna Sommaruga in primis, gli asilanti devono essere “agevolati nell’accesso al mercato del lavoro”; i ticinesi, invece, vanno lasciati allo sbaraglio davanti all’invasione da sud. Ergo: gli asilanti contano più dei ticinesi!

Scandalo croato
Quali elementi nuovi ha dunque portato il tanto strombazzato annuncio della clausola di salvaguardia? Nessuno. Il colmo è che, invece di fare dei passi avanti, i passi si fanno indietro. Infatti lo stesso giorno in cui è stata annunciata la clausola-bidone, il Consiglio federale ha sottoscritto l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia. Questo è, semplicemente, uno scandalo. Con in vigore da due anni una norma costituzionale che limita la devastante libera circolazione delle persone, il CF firma un nuovo accordo di libera circolazione delle persone che non prevede i limiti votati dal popolo. Quindi i sette di Berna, pur di ubbidire ai loro padroni UE hanno violato “come se niente fudesse” la Costituzione svizzera. Questo è un atto gravissimo. Ma naturalmente la stampa di regime ed i politicanti spalancatori di frontiere tacciono.  E’ chiaro che la scandalosa firma va buttata all’aria.
Lorenzo Quadri

Espulsione degli stranieri che delinquono: altro che “rigore”, proliferano sotterfugi. L’élite politikamente korretta ha già tradito la parola data

Intanto i kompagnuzzi aizzano gli stranieri alla naturalizzazione, nella speranza di rimpolpare il proprio elettorato con i neo-svizzeri

Non si è dovuto attendere molto per capire quanto valgono – meno di zero – e quanto durano – lo spazio di un mattino – le promesse di quelli che vogliono tenere in Svizzera i delinquenti stranieri. A pochi giorni dalla votazione sull’iniziativa d’attuazione, abbiamo già avuto tre illuminanti esempi.

Primo esempio
I kompagni invitano gli stranieri a naturalizzarsi. Lo fanno tramite il sindakato UNIA, che è poi quello che comanda in casa (cabina telefonica) PS. E che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio, con i soldi degli affiliati (compresi quelli soppiantati da frontalieri grazie alla devastante libera circolazione senza limiti). E che continua a fare di tutto e di più per sabotare il “maledetto voto”. E che non ne vuole sapere di limitare il frontalierato (i frontalieri pagano le quote sindacali).

Perché a sinistra vogliono le naturalizzazioni di massa? Per tre motivi.
Uno: per evitare ai delinquenti stranieri l’espulsione votata dal popolo, facendoli diventare svizzeri. Quindi il P$$, ancora una volta, disprezza la volontà popolare. Ma il fatto che vedano la luce iniziative come quella dei kompagnuzzi dimostra la necessità di rendere possibile la revoca del passaporto a chi commette reati di particolare gravità. Oggi la revoca del passaporto esiste, ma solo in casi rarissimi. In futuro devono diventare meno rari.

Due: per taroccare le statistiche dei reati commessi da stranieri, poiché esse non contemplano i reati commessi da stranieri naturalizzati. E, più in generale, per dare l’impressione che in Svizzera ci siano meno stranieri.

Tre: tramite le naturalizzazioni facili, i kompagni immaginano di rimpolpare i propri ranghi, sempre più sparuti. Un loro esponente l’ha detto a chiare lettere in radio. Ma forse qualcuno ha fatto male i conti. Lo straniero integrato che si naturalizza perché apprezza le specificità svizzere non darà di certo il proprio voto a chi queste specificità le vuole rottamare per farci aderire alla fallita UE.

Abusare senza ritegno
Sicché ancora una volta i kompagnuzzi cercano di aggirare la volontà popolare sgradita, aizzando alle naturalizzazioni per evitare al neo-svizzero l’espulsione nel caso “scivolasse” nella delinquenza o nell’abuso di prestazioni sociali. Se per caso serviva ancora una dimostrazione della precisa volontà della $inistra di tenere in Svizzera tutta la feccia d’importazione, eccola servita su un piatto d’argento. Addirittura all’indomani di un voto popolare.

Ė pertanto evidente che l’élite politicamente korretta che ha combattuto a paccate di milioni l’iniziativa d’attuazione, ha voluto la “cosiddetta clausola” di rigore per bypassare il voto popolare del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri. Di questo sotterfugio, intende abusare a piene mani. I legulei lottizzati del Tribunale federale hanno già dato il là.
E qui arriviamo al secondo esempio.

Secondo esempio
I giudici di Losanna hanno annullato la decisione presa dal governo ticinese e confermata dal tribunale amministrativo di ritirare il permesso C a Tito Bravo condannato a tre anni di detenzione per amministrazione infedele aggravata e truffa. La decisione è stata presa sulla base delle consuete argomentazioni buoniste-coglioniste: ma si tratta di una persona che è qui da tanto tempo, ma la moglie e i figli (adulti) sono qui, ma… ma… ma. Insomma: il festival dei pretesti per non espellere. Qualcuno pensa forse che questo andazzo cambierà in futuro?

Terzo esempio
Terzo e ancora più clamoroso esempio. A Bellinzona sono stati processati due cittadini iracheni, accusati di terrorismo. Sulle cronache si legge che, con ogni probabilità, gli ennesimi delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa grazie alla politica delle frontiere spalancate non verranno rispediti al loro paese come imporrebbe qualsiasi elementare nozione di buonsenso. No: ce li dovremo tenere in Svizzera (e magari li dovremo pure mantenere in assistenza?). Questo perché da anni per motivi di sicurezza (?) non si fanno espulsioni verso l’Iraq. Bene, bravi, bis. Ecco cosa succede a non sostenere l’espulsione certa e sistematica degli stranieri delinquenti. Ecco il servizio che si rende alla collettività starnazzando istericamente all’ “iniziativa disumana”. Ecco a cosa porta il tanto magnificato e santificato “apprezzamento dei giudici”. Ci teniamo in casa i terroristi. Grazie, élite politikamente korretta che avete affossato l’iniziativa d’espulsione a livello nazionale!

Morale della favola
Come volevasi dimostrare, la clausola di rigore verrà usata dai giudici lottizzati per scardinare la volontà popolare di espellere i delinquenti stranieri.
Le promesse dell’élite politikamente korretta sul “giro di vite” (uella) in materia di espulsioni nel rispetto del voto del 2010, che abbiamo sentito in quantità industriali prima del 28 febbraio, sono dunque durate, letteralmente, lo spazio di un mattino.
Lorenzo Quadri

Se gli eurobalivi pensano di impressionarci con i loro ricatti, hanno fatto male i conti. Funzionarietti di Bruxelles: è ora di abbassare la cresta!

Addirittura pretendono di imporci il No all’iniziativa d’attuazione per l’espulsione dei criminali stranieri: un motivo in più per andare in massa a votare Sì!

