Certificato dei carichi pendenti: come volevasi dimostrare, la calata di braghe non porta nulla. Anche da Berna arriva lo schiaffone!

Ma guarda un po’! Allora avevamo ragione! La scorsa settimana il Consiglio di Stato ha avuto l’improvvida idea di calare le braghe sulla richiesta del certificato dei carichi pendenti prima del rilascio o del rinnovo di un permesso B o C. Rimane, e ci sarebbe mancato altro, l’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale. Tuttavia, rinunciando al certificato dei carichi pendenti, si rinuncia anche ad una fonte di informazioni interessanti sulla persona autorizzata a trasferirsi (o a rimanere) in Svizzera. E voler sapere chi ci si mette in casa, non pare una pretesa così fuori di testa.

Gesto distensivo?

La calata di braghe sul certificato dei carichi pendenti, secondo il Consiglio di Stato, sarebbe un gesto distensivo nei confronti della vicina ed ex amica Penisola. Obiettivo: la ripresa delle famigerate trattative. Il problema però è che le trattative sono arenate per un motivo che non ha nulla a che vedere con la richiesta di certificati sui precedenti penali (che tra l’altro vale per tutti, mica solo per gli italiani). Le trattative sono infatti arenate perché il Belpaese, avendo già ottenuto, a gratis, lo smantellamento del segreto bancario, non ha alcun interesse a fare concessioni gli svizzerotti.

Ed infatti, altro che “distensione”: il governatore della Lombardia, Roberto Maroni (Lega Nord) ha risposto al Consiglio di Stato prendendolo a pesci in faccia. Non solo la calata di braghe “non basta” ma sono pure arrivate frasi arroganti all’indirizzo del Ticino. Evidentemente il governatore, che di leghista non ha proprio nulla, si dimentica che senza il nostro Cantone centinaia di migliaia di suoi concittadini non avrebbero né la pagnotta né un tetto sulla testa. Ecco chiarito cosa ci si guadagna con i gesti “distensivi”. Del resto, nemmeno l’improvvido sblocco dei ristorni da parte del Consiglio di Stato aveva portato ad alcun risultato: la storia (o piuttosto, la cronaca) si ripete.

Sputi da nord

La capitolazione sul certificato dei carichi penali pendenti non ha attirato sputi solo da sud, ma anche da nord. L’improponibile segretario di Stato De Watteville ha infatti già fatto sapere, per il tramite dei suoi subito sotto, che la misura non è sufficiente. Il Consiglio federale si aspetta dal governo ticinese una calata di braghe anche sull’estratto del casellario giudiziale. Ma bene. Ogni giorno si scoprono, in questo sempre meno ridente Cantone, stranieri pregiudicati che ne fanno peggio di Bertoldo. Però a Berna i grandi scienziati insistono perché si rilascino permessi di dimora alla cieca, ben sapendo che poi ritirarli diventa un’impresa acrobatica. Anche perché sempre a Berna da anni si fa vergognosa melina sull’espulsione dei delinquenti stranieri, malgrado sia stata votata dal popolo.

Ripristinare la legalità?

E non è ancora finita: quello stesso Consiglio federale che pretenderebbe la calata di braghe anche sull’estratto del casellario giudiziale perché – udite udite – “bisogna ripristinare il quadro legale” non ha nulla da dire sulle illegalità italiane. A Berna si continuano svendere gli interessi del Ticino mentre i vicini a sud se la ridono a bocca larga e, come abbiamo sentito dalle ultime dichiarazioni di Maroni, fanno pure i gradassi.

Capita infatti che domani sui banchi del Consiglio nazionale arriverà in votazione una modifica della Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le doppie imposizioni (CDI). E a questo punto diventa evidente anche a quello che mena il gesso che il Ticino viene sontuosamente preso per i fondelli. Infatti le modifiche della CDI avrebbero dovuto essere parte del famigerato pacchetto di accordi in cui si sarebbe dovuto: 1) aumentare a livelli italiani le aliquote dei frontalieri; 2) eliminare la Svizzera dalle famose black list illegali dal Belpaese (e poi si ha il coraggio di venire a dire al Ticino che deve “ripristinare il quadro legale”?); 3) garantire l’accesso del mercato finanziario italico anche agli operatori svizzeri, eccetera. Anche la quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf aveva assicurato che tutti questi temi sarebbero stati trattati in un pacchetto unico, proprio per tutelare gli interessi del Ticino. Ma si trattava dell’ennesima balla.

Spacchettato

Infatti, ecco che il famoso pacchetto viene spacchettato “come se niente fudesse”. La Svizzera continua a fare concessioni all’Italia. E, quando gli svizzerotti che vanno a Roma a parlare in inglese hanno concesso anche le mutande, e si aspettano dunque che l’italica controparte faccia anche lei i compiti, si si sentono rispondere con una pernacchia. Chi resta fregato? Il Ticino!

Come in questa situazione che perdura ormai da anni il Consiglio di Stato abbia potuto pensare di ottenere alcunché calando le braghe sul certificato dei carichi pendenti, rimane incomprensibile. Ed infatti la brillante iniziativa ci ha portato uno schiaffone dalla Lombardia ed un altro da Berna. A Bellinzona hanno forse assunto un come nuovo consulente un tale Leopold Von Sacher – Masoch?

Lorenzo Quadri

9 febbraio: il Consiglio federale se ne esce con la clausola di salvaguardia. Fumogeni a tutto spiano!

Ma guarda un po’, dopo aver fatto melina per quasi due anni, lasciando dunque infruttuosamente trascorrere i due terzi del tempo a disposizione per concretizzare il “maledetto voto” del 9 febbraio, il Consiglio federale vorrebbe ora far credere di aver tirato fuori il coniglio dal cilindro. Un coniglio che si chiama clausola di salvaguardia; scelto perché “quello della clausola di salvaguardia è un concetto già conosciuto all’UE”. Per la serie: visto che a Bruxelles sono un po’ gnucchi, usiamo le tre parole che conoscono anche loro.

Inventata dall’economia
La storiella della clausola di salvaguardia non l’ha certo inventata il Consiglio federale. L’hanno tirata fuori, già da tempo, le associazioni economiche. E questo non ci rende particolarmente fiduciosi: infatti le associazioni economiche sono in prima fila tra quelli che vorrebbero cancellare il “maledetto voto”.
A parte che il 9 febbraio si sono votati contingenti e non altro, dire “clausola di salvaguardia” di per sé significa ben poco. A seconda di come la clausola viene calibrata, può avere efficacia o può non servire assolutamente ad un tubo. Se si mettono dei tetti massimi d’immigrazione che si sa benissimo non verranno mai raggiunti, l’esercizio si trasforma in una farsa.

Non si capisce un tubo
La clausola proposta dal Consiglio federale è di una fumosità difficile da eguagliare. Detto in altri termini, non si capisce un tubo. Si parla di tetti massimi che però verranno applicati l’anno successivo al superamento del limite. La puzza di presa per i fondelli si fa sempre più acuta. Prima si fissano dei limiti, poi si permette che vengano superati, poi si fanno rispettare l’anno dopo, quando magari la situazione è cambiata? Il presidente nazionale Udc Toni Brunner ha parlato di “un concetto astruso, un costrutto teorico che non risolve nulla”.

La fantomatica commissione
Per la definizione dei tetti massimi si dice pure che si terrà conto (?) delle indicazioni di un’imprecisata Commissione dell’immigrazione, da costituire. E chi comporrà questa fantomatica commissione? Gli spalancatori di frontiere? I funzionarietti dell’ “immigrazione uguale ricchezza”? I padroni del vapore affamati di manodopera straniera a basso costo con cui sostituire i residenti?
E con quali criteri verranno fissati i limiti atti a far scattare la clausola? Il plebiscito ticinese all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è dovuto certo ai problemi migratori propriamente detti, ma in prima linea all’invasione di frontalieri e padroncini (quindi non si tratta di persone che risiedono in Svizzera). Il problema è quindi di svaccamento del mercato del lavoro, ancora prima che di percentuale, peraltro stratosferica, di residenti stranieri. Che genere di clausola si prevede per porre fine a perniciosi fenomeni occupazionali come il soppiantamento dei residenti ed il dumping? Come la si calibra? Forse in base agli studi farlocchi della SECO e dell’IRE? Oppure prendendo per oro colato le statistiche taroccate sulla disoccupazione, che fanno figurare come occupata una persona che lavora un’ora alla settimana e che non considerano tutti i senza lavoro che sono finiti in assistenza, o in formazioni parcheggio, o in AI, o a fare le casalinghe/i non per scelta?

