Via Sicura: avanti così, che alla fine salta tutto

Il parlamento federale continua a fare melina per non correggere l’immane ciofeca

Legge e giustizia non sono per forza la stessa cosa, ma dovrebbero quanto meno avvicinarsi il più possibile. Quando però la legge contraddice, in vari punti, i più elementari sentimenti di giustizia – come accade manifestamente con Via Sicura – allora intervenire è un obbligo

Ma guarda un po’: come volevasi dimostrare, sul bidone Via Sicura continua la presa per i fondelli. Nei giorni scorsi, la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale si è espressa su un’iniziativa parlamentare, peraltro l’ennesima, che mira a correggere le aberrazioni del programma “Via Sicura”, ossia quella ciofeca legislativa a seguito della quale un eccesso di velocità senza conseguenze viene sanzionato più duramente di una rapina.

Eh già, perché Via Sicura si sta rivelando una specie di vaso di Pandora. Tra l’altro mette in imbarazzo pure i magistrati inquirenti. Anche loro si trovano in difficoltà nel giustificare all’indagato cosa avrebbe fatto di così grave da meritare le sanzioni a cui rischia di andare incontro. Sanzioni che non toccano solo l’aspetto penale, ma anche quelli finanziari ed assicurativi. Sì, perché la penalizzazione è addirittura tripla. Via Sicura, nella sua foga – tutta ideologica – di criminalizzare l’automobilista, riesce anche a mettere becco nel rapporto privato tra automobilista ed assicuratore. Una richiesta che peraltro nessuno ha avanzato.

Aggiunte balorde

L’iniziativa contro i pirati della strada, da cui ha avuto origine Via Sicura e che è stata poi ritirata a seguito dell’accettazione parlamentare di Via Sicura, non contemplava affatto questioni assicurative. Sono state aggiunte in parlamento da qualche talebano. E, così come sono state aggiunte, si possono togliere. In concreto, la misura in questione riguarda il  regresso dell’assicuratore nei confronti dell’assicurato. In precedenza era un diritto dell’assicuratore esercitarlo; con Via Sicura è diventato un obbligo. L’iniziativa parlamentare che la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni ha esaminato chiedeva giustamente questo: il “ritorno al passato”.

 Margine d’apprezzamento?

Quindi ancora una volta i politikamente korretti, quelli che strillavano perché, con la “famosa” iniziativa d’attuazione, il giudice non avrebbe avuto margine di apprezzamento in materia di espulsione di delinquenti stranieri, non si fanno problemi ad eleminare ogni margine di apprezzamento quando si tratta di colpire gli automobilisti, togliendo quindi ogni possibilità di considerare attenuanti. In particolare in relazione alla mancanza di precedenti. Alla sanzioni penali ed amministrative si aggiungono, con il regresso assicurativo, quelle finanziarie, che possono portare alla rovina economica l’interessato. Del resto, bastano abbondantemente i primi due tipi di sanzione per mettere nella palta anche chi non ha di fatto danneggiato nessuno, ma solo infranto un limite di velocità: lunghi periodi senza patente possono portare alla perdita del lavoro.

L’assicuratore è sicuramente in grado di stabilire individualmente quando servirsi del diritto di regresso, senza che ci sia un obbligo di legge ad esercitarlo. Obbligo che, come detto, non lascia alcuno spazio alla valutazione da parte degli assicuratori, peraltro assai poco sospetti di fare beneficienza ingiustificata a vantaggio degli automobilisti che si trovano in fallo. Ma guarda un po’: pur di mazzuolare gli automobilisti, i politikamente korretti non si fanno problemi a strumentalizzare perfino gli assicuratori.

Legge contro giustizia

Eppure, ancora una volta, la commissione parlamentare ha deciso a maggioranza di non decidere. Il tutto è stato rinviato alla fantomatica valutazione globale di Via Sicura, così come accaduto per le altre proposte di correttivi puntuali. Avanti così, tiriamo a campare per non dover ammettere di aver toppato. Ed intanto ci sono automobilisti che vanno in galera mentre i rapinatori rimangono fuori e se la ridono a bocca larga.

Legge e giustizia non sono per forza la stessa cosa, ma dovrebbero quanto meno avvicinarsi il più possibile. Quando però la legge contraddice, in vari punti, i più elementari sentimenti di giustizia – come accade manifestamente con Via Sicura – allora bisogna intervenire. Senza fare melina. Senza rinviare alle calende greche.

Del resto, è in corso una raccolta di firme contro Via Sicura. A quanto risulta, la nuova iniziativa popolare non fa fatica a trovare aderenti. E’ quindi evidente che, senza le necessarie correzioni, tutto il pacchetto Via Sicura potrebbe saltare.  Si preferisce gettare tutto a mare pur di non correggere? Per noi va benissimo.

Lorenzo Quadri