Non c’è proprio limite alla tolla. La Disunione europea sta cadendo a pezzi sotto i colpi dell’invasione di migranti economici. Un’invasione che Bruxelles è del tutto incapace di arginare. Del resto, se a fare il “ministro degli Esteri” Ue si mette una scartina del governo del premier italiano non eletto Matteo Renzi, difficilmente si può sperare nei miracoli.
L’UE cade a pezzi, eppure ancora si permette di ricattare gli svizzerotti. Evidentemente, anni di politica bernese all’insegna della sottomissione e della calata di braghe pesano.
Ricatti e minacce avvengono su più fronti. Almeno, così sarebbe stando alle dichiarazioni di un’anonima “fonte europea” citata mercoledì da Le Temps.

La prima minaccia
Minaccia numero uno: svizzerotti, non azzardatevi a votare l’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei criminali stranieri (oggi sapremo il risultato). La Svizzera – che ha in media il 73% di detenuti stranieri nelle sue carceri, mentre gli altri paesi europei messi peggio navigano sul 40% – si deve tenere i delinquenti d’importazione. Perché? Forse perché, come starnazzano in sprezzo del ridicolo gli spalancatori di frontiere, l’iniziativa è “disumana” (uella, chi combatte l’immigrazione scriteriata di delinquenti non è solo razzista e fascista, adesso è anche “disumano”)? No di certo. Gli svizzerotti non si devono azzardare a votare l’iniziativa d’attuazione perché i balivi di Bruxelles non vogliono. Ohibò. Questi funzionarietti europei, privi di qualsiasi straccio di legittimazione democratica, vogliono venire a casa nostra a comandare. Non perdono occasione per ribadirlo (e vogliamo proprio vedere come si concluderà la diatriba sull’arma d’ordinanza a domicilio). E’ ora di far capire a costoro, senza alcun margine di interpretazione, che non è così. Ecco dunque un motivo in più per votare un Sì convinto all’iniziativa d’attuazione (nel caso qualcuno non l’avesse ancora fatto).

La seconda minaccia
Minaccia numero due: la Svizzera deve estendere la libera circolazione delle persone alla Crozia, e senza condizioni. Qui qualcuno si è bevuto il cervello. In questi ormai oltre due anni di melina sull’applicazione del “maledetto voto” del 9 febbraio, il Consiglio federale ha preso, all’indomani della votazione, una decisione giusta ed importante (quindi di per sé si era cominciato bene, ma poi…). Quella di, appunto, bloccare l’estensione della libera circolazione alla Croazia. Questo per un motivo molto semplice. Il popolo aveva deciso che la libera circolazione andava limitata e quindi, dopo quel voto, non era più pensabile estenderla senza limiti ad un nuovo Stato membro UE. A due anni dal 9 febbraio del 2014, senza aver portato a casa niente dai vari “pour parler” con Bruxelles, sarebbe scandaloso mollare adesso le braghe sulla Croazia. Nevvero, Consiglio federale? A buon intenditor…

La terza minaccia
Minaccia numero tre: “svizzerotti, non osate parlare di contingenti, quindi di limitazione quantitativa all’immigrazione , perché ciò costituirebbe una provocazione”. Uhhhh, che pagüüüraaa! I funzionarietti di Bruxelles faranno bene a rendersi conto che è tempo di abbassare la cresta. Di contingenti se ne parlerà eccome, visto che questo è ciò che ha votato il popolo. Provocazioni sono semmai i tentativi di questi stessi funzionarietti di trattare la Svizzera come se fosse una colonia dell’UE. E poi: parlare di contingenti per l’immigrazione in Svizzera è una “provocazione”? Però la sospensione di Schengen, uno dei presunti principi fondanti dell’UE , ad opera di Stati membri va bene? Provocazioni a geometria variabile, ad “immagine e somiglianza” della morale degli spalancatori di frontiere?
E’ evidente che i trattati di Schengen sono stati messi fuori servizio a tempo indeterminato. Perché vogliamo vederli gli Stati membri che hanno reintrodotto i controlli sistematici ai confini che annunciano ai cittadini il ritorno alle frontiere spalancate: si ritroverebbero la gente in piazza.

Tutti a votare Sì
La realtà è che l’UE è fallita. Come ha dovuto accettare il “de profundis” per Schengen – perché di questo si tratta – accetterà anche la limitazione della devastante libera circolazione delle persone con la Svizzera.
E comunque: tutti a votare Sì all’iniziativa d’attuazione, anche per dare una nuova lezione agli eurobalivi e a quelli che sognano di trasformarci nei loro zerbini.
Lorenzo Quadri

Asilo: tra una calata di braghe e l’altra, la spesa esplode

Già annunciato per il 2016 un sorpasso di 342 milioni, e il contribuente paga
A preventivo il Parlamento federale aveva approvato, per l’anno di grazia 2016, una spesa di 1.5 miliardi di franchi per l’asilo. Non sono proprio noccioline. Eppure già si sa che questa cifra verrà superata. E mica di poco. La segreteria di Stato della migrazione (SEM) stima, per fine anno, un sorpasso di almeno 342 milioni di franchetti. E nümm a pagum. Il motivo del plateale sforamento è ovvio: arriveranno molti più migranti economici di rispetto a quelli preventivati.

L’Austria contingenta
Come risponde la Svizzera all’invasione di finti rifugiati che sta mettendo a ferro e fuoco l’Europa? Come al solito, non facendo nulla. Altri sono meno masochisti. Ad esempio i nostri vicini austriaci hanno fissato un nuovo tetto: verranno accolti al massimo 80 asilanti al giorno poiché l’Austria “ha già dato”. Gli eurobalivi naturalmente hanno subito fatto la voce grossa: la decisione di Vienna sarebbe “incompatibile con gli obblighi previsti dal diritto UE e dalle leggi internazionali”. Peccato che sia invece necessaria a garantire la sicurezza interna del Paese. Ma è evidente che, di questa, agli eurobalivi non gliene potrebbe fregare di meno. L’importante è preservare il dogma delle frontiere spalancate. Come ebbe saggiamente a dire qualcuno: “un paese che non difende i propri confini è un paese morto”. E i funzionarietti di Bruxelles vogliono proprio dei paesi morti.

Se si chiude la via balcanica…
L’Austria, c’è da sperarlo, non si piegherà ai Diktat europei. Saprà anteporre la sicurezza dei propri cittadini all’obbedienza cieca e masochista. Il Consiglio federale farebbe la stessa cosa? Ma figuriamoci…
Sta di fatto che gli Stati toccati dalla via balcanica si stanno tutelando sempre più. Stanno fissando contingenti; stanno chiudendo frontiere; stanno erigendo muri ai confini. E fanno benissimo. Ma c’è un problema: se la via dei paesi dell’Est è preclusa, o comunque diventa sempre meno percorribile, non ci vuole il mago Otelma per prevedere che i finti rifugiati (quanti i miliziani dell’ISIS?) trovando sbaratta la strada balcanica, passeranno dall’Italia, e poi si dirigeranno in Svizzera ed in Germania. Qualcuno a Berna ha pensato o no a questo scenario? Se da un giorno all’altro dovesse esplodere la pressione ai confini a sud, e quindi sulla frontiera tra il nostro Cantone e il Belpaese, in che modo intende reagire la Confederazione?

