Accordi sui frontalieri: imboscati definitivamente

I politicanti italici rinunciano a 600 milioni di entrate per paura di perdere voti 

Svegliamoci e disdiciamo la famigerata Convenzione del 1974!

Ma guarda un po’! Ecco un’altra di quelle situazioni in cui ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Secondo il responsabile nazionale Cgil per le politiche del frontalierato, l’accordo tra la Svizzera e la Vicina Penisola sulla fiscalità dei frontalieri “non è più all’ordine del giorno della politica”  italiana, e non verrà scongelato prima della fine della legislatura (?).

Si conferma dunque lo scenario più volte annunciato su queste colonne: ossia che all’Italia in realtà l’accordo in questione non interessa affatto. Malgrado a trarne il maggior profitto, in termini economici, sarebbe proprio il Belpaese. E di gran lunga.

La bugiarda

Ma come: già nell’estate del 2014 l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf, accompagnata dal suo tirapiedi De Watteville, aveva promesso alla Deputazione ticinese alle Camere federali che entro la primavera dell’anno successivo – quindi entro la primavera del 2015 – i famosi nuovi accordi  sui frontalieri sarebbero entrati in vigore. In caso contrario, il Consiglio federale avrebbe preso delle misure unilaterali nei confronti dell’Italia. In particolare, avrebbe proceduto alla disdetta della famigerata Convenzione del 1974.

Nulla di tutto questo è accaduto. Widmer Schlumpf , ancora una volta, mentiva.

“Peculiarità uniche”?

Il famoso accordo rimane dunque nel limbo, e questo a causa della massiccia attivazione della lobby dei frontalieri e dei loro politicanti di servizio, spesso e volentieri inclini all’isteria.

Questa situazione non finirà mai di stupirci. I frontalieri italiani saranno anche tanti. In totale circa 70mila, facendo il conto a livello nazionale. Mettiamo che abbiano famiglia e che la famiglia voti. Ma i votanti italiani senza legami con il frontalierato sono parecchi di più. E proprio loro dovrebbero essere i primi a trovare intollerabile il trattamento fiscale privilegiato di cui godono i frontalieri, mentre le casse pubbliche piangono. Un privilegio che nemmeno i rappresentanti dei frontalieri sono in grado di giustificare, ed infatti il massimo che sono riusciti a dire è che i frontalieri hanno delle peculiarità uniche (?). Certo che ne hanno. Ad esempio quella di pagare meno tasse e di guadagnare più dei loro connazionali.

Incassi per l’Italia

Non è mai stato perfettamente chiaro cosa comporterebbe dal punto di vista degli incassi per il Belpaese il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri parificata a quella degli altri lavoratori. Ma si parla di centinaia di milioni in più all’anno (c’è chi dice 600).  Questi soldi all’erario italico non interessano? La discriminazione dei lavoratori non frontalieri rispetto ai frontalieri non interessa?

E noi?

Detto questo, la domanda è: dobbiamo noi svizzerotti stracciarci le vesti per avere il nuovo accordo così come parafato? Esso avrebbe il vantaggio di aumentare il carico fiscale dei frontalieri, e si spera che ciò potrebbe calmierare l’effetto dumping, mettendo i frontalieri nella condizione di non poter più accettare certe paghe. Altri punti positivi, però, non se ne vedono. Infatti per le casse ticinesi il guadagno sarebbe irrisorio se non addirittura negativo poiché l’accordo presupporrebbe l’abbassamento del moltiplicatore d’imposta applicato ai frontalieri, che il Gran Consiglio ha fissato al 100% nel novembre 2014. Le Camere federali hanno deciso di lasciare al proposito autonomia ai Cantoni. I kompagnuzzi spalancatori di frontiere pretendevano invece che i balivi bernesi intervenissero d’imperio per sgravare fiscalmente i frontalieri e cancellare la decisione del parlamento ticinese. Questo tanto per chiarire chi è che vota sempre contro gli interessi di questo Cantone.

Ristorni

Aspetto da non sottovalutare: con il nuovo accordo non ci sarebbero più i ristorni e quindi nemmeno la possibilità di bloccarli. Ma il blocco dei ristorni è uno strumento che, quando è stato utilizzato – purtroppo solo una volta e per troppo poco tempo – non ha mancato di mostrare la propria efficacia.

Cambiare tattica

Non è certo per portare a casa un risultato così anoressico che si sono persi anni in trattative  con il Belpaese (chissà le grasse risate che si sono fatti gli amici a sud alle spalle dei negoziatori svizzerotti che andavano a Roma a parlare in inglese e si facevano sistematicamente infinocchiare). L’obiettivo cui il Ticino deve mirare è di ottenere dal nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri almeno l’equivalente di quanto oggi ristorna all’Italia ogni anno.

Da tale obiettivo siano però lontani anni luce, e quindi occorre cambiare tattica. Visto che la Penisola prosegue con la melina, si disdica unilateralmente la Convenzione del 1974 e non si ristorni più nemmeno un centesimo. Nelle casse cantonali entreranno ogni anno quasi 70 milioni di franchetti in più.

Lorenzo Quadri

Non c’è limite alla tolla!

Riforma III delle imprese: Widmer Schlumpf fa galoppinaggio per i kompagni

 

La discesa in campo dell’ex ministra del 5% contro la Riforma III, è l’ulteriore conferma che il 12 febbraio bisogna votare Sì

L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf  è uscita dal silenzio  in cui sarebbe dovuta restare e si è messa ad impallinare la Riforma fiscale III delle imprese, da lei stessa concepita (la memoria comincia a fare cilecca?).

L’iniziativa dell’ex Consigliera federale non eletta viola la regola scritta secondo cui gli ex ministri non dovrebbero più mettere il naso in quelli che sono ormai diventati gli affari dei loro successori. A lasciare di stucco, però,  non è tanto che l’ex ministra del 5% parli. E’ che abbia ancora il coraggio di metter fuori la faccia a pontificare dopo tutti i disastri che ha combinato. Disastri che hanno colpito in prima linea il Ticino. Vedi l’azzoppamento della piazza finanziaria con la calata di braghe senza contropartita sul segreto bancario. Ma vedi anche l’immane boiata, priva di qualsiasi logica, di concedere ai frontalieri le stesse deduzioni fiscali dei residenti: di fatto un regalo fiscale ai frontalieri. I quali dovrebbero invece pagare più tasse; non certo di meno. Il prezzo del regalo fiscale, quando sarà operativo, lo pagherà in prima linea proprio il Ticino. Il nostro Cantone, grazie all’ex ministra del 5%, si troverà con meno entrate e, oltretutto, nella necessità di assumere nuovi tassatori per calcolare le deduzioni dei frontalieri! Senza contare che sempre la pregiata Signora non eletta, assieme al suo tirapiedi De Watteville, voleva svendere gli interessi del Ticino al Belpaese nella diatriba sugli accordi fiscali dei frontalieri.

E ancora, Widmer Schlumpf, all’indomani del “maledetto voto” del 9 febbraio, starnazzava alla votazione da rifare, assieme al kompagno presidente del P$ Christian Levrat e compagnia brutta.

E come la mettiamo con il subdolo tentativo della grigionese di cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri?