Frena, Ugo!
L’ottimismo del direttore del DFE Christian Vitta sulla boutade del Consiglio federale è quindi prematuro. Vedere rosa solo perché a Berna si parla di clausola di salvaguardia, rilevando che questo modello è proposto anche dal Consiglio di Stato ticinese nello studio commissionato al Prof Ambühl del politecnico di Zurigo, senza avere però la più pallida idea del contenuto e del funzionamento della clausola bernese (e gli indizi a disposizione al momento puntano nella direzione del bidone) appare un tantinello incauto. Soprattutto da parte del nostro Cantone che, con il suo 70% di Sì, ha fatto vincere il 9 febbraio a livello nazionale. E dunque deve essere in prima linea nel vigilare affinché il “maledetto voto” venga tradotto in realtà senza trucco e senza inganno. Non ci possiamo in nessun caso permettere di fare i boccaloni!
Lorenzo Quadri

9 febbraio: non ci sarà nessuna retromarcia!

La storiella che Blocher avrebbe detto che “bisogna rivotare” è la consueta panna montata

Ma che strano! La stampa di regime non perde un’occasione per montare la panna contro il maledetto voto del 9 febbraio. L’ultima trovata consiste nel mettere in bocca a Christoph Blocher cose che non ha mai detto. Ad esempio, la storiella del “bisogna rifare la votazione del 9 febbraio”. Uella, Blocher come un kompagno Bertoli o una quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf qualunque? Piatto ricco mi ci ficco: ecco dunque lo spunto per costruire l’ennesimo castello di carte (di fregnacce) con l’intenzione di sabotare il “maledetto voto”. Per la serie: se non ci credono più nemmeno i promotori dell’iniziativa, tanto vale…

Nessuna sconfessione
Peccato che le cose stiano diversamente. Blocher non ha affatto sconfessato il voto popolare (ci mancherebbe altro). Ha semplicemente detto che, se c’è un modo diverso per raggiungere il medesimo risultato del nuovo articolo costituzionale – lui non saprebbe indicare quale modo, ma se ci dovesse essere – bisognerebbe giocoforza votare sulla nuova opzione. Questo perché l’articolo 121 a della Costituzione dice altro.
E’ quindi evidente che non si fa alcuna retromarcia. Ed in particolare è evidente che nessuno ha ammesso (?) che il voto popolare è inapplicabile. Questo è solo ciò che vogliono far credere quelli che il voto in questione si rifiutano di applicarlo. Perché “bisogna aprirsi”. Perché anche solo pensare di controllare l’immigrazione è cosa da razzisti e fascisti.

In realtà, controllare l’immigrazione si può eccome. Ed infatti è quello che vuole fare anche la Gran Bretagna. Nelle scorse settimane il primo ministro inglese David Cameron ha infatti trasmesso una letterina agli eurofalliti che ha tutto il sapore di un ultimatum: o aderite alle nostre richieste, o il governo inglese sosterrà il Brexit – cioè l’uscita della Gran Bretagna dall’UE – nella votazione sul tema che si terrà nel 2017.

Il 9 febbraio deve diventare realtà
Cameron, come figurava le scorse settimane su queste colonne, per sostanziare le sue richieste ha anche indicato alcune cifre. Ad esempio quella relativa al saldo migratorio del Regno Unito. 300mila persone all’anno e questo – precisa il premier – non è sostenibile.

Qui nella testa degli svizzerotti deve cominciare ad accendersi qualche lampadina. Infatti, si dà il caso che nel nostro Paese, che è ben più piccolo della Gran Bretagna (8 milioni di abitanti noi, 64.5 loro) il saldo migratorio (arrivi meno partenze) sia di 80mila persone all’anno. Per trovarsi nella nostra stessa situazione, il Regno Unito dovrebbe avere non già 300mila, ma 650mila nuovi immigrati all’anno.

Qui abbiamo dunque uno Stato fondatore dell’UE sottoposto ad una pressione migratoria che è la metà di quella che dobbiamo subire noi a causa della devastante libera circolazione delle persone, che – nonostante sia messo assai meglio di noi – già chiede contromisure drastiche. Senza contare la questioncella, non proprio marginale, dei frontalieri e dei padroncini. Categorie di migranti giornalieri che non ci risulta esistano in Gran Bretagna ma che aggiungono in Ticino una insostenibile e deleteria pressione al flusso migratorio propriamente detto, che è già spropositato di suo. Quindi vogliamo proprio vedere con che coraggio qualcuno potrebbe negare, all’interno della stessa UE, il diritto della Svizzera in generale (del Ticino in particolare) di tutelarsi da una situazione insostenibile.

Del resto, Bruxelles alla Gran Bretagna di concessioni ne dovrà fare. Non è pensabile per l’UE perdere per strada un membro fondatore. Di conseguenza, di concessioni dovrà farne anche alla Svizzera, che non è nemmeno Stato membro. Questo significa che la libera circolazione senza limiti è finita. E che il 9 febbraio può tranquillamente diventare realtà. Senza bisogno di rivotare su nulla.
Lorenzo Quadri

Grazie Londra! Con l’ultimatum britannico agli eurobalivi. La libera circolazione è FINITA!

A Bruxelles dovranno adeguarsi alle richieste inglesi, e, di conseguenza, dovranno riconoscere anche il 9 febbraio. Altro che “rifare la votazione”!
Questa è sicuramente una bella notizia: gli eurofalliti si sono beccati una sonora legnata sui denti in arrivo da Londra. La Gran Bretagna, Stato membro e fondatore dell’Unione europea vuole – orrore! – limitazioni alla devastante libera circolazione delle persone. Il primo ministro inglese David Cameron ha scritto ai balivi di Bruxelles. E le condizioni sono chiare: o l’UE entra nel merito delle proposte inglesi, o l’uscita della Gran Bretagna dalla disunione europea diventa uno scenario sempre più realistico e sostenuto dal governo stesso nell’ambito della votazione sul Brexit prevista per il 2017.
Al centro della lettera di Cameron c’è il problema dell’immigrazione fuori controllo. Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? E’ interessante a questo proposito leggere alcuni passaggi dello scritto in questione. Frasi che naturalmente, alle nostre latitudini, la stampa di regime ha pensato bene di non riportare: chissà come mai? (o vuoi vedere che nessuno dei boriosi commentatori pseudointellettuali e spalancatori di frontiere sa abbastanza l’inglese per leggere il testo originale?).

Situazione insostenibile
Scrive Cameron: “la nostra popolazione (britannica) raggiungerà i 70 milioni di abitanti nei prossimi decenni e si prevede che diventeremo il paese più popoloso dell’UE nel 2050. Contemporaneamente, il nostro saldo migratorio è di 300mila persone all’anno. Questo non è sostenibile (is not sustainable)”.
Ohibò. L’Inghilterra ha circa 64.5 milioni di abitanti, e reputa non sostenibile un saldo migratorio di 300mila persone all’anno. Parola di Stato membro UE. E allora, cosa dovrebbe dire la Svizzera che ha 8 milioni di abitanti ed un saldo migratorio (arrivi meno partenze) di 80mila persone all’anno (a cui vanno ancora aggiunti i sedicenti rifugiati)?
Le proporzioni sono presto fatte. La Gran Bretagna, per essere nelle stesse condizioni del nostro Paese, dovrebbe ritrovarsi con un saldo migratorio di 650mila persone all’anno. Ne ha meno della metà. E già lo considera “non sostenibile”. Ne consegue che la Svizzera, secondo i criteri del buon Cameron, sarebbe più che legittimata a costruire un bel muro sul confine.

Immigrazione fuori controllo
Ma c’è di più: i flussi migratori all’interno della disunione europea, scrive ancora il premier britannico, sono attualmente molto elevati, “non sono stati pianificati e sono molto più alti delle previsioni – assai più alti di quanto i padri fondatori dell’UE avessero mai prospettato” (“These have been unplanned and are much higher than forecast – far higher than anything the EU’s founding fathers ever envisaged”). Traduzione: l’immigrazione all’interno della stessa UE – non stiamo dunque parlando del caos asilanti – è fuori controllo! Ma come, non dovevano essere tutte balle populiste e razziste?

Il governo inglese chiede quindi che la libera circolazione delle persone non si applichi ai nuovi Stati membri UE fino a quando le loro economie non si saranno avvicinate molto di più (?) a quelle degli Stati già presenti nell’Unione. Ovvero: ai nuovi membri la libera circolazione non si applicherà praticamente mai. Come è giusto che sia. Tale libertà è infatti sostenibile solo tra economie simili. Quando invece le differenze di velocità sono forti, essa si trasforma in catastrofica immigrazione di massa. Lo tocchiamo con mano in Ticino con l’invasione di frontalieri e padroncini. E per prevedere simili fenomeni non serve né il Mago Otelma e nemmeno un Nobel per l’economia.

