Prima sfasciano la viabilità, poi scoprono che le code costano

Partitocrazia: ecco il risultato delle politiche radikal-chic in materia di trasporti

 

Intanto l’obiettivo (voluto dal popolo) dei “TIR UE sul treno da confine a confine” si allontana sempre più. Grazie, Doris uregiatta!

 

Tranquillo come un tre lire, l’Ufficio federale per lo sviluppo territoriale (ARE) ci informa che i costi delle code in Svizzera ammontavano a fine 2015 a 1,9 miliardi di franchetti. Tra il 2010 ed il 2015 la pillola è passata da 1.6 a 1.9 miliardi.

Non serviva un Nobel per l’economia per rendersi conto che le code provocano costi elevati. Ma sotto le cupole federali (e non solo lì) la maggioranza politikamente korretta se ne impipa.

Svizzeri nel mirino

I radikal-chic a suon di code, piani viari ideologici e fallimentari (vedi lo sciagurato PVP di Lugano), ostacoli, ostracismi e criminalizzazioni, immaginano di costringere i cittadini a non usare l’automobile.

Ovviamente nel mirino ci sono solo svizzeri e residenti. Perché l’invasione di frontalieri uno per macchina, alla partitocrazia spalancatrice di frontiere va benissimo!

La situazione attuale è dunque la seguente:

  • L’immigrazione scriteriata, voluta dal triciclo PLR-PPD-PS, provoca ovviamente un aumento del numero di automobili ed autocarri, che le nostre infrastrutture non sono in grado di assorbire. Siamo qui in troppi. Dal 2007 circa un milione di persone sono immigrate in Svizzera. E queste persone usano le nostre strade.
  • In Ticino la rete viaria, ed in particolare quella autostradale, ė al collasso a causa dell’esplosione del numero di frontalieri e padroncini, provocata sempre dal triciclo partitocratico;
  • La politica radical-chic ha sempre osteggiato (e tuttora osteggia) gli investimenti nella rete stradale, oltre a criminalizzare gli automobilisti (ad esempio con la ciofeca “Via Sicura”): solo la ferrovia è politikamente korretta! Ohibò: forse che le strade non sono un servizio pubblico?
  • Le magnificate automobili elettriche non volano: pure loro hanno bisogno di strade e di posteggi;
  • Se i $inistrati ed i Verdi-anguria (verdi fuori, ro$$i dentro) fossero davvero “ambientalisti”, sarebbero i primi a chiedere la limitazione dell’immigrazione e del frontalierato. Come faceva, del resto, la vituperata iniziativa Ecopop. Invece, col fischio! “Devono entrare tutti!”
  • Risultato: i costi delle colonne – ambientali, economici, di degrado delle infrastrutture – li pagano gli svizzerotti. E la partitocrazia non ne vuole sapere nemmeno di introdurre l’ecotassa per frontalieri, e starnazza che “sa po’ mia”!

Due soluzioni

Sicché, le soluzioni contro le code sono sostanzialmente due:

  • investimenti nella rete stradale
  • limitazione dell’immigrazione e del frontalierato.

Ovvero, proprio il contrario di quanto sta facendo ora il triciclo PLR-PPD-PS.

Ragion per cui, che nessun esponente del triciclo venga a lamentarsi per i costi, economici ed ambientali, delle code sulle nostre strade!

E per i camion?

Per quel che riguarda in particolare i TIR stranieri in transito attraverso la Svizzera, il modello “TIR sul treno da confine a confine” mette d’accordo (più o meno) tutti. Ed è anche stato votato dal popolo.

Ci sono però un paio problemi. Ad esempio:

  • Il kompagno Moritz “Implenia” Leuenberger, P$$, già ministro dei Trasporti, ha trasformato la Svizzera in un corridoio di transito a basso costo per TIR targati UE. Lo ha fatto accettando una tassa sul traffico pesante ridicola per i camion della DisUnione europea che attraversano parassitariamente la Svizzera. L’ennesima calata di braghe, dunque (ma va?).
  • Il trasferimento su ferrovia dei TIR in transito necessita in prima linea di un AlpTransit completo. Ma questo obiettivo si allontana sempre di più. Da un lato i paesi a noi vicini se ne impipano: l’opera è stata voluta dagli svizzerotti, quindi che si arrangino. In Italia, addirittura, la politica dei trasporti è all’opposto della nostra: si mettono le merci in strada, perché sui treni devono viaggiare le persone. Dall’altro, la risposta della Doris uregiatta alle richieste di anticipare il completamento a sud di Lugano di AlpTransit, attualmente agendato per il 2050, è stata lapidaria: “Non se ne parla nemmeno. Il Ticino ha già avuto. Adesso bisogna investire altrove”.Ah, bene: sicché, nella lungimirante (?) visione della Ministra dei trasporti (non del Gigi di Viganello!) AlpTransit sarebbe stato voluto solo per ridurre il tempo di percorrenza tra il Ticino e la Svizzera interna. Chiaro: il vantaggio di impiegare meno per arrivare a Zurigo  – e un domani, con la messa in funzione della galleria del Ceneri, a Bellinzona e Locarno – è senz’altro apprezzabile. E’ anche un’opportunità turistica (o almeno: si spera che lo sarà). Ma non basta per giustificare un investimento di 25 miliardi di franchetti in AlpTransit. Il “respiro dell’opera” (uella) doveva essere ben altro. Non certo regionale, bensì  Ma se la Doris, come ministra dei Trasporti, è la prima a ridurre AlpTransit ad un “regalo al Ticino”, con tutto quel che ne consegue (ovvero: “i ticinesotti rompiballe hanno già avuto, adesso bisogna investire altrove”), butta davvero male.
  • A ciò si aggiunge l’incertezza su quel che accadrà dall’anno prossimo ai treni attualmente caricati al terminal Ralpin Lugano-Vedeggio. Più merci in strada?

Lorenzo Quadri

 

Via Sicura: “tüt a posct”? Attenzione all’imbroglio

Intanto la burocrate federale sbrocca contro i parlamentari favorevoli alle modifiche

Il bidone Via Sicura è stato “parzialmente corretto” dal Parlamento federale. Il Consiglio nazionale ha approvato nei giorni scorsi l’allentamento di alcune disposizioni (le più aberranti) dell’astruso “pacchetto”. In particolare, ha deciso di conferire  ai giudici il margine di manovra necessario per valutare le singole situazioni. Si rinuncerà inoltre alla pena detentiva minima di un anno e anche alla durata minima di 24 mesi del ritiro della patente: disposizioni particolarmente fuori luogo nel caso di conducenti incensurati. L’obbligo dell’assicuratore di responsabilità civile di esercitare l’azione di regresso sull’automobilista ritornerà ad essere una facoltà (come prima di Via Sicura) e Berna rinuncerà all’introduzione dell’etilometro bloccamotore.

Queste modeste modifiche vengono spacciate da una parte come una grande conquista (per la serie: adesso l’è tüt a posct), dall’altra (ossia dai fautori del bidone Via Sicura) come uno scandalo di inaudite proporzioni. Entrambe le versioni sono farlocche.

Esempio da manuale

La realtà è che quanto deciso è proprio lo stretto indispensabile per rientrare nei limiti della decenza e dello Stato di diritto. In altre parole: ci sarebbe mancato pure che le modifiche minimaliste, peraltro proposte dallo stesso Consiglio federale, non venissero approvate.

Il pacchetto Via Sicura – esempio da manuale di legislazione fatta col lato B sotto il ricatto morale del populismo di $inistra anti-automobilisti – contiene disposizioni che farebbero rizzare i capelli in testa ad un calvo. Ad esempio, prevede che un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza venga punito più duramente di uno stupro o di una rapina. Ma la cricca ro$$overde ha fatto fuoco e fiamme contro lo proposte di correzione. Voleva dunque mantenere simili aborti. Danneggiando, tra l’altro, anche l’autorità giudicante che si trova nella spiacevole situazione di dover applicare disposizioni-ciofeca del genere. E’ il giudice che ci mette la faccia rimediando le figure di palta, ciò che certo non giova all’immagine della giustizia tra la popolazione.

E’ ancora lì

Una cosa va sottolineata. Il bidone Via Sicura non è affatto stato spazzato via. Rimane saldamente al suo posto. Ancora più saldamente di prima. Essendo state tolte le deviazioni più aberranti, nessuno oserà più tentare di metterci mano (chi lo facesse, verrebbe asfaltato dal triciclo PLR-PPD-P$). Con Via Sicura la criminalizzazione dell’automobilista ha compiuto un balzo avanti. Non è quindi il passetto indietro appena deciso dal parlamento a mutare la sostanza (e nemmeno l’impostazione politica che vi sta dietro).

