Via Sicura: automobilisti tartassati in nome del politikamente korretto: Criminalizzare per poi mungere

Come c’era da attendersi adesso si leva, quando i buoi sono ampiamente fuori dalla stalla, il coro di critiche contro il pacchetto Via Sicura approvato nei mesi scorsi dalle Camere federali. In particolare non piace alle associazioni automobilistiche  il tasso di alcolemia allo 0,1 per mille che si prevede di imporre ai giovani conducenti (primi tre anni) contro lo 0,5 che vale per tutti gli altri.
A parte che un neo-patentato non è necessariamente giovane, delle due l’una: o con lo 0.5 per mille di alcolemia si è in grado di guidare con la lucidità necessaria, e allora il tasso deve valere per tutti come finora, oppure non lo si è, e allora vuol dire che la soglia è troppo alta ed occorre cambiarla per tutti. Nel caso concreto l’ipotesi corretta è la prima.

Vendute lucciole per lanterne
In sede di dibattito parlamentare, il pacchetto Via Sicura è stato venduto come la risposta ad una lunga serie di atti parlamentari e di iniziative cantonali contro i pirati della strada, per i quali il tedesco ha coniato un termine specifico: “Raser”.

Si conosce la genesi degli atti parlamentari federali, come pure delle iniziative cantonali (che vengono adottate dai legislativi sulla base, a loro volta, di atti parlamentari di gran consiglieri). La trafila è la seguente: fatto di cronaca “eclatante”, atto parlamentare, visibilità mediatica per l’autore dell’atto parlamentare. Nel concreto, i casi di cronaca erano gli incidenti, magari con morti, causati dai pirati della strada.

Nessuno contesta gli interventi severi nei confronti dei pirati della strada. Questa esigenza, corretta, è stata però snaturata ed usata come grimaldello per fare tutt’altro. Oltre che per i pirati della strada, Via Sicura ha introdotto pesanti sanzioni per gli automobilisti “normali”, in un’ottica di criminalizzazione del comune cittadino che ha principalmente due scopi, uno economico ed uno ideologico. Quello economico è incassare le contravvenzioni sempre più salate. Quello ideologico è di  rendere la vita il più possibile difficile all’automobilista, “cattivo” per definizione, per costringerlo ad usare il trasporto pubblico “buono”. Questa impostazione, oltre che ideologica, ha anche un aspetto economico: avendo lo Stato investito cifre spropositate di denaro dei cittadini nei mezzi pubblici, è anche necessario fare il possibile per riempire questi mezzi; e se gli utenti non vengono con le buone, li si farà venire con le cattive. Non già migliorando le prestazioni del trasporto pubblico, ma andando a boicottare quello individuale. Ad esempio, se mai si farà il tram a Lugano, un progetto che tra l’altro nascerebbe già vecchio, poco ma sicuro che se ne vedrebbero delle belle.

Imposizioni ideologiche
Il principio ideologico – perché di operazione ideologica si tratta – che sta dietro a Via Sicura (mazzuolare gli automobilisti per costringerli ad usare il bus) è peraltro lo stesso che sta dietro, tanto per fare un esempio, al fallimentare piano viario luganese PVP, secondo il quale (progettisti dixerunt) bisogna buttare fuori le auto dal centro perché in centro si arriva col mezzo pubblico. Un’impostazione che ha portato le note conseguenze negative per le attività economiche del centro città, le quali non hanno mancato di far sentire le proprie vivaci, e giustificate, rimostranze.

Via Sicura è dunque l’ennesima espressione di quella mentalità che vuole penalizzare artificialmente il trasporto individuale e limitare la libertà dei cittadini con una valanga di regole di stampo statalista. Regole il cui obiettivo è quello di imporre il comportamento prescritto dai canoni ideologici del politikamente korretto: come se gli automobilisti fossero dei bambini da castigare e da mettere sotto tutela; come se i fondamenti stessi del nostro paese non fossero quelli della libertà e della responsabilità. E come se anche la strada non fosse, al pari della ferrovia, un servizio pubblico di uguale dignità – perché non ci può essere un servizio pubblico “buono” ed un servizio pubblico “cattivo”. La strada, piaccia o non piaccia, è servizio pubblico.

Contro la mentalità che vuole ridurre gli automobilisti al ruolo di mucche da mungere e contemporaneamente da criminalizzare (o meglio: da criminalizzare per giustificarne la mungitura, secondo il principio, già noto agli imperatori romani, di “tassare il vizio”) occorre battersi in occasione. Presto di occasioni ne avremo due: la votazione sulla vignetta autostradale  “deluxe” a 100 Fr a novembre,  e l’iniziativa popolare, attualmente in fase di raccolta firme, della “mucca da mungere”. Occasioni da non perdere.
Lorenzo Quadri

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