Cameriera dell’UE

Quanto alla Riforma III della fiscalità delle imprese, che avrà un costo (ma respingerla costerebbe molto di più):  se la Svizzera si ritrova nella condizione di doverla fare, onde evitare l’emorragia di gettito fiscale e di posti di lavoro – solo in Ticino gli impieghi a rischio sono 3000 – la colpa è sempre dell’ex ministra del 5% che, da brava cameriera di Bruxelles, è subito corsa a sottoscrivere accordi capestro per conformare il nostro Paese alle nuove regole internazionali. Vedremo in quanti faranno altrettanto. E adesso Madame ha ancora il coraggio di montare in cattedra contro la Riforma III, con  l’intento manifesto di sabotare il suo successore, l’odiato Udc Ueli Maurer?

Al soldo del P$$

Inutile dire che per l’ennesima volta la rancorosa prepensionata d’oro si schiera dalla parte della $inistra, confermando che per otto anni è stata in governo a fare la terza Consigliera federale del P$$.

Si sperava che, visti i suoi precedenti, l’ex ministra del 5%, una volta lasciata la carica  – quando ormai i danni erano fatti – avrebbe almeno avuto la decenza di farsi dimenticare. Invece no. Proprio vero che non c’è mai limite al peggio.

Lorenzo Quadri

Segreto bancario nella Costituzione: il Sì del Consiglio nazionale all’iniziativa. Almeno una decisione sensata sono riusciti a prenderla

Ohibò: la maggioranza del Consiglio nazionale almeno una decisione decente l’ha presa. Quella sull’iniziativa “per la protezione della sfera privata”. Ossia per l’inserimento del segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione federale. La Camera del popolo ha infatti deciso di appoggiare sia l’iniziativa che il controprogetto. Controprogetto che è farina del sacco commissionale (gli scienziati del Consiglio federale proponevano di semplicemente respingere la proposta).

Gli antefatti sono noti. L’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf ha smantellato senza contropartita il segreto bancario dei clienti esteri della piazza finanziaria elvetica. In questo modo ha arrecato un danno incalcolabile all’economia ed all’occupazione in Svizzera; Ticino ovviamente compreso. Per non parlare del crollo del gettito fiscale. Ecco chi svuota le casse pubbliche: Widmer Schlumpf ed i suoi reggicoda, a partire dai kompagni. Ovviamente i paesi che attaccavano la Svizzera per il segreto bancario si sono ben guardati dal mettersi in regola: i loro “paradisi” se li tengono ben stretti. Ed anzi ci sono piazze finanziarie USA che, con una tolla senza pari, si propagandano come “la nuova Svizzera”.

A rischio

Sappiamo anche che l’ex ministra del 5%, dopo aver dichiarato che il segreto bancario per gli svizzeri “non è in discussione”, ha poi tentato di farne passare l’abolizione in Consiglio federale. L’operazione finora non è riuscita. Ma verrà senz’altro ritentata. Il tutto chiaramente nell’ottica della servile sottomissione a norme ed organismi internazionali.

A ciò si aggiunge che, proprio nella sessione appena trascorsa, il Consiglio degli Stati ha affossato la proposta di lasciare ai Cantoni l’autonomia di introdurre delle amnistie fiscali una tantum: quindi non uno scudo fiscale sul modello italiano, ma un’operazione che il contribuente vede, di fatto, una volta nella vita. Il rischio concreto è quindi quello che il segreto bancario cada senza nemmeno la possibilità di mettersi in regola. Questo per chi ha qualcosa di non dichiarato.

La criminalizzazione

Per tutti, invece, la fine della privacy finanziaria costituisce l’introduzione della cultura (o piuttosto dell’incultura) della sfiducia, del sospetto e della criminalizzazione nei rapporti tra stato e cittadino. Chi ha un conto in banca è di principio un bieco evasore fiscale, fino a prova del contrario. Un’incultura che è estranea alla tradizione elvetica: viene mutuata da realtà a noi vicine. Da notare che i kompagni, sempre in prima fila quando c’è da criminalizzare ad oltranza chi ha qualche spicciolo non dichiarato, poi difendono gli stranieri che abusano dello Stato sociale e gli immigrati clandestini. Perché questi non danneggiano le casse pubbliche, nevvero? Oppure le casse pubbliche devono essere piene proprio per poter mantenere tutti i “furbi” in arrivo dai quattro angoli del globo, perché “devono entrare tutti”?

Primo appoggio

Quello compiuto dal Consiglio nazionale è, all’atto pratico, un piccolo passo. Nel senso che 1) l’oggetto deve ancora essere discusso dal Consiglio degli Stati e 2) comunque la decisione spetta al popolo. Tuttavia è un segnale importante: il primo appoggio istituzionale al salvataggio dei rimasugli del segreto bancario tramite inserimento nella Costituzione.

Certo che “magari” ci si poteva anche svegliare un po’ prima. Perché – ad esempio – i liblab che adesso sostengono l’iniziativa “per la protezione della sfera privata”, non si sono certo stracciati le vesti per fermare i disastri di Widmer Schlumpf. Anzi, li hanno assecondati.

Xerox

Va infine ricordato che nel 2009, grazie alla lungimiranza del Nano, la Lega lanciò un’iniziativa popolare per inserire il segreto bancario nella Costituzione, che però fallì perché nessun partito nazionale fu disposto ad appoggiarla: l’allora presidente del PLR Fulvio Pelli (quello che “grazie alla libera circolazione delle persone i nostri giovani potranno lavorare a Milano”), ad esempio, sentenziava che il segreto bancario era già “sufficientemente garantito” dalle leggi. Abbiamo visto.

Adesso il popolo potrà decidere su un’iniziativa che è una brutta copia (politica Xerox) di quella della Lega, con l’obiettivo di salvare il salvabile. Non è molto, ma è meglio di un calcio nelle gengive.

Lorenzo Quadri

Gli spalancatori di frontiere violano la Costituzione

Estensione della libera circolazione senza limiti alla Croazia: “grazie”, partiti $torici!

Il Consiglio federale ha violato la volontà popolare e con essa la Costituzione. Infatti, ha approvato l’estensione dell’accordo della libera circolazione delle persone senza limiti alla Croazia. Però dal 9 febbraio 2014 la limitazione della libera circolazione è iscritta nella Costituzione. Ed infatti, all’indomani della votazione, il Consiglio federale aveva sospeso l’estensione della libera circolazione delle persone al nuovo Stato membro UE. Perché, disse allora il governo, non c’erano più le condizioni per farlo. Ed infatti le cose stavano proprio così: a seguito del “maledetto voto”, la libera circolazione delle persone senza limiti è diventata anticostituzionale.

E’ cambiato qualcosa?
Forse che nel frattempo è cambiato qualcosa? No di certo. Però adesso il consiglio federale, calando le braghe davanti alle pressioni UE, vuole la libera circolazione senza limiti alla Croazia, illudendosi in questo modo di ottenere in cambio l’accesso a dei fondi di ricerca UE. Non solo: il Consiglio federale è pure pronto a versare i 45 milioni di Fr di contributo di coesione alla Croazia. Perché, per quello, i soldi ci sono. Davvero non c’è limite al peggio. Non solo ci si piega ai Diktat degli eurofalliti. Si versano contributi di coesione all’UE che ci sanziona per un voto democratico.

L’unica decisione giusta
Con la sua proposta di estendere la libera circolazione alla Croazia, il Consiglio federale ha dunque cancellato una delle poche, per non dire l’ unica, decisione giusta da 14 mesi a questa parte. E nei giorni scorsi la maggioranza della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale, come c’era da attendersi, gli ha dato ragione. I soldatini marciano! Questo è, chiaramente, un tradimento della volontà popolare ad opera dei partiti $torici che ci vogliono svendere all’UE.