Il sospetto è che dei piani difensivi non ci siano proprio. Quanto scommettiamo che l’autorità federale si limiterebbe a pretendere da Cantoni e Comuni che s’inventino soluzioni per ospitare i migranti economici, e poi magari chiederebbe aiuto all’Europa, che naturalmente se ne impiperebbe alla grande di quello che succede agli svizzerotti fessi?

La prova del nove
Del resto, in materia di sottomissione bernese a Bruxelles arriverà presto una prova del nove. Come noto l’UE vuole dare, nell’ambito dei trattati di Schengen, un giro di vite sulle armi conservate al domicilio dei cittadini: dice che si tratta di una misura per combattere il terrorismo. L’ennesima presa per i fondelli: prima, in nome di una politica migratoria scriteriata e della fallita multikulturalità, si permette alle cellule dei terroristi islamici di insediarsi in Europa. Poi s’immagina di combatterle disarmando i cittadini onesti.

Si dà però il caso che l’arma d’ordinanza in casa sia una tradizione elvetica. E si dà pure il caso che questa tradizione sia stata confermata dal popolo in votazione nel 2011. La Svizzera, avendo aderito agli accordi bidone di Schengen, sarebbe tuttavia tenuta a recepirne anche l’evoluzione. E quindi ad impedire ai soldati svizzeri di portarsi a casa il FASS, come UE comanda. Ma ubbidire all’ultima fregnaccia europea significherebbe cancellare un voto popolare. Se il Consiglio federale è pronto a calare le braghe fino a questo punto, a permettere che la sovranità elvetica venga calpestata senza ritegno, allora aspettiamoci il peggio. E prepariamo le contromisure.
Lorenzo Quadri

A Nord delle Alpi c’è chi vorrebbe sabotare gli investimenti in Ticino. Non facciamo il gioco di chi vuole tagliarci fuori

Ormai siamo agli sgoccioli e la votazione sul tanto discusso secondo tunnel del Gottardo si fa sempre più vicina. In concreto, il popolo dovrà scegliere tra il traforo di risanamento ed un improponibile ed inefficiente sistema di trasbordo sulle navette ferroviarie, dall’impatto ambientale devastante ed a cui si oppongono perfino le FFS. E si oppongono perché sanno benissimo che sarebbe contrario al principio stesso di Apltransit, che vorrebbe i camion sul treno da confine a confine. Se però, per risanare il Gottardo, si comincia a costruire una stazione di trasbordo per il traffico pesante a Biasca, è evidente che quest’ultima non verrà smantellata a lavori ultimati, ma verrà invece conservata come terminal. Sicché questi impianti, invece di tenerli fuori dalla Svizzera, ce li metteremmo in casa. E, di conseguenza, importeremo i TIR stranieri fino a Biasca per poterli caricare sul treno.

Solo due opzioni
Le opzioni sono dunque solo due. O seconda galleria o navette. Però i contrari al traforo di risanamento continuano a produrre fumogeni, un po’ come le seppie che, sentendosi in pericolo, spruzzano inchiostro. Sapendo che le navette sarebbero un disastro, s’inventano piste sempre diverse, che esistono solo nel mondo della fantasia. Si va dall’utilizzo per il risanamento autostradale della galleria ferroviaria allo scavo di un secondo tunnel in altitudine che verrebbe poi abbandonato a lavori ultimati. Di recente si è pure immaginato, forse pensando di aver scoperto l’acqua calda, di far credere che effettuare il risanamento della galleria autostradale lavorando solo di notte “sa pò”. Come se questa non fosse la prima verifica che è stata svolta.

Investimento durevole
Insomma, da una parte c’è un tunnel di risanamento che rispetta la Costituzione, che permette di non isolare il Ticino per tre anni dal resto della Svizzera, che fa compiere un passo avanti epocale in materia di sicurezza, e che costituisce un investimento per il futuro. Già perché, senza il traforo, ogni volta che bisognerà risanare la galleria del Gottardo – a cadenza di 30-40 anni – ci si ritroverebbe nella necessità di isolare il Ticino per anni ed anni. Dall’altra ci sono i fumogeni. Ad alimentare questi fumogeni, la stampa d’oltralpe. Che, così facendo, si scredita da sola. E qual è il suo obiettivo? Certamente non proteggere il nostro Cantone da aumenti di traffico ed inquinamento che non ci saranno, dal momento che, proprio come adesso, anche con un eventuale secondo tunnel del Gottardo sarà in funzione una sola corsia per senso di marcia. Senza che nessuno, da Bruxelles, abbia nulla da obiettare. Questo non perché gli eurobalivi sono improvvisamente diventati rispettosi delle decisioni svizzere. Semplicemente perché l’UE non necessita di maggiori capacità stradali sotto il Gottardo: nemmeno quelle attuali sono utilizzate per intero.

Scopi egoistici
L’obiettivo della stampa d’Oltralpe anti-secondo tubo, e di chi ci sta dietro, è ben altro. Si tratta di impedire che la Confederazione investa in infrastrutture in Ticino, per poi dirottare altrove i soldi a noi destinati. Un discorso puramente egoistico. Qui c’è gente che considera il Ticino un Cantone di serie B.
E che dire quelli che cavalcano il tema dell’inquinamento del Mendrisiotto agitando lo spauracchio di un aumento del traffico da nord a seguito dell’eventuale secondo tubo, aumento che però come detto non ci sarà, e questo dopo che loro stessi, con la devastante libera circolazione delle persone, hanno spalancato le frontiere ad una concretissima invasione da sud, le cui conseguenze viarie ed ambientali sono sotto gli occhi di tutti, ogni santo giorno?

Il “Sì progressista”
Ma visto che un leghista non può che raccontare balle populiste e razziste per definizione, vale la pena concludere citando l’opinione pubblicata nei giorni scorsi da Bruno Cereghetti, ex deputato del partito socialista ed ex capo dell’Ufficio assicurazione malattia del DSS. Quindi persona non di destra e perfettamente cognita di questioni relative alla salute:
“un sì all’opzione progressista del progetto di risanamento del San Gottardo in votazione (quindi al secondo tunnel), in quanto: è moderna, è umanistica, è razionale nell’opera e nella spesa, rifugge dall’ideologia elevata a metodo politico, tutela il dettato costituzionale del non aumento della capacità di traffico, è conforme al diritto comunitario per esplicita ammissione dell’UE, rispetta le generazioni a venire consegnando loro un’opera razionale, vuole un Ticino dinamico e sociale”. Prendere su e portare a casa.
Lorenzo Quadri

Campagne a peso d’oro: la partitocrazia ed i padroni del vapore tentano di farci il lavaggio del cervello. Spendono milioni per sostenere i criminali stranieri!

