Mentre sempre più ticinesi non trovano lavoro

Ringraziamo sentitamente i legulei del Tribunale federale per l’ennesima performance nell’interesse del Paese

Un paio di domeniche fa su queste colonne un lettore, evidentemente ben informato dei fatti, ha risollevato la questione del frontaliere, chiamato “G”, il quale, malgrado il curricolo penale “da paura”, ha ottenuto il rinnovo del permesso G (scusate il gioco di consonanti). E l’ha ottenuto, non già per volontà del Cantone (che giustamente voleva negarglielo) e nemmeno per decisione del Tribunale amministrativo (che aveva confermato il diniego cantonale) bensì dal Tribunale federale.

 

Lunga lista

Il frontaliere “G” ne ha combinate peggio di Bertoldo. E’ riuscito a cumulare in Italia 11  reati per un totale di condanne per oltre sei anni. Che non sono noccioline. Stando così le cose, dunque, sulla sua recidiva non ci sono dubbi.

Nel Belpaese, G risulta latitante. C’è poi la questione del lavoro nero e della conseguente sottrazione d’imposta, poiché, a quanto pare, il diretto interessato lavorava già in Svizzera prima di staccare il permesso G.  Lavorava dunque senza permesso. Aggiungiamo pure la probabile violazione dell’obbligo di rientro al domicilio una volta alla settimana, vincolo legato allo statuto di frontaliere. Sommando tutti gli elementi, dunque, ce ne sarebbe più che abbastanza non solo per non rinnovare il permesso G giunto alla sua scadenza, ma addirittura per revocarlo mentre è ancora in essere.

 

TF contro il Tram

Invece, niente di tutto questo è successo. Come detto, il Dipartimento delle Istituzioni (diretto da Norman Gobbi) non ha concesso il rinnovo, ma il frontaliere G ha fatto ricorso. Il Tram ha confermato il njet governativo. Ma, scandalosamente, il Tribunale federale ha annullato la decisione. Argomentando,  naturalmente, con la devastante libera circolazione delle persone.

 Il bon ton prescrive che le sentenze non si commentino, ma semmai si impugnino. Tuttavia, poiché da un lato il Tribunale federale è ultima istanza e dall’altro del bon ton non ce ne potrebbe fregare di meno, commentiamo che questa sentenza fa proprio schifo. Dimostra peraltro che razza di catastrofe sia la libera circolazione delle persone. Che non solo ci obbliga a rilasciare permessi B a cittadini UE senza avere la possibilità di chiedere l’estratto del casellario giudiziale (quando tale estratto è stato chiesto, tanto per fare un esempio, all’allora presidente del tribunale penale Claudio Zali per entrare in Consiglio di Stato). Qui è anche peggio: si sa benissimo che una persona ha pesanti precedenti penali ma ciononostante, in piena consapevolezza dei fatti, gli si rinnova il permesso G scaduto. Contro il parere del governo cantonale e contro il parere del Tribunale amministrativo cantonale.

Questo è uno scandalo che dimostra come il voto del 9 febbraio fosse urgente, e come sia stato fondamentale. E’ poi evidente che al Tribunale federale ci sono legulei per i quali la devastante libera circolazione delle persone è una specie di vacca sacra che non si tocca per nessun motivo. Eppure  gli argomenti giuridici per non rinnovare il permesso G ad un pregiudicato c’erano eccome. Lo dimostra la sentenza del Tram che dava ragione al Dipartimento delle Istituzioni. E il Tram è ben lungi dall’essere composto da leghisti velleitari.

Che un tribunale federale ci venga a dire che dobbiamo rinnovare il permesso G ad un delinquente, fondandosi sulla libera circolazione delle persone, è uno scandalo ed un insulto a tutti i cittadini  ticinesi onesti che magari non trovano lavoro in Ticino. A differenza del frontaliere “G” che, malgrado la lunga fedina penale, potrà continuare a guadagnare nel nostro Cantone.

Lorenzo Quadri