Il CF cala le braghe davanti ai giudici stranieri della CEDU, danneggiando la Svizzera

Ancora una volta, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Mentre il caos asilo imperversa, nei giorni scorsi i media di regime hanno dato con enfasi la notizia che, a seguito di alcune modifiche di legge votate dal parlatoio federale nei mesi scorsi, ed alle relative ordinanze di applicazione, a partire da inizio aprile 2025(sic! Quindi tra 11 mesi: con calma, neh…) le autorità svizzerotte potranno esaminare i telefonini ed i PC dei finti rifugiati per scoprire informazioni utili a decidere sulla loro domanda d’asilo: ad esempio la nazionalità dell’asilante, la strada che ha seguito per arrivare in Svizzera, eccetera. Inutile dire che, in parlatoio, i $inistrati si sono opposti, blaterando di “protezione della personalità”. E’ il colmo. Qui ci sono dei giovanotti che arrivano in casa nostra per farsi mantenere (però i soldi per lo smartphone ed il PC ce li hanno). E noi, in nome del solito buonismo-coglionismo, dovremmo anche rinunciare a verificare le informazioni che costoro ci propinano, utilizzando i mezzi che abbiamo a disposizione per farlo, ossia i telefonini ed i computer degli asilanti? Ma stiamo busciando?

Tutto a rovescio

Come da copione, tuttavia, ad un minimo passetto avanti segue subito un balzo indietro. Infatti, altro che la favoletta della politica d’asilo restrittiva che il kompagno Beat “Gender” Jans va in giro a raccontare “in favore di telecamera”. Ancora una volta, accade proprio il contrario: invece di restringersi, le maglie si allargano.

Qualche giorno fa il governicchio federale ha infatti deciso di calare le braghe davanti ai giudici stranieri della CEDU e di ridurre da due a tre anni il tempo d’attesa per i ricongiungimenti familiari delle persone ammesse provvisoriamente.

I migranti ammessi provvisoriamente sono dei finti rifugiati, la cui domanda d’asilo è stata respinta, ma che però, per un motivo o per l’altro, non possono (sa po’ mia!) venire rimandati nel paese d’origine. Queste persone, dunque, non dovrebbero neppure essere qui. Ancora meno il loro parentado. Il ricongiungimento familiare andrebbe pertanto abolito. E invece lo si agevola, abbreviando i tempi. E nümm a pagum. Ciò accade sulla scorta di una sentenza dei giudici stranieri della CEDU (Corte europea dei diritti dell’Uomo) risalente al 2021 e che nemmeno era diretta contro la Svizzera, bensì contro la Danimarca (con governo di $inistra). Però gli svizzerotti calabraghisti si sono affrettati metterla in pratica. Non sappiamo se Copenhagen abbia fatto la stessa cosa.

Disdire la Convenzione

I giudici stranieri della CEDU sono quelli che hanno condannato la Confederella per violazione di presunti diritti umani in ambito climatico, che nemmeno esistono. L’articolo della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo su cui si basano queste condanne (sia quella della Svizzera che quella della Danimarca) è sempre lo stesso: il diritto al rispetto della vita familiare.

Da notare che le sentenze della CEDU non hanno alcuna valenza coercitiva. Però gli svizzerotti corrono ad applicarle, contro il proprio interesse. Il nostro Paese ha urgente bisogno di rendere la propria politica d’asilo meno attrattiva; ma invece, per sottomettersi senza alcuna necessità ai giudici stranieri, fa l’esatto contrario.

Ecco dunque la conferma che Berna – come da mozione della Lega – deve disdire la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e pure uscire dall’inutilissimo Consiglio d’Europa, incaricato di valutare l’applicazione delle sentenze della CEDU.

Questo da un lato perché la Corte di Strasburgo travalica ampiamente i propri limiti e si mette a fare politichetta immigrazionista ro$$overde mainstream; dall’altro perché il pernicioso calabraghismo elvetico fa sì che Berna corra masochisticamente ad applicare decisioni del piffero di cui gli altri Stati si fanno – a ragione – un baffo.

Lo scandalo Chablais

Per non parlare dello scandalo dato da colui che avrebbe dovuto difendere la posizione della Confederella davanti ai giudici di Strasburgo nella causa vinta dalle “anziane per il clima”: ovvero tale Alain Chablais, leguleio doppio-passaporto (francese e svizzero) funzionario del Dipartimento federale di Giustizia che pochi giorni dopo è diventato giudice della CEDU… in rappresentanza del Liechtenstein.

Lo squallore del giochetto rende evidente che, come da tempo sostiene la Lega, chi rappresenta la Svizzera in sedi istituzionali o diplomatiche, a maggior ragione se deve prenderne le parti davanti a tribunali stranieri, non può avere il doppio passaporto.

Via i giudici stranieri!

Il caso “ricongiungimenti familiari dei finti rifugiati”, emerso poco dopo la sentenza farlocca sulla violazione dei diritti umani climatici, conferma che sottomettersi ai giudici stranieri è sempre un pessimo affare. Lo sapevano già i firmatari del Patto del Grütli. Eppure lo sconcio accordo quadro istituzionale 2.0 con la fallita UE permetterebbe, come noto, ad ulteriori giudici stranieri di comandare in casa nostra: quelli della Corte europea di giustizia. Ma col fischio!

I giudici stranieri vanno aboliti, non certo moltiplicati!

La presa in giro

Pensando che la gente sia scema, il kompagno Jans assicura che la nuova prassi che agevola i ricongiungimenti familiari a beneficio di finti rifugiati ammessi provvisoriamente “non farà aumentare l’immigrazione”. In sprezzo del ridicolo, afferma addirittura che, con la riduzione dei tempi per il ricongiungimento familiare, si favorirà l’integrazione professionale.

Certo, come no.

Intanto lo stesso Jans, voglioso di far rimanere qui in via definitiva i profughi ucraini, in riferimento allo Statuto S non parla ormai più di “statuto orientato al rimpatrio” bensì – udite udite – di “integrazione orientata al rimpatrio”: il che è già una contraddizione in termini.

Sicché, non solo il ministro P$ ci danneggia, ma ci prende pure per il lato B!

Lorenzo Quadri