La storiella che Blocher avrebbe detto che “bisogna rivotare” è la consueta panna montata

Ma che strano! La stampa di regime non perde un’occasione per montare la panna contro il maledetto voto del 9 febbraio. L’ultima trovata consiste nel mettere in bocca a Christoph Blocher cose che non ha mai detto. Ad esempio, la storiella del “bisogna rifare la votazione del 9 febbraio”. Uella, Blocher come un kompagno Bertoli o una quasi ex ministra del 4% Widmer Schlumpf qualunque? Piatto ricco mi ci ficco: ecco dunque lo spunto per costruire l’ennesimo castello di carte (di fregnacce) con l’intenzione di sabotare il “maledetto voto”. Per la serie: se non ci credono più nemmeno i promotori dell’iniziativa, tanto vale…

Nessuna sconfessione
Peccato che le cose stiano diversamente. Blocher non ha affatto sconfessato il voto popolare (ci mancherebbe altro). Ha semplicemente detto che, se c’è un modo diverso per raggiungere il medesimo risultato del nuovo articolo costituzionale – lui non saprebbe indicare quale modo, ma se ci dovesse essere – bisognerebbe giocoforza votare sulla nuova opzione. Questo perché l’articolo 121 a della Costituzione dice altro.
E’ quindi evidente che non si fa alcuna retromarcia. Ed in particolare è evidente che nessuno ha ammesso (?) che il voto popolare è inapplicabile. Questo è solo ciò che vogliono far credere quelli che il voto in questione si rifiutano di applicarlo. Perché “bisogna aprirsi”. Perché anche solo pensare di controllare l’immigrazione è cosa da razzisti e fascisti.

In realtà, controllare l’immigrazione si può eccome. Ed infatti è quello che vuole fare anche la Gran Bretagna. Nelle scorse settimane il primo ministro inglese David Cameron ha infatti trasmesso una letterina agli eurofalliti che ha tutto il sapore di un ultimatum: o aderite alle nostre richieste, o il governo inglese sosterrà il Brexit – cioè l’uscita della Gran Bretagna dall’UE – nella votazione sul tema che si terrà nel 2017.

Il 9 febbraio deve diventare realtà
Cameron, come figurava le scorse settimane su queste colonne, per sostanziare le sue richieste ha anche indicato alcune cifre. Ad esempio quella relativa al saldo migratorio del Regno Unito. 300mila persone all’anno e questo – precisa il premier – non è sostenibile.

Qui nella testa degli svizzerotti deve cominciare ad accendersi qualche lampadina. Infatti, si dà il caso che nel nostro Paese, che è ben più piccolo della Gran Bretagna (8 milioni di abitanti noi, 64.5 loro) il saldo migratorio (arrivi meno partenze) sia di 80mila persone all’anno. Per trovarsi nella nostra stessa situazione, il Regno Unito dovrebbe avere non già 300mila, ma 650mila nuovi immigrati all’anno.

Qui abbiamo dunque uno Stato fondatore dell’UE sottoposto ad una pressione migratoria che è la metà di quella che dobbiamo subire noi a causa della devastante libera circolazione delle persone, che – nonostante sia messo assai meglio di noi – già chiede contromisure drastiche. Senza contare la questioncella, non proprio marginale, dei frontalieri e dei padroncini. Categorie di migranti giornalieri che non ci risulta esistano in Gran Bretagna ma che aggiungono in Ticino una insostenibile e deleteria pressione al flusso migratorio propriamente detto, che è già spropositato di suo. Quindi vogliamo proprio vedere con che coraggio qualcuno potrebbe negare, all’interno della stessa UE, il diritto della Svizzera in generale (del Ticino in particolare) di tutelarsi da una situazione insostenibile.

Del resto, Bruxelles alla Gran Bretagna di concessioni ne dovrà fare. Non è pensabile per l’UE perdere per strada un membro fondatore. Di conseguenza, di concessioni dovrà farne anche alla Svizzera, che non è nemmeno Stato membro. Questo significa che la libera circolazione senza limiti è finita. E che il 9 febbraio può tranquillamente diventare realtà. Senza bisogno di rivotare su nulla.
Lorenzo Quadri