Triciclo: sette anni di letargo prima di accorgersi che…

Calcolo degli alimenti: al Ticino non si possono applicare i parametri di Zurigo

 

Correva l’anno di grazia 2011, quindi sono passati sette anni, quando chi scrive, in qualità di deputato in Gran Consiglio, inoltrava una mozione che chiedeva di rivedere il sistema di calcolo dei contributi che i genitori non affidatari sono tenuti a versare all’ex coniuge per il mantenimento dei figli. La mozione è stata ripresa e portata avanti dal deputato leghista Michele Guerra dopo la mia uscita dal parlamento cantonale (grazie!).

Il problema è che in Ticino i contributi alimentari vengono calcolati sulla base delle tabelle di Zurigo; questo a seguito di una vetusta decisione della Prima Camera civile del Tribunale d’appello.

Le tabelle di Zurigo, come dice il nome, sono commisurate alla situazione – e agli stipendi – di Zurigo. Ma la realtà ticinese è “un po’” diversa. E lo diventa sempre di più. Grazie alla libera circolazione delle persone, voluta dal triciclo PLR-PPD-P$, il divario tra le paghe ticinesi e quelle d’Oltregottardo cresce inesorabilmente. Si chiama pressione al ribasso sui salari. E non è una “percezione”, checché ne dicano i burocrati della SECO (quelli specializzati in statistiche farlocche) ed i ricercatori frontalieri dell’IRE.

Per non parlare delle persone a rischio di povertà. Che in Ticino sono quasi un terzo (!) della popolazione; nel resto della Svizzera meno del 15%. Ci siamo “aperti”, come blatera l’establishment un giorno sì e l’altro pure. Ed ecco i risultati. Altro che “ricchezza”!

Sotto la soglia

I contributi alimentari calcolati sulla base delle tabelle di Zurigo fanno sì che parecchi genitori non affidatari finiscano non solo sotto la soglia della povertà, ma addirittura sotto quella del minimo vitale, pur lavorando. “Il genitore non affidatario, a seguito della non deducibilità degli alimenti non beneficerà né di sussidi né di aiuti statali col risultato di trovarsi con un reddito disponibile residuale di gran lunga inferiore al minimo vitale stabilito nella LAS e nella LEF”, recita la mozione.

Senza contare che, se vuole esercitare il suo diritto di tenere con sé i figli nel fine settimana, il genitore non affidatario deve disporre di un appartamento di dimensioni adeguate ad ospitarli. E quindi pagare il relativo affitto (elevato). Altrimenti, nisba!

Non son uno standard

Altro elemento importante: le tabelle di Zurigo non sono affatto uno “standard nazionale”. Altri Cantoni fanno calcoli ben diversi. I contributi alimentari previsti nel Canton Argovia, ed esempio, sono chiaramente inferiori. In alcuni Cantoni romandi gli alimenti sono una percentuale del reddito. Questo significa che il Ticino ha tutto il margine di manovra (“sa pò!”) per trovare una soluzione adeguata alla sua realtà. Tanto più che, con la metà dei matrimoni che finiscono in divorzi, il problema degli alimenti non è certo una questione “di nicchia”.

Blaterano di povertà e poi…

E’ inaudito che in un Cantone in cui tutte le aree politiche si sciacquano la bocca con la “povertà” ci siano voluti sette anni (!) – dal 2011 ad oggi – affinché il Gran Consiglio cominciasse a chinarsi su una distorsione evidente. Che può senz’altro essere (ed in vari casi è) fonte di povertà. E sì che non serve essere dei premi Nobel per l’economia per rendersi conto che i calcoli economici fatti sulla realtà zurighese non possono essere applicati pari-pari (copia-incolla) a quella ticinese. Non sarà che, in tempo di isteria  “me too”, non è politikamente korretto sollevare un problema che tocca principalmente uomini (visto che nella stragrande maggioranza dei casi il genitore non affidatario è il padre)?

Ancora sette anni?

Solo nei giorni scorsi a grande maggioranza il Gran Consiglio ha deciso di dare seguito alla mozione proponendo – alla buon’ora! – di dare il via libera all’abbandono delle tabelle di Zurigo per passare ad un sistema di calcolo che sia aderente alla nostra realtà. Adesso si tratta di individuare i nuovi parametri. Si parla anche di un apposito programma informatico. Speriamo solo che non ci vogliano altri sette anni per avere la nuova base di calcolo. Perché sarebbe l’ennesima presa per i fondelli!

Lorenzo Quadri