Chiusura dei valichi secondari: e ci sarebbe mancato altro!

E per il “confine verde” costruiamo una bella barriera sul modello ungherese

 Il Consiglio degli Stati ha deciso giovedì  a larga maggioranza (25 voti a 13) di non archiviare la mozione della consigliera nazionale leghista Roberta Pantani sulla famosa chiusura notturna dei valichi secondari incustoditi. Il Consiglio nazionale deve ancora esprimersi.

Decisione “miracolosa”? No, decisione doverosa! Infatti, ci sarebbe mancato che le cose andassero diversamente: la proposta di chiusura notturna era stata approvata sia dal Consiglio federale che da entrambe le camere del parlamento. Tuttavia, non è mai stata davvero applicata. Il primo aprile 2017 come noto ebbe inizio la chiusura in prova di tre valichi (Novazzano Marcetto, Pedrinate, Ponte Cremenaga) per sei mesi. La decisione aveva fatto starnazzare ad oltranza il solito stuolo di politicanti d’Oltreramina in fregola di visibilità mediatica, con al seguito i pennivendoli di servizio.

Trascorsi i sei mesi di prova, le dogane vennero di nuovo spalancate  24 ore al giorno dalla Confederella; tra l’altro senza nemmeno avvisare il Cantone. Per altri sei mesi il tema venne imboscato. Il che lasciava facilmente intuire quale sarebbe stato l’epilogo. Ed infatti i burocrati federali se ne uscirono tranquilli come un tre lire a dichiarare che la chiusura notturna non sarebbe stata ripristinata poiché “non serve”.

Ohibò. E’ il caso di ricordare che con lo stesso argomento i burocrati federali – ai tempi a menare il torrone c’era il tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, Jacques de Watteville – tentarono di sabotare pure la richiesta del casellario giudiziale prima del rilascio o del rinnovo di permessi B e C. Anche il casellario, secondo gli strapagati funzionari bernesi, “non serve”.  Peccato che, grazie a questa misura, introdotta nel 2015 dal Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi, si è impedito a centinaia di delinquenti pericolosi di trasferirsi in Ticino ed in Svizzera. Per cui, la storiella del “non serve” lorsignori la vanno a raccontare a qualcun altro.

La vera ragione

Ed infatti, i burocrati federali dovettero ammettere che in effetti le frontiere sono state riaperte per un altro motivo: la chiusura notturna rischiava di provocare difficoltà diplomatiche con il Belpaese. Adesso è tutto chiaro. Altro che “chiusura inutile”. Semplicemente, i camerieri dell’UE in Consiglio federale hanno CALATO LE BRAGHE davanti al Belpaese. Così facendo, hanno mandato l’ennesima volta allo sbaraglio il Ticino, Mendrisiotto in primis.

Per la serie: che i cinkali ticinesi restino pure in balia di criminali in arrivo da Oltreramina. Chissenefrega delle rapine ai distributori di benzina, chissenefrega degli assalti bombaroli ai bancomat, chissenefrega dei furti in casa. Queste sono quisquilie e pinzillacchere! L’importante sono i “buoni rapporti” con il Belpaese. Che poi per tutto ringraziamento non perde un’occasione che sia una per fregarci.

Altrimenti detto: i camerieri dell’UE in Consiglio federale sacrificano la nostra sicurezza in nome di presunte “buone relazioni”, con la Penisola. Relazioni tanto buone che gli svizzerotti vengono sistematicamente infinocchiati dagli assai più scaltri vicini.

Finalmente applicare!

Su quanto sia ridicola la tesi che la chiusura notturna dei valichi secondari “non serve”, non è necessario spendere molte parole. A parte che la richiedono i Comuni di confine, che conoscono la situazione sul territorio molto meglio dei burocrati bernesi eurolecchini sigillati nei loro sfarzosi uffici. E’ evidente che, se i valichi sono chiusi, i delinquenti non possono utilizzarli per entrare ed uscire dalla Svizzera in macchina, come invece fanno ora. L’epidemia di assalti esplosivi ai bancomat ha ancora una volta dimostrato la necessità di intervenire.

