Intanto i kompagni confermano il loro sostegno alla distruttrice della piazza finanziaria, la ministra del 5% Widmer Schlumpf. Ma a Lugano alcuni di essi tentano goffamente di improvvisarsi difensori dei bancari

La mattanza era annunciata e la mattanza è arrivata. La BSI brasileira, malgrado le assicurazioni contrarie di un paio di mesi fa (non del pleistocene) licenzierà 100 persone, mentre una quarantina di dipendenti verranno prepensionati, e ad un’altra decina si proporrà il trasferimento di sede.

La maggior parte dei tagli si faranno in Ticino (dove si trova peraltro il maggior numero di posti di lavoro). Ci piacerebbe poi sapere se verranno toccati dipendenti ticinesi o italiani neoassunti, siano essi frontalieri o permessi B o permessi B con domicilio tarocco per non far vedere che si prendono frontalieri.

Del resto non è certo una novità che quando in posti di responsabilità si mettono persone appena arrivate dalla vicina Penisola, queste ultime assumono solo connazionali. E quando si tratta di lasciare a casa gente, nel mirino finiscono i ticinesi.

E’ la prima legnata in grande stile che si abbatte sulla piazza finanziaria ticinese. Naturalmente di licenziamenti, da quando è iniziata la svendita della piazza elvetica “a cura” della ministra del 5% Widmer Schlumpf, in carica contro la volontà popolare, ce ne sono stati parecchi di più. Ma in piccole dosi. In modo da non dare troppo nell’occhio.

Da traino a rimorchio

E’ evidente che le conseguenze di questi tagli con la motosega non mancheranno di farsi sentire. Le difficoltà che incontrano i bancari licenziati nel reinserirsi professionalmente sono notorie: con un  mercato in forte riduzione e quel poco che resta invaso da frontalieri, le possibilità sono ridotte al lumicino. Persone che erano trainanti nell’economia (perché guadagnavano bene, quindi spendevano e pagavano e tasse) rischiano di finire a rimorchio.

Responsabilità

Lo sfascio della piazza finanziaria svizzera e ticinese, e quindi del benessere costruito in due generazioni di lavoro, ha dei precisi responsabili. La ministra del 5% Widmer Schlumpf e le sue politiche del cedimento a qualsiasi richiesta in arrivo dall’estero, addirittura in modo “proattivo” (si calano le braghe ancora prima che la pretesa venga formulata) e la $inistra che ha sempre voluto la fine del segreto bancario: perché “bisogna aprirsi”, bisogna “diventare uguali a tutti gli altri” e soprattutto perché chi ha risparmiato qualcosa è un nemico oltre che un potenziale evasore per definizione. E questo è il reato più grave di tutti, per i kompagni: toglie risorse allo Stato, e quindi alla loro mangiatoia. La quale deve invece ingigantirsi sempre di più: così ci si inventano nuove regole, nuova burocrazia, nuovi “bisogni”.

Figure di palta

Si dà il caso che i tagli alla BSI sono stati oggetto di un’interrogazione $ocialista al Municipio di Lugano: e qui c’è davvero da stendere non un velo, ma un piumone pietoso. I kompagni fingono di preoccuparsi per i bancari e per la piazza finanziaria. Dopo averla sempre attaccata. Dopo averla azzoppata con la complicità della ministra del 5%,  messa in Consiglio federale dalla $inistra.

Tuttavia il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: nell’ennesima alzata d’ingegno, il presidente del P$ svizzero Levrat (quello che vorrebbe rifare la votazione del nove febbraio) ha espresso pubblicamente il sostegno, suo e del partito, alla Consigliera federale non eletta: che per lui deve (?) restare al suo posto (o meglio: al posto che ha usurpato).

Che sfiga, kompagni di Lugano. Proprio mentre, con credibilità sottozero, tentate goffamente di “riposizionarvi” (ah ah ah) come improvvisati difensori dei bancari, ecco che arriva il presidente nazionale e vi disintegra le uova nel paniere.

Lorenzo Quadri