Ma tu guarda i casi della vita: i finti moralisti, sempre pronti a strillare contro i mezzi finanziari che l’Udc avrebbe a disposizione per le campagne politiche, stranamente non hanno nulla da dire sui milioni che gli avversari dell’iniziativa d’attuazione stanno spendendo per denigrare l’iniziativa in questione con argomenti ridicoli. L’iniziativa d’attuazione, come ormai noto, è quell’iniziativa che vuole “attuare” quanto già votato dai cittadini svizzeri nel novembre 2010 sull’espulsione degli stranieri che delinquono.
Quindi, qui si stanno spendendo cifre a sei zeri e con quale scopo? Permettere a dei delinquenti stranieri di rimanere in Svizzera. L’offensiva propagandistica mira a fare il lavaggio del cervello agli svizzerotti affinché il 28 febbraio votino contro quello che hanno già deciso.

Giravolte
Il bello è che si assiste ad un allucinante florilegio di forze politiche e gruppi d’interesse che si rimangiano quello che normalmente dicono. Non sta infatti né in cielo né in terra che il PLR, che non perde occasione per promuovere tagli nel sociale perché bisogna risparmiare sulla spesa pubblica, adesso si batta per la permanenza in Svizzera di stranieri che hanno abusato dello Stato sociale o che sono stati condannati per gravi reati e quindi, nella maggior parte dei casi, sono a carico della collettività elvetica. Ma bravi, sedicenti “partiti borghesi”, applausi a scena aperta: manteniamo stranieri che delinquono e poi ci chiediamo come mai poi bisogna tagliare sulla gente onesta.

Contro i loro interessi
Idem per le associazioni economiche, che adesso si agitano come sui carboni ardenti contro i loro medesimi interessi, avendoci loro stesse sempre (giustamente) ripetuto che la sicurezza è uno dei principali (per usare il loro fraseggio) “vantaggi competitivi” della piazza economica svizzera. E adesso combattono con l’artiglieria pesante un’iniziativa mirata a creare sicurezza. Sia dal punto di vista della criminalità – riduzione del numero di delinquenti in Svizzera e quindi dei rischi di recidiva – che da quello della certezza del diritto. Infatti oggi l’espulsione dei criminali stranieri viene decisa dai singoli Cantoni. Le prassi sono estremamente diverse tra loro. Ad Uri sono restrittivi. I kompagni ginevrini, invece, chissà come mai, sono particolarmente largheggianti. Trovano sempre una scusa per non espellere. Ma questo non è corretto: la politica migratoria non è una competenza cantonale. Grazie all’iniziativa, ci saranno in tutto il Paese delle regole uniformi e chiarissime. Ed anche dissuasive. Ciò che non potrà che giovare alla Svizzera, ed a tutti quelli che ci vivono. Svizzeri o stranieri che siano.

La fetecchiata somma
Quanto alla panzana degli spalancatori di frontiere, secondo cui l’iniziativa d’attuazione “metterebbe in pericolo il diritto di soggiorno in Svizzera di 2 milioni di persone”, è una fetecchiata talmente paradossale da lasciare di stucco. L’iniziativa non riguarda gli stranieri in generale. Riguarda gli stranieri che commettono reati della massima gravità, o che reiterano reati un po’ meno gravi. Quindi non colpisce a caso, ma in modo selettivo. Colpisce le persone giuste. Ed inoltre comporta un benvenuto e necessario effetto preventivo. I buonisti politikamente korretti ci hanno trasformato nel paese del Bengodi per i delinquenti stranieri, che sono più protetti delle loro vittime. E’ ora di cambiare registro. Oggi vengono espulse circa 500 persone all’anno. Se questo numero dovesse raddoppiare grazie all’iniziativa d’attuazione, ne trarranno giovamento tutte le persone oneste che vivono in Svizzera. Indipendentemente dalla nazionalità.

Sabotare i diritti popolari
I contrari all’iniziativa d’attuazione vogliono, in effetti, cancellare il voto popolare del novembre 2010 sull’espulsione dei delinquenti stranieri. E, ma tu guarda i casi della vita, sono gli stessi che vogliono cancellare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché dobbiamo stare molto attenti. Se il giochetto riesce una volta, si crea un pericolosissimo precedente. Si dimostra che, in fondo, l’esito delle votazioni è relativo. Quindi, si indeboliscono i diritti popolari. Ed è proprio quel che vogliono i padroni del vapore per poterci portare nell’UE – obiettivo di fondo condiviso dai kompagni: e questo dovrebbe far sorgere una qualche domandina – e farci invadere sempre più da forza lavoro a basso costo. Non per nulla sono gli stessi che vogliono rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Perché la maggioranza antieuropeista degli svizzerotti deve venire imbavagliata e schiacciata. Vedi le balorde proposte del sedicente “Think tank” Avenir Suisse i cui grandi pensatori hanno avuto la sfrontatezza di uscirsene a dire, tranquilli come un tre lire, che in Svizzera le iniziative popolari riescono troppo facilmente e quindi bisogna cambiare le regole. Ma siamo fuori di cranio?
Anche per questo motivo, è fondamentale che dal voto del 28 febbraio sull’iniziativa d’attuazione esca un segnale chiaro: chi vuole sabotare voti popolari scomodi perché “bisogna aprirsi all’UE” viene asfaltato.
Lorenzo Quadri

Il 28 febbraio votiamo sì all’iniziativa d’attuazione. Asfaltiamo gli spalancatori di frontiere

L’espulsione degli stranieri che delinquono o che abusano del nostro Stato sociale è stata votata dal popolo nell’ormai lontano novembre del 2010. Però non è ancora diventata realtà. Perché, “stranamente”, a Berna si fa melina. I voti popolari che smentiscono gli spalancatori di frontiere vanno sabotati. Questa è la parola d’ordine. Lo vediamo con il 9 febbraio e lo vediamo con l’espulsione dei criminali stranieri. E, che su quest’ultimo tema la politica stesse facendo melina, è emerso quasi subito dopo la votazione del 2010. Per questo l’Udc ha lanciato la cosiddetta “iniziativa d’attuazione”. Essa indica in modo preciso quali reati portano all’espulsione dello straniero se commessi una sola volta, e quali vi portano in caso di recidiva (come nel calcio, c’è il cartellino rosso ed il cartellino giallo). Questa iniziativa è stata subito un successo strepitoso: in meno di 5 mesi sono infatti state raccolte quasi 160mila firme valide. Un vero record, che conferma quale sia la volontà popolare. Sull’iniziativa di attuazione saremo chiamati a votare il prossimo 28 febbraio (assieme al traforo di risanamento del San Gottardo).

