25 novembre: il popolo deve tornare ad essere “sovrano”!

La casta esterofila nel panico: le urne le romperanno ancora le uova nel paniere?

 

L’immonda ciofeca denominata “preferenza indigena light“ è in vigore dal primo luglio scorso. Si dirà che è presto per trarre delle conclusioni. Sarà anche vero. Ma ricordiamo che questa “cagata pazzesca” (cit. Fantozzi) dovrebbe essere la legge d’applicazione del “maledetto  voto” del 9 febbraio. Quindi di un voto popolare, e di un conseguente articolo costituzionale – il 121 a – che ha stabilito precedenza indigena e contingenti. Se, come pretende qualcuno, la preferenza indigena “light” servisse a qualcosa, degli indizi in tal senso ci sarebbero. Ovvero: una qualche diminuzione dell’immigrazione di massa verso la Svizzera dovrebbe già palesarsi.

Invece, ma guarda un po’, i dati della Segreteria di Stato per la Migrazione (Dipartimento Simonetta) evidenziano proprio il contrario. Nel periodo tra luglio e settembre del 2018 il numero degli arrivi in Svizzera è chiaramente aumentato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Siamo infatti passati da 4700 ad oltre 5000.

Segno evidente che la preferenza indigena cosiddetta “light” è una NON preferenza indigena.  Ovvero è l’affossamento della preferenza indigena votata dal popolo.

E’ evidente che anche sotto il profilo dell’occupazione degli svizzeri la legge di NON applicazione del “maledetto voto” (obbligo di annuncio dei posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento, ma solo a determinate  condizioni) non serve ad un fico essiccato.

E’ quindi confermato che il triciclo PLR-PPD-P$$ alle Camere federali, compresi i suoi rappresentanti  ticinesi, ha cancellato una votazione popolare di importanza epocale. Ed il prezzo più alto per un simile sconcio lo paga proprio il nostro Cantone. Ricordarsene alle prossime elezioni federali, ormai manca solo un annetto.

Invece di andare  a nascondersi…

Il colmo è che i rottamatori della volontà popolare, invece di correre a nascondersi, adesso vanno in giro tronfi come tacchini a raccontare fregnacce (leggi: a fare terrorismo di regime) contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”, in votazione il prossimo 25 novembre. L’iniziativa prevede che la Costituzione federale abbia la precedenza sul diritto internazionale. Visto che le iniziative popolari accettate dai votanti si “trasformano” in articoli costituzionali, ne consegue che le votazioni popolari avrebbero, in base all’iniziativa, la precedenza su accordi internazionali del piffero.

Nel caso in cui si verificasse una situazione di conflitto tra Costituzione e trattati internazionali, i trattati in questione andrebbero denunciati e rinegoziati. Qualora ciò non fosse possibile, disdetti.

Il golpe contro il popolo

L’iniziativa “per l’autodeterminazione” non chiede niente di stravolgente. La preminenza del diritto costituzionale su quello internazionale era realtà fino al 2012, quando i legulei del Tribunale federale ed i professorini delle facoltà di diritto cambiarono le carte in tavola, mettendo così a segno un vero e proprio golpe della casta contro il popolo.Il risultato di questo golpe è che oggi le votazioni popolari sgradite all’establishment vengono cancellate con la scusa del “conflitto” con accordi internazionali del piffero conclusi dall’establishment medesimo. Il caso più evidente è proprio quello del “maledetto voto” del 9 febbraio. Ma anche la votazione sull’espulsione dei criminali stranieri.

Un insulto

Hai capito i soldatini della partitocrazia triciclata?