Il bello, o piuttosto il brutto, è che ancora una volta la Svizzera cala le braghe senza ottenere nulla in cambio. Non c’è infatti alcuna certezza che, una volta pagata la mazzetta di 45 milioni alla Croazia e concessa la libera circolazione violando la Costituzione, poi effettivamente l’UE “smollerà” i fondi per la ricerca.
Insomma, è proprio vero che la lezione non si impara mai. Già sul segreto bancario si sono calate le braghe in cambio di nulla. Qui succederà la stessa identica cosa. E’ poi inaudito che lo stato violi la Costituzione, però pretenda dai cittadini il rispetto della legge.

Tattica del salame
Il consiglio federale quindi, è manifesto, tenta di prendere per i fondelli i cittadini con la consueta tattica del salame. Prima propone un’applicazione del 9 febbraio che non limita in alcun modo l’immigrazione: infatti s’inventa dei contingenti che non verranno mai raggiunti. Poi, tramite uno scandaloso voltafaccia, cede al ricattino dell’Unione europea e cala le braghe con la Croazia. Insomma: di applicare la volontà popolare a Berna non ne vogliono proprio sapere. Però – colmo dei colmi – il Segretario di Stato Jacques De Watteville (quello che va a negoziare a Roma parlando in inglese), già tirapiedi dell’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf, ha anche la tolla di venire a dire che il Ticino dovrebbe cancellare la richiesta del casellario giudiziale, come pure l’albo artigiani. Perché così, dice il Jacques, l’Italia ci aiuterà con l’UE nel portare a casa le limitazioni della libera circolazione votate del popolo (sic). Eh già, perché proprio il Belpaese, che voleva inserire nei nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri una clausola ghigliottina anti-9 febbraio, ci aiuterebbe a concretizzare il “maledetto voto”. Un voto che è stato plebiscitato in Ticino proprio per contenere l’invasione di frontalieri e padroncini, che è invece di grande importanza per la Penisola. Delle due l’una: o De Watteville pensa che siamo fessi noi, oppure è fesso lui. Ecco, queste sono le punte di diamante della diplomazia elvetica. E ricordiamo che De Watteville manterrà il mandato negoziale con l’UE anche dopo il suo pensionamento, previsto per quest’estate.

La speranza a questo punto è che, se l’estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia verrà votata dalla maggioranza del Parlamento, ci sarà un referendum…
Lorenzo Quadri

Sempre peggio: aumentano i frontalieri nel terziario

Altro che tentare di vendere ai ticinesotti la balla dell’ “inversione di tendenza”
Sempre peggio: aumentano i frontalieri nel terziario

Ma tu guarda questi furbetti dell’Ufficio federale di statistica, ormai specializzati nella realizzazione di statistiche taroccate per reggere la coda al Consiglio federale! E, chissà come mai, la “creatività” dell’Ustat dà il meglio di sé sul tema del degrado del mercato del lavoro provocato dalla devastante libera circolazione delle persone.
Ancora in questi giorni si sta tentando di far credere che la situazione, sul fronte dell’invasione da sud di questo sempre meno ridente Cantone, non sia poi così tragica. Anzi, che ci siano addirittura dei segnali di miglioramento. Frena, Ugo! Se questo non è prendere la gente per il lato B…

Tentativo fallito
Così ecco apparire i titoloni di prima pagina sui “meno frontalieri” – e avanti con i voli pindarici. Obiettivo: tentare di far credere ai ticinesotti che l’invasione di frontalieri e padroncini è tutta panna montata della Lega populista e razzista. Ma il tentativo d’indottrinamento pro frontiere spalancate si arena miseramente non appena si considerano i dati un po’ più da vicino.

Il contrario
A fine 2015, il numero globale dei frontalieri in Ticino risultava diminuito di qualche unità (si parla comunque di cifre lillipuziane) rispetto alla fine del 2014. Questo vuol forse dire che nelle nostre lande ci sono meno ticinesi che sono a casa, in disoccupazione ed in assistenza, perché soppiantati dai frontalieri? No di certo. Vuol dire invece l’esatto contrario.
Infatti, se sul numero totale dei frontalieri c’è stato un minuscolo arretramento, nel settore terziario i dipendenti residenti Oltreconfine sono ancora aumentati: hanno raggiunto quota 38mila. I frontalieri sono invece diminuiti nell’edilizia e in parte nell’industria. Ohibò! Non ci vogliono studi universitari per capire quel che ciò significa.

Più soppiantamento
Se i frontalieri sono calati nell’edilizia, vuol dire semplicemente che questo settore economico sta rallentando. E che quindi offre meno posti di lavoro. Di conseguenza, i frontalieri sono diminuiti nelle costruzioni: ossia, dove ci sono sempre stati anche prima della devastante libera circolazione delle persone e dove non causano grossi fenomeni di sostituzione. Nell’edilizia la manodopera locale scarseggia. E, a tutela del dumping, ci sono contratti collettivi di lavoro.
Il numero dei frontalieri è invece cresciuto nel terziario. E’ cresciuto proprio dove non c’è alcun bisogno di reclutare lavoratori dal Belpaese: l’offerta di ticinesi basta (e avanza) a coprire le necessità del mercato cantonale. Osiamo sperare che nessuno spalancatore di frontiere pretenderà di venirci a raccontare che non si trovano, ad esempio, impiegati d’ufficio, funzionari di banca e segretarie ticinesi. Oltretutto in questi settori si assiste ai ben noti giochetti sulle condizioni contrattuali. Come le segretarie a tempo pieno a 1800 Fr al mese in taluni studi legali. O l’inflazionato trucchetto dell’assunzione (e quindi dello stipendio) al 50%, mentre il tempo lavorativo reale è al 100% o oltre.
Quindi i frontalieri aumentano proprio dove soppiantano i residenti e dove provocano dumping e svaccamento del mercato! Se questo è un segnale che le cose starebbero andando meglio…

Quadruplicati in pochi anni
E’ forse il caso di ricordare che i frontalieri nel terziario sono quadruplicati (sic!) nel giro di pochi anni. Erano infatti 10’327 nel quarto semestre del 1999; adesso sono 38mila. E continuano ad aumentare. Questo malgrado anche il settore terziario rallenti, mica solo l’edilizia. Specie per quel che riguarda la piazza finanziaria, svenduta senza ritegno dall’ex ministra del 4% Widmer Schlumpf. Meno posti di lavoro e più frontalieri vuol dire sempre più soppiantamento a danno dei ticinesi. Ecco il bel quadretto che si delinea. Altro che i titoloni “Meno frontalieri” per far credere che in fondo con la devastante libera circolazione delle persone senza limiti non si sta poi così male e quindi il voto del 9 febbraio può essere sabotato.

