Oltre un anno fa è riuscita l’iniziativa per l’insegnamento della civica nelle scuole. L’iniziativa, lanciata dal Dr Alberto Siccardi ed appoggiata anche dalla Lega dei Ticinesi, chiede che la civica diventi una materia d’insegnamento scolastico a tutti gli effetti, quindi con una valutazione. Sì, perché non bisogna essere dei grandi conoscitori del mondo della scuola per sapere che niente nota uguale niente studio, e quindi niente apprendimento.

Conservare un patrimonio

L’insegnamento della Civica è importante, affinché alle nuove generazioni venga tramanda la conoscenza e la consapevolezza del nostro sistema democratico e delle nostre specificità svizzere, di cui  i soliti noti vorrebbero fare tabula rasa per renderci sempre più “aperti”, “eurocompatibili”, “multikulturali”, e via sproloquiando. Pensiamo in particolare ai diritti popolari che tanto fanno inviperire i biechi burocrati di Bruxelles, privi di qualsiasi legittimazione democratica; al principio della politica di milizia che evita la formazione della “casta” in stile vicina Penisola (milizia cui i kompagni, tutti dipendenti dello Stato e del Parastato, attentano in continuazione, così da rendere funzionari anche i parlamentari); oppure all’esercito di milizia, strumento, oltre che di difesa, di coesione nazionale e di coinvolgimento e responsabilizzazione dei cittadini, anch’esso avversato dai kompagni che mirano a distruggere tutto ciò che forma la consapevolezza elvetica.

Bertoli ci prova

E’ chiaro dunque che, per gli spalancatori di frontiere e rottamatori della Svizzera che vogliono portarci nella fallita Unione europea contro la volontà popolare, meno le nuove generazioni sanno di civica, meglio è. Così non si rendono conto del patrimonio di cui il nostro Paese dispone;  e non per grazia ricevuta, ma perché chi è venuto prima di noi l’ha costruito nel corso dei secoli, pagandolo anche a carissimo prezzo. Promuovere la non conoscenza è il modo migliore per spianare la strada alla distruzione.

L’area di $inistra, che da decenni monopolizza l’insegnamento, che ha trasformato l’aggettivo “nazionalista” in un insulto, e che dal 2011 ha ottenuto anche la direzione del DECS, si oppone ferocemente all’insegnamento della civica, costituendo quest’ultima uno sgradevole ostacolo al suo disegno di rottamazione della Svizzera a vantaggio di un internazionalismo completamente fallimentare.

Per questo non sorprende che il direttore P$ del DECS, Manuele Bertoli, non abbia alcuna simpatia per l’iniziativa per l’insegnamento della civica e, di conseguenza, abbia tentato di fare fessi i promotori. Che però poi così fessi come lui sperava non sono. Sicché gli è andata buca. Ma il Manuele ci ha provato. E, come si suol dire, «Se la nava, la gh’eva i gamb».

Meno fessi del previsto

Qual è il giochetto tentato dal direttore del DECS? Quello di mettere in contrapposizione la civica con l’insegnamento religioso. Visto che al $ocialista Bertoli non stanno bene né l’una né l’altro, ecco che ha tentato di creare lo scontro frontale tra i due, con l’obiettivo – se gli iniziativisti ci fossero cascati – di ottenerne l’annullamento reciproco. E di far passare i promotori dell’iniziativa come coloro che vogliono smantellare l’insegnamento della religione (quando invece a volerlo è lui, naturalmente nel nome della multikulturalità).

Il sottoscritto, come membro del gruppo promotore dell’iniziativa, tanto per fare un esempio, è favorevole sia all’insegnamento della religione, la nostra ovviamente, che a quello della civica; e quindi non si presta di sicuro all’infido giochetto della loro messa in contrapposizione.

 

Il ricattino

Ma la direzione del DECS ha pronto anche il piano B: ossia il ricattino (che in politica, però, non paga mai, vedi il caso di Doris Leuthard con la vignetta autostradale).

Ovvero: o vi fate strumentalizzare accettando di mettervi in concorrenza con l’insegnamento religioso, oppure vi faccio invalidare l’iniziativa per qualche fumoso vizio di forma. A questo argomento, che si commenta da solo e di certo non fa alcun onore a chi lo propone, ha risposto il primo firmatario Dr Siccardi nell’intervista pubblicata sul Corriere del Ticino della scorsa settimana: «Se si dovesse verificare questo scenario, per prima cosa faremo ricorso al Tribunale federale. E, se questo confermasse l’irricevibilità dell’iniziativa, ripartiremo da capo con un testo diverso e la relativa raccolta di firme».

La civica, dunque, come  titolava il Corrierone, non indietreggia. E nemmeno si fa usare.

Lorenzo Quadri