4 anni prima di ricevere sussidi
Bisogna quindi, prosegue Cameron, frenare gli abusi nella libera circolazione delle persone. E soprattutto bisogna frenare l’immigrazione nello Stato sociale. Da qui la proposta “shock”: prima di poter accedere alle prestazioni sociali finanziate dai contribuenti inglesi, gli immigrati devono aver lavorato nel paese per almeno quattro anni. Apperò. La Svizzera non è per fortuna membro della fallimentare Unione europea. Però l’immigrato UE può mettersi a carico del nostro Stato sociale potenzialmente già il giorno dopo l’arrivo. Esemplari e numerosi i casi di immigrati che arrivano in Svizzera con contratti di lavoro farlocchi, ottengono il permesso B, dopo pochi giorni o settimane il contratto di lavoro viene “misteriosamente” rescisso, ed il titolare del permesso B si mette in disoccupazione prima ed in assistenza poi.

Legislazione comunitaria
Cameron tematizza poi la questione della mancanza di legittimazione democratica dell’UE: gruppi di parlamenti nazionali devono poter bloccare la legislazione comunitaria sgradita. Invece in Svizzera c’è il ministro degli Esteri PLR, Didier “Dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèèr, che vuole la ripresa “dinamica”, ossia automatica, del diritto degli eurofalliti in Svizzera. Il che significa svendita della nostra sovranità.

Adesso ridiamo
Adesso sì che ci sarà da ridere. Qui c’è uno Stato fondatore dell’UE che vuole contingentare l’immigrazione e limitare la libera circolazione delle persone (altro che “principio non negoziabile”). Che è poi quanto ha votato il popolo svizzero un anno e 8 mesi fa. Adesso vogliamo vederli, gli starnazzanti nemici della Svizzera, quelli che credono di poterci imporre di tutto e di più perché finora il Consiglio federale ha sempre calato le braghe davanti all’UE, a gestire una simile questioncella. Anche se a Bruxelles c’è già chi si produce in dichiarazioni velleitarie del tipo “nessuno implorerà Londra di restare”, la realtà è ben diversa. L’UE dovrà adeguarsi e scendere a patti. Ciò significa che la libera circolazione senza limiti è FINITA. Sepolta. Fertig. Gli spalancatori di frontiere lo sanno: da qui le loro reazioni isteriche. E, come gli eurofalliti dovranno accettare le condizioni inglesi, allo stesso modo dovranno mandar giù il nostro voto del 9 febbraio ed i contingenti svizzeri. Altro che “bisogna rifare la votazione”!
Lorenzo Quadri

Lega ed Udc riusciranno dove i partiti $torici hanno fallito? Una grande opportunità per il Ticino!

La candidatura di Norman Gobbi al Consiglio federale è una grande opportunità per il Ticino, che manca da 16 anni dal Consiglio federale.
Dal 1999 ad oggi è cambiato il mondo. La fallimentare libera circolazione delle persone senza limiti, adesso duramente contestata perfino all’interno della stessa UE (vedi la lettera della Gran Bretagna agli eurobalivi), ha devastato il Ticino. Ma in Consiglio federale non c’era nessuno che potesse parlare con cognizione di causa della situazione creatasi in questo sempre meno ridente Cantone. Risultato: a Berna l’esecutivo fa fede (?) agli studi farlocchi della SECO, realizzati con l’obiettivo di dire che “l’è tüt a posct” quando invece la realtà è ben diversa. E quanto sia facile ottenere questo risultato – strillando, oltretutto, alla scientificità – lo dimostra lo studio dell’IRE (poi demolito dalla SUPSI).

Gli interlocutori
Oltre che agli studi farlocchi, il Consiglio federale fa fede ai suoi interlocutori. Che sono poi:
1) gli alti funzionari con i piedi al caldo; quelli dell’ “immigrazione uguale ricchezza”. Quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE.
2) i rappresentanti della grande economia, che vogliono la manodopera a basso costo per aumentare profitti e concorrenzialità, echissenefrega se gli svizzeri vanno in disoccupazione ed in assistenza. Loro, ed i loro gruppi di pensiero come Avenir Suisse che vogliono rendere più difficile (!) l’esercizio dei diritti popolari.
3) I partiti $torici ostaggio delle categorie di cui sopra oltre che delle proprie scelte politiche sballate. Da chi, prima della votazione popolare sugli accordi di Schengen (giugno 2005), ha parlato di “evidenti vantaggi per la sicurezza” (!) e di “garanzia per il futuro del segreto bancario” (!!), cosa ci si poteva aspettare?

Marketing
Lo stesso Consiglio federale ha a lungo evitato il Ticino, salvo poi moltiplicare le visite a scopo di marketing dopo che i sette si sono accorti che a sud delle Alpi “qualcosa” non andava per il verso giusto. Evidentemente pensavano che bastasse metter fuori la faccia e raccontare un paio di compiacenti banalità per tener buoni i ticinesotti. Una volta rientrati a Berna, però, tutto cade in dimenticatoio.
Emblemi dell’incomprensione federale nei confronti della situazione ticinese, l’ottusa opposizione alla richiesta del casellario giudiziale, ma anche il demenziale progetto di concedere ai frontalieri le stesse agevolazioni fiscali di cui beneficiano i residenti. E’ l’evidente sconfessione di tutte le dichiarazioni di “attenzione” nei confronti del nostro Cantone.

Riuscire dove gli altri hanno fallito
Adesso il Ticino, la maggioranza dei ticinesi, ha la possibilità con Norman Gobbi di tornare a farsi sentire all’interno del Consiglio federale. Scontata l’arrampicata sui vetri dei partiti $torici alla ricerca di scuse per non sostenere il candidato di Lega ed Udc. Lor$ignori da anni insistono sul Consigliere federale ticinese che non c’è; ma evidentemente solo quando c’è da promuovere una candidatura dei “loro”. Se il candidato è del partito sbagliato, scatta il contrordine compagni: in fondo si può aspettare ancora qualche anno…
Lega ed Udc con la candidatura Gobbi – che ha suscitato riscontri positivi Oltregottardo – hanno la possibilità di riuscire dove gli altri hanno fallito. Che smacco per l’ammucchiata antileghista se fosse proprio l’odiata Lega, con l’Udc, a restituire il Consigliere federale al Ticino! Smacco, oltretutto, potenzialmente gravido di conseguenze elettorali…
I mal di pancia, dunque, sono programmati. Anche da parte di quegli esponenti di altri partiti che miravano, magari da anni, al Consiglio federale e adesso rischiano di veder sfumare le proprie chances.

Fazione del sabotaggio
La fazione del sabotaggio della candidatura Gobbi – e quindi del Ticino – si è manifestata come previsto. Ha messo in piazza solo odio e livore, ma nessun argomento. La realtà è emersa con prepotenza nei giorni scorsi. Contro il presidente del CdS sono stati lanciati solo petardi bagnati. I soliti noti, vedi lic iur Bernasconi, hanno tentato di montare una campagna denigratoria sul nulla. Per la frase infelice del 2007 (quasi nove anni fa!) all’indirizzo del giocatore di colore, Gobbi ha pagato da tempo. Se questo è il pezzo forte del repertorio del partito dell’odio antileghista, si può proprio dormire tra quattro guanciali.
Lorenzo Quadri

Segreto bancario per gli svizzeri: Berna frena sullo smantellamento. Anche altri “progetti” sono da rottamare!

Le dimissioni della quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf (che solo i kompagni rimpiangeranno) almeno una conseguenza positiva l’hanno già portata. Almeno per ora il segreto bancario degli svizzeri non si tocca. Il progetto di dare ai Cantoni un accesso agevolato alle informazioni bancarie dei contribuenti è infatti naufragato. La stroncatura ricevuta in consultazione è stata così netta che perfino il Consiglio federale ha deciso che non c’erano chance di riuscita, ed ha congelato la riforma.

Notizia positiva
E’ senz’altro cosa buona e giusta che – almeno per il momento – il tentativo di impiantare in Svizzera fallimentari modelli UE sia abortito. In effetti, la privacy bancaria è un elemento della fiducia tra cittadino e Stato, che caratterizza la Svizzera. Trattare invece i cittadini come potenziali evasori è quel che accade nella fallita disunione europea, e che la ministra del 4% mira a far succedere anche nel nostro paese. Perché bisogna diventare uguali all’UE di modo che non ci siano più ostacoli all’adesione, nevvero?

Primo capitolo
L’hanno inoltre capito anche i paracarri che la privacy bancaria è solo il primo capitolo della rottamazione. L’intenzione è quella di smantellare ogni diritto alla privacy del cittadino, in virtù di uno Stato opprimente e ficcanaso che, incapace di combattere la delinquenza, criminalizza il comune cittadino.

