Iniziativa contro la libera circolazione: un trionfo

Raccolte 125mila firme in meno di sei mesi. Consiglio federale e partitocrazia in panico

 

Finalmente una bella notizia! L’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone, lanciata dall’UDC nazionale ed appoggiata dalla Lega e dal Mattino, è riuscita. Ed è riuscita alla grande. In meno di sei mesi sono state raccolte 125mila firme. Quando c’era tempo un anno e mezzo per raccoglierne 100mila. Se un simile exploit non è un unicum, poco ci manca.

Una nuova partita

Quindi sulla devastante libera circolazione delle persone, follemente voluta dalla casta (partitocrazia del triciclo, stampa di regime, padronato, $indakati, intellettualini e compagnia cantante) si addensano scure nubi. Certo: l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Ma la rapidità con cui sono state raccolte le firme di sicuro non rallegra i camerieri di Bruxelles acculati nelle varie sedi istituzionali elvetiche. Quelli che hanno rottamato il “maledetto voto” del 9 febbraio illudendosi così di aver definitivamente fregato ed umiliato il popolazzo becero che “vota sbagliato” ed osa mettere in discussione i sacri accordi con la fallita UE. Invece la partita è ancora tutta da giocare.

Casualità?

E’ senz’altro una curiosa coincidenza (casuale?) che la riuscita dell’iniziativa venga annunciata praticamente in contemporanea con l’entrata in vigore (primo luglio) della preferenza indigena light: ossia la ciofeca, del tutto inutile se non controproducente, in cui la partitocrazia federale ha trasformato la preferenza indigena ed i contingenti all’immigrazione previsti dalla Costituzione. La casta sperava che questo primo luglio avrebbe definitivamente messo la pietra tombale sul “maledetto voto” del 9 febbraio. Ed invece segna un nuovo inizio.

Più passa il tempo…

La votazione popolare sulla libera circolazione non sarà per domani. Ma più passa il tempo, più la situazione si deteriora a seguito dell’immigrazione scriteriata. Malgrado la macchina della propaganda di regime, a suon di statistiche farlocche, tenti far credere il contrario. L’attesa gioca quindi a favore dell’iniziativa. Tanto più che la libera circolazione sta saltando per aria nella stessa UE.

I camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, con le braghe sempre calate davanti ad ogni Diktat degli eurofunzionarietti; i tamberla della SECO con gli sconsiderati e vergognosi regali ai frontalieri, non fanno che rendere sempre più evidente, ogni giorno che passa, la necessità di sottrarci al colonialismo UE. Avanti con lo SWISSEXIT!

Propaganda di regime

Naturalmente, prima della votazione sulla libera circolazione, ai cittadini verrà fatto il lavaggio del cervello contro la “scellerata iniziativa”. La mobilitazione dei soldatini sarà generale ed isterica. In confronto, la campagna contro il No Billag sembrerà una passeggiata: del resto, la posta in gioco è infinitamente più alta.

Il primo disco che verrà suonato ad oltranza sarà la favoletta che l’eventuale decadenza della libera circolazione porterebbe alla fine di tutti gli altri accordi bilaterali.

Punto primo: se anche fosse? Meglio nessun accordo bilaterale che la vergognosa sudditanza attuale.

Punto secondo: la minaccia è un semplice spauracchio. L’UE non ha certo sottoscritto gli accordi bilaterali per “fare un favore” agli svizzerotti. Li ha sottoscritti perché sono nel suo interesse. Quindi, prima di buttare a mare degli accordi da cui ci GUADAGNA, solo perché uno di essi viene a cadere per volontà popolare, i balivi di Bruxelles ci penseranno non una, ma diecimila volte. Le famigerate “clausole ghigliottina” (uhhh, che pagüüüüraaa!) si possono anche dismettere. Niente è scolpito nel granito: men che meno in politica.

Referendum garantito

Intanto una cosa è chiara: con l’UE non si firma nessun accordo quadro istituzionale. A maggior ragione adesso che è certo che la devastante libera circolazione dovrà passare al vaglio del voto popolare. Ma anche in considerazione della precaria situazione UE.

Come ha scritto il prof. Barone Adesi (non un becero leghista populista e razzista) sul Corriere del Ticino di martedì: “Sarebbe prudente vedere i prossimi sviluppi del diritto europeo prima di firmare accordi quadro per la ripresa più o meno automatica delle future norme europee nell’ordinamento svizzero (…) questa fase sembra poco propizia alla conclusione di accordi duraturi”.

Più chiaro di così!

Comunque, se all’italosvizzero KrankenCassis venisse la malsana idea di sottoscrivere lo sconcio accordo quadro ed alla partitocrazia di approvarlo, il referendum è garantito!

Anche perché in caso contrario la Svizzera, che non è Stato UE, rischierebbe di rimanere la sola a farsi letteralmente dettare legge da Bruxelles, che ci imporrebbe anche i giudici stranieri: oltre al danno, la beffa.

Lorenzo Quadri

 

 

I jihadisti con passaporto rosso

Evviva! Sempre meglio! L’estremismo  islamico dilaga in Svizzera, ma la partitocrazia multikulti fa finta di non vedere. Oppure è talmente imbesuita del politikamente korretto che non si accorge più di niente.

E’ dei giorni scorsi la notizia che quattro sostenitori “svizzeri” dell’Isis sarebbero stati fermati in Siria. Evviva! Radicalizzatori con cittadinanza elvetica! Ci piacerebbe proprio sapere se costoro sono cittadini elvetici oppure titolari di un passaporto rosso con l’inchiostro ancora bagnato. Chissà perché, c’è come il sospetto che la risposta corretta sia la seconda. Com’era già la storiella che sentiamo ripetere fino alla nausea dagli esponenti del triciclo PLR-PPD-P$? Quelli che (per citare un esempio tra i tanti possibili) a Lugano tra lunedì sera e martedì sera sono riusciti a concedere qualcosa come un centinaio di nuove attinenze comunali?

Che le naturalizzazioni facili non esistono, che sono tutte balle della Lega populista e razzista, che tutti i neo-svizzeri sono perfettamente integrati? Certo, come no! Ed infatti ci troviamo addirittura i jihadisti con passaporto rosso. I quali possono tranquillamente dilagare, perché i camerieri dell’UE in Consiglio federale, come pure la partitocrazia, non fanno un tubo per contrastare la radicalizzazione in casa nostra. La priorità di costoro, infatti, non è certo la sicurezza interna. Lorsignori (e signore) hanno un solo motto: “non bisogna discriminare gli islamisti”!

Adesso, il minimo che ci si può attendere è che questi “sostenitori svizzeri dell’Isis” non rientrino mai più nel nostro paese e che i loro passaporti elvetici vengano ritirati seduta stante. Che se ne stiano in Siria!

Ma evidentemente non ci si possono fare illusioni. Perché  il buonismo-coglionismo impera. Il Ministero pubblico della Confederazione ha fatto sapere di aver avviato un procedimento penale nei confronti dei jihadisti elvetici. Ma visti i clamorosi –  e costosi – flop rimediati di recente dall’MPC (vedi l’assoluzione degli islamisti Blancho e Illi) c’è ben poco da stare allegri.

Lorenzo Quadri

Sorpresa! L’accordo quadro non ha più la maggioranza?

KrankenCassis scaricato in mezzo al guado dai colleghi del governicchio federale?

 

Tempi assai grami per il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis e per la sua smania di concludere trattati con la fallita UE. Questo quando con gli eurobalivi non bisogna sottoscrivere nessun accordo. Semmai, urge disdire qualcuno di quelli in vigore! A partire, ovviamente, dalla libera circolazione delle persone.

Settembre?

Alla faccia del tanto decantato “tasto reset”, KrankenCassis ha fretta di firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con la DisUnione europea (che sta già saltando per aria per conto proprio, a seguito del caos asilo). Trattasi, come noto, di accordo capestro tramite il quale i funzionarietti di Bruxelles, non eletti da nessuno, ci imporrebbero le loro leggi. E ci imporrebbero anche  i giudici stranieri.

KrankenCassis brama di concludere l’accordo quadro con l’UE entro l’autunno. Prima si parlava di ottobre. Adesso addirittura di settembre. Ma col piffero!

“Appeso a un filo”

Eppure, anche se sembra incredibile, in Consiglio federale potrebbe non esserci una maggioranza a sostegno del ministro degli esteri. La stampa d’Oltregottardo scrive che “la politica europea di Cassis è appesa ad un filo”. La notizia è che Cassis avrebbe una “politica europea”. Finora ha semplicemente scopiazzato quella del suo predecessore, Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr. Come ha ben detto Blocher: “il vino è sempre lo stesso, cambia solo la bottiglia”.

Ma perché la presunta politica europea del ministro (ex) doppiopassaporto sarebbe appesa ad un filo? Perché con le sue belle pensate il buon Cassis è riuscito a scontentare sia la “destra” che la $inistra. Sicché la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale parrebbe non trovare un consenso sufficiente nel governicchio federale. Dove i due UDC ed i due P$, sommati, fanno la maggioranza.

Come mai?

Da un lato l’UDC di accordo quadro istituzionale non vuole – giustamente – sentir parlare. Quindi i due ministri democentristi, Maurer e Parmelin, non appoggeranno Cassis. Dall’altro anche i $inistrati del P$ stanno facendo retromarcia. Ed il fatto nuovo è questo. Fino ad un paio di mesi orsono, i $ocialisti cianciavano di accordo quadro da firmare “subito”: perché, quando Bruxelles comanda, i poveri tapini svizzerotti possono fare una sola cosa, ovvero scattare sull’attenti! Ma adesso, da un po’ di tempo, la gauche-caviar tace. Citus mutus. Perché? Facile: perché i kompagni si sono finalmente accorti (dopo averne mangiate cinquanta fette…) che l’accordo quadro segnerebbe la FINE delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone. L’UE infatti vuole che queste misure spariscano. Cassis si è detto pronto a calare le braghe: tutto, pur di firmare un nuovo trattato con i balivi di Bruxelles! Ma poiché i kompagni si sono sempre riempiti la bocca con le misure accompagnatorie, adesso sono loro malgrado costretti, per non diventarne i becchini, a fare retromarcia sull’accordo quadro.

Conseguenza: nemmeno i $ocialisti in Consiglio federale – ovvero la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Sommaruga e Alain Berset – appoggiano la “politica” di Cassis. Il quale, apparentemente, può contare solo sul sostegno del compagno di partito “Leider” Ammann  (quello che, il giorno stesso in cui i Giuda delle Camere federali rottamarono il “maledetto voto” del 9 febbraio, corse  tutto scodinzolante  a telefonare a “Grappino” Juncker per annunciargli la lieta novella). E su quello della Doris “pieno sostegno a Susanne Ruoff” uregiatta.

La maggioranza, dunque, non c’è!

Ribadiamo il concetto

E in ogni caso, ribadiamo il concetto: essendo ormai accertato che sulla devastante libera circolazione delle persone i cittadini svizzeri saranno chiamati a votare (l’iniziativa per la sua abolizione ha raccolto qualcosa come 125mila firme in meno di sei mesi) di nuovi accordi con l’UE il buon Cassis non ne conclude nemmeno in sogno.

Lorenzo Quadri

 

KrankenCassis: il festival delle gaffe e delle cappellate

Picconate alle misure accompagnatorie, calate di braghe con l’UE, ditte italiche in casa…

 

Il ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis si sta impegnando nel galoppinaggio pro-PLR in Ticino. Il suo presenzialismo – esteso agli eventi più marginali e senza uno straccio di attinenza con la politica estera – è eloquente. Eppure non sta di certo facendo dei regali all’ex partitone. Infatti le vicissitudini delle ultime settimane (senza andare a rivangare i mesi precedenti) che lo riguardano, formano una lunga infilata di gaffes e di cappellate.

