Diktat UE sulle armi: in gioco c’è la nostra indipendenza

C’è ancora qualche ora di tempo per mandare “affan” gli eurobalivi! Ogni voto conta!

 

Ci sono ormai ancora solo poche ore di tempo per votare NO al Diktat disarmista dell’UE. Il fronte dei favorevoli all’ennesima genuflessione davanti a Bruxelles si è prodotto in un quantitativo di panzane che ha ben pochi precedenti.

Tentare di sdoganare la tesi farlocca che “accettando la direttiva disarmista per noi non cambierebbe niente” vuol dire prendere la gente per fessa. Non solo con un sì la maggioranza della popolazione verrebbe privata del diritto di possedere armi normalmente in commercio, ma un sì equivarrebbe ad una rottamazione delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, delle nostre libertà  e della nostra volontà popolare. E tutto questo per cosa? Per, ancora una volta, sottomettersi agli ordini di Bruxelles.

Solo il primo passo

E’ allarmante che rappresentanti ticinesi alle Camere federali non capiscano, o fingano di non capire, che la posta in gioco non è il numero di colpi che può contenere un caricatore, bensì l’indipendenza della Svizzera ed i nostri diritti popolari, che adesso il triciclo PLR-PPD-P$$ pretende di accantonare ogni volta che a Bruxelles qualcuno solleva un sopracciglio.

E’ poi non solo evidente, ma apertamente dichiarato, che la direttiva disarmista sul cui recepimento voteremo il 19 maggio è solo il primo passo. Ogni 5 anni ci saranno inasprimenti. Con l’obiettivo di arrivare al disarmo totale del cittadini onesti, che la totalitaria UE considera nemici. Una concezione dei rapporti tra cittadino e Stato che è diametralmente opposta, e dunque inconciliabile, a quella vigente in Svizzera, basata sulla fiducia reciproca. E le maggioranze politiche vogliono ora gettare alle ortiche anche questo valore svizzero per compiacere i loro padroni di Bruxelles. La svendita del Paese continua!

Giravolte indecorose

E’ infatti manifesto che l’attuale diritto svizzero delle armi non rappresenta alcun problema. A nessuno – ad eccezione dei compagni rossoverdi – verrebbe in mente di stravolgerlo se non ci fosse una pretesa europea in questo senso. Nel  febbraio 2011 i cittadini respinsero un’iniziativa di sinistra che proponeva limitazioni meno incisive di quelle attualmente sul tavolo. I partiti del cosiddetto centro si opposero a tale iniziativa. Ma oggi, tra i manutengoli del Diktat disarmista di Bruxelles, troviamo gli stessi parlamentari federali che 8 anni fa erano in prima fila nel comitato per la tutela dello statu quo. Come si spiega questa indecorosa giravolta? Semplice: perché adesso è l’UE a pretendere; e allora, secondo certi partiti e certi politici, “bisogna genuflettersi”! Ma a che livelli siamo scesi?

Ricatti ridicoli

Quanto alla minaccia dell’espulsione della Svizzera da Schengen/Dublino: è semplicemente ridicola. La permanenza del nostro Paese nello spazio Schengen non è una questione giuridica, bensì politica. Nessuno a Bruxelles ha interesse ad “epurarci”. Ne conseguirebbe infatti la rinuncia ai contributi elvetici, che ammontano a svariate decine di milioni di Fr annui, e alle informazioni che la Svizzera fornisce al sistema. A parte questo, l’importanza della banca dati Schengen è ampiamente (e strumentalmente) sopravvalutata: un po’ come, all’indomani dell’approvazione popolare dell’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, venne agitato lo spauracchio dell’esclusione della Svizzera dai programmi Erasmus plus, presentata come una catastrofe per il mondo universitario. Salvo poi accorgersi che questi programmi costano uno sproposito all’ente pubblico e sono frequentati da quattro gatti.