Il tentativo da $inistra di far passare per scandalo planetario la semplice, anzi banale, correzione di distorsioni evidenti ha tuttavia fatto cadere qualche maschera.

Solo quattro esempi:

  • A sbraitare contro l’introduzione del margine d’apprezzamento dei giudici era la cricca ro$$overde. La stessa che però starnazzava contro l’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Uno degli argomenti addotti era la mancanza del margine d’apprezzamento dei giudici: per una lista di reati l’iniziativa prevedeva esplicitamente l’espulsione. Ma come: secondo la gauche-caviar per i delinquenti stranieri il giudice deve avere facoltà di non pronunciare l’espulsione, mentre per gli automobilisti questa flessibilità non dovrebbe esistere? Hai capito i kompagni: delinquenti stranieri trattati meglio degli automobilisti!
  • Siccome Via Sicura fa seguito ad un’iniziativa popolare poi ritirata, i ro$$overdi hanno pensato bene di blaterare che una modifica equivarrebbe ad un tradimento della volontà di chi ha sottoscritto l’iniziativa. Come, come? Questi kompagni spalancatori di frontiere hanno azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio, e adesso hanno il coraggio di venire a parlare di rispetto della volontà popolare a proposito di un’iniziativa sulla quale nemmeno si è votato, dal momento che è stata ritirata?
  • Via Sicura è partita dalla necessità (sacrosanta) di punire severamente i deficienti che fanno le corse in macchina in autostrada: quelli che Oltregottardo vengono definiti “Raser”. Poi però è stata estesa a macchia d’olio a persone e situazioni che con i “Raser” non hanno nulla a che vedere. Naturalmente i kompagni si dimenticano di dire che a fare le corse in autostrada non sono certo i patrizi di Corticiasca, bensì giovani stranieri (o beneficiari di naturalizzazioni facili). Grazie frontiere spalancate!
  • Da ultimo ma certo non in ordine di importanza. Le minimali proposte di modifica di Via Sicura, che sono poi state effettivamente approvate dal Nazionale, hanno fatto sbroccare la direttrice dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) Brigitte Buhrmann. La quale si è permessa di definire i favorevoli alla micro-riforma (la maggioranza del parlamento) dei “lobbisti dell’automobile con le mani sporche di sangue”. La signora non ha capito da che parte sorge il sole. Primo: non esiste che una funzionaria della Confederella, con il posto di lavoro ed il lauto stipendio garantito a vita con i soldi del solito sfigato contribuente (automobilisti ovviamente compresi), si permetta di infamare come assassini (sic) dei parlamentari che osano non essere della sua stessa opinione. Secondo: la sbroccata della sciura Brigitta è la conferma che l’amministrazione federale è infarcita di talebani anti-automobilisti. Di conseguenza, è urgente fare repulisti.

Lorenzo Quadri

 

Bidone Via Sicura: “tüt a post”? Mica tanto…

Correzioni in vista a Berna (e ci sarebbe mancato altro); ma l’impianto rimane

 

Anche la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale, come la commissione “sorella” degli Stati ed il plenum della Camera alta, si è adeguata a larga maggioranza – e ci sarebbe mancato altro – alla proposta di smussare le ingiustizie più plateali del bidone Via Sicura: quello che punisce un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica più duramente di una rapina.

In sostanza, la modifica prevede di reintrodurre il margine di apprezzamento dei giudici nello stabilire se nel caso concreto l’automobilista col piede pesante vada ritenuto un pirata della strada oppure no. Prevista inoltre la rinuncia alla pena minima di un anno di reclusione, mentre la durata minima del ritiro della patente viene abbassata da 24 a 6 mesi.

Si rinuncia anche all’introduzione di scatole nere e di etilometri sulle automobili, mentre l’obbligo di regresso degli assicuratori nei confronti degli automobilisti viene trasformato in una facoltà.

Le punte clamorose

In questo modo vengono smussate le punte più clamorose e vistosamente assurde di Via Sicura. Eppure, la cricca rossoverde non ne voleva sapere nemmeno di queste correzioni minimaliste. La volontà persecutoria nei confronti degli automobilisti è dunque manifesta. E il colmo è che la citata cricca ha pure l’incredibile faccia di tolla di appellarsi alla buona fede e al rispetto della volontà popolare. Su Via Sicura non c’è mai stata alcuna votazione popolare. L’iniziativa su cui essa si basa è infatti  stata ritirata. Quindi, al massimo si può parlare della  volontà dei firmatari della fu iniziativa, ma certamente non della popolazione. La volontà dei promotori dovrebbe dunque venire rispettata in ogni punto; ma a sostenerlo, e senza un minimo di vergogna, è gente che ha cancellato il maledetto voto del 9 febbraio. E lì sì che c’era in ballo una decisione della maggioranza dei cittadini elvetici!

“Tüt a posct”?

Non si pensi poi che, con le correzioni apportate, sia andato improvvisamente “tüt a posct”. Il pacchetto Via Sicura, anche emendato, rimane quello che è: un esempio di legislazione abortita, raffazzonata sotto il ricatto del populismo della $inistra. La quale non ha esitato a sfruttare i morti sulle strade per aggiungere tanti mattoni al proprio edificio di criminalizzazione dell’automobilista. E parecchi di questi mattoni rimangono. Anche dopo le correzioni a Via Sicura.

Due pesi e due misure

Una piccola considerazione conclusiva. Per criminalizzare il solito sfigato automobilista, i consensi per inventarsi basi legali a tutto spiano si trovano senza problemi. Invece, quando si tratta di combattere il terrorismo islamico, tutte le proposte utili allo scopo si scontrano con il consueto muro di gomma. E perché si verifica una simile situazione surreale? Facile. Perché bastonare gli automobilisti è politikamente korretto e “progressista”. Opporsi all’islamismo, invece, è becero populismo e razzismo. La Corte europea è perfino riuscita a decidere che dichiarare che occorre opporsi all’espansione dell’islam in Svizzera – poiché la nostra cultura ed i nostri valori non devono essere soppiantati da altri con essi incompatibili – sarebbe razzismo. Uhhh, che pagüüüraaa!

Avanti così: continuiamo a combattere i cittadini onesti e a lasciar fare ai delinquenti; specie se stranieri e “provenienti da altre culture”.  Poi ci chiediamo come mai siamo diventati il Paese del Bengodi per tutta la foffa d’importazione.

Lorenzo Quadri

 

Via Sicura da rottamare, anche senza l’iniziativa popolare

Il flop della raccolta firme non vuole affatto dire che “l’è tüt a posct”!

 

L’iniziativa popolare contro gli eccessi di Via Sicura ha fatto flop. Il comitato promotore ha comunicato di aver raccolto circa 30mila firme, quando ce ne sarebbero volute 100mila. Di conseguenza, il testo verrà convertito in petizione. Tanto vale gettarlo direttamente nel water. Perché le petizioni, in quel di Palazzo federale, finiscono direttamente nell’ “archivio rotondo”; ossia nel cestino della carta straccia.

Due pesi e due misure

Via Sicura, come sappiamo, è quel conglomerato di norme grazie al quale chi supera (in modo importante) i limiti di velocità anche senza alcuna conseguenza concreta, viene punito più duramente di un rapinatore. Giustizia inflessibile con gli automobilisti, ma buonista-coglionista con i delinquenti. Poi ci si chiede come mai la fiducia dei cittadini nelle istituzioni  è ai minimi storici.

Ricordiamo a chi l’avesse dimenticato che il margine d’apprezzamento dei giudici (per mitigare la pena in base alle circostanze concrete) non esiste in Via Sicura. Viene però concesso ai criminali stranieri. La cricca ro$$overde, promotrice di Via Sicura, starnazzava contro l’iniziativa d’attuazione per l’espulsione dei delinquenti stranieri, denunciando la scandalosa circostanza che essa non prevedesse il margine d’apprezzamento per il giudice, che infatti è stato poi inserito nella legge d’applicazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri votata dal parlamento. Una legge farlocca che infatti consente a giudici esponenti del club del “devono entrare tutti” di evitare l’espulsione di delinquenti stranieri con pretesti del piffero, a partire dalla libera circolazione delle persone.

Ma il sistema dei due pesi e delle due misure che contraddistingue la gauche-caviar colpisce ancora. Perché proprio quell’area ha fatto in modo che in Via Sicura il giudice non avesse margini di apprezzamento. Capita l’antifona? In Svizzera gli automobilisti devono essere trattati peggio dei delinquenti stranieri.