  • Dichiarazione di Cassis: le misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone possono essere gettate nel water pur di sottoscrivere l’accordo quado con l’UE.Ah bene! Prima il PLR, assieme alle altre due ruote del triciclo, ossia PPD e P$$, rottama la preferenza indigena, trasformandola in quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) della “preferenza indigena light” che non serve assolutamente ad un tubo. Adesso il ministro degli esteri liblab viene a raccontare che si può rinunciare anche alle già striminzite misure accompagnatorie; quelle che dovrebbero servire a contrastare dumping salariale e concorrenza sleale, in particolare nel nostro sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud – invasione voluta sempre dalla partitocrazia (e dall’establishment tutto). Certo, l’efficacia delle misure accompagnatorie è limitata. Si trattasse di misure incisive, l’UE avrebbe già preteso – e subito ottenuto dai suoi camerieri bernesi  – la loro abrogazione. E allora? Per quale motivo dovremmo calare le braghe anche questa volta?
  • Sull’opzione di introdurre, nelle trattative con gli eurofunzionarietti, nuovi elementi quali appunto la capitolazione (inchinati a 90 gradi!) sulle misure accompagnatorie, KrankenCassis è stato pubblicamente e platealmente smentitodal suo subito-sotto Balzaretti. Figura marrone (o almeno beige)!
  • Altra sortita del ministro degli Esteri: “Bisogna concludere in fretta lo sconcio accordo quadro istituzionale”. O Cassis, ma ci sei o ci fai? Prima, per fare fessi gli “euroscettici” e raccattare voti in vista dell’elezione nel governicchio federale, ti sei inventato inesistenti tasti “reset” sulla politica dell’euroturbo Burkhaltèèèr. Adesso, invece, fai pressing affinché la Svizzera per l’ennesima volta CALI LE BRAGHE con la fallita UE sottoscrivendo un ulteriore trattato-capestro? Con l’accordo quadro istituzionale – che il presidente “diversamente sobrio” della Commissione UE, Jean-Claude “grappino” Juncker, ha avuto la tolla di definire “accordo d’amicizia”, quando si tratta manifestamente di un accordo coloniale che nessun Paese terzo con un minimo di amor proprio sarebbe disposto ad accettare – i balivi ci detterebbero le loro leggi e ci imporrebbero i loro giudici stranieri. Sì, giudici stranieri. Perché la storiella della corte arbitrale con rappresentanti dei due partner contrattuali è una fanfaluca. Sul diritto UE, Bruxelles non riconosce altro giudice se non la Corte di giustizia dell’Unione europea. Quindi ribadiamo il concetto: non solo con l’UE non si firma nessun nuovo accordo, ma si comincia a disdire qualcuno di quelli in essere. La scellerata dismissione della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari deve finire!
  • La presidenta del PLR nazionale Petra Gössi sostiene le posizioni di KrankenCassis sull’accordo quadro. Quindi il PLR vuole svendere la Svizzera. Ma avanti così, continuate a votare per l’ex partitone…
  • Questione di dettaglio, ma nemmeno poi tanto, sull’accordo quadro istituzionale. Qualora gli svizzerotti fossero fessi al punto di accettarlo, ci verrebbe automaticamente imposto di pagare la disoccupazione ai frontalieri,con tutte le conseguenze del caso. Ossia: costi di centinaia di milioni di Fr all’anno per la Confederella e, per il Ticino, obbligo di potenziare gli URC a proprie (nostre) spese. Tutto questo dopo che sei anni fa, per far quadrare i conti dell’Assicurazione contro la disoccupazione, la politica federale ha deciso pesanti tagli a danno dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). Però i soldi per i frontalieri ci sono. E poi KrankenCassis ha il coraggio di venire a dire che l’accordo quadro istituzionale sarebbe tutto sommato una questione secondaria, un dettaglio? Pori nümm…
  • Nei giorni scorsi, nuova figura di palta per il ministro degli esteri. La stampa d’Oltregottardo scopre che, nell’ambito di lavori di ristrutturazione nella sua lussuosa residenza di Montagnola, è stata chiamata una ditta italiana per istallare l’ascensore per le auto (apperò). Come se non  bastasse, l’azienda in questione sottopagava gli operai. Ma bene! Il Consigliere federale PLR sul cantiere di casa sua fa lavorare aziende d’Oltreramina. Poi naturalmente scarica la colpa sui progettisti.  Quando si dice che l’esempio viene dall’alto! Se perfino i Consiglieri federali fanno eseguire – o lasciano che vengano eseguiti – nelle loro magioni lavori da ditte italiche, cosa dovrebbe fare il “comune” cittadino che tira la cinghia nella sua casetta?
  • Capiamo che un ministro che fino a 10 minuti dall’elezione aveva il passaporto italiano, volendo seguire il principio del “Prima i nostri”, possa avere qualche difficoltà nel definire chi sono i “suoi”. Ma sta di fatto che, tramite la ditta italica attiva in casa sua per azione – od omissione, fa lo stesso – del Consigliere federale, de facto KrankenCassis incita i ticinesi a chiamare i padroncini. Bell’esempio!Si spera che i rappresentanti degli artigiani e delle impese di questo sfigatissimo Cantone si facciano sentire.
  • Questa l’hanno notata anche i media d’Oltralpe: le misure accompagnatorie che il direttore del DFAE vorrebbe abrogare nell’ennesimo raptus calabraghista nei confronti dell’UE servono proprio ad identificare e a sanzionare i furbetti dell’italico quartierino, come la ditta torinese che lavorava in casa sua, che arrivano da noi impipandosene delle nostre regole e facendo concorrenza sleale agli operatori locali.
  • Sul “tormentone” dei calciatori kosovari della nazionale elvetica (?) che esultano con il gesto dell’aquila, inutile dire che il buon Cassis – che prima della partita aveva twittato: “speriamo che i giocatori kosovari ci aiutino a vincere” – ha preso le difese di Xhaka e Shaqiri. Il club dei doppi passaporti! Del resto, se non ci si aiuta tra “parzialmente svizzeri”…
  • Aquando la revoca della promessa, sconsideratamente fatta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale a “Grappino” Juncker, di versare all’UE un regalo di 1.3 miliardi di Fr,senza alcun obbligo né contropartita?
  • Anche il Gigi di Viganello ha capito che il PLR ticinese tenta di servirsi di KrankenCassis a scopo di galoppinaggio per le prossime elezioni cantonali. Ma magari, visti i precedenti di cui sopra (che sono solo quelli degli ultimi giorni: altri seguiranno certamente) sarebbe il caso di cambiare tattica.

Lorenzo Quadri

 

 

Disoccupazione dei frontalieri Per il Ticino sarà un disastro

Da Bruxelles arriva il nuovo Diktat; i camerieri bernesi pronti alla calata di braghe

Proseguono le sconcezze degli eurobalivi! Allo stato attuale, la disoccupazione dei frontalieri la paga il paese di residenza, con un contributo da parte di quello dove il frontaliere ha lavorato. I funzionarietti di Bruxelles vogliono ora cambiare le regole del gioco: a pagare la totalità del conto deve essere il paese dove il frontaliere lavorava. Per noi in concreto questo significa che la disoccupazione svizzera dovrebbe pagare le prestazioni anche ai frontalieri. E dovrebbe farlo secondo le regole che valgono per i cittadini elvetici. Ciò comporterebbe spese extra di centinaia di milioni di franchetti a livello federale. Mentre, nello specifico di questo sfigatissimo Cantone devastato dall’invasione da sud: obbligo di potenziare gli URC (Uffici regionali di collocamento) a nostre spese.

E’ sempre più evidente che i funzionaretti di Bruxelles, presieduti da “Grappino “ Juncker, vogliono una sola cosa: fomentare l’immigrazione scriteriata. Premiarla. Cancellare tutte le frontiere nazionali. Spalmare povertà e delinquenza tramite la devastante libera circolazione. Per questo motivo le pensano tutte per premiare i migranti. Ma sempre più cittadini si stanno ribellando a simili aberrazioni.

I regali non finiscono mai

Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le iniziative per agevolare in modo improprio i detentori di permesso G. I tre esempi più recenti:

  • Possibilità di accesso alle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Questo malgrado i frontalieri non risiedano in Svizzera e quindi non devano in nessun modo far fronte ai nostri costi della vita.
  • La SECO, Segreteria di Stato per l’economia (quella delle statistiche taroccate che ci costa 100 milioni all’anno) vorrebbe estendere anche ai frontalieri il diritto al guadagno intermedio. Perché? Così! L’ha forse chiesto qualcuno? Macché! I tamberla della SECO fanno tutto di testa loro! Ma facciamo repulisti e lasciamoli a casa, che è ora!
  • Adesso la pretesa di far pagare alla Svizzera la disoccupazione dei frontalieri. Che naturalmente risulterebbero in questo modo clamorosamente e svergognatamente privilegiati rispetto agli italiani residenti in Italia che perdono il lavoro. E che devono accontentarsi di ben altre prestazioni sociali: quelle del Belpaese, appunto. Già i frontalieri sono dei privilegiati fiscali. Le nullità di Bruxelles, invece di semmai preoccuparsi di abolire questo privilegio, ne creano uno nuovo! E, così facendo, danno l’ennesimo incentivo all’invasione da sud di questo sfigatissimo Cantone. Il dramma è che, davanti a questi funzionarietti non eletti da nessuno, i nostri (s)governanti continuano ad inchinarsi a 90 gradi. Che schifo, signori. Che schifo!
  • E’ evidente che il nuovo regime deciso da Bruxelles comporterebbe l’iscrizione in massa dei frontalieri agli URC. I quali di conseguenza potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli uffici di collocamento appena entrato in vigore. Ossia, potranno approfittare della cosiddetta “preferenza indigena light”. Che è poi la svergognata ciofeca inventata dal triciclo PLR-PPD-P$$ per rottamare il “maledetto voto” del 9 febbraio. Sicché di “preferenza indigena” non ci sarebbe più neppure l’ombra. Proprio come vogliono gli spalancatori di frontiere!

Pesanti tagli

Intanto, ma guarda un po’, nel 2012 per risanare i conti (?) dell’assicurazione contro la disoccupazione sono stati fatti pesanti tagli, risparmiando miliardi sulla pelle dei senza lavoro svizzeri (la Lega era contraria). E adesso qualcuno immagina di prenderci per i fondelli venendoci a raccontare che però i soldi per il guadagno intermedio dei frontalieri, e presto magari anche per la loro disoccupazione, ci sono? Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Abusi a gogò

Non osiamo immaginare poi gli abusi che verrebbero generati dalla nuova regola, qualora entrasse in vigore. Frontalieri furbetti “disoccupati” in Ticino che però lavorano in nero al natìo paesello, nel mentre che continuano ad incassare le indennità pagate dagli svizzerotti. Che tanto sono fessi e non si accorgono di niente. E comunque, è chiaro, non avrebbero alcuna possibilità di svolgere qualsivoglia verifica al di là della ramina!

Opposizione dura

E’ evidente che la Lega farà tutto quanto in suo potere per opporsi all’ennesima sconcezza in arrivo da Bruxelles.I cui camerieri bernesi si sono affrettati a precisare che “non siamo obbligati” a piegarci al Diktat, ma quando mai! Però hanno subito aggiunto che “un diniego potrebbe avere conseguenze sulla libera circolazione”.E ti pareva! E’ evidente che la calata di braghe compulsiva è già stata decisa. Il desolante copione è sempre lo stesso: in nome dei “bilaterali da salvare” il governicchio bernese si chinerà a 90° come sempre, mettendo il Ticino ancora più nella palta.

Basta! Se – come è purtroppo assai verosimile – i sette scienziati e la partitocrazia del triciclo si inginocchieranno ancora, dovrà essere referendum! E intanto, sotto con le firme per ABOLIRE la devastante libera circolazione delle persone!

Lorenzo Quadri

L’UE vuole farci pagare anche la disoccupazione dei frontalieri

In arrivo una nuova “pillola” di svariate centinaia di milioni? Ma a Berna dormono

E non osiamo nemmeno pensare agli abusi che una simile regolamentazione porterebbe con sé. Naturalmente a spese degli svizzerotti fessi

Avanti così! Giù le braghe! Ancora più giù! Fino ai talloni!