Stando così le cose, ci sarebbe mancato altro che il Consiglio degli Stati ritenesse “evasa” la questione della chiusura notturna con il periodo di prova farlocco ed i successivi pretesti  da tre e una cicca addotti per lasciare le frontiere perennemente spalancate.

Sicché, altro che “archiviare” – ovvero: metter via senza prete – la mozione Pantani. Non solo la mozione non va archiviata, ma va finalmente applicata. Ciò che non è mai avvenuto: la chiusura “in prova” ha coinvolto infatti solo tre valichi.

Costruiamo un bel MURO

Ovviamente, si può senz’altro concordare sul fatto che da sola la chiusura notturna dei valichi secondari non basta a garantire la sicurezza del Ticino. Ma è ovvio che la risposta a questa obiezione non può essere la rinuncia alla chiusura notturna. La risposta deve invece essere: si procede con le chiusure notturne ed in piùsi prendono anche altre misure. Si invoca sempre il “confine verde”. Concordiamo senz’altro che si debba intervenire anche a tal proposito. Quindi, per garantire la sicurezza del confine verde, cominciamo a costruire una bella BARRIERA come quella dell’Ungheria. Così creiamo anche lavoro per le imprese ticinesi!

Lorenzo Quadri

 

Ancora la menata degli “automobilisti ticinesi”

Certo che questa ci mancava. Ecco che, grazie al solito quotidiano La Provincia di Como, torna alla ribalta (?) la menata degli automobilisti con TARGA ticinese che commettono infrazioni nel Belpaese.

Si ricorderà che, nel periodo natalizio, attorno alla questione si era creata una vera e propria telenovela. Naturalmente oltreconfine si guardano bene dal dire che un conto è avere la targa TI sull’auto, mentre tutt’altra cosa è avere il passaporto rosso. Visto che in questo sfigatissimo Cantone il 30% della popolazione è straniera (senza contare i beneficiari di naturalizzazioni facili, che naturalmente poi spariscono dalle statistiche) l’equazione targa ticinese = automobilista ticinese è tutt’altro che scontata. Viene però  strumentalizzata “alla grande” da taluni giornalai italici. I quali si sono accorti che fomentare l’astio, quando non addirittura l’odio, contro i ticinesi, fa guadagnare click in rete e/o fa vendere qualche copia cartacea in più. E allora, come recita il detto, “piatto ricco, mi ci ficco”!

Esca succulenta

Ultimo in ordine di tempo, un titolo a caratteri cubitali, apparso nei giorni scorsi sempre sulla Provincia di Como, che recita: “Svizzero parcheggia sul posto dei disabili e insulta il sindaco”, fattaccio che sarebbe avvenuto a Carlazzo. Ovviamente davanti ad un’esca tanto succulenta, i leoni da tastiera si sono scatenati.

E’ chiaro che chi posteggia e si comporta come sopra descritto è un cafone. Proprio per questo, non ci va bene che si dichiari platealmente (con secondi fini ovvi) che si tratta di uno svizzero, quando non c’è alcuna prova che sia così! Ci sono anzi concrete possibilità che si tratti di un cittadino italiano residente in Svizzera: in vari casi analoghi, come quello della Ferrari targata Ticino posteggiata a Milano su un posto riservato ai disabili, la realtà è poi risultata essere quella.

La “famosa” prima pagina

Ricordiamo che Oltreramina stampa e vari politicanti ebbero a strillare contro la prima pagina del Mattino sulla chiusura notturna dei valichi secondari per fermare i rapinatori (misura naturalmente rottamata dai burocrati federali eurolecchini). La foto di copertina rappresentava la banda bassotti nel tentativo di entrare in Ticino dall’Italia.

A parte, ovviamente, la gravità assai diversa del reato, non si vede perché, come ticinesi, dovremmo accettare l’immagine denigratoria di cittadini ligi alle regole in casa nostra ma spregevoli cafoni in casa altrui. Chi è cafone lo è indipendentemente dal luogo in cui si trova.