I “Raser”

E al proposito è bene ricordare come nasce Via Sicura. A dare lo spunto sono i cosiddetti “Raser” ossia i dementi che fanno le corse automobilistiche in autostrada. I quali, ma guarda un po’, sono tutti giovani stranieri. Con la scusa di sanzionare i “Raser”, la cricca ro$$overde ha colto la palla al balzo per criminalizzare tutti gli automobilisti. Sicché, seppure in modo indiretto, anche il bidone Via Sicura è l’ennesimo “regalo avvelenato” della deleteria politica dell’immigrazione scriteriata.

Criminalizzazione generale

La Doris uregiatta aveva pubblicamente dichiarato che con Via Sicura sarebbero stati duramente sanzionati solo “pochi casi estremi”. Invece le sanzioni fioccano a centinaia. E non ci voleva il Mago Otelma per prevedere che sarebbe andata così. Però alle camere federali il tandem PLR-PPD ha approvato comunque Via Sicura, calando le braghe davanti al ricatto morale e al populismo della $inistra, che strumentalizzava i morti sulle strade con l’obiettivo di criminalizzare gli automobilisti in generale.

In tempi recenti il Consiglio federale ha annunciato di voler correggere taluni eccessi di Via Sicura. Le modifiche dovranno passare dal parlamento,  e non ci vuole grande fantasia per immaginare gli strilli della gauche-caviar, la quale farà di tutto e di più per tenere in piedi la propria “conquista” contro gli automobilisti.

Diritti non così “popolari”

Ovviamente, il fallimento dell’iniziativa contro Via Sicura gioca a favore dei kompagni ro$$overdi. I quali avranno buon gioco nel dire che il flop dimostra che “l’è tüt a posct”, che in fondo alla popolazione svizzera Via Sicura va bene così, eccetera. Questa lettura è chiaramente farlocca.

Il flop dell’iniziativa va semmai attribuito a disorganizzazione e/o  mancanza di risorse da parte del comitato promotore. E’ bene infatti ricordare e sottolineare che raccogliere le 100mila firme necessarie alla riuscita di un’iniziativa popolare non è affatto una passeggiata. Ci vogliono soldi e ci vogliono persone. L’operazione è alla portata solo dei partiti nazionali, dei sindacati (i cui funzionari usano il tempo lavorativo per raccogliere le sottoscrizioni) e  di importanti gruppi di interesse. Senza una struttura solida dietro, solida anche finanziariamente, addio esercizio dei diritti popolari; almeno su scala nazionale.

Intanto però la casta pretenderebbe di rendere ancora più difficile il ricorso ad iniziative popolari e a referendum. Perché, secondo lei, se ne fanno troppi. Eh già: il popolo bestia deve essere esautorato! “Stranamente”, ma tu guarda i casi della vita, in questa pretesa la casta è spalleggiata dagli eurofunzionarietti. Quelli che, con sempre maggiore arroganza, pretendono di comandare in casa nostra (perché i loro camerieri bernesi glielo permettono). Che nessuno si faccia fregare!

Lorenzo Quadri

 

 

 

La Confederazione certifica: Via Sicura è un bidone

Il Consiglio federale, spaventato dal malcontento diffuso, arriva con le modifiche

Nei confronti del bidone Via Sicura (che sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina) cresce il malcontento della popolazione. E si vede che cresce parecchio, dal momento che se ne sono accorti anche i burocrati bernesi.  Il Consiglio federale propone infatti una serie di misure per correggere le distorsioni di una legislazione senza capo né coda, emanata sotto il ricatto morale del populismo ro$$overde. Le proposte di modifica sono state ufficialmente presentante alla Commissione dei trasporti del nazionale nei giorni scorsi. E va detto: si tratta di proposte piuttosto interessanti. Tant’è che i talebani verdi sono letteralmente sbroccati. Naturalmente tirando in ballo i bambini morti sulle strade (loro “possono”: ma se sono gli odiati populisti e razzisti a parlare di bambini morti in relazione agli attentati dei terroristi islamici, la gauche-caviar strilla allo “sciacallaggio”).

In sostanza: secondo i rossoverdi chi è contrario a Via Sicura se ne fregherebbe dei bambini morti sulle strade. Quando invece il problema di Via Sicura è che criminalizza l’automobilista, anche se non ha creato alcuna situazione di reale pericolo. Perché questo era l’obbiettivo dei suoi promotori: partire dall’argomento di pancia, emozionale (i morti sulle strade) per giungere alla criminalizzazione generale degli automobilisti.

L’ira funesta

E’ poi il colmo che, accecati dall’ira davanti alla prospettiva di un depotenziamento della loro macchina persecutoria Via Sicura,  i suoi fautori si sono scagliati contro i funzionari federali rei di “non rispettare la volontà popolare”. Questo perché Via Sicura nasce come controprogetto ad un’iniziativa popolare, poi ritirata dopo l’approvazione di Via Sicura da parte della maggioranza delle Camere federali.

Quando si dice la tolla! Proprio la gauche-caviar, che cancella addirittura l’esito delle votazioni popolari sgradite (9 febbraio) ha il coraggio di appellarsi alla volontà dei cittadini in difesa di un’iniziativa che è stata ritirata e sulla quale, quindi, non c’è stato alcun voto? Ma chi credono di prendere per i fondelli questi signori?

Proteste diffuse

Una cosa è senz’altro vera: non è usuale che a tre anni dall’entrata in vigore di un pacchetto di norme, il Consiglio federale proponga delle modifiche di una certa portata. Se questo avviene, vuol dire che le norme in questione sono fonte di proteste importanti e diffuse. In altre parole, non sono tre gatti a lamentarsi, ma sono tanti cittadini. In altre parole: Via Sicura è effettivamente un bidone; lo certifica anche il Dipartimento Leuthard: altro che “balle populiste”.

Le modifiche proposte sono in sostanza le seguenti:

  • Rinunciare all’automatismo secondo cui chi supera di un tot i limiti di velocità viene automaticamente considerato un “pirata della strada”: il giudice deve avere la possibilità di valutare se effettivamente l’automobilista ha agito di proposito oppure se l’eccesso di velocità è avvenuto per negligenza.
  • La pena minima di un anno di privazione della libertà per i pirati della strada va eliminata: il giudice deve essere libero di infliggere una sanzione meno severa. Del resto il reato di messa in pericolo della vita altrui non prevede delle pene minime.
  • La durata minima del ritiro della patente per i reati di pirateria della strada deve scendere da due anni a sei mesi.
  • Il Consiglio federale propone inoltre di rinunciare all’installazione di scatole nere sui veicoli dei cosiddetti pirati della strada e di dispostivi che impediscono di utilizzare l’auto in caso di tasso alcolemico elevato poiché questi provvedimenti, che erano previsti per il futuro, sono ritenuti troppo costosi e poco efficaci.

Coda di paglia

I correttivi ipotizzati sono una certa importanza, anche se non risolveranno tutti i problemi. Via Sicura dovrebbe infatti saltare senza se né ma. Se sotto le cupole federali si corre ai ripari è perché ci si rende conto che il malcontento nei confronti di Via Sicura è tale che, se non si interviene con misure che non siano solo cosmetiche, il pacchetto è destinato a saltare nella sua totalità. Magari si teme il lancio di un’iniziativa popolare che spazzi via tutto. Vedremo quindi cosa decideranno le camere federali sulle modifiche proposte dal governo. Sicuramente nell’inedita mossa federale c’è anche una certa dose di “coda di paglia”. Si è raccontato che Via Sicura avrebbe sanzionato duramente i criminali stradali, ed in primis i dementi che organizzano le corse in autostrada: i quali, ma guarda un po’, sono tutti giovani stranieri. Invece si è fatto qualcosa di ben diverso. E ormai non è più possibile nasconderlo.

Lorenzo Quadri

Via Sicura: “tüt a posct”! Arriva il bilancio farlocco

Come da copione, tra i burocrati federali c’è difende anche l’indifendibile 

Il Consiglio federale propone alcune modifiche puntuali (che sforzo…) sugli aspetti più ingiustamente penalizzanti per gli automobilisti. Vedremo se si andrà fino in fondo. Perché, in certi uffici bernesi…

Come volevasi dimostrare! Secondo i burocrati dell’UPI (Ufficio prevenzione infortuni) il bidone Via Sicura sarebbe un successone.  Ecco a cosa servono i famosi “bilanci” dei progetti della Confederella (e non solo): servono a dire che “l’è tüt a posct”!