Mentre i camerieri bernesi di Bruxelles si impegnano allo spasimo per genuflettersi alla fallita UE, quest’ultima continua a fregarci in tutte le maniere.

Dopo mesi di silenzio – silenzio assai sospetto: si vede che la brace covava sotto le ceneri – ecco che torna di prepotenza alla ribalta la questione della disoccupazione dei frontalieri.Attualmente essa è pagata dal paese di residenza, mentre l’ultimo luogo di lavoro fornisce una partecipazione. La Svizzera ad esempio versa ai paesi di residenza dei frontalieri un contributo pari a tre mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno, e a 5 mesi per chi ha lavorato di più. L’intenzione dei funzionarietti UE invece è quella di scaricare tutti costi della disoccupazione sul paese in cui i frontalieri hanno lavorato. In base alle regole in vigore in quel paese.

Centinaia di milioni

Evidentemente si tratta di un modo per infinocchiare quegli Stati che hanno molti frontalieri. Come è il caso della Svizzera.

Tradotto in parole povere, se la nuova norma UE dovesse entrare in vigore, l’assicurazione contro la disoccupazione elvetica dovrebbe pagare ogni annocentinaia di milioni di Fr in più di ora. Quanti, non è dato di sapere. Ma è evidente che si tratterebbe di un vero e proprio salasso.

Potenziare gli URC

A pagare sarebbe sì la Confederella, ma non solo lei. I Cantoni dovrebbero infatti potenziare gli Uffici regionali di collocamento (URC) a proprie spese.

Senza contare che i frontalieri senza lavoro si iscriverebbero tutti agli URC. E quindi potrebbero beneficiare dell’obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti che entrerà in vigore il prossimo primo luglio nell’ambito di quella “cagata pazzesca” (Fantozzi) denominata “preferenza indigena light”: quella partorita dal triciclo PLR-PPD-P$$ per NON applicare il “maledetto voto” del 9 febbraio.

Avanti con i regali!

La disoccupazione pagata dalla Svizzera secondo le regole svizzere ai permessi G è solo l’ultima puntata della serie dei regali del tutto ingiustificati ai frontalieri.

Le precedenti sono:

  • La possibilità di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei residenti. Conseguenza: necessità per il Cantone di assumere (e pagare) più tassatori per calcolare le deduzioni fiscali dei frontalieri. Quindi, più spese per meno entrate.
  • I tamberla della SECO, quelli delle statistiche taroccate, hanno di recente comunicato di voler estendere il diritto al guadagno intermedioanche ai frontalieri. Senza che nessuno l’abbia chiesto. Lo hanno deciso loro; “così”. E noi continuiamo a pagare 100 milioni all’anno per foraggiare la SECO? Ma chiudiamola subito che è meglio!

Privilegi ingiustificati

Inutile dire che i frontalieri disoccupati, qualora potessero far capo alle prestazioni LADI pagate dagli svizzerotti fessi – così come da scellerato disegno dei funzionarietti dell’UE – starebbero molto meglio dei loro connazionali senza lavoro. Quindi beneficerebbero di un nuovo, iniquo privilegio rispetto ai loro concittadini che lavorano in patria.E questo è vergognoso.

E’ poi altrettanto evidente che, mentre percepirebbero la disoccupazione elvetica, tanti frontalieri presunti “disoccupati” lavorerebbero in nero al loro paese. E gli svizzerotti fessi non potrebbero esperire alcun controllo: pagare e tacere!

Non osiamo poi immaginare gli abusi (contratti di lavoro fittizi, eccetera) che verrebbero messi in piedi da innumerevoli furbetti dell’italico quartierino per poter beneficiare delle ricche indennità elvetiche!

In vigore in autunno?

Le intenzioni dell’UE di far pagare la disoccupazione dei frontalieri al paese dove hanno lavorato non sono cadute dal cielo in questi giorni. Già ad inizio marzo dello scorso anno(!) chi scrive aveva interrogato il Consiglio federale su questo tema. Si chiedeva in particolare cosa intendesse fare il governo per evitare questa nuova legnata da centinaia di milioni di Fr. Inutile dire che la risposta è stata il solito menavia.

Evidentemente nel frattempo gli scienziati bernesi non hanno fatto assolutamente un tubo. Ed infatti  è verosimile, secondo il St Galler Tagblatt, che la scandalosa misura possa entrare in vigore in autunno!

E il ministro degli esteri KrankenCassis, cosa ha fatto su questo fronte? Forse che non ha fatto proprio niente? Troppo impegnato a partecipare ad aperitivi e ad eventi mondani che non c’entrano un tubo con la politica estera? Troppo intento a dichiararsi pronto a sacrificare le misure accompagnatorie sull’altare dello sconcio accordo quadro istituzionale venendo perfino (è il colmo!) sconfessato pubblicamente dal suo subito-sotto Balzaretti? (E dàgli con la solita ossessione patologica per gli accordi con la fallita UE che “devono assolutamente” essere conclusi!).

Non saremmo tenuti, ma…

La Svizzera di per sénon è obbligataa riprendere l’eventuale nuova norma europea sulla disoccupazione dei frontalieri. Dunque, tüt a posct? Pericolo scampato? No di certo! Infatti:

  • I camerieri bernesi dell’UE correranno ad adeguarsi. Perché, per loro, davanti a Bruxelles “è ineluttabile” calare le braghe;
  • E comunque, in caso di sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale, anche il diktat UE sulla disoccupazione dei permessi G diventerebbe automaticamente valido per la Svizzera.

Com’era già la fregnaccia di KrankenCassis e degli euroturbo (P$$ in primis)? Che l’accordo quadro istituzionale in fondo è solo un dettaglio?

Ma sganciamoci in fretta da questa fallimentare Unione europea che ci vuole solo trattare come delle mucche da mungere! Altro che siglare nuovi accordi con l’UE: bisogna cominciare a disdire un po’ dei trattati in essere! A cominciare, ovviamente, da quello sulla devastante libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Assistenza sempre più su – Strani silenzi sugli stranieri

Ogni mese un nuovo record. Ma certe informazioni, chissà come mai, vengono taciute

 

Nei giorni scorsi il DSS ha reso nota l’ennesima statistica sulle persone in assistenza residenti in Ticino. A dicembre 2017 erano 8077, ovvero 133 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Naturalmente nei sei mesi nel frattempo trascorsi il numero è ancora aumentato.

Il motivo di questa escalation perpetua è ormai noto anche ai paracarri: la libera circolazione delle persone con conseguente soppiantamento dei residenti con frontalieri e dumping salariale. Da notare che non tutte le persone in assistenza sono completamente senza lavoro. C’è anche chi lavora a tempo parziale e non guadagna abbastanza per vivere (circa il 20% dei beneficiari).

Nazionalità?

Per quel che riguarda la nazionalità: tra le persone in assistenza che risiedono in questo sfigatissimo Cantone, solo il 56.6% ha il passaporto rosso. Questo significa che il 43.7% degli “assistiti” sono stranieri. E qui già si comincia a ciurlare nel manico (non è una novità). Infatti gli stranieri in Ticino sono senz’altro troppi. Ma comunque meno nel 43.7% degli abitanti. Infatti sono circa il 30%. Ciò significa che, nelle statistiche dell’assistenza, gli stranieri sono sovrarappresentati.

Da dove vengono gli stranieri in assistenza? Il 18.2% proviene dall’UE. Ma come: l’immigrazione nello Stato sociale provocata dalla fallimentare libera circolazione delle persone non doveva essere tutta una balla della Lega populista e razzista? Immigrazione non era uguale a ricchezza? (Sì, per chi immigra).

Un buon 10.3% sono invece africani. Quindi una cifra che è oltre la metà di quella dei cittadini della DisUnione europea. Apperò. Nel dicembre 2016 gli africani erano  l’8.7%. Crescita a ritmo serrato, dunque. La causa è, evidentemente, il caos asilo. Ma come: non doveva essere anch’esso tutta una balla della Lega populista e razzista?

Informazioni mancanti

Tuttavia, nel documento diffuso dal Beltradipartimento DSS mancano le informazioni più interessanti. Ad esempio, sulla provenienza dei finti rifugiati in assistenza. Anche se non ci vuole molta fantasia per immaginare la risposta. Ricordiamo infatti che, a livello federale, nel giro di otto anni il numero degli eritrei in assistenza è aumentato del 2282%. E gli eritrei sono tutti finti rifugiati. Tant’è che tornano nel paese d’origine a trascorrere le vacanze perché “lì è più bello”.

Mancano pure le informazioni sul tipo di  permesso di cui dispongono gli stranieri in assistenza. Quanti di loro sono titolari di un permesso B? In altre parole: quanti beneficiari di assistenza sociale hanno ottenuto di trasferirsi in Ticino poiché in grado di mantenersi autonomamente, ovvero senza chiedere aiuti sociali, ed invece, alla prova dei fatti… campa cavallo? Di permessi B in assistenza non ce ne dovrebbero proprio essere. Invece sappiamo che la realtà è ben diversa.

Anche se il documento pubblicato dal Beltradipartimento a questo proposito è muto come una tomba (perché?), sappiamo che circa il 16% dei casi di assistenza è composto da dimoranti, quindi da permessi B. Per una spesa di quanti milioni all’anno?

Poiché in totale i costi dell’assistenza già a fine 2016 ammontavano a 110 milioni di franchetti annuali (nel frattempo sono evidentemente cresciuti, di pari passo con l’aumento del numero dei casi), se ne deduce – facendo una media – che qui ci sono almeno una ventina di milioncini dei nostri franchetti che ciurlano nel manico. E scusate se è poco.

Alcune domandine

Altre domandine “facili-facili” che nascono spontanee ma che non trovano una risposta nel documento divulgato dal DSS:

  • Qual è la spesa totale per stranieri in assistenza? (Indicativamente, sempre in base alle medie, dovremmo navigare attorno ai 50 milioni all’anno);
  • Qual è la spesa totale per finti rifugiati in assistenza? (A occhio e croce, una dozzina di milioni annuali);
  • Da quanto tempo gli stranieri in assistenza sono a beneficio di tale prestazione?
  • Quanti di loro hanno precedenti penali?
  • Eccetera eccetera.

In totale, a fine dicembre 2016, la spesa LAPS più quella delle prestazioni complementari ammontava a 360 milioni di Fr all’anno. Per i sussidi dei premi di cassa malati si arriva a 200 milioni. Quanti di questi finiscono nelle tasche di permessi B? E da notare che i sussidi di cassa malati non vengono nemmeno considerati come “aiuti sociali” i quali, se percepiti in esubero, possono portare alla revoca o al mancato rinnovo di un permesso per stranieri.

Nuova conferma

Le cifre di cui sopra confermano, per l’ennesima volta, quanto ripetiamo da tempo. Il nostro stato sociale – sempre eccessivamente generoso nei confronti degli immigrati  – galoppa verso l’infinanziabilità. Per cui, o cominciamo a risparmiare sulle prestazioni a stranieri, oppure bisognerà tagliare su tutti.

Ad esempio: l’Austria ha di recente deciso di decurtare le rendite ai migranti economici che non sanno il tedesco.

Morale: altro che “immigrazione uguale ricchezza”. Abbiamo importato solo povertà (e delinquenza, e inquinamento, e caos viario…). Con i relativi costi!

Lorenzo Quadri

 

Immigrazione “normalizzata”? Basta raccontare panzane!

60mila immigrati dall’UE nel 2017 sarebbero un quantitativo sostenibile? Ma va là!

Visto che, giustamente e come accade peraltro in tutta Europa, la devastante libera circolazione delle persone viene messa sempre più in discussione anche alle nostre latitudini, i camerieri dell’UE in generale e la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga in particolare, sono in fibrillazione. Il loro castello ideologico sulle “aperture” e sull’ “immigrazione uguale ricchezza” rischia di crollare miseramente.

