Zurigo e la scandalosa svendita del passaporto rosso

La cappellata “compensa”, purtroppo, la bella idea di vietare gli eventi del CCIS

 

Ma tu guarda questi zurighesi (nel senso del Cantone): nei giorni scorsi, hanno fatto notizia a livello nazionale per una scelta giusta, purtroppo ben presto compensata da una madornale cappellata.

La scelta giusta

La scelta giusta riguarda il divieto emanato dal Canton Zurigo sul proprio territorio per eventi organizzati  dal sedicente Consiglio centrale islamico della Svizzera (CCIS). IL CCIS è un’organizzazione salafita, quindi estremista, finanziata con soldi in arrivo dai paesi del Golfo. A dirigerla, l’impresentabile duo Nicholas Blancho e Qaasim Illi, nei cui confronti anche il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto dei procedimenti penali. Pieno sostegno, dunque, al divieto. A Zurigo, finalmente, qualcuno comincia a svegliarsi. Adesso, che la Confederazione abbia finalmente il coraggio di proibire a livello nazionale il sedicente Consiglio centrale islamico della Svizzera in quanto associazione pericolosa. Un passo che Berna avrebbe dovuto compiere già da parecchio tempo; ma naturalmente il garantismo autolesionista politikamente korretto e multikulti imperversa!

Poco ma sicuro che sul tema ci sarà un atto parlamentare leghista a Berna per la sessione estiva delle Camere federali, che inizierà domani.

La cappellata

La cappellata, dal punto di vista temporale, è precedente alla lodevole iniziativa contro il CCIS. Ma il bilancio è stato reso noto via TagesAnzeiger solo ieri. Gli zurighesi hanno infatti avuto la sciagurata idea di lanciare una campagna di sensibilizzazione a FAVORE delle naturalizzazioni facili. In sostanza, l’autorità ha invitato gli stranieri a presentare domanda di naturalizzazione prima dell’entrata in vigore delle nuove norme federali, più restrittive! Naturalmente le richieste sono fioccate. E la $inistruccia è in brodo di giuggiole!

Campagna scandalosa

Questa campagna è uno scandalo bello e buono. In sostanza, si è promossa la svendita del passaporto rosso a persone che, in base alla nuova legge, non avranno più diritto ad ottenerlo! Il che significa fomentare proprio quelle naturalizzazioni facili che il legislatore federale ha voluto rendere un po’ meno facili. Evidentemente riconoscendo che occorreva correggere (seppur modestamente) la situazione in essere.

Non ci si venga infatti a parlare di chissà che giri di vite, dal momento che le nuove regole hanno ottenuto una maggioranza sotto le cupole federali. E nessun serio inasprimento dei criteri per l’ottenimento della cittadinanza elvetica “staccherebbe” delle maggioranze a Berna; se le nuove regole ci sono riuscite, vuol dire che i correttivi proposti sono davvero all’acqua di rose. Così infatti è. Eppure a Zurigo la gauche-caviar ha pensato bene di istigare gli stranieri ad approfittare delle naturalizzazioni facili prima che diventino un po’ meno facili con l’entrata in vigore del nuovo quadro legale!

Scuse assurde

Sentite poi la fantascientifica giustificazione della direttrice del Dipartimento cantonale di giustizia e polizia, la $ocialista Jacqueline Fehr (ma un dipartimento del genere, e di questi tempi poi, doveva proprio venire affidato ad una kompagna multikulti, riproducendo così lo scenario autolesionista già creato in Consiglio federale?).

Ha detto la Jacqueline: “L’invito a naturalizzarsi è paragonabile all’avviso che una cassa pensioni spedisce ai proprio affiliati alla vigilia di un peggioramento delle prestazioni”. Ma questa signora Fehr, ci è o ci fa? Il passaporto svizzero paragonato ad una rendita pensionistica?

Si gioca col fuoco

Sicché, grazie alla geniale iniziativa zurighese, stranieri non integrati potranno diventare svizzeri – e rimanere tali in eterno. Infatti, una volta conferita, la cittadinanza elvetica non viene più ritirata. Nemmeno ai terroristi islamici, dal momento che i giudici spalancatori di frontiere trovano sempre qualche scusa per non procedere in questo senso, perché in Svizzera “devono rimanere tutti”.

E qui occorre riallacciarsi al punto precedente. Ossia che a Zurigo ha sede il Consiglio centrale islamico della Svizzera. Se c’è la sede, si suppone che ci siano anche i seguaci: ovvero gli integralisti islamici. Quanti di loro hanno risposto al “geniale” appello del Cantone e di conseguenza diventeranno cittadini elvetici?

Qui qualche spalancatore di frontiere multikulti sta giocando col fuoco. E se ne dovrà assumere le responsabilità.

Lorenzo Quadri