Col fischio che facciamo entrare in Svizzera decine di migliaia di migranti islamisti

Il presidente USA mette nella palta l’Europa e quindi anche la Confederella. I suoi lecchini nostrani sono serviti. Vero kompagna Simonetta?

I politicanti della casta che, alle nostre latitudini, si esaltavano stoltamente per l’elezione di Biden alla presidenza USA sono serviti. A cominciare dalla disastrosa kompagna SimonettaSommaruga che, a risultati non ancora definitivi, correva ad adulare “sleepy Joe” sui social.

E adesso, come prevedibile, lo slinguazzato inquilino della Casa Bianca si dimostra una calamità per i suoi reggicoda europei.Governicchio federale incluso.

La prima legnata

Solo poche settimane fa il G20, ovvero il club dei 20 paesi più industrializzati, su pressione degli USA ha deciso l’introduzione di un’aliquota fiscale minima del 15% per le multinazionali. Questo perché gli States, le cui casse sono state svuotate dalla pandemia da stramaledetto virus cinese, vogliono incrementare il proprio gettito. Di conseguenza mirano ad eliminare la concorrenza sgradita, che potrebbe “sottrarre” grossi contribuenti. A farne le spese sarà anche la Svizzera. La quale, essendosi dignitosamente amministrata, potrebbe continuare a permettersi una fiscalità più competitiva. Però si vede piombare addosso il Diktat di nonno Joe.E si annunciano perdite di gettito miliardarie.

Vale la pena ricordare che il devastante assalto al segreto bancario elvetico fu opera di un’altra amministrazione americana ro$$a: quella di Barack Obama (uno dei peggiori presidenti USA che la storia ricordi, ma osannato dalla stampa di regime e dagli intellettualini da tre e una cicca solo perché $inistrato e di colore).

La seconda legnata

Non passa un mese, ed ecco la legnata numero due: il disastro in Afghanistan. Una catastrofe a stelle e strisce, i cui costi li pagano i lacchè europei. Quelli che hanno trasformato il Vecchio continente nel ricettacolo dei migranti economici di mezzo mondo.

Se Biden ha deciso che l’Afghanistan va lasciato in mano ai talebani, di sicuro non ci deve andare di mezzo la Confederella. Quindi, di accogliere migranti afghani che non siano direttamente e singolarmente minacciati di morte, non se ne parla nemmeno. Di ammissioni in massa non vogliamo neanche sentire parlare.

Secoli di guerre tribali

E’ magari il caso di ricordarsi che da quelle amene parti le guerre tribali imperversano da 5 secoli o giù di lì. 20 anni di “esportazione di democrazia” da parte degli USA, costati migliaia di miliardi, non hanno lasciato traccia. Alla maggior parte della popolazione locale italebani vanno bene. Gli States cercano adesso paesi disposti ad ospitare a pagamento sedicenti profughi (?) ed ex collaboratori afghani. Naturalmente in Europa. Eh già: così poi, grazie alle frontiere spalancate, arriveranno qui a migliaia!

Visto che gli USA hanno fatto il disastro, il buon Biden fa il piacere di portarsi gli asilanti afghani a casa sua e di mantenerli con i soldi dei suoi elettori. Altro che pretendere che li accolgano gli europei!

Non integrabili

E’ evidente che i migranti afghani che arriveranno qui – naturalmente seguiti da numeroso parentado – verranno mantenuti a vita. Non saranno mai integrati. E non ci vuole il Mago Otelma per prevedere che costoro diffonderanno ulteriormente l’estremismo islamico in Svizzera.

Intanto, ma guarda un po’, i paesi europei che praticano politiche migratorie sensate, vedi Austria ed Ungheria, hanno già fatto sapere che non intendono accogliere asilanti dall’Afghanistan.

Il governicchio federale ha comunicato che “per ora” (sic!) non farà arrivare gruppi di afghani, ma esaminerà solo domande individuali.Se però qualcuno immagina che questo rigore, peraltro soloapparente, sia destinato a durare, auguri…

Strilli ro$$overdi

Inutile dire che i $inistrati, vogliosi di alimentare l’industria ro$$a dell’asilo, già starnazzano che la Svizzera dovrebbe spalancare le frontiere – e le casse pubbliche – a decine di migliaia di afghani. Certo, come no!

Una simile masochistica scempiaggine sarebbe la replica del catastrofico “Wir schaffen das” dell’Anghela Merkel, che scatenò il caos asilo del 2015 (con conseguenze che sconteremo ancora a lungo).

Se la Confederazione vuole aiutare in Afghanistan, lo deve fare sul posto e nei paesi vicini. Ripetiamo per l’ennesima volta: asilo significa protezione e NON immigrazione!

I politicanti neo-svizzeri

Fa specie che, alle nostre latitudini, tra quanti strillano al “devono entrare tutti” ci sia un nutrito gruppetto di parlamentari federali ro$$overdi dal passato migratorio, provenienti da “altre culture”. Questi kompagnuzzi e kompagnuzze dal passaporto plurimo sono stati ospitati in Svizzera (tuttavia non si sentono nemmeno abbastanza svizzeri per rinunciare alla cittadinanza originaria). E, per tutto ringraziamento, pretendono di riempire di migranti non integrabili il Paese che li ha accolti. Ma avanti, votate per la $inistra!

E ti pareva…

Tanto per non farsi mancare niente, negli scorsi giorni sui portali online di questo sfigatissimo Cantone sono pure apparsi i puerili pensierini di femministe gauche-caviar, le quali lamentano – udite udite – che in Afghanistan le donne non hanno pari diritti e sono costrette a portare il burqa. Ma va?

Certo che è proprio il colmo. Queste kompagne erano favorevoli al burqa in Svizzera, però si scandalizzano per i burqa in Afghanistan? Che vadano a Baggio a suonare l’organo!

Lorenzo Quadri