Dall’UE un nuovo schiaffo!

E noi dovremmo sottometterci e regalare miliardi a chi ci discrimina? Ma VAFFA!

Eccoli qua, i nostri amici della fallita UE! Quelli davanti ai quali, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$, dovremmo calare le braghe sempre e comunque!

I ministri delle finanze della Disunione europea hanno deciso nei giorni scorsi di mantenere la Svizzera iscritta sulla lista grigia dei paradisi fiscali. Non perché i soldatini bernesi non abbiano fatto ossequiosamente i compiti in quest’ambito, ma perché “rimangono dei margini di miglioramento”.

Si tratta, è evidente, dell’ennesima discriminazione dell’UE ai danni della Svizzera.

Eppure i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale, tramite firma dello sconcio accordo quadro istituzionale, vogliono sottometterci a chi ci discrimina. Firma bramata anche da PLR e P$, come sempre a manina quando si tratta di distruggere la nostra sovranità ed i nostri diritti popolari.

Chi dunque ci penalizza senza motivo, secondo i politicanti sopra citati, dovrebbe venire invitato a comandare in casa nostra, al posto del popolo sovrano. Questo vuol dire mettere la volpe nel pollaio.

Gli eurofalliti non perdono occasione per dimostrare la propria ostilità nei confronti della Svizzera. Altro che “stati amici”. Altro che “rapporti bilaterali”. Qui di bilaterale non c’è più niente. C’è solo una scandalosa, unilaterale ed incessante calata di braghe. 

Anche i regali miliardari

Non solo, secondo la partitocrazia, dovremmo ridurci ad una colonia dell’UE, ma le dovremmo pure regalare 1.3 miliardi di Fr. Dopo il Consiglio degli Stati, Camera dove il tandem PPD-P$ è clamorosamente sovrarappresentato e che ormai ne combina peggio di Bertoldo, domani sarà il triciclo PLR-PPD-P$$ al Nazionale a chinarsi a 90 gradi e a decidere di versare il cosiddetto “contributo di coesione” (che con la coesione non c’entra una cippa).

Qui qualcuno deve essere caduto dal seggiolone da piccolo!

Sveglia!

Inutile dire che, a proposito della scandalosa decisione degli eurofalliti di mantenere la Svizzera sulla lista grigia dei paradisi fiscali, il governicchio federale non emette un cip. Nemmeno il triciclo. Come se niente fudesse! Citus mutus!

Fino a quando continuerà questo andazzo?

E’ ora di darsi una svegliata! No all’accordo quadro istituzionale, no alla marchetta da 1.3 miliardi a Bruxelles e nemmeno un voto ai partiti ed ai politicanti che sostengono simili aberrazioni!

Lorenzo Quadri

I complimenti dei balivi UE sono come calci nelle gengive

Pur di farci firmare lo sconcio accordo quadro, da Bruxelles adesso ci lisciano

 

Come da copione: bastone e carota. Dopo i ricatti e le pretese all’indirizzo degli svizzerotti affinché firmino lo sconcio accordo quadro istituzionale, adesso gli eurofalliti arrivano con le slinguazzate.

Un paio di settimane fa gli ambasciatori dei 28 paesi della DisUnione europea, oltre ad aver criticato i loro camerieri in Consiglio federale per aver messo in consultazione l’ accordo quadro istituzionale, si sono permessi, nell’ordine: di ricattare la Confederella sull’accesso al mercato europeo; di ribadire che la devastante libera circolazione delle persone è una vacca sacra e non si tocca; di pretendere il pagamento della marchetta da 1.3 miliardi di franchi; e di esigere pure l’abrogazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone (perché quest’ultima è, appunto, intoccabile)!

Complimenti allarmanti

Dopo il bastone, è poi arrivato il turno della carota. Sicché ecco che i 28 adesso elogiano la Svizzera, lisciandola alla grande sull’ottima collaborazione nel quadro di Schengen oppure, udite udite, nello scambio di informazioni fiscali.

Come gli insulti di taluni personaggi sono medaglie al valore,  così certi complimenti sono dei calci nelle gengive. Qui ne abbiamo un esempio concreto. Ecco dunque certificato che la Svizzera ha calato le braghe ad oltranza sul segreto bancario; ancora più di quel che si aspettavano gli eurofalliti. Vedete in po’ voi se un simile autolesionismo, che ha creato migliaia di disoccupati, sia motivo di vanto.

Quanto alla collaborazione sui fallimentari accordi di Schengen: e lo crediamo bene che gli i balivi di Bruxelles siano contenti dei loro lacchè bernesi! Questi ultimi, in nome di Schengen, sono riusciti ad approvare perfino il Diktat disarmista dell’UE, quello che vuole ritirare le armi ai cittadini onesti. Quel che è più grave: la “voglia matta” di recepire ogni e qualsiasi sviluppo di Schengen viene fatta passare perfino davanti alla volontà popolare! Il mantra è: “dobbiamo salvare Schengen!”.

Non dimentichiamo poi che la Svizzera non ha mai sospeso l’applicazione di Schengen mentre vari Paesi UE l’hanno fatto e continuano a farlo.

E lo crediamo, dunque, che gli eurofalliti siano contenti. Ma la loro soddisfazione conferma solo che sotto le cupole federali urge repulisti!

Vogliono fregarci

Le arroganti pretese prima, i complimenti poi, dimostrano una cosa. L’UE vuole a tutti i costi che la Svizzera sottoscriva lo sconcio accordo quadro istituzionale. E perché? Ovviamente, perché vuole fagocitarci. Vuole dettare legge in casa nostra. In cambio di cosa? La storiella dell’accesso al mercato  comunitario è l’ennesima fanfaluca. In ogni caso, non sarebbe garantito. Bruxelles si inventerebbe sempre nuovi ricatti e sempre nuove condizioni. Il desolante copione l’abbiamo visto fin troppe volte. Gli svizzerotti capitolano ma poi le promesse europee non vengono mantenute.

Abusi a go-go

Nei giorni scorsi, la SECO ha pubblicato i dati sugli abusi salariali ad opera di imprese straniere che operano in Svizzera. Ebbene, ma tu guarda i casi della vita, un terzo degli abusi a livello nazionale avviene in Ticino. Ovviamente perché in Ticino entrano ditte italiche a tutto spiano, e questo grazie alla libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia.

La situazione è dunque disastrosa. Eppure il PLR, pur di chinarsi a 90 gradi davanti ai padroni di Bruxelles, è pronto – italosvizzero KrankenCassis in primis – a cancellare le già striminzite misure accompagnatorie approvando l’accordo quadro istituzionale. Il che  equivarrebbe a stendere il tappeto rosso ai furbetti d’Oltreramina, che già se la ridono a bocca larga. Artigiani e piccole e medie imprese ticinesi ringraziano.

Il punto principale

Da sottolineare, per l’ennesima volta, che la questione della rottamazione delle misure accompagnatorie è solo una delle conseguenze dell’accordo quadro istituzionale; e nemmeno la più grave.

Se anche l’UE dovesse farsi andar bene (per quanto?) le misure accompagnatorie, il trattato coloniale resterebbe una ciofeca inaccettabile. Perché il punto principale è la fine della nostra sovranità. E la vicenda del Diktat disarmista dell’UE ben mostra cosa succede in regime di ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto comunitario: davanti ad ogni “desiderata” degli eurobalivi, i camerieri bernesi di Bruxelles calano le braghe integralmente, terrorizzati dall’idea di chissà quali misure di ritorsione.

Lorenzo Quadri

Pagare miliardi per ottenere quel che ci spetta di diritto?

Rapporti con l’UE: altro che negoziazione, ormai siamo al servilismo compulsivo!

 

Prosegue a tambur battente la calata di braghe del triciclo PLR-PPD-P$$ davanti alla fallita UE. La scorsa settimana la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale  ha dato il proprio via libera alla marchetta da 1,3 miliardi a Bruxelles, chiamata in burocratese “contributo di coesione” o addirittura “miliardo” di coesione (chiaro tentativo di prendere per i fondelli la gente giocando al ribasso sull’ammontare).

Dunque, con 15 voti favorevoli e solo 10 contrari, la partitocrazia nella Commissione di politica estera del Nazionale ha stabilito che il pizzo all’UE va versato. Ha quindi seguito la decisione presa nei mesi scorsi dalla Commissione omonima (in tedesco viene chiamata “Schwesterkommission”) del Consiglio degli Stati. La quale, ricordiamo, si espresse a favore della maxi-marchetta con il voto determinante del suo presidente: l’eurosenatore uregiatto Pippo Lombardi. Egli, chiamato a giustificarsi, spiegò che gli svizzerotti “devono oliare”, perché non avrebbero altra scelta. La genuflessione elevata a sistema. Una visione rinunciataria subito sposata dal presidente dell’ex partitone Bixio Caprara. Ricordiamocene in aprile.

 Il peggio possibile

Lo scorso novembre la maggioranza dei senatori, compreso il duo ticinese Abate (PLR) ed ovviamente Lombardi, ha deciso che dobbiamo regalare all’UE 1.3 miliardi. Che il Consiglio degli Stati avrebbe preso la decisione più balorda possibile non sorprende. Questa Camera, in virtù (?) del sistema elettorale, tira clamorosamente a sinistra. Uregiatti, radikali e kompagni vi sono infatti sovrarappresentati, ben al di sopra delle percentuali di voto totalizzate tra i cittadini.