Non contenti di aver rottamato la volontà popolare sull’immigrazione di massa vogliono andare avanti a farlo a tempo indeterminato. Perché il popolazzo becero “vota sbagliato” e quindi va ridotto al silenzio. Per questo urlano e strepitano fregnacce contro l’iniziativa “per l’autodeterminazione”. A partire dalla storiella secondo cui l’iniziativa in questione  mirerebbe in realtà (?) ad affossare i diritti umani. Il che è contemporaneamente una bestialità ed un insulto. Bestialità perché equivale a sostenere che la Costituzione federale sarebbe contraria ai diritti umani, quando invece li contiene tutti. Ed insulto perché equivale anche a dire che gli svizzerotti “chiusi e gretti” voterebbero a piene mani proposte contrarie ai diritti umani. Ma andate a Baggio a suonare l’organo, finti moralisti da tre e una cicca!

Verdi-anguria

Sull’onda di quanto sopra, ecco arrivare i Verdi ticinesi. Costoro, che sono come le angurie (verdi fuori, ro$$i dentro), hanno diramato un farneticante comunicato in cui definiscono l’iniziativa per l’autodeterminazione “iniziativa contro i diritti umani”. Uella!

Poiché la conflittualità tra Costituzione svizzera e trattati internazionali è oggi una realtà in campo di immigrazione, ne consegue che ciò che i Verdi-anguria vogliono è l’immigrazione di massa. La quale, ma guarda un po’, è del tutto antiecologica: genera infatti invasione di targhe azzurre, insediamento in Ticino di aziende che assumono solo frontalieri (consumando territorio e generando traffico parassitario), cementificazione del Paese dovuta alla sovrappopolazione, eccetera.

Morale della favola: se fossero davvero ambientalisti, gli ecologisti nostrani voterebbero a sostegno dell’autodeterminazione e contro la libera circolazione. Invece, fanno l’esatto contrario. Dimostrazione che nell’anguria il ro$$o prevale sul verde. E di gran lunga.

Lorenzo Quadri

Votazioni: Lega e Mattino vincono su tutta la linea

Civica: la casta di nuovo asfaltata dal popolo ticinese. E sulla Previdenza 2020…

 

Per la Lega e per il Mattino, le votazioni della scorsa domenica sono state un successo su tutta la linea (per lo meno in Ticino).

La chiara maggioranza dei ticinesi (55.2%) ha infatti approvato la riforma Previdenza 2020. E’ evidente che, senza la Lega ed il Mattino, il risultato sarebbe stato ben diverso. La riforma, certo, non entusiasmava. Tuttavia avrebbe permesso di scongiurare il peggio. Purtroppo il Sì ticinese non è bastato. A livello nazionale l’oggetto è stato respinto. Per l’AVS si apre dunque un periodo di incertezza. Il piano B  per il primo pilastro non esiste. I contrari non possono certo immaginare di riesumare le loro proposte, già respinte dal parlamento. Non c’è bisogno di essere un mentalista per prevedere cosa ci verrà propinato tra qualche anno: la pensione a 67 anni per tutti. E’ evidente che la Lega si batterà contro questo scenario. Uno scenario che sarebbe deleterio in particolare per il Ticino. Dove, grazie alla devastante libera circolazione delle persone, chi perde il lavoro sopra i 55 può star certo che non troverà più un altro impiego. Complimenti alla sinistra estrema che, per bocciare il pensionamento a 65 anni per le donne, ha retto la coda a chi lo vuole portare a 67. C’è una precisa definizione per chi si comporta in questo modo: “utile idiota”.

D’altra parte, è difficile immaginare che il popolo svizzero, dopo aver rottamato la Previdenza 2020 (che comportava sì dei sacrifici, ma sostenibili) potrà approvare una riforma delle pensioni che sarà giocoforza assai più dolorosa. Aspettiamoci dunque una massiccia operazione di terrorismo di Stato per imporre l’indifendibile.

Da notare che il Ticino con il suo voto a sostegno della Previdenza 2020 ha asfaltato il neo-consigliere federale Ignazio KrankenCassis, che al Nazionale era in prima fila nel combatterla. Ulteriore dimostrazione di come il neo-ministro non sia rappresentativo del nostro Cantone. Quindi c’è poco da continuare a remenarla con la storiella del Consigliere federale ticinese.