Va pure ricordato che la Svizzera aderisce a Schengen dal 2008; prima del 2008, il paese non viveva solo di pastorizia, come vorrebbero ora farci credere alcuni ambienti economici che per un franco svenderebbero la nonna, per cui figuriamoci la nazione. Nel 2008 c’erano più turisti di oggi, e non si formavano code chilometriche in dogana “causa visti”. Senza dimenticare che sono proprio gli accordi di Schengen a prescrivere le frontiere spalancate, con risultati deleteri per la sicurezza delle zone di confine (vedi l’epidemia di esplosioni ai bancomat).

Dublino in pericolo

Quando all’accordo di Dublino, quello che permette i famosi rinvii degli asilanti: esso è effettivamente minacciato, ma non certo da un eventuale rifiuto dei cittadini elvetici di farsi disarmare dai burocrati di Bruxelles, bensì dalle istanze europee a sostegno dell’immigrazione clandestina, che adesso viene ipocritamente definita “globale”. Le minacce all’accordo di Dublino vengono dall’UE e dal patto ONU sulla migrazione. Patto sostenuto proprio dalle stesse forze politiche che adesso si sciacquano la bocca con la fanfaluca di “Schengen/Dublino a rischio” nel goffo tentativo di giustificare l’ennesima capitolazione. Insomma, un coacervo di contraddizioni.

Votiamo un NO convinto alla direttiva UE sulle armi. Schengen non è in pericolo. La nostra indipedenza sì! C’è ancora qualche ora di tempo: sfruttiamola! Ogni scheda conta!

Lorenzo Quadri

Non facciamoci calpestare dall’UE! Ogni voto conta!

Diktat disarmista: i sondaggi farlocchi sono una cosa, l’esito delle votazioni un’altra!

 

Secondo gli ultimi sondaggi, naturalmente commissionati agli istituti di regime, il Diktat con cui i funzionarietti di Bruxelles vorrebbero disarmare i cittadini svizzeri onesti verrebbe approvato il 19 maggio con il 60% dei voti. A sostenere i balivi dell’UE nel loro tentativo di comandare in casa nostra, oltre ai soliti camerieri del Consiglio federale, anche la partitocrazia calabraghista PLR-PPD-P$$.

Il Diktat UE – contrario alla nostra legge, alle nostre tradizioni, alla nostra volontà popolare – viene sostenuto raccontando macroscopiche frottole. Ad esempio, che in concreto non cambierebbe nulla:

  • balle, perché alla maggioranza dei cittadini onesti verrebbe impedito l’accesso ad armi normalmente in commercio;
  • balle, perché il Diktat prevede una clausola con inasprimenti regolari. Sicché, tra qualche anno, verranno ritirate anche le armi d’ordinanza dei militi. Il presidente della Commissione UE “Grappino” Juncker ha dichiarato pubblicamente che l’attuale direttiva è solo un primo passo.

Fregnacce su Schengen

Altro esempio delle fandonie dei calabraghisti: in caso di No al Diktat, Schengen sarebbe in pericolo. Ma evidentemente nessuno a Bruxelles ha interesse ad espellere la Svizzera da Schengen. Dunque, la partecipazione elvetica a detto trattato non è per nulla in pericolo; mentre la nostra libertà, la nostra sovranità e la nostra autonomia lo sono eccome!

Che la nuova imposizione di Bruxelles aumenterebbe la sicurezza in Svizzera, o addirittura che servirebbe a contrastare il terrorismo islamico, è una tale fregnaccia che più nessun politicante, opinionista o mitomane tuttologo con un minimo di decenza si azzarda più a raccontarla.

E Dublino?

A proposito dell’accordo di Schengen, è bene puntualizzare un paio di cosette. Tanto per cominciare, bisogna parlare di accordi di Schengen-Dublino. La parte Dublino, l’unica di un qualche interesse per la Svizzera, notoriamente è quella che prevede che i finti rifugiati vengano assegnati allo Stato firmatario in cui hanno depositato la prima domanda.

Ebbene, adesso la partitocrazia calabraghista istericamente strilla che, se gli svizzerotti non si chineranno per l’ennesima volta a 90 gradi davanti a “Grappino” Juncker ed ai suoi tirapiedi, salteranno gli accordi di Dublino, e quindi addio rinvii. Accipicchia!