Istituzioni inadempienti
Ancora una volta, dunque, il popolo si trova a sostituirsi alle istituzioni inadempienti. Inadempienti perché? Perché, dopo anni di melina, il parlamento ha deciso sì di dar seguito all’espulsione dei delinquenti stranieri votata nel 2010, ma lo ha fatto in modo del tutto inadeguato, con il chiaro obiettivo di uccellare i votanti. Infatti ha introdotto una clausola di rigore. La quale permetterebbe, se diventasse realtà, ai giudici di trovare sempre una scusa per non procedere all’espulsione. Siamo dunque alla consueta presa in giro.
E intanto che la politica fa melina, i delinquenti stranieri rimangono in Svizzera, ridendosela a bocca larga degli svizzerotti che votano una cosa e poi vengono infinocchiati dai loro stessi governanti.

Altro che “falso problema”!
E osiamo sperare che nessuno abbia la tolla di venire a dire che gli stranieri che delinquono sono un falso problema inventato dai soliti populisti e razzisti.
Ad esempio: di recente è diventato di pubblico dominio tramite un portale online un fattaccio avvenuto in pieno centro Lugano a metà dicembre. L’ennesimo bravo giovane straniero perfettamente integrato – nel concreto un 18enne dominicano con precedenti penali notori – assieme al suo amico ucraino ha aggredito per motivi futili un 19enne. Il quale è uscito con la faccia fratturata in più punti. Si è dovuto sottoporre ad un intervento e dovrà affrontarne altri.
Ebbene, è evidente che il “bravo giovane” dominicano non deve poter rimanere in Svizzera. Ne ha fatte troppe e troppo grosse. Va espulso senza se né ma. Ed il suo non è certo un caso isolato. Perché del mantra dei “casi isolati” cominciamo ad averne piene le “scuffie”. Basti pensare che, a livello federale, il 70% degli “ospiti” delle lussuose prigioni elvetiche non ha il passaporto rosso. In Ticino raggiungiamo allegramente anche picchi dell’80%. E’ dunque palese che il nostro regime carcerario non ha effetto deterrente.

Anche gli stranieri onesti…
Ancora un volta, ma tu guarda i casi della vita, tutte le forze politiche tranne Udc e Lega combattono l’iniziativa d’attuazione. A partire dai kompagni che, proprio come alle elezioni, si rivolgono ai naturalizzati. Ai partiti $torici sta bene che gli svizzeri, ed anche gli stranieri onesti che vivono nel nostro paese, siano costretti a tollerare la presenza di immigrati che si macchiano di crimini gravi (non stiamo parlando di furti di ciliegie) o che abusano dello stato sociale. L’espulsione delle pecore nere è anche nell’interesse degli stranieri onesti. Quindi è inutile che i soliti spalancatori di frontiere si mettano a starnazzare al “razzismo”, visto che qui stiamo parlando dell’espulsione di delinquenti. Se del caso, non ci vergogniamo certamente di essere “razzisti” nei confronti di criminali e approfittatori.

Sicurezza e “condizioni quadro”
La sicurezza è uno dei più importanti pilastri del tanto declamato (declamato in particolare, ma guarda un po’, da quei partiti di “centro” che non vogliono l’espulsione dei delinquenti stranieri) “modello di successo svizzero”.
Se la Svizzera perde la sicurezza, perde tutto. Se vogliamo evitarlo, e se vogliamo darci un taglio con la “Svizzera paese del Bengodi per delinquenti stranieri” dobbiamo votare un Sì convinto all’iniziativa d’attuazione il prossimo 28 febbraio.
Lorenzo Quadri

Come volevasi dimostrare, sta montando la protesta dei frontalieri. Accordi con l’Italia verso la rottamazione

A giugno l’artefice degli accordi-ciofeca, il tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf Jacques De Watteville, andrà in pensione. Ma manterrà l’incarico di negoziatore capo con l’UE. Semm a posct!!

Ma guarda un po’: come volevasi dimostrare, ancora una volta avevamo ragione. Non sarà elegante dirlo; ma noi, che dell’eleganza ce ne impipiamo, lo diciamo lo stesso. Il tema è l’ormai annosa questione dell’accordo con il Belpaese sulla fiscalità dei frontalieri. Un accordo che in Italia sta sempre più ciurlando nel manico.

La particolarità
Questo accordo, così come è stato negoziato (deve ancora essere ratificato dai parlamenti di entrambe le nazioni) non porterà un copeco in più nelle casse pubbliche ticinesi. Il modesto aumento di entrate da esso contemplato verrà annullato dall’abolizione del moltiplicatore comunale al 100% per i frontalieri. E soprattutto, verrà spazzato via dall’introduzione a beneficio di questi ultimi delle medesime deduzioni fiscali applicate ai residenti (e quando applichiamo ai frontalieri l’obbligo di affiliarsi ad una cassa malati svizzera o di pagare le imposte di circolazione in Ticino?). Il regalo fiscale ai frontalieri è, come noto, l’ultimo colpo gobbo a questo sempre meno ridente Cantone da parte dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf e del pensionando tirapiedi De Watteville.
L’accordo con l’Italia ha però una particolarità: quella di far aumentare in modo importante il carico fiscale gravante sui frontalieri, parificandolo a quello dei restanti italiani. Di queste importanti nuove entrate, nel mirabolante accordo negoziato da De Watteville, beneficia di fatto solo il Belpaese.

Monta la panna
Come ampiamente previsto, adesso monta la protesta dei frontalieri: si sono accorti di quel che sta bollendo in pentola e non ne vogliono sapere di pagare più tasse. Alcuni esponenti politici di vari partiti hanno già colto la palla al balzo. In Italia schierarsi a paladini dei frontalieri paga in termini di voti. Sicché, avanti con la panna montata contro l’accordo con gli svizzerotti. E dalla panna montata cominciano a spuntare le prime iniziative. Il 30 gennaio è infatti stato istituito il Fontaday. In sostanza si tratta di una manifestazione dei frontalieri contro il prospettato aggravio fiscale sul loro groppone. Ma a protestare ci sono anche i comuni italiani della fascia di confine. Infatti questi ultimi vedrebbero sparire i ristorni, una prospettiva decisamente sgradevole. Per immaginare come andrà a finire non serve il Mago Otelma. Per motivi di convenienza elettorale – i frontalieri sono tanti e votano – l’aumento delle loro imposte verrà rimandato alle calende greche, ovvero non ci sarà proprio. Sicché, se per caso gli accordi dovessero venire ratificati dall’Italia, ciò avverrà senza aggravi fiscali per i frontalieri. E quindi anche l’auspicato (dal Ticino) effetto antidumping andrà tranquillamente a farsi benedire.