Quindi: che nessuno cerchi di farci fessi giochicchiando con le statistiche. Contingenti per frontalieri e preferenza indigena sono più che mai urgenti. A dimostrarlo sono proprio le cifre che si tenta di strumentalizzare per far passare il messaggio contrario. Mai sentito parlare di boomerang?
Lorenzo Quadri

Consiglio nazionale: bocciate, come da copione, le tre iniziative cantonali ticinesi. Nuove legnate da Berna

Come preventivato, il Consiglio nazionale ha respinto le tre iniziative cantonali ticinesi che più hanno fatto discutere in questi mesi. La prima chiedeva l’abrogazione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri, la seconda la creazione di una regione a statuto speciale per il Ticino e la terza l’attribuzione ai Cantoni della competenza di fissare i contingenti per i frontalieri votati il 9 febbraio 2014.
Le tre iniziative cantonali sono state trattate dalla commissione dell’economia e dei tributi (CET) dove non siede nemmeno un ticinese, la quale le ha respinte. Non essendo stato redatto alcun rapporto di minoranza che chiedesse l’approvazione di nessuna delle tre iniziative, le stesse sono state archiviate senza votazione.

Irresponsabile e pericolosa?
Non si è votato, ma i due relatori della CET non hanno mancato di calare la lezioncina imbevuta del solito abusato concetto di “comprensione”. Dimostrando di non aver “compreso” granché. Lo si è ben visto dagli argomenti addotti a giustificazione dell’ennesimo njet. L’iniziativa cantonale che chiedeva l’abrogazione dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri è stata qualificata di “irresponsabile e pericolosa”. Uhhhh, che pagüüüüraaa!
E perché l’iniziativa in questione sarebbe “irresponsabile e pericolosa”? Perché “sarebbe inaccettabile per l’Italia” (ma va?) e perché il Grigioni ed il Vallese, che hanno pure frontalieri italiani, non sono d’accordo con la proposta ticinese. Il festival delle fetecchiate!

Alcuni punti
1) Tanto per cominciare, il numero esiguo di frontalieri italiani nel Grigioni e nel Vallese non può essere in nessun caso paragonato all’invasione quotidiana subita dal Ticino per colpa della devastante libera circolazione delle persone. I ristorni dei frontalieri per il Vallese e per il Grigioni non sono un problema, per il Ticino sì.
2) Come scritto più volte, i ristorni sono un pizzo che da 4 decenni viene versato all’Italia in cambio della sua accettazione del segreto bancario svizzero. Quest’ultimo è però stato smantellato, quindi il pizzo non ha più ragione di esistere.
3) E’ stato lo stesso Belpaese a violare gli accordi inserendo la Svizzera sulle famigerate black list illegali a causa del segreto bancario, pur continuando ad intascare il pizzo come se “niente fudesse”.
4) I ristorni non sono mai stati utilizzati per gli scopi per cui sono stati concepiti.
5) Interessante scoprire che il criterio su cui si basa la Svizzera per prendere una decisione che riguarda i rapporti con un altro Stato è quello a sapere se l’altro Stato gradirà oppure no. Forse che la vicina ed ex amica Penisola, prima di inserirci sulle black list, ci ha chiesto se apprezzavamo?
6) La quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf aveva promesso che, se entro la fine della scorsa estate non si fossero conclusi degli accordi con l’Italia, sarebbe stato il Consiglio federale a denunciare la famigerata Convenzione del 1974. Domanda: Widmer Schlumpf è “pericolosa ed inopportuna”? Oppure è bugiarda?
7) Quando, ormai oltre quarant’anni fa, venne creato il sistema dei ristorni a tutela del segreto bancario, vennero promessi indennizzi al Ticino che portava, e tutt’ora porta, la quasi totalità del peso di questa iniziativa. Non solo gli indennizzi non sono mai arrivati (né mai arriveranno) ma si mantiene artificialmente in vita la Convenzione del 1974 soltanto per fare un piacere all’Italia (e nümm a pagum).

Indorare la pillola?
Perfettamente inutile e stucchevole, dunque, il tentativo di indorare al Ticino la pillola del siluramento delle sue tre iniziative cantonali con la solita fregnaccia della “comprensione”, smentendo poi sistematicamente le parole smielate con i fatti.
Non vorremmo che questa decisione venisse percepita dal Ticino in modo negativo, hanno in sostanza detto i relatori in Consiglio nazionale. Ah ecco, e allora come dovrebbe venire percepita? Per la serie: ti prendiamo a legnate e poi tentiamo di farti credere che erano carezze.
Lorenzo Quadri

Le chance di Norman Gobbi, e quindi del Ticino, sono buone: forza! Consiglio federale: habemus tricket!

Habemus Tricket. Con Norman Gobbi. Alla fine, dopo la riunione fiume di venerdì, il gruppo parlamentare democentrista alle Camere federali ha partorito i tre candidati per il tricket trilingue da sottoporre all’Assemblea federale il prossimo 9 dicembre, quando si tratterà di nominare il successore della quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf.
E sul “tricket” c’è anche Gobbi, in rappresentanza della Svizzera italiana. I “compagni di viaggio” sono, come noto, Guy Parmelin per la Romandia e Thomas Aeschi per la Svizzera tedesca.

Chance concreta
Il Ticino ha dunque una concreta chance di rientrare in Consiglio federale, dove manca da 16 anni. 16 anni in cui la situazione in questo sempre meno ridente Cantone si è nettamente degradata, sia dal profilo occupazionale che da quello della sicurezza. Principale responsabile: la devastante libera circolazione delle persone. In questi anni cruciali il Ticino non era rappresentato nella stanza dei bottoni a Berna. In Consiglio federale hanno trovato comodo, fin troppo comodo, dar retta alle squinternate – ed interessate – tesi secondo cui “tout va bien, Madame la Marquise”.
Grazie alla buona collaborazione tra Lega ed Udc questa situazione estremamente svantaggiosa per noi potrebbe finalmente cambiare. L’Udc, che è il primo partito svizzero, ha riconosciuto che il Ticino è il Cantone che si trova nella situazione più difficile di tutti. Ed ha pure riconosciuto il diritto della Svizzera italiana ad essere rappresentata in Consiglio federale, come peraltro prevede la Costituzione.

Altro che “boutade”!
Il Tricket, per quanto sostenuto dalla presidenza, non era acquisito in partenza. C’è chi aveva altre idee. Ad esempio, sì alla presentazione di tre candidati, ma senza quote linguistiche. Altra proposta è stata quella del “quadricket” ossia un ticket con quattro posti, uno per un ticinese, uno per un romando, e due per due svizzeri tedeschi. Quest’ultima variante avrebbe però implicitamente significato che le tre regioni linguistico-culturali della Svizzera non hanno, tra loro, pari dignità.
Alla fine il tricket è stato accolto con una robusta maggioranza. E questo è il primo segnale importante. Gobbi ha incassato un ottimo risultato nella votazione del gruppo e questo, chiaramente, è un ottimo auspicio. Il gruppo Udc, dunque, sostiene la candidatura Gobbi.
Alla faccia di chi diceva che si trattava di una “boutade”. Di una manovra diversiva in vista della votazione del ballottaggio per gli Stati, che si sarebbe sgonfiata subito dopo. Tali tesi sono l’ennesimo tentativo di onanismo mentale di chi rifiuta di accettare l’ipotesi che un odiato leghista potesse essere candidato ufficiale al Consiglio federale. Ed invece è proprio così. Chissà quanta bile sta travasando un certo lic iur… E’ evidente che la campagna di denigrazione e di odio, orchestrata da lui e dai suoi amichetti con la morale a senso unico, non ha sortito alcun effetto. Il fatto che Gobbi sia stato attaccato dalla stampa svizzero tedesca dimostra peraltro che la candidatura è solida e credibile. D’altra parte, la seduta di designazione dei candidati ufficiali è durata parecchio di più del previsto: inizialmente la fine della riunione di venerdì era stata agendata per le 17.30, poi spostata alle 18.15. E’ finita alle 19.30. Le lunghe discussioni dimostrano che nulla era scontato.