Si tratta, naturalmente, di bilanci “pilotati”. In altre parole: farlocchi. Il festival delle fregnacce per difendere anche – e soprattutto – quello che è indifendibile. Come si faccia a parlare di successo in relazione a Via Sicura è un mistero. Spieghino ad esempio balivi dell’UPI in che modo misure quali l’obbligo (non la facoltà) di regresso degli assicuratori per reati di eccesso di velocità possono aver migliorato la sicurezza delle strade. Al massimo avranno rovinato delle esistenze. Spieghino, sempre i balivi dell’UPI, in che modo gioverebbe alla sicurezza condannare un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina. Spieghino ancora, i balivi, la teoria della sicurezza stradale che aumenta creando un clima da caccia alle streghe, grazie al quale basta una denuncia anonima, anche del tutto campata in aria – ad esempio, di essere alcolista o drogato – per costringere un automobilista a discolparsi sottoponendosi a test medici a proprie spese (anche se ne esce pulito). Questa non è la Svizzera, questa è l’inquisizione spagnola!

Però, secondo i burocrati invasati dell’UPI, quelli che hanno il posto di lavoro garantito a vita e strapagato con i soldi dei contribuenti – automobilisti compresi! – Via Sicura è uno splendore, un successo, un trionfo.

Obiettivo: persecuzione?

Il bilancio del Consiglio federale è come le statistiche della SECO sulla disoccupazione. Trattasi di una mera azione di propaganda finanziata con soldi pubblici. Fatta nell’intento, manifesto, di prendere la gente per i fondelli.

Solo ad una condizione è possibile sostenere che Via Sicura è un successo: che l’obiettivo sia la persecuzione e l’eliminazione degli automobilisti viziosi. Di tutti gli automobilisti. Mica solo dei cosiddetti “pirati della strada”. Il contrario di quel che è stato abbondantemente promesso. Vero Doris?

Tra l’altro, il termine “Pirati della strada” utilizzato da Via Sicura è la traduzione, pure sbagliata, del termine tedesco “Raser”.

I “Raser” sono sostanzialmente i deficienti che fanno le corse in autostrada.  I quali, ma guarda un po’, sono  tutti giovani stranieri. Cosa che l’UPI ben si guarda dal dire. Ed è anche piuttosto curioso che questo ufficio, così attento alla sicurezza, non si stracci le vesti su altri temi. Ad esempio gli incidenti domestici, che causano ben più morti di quelli stradali.

Rimettere al loro posto

Evidentemente il mandato di questo Ufficio politicizzato è quello di perseguitare gli automobilisti. A questo scopo Via Sicura funziona benissimo. Dunque va puntellata con ogni mezzo. Addirittura tale Stefan  Sigriest, direttore supplente dell’UPI, si oppone alla correzione di una delle storture più plateali: il già citato obbligo di regresso degli assicuratori, che nulla c’entra con la sicurezza stradale. Secondo questo pozzo di scienza, si tratterebbe di “un passo nella direzione sbagliata”. Ah ecco. E chi è questo mezze-maniche Sigriest per dire che la direzione è sbagliata? Qui ci sono dei burocrati che credono di poter prendere loro le decisioni politiche: vanno rimessi subito al loro posto.

Il Consiglio federale dal canto suo propone alcuni aggiustamenti specifici a Via Sicura. “Per esempio, relativamente ai reati di pirateria stradale si potrebbe rinunciare a una pena detentiva minima, ridurre a sei mesi la durata minima del ritiro della patente di guida e concedere ai giudici maggiore discrezionalità nel determinare la gravità delle infrazioni”. Oppure a proposito del citato diritto di regresso.

Vedremo se se ne farà qualcosa…

PLR e PPD…

Fa specie, come abbiamo già scritto, che i partiti come il PLR ed il PPD, che quando si tratta di accattonare voti si spacciano per paladini degli automobilisti, alla prova dei fatti – al di là di iniziative di singoli deputati – non abbiano però gli attributi per cambiare le cose, e rimangano ostaggi dei ricatti morali dell’area ro$$overde. Ricatti morali a cui, ça va sans dire, si accoda con la massima goduria la radiotv di regime, quella per cui paghiamo il canone più caro d’Europa, che non perde occasione per spalare palta sui chi osa attentare a Via Sicura: Oltregottardo ne sanno qualcosa.

Il “bilanciofeca” su Via Sicura ben spiega la posizione dei politicanti che, pur sapendo che Via Sicura è in gran parte immondizia legislativa, rifiutano di intervenire perché “prima bisogna attendere l’esito del bilancio”. Posizione a prima vista assolutamente ragionevole. Ma appunto, il trucco c’è: il bilancio è taroccato. Via Sicura è inaccettabile in molte sue parti eppure viene lasciata andare avanti così. Sotto lo sguardo complice dei partiti sedicenti “borghesi”. Signori, ma chi pensate di prendere per i fondelli?

Il colmo della tolla

Ah, che non ci si venga più a raccontare la monumentale fetecchiata che Via Sicura non si tocca perché è la risposta data ad un’iniziativa popolare (naturalmente promossa dai soliti talebani anti-automobilisti) che in seguito è stata ritirata. I Giuda della partitocrazia federale non rispettano nemmeno le iniziative che sono state votate dal popolo, come dimostra la sconcia rottamazione del 9 febbraio. Adesso pretendono di spacciarsi per quelli che rispettano le iniziative che sono state ritirate? Guardate che prima di arrivare a Carnevale mancano ancora parecchi mesi.

Lorenzo Quadri

Delirio “Via Sicura”: questa roba non è la Svizzera!

Nuovo regalo dell’aborto legislativo anti-automobilisti: la caccia alle streghe

Tempi sempre più duri per gli automobilisti (come pure per i motociclisti). La criminalizzazione della cosiddetta “mobilità individuale” fa un nuovo balzo avanti. Per questo possiamo ringraziare il bidone “via Sicura”, fulgido esempio di calata di braghe del Legislatore federale davanti al populismo ro$$overde.

L’ultima escalation fuori di melone l’abbiamo appresa nei giorni scorsi. Quando si è scoperto – a seguito di un articolo del TagesAnzeiger poi ripreso anche dalla stampa ticinese – che, sulla base di un semplice sospetto, “grazie” a Via Sicura si può obbligare un conducente a fornire delle prove sul proprio stato di salute. Facendosi carico dei relativi costi.

Il caso riportato dal TagesAnzeiger è il seguente. A seguito di una segnalazione anonima che l’accusava di fare uso di droghe, una motociclista è stata costretta, sotto minaccia di ritiro della patente, a sottoporsi al test del capello per dimostrare di non essere tossicodipendente. L’esame ha scagionato la donna, che ciononostante ha dovuto pagare di tasca propria i costi degli esami.

Caccia alle streghe

Qui in nome dell’isterismo anti-automobilisti si stanno gettando nel water i fondamenti dello Stato di diritto. Davanti a delazioni anonime, anche del tutto infondate, il conducente è obbligato, pena il ritiro della patente, a sottoporsi a test medici e a pagarseli pure. Anche se ne esce immacolato.

Che cose simili accadano nel nostro paese è una vergogna. Signori, questa non è la Svizzera. E non è nemmeno un paese civile. Nel New England del XVI secolo, durante la caccia alle streghe, forse le istituzioni funzionavano in questo modo. Magari anche nella Francia rivoluzionaria durante il Terrore. Ma in nessun caso simili aberrazioni sono tollerabili nella Svizzera del 2017.

Garantismo vs giustizialismo

Forse qualcuno non si rende ben conto delle conseguenze che pratiche del genere possono avere. Voglio vendicarmi del vicino arrogante, del collega antipatico, dell’ ex fidanzata? Niente di più facile: lo o la denuncio anonimamente come alcolista o tossicodipendente, e gli (o le) faccio passare un sacco di guai con l’ufficio di circolazione.

Nemmeno i terroristi islamici vengono trattati in questo modo dalle nostre istituzioni. Anzi: i giudici buonisti-coglionisti permettono a miliziani dell’Isis, condannati come tali, di rimanere in Svizzera, addirittura a carico del contribuente. Garantismo ad oltranza per i terroristi islamici e giustizialismo becero ed isterico per i conducenti. Se questa non è una vergogna…!

Fare piazza pulita

Ecco l’ulteriore dimostrazione che di Via Sicura bisogna fare piazza pulita.  E in fretta.

Via Sicura è un conglomerato fallimentare di leggi, apparentemente voluto per combattere i pirati della strada, che invece serve alla criminalizzazione indiscriminata degli automobilisti. Non è nemmeno vero, come ha commentato qualcuno, che “la macchina infernale di Via Sicura è sfuggita di mano”. Non è affatto “sfuggita di mano”: si dirige proprio là dove i promotori di questo aborto volevano che andasse.