Odio social

Oltretutto, non è molto intelligente, da parte di taluni giornalai italici, continuare a diffamare i ticinesi per aizzare l’odio social. Già siamo costretti a sorbirci, per colpa della partitocrazia spalancatrice di frontiere PLR-PPD-P$$, l’invasione da sud. Se magari qualcuno si aspetta che siamo pure disposti a tollerare che troppa gente che ha la pagnotta sul tavolo solo grazie al Ticino ci sputi pure in faccia, ha fatto male i conti.

Non si può tirare la corda all’infinito. E non c’è scritto da nessuna parte che i gilet gialli possono esistere solo in Francia.

Lorenzo Quadri

 

Richiesta del casellario: una storia di successo!

Ma guarda un po’: la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale serve! Come abbiamo letto la scorsa settimana, la prassi introdotta da Norman Gobbi nel 2015 ha impedito il rilascio o il rinnovo di un permesso B o G a 251 delinquenti pericolosi. Tutta foffa straniera che, senza la richiesta del casellario – “grazie” alla devastante libera circolazione delle persona voluta dal triciclo PLR-PPD-P$$ – adesso si troverebbe sul nostro territorio a combinarne peggio di Bertoldo. O magari alloggerebbe a nostre spese all’Hotel Stampa (creato per l’appunto per i delinquenti stranieri, che costituiscono fino all’80% degli “ospiti”) dove ci costerebbe 400 Fr al giorno.

Pochi?

A chi dice che 251 permessi rifiutati o non rinnovati sono pochi è facile replicare: 1) 251 delinquenti pericolosi in meno in Ticino certamente non sono pochi! 2) Ovviamente questa statistica non tiene conto (e come potrebbe?) dell’effetto deterrente. Ossia di tutti quelli che, sapendo della richiesta dell’estratto del casellario, hanno rinunciato a presentare domanda per un permesso di frontaliere o di dimorante. E questi casi potrebbero essere migliaia!

Carichi pendenti

E’ anche opportuno ricordare che inizialmente, per maggior sicurezza, veniva richiesto anche il certificato dei carichi pendenti; il casellario infatti contiene solo condanne cresciute in giudicato. Purtroppo però la partitocrazia in governicchio, davanti alle pressioni congiunte del Belpaese – che non ha apprezzato la misura (i vicini a sud immaginano forse di rifilarci i loro criminali?) – e dei camerieri dell’UE in Consiglio federale, che si schierano sistematicamente contro il Ticino e dalla parte dell’Italia, ha calato le braghe sui carichi pendenti.

Il tirapiedi dell’ex ministra

Ma c’è di peggio, e non bisogna dimenticarlo. La burocrazia federale, e per essere precisi l’ex Segretario di Stato De Watteville, già tirapiedi dell’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, ha pure tentato di fare pressioni sulla deputazione ticinese a Berna affinché questa a sua volta chiedesse al governicchio di rinunciare alla richiesta del casellario. Perché, blaterava lo spocchioso burocrate, bisogna “oliare” i rapporti con il Belpaese. Ohibò, ‘sta fregnaccia del “bisogna oliare” cominciamo a sentirla un po’ troppo spesso! A cosa servano simili operazioni di lubrificazione lo hanno capito anche i sassi: a niente. Infatti il Belpaese ci prende per i fondelli all’infinto sul nuovo (ormai non più tanto nuovo) accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Inoltre, sentenziava De Watteville, il casellario sarebbe “inutile”. Come no! Si fosse dato retta a questo balivo bernese, adesso non avremmo né il casellario né men che meno l’accordo fiscale sui frontalieri. Ed in Ticino si trasferirebbe allegramente tutta la foffa. Perché, per immaginare che Roma avrebbe sottoscritto il citato accordo in cambio dell’abolizione del casellario, bisogna essersi bevuti il cervello. Eppure questi sono i ragionamenti (?) che vengono fatti nell’amministrazione federale. E non dall’ultimo güzzalapis arrivato, ma dei vertici! Da chi decide la linea diplomatica da tenere! E poi ci chiediamo come mai gli svizzerotti restano regolarmente fregati?