Non conta solo la provenienza
Alla fine, con voto unanime, il gruppo Udc ha ancora confermato il tricket con l’impegno esplicito a sostenere queste tre candidature. L’assemblea federale il 9 dicembre ha dunque la possibilità di scegliere tra Gobbi, Aeschi e Parmelin il secondo consigliere federale Udc. Venisse eletto qualcun altro, non sarebbe il Consigliere federale dell’Udc bensì quello degli altri partiti. Sarebbe quindi un nuovo caso Widmer Schlumpf. Le chance Norman e del Ticino sono dunque buone. Gobbi non è sostenuto solo perché ticinese: sarebbe riduttivo. Il gruppo Udc l’ha appoggiato massicciamente, nella convinzione che possa essere un buon Consigliere federale. Che, tra l’altro, sosterrà incondizionatamente il 9 febbraio.
Lorenzo Quadri

Iniziativa del vicolo cieco ufficialmente riuscita. Ma i sabotatori non andranno lontano

Un nuovo voto sulla libera circolazione asfalterebbe gli spalancatori di frontiere

L’iniziativa del vicolo cieco, quella che vuole cancellare il “maledetto voto” del 9 febbraio e quindi la volontà del 70% dei ticinesi, è dunque ufficialmente riuscita. Non è certo una sorpresa, e nemmeno è motivo di vanto per i promotori: è facile raccogliere le firme con i soldi del miliardario residente negli USA (dove paga le tasse costui, sempre che le paghi?). Da notare che i promotori di questa iniziativa sono gli stessi che, spinti da un incontenibile odio e da un’altrettanto incontenibile smania di apparire, vogliono sabotare la candidatura ticinese al Consiglio federale: la fazione dell’odio, ammantata di moralismo a senso unico, è sempre contro il Ticino ed i ticinesi. E’ quella fazione estremista che si riempie la bocca con concetti politikamente korretti come “il valore della diversità” ma poi fa sfoggio della più talebana intolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente.

Iniziativa contro il Ticino
L’iniziativa del vicolo cieco è quindi un’iniziativa contro il Ticino. Ma il suo obiettivo, come già scritto su queste colonne, non può essere tanto il ri-voto sul 9 febbraio, che si terrà, se del caso, in un indeterminato futuro. Si spera che i signori del vicolo cieco non siano accecati al punto da non rendersi conto che un secondo voto popolare sulla devastante libera circolazione senza limiti non farebbe che confermare il primo. Di conseguenza, lo strasussidiato pagliaccio Dimitri, il lic iur Bernasconi e compagnia brutta verranno asfaltati ancora una volta.
Su quanto poi sia etico e morale cominciare a raccogliere le firme contro un voto popolare sgradito praticamente il giorno dopo la chiusura delle urne si potrebbe disquisire a lungo, nevvero autocertificati paladini della morale, naturalmente a senso unico?

Frontiere spalancate
L’obiettivo dell’iniziativa del vicolo cieco non può dunque essere la chiamata alle urne. L’obiettivo può essere solo il sabotaggio. Ovvero, trasmettere agli eurobalivi l’immagine di un paese che non crede più al 9 febbraio. Di un paese che al primo njet di funzionarietti europei non eletti da nessuno (in genere trattasi di scartine o trombati dei governi degli Stati membri) si ritira con la coda tra le gambe. Purtroppo per gli aspiranti sabotatori, però, la volontà popolare è solo una: quella espressa un anno e nove mesi fa. E peccato anche che la Gran Bretagna, con il suo ultimatum agli eurofalliti, ci abbia dato un bel colpo di mano. Londra non vuole più la libera circolazione delle persone senza limiti e l’immigrazione fuori controllo. Bruxelles dovrà piegarsi. E, di conseguenza, dovrà riconoscere anche il voto elvetico. La libera circolazione delle persone è al capolinea. E l’agitazione isterica degli ideologi delle frontiere spalancate lo certifica.
Lorenzo Quadri

Segreto bancario per gli svizzeri: Berna frena sullo smantellamento. Anche altri “progetti” sono da rottamare!

Le dimissioni della quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf (che solo i kompagni rimpiangeranno) almeno una conseguenza positiva l’hanno già portata. Almeno per ora il segreto bancario degli svizzeri non si tocca. Il progetto di dare ai Cantoni un accesso agevolato alle informazioni bancarie dei contribuenti è infatti naufragato. La stroncatura ricevuta in consultazione è stata così netta che perfino il Consiglio federale ha deciso che non c’erano chance di riuscita, ed ha congelato la riforma.

Notizia positiva
E’ senz’altro cosa buona e giusta che – almeno per il momento – il tentativo di impiantare in Svizzera fallimentari modelli UE sia abortito. In effetti, la privacy bancaria è un elemento della fiducia tra cittadino e Stato, che caratterizza la Svizzera. Trattare invece i cittadini come potenziali evasori è quel che accade nella fallita disunione europea, e che la ministra del 4% mira a far succedere anche nel nostro paese. Perché bisogna diventare uguali all’UE di modo che non ci siano più ostacoli all’adesione, nevvero?

Primo capitolo
L’hanno inoltre capito anche i paracarri che la privacy bancaria è solo il primo capitolo della rottamazione. L’intenzione è quella di smantellare ogni diritto alla privacy del cittadino, in virtù di uno Stato opprimente e ficcanaso che, incapace di combattere la delinquenza, criminalizza il comune cittadino.

Protezione della sfera privata
L’asfaltatura emersa dalla consultazione è comunque un buon segno. Infatti, il popolo dovrà votare sull’iniziativa “per la sfera privata”, che vuole ancorare il segreto bancario degli svizzeri nella Costituzione. E’ dunque arrivato un segnale incoraggiante circa l’esito di questa votazione, che sarà determinante per il futuro. Si tratterà in effetti di un piccolo 9 febbraio. Da questa votazione sapremo se il popolo elvetico è d’accordo con la sistematica calata di braghe, in materia di piazza finanziaria, nei confronti di Paesi esteri ostili (altro che “amici”: gli amici non si comportano certo così). La calata di braghe finora effettuata non è affatto inevitabile: è frutto di una scelta di Widmer Schlumpf ed, evidentemente, di una maggioranza governativa. Maggioranza che, come sempre, cede al vecchio trucchetto del ricatto morale. Il nemico lo sa e ci marcia. Vedi il grottesco tentativo di colpevolizzare la Svizzera per le casse vuote di Stati esteri, quando la crisi economica mondiale non è stata certo provocata dal segreto bancario elvetico, bensì dalla scellerata finanza USA.

