Sentenza “anziane per il clima”: la dichiarazione degli Stati è un buon primo passo

Tanto per una volta, la maggioranza del Consiglio degli Stati ci ha azzeccato. Nei giorni scorsi ha infatti adottato una dichiarazione che chiede di non applicare in Svizzera la balorda sentenza della CEDU (Corte europea dei diritti dell’Uomo) sul caso delle “anziane per il clima” (telecomandate da Greenpeace). Questo perché la Svizzera in materia di protezione del clima già fa più che abbastanza; ma anche – e soprattutto – perché i legulei di Strasburgo hanno travalicato le proprie competenze. Da un lato si sono inventati diritti umani in ambito climatico che nemmeno esistono. Dall’altro pensano di poter dettar legge in casa nostra,scavalcando il popolo ed il parlamento, in nome della loro ideologia climatista.

Adesso toccherà al Consiglio nazionale determinarsi. Non si attendono però sorprese: la decisione della Camera Alta verrà tranquillamente confermata.

Da notare che nelle scorse settimane perfino un’ex giudice federale esponenta dei Verdi (!) ha criticato la sentenza di Strasburgo, dichiarando in sostanza che si tratta di un’iniziativa di politica.

Il solito ricatto morale

Come da copione, a seguito della decisione degli Stati, i Verdi-anguria ed i $ocialisti (con i soliti media di servizio al seguito) si agitano e strillano allo scandalo. Chiaro: costoro si servono di organi sovranazionali – quali appunto la CEDU – per imporre le loro politichette ideologiche (immigrazioniste, climatiste, multikulti, woke, gender…) contro la volontà popolare che non è disposta ad accettarle. E, per farlo, quale veicolo migliore del solito, bieco ricatto morale sui “diritti umani”, finalizzato a denigrare e a delegittimare gli avversari spacciandoli, appunto, per“nemici dei diritti umani”? Anche laddove – e qui si è varcato un nuovo limite –  i diritti umani che sarebbero stati violati neppureesistono, ma sono stati creati dal nulla all’occorrenza?

Fa poi ridere i polli che i contrari alla dichiarazione del Consiglio degli Stati strillino alla violazione della separazione dei poteri; quando questa violazione l’hanno compiuta non già i “senatori”, bensì i giudici della CEDU, mettendosi a fare politica. Oppure alle toghe ro$$overdi è tutto permesso, e se qualcuno osa criticarleecco che la stampa $inistrata (a partire da quella di sedicente servizio pubblico) si mette a farneticare di presunti scandalosi attacchi alla magistratura? Ebbene, non è così che funziona.

Il giocattolo si è rotto

Questa volta i legulei politicizzati di Strasburgo hanno tirato troppo la corda ed il giocattolo si è rotto. Non deve però trattarsi di un “unicum”. Serve un cambio di passo generalizzato. La CEDU ha mostrato il suo vero volto: colonialista ed arrogante. Va quindi rimessa al suo posto. Ossia a Strasburgo: quindi FUORI dalla Svizzera. Nel nostro Paese, questo tribunale ormai screditato non deve più avere voce in capitolo su nulla. In vari Stati si discute se le sentenze della CEDU non vanno considerate solo alla stregua di raccomandazioni. Ma da noi anche questo sarebbe troppo: i “nostri” politichetti triciclati, affetti da manie da primi della classe e dediti al servilismo compulsivo, si chinano sistematicamente a 90 gradi davanti ad ogni cip in arrivo dall’estero. E quindi anche una raccomandazione non vincolante verrebbe presto trasformata in legge, perché gli svizzerotti“devono dare l’esempio”. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

La soluzione è quindi la disdetta della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Così da non dover più sottostare alla giurisdizione dell’omonima Corte. La Lega ha già presentato una mozione a Berna in tal senso.

Criminali stranieri

Adesso la CEDU è sotto i riflettori per una sentenza in ambito climatico. Il settore dove essa fa più danni è però quello delle espulsioni dei criminali stranieri, specie qualora si tratti di finti rifugiati. Espulsioni che i legulei di Strasburgo spesso e volentieri sventano, appellandosi proprio a “diritti umani”, veri o presunti. Il tema è oggi particolarmente scottante ed urgente. In Germania il governo ro$$overde (!), dopo il recente attentato terroristico islamista a Mannheim, messo a segno da un asilante afghano, ha annunciato un giro di vite: i migranti delinquenti verranno espulsi,anche qualora dovessero trovarsi in pericolo nel paese d’origine. In altre parole: la sicurezza interna, dei cittadini onesti, conta più di quella di un criminale straniero. Sembra un’ovvietà. Eppure nella realtà le cose vanno diversamente. Anche in Svizzera. La CEDU si è sempre messa per traverso all’espulsione dei terroristi islamici che si troverebbero in pericolo nel paese d’origine. Un motivo in più per “disfesciarla” una volta per tutte. Il caos asilo e la scellerata politica delle frontiere spalancate voluta dalla partitocrazia ci portano in casa anche islamisti radicalizzati (o radicalizzabili): delle vere bombe ad orologeria. E’ evidente che bisogna: 1) blindare le frontiere 2) espellere senza se né ma i jihadisti che si trovano sul nostro territorio. Costoro, tornando al natìo paesello, rischierebbero il pelotto? Non è un problema nostro. Non ci possiamo in nessun caso permettere di giocare ai “salvatori del mondo” se questo compromette la nostra sicurezza interna, l’integrità fisica e perfino la vita di onesti concittadini. Come già scritto su queste colonne: di immigrazione incontrollata, di multikulti e di buonismo-coglionismo si muore.

A proposito: a che punto è la procedura per il ritiro del passaporto rosso al quindicenne tunisino, naturalizzato svizzero, che lo scorso marzo ha accoltellato un ebreo a Zurigo in un crimine d’odio antisemita?

Lorenzo Quadri