E il colmo è che perfino il triciclo PLR-PPD-P$ in governicchio si era detto pronto a rinunciare alla richiesta del casellario in cambio della firma italica sull’accordo fiscale. Non se ne è fatto nulla.

Valichi da chiudere

C’è anche un altro aspetto da tenere presente. I burocrati federali che hanno tentato di venderci la fanfaluca che la richiesta del casellariogiudiziale “non serve”, sono gli stessi che hanno sabotato la chiusura notturna dei valichi secondari, approvata dal parlamento federale che ha sostenuto la mozione della leghista Roberta Pantani. Con che argomento? Che non serve, ça va sans dire!

E’ quindi evidente che sulla chiusura notturna dei valichi occorre tornare alla carica perché – nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito – in linguaggio bernese “non serve” equivale a: “non piace alla vicina Repubblica, rispettivamente ai funzionarietti di Bruxelles”. E davanti a questa gentaglia, secondo la casta, noi svizzerotti dovremmo sempre e comunque chinarci a 90 gradi!

LORENZO QUADRI

Epico flop della petizione contro il Mattino: 44 firme!

E adesso avanti con la chiusura notturna di tutti i valichi secondari con il Belpaese

 

Ad inizio aprile è entrata in vigore la famosa chiusura notturna in prova per sei mesi di tre valichi secondari con il Belpaese.

La misura è stata decisa dalla Confederazione dopo l’approvazione in sede parlamentare della mozione della deputata leghista Roberta Pantani.

Si ricorderà che, alla notizia della chiusura, i vicini a sud hanno dato fuori di matto. I politicanti d’oltreramina si sono messi a starnazzare a pieni polmoni contro gli svizzeri razzisti che discriminano gli italiani. Come di consueto, a lorsignori gli svizzeri razzisti fanno ribrezzo, ma i soldi dei ristorni ed i posti di lavoro in Ticino, invece, li gradiscono assai.

Pretesto per mettersi in mostra

Si è subito capito che la shistorm ( = tempesta di cacca) antisvizzera (ed antileghista) era solo un pretesto per mezze tacche in fregola di visibilità per poter finalmente metter fuori il faccione sui media rilasciando dichiarazioni surreali.  Quando si è  in campagna elettorale nel Belpaese, spacciarsi per paladini dei frontalieri paga. Peccato che questi ultimi con la chiusura notturna dei tre valichi non c’entrino un tubo.

Ricordiamo pure che la Farnesina (ministero degli esteri italico) arrivò al punto da convocare d’urgenza (uhhhh, che pagüüüraaa!) l’ambasciatore di Svizzera a Roma per chiedere “spiegazioni”. Speriamo che il buon Kessler si sia presentato munito di disegnini per chiarire meglio il messaggio.

Fortunatamente, il dossier valichi rientra sotto la competenza del Dipartimento delle finanze di Ueli Maurer sicché, malgrado gli isterismi italici, la misura è rimasta al suo posto. Se la decisione fosse dipesa dalla ministra del “devono entrare tutti” kompagna Simonetta Sommaruga, poco  ma sicuro che l’epilogo sarebbe stato l’abituale calata di culottes in stile elvetico.

Ulteriori strilli

In questo clima di shitstorm antisvizzera per una misura che rientra ampiamente nella nostra sovranità nazionale – e ci mancherebbe ancora che a decidere sulla nostra sicurezza fosse la vicina Repubblica che tra l’altro in questo campo non brilla particolarmente – era nata la prima pagina del Mattino che vedete riprodotta. Vi figurano degli scassinatori (rappresentati come Bassotti) che dall’Italia tentano di entrare in Ticino ma vengono fermati dalla barriera abbassata e dai due supereroi leghisti (SuperNorman e WonderPanty). La pagina aveva suscitato ulteriori strilli. E non solo al di là del confine. Si ricorderà che un certo avvocato luganese aveva subito telefonato al quotidiano di servizio (LaRegione) per annunciare segnalazioni al Ministero pubblico per presunto razzismo. Naturalmente non c’è stata nessuna segnalazione, dal momento che la prima pagina in questione nemmeno lontanamente potrebbe configurare il reato invocato.