 Peccato che:

1) come detto, gli accordi di Schengen/Dublino non sono affatto in pericolo in caso di Njet al Diktat disarmista di Bruxelles.

2) Cosa, invece, porterà alla fine certadell’accordo di Dublino? Risposta: il demenziale Patto ONU sulla migrazione, che trasformerà l’immigrazione clandestina non solo in un diritto, ma addirittura in un diritto umano!

Al momento, ma tu guarda i casi della vita, del Patto ONU non si parla più. Chiaro: le elezioni federali si avvicinano. Ma, una volta che l’appuntamento con le urne sarà stato lasciato alle spalle…

E chi vuole a tutti i costi  il Patto ONU che rottamerà il magnificato accordo di Dublino? Ma la stessa partitocrazia PLR-PPD-P$$ che adesso starnazza a Schengen/Dublino in pericolo se i votanti non accetteranno il Diktat disarmista dell’UE! Se questa non è una presa per i fondelli…

Un problema di tutti

Il sondaggio dell’establishment, evidentemente pilotato, vuole far credere che la maggioranza degli svizzeri sia pronta a calare le braghe davanti all’UE, permettendo ai funzionarietti di Bruxelles di comandare in casa nostra. Che la partita non sarebbe stata facile è noto fin dall’inizio. Ma i sondaggi farlocchi, come noto, possono anche venire smentiti. Idem dicasi per la stampa di regime, la quale ipocritamente tenta di far credere che la direttiva disarmista riguardi solo i tiratori, i cacciatori ed i collezionisti di armi; quando invece tocca direttamente tutti i cittadini in quanto in gioco ci sono, come detto, la nostra autonomia e la nostra sovranità. Quindi: diamoci da fare in questi ultimi giorni. Tutti a votare e a far votare NO al Diktat disarmista! Balivi UE, föö di ball! Ogni voto conta!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Socialità: gli abusi vanno combattuti con efficacia!

Il 25 novembre votiamo sì alla modifica di legge sulle assicurazioni sociali

 

I $inistrati combattono per la  privacy dei finti invalidi. Ormai questa gauche-caviar allo sbando si inventa di tutto pur di non  difendere i lavoratori svizzeri…

Il prossimo 25 novembre, oltre che sull’iniziativa per l’autodeterminazione (“contro i giudici stranieri”) voteremo anche sui detective dell’AI (assicurazione contro l’invalidità). La legge federale sottoposta a votazione prevede che l’AI, come pure altre assicurazioni sociali, possa servirsi di investigatori privati in caso di “ragionevole sospetto” di frodi sulle prestazioni.

Obiettivo della legge è dunque  di sventare gli abusi nel sociale, individuando i furbetti. Una necessità sempre più pressante. Perché la spesa sociale, grazie anche all’immigrazione scriteriata (quella che è “uguale a ricchezza” solo per chi immigra), è esplosa. Presto non sarà più sostenibile. La facilità con cui la Svizzera – assieme a pochi altri paesi – permette ai migranti di attaccarsi alla mammella dello Stato assistenziale incoraggia gli abusi.

Strumenti adeguati

Che l’AI possa disporre di strumenti adeguati per difendersi – e difendere i nostri soldi – da finti invalidi e furbetti assortiti, di qualsiasi nazionalità e provenienza essi siano, dovrebbe essere un’ovvietà. Invece qualcuno ci trova da ridire. In effetti, se voteremo sui “detective dell’AI” è perché contro tale proposta è stato lanciato il referendum. Da chi? Ma naturalmente dai $inistrati, i quali strillano alla violazione della privacy. Accipicchia! Hai capito questi kompagnuzzi? Difendono la privacy dei finti invalidi, delle persone a carico dell’assistenza che lavorano in nero, e di altri analoghi truffatori; ma dei soldi dello sfigato contribuente mandati in fumo per finanziare questi abusi se ne impipano!

Non gradisce

Evidentemente, la gauche caviar multikulti non gradisce che i finti invalidi ed altri abusanti assortiti vengano scoperti. Ohibò, e come mai? Forse perché si scoprirebbe che troppi di questi furbetti del quartierino non sono “patrizi di Corticiasca”? O che magari hanno beneficiato di naturalizzazioni facili?