 Ci sarebbe da ridere…

Adesso arriva il turno del Consiglio Nazionale. Qual è il risultato? In Commissione lo stesso. Manca ancora il plenum. Ah no, c’è una variante: l’aggiunta di condizioni al versamento. La maggioranza della Commissione del Nazionale ha infatti dichiarato con enfasi: “Paghiamo il pizzo all’UE solo se l’equivalenza della borsa viene riconosciuta a tempo indeterminato, solo se viene garantita la piena associazione al programma di ricerca Horizon Europe 2021 – 2027,  solo se Bruxelles non prenderà più misure discriminatorie contro la Svizzera!”. Quando si dice avere gli attributi cubici, vero? Cari $ignori della partitocrazia, qui ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere!

Tre questioncelle

Punto primo:anche il Gigi di Viganello ha capito che a Bruxelles, dove sono più furbi che belli (il che non presuppone nemmeno chissà quali doti di furbizia) adotteranno la solita tattica: prendere qualche vago impegno e poi, una volta portato a casa il malloppo, rimangiarsi tutto! In particolare per quel che riguarda la non discriminazione nei confronti della Svizzera. Perché, nella sciagurata ipotesi in cui in la decisione di versare la marchetta da 1.3 miliardi dovesse essere presa in via definitiva, è evidente che, condizioni o non condizioni, non si potrà più fare retromarcia. Nemmeno nel caso – di fatto un certezza – in cui a Bruxelles non rispettassero gli impegni presi. Ci pare già di sentire i camerieri dell’UE in Consiglio federale: “interrompere  i versamenti ? Sa po’ mia! Ci esporremmo a misure di ritorsione!”.

Punto secondo:l’elenco delle condizioni poste al versamento del mega-pizzo  (a parte l’ultima della “non discriminazione”, vedi sotto), è a dir poco desolante. Horizon 2021-2027? Sarebbe questa  la  priorità del paese, secondo la partitocrazia? Non una parola su sovranità, indipendenza, diritti popolari!

E soprattutto, punto terzo: il rispetto delle condizioni che la partitocrazia  ha posto al versamento del contributo di 1.3 miliardi, sono in realtà i presupposti minimi – minimi! – per una collaborazione che si vuole “bilaterale” tra partner. E noi dovremmo pagare tangenti miliardarie per ottenere ciò che ci spetterebbe di diritto e senza alcuna discussione? Questa non è politica, questa non è negoziazione! Questo è servilismo compulsivo!

 Se in nostri avi…

Se le generazioni che ci hanno preceduto avessero ragionato come i politicanti attuali, la Svizzera non esisterebbe più da un pezzo. Un sacco di gente si sta rivoltando nella tomba.

Non dimentichiamoci poi di una cosa: nella deleteria ipotesi in cui il triciclo PLR-PPD-P$$ decidesse la sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale (pietra tombale sulla nostra sovranità e sui nostri diritti popolari), i contributi di coesione diventerebbero un obbligo ricorrente. Verremmo derubati senza più poter emettere un cip. Ovvero: gli eurobalivi comanderebbero in casa nostra, ci imporrebbero i loro giudici stranieri (altro che la fregnaccia del tribunale arbitrale) e ci rapinerebbero pure. Ecco il futuro che la partitocrazia sta preparando al Paese!

Lorenzo Quadri

 

Ex partitone vergognoso: SVENDE la Svizzera all’UE!

Gruppo parlamentare liblab a Berna fuori di cranio: Sì allo sconcio accordo quadro!

 

Non c’è limite al peggio! Nella giornata di sabato il gruppo parlamentare PLR alle Camere federali ha votato “a chiara maggioranza” (sic!) a favore della sottoscrizione dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE.

Ecco dunque la dimostrazione inequivocabile che questo partito ed i suoi politicanti vogliono SVENDERE la Svizzera alla fallita UE, per ingrassare ulteriormente le già straripanti saccocce degli amichetti della grande economia targata PLR. Che poi ringrazia delocalizzando e lasciando a casa gli svizzeri per assumere stranieri a basso costo.

E poi i liblab hanno ancora la tolla di riempirsi la bocca con i valori elvetici? Quando sono i primi a rottamarli senza alcuna remora?

Ecco il programma

Con questa scellerata decisione, il PLR ha fatto chiarezza sul proprio programma elettorale:

  • Ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE; ovvero: i funzionarietti di Bruxelles dettano legge in casa nostra, nel senso letterale del termine;
  • Fine della sovranità elvetica e dei nostri diritti popolari: la Svizzera si riduce ad una colonia telecomandata da balivi UE non eletti da nessuno;
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza, traducibile in: “devono entrare tutti”; “gli svizzerotti devono mantenere tutti”; “non si espelle più nessuno”. Sicché i soldatini del PLR vogliono gonfiare lo Stato sociale, finanziato dal solito sfigato contribuente, per mantenere migranti economici dell’Unione europea arrivati da noi per mungere. E vogliono pure cancellare la votazione popolare sull’espulsione dei delinquenti stranieri, che infatti verrebbe azzerata dalla direttiva UE. Ecco come i liblab rispettano i diritti popolari!
  • Azzeramento delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone: non contenti di aver messo il Ticino nella melma spalancando le frontiere all’invasione da sud, i signori del PLR adesso vogliono pure smantellare le striminzite misure che ancora resistono a tutela del mercato del lavoro ticinese. E questo proprio mentre – è notizia dei giorni scorsi – alle nostre latitudini si è registrato l’ennesimo record di abusi salariali ad opera di ditte estere!
  • Più altre sorprese a venire, perché anche il Gigi di Viganello ha capito che lo sconcio accordo quadro è come il vaso di Pandora. E ogni nuova pretesa della fallita UE, che mira a fagocitare la Svizzera, verrà assecondata paventando chissà quali misure di ritorsione da parte di Bruxelles in caso di rifiuto!
  • Come se non bastasse, secondo i signori dell’ex partitone, oltre ad offrire ai balivi UE la Svizzera su un piatto d’argento, dovremmo pure versare la marchetta da 1.3 miliardi!

Caduti dal seggiolone?

Se poi i soldatini del PLR si immaginano che, calando le braghe fin sotto i talloni, l’UE garantirà alla Svizzera il famoso ed ampiamente sopravvalutato accesso al mercato comunitario, vuol dire che questi politicanti liblab sono caduti dal seggiolone da piccoli. Perché è evidente che a Bruxelles continueranno ad avanzare nuove pretese e nuove eccezioni!

Si rivoltano nella tomba…

La nostra sovranità, la nostra indipendenza ed i nostri diritti popolari valgono molto di più di accordi commerciali farlocchi e rimessi continuamente in discussione da una controparte europea che definire viscida e sleale è ancora un eufemismo. Certo che, se i nostri antenati avessero ragionato come i soldatini del PLR, la Svizzera non solo avrebbe smesso di esistere da un bel pezzo: non sarebbe nemmeno mai nata.

Quanta gente si sta rivoltando nella tomba vedendo gli ideali per cui si è battuta, magari anche a costo della vita, gettati nel waterdai soldatini della casta!

PLR e P$$ a manina

Ci spieghino poi i grandi scienziati liblab che differenza ci sarebbe tra la sottoscrizione dell’accordo coloniale da loro bramato e l’adesione alla fallita UE che il P$$ ha inserito nel proprio programma. La risposta è semplice: la stessa differenza che intercorre tra la zuppa e il pan bagnato. PLR e P$ a manina per spalancare le frontiere e demolire la Svizzera!

Poiché, come abbiamo visto, le conseguenze di queste deleterie politiche calabraghiste le pagano in prima linea il ceto medio, gli artigiani, le piccole e medie imprese, ecco che il PLR si conferma il becchinodi queste categorie.

Neanche un voto!

E poi i signori dell’ex partitone, la cui bulimia di cadreghe non è mai sazia, hanno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti? Ricordarsene non solo il 7 aprile, ma a tutte le elezioni a venire!

Certo che, se si continuano a votare certi partiti e certi personaggi, poi c’è poco da lamentarsi se il Paese è allo sfascio! #asfaltiamoli!

Lorenzo Quadri

Foffa europea allo sbando: adesso ci vogliono ricattare

L’accordo quadro? Lo rispediamo ai balivi di Bruxelles sottoforma di coriandoli!

 

E’ davvero incredibile fino a dove pensa di potersi spingere certa eurofoffa. Gli ambasciatori dei 28 paesi della (Dis)Unione europea si permettono di fare pressioni sulla Svizzera affinché si decida a calare le braghe ad altezza caviglia ed a sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale.

La nuova bassezza in cui l’UE allo sfascio si è voluta produrre fa brutta mostra di sé nel documento annuale relativo agli Stati dell’Associazione di libero scambio, tra cui figura appunto il nostro.

I balivi di Bruxelles  criticano il Consiglio federale per aver messo in consultazione lo sconcio accordo quadro istituzionale, ricattano la Svizzera sull’accesso al mercato unico, sottolineano l’intangibilità della devastante libera circolazione delle persone, pretendono l’ “adeguamento o l’abrogazione” delle misure accompagnatorie e, tanto per non farsi mancare niente, ordinano pure che l’accordo quadro venga portato davanti al parlamento elvetico in primavera. Frena Ugo! E perché, già che ci siamo, non pretendere anche una bella lustratina con la lingua alle scarpe di “Grappino” Juncker?

