Turisti cinesi, le perquisizioni che non possiamo tollerare

Ci risiamo. Dopo qualche mese di calma, è ri-scoppiato il bubbone dei torpedoni di turisti cinesi rivoltati come calzini dalla Guardia di finanzia italiana al confine di Ponte Chiasso. Obbiettivo delle perquisizioni della scorsa estate era riscuotere sull’unghia ed in contanti l’IVA al 21% sui beni acquistati, con l’indicazione al turista di poi farsi rimborsare in aeroporto: ciò che però si rivela impossibile.
Nell’ultimo caso segnalato, che risale alla fine di novembre, è successo ancora di peggio: alla dogana di Ponte Chiasso, turisti cinesi facoltosi si sono visti sequestrare dalla Guardia di finanza italiana orologi di valore acquistati in via Nassa.
Si può facilmente immaginare che “bel” ricordo si riportano a casa questi visitatori – di fatto trattati da contrabbandieri dalla Guardia di Finanzia italiana – dello shopping a Lugano.
La base legale per effettuare simili operazioni non è del tutto inesistente, solo che non è mai stata applicata prima. Adesso viene riesumata a spese dei turisti cinesi in arrivo dal Ticino. Chiara la volontà di sabotaggio economico ai danni del nostro Cantone. Ciononostante da parte elvetica non si vedono contromisure ed anzi, si continua a trattare con l’Italia come se tutto andasse per il meglio.
Gli ultimi facoltosi turisti cinesi fermati e perquisiti dalla Guardia di Finanza italiana, con tanto di sequestro degli acquisti effettuati a Lugano, erano clienti di una delle più grandi agenzie di viaggi della Cina. Un’agenzia che, nei suoi tour, promuove lo shopping in Ticino, ed in particolare a Lugano e al Foxtown. A quanto risulta, l’agenzia stessa avrebbe rifuso i danni ad i suoi clienti. E’ palese che il risarcimento è un’iniziativa del tutto eccezionale. A breve scatteranno provvedimenti di ben altro tipo. Ovvero la cancellazione del nostro Cantone dagli itinerari dei tour operatori cinesi.
Già a seguito delle perquisizioni di quest’estate, alcune agenzie di viaggio hanno cambiato itinerario: invece di raggiungere Venezia da Lucerna passando per Lugano e Milano, hanno fatto Lucerna-Innsbruck-Venezia. Sì, perché le perquisizioni italiche avvengano solo ai confini ticinesi. Il rischio che il Ticino, e quindi in particolare Lugano, venga escluso definitivamente dagli itinerari dei Tour operator cinesi è quindi molto concreto. Per questo brillante risultato possiamo ringraziare la Guardia di finanza italiana.
Il mercato turistico cinese è importante per Lugano, per il Ticino e per la Svizzera. Tutti vi investono. In particolare la città di Lugano negli ultimi anni si è impegnata per costruire una serie di relazioni con la Cina. La scorsa estate, a seguito della prima ondata di perquisizioni, si erano mobilitati anche Ticino Turismo, Svizzera Turismo e la SECO. L’allarme sembrava rientrato. Ma evidentemente il fuoco continuava a covare sotto le ceneri: a dimostrazione dell’inaffidabilità della controparte italiana, cui però dovremmo essere abituati.
Davanti all’ennesima iniziativa dei nostri vicini a Sud a danno del nostro turismo e dei nostri commerci, non si può fare finta di nulla. Ticino Turismo, Svizzera Turismo e la SECO devono tornare ad attivarsi. La stessa cosa la devono fare gli ambienti economici. Ed è a mio giudizio importante che anche la città di Lugano, che molto ha fatto per sviluppare i rapporti con la Cina, prenda energicamente posizione. E, se l’unico linguaggio che si capisce a sud di Chiasso è quello delle ritorsioni, è tempo di cominciare ad usarlo.
Lorenzo Quadri
Municipale di Lugano

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