Anche il Belpaese

Del resto perfino il Belpaese, che non è necessariamente un modello di virtù, ha dato un calcio nel fondoschiena ai balivi di Bruxelles con le ultime elezioni e con il governo Lega – M5S. Visto però che al di là della ramina la parola chiave non è coerenza bensì opportunismo, non ci vuole molta fantasia per immaginare che (ad esempio) alla prima occasione in cui il Ticino dovesse tentare di difendersi dall’invasione da sud (anche se, con la partitocrazia che ci ritroviamo, aspetta e spera) nella vicina Penisola non mancheranno di invocare presunte violazioni di Diktat UE… ma questa è un’altra storia.

A proposito, piccola digressione aggiuntiva: che fine ha fatto la chiusura notturna dei valichi secondari? Dispersa nelle nebbie?

Lavaggio del cervello

Come detto, sulla devastante libera circolazione delle persone gli svizzerotti cominciano ad aprire gli occhi, ed inoltre è in corso la raccolta firme per l’iniziativa popolare che ne chiede la disdetta. Ecco dunque che i camerieri dell’UE in Consiglio federale, per non scontentare i loro padroni di Bruxelles, si stanno già dedicando al lavaggio del cervello al popolazzo. Con l’obiettivo di mettersi al riparo da brutte sorprese.

L’ultimo mantra della ministra del devono entrare tutti è: “l’immigrazione è sotto controllo, infatti nel 2017 ci sono stati solo (sic!) 60mila immigrati dalla fallita UE”. Negli anni scorsi si è arrivati fino a 90mila. Alla faccia! Si dà però il caso che:

  • Il flusso migratorio è altalenante, un anno può calare e quello successivo riprendere;
  • Visto che, come si diceva una volta, “la barca è piena”, ci mancherebbe anche che il flusso migratorio in queste condizioni non diminuisse. Ogni contenitore raggiunge la propria capienza massima.
  • Naturalmente la kompagna Simonetta si guarda bene dal far notare che in sede di votazione popolare il Consiglio federale aveva raccontato una clamorosa balla di fra’ Luca, ossia che con la libera circolazione delle persone sarebbero immigrati al massimo 10mila cittadini UE all’anno. Quindi, altro che numeri “sotto controllo”! I presunti “numeri sotto controllo” sono sei volte superiori alle cifre che il Consiglio federale aveva annunciato. I cittadini sono dunque stati presi per i fondelli alla grande!
  • Del resto, se si pensa che sempre il Consiglio federale aveva raccontato che gli accordi di Schengen/Dublino sarebbero costati 7-8 milioni all’anno (sette trattino otto, non settantotto) mentre adesso probabilmente siamo in zona 200 milioni annui, e la cifra continua a crescere poiché i fallimentari accordi in questione si “arricchiscono” di sempre nuove aggiunte, capiamo bene che per il governicchio federale prendere i cittadini per i fondelli è un’abitudine inveterata.

Una chicca

Al contrario di quel che vorrebbe farci credere la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, non è affatto vero che l’immigrazione è sotto controllo. Per non parlare della barzelletta dell’ immigrazione che sarebbe uguale a ricchezza, usata come un mantra dalla Berna federale.

Al proposito, sull’ultimo numero del periodico Schweizerzeit è stata pubblicata una chicca interessante. Nel comune zurighese di Regensdorf la spesa sociale pro capite nel giro di trent’anni, dal 1986 al 2016, è passata da 114 Fr a 1019. Ovvero: se ad ogni contribuente di Regensdorf nel 1986 la socialità costava 114 Fr, nel 2016 il conto era lievitato a 1019 Fr, con un aumento dell’894%! Si tratta solo di un esempio, ma assai significativo. Ed  è evidente che in questa vera e propria esplosione  dei costi sociali l’immigrazione scriteriata, come pure il caos asilo, ha un ruolo di primo piano. Per salvare la nostra socialità occorre dunque sottoscrivere l’iniziativa contro la libera circolazione delle persone.

Lorenzo Quadri

Finti rifugiati: l’Austria decurta i fondi. E noi?

C’è chi interviene per frenare i costi del caos asilo e chi, invece, spende sempre di più

 

Gli amici austriaci sanno sorprenderci con iniziative interessanti. L’ultima in ordine di tempo  riguarda l’assalto alla diligenza dello Stato sociale da parte di migranti economici.

Confrontata con una spesa generata dal “caos asilo” che galoppava a briglie sciolte, Vienna ha deciso che ai finti rifugiati che non sanno abbastanza bene il tedesco saranno tagliati i fondi. Si tratta di una misura di risanamento per frenare i costi che stavano diventando insostenibili. A questo punto una domanda nasce spontanea: e dalle nostre parti, i camerieri dell’UE sotto le cupole federali quando pensano di prendere delle misure per contenere la spesa miliardaria generata dal caos asilo? La risposta è purtroppo scontata: se aspettiamo la partitocrazia spalancatrice di frontiere e multikulti, stiamo freschi. Con la ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, poi, è peggio che andar di notte. Ed infatti il disegno del Dipartimento Sommaruga non è quello di potenziare le espulsioni dei finti rifugiati bensì di tenerli tutti qui. Naturalmente a spese del solito sfigato contribuente. Dell’esplosione dei costi, a Madame ed ai suoi tirapiedi, non gliene potrebbe fregare di meno!

La lingua

Certo, anche il Dipartimento Sommaruga tiene in considerazione la lingua degli immigrati clandestini. Ma a danno degli svizzerotti. Ed infatti la geniale pensata è quella di mandare i migranti economici nei Cantoni di cui parlano la lingua, il che ovviamente significa infesciare i Cantoni latini, data la provenienza dei finti rifugiati. Questo è infatti il brillante progetto presentato recentemente dalla Segreteria di Stato della migrazione.

Motivo: conoscendo la lingua, i finti rifugiati avranno più facilità a trovare lavoro. Cosa, cosa? Qui qualcuno dev’essere caduto dal seggiolone da piccolo: adesso Berna, invece di espellerli, pretende di integrare i migranti economici nel mercato del lavoro svizzero e ticinese.  Peraltro spendendo sempre di più. A scapito ovviamente dei disoccupati residenti, per i quali i camerieri dell’UE in Consiglio federale non muovono un dito. Operazione peraltro destinata a fallire miseramente, poiché i finti rifugiati non sono integrabili. Purtroppo la morale è sempre la stessa. C’è chi ha dei governanti con gli attributi che difendono il proprio paese, e chi invece si ritrova con le Simonette.

Lorenzo Quadri

Armi, come da copione: il “triciclo” ci ha svenduti

Consiglio nazionale: la partitocrazia si inginocchia al Diktat di Bruxelles

L’oggetto deve ancora passare al Consiglio degli Stati, ma non facciamo illusioni: i “senatori” faranno ancora peggio! Preparare il referendum!

Come volevasi dimostrare, la partitocrazia PLR-PPD-P$$  in Consiglio nazionale ha calato le braghe ad altezza caviglia davanti al Diktat sulle armi imposto dall’UE per disarmare i cittadini onesti. Così gli unici ad essere in possesso di armi da fuoco saranno i delinquenti. A tutto vantaggio della sicurezza, naturalmente. Come no!

Che la direttiva disarmista di Bruxelles serva a combattere il terrorismo islamico, come vorrebbero far credere gli eurobalivi, dalle nostre parti ormai non lo sostengono più nemmeno i $inistrati. La gauche-caviar ha addirittura tentato, nel corso del dibattito fiume, di inserire ulteriori limitazioni. Oltre a quelle pretese dall’UE. Chiaro: i kompagnuzzi vogliono azzerare la tradizione elvetica in materia di armi, come pure il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato che vi sta dietro, che è una peculiarità svizzera. E visto che il popolo nel febbraio 2011 ha invece confermato la tradizione elvetica in materia di armi a domicilio, asfaltando i tentativi di rottamazione da parte della $inistra multikulti, adesso i kompagni approfittano dei diktat di Bruxelles con l’obiettivo di cancellare il voto popolare sgradito. Del resto, dal PS Partito degli Stranieri, farcito di politicanti col passaporto rosso ancora fresco di stampa, mica ci si può aspettare che difenda le tradizioni svizzere, e men che meno i nostri diritti popolari.

Ritocchini

Fatto  sta che, nella cosiddetta “Camera del Popolo” (in considerazione delle decisioni che prende grazie alla maggioranza PLR-PPD-P$$, dovrebbe cambiare il nome in “Camera contro il Popolo”) la partitocrazia cameriera dell’UE ha ubbidito ai suoi padroni di Bruxelles. Per tentare di mascherare che la Svizzera, che non è nemmeno membro della DisUnione europea, è però l’unico paese che si fa schiacciare gli ordini dagli eurofalliti, i soldatini del triciclo hanno introdotto alcune piccole modifiche nella direttiva disarmista. Ritocchi di portata irrilevante, nella certezza che a Bruxelles non avrebbero avuto nulla da dire. E’ la stessa tattica su cui si basa il compromesso-ciofeca contro il 9 febbraio.

Ossessionati da Schengen

E qual è il ritornello con cui i soldatini della partitocrazia si sono riempiti la bocca per giustificare l’ennesima calata di braghe davanti ad un Diktat Bruxelles che fa strame delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, della nostra volontà popolare? “Bisogna salvare i (fallimentari) accordi di Schengen, Schengen è in pericolo se non ci pieghiamo a 90 gradi, Schengen über Alles!”.

Qui qualcuno si è bevuto il cervello. Oppure pensa di poter impunemente prendere la gente per scema.

Punto primo:che in caso di rifiuto del Diktat UE, l’accordo di Schengen verrebbe automaticamente disdetto, è una “fake news”. Non c’è alcun automatismo, e vogliamo proprio vederli gli eurobalivi che disdicono l’accordo di Schengen con la Svizzera col risultato che noi il giorno dopo chiudiamo le frontiere!

Punto secondo:come ripetuto più volte, se gli accordi di Schengen saltano, abbiamo solo da guadagnarci. Sia economicamente, dato che questi fallimentari trattati ci costano attorno ai 200 milioni di Fr all’anno (invece dei 7-8 promessi dal Consiglio federale prima della votazione), che dal punto di vista della sicurezza, che   da quello della sovranità. E’ infatti evidente che le armi sono solo l’inizio. Con lo stesso ridicolo spauracchio di “Schengen in pericolo” la partitocrazia sdoganerà in futuro ogni sorta di calata di braghe. Il precedente è stato creato. A proposito: ma ai tempi della votazione su Schengen, mica era stato promesso che non avrebbe avuto alcuna conseguenza sul diritto svizzero delle armi? O vuoi vedere che si trattava dell’ennesima balla?

La posta in gioco

Nella squallida vicenda dei Diktat disarmisti dell’UE non sono in gioco solo le armi. Sono in gioco la nostra democrazia e la nostra sovranità. Oggi la partitocrazia cala le braghe sulle armi dei cittadini onesti. Domani sarà il turno dei diritti popolari.

Poiché il Consiglio degli Stati di sicuro non migliorerà il progetto disarmista, ma è assai più probabile che avverrà esattamente il contrario, è fondamentale che contro l’approvazione del diktat UE venga lanciato il referendum. E che venga anche vinto. Altrimenti il disastro è annunciato. Come detto: in ballo non ci sono solo le armi dei cittadini onesti. La posta è più alta.

Lorenzo Quadri

 

Il PLR insiste: ticinesi in assistenza? “Incollocabili!”

Invece di rimediare all’invasione da sud, l’ex partitone se la prende con i disoccupati

Certo che in casa liblab ce la stanno mettendo proprio tutta per reggere la coda alla devastante libera circolazione delle persone. Per tentare di far credere che l’immigrazione scriteriata non abbia fatto disastri su disastri; ma quando mai!

In una sola settimana si sono cumulate due iniziative in tal senso.