La petizione

Non solo. Sempre a seguito della copertina “incriminata” (che tra l’altro finì anche sui giornali della Svizzera tedesca) tale Marco Villa, responsabile del Gruppo Frontalieri Ticino (?) ebbe la bella idea di lanciare una petizione per chiedere al Consiglio federale di chiudere il Mattino. Uella!

Hai capito il signore? Ha la pagnotta sul tavolo grazie al Ticino ma pretende di imporre in casa nostra misure fasciste di censura.  Naturalmente i sedicenti paladini della libertà di stampa al proposito rimasero muti come avelli. Chiaro: per costoro solo  chi la pensa come loro ha il diritto di esprimersi. Gli altri vanno zittiti e criminalizzati. Il dogma del pensiero unico multikulti e spalancatore di frontiere!

Villa asfaltato

Adesso sappiamo che la  raccolta firme per la chiusura del Mattino (ci perdevamo il sonno di notte) si è risolta in un epico flop. 44 sottoscrizioni  raccolte in tre mesi: un vero e proprio record negativo. Sarebbe poi interessante sapere quanti firmatari hanno il passaporto rosso e risiedono in Svizzera. Il promotore – uno che si sciacqua la bocca con slogan come “rispetto”, “legalità”, “serenità” per poi sbroccare sulla sua paginuzza di faccialibro (facebook) distribuendo insulti a destra e a manca  – è stato letteralmente asfaltato. Figura di palta! Se Villa ci tiene,  è ovviamente liberissimo di andare a Berna consegnare le sue preziose 44 firme alla cancelleria federale; sarà, per i funzionari, una benvenuta occasione per farsi qualche grassa risata. In ogni caso, il Consiglio federale non ha facoltà di chiudere testate giornalistiche. Queste cose succedono solo nei regimi che evidentemente piacciono al promotore della petizione. Si consiglia comunque ai frontalieri, per non rischiare di essere accomunati a certi personaggi, di prendere le distanza dal Gruppo Frontalieri Ticino e dal suo responsabile.

PS: E’ ovvio che, essendo i primi tre mesi di sperimentazione della chiusura notturna dei tre valichi secondari andata per il meglio, la misura va resa definitiva e va estesa a tutti i valichi secondari con il Belpaese. Così come deciso alle Camere federali (che mai hanno parlato di periodi di prova o  di chiusura solo di alcune dogane).

Lorenzo Quadri

 

Gli insulti italici contro il Ticino non sono tollerabili

Prosegue l’ipocrita “shitstorm” antisvizzera da parte di chi ci deve la pagnotta

 

Nella scorsa settimana la Tv spazzatura italiana ha sguazzato alla grande nell’ormai famosa questione dei tre valichi secondari chiusi di notte. Ribadiamo che bisognerà chiudere anche tutti gli altri, così come deciso dal governo  e dalle camere federali.

Politicanti italici in fregola di visibilità mediatica – e sappiamo che oltreramina ce ne sono di quelli che venderebbero anche la nonna per una comparsata in video –  trasmissioni “trash”, ma anche taluni giornalai della carta stampata, si sono permessi di infamare senza ritegno la Svizzera, il Ticino ed i suoi abitanti.

Calare le braghe?

Da una pallina di neve si è voluto far nascere una valanga. L’intenzione, oltre che diffamatoria, è ricattatoria. Evidentemente, oltreconfine si punta su un fatto, ahinoi, notorio: gli svizzeri nei rapporti internazionali sono abituati a calare le braghe e a farsi mettere i piedi in testa da tutti perché “bisogna” (?) andare d’accordo. Ma se nel Belpaese qualcuno pensa che starnazzando si otterrà la rinuncia della Svizzera a far valere i propri diritti nei rapporti con l’Italia, o la rinuncia a misure che rientrano pienamente nella nostra sovranità nazionale (vedi chiusura valichi secondari), ha fatto male i conti.

