Via Sicura: “tüt a posct”? Attenzione all’imbroglio

Intanto la burocrate federale sbrocca contro i parlamentari favorevoli alle modifiche

Il bidone Via Sicura è stato “parzialmente corretto” dal Parlamento federale. Il Consiglio nazionale ha approvato nei giorni scorsi l’allentamento di alcune disposizioni (le più aberranti) dell’astruso “pacchetto”. In particolare, ha deciso di conferire  ai giudici il margine di manovra necessario per valutare le singole situazioni. Si rinuncerà inoltre alla pena detentiva minima di un anno e anche alla durata minima di 24 mesi del ritiro della patente: disposizioni particolarmente fuori luogo nel caso di conducenti incensurati. L’obbligo dell’assicuratore di responsabilità civile di esercitare l’azione di regresso sull’automobilista ritornerà ad essere una facoltà (come prima di Via Sicura) e Berna rinuncerà all’introduzione dell’etilometro bloccamotore.

Queste modeste modifiche vengono spacciate da una parte come una grande conquista (per la serie: adesso l’è tüt a posct), dall’altra (ossia dai fautori del bidone Via Sicura) come uno scandalo di inaudite proporzioni. Entrambe le versioni sono farlocche.

Esempio da manuale

La realtà è che quanto deciso è proprio lo stretto indispensabile per rientrare nei limiti della decenza e dello Stato di diritto. In altre parole: ci sarebbe mancato pure che le modifiche minimaliste, peraltro proposte dallo stesso Consiglio federale, non venissero approvate.

Il pacchetto Via Sicura – esempio da manuale di legislazione fatta col lato B sotto il ricatto morale del populismo di $inistra anti-automobilisti – contiene disposizioni che farebbero rizzare i capelli in testa ad un calvo. Ad esempio, prevede che un eccesso di velocità senza alcuna conseguenza venga punito più duramente di uno stupro o di una rapina. Ma la cricca ro$$overde ha fatto fuoco e fiamme contro lo proposte di correzione. Voleva dunque mantenere simili aborti. Danneggiando, tra l’altro, anche l’autorità giudicante che si trova nella spiacevole situazione di dover applicare disposizioni-ciofeca del genere. E’ il giudice che ci mette la faccia rimediando le figure di palta, ciò che certo non giova all’immagine della giustizia tra la popolazione.

E’ ancora lì

Una cosa va sottolineata. Il bidone Via Sicura non è affatto stato spazzato via. Rimane saldamente al suo posto. Ancora più saldamente di prima. Essendo state tolte le deviazioni più aberranti, nessuno oserà più tentare di metterci mano (chi lo facesse, verrebbe asfaltato dal triciclo PLR-PPD-P$). Con Via Sicura la criminalizzazione dell’automobilista ha compiuto un balzo avanti. Non è quindi il passetto indietro appena deciso dal parlamento a mutare la sostanza (e nemmeno l’impostazione politica che vi sta dietro).

Il tentativo da $inistra di far passare per scandalo planetario la semplice, anzi banale, correzione di distorsioni evidenti ha tuttavia fatto cadere qualche maschera.

Solo quattro esempi:

  • A sbraitare contro l’introduzione del margine d’apprezzamento dei giudici era la cricca ro$$overde. La stessa che però starnazzava contro l’iniziativa d’attuazione dell’espulsione dei delinquenti stranieri. Uno degli argomenti addotti era la mancanza del margine d’apprezzamento dei giudici: per una lista di reati l’iniziativa prevedeva esplicitamente l’espulsione. Ma come: secondo la gauche-caviar per i delinquenti stranieri il giudice deve avere facoltà di non pronunciare l’espulsione, mentre per gli automobilisti questa flessibilità non dovrebbe esistere? Hai capito i kompagni: delinquenti stranieri trattati meglio degli automobilisti!
  • Siccome Via Sicura fa seguito ad un’iniziativa popolare poi ritirata, i ro$$overdi hanno pensato bene di blaterare che una modifica equivarrebbe ad un tradimento della volontà di chi ha sottoscritto l’iniziativa. Come, come? Questi kompagni spalancatori di frontiere hanno azzerato il “maledetto voto” del 9 febbraio, e adesso hanno il coraggio di venire a parlare di rispetto della volontà popolare a proposito di un’iniziativa sulla quale nemmeno si è votato, dal momento che è stata ritirata?
  • Via Sicura è partita dalla necessità (sacrosanta) di punire severamente i deficienti che fanno le corse in macchina in autostrada: quelli che Oltregottardo vengono definiti “Raser”. Poi però è stata estesa a macchia d’olio a persone e situazioni che con i “Raser” non hanno nulla a che vedere. Naturalmente i kompagni si dimenticano di dire che a fare le corse in autostrada non sono certo i patrizi di Corticiasca, bensì giovani stranieri (o beneficiari di naturalizzazioni facili). Grazie frontiere spalancate!
  • Da ultimo ma certo non in ordine di importanza. Le minimali proposte di modifica di Via Sicura, che sono poi state effettivamente approvate dal Nazionale, hanno fatto sbroccare la direttrice dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) Brigitte Buhrmann. La quale si è permessa di definire i favorevoli alla micro-riforma (la maggioranza del parlamento) dei “lobbisti dell’automobile con le mani sporche di sangue”. La signora non ha capito da che parte sorge il sole. Primo: non esiste che una funzionaria della Confederella, con il posto di lavoro ed il lauto stipendio garantito a vita con i soldi del solito sfigato contribuente (automobilisti ovviamente compresi), si permetta di infamare come assassini (sic) dei parlamentari che osano non essere della sua stessa opinione. Secondo: la sbroccata della sciura Brigitta è la conferma che l’amministrazione federale è infarcita di talebani anti-automobilisti. Di conseguenza, è urgente fare repulisti.

Lorenzo Quadri