Protezione della sfera privata
L’asfaltatura emersa dalla consultazione è comunque un buon segno. Infatti, il popolo dovrà votare sull’iniziativa “per la sfera privata”, che vuole ancorare il segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione. E’ dunque arrivato un segnale incoraggiante circa l’esito di questa votazione, che sarà determinante per il futuro. Si tratterà in effetti di un piccolo 9 febbraio. Da questa votazione sapremo se il popolo elvetico è d’accordo con la sistematica calata di braghe, in materia di piazza finanziaria, nei confronti di Paesi esteri ostili (altro che “amici”: gli amici non si comportano certo così). La calata di braghe finora effettuata non è affatto inevitabile: è frutto di una scelta di Widmer Schlumpf ed, evidentemente, di una maggioranza governativa. Maggioranza che, come sempre, cede al vecchio trucchetto del ricatto morale. Il nemico lo sa e ci marcia. Vedi il grottesco tentativo di colpevolizzare la Svizzera per le casse vuote di Stati esteri, quando la crisi economica mondiale non è stata certo provocata dal segreto bancario elvetico, bensì dalla scellerata finanza USA.

Avanti con la rottamazione
Se l’asfaltatura, in consultazione, dell’attentato al segreto bancario degli svizzeri è un buon segno per l’iniziativa a tutela della sfera privata, il fatto che il Consiglio federale abbia bloccato la riforma è un segno che anche in governo, chiusa la sciagurata era della ministra del 4%, il vento potrebbe cambiare.
Ma c’è anche un altro scellerato progetto di Widmer Schlumpf che va fatto saltare per aria quanto prima. Si tratta della marchetta fiscale ai frontalieri. Ossia la concessione, a questi ultimi, delle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. E’ il massimo: tutti riconoscono l’esigenza di tassare di più i frontalieri, ma la quasi ex ministra delle finanze vorrebbe invece tassarli meno! Con, ovviamente, conseguenze perniciose per il Ticino.
Il nuovo parlamento, affossando la marchetta fiscale ai frontalieri, potrà dimostrare che, con le elezioni federali, il vento è davvero cambiato.
Lorenzo Quadri

Mentre si taglia sui cittadini svizzeri. I miliardi volano all’estero!

Evidentemente chi mira ad approfittarsene ha trovato un modo facile per ottenere ciò che vuole dagli svizzerotti: il ricatto morale. Con il ricatto morale si smantellano segreti bancari, si spalancano frontiere e soprattutto si ottengono soldi. Tanti.

Eppure di motivi per piegarsi a ricatti morali in nome del politikamente korretto, i cittadini elvetici non ne hanno.
Non ne hanno per quel che riguarda i rimasugli del segreto bancario: la crisi economica mondiale che ha svuotato le casse pubbliche di tante nazioni non dipende infatti dal segreto bancario, bensì dalla scellerata finanza USA.
Non ne hanno in materia di accoglienza: il nostro è il paese che ospita più stranieri, quasi un quarto della popolazione. Il saldo migratorio, ossia gli arrivi meno le partenze, ammonta ad 80mila persone in più all’anno. Questo significa che ogni anno si forma l’equivalente di una città più grande di Lugano (70mila abitanti) solo con l’immigrazione. Questo significa anche che, avanti di questo passo, nel 2050 in Svizzera gli stranieri saranno in maggioranza.
Non ne hanno in campo di politica d’asilo. Anche in questo caso, il nostro è di gran lunga il paese che accoglie più rifugiati per rapporto agli abitanti. Sicché la Svizzera non deve accettare di farsi carico di quote di riparto migranti stabilite dall’UE. Quote che sono poi la conseguenza delle deliranti uscite dell’ “Anghela” Merkel, all’insegna dell’ “ospitiamo tutti”.

Aiuti all’estero
Soprattutto, i cittadini elvetici non hanno alcun motivo per farsi ricattare moralmente sugli aiuti all’estero. Ogni anno la Svizzera versa a questo capitolo la spesa stratosferica di 2.5 miliardi di Fr. E qui davvero non ci siamo: perché, malgrado queste cifre strastoferiche che escono con bella regolarità dalle tasche del contribuente elvetico – e guai a contestarle, si avvia il coro di proteste isteriche: populisti! Razzisti! Chiusi! Gretti! – continuiamo ad essere paese di destinazione di fiumane di migranti economici. L’asilo infatti ci costa 1.8 miliardi all’anno. Segno quindi che gli aiuti non servono a migliorare l’assetto dei paesi che li ricevono.

Nuovi regali
Però di questi contributi senza effetto se ne versano sempre di più. Ed infatti di recente la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga è riuscita ad andare in Etiopia a regalare 6 milioni di aiuti extra, neanche fossero noccioline. Visto che non si tratta di soldi della Simonetta, bensì di soldi nostri, si concederà che di questo genere di “liberalità” ne abbiamo piene le scuffie. Tanto più che poi vengono recuperate sulla pelle dei cittadini elvetici! Ed infatti , praticamente in contemporanea con il nuovo regalo ad Addis Abeba, il Consiglio federale ha annunciato, “come se niente fudesse”, la decurtazione del tasso d’interesse minimo della previdenza professionale che, dal prossimo primo gennaio, sarà ridotto dall’attuale 1.75% all’1.25%. Questo, tradotto in parole povere, significa tagli alle pensioni.

Quindi: i milioni extra da regalare all’estero si trovano in un batter di ciglia e senza chiedere niente a nessuno. Però si tagliano le pensioni.

Ma il peggio deve ancora venire, perché la scure dei risparmi si abbatterà anche sull’AVS, sottoforma di aumenti dell’età di pensionamento e non solo.

Sia chiaro che a Berna si tolgono dalla testa di tagliare sugli anziani svizzeri, che hanno costruito questo paese – il paese che la cricca dei partiti storici sta vergognosamente smontando perché “bisogna aprirsi” – per sperperare 2.5 miliardi all’anno in aiuti all’estero e 1.8 nell’asilo. Non se ne parla proprio!

Contro il 9 febbraio non solo l’iniziativa del vicolo cieco. Le proposte della vergogna

Sicché quelli che il rispetto della volontà popolare non sanno nemmeno dove sta di casa hanno recentemente consegnato 110mila firme contro il “maledetto voto” del 9 febbraio. Un voto che loro vorrebbero cancellare dalla faccia della Terra perché non in linea con l’ideologia delle frontiere spalancate. Chi vuole annullare il 9 febbraio, ormai l’hanno capito anche i paracarri, vuole annullare la Svizzera.

“Apartitici” una fava!
Interessante notare come i promotori dell’iniziativa “del vicolo cieco” (finanziata dal miliardario residente negli USA: dove paga le tasse costui, ammesso che le paghi?) si dichiarino “non legati ad alcun partito”. Si tratta, è evidente, di una misura di protezione del partito. Il quale, però, c’è eccome. Del resto, basta guardare chi sono i supporter presunti illustri (tra cui lo strasussidiato pagliaccio Dimitri e la Pipilotti Rist, che in occasione dell’allora expo.01, voleva addobbare Yverdon con genitali maschili): fanno tutti parte della schiera degli intellettualini rossi. Quelli che, invitati e slinguazzati con somma libidine dalla radiotelevisione di sedicente servizio pubblico finanziata (non “foraggiata” perché sennò il kompagno direttore si offende) col canone più caro d’Europa, abusano dei titoli accademici per contrabbandare come posizioni “scientifiche” quelle che in realtà sono, semplicemente, fregnacce ideologiche.

Paese diviso?
Il comitato promotore dell’iniziativa del vicolo cieco, dunque, non è in alcun modo apartitico e soprattutto non è rappresentativo dei cittadini: è un comitato di partito che rappresenta unicamente una piccola minoranza.
La finalità dell’iniziativa è chiara. Non tanto la votazione popolare: il ri-voto, peraltro posizionato temporalmente in un futuro indeterminato, non farebbe che confermare il 9 febbraio. L’obiettivo è invece il sabotaggio, ovvero l’indebolimento, della posizione della Svizzera nei confronti degli eurofalliti in tempo di trattative: si vuole dare l’impressione di un paese diviso, impaurito dalla propria stessa audacia. Un paese che potrebbe rimangiarsi il “maledetto voto”. Così non è, e questo deve essere chiarissimo. A fare stato è l’esistente. E ad esistere è la volontà popolare espressa il 9 febbraio. Solo questa conta.