Il “libro bianco” dei galoppini

La prima, a livello federale: il cosiddetto “libro bianco” (ci ricorda qualcosa…) di Avenir Suisse sui rapporti tra la Svizzera e la fallita UE. Avenir Suisse è un “Think Tank” (serbatoio di pensiero) di area liblab. Missione: galoppinare la casta spalancatrice di frontiere. Nel recente passato, questo gremio di aspiranti Nobel  si è segnalato per la “geniale” proposta di rendere più difficile l’esercizio dei diritti popolari. Chiaro: il popolazzo becero “vota sbagliato” e mette i bastoni tra le ruote agli intrallazzi dell’élite. Quindi va ridotto al silenzio. Hai capito i soldatini di Avenir Suisse? Altro che “serbatoio di pensiero”: serbatoio di fregnacce!

Dunque i soldatini di Avenir Suisse nei giorni scorsi hanno presentato il loro “libro bianco” sui rapporti con l’UE. Basato su studi farlocchi, su clamorose balle di fra Luca al limite dell’oltraggioso (ad esempio questa, epocale: “la libera circolazione è particolarmente vantaggiosa per la Svizzera”)e su imbarazzanti silenzi, il “libro bianco” è un maldestro tentativo di propaganda a sostegno delle frontiere spalancate e dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Un accordo, quest’ultimo, fortissimamente voluto dai politicanti liblab e P$, che costituirebbe la pietra tombale della nostra sovranità e dei nostri diritti popolari.

Fingono di non sapere

Naturalmente i galoppini di Avenir Suisse si sciacquano la bocca con l’importanza degli accordi commerciali con l’UE. Ma fingono di non sapere che per concludere accordi commerciali vantaggiosi non c’è affatto bisogno di spalancare le frontiere. La stessa UE ha sottoscritto trattati commerciali con gli USA, con la Cina, col Canada: e in questi accordi di libera circolazione proprio non se ne parla.

Chiaro che il “libro bianco” dei soldatini liblab di Avenir Suisse dimostra che la libera circolazione ciurla nel manico (gli uccellini cinguettano infatti che la raccolta firme per l’iniziativa popolare che ne chiede l’abolizione stia andando bene). Di conseguenza alla casta comincia, come si suol dire, a diventar fredda la camicia. Avanti così!

In Ticino

Seconda iniziativa, questa in Ticino, guarda caso sulle colonne del bollettino dell’ex partitone Opinione liberale (più redattori che lettori). Ancora una volta il PLR tenta di far credere che l’invasione da sud sia una figata pazzesca e che sul mercato del lavoro ticinese vada tutto a meraviglia. Come no!

Il presidente della Camera di commercio (CCIA-Ti)  Luca Albertoni (che ci sta pure simpatico) scrive sull’esplosione dell’assistenza in Ticino, che a suo parere non avrebbe relazione con le “problematiche vere o presunte del mercato del lavoro”. Ohibò. Come dire: non è vero che il mercato del lavoro di questo sfigatissimo Cantone è andato in palta a causa dell’invasione da sud, sono tutte balle populiste!

Ed infatti, prosegue il direttore della CCIA-Ti, “le cifre della disoccupazione sono in costante calo”. Certo: le cifre taroccate della disoccupazione pubblicate dalla SECO per reggere la coda alle politiche della partitocrazia sono in calo. Il che non vuole affatto dire che la disoccupazione in quanto tale sia in calo. Come ben testimonia l’aumento dei numeri dell’assistenza.

Tutti casi psichiatrici?

A ciò si aggiunge la storiella, citata sempre da Albertoni, secondo cui su 8077 persone in assistenza quelle effettivamente collocabili sarebbero solo un migliaio. Questa è un’altra mistificazione.  Tanto per cominciare, le sentenze sulla collocabilità o meno vengono calate esaminando solo le scartoffie e non la persona. Ma soprattutto: l’assistenza non è l’AI. Chi è andato in assistenza passando dalla disoccupazione, prima lavorava.  Quindi era “collocabile” eccome. Se poi qualcuno è diventato incollocabile a seguito del lungo periodo di inattività e della sterminata serie di porte prese in faccia, è un altro discorso.

Inoltre, l’invasione da sud provocata dalla partitocrazia taglia fuori in partenza chi magari in ambito professionale è più “debole” – vuoi per formazione, vuoi per caratteristiche personali – ma che prima della libera circolazione un lavoro (magari “di manovalanza”; ma mica tutti devono fare i manager) l’avrebbe trovato eccome, e l’avrebbe anche svolto dignitosamente.  Adesso rimane escluso e magari viene pure bollato come  incollocabile. Ma questo accade perché 350mila ticinesi sono stati mandati allo sbaraglio. Messi in concorrenza con 10 milioni di abitanti della Lombardia. Dove ci sono dottorati disposti a venire in Ticino a fare fotocopie, pur di avere la pagnotta sul tavolo, visto come butta dalle loro parti.

Era evidente che una simile scelleratezza avrebbe provocato un disastro. Chi, da presunto esperto del mercato del lavoro, non ha previsto cosa sarebbe successo o addirittura lo ha negato, sì che è “incollocabile”.

PLR contro i disoccupati

La storiella che su 8077 persone in assistenza ci sarebbero non qualche centinaio o anche un paio di migliaia, ma addirittura oltre settemila – quindi una grandissima maggioranza! – di incollocabili “veri”, quindi casi sociali e/o psichiatrici, è un’offesa ai disoccupati di lunga durata, e la raccontate a qualcun altro. Anche perché, se così fosse, queste persone sarebbero in invalidità e non in assistenza.

Anche quando viene infiocchettato, il pensiero del PLR è sempre lo stesso: chi, ticinese, non ha un lavoro, è un lazzarone e non vale una sverza. Oppure è un caso sociale o psichiatrico. O un tossicomane. “Incollocabile”. Tenere a mente.

Giudici stranieri e fake news

Adesso i camerieri dell’UE vorrebbero farci credere che abbiamo le allucinazioni

La stampa di regime continua con la sua operazione di lavaggio del cervello pro-UE e pro-frontiere spalancate. Tramite l’ennesimo sondaggio farlocco, pubblicato con ampia enfasi dalla NZZ, si racconta la fanfaluca che lo sconcio accordo quadro istituzionale  con l’UE sarebbe gradito ad una maggioranza degli svizzerotti, i quali appoggerebbero la strategia (?) di KrankenCassis. (E quale sarebbe la strategia del neo-ministro degli Esteri liblab? Partecipare ad ogni aperitivo/evento/sagra/fiera/festival che non c’entra un piffero con la politica estera?).

Anche il Gigi di Viganello ha capito che il sondaggio in questione è affidabile come le statistiche della SECO su disoccupazione e frontalierato in Ticino!

L’aspetto più patetico è che si tenta di far credere che lo sconcio accordi quadro istituzionale con l’UE non ci porterebbe in casa alcun giudice straniero. Perché a dirimere le vertenze con gli eurobalivi sarebbero dei tribunali arbitrali composti da rappresentanti della Svizzera e dell’UE. Sicché i giudici stranieri sarebbero, secondo gli spalancatori di frontiere, frutto di un’allucinazione collettiva. $ignori, ma chi credete di prendere per i fondelli? Si dà il caso che i famosi tribunali arbitrali con cui l’italo-svizzero KrankenCassis la remena, potrebbero al massimo decidere su controversie tra Berna e Bruxelles che però non riguardano il diritto UE.A decidere sull’applicazione e sull’interpretazione del diritto comunitario sarà sempre e comunque la Corte di Giustizia europea. Quindi i GIUDICI STRANIERI! I quali sono un realtà assai concreta e verranno a dettarci legge nel caso in cui l’accordo quadro istituzionale, che tanto piace a KrankenCassis, dovesse venire sottoscritto. Non facciamo prendere in giro: la politica UE dell’attuale ministro degli Esteri è la stessa del suo predecessore, ovvero l’euroturbo Didier Burkhaltèèèr!

Anche Amnesty…

Intanto, anche Amnesty International ha cominciato fare campagna elettorale contro l’iniziativa  popolare “contro i giudici stranieri” con la seguente, grottesca motivazione: “indebolirebbe i diritti umani poiché potrebbe portare all’uscita della Svizzera dalla CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo)”!

Uhhh, che pagüüüraaa!

Tanto per cominciare: la Svizzera, per applicare i diritti umani al proprio interno, non ha bisogno di nessuna CEDU. In campo di rispetto dei diritti umani, malgrado le fregnacce strumentali che vanno in giro a raccontare gli spalancatori di frontiere, abbiamo lezioni da dare; non certo da prendere.

Per il resto: non fateci ridere! A parte che l’uscita della Svizzera dalla CEDU in caso di approvazione dell’iniziativa “contro i giudici stranieri” è solo un’ipotesi. E anche se accadesse? Secondo gli scienziati di Amnesty International, dovremmo permettere ai giudici stranieri di comandare in casa nostra per fare un favore a questa Ong del piffero? Ma stiamo dando i numeri?

Lorenzo Quadri

Il lavaggio del cervello per ingerlarci l’accordo quadro

Altro che firmare nuovi trattati con Bruxelles: bisogna disdire quelli attuali!

 

Come volevasi dimostrare il neo-ministro degli Esteri KrankenCassis, doppio passaporto fino a “cinque minuti” prima dell’elezione in Consiglio federale, insiste con la ciofeca dell’accordo quadro istituzionale con l’UE. Il quale accordo comporta che, negli ambiti da esso regolati, in casa nostra comandano i balivi di Bruxelles. Non i cittadini svizzeri. Il meccanismo è ben visibile con i fallimentari accordi di Schengen e con la direttiva UE per disarmare i cittadini onesti. Con il pretesto che questa direttiva fa parte dell’acquis Schengen, tale ciofeca viene imposta anche alla Svizzera, in quanto Stato firmatario. E questo malgrado sia contraria alle  nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. Non si capisce come mai, però, la Repubblica Ceca – che è un Paese membro UE – possa invece tranquillamente rifiutare le modifiche al proprio diritto sulle armi che i balivi UE vorrebbero imporre. Sono solo gli svizzerotti fessi a venire “minacciati” con la disdetta degli accordi di Schengen nel caso di rifiuto del nuovo Diktat UE?  Minaccia per modo di dire, dato che la fine del regime-Schengen sarebbe per noi una benedizione; ma questo è un altro discorso.

L’interesse della Svizzera…

Il buon KrankenCassis è stato membro della Pro Tell, associazione che si batte per un diritto liberale delle armi, per accattarsi qualche voto parlamentare. Ne è però uscito dopo un battito di ciglia per poi schierarsi sul fronte opposto.

il neo ministro degli esteri non ha difeso in alcun modo l’autonomia degli Svizzeri dagli eurobalivi che pretendono di imporci il loro diritto delle armi. La stessa cosa accadrà, poco ma sicuro, nell’ambito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Di cui il ministro degli Esteri continua, tra l’altro, a parlare. Chiaro tentativo di lavaggio del cervello. Secondo l’ultima versione, le trattative a livello tecnico con Bruxelles si potrebbero concludere entro l’estate. Ma anche no! E questa sarebbe una bella notizia? E’ inutile che KrankenCassis continui ad imbonirci con la storiella che si sottoscriveranno solo accordi nell’interesse della Svizzera. L’interesse della Svizzera imporrebbe di non sottoscrivere nessun nuovo accordo con l’UE, ed anzi disdirne qualcuno degli esistenti.Vedi libera circolazione delle persone, vedi Schengen, tanto per citare un paio di esempi. E’ chiaro che KrankenCassis l’accordo quadro lo vuole eccome, proprio come il suo predecessore Burkhaltèèèr. E questo in barba agli interessi della Svizzera. La musica non è affatto cambiata. Faremo bene a rendercene conto.