Ci guadagna solo l’UE

Ecco l’ennesima dimostrazione che questi balivi, longa manu di governi nazionali che alle elezioni europee di maggio si prenderanno  un’asfaltatura che la metà basta, si immaginano di poter comandare in casa nostra. Ma cosa aspettiamo a mandarli finalmente affan… una volta per tutte?

Queste continue prepotenze e ricatti dimostrano chiaramente una cosa: che lo sconcio accordo quadro non è nell’interesse della Svizzera. E’ solo in quello dell’Unione europea, che altrimenti non si agiterebbe tanto per averlo!

Ed infatti per l’ennesima volta ricordiamo cosa comporterebbe per gli svizzerotti questo obbrobrioso trattato-capestro, che tanto piace al ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR), alla partitocrazia ed ai borsoni della grande economia che svendono la Svizzera per ulteriormente riempirsi le già rigonfie saccocce.

L’accordo quadro ci imporrà la ripresa dinamica ossia automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, la direttiva UE sulla cittadinanza, le fine delle già striminzite misure accompagnatorie ed istituzionalizzerà pure i contributi miliardari a Bruxelles: in futuro saremmo costretti a versarli senza fare un cip!

Attentato ai diritti popolari

E noi dovremmo sacrificare la Svizzera, ridurla ad una colonia di Bruxelles – perché di questo si tratta – per arricchire ancora di più i compagni di merende PLR di Economiesuisse? E noi dovremmo chinarci a 90 gradi davanti ai ricatti di una cricca europea allo sfascio?

Questi continui tentativi di intimidazione dimostrano inoltre che la Svizzera è totalmente incompatibile con l’UE.

I balivi di Bruxelles, gente che pretende di comandare non solo senza la volontà popolare ma addirittura controla medesima, attenta senza vergogna ai nostri diritti popolari ed alla nostra democrazia diretta. Per questa foffa è infatti inconcepibile che il popolazzo possa decidere del proprio destino invece che ubbidire servilmente alle élite. Siamo arrivati al punto che lo zerbino della casta Emmanuel Macron, personaggio di raro squallore, di recente ha avuto la tolla di denigrare la democrazia svizzera che “non funziona poi così bene”. Pare di sognare.

E noi dovremmo prendere lezioni di buongoverno da un burattino che da tre mesi si trova tutti i fine settimana i gilet gialli in piazza? Da uno che pensa di schiacciare i cittadini rottamando il diritto di manifestare (diritto fondamentale dei cittadini!), e per questo è riuscito addirittura a farsi rampognare dai suoi amichetti dell’ONU?

E noi, secondo la partitocrazia PLR-PPD-P$$, dovremmo regalare 1.3 miliardi di franchi a chi ci ricatta, ci minaccia, ci discrimina e pretende – letteralmente – di dettare legge in casa nostra?

Altro che “bilaterali”!

Questa eurofoffa, così come i suoi camerieri sotto le cupole federali, non vuole affatto degli accordi “bilaterali” tra Svizzera ed UE. Tali accordi presuppongono infatti la presenza di due partner che trattano alla pari. Ma i balivi dell’Unione europea vogliono tutt’altro. Loro vogliono dei rapporti coloniali. Bruxelles comanda, Berna cala le braghe ed esegue. Ecco il futuro che la partitocrazia PLR-PPD-P$$ sta preparando alla nazione.

Quindi non c’è niente da trattare, niente da discutere e men che meno ci sono marchette miliardarie da versare a Bruxelles. L’accordo quadro va stracciato e rispedito a Bruxelles sottoforma di coriandoli. La nostra sovranità e la nostra democrazia valgono molto di più di trattati commerciali che non sono nemmeno nel nostro interesse, ma in quello dell’UE!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Avanti con le marchette all’UE

Pizzo da 1.3 miliardi: i politicanti del triciclo hanno deciso che lo dobbiamo pagare

Ancora una volta, braghe calate ad altezza caviglia davanti alla fallita UE! Adesso è il turno dei politicanti della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N), Commissione inutile se mai ce ne furono, di chinarsi a 90 gradi davanti ai balivi di Bruxelles. Anzi, di chinare la Svizzera a 90 gradi davanti a balivi che, come tutti sanno, hanno già le valigie in mano. Già, perché “Grappino” Juncker e compagnia cantante, dopo le elezioni europee di maggio, verranno spazzati via con un colpo di spugna!

La citata Commissione ha infatti deciso, a maggioranza financo piuttosto marcata (15 a 10) che la marchetta da 1.3 miliardi all’UE  va pagata.

Bravi politicanti, avanti così! Le casse dell’AVS piangono miseria (almeno, questo è quanto vorrebbero farci credere) però i miliardi da regalare alla fallita UE si trovano sempre! Con quale tolla questi signori in ottobre torneranno a mettere fuori la faccia davanti ai cittadini svizzeri per elemosinare voti, rimane un mistero.

I “grandi statisti”

Ricordiamo che il plenum del Consiglio degli Stati ha già deciso di versare il regalo miliardario all’UE, seguendo la sua Commissione della politica estera. La quale, è bene  tenerlo presente, ha deciso di pagare la marchetta con il voto determinante del suo presidente, ovvero l’eurosenatore uregiatto Pippo Lombardi. Il diretto interessato, giustamente travolto dalle critiche, ha tentato di giustificarsi dichiarando che “bisogna oliare” l’UE! La calata di braghe elevata a sistema, dunque, che – manco a dirlo – ha subito raccolto il plauso del presidente cantonale dell’ex partitone Bixio Caprara!

Complimenti, ecco come gli esponenti di punta del triciclo difendono la Svizzera!

Ma quali condizioni?

In sprezzo dei ridicolo, dopo aver calato le braghe, la CPE – N ha tentato di porre le condizioni: ovvero, il regalo da 1.3 miliardi di Fr all’UE verrà versato solo se quest’ultima riconoscerà l’equivalenza borsistica a tempo indeterminato e se non discriminerà la Svizzera.

Perdindirindina, questo sì che vuol dire farsi valere! Siamo impressionati!

Punto primo: è chiaro anche al Gigi di Viganello che i balivi di Bruxelles, una volta incassato il regalo da 1.3 miliardi (o comunque, incassata la promessa di pagare) si rimangeranno qualsiasi impegno preso, in perfetto stile “passata la festa, gabbato lo santo”!

Ma soprattutto: che l’UE non discrimini la Svizzera (e tra l’altro riconoscere l’equivalenza borsistica è semplicemente un gesto di non discriminazione) non è certo un favore che ci farebbe Bruxelles! E’ il minimo, ma proprio il minimo, che possiamo pretendere da un partner con il quale, secondo la partitocrazia, staremmo in un rapporto bilaterale! Ed invece noi, per ottenere questo minimo, dovremmo ancora pagare 1.3 miliardi? Qui davvero qualcuno non ha capito da che parte sorge il sole!

Lorenzo Quadri

Intanto la partitocrazia vota contro la legittima difesa

Rapina in casa a Sementina: per ora pochi casi, ma in futuro, “grazie” al triciclo…

Venerdì, poco prima di mezzanotte, in quel di Sementina due malviventi a volto coperto hanno fatto irruzione nell’appartamento di un 56enne svizzero. L’uomo è stato minacciato e legato ad una sedia, nel mentre che i rapinatori svaligiavano l’appartamento. Dopo aver messo a segno il colpo, i delinquenti si sono dileguati. Mentre la vittima è riuscita a liberarsi e a dare l’allarme. Nessuno è rimasto ferito. Questo lo scarno comunicato del Ministero pubblico su una vicenda che a noi, notoriamente beceri populisti e razzisti, fa nascere spontanea qualche domandina.

Destinati ad “europeizzarci”

Tanto per cominciare: chi sono i due rapinatori? Chissà come mai, abbiamo il sospetto che non si tratti di “patrizi di Corticiasca” (e nemmeno di Monte Carasso). Ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza? Ma come, le frontiere spalancate giorno e notte non avrebbero dovuto aumentare (!) la sicurezza? (Quest’ultima fregnaccia della casta non se la berrebbe nemmeno un bambino dell’asilo).

Ma soprattutto: quella messa a segno è una rapina in casa, in presenza dell’inquilino, che è stato aggredito dai malviventi. Si tratta di una “tipologia di reato” che dalle nostre parti, per fortuna, è ancora relativamente rara. Non così al di là della ramina (anche poco al di là). Non serve il Mago Otelma per prevedere quale sarà l’evoluzione in regime di devastante libera circolazione delle persone e di frontiere spalancate, ovvero di libera circolazione dei delinquenti. Anche in campo di rapine in casa, siamo destinati ad “europeizzarci”. Ringraziamo il triciclo PLR-PPD-P$$!

C’è un altro elemento da considerare. In futuro sempre più persone, soprattutto anziane (ma non solo), abiteranno da sole. Saranno quindi facile bersaglio di delinquenti senza scrupoli.

Eppure, davanti a questa situazione, in Consiglio nazionale la partitocrazia è riuscita ad affossare l’iniziativa di chi scrive che chiedeva ilpotenziamento del diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria.

Hai capito i soldatini della casta?

Prima spalancano le frontiere alla criminalità straniera violenta (perché “bisogna aprirsi”). Poi bloccano qualsiasi misura volta ad evitare l’arrivo di delinquenti stranieri, vedi la chiusura notturna dei valichi secondari – mozione Pantani, da mettere in vigore subito! – o la sospensione dei fallimentari accordi di Schengen (una decisione, questa, già presa e prolungata ad oltranza da svariati Paesi UE). Già, perché la priorità della casta internazionalista non è la sicurezza della Svizzera e dei suoi abitanti. Ma quando mai! La priorità è la sottomissione ad accordi internazionali del piffero!