Scassinatori della Costituzione
Ma i promotori – nient’affatto trasversali o apartitici, ma tutti gravitanti attorno al P$ – dell’iniziativa del vicolo cieco non sono di certo gli unici aspiranti rottamatori della volontà popolare. Si è parlato poco, ad esempio, del tentativo degli uregiatti e del PBD (il partito della quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf) di far inserire nella Costituzione federale la collaborazione con l’UE. Tentativo bocciato nei giorni scorsi dalla Commissione della politica estera del Consiglio nazionale.
Apperò. Ecco come i partiti sedicenti “di centro” rispettano la volontà popolare. E questi sono, oltretutto, gli stessi che, ogni volta che un’iniziativa popolare a loro non gradita viene approvata, starnazzano contro l’inserimento nella Costituzione di norme “di rango non costituzionale”. Il nuovo articolo 121 a votato il 9 febbraio 2014 stabilisce che l’immigrazione in Svizzera la controlliamo noi. Questa norma merita di essere inserita nella Costituzione: un paese che non decide in modo autonomo chi accogliere è un paese finito. Inserire nella Costituzione la collaborazione con gli eurofalliti è, invece, una scempiaggine che grida vendetta. Esiste in qualche altra parte del mondo una Costituzione, fosse anche di una repubblica delle banane, che contiene disposizioni del genere? Disposizioni che tra l’altro c’entrano con il rango costituzionale come il burro con la ferrovia (ma evidentemente qui va tutto bene, perché “bisogna aprirsi all’UE”)?
E soprattutto: adesso che si dovrebbe andare a litigare con l’UE per portare a casa il 9 febbraio, vogliamo scassinare la Carta fondamentale della Svizzera inserendoci un obbligo di “volemose bene”?
Questa proposta è altrettanto vergognosa dell’iniziativa del vicolo cieco. I suoi autori, PPDog e PBD, non devono dunque rimanere senza la loro meritata parte di ludibrio.
Lorenzo Quadri

Ma come, non dovevano essere tutte balle della Lega populista e razzista? Troppi stranieri che delinquono!

Il gravissimo fatto di sangue avvenuto la scorsa settimana a Chiasso in via Odescalchi ha riportato con prepotenza alla ribalta il tema dei delinquenti stranieri che ci siamo messi in casa “grazie” ad una politica migratoria scriteriata. Le persone in carcere con l’accusa di assassinio non sono certo “patrizie di Corticiasca” bensì straniere (o di origine straniera).
L’esigenza, per noi svizzerotti, di scendere finalmente dal pero e di fare repulisti in casa è evidente. Ci siamo riempiti di “fuffa”. Ma come, gli stranieri che delinquono non dovevano essere un’invenzione della Lega populista e razzista? Ma come, non erano tutti “casi isolati”?
A Chiasso è scoppiato un bubbone. Ma certamente ci sono svariati altri focalai.

Precedenti penali
Particolarmente importante – e scandaloso – è che tra quanti sono finiti in carcere per l’omicidio di Via Odescalchi i precedenti penali abbondano. E non solo per il 26enne italo-brasiliano che, notoriamente, alcuni mesi fa a Paradiso ha investito di proposito col suo SUV un poliziotto reo di averlo multato. Per questo fatto, gravissimo, il “bravo giovane” straniero è stato condannato alla ridicola pena di 6 mesi con la condizionale, ciò che ne avrebbe impedito l’espulsione poiché una condanna di questo tipo non sarebbe, per giurisprudenza, sufficiente a giustificare l’allontanamento dalla Svizzera. Chi ha emesso questa condanna e chi ha partorito una simile giurisprudenza ha sulla coscienza le azioni dell’italo-brasiliano. Il quale, peraltro, era in buona compagnia (chi s’assomiglia, si piglia). Tra gli arrestati, abbondano i pregiudicati per reati violenti (aggressioni). In un caso, quello del 29enne kosovaro residente nel Bellinzonese, si parla pure di calci al volto sferrati quando la vittima era già a terra. Una modalità che ben sappiamo dove può portare, vedi delitto Tamagni.

I morti sulla coscienza
Però questi delinquenti d’importazione, malgrado fossero già noti alla giustizia, erano ancora in Ticino. E’ dunque evidente che qualcosa non funziona. Ci riempiamo di feccia, grazie ad una politica migratoria scriteriata, e poi non la espelliamo nemmeno! Ciò contro la volontà popolare chiaramente espressa cinque anni fa, ma non ancora messa in pratica: è ovvio che a Berna non hanno alcuna fretta. Il $inistro garantismo politikamente korretto, multikulti e moralista a senso unico, frena. “Guai! Non si espelle! Vergogna! Razzisti e fascisti! Chi arriva in Svizzera deve anche poterci restare” (fregnaccia, quest’ultima, sentita ad un recente dibattito elettorale). Complimenti, politikamente korretti spalancatori di frontiere, moralisti e multikulti! Noi saremo anche degli spregevoli xenofobi e razzisti. Ma i morti sulla coscienza ce li avete voi. Proprio voi, che vi credete nella condizione di calare lezioni di morale agli altri. Che effetto fa?

Un paio di domandine
E’ chiaro che ci sono a questo punto un paio di cosette che ci interessa particolarmente sapere. Ad esempio, da quanto tempo sono in Ticino tutte le persone coinvolte, i precedenti penali esatti di ciascuno di loro, e perché questi galantuomini non sono stati espulsi dalla Svizzera prima che ci scappasse il morto. E non vorremmo che magari qualcuno di loro avesse pure ricevuto prestazioni sociali. O che adesso beneficiasse dell’assistenza giudiziaria gratuita.

Espulsioni sistematiche
Poiché i delinquenti stranieri che ci ritroviamo in casa grazie alle frontiere spalancate e al garantismo nelle non-espulsioni non sono ladri di ciliegie ma persone pericolose, è evidente che bisogna cambiare marcia. Le espulsioni devono essere rapide, certe e sistematiche. E’ora di cominciare seriamente a buttare fuori dalla Svizzera un po’ di brutta gente importata che non merita di restare qui. Perché è un pericolo sia per gli svizzeri, come pure per gli stranieri onesti che vivono nel nostro paese. Le espulsioni devono servire anche a scopo deterrente. Che si capisca, finalmente, che non siamo il paese del Bengodi per tutti quelli che se ne vogliono approfittare perché “tanto gli svizzerotti sono fessi e non accorgono di niente”.

Delinquenti stranieri
E’ stata citata prima l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri che delinquono. I promotori avevano raccolto alcuni dati molto significativi sulla criminalità d’importazione che – pur essendo trascorso qualche anno – non sono certamente cambiati nella sostanza. Poche percentuali facili – facili, che è opportuno riproporre, sulla percentuale di autori stranieri per i reati più gravi. Ricordando bene che la popolazione elvetica non è certo suddivisa a metà tra svizzeri e stranieri, poiché gli stranieri sono un quarto. Questo vuol dire che anche per quei reati dove si è vicini alla parità, il tasso delinquenziale degli stranieri è doppio. Non lo dice il Mattino populista e razzista; lo dicono le statistiche federali.

Reato Quota di criminali stranieri

Traffico di esseri umani 91%
Stupri 62%
Omicidi 59%
Furti con scasso 57%
Sequestri/rapimenti 56%
Lesioni corporali gravi 54%
In Ticino
Ci sono poi anche alcuni altri dati interessanti, contenuti in una risposta governativa dell’ottobre 2014 ad un’interrogazione dell’allora gran consigliere Udc Eros Mellini, che si riferiscono ai reati commessi nel nostro Cantone nel 2011.
Vi si legge ad esempio:

Reato Quota di criminali stranieri
Omicidio 55.6%
Rissa 100% (sic!)
Aggressione 60.2%
Rapina 66.7%
Borseggio 94,4%
Furto 63.3%
Furto con destrezza 81,6%
Traffico stupefacenti (grave) 58.3%

Eccetera.
Da notare, e questo vale per entrambe le tabelle, che uno straniero naturalizzato va ad aumentare il tasso di criminalità degli svizzeri, mica quello degli stranieri. Quando invece…
La conclusione non può che essere quella cui giungevamo già domenica scorsa: avanti con la ramazza!

Lorenzo Quadri

9 febbraio: i direttori romandi delle finanze snobbano la clausola ticinese? Nessuna sorpresa! I soldatini delle frontiere spalancate

Certo che cominciamo bene! A quanto pare i ministri delle finanze dei cantoni romandi non apprezzano la proposta del Consiglio di Stato ticinese di una clausola di salvaguardia quale traduzione in realtà del voto del 9 febbraio.
Eh già: da quel voto è passato un anno ed otto mesi, e ancora siamo ai piedi della scala. Del resto i partiti $torici, le lobby economiche, gli spalancatori di frontiere, il Consiglio federale, la diplomazia svenduta e succube dell’UE non vogliono trasformare in realtà il “maledetto voto”; vogliono sabotarlo.

Emergenza lavoro
Il governo ticinese ha dato mandato all’ex segretario di Stato Ambühl di studiare un piano di attuazione del nuovo articolo costituzionale 121 a. Ne è emersa la proposta della clausola a salvaguardia del mercato del lavoro.
E’ certamente importante che venga messo l’accento sul disastro occupazionale provocato nel nostro Cantone dalla devastante libera circolazione delle persone senza limiti. In Ticino il plebiscito del 9 febbraio è dovuto principalmente all’invasione di frontalieri, mentre in Svizzera interna il Sì è più legato a questioni di immigrazione propriamente detta. La clausola questo accento lo mette. Ed è il suo lato positivo. Quello negativo è che, se a fare stato per l’applicazione dell’eventuale clausola sono i soliti indicatori taroccati della SECO, secondo i quali in Ticino non esiste un’emergenza lavoro ed anzi “tout va bien, Madame la Marquise”, alla fine è come non averla. Centrale rimane la preferenza indigena: non si assume nessun frontaliere se per quel posto di lavoro ci sono dei residenti a disposizione.

