Rapina a Lugano: contro la criminalità d’importazione, la deterrenza è indispensabile

Mentre c’è chi, all’università di Zurigo, si inventa gli studi farlocchi nel tentativo di “minimizzare” la criminalità d’importazione in Svizzera, quest’ultima continua ad imperversare.

Come noto martedì sul mezzogiorno, in pieno centro Lugano, si è svolta una scena da far west. Quattro rapinatori – naturalmente stranieri e pure residenti dall’estero: due serbi e due croati – hanno preso d’assalto la gioielleria Taleda in via Pessina. Sono stati esplosi dei colpi di arma da fuoco. Le dinamiche sono ormai arcinote. La rapina avrebbe potuto avere un esito catastrofico, viste le modalità e la “location” (una delle zone più frequentate del centro, sempre piena di gente, nell’orario della pausa pranzo).

Martedì sera la notizia della rapina, con tanto di video, è finita in apertura del sito online del Corriere della Sera. Non è esattamente una bella pubblicità per Lugano, che da 9 anni si classifica la più sicura tra le dieci principali città della Svizzera. 

Chiaramente vogliamo sapere come mai i delinquenti stranieri sopracitati, tutti residenti all’estero, si trovavano a Lugano. 

Di uno di loro si sa che ha pesanti precedenti penali. Nel 2019 venne condannato a 6 anni di carcere nel canton Vaud, sempre per rapina. Domandina facile-facile: dal 2019 non sono ancora trascorsi sei anni. Sicché, cosa ci fa questo pericoloso e recidivo criminale straniero già a piede libero, e ancora in Svizzera? Ma anche gli altri correi non sono di certo degli stinchi di santo. Ringraziamo le frontiere spalancate volute dalla partitocrazia! 

Com’era già la teoria del kompagno Beat “terzo sesso” Jans secondo cui i controlli ai confini non servono ad una cippa?

Meritano una medaglia

Un altro capitolo della vicenda riguarda gli agenti, ai quali va il nostro plauso per l’intervento rapido ed efficace. Il loro arrivo, a quanto si è letto, è stato casuale. E allora, pur con tutta la formazione e l’addestramento del caso, non è evidente, quando stai facendo una tranquilla ronda in bicicletta, imbatterti in una rapina a mano armata e doverti attivare in una frazione di secondo, mantenendo il sangue freddo.

Durante l’operazione di polizia sono stati esplosi dei colpi di arma da fuoco. E, come era scontato, i soliti noti hanno subito cominciato a montare la panna. Il Ministero pubblico ha aperto un’inchiesta “per chiarire la sussistenza di eventuali fattispecie penali in relazione all’utilizzo dell’arma di servizio”. Ossignùr. Sarà anche prassi, ma è roba da far cadere le calzette. Altro che inchiesta penale (e nümm a pagum): questi agenti meritano una medaglia. C’è da sperare che il municipio provvederà. 

Pistole per usarle

In altri Paesi, un rapinatore che punta la pistola contro un poliziotto e preme il grilletto (solo per puro caso l’arma si è inceppata) sarebbe stato crivellato seduta stante. E nessuno avrebbe avuto da ridire o da inchiestare. 

Da noi, invece, ogni intervento di polizia si trasforma nel festival delle pippe mentali. C’è sempre qualcuno pronto a strillare alla “sproporzione” (termine che fa tanto radikalchic e politikamente korretto). Ora, la polizia è semmai sproporzionata nella posa di radar o nelle multe di parcheggio, ma certamente non quando si tratta di fermare dei criminali.  Gli agenti sono dotati di pistole non a scopo decorativo, ma per usarle. O qualcuno magari vorrebbe che le forze dell’ordine affrontassero una criminalità sempre più violenta e priva di scrupoli, in genere d’importazione, muniti di fionde? E’ tollerabile che un poliziotto che fa il proprio lavoro – e che lo fa bene, esponendosi al pericolo – finisca sul banco degli imputati?

Ringalluzzire i delinquenti?

La criminalizzazione delle forze dell’ordine, tipica dei $inistrati (che però sono poi i primi a prendere di venire protetti da qualsiasi cosa) è deleteria. Da un lato perché istiga al non intervento: per evitare gabole, la polizia finge di non vedere. Dall’altro perché ringalluzzisce i delinquenti (alla faccia della deterrenza). 

Un paese che ha la reputazione di essere “ricco”, che ha le frontiere spalancate, che non è abituato alla criminalità (prima della devastante libera circolazione delle persone, si poteva andare a letto lasciando aperta la porta di casa, ben sapendo non sarebbe successo niente) è proprio l’ultimo che si può permettere l’autocastrazione delle forze dell’ordine a suon di inchieste contro gli agenti e di buonismo-coglionismo a beneficio dei delinquenti. La Svizzera ha bisogno di una polizia che sia davvero deterrente nei confronti dei criminali, altrimenti arriveranno tutti qui. In particolare ne ha bisogno il Ticino, visto quello che succede appena fuori dai nostri confini: pensiamo solo a come è conciata Milano dal profilo della sicurezza. 

Rapine in casa

Anche i cittadini che vengono assaliti da rapinatori nella propria abitazione devono potersi difendere. La Lega, per il tramite di chi scrive, 8 anni fa presentò a Berna un’iniziativa parlamentare per potenziare il diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito in casa. Malauguratamente nel 2018 la partitocrazia in Consiglio nazionale (guidata nell’occasione da una politicante Verde-anguria con doppio passaporto) respinse la proposta. E’ ora di tornare alla carica.

Lorenzo Quadri