La Gran Bretagna chiede l’adesione al CPTPP, che rappresenta il 13.4% del PIL mondiale

Per renderci meno dipendenti dalla fallita UE, e quindi meno ricattabili dai balivi di Bruxelles, dobbiamo guardare altrove. Concludiamo trattati commerciali con chi poi NON pretende di venire a comandare i casa nostra!

I camerieri bernesi dell’UE, ed in prima linea il ministro degli esteri (ex) doppiopassaporto Ignazio KrankenCassis (PLR),insistono.

Loro lo sconcio accordo quadro istituzionale con Bruxelles (quello che ci porterebbe la ripresa dinamica, ossia automatica, delle leggi UE, i giudici stranieri, la direttiva comunitaria sulla cittadinanza, e avanti con i disastri) lo vogliono sottoscrivere ad ogni costo.

Gli eurobalivi, bramosi di comandare in casa nostra ed abituati ad avere a che fare con rappresentati elvetici dediti alla calata di braghe compulsiva, intendono applicare alla Svizzera condizioni peggiori, per quel che riguarda la violazione della nostra sovranità, di quelle accordate alla Gran Bretagna.

Swissexit

Nei giorni scorsi la nuova negoziatrice con l’UE Livia Leu si è ancora una volta recata a Bruxelles con il cappello in mano per cianciare di accordo quadro. Ma diamoci un taglio! Se anche i punti che il governicchio federale reputa “problematici” (eufemismo) – ovvero quelli relativi alle misure accompagnatorie, alla direttiva UE sulla cittadinanza ed agli aiuti di Stato – venissero superati, lo sconcio accordo coloniale rimarrebbecomunque inaccettabile. Perché ad essere inaccettabili sono i suoi fondamenti: ovvero la ripresa automatica del diritto UE ed i giudici stranieri.

Per cui, invece di continuare a menare il can per l’aia, sarebbe ora che Berna finalmente dicesse a Bruxelles che non firmiamo più un bel niente. Anzi: cominciamo a disdire qualcuno degli accordi già in essere!

Guardare altrove

Per contro, ci sono altri trattati commerciali che meritano di suscitare il nostro interesse.

Il governicchio federale adduce a pretesto per le sue continue calate di braghe con Bruxelles la storiella che due terzi degli scambi commerciali della Svizzera avverrebbero con l’UE. Questa situazione – creata dai soldatini della partitocrazia eurolecchina – deve cambiare. La Svizzera deve ridurre la propria dipendenza dalla fallita UE, il che significa anche ridurre la propria ricattabilità.

Ad un mese dalla Brexit la Gran Bretagna ha chiesto formalmente di aderire all’accordo di libero scambio transpacifico (CPTPP). Questo accordo è stato sottoscritto nel 2018 tra 11 contraenti: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. Detti paesi rappresentano circa 500  milioni di consumatori ed il 13.4% del prodotto interno lordo mondiale. Il CPTPP costituisce la terza principale area mondiale di libero scambio, dopo l’accordo tra USA, Messico e Canada ed il mercato unico europeo.

Se interessa a Londra…

Se la Gran Bretagna chiede l’adesione a questo trattato, anche a noi si devono rizzare le antenne. E’ infatti evidente che per la Svizzera si aprirebbe un mercato enorme. E con dei partner che, al contrario dagli eurofalliti, non pretendono di mettere in discussione la nostra sovranità. Non si sognano di venirci a dettare le loro leggi, né di imporci i loro giudici e neppure di farci invadere dai loro migranti tramite la devastante libera circolazione delle persone.

Un’eventuale adesione della Svizzera al CPTPP permetterebbe di ridurre lo stato di perniciosa dipendenza dall’UE in cui i politichetti del triciclo hanno ridotto il Paese. L’opzione va quindi seriamente considerata. La Lega presenterà una mozione a Berna in tal senso.

Accordo con l’Indonesia

Sempre nell’ottica di trovare nuovi partner commerciali extraeuropei per svincolarsi da Bruxelles, il prossimo 7 marzo, oltre che sul divieto di burqa a livello nazionale (tutti a votare Sì!) voteremo anche sull’accordo di libero scambio con l’Indonesia. La quale Indonesia è sicuramente un partner interessante per le imprese elvetiche, che già vi investono circa 6.5 miliardi di franchi. Secondo le previsioni internazionali, entro il 2050 l’Indonesia si posizionerà tra le prime quattro potenze economiche mondiali. 

Un accordo di libero scambio con questo Paese costituisce indubbiamente un’opportunità di estremo interesse per le aziende svizzere esportatrici; a maggior ragione se si pensa che né l’UE e nemmeno gli USA hanno ancora sottoscritto trattati simili con l’Indonesia.

C’è un mondo

Morale della favola: altro che continuare ad impegolarsi con l’UE che pretende di trasformarci in una sua colonia. Guardare altrove! Fuori dalla DisUnione europea c’è un mondo. Decine e decine di Stati con cui possiamo concludere trattati commerciali senzapoi dovere, in contropartita, rottamare la nostra sovranità ed indipendenza.

Lorenzo Quadri