Il terrorismo musulmano è realtà anche in Ticino: ringraziamo il fallimentare multikulti!

Di questi tempi si sente ormai parlare solo di guerra in Ucraina e di crisi energetica (crisi per la quale possiamo cominciare a ringraziare le politiche fallimentari della $inistra).

A causa della situazione contingente, altri temi pure importanti sono usciti dai radar. Come se fossero spariti. Ma spariti non sono: covano sotto la cenere. Uno di essi è la radicalizzazione islamista che poi sfocia in atti terroristici. Tra l’altro, domenica prossima 11 settembre sarà l’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle.

Tutti pazzi?

Il terrorismo islamico è realtà anche in Ticino. A dimostrarlo c’è il processo alla donna radicalizzata che il 24 novembre del 2020 nel reparto casalinghi della Manor accoltellò due clienti. Una delle vittime è viva per miracolo.

L’imputata ha rivendicato la matrice terroristica del suo atto. Durante il processo ha pure rincarato la dose dichiarando che non solo lo rifarebbe, ma lo rifarebbe meglio, ovvero senza sopravvissuti. Altro che pentirsi.

La difesa gioca la carta psichiatrica: la donna non sarebbe una terrorista islamica bensì una pazza. 

La difesa, come del resto già indica il suo nome, ha un obiettivo ben preciso: ottenere la condanna più mite possibile per la persona che assiste. Non certo stabilire la verità dei fatti.

I sacri dogmi

Naturalmente c’è chi, nella stampa di regime e nella politichetta, prende le tesi degli avvocati dell’accoltellatrice per oro colato. Non è credulità: è  strumentalizzazione consapevole. Lo scopo è negare che anche in Svizzera sia in corso una pericolosa radicalizzazione islamista. Ma quando mai! Terroristi islamici alle nostre latitudini? E’ solo una balla populista e razzista! Da noi al massimo ci sono dei casi psichiatrici!

I motivi di questo negazionismo sono chiari. Se l’islamismo guadagna terreno in Svizzera, la colpa è delle frontiere spalancate e del multikulti. Ma questi sono i sacri dogmi della partitocrazia – $inistra in primis – e della stampa di regime. Nessuno può osare metterli in dubbio. Chi lo fa viene immediatamente denigrato e delegittimato come razzista e fascista. 

Il fallimento

Ammettere che l’accoltellatrice della Manor è una terrorista islamica equivale a certificare il fallimento del multikulti, e dell’islamofilia politicamente korretta che è una delle sue componenti (in Francia si parla di “islamo-gauchisme”).  Riconoscere che il terrorismo islamico è arrivato in Ticino significa accettare che gli odiati “sovranisti” avevano ragione. Ecco perché i soliti noti si attaccano come cozze allo scoglio al “disagio psichico” dell’accoltellatrice per negare la matrice ideologica del suo crimine.

In questo particolare momento, poi, l’islamofilia è ancora più importante. Per sopperire al gas russo la fallita UE – con il governicchio federale al seguito – va ad accattarselo da paesi islamisti: quelli che finanziano la diffusione dell’islam politico in Europa, Svizzera compresa. E’ il colmo. Il gas russo non va bene perché Putin non rispetta i diritti umani ed è “nemico dell’Occidente”. E i paesi che sognano di cancellare le nostre libertà costituzionali per sostituirle con la sharia, cosa sono? Amici dell’Occidente? Paladini dei diritti umani? Esempi virtuosi di democrazia? Ma di certo la casta che ci rende dipendenti da paesi islamisti non gradisce che si parli del pericolo che l’islam politico rappresenta per noi. 

Troppo facile

Inoltre, disagio psichico e terrorismo islamico non si escludono certo a vicenda, anzi. Chi si fa saltare in aria con una cintura esplosiva, tanto sano di mente non può essere. Ciò non significa che non sia in grado di capire quello che sta facendo. L’accoltellatrice mangiava carne di maiale e si prostituiva. E allora? Perché la terrorista non rientra alla perfezione nei cliché sui jihadisti vuol dire che non è radicalizzata e di conseguenza in Ticino non c’è alcun problema di radicalizzazione, sono tutte balle populiste e razziste? Un po’ troppo facile. 

“Caso Carlos” al femminile?

Nemmeno si può tacere sull’epilogo finanziario della vicenda. Sia l’accusa che la difesa concordano sul fatto che la pena detentiva che verrà inflitta all’imputata andrà sospesa a favore di un trattamento stazionario in una struttura chiusa. E’ facile prevedere quel che accadrà. Si creerà un “caso Carlos” al femminile, con costi milionari a carico del contribuente. 

Visto che l’imputata vuole la jihad, che la si mandi in un territorio controllato dall’Isis, come da suo desiderio. Con un biglietto di sola andata, ovviamente. Altro che “lo Stato deve farsi carico del suo disagio” come blaterava un certo quotidiano. “Farsi carico” una cippa. Non ci sta bene, ma proprio per niente, che il solito sfigato contribuente sia tenuto a “farsi carico” di tutta la foffa. A maggior ragione con il ceto medio sempre più impoverito dall’esplosione del costo della vita. Non c’è più trippa per gatti. E di sicuro non ci sono risorse da bruciare in un “caso Carlos” bis.

Lorenzo Quadri