Poi arriva il climax: non ancora contenta, la partitocrazia PLR-PPD-P$$ rifiuta scandalizzata di potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa propria. Il che di fatto significa impedire alle vittime di difendersi, criminalizzando chi lo fa. E’ il colmo: chi si difende da delinquenti penetrati nella sua abitazione (un luogo dove chiunque ha il sacrosanto diritto di sentirsi al sicuro), e di cui ovviamente non è in grado di valutare la pericolosità, rischia di finire sul banco degli imputati. Questo è ciò che accade ora. Se poi la vittima di un’aggressione in casa si difende con un’arma da fuoco, apriti cielo! Ed infatti sempre la stessa partitocrazia ha calato le braghe davanti al Diktat dell’UE che vuole disarmare i cittadini onesti. Per fortuna contro questo ennesimo sconcio è stato lanciato il referendum, che è riuscito trionfalmente. Adesso speriamo nella volontà popolare.

Il bel regalo

Cittadini inermi, disarmati, a cui si impedisce di difendersi, alla mercé di una pericolosa delinquenza d’importazione a cui si sono spalancate le porte. Ecco l’ennesimo “bel regalo” della partitocrazia alla Svizzera; ed in particolare alle regioni di confine, che sono per ovvi motivi le più esposte. Prima o poi ci scapperà il morto, e allora si saprà chi ringraziare.

C’è da sperare che i cittadini, al momento di depositare la scheda elettorale nell’urna, ne terranno debito conto.

LORENZO QUADRI

Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

 

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri

I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

 Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

I balivi di Bruxelles sognano di aumentarci le tasse!

Lo sconcio accordo quadro istituzionale avrebbe conseguenze anche sul nostro fisco?

 

Altro che firmare nuovi trattati capestro! Mandiamo finalmente affan… questi funzionarietti dell’UE ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Uno dei punti fermi che regolano l’andazzo della fallita UE è il seguente: meno democrazia,  più rapine ad opera di burocrati con i piedi al caldo ai danni dei cittadini.

La Commissione UE infatti sogna di partire all’assalto della concorrenzialità fiscale tra gli stati membri. Ciò  significherebbe rottamare la sovranità nazionale anche in materia fiscale. Dopo aver scelleratamente spalancato le frontiere, si  vuole dunque mandare a ramengo un altro pilastro fondante dell’autonomia nazionale. Gli Stati, dopo aver perso la facoltà di decidere quali migranti accogliere sul proprio territorio e quali no, perderebbero anche quella di scegliere che tipo di fisco vogliono.

Stupro europeo

Come verrebbe perpetrato l’ennesimo stupro europeo ai danni delle sovranità nazionali?

Le questioni fiscali sono uno degli ultimi ambiti in cui l’UE è tenuta a decidere all’unanimità. Qualsiasi Paese membro, per piccolo che sia, con un suo njet (veto) può bloccare tutto. Evidentemente,  se ai tempi venne inserita questa regola, c’erano dei buoni motivi. In particolare la salvaguardia dell’ “autodeterminazione” degli Stati membri più deboli da brame di potere straniere.

“Grappino” Juncker e compagnia cantante, pur avendo ormai le valigie in mano, ora bramano  l’abolizione di questo diritto di veto anche nelle questioni fiscali. Secondo la  “visione” di costoro, in futuro anche tali temi andrebbero decisi a maggioranza qualificata. Il che si tradurrebbe nella prevaricazione dei paesi piccoli ad opera di quelli grandi.

Evidentemente le decisioni fiscali comunitarie, che riguardano dunque il mercato interno, verrebbero poi imposte anche alla Svizzera se dovessimo firmare lo sconcio accordo quadro istituzionale con cui l’italo-svizzero KrankenCassis (PLR) e la casta spalancatrice di frontiere sognano di ridurci a colonia di Bruxelles.

Tassa e sperpera

La concorrenzialità fiscale, l’obbligo di doversi mettere in competizione con altri,  comporta ovviamente una pressione al ribasso sulle imposte. Essa è dunque un mezzo efficace per proteggere i cittadini dai saccheggi di Stato. La spinta a mantenere un fisco snello mette anche al riparo da spese pubbliche scriteriate e da megalomanie dei politicanti con i soldi dei contribuenti. I balivi di Bruxelles adesso tramano per mettere nella palta quei paesi che si gestiscono bene e si possono permettere un fisco leggero.

Perché infatti i $inistrati del partito delle tasse strillano come ossessi contro  la concorrenzialità fiscale? Perché, senza questa “spinta al ribasso”, si scatenerebbe la corsa agli aggravi fiscali. Il tripudio della logica del tassa e spendi. Anzi, addirittura del tassa e sperpera. La dinamica è sempre la stessa: ogni richiesta diventa un bisogno, ogni bisogno un diritto, e per accordare tutti i nuovi diritti di fresca invenzione, spesso e volentieri di natura finanziaria (rendite pagate dal contribuente),  lo Stato spende sempre di più. Ed inoltre si gonfia come una rana di nuova burocrazia e di nuovi  burocrati  (questi ultimi da scegliere  tra i galoppini dei partiti giusti). Il conto? Scaricato sul groppone del solito sfigato contribuente!

Sovranità a pallino

La concorrenzialità fiscale dunque tutela i borselli dei cittadini, ed è questa tutela che i balivi di Bruxelles vorrebbero far saltare. Naturalmente – e come sempre – assieme alla democrazia : nel concreto, all’autonomia dei Paesi membri di decidere, tramite i loro rappresentanti eletti e gli strumenti democratici a disposizione, che tipo di fiscalità vogliono.

Spedizione punitiva

Nell’attentato alla concorrenzialità fiscale si può vedere anche una spedizione punitiva degli eurobalivi nei confronti dei “riottosi” paesi dell’Est Europa. Quelli che costruiscono i muri sul confine (bravi!); quelli che non ne vogliono sapere di farsi islamizzare in nome del fallimentare multikulti e dell’invasione promossa da Bruxelles; quelli che rispondono njet alle pretese europee di ingerlargli (in burocratese si parla di “ricollocamenti”) legioni di finti rifugiati con lo smartphone, tutti giovanotti non integrati e non integrabili.

I Paesi dell’Europa orientale fanno uso, come è loro buon diritto, della concorrenzialità fiscale per attirare nuove imprese. E’ un mezzo per compensare altri svantaggi, come carenze nelle infrastrutture, posizione periferica o lingue nazionali poco diffuse.

Ecco cosa si guadagna…

Poiché la fiscalità è evidentemente una componente del mercato interno, nella denegata e deleteria ipotesi in cui la Svizzera dovesse sottoscrivere lo sconcio accordo quadro istituzionale, un domani i balivi di Bruxelles sarebbero capaci di venirci a dire, ad esempio, che dobbiamo allineare il nostro fisco a quello del Belpaese.

Smantellamento della democrazia e più tasse! Ecco cosa ci si guadagna a calare compulsivamente le braghe davanti alla fallita UE.

Disastro finanziario

Del resto, che lo sconcio accordo quadro istituzionale avesse pure  implicazioni finanziarie disastrose lo si era capito da un po’. Basti pensare che questo trattato capestro “istituzionalizzerebbe” i contributi di coesione degli svizzerotti alla DisUnione europea. Vedi il regalo da 1.3 miliardi di Fr (soldi nostri, che poi mancano all’AVS) che la casta eurolecchina vorrebbe fare a Bruxelles. E’ conclamato:  queste mazzette stratosferiche non hanno uno straccio di effetto pratico. Che permettano di contenere l’immigrazione, è una fregnaccia inventata per i boccaloni. Il bilancio del primo miliardo di coesione dimostra semmai il contrario. Si tratta di semplici marchette “per oliare”. Ebbene,  queste aberranti marchette diventerebbero degli automatismi. Gli svizzerotti non potrebbero più decidere se versare o no dei “contributi” all’UE e se sì quanto donare. No: arriverebbero direttamente gli esattori di Bruxelles  a saccheggiare le nostre casse pubbliche. Con “bella” regolarità.

E noi stiamo ancora qui a perdere tempo con questo accordo quadro del Cassis? Ma mandiamo finalmente affan… i balivi di Bruxelles ed i loro camerieri del triciclo PLR-PPD-P$$!

Lorenzo Quadri

 

La boiata del “bisogna oliare”

Altro che “via bilaterale”! I camerieri dell’UE vogliono la via della sudditanza!

Come da copione, i soldatini del PLR sono scesi in campo per fare il lavaggio del cervello – a suon di fake news – a sostegno dello sconcio accordo quadro istituzionale con l’UE. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto europeo, oltre che i giudici stranieri; quello che ci obbligherebbe a mantenere tutti i cittadini comunitari che immigrano in Svizzera; quello che ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se costoro hanno il passaporto di un paese della disunione; quello che manderebbe definitivamente al macero le già striminzite misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione.

Rafforzare… cosa?

Sicché nei giorni scorsi i signori PLR di Economiesuisse, ovvero i giannizzeri della grande economia, se ne sono usciti con l’ennesima marchetta allo sconcio accordo quadro. Niente di nuovo sotto il sole (e neppure sotto la neve): che questa gente brami di svendere la Svizzera e gli svizzeri ai balivi dell’UE per ingrassare le già rigonfie saccocce dei suoi padroni è una non-notizia. L’andazzo della succursale del PLR denominata Economiesuisse è noto da tempo. Questa volta però lor$ignori l’hanno fatta fuori dal vaso. Infatti se ne sono usciti a dire che lo sconcio accordo quadro istituzionale servirebbe a rafforzare la via bilaterale. Eh no, cari liblab di Economiesuisse, questa fetecchiata la andate a raccontare a qualcun altro!