Eh già: una maggiore efficienza nell’individuare chi percepisce indebitamente prestazioni sociali potrebbe mettere in luce (per l’ennesima volta) i disastri provocati dall’immigrazione scriteriata e dalle naturalizzazioni facili. Altro che “casi isolati”!

Oppure i $inistrati non vogliono che i furbetti della socialità vengano scoperti perché  l’industria sociale, che dà da mangiare a tanti kompagnuzzi, deve girare a pieno regime? Ne va dei posti di lavoro di numerosi tesserati P$, che diamine!

Privacy?

E’ poi grottesco che la gauche-caviar si riempia la bocca con la protezione delle privacy dei finti invalidi. Da non credere. I kompagnuzzi hanno smontato senza remore la privacy bancaria dei cittadini onesti;  perché chi ha qualche franchetto in banca è un potenziale ladro ed evasore per definizione! Però difendono quella dei finti invalidi stranieri. Evidentemente a $inistra il significato della parola “vergogna” lo devono cercare sul vocabolario.

Tutelare gli onesti

Sul fatto che ci sia bisogno di detective per l’AI e per le altre assicurazioni sociali non ci piove. Questo anche a tutela di chi è davvero invalido e bisognoso. Perché se l’attuale andazzo di abuso facile continua, i soldi finiranno presto. E allora si taglierà linearmente su tutti: onesti e disonesti! I secondi si arrangeranno; e i primi?

Inoltre, se aumenta la sicurezza che le prestazioni sociali vanno solo a chi davvero ne ha bisogno, sui beneficiari non  cadrà più il sospetto generalizzato di essere dei lazzaroni.

Che casi di abuso notori non vengano sanzionati per problemi probatori, come accade ora, è deleterio e genera sfiducia.

Quindi, il 25 novembre tutti a votare Sì ai detective per beccare i finti invalidi!

Medici compiacenti

Quando si parla di finti invalidi, un capitolo a parte lo meritano tuttavia  i medici compiacenti. Quelli che redigono certificati farlocchi, provocando danni enormi alle casse delle assicurazioni sociali. E’ chiaro che questi medici vanno chiamati a far fronte alle proprie responsabilità. Noi che siamo populisti e razzisti, abbiamo anche il vago sospetto che ci siano dottori di certe etnie che hanno la firma particolarmente facile sui certificati di cittadini della stessa etnia. Su questo fronte il lavoro da fare non manca. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare!

Lorenzo Quadri

 

 

 

 

 

Previdenza 2020: il santo vale la candela

Risanare le pensioni ha giocoforza un prezzo: quello proposto è accettabile

 

Il prossimo 24 settembre saremo chiamati ad esprimerci sulla Previdenza 2020, un pacchetto di misure che mira a stabilizzare la situazione finanziaria del primo e del secondo pilastro. La riforma pensionistica fa fare salti di gioia? No, ovviamente. Perché quando le casse vanno nelle cifre rosse, se si vuole risistemare la “baracca”, la possibilità è una sola: scontentare. Non certo fare contenti.

Certo, sarebbe bello dire: con 2.4 miliardi di spesa prevista nel 2018 per i finti rifugiati con lo smartphone, dirottiamo da lì i fondi per sistemare i conti del primo pilastro (il buco dello scorso anno era di mezzo miliardo). Facile, ma non realistico. Per una simile operazione non ci sono le maggioranze. Ringraziare la partitocrazia.

Numerosi compromessi

Sono ormai tanti anni che si parla di riforme dell’AVS senza mai venirne ad una. Questa volta, le camere federali hanno svolto un lungo esercizio di compromessi e di correzioni per dare al pacchetto sottoposto al voto popolare una sostenibilità complessiva. L’età del pensionamento delle donne sarà portata a 65 anni, è vero. Ma le possibilità di pensionamento flessibile ed i 70 Fr al mese di AVS in più permettono alle lavoratrici che lo desiderano di andare in pensione un anno prima senza perderci.  Il tasso di conversione del secondo pilastro viene modificato verso il basso. Non suona bene. Ma bisogna considerare che quello oggi in vigore da tempo non è più in linea con i rendimenti dei capitali. Che, come sappiamo, sono stati ridotti ai minimi termini. La conseguenza è che lavoratori attivi con i loro contributi finanziano le rendite di chi è già pensionato invece delle proprie. Questo non è giusto e non può andare avanti.