La sconfitta dei voltamarsina

Se la Previdenza 2020 ha vinto in Ticino, l’iniziativa per la civica ha letteralmente trionfato. Il 63.4% di Sì è un risultato eccezionale. Tanto più che il comitato promotore, la Lega e l’Udc erano soli contro tutti.  La partitocrazia PLR-PPD-P$ ha infatti clamorosamente voltato marsina qualche settimana prima del voto, sconfessando i rispettivi gruppi parlamentari che avevano sostenuto la civica in Gran Consiglio. La maggioranza dei docenti era contraria alla proposta in votazione. Così come i direttori scolastici e su su fino al capodipartimento (il quale, non dimentichiamolo, tentò addirittura di far dichiarare irricevibile l’iniziativa, fallendo miseramente).

Ad essi sono aggiunti gli intellettualini della gauche-caviar multikulti, nonché i soliti biliosi gruppi anti-Lega, anti-Svizzera e quindi anti-civica. Costoro si sono mobilitati con dovizia di soldatini, mezzi, ed inserzioni a go-go sui giornali (sarebbe interessante sapere quanto hanno speso in annunci, e chi ha pagato il conto).

Di tutti i colori

Nel corso dei mesi di una campagna di votazione sempre più isterica, se ne sono viste di tutti i colori. Dalle pressioni da parte di docenti sui collegi scolastici per ottenere prese di posizione contrarie alla civica alle denigrazioni contro l’iniziativa ed i suoi promotori; dalle fake news alla denuncia di fantomatici “gombloddi” con la Curia. Insomma: i contrari non si sono fatti mancare nulla. Hanno trasformato la votazione sulla civica in una votazione sulla scuola ticinese. Di proposito. Il loro obiettivo: asfaltare la civica per mostrare al comitato promotore, chiaramente non di $inistra, chi comanda nella scuola pubblica ticinese: la gauche-caviar ed addentellati, ovviamente! E che l’odiata “destra” non osi metterci il becco! Vade retro! E soprattutto: vade retro nazionalisti! La scuola di radikalchic e kompagnuzzi non deve insegnare i principi della democrazia svizzera. Al contrario: deve insegnare che le specificità elvetiche (e la Svizzera stessa) sono ciofeche da rottamare: perché bisogna essere “aperti”, euroturbo e multikulti. Viva il pensiero unico!

Il post della vergogna

La casta si vedeva già la vittoria in tasca. Invece si è beccata una randellata di proporzioni epiche.  Mobilitatasi in grande stile contro la civica e contro i suoi promotori, ha fatto la fine dei pifferi di montagna: partirono per suonare ma vennero suonati.

La trombatura, invece di suggerire un decoroso silenzio, ha provocato indegne sbroccate.  Vedi l’obbrobrioso post di un docente italiano (permesso C) della scuola media di Barbengo, il quale ha paragonato la votazione sul Sì alla civica a quella che, nel 1933, ha portato Hitler al potere in Germania. Ah beh, se ad insegnare la storia e la civica sono simili insegnanti, c’è proprio da stare tranquilli! Ovviamente ci aspettiamo che il direttore del DECS prenda seri provvedimenti, visto che ne va della credibilità della scuola pubblica.

Lorenzo Quadri

10 motivi per votare Sì alla Previdenza 2020

Ultimo appello a chi non ha ancora depositato la scheda nell’urna

 

Oggi si vota, tra l’altro, sulla Previdenza 2020. Per questa votazione si prevede un esito tirato. Nelle scorse settimane della PV 2020 non si è sentito parlare granché. L’importanza del tema avrebbe meritato maggiore attenzione. Ma da un lato la complessità dell’oggetto – e quindi il suo scarso appeal mediatico – e dall’altro l’interminabile quanto stucchevole pantomima sulla nomina del nuovo Consigliere federale hanno fatto sì che la riforma delle pensioni passasse in secondo piano. A torto.