Infatti si dà il caso che l’accordo quadro istituzionale, nella scellerata e denegata ipotesi che venisse sottoscritto, segnerebbe la FINE della via bilaterale. La via bilaterale presuppone infatti due partner che trattano alla pari. Con lo sconcio accordo quadro, invece, la Svizzera verrebbe ridotta a colonia dell’UE. Altro che via bilaterale: così si spiana la strada alla via della sudditanza! Dove si voglia andare a parare, è fin troppo evidente: ridurre la Svizzera alla stregua di uno Stato membro UE.

Allo stesso modo vanno respinte al mittente le fanfaluche raccontate sempre nei giorni scorsi dal buon Roberto Balzaretti, ovvero il portaborse del PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis. Secondo Balzaretti, l’accordo quadro sarebbe “l’olio per lubrificare i bilaterali”. Certo, come no! Un po’ come la fregnaccia dell’eurosenatore PPD Pippo Lombardi, entusiasticamente appoggiata dal presidente del PLR ticinese Bixio Caprara, secondo cui la Svizzera dovrebbe regalare 1,3 miliardi di franchi alla fallita UE “per oliare”!

Chinati a 90 gradi

La truffa è manifesta: questi soldatini della casta, pensando di fare fesso il popolazzo, si riempiono la bocca con la via bilaterale (concetto che, alle orecchie della maggioranza dei cittadini elvetici, dovrebbe suonare come rassicurante). Ma è un imbroglio! Loro la via bilaterale la vogliono distruggere! Rottamare! Loro non vogliono dei rapporti “bilaterali” con l’UE! Loro vogliono che la Svizzera sia chinata a 90 gradidavanti ai balivi dell’UE, e questo nel nome di accordi commerciali da cui traggono beneficio solo i loro padroni PLR della grande economia, mentre il popolo elvetico  la prende sistematicamente sul gobbo!

Questo concetto sarà bene tenerlo sempre a mente. Altro che “oliare”! Qui c’è gente che, con il mantra del “bisogna oliare” cerca di convincerci che svendere la Svizzera a Bruxelles è cosa buona e giusta!

Lorenzo Quadri

Diventeremo il bancomat dell’UE

Lo sconcio accordo quadro renderebbe i contributi miliardari obbligatori e ricorrenti

Ohibò, in questi giorni si moltiplicano i ricatti della fallita UE all’indirizzo degli svizzerotti a proposito dello sconcio accordo quadro istituzionale. Quello che ci imporrebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, la direttiva di Bruxelles sulla cittadinanza. Quest’ultima comporterebbe a) l’assalto alla diligenza dello Stato sociale svizzero ad opera di immigrati della DisUnione europea e b) impossibilità di espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE. Più altre sgradite sorprese che si scoprono man mano.

Pressioni mafiose

Le  pressioni di stampo mafioso sono caratteristiche di questa Europa di funzionarietti non eletti da  nessuno, ma che pretendono di comandare, sostituendosi alla democrazia. E sono la dimostrazione che lo sconcio accordo quadro istituzionale non è affatto nell’interesse della Svizzera, ma solo in quello dell’UE.

Nei giorni scorsi abbiamo sentito tale europarlamentare tedesco della CDU Elmar Brok (Elmar chi?) s”brok”care contro la Svizzera, proclamando dalle colonne del Blick che l’UE non farà concessioni sulla devastante libera circolazione, che “non ci sono margini di manovra” e che “gli svizzeri non avranno l’accordo (?)” se non accettano tutti i Diktat UE sul mercato unico.

 Girano la frittata

Ah ecco. Adesso arrivano perfino gli scaldacadreghe nel parlamento europeo, organo aduso a disquisire sulla curvatura delle banane, a pensare di dettarci le condizioni. E naturalmente a girare i termini della questione. Non siamo certo noi ad andare ad elemosinare lo sconcio accordo quadro (pietra tombale sulla nostra sovranità e sulla nostra indipendenza) all’ Unione europea. E’ quest’ultima che pretende di imporcelo. Naturalmente a proprio vantaggio. E come al solito i camerieri dell’UE in Consiglio federale, a partire dall’italo-svizzero KrankenCassis, per metà cittadino UE, sono pronti a chinarsi a 90 gradi, per far contenti i loro padroni della grande economia. Il bello è che il PLR Cassis ci ha pure raccontato un sacco di fanfaluche:  ad esempio che la direttiva UE sulla cittadinanza non c’entrava un tubo con l’accordo quadro istituzionale, ed invece c’entra eccome. Oppure che quella sui giudici stranieri sarebbe una “fake news” poiché a dirimere i contenziosi tra Svizzera ed UE ci sarebbe un tribunale arbitrale. Balle di fra’ Luca. Il tribunale arbitrale con cui il ministro PLR tenta di farci fessi conterebbe meno del due di picche. L’UE, in materia di diritto europeo, non riconosce altro giudice della Corte europea di giustizia. Altro che tribunale arbitrale! Delle due l’una: o KrankenCassis racconta balle, oppure non sa nemmeno lui quello che sta facendo.

Concesso molto?

Dello stesso tenore di quelle del Brok le fetecchiate raccontante al Forum di Davos dal commissario europeo kompagno Pierre Moscovici, personaggio di raro viscidume, secondo il quale “La Svizzera non ha più margini di negoziazione sull’accordo quadro, l’UE ha già concesso molto (ah ah ah)” mentre il rinnovo dell’equivalenza borsistica solo per sei mesi sarebbe “solo una scadenza, non una strategia di pressione”.

E la Svizzera dovrebbe calare le braghe davanti ai ricatti di questa gente, che oltretutto a maggio, dopo le elezioni europee, verrà lasciata a casa in blocco?

E noi dovremmo ancora REGALARE a costoro 1,3 miliardi di franchi a mo’ di marchetta (“perché bisogna oliare”, come hanno dichiarato l’eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente del PLR Bixio Caprara)?

Mucca da mungere

L’accordo quadro istituzionale serve solo a trasformare definitivamente la Svizzera in una colonia dell’UE, oltre che in una mucca da mungere ad uso e consumo degli eurofuzionarietti. Sicché, più i balivi di Bruxelles sbraitano, più ci convincono che l’accordo quadro va stracciato e gettato nel cestino, e che di regalare 1.3 miliardi di Fr a Bruxelles non se ne parla nemmeno!

L’ultimo regalo

Veniamo ora all’ultimo regalo che l’accordo quadro del Cassis porterebbe alla Svizzera: l’automatismo dei contributi miliardari di coesione. Ovvero: su questi pagamenti, la Svizzera non avrebbe più niente da dire. Non potrebbe decidere, né se pagare o meno, e neppure la cifra! Arrivano gli esattori di Bruxelles a metterci direttamente le mani in tasca. Ecco qua il bell’accordo che il Consigliere federale del partito del “Buongoverno” PLR vorrebbe rifilarci!

Moscovici, Brok, “Grappino” Juncker e compagnia brutta: ma vaffa…!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Armi: una battaglia da vincere

Il referendum contro il Diktat UE è riuscito alla grande, ma il “bello” arriva adesso

Proprio ieri, dando l’ennesima luminosa dimostrazione di coerenza uregiatta, il presidente nazionale PPDog Gerhard Pfister durante l’assemblea dei delegati raccontava la fregnaccia del secolo: “Il PPD è l’ultimo pilastro (?) delle peculiarità svizzere”.Boiata più grossa non poteva essere pronunciata. Ed infatti la smentita, plateale, è arrivata in tempo reale. La stessa assemblea ha infatti approvato, a maggioranza schiacciante, la sottomissione (leggi: calata di braghe) della Svizzera alla direttiva disarmista dell’UE. Ovvero ad un Diktat che rottamale peculiarità svizzere, essendo contrario alle nostre tradizioni, alle nostre leggi ed anche alla nostra volontà popolare. Altro che PPD “pilastro delle nostre peculiarità”!

Importanza primaria

Al di là della clamorosa figura marrone (non è la prima e non sarà certo l’ultima) del PPD: la questione della direttiva disarmista di Bruxelles è di primaria importanza per il Paese.

Come sappiamo, il Consiglio federale (italo-svizzero KrankenCassis in primis, e questo in barba alle promesse fatte: ma ormai conosciamo il soggetto…) ed il triciclo eurolecchino PLR-PPD-P$$ in Parlamento per l’ennesima volta si sono chinati a 90 gradi davanti all’UE. Hanno infatti accettato di adeguarsi al Diktat che vuole disarmare i cittadini svizzeri onesti con il pretesto – farlocco – della lotta al terrorismo islamico. Pretesto farlocco poiché i terroristi islamici, lo ha capito anche il Gigi di Viganello, della direttiva comunitaria se ne fanno un baffo.