Avanti con la rottamazione
Se l’asfaltatura, in consultazione, dell’attentato al segreto bancario degli svizzeri è un buon segno per l’iniziativa a tutela della sfera privata, il fatto che il Consiglio federale abbia bloccato la riforma è un segno che anche in governo, chiusa la sciagurata era della ministra del 4%, il vento potrebbe cambiare.
Ma c’è anche un altro scellerato progetto di Widmer Schlumpf che va fatto saltare per aria quanto prima. Si tratta della marchetta fiscale ai frontalieri. Ossia la concessione, a questi ultimi, delle stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. E’ il massimo: tutti riconoscono l’esigenza di tassare di più i frontalieri, ma la quasi ex ministra delle finanze vorrebbe invece tassarli meno! Con, ovviamente, conseguenze perniciose per il Ticino.
Il nuovo parlamento, affossando la marchetta fiscale ai frontalieri, potrà dimostrare che, con le elezioni federali, il vento è davvero cambiato.
Lorenzo Quadri

La ministra del 4% sta per liberare la cadrega I primi effetti positivi

Lo sfascio del segreto bancario anche per gli svizzeri sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo – andare incontro ad una battuta d’arresto. Il Consiglio federale ha congelato il progetto di allentare la privacy bancaria dei contribuenti a beneficio delle amministrazioni fiscali cantonali. Questo perché la consultazione sul tema si è trasformata in una levata di scudi contro il disegno partorito dalla ministra del 4%.
Non ci vuole ovviamente la sfera di cristallo per capire che la decisione del Consiglio federale di fare retromarcia è dovuta alla partenza di Widmer Schlumpf. Che già esplica i primi effetti positivi. Poiché è evidente che la “donna del baratro” non ha agito da sola, ma – per far passare i propri deleteri progetti – trovava delle maggioranze tra i sette scienziati, ne esce un quadro inquietante di come gli altri membri dell’esecutivo si facessero menare per il naso dalla quasi ex ministra del 4%.

Levata di scudi
La levata di scudi degli ambienti consultati significa che Widmer Schlumpf voleva rottamare il segreto bancario degli svizzeri contro la volontà della società civile. La Svizzera non è d’accordo con questa nuova iniziativa mirata alla distruzione delle prerogative elvetiche. E’ infatti chiaro che nel mirino non c’è solo la privacy bancaria. C’è la privacy in generale. Quella bancaria è solo la prima fetta del salame.
La levata di scudi indica anche che l’elettorato svizzero con buna probabilità appoggerà l’iniziativa, sostenuta dalla Lega, per ancorare nella Costituzione il segreto bancario per i cittadini elvetici. La consultazione che ha affossato, almeno per il momento, il progetto di Widmer Schlumpf, è dunque allo stesso tempo una promozione per l’iniziativa “Per la sfera privata”, che dovrà essere sottoposta al voto popolare.

Regalo fiscale
E’ dunque evidente che chi prenderà il posto della ministra del 4% – e noi speriamo, nell’interesse del Ticino, che si tratti di Norman Gobbi – dovrà impegnarsi in un duro lavoro di “correzione della rotta”: quella rotta da troppi anni improntata alla svendita del nostro paese e delle sue prerogative. Questo si aspettano gli elettori.
E, per quel che riguarda più strettamente il Ticino, c’è anche un’altra scandalosa pensata di Widmer Schlumpf da buttare all’aria quanto prima, poiché gravida di conseguenze negative per questo sempre meno ridente Cantone: la marchetta fiscale ai frontalieri, ossia quella riforma che vorrebbe che anche a loro venissero riconosciute le stesse deduzioni di cui possono beneficiare i residenti. Ma stiamo dando i numeri? Asfaltare subito!
Lorenzo Quadri

La ministra del 4% è rimasta incollata alla cadrega fino all’ultimo. Bye bye Widmer Schlumpf

Sicché la ministra del 5%, dal 18 ottobre ridotta al 4%, Widmer Schlumpf ha deciso di andarsene. Non si tratta di un’assunzione di responsabilità. Non si tratta nemmeno di un’uscita di scena elegante. Si tratta dell’unica opzione possibile poiché, in caso contrario, Widmer Schlumpf sarebbe stata lasciata a casa dall’Assemblea federale. Che la diretta interessata non pretenda di far bere la storiella del “lascio finché mi diverto”: se così fosse, il congedo sarebbe avvenuto in tempi assai meno sospetti. La ministra del 4% non parte affatto come le dive, per libera scelta all’apice della carriera: al contrario, è rimasta incollata alla cadrega fino all’ultimo secondo. Le sue dimissioni non hanno nulla di spontaneo.

Come l’entrata
L’uscita di scena dalla politica federale, dunque, non è migliore dell’entrata, avvenuta a seguito di uno squallido intrigo da retrobottega. L’obiettivo era uno solo: far fuori Blocher che aveva vinto le elezioni ed osava combattere il turboeuropeismo. A posteriori, dunque, non stupisce affatto che chi nel 2007 non accettava il risultato elettorale, 7 anni dopo non accetti nemmeno la votazione del 9 febbraio. Il rifiuto della volontà popolare, per questi golpisti da tre e una cicca, è una forma mentale.

Nessuno riscatto
Tra l’uscita e l’entrata in scena, non c’è stato alcun riscatto. Non c’è stato nulla, in altre parole, che potesse in qualche modo attenuare il marchio dell’usurpazione. La politica della ministra del 4% è stata improntata al cedimento su tutta la linea, senza ottenere nulla in cambio, goffamente spacciato per necessità. Ma necessità non era di certo: tant’è che, mentre la Svizzera capitolava senza condizioni sulla piazza finanziaria, e si auto fustigava pure (le braghe mica si calano solo a metà…) altri si tenevano ben strette le proprie prerogative – e se la ridevano a bocca larga degli svizzerotti.
L’inconcludente pantomima delle trattative con l’Italia non è certo più edificante. Ha solo messo in luce l’incapacità strategia di Widmer Schlumpf e la sua propensione alla bugia e alla malafede.

Regalo fiscale ai frontalieri
Ma c’è anche un altro elemento che merita di venire ricordato, ed è il demenziale progetto di concedere ai frontalieri le stesse deduzioni fiscali di cui beneficiano i residenti. Un’ipotesi che comporterebbe, per il Ticino, un aumento dei costi amministrativi ed un calo del gettito d’imposta. Questo assurdo disegno, frutto di scelta politica, ben dimostra come la quasi ex ministra a parole dichiarasse la sua “attenzione nei confronti del Ticino”. Ma poi, alla prima occasione, le parole venivano sotterrate dai fatti.

I danni restano
Widmer Schlumpf, dunque, se ne va. Ma i danni da lei fatti restano. Sono irreparabili. Le grottesche slinguazzate che le sono state tributate a mo’ di “coccodrillo politico” dai peggiori tra i kompagni rottamatori della Svizzera, dimostrano al di là di ogni dubbio quale fosse il campo della ministra della 4%.
Al posto di Widmer Schlumpf dovrà dunque arrivare un UDC: serve una persona che sia in grado di difendere la Svizzera dagli attacchi esterni; serve qualcuno che si opponga allo sciagurato processo di svendita delle prerogative del paese a Stati esteri ostili e ad organizzazioni sovranazionali prive di qualsiasi straccio di legittimità democratica.
E’ evidente che il secondo ministro UDC lo sceglierà l’UDCe non certo gli uregiatti, e men che meno la $inistra che già pretende di dettare condizioni. L’UDC ha vinto le elezioni. Con questo si è detto tutto. Come reagirebbero i kompagni se a destra si formasse una coalizione per mandare a casa Sommaruga? Si metterebbero a starnazzare come oche padovane, è ovvio. I moralisti a senso unico si sono auto-concessi la licenza di complotto, ma se gli altri dovessero fare la stessa cosa… due pesi e due misure, come sempre!
Lorenzo Quadri

Elezioni federali, un grande risultato che ci onora e che rafforza il 9 febbraio. Adesso il lavoro può continuare

E bisogna “portare a casa”!