Idea geniale
Se qualcuno a Berna immaginava di tener buono il Ticino con questo accordo-ciofeca con l’Italia, forse questo qualcuno ha fatto male i conti. Come sappiamo, le trattative sono state in massima parte condotte dal buon Jacques De Watteville, Segretario di Stato alle questioni finanziarie internazionali. Quello che va a Roma a discutere in inglese. Ma De Watteville, dall’agosto dello scorso anno è anche capo-negoziatore per le questioni con l’UE. Quindi in sostanza a Berna hanno avuto la geniale idea di incaricare proprio il Jacques di portare a casa la concretizzazione del “maledetto voto” del 9 febbraio. E se i risultati sono gli stessi di quelli ottenuti con gli accordi con l’Italia, dove la Svizzera ha solo concesso… Da notare che a giugno De Watteville andrà in pensione. Ma manterrà l’incarico di negoziatore con l’UE. Allegria!

Morale: non serve a nulla che cambino gli equilibri politici in parlamento ed in Consiglio federale se incarichi chiave per il futuro della Svizzera vengono lasciati in mano ai soliti funzionari internazionalisti e spalancatori di frontiere, che caldeggiano l’adesione all’UE. L’Udc, che ha da poco ri-ottenuto il secondo consigliere federale, ci pensi!
Lorenzo Quadri

I contrari al traforo di risanamento del San Gottardo non la raccontano giusta. Vogliamo intasare il Ticino di TIR europei da Biasca in giù?

La votazione sul risanamento del traforo autostradale del San Gottardo si avvicina, e con essa i fumogeni dei contrari. Intanto il Consigliere di Stato $ocialista, kompagno Manuele “bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, ha dichiarato pubblicamente che il secondo tunnel sarebbe insostenibile, questo contro la posizione di 4/5 del governo ticinese. Stranamente, da $inistra non è pervenuta alcuna presa di posizione di denuncia di questa manifesta violazione della collegialità. Strano, se un Consigliere di Stato leghista esprime una posizione personale, ad esempio in tema di trattative con la vicina ed ex amica Penisola, i kompagni iniziano subito a strillare. Invece qui  “l’è tüt posct”.

Il ritornello delle quattro corsie
Ma torniamo ai fumogeni. Il primo è lo stracco ritornello dell’apertura contemporanea delle eventuali future quattro corsie sotto il Gottardo. Ma una simile opzione non solo è vietata dalla Costituzione, ma non verrà nemmeno richiesta. Se volesse far passare più TIR sotto il Gottardo, già adesso l’UE potrebbe esercitare pressioni sulla Svizzera: ad esempio pretendendo abolizione o modifiche del sistema a contagocce, quello che centellina l’ingresso dei camion nella galleria. Ma questo non accade. E’ poi interessante notare come la $inistra euroturbo, quella che ci vuole portare nell’Unione europea (obiettivo che figura nel programma del P$) adesso improvvisamente accusa Bruxelles di essere brutta e cattiva al punto da voler sfrontatamente violare le Costituzione svizzera. Non solo, ma dà già per scontato che a Berna caleranno le braghe. Ma come, kompagni: queste non dovevano essere tutte frottole della Lega populista e razzista?

Nuovo fumogeno
Il nuovo fumogeno, un attimino più raffinato, gioca sulla concorrenza strada-ferrovia. Suona più o meno così: “stiamo pagando 25 miliardi per Alptransit, quindi per spostare il traffico pesante dalla strada alla ferrovia, e poi lo sabotiamo con il secondo tunnel del Gottardo?”. Nemmeno questo argomento regge. Per vari motivi. Innanzitutto perché, ripetiamo per l’ennesima volta, il traforo di risanamento non comporta alcun aumento di capacità, quindi non può entrare in conflitto con il principio di caricare i camion sul treno da confine a confine. Ma anche e specialmente perché è vero proprio il contrario di quello che viene detto: Alptransit risulterebbe azzoppato se il traforo di risanamento non si facesse, poiché l’alternativa sarebbe la chiusura almeno triennale del tunnel autostradale del Gottardo, offrendo a chi deve varcare le Alpi il famigerato sistema di navette ferroviarie: a Biasca (per i camion) e ad Airolo (per le automobili). Ebbene, ciò significa che per oltre tre anni  AlpTransit sarebbe intasato dalle navette per il traffico interno. Quindi, non  potrebbe svolgere la funzione per cui è stato voluto.

Transito notturno
C’è anche un’altra questioncella non proprio irrisoria che i politikamente korretti sedicenti tutori della salute dimenticano. Le navette sostitutive non avranno la capacità sufficiente per farsi carico di tutto il traffico che passa sotto il Gottardo. Sicché, per aumentarne l’efficienza (che comunque mai basterà a coprire la domanda, ed infatti si prevede un’invasione di TIR al San Bernardino), bisognerà distribuire i transiti su tutto l’arco della giornata. La conseguenza l’ha indicata la stessa Doris Leuthard: dovrà saltare il divieto notturno di traffico pesante. Che però costituisce (sempre parole di Leuthard) “un pilastro della politica dei trasporti svizzera”.

Invasi da TIR
Non solo: se, in caso di No popolare al traforo di risanamento del Gottardo, dovesse venire costruita la stazione di trasbordo per camion a Biasca  (100mila metriquadri di devastazione) con una spesa di centinaia di milioni di franchetti del contribuente, poi, a lavori ultimati, l’ecomostro resterebbe lì. A maggior ragione in quanto pagato a peso d’oro.
Nell’ultima “ora delle domande” del Consiglio nazionale ne è arrivata una da parte di una deputata P$ che chiede la realizzazione di un’autostrada viaggiante permanente tra Biasca ed Erstfeld (ciò che comporterebbe ovviamente la costruzione delle relative stazioni di trasbordo). Queste cose non succedono per caso. E quale sarebbe la conseguenza di un’ipotetica stazione di trasbordo camion a Biasca? Che non se ne farebbe di sicuro un’altra in nord Italia, a solo una cinquantina di km di distanza. Ergo, i TIR in transito parassitario attraverso la Svizzera ce li tireremmo tutti in casa. Ticino intasato di mezzi pesanti targati UE da Biasca in giù! Altro che “camion sui treni da confine a confine”! E questo grazie ai kompagni ro$$overdi che non vogliono il traforo di risanamento del S. Gottardo per motivi ideologici. Complimenti!
Lorenzo Quadri

Caos asilo: la maggioranza del parlamento insiste “Vogliamo le frontiere spalancate!”

