Ticino: il triciclo ha affossato anche lo shopping natalizio

Chissà come mai la gente non spende? Forse perché è sempre più povera e precaria?

 

A quanto pare, quello che ci siamo appena lasciati alle spalle non è stato un Natale particolarmente esaltante per i commerci ticinesi.

Se a livello nazionale il fatturato sarebbe cresciuto dell’1.2%, nel nostro Cantone gli operatori del ramo raccontano un’altra storia e dichiarano che, negli ultimi anni, “si è assistito ad un continuo regresso”.

Sempre meno soldi

Non ci voleva la sfera di cristallo per immaginare che le cose sarebbero andate così. Girano sempre meno soldi. La devastante libera circolazione delle persone, voluta dalla partitocrazia PLR-PPD-P$ e dalla casta, ha impoverito e precarizzato la popolazione ticinese. E’ ovvio:  chi non ha un lavoro o teme di perderlo, non si sente stimolato a spendere. Nemmeno per Natale. E visto che il posto di lavoro sicuro è ormai solo un lontano ricordo, per non parlare della piena occupazione, e questo alla faccia delle statistiche farlocche dei galoppini della SECO, la tendenza è chiara.

Piazza finanziaria svenduta

A ciò si aggiunge la svendita della piazza finanziaria ticinese e del segreto bancario, senza alcuna contropartita. Per questa operazione deleteria possiamo ringraziare l’ex ministra del 5% Widmer Schlumpf e, ancora una volta, la partitocrazia che le ha retto la coda. Era evidente che lo sfascio di una delle principali fonti di ricchezza del Cantone – che garantiva impieghi ben remunerati a tante famiglie ticinesi – avrebbe danneggiato tutta l’economia. A Lugano e non solo.  La sparizione dei ricchi clienti italiani della piazza finanziaria ha tolto altri importanti acquirenti ai negozi del centro città.

I silenzi

Per le migliaia di posti di lavoro cancellate sulla piazza finanziaria (spesso e volentieri a poche unità per volta, per non fare clamore), non c’è stata mobilitazione. Né dei politicanti in fregola di visibilità, e ancora meno dei sindacati. Se pensiamo, tanto per fare un paragone, a tutto quello che si è invece mosso e che si muove attorno alle Officine FFS di Bellinzona, se ne deduce che, per politicanti e sindacalisti, ci sono impieghi di serie A ed altri di serie B.

Guerra agli automobilisti

Visto poi che non bastava fare un disastro per volta, a Lugano la partitocrazia ha pensato bene di inventarsi il fallimentare piano viario PVP (Pirla Vai Piano)  concepito per buttare fuori le auto dal centro. In questo modo sono stati espulsi anche gli automobilisti, ovvero gli acquirenti dei negozi. L’opera è poi stata completata facendo schizzare alle stelle le tariffe degli autosili: un po’ per fare cassetta, un po’ per ulteriormente scoraggiare/castigare chi ancora fa compere in centro.

Se poi si pensa che i $inistrati luganesi a ridosso delle festività sono riusciti a presentare al Municipio un’interrogazione contro i buoni parcheggio consegnati ai commerciati (affinché li distribuissero ai clienti) per incoraggiare lo shopping natalizio, si ha la misura delle paturnie ideologiche di chi vuole a tutti i costi desertificare il centro.

Chi ringraziare?

Se il Natale dei commerci in Svizzera è andato bene ed in Ticino invece no, i commercianti si ricordino di ringraziare il triciclo. Tra aperture scriteriate, impoverimento e precarizzazione dei ticinesi, la partitocrazia ha mandato a ramengo il potere d’acquisto degli abitanti di questo sfigatissimo Cantone.

Al resto ha provveduto la jihad “politikamente korretta” contro gli automobilisti. (Ma solo quelli con targhe rossoblù: perché ogni giorno entrano in Ticino 65mila frontalieri uno per macchina, però  al proposito i kompagni ro$$overdi non hanno nulla da dire, sarebbe “becero razzismo”).

Lorenzo Quadri