Il piazzista tedesco

E’ poi evidente che l’UE vuole imporre l’accordo quadro alla Svizzera per comandare in casa nostra. Nei giorni scorsi è giunto a Berna il presidente tedesco, tale Frank-Walter Steinmeier, SD, uno che nemmeno in Germania sanno chi sia. Il quale ha pensato bene di venire a raccontare agli svizzerotti immonde fetecchiate del tipo: “L’Unione europea non è un nemico della Svizzera”. Di sicuro non è un amico. E’ un’entità che si fa gli affari propri a scapito nostro. E quindi, se continua a ripeterci che dobbiamo firmare l’accordo quadro istituzionale, è perché ciò rientra nel suo interesse; non certo nel nostro.

Cominciamo inoltre ad essere stufi di vedere che qualsiasi politicante straniero in visita nel nostro paese – compresi quelli, come il $inistrato Steinmeier, che nemmeno a casa loro contano un tubo – si crede nella posizione di calarci lezioni su come ci dobbiamo comportare con l’UE. Ma stiamo scherzando?

Starsene a casa

Oltretutto l’alto papavero germanico parla pure a vanvera. O meglio: il ghost writer pagato dal contribuente tedesco che gli prepara gli interventi scrive a vanvera. Infatti nello stesso discorso il kompagno “Frank-Walter” è riuscito ad elogiare la democrazia svizzera e a fare propaganda per l’accordo quadro. Il quale però con la democrazia non c’entra un tubo.  A volerlo fortissimamente è la casta,  con l’intenzione di togliere potere al popolazzo becero che “vota sbagliato”.  Il tedesco, dunque, ci racconta tutto e il contrario di tutto.

Altro che dare cene di gala in onore di Steinmeier. Lo sconosciuto signore avrebbe dovuto essere imbarcato sul primo volo in partenza per Berlino.

L’europeista Cassis si metta l’anima in pace: non vogliamo nessuno accordo quadro con l’UE, non vogliamo nessun Diktat di Bruxelles sulle armi, e qualsiasi piazzista europeo che avesse una mezza idea di arrivare da noi per tentare di sbolognarceli, è cordialmente invitato a starsene a casa propria.

Lorenzo Quadri

Svizzera corridoio a basso costo per TIR UE in transito

Se l’Austria alza le tariffe al Brennero, i camion si riverseranno in massa da noi?

Ma guarda un po’, a quanto pare gli amici austriaci ci stanno preparando un bel regalino! Vienna infatti intende “scoraggiare” i transiti di TIR dal Brennero. Questo perché tali transiti sono aumentati notevolmente. Nei primi due mesi del 2018 è infatti stata registrata una crescita di ben 58mila passaggi e l’Austria intende correre ai ripari. Come? Aumentando i pedaggi ed imponendo un limite quantitativo: al massimo 300 “bisonti” all’ora nel mese di maggio.

Gli eurobalivi hanno già comunicato che introdurre il tetto massimo di 300 camion all’ora “sa po’ mia”. Vedremo però se a Vienna si lasceranno impressionare da Diktat di questo tipo e caleranno le braghe, come farebbero a Berna nel giro di pochi secondi, o se invece…

Ringraziamo Moritz Leuenberger

Per contro, gli eurobalivi non hanno apparentemente nulla da eccepire a proposito dell’aumento del pedaggio al Brennero. Il che ha suscitato preoccupazione sotto le cupole federali. Preoccupazione giustificata. Infatti, in caso di importante rincaro del Brennero, passare attraverso la Svizzera diventerebbe particolarmente conveniente per il traffico parassitario nord-sud e sud-nord. C’è dunque da temere un travaso in massa di bisonti UE dall’Austria  verso il nostro Paese? La SRF (poco sospetta di antieuropeismo) ha i titolato: “una valanga di camion minaccia la Svizzera”. Se la minaccia si concretizzerà o meno, lo si vedrà a breve termine. Il rischio comunque non è astratto. Usare la Svizzera come corridoio di transito costa poco. E per questo possiamo ringraziare il compagno rossoverde Moritz “Implenia” Leuenberger. Costui, quando era ministro dei trasporti, nelle trattative con l’UE ha calato le braghe sull’ammontare della tassa sul traffico pesante (TTPCP) per l’attraversamento della Svizzera da Chiasso a Basilea, facendosi di fatto imporre la tariffa da Bruxelles. In base all’accordo sui trasporti terrestri con l’UE, il valore medio ponderato della TTPCP non può infatti superare i 325 franchi per un viaggio da confine a confine (distanza di riferimento Basilea‒Chiasso, 300 km).

Peccato che inizialmente la Svizzera volesse 620 Fr, mentre l’UE ne proponeva 320. Inutile dire che la cifra effettiva è stata quella decisa dagli eurobalivi. Ennesimo esempio di cosa portano a casa i negoziatori bernesi nelle trattative con l’UE. Sicché, se oltre alla devastante libera circolazione delle persone salta anche l’accordo sui trasporti terrestri, di certo non ci strappiamo i capelli; anzi.

Se la prendono con gli automobilisti

Le prodezze dell’ex ministro dei trasporti rossoverde Leuenberger che ha svenduto il paese, però, i kompagni si guardano bene dal ricordarle. Specie quando discettano sull’inquinamento dell’aria. Macché: gli ambientalisti “elvetici” (elvetici, spesso e volentieri, per modo dire) si preoccupano in prima linea di penalizzare gli automobilisti. Naturalmente solo quelli residenti. Vedi il maldestro tentativo dei giorni scorsi di agganciarsi allo “slow up day” (manifestazione di promozione della mobilità lenta), che si tiene una volta all’anno, per riesumare le domeniche senz’auto (ideologia anni Settanta) da però introdurre ogni mese.

E i 65’500 frontalieri e le svariate migliaia di padroncini che entrano quotidianamente in Ticino uno per macchina? Forse che non inquinano? Ah no, a quel proposito nulla da dire. Citus mutus. Guai ad ostacolare l’invasione da sud! La libera circolazione delle persone non si tocca, le frontiere spalancate nemmeno. Insomma, Verdi sì, ma come le angurie: rossi dentro. E quindi: frontiere spalancate über Alles!

Lorenzo Quadri

 

Il telefonino di Balzaretti lo riconsegniamo al venditore

“Gli accordi con l’UE sono come un cellulare, bisogna scaricare gli aggiornamenti”

 

Improvvido paragone del Segretario di Stato per spiegare perché gli svizzerotti dovrebbero sistematicamente calare le braghe davanti ai Diktat di Bruxelles

Mentre KrankenCassis è in giro per la Svizzera a fare il prezzemolino ad eventi che col suo mandato c’entrano come i cavoli a merenda (ministro degli Esteri o ministro dell’Aperitivo?) di politica estera parla il suo subito-sotto Roberto Balzaretti, il Segretario di Stato già segnalatosi per le posizioni accondiscendenti (eufemismo) nei confronti dei balivi dei Bruxelles, con i quali sarebbe però chiamato a trattare – e quindi a litigare.

Balzaretti venne nominato capo di gabinetto dalla kompagna Calmy-Rey nel 2004, che poi nel 2008 lo promosse a segretario generale del DFAE. Qualcuno immagina forse che Calmy-Rey, Consigliera federale del P$$ che ha nel suo programma l’adesione della Svizzera all’UE, avrebbe fatto avanzare un funzionario non euroturbo? Ma bisogna credere a Babbo Natale!

Ricordiamo poi che Balzaretti, designato nel 2012 ambasciatore e capo della Missione della Svizzera a Bruxelles, fu colui che in tale veste nel 2015 davanti all’europarlamento dichiarò che la Svizzera sarebbe stata disposta a sottomettersi alla giurisdizione della Corte europea di giustiziasul proseguimento dei bilaterali dopo il “maledetto voto” del 9 febbraio. Aggiungendo: “non so quale altro paese non membro dell’UE sarebbe stato disposto a un tale passo”.Appunto: nessuno. Chi abbia autorizzato Balzaretti a prodursi in simili affermazioni, non l’ha ancora capito nessuno.

Ancora la “diplomazia pubblica”?

Adesso il Segretario di Stato parla di “diplomazia che per la prima volta nella storia gioca a carte scoperte”. A parte che questa presunta “prima” sembra semmai  una ribollita, visto che già l’ex “patrona” di Balzaretti, Calmy-Rey, la menava con la “diplomazia pubblica”. Non si è ben capito quali vantaggi si pensa di ottenere con la “diplomazia a carte scoperte” quando tutti gli altri attori le loro carte le tengono ben coperte, e un qualche motivo ci sarà. E’ l’ennesima gattata degli svizzerotti per farsi infinocchiare? Oppure risponde alle conclamate smanie di visibilità del nuovo ministro degli Esteri? Certo è che non promette nulla di buono. Come nulla di buono promette il paragone “tecnologico” fatto da Balzaretti in un’intervista pubblicata da Avenir Suisse. A proposito: Avenir Suisse è quel “think tank” (serbatoio di pensiero) che vorrebbe sabotare i diritti di iniziativa e di referendum perché il popolazzo becero troppo spesso mette i bastoni tra le ruote all’élite spalancatrice di frontiere. Poi la partitocrazia triciclata – vedi 9 febbraio – deve arrampicarsi sui vetri e fare figure marroni per cancellare l’esito delle votazioni.

Dice Balzaretti che la ripresa dinamica, cioè automatica, del diritto UE, è come un telefonino: “se non si scaricano gli aggiornamenti prima o poi non funziona più”. Ah ecco! E dove starebbe la novità in questo discorso? E’ sempre la solita fregnaccia ripetuta ormai in mille salse: bisogna inginocchiarsi davanti ai balivi UE perché “è ineluttabile” altrimenti “non funziona più  niente”. 

Il telefonino lo scegliamo noi

Visto che questa storiella dello “svizzerotti, dovete calare le braghe davanti a Bruxelles  e permettere ai balivi UE di comandare in casa vostra, altrimenti sarà l’apocalisse” la sentiamo da almeno due decenni, il buon Balzaretti ed il suo capo comprenderanno che ci ha disintegrato i santissimi. Tanto più che non è vero niente. Chi decide di ribellarsi ai Diktat della fallita UE ci guadagna soltanto. Dopo il voto sulla Brexit – quel voto che, secondo l’establishment, avrebbe dovuto trasformare la Gran Bretagna nel Burundi – l’economia inglese vola. Sicché il telefonino di Balzaretti lo riportiamo immediatamente all’imbonitore che l’ha venduto e ci scegliamo noi il modello che vogliamo, con le app che vogliamo e con gli aggiornamenti che vogliamo. E magari anche con la funzione “reset”.

Il vino è sempre lo stesso

Queste nuove sortite del responsabile delle negoziazioni con l’UE confermano, per l’ennesima volta, che non c’è stato alcun “tasto reset”. Come ha detto Blocher, con Cassis  il vino è sempre lo stesso (quello del Didier “dobbiamo aprirci all’UE” Burkhaltèèèr”).  Al massimo è cambiata la bottiglia. Altro che tasto reset: qui ci vorrebbe il tasto eject. Ma  purtroppo non esiste nemmeno quello.

Lorenzo Quadri

Rapporti Svizzera-Italia: “Svegliati è primavera”

Accordo sui frontalieri: dopo la cinquantesima fetta, a Berna si accorgono che…

 

Per la serie: dopo averne mangiate cinquanta fette si accorse che era polenta! Improvvisamente, in una soleggiata mattina di aprile, il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali Jörg Gasser viene fulminato da un’illuminazione quasi mistica ed in tono solenne dichiara: “C’è preoccupazione per la ratifica da parte italiana del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri. C’è il rischio (?) che su alcuni temi dovremo riaprire le discussioni”.

Ma chi l’avrebbe mai detto! Allora è vero che i bernesi ci mettono un po’ a capire le cose! Meglio tardi che mai verrebbe da dire, senonché il buon Gasser, forse sorpreso dall’audacia della sua sconvolgente affermazione, corregge il tiro ed aggiunge: “ma la road map non dovrebbe essere messa in discussione”. Infine, la scoperta della vita a proposito del njet italico che blocca alle banche svizzere l’accesso alla piazza finanziaria del Belpaese: “Abbiamo soddisfatto tutte le richieste in materia di regolamentazione finanziaria e siamo conformi agli standard internazionali– commenta costernato il Segretario di Stato -. Non c’è motivo per cui le banche svizzere non debbano potere fornire servizi cross border (uella)  anche in Italia”.Accipicchia!