E a questi signori d’oltreramina ricordiamo che fino a qualche anno fa, ossia prima dell’entrata in vigore dei fallimentari accordi di Schengen, i valichi di notte venivano chiusi eccome. Nessuno ha mai avuto da ridire.

I temi

Reciprocità nella libera circolazione; fiscalità dei frontalieri e questione ristorni (e loro utilizzo non conforme); accesso ai mercati finanziari italiani da parte degli operatori svizzeri; ferrovia Stabio-Arcisate in alto mare nella tratta italiana;  cacca scaricata direttamente nel Ceresio; svizzeri costretti a finanziare investimenti in Italia altrimenti le opere di interesse comune non vengono fatte  (vedi il “corridoio di 4 metri” per Alptransit); gestione lacunosa (eufemismo) del caos asilo; eccetera eccetera. Questi ed altri sono i temi transfrontalieri che vedono l’Italia inadempiente nei nostri confronti. In taluni casi in modo sfacciato. Ed è inaudito che i politicanti italici che oggi starnazzano per mettersi in mostra li ignorino – o fingano di ignorarli.

Per non parlare della vera e propria guerra economica che negli anni scorsi il Belpaese ha messo in atto contro la Svizzera a causa del segreto bancario, con tanto di sconfinamenti territoriali della Guardia di finanza, danneggiando pesantemente la piazza finanziaria ticinese. I vicini a sud se ne sono già dimenticati? Amnesie selettive?.

Disoccupazione italiana

E soprattutto: l’Italia non è in grado di creare lavoro per i propri concittadini col risultato che il Ticino si trova con 65mila frontalieri, di cui 40mila nel settore terziario, che generano dumping salariale e soppiantamento, oltre che con svariate migliaia di padroncini. Queste persone ed i loro familiari hanno la pagnotta solo grazie al Ticino. Il Ticino è uno dei più importanti datori di lavoro di cittadini italiani. Il nostro Cantone toglie molte castagne dal fuoco alla vicina Lombardia. “Valvola di sfogo per la disoccupazione italiana”: così lo definì di recente un quotidiano comasco. Il prezzo è altissimo, e lo pagano i ticinesi. I politici italiani dovrebbero ringraziarci per esistere almeno tre volte a giorno, mattina, mezzogiorno e sera, prima e dopo i pasti. Quei pasti che, senza il Ticino, per tanti italiani non ci sarebbero. Invece si permettono di infamarci pensando così di nascondere i loro fallimenti. Primo fra tutti, l’incapacità di creare lavoro nel Belpaese per i cittadini italiani, che sono di conseguenza costretti a cercarlo all’estero. Se noi tolleriamo che chi ci deve riconoscenza ci ringrazi scatenando un’ipocrita “shitstorm” (= tempesta di cacca) contro di noi, vuol dire che siamo dei pirla. E che meritiamo di rimanere sempre fregati. Poiché a noi un simile ruolo non garba per nulla, non retrocediamo di un millimetro. Anzi.

Chi discrimina?

Se poi vogliamo parlare di chi discrimina gli italiani: si dà il caso che a farlo siano proprio i loro politici. I quali, per puro interesse elettorale, tollerano che i frontalieri siano fiscalmente privilegiati (pagano molte meno imposte) rispetto agli italiani che vivono e lavorano in Italia. Dunque a discriminare gli italiani sono i loro stessi rappresentanti. Quelli che credono di guadagnare consensi facili strillando istericamente contro i ticinesi razzisti.