D’altra parte, però, verrà migliorato l’accesso dei redditi bassi (in genere conseguiti da chi lavora a tempo parziale) al secondo pilastro: una misura di cui beneficeranno in particolare le donne. Perché, se è vero che già adesso i redditi più bassi possono versare dei contributi pensionistici volontari, i rispettivi datori di lavoro non sono tenuti a fare lo stesso. Nulla cambierà, per contro, per la parte sovra obbligatoria.

Consolidare l’AVS

I 70 Fr al mese in più – che fanno pur sempre 840 Fr all’anno – di rendita AVS andranno a compensare la riduzione del tasso di conversione della previdenza professionale. E in ottica leghista, dopo oltre un ventennio di battaglie per la “tredicesima AVS” (affossata dalla partitocrazia per non “darla vita” all’odiata Lega) questa parziale tredicesima AVS non può che essere ben vista. E’ infatti “cosa buona e giusta” consolidare il primo pilastro. Indebolirlo come vorrebbero fare gli oppositori della Previdenza 2020, per spostare sempre più il peso della rendita di vecchiaia sulla previdenza professionale, non può che avere conseguenze negative. Specie nel nostro Cantone dove la sicurezza occupazionale si fa sempre più labile  – per usare un eufemismo.

30 cts su 100 Fr

C’è poi la questione dell’aumento dell’IVA, che  passerà all’8.3% dal gennaio 2021. Un argomento su cui gli oppositori insistono ad oltranza. Certo che aumentare l’IVA non è simpatico. Ma spendere 30 centesimi in più su 100 Fr di spesa, che si riducono poi a 20 centesimi per i beni e servizi che sottostanno alle tariffe agevolate, è davvero un prezzo troppo alto da pagare per garantire il futuro delle pensioni?  E di questo, checché ne dicano gli oppositori alla Previdenza 2020, approfitteranno anche i pensionati attuali, dato che si vedranno garantite le rendite almeno fino al 2030. Ciò che, se la riforma non passerà lo scoglio della votazione popolare, potrebbe anche non essere il caso.

Qual è l’alternativa?

Già, gli oppositori. Essi dicono e  scrivono peste e corna della Previdenza 2020. Ma la loro alternativa qual è? Hanno forse in tasca una riforma ancora meno costosa per il cittadino? Certo che no. Il coniglio nascosto nel loro cilindro è la pensione a 67 anni. Del resto è in questa direzione che si stanno muovendo svariati paesi europei come Germania, Italia, Olanda, Danimarca… Diritto alla pensione a 67 anni in un mercato del lavoro che, grazie in particolare alla devastante libera circolazione delle persone e conseguente invasione di frontalieri, è ormai off-limits per chi perde l’impiego sopra i 55 anni? No grazie!

Quanto alla tesi dei contrari secondo cui il “pacchetto” in votazione danneggerebbe i giovani, è semmai vero l’opposto. Basta pensare che, in caso di bocciatura nelle urne, i giovani a causa del tasso di conversione non più sostenibile dei capitali previdenziali  continueranno a pagare le rendite altrui invece di costruire le proprie.

Fattura più elevata

Risanare le assicurazioni sociali ha un prezzo. Non è possibile farlo gratis e non è possibile farlo stando a guardare. Pagare non fa mai piacere. Ma il prezzo chiesto dalla Previdenza 2020 è tutto sommato sostenibile. Gli oppositori, dietro l’uso torrenziale di tecnicismi fumogeni (per lasciare ad intendere che “lur sì che i a stüdiaa” mentre gli altri…) hanno già pronta una fattura molto più elevata. Non dicono di no alla Previdenza 2020 perché il  conto per i cittadini sarebbe troppo elevato. Dicono di no perché non lo sarebbe abbastanza. Il 24 settembre, votiamo Sì per evitare il peggio.

