Adesso aspettiamo che compaia, come in altri casi ben noti, il certificato medico di comodo che attesta l’impossibilità psicofisica a lasciare il paese (ma non a praticare attività sportive élitarie). E, va da sé, la marcia di protesta organizzata dalla $inistra per farsi campagna elettorale.

Finalmente una notizia di quelle che rimettono la Chiesa al centro del villaggio. Una famiglia di nazionalità italiana di sette persone – padre, madre e 5 (!) figli – giunta in Ticino nel 2007 è stata espulsa dalla Svizzera. E’ stata espulsa perché il padre, che aveva iniziato a lavorare come muratore, è stato attivo professionalmente solo un anno. Nel 2008 era già senza impiego. Dopodiché si è messo a carico dello stato sociale. Nel 2012 è scaduto il permesso B. Il Cantone, alla luce della sua situazione, non gliel’ha rinnovato. E ci mancherebbe anche, aggiungiamo noi.

Oltretutto c’è da chiedersi se il permesso B non avrebbe  potuto/dovuto essere negato fin dall’inizio. E’ chiaro che il richiedente anche proseguendo l’attività di muratore non sarebbe comunque stato in grado di mantenere la numerosa famiglia da solo. Poco ma sicuro che anche quando lavorava beneficiava di assegni familiari, assegni di prima infanzia, sussidi di cassa malati, e via elencando. Sicché questo nucleo familiare non è mai stato in grado di mantenersi senza attingere alle casse pubbliche ticinesi.

A tutt’oggi, la famiglia ha incassato dallo stato sociale ticinese, a cui non ha mai versato un centesimo, la bellezza di 210mila Fr. Un vero affronto ai tanti ticinesi in difficoltà cui l’ente pubblico non concede un centesimo. Non è tutto. A scandalizzare ulteriormente, il fatto che la famiglia non ha nemmeno avuto il buonsenso di accettare la decisione presa dalla sezione della popolazione nel 2013, rendendosi conto di non essere al proprio posto in Svizzera. Non solo ha fatto ricorso, ma è andata fino al Tribunale federale, che ha respinto la richiesta. Tutto è ben quel che finisce bene? Fino ad un certo punto: trattandosi di stranieri in assistenza, le spese legali se le è ancora dovute addossare Pantalone.

Eh già: troppo bello poter rimanere in Svizzera a farsi mantenere dai ticinesotti fessi per accettare facilmente di  tornare nella natia Italia!

Quanti milioni?

Poiché  i casi di permessi B in assistenza per ammissione del Consiglio di Stato sono circa 300, i conti sono presto fatti: 210’000 Fr per 300 fanno 63 milioni. E scusate se sono pochi. Se vogliamo rimanere su quantitativi più contenuti, facciamo che con 5 casi come quelli di questa famiglia italiana si supera il milioncino.

A questo punto ci piacerebbe sapere a quanto ammonta in questo ridente Cantone la spesa annua per permessi B in assistenza, ritenuto che ogni centesimo speso a questa voce è un centesimo di troppo: chi è in assistenza non può infatti avere lo statuto di “lavoratore comunitario”. Manca quindi il presupposto essenziale per disporre di un permesso B.

Adesso aspettiamo che compaia, come in altri casi ben noti, il certificato medico di comodo che attesta l’impossibilità psicofisica a lasciare il paese (ma non a praticare attività sportive élitarie). E, va da sé, la marcia di protesta organizzata dalla $inistra per farsi campagna elettorale.

Lorenzo Quadri