La richiesta dell’estratto del casellario giudiziale deve tornare ad essere sistematica

E’ un po’ che non se ne parla, ma non per questo il tema è caduto in dimenticatoio. Anzi. Da notare che  questa settimana, all’ordine del giorno del Consiglio nazionale, ci sarebbe stata una mozione al proposito, presentata lo scorso anno dal sottoscritto. Ci “sarebbe stata” perché poi la tempistica non ha permesso  la trattazione dell’atto parlamentare, che è stata rinviata. Ma la mozione è sempre lì.

Il tema in questione sono i controlli svolti sui cittadini UE che si vogliono trasferire in Svizzera. O piuttosto, che non vengono svolti. E questo per colpa, ancora una volta, della devastante libera circolazione delle persone.

Infatti essa prevede che la Svizzera autorizzi un cittadino UE a trasferirsi da noi, senza però che la Svizzera possa chiedere prima un estratto del casellario giudiziale del richiedente al paese da cui proviene. In sostanza, bisogna accettare immigrati alla cieca. Una richiesta è possibile solo se motivata da concreti sospetti. Non è assolutamente possibile procedere con domande sistematiche.

 

Ci portiamo in casa ogni sorta di delinquenti

Il divieto di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale è messo nero su bianco dal Consiglio federale, che dichiara:  “La direttiva europea  64/221/CEE del 25 febbraio 1964 del Consiglio della Comunità economica europea dispone esplicitamente che il Paese ospitante (che si tratti di uno Stato membro dell’UE o della Svizzera) può, quando lo giudichi indispensabile, chiedere allo Stato membro di origine, ed eventualmente agli altri Stati membri, informazioni sui precedenti penali del richiedente. Tale consultazione deve essere giustificata in ogni caso e pertanto non è sistematica”.

E’ evidente che questo stato di cose è inaccettabile ed espone al rischio, molto concreto, di portarci in casa ogni sorta di delinquenti. Il bubbone era scoppiato in Ticino con il caso di Raffaele Sollecito, sotto processo in Italia per omicidio che, ciononostante, aveva ottenuto un permesso B per risiedere a Lugano.  Trattandosi di vicenda mediatizzata nell’area italofona, dopo un po’  è venuta alla luce. Ma solo per quel motivo.

 

La barzelletta dell’ ”autocertificazione”

Visto che, a seguito della devastante libera circolazione delle persone, non è più possibile chiedere “in automatico” l’estratto del casellario giudiziale dell’immigrato, ci si basa sull’autocertificazione. Una procedura che fa davvero ridere i polli. Come se da un delinquente ci si potesse ragionevolmente attendere che si dichiari tale. Ma nemmeno nelle barzellette!

Il caso Sollecito è venuto alla luce perché riferito ad un delitto mediatizzato. Ma ovviamente  nell’UE, pensiamo in particolare ai nuovi Stati membri, vengono commessi crimini di cui alle nostre latitudini non si viene a sapere nulla. Lo scriteriato spalancamento di frontiere, la sciagurata abolizione di controlli sistematici sui precedenti penali dei richiedenti, ci espone dunque al rischio, molto concreto, di metterci in casa dei delinquenti pericolosi. Ecco cosa ci si guadagna ad “aprirci all’UE”, come sproloquiava il presidente Burkhalter  (PLR) nella sua allocuzione di Capodanno!

 

Cambiare sistema

Nel tentativo di giustificare tale ingiustificabile situazione, il Consiglio federale dichiara che comunque i casellari giudiziali sono tenuti in modo diverso da Paese a Paese e non necessariamente vi si evince l’esistenza di un’inchiesta in corso. Una scusa davvero misera: non è perché le informazioni contenute nel casellario possono essere incomplete che è sensato rinunciare a qualsiasi informazione!

Al danno si aggiunge la beffa se si pensa  che il cittadino svizzero il casellario giudiziale lo deve presentare in mille occasioni; anche scarsamente rilevanti.

Lo situazione attuale è dunque quella di una vera e propria svendita della nostra sicurezza e sovranità, che deve finire quanto prima. La richiesta del casellario giudiziale deve tornare ad essere sistematica. Il Consiglio federale, per giustificare l’ingiustificabile stato attuale, si richiama alla libera circolazione delle persone. Anche i sassi sanno ormai che questo accordo dovrà venire rinegoziato a seguito del voto del 9 febbraio. E allora è chiaro come il sole che nelle trattative va inserito  anche il ritorno alla possibilità di chiedere sistematicamente il casellario giudiziale di ogni cittadino UE intenzionato a trasferirsi in Svizzera. Niente informazioni? Niente permesso. Più facile di così…

Lorenzo Quadri