Poiché c’è ancora qualche ora di tempo per votare, vale la pena pubblicare un piccolo “decalogo” a beneficio  chi non avesse ancora depositato la scheda nell’urna.

  • La riforma Previdenza 2020 non entusiasma. Non poteva essere diversamente: quando bisogna risanare un’assicurazione sociale, non si può che scontentare. L’obiettivo deve quindi essere quello di scontentare il meno possibile.
  • Ogni anno si spendono miliardi per i finti rifugiati con lo smartphone. Questi soldi potrebbero essere dirottati sull’AVS. Su questo non ci piove. Ma è evidente che il triciclo PLR-PPD-P$$ non approverà mai una simile soluzione. Occorre dunque guardare in faccia alla realtà.
  • Non è solo l’AVS ad avere problemi di “cassa” ma anche il secondo pilastro. Il famoso tasso di conversione al 6,8% non sta più in alcun rapporto con il rendimento dei capitali. La conseguenza: gli assicurati attivi professionalmente finanziano con i loro contributi le rendite dei pensionati. Questa distorsione non può continuare.
  • La Previdenza 2020 prevede l’aumento a 65 anni dell’età di pensionamento delle donne. Questo non è bello. Però contempla contemporaneamente una maggiore flessibilizzazione del pensionamento tra i 62 ed i 70 anni; di modo che, per le donne che sceglieranno anche in futuro di smettere di lavorare a 64 anni, non cambierà granché.
  • Per compensare i risparmi sul secondo pilastro, chi andrà in pensione a partire dal 2018 beneficerà di un aumento della rendita di 70 Fr al mese. Si tratta di una sorta di “mini tredicesima AVS”: la Lega non può che salutarla positivamente, dopo vent’anni di battaglie sul tema (con tanto di iniziativa popolare).
  • Il pacchetto Previdenza 2020 prevede un amento dell’IVA dello 0,3% a partire dal 2021. Questo aumento, evidentemente, non fa piacere. In molti ci hanno ricamato sopra. Ma a conti fatti si tratta di 30 centesimi per ogni 100 franchi di spesa; ancora meno per quegli acquisti che beneficiano dell’IVA agevolata. E’ davvero un prezzo troppo alto da pagare per garantire le pensioni per i prossimi decenni?
  • Soprattutto: cosa succederà se la riforma dovesse venire bocciata? Nel cassetto non c’è pronto alcun piano B. Passeranno anni prima che le Camere federali lo partoriscano. Nel frattempo, la situazione finanziaria del primo e del secondo pilastro si degraderà ulteriormente. Di conseguenza, i tagli dovranno giocoforza essere più incisivi; e verranno imposti con i soliti catastrofismi. Una cosa è certa: il nuovo pacchetto non conterrà l’aumento di 70 Fr delle rendite AVS. Per contro, prevedrà l’innalzamento dell’età del pensionamento a 67.
  • E’ questo che vogliamo? La pensione a 67 anni? In Ticino dove, per colpa dell’invasione da sud, chi perde il lavoro dopo i 50 anni può star certo che non ne troverà un altro? Anche perché, ormai l’abbiamo sentito in tutte le salse, la partitocrazia non ne vuole sapere di introdurre la preferenza indigena, alla faccia di quel che ha votato il popolo.
  • Chi sono i principali oppositori della Previdenza 2020? La destra economica. Che la combatte non perché è troppo dolorosa per i cittadini, ma perché lo è troppo poco.
  • In conclusione: la Previdenza 2020 non fa fare salti di gioia. Ma va assolutamente votata per evitare il peggio.