Niente di nuovo
Settimana scorsa il direttore del DFE Christian Vitta ha presentato la clausola “ticinese” ai direttori cantonali delle finanze. Secondo LeTemps, i romandi non ne sarebbero rimasti entusiasti, anzi. Embè? Si tratta forse di un fulmine a ciel sereno? No di certo: i signori spalancatori di frontiere della Svizzera Occidentale non hanno ancora digerito il 9 febbraio, passato grazie al Ticino; figuriamoci se possono essere d’accordo, a freddo, di approvare le proposte che vengono da sud delle Alpi proprio in quest’ambito.
Che la posizione dei presenti all’illustre (?) consesso sia poi – come tenta di contrabbandare la stampa di regime – da considerarsi come quella dei Cantoni romandi, è assai opinabile: si tratta della posizione di singoli ministri. I quali sono esponenti del partito trasversale del “dobbiamo aprirci all’UE” – oltre che soldatini opportunamente istruiti dai padroni del vapore di Economiesuisse ed affini.

Tre cose chiare
Questo primo njet giunto dai direttori romandi delle finanze non è certo una sorpresa. Chi – vedi appunto i citati media di regime – monta la panna, lo fa solo in funzione del sabotaggio del “maledetto voto”. Il messaggio che si vuole far passare è sempre lo stesso: vedete che realizzare il 9 febbraio “sa po’ mia”? E allora bisogna rivotare.
Una cosa è chiara. Anzi tre.
1) La presunta solidarietà latina si conferma una bufala.
2) La situazione del Ticino non è paragonabile a quella di alcun’altra regione elvetica. Nemmeno a quella del Canton Ginevra. Che infatti confina con la Francia e non con l’Italia (situazione occupazionale allo sfacelo e cultura del lavoro nero). Non è esattamente la stessa cosa.
3) Il njet alla proposta ticinese da parte di alcuni politicanti romandi europeisti non vuole ancora dire nulla. E che alcuni dei citati signori si permettano pure osservazioni del piffero sul Ticino che ha osato indispettire Roma (uhhh, che pagüüüüraaaa!) con la richiesta del casellario giudiziale, dimostra solo la loro bieca sudditanza nei confronti di Bruxelles.
I ticinesi non molleranno di certo. Il 9 febbraio deve diventare realtà. Questo va ribadito nel modo più chiaro possibile; e questo passa anche per il sostegno elettorale a chi politicamente incarna il 9 febbraio,: ossia Lega ed Udc. C’è ancora qualche ora di tempo!
Lorenzo Quadri

Ma guarda un po’: la Danimarca dà un giro di vite sulle naturalizzazioni. Perché loro possono e noi no?

Ma guarda un po’! La Danimarca, che non ci risulta essere una dittatura nazifascista, bensì uno Stato membro UE, ha deciso di darsi regole più restrittive in materia di naturalizzazioni. Il giro di vite è stato deciso con l’accordo del maggiore partito di $inistra, i Socialdemocratici. “Prendere la cittadinanza danese è qualcosa di molto speciale ed è semplicemente giusto che alziamo l’asticella per potersi dire danesi”, ha dichiarato la ministra dell’immigrazione e dell’integrazione.

Loro possono
Apperò. I danesi possono. Se lo fanno gli svizzerotti, invece, ecco che si scatena il solito mantra populisti-razzisti-chiusi-gretti. I danesi possono, ed oltretutto con l’accordo della ministra dell’integrazione. Da noi, dove integrazione è diventata sinonimo di frontiere spalancate e di “dentro tutti che tanto ci pensa il contribuente a mantenervi con le sue imposte”, una cosa del genere non sarebbe nemmeno immaginabile.
I danesi possono, e addirittura con il benestare dei Socialdemocratici. Da noi i kompagni, i moralisti a senso unico e gli intellettualini rossi si sarebbero già messi a strillare contro la ministra rea di essersi prodotta in affermazioni temerarie come quella indicata sopra. Perché per loro non è lo straniero a doversi integrare, non sia mai; è il cittadino svizzero che si deve adattare ad usanze e pretese altrui, rinunciano alle sue per “non offendere” (?) l’immigrato.

Il giro di vite
In che modo Copenhagen ha dato un giro di vite sulle naturalizzazioni? Prima di tutto, ha deciso di alzare l’asticella sulla conoscenza della lingua. Il candidato al passaporto nazionale dovrà superare il test di Danese 3 (più alto) con prova scritta di 4 ore e orale di 15 minuti.
Ma soprattutto, e qui viene la parte più interessante (in quanto meno politikamente korretta): i candidati al passaporto danese dovranno dimostrare di essere stati autosufficienti economicamente per almeno 4 anni e mezzo nei 5 precedenti la richiesta. Ed inoltre, chi ha commesso reati sarà d’ora in poi escluso dalla naturalizzazione per un periodo fino a 30 anni.

Regole interessanti
Queste nuove regole danesi sono molto interessanti. Si ricorderà che il popolo del Canton Berna ha votato una modifica costituzionale che prevede esplicitamente il divieto di naturalizzare persone a carico dello Stato sociale. La garanzia federale (concessa dalle Camere) a questa nuova regola è arrivata lo scorso maggio. In contemporanea, è stato “garantito” anche il divieto di burqa votato dal popolo ticinese. In entrambi i casi, sia quello bernese che quello del nostro Cantone, chi ha starnazzato perché non voleva accettare il voto dei cittadini? Ma naturalmente la $inistra, il partito del ri-voto del 9 febbraio! Gli argomenti addotti erano sempre gli stessi: demagogia, populismo, xenofobia, e via andando. In Danimarca, invece, la stessa $inistra approva le restrizioni alle naturalizzazioni. Ma allora pretendere che il passaporto elvetico (o danese) sia concesso solo a chi è autonomo finanziariamente non è roba da razzisti e fascisti… a meno che anche i socialdemocratici danesi ricadano sotto la categoria! Kompagni ticinesi ed elvetici, “dovete aprirvi” ai vostri omologhi danesi!

Ci stanno simpatici
La Danimarca comunque comincia a starci molto simpatica. Qualche mese fa la regina Margrethe ha provocato travasi di bile ai talebani della multikulturalità con la seguente dichiarazione: “Chi si trasferisce in Danimarca deve conformarsi ai valori e alle norme danesi. Possiamo accoglierli, ma dobbiamo anche dire cosa ci aspettiamo da loro. Quella in cui arrivano è la nostra società”. E ancora: “sono venuti nella nostra società e quindi non possono aspettarsi di poter perpetuare i loro modelli da noi (…) se fanno cose incompatibili con il modello di società danese, devono rendersi conto che non può funzionare”.
Adesso il giro di vite sulle naturalizzazioni.
Aggiungiamo anche che in Danimarca è vietato esporre bandiere straniere, salvo speciale autorizzazione di polizia. Mentre da noi non si hanno nemmeno gli attributi per obbligare chi espone una bandiera straniera ad accompagnarla con una svizzera.
Siamo tutti danesi?
Lorenzo Quadri

Insegnamento della civica: basta con la melina! Chi ha paura del voto popolare?

Sull’iniziativa che chiede l’insegnamento obbligatorio della civica – come materia a se stante e con una propria valutazione – dopo tanta melina da parte del DECS ed in particolare da parte del consigliere di Stato titolare, kompagno Manuele “Bisogna rifare il voto del 9 febbraio” Bertoli, al quale la proposta proprio non piace, nelle scorse settimane è finalmente arrivata qualche notizia positiva. A fornirla è la commissione scolastica del Gran Consiglio.

La prima “buona novella” è che non ci sarà una seconda perizia sulla ricevibilità dell’iniziativa, già accertata da un’expertise dell’avv. Crespi, incaricato dal comitato promotore. La seconda, che il messaggio sulla civica verrà trattato separatamente e non assieme alla questione dell’insegnamento religioso. Quindi, viene affossato il tentativo di Bertoli di mettere in contrapposizione le due materie civica e religione, ben sapendo che i promotori idealmente le sostengono entrambe. La terza, che il relatore commissionale designato è il leghista Michele Guerra.

