Quindi siamo giunti al dunque: sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri la Lega ed il Mattino AVEVANO RAGIONE.

La vetusta Convenzione del 1974 con l’Italia può essere disdetta unilateralmente dalla Svizzera. Peraltro i presupposti sui cui si fondava non sono più dati (rientro quotidiano al domicilio dei frontalieri, riconoscimento italiano del segreto bancario elvetico) e gli scopi dell’accordo non sono mai stati raggiunti: i ristorni avrebbero dovuto servire ai comuni beneficiari per realizzare opere infrastrutturali, invece sono sempre stati impiegati per tappare i buchi di gestione corrente. Dopo quarant’anni, le infrastrutture non ci sono: si pensi alla débâcle della tratta italiana del trenino dei puffi Stabio – Arcisate.

 

15 anni di violazioni

Ma non solo i presupposti che stavano alla base alla Convenzione con l’Italia non esistono più e quindi l’accordo può essere considerato automaticamente decaduto, ma la stessa Italia l’ha gravemente violato. E non da oggi. Lo viola da 15 anni, con l’inserimento della Svizzera sulle black list illegali. Questa violazione autorizza la Svizzera a prendere delle contromisure: ciò che la Lega, peraltro, sostiene più o meno dal 2007.

Questo è quanto emerso dall’ultimo aggiornamento sul tema ristorni; ossia il convegno tenutosi venerdì presso la SUPSI, in cui la questione è stata affrontata dal direttore dell’Iterfida di Chiasso Patrick Schubiger. A conclusioni analoghe era giunto, in precedenza, l’”ambasciatore” delle associazioni economiche Michele Rossi.

 

Blocco legale

Morale della favola: la vetusta Convenzione del 1974, quella che prevede che il 38.8% delle imposte alla fonte (inizialmente era il 40%) dei frontalieri vengano riversate alla vicina ed ex amica Penisola, e che penalizza il Ticino facendo strame del federalismo dal momento che il nostro Cantone “paga per tutti”, può essere disdetta unilateralmente dalla Svizzera. Ed i ristorni possono venire bloccati.

Blocco dei ristorni e disdetta dell’anacronistico accordo del 1974: ecco due chiodi che la Lega batte da almeno 7 anni.

 

PLR: salto della quaglia

La Lega nel 2011 è anche riuscita, con il sostegno del PPD Beltraminelli, ad ottenere il blocco dei ristorni. Ad essere ferocemente contrario era l’ex partitone. Sì, proprio il PLR, che ha sempre denigrato la proposta della Lega. Quello stesso partito che adesso, con l’avvicinarsi delle elezioni, ha fatto il salto della quaglia. Lo ha fatto nel modo più plateale possibile. E ora crede di farsi bello scopiazzando senza ritegno la posizione del nostro Movimento. Dopo aver passato anni a ricoprirla di palta.

 

Sadis contraria

Naturalmente ciò che l’ex partitone non dice è che la sua Consigliera di Stato Sadis, quella che il presidente Cattaneo sta facendo di tutto per non ricandidare nel 2015, non ha cambiato idea. Lei era e rimane del tutto contraria al blocco dei ristorni e alla disdetta della Convenzione del 1974. E questa sì che è una grave spaccatura, l’ennesima, all’interno dell’ex partitone. Il quale adesso insiste sui ristorni dei frontalieri per sviare l’attenzione dalla propria contrarietà a quella che è la vera proposta risolutiva in materia di frontalierato: ossia l’introduzione di contingenti per frontalieri e padroncini. Ricordiamo infatti che il comitato PLR si  è espresso all’unanimità contro l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. E allora serve a poco tentare di rifarsi una verginità scopiazzando le proposte dell’odiata Lega, che ancora una volta AVEVA RAGIONE, dopo averle denigrate per anni.

 

Misura scontata

Del resto, che il blocco dei ristorni fosse una contromisura scontata all’inserimento illegale della Svizzera nelle black list italiche è chiaro anche oltreconfine. Al punto che nel Belpaese c’è chi crede che la misura sia già in atto! Solo le pavide autorità elvetiche, abituate alla calata di braghe ad oltranza, non reagiscono per paura di fare uno sgarbo a quello che reputano, erroneamente, uno Stato amico. Erroneamente perché – nel caso qualcuno a Berna o a Bellinzona non l’avesse ancora capito – di “paesi amici” non ce ne sono.

 

Incognita uregiatta

Attendiamo quindi che i due ministri leghisti propongano ai colleghi il blocco dei ristorni dei frontalieri. Vedremo come si schiereranno gli altri membri del Consiglio di Stato. Assodata la contrarietà di Sadis (in rotta di collisione con il suo partito) e di Bertoli, l’esito dell’operazione dipenderà dal PPDog Beltraminelli.

E qui le cose si complicano ulteriormente. Infatti il PPD, con mossa proditoria nei confronti del Ticino, sta facendo della “avances” al PBD, il partitino della catastrofica ministra del 5% Widmer Schlumpf. Una Consigliera federale che, per il bene della Svizzera in generale, ma soprattutto del Ticino, andrebbe mandata a casa subito. Invece, per i propri tornaconti di cadrega, il PPD vorrebbe mantenerla in carica, sotto la propria bandiera, impipandosene degli interessi del nostro Cantone.

Sappiamo che la Consigliera federale non eletta è  – come Sadis – contraria alla disdetta della Convenzione con l’Italia sui ristorni dei frontalieri.

Il PPD Beltraminelli oserà farle uno sgarbo o, in considerazione dei perniciosi inciuci in corso tra PPD e PBD, preferirà defilarsi uregiatescamente?

Lorenzo Quadri