E’ forse il caso di ricordare che alle Camere federali solo Udc e Lega hanno rifiutato di votare un simile scempio. Invece i partiti cosiddetti “di centro” si sono fatti infinocchiare dalla storiella – venduta dalla Doris uregiatta e dai suoi burocrati – delle sanzioni dirette contro pochi, veri pirati della strada. Miserevole fregnaccia ben presto smentita dai fatti.

PLR-PPD calano le braghe

Ora, nella vita come nella politica, si possono anche commettere degli errori di valutazione. Ad essere scandaloso è che, davanti al vaso di Pandora delle aberrazioni di via Sicura, PLR e PPD non abbiano il coraggio di intervenire con decisione  spazzando via l’aborto normativo, e accettino un sistema che è indegno della Svizzera (ma probabilmente piacerebbe alla Corea del Nord e avrebbe mandato in estasi la Russia bolscevica). Scandaloso è che questi due partiti cosiddetti borghesi, che a parole si piccano di difendere gli automobilisti, alla prova dei fatti calino le braghe davanti ai ricatti dei populisti di $inistra. Costoro infatti con Via Sicura sono riusciti nell’intento di criminalizzare i conducenti. Di conseguenza, promettono campagne d’odio – e sanno benissimo come orchestrarle! – contro chi osa anche solo immaginare di rompergli il “bel” giocattolino.

Automobilisti e moticiclisti se ne ricordino alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

Bidone “Via Sicura”: l’unica occasione per rimediare!

L’iniziativa per correggerla fatica a raccogliere le firme. Eppure è più che ragionevole!

A quanto sembra, l’iniziativa popolare lanciata lo scorso maggio contro gli eccessi (!) del bidone Via Sicura si trova in difficoltà. Stando a quanto indicato dal comitato promotore (basato in Romandia) la raccolta di firme funziona bene in Vallese e in Ticino, ma non nel resto della Svizzera. Attualmente sarebbero state raccolte 30-40mila sottoscrizioni. Ne servono 100mila entro inizio novembre.

E sì che l’iniziativa (al contrario di  Via Sicura) è moderata. Quasi minimalista. Nel senso che non chiede di fare tabula rasa di un conglomerato di leggi raffazzonato e, di conseguenza, abortito. Chiede solo di procedere alle correzioni più importanti, ossia alla riduzione delle pene minime e dell’apprezzamento del giudice.

Non è uno scherzo

Oggi infatti chi infrange un limite di velocità senza che ciò abbia alcuna conseguenza pratica viene condannato più duramente di un rapinatore o di uno stupratore. E non è uno scherzo. In base a Via Sicura chi guida a 201 km/h in autostrada di notte quando non c’è nessuno si becca una pena minima di due anni di ritiro della patente ed un anno di prigione. Per un rapinatore o uno stupratore, invece, la pena detentiva minima è di sei mesi, quindi della metà. Senza considerare che, per tornare all’esempio di prima, l’automobilista che ha “corso” i 201 km/h in autostrada di notte e quello che invece andava a 101 all’ora in un centro cittadino in pieno giorno si beccano la stessa sanzione, malgrado sia evidente che il rischio di coinvolgere, magari fatalmente, terze persone, chiaramente non è lo stesso nelle due situazioni. Questo perché il giudice non ha margine di apprezzamento.

Tutti delinquenti?

Ma senza andare nei casi estremi di cui sopra: è evidente che il ritiro della patente per molti mesi  può avere conseguenze sociali devastanti – vedi perdita del lavoro – per chi lo subisce, e del tutto sproporzionate alla gravità del reato commesso. Via Sicura infatti è stata spacciata, puntando sul populismo di $inistra e sulle “reazioni di pancia” (e poi ad essere populista sarebbe l’odiata destra?) come mezzo per punire i cosiddetti pirati della strada. Ma in realtà i pirati della strada sono solo il 5% delle persone sanzionate tramite Via Sicura. Le restanti, sono degli automobilisti “normali”, che magari in un’unica occasione hanno avuto il “piede pesante”. Ma certamente non sono dei delinquenti.

Criminalizzazione generalizzata

Ciò dimostra che Via Sicura ha portato ad una criminalizzazione generalizzata dell’automobilista (non a caso è strenuamente ed istericamente difesa proprio dalla cricca ro$$overde). E c’è il concreto sospetto che ciò fosse il risultato voluto fin dall’inizio. Altrimenti non si comprende perché, davanti ad un risultato (criminalizzazione generalizzata degli automobilisti) che si discosta in modo così clamoroso dalle intenzioni dichiarate (bastonare, giustamente, i pirati della strada) non si corra subito ai ripari. Chi sbaglia in buona fede si impegna a riparare ai propri errori non appena li scopre. Chi è in mala fede, invece, no. E dall’atteggiamento dalla maggioranza politikamente korretta la malafede gronda a fiumi.

“Pirata della strada”

Volendo essere più precisi. La definizione di “pirata della strada” è già di per sé fuori posto. In italiano “pirata della strada” è colui che provoca un incidente e poi scappa. In Via Sicura il termine viene usato come traduzione – sbagliata – del vocabolo tedesco “Raser”. Raser è chi corre velocissimo, chi vola. Ancora diversa la definizione francese: chauffard, che significa “automobilista da strapazzo”.

Quello che avrebbe dovuto essere, ma non lo è, il senso di Via Sicura va cercato nella versione tedesca. In quel Raser che indica in prima linea gli scellerati che organizzano le corse in autostrada. I quali, ma guarda un po’, sono tutti giovani stranieri, o di origine straniera.  Per colpa di questi giovani “non patrizi” si è giunti ad una criminalizzazione degli automobilisti che non sta né in cielo né in terra (ma come, immigrazione non era uguale a ricchezza?).

Il reato

Erano le corse folli in automobile il reato che, giustamente, tutti sarebbero stati d’accordo di sanzionare con durezza. Invece si è fatta una cosa ben diversa. E il colmo è che la partitocrazia politikamente korretta rifiuta di applicare agli automobilisti proprio quegli stessi principi con cui lei stessa ama riempirsi la bocca: ossia la proporzionalità e l’apprezzamento del giudice. Sono stati infatti proprio gli esponenti dei partiti $torici ad affossare l’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri starnazzando come germani reali per il  fatto che essa non lasciava “margine d’apprezzamento” ai giudici.

Ma guarda un po’: i criminali stranieri meritano il margine di apprezzamento. Gli automobilisti, invece, no.

Scaricare e firmare

Poiché la volontà politica di correggere di rimediare al danno fatto manca – ci si arrampica sui vetri con scuse del piffero del tipo: Via Sicura è in vigore da troppo poco tempo, bisogna aspettare di avere una visione globale, e avanti con i fumogeni – l’unica possibilità per rimettere le cose a posto è far sì che l’iniziativa popolare contro gli eccessi di Via Sicura riesca. Quindi, sotto con le firme! I formulari li potete scaricare all’indirizzo http://asavs.ch/images/INITIATIVE/SIGN_Initiative_IT.pdf

Lorenzo Quadri

 

Via Sicura: chi punirà i “pirati della legislazione”?

Il Ticino dà una prima spallata alla legge-bidone. Ma una rondine non fa primavera

 

Accipicchia! Vuoi vedere che l’obbrobrioso programma Via Sicura comincia a ciurlare nel manico? E questo proprio su imput ticinese? E’ infatti recente la notizia della decisione della Corte delle Assise correzionali che ha rivisto al ribasso la condanna a carico di un automobilista: anziché 12 mesi di reclusione sospesi, sono stati comminati 1500 Fr.

intenzionalità

Nel caso concreto, a permettere l’aggiustamento è stata l’intenzionalità, o meglio la sua mancanza. L’automobilista 40enne stava provando per la prima volta una macchina con “impressionante accelerazione” e non si è accorto che, solo sfiorando il pedale, il veicolo “sparava” a 100 km/h. Proprio in quel mentre è incappato in un radar. Il giudice quindi ha potuto applicare il margine d’apprezzamento. E lo ha fatto ritenendo la colpa dell’automobilista non sufficientemente grave da giustificare una pena detentiva, fosse anche sospesa.

Un po’ di decenza

La notizia è sicuramente positiva nella misura in cui riporta un po’ di decenza là dove ne era rimasta ben poca. Ma una rondine, insegna il detto, non fa primavera. E’ vero che si è creato un precedente. Non è però detto esso sia destinato a consolidarsi. Via Sicura non è caduta, e quindi non bisogna farsi illusioni. L’esigenza di intervenire a livello di parlamento federale rimane intatta ed urgente. Ma è proprio lì che ci si scontra con il muro di gomma. Eh già; chi ha voluto ed ottenuto, turlupinando tutti, la criminalizzazione dell’automobilista, non intende mollare l’osso. E di conseguenza si aggrappa a tutto pur di non rinunciare al risultato raggiunto. Dai pretesti relativamente plausibili a quelli improponibili.