Naturalmente, dalla scolastica potrebbero anche uscire due rapporti sulla civica: uno favorevole ed uno contrario. Non c’è bisogno del mago Otelma per prevedere che il Consigliere di Stato PS, titolare del DECS, mobiliterà le truppe cammellate per mettere i bastoni tra le ruote all’iniziativa, e per ottenere un njet da parte del parlamento. Alla fine dovrà comunque decidere il popolo ticinese. Ed infatti è proprio il voto popolare ciò che il DECS voleva evitare mettendo in discussione la ricevibilità dell’iniziativa. Visto che infatti a $inistra la volontà popolare viene rispettata solo quando fa comodo, meglio prevenire decisioni sgradite: altrimenti la lista delle votazioni “da rifare” si allunga…

 

“Sa pò mia”?

Perché i vertici del DECS aborrono l’iniziativa sulla civica? La storiella dell’impossibilità di inserire nella griglia oraria due ore al mese (!) d’insegnamento di detta materia non suona molto credibile. Chissà perché, c’è come il vago sospetto che, se si fosse trattato di inserire due ore al mese di (ipotetiche) materie quali “multiculturalismo”, “integrazione”, “istituzioni europee” e via sbrodolando, certe “insormontabili difficoltà” sarebbero state immediatamente sormontate. La civica non piace perché rammenta alcune cosette che a sinistra proprio non piacciono. Ad esempio principi fondanti e specifici della Svizzera quali democrazia diretta, indipendenza, neutralità, federalismo, esercito di milizia, eccetera.

Certamente potrebbe diventare un po’ imbarazzante per il DECS insegnare ai ragazzi che, ad esempio, il voto popolare deve essere rispettato quando il capodipartimento va in giro a dire che bisogna rifare il voto del 9 febbraio perché non piace a lui e al suo partito. Oppure spiegare il concetto di sovranità nazionale quando il partito di riferimento delle gerarchie scolastiche vuole imporre il diritto straniero e vuole pure l’adesione della Svizzera all’UE. Idem per l’esercito di milizia, di cui il P$ vuole l’abolizione.

 

Meglio dimenticare…

E’ insomma evidente che chi i principi fondanti della Svizzera li vuole rottamare perché bisogna diventare uguali a tutti gli altri (visto che confini e dunque nazioni non devono più esistere) non può che opporsi al loro insegnamento a scuola. Se si vuole cancellare qualcosa, è molto più facile farlo prima cadere in dimenticatoio. Insegnarlo è controproducente: non sia mai che la lezione di civica rischi di generare in innocenti virgulti un qualche sentimento patriotico (che orrore il solo pensiero!). La colonizzazione della scuola ad opera del partito delle frontiere spalancate non serviva certo a questo…

 

Anche i contenuti

Visto l’andazzo nella scuola di questo ridente Cantone, nel caso piuttosto verosimile in cui l’iniziativa per l’insegnamento della civica dovesse venire accettata dai votanti, bisognerà anche controllare il contenuto del programma della nuova materia: non sia mai che a qualche furbastro venga in mente di fare (dal suo punto di vista) “di necessità virtù” trasformandola in un corso di filoeuropeismo coatto.

Ma procediamo un passo alla volta.

Lorenzo Quadri

L’UE vuole tagliare gli aiuti ai paesi che non si riprendono i finti rifugiati. Loro possono e noi no?

Prossimamente l’UE procederà all’espulsione di 400mila migranti economici. Quindi falsi rifugiati. Ma guarda un po’: allora avevamo ragione! Su queste colonne è stato indicato a più riprese: il diritto all’asilo non serve a spalancare le porte all’immigrazione di massa in Europa di migranti economici che non scappano da alcuna persecuzione, ma cercano solo condizioni di vita migliori. Condizioni che, va ribadito con forza, l’Europa non è in grado di offrire. Abbiamo ben visto cosa è successo dopo la brillante sortita dell’ “Anghela” Merkel con l’invito ad arrivare tutti in Germania: caos in Baviera e chiusura della frontiera con l’Austria in tempo di record.

Tagli agli aiuti
Adesso cominciano i rimpatri. Ed al proposito l’UE minaccia di cancellare gli aiuti ai paesi d’origine che dovessero rifiutare (o piuttosto: che certamente rifiuteranno) di riprendersi i loro concittadini finti asilanti. C’è davvero da restarci “di sale” – o di qualcos’altro. Quando nel parlamento federale, dai banchi della Lega o dell’Udc, arrivano proposte del tipo: via gli aiuti ai paesi d’origine che non si riprendono i finti rifugiati, i benpensanti euroturbo si mettono immediatamente a strillare allo scandalo e al razzismo. Ed il Consiglio federale, a partire dalla kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, rincara la dose. Adesso l’UE fa proprio quello che proponevano Udc e Lega, ma nessuno si scandalizza! E men che meno i kompagni.

In Danimarca…
E non è l’unica situazione di questo genere ad essersi verificata in questi giorni. Infatti la Danimarca, con l’accordo della $inistra, ha dato un giro di vite alle naturalizzazioni, ponendo ancora più in alto l’asticella per l’ottenimento del passaporto danese. Ma guarda un po’. I danesi possono, gli svizzerotti no. O vuoi vedere che i socialdemocratici di Copenhagen sono “populisti, razzisti, chiusi e gretti”? Uella!

Malaria
Come se non bastasse, ecco che salta fuori l’ennesima persa per i fondelli ai danni del contribuente svizzerotto. Che, è il caso di ricordarlo, per l’asilo sborsa la stratosferica somma di quasi due miliardi di fianchetti all’anno. Sono in aumento nel nostro Paese i casi di malaria. E chi ha contratto il virus? In particolare sedicenti rifugiati eritrei che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze con la famiglia, oltretutto finanziati dal contribuente! L’ha notizia l’ha data il Blick, mica il Mattino razzista e fascista.

Eritrei in vacanza
Ma come, questi “rifugiati” eritrei non dovevano essere perseguitati, altrimenti non avrebbero ottenuto asilo in Svizzera? Però per le vacanze se ne tornano allegramente proprio nel paese dove avrebbero dovuto essere in pericolo. E nümm a pagum! E, tanto per non farsi mancare nulla, al ritorno in Svizzera questi asilanti “importano” pure le malattie tropicali.
Davanti a simili situazioni aberranti, niente di strano se diventiamo attrattori di migranti economici: in Svizzera, grazie agli spalancatori di frontiere politikamente korretti, c’è “ul signur indurmentàa”! E non dimentichiamo nemmeno – scandalo nello scandalo – che un asilante riceve più soldi di un anziano svizzero in AVS. Con la differenza che l’anziano svizzero ha costruito questo paese, contribuendo allo stato sociale. L’asilante attinge invece a fondi finanziati da altri.
E davanti a situazione del genere c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di dire che non bisogna sospendere subito i fallimentari accordi di Schengen e pure costruire un bel muro sul confine con l’Italia?

Via Schengen!
A proposito di trattati internazionali. Sempre nei giorni scorsi l’ “Anghela” ha pure dichiarato che gli accordi di Dublino sono ormai superati. Trattasi, come noto, di quegli accordi che impongono al primo paese firmatario in cui un richiedente l’asilo ha depositato la sua domanda di riprenderselo nel caso quest’ultimo depositasse una domanda anche in un altro Stato.
Eh no, non ci facciamo prendere per il naso così facilmente. Gli accordi di Schengen (frontiere spalancate) e di Dublino sono un tutt’uno. Se Dublino – e quindi l’obbligo di ripresa – è carta straccia come dice l’ “Anghela”, allora è carta straccia anche Schengen. Logica conseguenza: chiudere subito le frontiere svizzere!

Lorenzo Quadri

Il 18 ottobre non deve diventare la tomba del 9 febbraio!

Dal sondaggio del GdP un campanello d’allarme: dobbiamo mobilitarci

Gli indecisi lo sappiano: non votare Lega è come votare P$!

 

I sondaggi pre-elettorali non vanno presi per oro colato, certo. Ma non vanno nemmeno snobbati. Sarebbe una leggerezza pericolosa.

I sondaggi, ancora una volta – ormai sta diventando un’abitudine – ci dicono che noi leghisti dobbiamo remare. Per il Consiglio nazionale si ripete lo scenario di aprile: il secondo seggio si gioca su poche schede.

 

Decisioni fondamentali

Che non si potesse dormire sugli allori lo sapevamo già. Il campanello d’allarme suonato dal sondaggio del GdP deve spronare, ancora una volta, alla mobilitazione del popolo leghista.

Lo sappiamo che elezioni federali sono meno “sentite” di quelle cantonali, e che Berna sembra lontana. Ma, come abbiamo detto più volte, nei prossimi anni si prenderanno delle decisioni fondamentali per il futuro di questo sempre meno ridente Cantone e del suo mercato del lavoro. E queste decisioni – in particolare per quel che riguarda i rapporti con gli eurofalliti di Bruxelles e la concretizzazione del 9 febbraio – verranno prese a Berna.