Di cosa indignarsi

Finché a raccontare idiozie antisvizzere è qualche parlamentare in manco di riflettori o qualche giornalaio che deve riempire pagine e palinsesti, è un conto. Ma che i primi a mettersi a strillare per i tre valichi siano stati i sindaci di comuni di confine, che campano grazie ai ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri, è scandaloso. I signori sindaci farebbero bene a ricordare che la loro posizione è assai fragile. La convenzione che prevede il versamento dei ristorni si basa su presupposti che non sono più dati da parecchi anni: quindi è carta straccia. Pure scandalosa è la convocazione d’urgenza (uhhh, cha pagüüüraaaa!) dell’ambasciatore di Svizzera alla Farnesina a seguito della chiusura notturna – legittima ed annunciata – dei tre valichi secondari. Ecco di cosa bisogna indignarsi.

Prima misura

Poiché simili atteggiamenti da parte delle istituzioni italiane non sono tollerabili, è evidente che la prima cosa da fare è bloccare il versamento dei ristorni. Già anni fa la ministra del 5% Widmer Schlumpf promise la disdetta unilaterale della “famosa” convenzione del 1974 in caso di rifiuto della controparte di sottoscrivere nuovi accordi. Ma naturalmente non se ne fece nulla.

Il blocco dei ristorni è un primo provvedimento per cominciare a rimettere la chiesa al centro del villaggio. Altri dovranno seguire.

Lorenzo Quadri

 

 

Criminalità transfrontaliera, che attraversa il confine in auto, di nuovo alla ribalta. I valichi secondari li chiudiamo di notte, e anche di giorno

Criminalità transfrontaliera – in arrivo dal Belpaese per delinquere in Ticino – ancora protagonista della cronaca ticinese di questi giorni.

Venerdì il negozio con distributore di benzina di via Dogana a San Pietro Stabio è stato rapinato per la quattordicesima (!) volta. Il gerente ha dichiarato che i malviventi si sono allontanati a bordo di un’auto con targhe italiane, in direzione del vicinissimo valico di Clivio. Ieri invece è giunta un’altra notizia degna di nota: i controlli effettuati dai militari del Gaggiolo sui valichi minori italo-svizzeri hanno permesso di sgominare una banda di etnia Rom, residente in un campo nomadi di Roma, e nota per numerosi furti e rapine messi a segno a cavallo del confine (ma come, i nomadi che delinquono non erano una balla della Lega populista e razzista?). La banda, manco a dirlo, operava in automobile; e aveva l’abitudine di dileguarsi attraverso i confini sguarniti con il Belpaese.

Vengono anche da Roma
Apperò. Quindi questi Rom sono venuti apposta da Roma, che non è proprio dietro l’angolo, per rubare in casa dei ticinesi. Evidentemente sanno che da noi ci sono i valichi minori sempre SPALANCATI. Gli svizzeri “si aprono” e “aprono” le frontiere: perché “bisogna aprirsi”, altrimenti si viene denigrati dall’élite politikamente korretta e con i piedi al caldo come “razzisti e fascisti”.

Gli svizzeri “si aprono” e così il Ticino diventa un vero self service per i delinquenti che operano nella fascia di confine. Delinquenti che, come è il caso dei Rom appena arrestati, non vengono solo dall’hinterland milanese o torinese. No, vengono addirittura da ROMA per svaligiare i ticinesotti che si sono “aperti”. Le voci si spandano! Piatto ricco, mi ci ficco!

Primo passo
Eccoci quindi con l’ennesima dimostrazione che, per tutelare la sicurezza di questo sempre meno ridente Cantone e dei suoi abitanti, bisogna CHIUDERE le frontiere. Chiaro il messaggio, kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga?

E’ poi il caso di ricordare che entrambe le Camere federali hanno approvato la mozione della Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani che chiedeva appunto la chiusura notturna dei valichi secondari. Chiudere questi valichi è infatti molto utile dal momento che, come ben esemplificano i casi di cui sopra, i rapinatori entrano ed escono dal Ticino in macchina o in moto. Questo per ovvi motivi: devono infatti potersi allontanare in fretta dal luogo del reato. Quindi che non ci si venga a raccontare la fregnaccia, che non sta né in cielo né in terra, che chiudere le dogane è inutile perché rimane la frontiera verde. Si dà infatti il caso che la frontiera verde non la si possa attraversare in macchina a tutta birra.

