E l’Islam si mise in politica. Anche in Svizzera

Fallito il referendum vodese contro la mendicità; ma era solo un “ballon d’essai”

 

Lo scorso settembre, il Gran Consiglio vodese ha votato il divieto d’accattonaggio in tutto il Cantone. E il Canton Vaud non ci risulta essere propriamente un feudo dell’ “estrema” destra (per i politikamente korretti e per la stampa di regime, la destra è “estrema” per definizione).

Contro il citato divieto, l’ “estrema” $inistra ha lanciato il referendum. Che però, lo abbiamo di recente appreso dagli organi di informazione, è fallito. Servivano 12mila firme, ma ne sono state raccolte solo 8000.

Si prende dunque atto che i kompagni sono favorevoli alla mendicità. Certo, in Svizzera “devono entrare tutti” e devono potersi dedicare anche all’accattonaggio. Magari organizzato. Magari sfruttatore di bambini. Vedi ciò che accade in questo sempre meno ridente Cantone grazie a Rom in arrivo dai campi nomadi lombardi e piemontesi.

Quello che le agenzie dimenticano

L’aspetto maggiormente degno di nota della vicenda vodese, tuttavia, non viene ricordato dalle note di agenzia. Ed è il seguente. A schierarsi contro la nuova legge – quindi ad appoggiare il referendum (probabilmente pure in veste di co-promotrice) – ha messo fuori la faccia anche l’Unione vodese delle associazioni musulmane (UVAM). Con il seguente argomento: “l’elemosina e la carità sono uno dei pilastri dell’Islam”. Allora venne rilevato che si trattava della prima presa di posizione di stampo chiaramente politico da parte delle associazioni islamiche.

E qui qualche campanello d’allarme deve cominciare a suonare. Con questa iniziativa, le associazioni islamiche hanno infatti promosso in Svizzera una causa politica motivandola con i precetti del Corano (o con quelli che loro dicono essere i precetti coranici). La decisione democratica del parlamento vodese è stata contestata dall’UVAM in quanto non in linea con un testo religioso. I musulmani dimostrano così di non accettare le decisioni politiche delle istituzioni svizzere: pretendono di sostituirle con altre, ispirate al Corano. In altre parole, pretendono di trasformare la Svizzera in un paese retto dai precetti coranici. E questi sarebbero dei “moderati”? E’ questo che taluni immigrati intendono con “rispettare le regole del paese in cui si è ospite”?

Se i signori dell’UVAM vogliono vivere in uno Stato organizzato secondo quel che sta scritto nel Corano (o quello che loro vogliono leggervi, i confini sono sempre flou) non hanno che da tornare nei rispettivi paesi d’origine. Questo deve essere ribadito chiaramente.

Citus mutus

Naturalmente la partitocrazia spalancatrice di frontiere si è ben guardata dal commentare l’ingresso delle associazioni musulmane nell’arena politica. Al massimo si è limitata a prenderne atto. Ma non si è sognata di trarne le logiche conseguenze: non sia mai! Certe cose non si pensano nemmeno! E’ becero razzismo e fascismo, come ci hanno insegnato i moralisti a senso unico a suon di lavaggi del cervello e di denigrazioni sistematiche nei confronti di chi osa contestare il pensiero unico multikulti!

La sostanza non cambia

Il referendum vodese appoggiato dalle associazioni musulmane è fallito, d’accordo. Ma questo non cambia nulla alla sostanza. E’ evidente, infatti, che la presa di posizione politica dell’USAM era un semplice ballon d’essai. Un primo tentativo, fatto secondo i dettami della tattica del salame (in barba al tabù sul maiale): si comincia con l’ attivarsi su temi politici non fondamentali, per “abituare” l’opinione pubblica alla propria presenza. Poi, uno scalino alla volta, si punta sempre più in alto. Ad esempio alla costituzione di un partito politico che basa il proprio programma sul Corano e quindi chiede, ad esempio, l’introduzione della sharia in Svizzera.

Naturalizzazioni facili

In Svizzera, i promotori di un ipotetico partito islamico non farebbero di certo fatica a trovare gli aderenti, e nemmeno i votanti. E quindi ad ottenere cariche politiche istituzionali.

Questo perché in Svizzera vengono naturalizzati anche stranieri che non sono per nulla integrati, e che nemmeno si sognano di integrarsi. Le naturalizzazioni diventeranno ancora più facili e superficiali nella malaugurata ipotesi in cui dovesse venire approvata la modifica costituzionale in votazione il prossimo 12 febbraio: vale a dire, la naturalizzazione agevolata per gli stranieri di terza generazione. Questa “nuova regola” è fortissimamente voluta dai kompagni del “devono entrare tutti”. Eppure la cronaca dei paesi a noi vicini insegna che tra i seguaci dell’Isis abbondano proprio i giovani stranieri di terza generazione. Ovvero quelli che, se le nuove regole in votazione il 12 febbraio dovessero venire approvate, verranno naturalizzati quasi in automatico.

E’ quindi evidente che bisogna votare  un deciso NO a questa nuova operazione di sconsiderata svendita del passaporto rosso.

Lorenzo Quadri