La prima categoria

Nella prima categoria rientra… la data. Via Sicura è entrata in vigore solo nel 2015. E’ quindi una legge – un pacchetto di leggi – nuovo. Ed in Svizzera le regole non si cambiano tanto rapidamente. Il parlamento fa una cappellata? Bisognava pensarci prima di approvarla. I cittadini sono destinati a subirsela per parecchi anni. Quanti alle Camere federali hanno votato Via Sicura – ossia tutti i partiti tranne Udc e Lega – lo sapevano benissimo. Sapevano perfettamente che alle nostre latitudini una legge appena varata non viene stravolta tanto in fretta. Quindi sapevano anche perfettamente che esponevano gli automobilisti al rischio di una persecuzione del tutto sproporzionata. Sproporzionata e a tempo indeterminato. Però hanno dato lo stesso il proprio nullaosta. Si parla di pirati della strada; ma qui si ha a che fare con pirati della legislazione.

La seconda categoria

Nella seconda categoria, quella delle scuse improponibili, rientra invece il consueto ricatto morale. E qui le scatole girano ad elica. Via Sicura nasce in risposta ad un’iniziativa popolare contro i pirati della strada. L’obiettivo avrebbe dovuto essere quello di sanzionare i dementi che fanno le corse in autostrada. I quali, ma guarda un po’, sono tutti giovani stranieri. Ma lo scopo dell’esercizio è stato del tutto stravolto. I populisti di $inistra hanno colto la palla al balzo per criminalizzare gli automobilisti in generale, inventandosi per l’occasione costruzioni giuridiche che non stanno né in cielo né in terra. Stranamente però questa volta nessun purista della legislazione ha avuto alcunché da ridire. Quando si tratta invece di tutelare il mercato del lavoro dall’immigrazione incontrollata, tanto per fare un esempio, le cose vanno diversamente. A seguito dell’approvazione di Via Sicura, l’iniziativa popolare che l’ha originata è stata ritirata. Sicché, ecco trovata subito la scusa per mantenere in piedi l’osceno bidone. Modificare Via Sicura equivarrebbe – udite udite – a tradire la fiducia dei cittadini che hanno sottoscritto l’iniziativa! Questo argomento lo si è sentito invocare con isterici accenti da talune esponenti rossoverdi. Eh no, non ci siamo proprio!

Paladini della fiducia?

Ad attaccarsi, come cozze allo scoglio, alla volontà dei firmatari di un’iniziativa che non è nemmeno andata in votazione, sono proprio quelli che hanno cancellato senza alcuna vergogna il 9 febbraio, stuprando non solo la volontà popolare, ma anche la Costituzione. E proprio costoro pensano ora, con scioccante ipocrisia, di potersi spacciare (a sproposito) come paladini della “fiducia” e della “volontà dei firmatari”, naturalmente solo quando fa comodo a loro? Ma chi credono di prendere per i fondelli? Via Sicura è un’aberrazione, e come tale va buttata all’aria. Il parlamento lo deve agli automobilisti. Che sono poi la maggioranza dei cittadini.

Lorenzo Quadri

Via Sicura: un aborto del populismo di $inistra

E, a Berna, la correzione del programma-bidone è stata messa su un binario morto

Di recente il portale LiberaTV ha lanciato una campagna stampa (definizione usata dai giornalisti Marco Bazzi ed Andrea Leoni) contro le balordaggini di Via Sicura. L’iniziativa è lodevole ma non nuova. Nel senso che la Lega ed il Mattino fin dall’inizio hanno criticato energicamente il bidone Via Sicura. Le sue finalità di criminalizzazione dell’automobilista erano infatti fin troppo chiare. Ma tant’è.

Il PLR manca all’appello

Al portale LiberaTV sono giunte, a seguito della sua iniziativa, alcune posizioni critiche, ovvero negative, su Via Sicura. Ad esprimerle, politici di Lega, UDC, PPD. Manca all’appello il PLR. L’ex partitone non solo non condanna un programma che è la negazione, in campo di mobilità, dei principi liberali, ma in parlamento federale l’ha votato a piene mani. Idem il PPD che, malgrado il rinsavimento di taluni esponenti, ha pure l’aggravante di essere il partito della Consigliera federale Leuthard. Ovvero la responsabile politica del bidone Via Sicura, che la Doris ha sdoganato raccontando una caterva di balle.

Altro che “pochi casi estremi”!

Via Sicura, lo abbiamo scritto svariate  volte su queste colonne, sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina, e talvolta anche più di uno stupro. Esso consiste  in un’accozzaglia legislativa fatta con i piedi (per non citare altre parti anatomiche) sotto il ricatto morale del populismo ro$$overde. “Con Via Sicura – questo il ritornello del dipartimento Leuthard – si vogliono sanzionare con severità i pochi casi estremi di pirateria della strada”. Mai panzana fu più smaccata. Altro che pochi casi estremi, altro che pirati della strada: è stata messa in piedi una macchina infernale che criminalizza in modo generale gli automobilisti con pene spropositate alle mancanze effettive e senza possibilità di apprezzamento per i giudici. Sicché, mentre i sostenitori della jihad, grazie a sentenze buoniste-coglioniste, restano a piede libero, i conducenti vanno in galera.

Due pesi e due misure

Il bello è che, quando si trattò di spalare palta sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri, l’élite spalancatrice di frontiere, guidata dalla gauche caviar, quale argomento principe utilizzò proprio il fatto che detta iniziativa prevedeva l’espulsione degli stranieri che delinquono senza se né ma, quindi senza apprezzamento del giudice. Ma lo stesso deplorato principio, la partitocrazia l’ha inserito, “come se niente fudesse”, in Via Sicura. Due pesi e due misure, come sempre!  Sicché, grazie alla maggioranza politikamente korretta, gli automobilisti svizzeri oggi sono trattati peggio dei criminali  stranieri.

Giovani stranieri

Ma qual è la “molla” che ha portato alla nascita di Via Sicura? L’obiettivo iniziale era – o avrebbe dovuto essere – “bastonare” i dementi che fanno le corse automobilistiche in autostrada. I quali, ma tu guarda i casi della vita, sono tutti giovani stranieri. Ed invece, i populisti di $inistra hanno colto la palla al balzo per estendere la criminalizzazione all’intera categoria degli automobilisti. E contro quanti hanno osato opporsi a questa aberrazione, i kompagni hanno azionato la consueta macchina del fango. I contrari sono stati messi alla gogna come spregevoli complici dei pirati della strada. Niente di nuovo sotto sole: è il modus operandi consueto della $inistra partito dell’odio.

Inutile dire che in consiglio nazionale gli unici a votare contro il bidone Via Sicura furono i deputati di Udc e Lega.

Grazie, partitocrazia!

Tanto per completare il leggiadro quadretto, la correzione dell’aborto Via Sicura non è certo dietro l’angolo. Le proposte in questo senso sono state messe sul binario morto. La scusa? Attendere il fantomatico rapporto complessivo su Via Sicura. Ma anche quello che mena il gesso ha capito che si tratterà del solito rapporto taroccato, secondo il quale “l’è tüt a posct”.

La partitocrazia, dunque,  ha messo nella palta gli automobilisti: chi per precisa volontà, chi calando pavidamente le braghe davanti al ricatto morale ro$$overde, chi bevendosi le panzane del Dipartimento Leuthard. Ma il risultato è uno ed univoco: automobilisti criminalizzati in nome del politikamente korretto. I quali, si spera, sapranno chi ringraziare alle prossime elezioni.

Lorenzo Quadri

Via Sicura: avanti così, che alla fine salta tutto

Il parlamento federale continua a fare melina per non correggere l’immane ciofeca

Legge e giustizia non sono per forza la stessa cosa, ma dovrebbero quanto meno avvicinarsi il più possibile. Quando però la legge contraddice, in vari punti, i più elementari sentimenti di giustizia – come accade manifestamente con Via Sicura – allora intervenire è un obbligo

Ma guarda un po’: come volevasi dimostrare, sul bidone Via Sicura continua la presa per i fondelli. Nei giorni scorsi, la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale si è espressa su un’iniziativa parlamentare, peraltro l’ennesima, che mira a correggere le aberrazioni del programma “Via Sicura”, ossia quella ciofeca legislativa a seguito della quale un eccesso di velocità senza conseguenze viene sanzionato più duramente di una rapina.