Lorenzo Quadri

I temi sanitari, per quanto importanti, rischiano di finire in secondo piano. Una votazione cantonale sovraccarica

La consultazione sulla tassa di collegamento si è ormai trasformata in una “guerra di religione” dell’ex partitone e di parte del PPD contro l’odiata Lega

Ormai si avvicina l’appuntamento, assai nutrito, con le urne. 9 oggetti sono decisamente tanti. Diciamo pure che sono troppi. I temi cantonali sono quattro. Per evidenti motivi ideologici, tuttavia, si è sentito parlare quasi solo della “tassa di collegamento”. L’opposizione è andata ben al di là della valenza della tassa di questione. Essa infatti permetterebbe di incassare 18 milioni, a carico di 194 grandi generatori di traffico, e vincolati al potenziamento del trasporto pubblico. Ohibò: gli ambienti economici e i loro quotidiani di servizio si stracciano le vesti per questo modesto aggravio; però non hanno nulla da dire sull’aumento delle stime immobiliari deciso dal CdS. Eppure l’aumento delle stime peserà oltre il triplo della tassa di collegamento: vale a dire più di 60 milioni tra imposte comunali e cantonali. Apperò!

Aumento delle stime
E l’aumento delle stime, promosso dal ministro delle finanze PLR (nb: chi lo ha preceduto in tale carica, esponente sempre dello stesso partito, voleva fare di molto peggio) lo pagheranno non solo i più abbienti, come nel caso della tassa di collegamento. Lo pagheranno tutti i proprietari di una casetta o appartamento. E’ quindi evidente che l’avversione isterica del PLR e parte del PPD, e degli esponenti di questi partiti che sono stati piazzati nelle associazioni economiche, non è fondata su elementi obiettivi, che si possono condividere oppure no. E’ invece una cieca “guerra di religione” contro l’odiata Lega (rea di aver vinto le elezioni) e contro l’odiato leghista Zali. L’obiettivo è quella di farla alla Lega.

Comandano i 194?
Vedremo quindi presto se 194 grandi generatori di traffico, ed i loro danarosi titolari, oltre a dettare la linea in casa del PLR e di parte del PPD, saranno anche in grado di convincere i ticinesi a seguirli affossando quello che è, al momento, l’unico modo concreto per chiamare alla cassa i frontalieri e magari spingerli a condividere l’auto, evitando così di entrare tutti i giorni in Ticino uno per macchina. Certo non sarà la soluzione a tutti i problemi, ma è meglio del nulla: tanto più che i contrari alla tassa di collegamento non hanno proposto alcuna alternativa. Si sono limitati all’opposizione per partito preso.

Temi sanitari
Nel dibattito monopolizzato dalla tassa di collegamento si è parlato poco dei temi, pur della massima importanza, legati alla sanità. Ovvero la modifica della legge sull’ente ospedaliero cantonale e l’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”. La prima è da accettare; la seconda da respingere. Ne va dello sviluppo della sanità ticinese, che passa per una collaborazione tra pubblico e privato. In caso contrario, se non si sapranno unire le forze, si rischia di assistere ad un generale arretramento della sanità ticinese. Ad una perdita di competenze, di posizioni e ad una “fuga di cervelli”: perché le nostre strutture non saranno più interessanti per i primari di punta. A meno che l’obiettivo sia quello di tornare ai tempi in cui il miglior medico era il treno per Zurigo.

Di questi temi si è purtroppo parlato poco, col rischio di lasciare campo libero ai facili slogan dei populisti di $inistra; quelli che diventano cianotici solo a sentire la parola “privato”. Tuttavia, c’è ancora una settimana di tempo per votare Sì alla legge sull’EOC e No all’iniziativa “giù le mani dagli ospedali”: quest’ultima, invece di salvare gli ospedali, otterrebbe il risultato contrario. Un po’ come, a livello federale, l’iniziativa cosiddetta “A favore del servizio pubblico” che, se approvata, porterebbe invece allo sfascio del servizio pubblico, specie nelle regioni periferiche.
Lorenzo Quadri