Contro questa scellerata decisione della partitocrazia è stato lanciato il referendum. Ed il referendum è riuscito alla grande.Ha raccolto ben 125mila firme, quando ne sarebbero bastate 50mila. Questo risultato lascia, ovviamente, ben sperare. Ma la battaglia è ancora tutta da combattere. Non basta raccogliere tante firme; bisogna vincere la votazione, prevista per maggio. Ed è proprio il caso di dire che “bisogna”. In gioco infatti non c’è solo la questione, per quanto importante, delle armi detenute legalmente dai cittadini svizzeri onesti. In gioco sono la nostra autonomia, la nostra indipendenza e la nostra sovranità. Perché è chiaro: se l’establishment cala le braghe questa volta, è evidente che lo farà sempre. E senza nemmeno bisogno dello sconcio accordo quadro istituzionale…

Lorenzo Quadri

Lo studio farlocco per trovare le nostre radici musulmane

UE fuori di cranio: sperpera 10 milioni pur di negare l’identità dell’Occidente

La fallita Unione europea è ormai del tutto allo sbando. E nella Commissione UE i soliti noti internazionalisti e multikulti devono essere andati del tutto fuori di melone. Ohibò, questa è gente che condivide le posizioni di quell’ex deputato ecologista francese (vedi la “chicca” a pag 29) secondo cui gli europei dovrebbero smettere di fare figli per poter accogliere meglio (sic!) i clandestini africani.

Lo studio farlocco

Adesso i balivi di Bruxelles hanno pensato bene di sperperare 10 milioni di euro dei cittadini europei per finanziare – udite udite – uno studio multidisciplinare (accipicchia!) che parte dalla seguente ipotesi di lavoro: “il Corano ha svolto un ruolo importante nello sviluppo intellettuale e religioso europeo”. Davanti a questa ennesima “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) si può solo restare interdetti.

E’ evidente che si tratta dell’ennesimo studio farlocco,roba da far impallidire le statistiche della SECO su disoccupazione e frontalierato in Ticino, pagato a peso d’oro, con cui la casta spalancatrice di frontiere ed islamofila tenta di dimostrare che in realtà l’Europa sarebbe musulmana. Una svergognata iniziativa ideologica, pagata con i soldi dei cittadini, con cui i funzionarietti di Bruxelles, ormai alla canna del gas, tentano di contrastare gli odiati “sovranisti” e tutti coloro che osano richiamarsi alla nostra identità per frenare l’invasione islamista che tanto piace al pensiero unico, alla partitocrazia, alla stampa di regime, ed in generale ai cosiddetti “poteri forti”.

Il passo successivo

Gli spalancatori di frontiere multikulti, non contenti di cancellare le nostre radici giudaico-cristiane – perché “bisogna aprirsi”, perché i finti rifugiati con lo smartphone di religione islamica (quanti i seguaci dell’Isis?) non devono venire offesi dalle nostre croci e dalle nostre chiese – adesso compiono il passo successivo. Ovvero, tentano di taroccarle: ma quali radici giudaico-cristiane, in realtà le nostre sono musulmane!

E quindi – questo lo scopo politico dello studio farlocco – avanti con l’invasione, avanti col multikulti, facciamo entrare tutti, introduciamo la sharia!

Alla larga

Che l’UE sperperi i soldi dei contribuenti non per risolvere i gravi problemi da cui è afflitta l’Europa (dis)unita ma per commissionare simili studi pilotati finalizzati a giustificare l’invasione, è l’ennesimo scandalo che dimostra che da simile euro-foffa dobbiamo stare più alla larga possibile.Altro che permettere ai funzionarietti di Bruxelles di comandare in casa nostra tramite lo sconcio accordo quadro istituzionale che tanto piace alla partitocrazia ed al ministro degli esteri italo-svizzero KrankenCassis (PLR)!

Non solo l’accordo quadro non va firmato, ma vanno disdetti i trattati-capestro oggi in vigore. A partire dalla devastante libera circolazione delle persone. A maggior ragione adesso che è chiara l’intenzione dell’UE: accogliere tutti i migranti economici islamici, dato che avremmo le stesse radici! $ignori, ma chi pensate di prendere per i fondelli?

Regali miliardari?

Il bello è che, secondo il triciclo PLR-PPD-P$$, noi svizzerotti dovremmo addirittura regalare a Bruxelles 1.3 miliardi di franchi, “ovviamente” senza uno straccio di contropartita, ma solo per “oliare”, ovvero per “rabbonire” i padroni europei. Così magari i nostri soldi potranno venire dilapidati per finanziare altri studi taroccati volti a giustificare “storicamente e scientificamente” (?) l’invasione? Qui qualcuno si è proprio bevuto il cervello!

Lorenzo Quadri

UE: ricattini ed elemosine

Gli eurobalivi continuano a prenderci per i fondelli. Ma a Berna non se ne accorgono

 

Per l’equivalenza della borsa le soluzioni si trovano. Ma se caliamo le braghe sulla nostra sovranità, non ci sarà ritorno

Proseguono i giochetti di Bruxelles sull’equivalenza della borsa svizzera, che gli eurobalivi intendono riconoscere solo fino a fine anno. Adesso spunta la proroga di sei mesi (che peraltro è solo un’ipotesi sul tavolo, non una decisione). Questi eurofalliti pensano di ricattarci con l’equivalenza della borsa, che però si dimostra sempre più un petardo bagnato visto che le alternative esistono eccome. E poi questi funzionarietti, che ci ricattano, hanno ancora il coraggio di parlare dello sconcio accordo quadro istituzionale come di un “accordo di amicizia” (citazione dal presidente della Commissione UE, il “diversamente sobrio” “Grappino” Juncker)? L’amicizia è tutt’altra cosa ed i camerieri bernesi di Bruxelles faranno bene a scendere dal pero che è ora!

Petardo bagnato

Pur consapevoli che usare a scopi ricattatori l’equivalenza della borsa è un petardo bagnato, gli eurobalivi insistono. Gli svizzerotti sono abituati a calare le braghe, sicché… avanti!

Oltretutto costoro, con la boria che li contraddistingue, pensano ancora di fare i grandi offrendo (?) la proroga di 6 mesi dell’equivalenza della borsa svizzera. Di fatto un’elemosina.

 Una schifezza

Questi ricatti grandi e piccoli mirano a farci concludere lo sconcio accordo quadro istituzionale, quello che il Consiglio federale ha mandato in consultazione, non avendo gli attributi per dire di no. Perché, come scritto la scorsa settimana, il trattato giunto sul tavolo del Consiglio federale è una sconcezza: se ne è accorto perfino il presidente uscente della Confederella, kompagno Alain Berset, che infatti venerdì ha dichiarato che “sarà difficile far accettare l’accordo quadro”.

Ed infatti le linee rosse, cosiddette invalicabili, sono state miseramente calpestate senza remora alcuna. L’accordo prevede la rottamazione delle misure accompagnatorie alla devastante libera circolazione delle persone e l’applicazione in Svizzera della direttiva UE sulla cittadinanza (ovvero: immigrati comunitari all’assalto del nostro Stato sociale; ed inoltre impossibilità di espellere i delinquenti stranieri se questi sono cittadini UE). Il trattato è un’oscenità, però l’ex partitone, in evidente stato confusionale (troppi aperitivi pre-natalizi?) ha avuto  il coraggio di parlare di un “successo” del suo ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto KrankenCassis. Se questo è un successo, figuriamoci i flop!

 L’interesse di chi?

E’ evidente che un simile accordo ciofeca non è nell’interesse della Svizzera. L’insistenza con cui gli eurobalivi pretendono di imporcelo, a suon di ricatti, ben dimostra a che interessi risponde: a quelli della fallita UE. Sicuramente non ai nostri.

E mentre a Bruxelles va in scena il desolante teatrino dei ricatti e delle elemosine, alti papaveri PPDog e liblab vengono a raccontarci la fetecchiata epocale che dovremmo regalare 1.3 miliardi alla fallita UE “per oliare”.

Che vadano affan…

Una cosa è certa: gli eurobalivi ed i loro ricattini possono andare affandidietro. Per la questione dell’equivalenza della borsa, troveremo senz’altro delle soluzioni. Ma, se caliamo le braghe sulla nostra sovranità, non ci sarà ritorno.

Su un piatto della bilancia ci sono accordi economici vantaggiosi per pochi danarosi esponenti della casta (Economiesuisse e compagnia cantante). Sull’altro la nostra sovranità, la nostra indipendenza, i nostri diritti popolari. Col piffero che si sacrifica la Svizzera sull’altare del borsello rigonfio di pochi!

Lorenzo Quadri

 

La panna montata sulla non-notizia

I camerieri dell’UE in Consiglio federale non ne vogliono sapere dell’iniziativa contro la libera circolazione? E allora? Cosa c’è di soprendente?

Il Consiglio federale, come da copione, nei giorni scorsi ha strillato il proprio njet all’iniziativa popolare contro la devastante libera circolazione delle persone. E naturalmente la stampa di regime è corsa subito a scriverci i titoloni di prima pagina!

L’obiettivo è sempre il medesimo: fare il lavaggio del cervello ai cittadini! Dare il massimo risalto alla consueta manfrina pro-frontiere spalancate prodotta dai camerieri dell’UE in Consiglio federale. Ovvio che costoro dicano di no alla fine della devastante libera circolazione delle persone: dopo anni ed anni di martellante propaganda, di lavaggio del cervello e di terrorismo di regime per introdurla e conservarla, cos’altro potevano raccontare i tapini?

