Ve la diamo noi la censura della Pasqua!

Polemica inglese sui “cioccolatai” della Cadbury che, per non infastidire gli islamici…

Ecco che ci risiamo. Ad ogni importante festa cristiana c’è chi proprio non riesce ad evitare lo sfoggio di stupidità politikamente korretta. Nel Regno Unito è divampata – giustamente divampata – la polemica. L’azienda britannica Cadbury, che è la seconda al mondo nella produzione di dolci, ha pensato bene di censurare le uova di Pasqua. O meglio: le uova restano. Vengono invece censurati i referenti alla festività religiosa cristiana. Quindi al cristianesimo. Quindi ancora ai fondamenti della nostra società. Che è cristiana da 15 secoli o giù di lì.

E così, ancora una volta – come già capitato in più occasioni per il Natale – gli auguri pasquali si trasformano in osceni auguri per delle fantomatiche “feste di stagione”. Che peraltro nemmeno esistono. Da quanto in qua in Occidente si festeggiano le stagioni? Forse ai tempi del paganesimo, ossia prima dei 15 secoli di cui sopra. Ma dopo…

“Non offendere”

Lo sconcio escamotage, evidentemente, serve a non “offendere” immigrati islamici. E’ evidente che, se c’è qualche immigrato in qualsiasi Stato occidentale che è offeso, o anche solo disturbato, dalle nostre festività religiose, costui va rimandato a calci nel paese d’origine. Ma i calcioni li merita anche chi si produce in iniziative quali la censura delle uova pasquali. Come, appunto, i “grandi manager”  di Cadbury. Costoro, terrorizzati dall’idea di vendere qualche uovo di cioccolato in meno, non hanno esitato a stralciare il riferimento religioso alla Pasqua. Perché “business is business”. Le radici cristiane vanno negate, ma per il dio denaro si dà via anche il fondoschiena. Questi non sono “grandi manager”, questi sono delle meretrici. Con un’enorme aggravante: le meretrici vendono il proprio corpo, costoro vendono, per due sterline, l’identità di un’intera nazione.

Per fortuna c’è chi reagisce

A seguito dello scandalo delle uova censurate, in Gran Bretagna l’arcivescovo anglicano di York ha tuonato contro il tentativo di “cancellare i simboli della fede”; naturalmente – aggiunta nostra – non si tratta solo di una questione di fede,  ma anche di identità. Pure la premier Theresa May ha dichiarato che “certi atteggiamenti sono assolutamente ridicoli” e che “la Pasqua va rispettata”. Ma Lady Brexit è donna “con gli attributi”. A tal proposito vale la pena anche ricordare la posizione di Margrete Regina di Danimarca che qualche tempo fa ebbe a dichiarare, suscitando un vespaio, che i musulmani che arrivano nel suo paese si devono adeguare.

Calatori di braghe

A Berna, invece, poco ma sicuro che i calabraghe multikulti avrebbero difeso la scelta dei “cioccolatai” di Cadbury. Magari andando ad autoerotizzarsi cerebralmente con la laicità dello Stato. Che naturalmente vale solo quando si tratta di rifiutare i simboli della nostra religione. Quando invece la religione è quella dei migranti economici, allora si concede tutto. La laicità dello Stato viene gettata nella tazza del water e ci si “apre” all’islamizzazione della Svizzera. “Bisogna aprirsi”! E c’è pure qualche tapino ro$$o, come il presidente del P$$ Levrat, che vuole rendere l’Islam addirittura religione ufficiale nel nostro Paese.

Meritano di perdere

Contro gli scriteriati che, nascondendosi dietro l’idiozia multikulti, vorrebbero cancellare le nostre radici cristiane,  per lasciare campo libero all’islam con velleità di conquista, è giusto che monti la protesta. Non si può tacere davanti a sconci del genere. Chi, in Occidente – mica in Arabia Saudita! –  fa scelte commerciali imbecilli come i cioccolatai di Cadbury per prosternarsi davanti alla clientela musulmana, offendendo quella cristiana, merita di perdere quest’ultima. Poi si vedrà se ci guadagnerà nell’operazione.

Aprire gli occhi

E sarebbe anche ora che gli spalancatori di frontiere, quelli che poi si sciacquano la bocca con la morale a senso unico, invece delle frontiere cominciassero ad aprire finalmente gli occhi su quello che sta succedendo ovunque, non solo in Inghilterra ma anche in Svizzera, con la folle politica del “devono entrare tutti”. Ovvero, che entrano frotte di migranti economici non integrati e nemmeno integrabili, i quali vanno a creare società parallele con regole proprie, incompatibili con le nostre. E per questo sapremo chi ringraziare.

Lorenzo Quadri