Come c’era da aspettarsi, entrambe le camere del parlamento hanno detto No al ritorno dei controlli sistematici al confine. Sembrava giusto: mentre gli altri paesi europei sospendono l’applicazione dei fallimentari accordi di Schengen, mentre c’è chi decreta lo stop all’arrivo di nuovi migranti economici, non solo la Svizzera mantiene le frontiere spalancate come se il caos asilo non esistesse, ma addirittura si rende più attrattiva per i finti rifugiati accordando a tutti l’avvocato pagato dal contribuente. Questa bella innovazione è prevista nell’ultima riforma dell’asilo. Contro di essa è stato lanciato il referendum: se non l’avete ancora fatto, firmate ritagliate e spedite il formulario che trovate a pag 28!

Anche il presidente nazionale del PLR Philipp Müller ha dichiarato che la kompagna Sommaruga non sta facendo nulla per evitare una deleteria escalation nel settore dell’asilo. Del resto i segnali in questa direzione non mancano. Di recente la conferenza dei direttori cantonali dell’azione sociale ha detto che le capacità d’accoglienza dei Cantoni sono al limite. E’ poi chiaro che, da un giorno all’altro, la Svizzera si potrebbe trovare confrontata con migliaia di migranti economici ammassati ai confini, visto che continua a rifiutarsi di diminuire la propria attrattività. Infatti, non solo non si vogliono reinserire i controlli sistematici alle frontiere, ma nemmeno fare quel che fa una bella fetta di paesi UE, ossia sospendere Schengen.

Conquista di che?
Interessante la scusa addotta da Sommaruga e compagnia per non cambiare di una virgola la linea delle frontiere spalancate: “controllare tutti non è possibile e non si faceva neanche prima dell’adesione a Schengen”. A parte che una bella barriera in stile ungherese sul confine con l’Italia risolverebbe anche questo problema: visto che non si può controllare tutti, allora non si controlla nessuno? Ciò che si rifiuta pervicacemente, per motivi ideologici, è di fare un passo indietro nella deleteria politica delle frontiere spalancate. In particolare, non si vogliono in alcun modo sconfessare gli accordi di Schengen perché essi sarebbero “una conquista”. Su cosa si sarebbe “conquistato”, oltre a costi 14 volte maggiori di quelli preventivati e all’esplosione della criminalità transfrontaliera, però, nessuno del clan politikamente korretto è in grado di dare delle risposte. Semplicemente, gli accordi di Schengen per certuni sono una conquista per il semplice fatto che sono antisvizzeri.

La performance
Nel dibattito in Consiglio nazionale va poi segnalata la performance di una giovane neo-deputata verde la quale, durante la “sessione straordinaria” sull’asilo, ha dichiarato che l’Europa – in primo luogo la Svizzera – deve spalancare le frontiere ai migranti economici, che bisogna reintrodurre la possibilità di depositare una domanda d’asilo in ambasciata (abolita nel 2012 con tanto di votazione popolare, ma a $inistra la volontà del popolo non conta), che bisogna abolire gli obblighi di riprendersi gli asilanti derivanti dagli accordi di Dublino, per poi raggiungere il climax con la seguente dichiarazione: “30mila arrivi in un anno sono niente”. Beh, allora la signora può cominciare ad ospitare qualche decina di migranti in casa propria. Naturalmente ci si dimentica di dire che la Svizzera (populista e razzista, chiusa e gretta) è il paese che accoglie più asilanti. E, con tutta probabilità, anche quello che li tratta meglio.

Ammissione definitiva
Il dibattito parlamentare sull’asilo ha inoltre permesso di sentire, dalla viva voce della kompagna Sommaruga, che “ammissione provvisoria” significa in realtà “ammissione definitiva”. L’asilante che non è minacciato singolarmente per le proprie posizioni politiche, ma che non può essere rimandato nel suo paese d’origine (perché è in guerra) viene ammesso provvisoriamente e quindi ha il diritto di rimanere in Svizzera. Con l’obbligo, però, di partire quando nel suo paese è tornata la pace. Ma poi – ha spiegato la ministra di Giustizia – “passano gli anni, le persone si sposano, fanno bambini che vanno a scuola qui e si sa come vanno queste cose…”. Sì, si sa esattamente come vanno queste cose: restano tutti in Svizzera, e, per oltre l’80% dei casi, a carico dell’assistenza.
Lorenzo Quadri

Certificato dei carichi pendenti: come volevasi dimostrare, la calata di braghe non porta nulla. Anche da Berna arriva lo schiaffone!

Ma guarda un po’! Allora avevamo ragione! La scorsa settimana il Consiglio di Stato ha avuto l’improvvida idea di calare le braghe sulla richiesta del certificato dei carichi pendenti prima del rilascio o del rinnovo di un permesso B o C. Rimane, e ci sarebbe mancato altro, l’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale. Tuttavia, rinunciando al certificato dei carichi pendenti, si rinuncia anche ad una fonte di informazioni interessanti sulla persona autorizzata a trasferirsi (o a rimanere) in Svizzera. E voler sapere chi ci si mette in casa, non pare una pretesa così fuori di testa.

Gesto distensivo?

La calata di braghe sul certificato dei carichi pendenti, secondo il Consiglio di Stato, sarebbe un gesto distensivo nei confronti della vicina ed ex amica Penisola. Obiettivo: la ripresa delle famigerate trattative. Il problema però è che le trattative sono arenate per un motivo che non ha nulla a che vedere con la richiesta di certificati sui precedenti penali (che tra l’altro vale per tutti, mica solo per gli italiani). Le trattative sono infatti arenate perché il Belpaese, avendo già ottenuto, a gratis, lo smantellamento del segreto bancario, non ha alcun interesse a fare concessioni gli svizzerotti.

Ed infatti, altro che “distensione”: il governatore della Lombardia, Roberto Maroni (Lega Nord) ha risposto al Consiglio di Stato prendendolo a pesci in faccia. Non solo la calata di braghe “non basta” ma sono pure arrivate frasi arroganti all’indirizzo del Ticino. Evidentemente il governatore, che di leghista non ha proprio nulla, si dimentica che senza il nostro Cantone centinaia di migliaia di suoi concittadini non avrebbero né la pagnotta né un tetto sulla testa. Ecco chiarito cosa ci si guadagna con i gesti “distensivi”. Del resto, nemmeno l’improvvido sblocco dei ristorni da parte del Consiglio di Stato aveva portato ad alcun risultato: la storia (o piuttosto, la cronaca) si ripete.

Sputi da nord

La capitolazione sul certificato dei carichi penali pendenti non ha attirato sputi solo da sud, ma anche da nord. L’improponibile segretario di Stato De Watteville ha infatti già fatto sapere, per il tramite dei suoi subito sotto, che la misura non è sufficiente. Il Consiglio federale si aspetta dal governo ticinese una calata di braghe anche sull’estratto del casellario giudiziale. Ma bene. Ogni giorno si scoprono, in questo sempre meno ridente Cantone, stranieri pregiudicati che ne fanno peggio di Bertoldo. Però a Berna i grandi scienziati insistono perché si rilascino permessi di dimora alla cieca, ben sapendo che poi ritirarli diventa un’impresa acrobatica. Anche perché sempre a Berna da anni si fa vergognosa melina sull’espulsione dei delinquenti stranieri, malgrado sia stata votata dal popolo.