Chiudere anche di giorno
Chiudere di notte i valichi secondari è quindi il meno che si fossa fare a tutela della sicurezza del Mendrisiotto e non solo. Se poi nel Belpaese non sono d’accordo, tanto peggio per loro.

E dopo averli chiusi di notte, i valichi secondari li chiudiamo anche di giorno: abbiamo solo da guadagnarci. Avanti con i cancelli!
Lorenzo Quadri

Che la Regio Insubrica non si sogni di mettere sabbia nell’ingranaggio. Chiusura dei valichi secondari: avanti tutta!

Ma guarda un po’: la Regio Insubrica, lo scorso dicembre, ha organizzato un incontro transfrontaliero sul tema della chiusura notturna dei valichi secondari con il Belpaese. Si tratta, in sostanza, dell’applicazione della mozione della Consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, approvata dal Consiglio federale, come pure da entrambe le Camere. Non si capisce bene come la Regio Insubrica possa pensare di uscirsene con una posizione a questo proposito, visto che da un lato c’è la parte elvetica che dice di chiudere, mentre dall’altra i Comuni di confine italici non hanno mancato di inveire contro le decisioni unilaterali degli svizzerotti.

Chi è unilaterale?
Ohibò, è il colmo: la vicina Penisola si lamenta delle decisioni “unilaterali” elvetiche! Quando l’Italia, tanto per fare un paio di esempi noti:
– non applica (unilateralmente) gli accordi di Dublino, e quindi non si riprende i rifugiati economici che le spettano;
– ha inserito (unilateralmente) la Svizzera sulle sue black list illegali;
– non applica (unilateralmente) la libera circolazione delle persone e crea barriere burocratiche di fatto insormontabili per chi arriva dall’estero;
– non fa (unilateralmente) i compiti in materia di depurazione delle acque, e continua a riempire i nostri laghi di cacca;
– e stendiamo un velo pietoso sulla ferrovia Stabio-Arcisate: ancora nei giorni scorsi abbiamo sentito la promessa numero 145’356’653 da parte del governatore della Lombardia “Bobo” Maroni (quello che invitava i frontalieri a scioperare per mettere “in ginocchio” (sic!) il Ticino, assicurando che gli stipendi li avrebbe pagati lui), sulla puntualità del cantiere della ferrovia in questione: per fine 2017, dice Maroni, i treni circoleranno. Come no, ci crediamo di corsa!
– Eccetera, eccetera.
Chiudiamoli anche di giorno
La Regio Insubrica, organismo di cui non si è ancora capita l’utilità (non ce ne vorrà il presidente di turno Gobbi…) visto che l’Italia è uno stato centralista e le provincie contano come il due di briscola, adesso s’immagina di dire la sua sulla chiusura dei valichi secondari e nei giorni scorsi ha chiesto pure di inviare le osservazioni ai partecipanti all’incontro di dicembre.

Chiariamo una cosetta: la chiusura dei valichi secondari l’ha decisa la Svizzera, la quale fa adesso il piacere di applicarla “püssée scvelt che in prèsa”. Se alla Regio sta bene, tanto di guadagnato. Se alla Regio non sta bene, è così lo stesso: che non si illuda di poter rallentare ciò che è stato stabilito – e che va fatto – con gruppi di lavoro farlocchi e pompose prese di posizione dietro le quali c’è il nulla, poiché nullo è il potere della Regio. Il messaggio ci pare sufficientemente chiaro senza bisogno di dilungarsi oltre. Sì, perché intanto che ci si titilla con incontri, consultazioni ed aperitivi di lavoro (?), i frontalieri del crimine continuano ad entrare allegramente in Ticino in macchina attraverso i valichi incustoditi, per poi fuggire utilizzano le medesime vie. Quindi, avanti subito con la chiusura notturna dei valichi; anzi già che ci siamo chiudiamoli anche di giorno, che è meglio!
Lorenzo Quadri