Qui viene in mente la nota canzone di Venditti: “Gasser, svegliati è primavera!”.

Traduzione

La road map, caro Jörg, non verrà messa in discussione per un semplice motivo: perché non c’è più l’oggetto su cui discutere, gli italici l’hanno già rottamata da un pezzo!

Per gli altri temi, vediamo di tradurre le affermazioni di Gasser in modo un po’ più aderente alla realtà:

– Il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri, per quanto interessante anche per il Belpaese, è morto e sepolto: facciamocene una ragione. Logica conseguenza: disdire (Confederazione) l’accordo attuale del 1974 e soprattutto (CdS) BLOCCARE I RISTORNI.
– Accesso alla piazza finanziaria italiana: la Svizzera come al solito ha calato le braghe su tutto ed in tempo di record. Ciononostante, i vicini a sud non fanno la propria parte e ci discriminano.In altre parole: svizzerotti fessi infinocchiati per l’ennesima volta. Però continuiamo a versare i ristorni? Fessi al quadrato! (Vedi punto precedente).
– Con tolla inaudita e sfacciata malafede, politicanti italici in fregola di visibilità mediatica continuano imperterriti ad accusarci di “discriminare” i frontalieri. Ultimo in ordine di tempo: un $inistrato del Consiglio regionale della Lombardia, tale Angelo Orsenigo (Angelo chi?).  L’aspetto inquietante è che, dalle sedi istituzionali elvetiche, nessuno fa partire il meritato “vaffa”. Magari accompagnato dall’immediata chiusura notturna (e perché non anche diurna?) dei valichi secondari.
– Se davvero “discriminassimo” i frontalieri, magari applicando la preferenza indigena votata non una ma due volte dal popolo ticinese (9 febbraio e “Prima i nostri”), il nostro mercato del lavoro non si troverebbe immerso a bagnomaria nella cacca, pardon nelle deiezioni, come invece è ora. Ma la partitocrazia PLR-PPD-P$ non ne vuole sapere. E se poi i padroni UE ci sgridano?

Certo che se a non aver ancora capito come funzionano i rapporti tra Svizzera e vicina Repubblica non è l’ultimo contabile mezzemaniche di Palazzo federale, ma uno che fa il Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e quindi proprio così tamberla non dovrebbe essere, non siamo messi tanto bene!

Poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti vengono sempre fatti su davanti e di dietro.

Lorenzo Quadri

Fioccano i No, ma i sette camerieri se ne fregano!

Diktat UE contro le armi dei cittadini onesti: il CF snobba la consultazione

 

Poco più di un mese fa, il 2 marzo, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno licenziato il messaggio con cui riprendono il Diktat di Bruxelles contro le armi che i cittadini onesti detengono al proprio domicilio.

La misura disarmista viene spacciata come un provvedimento di lotta al terrorismo islamico (naturalmente guardandosi bene dall’utilizzare l’imbarazzante aggettivo: islamico).

Fregnaccia più infelice non la si poteva immaginare. Né i terrorismi islamici, né criminali di qualsiasi altro tipo, si servono di armi annunciate legalmente. I seguaci dell’Isis, poi, sempre più raramente  impiegano armi da fuoco per i loro attentati. Preferiscono i furgoni lanciati sulla folla.

Applicazione “pragmatica”?

I camerieri dell’UE in CF si sono naturalmente affrettati a dire che la Svizzera avrebbe applicato in modo “pragmatico” le direttive europee sulle armi. Certo, un po’ come il diritto comunitario che verrebbe recepito non in modo “automatico”, bensì in modo “dinamico”. Tutti fumogeni da tre e una cicca per nascondere la desolante realtà: Bruxelles ordina, ed i suoi camerieri a Berna eseguono. Nel caso concreto, poi, obbediscono facendo – ancora una volta – strame della volontà popolare.

Restrizioni al diritto delle armi, anche meno incisive di quelle adesso in discussione, sono già state asfaltate dai cittadini in votazione popolare nel febbraio del 2011. Ma Sommaruga e compagnia cantante le ripropongono senza vergogna. Con tanto di grottesco ricatto: “guardate che se rifiutate sono a rischio gli accordi di Schengen”. Uhhh, che pagüüüraaa! Far saltare Schengen sarebbe già un motivo bastante per dire NO.

La consultazione

Sulla malsana (per quanto scontata) decisione del Consiglio federale di ubbidire agli eurobalivi disarmando i cittadini onesti, è stata indetta una consultazione. Numerosi i partecipanti: quasi 2000. Sono piovute le posizioni critiche. Ma di esse, “naturalmente”, non si è tenuto alcun conto. Chiaro: i sette scienziati si fanno schiacciare gli ordini direttamente da Bruxelles.

Degne di nota sono le prese di posizione dei partiti e dei Cantoni. Sul suo numero di aprile, la rivista dei tiratori dedica alla vicenda un interessante approfondimento.

Unici contrari…

Vi si apprende, ma guarda un po’, che l’unico partito politico  di scala nazionale che si oppone tout-court all’ennesima genuflessione a Bruxelles è l’UDC. Ex partitone ed uregiatti, invece, si fingono critici, ma finiscono poi per dire che la direttiva UE va ripresa… per non mettere in pericolo gli accordi di Schengen!

Che miseria: questi accordi fallimentari, che mandano a ramengo la nostra sicurezza e la nostra sovranità, che  ci costano oltre 200 milioni all’anno quando ne sarebbero dovuti costare 7, per PLR e PPD hanno precedenza sulle nostre leggi, sulle nostre tradizioni, sui nostri diritti popolari (vedi la citata votazione del 2011). E questi sarebbero partiti “borghesi”? Per fortuna…

Gauche caviar pietosa

Inutile dire che la gauche-caviar riesce a fare di molto peggio. In primis i $inistrati del P$; quelli che vogliono l’adesione all’UE, l’abolizione dell’esercito ed il riconoscimento dell’Islam come religione ufficiale in Svizzera. I kompagnuzzi blaterano infatti che il Diktat di Bruxelles costituirebbe “un miglioramento”. Nella sua ennesima tirata anti-svizzera il P$ (Partito degli Stranieri) riesce a dichiarare che anzi, i requisiti per poter disporre di un’autorizzazione alla detenzione di un’arma devono essere resi molto più restrittivi.

Per non farsi mancare nulla, il partito aggiunge la seguente bestialità: “il tiro sportivo non è più uno sport popolare”. Chiaro: i $inistrati della gauche-caviar preferiscono il golf. Peccato che a praticare il tiro sportivo ed il tiro in campagna siano oltre 130mila persone. Peccato anche che il tiro faccia parte della tradizione elvetica. Quella tradizione che il P$ vuole cancellare in nome del multikulti e dell’islamizzazione della Svizzera.

Sulla stessa linea, naturalmente, i Verdi, ormai ridotti ad utili idioti del P$ (poi si chiedono come mai si trovano a fare le riunioni in una cabina telefonica) ed i Verdi liberali (la differenza tra Verdi e Verdi liberali non l’ha mai capita nessuno).

Significativa (?) anche la posizione del Partito borghese democratico, ossia il risibile fan club dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf. Il quale, ma guarda un po’, “sostiene completamente” la proposta del Consiglio federale. Non solo insignificanti, ma pure lecchini.

I Cantoni

Passando ai Cantoni: la stragrande maggioranza di loro si dichiara contraria al messaggio del Consiglio federale. Anche il Ticino dice njet (e ci sarebbe mancato altro). Da notare che il nostro Cantone, nella sua presa di posizione, sottolinea che “la proposta non serve assolutamente a combattere il terrorismo e l’uso abusivo di armi”. Giusto!

I Cantoni favorevoli alla genuflessione al Diktat UE sono solo quattro. Uno è Basilea Città, e lo si poteva prevedere. Gli altri tre, stranamente, non sono Cantoni romandi internazionalisti. Sono Sciaffusa, Argovia e Zugo. C’è davvero da chiedersi cosa sia preso ai rispettivi Consiglieri di Stato, se si pensa che perfino i governi di Ginevra e Vaud figurano tra i contrari.

Come se niente “fudesse”

E’ però evidente che la ministra del “devono entrare tutti” Simonetta Sommaruga se ne infischia delle prese di posizione contrarie alla direttiva UE. Idem con patate i suoi degni compari (a partire da quello del presunto “tasto reset”).

L’obiettivo del Consiglio federale è solo uno: rifilare al paese l’ennesima calata di braghe davanti all’UE. C’è dunque da sperare che il parlamento mandi al macero l’ennesimo messaggio-ciofeca presentato dal governicchio federale. Ma, conoscendo la partitocrazia del triciclo PLR-PPD-P$$, c’è poco da stare allegri. Ore di dibattiti oziosi – per permettere ai politicanti in fregola di visibilità di mettere fuori la faccia – per poi approvare tutto. La solita presa per i fondelli.

C’è davvero solo da sperare in un referendum!

Lorenzo Quadri

La “gauche-caviar” vuole disarmare i cittadini onesti

Armi: non basta calare le braghe davanti ai Diktat UE, bisogna fare ancora di più

Come noto, i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale hanno calato le braghe davanti al Diktat UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Altro che la fregnaccia dell’ “applicazione pragmatica” delle norme europee: il messaggio licenziato dal Consiglio federale è l’ennesima capitolazione. Ed infatti in consultazione la maggioranza dei Cantoni ha detto njet. Per contro, i partiti di cosiddetto centro, ossia PLR e PPD, sposano giulivi la posizione governativa. E questo perché rifiutare il Diktat metterebbe a rischio i fallimentari accordi di Schengen. Avanti, caliamo le braghe ancora di più con l’UE! Facciamo che a decidere sulla nostra sicurezza nazionale siano i funzionarietti di Bruxelles! La Svizzera è in svendita ai saldi!
E questi sarebbero partiti “borghesi”? Ossignùr!

Peggio è sempre possibile

Ma naturalmente c’è chi fa anche peggio.  I $inistrati (quelli che nel loro programma politico hanno l’adesione all’Unione europea e l’abolizione dell’esercito) esigono infatti restrizioni ancora più pesanti sulle armi in possesso dei cittadini onesti di quelle proposte dal governicchio federale.

E non sono da soli. I kompagnuzzi infatti, assieme ad alcune associazioni, hanno creato una “Piattaforma per una legislazione del futuro sulle armi” (uella). Legislazione, evidentemente, proibizionista. E quindi contraria alle nostre tradizioni, alle nostre leggi, alle nostre specificità ed anche alla volontà popolare. Lascia basiti leggere che in tale Piattaforma figura anche la Federazione svizzera dei funzionari di polizia. La polizia, che la gauche-caviar ha sempre denigrato e criminalizzato, si presta ingenuamente ai giochetti di quest’ultima. Si fa strumentalizzare. Dopo, verrà scaricata senza tanti complimenti.

Prepariamoci dunque, grazie a  questa “Piattaforma”, a sorbirci lo stucchevole festival del populismo di $inistra contro le armi in possesso dei cittadini onesti: evidentemente la gauche-caviar (che oltre a propugnare l’abolizione dell’esercito è anche contraria alla legittima difesa) vuole che gli unici a possedere armi siano i criminali. Che si riforniscono sul mercato nero.

Di nuovo contro i cittadini

Da segnalare che la casta, con i rossi in prima linea, ancora una volta vuole cancellare un voto popolare che non le va giù: quello del febbraio del 2011. In quell’occasione, i cittadini elvetici rifiutarono le restrizioni sul possesso di armi. Restrizioni che adesso si tenta squallidamente di far rientrare dalla finestra. Ma si sa, per i $inistrati il popolazzo becero “vota sbagliato”: per fortuna che arriva Bruxelles a rimettere a posto le cose! Che pena…

Referendum indispensabile

C’è da sperare che a Berna il parlamento affosserà il messaggio con cui il consiglio federale vuole inginocchiarsi davanti al diktat UE contro le armi dei cittadini onesti. Altro che inasprire ancora di più le restrizioni proposte!