Non può essere che di grande soddisfazione il bilancio del weekend elettorale appena trascorso. Il primo pensiero è di gratitudine: gratitudine nei confronti degli elettori che hanno permesso alla Lega di infrangere il muro psicologico (ma nemmeno poi tanto psicologico) del 20% in un’elezione federale, e gratitudine nei confronti di tutti i candidati della lista 5 che si sono messi in gioco e hanno “tirato il carro” senza riserve, ognuno secondo le proprie possibilità.

La conferma del 9 febbraio
Il 18 ottobre il Ticino ha riconfermato il 9 febbraio. Si potrebbe dire: “che scoperta”. Eppure, almeno secondo alcuni sondaggi, solitamente attendibili, non era scontato che sarebbe andata così. E non per “demerito” dell’area Lega-Udc, ma a seguito di operazioni di ingegneria elettorale che, in caso di travaso di voti dai verdi ai rossi, avrebbero potuto premiare il P$ nell’alchimia della divisione dei resti. Un raddoppio $ocialista al Nazionale sarebbe stato incomprensibile nella situazione politica attuale, ma soprattutto deleterio per il Cantone – e non solo. Avrebbe significato rimangiarsi la votazione del 9 febbraio. Era pensabile l’uscita di uno scenario del genere dalle urne ticinesi? A bocce ferme e a mente fredda si può rispondere di no: i problemi, soprattutto occupazionali, di questo Cantone in emergenza lavoro – alla faccia di chi si ostina a ripetere, come un disco rotto ed appoggiandosi a statistiche farlocche, che “tout va bien, Madame la Marquise” – sono sotto gli occhi di tutti. Ma a parlare col senno di poi son buoni tutti.

Premiata la coerenza
Il voto ha premiato – con una crescita importante, al di là delle nostre più rosee aspettative – chi si è sempre battuto contro l’immigrazione scriteriata, contro l’esplosione incontrollata di frontalieri e padroncini, e contro il servilismo nei confronti dell’UE. Gli euroscettici di comodo, quelli che, dopo aver passato anni a denigrare le posizioni “populiste e razziste” della Lega, hanno poi maldestramente tentato di fotocopiarle a “cinque minuti” dalle elezioni, non hanno fatto breccia. La politica – Xerox non paga!

Spalancatori bacchettati
Ed è anche giusto e logico che i ticinesi abbiano bacchettato la $inistra che vuole l’adesione all’UE, che pretende frontiere spalancate (al punto da mettersi a starnazzare addirittura contro la richiesta del casellario giudiziale) e che non retrocede nemmeno davanti alla strumentalizzazione più squallida (foto di bambini morti) nel tentativo di imporci di accogliere non già i veri perseguitati, nei cui confronti la Svizzera ha sempre dimostrato la massima generosità, ma centinaia di migliaia di finti rifugiati, ovvero di migranti economici. Una $inistra che, facendo leva sul ricatto morale del razzismo e della xenofobia, vorrebbe costringere il paese a continuare una politica di deleterie “aperture”. Quelle “aperture” che ci hanno portato solo disoccupazione, dumping salariale, delinquenza e traffico. Le statistiche sui ticinesi in assistenza e quelle sui delinquenti stranieri parlano chiaro. Altrettanto chiaro parlano allucinanti fatti di cronaca come l’omicidio di Chiasso ad opera di pregiudicati stranieri che però continuavano allegramente a vivere in Ticino; e questo perché a Berna si fa ancora melina sull’espulsione dei criminali stranieri votata dal popolo ben 5 anni fa.

Widmer Schlumpf A CASA!
Premiando a livello nazionale l’Udc, il popolo svizzero ha anche detto chiaramente che è stufo dei reiterati tentativi di sabotaggio del 9 febbraio. Nessuno può permettersi di trattare la volontà popolare come lo stanno facendo il Consiglio federale e la triade PLR – PPD – P$. Da un anno e otto mesi si sta spacciando come irrealizzabile un voto solo perché esso costituisce una sgradita sconfessione della linea del servilismo patologico finora adottata nei confronti dell’UE. Questa attitudine da lacchè – che è anche una questione di persone, quindi di Consiglieri federali e di diplomatici euroturbo – deve cambiare. Come deve cambiare, visto che si parla di persone, la ministra del 5%, ormai ridotta al 4%, Widmer Schlumpf, la quale va mandata a casa. Se la signora avesse un minimo di decenza avrebbe rassegnato le dimissioni prima delle elezioni. Ma evidentemente ci troviamo davanti ad un personaggio che, oltre ad aver fatto un disastro politico, è bugiardo ed inchiavardato alla cadrega illecitamente ottenuta con un viscido tradimento della democrazia.
Nota personale
Per finire una nota personale. Il fatto di essere stato, come già quattro anni fa, il Consigliere nazionale più votato del Cantone mi onora moltissimo: grazie mille! Questo risultato dimostra 1) che i leghisti non sono poi quelle “capre” che la stampa di regime ed i partiti $torici vorrebbero far credere e 2) che le campagne denigratorie montate nei miei confronti da alcuni media, che fino all’ultimo mi hanno spalato addosso tutta la palta possibile (e che, evidentemente, continueranno a farlo anche in futuro) non hanno portato lontano. L’impegno per il Ticino e per il programma leghista paga. Adesso il lavoro può continuare: e bisogna “portare a casa”!
Lorenzo Quadri

Segreto bancario: in pochi anni sfasciato il lavoro di generazioni. Distruzione in tempo di record

Anche il Ticino dovrà fare i conti con migliaia di disoccupati in più: grazie, ministra del 5%!

In pochi anni è stato cancellato un intero sistema. Come c’era da attendersi, in Consiglio nazionale la maggioranza PLR-PPDog-PS, nonché il loro codazzo di partitini fotocopia, ha spazzato via il segreto bancario, approvando due progetti per lo scambio automatico d’informazioni, a partire dal 2018. Solo Udc e Lega si sono opposti.
La ministra del 5% non ha, ovviamente, voluto indicare quante migliaia di posti di lavoro verranno cancellati sulla piazza finanziaria a seguito della sua politica di svendita del Paese. Naturalmente, la Svizzera cala le braghe, ma in cambio non ottiene nulla. Prima, infatti, si smantella il segreto bancario senza alcuna contropartita. Poi, quando i buoi sono fuori dalla stalla, si tenterà (forse) di ottenere l’accesso ai mercati per le banche svizzere.

Chi ci guadagna
Naturalmente c’è chi se ne approfitta, ossia le piazze finanziarie che non si sognano di accordare scambi né automatici né meno automatici. Ad esempio a Dubai, dove molti si stanno spostando dalla Svizzera. Ed infatti, almeno in Romandia, già circolano abbondanti volantini pubblicitari dove si chiarisce, all’attenzione dei clienti della “rottamanda” piazza finanziaria rossocrociata, che a Dubai il segreto bancario rimane solido. Uno di questi dépliant è stato letto in aula durante il dibattito. Lungimirante come sempre la replica della ministra del 5%: “Dubai non fa parte del nostro benchmark”. Apperò. Intanto i patrimoni emigrano nei paesi arabi ed i posti di lavoro in Svizzera saltano. Ma la Consigliera federale non eletta se ne impipa: “non fa parte del nostro benchmark”.