 

Non basta votare, bisogna anche eleggere. Solo con la scheda Lega si salva il lavoro in Ticino

Qual è la prima emergenza di questo sempre meno ridente Cantone? Alla faccia delle statistiche taroccate ad arte, è il lavoro. Taroccate ad arte, è chiaro, per far credere che vada tutto bene, che non esiste un problema occupazione in Ticino. Che sono tutte balle populiste e razziste. Taroccate ad arte nel patetico tentativo di dimostrare che, in regime di devastante libera circolazione delle persone, “tout va bien, Madame la Marquise”. Ci sono però dei dati che non possono essere manomessi dalla SECO (tirapiedi del Consiglio federale e delle sue politiche spalancatrici di frontiere): sono quelli dell’assistenza.
Come noto a questo proposito in Ticino si è infranto ogni record: le persone in assistenza sono infatti 8500. E questa cifra impressionante – che si traduce a sua volta in costi impressionanti a carico del contribuente – è un campanello d’allarme evidente. Non indica tutto il problema: infatti, e per fortuna, non tutti i disoccupati sono in assistenza. Ma è la punta dell’iceberg-disoccupazione. Del resto, basta parlare un po’ con la gente. E, parlando con la gente, emerge in modo plateale che la prima preoccupazione dei ticinesi – che spesso si trasforma in un incubo – è il lavoro. La politica deve quindi prenderne atto e agire di conseguenza.

Invasione
Per colpa della devastante libera circolazione delle persone il mercato del lavoro ticinese è stato invaso, col risultato che non c’è più posto per chi vive qui, giovane o meno giovane che sia. Invece di dare il lavoro prima ai nostri, poi agli altri, è successo esattamente il contrario.
Se il 9 febbraio in Ticino il 70% dei cittadini ha plebiscitato l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” è per il problema della disoccupazione, quindi per l’immigrazione nel mondo del lavoro, con conseguente espulsione dei residenti. A ciò si aggiunge la questione del dumping salariale. Al proposito occorre essere in chiaro: l’unica soluzione è il contingentamento abbinato alla preferenza indigena. Che peraltro era in vigore fino al 2004, per cui non si tratta di certo di inventarsi chissà cosa.

Voto in pericolo
Attenzione però, perché quel voto di un anno e otto mesi fa è oggi in pericolo. E’ in pericolo perché, secondo i sondaggi, in Ticino le elezioni federali potrebbero premiare, a scapito della Lega, il partito socialista. Detto senza giri di parole: la Lega potrebbe perdere il secondo seggio in Consiglio nazionale, a vantaggio del P$. Ossia di quel partito il cui obiettivo è la cancellazione del “maledetto voto” e quindi l’adesione all’UE. Non facciamoci ingannare. Non esistono $ocialisti contrari alla libera circolazione delle persone. Nessun kompagno si è mai schierato contro i bilaterali. Nessun kompagno ha mai sostenuto il 9 febbraio. Qualcuno vuole far credere di aver cambiato idea, ma solo per ottenere voti.

Servono schede Lega
Se alle elezioni federali il Ticino premia chi vuole cancellare il “maledetto voto” è evidente che la preferenza indigena ce la possiamo scordare. Per sempre. Permettere che il P$ ticinese ottenga due seggi a Berna significa gettare nel water il 9 febbraio. Cosa fare per evitarlo? Bisogna votare Lega. Non si può plebiscitare l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” perché il mercato del lavoro ticinese è andato a ramengo a furia di aperture e poi, quando si tratta di eleggere i rappresentanti a Berna, premiare chi vuole le aperture e quindi l’invasione indiscriminata ed il dumping. Non basta votare bene. Bisogna anche eleggere di conseguenza. Altrimenti la volontà popolare resta lettera morta.
Non votare scheda Lega equivale a voltare le spalle al 9 febbraio e quindi alle migliaia e migliaia di ticinesi che non hanno un lavoro. Servono schede della Lega per impedire che il P$ affossatore del 9 febbraio raddoppi la propria rappresentanza a Berna. Chi ancora non ha votato, ci pensi.
Lorenzo Quadri