Zone di confine? Chissenefrega!

Il camerieri dell’UE del Consiglio federale dicono njet alla tassa per frontalieri

Ormai i 7 scienziati nei rapporti con l’UE hanno un solo obiettivo: andare d’accordo, ossia calare le braghe. E se la tassa per frontalieri venisse introdotta a livello cantonale, magari legata all’imposta di circolazione?

Tutto come da copione: il Consiglio federale conferma la propria sudditanza integrale nei confronti dei balivi UE. Ed infatti ha pensato bene di dire njet al postulato di chi scrive, quello che chiedeva di studiare l’introduzione di una tassa per frontalieri. Da un lato per renderli meno attrattivi per il mercato del lavoro locale, dall’altro per compensare (almeno in parte) i costi da essi generati: pensiamo solo alla viabilità mandata a ramengo da decine di migliaia di veicoli con targhe azzurre ed un solo occupante…

Le potenzialità della tassa per frontalieri sono evidenti: se il prelievo ammontasse anche a soli 500 Fr all’anno (chi lo dovrebbe versare, se frontaliere, datore di lavoro o entrambi è aperto) il Ticino con 65’500 permessi G incasserebbe 32 milioni di Fr all’anno. E’ mai possibile che solo agli svizzerotti si mettano le mani in tasca per far quadrare i conti?

Disordini intestinali

Ma al solo pensiero di tutelare il mercato del lavoro delle fasce di confine in regime di devastante libera circolazione delle persone, i camerieri dell’UE vengono colti da gravi disordini intestinali. Sicché, il Njet è automatico. Un riflesso paragonabile a quello dei cani di Pavlov, che salivavano al suono della campanella.

La posizione del Consiglio federale sulla tassa per frontalieri, come detto, è ampiamente prevedibile. Non per questo è meno oscena. Infatti, la proposta non viene dal solito deputato populista e razzista che se l’è sognata di notte. A formularla è stato un professore universitario, Reiner Eichenberger. Il quale ha una reputazione accademica da difendere e quindi non se ne può uscire a fare sparate tanto per mettersi in mostra. Un professore che, poco ma sicuro, di mercato del lavoro e di libera circolazione ne sa di più – ma parecchio di più – dei consiglieri federali e dei loro tirapiedi eurolecchini che infesciano l’amministrazione bernese (sempre più simile a quella di Roma).

Lo stesso giorno…

Ciononostante, per partito preso, il CF rifiuta di approfondire la proposta di tassa d’entrata per i frontalieri. In altre parole: ci sono motivi per ritenere che esista una possibilità di tutela del mercato del lavoro (ticinese in particolare, ma non solo) e di incasso per l’erario pubblico, ma i camerieri dell’UE se ne sbattono. Non se ne parla nemmeno! Guai a rischiare di infastidire i padroni di Bruxelles! Ed infatti, ma tu guarda i casi della vita, il njet alla tassa per frontalieri arriva in contemporanea con la decisione di regalare un miliardo e 330 milioni di franchetti del contribuente ai balivi dell’Unione europea. Naturalmente a titolo volontario ed altrettanto naturalmente in cambio di nulla. Da un governo così, qualcuno si aspetta che faccia valere le ragioni della Svizzera davanti all’UE! Ma figuriamoci: l’unico obiettivo è “andare d’accordo”, ovvero calare le braghe.

Porte ancora aperte

Ovviamente a decidere sul postulato per la tassa per frontalieri sarà il plenum del Consiglio nazionale. Non che ci sia motivo per farsi particolari illusioni. Tuttavia alcuni deputati, non ticinesi e non del gruppo Udc (a cui aderisce anche la Lega) hanno manifestato interesse per la proposta. Ragion per cui, la partita non è ancora chiusa.

Senza contare che stiamo parlando del livello federale. E una tassa per frontalieri la si può pensare anche di tipo cantonale. Magari legata all’imposta di circolazione, visto che i frontalieri intasano abbondantemente le nostre strade provocando costi ingenti. Tanto il Belpaese i nuovi accordi sulla fiscalità dei frontalieri non li firmerà mai. Sicché, di cosa ci preoccupiamo?

Lorenzo Quadri