 

Vittoria storica

E allora ricordiamoci bene che soltanto Lega ed Udc hanno promosso l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Sole contro tutti, l’hanno portata alla vittoria trionfale in Ticino, dove ha raccolto il 70% dei consensi. Questo voto ha influenzato il risultato a livello nazionale. Blocher, quando nelle scorse settimane è arrivato a Lugano per lanciare la campagna elettorale di Battista Ghiggia, lo ha detto a chiare lettere: “Il Ticino ha salvato la Svizzera”.

Quella del 9 febbraio è stata una vittoria storica. I cittadini hanno sconfessato – cosa finora mai accaduta – la svendita della Svizzera all’Unione europea, da anni portata avanti dalla giuliva maggioranza politica euroturbo PLR-PPDog-P$.

 

Premiare i rottamatori della Svizzera?

Cosa pensate che succederebbe se i ticinesi alle elezioni federali togliessero un seggio alla Lega per darlo addirittura al P$? Ovvero se mandassero a Berna, al posto di un leghista, l’esponente di un partito che ha sempre predicato le frontiere spalancate, e chi è contrario è un becero populista e razzista? Di un partito che ha fatto campagna dura contro il 9 febbraio perché vuole la libera circolazione senza limiti? Di un partito il cui Consigliere di Stato Manuele Bertoli, ma anche il presidente nazionale Christian Levrat, ha detto in tutte le salse che bisogna rifare il “maledetto voto”? Di un partito nel cui programma si trova l’adesione all’UE, oltre che l’abolizione dell’esercito? Di un partito che ha organizzato manifestazioni a sostegno dei frontalieri? Di un partito che vuole spalancare le frontiere ai finti rifugiati? Di un partito che ha portato in Consiglio federale la disastrosa ministra del 5% Widmer Schlumpf e che intende pistonarla ancora?

Quel 70% di ticinesi che ha portato in trionfo il 9 febbraio, può voler premiare elettoralmente chi fa tutto il contrario di quel che vorrebbe la grande maggioranza dei votanti di questo ridente Cantone?

Può un Cantone che su UE, immigrazione, sicurezza, eccetera, vota sempre in un certo modo, cambiare improvvisamente rotta proprio quando si tratta di eleggere i propri rappresentanti a Berna – dove si decidono esattamente questi temi?

 

La tomba del 9 febbraio

Su una cosa dobbiamo essere in chiaro. Se il 18 ottobre le urne premiassero il P$ a scapito della Lega, ciò costituirebbe la tomba del 9 febbraio. Il messaggio che varcherebbe il Gottardo sarebbe inequivocabile: “Vedete? I Ticinesi non credono più al loro voto: hanno addirittura premiato chi vuole l’adesione della Svizzera all’UE. Si sono resi conto che limitare la devastante libera circolazione “sa po’ mia”. Hanno capito che devono farsi invadere e tacere. E, se non c’è più lavoro, devono rassegnarsi ad emigrare, come disse il Beltrasereno direttore del DSS. Quindi, se i ticinesi, principali sostenitori del 9 febbraio, gli hanno voltato le spalle, adesso c’è licenza di affossamento”.

E’ questo che vogliamo? Dopo anni di lotte, dopo aver finalmente messo in crisi i rottamatori della Svizzera, quelli che ci stanno portando nell’UE con la tattica del salame, vogliamo calare le braghe e dire che abbiamo scherzato? Perché è proprio questo che accadrà se il 18 ottobre la Lega dovesse perdere un seggio a vantaggio di un partito euroturbo e spalancatore di frontiere come il P$!

 

Servono schede Lega!

Se, come ticinesi, NON vogliamo gettare alle ortiche una vittoria storica, e tutte le legittime aspettative e speranze che essa ha suscitato, il 18 ottobre servono schede della Lega. Ancora una volta, il popolo leghista si deve mobilitare compatto! E chi è indeciso lo sappia: se non vota Lega è come se votasse P$!

Lorenzo Quadri

Niente contributi di coesione a chi non ferma l’immigrazione illegale

Il presidente del P$$, sabotatore del 9 febbraio, la fa fuori dal vaso e se la prende con l’Ungheria
Nuova performance del kompagno Levrat che si sta impegnando a fondo affinché i $ocialisti perdano le elezioni in Ticino. Avanti così!
Il presidente del P$$ Christian Levrat ce la sta mettendo tutta affinché in Ticino i kompagni, il 18 ottobre, portino a casa una nuova memorabile batosta. Dopo aver ripetuto più volte che bisogna rifare il voto del 9 febbraio, perché la devastante libera circolazione delle persone deve essere senza limiti, la scorsa settimana Levrat è giunto nel nostro Cantone a calare spocchiose lezioni ai ticinesotti chiusi e xenofobi.
Il presidente di un partito che non rispetta la volontà popolare, e che pretende di far rifare ad oltranza le votazioni che non gli piacciono fino a raggiungimento del risultato voluto, di certo non è nella condizione di calare lezioni a nessuno.
Il buon Levrat invece, pensando che i ticinesotti siano tutti fessi, viene a raccontarci che il suo partito sarebbe l’unico a fare delle proposte concrete per il nostro Cantone!
Levrat, giò dò dida, che carnevale è ancora lontano. Il tuo partito è sempre stato, ed è tuttora, in prima linea nello spalancare le frontiere all’invasione da sud. Quindi, è direttamente responsabile del soppiantamento dei lavoratori residenti e del dumping salariale. Il tuo partito è in prima linea negli squallidi tentativi di sabotare il contingentamento e la preferenza elvetica, che sono gli unici strumenti efficaci per tutelare il mercato del lavoro ticinese.
Le misure accompagnatorie, tanto magnificate dai kompagni, vanno sì sostenute perché sono sempre meglio che niente. Ma non risolvono certo il problema. Sono, invece, un mezzuccio degli spalancatori di frontiere per lavarsi la coscienza davanti il disastro commesso. Specialmente quando vengono respinte: sicché la loro portata reale, estremamente modesta, può essere gonfiata ad oltranza. Tanto non c’è la prova del contrario.
Il posto spetta a chi?
Non ancora contento, tanto per ribadire il proprio disprezzo per la democrazia elvetica – del resto il P$$ ha inserito nei suoi obiettivi l’adesione della Svizzera all’UE – Levrat in un’intervista al Blick ha dichiarato che, se la ministra del 5%, marionetta del partito $ocialista, non dovesse ripresentarsi, il suo posto non spetterebbe all’Udc, bensì ad un partito di centro. Eccolo qui il concetto di democrazia che regna in casa socialista: l’UDC ha più voti del P$$ ma deve avere la metà dei seggi in Consiglio federale. Perché per i kompagni – intolleranti, estremisti, e chiusi oltre ogni dire – chi ha posizioni diverse dalle loro non ha nemmeno il diritto di esistere. Cari $ocialisti, “dovete aprirvi”!
Comunque, Levrat, se ci tieni tanto a sostenere i partiti di centro, puoi sempre conceder loro uno dei due seggi P$: ad esempio quello della kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga.
Sanzionare l’Ungheria?
Il presidente nazionale P$ non poteva però mancare di mettere la ciliegina sulla torta con l’ennesima brillante pensata: bloccare il versamento dei contributi di coesione all’Ungheria che osa costruire barriere al confine invece di spalancare le frontiere all’invasione dei rifugiati economici. In questo modo l’Ungheria, oltre che a se stessa, fa anche un favore agli altri Stati Schengen, tra cui malauguratamente figura anche la Svizzera.
Ma come, Levrat: i contributi di coesione li avete assolutamente voluti voi, venendoci oltretutto a raccontare la ridicola fanfaluca che avrebbero limitato l’immigrazione dai nuovi Stati membri verso l’Europa occidentale!
Ma come, Levrat: la Lega ha chiesto più volte di bloccare i contributi di coesione come risposta al mancato rispetto, da parte degli eurofalliti, della sovranità svizzera. E voi, sì proprio voi rossi, avete sempre strillato che bloccare i contributi di coesione “sa po’ mia”; che sono vaneggianti deliri populisti! E adesso cosa venite a proporre? Di bloccare il versamento dei ristorni all’Ungheria che osa costruire muri al confine. Ah, quindi i contributi di coesione si possono bloccare, ma solo se – e a chi – lo dice il P$! Ma bravi, avanti con il sistema dei due pesi e delle due misure; le proposte populiste e razziste diventano alta politica se pappagallate dalla $inistra. Ma chi si crede di prendere per il lato B?
Sanzioniamo invece chi…
Comunque, sul blocco dei contributi di coesione concordiamo senza problemi. Ma non all’Ungheria, bensì agli altri stati membri UE che non applicano gli accordi di Dublino, non difendono i propri confini qualora coincidano con quelli degli spazio Schengen e si prestano così a fare da corridoio di transito per l’immigrazione illegale che punta all’Europa occidentale.
Lorenzo Quadri