Eh già, perché Via Sicura si sta rivelando una specie di vaso di Pandora. Tra l’altro mette in imbarazzo pure i magistrati inquirenti. Anche loro si trovano in difficoltà nel giustificare all’indagato cosa avrebbe fatto di così grave da meritare le sanzioni a cui rischia di andare incontro. Sanzioni che non toccano solo l’aspetto penale, ma anche quelli finanziari ed assicurativi. Sì, perché la penalizzazione è addirittura tripla. Via Sicura, nella sua foga – tutta ideologica – di criminalizzare l’automobilista, riesce anche a mettere becco nel rapporto privato tra automobilista ed assicuratore. Una richiesta che peraltro nessuno ha avanzato.

Aggiunte balorde

L’iniziativa contro i pirati della strada, da cui ha avuto origine Via Sicura e che è stata poi ritirata a seguito dell’accettazione parlamentare di Via Sicura, non contemplava affatto questioni assicurative. Sono state aggiunte in parlamento da qualche talebano. E, così come sono state aggiunte, si possono togliere. In concreto, la misura in questione riguarda il  regresso dell’assicuratore nei confronti dell’assicurato. In precedenza era un diritto dell’assicuratore esercitarlo; con Via Sicura è diventato un obbligo. L’iniziativa parlamentare che la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni ha esaminato chiedeva giustamente questo: il “ritorno al passato”.

 Margine d’apprezzamento?

Quindi ancora una volta i politikamente korretti, quelli che strillavano perché, con la “famosa” iniziativa d’attuazione, il giudice non avrebbe avuto margine di apprezzamento in materia di espulsione di delinquenti stranieri, non si fanno problemi ad eleminare ogni margine di apprezzamento quando si tratta di colpire gli automobilisti, togliendo quindi ogni possibilità di considerare attenuanti. In particolare in relazione alla mancanza di precedenti. Alla sanzioni penali ed amministrative si aggiungono, con il regresso assicurativo, quelle finanziarie, che possono portare alla rovina economica l’interessato. Del resto, bastano abbondantemente i primi due tipi di sanzione per mettere nella palta anche chi non ha di fatto danneggiato nessuno, ma solo infranto un limite di velocità: lunghi periodi senza patente possono portare alla perdita del lavoro.

L’assicuratore è sicuramente in grado di stabilire individualmente quando servirsi del diritto di regresso, senza che ci sia un obbligo di legge ad esercitarlo. Obbligo che, come detto, non lascia alcuno spazio alla valutazione da parte degli assicuratori, peraltro assai poco sospetti di fare beneficienza ingiustificata a vantaggio degli automobilisti che si trovano in fallo. Ma guarda un po’: pur di mazzuolare gli automobilisti, i politikamente korretti non si fanno problemi a strumentalizzare perfino gli assicuratori.

Legge contro giustizia

Eppure, ancora una volta, la commissione parlamentare ha deciso a maggioranza di non decidere. Il tutto è stato rinviato alla fantomatica valutazione globale di Via Sicura, così come accaduto per le altre proposte di correttivi puntuali. Avanti così, tiriamo a campare per non dover ammettere di aver toppato. Ed intanto ci sono automobilisti che vanno in galera mentre i rapinatori rimangono fuori e se la ridono a bocca larga.

Legge e giustizia non sono per forza la stessa cosa, ma dovrebbero quanto meno avvicinarsi il più possibile. Quando però la legge contraddice, in vari punti, i più elementari sentimenti di giustizia – come accade manifestamente con Via Sicura – allora bisogna intervenire. Senza fare melina. Senza rinviare alle calende greche.

Del resto, è in corso una raccolta di firme contro Via Sicura. A quanto risulta, la nuova iniziativa popolare non fa fatica a trovare aderenti. E’ quindi evidente che, senza le necessarie correzioni, tutto il pacchetto Via Sicura potrebbe saltare.  Si preferisce gettare tutto a mare pur di non correggere? Per noi va benissimo.

Lorenzo Quadri

Bidone “Via Sicura”: per il Tribunale federale ci sono margini di manovra. La dimostrazione che i giudici si fanno i loro comodi

Ma allora anche nelle sentenze contro le misure a tutela del mercato del lavoro ticinese dall’invasione da sud c’era spazio per decidere diversamente…

Questa è proprio una di quelle classiche notizie che meritano il “doppio uella”. Il Tribunale federale ha infatti deciso che, nell’ambito del bidone “Via Sicura”, i giudici un certo margine di apprezzamento lo devono avere.

Perché il “doppio uella”? Il discorso parte da lontano.

Sicurezza come pretesto

Via Sicura, lo ricordiamo, è quell’aberrante insieme di norme in base al quale un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica viene punito più duramente di una rapina. Il citato “programma” è stato fatto passare alle camere federali (Udc e Lega hanno comunque votato contro) a suon di ricatti morali e di populismi di $inistra, strumentalizzando i morti sulle strade.

Interessante notare, anche se è ormai acqua passata, che a sciacquarsi la bocca con la “sicurezza sulla strada” per mandare in galera gli automobilisti, erano poi gli stessi che volevano a tutti i costi mantenere la trappola mortale del tunnel autostradale bidirezionale del San Gottardo. Quando si dice la coerenza! E vale anche la pena rilevare  che – sicuramente senza alcuna intenzionalità, nevvero? – il termine tedesco di “Raser” è stato tradotto in italiano con “pirata della strada”. Solo che un pirata della strada in italiano non è un automobilista col piede pesante. E’ chi provoca un incidente e poi scappa senza prestare soccorso. Si converrà che non è proprio la stessa cosa.

Il vero problema

Altro fatterello da ricordare: nel dibattito parlamentare su Via Sicura, la ministra dei trasporti uregiatta Doris Leuthard ha raccontato solenni palle. A giustificazione delle sanzioni estreme proposte, che possono avere conseguenze pesantissime su chi ne è colpito a cominciare dalla perdita del lavoro, si disse che queste sarebbero state applicate solo in situazioni altrettanto estreme: si sarebbero verificati “al massimo un paio di casi all’anno”. Ed invece nei rigori delle nuove leggi incappano in centinaia. E non certo perché i conducenti svizzeri si siano improvvisamente trasformati in pirati della strada.

E’ chiaro che il vero problema è un altro: se si vogliono giustamente punire i giovinastri, TUTTI STRANIERI, che si dilettano in corse in autostrada, si espelle questa foffa dalla Svizzera; non si criminalizza l’intera categoria degli automobilisti. Ma evidentemente l’intenzione era proprio quella di criminalizzare i conducenti. Il resto erano pretesti di comodo.

Il margine di manovra

Il bidone Via Sicura ha anche un’altra caratteristica: quella di non lasciare margine di manovra al giudice per considerare delle attenuanti alle pene draconiane previste dal progetto. Apperò. Anche qui, due pesi e due misure. Se qualcuno osava fare un cip contro tale circostanza, il centro-$inistra azionava immediatamente la sua macchina spandi-palta: vergogna! Si difendono i “pirati della strada”!. Passano un paio d’anni ed arriva la votazione sull’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Anche quest’iniziativa prevedeva degli automatismi: lo straniero che commetteva taluni reati gravi sarebbe stato allontanato dalla Svizzera senza se né ma. Apriti cielo! Si è subito assistito all’insurrezione isterica dell’élite politikamente korretta e spalancatrice di frontiere: scandalo! I giudici non hanno margine di manovra!

Quindi, fateci capire: quando si tratta di mandare in galera degli automobilisti va bene che non ci sia margine di manovra, mentre quando si tratta di espellere criminali stranieri ai giudici bisogna fornire la scappatoia per farli restare tutti in Svizzera (magari mantenuti dal contribuente)? Qui c’è qualcuno che prende la gente per scema.

Rapporto farlocco in arrivo

Ora, come sappiamo i  nodi di Via Sicura cominciano a venire al pettine. Ma naturalmente, con l’obiettivo di non cambiare nulla, si prende tempo: sicché il Consiglio degli Stati ha incaricato il Consiglio federale di allestire un rapporto sull’insieme del programma via Sicura. Il Mago Otelma prevede che  tra qualche anno arriverà l’ennesimo rapporto taroccato (vedi le boiate della SECO su frontalieri, sostituzione e dumping) in cui si potrà leggere che “tout va bien, madame la marquise”.

“Sa po’ fa nagott”?

Nei giorni scorsi c’è però stato un nuovo sviluppo. Il Tribunale federale ha deciso che, anche in Via Sicura, i giudici un qualche margine di apprezzamento ce lo devono pur avere. Malgrado la legge dica altro. Ohibò. Questa presa di posizione è degna di nota. Dimostra che, quando vogliono, i giudici – e non solo quelli di Losanna – hanno ampio spazio per giochicchiare a piacimento, o piuttosto secondo le personali ideologie, sulle norme legali.