Ripristinare la legalità?

E non è ancora finita: quello stesso Consiglio federale che pretenderebbe la calata di braghe anche sull’estratto del casellario giudiziale perché – udite udite – “bisogna ripristinare il quadro legale” non ha nulla da dire sulle illegalità italiane. A Berna si continuano svendere gli interessi del Ticino mentre i vicini a sud se la ridono a bocca larga e, come abbiamo sentito dalle ultime dichiarazioni di Maroni, fanno pure i gradassi.

Capita infatti che domani sui banchi del Consiglio nazionale arriverà in votazione una modifica della Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le doppie imposizioni (CDI). E a questo punto diventa evidente anche a quello che mena il gesso che il Ticino viene sontuosamente preso per i fondelli. Infatti le modifiche della CDI avrebbero dovuto essere parte del famigerato pacchetto di accordi in cui si sarebbe dovuto: 1) aumentare a livelli italiani le aliquote dei frontalieri; 2) eliminare la Svizzera dalle famose black list illegali dal Belpaese (e poi si ha il coraggio di venire a dire al Ticino che deve “ripristinare il quadro legale”?); 3) garantire l’accesso del mercato finanziario italico anche agli operatori svizzeri, eccetera. Anche la quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf aveva assicurato che tutti questi temi sarebbero stati trattati in un pacchetto unico, proprio per tutelare gli interessi del Ticino. Ma si trattava dell’ennesima balla.

Spacchettato

Infatti, ecco che il famoso pacchetto viene spacchettato “come se niente fudesse”. La Svizzera continua a fare concessioni all’Italia. E, quando gli svizzerotti che vanno a Roma a parlare in inglese hanno concesso anche le mutande, e si aspettano dunque che l’italica controparte faccia anche lei i compiti, si si sentono rispondere con una pernacchia. Chi resta fregato? Il Ticino!

Come in questa situazione che perdura ormai da anni il Consiglio di Stato abbia potuto pensare di ottenere alcunché calando le braghe sul certificato dei carichi pendenti, rimane incomprensibile. Ed infatti la brillante iniziativa ci ha portato uno schiaffone dalla Lombardia ed un altro da Berna. A Bellinzona hanno forse assunto un come nuovo consulente un tale Leopold Von Sacher – Masoch?

Lorenzo Quadri

9 febbraio: il Consiglio federale se ne esce con la clausola di salvaguardia. Fumogeni a tutto spiano!

Ma guarda un po’, dopo aver fatto melina per quasi due anni, lasciando dunque infruttuosamente trascorrere i due terzi del tempo a disposizione per concretizzare il “maledetto voto” del 9 febbraio, il Consiglio federale vorrebbe ora far credere di aver tirato fuori il coniglio dal cilindro. Un coniglio che si chiama clausola di salvaguardia; scelto perché “quello della clausola di salvaguardia è un concetto già conosciuto all’UE”. Per la serie: visto che a Bruxelles sono un po’ gnucchi, usiamo le tre parole che conoscono anche loro.

Inventata dall’economia
La storiella della clausola di salvaguardia non l’ha certo inventata il Consiglio federale. L’hanno tirata fuori, già da tempo, le associazioni economiche. E questo non ci rende particolarmente fiduciosi: infatti le associazioni economiche sono in prima fila tra quelli che vorrebbero cancellare il “maledetto voto”.
A parte che il 9 febbraio si sono votati contingenti e non altro, dire “clausola di salvaguardia” di per sé significa ben poco. A seconda di come la clausola viene calibrata, può avere efficacia o può non servire assolutamente ad un tubo. Se si mettono dei tetti massimi d’immigrazione che si sa benissimo non verranno mai raggiunti, l’esercizio si trasforma in una farsa.

Non si capisce un tubo
La clausola proposta dal Consiglio federale è di una fumosità difficile da eguagliare. Detto in altri termini, non si capisce un tubo. Si parla di tetti massimi che però verranno applicati l’anno successivo al superamento del limite. La puzza di presa per i fondelli si fa sempre più acuta. Prima si fissano dei limiti, poi si permette che vengano superati, poi si fanno rispettare l’anno dopo, quando magari la situazione è cambiata? Il presidente nazionale Udc Toni Brunner ha parlato di “un concetto astruso, un costrutto teorico che non risolve nulla”.

La fantomatica commissione
Per la definizione dei tetti massimi si dice pure che si terrà conto (?) delle indicazioni di un’imprecisata Commissione dell’immigrazione, da costituire. E chi comporrà questa fantomatica commissione? Gli spalancatori di frontiere? I funzionarietti dell’ “immigrazione uguale ricchezza”? I padroni del vapore affamati di manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i residenti?
E con quali criteri verranno fissati i limiti atti a far scattare la clausola? Il plebiscito ticinese all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è dovuto certo ai problemi migratori propriamente detti, ma in prima linea all’invasione di frontalieri e padroncini (quindi non si tratta di persone che risiedono in Svizzera). Il problema è quindi di svaccamento del mercato del lavoro, ancora prima che di percentuale, peraltro stratosferica, di residenti stranieri. Che genere di clausola si prevede per porre fine a perniciosi fenomeni occupazionali come il soppiantamento dei residenti ed il dumping? Come la si calibra? Forse in base agli studi farlocchi della SECO e dell’IRE? Oppure prendendo per oro colato le statistiche taroccate sulla disoccupazione, che fanno figurare come occupata una persona che lavora un’ora alla settimana e che non considerano tutti i senza lavoro che sono finiti in assistenza, o in formazioni parcheggio, o in AI, o a fare le casalinghe/i non per scelta?

Frena, Ugo!
L’ottimismo del direttore del DFE Christian Vitta sulla boutade del Consiglio federale è quindi prematuro. Vedere rosa solo perché a Berna si parla di clausola di salvaguardia, rilevando che questo modello è proposto anche dal Consiglio di Stato ticinese nello studio commissionato al Prof Ambühl del politecnico di Zurigo, senza avere però la più pallida idea del contenuto e del funzionamento della clausola bernese (e gli indizi a disposizione al momento puntano nella direzione del bidone) appare un tantinello incauto. Soprattutto da parte del nostro Cantone che, con il suo 70% di Sì, ha fatto vincere il 9 febbraio a livello nazionale. E dunque deve essere in prima linea nel vigilare affinché il “maledetto voto” venga tradotto in realtà senza trucco e senza inganno. Non ci possiamo in nessun caso permettere di fare i boccaloni!
Lorenzo Quadri