Purtroppo, conoscendo il triciclo PLR-PPD-P$$, eurolecchino e politikamente korretto, non ci si possono fare grandi illusioni. Si può quindi solo sperare in un referendum, peraltro già annunciato dalle società di tiro.

Lorenzo Quadri

Difendere la democrazia dai camerieri di Bruxelles

Iniziativa contro i giudici stranieri: ci facciamo bagnare il naso anche dalla Germania

 

I camerieri bernesi dell’UE bramano di concludere entro fine anno (!) lo sconcio accordo quadro istituzionale con l’Unione europea. Il che significa: leggi e giudici di Bruxelles che comandano in casa nostra.

Sul fronte opposto a simili scellerati progetti c’è però l’iniziativa per l’autodeterminazione, detta anche “iniziativa contro i giudici stranieri”. Cosa prevede questa iniziativa? Sostanzialmente tre cose:

  1. sancisce il primato del diritto costituzionale svizzero rispetto al diritto internazionale (regola del primato);
  2. stabilisce che le autorità incaricate dell’applicazione del diritto non applichino più i trattati internazionali che sono contrari alla Costituzione o lo sono diventati;
  3. impone di adeguare alla Costituzione i trattati internazionali che la contraddicono; qualora ciò non fosse possibile, questi accordi vanno denunciati.

Quello che valeva in passato…

La priorità del diritto costituzionale svizzero su accordi internazionali del piffero (“Prima le nostre leggi”) era un dato di fatto scontato fino a qualche anno fa. Giustamente. Anche perché questi accordi internazionali sono, spesso e volentieri (per non dire praticamente sempre) il risultato delle calate di braghe dei camerieri bernesi dell’UE. Non dimentichiamoci che la diplomazia svizzera – quella che tratta “al fronte” con i balivi di Bruxelles – è infarcita di kompagni eurolecchini. E il neo ministro degli esteri italo-svizzero Ignazio KrankenCassis ha nominato l’ennesimo euroturbo, Roberto Balzaretti, quale responsabile delle negoziazioni con l’UE (altro che “tasto reset”).

La chiesa al centro del villaggio

Come detto, in passato il rapporto tra diritto costituzionale elvetico e diritto straniero era chiaro. Ma poi qualche giudice politicizzato che utilizza il proprio margine di manovra per fare politica pro-sottomissione all’UE, ha pensato bene di decidere il contrario. Ossia di mettere fuori gioco (rottamare) la volontà popolare sgradita per inchinarsi ai diktat internazionali dell’establishment. E’ quindi necessario ed urgente rimettere la chiesa al centro del villaggio. Di conseguenza, è anche ora di piantarla di dipingere i legulei dei tribunali come eroi senza macchia che devono essere protetti dalle ingerenze della politica cattiva. Perché è una presa per i fondelli. I giudici sono nominati dai politicanti in base alla tessera del partito ed in base alle convinzioni politiche. Questo vale in particolare per i giudici del Tribunale federale. La partitocrazia spalancatrice di frontiere elegge i giudici con il mandato di sentenziare come vorrebbe lei: cioè facendo valere le posizioni dell’establishment e affossando le decisioni “sbagliate” del popolazzo becero. Altro che difendere i giudici dalla politica. Bisogna invece difendere la democrazia dai giudici politicizzati al servizio della casta a cui devono la cadrega (ed eterna gratitudine).

Lezioni tedesche

Nel settembre del 2015 il Tribunale costituzionale tedesco ha stabilito, senza tante balle, che il diritto costituzionale nazionale prevale sugli accordi internazionali. Certo che noi svizzerotti siamo proprio immersi nella palta: abbiamo un sistema di diritti popolari che tutti ci invidiano, ma poi arrivano i legulei di turno a sabotarlo su indicazione della casta. Al punto che siamo ridotti  a prendere lezioni di difesa della democrazia dalla Germania; ovvero da un paese UE. E’ evidente che non possiamo permettere un simile scempio.

La casta contro i diritti popolari

L’establishment da tempo starnazza contro l’iniziativa per l’autodeterminazione. Chiaro: l’élite non vuole i diritti popolari. E’ da parecchio tempo infatti che i suoi soldatini, pensiamo ad esempio ai tamberla di AvenirSuisse, tentano di sabotarli, predicando l’aumento del numero di firme necessario alla riuscita di iniziative popolari e referendum. Altrimenti il popolazzo becero (quello che “vota sbagliato”) assume troppo potere. Con il consueto (e ormai stantìo) armamentario di ricatti e minacce, la casta è dunque partita all’assalto dell’iniziativa “contro i giudici stranieri”. I suoi galoppini al Consiglio degli Stati l’hanno già asfaltata raccontando fregnacce a go-go. Che pena: questi politicanti sono stati eletti dal popolo, ma poi gli votano sistematicamente contro. Ricordarsene alle prossime elezioni.

Due fregnacce

Fregnaccia numero uno: l’iniziativa contro i giudici stranieri metterebbe in pericolo l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) in Svizzera, e quindi il rispetto dei diritti umani nella Confederella non sarebbe più assicurato. Balle di fra’ Luca! In Svizzera i diritti umani sono già incorporati nella Costituzione. Non ci serve nessuna CEDU. La quale semmai inserisce di straforo tra i diritti umani cose che con essi non c’entrano una mazza. Ad esempio il presunto diritto di migranti economici di farsi mantenere dagli svizzerotti fessi.

Fregnaccia numero due: se si applicasse la Costituzione (articolo 121 a, ovvero 9 febbraio) invece del diritto internazionale (ovvero invece della devastante libera circolazione senza limiti) sarebbero a rischio i bilaterali.

L’UE non ci fa regali

Uhhh, che pagüüüraaa! E’ ora di piantarla di raccontarci la solita, decotta balla che senza i Bilaterali la Svizzera farebbe la fine del Titanic. La Fallunione europea, e ne abbiamo avuto innumerevoli dimostrazioni (vedi gli svergognati ricatti sull’equivalenza delle borse) non è mica un ente benefico a sostegno della Svizzera. L’UE non ha firmato i bilaterali per farci un favore (?). Li ha firmati perché ci guadagna. Quindi, non c’è scritto da nessuna parte che  li getterà a mare perché la libera circolazione ciurla nel manico. E se anche lo facesse, chi ci perderebbe? La bilancia commerciale tra Svizzera ed Unione europea è ampiamente favorevole a quest’ultima. L’accordo sul transito terrestre è una ciofeca che ha trasformato la Svizzera in corridoio a basso costo per TIR europei in transito: ringraziamo il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger! Quanto agli accordi sulla ricerca: le eccellenze universitarie si trovano al di fuori dell’UE. In particolare con la Brexit. Solo per citare tre esempi.

“Prima i nostri”

Non c’è alcun motivo per cui l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, che sancisce la priorità della Costituzione – ed in particolare della volontà popolare – su accordi internazionali del piffero dovrebbe venire respinta.

Per votarla, invece, di motivi ce ne sono a bizzeffe. Citiamone solo uno: con l’iniziativa “contro i giudici stranieri” in vigore il “maledetto voto” del 9 febbraio, e quindi anche Prima i nostri, oggi sarebbe realtà.

Lorenzo Quadri

 

Questi zerbini di Bruxelles Ne fanno peggio di Bertoldo

Il Consiglio federale ha confermato lo scandaloso regalo di 1.3 miliardi di Fr all’UE

 

E ti pareva! Se aspettavamo la dimostrazione che in Consiglio federale ci sono degli zerbini di Bruxelles, tale dimostrazione è puntualmente arrivata. A fornirla è la decisione del Consiglio federale di non ritirare la proposta di regalo miliardario all’UE, ma di mandarla tranquillamente in consultazione.

Questo “miliardo di coesione” è una truffa anche nella definizione. Non si tratta infatti di un miliardo, ma di un miliardo e 300 milioni. Quindi un miliardo e un terzo. E, se per i tamberla bernesi quel terzo è “quantité négligeable”, allora paghiamo tutti un terzo in meno dell’imposta federale diretta. Poi vediamo se nessuno ha niente da dire.

 

Regali immotivati

Non c’è uno straccio di motivo per cui dovremmo versare una cifra del genere, che è enorme, ai balivi dell’UE. Versarla, oltretutto, senza che ci sia alcun obbligo di pagare alcunché, senza uno straccio di contropartita, e malgrado gli eurofunzionarietti non perdano occasione per prodursi in squallidi e volgari ricatti al nostro indirizzo. Vedi il famoso psicodramma dell’equivalenza della borsa svizzera garantita solo per il 2018. Questo per fare pressione sulla Confederella affinché firmi lo sconcio accordo quadro istituzionale. Addirittura, il ricatto è arrivato il giorno dopo (!) la visita in Svizzera del presidente “non astemio” della Commissione europea, Jean-Claude “Grappino” Juncker. Il quale naturalmente se ne è tornato a Bruxelles da Berna con in tasca la promessa di pagamento degli 1.3 miliardi di coesione.

Altro che reset

Il comportamento degli eurofunzionarietti non eletti da nessuno ma che pretendono di comandare in casa nostra è stato così sfrontato che perfino dal Consiglio federale si è levato qualche flebile bisbiglio di protesta: “questa è una discriminazione”, ha infatti mormorato la Doris.

Tuttavia e come al solito, quando si tratta di venire al dunque… non succede nulla. Lo scellerato regalo – 1.3 miliardi dei NOSTRI franchetti – all’UE viene mantenuto. Le proteste per la “discriminazione” della Svizzera da parte dell’UE? Già dimenticate!

Ennesima dimostrazione che questo Consiglio federale sa solo calare le braghe. Altro che “tasto reset”! Non è stato resettato proprio un bel niente. Esattamente come nell’era Burkhaltèèèèr, i pantaloni scendono ad altezza caviglia davanti a qualsiasi desiderio, ordine o diktat che provenga dall’UE. Come fa il cittadino contribuente a non sentirsi preso per i fondelli?

Motivazioni ridicole

Ridicole, poi, le argomentazioni a sostegno del regalo di 1.3 miliardi di franchetti all’UE. Ossia che essi servirebbero a “garantire la stabilità dei paesi dell’Est”, a migliorare le prospettive dei giovani e quindi alla gestione dei flussi migratori.

Balle di fra’ Luca! Ma chi credono di prendere per i fondelli questi signori del Consiglio federale?

Di miliardo di coesione – anzi,  di 1.3 miliardi di coesione – la Svizzera ne ha già versato uno, una decina di anni fa. Forse che è servito a ridurre i flussi migratori? Ma certo che no! Abbiamo pagato 1.3 miliardi per non avere un migrante in meno ed oltretutto, con i nostri soldi, i paesi beneficiari hanno pensato bene di creare condizioni quadro più attrattive per la delocalizzazione di imprese in arrivo dall’Europa occidentale. In sostanza: paghiamo per farci portar via le aziende.

Speriamo nel parlamento, ma…

Anche i paracarri hanno capito che gli 1.3 miliardi che il Consiglio federale vuole regalare a Bruxelles non faranno diminuire il flusso migratorio verso la Svizzera di una sola unità. Per contrastare l’invasione, l’unica misura efficace è l’abolizione della libera circolazione delle persone. Un’ipotesi però che fa rizzare i capelli in testa a Berna.

A questo punto si può solo sperare che il Parlamento avrà il buonsenso di sventare l’ennesimo atto di zerbinaggio nei confronti dell’UE, bocciando il demenziale regalo.

La Lega, evidentemente, farà tutto quel che potrà. Purtroppo però dal triciclo PLR-PPD-P$$ non ci si può attendere niente di buono.

Lorenzo Quadri