E allora ecco che tutte le sentenze contrarie alle misure di tutela del mercato del lavoro ticinese contro l’invasione da sud appaiono sotto tutt’altra luce. Decisioni che vengono spacciate per ineluttabili conseguenze della devastante libera circolazione delle persone, condite con il mantra del “sa po’ fa nagott”, lo sono davvero? O sono invece frutto delle elucubrazioni  dei legulei spalancatori di frontiere che la partitocrazia sabotatrice del 9 febbraio ha piazzato nei tribunali? Il dubbio diventa sempre più legittimo. Ed inquietante.

Lorenzo Quadri

Contro il bidone Via Sicura parte l’iniziativa popolare

Ancora una volta i cittadini devono sostituirsi alle cappellate fatte dai loro rappresentanti

E’ dunque stata lanciata ufficialmente nei gironi scorsi l’iniziativa popolare che chiede di correggere il programma Via Sicura, ossia l’obbrobrio legislativo in base al quale un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza pratica (magari commesso alle tre del mattino) viene sanzionato più duramente di una rapina. Nel comitato è presente anche il consigliere comunale leghista di Mendrisio, nonché giornalista nel settore auto, Benjamin Albertalli.

Populismo di $inistra
Via Sicura è un caso di palese di criminalizzazione dell’automobilista, dove la sicurezza viene utilizzata come pretesto. Si tratta di un fulgido esempio (si fa per dire) di legislazione raffazzonata sotto i colpi del populismo di $inistra e del ricatto morale. L’automobilista è vizioso per definizione ideologica e va bastonato. E chi osa chiedere che ci sia proporzionalità nelle sanzioni viene denigrato come difensore dei “pirati della strada”.

E’ il mondo che gira al contrario. Quelli che infatti sostengono misure draconiane contro gli automobilisti, sono poi gli stessi che meno di due mesi fa, in occasione della votazione del 28 febbraio sull’iniziativa d’espulsione, strillavano come ossessi alla mancata “proporzionalità” in materia di espulsione dei delinquenti stranieri.

Quindi: nel caso degli stranieri che delinquono, il giudice deve avere tutte le possibilità immaginabili di escamotage per evitarne l’espulsione dalla Svizzera. Nel caso degli automobilisti, invece, il margine d’apprezzamento non ci deve essere: non sia mai che si tenga conto, per loro, di qualche attenuante! Dove sono finite le élite politikamente korrette che sono insorte contro l’iniziativa d’attuazione in nome della “proporzionalità”? Ohibò: vuoi vedere che anche la proporzionalità, come la morale, vale solo per alcuni, ma non per tutti?

Strada in salita
Far riuscire un’iniziativa popolare a livello nazionale non è cosa tanto facile, visto che ci vogliono 100mila firme. E poi, ovviamente, bisogna andare in votazione popolare. Per un comitato senza grandi mezzi finanziari, la strada è decisamente in salita. E’ assai deludente che sia necessario intraprendere un cammino del genere per correggere un sistema sanzionatorio che, manifestamente, non sta in piedi (e a dirlo non è solo la Lega populista e razzista, ma anche fior di giuristi). Questo quando il parlamento federale potrebbe tranquillamente procedere per conto proprio.

Chi sbaglia paga?
In genere chi sbaglia dovrebbe riconoscere l’errore. E, soprattutto, correggerlo. E che su Via Sicura si sia toppato alla grande, non ci piove. L’insieme di modifiche legislative è così traballante che, tanto per dirne una, manda in galera anche un poliziotto che insegue dei delinquenti in auto infrangendo i limiti di velocità. Per non parlare delle panzane che i promotori di Via Sicura, a cominciare dai burocrati P$ del Dipartimento federale dei trasporti, hanno raccontato per ottenere il sì parlamentare al progetto (ma i rappresentanti dell’Udc e della Lega non ci sono cascati): “le condanne a pene detentive saranno limitate a pochissimi casi estremi all’anno”, si spergiurava. Ed invece i “pochissimi casi” sono centinaia. E non perché gli automobilisti svizzeri siano diventati dei criminali da un giorno all’altro. Ma perché la norma, che dice di voler colpire i pirati della strada, colpisce invece anche ben altre categorie di automobilisti. Quindi qualcuno ha raccontato balle. C’è stato un vero e proprio imbroglio.

Sostituirsi ai politici
Su Via Sicura, dunque, il Parlamento ha toppato. Ma non si sogna di rimediare. O meglio: il consiglio nazionale avrebbe anche approvato a maggioranza l’iniziativa Regazzi che chiedeva di ridimensionare le pene. Ma la Commissione dei trasporti del Consiglio degli Stati ha detto njet all’unanimità (!), con una motivazione che è una vera e propria presa per i fondelli. Beccatevi questa, inclito popolino svizzerotto: “Via Sicura è in vigore da troppo poco tempo per apportarvi delle modifiche, occorre attendere per procedere ad una valutazione globale”. Signori senatori, che fregnacce!

Secondo il vostro ragionamento allora, tanto per restare in campo stradale, un produttore di automobili che mette in commercio un nuovo modello ma si accorge che i freni non funzionano, non deve correggere il difetto, ma mandare in giro macchine con i freni fuori uso in attesa di una “valutazione globale”. Con questo escamotage da tre e una cicca, i senatori non ingannano nessuno. Si giocano, invece, gli ultimi scampoli di credibilità rimasta. Ben venga dunque l’iniziativa per correggere gli insostenibili eccessi di Via Sicura. Iniziativa non solo benvenuta, ma anche necessaria. Ancora una volta, il popolo deve sostituirsi ai suoi rappresentanti politici. Ma allora, cosa ci stanno a fare?
Lorenzo Quadri

Sanno che è un flop, ma rifiutano d’intervenire con scuse del piffero. Su Via Sicura l’ipocrisia dei “Senatori”

Se si poteva timidamente sperare in un ravvedimento bernese sul balordo programma Via Sicura, quello che sanziona un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza più duramente di una rapina, adesso le speranze si affievoliscono.
Intanto è bene ricordare una cosa: Via Sicura, fulgido (si fa per dire) esempio di criminalizzazione dell’automobilista in virtù del politikamente korretto e della morale a senso unico, è stato voluto ed approvato da tutti partiti, tranne che dalla Lega e dall’Udc.

La bocciatura
Gli è che il Consiglio nazionale in dicembre aveva approvato a maggioranza un’iniziativa parlamentare di Fabio Regazzi che chiedeva di rivedere il sistema delle pene di Via Sicura. Ma nei giorni scorsi, la commissione dei trasporti delle telecomunicazione del Consiglio degli Stati ha deciso all’unanimità (!) di bocciare l’iniziativa in questione. Secondo gli illuminati (?) Senatori infatti non è opportuno (!) adeguare già adesso delle disposizioni legali entrate in vigore solo da un paio d’anni. Ci vuole una valutazione globale. Uella!

Arrampicata sui vetri
Ecco come i persecutori degli automobilisti si arrampicano sui vetri pur di non correggere le cappellate fatte. Il bidone Via Sicura – che tra l’altro ha intasato i tribunali ed è stato ampiamente criticato da fior di giuristi e di magistrati, anche ticinesi; mica solo dal Mattino populista e razzista – sarà anche in vigore da poco tempo. Ma questo poco tempo è bastato ampiamente per rendersi conto che fa acqua. Del resto non c’era da attendersi niente di diverso. Ecco cosa succede quando si fanno le leggi cedendo alla pressione dei ricatti morali e del populismo di $inistra. E questo vale in tutti gli ambiti. Mica solo in materia di sicurezza stradale.

Ipocrisia
La pratica quotidiana ha dimostrato – stiamo parlano di fatti!– che Via Sicura è un flop. Eppure gli illustri (?) senatori rifiutano all’unanimità (!) di intervenire. E lo fanno accampando la scusa più patetica di tutte: la fregnaccia della “valutazione globale”. Così non si farà un tubo per anni. Per anni, dunque, gli automobilisti continueranno ad essere bastonati e le patenti a saltare come se piovesse. Con tutte le conseguenze del caso, anche occupazionali, per le persone colpite.

Roba da non credere. E’ un po’ come se, dopo aver costruito una casa, ci si accorge che dal tetto piove dentro a catinelle. Però non lo si ripara: si decide di attendere un decennio per “valutare globalmente” (?) l’edificio.
Con un simile atteggiamento, non si dimostra solo ipocrisia. Si dimostra anche di prendere la gente per scema. Grazie, rappresentanti bernesi!
Lorenzo Quadri