FATCA
Widmer Puffo non poteva, evidentemente, esimersi dal citare l’adesione al FATCA come un successo. E’ il massimo. La signora svende senza ritegno la sovranità svizzera e pretende di spacciare la sciagurata iniziativa per un grande risultato. Così grande che, se alle prossime elezioni USA vinceranno i repubblicani, il FATCA verrà abolito in patria. Negli Stati Uniti si creeranno tanti paradisi fiscali. Gli svizzerotti ligi al dovere che si inchinano ai Diktat yankees, resteranno con il naso in mezzo alla faccia e migliaia di disoccupati, mentre lo “Zio Sam” se la ride a bocca larga.

Crisi finanziaria?
A giustificazione della fine del segreto bancario – quello che avrebbe dovuto essere non negoziabile – per l’ennesima volta è stata citata finanziaria del 2008, a seguito della quale gli Stati non sarebbero più disposti a tollerare la perdita di sostrato fiscale. Peccato che 1) la crisi del 2008 non sia stata affatto provocata dalla Svizzera, o dal segreto bancario svizzero, bensì dalla scellerata finanza USA. 2) Se il problema fosse davvero la perdita di risorse fiscali per gli Stati esteri, allora non si capisce perché non sarebbe potuto andare bene anche un sistema di ritenuta alla fonte. Il fatto che si voglia lo scambio automatico d’informazioni dimostra dunque, semmai ce ne fosse bisogno, non solo la volontà di cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri, ma quella di demolire con esso – servendosi della tattica del salame – la privacy dei cittadini, in tutti gli ambiti. Si comincia da quello finanziario e gli altri a seguire.

Amnistia
Unica nota positiva in tanta desolazione (positiva in una logica di meno peggio): l’approvazione, pur di misura, dell’emendamento di Fabio Regazzi (PPD) per l’introduzione di un’amnistia fiscale. Naturalmente contro la volontà della ministra del 5% la quale, a varie sollecitazioni in arrivo anche dalla Lega, aveva sempre risposto che non se ne parlava nemmeno perché “gli strumenti a disposizione sono sufficienti per chi si vuole regolarizzare”.
Bene, dunque, per l’approvazione dell’amnistia – che comunque dovrà ancora passare il difficile scoglio del Consiglio degli Stati. Dovesse l’amnistia diventare definitiva, bisognerà però stare attenti all’effetto boomerang. Ossia: bisognerà evitare che qualcuno utilizzi l’amnistia come pretesto per cancellare il segreto bancario anche per gli svizzeri. Come sogna di fare la ministra del 5%.
Lorenzo Quadri

I presidenti nazionali di PLR, PPD e P$ si impegnano per far perdere ai loro partiti le elezioni in Ticino. I partiti federali sabotano le sezioni ticinesi

Alle elezioni federali, come dice il nome, contano i partiti federali. E i partiti $torici a livello federale almeno un pregio ce l’hanno. Smascherano – involontariamente – tutte le giravolte fatte dalle loro sezioni ticinesi nella speranza di accaparrarsi voti in questo ridente Cantone.
PLR
In casa PLR il presidente Cattaneo si è affrettato a saltare sul carro anti ministra del 5%, dichiarando, tramite una lunga presa di posizione trasmessa ai media, che a) in caso di elezione al consiglio nazionale non voterà Widmer Schlumpf e b) che l’Udc ha diritto a due seggi in Consiglio federale. Un’uscita il cui scopo è, evidentemente, uno solo: quello di saltare sul carro di chi non vuole più la ministra del 5% che ha sfasciato la piazza finanziaria ticinese.
Tuttavia ecco che a rompere le uova nel paniere, chiarendo la vera linea dell’ex partitone, arriva il presidente nazionale Philipp Müller. Il quale non solo ha dichiarato che “bisogna rivotare sul 9 febbraio” ma, pochi giorni dopo il comunicato del presidente del PLR cantonale, ha sentenziato: l’Udc ha diritto a due seggi solo se candida un sostenitore dei bilaterali.
Traduzione: altro che democrazia, le condizioni affinché i democentristi possano avere quello che legittimamente spetta loro le dettiamo noi liblab a nostro piacimento! E la condizione è chiara: votiamo un secondo consigliere federale Udc solo se il partito presenta un liberale travestito. Ah, complimenti! Azzerati in quattro e quattr’otto i tentativi del presidente cantonale Cattaneo in campagna elettorale per accaparrarsi voti personali a destra!
PPD
Va anche peggio al PPDog che, come noto, è correo nell’elezione della ministra del 5%. Il senatore Pippo Lombardi, capogruppo alle Camere federali, si è stracciato le vesti per dichiarare in ogni occasione che lui non ha mai votato Widmer Schlumpf e che mai la voterà. Peccato che poi il presidente nazionale, Darbellay, abbia invece dichiarato che il suo partito la catastrofica Eveline la voterà ancora eccome, perché “ha lavorato bene”.
E sulla posizione di Lombardi? “Si è scusato formalmente e ha promesso che non tenterà di convincere il gruppo parlamentare a cambiare linea”, ha dichiarato papale papale Darbellay alla stampa d’Oltralpe. Dunque, elettori ticinesi, tenetelo bene a mente: chi vota PPD vota Widmer Schlumpf.
P$$
Non potevano mancare i kompagni, con il presidente nazionale Christian Levrat che, con spocchia inaudita, pretende di venire in Ticino a calare lezioni. “Solo il partito $ocialista propone misure concrete efficaci e mirate per la situazione del Ticino”. Ma chi crede di prendere per i fondelli il Levrat? Il partito $ocialista – che ha nel suo programma l’adesione della Svizzera all’UE, l’abolizione dell’esercito ed il superamento del capitalismo – la “difficile situazione” l’ha creata. Ha spalancato le frontiere e sostenuto a spada tratta la libera circolazione delle persone. E chi è contrario è un becero populista e razzista. Levrat è inoltre uno di quelli del “bisogna rivotare il 9 febbraio”.
E quali sarebbero le proposte “concrete” del P$? Le misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone. Quindi un cerotto sulla gamba di legno. Da appoggiare, certo. Ma che mai saranno una soluzione!
“Regresso morale”
Da antologia, poi, l’altro sproloquio di Levrat. Quello secondo cui le prossime elezioni federali presenterebbero un “grave rischio di regresso per il nostro paese: un regresso morale, sociale e politico”. Uhhhh, che pagüüüraaaaa!
Eccola qui, la squallida morale a senso unico di quelli che si autodefiniscono aperti e tolleranti, che si sciacquano la bocca con fetecchiate politicamente korrette come “il valore della diversità” e poi sono ermeticamente chiusi e totalmente intolleranti nei confronti delle posizioni diverse dalle loro. Questi talebani ro$$i, che se perdono una votazione popolare pretendono di rifarla, hanno il coraggio di spacciarsi come garanti dei valori cardine della Svizzera! Proprio loro, che questi valori fanno di tutto per rottamarli in nome della deleteria omologazione all’UE! Kompagni, prima di montare in cattedra, imparate almeno a capire dove passa il limite del ridicolo.
Grazie
Comunque, ringraziamo sentitamente i signori Müller (PLR), Darbellay (PPD) e Levrat (P$) per lo zelo che mettono nel danneggiare elettoralmente i rispettivi partiti a livello cantonticinese. Perché, come detto, a fare stato a Berna sono le strategie dei partiti federali. Non i blabla prelettorali delle loro sezioni ticinesi.
Lorenzo Quadri