Sempre contro i cittadini

Ancora una volta, tuttavia, il disprezzo della casta nei confronti della volontà popolare emerge con prepotenza. Infatti, ma guarda un po’, il 9 febbraio 2014 la maggioranza degli Svizzeri votò  l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. Essa avrebbe dovuto portare o ad una disdetta, o ad una ridefinizione della devastante libera circolazione delle persone. Invece, come ben sappiamo, niente di tutto questo è accaduto. Sotto le cupole federali, il triciclo PLR-PPD-P$$ ha cancellato il voto popolare sgradito.

Di conseguenza, per rispetto della volontà popolare espressa ormai quasi 5 anni fa, il Consiglio federale avrebbe dovuto quanto meno accompagnare il proprio njet ad un controprogetto. Ma poco cambia.

Anche il parlamento…

Non c’è bisogno del Mago Otelma per prevedere che, dopo lo scontato njet del governicchio federale, arriverà quello – altrettanto scontato – della partitocrazia in Parlamento. Ovvio: se, a chi ha istericamente voluto la libera circolazione delle persone e continua a difenderla per tornaconto suo e/o dei suoi padroni, si va a chiedere se vuole abolirla, quale risposta ci si può attendere se non un no?

Scontato che anche su questi futuri njet annunciati la stampa di regime correrà, munita di robusti frullini, a montare la panna, fino a farla diventare burro. Malgrado si tratti, come detto, di non notizie.

L’importante è comunque che:

  • Nessuno si sogni di ritirare l’iniziativa calando le braghe davanti alla casta! Del resto, per i promotori sarebbe un autogoal deleterio in termini di credibilità. Se si crede in una battaglia, la si combatte fino in fondo. Quale che sia l’esito.
  • Sull’iniziativa voterà il popolo. E allora vedremo chi vuole continuare con: invasione da sud, dumping salariale, delinquenza d’importazione, aria impestata, viabilità a ramengo, eccetera eccetera! Il caso Brexit dimostra che senza devastante libera circolazione, quindi riprendendo il controllo dell’immigrazione, non solo si può vivere bene; si vive molto meglio!

Lorenzo Quadri

Accordo quadro: come al solito, chinati a 90 gradi!

Confermate le peggiori previsioni: col trattato coloniale si svende la Svizzera!

Altro che “negoziazione”, è una capitolazione su tutta la linea. Ma il governicchio federale non ha il coraggio né di respingere l’immonda ciofeca, né di decidere alcunché. Ed intanto l’ex partitone, in evidente stato confusionale (troppi aperitivi pre-natalizi?), blatera di “successo”. La risposta della Lega alla consultazione è già pronta: e sarà un bel “vaffa”!

Come c’era da attendersi, lo sconcio accordo quadro istituzionale che sarebbe stato negoziato dal consigliere federale PLR (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis e dai suoi burocrati è una vera ciofeca.

Già parlare di una “negoziazione” è una presa per i fondelli. Altro che negoziazione. Questa è la solita capitolazione su tutta la linea. Braghe calate ad altezza caviglia!

Accordo coloniale

L’accordo quadro giunto sul tavolo dei camerieri bernesi di Bruxelles è un trattato coloniale. Come abbiamo detto e scritto più volte: la pietra tombale sulla nostra sovranità.  Contiene tutto quello che gli eurobalivi volevano che contenesse.  E le famose linee rosse sulla protezione dei lavoratori e sulla direttiva UE sulla cittadinanza? Finite nel water in tempo di record, come c’era da attendersi. Di linea rossa non ne è stata rispettata mezza!

Lo sconcio accordo quadro contiene:

  • Ripresa dinamica cioè automatica del diritto UE
  • Giudici stranieri
  • Smantellamento delle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone
  • Ripresa della direttiva UE sulla cittadinanza: obbligo di mantenere ad oltranza gli immigrati nel nostro stato sociale se sono cittadini comunitari ed impossibilità di espellere gli stranieri UE che delinquono.
  • Eccetera eccetera.

Rottamazione della sovranità

Se lo sconcio accordo quadro istituzionale dovesse entrare in vigore, a dettar legge in Svizzera in materia di libera circolazione delle persone con tutti i suoi annessi e connessi, di trasporti aerei e terrestri, di ostacoli tecnici al mercato ed all’agricoltura, saranno i funzionarietti dell’UE. E a decidere in caso di controversie saranno giudici stranieri (la corte arbitrale farlocca non può statuire sull’applicazione del diritto UE; su di esso, infatti, decide solo la Corte europea di giustizia). Non è finita: lo sconcio accordo quadro si estenderà anche a futuri trattati tra la Svizzera e l’UE, ad esempio quello sull’accesso al mercato dell’elettricità.

Se questa non è la rottamazione della sovranità e dell’indipendenza elvetica, diteci di cosa si tratta! I nostri antenati che si sono battuti per la libertà del paese si rivoltano nella tomba. Il triciclo PLR-PPD-P$$ sta distruggendo la Svizzera.

Braghe calate

Altro che “negoziare”! Il ministro degli esteri binazionale si è chinato a 90 gradi davanti a Bruxelles. Ormai siamo diventati lo zerbino dell’UE. E’ evidente che con un simile accordo-ciofeca il Consiglio federale perde la faccia (quel poco che ancora restava) davanti ai cittadini. Aveva promesso “linee rosse invalicabili” ed invece le ha valicate tutte, dalla prima all’ultima. Se questo governicchio federale di quaquaraquà avesse avuto un minimo di decenza (chiaramente è chiedere troppo) avrebbe respinto al mittente la sconcezza giunta sui suoi tavoli riccamente intarsiati. Invece non ha avuto il coraggio di farlo. Ma non ha neanche avuto quello di dire di sì, malgrado evidentemente non stia nella pelle dalla voglia di accondiscendere su tutta la linea. Però le elezioni federali si avvicinano, per cui…

Anche codardi

Sicché, cosa hanno fatto i camerieri di Bruxelles?  Hanno mandato l’accordo in consultazione, per scappare pavidamente dalle proprie responsabilità. Non avendo gli attributi per decidere, fanno decidere ad altri. Non solo asserviti, ma anche codardi.

E l’ex partitone, manifestamente in stato confusionale, ha ancora il coraggio di definire un “successo di Cassis” questo sfacelo su tutta la linea?Ormai i tapini non sanno più cosa inventarsi per difendere l’indifendibile.

La risposta della Lega alla consultazione sullo sconcio accordo quadro, comunque, è già pronta: e sarà un bel “vaffa!”.

E, se la partitocrazia dovesse approvare l’accordo capestro, il referendum è garantito!

Lorenzo Quadri

 

L’UE ci discrimina e noi le regaliamo 1.3 miliardi!

“Grazie” al triciclo PLR-PPD-P$$ al Consiglio degli Stati, lo sfacelo è ormai completo

Mercoledì gli eurobalivi annunciano che l’equivalenza della Borsa svizzera non verrà riconosciuta dopo il 31 dicembre. Giovedì i “senatori” si chinano a 90 gradi e decidono di regalare all’UE 1.3 miliardi. In qualsiasi altra parte del mondo, la gente sarebbe già scesa in piazza con i forconi

Come volevasi dimostrare, non c’è limite al peggio e nemmeno al calabraghismo del triciclo PLR-PPD-P$ davanti ai suoi padroni di Bruxelles.

Giovedì il Consiglio degli Stati è riuscito a votare a favore del versamento del cosiddetto “miliardo di coesione”. Che non è un miliardo, bensì un miliardo ed un terzo; e che non è nemmeno il primo che paghiamo alla fallita UE.

Altro che “oliare”…

Questa cifra enorme, naturalmente di proprietà dei cittadini svizzeri, verrebbe versata senza uno straccio di obbligo, né di contropartita.  Ormai, i politicanti non tentano nemmeno più di far credere alla fregnaccia che questi versamenti scriteriati avrebbero un qualche riscontro positivo concreto per la Svizzera. E’ universalmente ammesso che non ce ne sarebbe l’ombra. Si tratta semplicemente di fare una marchetta a Bruxellesaffinché ci “tratti con fair play”. In altre parole, un pizzo mafioso.

Come ha spiegato il senatore PPD Pippo Lombardi – che con il suo voto determinante ha fatto accettare il contributo di coesione dalla Commissione di politica estera del Consiglio degli Stati, da lui presieduta – si tratta “oliare certi meccanismi”.

E questi sarebbero i nostri partner contrattuali? Gente a cui dobbiamo pagare dei pizzi? Ma mandiamoli affanc! E invece no: come al solito, gli svizzerotti si chinano a 90 gradi.

La clausola-barzelletta

In sprezzo del ridicolo, e pensando che la gente sia scema, il Consiglio degli Stati si è inventato una risibile clausola per vincolare il versamento della maxi-marchetta miliardaria alla “non discriminazione” della Svizzera da parte dell’Unione europea. Certo, come no. E’ evidente che, qualora il triciclo PLR-PPD-P$$ decidesse di pagare il pizzo all’UE (perché davanti a Bruxelles “dobbiamo” calare le braghe, sempre e comunque) non ci sarà nessuna retromarcia. Qualsiasi cosa accada. Ogni ipotesi di blocco del pagamento – dice niente il tormentone sui ristorni dei frontalieri? – verrebbe immediatamente affossata dalla partitocrazia, che farebbe sfoggio del  consueto terrorismo di regime. Verrebbe agitato lo spettro di chissà quali spaventose ritorsioni nel caso in cui gli svizzerotti decidessero di fare uno sgarbo a Bruxelles e blablabla.

Discriminati di nuovo!

A rendere la nuova calata di braghe ancora più sconvolgente, il fatto che essa è giunta proprio all’indomani dell’ennesima discriminazione contro la Svizzera decisa a Bruxelles.Infatti l’UE non intende riconoscere l’equivalenza della borsa elvetica dopo il 31 dicembre.

Dunque: mercoledì arriva la nuova discriminazione degli eurobalivi nei nostri confronti. E, il giorno dopo, come reagiscono i camerieri dell’UE al Consiglio degli Stati, esponenti ticinesi compresi? Invece di bocciare all’unanimità il pagamento del pizzo, decidono di versarlo! Da restarci di melma. Una cosa del genere non accadrebbe da nessuna parte al mondo. Poi, forse pensando di salvarsi la faccia, gli illustri senatori si mettono a  blaterare della patetica “clausola di correttezza” di cui sopra. Una clausola che è una vera presa per i fondelli. Del tutto priva di qualsiasi effetto pratico, serve solo ad evitare che la gente scenda in piazza con i forconi, vedendo come i suoi sedicenti “rappresentanti” vogliono gettare nel water 1.3 miliardi di franchi dei loro soldi. Soldi che farebbero assai comodo nelle casse dell’AVS, tanto per fare un esempio.

I balivi se la ridono

I balivi di Bruxelles se la ridono a bocca larga. Fare fessi gli svizzerotti è più facile che rubare le caramelle ad un bambino. Il bello è che tra qualche mese questi signori della partitocrazia che ogni giorno svendono la Svizzera e la trasformano nello zimbello d’Europa, avranno ancora il coraggio di mettere fuori la faccia per elemosinare voti.

Lorenzo Quadri

Accordo quadro con l’UE: la calata di braghe è totale

L’indiscrezione-horror: KrankenCassis (PLR) avrebbe cancellato tutte le linee rosse!

 

In Consiglio federale già venerdì? Frena Ugo! E’ chiaro che non si decide proprio un bel niente con due “ministri” (Doris e “Leider” Ammann) che tra un mesetto non saranno nemmeno più in carica!

Come avevamo ampiamente previsto! Il ministro degli esteri KrankenCassis (PLR), ha calato le braghe sulle famose linee rosse dell’ accordo quadro con l’UE. Sarebbe questo il “buongoverno” dell’ex partitone?

Stando a quanto pubblicato dal TagesAnzeiger (non dal Mattino populista e razzista) il Consigliere federale (ex) doppiopassaporto avrebbe trasmesso ai colleghi una proposta di accordo quadro con l’UE di una sconcezza totale.

Altro che rispetto delle linee rosse: sarebbe prevista la calata di braghesulle misure accompagnatorie (dimezzamento da 8 a 4 giorni del periodo di notifica per i padroncini UE) come pure sulla direttiva degli eurobalivi sulla cittadinanza! Ecco come i camerieri di Bruxelles in Consiglio federale rispettano le promesse fatte! Inoltre, questo è solo ciò che è trapelato. Poco ma sicuro che i piegamenti a 90 gradi davanti agli eurofunzionaretti non sono finiti.

Criminali stranieri

La direttiva UE sulla cittadinanza, lo ricordiamo, ci impedirebbe di espellere i delinquenti stranieri se sono cittadini comunitari e ci costringerebbe ad allargare ancora di più i cordoni della borsa per mantenere gli immigrati UE nel nostro Stato sociale. Avanti così, facciamoci sfruttare da tutti!

Il bello è che il buon Cassis prima aveva tentato di far credere che la direttiva sulla cittadinanza non facesse parte dello sconcio accordo quadro istituzionale, poi si è inventato la  fandonia della “linea rossa” e adesso, naturalmente, arriva la capitolazione!

E cosa ne pensano i $ocialisti – quelli che vogliono l’adesione della Svizzera all’UE – della rottamazionedi quelle misure accompagnatorie con cui si sono sciacquati la bocca per anni? Per l’ennesima volta il P$ (Partito degli Stranieri) anteporrà il servilismo nei confronti di Bruxelles alla protezione dei lavoratori?

Non è finita

Ovviamente l’inverecondo accordo quadro istituzionale, un vero e proprio accordo-capestro che costituirebbe la pietra tombale sulla nostra sovranità, oltre alla FINE delle misure accompagnatorie e al Diktat UE sulla cittadinanza ci imporrebbe tra l’altro: la ripresa dinamica ovvero automatica del diritto comunitario, i giudici stranieri, l’invasione di TIR UE da 60 tonnellate, la fine delle banche cantonali con garanzia dello Stato, eccetera eccetera!

Fuori di testa

Anche la tempistica con cui si pretenderebbe (ma col piffero!) di sottoscrivere l’osceno accordo quadro è delirante. Secondo il TagesAnzeiger, il dossier dovrebbe arrivare sui tavoli del governicchio federale già venerdì. Ma qui qualcuno è fuori come un terrazzino!

Tanto per cominciare: in Consiglio federale ci sono due partenti, ovvero la Doris uregiatta ed il liblab “Leider” Ammann. I quali, poco ma sicuro, sosterrebbero la svendita della Svizzera proposta da KrankenCassis. Peccato che l’allegro duetto abbia già le valigie in mano! Ed è evidente che a decidere su un tema della massima importanza per il futuro del Paese non possono essere due Consiglieri federali che tra un paio di settimane non saranno più in carica! Ma stiamo scherzando?

Ad avere già un piede fuori dalla porta, comunque, sono anche i funzionarietti di Bruxelles, a partire dal “diversamente sobrio” Jean-Claude “Grappino” Juncker. In primavera, con le elezioni europee, questa foffa verrà spazzata via con un colpo di spugna. E’ quindi ovvio che con la fallita UE non si sottoscrive nessun accordo; men che meno adesso! In un normale collegio governativo, le obbrobriose proposte del ministro degli esteri PLR – ecco i grandi statisti che l’ex partitone regala al Paese! Complimenti! – verrebbero cestinate nel giro di tre secondi netti.

Ma purtroppo nel caso concreto stiamo parlando di un gremio di camerieri di Bruxelles. Gente capace di dar via 1.3 miliardi di Fr dei nostri soldi agli eurofalliti senza uno straccio di obbligo né di contropartita, ma soltanto perché “bisogna oliare”. Sicché ci si può solo attendere il peggio.

Lorenzo Quadri

L’Area Schengen è morta e sepolta: la rivolta del Nord

Di scadenza in scadenza, i controlli sui confini vengono prorogati ad oltranza

 

Certo che siamo proprio fessi! La partitocrazia PLR-PPD-P$ ha accettato il diktat dell’UE contro le armi dei cittadini onesti, malgrado sia contrario alle nostre leggi, alle nostre tradizioni ed alla nostra volontà popolare. L’indecente calata di braghe è stata giustificata, come al solito, col ricatto. Se non accettiamo, hanno a lungo blaterato i politicanti del triciclo, “la permanenza della Svizzera nello Spazio Schengen è a rischio”(uhhh, cha pagüüüraaa!). Da qui lo slogan populista: “dobbiamo salvare Schengen!”.

I controlli restano

Complimenti, soldatini della casta, proprio una bella pensata: l’ennesima. Infatti Schengen è già morto e sepolto. Gli svizzerotti sono tra i pochi che si ostinano a mantenere le frontiere spalancate. Germania, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia nel 2015 a causa del caos asilo (grazie Anghela Merkel!) hanno temporaneamente (?) reintrodotto i controlli ai confini. Il termine per smantellarli scadeva la scorsa settimana. Eppure stranamente, per la serie “ma tu guarda i casi della vita”, nulla è successo. I paesi in questione hanno annunciato che i controlli resteranno in vigore per altri sei mesi. Scaduti i quali, non ci vuole una grande fantasia per immaginarlo, verranno ancora una volta prolungati. E così via. La Francia, dal canto suo, ha fatto sapere ad ottobre che la sua proroga scadrà ad aprile (di quale anno?). Il tutto per la gioia del “diversamente sobrio” presidente in scadenza della Commissione UE Jean-Claude “Grappino” Juncker (quello che si presenta alle conferenze stampa con una scarpa blu ed una marrone; probabilmente a causa della nota “sciatica”).

Se anche loro…

L’accordo di Schengen e le frontiere spalancate, che dovrebbero essere delle vacche sacre della (fallita) Unione europea, appartengono ormai al passato. Non ci crede più nessuno. Passi i famigerati e vituperati paesi del blocco Visegrad. Ma se perfino Francia e Germania non ne vogliono sapere di dismettere i controlli “temporanei” sul confine, vuol dire che l’Unione europea ha davvero un piede nella fossa.

Gli unici servi

E chi sono gli unici che ancora si fanno “schiacciare gli ordini” dai funzionarietti di Bruxelles a cui ormai nessuno dà più retta? Gli svizzerotti. Succubi e proni al punto non solo da chinarsi a 90 gradi davanti ad ogni diktat comunitario senza neanche essere paese membro, ma addirittura da voler REGALARE 1.3 MILIARDI all’UE perché – come hanno spiegato in coro l’Eurosenatore PPD Pippo Lombardi ed il presidente dell’ex partitone Bixio Caprara – “bisogna oliare”. Ma oliare cosa, che presto non ci saranno più gli ingranaggi e nemmeno la macchina??

Anche il Gigi di Viganello si è accorto che siamo molto più “in Europa” noi dei paesi del blocco Visegrad, che pure sono  Stati membri. Chi ringraziare per questo scempio lo sappiamo benissimo: l’establishment internazionalista, che  è la rovina della Svizzera.

Lorenzo Quadri